domenica 16 luglio 2017

L’impegno del WWF Lecco per la microfauna


Biodiversità è sinonimo di ricchezza, di varietà e coesistenza di svariate forme di vita. Se è giusto tutelare le specie in via di estinzione, come la tartaruga marina, l’elefante, il gorilla… altrettanto importante è preservare le specie animali e vegetali meno appariscenti.

WWF Lecco da anni sostiene le campagne del WWF con la raccolta di fondi destinati ai grandi progetti internazionali: negli ultimi tre anni l’Associazione lecchese ha destinato oltre 5.000,00€ a progetti di conservazione degli habitat dell’orso polare e della tigre asiatica, perché è solo con adeguati finanziamenti che si possono sostenere campagne sulle quali, per un’associazione “territoriale” come WWF Lecco, non ci sarebbe una possibilità di impegno diretto.

Un impegno più concreto è invece quello sulla microfauna locale che nel territorio lecchese vede WWF particolarmente attivo per la tutela di insetti impollinatori, rospi, gamberi e salamandre.


Per gli insetti impollinatori, WWF Lecco da circa tre anni ha avviato il progetto “BarroBugBox” all’interno del Parco Monte Barro con il posizionamento, la manutenzione e il costante monitoraggio di nidi artificiali. L’iniziativa ha recentemente ottenuto il patrocinio di Regione Lombardia e di ERSAF (Ente Regionale Agricoltura e Foreste) e si pone l’obiettivo di contribuire allo studio e alla salvaguardia degli insetti impollinatori (le cosiddette “api selvatiche”) e del loro habitat naturale.


Per il rospo (bufo bufo) WWF Lecco collabora con decine di volontari di altre associazioni all’annuale campagna di tutela delle migrazioni primaverili dei rospi che dal Monte Moregallo si recano sulle rive del Lario per la deposizione delle uova. Quest’anno i numeri non ancora definitivi indicano una migrazione in discesa di oltre 20.000 esemplari, accompagnati e “salvati” dai volontari nel percorso di attraversamento della Provinciale 583 Lecco Bellagio.

Per il gambero di fiume italiano (Austropotamobius pallipes), sempre più minacciato da specie aliene, WWF Lecco è impegnato da anni con progetti di conservazione in ambito provinciale, sia in ambito operativo, con la tutela e la manutenzione naturalistica delle aree in cui ancora sopravvive la specie indigena, sia con attività scientifiche di supporto, come il recente studio pubblicato sull’ultimo numero (luglio 2017) di "eco.mont", una rivista scientifica particolarmente incentrata sulle aree protette della regione alpina e prealpina.


Nello specifico lo studio, che si inserisce nel contesto del “Progetto Gambero di fiume” del WWF Lecco, ha riguardato l’estinzione di una popolazione di gambero di fiume autoctono, avvenuta nel 2013 nel Parco Regionale del Monte Barro a seguito della scriteriata introduzione di una specie americana e della peste del gambero, di cui questa specie è portatrice. Circa una cinquantina di esemplari di un gambero originario del nord America sono stati immessi in un’area del Parco dove la specie nativa ancora prosperava, provocandone in brevissimo tempo l’estinzione.


Un ultimo importante progetto che vede l’impegno degli attivisti WWF Lecco riguarda la salamandra nera (Salamandra atra), una specie diversa e molto meno diffusa della più conosciuta salamandra pezzata (nera a macchie gialle), presente nelle Orobie bergamasche e sondriesi, ma non ancora rilevata nella nostra provincia.

Lo scorso weekend sette volontari del WWF Lecco hanno partecipato a una due giorni di studio e ricerca nell’area della Val Gerola in Comune di Tartano, con un’uscita notturna che ha permesso di censire e campionare oltre cinquanta esemplari di salamandra nera. L'area di ritrovamento degli esemplari censiti non è molto lontana dalla zona della Val Biandino, dove il WWF Lecco aveva già organizzato alcune uscite negli scorsi anni, purtroppo ad oggi ancora senza riscontri della presenza di questo anfibio dalla caratteristica livrea totalmente nera.

