domenica 16 dicembre 2018

Storia, leggende e viaggiatori di Brianza con il "Journal du voyage" di Stendhal

a cura di Giovanni Santambrogio

Il grande romanziere Stendhal, con il breve ma prezioso Journal du voyage dans la Brianza, ha collocato la Brianza negli itinerari suggestivi del Grand Tour segnalandola come un angolo di unica bellezza. Anche l’inglese Richard Bagot, circa un secolo dopo, percorse il territorio lombardo. Aveva letto uno scritto di Giuseppe Baretti, il critico italiano molto conosciuto a Londra. Diceva: «La Brianza è il più delizioso paese di tutta l’Italia... in questo vaghissimo paese, ovunque si porti lo sguardo, non si scorgono che paesaggi ornati di tutte le grazie campestri». Che origini ha la Brianza e perché ha così tanto interessato i Celti, i Romani, i Longobardi, i Francesi, gli Spagnoli e gli Austriaci? Perché qui si è diffuso rapidamente il Cristianesimo? Come mai è diventata una terra di ville, vigneti e bachicoltura? E perché lo scrittore Carlo Emilio Gadda, che in Brianza ha ambientato La cognizione del dolore, è arrivato a scrivere: questa terra è stata «irrimediabilmente profanata»?

Un viaggio in Brianza dovrebbe iniziare dall’attenta osservazione di una carta geografica. Non di una qualsiasi, ma di quella stampata a Milano nel 1837 «Presso Santo Bravetta». Il titolo è eloquente: La Brianza e i luoghi circonvicini. 


Nei primi decenni dell’Ottocento la Brianza entra negli itinerari di poeti e scrittori quali Carlo Porta, Ugo Foscolo, Alessandro Manzoni e prima ancora Giuseppe Parini. Stendhal nell’agosto del 1818 compie un breve soggiorno e nel Journal du voyage dans la Brianza racconta le ville, la natura, i laghi, gli indimenticabili occhi delle donne briantee. I coniugi tedeschi Friedrich e Caroline Lose hanno fissato per la geografia della memoria delicatissimi e romantici acquerelli. Sono seguiti i pittori Longoni, Mosè Bianchi, Spreafico, Segantini e tanti altri a regalare descrizioni da cui partire per immaginare e ritrovare i segreti e lo spirito profondo di questa terra. Il volume offre una narrazione della Brianza, raccontata da chi l’ha vista e goduta in epoche diverse. Pagine per amare un territorio e, se possibile, per ritornare a valorizzarlo senza ferirlo ulteriormente.

venerdì 14 dicembre 2018

Escursione notturna sul Monte di Brianza


In condivisione con le altre fiaccolate della zona, l'Associazione Monte di Brianza, la sezione C.A.I. di Calco e l'Associazione Volontari Anticendi Boschivi di Olgiate Molgora, vi invitano ad una camminata notturna di circa due ore e mezza sui sentieri del Monte di Brianza per andare alle origini del Solstizio d’Inverno e per ribadire l'importanza della salvaguardia del nostro territorio.
Ritrovo a Galbiate, frazione Villa Vergano, domenica 23 dicembre 2018 alle ore 20.00, presso il parcheggio di Piazza Giovanni XXIII.

Tappe del percorso : Vergano, Morti del Pescallo, Figina, Polgina, Toscio, Vergano.
Alla Costiera di Figina, ristoro con vin brulè e panettone.

La partecipazione è gratuita. Iscrizione obbligatoria a: info@montedibrianza.it entro venerdì 21 dicembre.

giovedì 13 dicembre 2018

La magia di Natale al castello di Pomerio (Erba)


Legambiente Seregno inaugura "Spazio Porada". Natura e cultura nello spazio urbano


a cura dello staff di Legambiente Seregno

Cos'è lo Spazio Porada? E' un luogo dove relazione tra Uomo e Natura vive la sua centralità. E' una dimensione spazio-temporale dove i conflitti vengono messi a nudo e dove i Figli possono riconciliarsi con la Natura Madre. E' una palestra di Rigenerazione Urbana e Umana dove i concetti di DECRESCITA, LENTEZZA, SILENZIO, DECOSTRUZIONE vengono discussi per essere attuati. E' il crocevia di una umanità in cammino verso un futuro possibile.

