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mercoledì 29 settembre 2021

Il capitale naturale: dal Lura alle Groane, dal Seveso al Parco Nord


 

Vi siete mai chiesti quali e quanti sono i servizi e i benefici prodotti dagli ecosistemi? Quanto benessere economico generano le aree protette delle Groane e della Brughiera, del Grugnotorto e della Brianza Centrale, del Lura e del Nord Milano?


Queste sono alcune delle domande alle quali si cercherà di rispondere nell’evento online “IL CAPITALE NATURALE: dal Lura alle Groane, dal Seveso al Parco Nord” che si terrà giovedì 30 settembre 2021, alle ore 21.


Interverrà il Prof. Riccardo Santolini, docente di Ecologia presso l’Università degli Studi di Urbino e partner del Centro Ricerche Ecologico Naturalistiche, che illustrerà i risultati di uno studio effettuato nell’ambito del progetto “Fiumi & Parchi in Rete” finanziato da Fondazione Cariplo. Modererà l’incontro il dott. Niccolò Mapelli, coordinatore del progetto per il Parco Regionale delle Groane e della Brughiera Briantea.


L’incontro è aperto a tutti gli appassionati di temi ambientali, a persone impegnate in attività di tutela dell’ambiente e agli amministratori pubblici locali che intendono conoscere il proprio territorio da un punto di vista inedito.


La partecipazione all’evento è gratuita, previa iscrizione sul sito eventbrite.it (basta scansionare il QR code in locandina).


Per maggiori informazioni è possibile contattare Agenzia InnovA21 all’indirizzo mail info@agenziainnova21.org o al numero 0362/546210

martedì 17 dicembre 2019

Gli impatti dell'incidente "Diossina-Icmesa" sulla pianificazione e gestione del territorio


Si è tenuto ieri, 16/12/2019, a Seveso presso l’Auditorium della Fondazione Lombardia per l’Ambiente il convegno di presentazione dei risultati dello studio “Analisi di rischio da esposizione alla diossina residua dell’incidente ICMESA“. Di seguito pubblichiamo la relazione di Gianni Del Pero, Presidente del WWF Lombardia e componente del Consiglio Scientifico di Progetto.

Gianni Del Pero
I primi provvedimenti adottati a seguito dell’incidente ICMESA furono le Ordinanze dei Sindaci di Seveso e di Meda emesse il 24 Luglio 76 che comportarono l’evacuazione della zona A, la zona in cui venne riscontrata la contaminazione più elevata, la cui delimitazione ebbe ripetuti aggiornamenti dell’approfondimento delle indagini condotte sui terreni.

La commissione Cimmino elaborò la prima mappatura delle aree classificate in funzione del livello di contaminazione riscontrato, che venne ufficializzata il 10 agosto. Nacquero le Zone A, B e R e le regole di comportamento associate scritte negli atti amministrativi e pianificatori.


Il 24 Agosto, quando l’entità dell’impatto dell’incidente sulla qualità dell’ambiente fu’ accertata, vennero emesse altre ordinanze sindacali che contenevano divieti e limitazioni: fù proibito «di svolgere attività che potessero provocare sommovimenti dei materiali contaminati, coltivare e consumare prodotti agricoli e allevare animali». E si impose l’obbligo di «distruggere tutti i prodotti derivanti dall’allevamento”. Provvedimenti adottatti sia sulla base delle rilevazioni condotte che anticipando l’applicazione del principio di precauzione.

Dopo l’evacuazione, fu vietato l’accesso alla Zona A, recintata con una rete metallica rivestita di vetroresina per impedire l’azione dispersiva del vento e l’accesso di animali di piccola taglia.  La diverse aree in cui venne suddivisa la Zona A furono bonificate e, in una decina di anni, riconvertite nel Bosco delle Querce. La trasformazione obbligatoria del territorio si tradusse in una sorta di compensazione ambientale per il danno subito.


La Zona B, venne interessata da locali operazioni di “pulizia” o di “messa in sicurezza” della diossina, sulla base delle conoscenze scientifiche del tempo e fu invece oggetto di provvedimenti con misure precauzionali, valide anche per la zona R. Per la zona B, in particolare, furono mantenuti i divieti di coltivazione e allevamento (e per un limitato periodo anche di permanenza notturna per bambini, donne incinte e anziani) oltre al divieto di edificazione, in relazione al rischio potenziamente indotto dagli scavi in grado di aerodisperdere le diossine o comunque di agevolare il contatto con il contaminante presente nei terreni.

