martedì 31 marzo 2026

Pedemontana “D breve”: la risposta di Regione Lombardia conferma tutti i dubbi


Nei giorni scorsi è arrivata la risposta dell’assessora alle Infrastrutture Claudia Terzi all’interrogazione presentata dalla consigliera regionale Michela Palestra sulla cosiddetta “D breve” della Pedemontana.

Una risposta attesa, soprattutto dopo le forti prese di posizione dei sindaci del Vimercatese e della Brianza e i ricorsi al TAR contro l’approvazione del progetto.

Ma leggendo il documento emerge con chiarezza un elemento di fondo: la Regione non entra nel merito delle criticità sollevate, limitandosi a difendere la correttezza formale della procedura seguita.

Ed è proprio qui che sta il problema.

Il punto centrale della vicenda resta uno: la “D breve” è davvero una semplice variante del progetto approvato nel 2009? La risposta regionale afferma che: il progetto “è stato inquadrato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (‘MIT’) e da CAL quale variante […] al progetto definitivo […] approvato dal CIPE con delibera n. 97/2009”. Ma non spiega perché. Non entra nel merito delle contestazioni dei Comuni, che sostengono invece che si tratti, di fatto, di una nuova opera:

  • con un tracciato diverso
  • con impatti ambientali aggiornati
  • in un contesto territoriale profondamente cambiato

Questa non è una questione tecnica secondaria: è il nodo che consente di applicare una procedura semplificata. Eppure, nella risposta, viene semplicemente data per acquisita.

La Regione rivendica la correttezza dell’iter seguito, richiamando la normativa che consente al soggetto aggiudicatore di approvare varianti senza passaggio dal CIPESS: “le varianti […] sono approvate esclusivamente dal soggetto aggiudicatore […] qualora non superino del 50 per cento il valore del progetto approvato”. E aggiunge che il MIT ha dato indicazione a CAL di procedere in questo modo.
Tutto formalmente corretto, dunque.
Ma qui emerge il classico schema delle grandi opere: “possiamo farlo” → diventa automaticamente → “è giusto farlo”. È proprio questo salto che manca nella risposta.

Non viene mai spiegato:

  • se questa procedura fosse adeguata per un’opera così impattante
  • se fosse opportuno evitare un passaggio più ampio e trasparente
  • se fosse corretto ridurre il coinvolgimento degli enti locali

La legittimità giuridica viene fatta coincidere con la legittimità politica. E non sono la stessa cosa.

La Regione sottolinea che:

  • nel 2022 ci sono stati incontri con il territorio
  • nel 2023 ulteriori confronti nell’ambito della Conferenza dei Servizi

Ma si tratta di momenti:

  • precedenti alla versione definitiva del progetto
  • orientati a “ottimizzazioni” e mitigazioni
  • non a una discussione sulle scelte di fondo

In altre parole, i territori sono stati coinvolti a valle, non a monte.

Non risulta un reale spazio per discutere:

  • se l’opera fosse necessaria
  • se esistessero alternative meno impattanti
  • quale modello di mobilità si volesse per l’area

Uno dei passaggi più deboli riguarda la comunicazione dell’approvazione. La Regione afferma: “la pubblicità dell’atto approvativo sia stata assicurata” e che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale “non può intendersi come ‘condotta lesiva’”.

Formalmente, è vero. Ma sostanzialmente?

La pubblicazione è avvenuta:

  • nel Foglio delle Inserzioni
  • senza una reale comunicazione pubblica
  • senza un momento di confronto istituzionale

Questo significa che un atto che:

  • ha effetti urbanistici
  • impone vincoli espropriativi
  • incide pesantemente sul territorio

è stato reso noto in modo tecnicamente corretto ma politicamente minimale. Legalità non è sinonimo di trasparenza.

C’è un elemento che colpisce più di tutti. Nella risposta:

  • non si parla praticamente mai di ambiente
  • nessun riferimento al P.A.N.E.
  • nessuna valutazione sugli impatti
  • nessun cenno alle alternative

Eppure è proprio su questo che si concentrano le preoccupazioni dei territori. La questione viene trattata come un problema amministrativo, non come una scelta che:

  • consuma suolo
  • frammenta ecosistemi
  • compromette aree agricole
  • contraddice gli obiettivi climatici

Nel complesso, la risposta dell’assessora Terzi:

  • chiarisce il quadro normativo, ma evita il confronto politico
  • difende la procedura, ma non giustifica la scelta

Resta quindi intatto il cuore delle criticità sollevate da amministrazioni locali e cittadini. E resta soprattutto quella sensazione già vista in molte altre grandi opere: quando esiste una scorciatoia procedurale, la si utilizza e il fatto che sia possibile diventa automaticamente una giustificazione

La vicenda della “D breve” non riguarda solo un’infrastruttura. Riguarda il modo in cui si prendono decisioni che cambiano il territorio.

  1. Qual è il ruolo dei Comuni?
  2. Quanto pesa la tutela ambientale?
  3. Che spazio ha il confronto pubblico?

Finché a queste domande si risponderà solo con articoli di legge e riferimenti procedurali, il rischio è sempre lo stesso: decisioni già prese, territori chiamati solo a prenderne atto. E la Brianza, ancora una volta, paga il prezzo più alto.

Nuovo ospedale nel Parco GruBrìa: è arrivato il momento di aprire un vero confronto civico pubblico

L'area agricola all'interno del Parco GruBrìa, dove si ipotizza di costruire il nuovo ospedale

Il dibattito sul nuovo ospedale di Seregno continua ad arricchirsi di riflessioni e preoccupazioni legittime. Significa che il tema è sentito e che i cittadini non intendono restare spettatori di una scelta che avrà effetti profondi e duraturi sul territorio.

Come già evidenziato su questo blog, la prospettiva di realizzare il nuovo presidio sanitario all’interno del Parco GruBrìa solleva criticità rilevanti, sia sul piano ambientale sia su quello urbanistico. Parliamo di uno degli ultimi ambiti agricoli continui della Brianza centrale, in un contesto che ha già superato il 54% di suolo consumato. Una trasformazione di questa scala non può essere considerata una scelta come le altre.

Ma proprio perché la posta in gioco è così alta, il punto oggi non è soltanto ribadire le ragioni del “no” a una localizzazione nel Parco. È fare un passo ulteriore: chiedere che il processo decisionale sia all’altezza della complessità del tema.

Ad oggi, il confronto pubblico appare limitato. Le alternative vengono presentate in modo non pienamente equilibrato, mentre l’ipotesi del Dosso sembra già accompagnata da una visione progettuale più avanzata. Allo stesso tempo, restano sullo sfondo questioni fondamentali: il reale fabbisogno sanitario, il rapporto con le strutture esistenti, le possibili soluzioni a scala sovracomunale, gli impatti infrastrutturali e viabilistici.

Non si tratta semplicemente di scegliere “dove” costruire. Si tratta di decidere quale modello di sanità e quale idea di territorio vogliamo per i prossimi decenni.

Per questo riteniamo che sia arrivato il momento di aprire un vero confronto civico pubblico, promosso dall’Amministrazione comunale, capace di coinvolgere tutti i soggetti interessati.

Un percorso trasparente e strutturato che metta intorno allo stesso tavolo:
  • il Comune
  • l’ASST
  • i progettisti
  • il Parco GruBrìa
  • le principali associazioni del territorio (ACLI, Legambiente, Amici del Parco GruBrìa, ecc.)
  • cittadini, operatori sanitari e portatori di interesse
Non un semplice momento informativo, ma un processo di confronto reale, basato su dati, scenari alternativi e valutazioni comparate.