Sabato 15 dicembre 2018 dalle ore 15, in via Alessandria Parco due giugno alla Porada Seregno, staremo insieme, grandi e piccini, divertendoci con "animazioni di performance artistiche", laboratori di decorazioni in tema natalizio e altre sorprese. Non mancherà la consueta merenda con prodotti biologici, sani e naturali. Speriamo di essere in tanti per augurarci un Natale solidale e responsabile.


domenica 9 dicembre 2018

La Befana sul fiume Lambro (2019) si presenta


Contributo culturale di Mario Vergani, C.C.A. Laboratorio Befana 2019

BEFANA 2019
… il gioco si ripete ancora e a noi tocca riprendere la parola…

La parola, al singolare e non le parole al plurale. La singolarità di questa nostra parola plurale – la parola della Befana – si è espressa negli anni:
  • in discorsi e discussioni, pubblici e politici;
  • in ricerche e sperimentazioni di linguaggi: espressivi, figurativi, teatrali, concettuali, musicali…
  • in una riflessione continuativa sul linguaggio e la parola dell’infanzia.
Parola plurale, non è un coro; è di tanti, ma fuori dal coro!
È contro le parole impersonali ed anonime: contro l’usura delle parola, la ripetizione formale e vuota del “si dice”; contro la parola che è specchio e riflesso del già dato e dunque contro la parola della violenza e del dominio.
È insofferente rispetto alle parole dominanti. Alle parole rapide e senza riflessione, parole d’odio: offese e insulti razzisti, a sfondo sessuale, ingiurie contro le minoranze, pregiudizi rivolti ai più deboli. Sono parole che si vogliono sovrane e perciò paranoiche, atti incendiari che disumanizzano l’altro e legittimano la violenza. Buone solo per comandare e obbedire: sono parole nere!
Diciamo che non sono rispettose. Né rispettano l’altro, né rispettano la realtà o, se vogliamo spendere un termine più alto, la verità. Sono così parole avvelenate: non accettano la legge del tempo che ogni riflessione richiede, non hanno la pazienza necessaria all’argomento complesso, né la prudenza nella scelta, né la parsimonia nell’uso. Me ne frego, tiro dritto! E così le parole vengono sprecate… le parole della pubblicità, della propaganda e dello slogan.

La parola della Befana non dice il già detto, è una parola che fa, che dicendo fa.
Fa perché è una parola poetica.

Vorrebbe mettersi all’altezza – ma non ci arriverà mai – della parola dissidente dell’infanzia. Quest’ultima vede e porta il nuovo nel mondo, anticipa e attende il futuro, senza chiedere nulla… ha infatti tutto il futuro ancora aperto avanti a sé. La fantasia e l’immaginazione – la facoltà più segreta nascosta nel più intimo dell’animo umano – esplora, congiunge e disgiunge, inventa e crea dal nulla… apre mondi nuovi, vede l’invisibile e dice l’inaudito. Giocando svela l’inganno di un mondo fatto di utensili, ruoli e funzioni, per dire che ogni cosa è molto di più, che il senso di ogni cosa sono mille altri sensi… che una sedia non è solo per sedere... Il mondo è più largo. Ora questa parola dell’infanzia è espropriata o meglio esiliata. L’infanzia è massimamente sacrificata, anche se, in apparenza, la nostra è l’epoca del bambino. Tutelato nei diritti contenuti nelle convenzioni e nelle dichiarazioni, eppure ancora privato delle cure, costretto al lavoro, affamato e ucciso. Ricostruita a partire da quanto ne pensa l’uomo adulto, di fatto la condizione del bambino è negata. In questo caso, la violenza nei confronti del suo modo d’essere è simbolica: il bambino viene disciplinato e reso prevedibile. Ordine, ubbidienza e diligenza, ecco il bravo scolaro! Prodotto di un modello educativo basato sull’isolamento, la competizione e il rendimento, sull’eccellenza.

Socialmente, il suo immaginario – quanto dovrebbe infinitamente generare e rigenerare – gli viene sottratto. Viene standardizzato. La fantasia è così al servizio del consumo, come uno spazio di felicità surrogatoria o come fabbrica dei desideri, fine a se stessa. Ma perché?
Sterilizzata l’immaginazione, il veicolo della speranza e dell’utopia che sempre ha aperto al cambiamento, l’addomesticazione è compiuta, siamo all’accettazione passiva del presente.
Questa congiura contro l’infanzia allora è dovuta al fatto che il bambino è un dis-sidente: significa che è qui eppure, al tempo stesso, anche altrove; sappiamo bene che questo è il regno dell’infanzia, a noi inaccessibile, eppure qui tra noi!

Il bambino pertanto, dissidente, è sempre un ribelle, punta i piedi e non vuole venire dove lo vuoi trascinare! La parola dell’infanzia è esiliata perché ribelle, perché fa paura!

Fa perché raggiunge l’altro.