Le Ordinanze rimasero in vigore fino al 1987 quando si ritenne che, essendo stata completata la bonifica delle zone A, il mantenimento delle misure di protezione e prevenzione non fosse più così “stringente”.

Ma la comunità scientifica e la Fondazione Lombardia per l’Ambiente, nata proprio dall’evento passato alla storia come “Diossina di Seveso”, hanno proseguito nell’attività di monitoraggio della diossina e del livello di rischio legato sua persistente presenza nei terreni e nel territorio della Diossina prodotta dall’Icmesa di Meda. Un momento importante di questa attività è stato l’Analisi di Rischio pubblicata nel 2003, oltre alle altre di cui ha relazionato il Prof. Ballarin Denti. Le misure di prevenzione del Rischio suggerite dallo studio, anche in funzione del principio di precauzione, non furono però adeguatamente recepite dalle Amministrazioni competenti.


Le Associazioni Ambientaliste hanno avuto l’indubbio merito, assieme ad alcuni Comuni direttamente coinvolti, di tenere accesi i riflettori sulla memoria della “diossina” e sulla necessità di riconoscerne la presenza nei terreni, approfondendo la conoscenza del livello di contaminazione della diossina residua, necessaria per la valutazione del rischio reale per i residenti e della compatibilità per le attività in essere o proposte sul territorio.
ARPA ha avuto il merito di emettere una nota nel giugno del 2012 nella quale, ricordando l’evento del 1976, chiedeva che ogni attività che comportasse lo scavo e la movimentazioni di terre da quella che era la zona B fosse preceduta di analisi chimiche per determinare la quantità di diossine e furani presenti. Anche a seguito delle sollecitazioni delle Associazioni, dei Comuni e del “promemoria” di ARPA anche per il progetto di Autostrada Pedemontana fu richiesto un Piano di Caratterizzazione della Diossina.

“La scrivente Agenzia ritiene opportuno che, relativamente agli ambiti di trasformazione compresi nella ex zona B del territorio comunale, delimitata ai sensi della d.c.r. del 7 ottobre 1976 n.11/270 (Burl n.44 del 3/11/1976), sia inviato all'Arpa per una valutazione in merito, ritenendo motivata, per tutti gli interventi previsti in ex zona B, la richiesta di parere ai sensi dell'art. 5 comma 10 dello stesso decreto. La caratterizzazione delle terre ai fini del contenimento presso impianti autorizzati alla gestione dei rifiuti dovrà prevedere la determinazione del parametro diossine ai sensi del d.m. 27 settembre 2010”.

La conoscenza della “quantità” di diossine presenti nei terreni è stata implementata, oltre alla analisi relative a vari procedimenti edilizi ed a quelle effettuate da Pedemontana, con i campionamenti e le analisi chimiche effettuate per l’elaborazione dell’Analisi di Rischio di cui stiamo parlando, per divenire punto di partenza ineludibile per la nuova pianificazione e la gestione del territorio, e i Sindaci ne terranno conto.

I Risultati dello Studio che oggi è stato presentato confermano che il Rischio (“non elevato e non maggiore di quelli di una persona che vive in qualsiasi altra area a elevato tasso di industrializzazione”) è in questo territorio legato anche alle modalità di esposizione alla diossina: alcune attività più di altre determinano maggiore predisposizione al rischio, specie se prevedono contatto o movimentazione dei terreni, e anche per gli alimenti prodotti in aree dove si sono rilevati significativi livelli di diossina residua, alcuni più di altri, suggerendo l’opportunità di adottare alcune precauzioni al fine di ridurre il Rischio di Esposizione.


La raccomandazione di ARPA che impone l’accertamento e la quantificazione della presenza di diossine ha consentito di definire ambiti dove le attività di escavazione e di movimentazione dei terreni incrementa i fattori di rischio per aerodispersione. Le operazioni che dovessero essere prospettate dovranno quindi prestare la massima precauzione per prevenirla, ma è indubbio che evitare nuovi scavi nelle aree dove si accerta la presenza di diossina (anche al di sotto delle note soglie normative, 10 e 100 ng/eq/kg, relative alla compatibilità con la destinazione d’uso degli ambiti) riduce il rischio di esposizione.

