Nei giorni scorsi il nostro blog ha presentato le 11 osservazioni alla variante al PTCP della Provincia di Monza e della Brianza elaborate dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP, richiamando l'attenzione in particolare sulla tutela del suolo libero, sulla Rete Verde e sulla necessità di evitare nuovo consumo di territorio.
Abbiamo scelto ora di approfondire quei temi direttamente con Giorgio Majoli, referente del Coordinamento, che da anni segue l'evoluzione degli strumenti di pianificazione territoriale della Provincia. Non si tratta quindi di riprendere semplicemente quanto già illustrato nel precedente post, ma di provare a capire meglio che cosa c'è in gioco nella variante al PTCP, quali sono le criticità individuate dagli ambientalisti e quale idea di territorio viene proposta per il futuro della Brianza. Dal destino degli Ambiti Agricoli Strategici alla funzione della Rete Verde, dagli Ambiti di Interesse Provinciale alla crescita degli insediamenti produttivi e logistici, fino al rapporto tra transizione energetica e tutela del suolo: con Majoli abbiamo affrontato alcuni dei nodi che saranno decisivi per il futuro di una provincia dove gli spazi liberi sono ormai una risorsa sempre più preziosa.
| Giorgio Majoli (a dx), durante un sopralluogo sul territorio |
La variante al PTCP è arrivata a una fase decisiva. Qual è la valutazione complessiva del Coordinamento?
La nostra valutazione parte da una preoccupazione di fondo: siamo in una delle province più urbanizzate d’Italia e proprio per questo ogni scelta di pianificazione dovrebbe avere come priorità la difesa di ciò che rimane libero. Il Coordinamento segue da anni l'evoluzione del PTCP e, anche in occasione di questa variante, ha cercato di fornire un contributo concreto, non limitandosi a denunciare i problemi ma avanzando proposte e richieste precise. Avevamo già chiesto che la variante fosse sottoposta alla Valutazione Ambientale Strategica, la VAS, ma questa proposta non è stata accolta dalla Provincia. Di conseguenza, gli effetti ambientali di una parte significativa delle modifiche introdotte rimangono non adeguatamente valutati, anche se molti di essi sono facilmente immaginabili. Abbiamo quindi presentato 11 osservazioni, che riguardano diversi aspetti della pianificazione provinciale ma che hanno un filo conduttore comune: rafforzare la tutela del territorio libero e delle connessioni ecologiche.
Partiamo proprio dal suolo libero. Qual è la vostra richiesta principale?
La questione fondamentale riguarda gli Ambiti Agricoli Strategici, gli AAS, e la Rete Verde di ricomposizione paesaggistica. Chiediamo che la variante al PTCP recepisca integralmente gli ampliamenti delle aree agricole e della rete ecologica già approvati dai Comuni nei rispettivi PGT dal 2013 a oggi. È un punto importante. Se un Comune, attraverso il proprio strumento urbanistico, ha riconosciuto e tutelato una nuova area agricola o una connessione ecologica, la pianificazione provinciale dovrebbe valorizzare quella scelta e non ignorarla. In una situazione di crescente frammentazione del territorio non è sufficiente fotografare ciò che esiste oggi. Occorre riconoscere e rafforzare le tutele già deliberate dagli enti locali.
Da qui deriva anche la vostra richiesta di non prevedere nuove edificazioni sul suolo libero?
Esattamente. Chiediamo di escludere nuove previsioni edificatorie su suolo libero, evitando ulteriori incrementi dei carichi urbanistici, del traffico e dell'impermeabilizzazione del territorio. La Brianza ha già conosciuto una trasformazione molto intensa. Continuare ad aggiungere nuove edificazioni senza considerare la quantità di territorio che è già stata consumata significa aggravare una situazione che presenta problemi evidenti dal punto di vista ambientale, paesaggistico e della mobilità.
Un'attenzione particolare nelle vostre osservazioni è dedicata agli Ambiti di Interesse Provinciale, gli AIP. Perché?
Gli AIP erano stati introdotti anche con l'obiettivo di tutelare alcuni spazi rimasti liberi. Il problema è che, nella pratica, questo strumento ha mostrato delle debolezze e può diventare anche un modo per localizzare nuove edificazioni, attraverso intese con la Provincia finalizzate a mitigarne gli impatti. Noi riteniamo invece che negli AIP debba essere garantita una reale prevalenza della tutela ambientale. Per questo proponiamo di portare dall'attuale 51% all'80% la quota minima di territorio libero da mantenere all'interno degli AIP. È una richiesta particolarmente importante perché molti di questi ambiti rappresentano oggi alcune delle ultime connessioni verdi tra i centri abitati, le aree agricole e i sistemi naturalistici.
Un altro tema molto attuale riguarda la crescita degli insediamenti produttivi e logistici. Cosa chiedete alla Provincia?
Chiediamo innanzitutto che il PTCP censisca e rappresenti in maniera completa sia i poli esistenti sia quelli previsti, e che gli effetti complessivi vengano valutati attraverso la VAS, considerando traffico, qualità dell'aria e rumore. Il problema è proprio quello degli effetti cumulativi. Non possiamo continuare a valutare ogni nuovo insediamento come se fosse isolato dagli altri. La Brianza conosce già gli effetti della progressiva trasformazione del territorio in una vera e propria piattaforma infrastrutturale e logistica. Se si costruisce un nuovo polo produttivo o logistico, bisogna considerare cosa accade quando questo si aggiunge a tutti quelli già presenti e a quelli previsti nelle aree vicine. Il traffico aumenta, aumentano le emissioni, il rumore, la pressione sulla viabilità e il consumo di territorio. Sono effetti che non possono essere valutati soltanto guardando il singolo progetto.
