martedì 30 giugno 2026

Circolo Ambiente: "I lavori per la vasca del Gandaloglio cancellano l'area umida!"


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi


Proseguono, purtroppo senza sosta, i lavori per la realizzazione della nuova pista di accesso alla vasca di laminazione del Gandaloglio, che ha cancellato un'area umida al confine tra Oggiono e Sirone. Prosegue quindi anche la nostra denuncia pubblica - come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" - per i lavori commissionati dal Parco Valle Lambro che, anziché aiutare la naturalità dei luoghi, hanno comportato la distruzione di un habitat ecologico per la fauna e soprattutto per molte specie di uccelli, tra cui aironi.
 
Le ruspe stanno continuando anche in queste settimane a riportare terreno, con cui è stata riempita l'area umida in località Rettola a Oggiono al confine con Sirone. 


Lavori - quelli per la realizzazione della vasca di laminazione - che la nostra associazione ha definito da subito inutili e dannosi. Inutili poiché la vasca di laminazione non aiuterà a risolvere i problemi derivanti dalle esondazioni naturali del torrente Gandaloglio. Lavori dannosi poiché comportano la compromissione ambientale di alcuni ambiti di naturalità, come appunto le zone umide. E, ancor più paradossale, è che questi lavori siano stati previsti e commissionati dal Parco Valle Lambro su un territorio che, seppur non compreso dentro i confini del parco, conserva comunque importanti elementi di naturalità degli habitat, in particolare per anfibi e uccelli.
 
Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" abbiamo più è più volte denunciato l'inutilità di questi lavori per la costruzione della vasca di laminazione sul Gandaloglio. Lavori i cui costi arriveranno a quasi 10 milioni di euro di fondi pubblici, senza la sicurezza che la vasca possa funzionare correttamente in caso di forti piogge. Ma con la certezza della compromissione della naturalità del torrente e delle aree umide!

lunedì 29 giugno 2026

A Seregno un presidio speciale per i 1000 giorni di genocidio a Gaza: appuntamento il 2 luglio in Piazza Concordia


In occasione dei mille giorni dall'inizio della guerra a Gaza e in Palestina, giovedì 2 luglio Seregno ospiterà un presidio speciale in Piazza Concordia, dalle 18 alle 19. L'iniziativa si inserisce nel calendario delle mobilitazioni promosse in tutta Italia in vista del 3 luglio, giornata simbolica che segna il millesimo giorno del conflitto e che vedrà svolgersi manifestazioni e digiuni con lo slogan "Fermatevi!".


Anche a livello locale, comitati, associazioni e movimenti aderenti alle reti di solidarietà con il popolo palestinese hanno scelto di dare vita a un momento di sensibilizzazione aperto alla cittadinanza. Il tradizionale presidio del giovedì assumerà, per questa occasione, una forma particolare, ispirandosi alla manifestazione nazionale in programma in Piazza Duomo a Milano e alle iniziative organizzate in oltre 150 piazze italiane.


Durante il presidio saranno esposti striscioni e messaggi per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla situazione a Gaza e in Palestina, in un'iniziativa che si svolgerà in forma rigorosamente pacifica e silenziosa.

Gli organizzatori sottolineano che il presidio sarà caratterizzato dal rispetto del silenzio e della non violenza. Chiunque desideri partecipare potrà farlo a titolo personale, condividendo lo stesso spirito dell'iniziativa.


L'appuntamento è quindi per giovedì 2 luglio, dalle ore 18 alle 19, in Piazza Concordia a Seregno, per un momento di riflessione e testimonianza collettiva rivolto a tutti coloro che desiderano esprimere la propria vicinanza alle vittime del conflitto e ribadire la richiesta di un immediato cessate il fuoco.

venerdì 26 giugno 2026

Circolo Ambiente: "A Erba lo storico parco di via Volta cancellato da asfalto e cemento!"

L'area di via Volta prima del taglio alberi

La stessa area con parcheggio e nuovi alberelli

a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

A Erba lo storico parco alberato di via Volta è stato sostituito da un parcheggio e da nuove alberature, già costrette a crescere in uno spazio angusto, strette tra asfalto e cemento.  
E' quanto sta avvenendo nella zona di via Volta, sull'area che fino a pochi mesi fa ospitava il bel parco privato e che oggi, dopo l'avvio del cantiere, vede già realizzata la superficie in asfalto che ospiterà i nuovi parcheggi e le opere connesse. Tra le opere realizzate figura anche un piccolo filare di alberelli, destinati a crescere in una fascia di terreno larga appena poche decine di centimetri, compressa tra l'asfalto dei parcheggi e il muretto di recinzione.  
Le alberature messe a dimora nei giorni scorsi non sembrano nemmeno rispettare lo spirito delle indicazioni formulate dalla Soprintendenza, che era stata da noi interpellata a proposito del taglio degli alberi. 
Lo scorso febbraio, nella nota inviata anche al Comune, la Soprintendenza chiedeva, 
oltre che "la possibilità di conservare in sito alberature significative e di pregio" (poi purtroppo tagliate), anche la possibilità di "prevederne un’adeguata compensazione in caso di abbattimento".  Se la "adeguata compensazione" è quella che si vede oggi in via Volta [foto allegata], non ci siamo proprio: i nuove alberelli sono sacrificati in uno spazio inadeguato, tra l'asfalto e il muretto in cemento!

Ecco il nostro commento finale come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi":  "Questo che vediamo in via Volta è il risultato delle pessime scelte del Sindaco e della Giunta di Erba, orientate solo a riempire di cemento e asfalto le ultime aree verdi rimaste nel centro della città! E' una vergogna cementificare le aree verdi urbane, oltretutto in tempi di isole di calore, che si possono contrastare proprio mantenendo le zone verdi e gli alberi di alto fusto, che garantiscono ossigeno e refrigerio. Invece la scelta di chi amministrativa Erba è quella di cementificare e asfaltare il poco verde rimasto in centro città!".

giovedì 25 giugno 2026

Natura a portata di mano: escursione guidata alla scoperta dei tesori del Parco Monte Barro


Sabato 27 giugno, un evento gratuito organizzato da WWF Lecco, Ente Parco e Centro Flora Autoctona per conoscere da vicino la biodiversità del territorio

Un'opportunità imperdibile per tutti gli amanti della natura e per le famiglie desiderose di trascorrere una mattinata all'aria aperta, imparando a conoscere le meraviglie che ci circondano. Sabato 27 giugno 2026, il Parco Monte Barro diventerà un'aula a cielo aperto grazie alla "Passeggiata naturalistica alla scoperta di flora e fauna", un'escursione guidata gratuita nata dalla preziosa sinergia tra WWF Lecco, Ente Parco Monte Barro e Centro Flora Autoctona.

L'iniziativa nasce con l'obiettivo di avvicinare cittadini e visitatori alla straordinaria biodiversità di uno dei parchi più significativi della regione, uno scrigno di tesori naturali e paesaggistici. Dalle ore 9:00 alle 12:00, i partecipanti saranno condotti da attivisti WWF e naturalisti lungo un percorso suggestivo e ricco di interesse.

