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sabato 4 luglio 2026
PTCP della Provincia di Varese: WWF Insubria chiede più tutela per suolo, corridoi ecologici e rigenerazione urbana
Il WWF Insubria interviene nel dibattito sulla pianificazione territoriale della Provincia di Varese, inviando in questi giorni una serie di osservazioni sul Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), attualmente in fase di revisione.
Un documento articolato, composto da sette punti principali, che punta a rafforzare la tutela del paesaggio, della biodiversità e della salute pubblica. Al centro, una richiesta netta: ridurre drasticamente il consumo di suolo e invertire la rotta rispetto alla frammentazione del territorio.
Le osservazioni dell’associazione si concentrano in particolare sugli ambiti di Malpensa, del Sempione e del Saronnese, dove il piano provinciale segnala ormai una “residua presenza di aree libere”. Per il WWF Insubria non è più sufficiente contenere l’espansione urbanistica: serve un cambio di paradigma. Come sottolinea il vicepresidente dell’associazione, Matteo Colaone, “in queste aree non si tratta più di contenere il consumo di suolo, ma di arrivare progressivamente ad azzerarlo”. L’indicazione è chiara: evitare nuove edificazioni su aree vergini e puntare invece sul recupero del patrimonio edilizio esistente. “Ogni nuova trasformazione irreversibile del suolo rappresenta una perdita che il territorio non può più permettersi”, aggiunge Colaone.
Tra le richieste rivolte alla Provincia c’è anche quella di costruire un quadro conoscitivo aggiornato, Comune per Comune, su case sfitte, aree dismesse e potenzialità di rigenerazione. L’obiettivo è orientare le politiche urbanistiche verso il riuso dell’esistente e ridurre la pressione sul territorio. In questo senso, il WWF Insubria sollecita anche interventi di depavimentazione e strategie contro le isole di calore urbane, in linea con i modelli più avanzati di “città spugna”. “Rigenerare significa anche restituire spazio alla natura dentro i contesti urbani”, osserva ancora Colaone, “non solo costruire in modo diverso, ma anche disfare ciò che non è più necessario”.
Uno dei punti più delicati riguarda la tutela dei corridoi ecologici, già individuati e confermati dal PTCP. Secondo il WWF Insubria, queste aree non devono essere compromesse da nuove urbanizzazioni, soprattutto in un territorio già fortemente frammentato. Il tema si intreccia con una vicenda concreta: la localizzazione del nuovo canile di Varese in località “i Duni”, ricadente in un corridoio ecologico che collega due PLIS (Parchi Locali di Interesse Sovracomunale). Il WWF Insubria, insieme ad altri soggetti, ha presentato ricorso contro il progetto. “Comprendiamo la necessità di risolvere le criticità del canile attuale”, afferma Colaone, “ma non possiamo accettare soluzioni che interrompano un corridoio ecologico strategico per la fauna e per la connessione tra aree protette”. L’associazione ribadisce inoltre una proposta alternativa: individuare aree dismesse o già urbanizzate, servite da infrastrutture, in grado di ospitare la struttura senza impatti su habitat di pregio.
Tra gli elementi accolti positivamente c’è la ricostituzione della Commissione Provinciale per l’Ambiente Naturale, tornata operativa dopo diversi anni di inattività. L’organismo riunisce dieci esperti e ha tra i propri compiti quello di esprimere pareri su riserve naturali, studi paesaggistici e possibili nuove aree protette. Tra i nominati figura proprio Matteo Colaone, designato dalle associazioni ambientaliste. “È uno spazio importante di confronto tecnico e scientifico che può incidere concretamente sulle scelte territoriali”, commenta Colaone, “a patto che venga messo realmente in condizione di lavorare sulle priorità ambientali del territorio”.
Nel complesso, WWF Insubria chiede un salto di qualità nella pianificazione provinciale: più coordinamento tra livelli istituzionali, meno consumo di suolo, maggiore attenzione alle connessioni ecologiche e una visione integrata del territorio. “Il PTCP è uno strumento decisivo”, conclude Colaone, “e deve essere all’altezza delle sfide ambientali che non sono più rimandabili”.

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