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domenica 14 giugno 2026

🌱 aGREENment: il territorio fa squadra per la transizione climatica


È ufficialmente partita “aGREENment”, la Strategia di Transizione Climatica promossa dal Parco GruBrìa insieme ai Comuni di Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano e Seregno, con il contributo di diverse altre realtà come Fondazione Cariplo, BrianzAcque e WWF Insubria.

In un contesto in cui gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti, tra ondate di calore e piogge intense, il territorio sceglie di reagire unendo forze, competenze e visione.

Su un’area di 40 km² e una comunità di 150.000 abitanti, aGREENment guarda al 2030 e al 2040 con azioni concrete su quattro fronti:
🔸 mitigazione delle emissioni
🔸 adattamento e resilienza
🔸 sviluppo territoriale sostenibile
🔸 costruzione di un’alleanza climatica locale

mercoledì 15 aprile 2026

Metrotranvia Milano–Seregno: tra divisioni istituzionali e la pressione dei territori per andare avanti

Il deposito della metrotranvia al confine tra Seregno e Desio

La metrotranvia Milano–Seregno si trova oggi in una fase delicatissima, sospesa tra la necessità di andare avanti e le difficoltà concrete nel farlo. I cantieri sono aperti, le risorse non bastano e le istituzioni coinvolte faticano a trovare una linea comune. Eppure, proprio mentre lo scontro politico si intensifica, dai territori emerge una richiesta sempre più chiara: evitare a tutti i costi che l’opera resti incompiuta.

Via Platone a Seregno

A rendere evidente questa tensione è anche la posizione di Simone Cairo, sindaco di Bresso, che ha scelto un approccio diretto e pragmatico. Cairo chiede innanzitutto chiarezza sulle responsabilità e sui numeri, indicando nella Città Metropolitana di Milano il soggetto che deve farsi carico delle decisioni. Non esclude il coinvolgimento del Governo, ma solo per una parte specifica degli extracosti, legata a modifiche normative intervenute in corso d’opera. Per il resto, la sua posizione è netta: non si può procedere senza copertura finanziaria, e se le risorse non ci sono, bisogna avere il coraggio di ridimensionare il progetto o persino fermarlo, pur di evitare anni di cantieri bloccati.

Il percorso della metrotranvia

Questa impostazione si inserisce però in un quadro più ampio e tutt’altro che coeso. La Città Metropolitana di Milano continua a difendere la centralità dell’opera, puntando su una collaborazione tra enti e su un possibile riavvicinamento al Governo per ottenere nuove risorse. Dall’altra parte, la Regione Lombardia mantiene una linea più rigida, sostenendo che i finanziamenti già stanziati siano sufficienti e che eventuali extracosti debbano essere coperti internamente, senza ulteriori richieste allo Stato.

In questo intreccio di responsabilità e posizioni divergenti, il rischio è che il confronto resti bloccato proprio mentre i cantieri avanzano a rilento. Ed è qui che entra in gioco un elemento spesso decisivo in queste vicende: la realtà fisica dei lavori già avviati.

Il deposito realizzato nel Parco GruBrìa

Nei comuni della Brianza più a nord, come Seregno, Desio e Nova Milanese, la posizione appare infatti più compatta e orientata alla prosecuzione dell’opera. Qui il tema non è solo politico o finanziario, ma anche e soprattutto concreto. Un esempio emblematico è il deposito della metrotranvia, già parzialmente realizzato al confine tra Seregno e Desio, all’interno di un’area di valore ambientale. Quella struttura, oggi incompleta, è già percepita come un elemento di forte impatto sul territorio. Lasciarla così, senza completare l’infrastruttura a cui è destinata, significherebbe trasformarla definitivamente in un “ecomostro”, con un danno evidente sia dal punto di vista paesaggistico sia per la credibilità delle istituzioni.

È proprio questa situazione a rendere, per molti amministratori locali, l’ipotesi di uno stop totale difficilmente sostenibile. Se da un lato c’è la preoccupazione, espressa da Cairo, di evitare cantieri infiniti e senza prospettiva, dall’altro cresce la consapevolezza che tornare indietro, a questo punto, avrebbe costi – economici e politici – forse ancora più alti.


Il risultato è una frattura che non è tanto sull’obiettivo finale, quanto sul percorso per arrivarci. Tutti, almeno formalmente, continuano a dire di voler completare la metrotranvia. Ma divergono profondamente sulle responsabilità, sulle risorse e sulle priorità. Da una parte c’è chi spinge per una soluzione immediata e sostenibile, anche a costo di ridimensionare l’opera. Dall’altra chi insiste sulla necessità di preservarne l’integrità, cercando nuove risorse e mantenendo una visione più ampia.

In mezzo, ci sono i territori e i cantieri già aperti, che rendono ogni scelta più urgente e più difficile. Perché più passa il tempo, più aumenta il rischio che la situazione degeneri in uno scenario che tutti dicono di voler evitare: strade compromesse, opere incompiute e un’infrastruttura che resta sulla carta.

È probabile che la soluzione, se arriverà, sarà un compromesso. Una rimodulazione del progetto che consenta di salvare almeno le parti più avanzate e strategiche, contenendo i costi entro limiti sostenibili. Non sarà una vittoria piena per nessuno, ma potrebbe essere l’unico modo per evitare che la metrotranvia Milano–Seregno diventi l’ennesimo simbolo di un’opera pubblica mai davvero conclusa.

venerdì 3 aprile 2026

Metrotranvia Milano–Seregno: questa opera è ancora utile?

Il deposito della metrotranvia tra Desio e Seregno

Negli ultimi giorni, leggendo commenti e prese di posizione sulla metrotranvia Milano–Seregno, emerge una domanda che forse finora è stata data troppo per scontata: questa opera serve davvero?

Non è una provocazione, ma una conseguenza logica di ciò che sta emergendo.

Se oggi si ipotizza di fermare la linea a Paderno o al massimo a Nova Milanese per mancanza di fondi, significa che si sta considerando accettabile un’infrastruttura monca, che non raggiunge uno dei suoi principali capolinea. Ma un’opera che può essere “tagliata” così facilmente è davvero strategica?


Allo stesso modo, colpisce una frase contenuta nel comunicato dei sindaci: “è fantascientifico pensare di tornare indietro, ripristinare e ridare tutto come prima”. La domanda, inevitabile, è: se non fosse fantascientifico, lo si farebbe?

Perché se la risposta anche solo implicita è “forse sì”, allora il dubbio diventa ancora più forte: siamo sicuri che questa sia un’opera indispensabile, oppure stiamo andando avanti perché ormai si è partiti?

Via Platone a Seregno

C’è poi il tema delle opere già realizzate. Il deposito tram al confine tra Seregno e Desio viene definito dagli stessi amministratori un possibile “ecomostro” destinato a diventare inutile se la linea non verrà completata. Anche qui: ha senso mantenere una struttura del genere se non serve?

Forse è il momento di fermarsi davvero a valutare, senza pregiudizi: se l’opera è ancora utile nelle condizioni attuali, se ha senso completarla a qualsiasi costo, oppure se esistono alternative più sostenibili per il territorio.

L'ingresso del deposito della metrotranvia. Viale Europa, Desio/Seregno

Perché esiste anche un’altra strada, che oggi sembra impronunciabile ma che andrebbe almeno discussa: ripensare completamente il progetto. Ripristinare le aree compromesse, eliminare le strutture inutili e trasformare il tracciato in un corridoio verde ciclopedonale, restituendo qualità urbana invece di lasciare cicatrici permanenti.

Non è una scelta semplice, né indolore. A volte il vero errore non è fermarsi. È non avere il coraggio di chiedersi se si sta andando nella direzione giusta.

giovedì 2 aprile 2026

Cantieri senza fine: la metrotranvia che rischia di non arrivare


La metrotranvia Milano–Seregno, uno dei progetti infrastrutturali più discussi degli ultimi anni tra Milano e la Brianza, torna al centro delle polemiche. Non tanto — o non solo — per i disagi ormai ben noti legati ai cantieri, ma per un elemento ancora più grave: l’opera sta andando avanti senza certezze sulla sua conclusione.

Negli ultimi giorni, diversi sindaci dei territori coinvolti hanno reso pubbliche informazioni emerse in sede istituzionale. Il quadro è chiaro: i costi sono aumentati del 50%, passando da circa 250 a 370 milioni di euro, con un “buco” da 120 milioni ancora senza copertura certa. Parallelamente, si fanno strada ipotesi di ridimensionamento del progetto, con la possibilità che la linea non arrivi più fino a Seregno ma si fermi prima, a Paderno o al massimo a Nova Milanese.