Il ritrovo è fissato presso il Parcheggio “Cappello degli Alpini”, da cui il gruppo si incamminerà lungo il “sentiero delle Torri”, un tracciato panoramico che offre scorci mozzafiato sui laghi briantei; la passeggiata includerà una sosta nella piana di “Prà Pozzetto”. Durante il percorso, gli esperti illustreranno le peculiarità della flora locale, con un focus sui progetti di conservazione portati avanti dal Centro Flora Autoctona.

«Vogliamo mostrare la bellezza e la fragilità di questo ecosistema», spiega un portavoce di WWF Lecco. «Il Monte Barro è un sito di importanza comunitaria, e conoscerlo è il primo passo per amarlo e proteggerlo. Questa passeggiata è pensata per essere accessibile a tutti, un'occasione per riconnettersi con l'ambiente in modo consapevole e divertente».

L'evento è rivolto ad un pubblico di adulti e ragazzi a partire dai 10 anni di età (accompagnati). La partecipazione è completamente gratuita, ma per garantire la migliore esperienza possibile e il pieno rispetto dei luoghi, la prenotazione è obbligatoria fino ad esaurimento posti.

Un'iniziativa che coniuga perfettamente educazione ambientale, attività fisica e valorizzazione del territorio, ideale per chiunque voglia riscoprire le ricchezze naturali a due passi da casa. Si consiglia di vestirsi in modo adeguato a un’escursione in ambiente montano (scarpe da trekking, vestiti comodi, cappello o bandana) e di portare con sé una borraccia d'acqua.

Per tutte le informazioni del caso, si prega di fare riferimento al sito ufficiale di WWF Lecco, al seguente link: https://wwf.lecco.it/news/passeggiata-naturalistica-nel-parco

Meda ricorda il 50° anniversario del disastro dell'ICMESA

In occasione del 50° anniversario del disastro della diossina dell’ICMESA, alcuni dei soggetti che già partecipano alle attività di “Insieme per il Bosco” – coordinate dall’associazione FARE e che negli anni hanno promosso numerose iniziative presso il Bosco delle Querce di Seveso e Meda e il suo Centro Visite – hanno deciso di proporre anche alla città di Meda un percorso di incontri e approfondimenti dedicati alla memoria di quanto accadde nel 1976.

L’Amministrazione comunale di Meda ha accolto con favore la proposta, concedendo il proprio patrocinio a un ciclo di appuntamenti pubblici che prenderà avvio il 4 luglio 2026 e proseguirà dopo la pausa estiva.

Di seguito il programma delle iniziative, precisando che alcune date sono ancora in fase di definizione e potrebbero subire variazioni.


50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DELL’ICMESA
Iniziative a Meda



Sapere operaio e nocività: il caso ICMESA


Incontro con l’ambientalista Alberto Colombo, che racconterà il disastro dell’ICMESA e le sue responsabilità, in dialogo con il giornalista Mattia Lento e con Amedeo Argiuolo, già delegato sindacale del Consiglio di Fabbrica dell’ICMESA.

Interverrà inoltre Marco Caldiroli di Medicina Democratica sul tema dei cicli produttivi e della nocività industriale. L’artista Manuel Perrone, autore del podcast Cristo si è fermato a Seveso, proporrà una riflessione sul tema “Che cosa fare della memoria”.

Sabato 4 luglio 2026, ore 21.00
Sala Civica Radio, Vicolo Comunale, Meda.

Il disastro della diossina del 1976: le ricerche e gli effetti sulla salute

Incontro di approfondimento dedicato alle ricerche epidemiologiche e agli effetti sanitari del disastro. Interverrà Dario Consonni, epidemiologo, in collaborazione con Medicina Democratica. Altri relatori sono in via di definizione.

Data prevista: giovedì 24 settembre 2026.

ICMESA di Meda ed ENICHEM di Manfredonia: le risposte dei territori al disastro ambientale

Un gemellaggio ideale tra Meda e Manfredonia, introdotto dalla ricostruzione storica di Bruno Ziglioli, in dialogo con la giovane storica Lorenza Moretti e con Rosa Porcu del Movimento Cittadino Donne di Manfredonia.

Nel settembre del 1976, l’incidente avvenuto presso l’ENICHEM di Manfredonia ricevette una limitata attenzione mediatica, anche a causa della rilevanza nazionale e internazionale assunta dal disastro dell’ICMESA. L’incontro metterà a confronto i due eventi, ricostruendone analogie e differenze, e offrirà l’occasione per raccontare una storia spesso dimenticata: quella del grande bacino dell’industria chimica nella Brianza di quegli anni.

Data prevista: giovedì 1° ottobre 2026.

Una parte delle iniziative qui presentate è già stata riconosciuta meritevole di patrocinio oneroso da parte della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, nell’ambito di un progetto promosso dal Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso.

Le iniziative sono promosse dal gruppo di lavoro “Insieme per la Memoria e il Futuro del Bosco delle Querce di Seveso e Meda”, ora anche con il patrocinio del Comune di Meda.

Diossina ICMESA, gli ambientalisti a Mattarella: «Il Bosco delle Querce non può essere sacrificato alla Pedemontana»


Riceviamo e pubblichiamo
a cura di Legambiente Seveso e Sinistra e Ambiente Meda


Per il 50° anniversario del disastro della diossina i gruppi ambientalisti di Seveso e Meda scrivono al Presidente Sergio Mattarella

Alle celebrazioni istituzionali per il 50° anniversario del disastro Diossina dell'ICMESA, fabbrica del gruppo multinazionale Givaudan-Hoffman-La Roche, sarà presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Un evento che si terrà nel Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, polmone verde creato con un intervento di ingegneria ambientale dopo aver asportato il terreno dove si era depositata la diossina dell'ICMESA nella zona A, quella a maggior livello di contaminazione.

Il circolo Legambiente Laura Conti di Seveso e Sinistra e Ambiente di Meda, gruppi che da anni si occupano della tutela e della conservazione del territorio e che insieme ad altri soggetti locali hanno partecipato, organizzato e promosso attività per la Memoria storica e naturalistica del Bosco delle Querce, hanno scritto una lettera al Presidente Mattarella.

La lettera è frutto di riflessioni condivise con i soggetti del territorio che hanno animato il progetto Insieme per il Bosco a partire dal 2023 e con quei gruppi ambientalisti e quelle liste civiche che partecipano al Tavolo Permanente sui lavori di Bonifica da Diossina della tratta B2 della Pedemontana. 
Illustra al Presidente il loro agire, la loro pratica politica e le condizioni di un territorio che continua a subire scelte che impattano e compromettono la residua naturalità rimasta nella Brianza nord/occidentale.
Proprio il Bosco delle Querce sarà oggetto di uno sbancamento di 2 ettari con l'abbattimento di 3200 alberi e con la riduzione delle superfici del suo potenziale ampliamento per consentire la realizzazione di un'inutile autostrada: la Pedemontana Lombarda.

Il 50° anniversario non può essere un momento puramente celebrativo ove la Storia, il Dolore e la Memoria di ciò che avvenne dal 10 luglio 1976 (da seguire con la dettagliata ricostruzione a puntate sul blog di Sinistra e Ambiente) vengano annacquati, rimossi o non considerati nel nome di un presente che la seppellisce.