Nelle vostre osservazioni affrontate anche il tema dei procedimenti dello Sportello Unico per le Attività Produttive SUAP. Perché ritenete che sia necessario intervenire su questo strumento?
Perché esiste una possibile contraddizione tra gli obiettivi dichiarati dalla variante e ciò che può avvenire concretamente attraverso alcune procedure semplificate. Da una parte si afferma la necessità di rafforzare la tutela del sistema rurale e di ridurre il consumo di suolo; dall'altra, attraverso procedimenti SUAP finalizzati alla realizzazione di nuovi insediamenti produttivi, possono essere introdotte varianti urbanistiche che interessano anche aree agricole strategiche o altre aree libere. Chiediamo quindi criteri più restrittivi, privilegiando il recupero delle aree dismesse e impedendo nuovo consumo di suolo proprio negli ambiti che dovrebbero essere maggiormente tutelati.
Tra le vostre osservazioni ci sono anche quelle relative a boschi, corridoi vallivi ed elementi geomorfologici. Che cosa chiedete in questo caso?
Chiediamo che il PTCP riconosca il valore strategico delle aree forestali che saranno individuate dal futuro Piano di Indirizzo Forestale dell'Alta Pianura e che sostenga il percorso di riconoscimento del Parco Regionale PANE. È necessario cambiare il modo di guardare alle aree verdi. Boschi, aree agricole e corridoi ecologici non sono spazi residuali che rimangono dopo aver deciso dove costruire. Sono vere e proprie infrastrutture ecologiche, fondamentali per la qualità ambientale della Brianza.
Il territorio libero deve quindi essere considerato una vera infrastruttura?
Sì, e credo che questo sia uno dei cambiamenti culturali più importanti che dobbiamo compiere. Quando si parla di infrastrutture si pensa normalmente a strade, ferrovie, reti tecnologiche. Ma anche un corridoio ecologico, un bosco, una zona agricola che mantiene una connessione tra due aree naturali svolge una funzione essenziale per il territorio. Se interrompiamo queste connessioni con nuove edificazioni e infrastrutture, frammentiamo ulteriormente gli habitat e rendiamo più fragile l'intero sistema ambientale.
Avete affrontato anche il tema degli impianti da fonti energetiche rinnovabili. La vostra posizione potrebbe apparire in contrasto con la necessità della transizione energetica.
Non è affatto così. Il Coordinamento non mette in discussione la necessità della transizione energetica e dello sviluppo delle fonti rinnovabili. Il problema è dove realizzare gli impianti e secondo quali criteri. La variante introduce modifiche relative agli impianti da fonti energetiche rinnovabili e ai nuovi Servizi di Interesse Provinciale, e noi riteniamo necessario evitare il rischio che impianti fotovoltaici a terra o nuovi manufatti con funzioni sovracomunali possano essere collocati anche all'interno degli Ambiti Agricoli Strategici o della Rete Verde senza criteri sufficientemente rigorosi. Chiediamo quindi criteri chiari di compatibilità ambientale e la garanzia della continuità ecologica dei corridoi verdi. La transizione energetica è necessaria, ma non può essere utilizzata come giustificazione per consumare altro suolo di pregio o interrompere connessioni ecologiche.
Dalle vostre 11 osservazioni emerge quindi una visione complessiva del futuro della Brianza. Quali sono, in sintesi, le priorità che proponete?
La prima è molto semplice: non consumare più suolo. Ma questo non significa soltanto bloccare le nuove edificazioni. Significa anche promuovere una vera rigenerazione urbana, che non sia basata esclusivamente su premialità edificatorie, ma che serva a migliorare concretamente la qualità della vita, la viabilità e la qualità dell'urbanizzato esistente. Poi ci sono la preservazione delle aree agricole, la tutela delle connessioni ecologiche, la valorizzazione del paesaggio e una pianificazione più attenta agli effetti cumulativi delle trasformazioni. Dobbiamo smettere di considerare ogni intervento come un episodio isolato. Il territorio è uno solo e gli effetti di tanti piccoli o grandi interventi si sommano.
Che cosa dovrebbe cambiare, allora, nel modo di pianificare il territorio brianzolo?
Dovremmo passare da una logica nella quale si cerca di compensare o mitigare ogni nuova trasformazione a una logica nella quale si stabilisce innanzitutto che cosa non deve essere trasformato. Il punto non è soltanto difendere quello che rimane del territorio libero. È proporre e costruire un modello diverso di sviluppo. La Brianza non ha bisogno di altro consumo di suolo per migliorare la propria qualità della vita. Ha bisogno di rigenerare ciò che è già urbanizzato, recuperare le aree dismesse, migliorare la mobilità, preservare le aree agricole e ricostruire le connessioni ecologiche.
Il PTCP dovrebbe avere proprio questa funzione: non limitarsi a registrare le trasformazioni, ma orientare il futuro del territorio.
Le 11 osservazioni presentate dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP vanno in questa direzione. Sono un contributo al confronto sulla variante, ma soprattutto una proposta per una Brianza capace di riconoscere nel suolo libero, nell'agricoltura, nei boschi, nel paesaggio e nelle reti ecologiche non ciò che resta da edificare, ma una parte essenziale del proprio patrimonio e del proprio futuro.