Una proposta di questo tipo non rappresenta un ostacolo alle decisioni, ma un’opportunità.

Le risorse in gioco sono pubbliche. L’impatto sul territorio sarà permanente. Le conseguenze riguarderanno non solo Seregno, ma un’area ben più ampia della Brianza.

Per queste ragioni, riteniamo che una decisione così rilevante non possa essere percepita come già definita, né ridotta a un’alternativa tra accettare una soluzione o rischiare di perdere tutto.

Aprire un confronto civico oggi significa prendersi il tempo per decidere meglio.
Significa evitare divisioni domani.
Significa, soprattutto, rispettare il territorio e la comunità che lo abita.

Su una scelta di questa portata, non restare inattivi non vuol dire solo prendere posizione.
Vuol dire costruire le condizioni perché la decisione sia davvero pubblica, consapevole e condivisa.

Triangolo Lariano: rischio inquinamento per fiume Lambro e lago di Pusiano


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

C'è il continuo e concreto rischio di inquinamento del fiume Lambro e del lago di Pusiano. Una delle principali cause: il 60% circa delle fognature dei comuni del Triangolo Lariano sono ancora di tipo misto. Com'è risaputo, questo tipo di fognature mette in sofferenza tutto il sistema di raccolta e depurazione delle acque reflue, in particolare incide negativamente sulla gestione del depuratore di Merone e degli sfioratori di piena, col concreto rischio di inquinare le acque superficiali.
Questa è l'analisi che il nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" sta conducendo, sulla base dei dati che ci sono stati forniti sia dall'Ambito Territoriale Ottimale (A.T.O.) della provincia di Como, sia dal gestore del servizio idrico, ovvero dalla società Como Acqua. I dati del censimento delle fognature, seppur indicativi e provvisori, sono abbastanza sconfortanti. Come accennato, mediamente solo il 40 per cento circa delle reti fognarie dei 30 comuni del Triangolo Lariano sono separate tra acque chiare e acque scure. Il che significa che circa il 60% è ancora di tipo misto! 
I dati sono comunque molto differenziati da comune a comune. Si va dai municipi messi peggio, con ad esempio Magreglio che ha il 97% circa delle fognature di tipo misto, a cui seguono Sormano, Torno e Blevio con oltre il 90 per cento. Significativo poi il dato dei due tra i comuni più popolosi del Triangolo Lariano: Erba con il 76% delle fognature ancora di tipo misto, e Canzo con il 66%. E poi dall'altra parte ci sono, fortunatamente, i comuni virtuosi, ovvero quelli con la maggior parte delle reti separate: si va dal 100% di Pusiano e Pognana Lario, al 97% di Brunate, al 94% di Tavernerio. 
Ma, come detto, facendo un totale ponderato (in base al numero degli abitanti), risulta che all'incirca il 60% delle fognature di tutto il Triangolo Lariano sono ancora di tipo misto. Questo comporta che, in caso di forti acquazzoni, nei collettori fognari arrivino troppe acque piovane, che conseguentemente mettono in sofferenza le tubazioni e gli sfioratori di piena, costretti a scaricare le acque miste - contenenti reflui inquinanti - nelle rogge, nei fiumi o addirittura nei laghi. In tali situazioni, ad esempio il lago di Pusiano rischia un sensibile peggioramento della qualità delle proprie acque, già normalmente inquinate.
 

Per risolvere questi problemi, bisognerebbe in termini prioritari utilizzare gli investimenti pubblici - destinati al risanamento ambientale - proprio per rendere più efficienti le fognature. In definitiva occorre anzitutto separare le acque chiare dalle acque scure, oltre che - ovviamente - realizzare le tubazioni nelle località del Triangolo Lariano che ancora oggi non sono dotate di fognatura pubblica. 
Il tutto per raggiungere l'obiettivo del risanamento delle acque del bacino del fiume Lambro e dei laghi, a partire dal lago di Pusiano. 
Questo tema degli scarichi fognari sarà uno degli argomenti che verranno trattati nel corso dell'incontro pubblico che come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" abbiamo previsto per la sera del 10 aprile a Pusiano; il titolo dell'incontro sarà: “Come sta il lago di Pusiano? - Qualità delle acque del lago tra inquinamento e crisi climatica”.

lunedì 30 marzo 2026

Alzate Brianza. In tanti alla scoperta dei rapaci notturni allo Zoc del Peric


a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

La “Serata sui rapaci notturni allo Zoc del Peric”, tenutasi sabato 28 marzo, ha ottenuto un ottimo riscontro. Soddisfatti gli organizzatori, ovvero il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" e l’associazione Le Contrade.

Presenti una sessantina di persone, tra cui una decina di bambini, alla presentazione del libro di Marco Mastrorilli, esperto di rapaci notturni, che ha raccontato da cosa nascono leggende e modi di dire su gufi e civette. Ha quindi presentato le specie target dell’incontro, indicando comportamenti e luoghi dove poterle osservare, introducendo anche i versi che sarebbero stati utilizzati durante l’uscita.


Dopo una breve spiegazione del comportamento da tenere durante l’uscita per non disturbare eccessivamente la fauna, i partecipanti si sono recati all’area umida dello “Zoc del Peric”, dove, in diverse postazioni, Mastrorilli ha lanciato i richiami. Ben quattro allocchi hanno risposto, indicando una buona presenza della specie, mentre non si è fatta sentire la civetta.

Si ricorda che nell’area del parco dello “Zoc del Peric” sono state censite oltre 100 specie diverse di uccelli, tra stanziali e migratori, diurni e notturni. Questo dato conferma l’importanza della conservazione naturalistica di queste aree, fortunatamente risparmiate dalla cementificazione.

La prossima uscita serale è programmata per sabato 2 maggio, sempre allo “Zoc del Peric”, e riguarderà gli anfibi, in occasione dell’evento internazionale “Save the Frogs Day 2026”.

domenica 29 marzo 2026

Nuovo ospedale di Seregno: una scelta coerente con il programma elettorale?

Fonte immagine: Wikipedia

Nel dibattito in corso sulla realizzazione del nuovo ospedale di Seregno emerge una questione che finora è rimasta sullo sfondo, ma che merita attenzione: la coerenza di questa scelta con il programma amministrativo presentato agli elettori nel 2023 (per scaricarlo cliccare qui).

Nel documento con cui l’attuale maggioranza si è presentata alle elezioni non compare alcun riferimento alla costruzione di un nuovo presidio ospedaliero. Al contrario, sul piano urbanistico e ambientale vengono indicati alcuni indirizzi molto chiari, più volte ribaditi nel testo.

Tra questi, in particolare, l’obiettivo del “consumo di suolo zero” e la priorità della rigenerazione delle aree dismesse, indicata come modalità privilegiata per rispondere ai bisogni della città senza ulteriore espansione urbana.

Si tratta di principi che non hanno un valore meramente tecnico, ma rappresentano un orientamento politico preciso: contenere l’uso di nuovo suolo, valorizzare il patrimonio esistente e limitare l’impatto delle trasformazioni sul territorio.

Alla luce di questi indirizzi, l’ipotesi di realizzare un nuovo ospedale su un’area agricola, per di più all’interno del Parco GruBrìa, introduce una evidente tensione tra quanto dichiarato nel programma e le scelte che oggi sembrano prendere forma nel dibattito pubblico.