È quello che sta succedendo nella narrativa promossa in particolare dall'amministrazione sevesina di Borroni e da Regione Lombardia che nelle iniziative ufficiali sorvolano sulla ricostruzione degli eventi e sulla definizione delle responsabilità del disastro del 1976 e ignorano l'alterazione e i danni che il Bosco delle Querce subirà per realizzare l'autostrada Pedemontana Lombarda.

Il 50° anniversario non può essere avulso dal presente che non è fatto solo da una narrazione di resilienza positiva poiché anche il presente continua ad essere caratterizzato da un modello di sviluppo ad ogni costo che va a farci perdere irreversibilmente Natura e preziosi servizi ecosistemici, peggiorando la qualità della vita.
È un presente che necessita di politiche ambientali decise che ancora non ci sono. 

Il testo della lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che è stata sottoscritta anche da Seveso Futura e da singoli cittadini e cittadine.

Illustrissimo 
Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella,

Le scriviamo da Seveso e Meda, dal territorio che presto Lei pregerà della Sua presenza rendendo tangibile l’attenzione dello Stato per questo lembo della Brianza tanto ferita dal danno ambientale e alla salute causato 50 anni fa dal disastro diossina dell’ICMESA. 
Quella ferita oggi persiste ma è cambiata. 
Attorno alle vasche che custodiscono i materiali contaminati, oggi cresce il Bosco delle Querce: un parco realizzato sopra il dolore, diventato nel tempo un luogo vivo, frequentato da famiglie, scuole, cittadini. 
I suoi sentieri raccontano una storia che non può essere dimenticata e che è base delle attività che lì si svolgono fatte da cura, educazione ambientale, ricerca scientifica e partecipazione civica. 
Il dramma ha generato Memoria collettiva, consapevolezza civile, responsabilità pubblica. 
Questo cambiamento non è accaduto per caso. 
La Memoria collettiva è conservata nel Bosco delle Querce dai Pannelli del Ponte della Memoria, un’opera di narrazione condivisa dalla comunità locale su come Seveso ha subito il danno e su come ha reagito. 
Il percorso fu fortemente voluto al principio di questo millennio da una piccola ma significativa realtà del territorio: il Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, costituitosi nei primi anni Novanta e attivo proprio qui, nel cuore del disastro. 
La storia di questo processo di resistenza e di cura della memoria è narrata dalla sociologa Laura Centemeri nel libro Ritorno a Seveso (Mondadori, 2006). 
In questi ultimi anni, i gruppi facenti parte di “Insieme per il Bosco”, hanno rilanciato nel tempo presente l’intento del Ponte della Memoria e il Bosco ha cominciato a ospitare attività dedicate alla biodiversità, giornate di cura del territorio, eventi culturali, laboratori artistici, gemellaggi tra le comunità che hanno subito disastri quali il Vajont, Bhopal, Stava, Casale Monferrato, iniziative per le famiglie, momenti di educazione e di sensibilizzazione ambientale, momenti di Memoria su quello che comportò la fuoriuscita della diossina dall’ICMESA. 
Anche in questo caso è una sociologa, Emanuela Macelloni, a narrare nei suoi articoli apparsi su Secondo Welfare (https://www.secondowelfare.it/author/emanuela-macelloni/) il significato, i dettagli, il movente di questi percorsi.
Insieme per il Bosco è un progetto realizzato, su mandato e contributo di Regione Lombardia, in convenzione con il Comune di Seveso, facilitato dall’Associazione Fare di Meda e dal Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, che ha aggregato molte realtà: A.S.D. Dan Dien, Associazione Anziani di Seveso, Gruppo Cinofilo delle Groane, Impulsi – Sostenibilità e Solidarietà Meda, Legambiente Lombardia, A.S.D. Marathon Club Seveso, Musicamorfosi, NATUR&, Samadhi, Seveso Futura, Sinistra e Ambiente Meda, Teatro In-folio.
La cura della Memoria ha reso il Bosco delle Querce un Bene Comune da custodire e nel 2011 un coordinamento di associazioni e gruppi ambientalisti chiamato Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile guidò un percorso di resistenza al progetto scellerato dell’Autostrada Pedemontana Lombarda che avrebbe eroso 12 dei 43 ettari complessivi del Bosco. 
Le diverse azioni politiche intraprese convogliarono in un grande Abbraccio del Bosco delle Querce proprio nella data del 10 luglio nel quale confluirono più di 1000 donne e uomini. 
Un anno dopo Regione Lombardia deliberò la modifica del tracciato dell’Autostrada portandola per la maggior parte – ma non del tutto purtroppo - al di fuori del confine del Bosco delle Querce.
Quest'anno il momento simbolico dell'anniversario del 10 luglio 2026 vedrà la Sua pregiata presenza e per questo ci permettiamo di scriverLe prima, affinché possa Lei stesso verificare quanto Le diciamo e ne possa tenere conto.
Il Bosco delle Querce, realizzato e cresciuto sulle aree più contaminate dalla diossina e successivamente bonificate, sarà presto violato dal passaggio dell’autostrada Pedemontana che lo priverà di 2 ettari di terreno, con l’eradicazione di circa 3200 alberi.
Questi 3200 alberi sono tanta vita in un momento in cui la salvezza del pianeta potrebbe essere legata alla sua riforestazione. 
Anche le compensazioni ambientali, previste con l’ampliamento su superfici a oriente e a occidente del Bosco, saranno compromesse poiché una loro porzione significativa verrà occupata da opere complementari all’autostrada Pedemontana.
Queste compensazioni ambientali saranno comunque solo una goccia nel mare di asfalto e cemento che in questi anni ha letteralmente seppellito la Brianza, oggi prima tra le provincie italiane per consumo di suolo.
Per far passare l’autostrada è altresì in corso una bonifica dei terreni ancora contaminati dalla diossina TCDD del disastro del 1976 e questo è fonte di ulteriori preoccupazioni e attenzioni.

Il territorio dove viviamo è sventrato, i cantieri sono aperti da mesi, siamo impegnati in un percorso di monitoraggio intenso dei lavori in corso e siamo sempre più contrariati dagli accadimenti poiché ancora una volta le comunità subiranno una decisione non condivisa: quella di realizzare un’autostrada che impatterà pesantemente su ambiente e vivibilità. 
Per questo il nostro agire continuerà ad essere quello di un fattivo lavoro di cultura, di riconversione, di custodia, di protezione dell’ambiente naturale che tante, troppe volte è stato e viene violato.
Ci appassiona la biodiversità, ci anima il gusto della storia, cerchiamo di coltivare visioni per il futuro a vantaggio delle generazioni che si affacciano oggi alla vita.
 
La Sua presenza oggi qui è un segno importante di attenzione e riconoscimento per una vicenda che ha segnato la storia del Paese che non può essere dimenticata poiché deve essere monito e riferimento per le politiche ambientali, così come è accaduto con l’emanazione europea della Direttiva Seveso, giunta alla sua terza edizione.
Nel rispetto di questa storia, auspichiamo che Lei voglia aiutarci a mettere le premesse perché proprio qui venga realizzato un progetto di riqualificazione ambientale del territorio e della natura, oggi sostenuto anche a livello internazionale dalla Nature Restoration Law. 
È il progetto del Parco Fluviale e Territoriale del Seveso che dovrebbe comprendere un Bosco delle Querce ampliato che abbraccia e si unisce con tutti quei lembi di territorio che sono sopravvissuti alla cementificazione, restituire a verde il greto dei corsi d’acqua che confluiscono verso l’area metropolitana, tutelare gli ecosistemi e la biodiversità rimasta nella terra di Brianza.