Qui le parole sono altre e alate e così sono parole che raggiungono l’altro: “nei giorni di siccità la parola è d’acqua e il volto di un amico la nube attesa”! Sono lettere dal paradiso, non
sono parole di sfida, ma parole di fiducia. Così si rivolge la parola del bambino, affidandosi…
E la parola di fiducia è una parola di liberazione… Questa parola è sociale. Lo è per due ragioni: perché libera chi è solo e, muto, non sa più parlare; e perché è collettiva, dà coraggio.
Certo, sappiamo che, raggiungendo e toccando, può essere anche violenta: ingannando e seducendo, persuadendo e manipolando, confondendo il vero e il falso, può soffocare le risposte in gola ai deboli. Questa nostra parola singolare e plurale – la parola della Befana – è efficace, ma cerca di non essere violenta, innanzitutto di fronte ai bambini. È la ricerca di una parola giusta, nell’espressione che è insieme stile espressivo – soluzione artistica – ed intenzione e volontà. È appunto una costante ricerca (non si impone rapida e sicura, piuttosto esita; quelli del neonato sono tentativi: ba-ba-ba…, la-la-la…), perché la misura del giusto e dell’ingiusto non ci appartiene, non la decidiamo noi, ma ce la dà sempre l’altro: ce la indicano la sua delicatezza, la sua tenerezza e fragilità, oppure le fatiche e sventure di queste povere anime in pena.

Parola e voce. Questa parola della Befana, singolare e plurale, è unica. Unica, in quanto è una parola che fa, è pertanto concreta; è una parola incorporata. La parola della Befana si esprime con la sua voce, ha un tono unico e un timbro, una grana inconfondibile, legata alla vibrazione di un corpo, al luogo, alle persone fisiche, ai loro gesti… Vibrano e risuonano, e quando la mente ed il corpo si danno un cenno d’intesa, la parola diviene emozione e azione: è il  momento della festa!

mercoledì 5 dicembre 2018

Trenord alza bandiera bianca. Cosa ne pensa la Regione Lombardia?

di Dario Balotta, presidente ONLIT (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture e Trasporti)

Cosa ne pensa del piano di tagli presentato in questi giorni da Trenord la regione Lombardia visto che i servizi li paga e li programma la regione stessa?  Il metodo corretto sarebbe che Trenord propone i tagli  e ne spiega le motivazioni (riorganizzazione aziendale, tempi e obiettivi) e la Regione Lombardia lo valuta, lo cambia o lo respinge. Così facendo è emerso chiaramente che il produttore dei servizi (Trenord) fa anche la parte del regolatore pubblico decidendo nel metodo. Cosa che si escluderebbe in un altro contesto europeo dove la programmazione dei servizi è saldamente in mano al regolatore all’ente istituzionale pubblico. Questa confusione di ruoli deresponsabilizza gli attori in campo Regione, Trenord, Trenitalia e RFI  che non cercano altro che scaricare su altri le colpe di questa grave crisi di Trenord. L’azienda ferroviaria dopo aver proclamato per 7 anni che con il matrimonio (FNM/FS) tutto sarebbe cambiato in meglio ha dovuto alzare bandiera bianca, nonostante i sempre maggiori trasferimenti di risorse pubbliche. Anche nel merito il provvedimento è sbagliato.Per guarire il collasso di Trenord non è sufficiente il piano di tagli ai treni e di sostituzione con autobus senza una profonda riorganizzazione societaria e gestionale di Trenord. La soppressione dei treni, infatti, di per se stessa non riorganizza la gestione delle attività lavorative più importanti la condotta/scorta dei treni e la manutenzione senza un piano di riassetto organizzativo e la revisione delle normative del lavoro. Sopprimere i treni per esempio al mattino dopo l'ora di punta è controproducente, carica ancora di più i treni dell'ora di punta.  Se “l’infrastruttura è al limite della capacità nei nodi principali”, afferma Trenord a giustificazione del piano di tagli, perché si sopprimono i treni sulle linee meno utilizzate dove non ci sono, neppure lontanamente,  problemi di saturazione. Se verranno tagliati e sostituiti con Autobus i previsti 40 mila treni annui (il 5% della produzione ferroviaria come annunciato) ricordiamo che è previsto dala normativa europea che vengano fatte le gare per l’affidamento dei servizi sostitutivi e ciò è consigliato anche dall’antitrust. Ciò, oltre che essere corretto e trasparente dal punto di vista formale recurerebbe il ruolo delle aziende di trasporto su gomma extraurbane che hanno subito pesanti tagli  in questi ultimi anni per spostare le risorse su Trenord come ben sanno i pendolari delle linee extraurbane. Non si vorrebbe trovare dietro l’angolo a far man bassa di servizi Busitalia (l’azienda automobilistica delle FS).

