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sabato 28 marzo 2026
Verde urbano a Seregno: tra nuove piantumazioni e alberi abbattuti
Il tema del verde urbano è tornato al centro dell’attenzione a Seregno, dopo un intervento del sindaco Alberto Rossi sulla propria pagina Facebook. Il post, pubblicato in concomitanza con episodi di forte vento, prova a tenere insieme due aspetti spesso percepiti come contrapposti: la sicurezza e la tutela del patrimonio arboreo.
Il sindaco parte da un punto sensibile, quello degli abbattimenti, sottolineando come ogni intervento venga effettuato sulla base di perizie agronomiche e con l’obiettivo di prevenire rischi, soprattutto in condizioni meteorologiche avverse. “Ogni albero abbattuto è un dispiacere”, scrive Rossi, ribadendo però la necessità di intervenire su piante morte o malate.
Accanto a questo, l’amministrazione mette in evidenza l’attività di piantumazione: 210 nuove piante messe a dimora nelle ultime settimane in diverse zone della città, tra parchi, scuole e strade, per un investimento di circa 70 mila euro. Il messaggio conclusivo è chiaro: “Tagliare quando serve, ma soprattutto piantare, rigenerare, far crescere”.
Un’impostazione che, almeno nei principi, trova il nostro consenso: intervenire quando non ci sono alternative e, al tempo stesso, investire sul verde. Tuttavia, il dibattito sul tema è più ampio e complesso, e non si esaurisce nel semplice equilibrio tra abbattimenti e nuove piantumazioni.
Uno dei punti più discussi riguarda proprio il rapporto tra alberi abbattuti e alberi piantati. Nel post del sindaco vengono forniti dati dettagliati sulle nuove messe a dimora, ma non sul numero delle piante rimosse. Un elemento che è importante per valutare in modo completo le politiche sul verde.
C’è poi una questione di natura qualitativa, oltre che quantitativa. Come sottolineano molti esperti, non tutti gli alberi hanno lo stesso valore. Un albero adulto, con decenni di crescita alle spalle, svolge funzioni ecosistemiche – dall’assorbimento di CO₂ alla regolazione del microclima, fino al supporto alla biodiversità – che una pianta giovane non può garantire nel breve periodo.
Su questo punto è particolarmente netto Daniele Zanzi, agronomo di fama internazionale ed esperto di alberi monumentali. In una recente intervista ha evidenziato come la sostituzione di alberi maturi con nuove piantumazioni non sia, di per sé, una compensazione equivalente: il valore ecosistemico di una pianta adulta è “nettamente superiore” rispetto a quello di un giovane albero.
Zanzi richiama, a questo proposito, anche una stima del professor William Moomaw: per compensare il valore di un solo albero abbattuto di circa 80 anni di vita, sarebbe necessario mettere a dimora oltre 3000 nuove piante con una circonferenza del tronco non inferiore a 14 centimetri, in modo da garantire fin da subito una funzione fotosintetica significativa.
Zanzi richiama anche l’attenzione su un aspetto spesso trascurato: ogni albero non è un elemento isolato, ma un piccolo ecosistema che ospita fauna, funghi e microrganismi. La sua rimozione comporta quindi una perdita più ampia rispetto alla sola pianta.
Un altro tema riguarda la gestione del rischio. Secondo l’agronomo, il pericolo di caduta spontanea degli alberi è generalmente molto basso, mentre una parte significativa degli incidenti sarebbe legata a manutenzioni non corrette o a danni all’apparato radicale causati da interventi umani. Da qui l’invito a puntare maggiormente sulla cura e sulla gestione corretta del patrimonio esistente.
Questo non significa negare la necessità degli abbattimenti in presenza di situazioni di reale pericolo, ma piuttosto inserirli in una visione più ampia, che privilegi – quando possibile – la conservazione e la cura delle piante mature.
Il punto di incontro tra queste diverse posizioni sembra emergere proprio nella frase conclusiva del sindaco: intervenire quando necessario, ma soprattutto investire nella crescita del verde. Una sintesi che, per essere pienamente efficace, richiede però trasparenza sui dati complessivi (abbattimenti e nuove piantumazioni) e una riflessione più approfondita sul valore del patrimonio arboreo esistente.
Perché, se è vero che piantare nuovi alberi è fondamentale per il futuro, è altrettanto vero che il verde urbano è fatto anche – e soprattutto – di ciò che è già cresciuto nel tempo. E che, proprio per questo, rappresenta una risorsa difficile da sostituire.

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