Per i gruppi e le associazioni ambientaliste del territorio:

Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso
Sinistra e Ambiente di Meda

Seveso e Meda 11 giugno 2026


Rassegna stampa:
 
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lunedì 22 giugno 2026

Monte San Primo: occorre stralciare gli impianti sciistici dal progetto!


a cura del Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com 


Il Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo' torna a ribadire con forza la richiesta di stralcio della parte sciistica dal progetto di rilancio turistico della località San Primo di Bellagio.

E lo ribadisce anche a seguito di quanto emerso nel corso dell'audizione dello scorso mercoledì 17 giugno dei promotori del progetto 'OltreLario' (Comunità Montana Triangolo Lariano e Comune di Bellagio), presso le Commissioni Ambiente e Territorio della Regione Lombardia. Nel corso dell'audizione sono state fornite indicazioni fuorvianti rispetto all'effettiva consistenza del progetto, in termini di dati e costi. Infatti, a fronte dei 5 milioni di euro dell'intero progetto, i costi effettivi della parte sciistica ammontano a oltre 2 milioni, includendo la sistemazione delle piste baby, l'installazione dei 3 tapis roulant (ciascuno con un costo da 150 mila euro!) e dei cannoni sparaneve, la realizzazione del laghetto artificiale. Quest’ultimo in particolare è indicato dai promotori per più usi: antincendio, abbeveramento bestiame e innevamento artificiale, dimenticando però di precisare che queste 3 funzioni sono totalmente incompatibili tra loro. Oltretutto l’utilizzo di acqua per la neve artificiale rappresenta uno spreco insostenibile della risorsa, in un compendio già ora in sofferenza per la carenza idrica.  

Il nostro Coordinamento esprime rammarico per il sostegno al progetto da parte dei consiglieri di maggioranza (fatta eccezione per il consigliere Zamperini, oltre che per il consigliere Rosati della minoranza che ha chiesto una sostanziale revisione del progetto) e dell'assessore Fermi il quale, nelle proprie dichiarazioni, ha affermato che a guidare la scelta del ripristino degli impianti sciistici all'Alpe Borgo non sono stati i dati scientifici sull'andamento climatico, quanto una sorta di 'operazione nostalgia'.

Noi riteniamo che la base delle scelte politiche debba essere la scienza; chiediamo pertanto che il progetto per il ripristino dello sci al San Primo venga affiancato - cosa mai fatta finora dalle Istituzioni - da uno studio climatico che tenga conto degli scenari attuali e futuri connessi al riscaldamento globale. Ad oggi l'unico studio condotto sul tema è quello realizzato dal professor Mauro Guglielmin (UniInsubria)  - su incarico del nostro Coordinamento - che ha evidenziato in maniera inequivocabile, con le misure disponibili sul posto, la scarsità dei giorni adatti per l’innevamento artificiale e quindi la non sostenibilità economica dell’impianto sciistico al San Primo.

A tale scopo sottolineiamo ancora una volta che l’intero intervento non definisce le ricadute sul piano economico: mancano una stima dei costi di gestione, una valutazione dei flussi e un vero business plan, soprattutto per la parte relativa allo ski park.

Paradossalmente nel corso dell'audizione i proponenti hanno inoltre affermato che il progetto comprenderebbe la 'sistemazione dei boschi', cosa invero non contemplata nel progetto 'OltreLario', se non per la parte di bosco che verrà tagliata per fare spazio ai nuovi parcheggi e in particolare di quello denominato 'Genzianella'. Il tutto, quindi, con un forte impatto ambientale.

In definitiva chiediamo che la Regione e le Istituzioni locali (Comunità Montana e Comune di Bellagio) ritornino sui loro passi e stralcino le opere più impattanti del progetto, ovvero: sistemazione piste baby, cannoni sparaneve, tapis roulant, laghetto artificiale, parcheggi. Per la parte sciistica - come detto più volte anche nella precedente audizione in Regione dello scorso 15 ottobre 2025 - il progetto non risulta economicamente sostenibile e non tiene conto in alcun modo della crisi climatica e, pertanto, non avrebbe alcun senso, sia in relazione alla situazione attuale sia, soprattutto, rispetto agli scenari futuri connessi alla crisi climatica.

giovedì 18 giugno 2026

Escursione e festa alla Cascina Mordina: torna “Due passi in Mordina” a Mariano Comense


Mariano Comense si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi dell’anno per gli amanti della natura e della vita all’aria aperta. Domenica 21 giugno 2026 torna infatti “Due passi in Mordina”, l’evento organizzato dalla Proloco Mariano in collaborazione con la Protezione Civile di Mariano Comense, che ogni anno richiama famiglie, escursionisti e curiosi nel cuore verde della Brianza.

La manifestazione si svolgerà nella suggestiva cornice della Cascina Mordina, all’interno del Parco Brughiera-Groane, offrendo una giornata ricca di attività pensate per tutte le età, tra natura, cultura e convivialità.

La giornata prenderà il via al mattino con un’escursione in Brughiera della durata di circa due ore e mezza, organizzata dal Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera. Il ritrovo è fissato alle ore 8:45 presso la stazione FNM di Mariano Comense, con partenza alle ore 9:00. Il percorso attraverserà alcuni dei luoghi più caratteristici del territorio, tra cui la ciclopedonale lungo la Roggia Vecchia, via Segantini, il depuratore “sorgente del Tarò/Terrò”, il roccolo di Cabiate e il sentiero Meda-Montorfano, con arrivo previsto alla Mordina intorno alle ore 11:30. Il rientro sarà libero oppure organizzato in gruppo.


A partire dalle ore 10:30, il “pratone” accanto alla cascina si animerà con bancarelle di hobbisti e artigianato, attività per grandi e piccoli e momenti di intrattenimento. Non mancheranno laboratori creativi come lo Z Painting, sessioni di yoga guidate da Matteo Galletti (alle 10:30 e alle 11:30), attività di orienteering a cura del CAI Mariano Comense.

Nel pomeriggio, spazio anche allo spettacolo con l’improvvisazione teatrale di Nemo Impro, in programma alle ore 15:00. Per tutta la durata dell’evento sarà attiva la cucina, aperta dalle 11:00 alle 16:30, per offrire ristoro ai partecipanti.

Il Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera sarà presente con un gazebo informativo, dove sarà possibile scoprire materiali, mappe e progetti legati ai sentieri e ai parchi del territorio. Tra le proposte, atlanti naturalistici, cartografie dettagliate dei percorsi locali e iniziative dedicate anche ai più piccoli. Non mancheranno curiosità come un angolo dedicato all’allevamento dei bachi da seta e la presentazione dei segnavia in legno restaurati grazie al lavoro congiunto delle associazioni di volontariato e dei gruppi CAI e SEM. L’evento rappresenta anche un’occasione per sostenere le attività del Comitato attraverso il tesseramento annuale, contribuendo così alla tutela e valorizzazione del patrimonio naturalistico locale.

martedì 16 giugno 2026

Un “Giardino delle Api” presso la scuola di Ponte Lambro


Un “Giardino delle Api” è stato realizzato presso la scuola secondaria di Ponte Lambro. Ad organizzare lo spazio è il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, da anni impegnato nella tutela degli insetti impollinatori, anche tramite l’organizzazione dell’annuale manifestazione della “Festa delle Api”, che dal 2024 si tiene proprio a Ponte Lambro.