Tradotto: cantieri già aperti lungo tutta la tratta, territori sconvolti dai lavori, ma senza la garanzia che l’infrastruttura venga completata nella sua interezza.

Parafrasando Paolo Conte, viene quasi da dire: cantieri senza fine. Una formula che rende bene l’idea di ciò che stanno vivendo cittadini e commercianti: lavori che si aprono, si fermano, ripartono a singhiozzo, ma senza una prospettiva chiara di conclusione.

E allora la domanda diventa inevitabile: che cosa si fa adesso di tutto ciò che è già stato avviato? Che ne sarà dei cantieri aperti tra Nova e Seregno, oggi fermi o rallentati, che hanno già modificato in modo pesante la viabilità e la vita quotidiana? Che senso avrebbe il deposito tram costruito nel Parco GruBrìa, al confine tra Desio e Seregno, se i convogli non dovessero mai arrivarci?

Sono interrogativi concreti, non polemiche astratte. Perché se l’opera venisse davvero ridimensionata, il rischio sarebbe quello di lasciare sul territorio una serie di “segni permanenti”: aree trasformate e mai ripristinate, infrastrutture inutilizzate, cicatrici urbane difficili da sanare.

E qui emerge un secondo livello di responsabilità, spesso rimosso: quello del “dopo”. Perché anche nel peggiore degli scenari — blocco o riduzione dell’opera — qualcuno dovrà farsi carico del ripristino. Significa risorse per riasfaltare, riaprire strade, restituire spazi pubblici, compensare attività economiche danneggiate e, nei casi più critici, ripensare completamente l’uso di strutture già realizzate.

Ma queste risposte oggi non ci sono. E questa è forse la criticità più grave: non esiste un piano credibile né per completare l’opera, né per gestire le conseguenze di un eventuale ridimensionamento.

La vicenda solleva quindi una questione più ampia, che va oltre il singolo progetto. È il metodo ad essere in discussione. Continuare ad avviare cantieri senza certezze finanziarie e progettuali significa trasformare interi territori in spazi sospesi, dove i disagi sono certi ma i benefici restano ipotetici.

Esperienze come questa dovrebbero insegnare qualcosa di molto semplice: prima di aprire nuovi cantieri, bisognerebbe fermarsi. Verificare con rigore che esistano tutte le condizioni per portarli a termine — risorse, tempi, sostenibilità reale — e che esista anche un piano alternativo nel caso le cose vadano diversamente.

Altrimenti il rischio è quello che oggi si materializza tra Milano e la Brianza: opere che partono ma non arrivano, territori segnati per anni e, appunto, cantieri senza fine.

COMUNICATO STAMPA (dalla pagina FB del Comune di Desio)
Metrotranvia Milano–Seregno: i Sindaci della Brianza chiedono chiarezza e garanzie sul completamento dell’opera

Nella mattinata di martedì [31 marzo 2026] si è svolta, presso la Città Metropolitana di Milano, una riunione alla presenza della Consigliera delegata ai Trasporti, dei dirigenti competenti e dei rappresentanti di tutti i Comuni interessati dal tracciato della metrotranvia Milano–Seregno.
Nel corso dell’incontro è emerso con chiarezza un dato estremamente preoccupante: a fronte del caro materiali, dell’adeguamento prezzi e delle varianti, si registrano oggi extracosti di 120 milioni di euro. Questo porta ad un aumento dei costi di quasi il 50% sull’intera opera.
Tutti i Comuni della tratta si sono resi pienamente disponibili a condividere tutti i passaggi possibili con enti sovraordinati per il reperimento delle risorse (che, è perfino superfluo dirlo, non possono essere a carico dei Comuni stessi alla luce delle cifre di cui si parla).
L’aspetto davvero preoccupante e inquietante è però un altro. Tra le teoriche ipotesi di studio emerse sul futuro, si è parlato di “lotti funzionali” e di stralci dell’appalto che prevedano per un discorso di contenimento di costi la realizzazione dell’opera fino a Paderno, o eventualmente fino a Nova, escludendo la Brianza o gran parte di essa. E ci è voluto un po’ a comprendere che non si trattava di un pesce d’aprile anticipato.
Non stiamo parlando di una situazione in cui sono partiti i lavori da Milano, e arrivati a metà, qualcuno dice: “spiace, non ci sono più soldi, non si va avanti se non cambiano certe cose”: un simile scenario, estremamente spiacevole, porterebbe ad altre valutazioni. Qui siamo però in una situazione in cui in Brianza abbiamo decine di cantieri e microcantieri aperti (partiti proprio dai nostri Comuni!), città divise a metà, strade chiuse senza che nessuno ci lavori da mesi o da anni, a seconda dei casi. Per non parlare dell’ecomostro di deposito tram già costruito su un’area verde (quantomeno anni fa si è riusciti ad ottenere il dimezzamento delle altezze) al confine tra Seregno e Desio, che si troverebbe in questo scenario ad essere totalmente inutile, dato che i tram si fermerebbero tre Comuni prima.
Ora, visto che è totalmente fantascientifico pensare che si dica: “scusate, ci siamo sbagliati, in un mese vi ridiamo soldi, asfaltiamo e riportiamo tutto come prima”, deve essere estremamente chiaro che i nostri comuni non solo non prenderanno minimamente in considerazione qualsiasi ipotesi che contempli questo scenario, ma faranno in ogni modo, a ogni tavolo, e con qualsiasi azione possibile, valere le ragioni di Città che si ritrovano nella situazione sopra descritta e che non possono che ribadire che stando così le cose, quest’opera va finita, e la Brianza non può essere “stralciata” solo perché sono emerse delle evidenti criticità finanziarie. 
Abbiamo fatto valere queste considerazioni, e siamo stati lieti di apprendere che tutti i nostri colleghi sindaci del milanese ci hanno appoggiato in queste considerazioni, così come la Consigliera delegata di Città Metropolitana Daniela Caputo.  Abbiamo anche registrato positivamente l’apertura al discorso di ristori per i commercianti coinvolti dalla tratta, su cui continuiamo a sottolineare l’esigenza e urgenza.
Comprendiamo le complessità tecniche, burocratiche e operative delle imprese coinvolte, e ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare con Città Metropolitana, soggetto attuatore dell’opera, per contribuire alla risoluzione dei problemi, auspicando che gli enti sovraordinati individuino rapidamente una soluzione che consenta di garantire il completamento dell’opera nei tempi previsti, perché non possiamo rimanere ancora per anni con cantieri aperti che limitano i cittadini residenti ed il commercio locale. 
Nello stesso tempo, visto che le considerazioni legate allo stralcio sono emerse e non possiamo escludere che riemergano, ribadiamo con estrema fermezza che qualsiasi opzione che penalizzi la Brianza e i nostri territori sarà considerata totalmente inaccettabile, e mai potrà essere oggetto di valutazione.
  • Alberto Rossi – Sindaco di Seregno
  • Carlo Moscatelli – Sindaco di Desio
  • Fabrizio Pagani – Sindaco di Nova Milanese

martedì 20 gennaio 2026

aGREENment: il Parco GruBrìa al centro della transizione climatica della Brianza urbana

Muggiò. Vista sul Resegone

Nel cuore di uno dei territori più urbanizzati della Lombardia, il Parco GruBrìa compie un passo decisivo verso il futuro climatico della Brianza. Con l’avvio ufficiale di aGREENment, la nuova Strategia di Transizione Climatica sostenuta da Fondazione Cariplo, il Parco si afferma non solo come infrastruttura verde, ma come attore politico, ambientale e sociale centrale nella risposta locale alla crisi climatica.


La Strategia nasce nell’ambito della quarta edizione della Call for Ideas “Strategia Clima”, promossa dal programma F2C – Fondazione Cariplo per il Clima, che ha selezionato aGREENment come una delle quattro nuove strategie finanziate a livello lombardo. Un riconoscimento di grande rilievo, che porta a dodici il numero complessivo di Strategie di Transizione Climatica sostenute dal 2020, per un investimento totale di quasi 18 milioni di euro.

Elemento distintivo di aGREENment è il ruolo del Parco GruBrìa come ente capofila, affiancato dai Comuni di Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano e Seregno, con la collaborazione di WWF Insubria e di una rete ampia di partner territoriali. In un contesto amministrativo spesso frammentato, la scelta di affidare il coordinamento a un parco locale assume un valore politico e simbolico forte: riconosce al GruBrìa la funzione di cerniera ecologica e istituzionale tra comuni, cittadini e territorio.