I Comuni di Seveso, Cesano e Desio nella revisione dei loro Piani di Governo del Territorio hanno esplicitato: “In caso di interventi edilizi che comportino l’utilizzo delle terre ricadenti nell’area influenzata dall’incidente ICMESA delimitata come zona B ai sensi della D.C.R. n. II/270 del 7.10.1976, si dovrà prevedere la determinazione del parametro diossine e furani ai sensi del D.M. 27.9.2010”.

Le attività connesse ai prodotti alimentari, quelli che furono oggetto delle prime ordinanze Sindacali del 1976 anche per il Principio di Precauzione, hanno avuto maggiori difficoltà ad essere regolamentate con l’intero settore agricolo, ma soprattutto a definire soglie per le quali esercitare specifiche attenzioni o adottare adeguate precauzioni. Solo con il Decreto del Ministro dell’Ambiente 46/19, entrato in vigore nello scorso giugno, si definiscono i valori di concentrazione dei diversi contaminanti, per i quali devono essere effettuati da parte di ATS controlli sugli alimenti prodotti nelle aree dove si registrano tali superamenti. Anche per Diossina viene definito un nuovo limite/soglia di 6ng/eq/Kg


Nelle scorse settimane abbiamo però verificato con ATS Brianza che non risultano Attività Agricole in tutto il territorio interessato dalla ricaduta “Diossina” e quindi ATS non è nelle condizioni di attivare controlli. I comuni dovranno allora farsi carico di mappare tali attività e segnalarne la presenza, non solo per i controlli di qualità ma anche per un’azione coordinata di informazione sulle buone pratiche agricole da adottare per prevenire il rischio da esposizione. Anche le modalità con cui si svolgono le attività agricole, infatti, incidono quando siano in interazione diretta con i terreni (anche nella filiera dei prodotti destinati all’alimentazione animale, mais e foraggi, ad es). Ma la stessa Analisi di Rischio ribadisce l’adozione di opportune cautele per l’utilizzo dei terreni ad uso allevamento, orticolo e agricolo, anche secondo il principio di precauzione, richiamando nello specifico i prodotti vegetali appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee (cocomero, cetriolo, melone, zucca, zucchina) che hanno dimostrato significative capacità di bioaccumulare diossina.

giovedì 10 ottobre 2019

Legambiente e Sinistra e Ambiente rendono pubblica l'indagine sul rischio da esposizione a diossina residua dell'incidente Icmesa


a cura di "Legambiente, Circolo Laura Conti"  di Seveso e "Sinistra e Ambiente" di Meda

Dopo aver sollecitato la Fondazione Lombardia per l'Ambiente (FLA) a rendere noti i contenuti dell' "Indagine per la valutazione di rischio da esposizione a diossina TCDD residua dell’incidente ICMESA" a lei affidata da Regione Lombardia, dopo aver suggerito una restituzione trasparente e partecipata, abbiamo infine potuto leggere i documenti e i dati della ricerca grazie all’interessamento del Consigliere regionale dell'M5S Marco Fumagalli che li ha ottenuti da FLA tramite accesso agli atti.
Siamo, finalmente e grazie a un Consigliere regionale, stati messi nella condizione di studiare il lavoro della FLA, nella sua stesura finale datata Dicembre 2018, da tempo in possesso dei soggetti  interessati.

Un Consigliere regionale ha fatto dunque quello che avrebbe dovuto fare la Fondazione insieme a Regione Lombardia: mettere a disposizione gli esiti della ricerca finanziata con denaro pubblico. Perché non lo han fatto le Istituzioni e gli altri Enti , visto che il rapporto risale ormai a quasi un anno fa?

SINISTRA E AMBIENTE di MEDA e il CIRCOLO "LAURA CONTI di LEGAMBIENTE SEVESO ne divulgano ora i contenuti, pubblicando integralmente il Rapporto finale,  accompagnandolo con note di sintesi e con nostre considerazioni.