Le api sono insetti fondamentali per la vita delle piante e, di conseguenza, anche dell’uomo. L’associazione ambientalista vuole sensibilizzare le nuove generazioni seminando fiori particolarmente graditi alle api e agli altri insetti impollinatori.

A Ponte Lambro è stato quindi allestito un “Giardino delle Api” presso il giardino dell’Istituto Aldo Moro.

Soddisfazione per il lavoro svolto è stata espressa dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, con Moreno Casotto e Loris Galliani che stanno coordinando l’iniziativa “Alla scoperta delle api” all’interno del progetto “Dai, vieni con noi” del Bando Sprint (nell’ambito del progetto di coesione cofinanziato dal Fondo sociale europeo 2021-2027). Il “Giardino delle Api” è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Ponte Lambro – Assessora all’Istruzione Francesca Borello – e con la Direzione didattica dell’Istituto Aldo Moro – Dirigente scolastica dott.ssa Maria Beatrice Frigerio.

Le proposte didattiche svolte con i ragazzi della scuola, iniziate lo scorso autunno e proseguite settimanalmente fino al mese di marzo, sono state finalizzate a sensibilizzare gli studenti sulle problematiche ambientali, con particolare riferimento al mondo delle api.

Nello specifico, alcuni apicoltori del territorio – che collaborano con il Circolo Ambiente – hanno proposto nelle classi laboratori di analisi e degustazione del miele, di produzione di cera e costruzione di “bug hotel” (casette per impollinatori), di scrittura creativa in forma poetica e, in conclusione, uno spettacolo di animazione teatrale avente come tema centrale la natura e gli animali.

Successivamente, nel giardino dell’istituto sono state individuate diverse aree nelle quali sono stati piantumati cespugli di essenze floreali e seminati fiori melliferi, allo scopo di creare spazi di biodiversità. Quest’ultima attività coinvolgerà i ragazzi nella cura degli spazi e si protrarrà fino al prossimo autunno.

domenica 14 giugno 2026

🌳 Più natura, più salute: il nuovo Parco Regionale del Seveso prende forma


Durante l’evento di lancio di aGREENment è stata presentata anche la richiesta di istituzione del nuovo Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale.

Un progetto ambizioso, già approvato da 11 Comuni senza voti contrari, che rappresenta un passo fondamentale per affrontare la sfida climatica e migliorare la qualità della vita.

Piana del Novale - Nova Milanese

“Fare parco in questo territorio significa non solo salvaguardare la biodiversità, ma affrontare un problema di salute pubblica”
ha dichiarato Arturo Lanzani, Presidente del PLIS GruBrìa.

Un percorso che il blog Brianza Centrale sostiene da sempre.
Fin dalla sua nascita nel 2009, il blog si è impegnato per la salvaguardia del territorio oggi al centro di questo progetto. Non è un caso che, ieri come oggi, rappresenti la voce del Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale, oggi parte integrante del GruBrìa.

Paderno Dugnano - Oasi dei Gelsi

Il nuovo Parco nasce con una visione chiara:
🌿 tutelare e ampliare le aree verdi
🌿 rafforzare la biodiversità
🌿 contribuire alla salute pubblica
🌿 aumentare le aree protette in linea con gli obiettivi europei

Parco agricolo del Meredo - Seregno

Dopo oltre 20 anni, la Lombardia si prepara ad accogliere un nuovo Parco Regionale: una scelta strategica per un territorio più resiliente, sostenibile e vivibile.

🌱 aGREENment: il territorio fa squadra per la transizione climatica


È ufficialmente partita “aGREENment”, la Strategia di Transizione Climatica promossa dal Parco GruBrìa insieme ai Comuni di Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano e Seregno, con il contributo di diverse altre realtà come Fondazione Cariplo, BrianzAcque e WWF Insubria.

In un contesto in cui gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti, tra ondate di calore e piogge intense, il territorio sceglie di reagire unendo forze, competenze e visione.

Su un’area di 40 km² e una comunità di 150.000 abitanti, aGREENment guarda al 2030 e al 2040 con azioni concrete su quattro fronti:
🔸 mitigazione delle emissioni
🔸 adattamento e resilienza
🔸 sviluppo territoriale sostenibile
🔸 costruzione di un’alleanza climatica locale

1976–2026 | Disastro diossina | 5. Salute e lavoro: mobilitazioni contro l’inceneritore

 

Nel 2026 ricorre il 50° anniversario del disastro della diossina dell’ICMESA di Meda, una ferita ancora aperta nella storia ambientale, sociale e sanitaria della Brianza.

Il 10 luglio 1976 una nube tossica contenente TCDD (diossina) si diffuse su Seveso, Meda e nei comuni limitrofi, segnando per sempre il territorio e la vita di migliaia di persone.

Quel disastro non fu però un evento improvviso né imprevedibile, ma il punto di arrivo di decenni di inquinamenti, omissioni e controlli insufficienti. Ricostruire ciò che accadde prima del 1976 è quindi essenziale per comprenderne il significato.

Con questa serie di pubblicazioni, Brianza Centrale , riprendendo il lavoro di Sinistra e Ambiente, avvia un percorso di memoria storica e civile. Le prime tre puntate riprendono il lavoro dello storico sevesino Massimiliano Fratter (Seveso. Memorie da sotto il Bosco, 2006), mentre dalla quarta la ricostruzione si basa direttamente sulla documentazione d’archivio raccolta da Sinistra e Ambiente di Meda.

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Quinta Puntata
Le commissioni istituzionali, i lavoratori e la vertenza sulla salute e la conoscenza, l'opposizione all'ipotesi forno inceneritore e le mobilitazioni popolari

 
Prosegue il lavoro di Sinistra e Ambiente di Meda che ricostruisce gli anni drammatici del disastro Diossina dell'ICMESA di Meda, fabbrica del gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche.
Siamo nel periodo successivo alla fuoriuscita della nube tossica dal Reattore A101 dell'ICMESA di Meda e dopo la settimana del silenzio, i primi interventi, le evacuazioni della popolazione, i primi provvedimenti, Regione Lombardia diventa l'Ente che deve gestire l'emergenza.
Lo fa malamente, in modo confuso e cercando di imporre la sua visione politica con scelte che si scontrano con gli abitanti dei Comuni contaminati e con chi chiede ed esige trasparenza e partecipazione e non vuole subire il peso di decisioni sbagliate che possono essere irreversibili.
Una puntata che è parte dell'impegno e del lavoro di ricerca di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda basato su documenti e testi in suo possesso per ricostruire gli eventi affinchè si rinnovi, senza annacquarla, la Memoria di un disastro colpevole che ha segnato la collettività.
 

LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI
Il 4-8-1976, il Ministero della Sanità istituì la Commissione centrale tecnico-scientifica con Presidente Cimmino per proporre con urgenza misure di decontaminazione e stabilire un piano di monitoraggio e intervento sanitario.
Purtroppo questa commissione che aveva un carattere eminentemente tecnico, nel corso degli anni ridusse drasticamente il progetto sanitario e ridimensionò la sezione di monitoraggio epidemiologico rispetto agli iniziali intendimenti.
Anche Regione Lombardia nominò quattro Commissioni (analitica, medico-epidemiologica, bonifica, veterinaria) che, in coordinamento con la Commissione Cimmino, si occuparono del monitoraggio medico della popolazione, delle analisi, della decontaminazione del luogo e delle indagini di medicina veterinaria.
I lavori delle commissioni regionali e la destinazione dei fondi erogati riflettevano comunque l'impostazione e l'indirizzo politico di Regione Lombardia che influì su molte scelte attuate e creò forti tensioni, contrasti sociali e politici sul territorio.

 

LA VERTENZA DI LAVORATORI E SINDACATO PER LA SALUTE E LA BONIFICA
 
Dopo la chiusura dell'ICMESA conseguente al disastro colpevole con la fuoriuscita della Diossina TCDD e di altri composti e la conseguente contaminazione di aree esterne allo stabilimento, si presentò per il Sindacato l'impellente necessità di affrontare il problema di una nocività delle lavorazioni che non riguardava più soltanto l'interno delle fabbriche ma anche il territorio.
Nella Brianza del Nord/Ovest oltre all'ICMESA a Meda erano infatti insediati altri grandi complessi produttivi chimici quali l'ACNA a Cesano Maderno e la SNIA a Varedo, Ceriano Laghetto e Cesano Maderno. 
Tutte fabbriche dove le produzioni risultavano pericolose sia per la salute dei lavoratori sia per l'ambiente circostante.
Già nell'assemblea organizzata dalla Federazione Unitaria CGIL-CISL e UIL tenutasi a Cesano Maderno il 28-7-1976, l'azione sindacale raccolse il contributo documentale del Comitato Tecnico Scientifico Popolare (CTSP) in appoggio ai lavoratori e alla popolazione colpita. Sul CTSP e sulla sua attività torneremo con un apposita scheda. 
Successivamente l'8/10/1976 si tenne una grande Manifestazione a Cesano Maderno con precise richieste: 
  • Bonifica immediata e radicale delle aree inquinate pagata dalla multinazionale Givaudan-Roche.
  • Tutela del posto di lavoro e del salario per i dipendenti ICMESA e dell'indotto.
  • Controllo e conoscenza dei lavoratori sulla produzione chimica e sulle procedure di sicurezza da applicare.
 
L'IPOTESI DI COSTRUIRE UN FORNO INCENERITORE A SEVESO
Alla fine di agosto 1976 la Regione, con una certa approssimazione e fretta, chiese al Comune di Seveso di esprimersi sulla collocazione di un impianto di incenerimento, su un´area di 36.000 m², ove distruggere per combustione il terreno e i materiali contaminati dalla diossina.
Inizialmente, il Consiglio Comunale di Seveso, il 29 agosto 1976, con una sola astensione, approvò una determina collocando l'inceneritore in una zona ubicata a nord del cimitero.
Una delle prime criticità evidenziate da molti tecnici fu relativa all'insufficiente temperatura allora raggiungibile per bruciare quanto contaminato dalla Diossina TCDD.
Negli anni ’70, le tecnologie disponibili non permettevano di superare con sicurezza i 1200 °C, temperatura che se mantenuta costantemente avrebbe portato alla scissione della molecola di TCDD.
Si trattava di realizzare un impianto che per garantire i 1200°C COSTANTI avrebbe dovuto operare a  1400°C, un inceneritore speciale per la "piroscissione", impianti che all'epoca erano puramente sperimentali e non in grado di dare garanzie funzionali ne nelle prestazioni, ne nella continuità d'esercizio ne nei consumi energetici.
Nel terreno era inoltre presente anche il Triclorofenolo che se bruciato con temperature oltre i 160 ° C ma inferiori ai 1200 °C avrebbe generato diossina per trasformazione del Triclorofenolo stesso.
L'inceneritore oltre ad avere costi elevati non dava quindi garanzie di sicurezza e sarebbe con ogni probabilità diventato successivamente l'impianto ove bruciare tutti i rifiuti industriali della Lombardia.

 
La situazione politica e sociale nei Comuni colpiti dalla nube tossica era già particolarmente difficile poichè l' 11 ottobre 1976 un gruppo di sfollati della Zona "A" rioccupò pacificamente parte della zona evacuata, bloccando temporaneamente la superstrada Milano-Meda e avanzando le richieste alle autorità di una bonifica immediata per rientrare al più presto nelle abitazioni e di riaprire al traffico corso Isonzo a Seveso, per permettere il collegamento diretto con il centro cittadino.

Il progetto dell'inceneritore trovò quindi, da subito, la ferma opposizione della cittadinanza, del "Gruppo di Lavoro e di Coordinamento di Seveso" e del "Comitato Tecnico Scientifico Popolare" che incalzarono l'amministrazione sevesina e Regione Lombardia organizzando presenze ai Consigli Comunali e, il 14/5/1977. una manifestazione a Milano, in Pza del Duomo, che risultò molto partecipata.
 
 
Conseguentemente il Consiglio Comunale di Seveso, il 14 novembre 1976, abrogò la propria deliberazione del 29 agosto e chiese a Regione Lombardia e alla Provincia di Milano di sospendere l´appalto per la costruzione del forno inceneritore e di accogliere la proposta di bonifica avanzata dal coordinamento cittadino che aveva suggerito il metodo dello scarico controllato, collocando il materiale inquinato asportato in cassoni di cemento armato, stagni, antisismici e totalmente o parzialmente incassati nel terreno, coperti di terra e di verde. 
Secondo la proposta del comitato i cassoni avrebbero dovuto essere collocati sul terreno dell´ICMESA.
Tra i pareri tecnici prudenti sull'ipotesi inceneritore, vi fu anche quello della Cremer & Warner, società inglese di ingegneria e consulenza, incaricata da Regione Lombardia di valutare le opzioni di bonifica.
Molti furono anche i pronunciamenti contrari della comunità tecnica e scientifica.
Tra questi, Gianantonio Lanzani, docente di chimica agraria al Politecnico che considerava l'inceneritore oltre che pericoloso anche insostenibile per una comunità che stava già pagando un prezzo altissimo. 
I progetti del forno inceneritore scelti dall'Assessorato regionale alla Sanità, furono sottoposti all'esame dell'Istituto di Scienze e Tecnologia della facoltà di Ingegneria Chimica dell'Università di Genova, che rilevò numerose e specifiche criticità tanto da essere considerati inadeguati e insufficienti rispetto al processo di combustione che "vetrificava" il terreno contaminato ma che non dava certezza sull'estrazione e distruzione della molecola della TCDD oltrechè sull'abbattimento fumi dove risultava problematica la scelta della tecnologia applicabile.
Allo scopo, per chi volesse approfondire, vi proponiamo un documento elaborato dal COMITATO TECNICO SCIENTIFICO POPOLARE (tratto dall'archivio "Il Ponte della Memoria" di Legambiente Seveso) che illustra i dettagli tecnici giudicati critici per l'implementazione del forno inceneritore a Seveso.
 

