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sabato 3 gennaio 2026

Tangenziale di Pedemontana, rotatoria di via Nazioni Unite e traffico “indotto”

Le riflessioni sulla rotatoria di via Nazioni Unite a Seregno (leggi qui) si arricchiscono di uno spunto ricevuto in questi giorni: alcuni disegni e una breve considerazione che ci hanno aiutato ad allargare lo sguardo dal singolo intervento al sistema complessivo della mobilità. A partire da questo stimolo, ricevuto da Luciano Minotti – che ringraziamo – abbiamo provato a mettere in fila alcune osservazioni sugli effetti indiretti che i grandi progetti infrastrutturali possono produrre sulla rete stradale locale e interconnessa.

La nuova rotatoria di via Nazioni Unite a Seregno e il rischio traffico da Pedemontana. In verde le zone sensibili a rischio traffico.

Va chiarito fin dall’inizio che la richiesta della rotatoria è fortemente sostenuta dagli abitanti della zona e dal Comitato di Quartiere, e questa esigenza non è oggetto di discussione. Il tema che poniamo riguarda piuttosto il contesto in cui l’opera si inserisce e gli effetti che può contribuire a generare se non accompagnata da una visione più ampia.

Il punto di partenza è lo svincolo di Seveso della Pedemontana. Come noto, questo svincolo è progettato per consentire esclusivamente le manovre da e verso Milano. Chi proviene dalla zona sud di Seregno ed è diretto sulla Pedemontana in direzione Malpensa – o viceversa – non troverà lì una soluzione diretta. La scelta più “logica” e conveniente, dal punto di vista del conducente, sarà quindi quella di raggiungere lo svincolo di Meda.

Ed è qui che entra in gioco la rete locale. Per arrivare a Meda, una parte consistente del traffico potrebbe scegliere di attraversare vie oggi percepite come secondarie: via Saronno, via Meredo, via Vignazzola, fino a innestarsi sugli assi di collegamento verso lo svincolo. Non si tratta di un’ipotesi astratta, ma di un comportamento già osservato in molti contesti simili: quando un’infrastruttura principale non offre tutte le manovre desiderate, il traffico tende ad “adattarsi” utilizzando la viabilità minore.

Focus zona Meredo con evidenziati i transiti da disincentivare.

Un aspetto spesso sottovalutato è che questo asse di attraversamento non riguarda solo Seregno e Meda, ma coinvolge direttamente anche l’abitato della frazione Meredo di Seveso. Scelte infrastrutturali operate in due Comuni rischiano così di produrre effetti significativi su un terzo territorio, che si troverebbe a subire l’aumento dei flussi senza benefici diretti. In contesti residenziali di piccole dimensioni, anche incrementi contenuti di traffico possono incidere pesantemente su sicurezza, qualità ambientale e vivibilità.

In questo quadro, la rotatoria di via Nazioni Unite – pur rispondendo a un’esigenza reale del quartiere – non va considerata come un elemento isolato. Un’intersezione più fluida, che consente manovre oggi precluse, può rendere complessivamente più attrattivo un certo itinerario, soprattutto in presenza di nuove grandi infrastrutture come Pedemontana. Il rischio è che strade nate per servire la mobilità locale diventino progressivamente corridoi di attraversamento.

Via Saronno e l’area del parco del Meredo rappresentano un punto particolarmente delicato: sezione stradale limitata, contesto residenziale e ambientale, funzione che dovrebbe restare prevalentemente di accesso. Un aumento dei flussi potrebbe tradursi in più traffico, più rumore, maggiore insicurezza per pedoni e ciclisti e una pressione crescente su un’area verde che svolge già oggi un ruolo importante di equilibrio.

Una delle criticità della Tangenziale Meda–Seregno di Pedemontana riguarda proprio la scarsa attenzione agli effetti sulla rete stradale “minore”. Le valutazioni si concentrano sui nodi principali, mentre ciò che accade sulle strade comunali e nei quartieri – spesso oltre i confini amministrativi – resta in secondo piano, pur essendo lì che si manifestano gli effetti quotidiani.

In questo senso, la rotatoria non è il problema, ma può diventare parte di un problema più ampio se inserita in una visione frammentata. Le verifiche sugli impatti di traffico e gli interventi di mitigazione – limitazioni selettive al traffico di attraversamento, moderazione della velocità, protezioni ambientali e una chiara gerarchizzazione della rete viaria – dovrebbero accompagnare l’opera fin dall’inizio.

Segnalare questi rischi in anticipo non significa mettere in discussione le opere, ma provare a governarne gli effetti. La pianificazione serve a questo: anticipare, non inseguire. Integrare queste considerazioni nel dibattito pubblico può aiutare cittadini e amministratori a compiere scelte più consapevoli, tutelando la qualità della vita e il valore dei territori coinvolti, anche quando gli effetti si estendono oltre i confini di un singolo Comune.

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