PAGINE

giovedì 27 agosto 2026

Quando anche un aquilone diventa divisivo


Una piccola premessa. Ieri, dopo la pubblicazione del nostro post che informava del presidio silenzioso per la Palestina in programma questa sera, giovedì 27 agosto, dalle 18 alle 19, in piazza Conciliazione a Seregno, qualcuno, su una chat, ci ha fatto notare che l'iniziativa non era pertinente con le tematiche legate all'ambiente e ha definito l'argomento «potenzialmente divisivo» in quanto persone che possono condividere le lotte per la difesa del territorio magari sulla questione palestinese hanno idee diverse. Se la prima parte dell'osservazione può essere certamente comprensibile, quella parola - «divisivo» - merita una riflessione.

A prima vista, il presidio per la Palestina può sembrare una questione lontana dalla vita quotidiana di una comunità come quella della Brianza. Eppure, che cosa significa davvero considerare divisiva una manifestazione silenziosa per la pace, per i diritti umani e contro la sofferenza della popolazione civile?

È inevitabile che una presa di posizione possa dividere. Ma questo non significa necessariamente che sia sbagliata. Ci sono momenti nei quali il dissenso non è un problema da evitare, ma un diritto da esercitare. Il diritto di non adeguarsi all'andazzo comune. Il diritto di dire che qualcosa non va. Il diritto di non voltarsi dall'altra parte. È lo stesso principio che porta tante persone a mobilitarsi per difendere un territorio, un ambiente, un paesaggio, uno spazio pubblico. Non perché ogni battaglia sia uguale alle altre, ma perché alla base può esserci la stessa idea: che esistano valori che meritano di essere difesi anche quando farlo significa assumere una posizione scomoda.

Il bene comune non si ferma ai confini della propria strada, del proprio quartiere o della propria città.

Avere a cuore l'ambiente nel quale si vive significa riconoscere che ciò che ci circonda non appartiene soltanto a noi, ma anche a chi verrà dopo di noi. Avere a cuore la vita e i diritti degli altri significa riconoscere che anche una persona che vive lontano, e che non conosceremo mai, non perde per questo la propria dignità e il proprio diritto alla vita.

Sono davvero così distanti queste due sensibilità? Naturalmente non si tratta di mettere sullo stesso piano la difesa di un territorio e una guerra. Sarebbe assurdo farlo. Si tratta piuttosto di riconoscere che dietro entrambe può esserci una stessa domanda: quanto siamo disposti a preoccuparci di ciò che non riguarda direttamente noi? E quanto siamo disposti a dissentire quando riteniamo che un limite sia stato oltrepassato? Di fronte a ciò che sta accadendo a Gaza, e in particolare alla sofferenza dei bambini e della popolazione civile, è difficile pensare che l'unica risposta possibile debba essere il silenzio dettato dalla paura di dividere.

Si può discutere sulle responsabilità, sulle cause, sulle soluzioni politiche. Si possono avere opinioni diverse. Ma esprimere solidarietà alle vittime e chiedere la fine della violenza non dovrebbe richiedere il permesso di nessuno.

  • Essere per la pace è una scelta.
  • Essere dalla parte dei diritti umani è una scelta.
  • Avere a cuore la vita dei civili è una scelta.
  • Rifiutare l'indifferenza davanti alla sofferenza di un popolo è una scelta.

E sì, può essere una scelta divisiva. Ma se «divisivo» significa non accettare che di fronte alla morte di bambini si debba restare neutrali per non disturbare, allora forse è una divisione che vale la pena assumersi. Non tutto ciò che divide è necessariamente negativo. A volte il dissenso serve proprio a ricordare che non tutto ciò che viene considerato normale deve essere accettato come inevitabile.


E questa sera a Seregno, in piazza Conciliazione, ci sarà un presidio silenzioso.
Sarà un gesto semplice: un'ora in piazza per dire no alla guerra, alla violenza e all'indifferenza. Chi vorrà partecipare potrà portare con sé un aquilone, possibilmente con i colori della Palestina. Un oggetto fragile, leggero, fatto per volare. E forse proprio per questo un simbolo potente. Perché in questi giorni, a Gaza, persino un aquilone può essere guardato come una minaccia.

Ma per un bambino un aquilone è soltanto un gioco.

  • È fantasia.
  • È libertà.
  • È la possibilità di guardare il cielo senza avere paura.

E forse non c'è modo migliore per dire da che parte si vuole stare.

 

3 commenti:

  1. Condivido ogni singola parola..

    RispondiElimina
  2. Anch io condivido pienamente non ho altro da aggiungere perché si è detto tutto . Ci sarò

    RispondiElimina

Invitiamo gentilmente chi utilizza questo spazio per i commenti a rimanere in tema con il contenuto del post e a mantenere un linguaggio rispettoso, anche quando le opinioni sono diverse. Si informa che non verranno pubblicati commenti contenenti promozioni commerciali.