 
 
Le valutazioni tecniche negative e la mobilitazione costante, fecero si che il progetto venisse accantonato evitando così che venisse realizzato ed entrasse in funzione un impianto d'incenerimento per rifiuti industriali dall'impatto pesantissimo.

A SEVESO E MEDA RITORNA L'ESERCITO
 
In una situazione di confusione informativa, tra la popolazione si generò la sfiducia e l'incredulità.
Parecchie furono le entrate abusive nella zona A dove alcune case tornarono ad essere occupate dai proprietari violando i decreti di inaccessibilità e con pericolo per la salute degli occupanti, di trasporto e dispersione delle sostanze tossiche lì depositate.
Le recinzioni di filo spinato divelte o mancanti non costituivano ostacolo agli ingressi.
Per evitare il ripetersi di questi pericolosi ritorni nelle proprie case contaminate, il 15 febbraio 1977, il 3° corpo d´armata dell'esercito, insieme ai carabinieri, fu incaricato dal Prefetto della sorveglianza esterna dell´area maggiormente inquinata.
Anche questa volta, come in occasione dell'utilizzo dei militari per stendere i reticolati, scarsa fu l'informazione a loro data, di dubbia utilità i dispositivi di protezione a loro forniti, peraltro dopo esplicita richiesta del personale di truppa ai superiori vista l'improvvisazione e l'assenza di protezioni minimali. 
Assente un adeguato programma di screening sanitario attuato presso gli enti pubblici. 
Le pessime condizioni in cui operavano i militari era stata evidenziata nel lontano 1977 sulla rivista Com Nuovi Tempi che aveva intervistato un militare di truppa aderente al movimento dei Soldati Democratici. 
 
 
LA COSTITUZIONE DELL'UFFICIO SPECIALE PER SEVESO
Con delibera 488 del 2 giugno 1977, il Consiglio Regionale lombardo approvò cinque programmi operativi definitivi, stilati dai competenti assessorati regionali in base alla legge regionale N° 2 del 17 gennaio 1977.

I Programmi Operativi comprendevano le seguenti aree di intervento:
  1. verifiche analitiche sull’inquinamento del terreno, delle acque e della vegetazione e interventi di decontaminazione e di bonifica del terreno e degli stabili, anche per prevenire la diffusione dell’inquinamento;
  2. accertamenti e controlli sanitari, assistenza sanitaria e tutela della salute pubblica nella zona colpita; accertamenti, controlli e interventi nel campo della profilassi medico-veterinaria e dell’assistenza zooiatrica;
  3. assistenza sociale e scolastica, compresa la fornitura di alloggi alle popolazioni sfollate;
  4. ripristino e ricostruzione altrove delle strutture civili e abitative non recuperabili e realizzazione delle opere necessarie per consentire condizioni di vita adeguate alla particolare situazione della zona colpita e ripristino delle capacità produttive dei terreni agricoli interessati.
  5. interventi a favore di imprese, singole o associate, agricole, artigiane, turistiche ed alberghiere, industriali e commerciali, che avevano subìto danni conseguenti all´inquinamento da sostanze tossiche.
Insieme all´approvazione dei 5 programmi operativi la Regione determinò anche le relative previsioni di spesa che ammontarono a complessive a 121 milioni di lire.
Per attuare questi interventi, con la Legge Regionale n. 27 del 17 giugno 1977 costituì un'unità a conduzione commissariale: l'UFFICIO SPECIALE PER SEVESO, operativo dal luglio del 1977, guidato dall’avvocato Antonio Spallino già sindaco di Como e successivamente, dal 1979, dal senatore Luigi Noè.
 

Incontro del commissario dell'Ufficio Speciale sen Noè (al centro) con il Pres di Regione Lombardia Guzzetti a dx

Venne inoltre istituito l’Archivio dell’Ufficio Speciale, in cui furono raccolti e conservati tutti gli atti e documenti relativi agli interventi previsti ed effettuati nelle zone contaminate.

Continua.
 
Puntate pubblicate in precedenza:

4) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976 LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE.

3)  1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

2) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

1) PREMESSA 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA.

venerdì 12 giugno 2026

La Fontana del Guercio raccontata dai suoi custodi: escursione speciale nel cuore verde della Brianza


Ci sono luoghi che raccontano molto più di ciò che mostrano. La Riserva Naturale della Fontana del Guercio, nel territorio di Carugo, è uno di questi. Un'area apparentemente silenziosa, fatta di boschi, sorgenti e sentieri, che custodisce invece una straordinaria storia di natura, lavoro umano e impegno civico.

Domenica 5 luglio 2026 sarà possibile partecipare a un'escursione guidata che permetterà di conoscere da vicino uno dei più importanti ambienti naturali della Brianza, oggi parte del sistema del Parco delle Groane e della Brughiera Briantea.

La Riserva è famosa soprattutto per i suoi fontanili, sorgenti che emergono spontaneamente dal terreno grazie alle particolari caratteristiche geologiche del sottosuolo. Qui si trova la celebre "Testa del Nan", una delle principali risorgive che alimentano la storica Roggia Borromeo. L'intera area rappresenta un raro esempio di ambiente umido dell'alta pianura lombarda, caratterizzato da elevata biodiversità e da un patrimonio idrogeologico di grande valore.

Ma la Fontana del Guercio non è soltanto un tesoro naturalistico. La sua storia recente è anche una delle più belle vicende di recupero ambientale della Brianza. Oltre cinquant'anni fa quest'area era fortemente degradata e utilizzata come discarica abusiva. Grazie all'impegno di volontari e associazioni locali, a partire dagli anni Settanta iniziò un lungo lavoro di pulizia e valorizzazione che ha portato alla nascita dell'attuale riserva naturale, oggi riconosciuta anche come Zona Speciale di Conservazione nell'ambito della rete europea Natura 2000.

L'escursione proposta dal Comitato Parco Regionale della Brughiera, dalla Pro Loco di Meda e dalle realtà del territorio sarà quindi un'occasione preziosa per osservare da vicino questi ambienti, comprenderne gli aspetti naturalistici e geologici e ripercorrere le vicende che hanno trasformato un luogo abbandonato in uno dei più significativi esempi di tutela ambientale della Brianza.

Il percorso condurrà i partecipanti fino ai Fontanili della Testa del Nan e proseguirà verso Cascina Sant'Ambrogio, dove gli Amici di Sant'Ambrogio accoglieranno il gruppo con un piccolo rinfresco. 

Informazioni pratiche e iscrizioni

  • 📅 Domenica 5 luglio 2026
  • 🕣 Ritrovo ore 8.45. Parcheggio delle scuole elementari
  • 📍 Via XXV Aprile, Carugo (CO)
  • È richiesta la prenotazione tramite QR Code presente sulla locandina oppure al seguente indirizzo: https://bit.ly/fontana-del-guercio-14-06-2026
  • Apertura prenotazioni: domenica 28 giugno dalle ore 10.

Contatti

Note organizzative

  • Assicurazione a carico dei partecipanti.
  • Gli organizzatori non si assumono responsabilità per eventuali incidenti o danni durante l'escursione.
  • In caso di maltempo è consigliabile contattare gli organizzatori la mattina stessa per verificare l'eventuale annullamento dell'iniziativa.
  • Con il patrocinio del Parco delle Groane e Brughiera Briantea, della Provincia di Monza e della Brianza, della Città di Meda e del Comune di Carugo.