LE NOSTRE CONSIDERAZIONI

E' spiacevole dover evidenziare che, a cominciare  Regione Lombardia che lo ha commissionato, gli enti, gli uffici e le istituzioni interessate non abbiano ancora  dato alcuna  evidenza pubblica approfondita di merito e di dettaglio di questa ricerca, esattamente come nel 2003 per la precedente indagine.
Giudicandone importante la diffusione, nello scrivere sull'indagine della FLA, espicitiamo la metodologia seguita, i risultati delle 30 analisi chimiche programmate sulla base di considerazioni operative ed economiche tra Regione Lombardia, Fondazione Lombardia per l’Ambiente e ARPA Lombardia ed eseguite in un periodo temporale prolungatosi per i dinieghi ricevuti dai proprietari privati dei terreni dove erano previsti i campionamenti.
Pur essendo limitate al solo Top Soil (per FLA i primi 30 cm) anche con le analisi chimiche commissionate da FLA, si continua a trovare diossina oltre i limiti di legge in 14 punti su 25 localizzati in zona B.
Si tratta di valori di supero in zone ad uso verde pubblico e residenziale, comprendenti anche zone  agricole coltivate e parchi pubblici.
E' proprio la presenza di diossina in questi luoghi a preoccupare per i rischi di contaminazione delle essenze coltivate e della possibilità di entrare in contatto diretto con  il tossico nelle zone a verde pubblico.
Sarebbe stato auspicabile avere un numero maggiore di analisi chimiche per una copertura più estesa sul territorio, non limitandosi oltretutto a campionamenti del solo Top Soil.
Un poco carenti ci paiono poi le conclusioni finali che non aggiungono approfondimenti significativi alla relazione del 2003.

APPUNTI PER COMPRENDERE LA RICERCA DELLA FLA 

Per capire o contenuti del documento della FLA, serve ricordare che:
  • L'indagine, pur catalogando tutti i dati di caratterizazione del suolo esistenti nell'arco temporale dal 1995 al 2016 per tutte le zone (A,B,R) considera poi solo quelli delle aree della zona B (la zona A e la zona R non sono prese in considerazione perchè già lo studio del 2003 le escludeva)
  • Lo storico dei dati, identifica l'utilizzo del suolo in zona B e R (es. terreno agricolo, terreno incolto, giardino, giardino coltivato etc)
  • Il territorio indagato della zona B è stato suddiviso in 170 celle da 150x150 mt
  • Le nuove analisi chimiche effettuate sono limitate al Top Soil (TS) poichè, per FLA, "la valutazione del rischio, non può che riguardare l’inquinamento superficiale in quanto le caratteristiche chimico-fisiche della diossina (composto lipofilo, non volatile e non lisciviabile) non la rendono sostanzialmente disponibile alla migrazione verso possibili obiettivi sensibili se non attraverso il contatto dermico, la risospensione delle polveri o l’ingresso nella catena alimentare". 
  • Sono state acquisite cartografie e si sono inseriti i dati creando un "multilayer" utile oltre che ad individuare esattamente la posizione dei "dati storici" nel recente contesto urbano (mappe DUSAF sul Consumo di Suolo e sulle previsioni dei PGT) anche per valutare dove effettuare nuove  analisi chimiche nel Top Soil.
Nel merito del data base statistico dei risultati analitici complessivi, FLA scrive che sono a disposizione dati analitici in 495 punti di campionamento (90,66% di quelli disponibili) e ben 469 dati risultano georeferenziati (94,75% dei dati disponibili).
I dati analitici disponibili sono così distribuiti:

· 224 (45,25%) in zona B, 168 (33,94%) in zona R, 96 (19,39%) in zona A e 7 (1,41%) in zona esterna alla R;
· 177 (35,76%) a Seveso, 154 (31,11%) a Cesano Maderno, 77 (15,56%) a Meda, 61 (12,32%) a Desio, 24 (4,85%) a Bovisio Masciago e 2 (0,40%) a Barlassina.

Sul dettaglio sempre statistico dei risultati,
si sono rilevati superamenti della Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC) della tabella “A” (10 ng/kg per siti ad uso verde pubblico/privato e residenziale ) in 241 campioni (48,69% dei campioni analizzati) con la seguente distribuzione:
· 175 (72,61%) in zona B, 49 (20,33%) in zona R, 16 (6,64%) in zona A e 1 (0,41%) in zona esterna alla R;
· 95 (39,42%) a Seveso, 87 (36,10%) a Cesano Maderno, 32 (13,28%) a Desio, 24 (9,96%) a Meda, 3 (1,24%) a Bovisio Masciago e 0 (0,00%) a Barlassina.

Per identificare quante e dove le analisi aggiuntive si rendevano necessarie nelle 170 celle, FLA ha prioritariamente deciso di localizzarle nell’ambito delle celle prive di analisi “storiche” e “recenti” che ricadono per il 100% della superficie in zona B (7 disponibili) e delle celle interessate solo da analisi “storiche” ma prive di analisi “recenti” (67 disponibili).