Non si tratta di una questione formale, ma sostanziale. Una decisione di questo tipo non è neutra: implica consumo di suolo, trasformazione permanente di un’area libera e incide su uno degli ambiti più delicati del territorio.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento. Proprio perché il nuovo ospedale non era tra gli interventi esplicitamente indicati nel programma, gli elettori non si sono espressi su questa specifica scelta.

Questo non mette in discussione la legittimità dell’amministrazione, ma pone un tema di metodo. Quando emergono decisioni così rilevanti e non previste nel mandato elettorale, diventa ancora più importante costruire momenti di confronto pubblico ampi e strutturati.

Assemblee, percorsi partecipativi, occasioni di approfondimento: strumenti che permettono di discutere nel merito le alternative, valutare gli impatti e rendere trasparenti le motivazioni delle scelte.

L’ampio consenso elettorale ottenuto dal sindaco rappresenta una base solida per governare, ma non esaurisce la necessità di costruire condivisione su decisioni specifiche che non erano contenute nel programma e che incidono in modo significativo — e non reversibile — sul futuro della città.

Per questo, il tema della coerenza non riguarda solo il passato, ma anche il modo in cui si costruiscono le decisioni nel presente.

Se davvero si ritiene che la realizzazione di un nuovo ospedale — eventualmente anche su suolo agricolo — sia la scelta più corretta, è necessario dirlo con chiarezza e motivarlo pubblicamente, spiegando perché questa opzione sia compatibile, o eventualmente debba prevalere, rispetto agli obiettivi di consumo di suolo zero e rigenerazione urbana indicati nel programma.

Solo così il confronto può diventare reale e le decisioni realmente condivise.

sabato 28 marzo 2026

Verde urbano a Seregno: tra nuove piantumazioni e alberi abbattuti


Il tema del verde urbano è tornato al centro dell’attenzione a Seregno, dopo un intervento del sindaco Alberto Rossi sulla propria pagina Facebook. Il post, pubblicato in concomitanza con episodi di forte vento, prova a tenere insieme due aspetti spesso percepiti come contrapposti: la sicurezza e la tutela del patrimonio arboreo.

Il sindaco parte da un punto sensibile, quello degli abbattimenti, sottolineando come ogni intervento venga effettuato sulla base di perizie agronomiche e con l’obiettivo di prevenire rischi, soprattutto in condizioni meteorologiche avverse. “Ogni albero abbattuto è un dispiacere”, scrive Rossi, ribadendo però la necessità di intervenire su piante morte o malate.

Accanto a questo, l’amministrazione mette in evidenza l’attività di piantumazione: 210 nuove piante messe a dimora nelle ultime settimane in diverse zone della città, tra parchi, scuole e strade, per un investimento di circa 70 mila euro. Il messaggio conclusivo è chiaro: “Tagliare quando serve, ma soprattutto piantare, rigenerare, far crescere”.

Un’impostazione che, almeno nei principi, trova il nostro consenso: intervenire quando non ci sono alternative e, al tempo stesso, investire sul verde. Tuttavia, il dibattito sul tema è più ampio e complesso, e non si esaurisce nel semplice equilibrio tra abbattimenti e nuove piantumazioni.

Uno dei punti più discussi riguarda proprio il rapporto tra alberi abbattuti e alberi piantati. Nel post del sindaco vengono forniti dati dettagliati sulle nuove messe a dimora, ma non sul numero delle piante rimosse. Un elemento che è importante per valutare in modo completo le politiche sul verde.

C’è poi una questione di natura qualitativa, oltre che quantitativa. Come sottolineano molti esperti, non tutti gli alberi hanno lo stesso valore. Un albero adulto, con decenni di crescita alle spalle, svolge funzioni ecosistemiche – dall’assorbimento di CO₂ alla regolazione del microclima, fino al supporto alla biodiversità – che una pianta giovane non può garantire nel breve periodo.

Su questo punto è particolarmente netto Daniele Zanzi, agronomo di fama internazionale ed esperto di alberi monumentali. In una recente intervista ha evidenziato come la sostituzione di alberi maturi con nuove piantumazioni non sia, di per sé, una compensazione equivalente: il valore ecosistemico di una pianta adulta è “nettamente superiore” rispetto a quello di un giovane albero.

Zanzi richiama, a questo proposito, anche una stima del professor William Moomaw: per compensare il valore di un solo albero abbattuto di circa 80 anni di vita, sarebbe necessario mettere a dimora oltre 3000 nuove piante con una circonferenza del tronco non inferiore a 14 centimetri, in modo da garantire fin da subito una funzione fotosintetica significativa.

Zanzi richiama anche l’attenzione su un aspetto spesso trascurato: ogni albero non è un elemento isolato, ma un piccolo ecosistema che ospita fauna, funghi e microrganismi. La sua rimozione comporta quindi una perdita più ampia rispetto alla sola pianta.

Un altro tema riguarda la gestione del rischio. Secondo l’agronomo, il pericolo di caduta spontanea degli alberi è generalmente molto basso, mentre una parte significativa degli incidenti sarebbe legata a manutenzioni non corrette o a danni all’apparato radicale causati da interventi umani. Da qui l’invito a puntare maggiormente sulla cura e sulla gestione corretta del patrimonio esistente.

Questo non significa negare la necessità degli abbattimenti in presenza di situazioni di reale pericolo, ma piuttosto inserirli in una visione più ampia, che privilegi – quando possibile – la conservazione e la cura delle piante mature.

Il punto di incontro tra queste diverse posizioni sembra emergere proprio nella frase conclusiva del sindaco: intervenire quando necessario, ma soprattutto investire nella crescita del verde. Una sintesi che, per essere pienamente efficace, richiede però trasparenza sui dati complessivi (abbattimenti e nuove piantumazioni) e una riflessione più approfondita sul valore del patrimonio arboreo esistente.

Perché, se è vero che piantare nuovi alberi è fondamentale per il futuro, è altrettanto vero che il verde urbano è fatto anche – e soprattutto – di ciò che è già cresciuto nel tempo. E che, proprio per questo, rappresenta una risorsa difficile da sostituire.

venerdì 27 marzo 2026

Nuovo ospedale di Seregno: affidati gli studi preliminari mentre resta aperto il nodo della localizzazione

Seregno, zona Dosso: la possibile localizzazione del nuovo ospedale

Mentre il dibattito pubblico sulla localizzazione del nuovo ospedale di Seregno è ancora aperto, l’ASST della Brianza compie un primo passo operativo concreto: con la determina n. 227 del 13 marzo 2026 è stato affidato un incarico per la redazione degli studi preliminari dell’opera.


Si tratta di un servizio di supporto tecnico-specialistico finalizzato alla definizione delle basi progettuali del nuovo presidio di riabilitazione specialistica, inserito nella programmazione regionale con un investimento complessivo di 72 milioni di euro per il periodo 2025–2031.

L’incarico è stato aggiudicato alla società Chorus srl, con sede a Torino, per un importo complessivo di 171.288 euro (comprensivo di oneri e IVA). La procedura, svolta tramite piattaforma Sintel, ha visto l’invito di un unico operatore economico, individuato sulla base di esperienze pregresse.