Sempre attivissima quindi la sezione lecchese del Panda che invita anche a visitare il sito WWF Lecco (wwf.lecco.it), dove sono disponibili molte più informazioni, news e gallerie fotografiche sui vari progetti relativi alla microfauna e più in generale sulle molteplici attività dell’associazione, che dà appuntamento a soci e simpatizzanti per domenica 23 luglio all’evento FestAmbiente 2017 presso l’Eremo del Monte Barro, dove WWF Lecco sarà presente con un proprio tavolo propagandistico e di raccolta di nuovi soci.

mercoledì 12 luglio 2017

Metrotramvia Milano-Seregno: prorogata di due anni la dichiarazione di pubblica utilità

Progetto della "nuova" via Platone a Seregno
Il CIPE, nella seduta dello scorso 10 luglio 2017, ha  prorogato  di  due  anni  i  termini  relativi  alla  dichiarazione  di  pubblica  utilità  della Metrotramvia di Milano “Parco Nord-Seregno, di cui alla delibera CIPE n.52/2008.

lunedì 10 luglio 2017

Archiviare Pedemontana, ampliare il Bosco delle Querce: "Insieme in rete" ricorda così il 10 luglio, anniversario del disastro diossina


Il 10 luglio di ogni anno si ricorda il disastro del 1976 con la fuoriuscita di Diossina TCDD dall'ICMESA di Meda (gruppo Givaudan-La Roche) che contaminò vaste aree causando sofferenze e rischi per la salute della popolazione.


Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, in concomitanza di questa scadenza, nell'incontro/conferenza stampa dell'8 luglio 2017 presso "La Petitosa" di Seveso ha rilanciato portando la Memoria nel presente e chiedendo di  "Archiviare Pedemontana, ampliare il bosco delle Querce".

Nell'incontro, oltre ad illustrare il lavoro decennale di INSIEME IN RETE nel contrastare l'autostrada Pedemontana, s'è donata una corposa documentazione fatta da comunicati, foto, relazioni tecniche ecc. all'Archivio della Memoria gestito dal circolo Legambiente Laura Conti di Seveso.


Sul tempo  presente, s'è fatto il punto e s'è parlato di due nuove azioni del coordinamento entrambe esplicitate nella lettera protocollata all'attenzione del Sindaco di Seveso Paolo Butti.

INSIEME IN RETE chiede al Sindaco, in quanto autorità sanitaria locale, di attuare azioni per tutelare la cittadinanza e prevenire il rischio d'esposizione alla diossina TCDD laddove questa è stata rilevata con la Caratterizzazione di APL, rinnovando anche la richiesta affinchè l'amministrazione sevesina produca quegli atti formali utili all'avvio dell'iter per l'ampliamento del Parco Regionale Naturale del Bosco delle Querce sulle aree di via della Roggia.

Servizio apparso su "Il Giorno" del 9/7/2017 (per ingrandire l'immagine cliccare qui)

domenica 9 luglio 2017

Quattro comuni della Brianza uniti dal cemento


Biassono (MB): al centro della provincia del cemento, c’è chi vuole consumare ancora

di Luca D’Achille, tratto da Salviamo il paesaggio

Trascurare la realtà e negare l’evidenza per consumare ancora il territorio. A cavallo di quattro dei comuni della provincia più urbanizzata d’Italia si propone un referendum consultivo per fermare l’impatto devastante ed irreversibile di un nuovo insediamento produttivo e commerciale.

Nei giorni in cui l’ISPRA conferma con i numeri del rapporto 2017 sul consumo di suolo, che la Provincia di Monza e Brianza è sempre maglia nera d’Italia, arriva un altro duro colpo al territorio ferito. In un’area di confine tra i comuni di Biassono, Monza, Vedano al Lambro e Lissone avanza la proposta di una nuova edificazione: capannoni ad uso produttivo industriale, commerciale e terziario direzionale, due torri di 10 piani e complessivi 429.700 mq di nuovo cemento.