Alla Fontana del Guercio interventi contro il Poligono del Giappone: un passo importante per la biodiversità

Immagini tratte dal sito web del Parco (cliccare qui)

Il nostro blog è stato il primo a segnalare la presenza del Poligono del Giappone all’interno della riserva naturale Fontana del Guercio. Una segnalazione che oggi possiamo dire abbia innescato un percorso virtuoso: prima l’attenzione delle associazioni ambientaliste locali, poi l’intervento dell’amministrazione comunale e infine l’azione concreta dei tecnici del Parco.

Un risultato importante, che dimostra quanto la collaborazione tra cittadini, realtà ambientaliste e istituzioni possa fare la differenza nella tutela del territorio.


Proprio in questi giorni, infatti, il Parco delle Groane e della Brughiera Briantea ha comunicato il proseguimento degli interventi di contenimento ed eradicazione della Reynoutria japonica, meglio conosciuta come Poligono del Giappone, una delle specie vegetali invasive più problematiche in Europa.

Le operazioni, coordinate dall’Area Tecnica del Parco sotto la direzione dell’architetto Mauro Botta, rappresentano un’azione concreta a difesa di uno degli ambienti naturali più preziosi della Brianza.

Originaria dell’Asia orientale, la Reynoutria japonica si è diffusa rapidamente anche in Italia, colonizzando corsi d’acqua, aree naturali e terreni disturbati. Dal luglio 2025, le specie del genere Reynoutria sono state ufficialmente inserite tra quelle esotiche invasive di rilevanza unionale, a conferma della loro pericolosità per gli ecosistemi europei.

Si tratta di una pianta estremamente aggressiva: può raggiungere i quattro metri di altezza e formare popolamenti fittissimi che soffocano la vegetazione autoctona. La sua capacità di diffusione è resa ancora più insidiosa dalla propagazione tramite rizomi sotterranei, che possono estendersi fino a 15-20 metri e rigenerarsi anche a partire da piccoli frammenti.

Per contrastare una specie così resistente, il Parco sta sperimentando diverse tecniche. Nei mesi scorsi si è intervenuti con un miniescavatore per rimuovere parte delle piante e del terreno contaminato dai rizomi. In altre zone si è optato per il semplice taglio, favorendo la ricrescita primaverile dei germogli più giovani.


Proprio su questi ricacci si concentra la nuova fase degli interventi, attualmente in corso: una tecnica innovativa di diserbo elettrico, che agisce attraverso l’elettrocuzione delle piante. L’obiettivo è indebolire progressivamente l’apparato radicale, limitando la capacità della specie di rigenerarsi e diffondersi.

L’intervento assume un significato ancora più rilevante perché interessa la Riserva naturale Fontana del Guercio, istituita nel 1986 e inserita nella Rete Natura 2000 come Zona Speciale di Conservazione.

Questo ambiente rappresenta uno degli ecosistemi più importanti della Brianza: sorgenti, fontanili e aree umide alimentate dalla falda superficiale creano condizioni ideali per numerose specie animali e vegetali di pregio. Qui sopravvivono anche alcuni degli ultimi esempi di querceto di pianura lombardo, un habitat oggi sempre più raro.

La diffusione del Poligono del Giappone costituisce una minaccia concreta per questi equilibri delicati, riducendo la biodiversità e alterando profondamente gli habitat naturali.

Questa vicenda dimostra come l’attenzione e la partecipazione attiva dei cittadini possano contribuire in modo determinante alla tutela dell’ambiente. Dalla segnalazione iniziale agli interventi sul campo, si è sviluppato un processo virtuoso che oggi sta dando risultati concreti.

Continueremo a seguire da vicino l’evoluzione degli interventi, con l’auspicio che possano rappresentare un modello replicabile anche in altre aree del territorio, sempre più minacciate dalla diffusione di specie invasive.

mercoledì 10 giugno 2026

Le Brianze raccontate e camminate: alla scoperta di San Pietro al Monte


Domenica 21 giugno 2026 torna un nuovo appuntamento con “Le Brianze raccontate e camminate”, l’iniziativa promossa da Arci Macherio che unisce escursionismo, cultura e scoperta del territorio. La proposta è una suggestiva attraversata da Civate a Suello, con salita allo straordinario complesso romanico di San Pietro al Monte, uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di storia della Brianza.

L’escursione, pur non presentando particolari difficoltà tecniche, è rivolta a partecipanti allenati e in buone condizioni fisiche. Il percorso prevede infatti un dislivello complessivo di circa 435 metri in salita e 450 metri in discesa, lungo sentieri di montagna semplici ma continui.

Il ritrovo è fissato alle ore 9:00 a Civate, da dove il gruppo partirà attraversando il suggestivo Orrido del Toscio, un angolo poco conosciuto ma di grande fascino naturalistico. Dopo il guado del torrente, il cammino proseguirà lungo gli antichi sentieri della verde Valle dell’Oro, fino a imboccare una facile strada di montagna che conduce al Dosso della Guardia e quindi al pianoro di San Pietro al Monte.

Qui, immersi in un contesto paesaggistico di straordinaria bellezza, i partecipanti potranno sostare per il pranzo al sacco nei pressi dell’ex abbazia benedettina, approfittando anche della presenza di una sorgente di acqua potabile.

Nel primo pomeriggio, alle ore 14:00, è prevista la visita guidata alla basilica di San Pietro e all’oratorio di San Benedetto, a cura dei volontari dell’associazione Amici di San Pietro al Monte. Un’occasione preziosa per conoscere da vicino uno dei più importanti complessi romanici della Lombardia, candidato a diventare patrimonio UNESCO.

Il rientro avverrà lungo lo stesso percorso fino alla località Oro, per poi proseguire su facili carrarecce a mezza costa, seguendo idealmente il tracciato dell’antica via romana che collegava Como ad Aquileia. Il cammino offrirà ampi scorci sui laghi e sui colli briantei, fino all’arrivo a Suello previsto intorno alle 17:45, dove ad attendere i partecipanti ci sarà un aperitivo conclusivo.

Durante tutta l’escursione, i partecipanti saranno accompagnati da esperti della sezione di Macherio del Club Alpino Italiano, che garantiranno supporto e sicurezza lungo il percorso.

L’iniziativa è riservata ai tesserati ARCI, con iscrizione obbligatoria (posti limitati - 30 persone). È previsto un contributo di 5 euro comprensivo di aperitivo finale.

  • Ritrovo ore 9.00 presso il parcheggio pubblico P3 di via Francesco Broggi, Civate.
  • Termine escursione ore 17.45 circa a Suello presso il parco giochi di via Don Mario Casati.

Per iscrizioni:
📧 cultura@arcimacherio.it
📞 335 632 8590 (Augusta)

Per informazioni:
📞 339 844 6553 (Gianni)

Come da consuetudine, gli organizzatori non si assumono responsabilità per eventuali incidenti o danni a persone e/o cose.

Organizzazione: ARCI Macherio
In collaborazione con: CAI Sezione di Macherio