Il Parco GruBrìa, nato per tutelare e valorizzare uno dei pochi sistemi verdi continui della Brianza centrale, diventa così il luogo fisico e concettuale da cui far partire una strategia climatica integrata, capace di superare i confini comunali e affrontare problemi che, per loro natura, non conoscono barriere amministrative.

Nova Milanese. Piana del Novale

La Strategia si sviluppa su un’area di quasi 40 km², abitata da circa 150.000 persone, collocata nella fascia nord dell’area metropolitana milanese e nella provincia di Monza e Brianza. È un territorio segnato da criticità ambientali profonde e stratificate: consumo di suolo elevato, frammentazione ecologica, perdita di biodiversità, qualità dell’aria compromessa, problemi idraulici e idrici, isole di calore urbane sempre più intense, presenza di attività ad alto impatto energetico.

Gli effetti del cambiamento climatico non sono più una proiezione futura, ma una realtà quotidiana: eventi meteorologici estremi, allagamenti ricorrenti, ondate di calore che colpiscono in modo particolare anziani, bambini e persone fragili. In questo scenario, il Parco GruBrìa rappresenta una delle principali infrastrutture di resilienza territoriale, un presidio verde capace di mitigare gli impatti climatici e di offrire benefici ecosistemici fondamentali.

Allo stesso tempo, il territorio conserva importanti potenzialità: aree verdi periurbane, spazi agricoli residuali, una tradizione amministrativa dinamica e un tessuto sociale sempre più sensibile ai temi ambientali. aGREENment nasce proprio da questo equilibrio tra fragilità e risorse, con l’obiettivo di trasformare il Parco in motore di rigenerazione ecologica e sociale.

Il primo atto operativo della Strategia è la costituzione dell’Alleanza per il Clima del Parco GruBrìa, uno strumento di governance multilivello e partecipata, aperto a istituzioni pubbliche, terzo settore, imprese e cittadini. Non un semplice tavolo di confronto, ma un dispositivo pensato per rafforzare la capacità di azione collettiva del territorio e per ampliare progressivamente il partenariato, a partire dal coinvolgimento del Comune di Desio.

Attraverso questa Alleanza, il Parco GruBrìa si propone come spazio di coordinamento permanente, in cui politiche ambientali, sociali ed energetiche possano essere progettate e attuate in modo integrato.

Paderno Dugnano. Oasi dei Gelsi

La Strategia aGREENment si articola in 16 azioni, organizzate attorno a quattro assi strategici: mitigazione delle emissioni, adattamento climatico, sostenibilità dello sviluppo territoriale e rafforzamento della capacità di autosviluppo del sistema locale. Il valore complessivo degli interventi è di 3,13 milioni di euro, di cui oltre 1,54 milioni finanziati da Fondazione Cariplo, mentre la parte restante è garantita dal partenariato pubblico e dai soggetti coinvolti.

Entro il 2030, aGREENment punta a:
  • rafforzare la resilienza urbana e territoriale;
  • avviare Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali;
  • incrementare in modo significativo le superfici verdi e il capitale naturale;
  • migliorare l’efficienza energetica degli edifici pubblici;
  • adattare spazi pubblici e scolastici agli impatti climatici;
  • promuovere una nuova strategia per il territorio agricolo, orientata alla sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Molte di queste azioni trovano nel Parco GruBrìa il loro ambito naturale di sperimentazione, in particolare per quanto riguarda forestazione urbana, gestione delle acque, depavimentazione e connessione ecologica.

Seregno. Parco del Meredo

Come ha sottolineato il presidente del Parco GruBrìa, Arturo Lanzani, aGREENment non è soltanto un progetto ambientale, ma una vera e propria scelta politica e amministrativa, che mette al centro la cooperazione tra enti e la responsabilità verso le generazioni future. Il sostegno di Fondazione Cariplo rafforza la credibilità del percorso intrapreso e conferma la capacità del Parco di tradurre una visione climatica in azioni concrete.

Anche i sindaci dei Comuni coinvolti hanno evidenziato il valore strategico di un approccio sovracomunale, capace di integrare politiche ambientali, sociali ed energetiche e di incidere realmente su un territorio complesso come quello della Brianza centrale.

L’inserimento di aGREENment nella rete regionale delle alleanze climatiche promosse da Fondazione Cariplo colloca il Parco GruBrìa all’interno di un laboratorio lombardo della transizione ecologica, fatto di visione di lungo periodo, governance innovativa e interventi tangibili.

aGREENment rappresenta un passaggio cruciale: dimostra che anche in uno dei territori più urbanizzati d’Italia è possibile costruire politiche climatiche strutturate, a partire dal verde esistente e dal ruolo strategico dei parchi locali. Il GruBrìa non è più soltanto uno spazio da difendere, ma diventa un’infrastruttura chiave per immaginare e costruire un futuro climatico più giusto, resiliente e condiviso.

venerdì 19 dicembre 2025

Il Parco GruBrìa guarda al futuro: avviato il percorso per il Parco regionale


Nelle ultime settimane sono arrivati segnali incoraggianti sul futuro del Parco GruBrìa: il percorso per il suo riconoscimento come Parco regionale appare ormai avviato.

Un passaggio decisivo è rappresentato dalle deliberazioni approvate dai Consigli comunali di Lissone, Paderno Dugnano, Muggiò, Varedo, Nova Milanese, Bovisio-Masciago, Seregno e Desio, che hanno votato a favore dell’istituzione del nuovo parco regionale. Un’adesione ampia e convinta, che testimonia una visione condivisa e una crescente consapevolezza del valore ambientale, paesaggistico e sociale del GruBrìa.

È vero che alcuni Comuni hanno compiuto scelte diverse. Cinisello Balsamo, come già noto, entrerà a far parte del Parco Nord a partire dal 1° gennaio 2026, mentre Cusano Milanino sembra orientato verso la stessa direzione. Una decisione che appare comprensibile e di buon senso, considerando la sua posizione territoriale, che lo vedrebbe altrimenti intercluso tra Cinisello e il Parco Nord e di fatto staccato dal GruBrìa.

Tuttavia, a fronte di queste uscite, il percorso del Parco GruBrìa potrebbe essere rafforzato da nuovi ingressi. Cesano Maderno, infatti, ha già avviato un iter di adesione, dimostrando interesse e attenzione verso questo progetto di tutela e valorizzazione del territorio. Un segnale importante, che conferma come il Parco continui a essere attrattivo e riconosciuto come un’opportunità strategica.

Va inoltre ricordato che il Consorzio del Parco si era già espresso favorevolmente all’avvio del processo di regionalizzazione e, con ogni probabilità, si è già attivato per predisporre la richiesta formale alla Regione nel più breve tempo possibile.

In chiusura d’anno, questa sequenza di notizie rappresenta senza dubbio un motivo di soddisfazione e di fiducia. L’auspicio è che il percorso possa proseguire senza ostacoli e concludersi rapidamente, magari entro il 2026, regalando al territorio un Parco regionale forte, riconosciuto e capace di tutelare l’ambiente, migliorare la qualità della vita e rafforzare l’identità condivisa delle comunità coinvolte.

giovedì 20 novembre 2025

Diventa Guardia Ecologica Volontaria: parte il corso al Parco GruBrìa


A partire da dicembre 2025, la Provincia di Monza e della Brianza, in collaborazione con il Parco GruBrìa, organizza un corso di formazione per diventare Guardia Ecologica Volontaria (GEV). L’iniziativa si rivolge a tutti coloro che amano la natura e desiderano contribuire attivamente alla tutela dell’ambiente. Scopri cos’è una GEV.

Le lezioni si terranno presso la sede del Parco, nella sala consiliare del municipio di Nova Milanese (via Zara 1), ogni martedì e giovedì sera dalle 20:30 alle 22:30. Il percorso formativo si svolgerà dal 18 dicembre 2025 al 16 aprile 2026 e comprende 25 lezioni teoriche serali e 2 uscite pratiche sul territorio.

Il corso, completamente gratuito, sarà tenuto da esperti del settore e affronterà tematiche fondamentali quali normativa ambientale, ecologia e tutela del territorio. Per conseguire il titolo di Guardia Ecologica Volontaria sarà necessario frequentare almeno il 75% delle lezioni e superare un esame finale.