Ulteriori criteri di selezione che sono stati utilizzati per orientare la scelta, con riduzione dalle 74 celle preselezionate su base meramente statistica e degli 82 punti potenziali di campionamento ai 30 punti di campionamento finali sono i seguenti (in ordine di priorità):
· utilizzo di punti storici (per appurare, se possibile, il trend di contaminazione);
· presenza di aree a verde (a uso pubblico, privato o agricolo) di dimensione significativa;
· usi attuali pregiati del territorio (ad es. parchi pubblici, edilizia scolastica o sanitaria, ecc.) ovvero previsione di significative trasformazioni insediative.
Tra i criteri di esclusione applicato da FLA (complementare ai precedenti) c'è quello che riguarda le celle caratterizzate da un elevato tasso di urbanizzazione o con alta probabilità di rimaneggiamento “pesante” dei terreni.

LOCALIZZAZIONE DEFINITIVA DEI 31 PUNTI DI CAMPIONAMENTO

A seguito della localizzazione dei 30 nuovi punti di campionamento i Comuni hanno indicato quelli ricadenti in aree pubbliche dove è stato autorizzato l'accesso, attivando contatti con i proprietari delle aree private interessate dal piano di campionamento.
Proprio sulle aree private si sono registrate difficoltà e FLA non è riuscita ad eseguire l'intero piano di campionamento come previsto inizialmente a causa di mancate autorizzazioni all'accesso e ai campionamenti in 9 aree private.
FLA ha conseguentemente individuato nuovi punti di campionamento subito prossimi a quelli "non accessibili" e possibilmente in aree pubbliche, in modo da rendere più semplice l'ottenimento dell'autorizzazione all'accesso. Nell'ipotesi estrema in cui non erano identificabili aree pubbliche non coperte da punti "recenti" in zona B si sono individuate aree a verde pubblico in zona R.
La limitazione alle aree a verde pubblico si deve alla loro maggiore sensibilità in virtù della libera fruizione da parte della cittadinanza.
FLA ha quindi ritenuto giustificabile la "deroga" da zona B a zona R causata dall'impossibilità di individuare punti più "sensibili".
Sotto è allegata la localizzazione cartografica dei 31 punti di campionamento definitivi (25 in zona B e 6 in zona R).


In particolare, i 31 punti di campionamento, 25 in zona B e 6 in zona R, sono così suddivisi:
7 punti a Seveso (5 in zona B e 2 in zona R): dei 6 punti inizialmente previsti, 2 non sono stati autorizzati e sostituiti con 2 punti in zona R (32_2017 e 33_2017); a questi si è aggiunto un quinto punto in zona B (31_2017) su richiesta del Comune;
9 punti a Cesano Maderno (6 in zona B e 3 in zona R): dei 9 punti inizialmente previsti, 3 non
sono stati autorizzati e sostituiti con 3 punti in zona R (34_2017, 35_2017 e 36_2017);
15 punti a Desio (14 in zona B e 1 in zona R): dei 15 punti inizialmente previsti, 4 non sono stati
autorizzati e sostituiti con 3 punti in zona B (37_2017, 38_2017 e 39_2017) e 1 punto in zona R (40_2017).

RISULTATI DELLE 31 ANALISI CHIMICHE
Il superamento della CSC (concentrazione soglia di contaminazione) per l’uso del suolo verde e residenziale (10 ngI-TEQ/kgSS), riguarda 14 punti su 25 in zona B (56%) e nessun punto in zona R (vedi tabella sopra).
I superamenti sono distribuiti nei comuni di Desio (10 punti su 14 in zona B, 71%), Seveso (3 punti su 5 in zona B, 60%) e Cesano Maderno (1 punto su 6 in zona B, 17%).
Ciò conferma una situazione di inquinamento diffuso sebbene a macchia di leopardo.
Soprattutto, aggiungiamo, seppur a distanza di 43 anni dalla fuoriuscita, si conferma ancor oggi, la presenza della Diossina, con predominanza della TCDD (vedi colonna TCDD/I-Teq), nei primi 30 cm di terreno.