Non contano i tanti capannoni sfitti, non bastano gli evidenti effetti, ambientali ed economici dovuti in particolare all’impermeabilizzazione del suolo: il progetto avanza ma le anime ecologiste presenti tra i politici e nelle associazioni locali si mobilitano, per informare e coinvolgere la cittadinanza. Come già fatto in altre realtà,  la proposta è quella di un referendum consultivo.

Ne abbiamo parlato con Alberto Caspani, consigliere comunale e capo gruppo della Lista per Biassono, partendo quindi proprio dal comune che pagherà il costo maggiore in termini di consumo.

Cominciamo da una prima riflessione sull’origine e l’impatto del progetto. Ce n’è proprio bisogno? E’ stata valutata la presenza di strutture vuote e/o sfitte?

“Nonostante le ripetute richieste in consiglio comunale affinché l’amministrazione di Biassono produca uno studio dettagliato, o lo richieda all’operatore del Masterplan a integrazione della documentazione sinora prodotta, non esiste alcuna mappatura circa gli edifici aziendali abbandonati nel tempo, né in merito agli edifici tuttora vuoti. La crisi economica di questi anni si è però fatta sentire anche nel comparto aziendale biassonese, tant’è che numerosi edifici ubicati nell’area industriale non mostrano segni d’attività o presentano cartelli per affitto/vendita. Siamo ben lungi, dunque, dall’aver esaurito le potenzialità dell’esistente”.

Sono state considerate le realtà esistenti da aiutare?

“Non è mai stato organizzato un incontro pubblico o un’iniziativa di confronto con le aziende presenti sul territorio, affinché si adottino politiche di coordinamento, orientamento strategico, o partnership. Proprio per questo motivo, a settembre Lista per Biassono proporrà un evento pubblico nella sala civica di Villa Verri che coinvolga non solo le aziende del territorio, ma anche l’Associazione degli industriali di Monza e Brianza: ci si focalizzerà sull’attuale situazione di mercato, sui rapporti pubblico-privato in campo produttivo-aziendale, sulle nuove strategie di sviluppo sostenibile ed economia circolare”.

Eppure la situazione è critica da tempo: a Biassono, già consumato per più della metà del territorio, ci sarà l’impatto maggiore. A Monza, Vedano al L. e Lissone (quest’ultimo consumato per oltre il 70%) altro consumo. Come mai vengono trascurati i costi derivati?

“Il problema è che il Masterplan, per com’è stato presentato, non prende assolutamente in considerazione fattori quali le conseguenze dovute all’impermeabilizzazione del suolo, i maggiori costi energetici, l’alterazione del microclima per la scomparsa delle aree boschive, una valutazione dell’inquinamento prodotto, così come dei flussi di traffico generati. Ha un’impostazione unidimensionale, basata su previsioni soggettive e lacunosa anche dal punto di vista di dettagli tecnici essenziali per il calcolo dell’impatto ambientale (ad esempio, non ci sono indicazioni sull’altezza massima degli edifici, col rischio di produrre volumetrie in grado di raggiungere il milione di metri cubi). Manca di fatto una fondata valutazione di carattere ambientale-paesaggistico”.


Secondo ISPRA, negli ultimi anni monitorati (2012-2015) le perdite economiche sono considerevoli: Monza ha perso fino a 180.000 €. Intorno ai 10.000 euro Biassono e Vedano. Sono valori sottostimati perchè calcolai sulle aree libere perse, pr sapendo che gli effetti negativi vanno ben oltre. Si vedono le conseguenze?

“Biassono ha da anni problemi di smaltimento delle acque meteoriche, solo in parte attutiti da recenti lavori di sostituzione e ampliamento dei dotti, per altro  concentrati nel centro storico. L’area al confine con Macherio resta tuttora a rischio, ma fenomeni di allagamento si sono verificati anche nella zona industriale verso il confine con Lissone, proprio per l’eccesso di impermeabilizzazione del suolo. La siccità di questi ultimi anni ha solo reso meno visibile il problema”.