Le iscrizioni sono aperte fino al 10 dicembre 2025. Per informazioni e registrazioni è possibile scrivere a: parco@grubria.it.

sabato 15 novembre 2025

Gli alberi monumentali della Brianza: un patrimonio da conoscere e proteggere

Il maestoso ciliegio selvatico di Besana in Brianza

La provincia di Monza e della Brianza custodisce un patrimonio arboreo di straordinario valore: 26 alberi monumentali riconosciuti nell’elenco nazionale, distribuiti in otto comuni, con un cuore di eccezionale ricchezza nel Parco di Monza.

Questi alberi non sono soltanto giganti vegetali: sono frammenti di storia, custodi di biodiversità e simboli del paesaggio brianzolo. Molti hanno superato i tre secoli di vita, altri presentano dimensioni tali da renderli autentici monumenti naturali.

Accanto agli esemplari ufficialmente riconosciuti, la Brianza conserva numerosi altri alberi di grande pregio storico, paesaggistico o dimensionale, che mostrano caratteristiche di potenziale monumentalità ma non sono ancora stati sottoposti a censimento o inseriti negli elenchi formali.
Si tratta di querce secolari nei parchi storici, cedri imponenti in giardini privati, platani di grandi dimensioni lungo i viali e nei nuclei delle ville di delizia: un patrimonio diffuso che merita attenzione, studio e tutela.

I comuni brianzoli che ospitano alberi monumentali riconosciuti

  • Agrate Brianza. Un imponente Gelso nero (Morus nigra) di 380 cm di circonferenza impreziosisce la Cittadella della Cultura.
  • Besana in Brianza. Presso Cascina Casanesca cresce un antico Ciliegio selvatico (Prunus avium) dalla circonferenza di 300 cm.
  • Cesano Maderno. Nel Parco Borromeo e in Piazza Vittorio Veneto si trovano Cedri del Libano e un Platano comune dalle dimensioni monumentali, con fusti oltre i 400 cm.
  • Il Parco di Monza raccoglie oltre 15 esemplari monumentali tra cui: Quercia rossa (Quercus rubra) – 675 cm, Cedro del Libano (Cedrus libani) – 756 cm, Cipressi calvi (Taxodium distichum) – fino a 38 m, Liriodendro (Liriodendron tulipifera) – 42 m d’altezza, Ginkgo biloba – gruppo di esemplari ultracentenari. Un insieme unico nel panorama lombardo, frutto di secoli di progettazione paesaggistica, sperimentazione botanica e cura del verde storico.
  • Nova Milanese. Un magnifico Cedro dell’Himalaya dalla circonferenza di 455 cm domina via Monte Grappa.
  • Seveso. Nell’ex area Allocchio Bacchini cresce un Platano comune di 540 cm, testimonianza della resistenza del verde in aree di forte trasformazione industriale.
  • Varedo. Tra Parco I Maggio, Piazza della Pace e Villa Medici trovano posto imponenti Bagolari, una Sofora del Giappone e un antico Tasso, parte di un vero e proprio corridoio verde di valore storico.

L’analisi del territorio mostra chiaramente che la Brianza custodisce:

  • una grande varietà botanica,
  • esemplari che superano spesso i 500–600 cm di circonferenza,
  • alberi collocati in parchi storici, ville, piazze, giardini privati,
  • un numero significativo di alberi non ancora censiti, che potrebbero arricchire l’elenco regionale e nazionale.

La tutela e la segnalazione dei nuovi esemplari monumentalizzabili è quindi un lavoro ancora aperto, che può coinvolgere cittadini, associazioni e amministrazioni locali.

Quì l'elenco degli alberi monumentali in Lombardia.

19 novembre 2025: un convegno all’Orto Botanico di Brera per celebrare gli alberi monumentali


In occasione della Giornata Nazionale dell’Albero, mercoledì 19 novembre, Regione Lombardia organizza presso l’Orto Botanico di Brera un convegno dedicato agli alberi monumentali.

Durante la mattinata saranno presentate le prime 200 copie della nuova pubblicazione regionale dedicata a questi straordinari esemplari, con una selezione fotografica di 60 alberi tra i più suggestivi della Lombardia.

L’incontro sarà un momento di approfondimento scientifico e culturale, con interventi di botanici, studiosi, istituzioni e personalità del mondo culturale come Gianfelice Facchetti (moderatore) ed Ellen Hidding.

Programma della giornata

Sala Bassetti, Palazzo Brera – Via Brera 28, Milano
Mercoledì 19 novembre, ore 9:00–13:00
  • 9:00 – Registrazione
  • 9:30 – Saluti istituzionali
  • 9:45 – Interventi dedicati alla tutela, valorizzazione e importanza culturale degli alberi monumentali
  • 12:30 – Conclusioni
  • 13:00 – Light lunch e visita guidata all’Orto Botanico di Brera
L’evento è gratuito, con iscrizione obbligatoria tramite identità digitale sul portale eventi della Regione Lombardia (cliccare qui).

lunedì 10 novembre 2025

Parco GruBria: un polmone verde assediato dal cemento

I dati ISPRA 2024 mostrano una Brianza che continua a consumare suolo anche dentro e intorno al Parco GruBria.

Area agricola all’interno del PLIS GruBria (Seregno, località San Salvatore), oggi minacciata da una proposta di realizzazione di un nuovo ospedale.

Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS) Grubria si estende tra le province di Monza e Brianza e Milano, comprendendo i comuni di Lissone, Seregno, Desio, Bovisio-Masciago, Nova Milanese, Varedo, Muggiò, Cusano Milanino, Paderno Dugnano e Cinisello Balsamo.
Quest’ultimo, tuttavia, uscirà dal Parco a partire dal 1° gennaio 2026, riducendo così la componente metropolitana del PLIS.

Il Parco nasce per tutelare i residui spazi agricoli e naturali in un’area fortemente urbanizzata. Ma i dati ISPRA 2024 mostrano come il territorio attorno al Parco sia ormai quasi saturo: una media del 60,8% di suolo consumato, ben al di sopra della media brianzola (circa 40%).

I comuni del Parco Grubria rappresentano uno dei casi più emblematici di consumo di suolo in area periurbana.
Secondo ISPRA 2024, i valori più elevati si registrano in:

  • Lissone – 71,48 %
  • Cusano Milanino – 65,72 %
  • Paderno Dugnano – 62,39 %
  • Muggiò – 62,01 %
  • Cinisello Balsamo – 60,87 %

A seguire, Varedo (59,07 %), Nova Milanese (58,87 %), Bovisio-Masciago (54,23 %), Seregno (54,09 %) e Desio (50,86 %) chiudono un quadro già fortemente compromesso.
In pratica, la totalità dei comuni del Parco ha superato la soglia critica del 50% di territorio impermeabilizzato.

Comune Incremento 2023–2024 (ha) Suolo consumato 2024 (ha) Suolo consumato 2024 (%)
Lissone0,9663,871,48
Cusano Milanino*0,34202,2465,72
Paderno Dugnano*4,03879,7862,39
Muggiò-0,14339,1762,01
Cinisello Balsamo* (uscita dal Parco 2026)1,6773,6560,87
Varedo1,4286,0459,07
Nova Milanese2,05343,7458,87
Bovisio-Masciago0,75267,9654,23
Seregno2,07704,8554,09
Desio1,7750,2950,86

*Comuni appartenenti alla Città Metropolitana di Milano.

 

Nel solo anno 2023–2024, nove comuni su dieci hanno aumentato ulteriormente il consumo di suolo.
Solo Muggiò ha registrato un lieve recupero (-0,14 ettari).

Tra gli incrementi più significativi:

  • Paderno Dugnano +4,03 ha,
  • Seregno +2,07 ha,
  • Nova Milanese +2,05 ha,
  • Desio +1,7 ha,
  • Varedo +1,4 ha,
  • Cinisello Balsamo +1,6 ha.

Un andamento che conferma quanto la pressione urbanistica continui anche nelle aree dove la disponibilità di suolo naturale è ormai residuale.

Il consumo di suolo nel Parco Grubria dimostra quanto sia urgente cambiare approccio alla pianificazione urbana: meno espansione edilizia, più rigenerazione e recupero del costruito.

mercoledì 15 ottobre 2025

Allearsi per il clima: aGREENment cambia prospettiva alla Brianza

La mappa del Parco GruBrìa

In Brianza sta nascendo qualcosa di importante: una rete di enti pubblici e realtà ambientaliste si è unita per mettere in campo una vera e propria strategia locale contro la crisi climatica. Il progetto si chiama aGREENment e coinvolge il Parco GruBrìa insieme ai Comuni di Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano e Seregno, oltre al WWF Insubria.