Dal punto di vista formale si tratta di una fase preliminare, che non coincide né con la progettazione definitiva né, tantomeno, con l’avvio dei lavori. Tuttavia, è proprio questo passaggio che segna l’ingresso del progetto in una dimensione operativa.

Ed è qui che emerge un elemento di interesse: mentre restano aperti nodi fondamentali — a partire dalla localizzazione dell’ospedale — il percorso amministrativo procede.

Nei precedenti interventi abbiamo evidenziato come, nel dibattito pubblico, l’ipotesi di realizzare il nuovo presidio nell’area agricola del Dosso, all’interno del Parco GruBrìa, venga presentata in modo sempre più concreto, a fronte di alternative legate alla rigenerazione di aree dismesse descritte invece come difficilmente praticabili.

Per leggere l'articolo pubblicato sul Giornale di Seregno cliccare qui

Le recenti prese di posizione, tra cui quelle del presidente del PLIS GruBrìa Arturo Lanzani, hanno ulteriormente rafforzato le criticità ambientali e territoriali di questa scelta, sottolineando come la tutela degli spazi aperti e la qualità dell’ambiente siano parte integrante della salute pubblica.

In questo contesto, l’avvio degli studi preliminari rappresenta un ulteriore tassello che suggerisce come il progetto stia progressivamente prendendo forma, al di là del confronto pubblico ancora in corso.

Un aspetto che merita attenzione riguarda anche le modalità di affidamento dell’incarico. La procedura ha previsto l’invito di un solo operatore economico, una modalità consentita dalla normativa in determinate condizioni, ma che riduce inevitabilmente il confronto competitivo.

Al di là degli aspetti procedurali, è però il significato complessivo di questo passaggio a risultare rilevante. L’avvio delle attività tecniche produce infatti anche un effetto meno visibile: consolida il percorso progettuale. Con il progredire degli studi, degli incarichi e degli investimenti, la possibilità di rimettere in discussione scelte di fondo — come quella della localizzazione — tende progressivamente a ridursi.

La determina, va sottolineato, non entra nel merito di questo nodo, che resta formalmente aperto. Ed è proprio su questo punto che si concentra il dibattito sviluppatosi negli ultimi mesi: costruire un nuovo ospedale su suolo agricolo, all’interno di un parco locale, oppure privilegiare soluzioni di riuso e rigenerazione urbana.

A ciò si aggiunge una questione più ampia, già emersa nel confronto pubblico: è davvero necessario realizzare una nuova struttura, oppure le criticità del sistema sanitario locale riguardano soprattutto la carenza di personale e il potenziamento dei presidi esistenti?

Proprio per questo, mentre il progetto entra in una fase operativa, diventa ancora più urgente chiarire in modo trasparente alcuni punti essenziali:
  • dove si intende localizzare l’opera;
  • perché eventuali alternative vengono considerate non praticabili;
  • quale sia il bilanciamento tra esigenze sanitarie e tutela del territorio;
  • se la costruzione di un nuovo presidio rappresenti davvero la risposta più efficace ai bisogni di cura. 
Il rischio, altrimenti, è che una scelta complessa e ad alto impatto venga progressivamente consolidata attraverso atti tecnici, senza che si sia sviluppato fino in fondo un confronto pubblico consapevole sulle sue implicazioni.

giovedì 26 marzo 2026

Circolo Ambiente: "A Erba nel recupero delle aree dismesse si rischia di favorire i privati"


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Nel recupero delle aree dismesse di Erba (CO) si rischiano di favorire gli interessi dei privati. Tale rischio risulta evidente dopo l'approvazione della delibera di Consiglio Comunale dello scorso 27 febbraio, con la quale viene consentita la possibilità di frammentare gli interventi tra i vari lotti delle aree dismesse da riqualificare, intervenendo appunto per stralci funzionali, con i privati che potranno concordare volta per volta i loro progetti con l’Amministrazione Comunale.

La possibilità di procedere per lotti nella riqualificazione delle aree dismesse del centro, potrebbe portare anzitutto al concreto rischio di perdere la visione d'insieme del disegno urbanistico che riguarda il centro della città. Ovvero si rischia di produrre un caos urbanistico, con edifici adiacenti in stili differenti e con pochi spazi per la collettività. Invece c'è la necessità che gli interventi di recupero e di rigenerazione delle aree dismesse del centro di Erba mantengano un "disegno unitario", come recita la legge. Procedendo per lotti ("stralci funzionali"), c'è il rischio da far 'prevalere' le esigenze immobiliaristiche delle singole proprietà, tenendo anche conto dell'aumento di volumetria concesso dalla legge regionale, premialità che mal si concilia con gli spazi urbani del centro città, già ora fortemente congestionati. 

Precisiamo che la nostra associazione è convintamente a favore della riqualificazione delle aree industriali dismesse di Erba, ma il recupero deve avere l’obiettivo primario di dare respiro agli spazi urbani del centro città. Cioè la riqualificazione deve conciliare gli interessi delle proprietà private con le primarie esigenze pubbliche e collettive tra cui: creazione di aree e percorsi ciclo-pedonali, spazi di socialità e cultura, servizi pubblici e sociali. Tra questi sarebbe bene prevedere una piazza completamente pedonale, che attualmente a Erba non c'è, ma di cui se ne sente il bisogno per rendere la città più a misura di uomo. 

Un altro paradosso derivante dalla delibera approvata dal Consiglio Comunale di Erba (che recita che: "gli interventi possano essere concordati volta per volta con l’Amministrazione Comunale"), è il rischio di sottrarre allo stesso Consiglio e alla collettività (quindi senza il necessario percorso di partecipazione pubblica) la definizione delle modalità di recupero complessivo delle aree dismesse, consegnando alla discrezione del Sindaco e della Giunta comunale l'importante sviluppo del centro cittadino, cioè il futuro urbanistico della città. 

In definitiva, per l'auspicato recupero delle aree dismesse, servirebbe una visione 'alta' e lungimirante, che crei nuovi spazi pubblici per la collettività, evitando quindi la frammentazione dello sviluppo urbanistico delle aree centrali di Erba, che rischia di favorire solo gli 'appetiti' del mercato immobiliare, dimenticandosi delle esigenze della collettività.

martedì 24 marzo 2026

Pedemontana? Bocciata: a Bernate un pomeriggio tra gioco e denuncia


Nel cuore della Brianza, dove il paesaggio raccontava fino a poco tempo fa una storia fatta di campi, filari e comunità, si prepara un’iniziativa dal tono volutamente leggero ma dal significato profondamente politico. I comitati che da anni si oppongono alla costruzione dell’autostrada Pedemontana lombarda lanciano un nuovo appuntamento pubblico, scegliendo l’ironia come strumento per denunciare quello che definiscono uno “scempio ambientale” ancora in corso.

Sabato 28 marzo, a partire dalle ore 15:30, il ritrovo è fissato in Piazza Durini, a Bernate di Arcore. L’invito è semplice: trascorrere insieme un pomeriggio nei luoghi segnati dai cantieri dell’infrastruttura, osservando da vicino le trasformazioni del territorio e condividendo un momento di socialità e consapevolezza.

Il titolo dell’iniziativa — “Bocciamo Pedemontana” — gioca su un doppio significato tanto immediato quanto efficace. Da un lato, “bocciare” nel senso di respingere un progetto ritenuto dannoso; dall’altro, il richiamo al gioco delle bocce, simbolo di convivialità e tradizione. Proprio su questo doppio binario si sviluppa il programma della giornata: alle 16:30 prenderà il via un torneo amatoriale di bocce, aperto a tutti, con l’obiettivo dichiarato di “bocciare insieme Pedemontana”.

