venerdì 27 marzo 2026

Nuovo ospedale di Seregno: affidati gli studi preliminari mentre resta aperto il nodo della localizzazione

Seregno, zona Dosso: la possibile localizzazione del nuovo ospedale

Mentre il dibattito pubblico sulla localizzazione del nuovo ospedale di Seregno è ancora aperto, l’ASST della Brianza compie un primo passo operativo concreto: con la determina n. 227 del 13 marzo 2026 è stato affidato un incarico per la redazione degli studi preliminari dell’opera.


Si tratta di un servizio di supporto tecnico-specialistico finalizzato alla definizione delle basi progettuali del nuovo presidio di riabilitazione specialistica, inserito nella programmazione regionale con un investimento complessivo di 72 milioni di euro per il periodo 2025–2031.

L’incarico è stato aggiudicato alla società Chorus srl, con sede a Torino, per un importo complessivo di 171.288 euro (comprensivo di oneri e IVA). La procedura, svolta tramite piattaforma Sintel, ha visto l’invito di un unico operatore economico, individuato sulla base di esperienze pregresse.


Dal punto di vista formale si tratta di una fase preliminare, che non coincide né con la progettazione definitiva né, tantomeno, con l’avvio dei lavori. Tuttavia, è proprio questo passaggio che segna l’ingresso del progetto in una dimensione operativa.

Ed è qui che emerge un elemento di interesse: mentre restano aperti nodi fondamentali — a partire dalla localizzazione dell’ospedale — il percorso amministrativo procede.

Nei precedenti interventi abbiamo evidenziato come, nel dibattito pubblico, l’ipotesi di realizzare il nuovo presidio nell’area agricola del Dosso, all’interno del Parco GruBrìa, venga presentata in modo sempre più concreto, a fronte di alternative legate alla rigenerazione di aree dismesse descritte invece come difficilmente praticabili.

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Le recenti prese di posizione, tra cui quelle del presidente del PLIS GruBrìa Arturo Lanzani, hanno ulteriormente rafforzato le criticità ambientali e territoriali di questa scelta, sottolineando come la tutela degli spazi aperti e la qualità dell’ambiente siano parte integrante della salute pubblica.

In questo contesto, l’avvio degli studi preliminari rappresenta un ulteriore tassello che suggerisce come il progetto stia progressivamente prendendo forma, al di là del confronto pubblico ancora in corso.

Un aspetto che merita attenzione riguarda anche le modalità di affidamento dell’incarico. La procedura ha previsto l’invito di un solo operatore economico, una modalità consentita dalla normativa in determinate condizioni, ma che riduce inevitabilmente il confronto competitivo.

Al di là degli aspetti procedurali, è però il significato complessivo di questo passaggio a risultare rilevante. L’avvio delle attività tecniche produce infatti anche un effetto meno visibile: consolida il percorso progettuale. Con il progredire degli studi, degli incarichi e degli investimenti, la possibilità di rimettere in discussione scelte di fondo — come quella della localizzazione — tende progressivamente a ridursi.

La determina, va sottolineato, non entra nel merito di questo nodo, che resta formalmente aperto. Ed è proprio su questo punto che si concentra il dibattito sviluppatosi negli ultimi mesi: costruire un nuovo ospedale su suolo agricolo, all’interno di un parco locale, oppure privilegiare soluzioni di riuso e rigenerazione urbana.

A ciò si aggiunge una questione più ampia, già emersa nel confronto pubblico: è davvero necessario realizzare una nuova struttura, oppure le criticità del sistema sanitario locale riguardano soprattutto la carenza di personale e il potenziamento dei presidi esistenti?

Proprio per questo, mentre il progetto entra in una fase operativa, diventa ancora più urgente chiarire in modo trasparente alcuni punti essenziali:
  • dove si intende localizzare l’opera;
  • perché eventuali alternative vengono considerate non praticabili;
  • quale sia il bilanciamento tra esigenze sanitarie e tutela del territorio;
  • se la costruzione di un nuovo presidio rappresenti davvero la risposta più efficace ai bisogni di cura. 
Il rischio, altrimenti, è che una scelta complessa e ad alto impatto venga progressivamente consolidata attraverso atti tecnici, senza che si sia sviluppato fino in fondo un confronto pubblico consapevole sulle sue implicazioni.

1 commento:

  1. qui c'è un'incoerenza tra il piano Clima 2030 del Comune e questo progetto.

    Sarebbe utile capire se alla maggioranza interessa il verde e la salute per pubblica od ancora una volta la voglia di cementificazione Seregno

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