L’obiettivo? Non una singola opera o iniziativa spot, ma un piano organico e integrato per rendere il territorio più verde, resiliente e vivibile nei prossimi anni.


aGREENment
è stato candidato al bando “Strategia Clima 2024” della Fondazione Cariplo, un programma che sostiene le alleanze territoriali capaci di sviluppare strategie climatiche a lungo termine.

Il progetto brianzolo è già passato alle prime due fasi del bando, superando una selezione molto competitiva, e ora si gioca l’accesso alla fase finale. A guidare la candidatura è il Consorzio Parco GruBrìa, che ha coordinato la stesura del dossier progettuale insieme agli enti partner e con il supporto tecnico del Politecnico di Milano, Consorzio Poliedra e TerrAria.

Uno degli aspetti più interessanti di aGREENment è proprio la cooperazione tra soggetti diversi. Non è scontato vedere cinque enti locali e un’associazione ambientalista lavorare fianco a fianco su un piano strategico condiviso.

L’idea è creare una Strategia di Transizione Climatica (STC) intercomunale che abbracci temi diversi ma collegati:

  • gestione delle acque meteoriche
  • forestazione urbana e potenziamento del verde pubblico
  • infrastrutture verdi e mobilità sostenibile
  • miglioramento ecologico delle aree agricole
  • monitoraggio climatico locale
  • formazione, partecipazione e comunicazione con i cittadini

Il piano prevede un investimento complessivo di 3,1 milioni di euro, di cui più della metà richiesti a Fondazione Cariplo. Gli enti locali metteranno sul piatto oltre 1,2 milioni di euro di risorse proprie, mentre altri 170 mila euro arriveranno da BrianzAcque e Gruppo CAP, due aziende pubbliche attive nel settore idrico.

Non si tratta quindi di una semplice richiesta di finanziamento, ma di un cofinanziamento condiviso, segno che il territorio ci crede davvero.

Il dossier di aGREENment mette insieme una serie di interventi ambientali e infrastrutturali che, se finanziati, cambieranno gradualmente il volto del territorio. Alcuni esempi:

  • Rimboschimenti e miglioramenti ecologici nelle aree verdi pubbliche dei Comuni partner
  • Realizzazione della ciclovia MI–ME (Milano–Meda) con infrastrutture verdi integrate
  • Nuova rete locale di sensori climatici, per raccogliere dati utili alla pianificazione
  • Laboratori e percorsi partecipativi nelle scuole e nei quartieri
  • Corsi di formazione e capacity building per tecnici comunali e operatori
  • Revisione degli strumenti urbanistici per renderli più coerenti con gli obiettivi climatici

È una strategia a più livelli: infrastrutturale, ecologica, sociale e amministrativa.

Molti Comuni si trovano ad affrontare in modo frammentato i problemi legati ai cambiamenti climatici: ondate di calore sempre più intense, gestione delle acque piovane, consumo di suolo, perdita di biodiversità, traffico. aGREENment prova a fare sistema, creando una visione comune e coordinando le risorse.

Questo approccio è esattamente ciò che serve per affrontare sfide complesse: nessun singolo ente può farcela da solo, ma una rete territoriale sì.

La candidatura è stata ufficialmente approvata da tutti i partner all’inizio di ottobre 2025. Il dossier è ora nelle mani della Fondazione Cariplo, che valuterà i progetti per l’accesso alla fase finale del bando.

Se approvato, aGREENment diventerà una delle principali strategie climatiche territoriali della Brianza centrale, con benefici concreti per ambiente e cittadini nei prossimi anni.

In sintesi

  • 4 Comuni + 1 Parco + 1 associazione ambientale uniti per il clima
  • 3,1 milioni di euro di investimenti tra contributi e risorse proprie
  • Una strategia climatica integrata: verde, mobilità, acqua, formazione, partecipazione
  • Un modello replicabile per altri territori

sabato 18 gennaio 2025

Manutenzione, percorsi e nuovi collegamenti: il 2025 del Parco GruBrìa


Il Parco GruBrìa ha diffuso un comunicato in cui viene annunciato che col nuovo anno sono partiti una serie di progetti ambiziosi, con l’obiettivo di migliorare l’ambiente, promuovere la biodiversità e rendere gli spazi sempre più vivibili per tutti.

Interventi forestali in tre comuni

A gennaio sono iniziati importanti lavori di manutenzione straordinaria in 20 aree boscate pubbliche situate nei comuni di Paderno Dugnano, Seregno e Varedo. Questi interventi coinvolgono circa il 20% delle superfici forestali pubbliche del Parco.

Il progetto, cofinanziato dai tre Comuni e autorizzato dalla Regione Lombardia, è stato studiato nei dettagli da un esperto forestale. L’obiettivo è migliorare la salute ecologica delle aree boscate, favorendo habitat ricchi di biodiversità e sicuri per i cittadini. Le attività prevedono il taglio di alberi deperienti e non autoctoni, lo sfoltimento delle zone troppo dense e la piantumazione di nuove specie autoctone, che saranno curate per i prossimi sette anni.

Gli interventi rispettano le normative forestali vigenti, che regolamentano sia i lavori promossi dal Parco sia i tagli selvicolturali effettuati dai privati. Per questi ultimi, è necessario presentare un’istanza tramite il portale SITAB della Regione Lombardia.

Nuovi collegamenti ciclopedonali

Il Parco GruBrìa punta anche sulla mobilità sostenibile. Sono già in corso i lavori per la realizzazione di un nuovo tratto di pista ciclopedonale, che collegherà via Assunta a Nova Milanese con la Ciclovia del Canale Villoresi. Questo percorso sarà arricchito da filari di alberi e siepi naturalistiche. Successivamente, verrà costruito un ulteriore tratto per connettere la Ciclovia con i percorsi ciclabili esistenti a Muggiò, in via Repubblica. Il completamento è previsto prima dell’estate.

Un altro progetto rilevante è la costruzione di un ponte ciclopedonale sulla roggia San Martino, che collegherà via Fermi a Nova Milanese con via del Parco a Muggiò. Questo ponte unirà la Piana del Novale con il Parco Superga di Muggiò, rappresentando il primo passo verso la realizzazione del “Sentierone”, un itinerario storico di 7 km che partirà dal Parco Lago Nord di Paderno Dugnano per arrivare alla Ciclovia del Canale Villoresi a Muggiò.

Manutenzione dei percorsi

Per rendere i percorsi del Parco più accessibili e piacevoli, sono stati avviati lavori di manutenzione ordinaria. Questi includono la chiusura delle buche, il ripristino di sentieri poco utilizzati, il taglio dell’erba e dei rami invasivi, oltre alla cura dei filari alberati che costeggiano i tracciati.

lunedì 2 settembre 2024

Camminare nel Parco GruBrìa: scopri i nuovi percorsi e la storia


Il Parco GruBrìa, situato nel cuore della Brianza e del Nord Milano, offre un rifugio verde in uno dei territori più urbanizzati d’Italia. Con circa 70 km di percorsi pubblici che si snodano tra piste ciclo-pedonali, sentieri e strade campestri, il parco è un invito aperto a chiunque voglia immergersi nella natura e scoprire la storia e la bellezza di questa area della Brianza.

Il sito del Parco, nella sezione "Camminare nel Parco", si è recentemente arricchito di nuove proposte di percorsi ad anello, ciascuno pensato per farvi conoscere le diverse zone del parco, ognuna con le sue particolarità e curiosità storiche. I nuovi pannelli informativi, presenti lungo i percorsi, guideranno il vostro cammino, offrendo dettagli interessanti sulla flora, la fauna e i punti di interesse storico e culturale che incontrerete.

I percorsi proposti

  1. Cusano Milanino, Cinisello Balsamo: Giardino degli Ippocastani e Oasi S. Eusebio. Un percorso che combina il fascino di un giardino storico con la tranquillità di un'oasi naturale, ideale per una passeggiata rilassante tra natura e storia.
  2. Desio, Bovisio Masciago: Antiche Vie della Bertacciola. Un viaggio nel tempo attraverso le antiche vie di Desio e Bovisio Masciago, scoprendo le radici storiche di questi luoghi ricchi di tradizione.
  3. Lissone: Bosco Urbano. Un'oasi verde nel cuore di Lissone, perfetta per una fuga dalla città senza allontanarsi troppo, tra alberi secolari e sentieri tranquilli.
  4. Seregno: Dalla Porada al Meredo. Un percorso che vi porterà dalla Porada al Meredo, attraversando aree verdi e spazi aperti che mostrano il volto più naturale di Seregno.
  5. Varedo, Desio: Valera e Parco Mauri. Un itinerario che unisce la scoperta della storica frazione di Valera con la visita al Parco Mauri, un'area ricca di fascino e biodiversità.
  6. Varedo, Nova Milanese, Paderno Dugnano: Viale Bagatti, Oasi dei Gelsi e Canale Villoresi. Un percorso che si snoda tra le tre città, seguendo il Viale Bagatti, passando per l'Oasi dei Gelsi e costeggiando il Canale Villoresi, un mix perfetto di natura e ingegneria storica.