L’ironia diventa così una forma di resistenza, capace di coinvolgere anche chi si avvicina per curiosità o per trascorrere qualche ora all’aria aperta. “Se costruiranno Pedemontana la useremo per giocare a bocce”, recita provocatoriamente uno degli slogan dell’evento, trasformando un’opera contestata in un paradossale campo da gioco.

A seguire, dalle 18:00, la giornata proseguirà con un dj set e la presenza di cibo, a rafforzare l’idea di una comunità che si ritrova e si riconosce anche attraverso momenti informali. Ma dietro la leggerezza dell’iniziativa resta ben chiaro il messaggio: riportare l’attenzione pubblica sugli impatti ambientali e sociali di un’infrastruttura che continua a dividere il territorio.

Meda riscopre la Valle dei Mulini: nasce il “Sentiero della Vigna e del Vecchio Mulino”


La città di Meda si prepara a riannodare i fili della propria memoria collettiva attraverso un’iniziativa che intreccia ambiente, storia e partecipazione. Venerdì 27 e sabato 28 marzo saranno infatti dedicati alla doppia inaugurazione del nuovo “Sentiero della Vigna e del Vecchio Mulino”, un percorso naturalistico restituito alla comunità medese come luogo di connessione tra paesaggio e identità locale.

Il progetto, promosso da WWF Insubria insieme al Circolo XX Settembre – Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, alla Cooperativa sociale La Brughiera Onlus e al Comune di Meda, rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra associazioni, istituzioni e cittadinanza attiva. Fondamentale anche il coinvolgimento delle scuole del territorio, chiamate a partecipare in prima persona alla riscoperta e alla cura degli spazi verdi.


Il nuovo sentiero si inserisce nel contesto della Valle dei Mulini e mira a restituire continuità a un paesaggio segnato nel tempo da trasformazioni e frammentazioni. Non si tratta soltanto di un intervento di riqualificazione, ma di un’azione culturale che invita a rileggere il territorio attraverso le tracce del passato e le sfide del presente.

In questo solco si colloca anche la proposta del WWF di dedicare idealmente il percorso alla memoria di Corrado Marelli, figura significativa per la tutela del verde a Meda e per lo sviluppo dei progetti di forestazione urbana. Un’iniziativa che, pur non configurandosi come un’intitolazione formale, intende riconoscere il contributo di chi ha lavorato concretamente per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio.


L’inaugurazione del sentiero sarà accompagnata da ulteriori interventi di arricchimento ambientale: la messa a dimora di circa trenta tra alberi e arbusti, forniti da ERSAF Lombardia, e l’installazione di quattro casette-nido realizzate da giovani coinvolti in cooperative socio-solidali. Azioni concrete che contribuiscono a rafforzare il valore educativo del progetto.

Il primo appuntamento, riservato alle scuole e ai rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni, si terrà venerdì 27 marzo a partire dalla mattina, con ritrovo presso l’ingresso delle scuole Anna Frank. Sarà un momento dedicato soprattutto alle nuove generazioni, protagoniste di un percorso di educazione ambientale che trova nel territorio il suo laboratorio privilegiato.

La giornata di sabato 28 marzo, invece, sarà aperta a tutta la cittadinanza. A partire dalle ore 11, in concomitanza con l’Earth Hour WWF 2026 Italia, la comunità sarà invitata a partecipare all’inaugurazione pubblica del sentiero. L’accesso sarà consentito esclusivamente a piedi, scelta coerente con lo spirito dell’iniziativa e con l’idea di una fruizione lenta e sostenibile degli spazi naturali.

Studenti in Erasmus alla Fontana del Guercio: natura, storia e tutela ambientale al centro dell’esperienza


Lunedì 23 marzo la Riserva Naturale della Fontana del Guercio, a Carugo, ha accolto un gruppo di studenti tedeschi in Erasmus, ospiti del liceo Jean Monnet di Mariano Comense. Un’iniziativa che si rinnova dopo la positiva esperienza dello scorso anno, confermandosi come un importante momento di scambio culturale e di educazione ambientale.

Ad aprire l’incontro è stato il saluto istituzionale del vicesindaco di Carugo, Marco Cappellini, che ha dato il benvenuto agli studenti sottolineando il valore della riserva per il territorio e per le nuove generazioni.


La visita è poi entrata nel vivo grazie agli interventi dei relatori. Tiziano Grassi, presidente del Comitato per il Parco Regionale Groane Brughiera, ha illustrato le peculiarità naturalistiche dell’area, soffermandosi sugli aspetti geologici e sulla biodiversità che caratterizza la riserva.


Edoardo Pardini
, in rappresentanza dell’associazione Museo della Brianza nel Novecento di Carugo, ha raccontato il significativo percorso di recupero ambientale: un’area che negli anni ’60 era stata compromessa dalla presenza di una discarica abusiva e che oggi rappresenta un esempio concreto di riqualificazione e tutela del territorio.


Di particolare interesse anche l’intervento di Zeno Celotto, storico locale e autore di una pubblicazione sulla storia economica dei fontanili, che ha tracciato un quadro storico della Fontana del Guercio, mettendo in relazione il passato con le sfide attuali, a partire dal tema sempre più centrale della risorsa acqua e della sua gestione.


Protagonista indiscussa della giornata è stata proprio la Fontana del Guercio, il fontanile che dà il nome alla riserva: attorno ad esso si sono sviluppate osservazioni e approfondimenti su flora, fauna, equilibri ecologici e criticità, come la presenza di specie invasive e le attività messe in campo per contrastarle.

Non sono mancate le domande da parte degli studenti, che hanno dimostrato curiosità e partecipazione attiva, rendendo l’incontro dinamico e coinvolgente. Fondamentale anche il contributo delle insegnanti, che hanno tradotto in inglese i vari interventi, permettendo a tutti di seguire e comprendere appieno i contenuti.


L’iniziativa, della durata di oltre due ore, si è confermata un’esperienza positiva per tutti i partecipanti: un’occasione per conoscere da vicino un’area naturale di grande valore, ma anche per riflettere sull’importanza della tutela ambientale e sul ruolo che ciascuno può avere nella salvaguardia del territorio.

Studenten im Erasmus-Programm an der Fontana del Guercio: Natur, Geschichte und Umweltschutz im Mittelpunkt der Erfahrung


Am Montag, den 23. März, empfing das Naturschutzgebiet Fontana del Guercio in Carugo eine Gruppe deutscher Erasmus-Studierender, die zu Gast am Jean-Monnet-Gymnasium in Mariano Comense waren. Eine Initiative, die nach der positiven Erfahrung des vergangenen Jahres erneuert wird und sich als wichtiger Moment des kulturellen Austauschs und der Umweltbildung bestätigt.

Die Veranstaltung wurde durch den institutionellen Gruß des Vizebürgermeisters von Carugo, Marco Cappellini, eröffnet, der die Studierenden willkommen hieß und den Wert des Schutzgebiets für das Gebiet und für die neuen Generationen hervorhob.

Anschließend nahm die Führung Fahrt auf dank der Beiträge der Referenten. Tiziano Grassi, Präsident des Komitees für den Regionalpark Groane Brughiera, erläuterte die naturkundlichen Besonderheiten des Gebiets und ging dabei insbesondere auf die geologischen Aspekte und die Biodiversität ein, die das Schutzgebiet prägen.