In più: “Sorgendo su un territorio di naturale canalizzazione delle acque meteoriche, oltre ai rischi d’intensità meteorica, a Biassono si aggiungo quelli di carattere idro-morfologico. Un tempo il sistema delle rogge aiutava a scaricare ampi quantitativi d’acqua verso il territorio del Parco di Monza: ora gli stessi finiscono invece per allagare le strade del paese secondo un preciso disegno convergente verso piazza S. Francesco, nel centro storico”.

Con questo progetti, l’ambiente e il paesaggio sarebbero modificati in modo permanente: suolo eroso, perdita nella produzione agricola, diminuzione della qualità degli habitat. Questa zona è sempre stata “risparmiata” o c’erano già stati tentativi di destinarla ad edificazione? Sono differenti le posizioni assunte dalle amministrazioni comunali coinvolte?

“I terreni a destinazione agricola e strategica sono stati ripetutamente mortificati nel corso degli ultimi 30 anni, 25 dei quali a conduzione leghista a Biassono. Gli stessi agricoltori di Biassono, raccolti sotto il Comitato Fiera San Martino, sono i primi oggi a lamentarsi per la perdita di territorio agricolo e per il frazionamento dei pochi lotti rimasti, ormai inutilizzabili per produzioni redditizie. L’area al confine con Lissone è stata destinata a espansione industriale sin dai tempi del Piano regolatore generale, impostato quando l’amministrazione era ancora a conduzione democristiana. La Lega Nord ha recepito le linee di sviluppo e concretizzato la spinta urbanizzante, trasformando la destinazione agricola in industriale/produttiva, senza valutare alcuna possibilità di coinvolgere i proprietari privati in progetti di cinture verdi strategiche, o parchi urbani da inserire nei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS) esistenti. Benché sia oggi possibile trarre benefici economici da soluzioni “green”, il dibattito a Biassono è del tutto assente e impensato”.

Il traffico indotto: si parla anche dell’ipotetica Strada Provinciale 6, opera connessa alla realizzazione dell’autostrada Pedemontana Lombarda: qual è l’aggiornamento su quella tratta dell’opera (la C)? si farà? con quali impatti sul territorio?

“Al di là dei proclami di rito, senza fondi per Pedemontana è altamente improbabile che il progetto di giunzione venga realizzato per intero e già questo dovrebbe rappresentare un freno alle mire della giunta leghista: il successo del Masterplan viene fatto dipendere dagli inevitabili vantaggi strategici dell’unione bretellina-Pedemontana. Generando più traffico, miracolosamente le due opere attirerebbero aziende altamente specializzate a Biassono. Un dogma, non supportato da alcuno studio strategico reale”.

“Al momento i lavori della futura SP6 sono in corso fra la rotatoria della Birona di Monza e via Nobel, dunque ancora al confine fra Monza e Lissone: la conclusione prevista è fissata per novembre 2017. L’arrivo a Biassono, sempre che la sostenibilità finanziaria dell’opera regga e i lavori proseguano senza intoppi, è da prevedere eventualmente per il prossimo bienno. Il Masterplan ha in programma due fasi di sviluppo: la prima di 40.000 metri quadrati di superficie coperta, la seconda di 50.000, condizionata però dall’arrivo di Pedemonta”.

Con quali impatti sul territorio?

Il rischio, dunque, è che si avvii comunque un piano d’espansione senza poter far leva sulle “ipotetiche” potenzialità di una rete di collegamento e trasporto pienamente sviluppata, generando solo un appesantimento del traffico, senza effettivi benefici economici, oltre a creare blocchi industriali del tutto inutili rispetto alle potenzialità attuali. Se Pedemontana dovesse arrivare mai a Biassono, avrebbe un effetto altamente impattante non solo per l’area al confine con Lissone, ma anche e soprattutto per gli ultimi terreni liberi in prossimità del Lambro: sono previsti due svincoli giganti che divorerebbero anche buona parte del territorio libero a est (oggi sotto tutela del Parco Valle Lambro).