Il percorso nel parco del Meredo a Seregno

Oltre ai percorsi, il sito offre una sezione dedicata ai Punti di Interesse, dove è possibile approfondire la conoscenza dei luoghi più significativi del parco. Questa sezione è pensata per chi desidera un’esperienza ancora più completa e informata, arricchendo la passeggiata con informazioni dettagliate sulla storia e l’ambiente circostante.

Vi invitiamo a visitare il sito ufficiale del Parco GruBrìa e a scoprire tutte le nuove proposte. Ogni percorso è un'opportunità per esplorare, imparare e godere della natura. Che siate amanti delle passeggiate tranquille o dei più avventurosi trekking urbani, c’è un percorso per tutti. Non vi resta che allacciarvi le scarpe e iniziare il vostro cammino nel Parco GruBrìa!

Buon cammino!

giovedì 2 febbraio 2023

Il Parco GruBrìa avrà le Guardie Ecologiche Volontarie (però solo 6 comuni su 10 aderiscono)


Lo scorso 28/12/2022 l'Assemblea consortile del Parco Grugnotorto Villoresi e Brianza Centrale (GruBrìa) ha approvato con 9 voti favorevoli ed una astensione lo schema di “Convenzione tra i Comuni di Desio, Lissone, Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano, Varedo e il Consorzio Parco" per l’adesione al servizio volontario di vigilanza ecologica.

Per scaricare la delibera in formato pdf cliccare qui.

Il servizio di vigilanza ambientale sarà rivolto al territorio dei sei Comuni sottoscrittori con particolare attenzione alle aree del Parco. Oltre al controllo ambientale le GEV (Guardie Ecologiche Volontarie) si occuperanno di sviluppare l’educazione ambientale, il senso civico dei cittadini e promuovere azioni di informazione su tematiche ambientali. Ente capofila per la gestione del servizio è stato individuato il Comune di Desio che metterà a disposizione gratuitamente la sede principale del Servizio.

Ci auguriamo che prossimamente anche gli altri quattro comuni decidano di aderire a tale servizio.

domenica 29 maggio 2022

Pedalando per il Parco Grugnotorto e Brianza Centrale


Domenica 5 giugno 2022

Grande biciclettata nel Parco Grubrìa
Evento organizzato in convenzione con i circoli Legambiente di Cinisello Balsamo, Cusano Milanino, Paderno Dugnano, Desio e Seregno.

All'arrivo saranno disponibili gratuitamente le cartine pieghevoli del Parco.

Per informazioni: cinisello.balsamo@legambiente.org

 

Tutti i percorsi

 

giovedì 11 aprile 2019

domenica 7 aprile 2019

I parchi si uniscono: nasce il nuovo Plis "GruBria"

La riunione con le associazioni a Nova Milanese introdotta da Arturo Lanzani, Presidente del Plis Grugnotorto Villoresi
Giovedì 4 aprile 2019 a Nova Milanese, presso la Sede del Parco del Grugnotorto Villoresi, ha avuto luogo una riunione tra gli organismi dirigenti del Plis e le associazioni ambientaliste del territorio.
Vista l'ormai prossima fusione con il Parco della Brianza Centrale, erano presenti anche le associazioni seregnesi che hanno sostenuto l'unificazione: il Comitato per l'ampliamento del Parco Brianza Centrale, Legambiente Seregno e il gruppo seregnese del WWF Insubria.

La bozza del volantino per i festeggiamenti per il nuovo parco
Argomento clou della serata sono state le iniziative per festeggiare il nuovo parco che dovrebbero svolgersi nel prossimo mese di maggio nei comuni di Nova Milanese (conferenza stampa di presentazione del nuovo parco), Cinisello Balsamo (camminata nel parco), Lissone (laboratori per bimbi dai 5 ai 10 anni) e Seregno (biciclettata e laboratorio per bimbi dai 5 ai 10 anni).

L'estensione del nuovo parco
Già dal 2012 il Plis della Brianza Centrale, il Plis del Grugnotorto Villoresi e il Comune di Desio (entrato successivamente nel Plis Grugnotorto Villoresi) avevano sottoscritto un Protocollo d’Intesa che, muovendo dalla constatazione dell’esistenza di comuni caratteristiche ambientali degli spazi aperti tutelati in questa zona (che è tra le più urbanizzate d’Italia), ma anche di comuni minacce che insistono sulle loro aree (ulteriore urbanizzazione e usi impropri), prefigurava una sempre più stretta collaborazione tra i due enti, fondata sulla convinzione della necessità di lavorare insieme per proseguire, su un territorio più ampio, gli interventi di rimboschimento e agroforestali, di supporto ad un’agricoltura ecologicamente e socialmente sostenibile e sempre più multifunzionale, di promozione, realizzazione e gestione di percorsi di mobilità lenta e di spazi verdi collettivi per la popolazione residente.

Dal Ticino all'Adda attraverso il Canale Villoresi
Il percorso, dopo un periodo di stasi, ha avuto una accelerazione nel 2018, quando il Comune di Seregno (con deliberazione del Commissario straordinario n.24 del 17/02/2018) e il Plis Grugnotorto Villoresi (con deliberazione del Consiglio di Amministrazione n.12 del 27/03/2018) hanno  approvato l’avvio del processo di fusione dei due parchi nel nuovo Parco Locale di Interesse Sovracomunale Grugnotorto Villoresi e Brianza Centrale (GruBria).

Al Plis del Grugnotorto Villoresi partecipano attualmente 9 comuni e precisamente Bovisio Masciago, Cinisello Balsamo, Cusano Milanino, Desio, Lissone, Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano e Varedo. Il Plis della Brianza Centrale insiste sul comune di Seregno.

Dei dieci comuni interessati quelli aderenti al Consorzio del Plis Grugnotorto - Villoresi hanno già deliberato in merito; manca invece la deliberazione del Consiglio Comunale di Seregno che, salvo sorprese, dovrebbe avvenire entro la fine di questo mese.

Il Canale Villoresi ed il Parco Boscherona (Foto tratta dal sito del Plis Grugnotorto Villoresi)

martedì 31 dicembre 2013

La Brianza alla guerra dei rifiuti

desio-forno-inceneritore

di Gianmarco Corbetta, Consigliere Regionale M5S 

Oggi in Brianza è in corso una guerra, che coinvolge il settore dei rifiuti. E’ una guerra che si combatte su più fronti e per varie ragioni, ma, come in ogni guerra, il rischio è che a farne le spese siano soprattutto i cittadini. In ballo ci sono investimenti milionari e la sopravvivenza di una classe di dirigenti di società pubbliche vecchia e arretrata, spalleggiata da una classe di politici locali altrettanto vecchi e arretrati. Sono coinvolte varie amministrazioni dei nostri Comuni e due delle principali società del settore: Gelsia Ambiente (raccolta) e Bea (smaltimento tramite inceneritore). Come andrà a finire questa guerra nessuno lo può dire, ma alla fine di questo lungo scritto cercherò di fare qualche previsione.

UN PO’ DI STORIA
Nella parte di Brianza in cui operano queste due società pubbliche (la parte ad ovest di Monza), il servizio di raccolta differenziata e quello di incenerimento del rifiuto residuo hanno convissuto abbastanza pacificamente per molti anni. Il motivo era semplice: la capacità del forno inceneritore di Desio, ovvero il “fabbisogno del combustibile” non era tale da ostacolare lo sviluppo della raccolta differenziata. Per quanto quest’ultima crescesse in percentuale, il forno poteva comunque contare sul suo “approvvigionamento”.
E quando la raccolta differenziata dei Comuni soci di Bea ha cominciato a raggiungere percentuali tali da sottrarre rifiuti all’inceneritore di Desio, la società che lo gestisce, Bea, non ha fatto altro che allargare via via la platea dei Comuni serviti, anche a Comuni fuori provincia (es: Senago). Una vera beffa per i cittadini dei Comuni soci: più diventavano bravi a fare la raccolta differenziata e più Bea si rivolgeva all’esterno del circuito dei soci per mantenere invariata la quantità dei rifiuti da bruciare, con tutte le ben note conseguenze in termini di impatti ambientali e sanitari sulla zona.