Edoardo Pardini, Vertreter des Vereins „Museo della Brianza nel Novecento“ in Carugo, berichtete über den bedeutenden Weg der ökologischen Wiederherstellung: ein Gebiet, das in den 1960er Jahren durch das Vorhandensein einer illegalen Mülldeponie beeinträchtigt war und heute ein konkretes Beispiel für Aufwertung und Schutz des Territoriums darstellt.

Von besonderem Interesse war auch der Beitrag von Zeno Celotto, Lokalhistoriker und Autor einer Veröffentlichung zur Wirtschaftsgeschichte der Quellgebiete (Fontanili), der einen historischen Überblick über die Fontana del Guercio gab und dabei die Vergangenheit mit den aktuellen Herausforderungen verknüpfte, insbesondere mit dem zunehmend zentralen Thema der Wasserressourcen und ihrer Bewirtschaftung.

Unbestrittener Hauptakteur des Tages war die Fontana del Guercio selbst, die Quelle, die dem Schutzgebiet ihren Namen gibt: Rund um sie entwickelten sich Beobachtungen und Vertiefungen zu Flora, Fauna, ökologischen Gleichgewichten und Problematiken, wie etwa das Vorkommen invasiver Arten und die Maßnahmen zu deren Bekämpfung.

Auch an Fragen seitens der Studierenden mangelte es nicht: Sie zeigten Neugier und aktive Teilnahme, was das Treffen dynamisch und ansprechend machte. Von grundlegender Bedeutung war zudem der Beitrag der Lehrkräfte, die die verschiedenen Beiträge ins Englische übersetzten und so allen ermöglichten, den Inhalten vollständig zu folgen und sie zu verstehen.

Die über zwei Stunden dauernde Initiative erwies sich für alle Teilnehmenden als positive Erfahrung: eine Gelegenheit, ein Naturgebiet von großem Wert aus nächster Nähe kennenzulernen, aber auch, über die Bedeutung des Umweltschutzes und die Rolle, die jeder Einzelne beim Schutz des Territoriums spielen kann, nachzudenken.

Diese Übersetzung wurde mit Unterstützung von künstlicher Intelligenz erstellt.

Lago di Pusiano: quale futuro per le sue acque? Un incontro pubblico per capire e agire


Il Lago di Pusiano è uno dei luoghi simbolo della Brianza, un ecosistema prezioso ma fragile, sempre più al centro di preoccupazioni ambientali. Negli ultimi anni, fenomeni come l’eutrofizzazione, l’inquinamento e gli effetti della crisi climatica hanno reso evidente la necessità di comprendere meglio lo stato di salute del lago e le prospettive per il suo futuro.

Per questo motivo, il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” promuove una serata di approfondimento aperta a tutta la cittadinanza: “Come sta il Lago di Pusiano? La qualità delle acque del lago, tra inquinamento e crisi climatica”. L’incontro si terrà venerdì 10 aprile 2026 alle ore 20:45, presso la Sala civica di Palazzo Beauharnais (Via Mazzini 39, Pusiano).

Sarà un’occasione importante per ascoltare esperti e istituzioni che, da diversi punti di vista, studiano e intervengono sul lago:
  • Fabio Buzzi (ARPA Lombardia) illustrerà lo stato ambientale attuale delle acque
  • Diego Copetti (CNR-IRSA) analizzerà le “risposte” del lago alle pressioni locali e ai cambiamenti globali
  • Andrea Fenocchi (Università di Pavia) presenterà dati, evidenze scientifiche e modelli previsionali sulla salute del lago
  • Daniele Magni e Michel Fasoli (Regione Lombardia) approfondiranno il ruolo delle istituzioni nei processi di risanamento
A moderare l’incontro sarà Roberto Fumagalli, del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

L’iniziativa rappresenta un momento fondamentale di confronto pubblico: non solo per comprendere meglio le criticità ambientali del Lago di Pusiano, ma anche per discutere possibili soluzioni e responsabilità condivise. La partecipazione è infatti aperta a tutta la cittadinanza, con l’invito esteso anche ai sindaci dei comuni rivieraschi e alle istituzioni del territorio.

lunedì 23 marzo 2026

Sabato 28 marzo la “Serata sui rapaci notturni allo Zoc del Peric”


a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"   


Si terrà sabato 28 marzo a Fabbrica Durini la “Serata sui rapaci notturni allo Zoc del Peric”. L’evento è organizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” e dall’associazione Le Contrade, col patrocinio dei Comuni di Alzate Brianza e di Lurago d'Erba.
L’appuntamento è alle ore 20,30 presso il Salone polifunzionale ex Asilo di Fabbrica Durini (Alzate Brianza), in via Parini 8.

La serata sarà l’occasione per presentare il libro "Vietato gufare - Gufi e civette" con la presenza degli autori Marco Mastrorilli e Stefania Montanino, a cui seguirà la visita guidata presso la zona umida dello ‘Zoc del Peric’ per l'ascolto dei rapaci.


Marco Mastrorilli è un autore e divulgatore scientifico che da oltre trent’anni svolge attività di ricerca, educazione ambientale e formazione sul campo, con particolare attenzione a etologia, bioacustica e conservazione. Il libro che presentano svela da cosa nascono le leggende e i modi di dire sui gufi. I rapaci, specialmente quelli notturni, sono stati a lungo vittime di un’immagine negativa, associati per secoli a sventura, mistero e oscurità. Queste convinzioni sono talmente profondamente radicate nella nostra cultura e nelle tradizioni locali che ancora oggi in alcune regioni al canto di una civetta si associa la morte e alla sfortuna si aggrega l’immagine di un gufo.
Gli autori, dopo aver conversato con i presenti, accompagneranno i presenti ad un’uscita presso la zona umida dello ‘Zoc del Peric’, che è la perla del parco omonimo.
Qui i visitatori, oltre a godere di una serata in mezzo alla natura, potranno sentire i rapaci rispondere ai richiami specifici lanciati dagli autori. In ogni caso sarà un’esperienza affascinante.

Si precisa che l'incontro al chiuso si terrà con qualsiasi condizione meteo, mentre in caso di maltempo la successiva camminata allo Zoc del Peric sarà cancellata.
Le prenotazioni per la sola camminata vanno inviate via email a: info@circoloambiente.org.

domenica 22 marzo 2026

Montorfano: il monte, il lago e le storie di ghiaccio – una giornata tra natura e memoria


Domenica 29 marzo 2026 torna l’appuntamento con Le Brianze raccontate e camminate, e questa volta la meta è uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di storia del territorio: Montorfano. Un’escursione ad anello che unisce paesaggio, cultura e convivialità, perfetta per chi desidera scoprire – o riscoprire – uno degli angoli più suggestivi della Brianza.

Il ritrovo è fissato per le ore 10:00 presso il parcheggio della RSA Residenza I Laghi. Da qui prenderà il via una giornata che promette scorci incantevoli e racconti sorprendenti.


Durante il percorso si passerà dalla Fabbrica del Ghiaccio (nella foto sopra), una testimonianza di archeologia industriale legata al lago di Montorfano.


Dal centro del paese, passando da piazza Roma e via Mandelli, inizierà la salita verso il Monte Orfano. Un percorso accessibile ma appagante, immerso nel verde, che conduce ai ruderi dell’antico castello medievale. Qui, tra storia e panorama, è prevista una sosta con visita guidata.