TIPOLOGIA DEI SUOLI DOVE SI SONO SUPERATI I VALORI DI SOGLIA

I 14 superamenti in zona B della Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC) per l'uso del suolo verde e residenziale fissata dalla norma in 10 ngI-TEQ/kgSS appartengono a suoli che sulla base dell'uso registrato all'atto del campionamento e della dettagliata analisi  possono essere suddivisi come segue:
 
       aree agricole attualmente incolte con presenza di arbusti (campione 28_2017);
       aree agricole attualmente adibite a prato (campioni 01_2017, 21_2017, 22_2017, 26_2017 e 27_2017);
       aree agricole attualmente coltivate (campioni 10_2017, 19_2017, 24_2017 e 25_2017);
       giardini pubblici attuali (campioni 02_2017, 18_2017 e 38_2017) o previsti (03_2017).
Le aree che secondo la FLA possono destare le maggiori preoccupazioni sono le aree agricole coltivate e i giardini pubblici.
Il documento della FLA, del dicembre 2018, ancora non lo contempla ma ora per le aree agricole coltivate (cereali nell'area di interesse) si dovrà applicare quanto previsto dal nuovo decreto 47 del  1° marzo 2019 “Regolamento relativo agli interventi di bonifica, di ripristino ambientale e di messa in sicurezza, d’emergenza, operativa e permanente, delle aree destinate alla produzione agricola e all’allevamento, ai sensi dell’articolo 241 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152".
Questo recente decreto, nel regolamento attuativo, introduce nuovi e più severi limiti - 6 ng/kg SS WHO-TEQ per la Sommatoria di PCDD, PCDF + PCB Dioxin-Like (PCB-DL - per le aree destinate alla produzione agricola e all’allevamento.



Sui terreni agricoli e sui parchi pubblici dove è stata rilevata contaminazione (nel Top Soil) sono state evidenziate alcune preoccupazioni:
- nel caso delle produzioni di fieno per l'alimentazione animale i timori sono associati alle particelle di suolo che aderiscono all'erba anche dopo lo sfalcio piuttosto che alla materia vegetale in sè;
- nel caso dei giardini pubblici, preoccupa il contatto dei bambini con il suolo contaminato e l'ingestione involontaria di particelle di terreno.

LA CORRELAZIONE DEL NUOVO ELABORATO (2016-2018) SUL RISCHIO DI CONTAMINAZIONE RESIDUA DA DIOSSINA RISPETTO A QUELLO DEL 2003

La FLA ha riassunto il lavoro del 2003 comparandolo, con una disamina e con proprie valutazioni, con i riscontri di quello terminato a dicembre 2018.
La ricerca "Analisi di rischio relativa alla presenza di diossina residua nella zona B di Seveso" (analisi di rischio del 2003) aveva permesso di stimare la maggiore esposizione alle diossine cui erano soggetti i residenti della zona B rispetto a chi risiedeva altrove, in particolare in aree (teoricamente n.d.r) non inquinate, in relazione non solo al luogo di residenza (e quindi alla concentrazione di diossine cui erano esposti) ma anche rispetto ai loro stili e abitudini di vita quali l'attività lavorativa, la base della dieta, ecc..
Gli scenari da esposizione erano 3 (2 che consideravano soggetti residenti nella zona B e uno di riferimento):
• "Scenario centrale zona B": scenario con esposizione media della popolazione residente nella zona B e limitate attività a rischio (giardinaggio e coltivazione)
• "Scenario estremo zona B": scenario di esposizione riconducibile alla parte più a rischio della popolazione residente nella zona B con significative attività a rischio (coltivazione diretta di prodotti vegetali e allevamento di animali da cortile che entravano a far parte stabilmente della loro dieta);
• "Scenario centrale di riferimento": scenario con esposizione media della popolazione generale residente in aree comparabili con la zona B ma non coinvolte nella fuoriuscita del tossico.

Nell'analisi del rischio del 2003, le vie di esposizione considerate erano state molto più ampie di quelle oggi generalmente considerate nell'analisi di rischio sito-specifica di siti contaminati.
Allora le vie di esposizione esaminate erano:
• ingestione di particelle di suolo inquinato;
• contatto dermico con particelle di suolo inquinato;
• inalazione;
• ingestione d'acqua;
• ingestione di prodotti alimentari di provenienza esterna (carne, pesce, latte e prodotti derivati, uova, frutta e verdura, cereali e derivati;
• ingestione di prodotti alimentari provenienti direttamente dalla zona B vegetali, polli e uova, a seconda degli scenari).
La durata complessiva di esposizione simulata era stata pari a 70 anni, suddivisa per le vie di esposizione legate alla situazione di inquinamento specifico del suolo della zona B (contatto dermico, ingestione di suolo inquinato e di prodotti di derivazione locale) in due sottoperiodi:

• il primo di durata 30 anni, durante i quali si assumeva un'esposizione a livelli di diossine pari a quelli misurati nella zona B;
• il secondo di durata 40 anni, durante i quali si assumeva un'esposizione a livelli di diossine pari a quelli dello scenario centrale di riferimento (cioè a quelli che dovrebbero rappresentare i livelli di fondo).