Pedemontana ed il piano quasi perfetto del M5S (che ci lascia perplessi)


Intervento del Coordinamento No Pedemontana 

Eravamo presenti la sera del 23 novembre presso la Sala Consiliare di Cesano Maderno, dove gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno illustrato una possibile alternativa al completamento di Pedemontana. L'ipotesi prende le mosse dallo studio di fattibilità elaborato da Infrastrutture Lombarde e Regione Lombardia, relativo alla "riqualificazione" della Superstrada Milano Meda con l'ampliamento a 3 corsie tra Bovisio Masciago e Milano. (“Riqualificazione” lo diciamo per inciso, che sembra più finalizzata al confronto con il Governo; “Regione ha fatto la sua parte, ora la Pedemontana va completata e il governo tiri fuori i soldi”).

La proposta del Movimento 5 Stelle prevede che questo ampliamento a 3 corsie si faccia anche tra Bovisio e Lentate e, dunque su quella che sarebbe la tratta B2 della Pedemontana, di cui costituirebbe l'alternativa. Inoltre il Movimento 5 Stelle ipotizza che la 3° corsia in questione venga dedicata al transito di autobus secondo il modello Bus Rapid Transit, illustrato con animazioni e immagini del progetto realizzato a Chicago (USA).

L'ipotesi è suggestiva, ma ci lascia a dir poco perplessi.

Ampliamento a 3 corsie significa in realtà rifacimento dell'attuale Superstrada allargandola poi di diversi metri su entrambi i lati; si aggiunga che si dovrebbero realizzare le stazioni del Bus Rapid Transit e i relativi sottopassaggi. E' evidente che tutto questo comporta in ogni caso lo sbancamento e la movimentazione di grandi quantità di terre e la dispersione di polveri contaminate dalla diossina a seguito del disastro Icmesa del 1976, nella parte del tracciato tra Meda Seveso Cesano e Bovisio. Il più grave problema per l'ambiente e la salute legato alla realizzazione di Pedemontana si ripropone dunque tale e quale anche con la proposta avanzata dal Movimento 5 stelle.

Su questa problematica, i relatori si sono limitati a ribadire che la società Pedemontana è stata costretta a effettuare (nel 2016) la caratterizzazione dei suoli analizzando i campioni di terra prelevati lungo il tracciato nei Comuni coinvolti nell’inquinamento. Vero; però poi i risultati di queste analisi vanno letti. E sono risultati a dir poco preoccupanti. Su tutto il tracciato la diossina è presente in concentrazioni elevate, superiori (anche di molto) alle soglie di rischio previste dalla legge. Inoltre la contaminazione nella nostra zona ha (purtroppo) una peculiarità. La diossina è pervasiva, è ovunque, in concentrazioni molto elevate, lungo tutto il tracciato in oggetto, spesso a pochi metri da abitazioni; è nei giardini, nei campi, in un'area molto vasta e densamente abitata. In queste condizioni, per quanto ne sappiamo non esiste la possibilità di effettuare una bonifica in sicurezza per la popolazione (senza cioè comunque movimentare le terre contaminate). Non a caso in più occasioni si è parlato in passato di messa in sicurezza del territorio che significa non intervenire in modo impattante sulla zona inquinata, preservare le aree verdi (agricole e non) evitando di costruire, e si dovrebbero estendere le analisi del suolo su tutta l'area inquinata dal 1976.

Riguardo dunque al tema specifico, qualsiasi alternativa in direzione dell'auspicata (anche da noi) mobilità sostenibile, non può basarsi su interventi massicci sulla Milano Meda, nella tratta contaminata, e semmai si deve rafforzare il trasporto pubblico ad esempio sulle linee ferroviarie esistenti, verso Milano, e ampliando la S9 Seregno Saronno (per fare degli esempi).
Riteniamo che il problema diossina non debba essere considerato un problema secondario, per cui prima si inventa un bel progetto e poi si vedrà il da farsi: questa sarebbe la stessa logica di chi ha progettato Pedemontana. E riteniamo che non basti un autobus per fare la sostenibilità. E anche il più lungimirante, avveniristico, onesto, economicamente conveniente e "americano" dei progetti non può essere realizzato se vi è anche lontanamente un rischio per l'ambiente e soprattutto per la salute della popolazione.

Noi continueremo ad opporci a qualsiasi opera che devasti il territorio e minacci la nostra salute quale che sia il nome che gli si vuole dare; anche per questo oltre alle iniziative che continueremo a proporre, saremo anche noi a Torino l'8 dicembre insieme al Movimento No TAV e a tutti i movimenti che difendono i territori e i beni comuni.