Una volta raggiunta la cima, sarà il momento del pranzo al sacco: un’occasione per rilassarsi, godere della vista sul lago e condividere il piacere della camminata in compagnia.


Nel pomeriggio si scenderà lungo via Crotto Urago per tornare verso il lago. Il percorso proseguirà poi con un suggestivo giro del Lago di Montorfano, passando dalla località Sant’Andrea, tra rive tranquille e riflessi d’acqua.

Il rientro è previsto intorno alle 15:30 presso il punto di partenza, dove ad attendere i partecipanti ci sarà una piccola merenda conclusiva: il modo migliore per chiudere una giornata all’aria aperta.

Informazioni utili

L’escursione si sviluppa su un percorso ad anello di circa 6,3 km con un dislivello di circa 210 metri. È consigliato un abbigliamento adeguato e l’uso di bastoncini da escursionismo.


L’iniziativa è riservata ai tesserati ARCI, con iscrizione obbligatoria (posti limitati). È previsto un contributo di 5 euro comprensivo della merenda finale.

Per iscrizioni:
📧 cultura@arcimacherio.it
📞 335 632 8590 (Augusta)

Per informazioni:
📞 339 844 6553 (Gianni)

Come da consuetudine, gli organizzatori non si assumono responsabilità per eventuali incidenti o danni a persone e/o cose.

Fontana del Guerc: piccoli gesti, grandi conseguenze


Negli ultimi giorni, presso la Fontana del Guerc, si è ripresentata una situazione già vista e purtroppo ben nota a chi frequenta e tutela quest’area: interventi non autorizzati che alterano un equilibrio naturale estremamente delicato.

Le Guardie Ecologiche Volontarie sono state costrette più volte a ripristinare uno sbarramento realizzato con tronchi e sassi all’emissario della fontana. Questo intervento non è casuale: serve a mantenere un livello d’acqua adeguato e, soprattutto, a impedire che girini e altre forme di vita acquatica vengano trascinate fuori dalla pozza.


Eppure, qualcuno continua a rimuovere questi elementi. Forse per leggerezza, forse per scarsa consapevolezza, ma le conseguenze sono tutt’altro che banali. Già lo scorso anno, comportamenti simili hanno portato alla perdita di parte dei girini presenti, compromettendo l’equilibrio dell’ecosistema locale. A questo si è aggiunta la presenza di pesci, che in questi ambienti non dovrebbero esserci: predano infatti girini e larve di salamandra, mettendo ulteriormente a rischio la fauna autoctona.


È importante chiarire un punto fondamentale: i fontanili e la roggia devono rimanere privi di pesci, proprio per garantire la sopravvivenza delle specie anfibie che la abitano. Si tratta di un habitat fragile, dove ogni modifica può avere effetti a catena.

Per questo motivo, il Parco sta predisponendo una segnaletica specifica che vieti manomissioni e interventi impropri. Ma i cartelli, da soli, non bastano senza la collaborazione di tutti.

Un appello ai visitatori

Frequentare la natura è un privilegio, ma comporta anche una responsabilità. Anche azioni apparentemente innocue – spostare una pietra, togliere un ramo, “liberare” un passaggio d’acqua – possono causare danni significativi.

Invitiamo quindi tutti a:

  • non alterare lo stato dei luoghi
  • non rimuovere pietre, rami o paratie da fontanili e rogge
  • non introdurre specie animali (come pesci) in ambienti che non li prevedono
  • rispettare le indicazioni del Parco e del personale preposto

Queste attività devono essere svolte esclusivamente da personale competente e autorizzato, che opera con conoscenza e attenzione agli equilibri ecologici.

Siamo in un’area delicata. La tutela di questi ambienti passa anche dai comportamenti quotidiani di chi li vive. Massimo rispetto per la natura significa, a volte, fare la cosa più semplice: osservare senza intervenire.

venerdì 20 marzo 2026

Cinisello Balsamo. Dove c’era cemento, nasce comunità: storie dal Parco Grugnotorto


Nel cuore di Cinisello Balsamo prende vita un progetto che intreccia memoria collettiva, partecipazione civica e tutela del territorio. Dal 21 al 29 marzo 2026, il Centro Culturale “Il Pertini” ospita la mostra e la presentazione del libro legati a “Fare Comunità: coltivare memoria per raccogliere futuro”, un’iniziativa promossa da Legambiente Cinisello Balsamo insieme all’Associazione Le Ghirlande e al Tavolo di Sant’Eusebio, in collaborazione con il Comune.

Cofinanziato dalla Fondazione Comunitaria Nord Milano, il progetto nasce con l’obiettivo di costruire una memoria condivisa del quartiere Sant’Eusebio e dell’area del Parco Grugnotorto Villoresi, oggi parte del sistema del Parco Nord Milano. Attraverso fotografie, interviste, articoli di giornale e documenti d’archivio – tra cui quelli dell’Archivio Storico comunale – emerge un racconto corale che attraversa decenni di trasformazioni urbane e sociali.

Il percorso restituisce i bisogni e le aspirazioni di una comunità cresciuta in un contesto fortemente urbanizzato, ma capace di mobilitarsi per ottenere spazi verdi. La nascita del Parco Grugnotorto, poi evoluto nel più ampio sistema del Parco Nord, rappresenta infatti un esempio concreto di cittadinanza attiva e di costruzione dal basso del bene comune.

La mostra, allestita nel foyer al piano -1 del Centro Culturale “Il Pertini” (piazza Confalonieri 3), è aperta a tutta la cittadinanza e si propone non solo come momento espositivo, ma come occasione di incontro e riflessione sul futuro del territorio.


Il programma si articola in diversi appuntamenti significativi:

  • sabato 21 marzo alle ore 11 l’inaugurazione della mostra, seguita da una visita guidata
  • venerdì 27 marzo dalle 18 alle 19 un incontro pubblico dedicato al passato, presente e futuro del parco e del quartiere Sant’Eusebio
  • sabato 28 marzo visite guidate nel pomeriggio e, a seguire, un reading poetico sul legame tra parole e luoghi

Più che una semplice operazione di recupero storico, “Fare Comunità” si configura come un invito a leggere il passato per orientare le scelte future. In un territorio come quello della Brianza centrale, dove la pressione urbanistica continua a confrontarsi con il bisogno di natura e qualità della vita, esperienze come questa mostrano come la memoria possa diventare uno strumento attivo di trasformazione.

Parte il Concorso letterario legato alla "Festa delle Api" 2026 di Ponte Lambro


a cura del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”

Anche quest’anno la "Festa delle Api" è lieta di ospitare il Concorso letterario "Emily Dickinson" di poesia e racconti brevi.
Come per la prima edizione dello scorso anno - che ha riscosso molto successo -, l’obiettivo è avvicinare le giovani generazioni alla poesia e al mondo delle api. Infatti due delle quattro categorie in cui è suddiviso il concorso sono dedicate a ragazze e ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado, distinte in due fasce d’età differenti (under 10 - e tra 10 e 17 anni). Vi sono poi altre due categorie aperte a scrittrici e scrittori di qualsiasi età. 
Il tema scelto per quest'anno è "Basta un sogno". 