LE DISPOSIZIONI DELLA REGIONE
Oggi però le cose si sono complicate parecchio per Bea. In primo luogo perché Regione Lombardia, con il nuovo Piano Rifiuti, ha certificato che anche su base regionale la raccolta differenziata sta togliendo la terra sotto i piedi ai 13 inceneritori attualmente presenti in regione: si prevede addirittura che tra soli 6 anni sarà necessario bruciare la metà dei rifiuti che si bruciano oggi! La regione ha quindi assunto l’impegno a redigere un piano per la progressiva dismissione degli impianti col maggiore impatto ambientale (e Desio è tra i primi che andrebbero dismessi considerando questo parametro).
Bea però ha ottenuto il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale da parte della Regione – per altri 6 anni, con facoltà di aumentare la capacità di smaltimento fino a quasi 100 mila tonnellate/anno – poco prima che venisse pubblicato il Piano Rifiuti, venisse approvata una moratoria per la realizzazione di nuovi impianti/ampliamento degli esistenti e venisse approvata la risoluzione della progressiva dismissione di cui sopra. E forte di questo rinnovo autorizzativo ha approvato un piano industriale che prevede l’investimento di 15 milioni di euro nel vecchio impianto per tirare avanti con l’attività per altri 18 anni.

PER BRUCIARE QUALI RIFIUTI??
Ma se mancheranno sempre più i rifiuti da bruciare in Lombardia, che senso ha il piano di Bea? E dove pensa di trovare i rifiuti che servono per alimentare l’impianto per altri 18 anni? Due sono le strategie messe in atto da Bea: da un lato mira a stabilizzare nel tempo il quantitativo di rifiuti conferito dai Comuni soci e dall’altro vuole andare a reperire monnezza da bruciare “sul mercato”.

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I RIFIUTI DA FUORI REGIONE
Cominciamo ad analizzare questo secondo intendimento: se la società andrà in cerca di rifiuti all’interno della regione, dovrà scontrarsi con colossi del settore che gestiscono impianti da 500/700 mila tonnellate, per di più in un contesto di sempre più accentuata scarsità di rifiuti da bruciare… praticamente un suicidio!
A Bea non resta che rivolgersi al di fuori dei confini regionali: l’idea di tenere in vita l’inceneritore di Desio per altri 18 anni (è attivo dal 1976…) grazie a rifiuti provenienti da Napoli, da Roma o da Firenze è semplicemente folle e del tutto insostenibile sul piano politico. Senza contare che i cittadini di Desio, Bovisio, Varedo, Limbiate e Cesano Maderno sono già pronti a scendere in piazza nel caso si realizzasse una simile eventualità!

LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE: I RIFIUTI DEI SOCI
I dirigenti di Bea non sono stupidi e lo sanno. Per questo puntano quantomeno a stabilizzare i quantitativi conferiti dai soci ed evitare che nuovi passi in avanti della raccolta differenziata erodano ulteriormente la base certa e “politicamente accettabile” dei rifiuti da bruciare.
Difatti hanno da prima messo in atto un tentativo maldestro, con il primo piano industriale dell’anno scorso, di obbligare i comuni soci a conferire una quantitativo prestabilito di rifiuti da bruciare per ben 20 anni! E se il Comune fosse stato così virtuoso da ridurre la produzione di rifiuti o aumentare la raccolta differenziata, sarebbe stato per contratto passibile di penalizzazioni!
Fallito miseramente questo tentativo con conseguente perdita secca di credibilità da parte del management di Bea (ma non agli occhi dei sindaci che l’hanno nominato), ecco spuntare il secondo piano industriale, quello recentemente approvato dalla risicata maggioranza dei soci di centro sinistra (Desio escluso), in cui quest’obbligo di conferimento non c’è più ma si insiste sul fatto che una quota cospicua di rifiuti sia inevitabilmente da bruciare.

ARRIVANO I RINFORZI: IL POLITECNICO, IL CENTRO STUDI MATER E IL CONSORZIO LEAP
E per convincere i soci di questa loro “verità assoluta” hanno pensato bene di chiamare i rinforzi: ed ecco il Professor Giuliano del Politecnico di Milano presenziare ad una assemblea dei soci per spiegare che non c’è alternativa all’incenerimento del 30/40% dei rifiuti urbani prodotti:

Giuliano

Ma per assicurare tutti sulla propria buona volontà e “mantenere una costante attenzione alle innovazioni di processo che dovessero rendersi disponibili nel settore del trattamento della frazione residua dei rifiuti solidi urbani”, ecco Bea aderire al Consorzio Leap e al Centro Studi Mater!
Peccato che questi soggetti, nell’ambiente degli esperti del settore, abbiano una credibilità prossima allo zero. Da sempre considerati (non solo in Italia, ma a livello mondiale) quelli che puntano forte sull’incenerimento, quelli pronti a denigrare qualunque strategia alternativa, seguono le evoluzioni del sistema di gestione dei rifiuti con 10/15 anni di ritardo.
Quando si cominciò a discutere della possibilità di raccogliere separatamente l’umido, loro dicevano che non si poteva fare; poi sostennero che più del 50% di raccolta differenziata non era possibile fare; ora dicono che si può fare il 65% (previsto per legge) “ma di più non conviene, e comunque il rifiuto residuo è meglio che sia incenerito”. I riferimenti economici, tecnici, operativi e legali a smentita delle loro tesi esistono in abbondanza.
Certo, per sostenere la tesi della sopravvivenza e rilancio dell’inceneritore di Desio per altri 18 anni sono perfetti! E difatti Bea si è rivolta a loro riuscendo a convincere i sindaci soci della bontà delle loro tesi!

UN PERICOLO MORTALE PER BEA: LA TARIFFA PUNTUALE DI GELSIA AMBIENTE
Come se non bastassero tutti i problemi che Bea deve affrontare per portare avanti la sua insostenibile politica di potenziamento e ammodernamento del vetusto impianto, ecco all’orizzonte profilarsi un pericolo mortale! Negli ultimi mesi la società pubblica Gelsia Ambiente, titolare del servizio di raccolta differenziata di molti comuni brianzoli, tra cui vari soci Bea, ha avviato in un quartiere di Lissone, grazie al lungimirante appoggio del sindaco Monguzzi, la sperimentazione di un innovativo sistema di raccolta del rifiuto residuo, basato sul principio della tariffa puntuale (“chi meno inquina meno paga”).
Grazie ad un avanzato sistema elettronico (RFID), Gelsia è in grado di applicare una tariffa diversa ad ogni singolo utente a seconda del quantitativo di rifiuti residui (quelli cioè da mandare all’inceneritore) prodotti. Pratica innovativa in Brianza, ma già ben sperimentata in altre parti d’Italia, si tratta di un potente strumento per incentivare i cittadini a fare bene la raccolta differenziata. E difatti a Lissone i risultati non si sono fatti attendere! Con l’introduzione del nuovo sistema la raccolta differenziata è passata dal 64 al 78% in pochissimi mesi! Un incredibile salto di ben 14 punti percentuale!!
Un grandissimo risultato per i cittadini di Lissone, non solo in termini di difesa dell’ambiente e della salute ma anche economici: si abbattono i costi di smaltimento del rifiuto residuo (leggi costi di incenerimento) e aumentano gli introiti derivanti dalla vendita dei materiali separati ai vari consorzi della filiera Conai!

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A questo punto finalmente anche in Brianza c’è la “prova provata” di quanto vado ripetendo da 5 anni: una raccolta differenziata fatta come si deve può arrivare a sfiorare l’80% e portare benefici economici alle esangui casse dei Comuni e quindi dei cittadini! Ora che finalmente un sindaco ha accettato la sfida della tariffa puntuale e l’ha vinta alla grande, è facile prevedere l’effetto emulazione da parte della altre amministrazioni brianzole, in particolare quelle servite da Gelsia.
Ma non è tutto: in Gelsia stanno facendo anche delle prove di recupero di materia dal rifiuto residuo, producendo tramite estrusione un granulato a base plastica da rivendere alle aziende del settore dello stampaggio plastico, emulando di fatto le innovazioni del famoso Centroriciclo di Vedelago. In questo modo il rifiuto residuo si trasforma da costo (di smaltimento) a ricavo (dalla vendita del materiale) per i Comuni! Si tratta quindi di altro combustibile e altre risorse economiche sottratte all’inceneritore!

plastica_vedelagoEd è proprio questo il rischio insopportabile per Bea: l’evoluzione virtuosa del sistema di gestione dei rifiuti in Brianza condanna a morte l’inceneritore di Desio. Già sarà dura per Bea trovare rifiuti da bruciare e se anche li trova fuori regione l’operazione rischia fortemente di fallire perché politicamente insostenibile. In più ora ci si mette pure Gelsia a levarle la terra sotto i piedi in casa sua, in Brianza, smentendo con i fatti le basi concettuali (quelle sostenute dal Politecnico, Mater, Leap e compagnia cantante) su cui si regge tutta l’operazione di rilancio del forno… operazione che assume sempre più le sembianze di un fragile castello di carte destinato a cedere in breve tempo.