E’ un progetto di carattere sovra-comunale. I cittadini vogliono ambiente pulito e salute, non solo quelli di Biassono. C’è l’appoggio e coinvolgimento di associazioni o esponenti degli altri comuni coinvolti?

“Lista per Biassono sta informando sui rischi di cementificazione del proprio territorio ormai da molti anni: il Piano di Governo del Territorio è stato approvato (col nostro voto contrario) nel 2013, a seguito di ripetuti banchetti e iniziative di sensibilizzazione per evitare il peggio. Con la giunta leghista, all’epoca guidata dal sindaco Piero Malegori, non è stato possibile alcun dialogo costruttivo, né mediazione, nonostante fossero state prodotte 13 osservazioni critiche e propositive al PGT. Il ricorso al Tar che Lista per Biassono ha poi intrapreso rispetto al documento approvato, è stato interamente finanziato dalla lista, senza alcun aiuto da parte di altre forze di minoranza. Abbiamo anche prodotto un libretto informativo distribuito a tutti gli elettori di Biassono, organizzando diversi incontri pubblici. Oggi ci ritroviamo a combattere la battaglia interna al Comune da soli, visto che l’altra forza di minoranza in consiglio comunale ha declinato la proposta di lavorare insieme all’indizione di un referendum consultivo per chiedere alla giunta la sospensione dei progetti di cementificazione del territorio. Al contrario, abbiamo avviato un’ottima collaborazione con altre liste civiche esterne a Biassono: LabMonza e Lissone Bene Comune, entrambe contrarie a un consumo di territorio che interesserebbe i loro stessi spazi di confine, nonché con tutte le associazioni afferenti all’Osservatorio del PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) di Monza e Brianza. Vorremmo che il Comitato referendario recentemente costituito funzioni come aggregatore di tutte le realtà locali che hanno a cuore la difesa di una Brianza più verde e sostenibile. L’obiettivo comune è d’indire quanto prima il referendum consultivo a Biassono: in caso di esito contrario ai disegni della giunta, potrebbero infatti esserci conseguenze anche sui piani d’espansione previsti negli altri Comuni interessati dal Masterplan provinciale (in particolare Vedano al Lambro e Lissone)”.

Il tavolo di discussione avviato in Provincia, può rendere più lungo e complicato l’iter di approvazione? Può al tempo stesso rendere più difficile il controllo da parte dei soggetti interessati alla difesa del suolo?

“Dipende tutto dall’orientamento che assumeranno le giunte coinvolte nel Masterplan provinciale. Al momento, ad esempio, Monza e Lissone sono contrarie a ulteriore consumo di suolo, mentre Vedano e Biassono spingono per l’attuazione dei propri ambiti. Questa spaccatura potrebbe allungare i tempi di accordo e rallentare dunque le spinte speculative. Al contrario, la ricreazione di un blocco politico uniforme nei Comuni coinvolti potrebbe rappresentare il colpo di grazia per la battaglia contro la cementificazione della Brianza meridionale“.

Veniamo infine alla proposta di un referendum consultivo: è la prima volta che viene usato? quali speranze può dare? quanto può influire un’iniziativa di carattere comunale su un progetto sovra-comunale?

“A Biassono la possibilità d’indire un referendum consultivo è prevista nello Statuto comunale sin dal 2004, ma come strumento concreto di democrazia diretta non è mai stato utilizzato. Non a caso, manca tuttora il regolamento applicativo previsto per disciplinare la raccolta delle firme e lo svolgimento del referendum stesso: Lista per Biassono ha elaborato un testo apposito che sarà in approvazione nel prossimo consiglio comunale. Essendo di carattere consultivo, il referendum non ha valore vincolante rispetto alle scelte della maggioranza, ma può manifestare oggettivamente il dissenso popolare verso il suo operato: nelle ultime elezioni amministrative, sia Lista per Biassono che il secondo gruppo di minoranza entrato in consiglio comunale avevano nel proprio programma l’imperativo di non consumare più territorio a Biassono. Dal momento che i voti dei rispettivi elettorati risultano superiori rispetto a quelli della Lega Nord, che ha però vinto le elezioni con una maggioranza relativa, la scelta di quest’ultima circa l’opportunità di dar seguito al Masterplan in area industriale e agli altri ambiti di trasformazione del PGT è ormai problematica. Occorre necessariamente una consultazione per capire quale sia l’effettiva volontà popolare: il rischio è che si attuino progetti invisi alla maggioranza dei biassonesi, causando una compromissione del territorio comunale poi irreversibile”.