Dal 21 marzo all’1 giugno, sarà possibile inviare gratuitamente un proprio elaborato tramite un formulario pubblicato sul sito web www.festadelleapi.it . Chi vorrà partecipare dovrà specificare a che categoria appartiene, così che la giuria di qualità possa comparare i testi e votarli di conseguenza, per stilare la graduatoria e determinare chi proseguirà alla fase finale del concorso. Per ogni eventuale informazione è possibile scrivere via email a premioemilydickinson@gmail.com .

A inizio settembre verranno annunciati i nomi di chi sarà chiamato a esibirsi durante la "Festa delle Api" del 26 e 27 settembre a Ponte Lambro, in uno 'slam' in cui sarà il pubblico a votare il testo migliore.

Il Concorso letterario "Emily Dickinson" è organizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” e dall'associazione Tic Tac, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Ponte Lambro.

Si ricorda che la 17^ edizione della "Festa delle Api" si terrà il 26 e 27 settembre 2026 presso il parco di Villa Guaita a Ponte Lambro.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito: www.festadelleapi.it.

Circolo Ambiente: "Che fine ha fatto la Commissione antimafia di Lecco?"

Pagina web del Comune di Lecco

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Che
 fine ha fatto la Commissione antimafia del Comune di Lecco?

È la domanda che - come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" - ci poniamo alla vigilia della "Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie", che si celebra ogni anno il 21 di marzo. 

Dalla data dell'ultima convocazione della Commissione antimafia - avvenuta il 9 marzo del 2023 - non sembra esserci traccia della Commissione, che anche sul sito web Comune risulta ferma al 2023. Ci risulta quindi che siano ormai esattamente 3 anni che la Commissione antimafia non viene convocata! Eppure a Lecco non mancano di certo i segnali del radicamento della criminalità organizzata e in particolare della 'ndrangheta, che nel territorio lecchese è riconducibile in particolare alla famiglia Coco Trovato. Lecco è, purtroppo, più volte salita alle cronache per la presenza della criminalità organizzata. Ricordiamo in particolare l'inchiesta 'Metastasi' che aveva coinvolto direttamente alcuni membri del Consiglio comunale di Lecco.  


Nel 2022 a Lecco, dopo la specifica richiesta di un gruppo di associazioni - incluso il nostro Circolo - finalmente era stata istituita la Commissione antimafia. Però da allora si annoverano solo due convocazioni, nel 2022 e nel 2023, delle quali si ricorda, sventuratamente, la polemica con cui quasi tutti i commissari - di maggioranza e minoranza - avevano stigmatizzato le parole dell'ex perfetto Castrese De Rosa, che si era 'permesso', secondo loro, di definire Lecco come una delle realtà più infiltrate dalle mafie. Fatto invece incontrovertibile, come dimostrano anche le numerose interdittive antimafia emanate proprio dalla Prefettura lecchese. Dal 2023, come detto, nessun segnale di esistenza della Commissione antimafia del capoluogo, che evidentemente - ci viene da pensare - era stata costituita solo come proforma. Allo stesso tempo, riteniamo che non sia sufficiente, per un'Istituzione, occuparsi di legalità solo in maniera spot, in occasione delle ricorrenze o celebrazioni. Quello per la legalità e per la lotta alle mafie deve essere un impegno continuo, fuori e dentro le stesse Istituzioni. 

Il nostro auspicio è che, nell'attuale dibattito politico e in vista delle prossime elezioni comunali, sul tema dell'antimafia si costruisca un percorso politico che si occupi e preoccupi concretamente del tema della legalità e della lotta contro la presenza delle mafie - e della 'ndrangheta in particolare - nel territorio del Comune di Lecco. 

giovedì 19 marzo 2026

Seregno. Nuovo ospedale al Dosso: una scelta sbagliata, ora lo conferma anche il Parco

L'area del Parco dove è stato proposto di costruire il nuovo ospedale.

Il dibattito sulla possibile realizzazione del nuovo presidio ospedaliero nell’area del Dosso a Seregno sta facendo emergere un elemento sempre più evidente: la crescente convergenza tra analisi e posizioni che, da tempo, mettono in guardia da una scelta ritenuta sbagliata sotto molteplici punti di vista.

Nel nostro precedente post "Nuovo ospedale di Seregno: una scelta già scritta dentro il Parco GruBrìa?" pubblicato lo scorso 20 febbraio sottolineavamo come l’ipotesi di edificare al Dosso rappresenti un consumo di suolo ingiustificato, in contrasto con i principi di rigenerazione urbana e con la necessità, ormai ampiamente riconosciuta, di preservare gli ultimi spazi aperti.

Il Giornale di Seregno. Richiamo in prima pagina. 17/03/2026

Le recenti dichiarazioni di Arturo Lanzani, presidente del PLIS Grubria, pubblicate sul Giornale di Seregno di martedì 17 marzo scorso (leggi qui), vanno esattamente nella stessa direzione, rafforzando e legittimando ulteriormente queste preoccupazioni. Non si tratta di una semplice coincidenza, ma del segnale di una valutazione condivisa che attraversa competenze e ruoli diversi.

Lanzani parla apertamente di “gravissimo attentato alla salute pubblica”, introducendo un elemento fondamentale: la salute non può essere ridotta alla sola presenza di strutture sanitarie, ma comprende anche la qualità dell’ambiente, la vivibilità urbana e l’equilibrio del territorio. È esattamente il quadro in cui si inseriva anche la nostra analisi: costruire un ospedale sacrificando suolo agricolo e spazi aperti significa indebolire, e non rafforzare, il benessere complessivo della comunità.

Un primo punto di convergenza riguarda il consumo di suolo. L’area del Dosso rappresenta uno degli ultimi ambiti liberi e permeabili, già sottoposto a forti pressioni. La sua trasformazione appare in netta contraddizione con gli obiettivi di contenimento dell’espansione urbana. È lo stesso tema già evidenziato: continuare a costruire su aree libere, anziché intervenire sul patrimonio esistente, significa perpetuare un modello superato.

Un secondo elemento condiviso è quello dell’accessibilità. Lanzani evidenzia come un presidio sanitario debba essere integrato nel tessuto urbano e ben servito dal trasporto pubblico. La localizzazione al Dosso, invece, rischia di accentuare la dipendenza dall’auto privata. Anche in questo caso, la coincidenza con quanto già espresso è evidente: un ospedale deve essere facilmente raggiungibile da tutti, non solo da chi dispone di un mezzo proprio.

Altro punto centrale è la presenza di alternative. Lanzani richiama studi di fattibilità che individuano soluzioni meno impattanti, interne al tessuto urbano. Si tratta di un passaggio decisivo, perché dimostra che la contrarietà all’ipotesi del Dosso non è una posizione “contro”, ma una posizione “per”: per scelte più razionali, più sostenibili e più coerenti con una visione contemporanea della pianificazione.

Questa convergenza tra quanto già emerso nel dibattito pubblico e le parole del presidente del Parco assume oggi un valore particolare. Non siamo di fronte a opinioni isolate, ma a un quadro sempre più solido di valutazioni tecniche e culturali che indicano la stessa direzione.

Per questo, la tutela dell’area del Dosso non può essere liquidata come resistenza al cambiamento. Al contrario, rappresenta una richiesta chiara: orientare le scelte pubbliche verso soluzioni che tengano insieme salute, ambiente e qualità urbana.

In un momento in cui le decisioni sul futuro della sanità territoriale sono cruciali, ignorare questa convergenza sarebbe un errore. Ascoltarla, invece, significa costruire politiche più lungimiranti e realmente orientate all’interesse della collettività.