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO
Ed è proprio qui che comincia la guerra, una poco gloriosa guerra per il forno, che per i nostri cari sindaci illuminati di centro sinistra deve sopravvivere, nonostante tutto e tutti. E nonostante ai cittadini che amministrano non convenga affatto economicamente!
Fino qui abbiamo parlato poco delle responsabilità dei politici e degli amministratori locali. Abbiamo ricordato che il piano industriale di Bea è passato grazie al voto favorevole dei sindaci di centro sinistra (Desio esclusa), capitanati da Gigi Ponti di Cesano Maderno, seguito a ruota dal sindaco di Limbiate, Raffaele De Luca. Non a caso sulle poltrone del Consiglio di Amministrazione di Bea siedono dei nominati dal centro sinistra brianzolo e di Nova Milanese in particolare (mentre su quelle di Gelsia sono rappresentati principalmente la Lega e l’ex Pdl).
E chissà se è un caso che proprio a Cesano Maderno e Limbiate si sia messa in discussione l’approvazione del nuovo piano industriale di Gelsia Ambiente, che prevede tra le varie cose l’individuazione di un partner privato per lo smaltimento dei rifiuti. Si tratta di fatto di un piano industriale difficilmente compatibile con quello di Bea.
La prospettiva è che Cesano e Limbiate non rinnovino il contratto con Gelsia ed affidino ad un altro soggetto la raccolta differenziata. Chissà, magari un soggetto meno orientato alla gestione virtuosa del servizio e quindi meno incline a rompere le scatole a Bea.

LA GRANDE FREGATURA DELL’OPERATORE UNICO DEL “CICLO INTEGRATO”
Oppure Cesano e Limbiate stanno cercando di ostacolare il piano industriale di Gelsia per tenere in vita una strategia che sempre più sta prendendo piede nel centro sinistra brianzolo: la creazione di un’unica grande società pubblica per la gestione del cosiddetto ciclo integrato dei rifiuti in Brianza, tramite la fusione di Bea e Gelsia.
Innanzitutto quando sento parlare di “ciclo integrato” mi viene da mettere mano alla pistola! è semplicemente ridicolo parlare di “ciclo integrato”, visto che nel bruciare rifiuti di “ciclico” non c’è nulla. Si tratta di un processo lineare (estraggo materie prime dall’ambiente, produco oggetti e dopo l’uso li incenerisco) che distrugge risorse, materiali post consumo, invece che riciclarli come madre natura ci insegna. L’unico vero ciclo possibile è quello della strategia Rifiuti Zero (ovvero del riciclo totale dei rifiuti).

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Ma veniamo al sodo: unire la società che fa la raccolta differenziata e quella che fa lo smaltimento è un errore clamoroso e lo capirebbe anche un bambino di 5° elementare. Questi due servizi devono essere posti “in concorrenza” tra loro: tanto meglio lavora la prima, tanto meno lavora la seconda! Non a caso la proposta di legge nazionale di iniziativa popolare Rifiuti Zero prevede un preciso obbligo di separazione tra i soggetti che raccolgono e quelli che smaltiscono. Con la fusione dei due servizi non potrà mai esserci innovazione ed evoluzione virtuosa del sistema! Ma ve l’immaginate una società che fa sia raccolta che smaltimento sperimentare la tariffa puntuale (come ha fatto Gelsia a Lissone)? E perché mai dovrebbe farlo? A quale pro? E’ così difficile da capire?
O forse è fin troppo facile da capire… forse è proprio per questo che il centro sinistra brianzolo insiste sulla fusione tra Gelsia e Bea… l’unica a trarne vantaggio sarebbe Bea (per la serie il miglior modo per combattere un nemico è farselo amico!). Per Gelsia non sarebbe altro che un abbraccio mortale, anche in considerazione degli enormi rischi finanziari che il piano industriale di Bea comporta… se non trovano un quantitativo sufficiente di rifiuti da bruciare per i prossimi 18 anni, come faranno a rientrare degli investimenti fatti dal socio privato previsto dal piano? Sempre che riescano a trovare un socio privato tanto pazzo o sprovveduto da entrare nell’assetto societario di Bea.

IL RUOLO (INSIGNIFICANTE) DELLA PROVINCIA
Sullo sfondo di questa intricata vicenda c’è la Provincia di Monza e Brianza. In qualità di socia di maggioranza relativa di Bea, con l’assesore Monti ha fatto finta di opporsi al rilancio del forno, per poi attestarsi su una comoda posizione di astensione al momento di votare il piano industriale.
Intanto sta per essere approvato il Piano Rifiuti Provinciale, che non fa altro che prendere atto e avvallare il piano industriale di Bea. Peccato che il Piano Rifiuti Provinciale, per quanto riguarda gli assetti impiantistici della gestione dei rifiuti, non ha alcun valore, come candidamente ammettono gli stessi estensori del documento:
piano rifiuti prov mb


LA POLITICA SORDA E INCOMPETENTE
Ma tornando ai sindaci che hanno approvato questo strampalato piano industriale di Bea, c’è da chiedersi come hanno giustificato questa loro decisione. Le motivazioni sono sempre le solite baggianate: la difesa del patrimonio pubblico rappresentato da Bea, l’ineludibilità dell’incenerimento dei rifiuti, la tutela dei posti di lavoro (peccato che la stessa attenzione ai posti di lavoro non ci sia quando si mette in discussione l’affidamento del servizio a Gelsia…) e via discorrendo.
Sulla necessità di bruciare abbiamo già detto tutto; bisogna invece soffermarsi sulla presunta volontà di difendere l’azienda e i posti di lavoro. In realtà è del tutto evidente da quanto abbiamo detto sopra che questo piano industriale è il modo migliore per distruggere l’azienda. I politici che sostengono a spada tratta le scelte di Bea non capiscono che la strada scelta porterà al fallimento della società.

UNA EXIT STRATEGY C’E’ MA NESSUNO LA VUOLE
Non capiscono che Bea avrebbe davanti a sé un futuro luminoso se solo cambiasse politica industriale: uscire il prima possibile e con il minor danno dall’incenerimento, riconvertire l’impianto al recupero di materia dal rifiuto residuo seguendo l’esempio della Fabbrica dei Materiali di Reggio Emilia, puntare sulla creazione di un impianto di compostaggio per il trattamento dell’umido.
Certo, riconvertire l’impianto non è un’operazione a basso costo. Ma è l’unica strada percorribile per salvare l’azienda. Si può studiare un piano finanziario di medio termine per la copertura dei costi tramite gli introiti derivanti da un sistema di gestione dei rifiuti veramente innovativo (tariffa puntuale e vendita dei materiali ricavati dalla lavorazione del rifiuto residuo). Ma tutto questo i sindaci non lo sanno o non lo capiscono. Anche perché si tratterebbe, come prima cosa, di mandare a casa l’attuale management di Bea, che loro stessi hanno nominato e sostenuto strenuamente fino ad oggi, e sostituirlo con uno nuovo, capace di guardare al futuro e all’innovazione del sistema. E si tratterebbe anche di dare ragione ai quei grillini, sporchi, brutti e cattivi, che queste cose in Brianza le ripetono da 5 anni.
Se non lo faranno, Bea andrà a sbattere. Su questo non c’è alcun dubbio. Si tratta di capire i tempi e i modi: sarà la Regione a imporre lo stop all’impianto, in modo graduale e meno traumatico possibile oppure sarà il mercato, sempre più piccolo e competitivo, a mandare Bea con le gambe all’aria?
Ma a quel punto saranno dolori per tutti: Comuni soci, lavoratori e cittadini.

Tratto da: http://gianmarcocorbetta.it/2013/12/la-brianza-alla-guerra-dei-rifiuti/  

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