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/

sabato 8 luglio 2017

Lambro, fiume del nostro territorio


Mercoledì 12 maggio 2017 - ore 21.00
c/o Festa Democratica, Besana Brianza, Centro Sportivo Comunale di Villa Raverio

Lambro, fiume del nostro territorio
risorsa o problema con
  • Laura Barzaghi, Consigliere Regionale
  • Raffaele Straniero, Consigliere Regionale
  • Maria Antonia Molteni, Sindaco di Veduggio con Colzano
  • Paola Bernasconi, Consigliere Parco del Lambro
  • Paolo Pirola, esperto conoscitore del fiume detto il "Brianzologo"
La serata proseguirà con Francesco Magni, cantautore che ci racconterà il fiume attraverso le sue canzoni

venerdì 7 luglio 2017

Seveso: linguaggi della memoria


L'Associazione Seveso Memoria di Parte, l'Associazione B Movies, Cinemambulante e il coordinamento No Pedemontana hanno organizzato per il 10 luglio 2017, a 41 anni dal disastro Icmesa

LINGUAGGI DELLA MEMORIA
due proiezioni, con due modi diversi di raccontare la vicenda del disastro di Seveso del 1976
  • Ore 21.00 proiezione del documentario LA ZONA (18minuti) realizzato dagli studenti dell'istituto Versari di Cesano Maderno
  • Ore 21.20 proiezione del film di animazione giapponese "Dioxin No natsu- L'estate della diossina" (80 minuti). Il film è sottotitolato in italiano.

domenica 2 luglio 2017

Brianza come gli USA: i problemi insanabili dei centri commerciali

Rendering di un nuovo centro commerciale in Brianza (PAc-1 Seregno)
Recentemente, su questo blog, ci siamo occupati dell'infausta scelta di diversi comuni brianzoli di favorire la costruzione di centri commerciali nel proprio territorio.

Scelta che ormai negli Stati Uniti viene abbandonata e che, in molti casi vede la demolizione dei centri commerciali  per sostituirli con quartieri ispirati ai nostri centri storici. L'argomento è stato oggetto della relazione che l'urbanista americana June Williamsons ha presentato al recente convegno RoweRome 2017.

Sull'argomento segnaliamo alcuni spunti di riflessione evidenziati, sul suo blog, dall'arch. Ettore Mazzola:

Sarebbe infatti utile far sapere che la promozione e realizzazione di un centro commerciale crei problemi che, nel tempo, rischiano di divenire insanabili:
  • Distruggono le comunità, privandole di luoghi vitali e socializzanti all’interno dei quartieri urbani;
  • Rendono la gente dipendente dall’autotrazione;
  • Privando le strade cittadine dei negozi, ergo privandole di quell’importantissima “sorveglianza spontanea” [...], ne compromettono la sicurezza;
  • Obbligano la collettività a spese immani per la realizzazione, e/o adeguamento, delle indispensabili reti infrastrutturali che, solo in minima parte, vengono coperte dagli oneri concessori pagati dai costruttori;
  • Obbligano ad un consumo di territorio sterminato per poter realizzare gli immani parcheggi e le strade opportunamente dimensionate per assorbire il traffico dei loro fruitori;
  • In assenza di strade adeguate, il pericolo di morte è dietro l’angolo! [...]
  • [...] Anche queste strutture sono destinare a fallire. Secondo i dati mostrati, infatti, nei soli USA, su 1100 centri commerciali analizzati, 1/3 sono morti o stanno morendo!