I valori di esposizione risultati per i tre scenari erano stati i seguenti:

• "Scenario centrale zona B": 10 pgWHO-TEQ/kg peso corporeo/settimana;
• "Scenario estremo zona B" : 16-29 pgWHO-TEQ/kg peso corporeo/settimana;
• "Scenario centrale di riferimento": 9 pgWHO-TEQ/kg peso corporeo/settimana.

Nel 2003, il valore relativo allo "Scenario estremo zona B" risultava dunque superiore alla dose tollerabile settimanale (Tolerable Weekly Intake, TWI) stabilita dallo Scientific Committee on Food (SCF) della Commissione Europea nel maggio 2001 pari a 14 pgWHO- TEQ/kg peso corporeo/settimana.
La ricerca de 2003 evidenziava che "l'esposizione alle diossine dovuta alla dieta era di cruciale importanza e aveva una rilevanza tutt'altro che trascurabile anche nella popolazione generale, cioè esterna alla zona B e all'area di Seveso."
Si suggeriva pertanto l'adozione di cautele al consumo di prodotti alimentari provenienti direttamente dalla zona B, con particolare riguardo ai prodotti animali in generale considerata la caratteristica di bioaccumulo della diossina nei grassi animali.
Cautela anche rispetto ai prodotti vegetali appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee - come cocomero, cetriolo, melone, zucca, zucchina che hanno dimostrato significative capacità di bioaccumulare diossina.

Nel finale dell'indagine FLA del 2016-2018, gli estensori riesaminando i punti conclusivi dell'analisi di rischio del 2003 esplicitano che : "l'adozione di opportune cautele sull'utilizzo dei terreni a scopo di allevamento, orticolo e agricolo è da confermarsi, con la raccomandazione che le eventuali restrizioni siano documentabili o, in assenza di documentazione certa, possano giustificarsi secondo il principio di precauzione.
Alla luce di quanto discusso nel presente paragrafo si ritiene di confermare gli esiti dell'analisi di rischio pubblicata nell'aprile 2003."

La relazione della FLA

Sinistra e Ambiente di Meda
Legambiente Circolo Laura Conti Seveso

mercoledì 19 giugno 2019

Seveso: perchè la Fondazione Ambiente non rende noto lo studio sulla valutazione del rischio da esposizione alla diossina?


Con Delibera di Giunta Regionale n° X/5268 del giugno 2016 la Fondazione Lombardia per l’Ambiente (FLA) è stata incaricata di svolgere una indagine di valutazione di rischio da esposizione a diossina TCDD residua dell’incidente ICMESA.

Per questa ricerca sono stati stanziati 100.000 euro dalla Regione Lombardia e un cofinanziamento FLA per altri 124.000 euro.

La Fondazione ha svolto la ricerca e ne ha dato un iniziale e parziale riscontro al gruppo di Sinistra e Ambiente di Meda e al circolo Laura Conti di Legambiente di Seveso nel corso di un incontro avvenuto più di un anno fa e precisamente l'11 giugno 2018.

I due gruppi ambientalisti hanno successivamente chiesto alla Fondazione Lombardia per l'Ambiente (FLA) di essere messi a parte dei contenuti dell'indagine di valutazione di rischio da esposizione a diossina TCDD residua dell'incidente ICMESA e di essere coinvolti con una metodologia partecipata di diffusione del lavoro e delle valutazioni dello studio di FLA. All'ultima richiesta, del  4 febbraio 2019, la FLA aveva risposto con un rimando che coinvolgeva i referenti di Regione Lombardia "per fissare a breve una data utile per organizzare un incontro".

Da allora, 5 febbraio 2019, tutto tace. Nessuna risposta anche all'ulteriore sollecito inviato il 26 marzo 2019.

Le due associazioni nel ribadire che i contenuti della ricerca debbano essere resi noti e nella disponibilità dei cittadini, hanno avanzato delle legittime critiche e domande sull'operato della Regione e della FLA.

Alberto Colombo, di Sinistra e Amiente Meda, ha chiesto: "Quale utilità può avere uno studio se resta confinato nei cassetti degli estensori e degli uffici tecnici regionali e se lo stesso non viene restituito alla Comunità e a chi s'è dichiarato interessato ad averne contezza? Che senso ha limitarne la conoscenza ai soli addetti ai lavori e agli uffici degli Enti dove risulta sia già stato depositato? Vi sono forse contenuti non divulgabili perchè possono ingenerare preoccupazione?"

Afferma Gemma Beretta, del Circolo Legambiente "Laura Conti" di Seveso: "Le nostre associazioni hanno dimostrato da tempo di saper valutare attentamente ogni tipo di documento tecnico, anche complesso, riproponendolo con dettagli ed approfondimenti indispensabili per una buona, leggibile e credibile informazione. Si sta ripetendo quanto già avvenuto nel 2003 dove analogo studio rimase per anni sconosciuto ai più".

lunedì 10 giugno 2019

Tra Groane e Brughiera, alla scoperta di nuove aree naturalistiche


Domenica 16 giugno 2019 siete tutti invitati a "PARCHI IN RETE. Camminata alla scoperta di nuove aree naturalistiche tra Groane e Brughiera a Lentate sul Seveso".

Attraverso un percorso facile di circa 10 km, lungo sentieri e percorsi ciclo-pedonali, scopriremo gli interventi realizzati dal Parco delle Groane per favorire la biodiversità e per creare nuovi spazi per la fruizione e il tempo libero.

A guidarvi:
  • Parco delle Groane,
  • Agenzia InnovA21 per lo Sviluppo Sostenibile
  • FLA - Fondazione Lombardia per l'Ambiente
  • Comitato Parco Regionale Groane - Brughiera
  • La Puska - Lentate s/S
  • WWF Insubria-Groane
  • GEV Groane
Ritrovo alle 8.45 in via Superga a Lentate, rientro alle 11.45 e aperitivo finale. Programma dettagliato al seguente link: PARCHI IN RETE - LENTATE SUL SEVESO

Con il contributo di Fondazione Cariplo

Partecipazione gratuita - iscrizione a info@agenziainnova21.org o telefonando al numero 0362 546210

sabato 13 ottobre 2018

La bellezza dei fiori in una conferenza a Seveso


“L’arte è lo sforzo incessante di competere con la bellezza dei fiori… e non riuscirci mai” (Chagall)

Per il ciclo “Arte, Natura e Bellezza” giovedì 18 ottobre alle ore 21.00 avrà luogo la prima delle due serate dedicate alla magia dei fiori e dei profumi. Un percorso storico attraverso la simbologia dei fiori: le più antiche testimonianze sull’uso dei fiori e la loro espressione nella creatività: cosa rappresentavano i fiori nell’antichità e cosa rappresentano ancora oggi?

Dal 18 al 29 ottobre sarà inoltre allestita, presso l'Auditorium FLA, la mostra “La bellezza dei fiori” (a cura dell’Università degli Studi di Milano, Orticola di Lombardia e Agri-cultura).
È possibile visitare la mostra da lunedì a venerdì ore 14.00-18.00.


mercoledì 24 dicembre 2014

Presentazione del progetto di Connessione Ecologica nella Brughiera Comasca


Fondazione Lombardia per l’Ambiente (FLA), Comune di Cantù, Parco della Brughiera Briantea e Agenzia InnovA21 per lo Sviluppo Sostenibile vi invitano all’incontro di presentazione del progetto

CONNESSIONE E FUNZIONALITÀ ECOLOGICA NELLA BRUGHIERA COMASCA, ELEMENTO CHIAVE PER LA RETE ECOLOGICA TRA PREALPI E PIANURA

che avrà luogo il giorno 15 gennaio 2015 alle ore 10.00 presso il Salone dei Convegni in piazza Marconi, Cantù.

Il progetto, finanziato dalla Fondazione Cariplo, ha l’obiettivo di individuare gli interventi utili a mantenere e ove possibile incrementare la connessione ecologica delle aree a cavallo tra le province di Como e Monza e Brianza che riguardano 30 comuni (Como, Tavernerio, Lipomo, Montorfano, Casnate con Bernate, Senna Comasco, Capiago Intimiano, Orsenigo, Alzate Brianza, Fino Mornasco, Vertemate con Minoprio, Cucciago, Cantù, Brenna, Inverigo, Cermenate, Carimate, Novedrate, Figino Serenza, Mariano Comense, Carugo, Arosio, Lazzate, Lentate sul Seveso, Meda, Cabiate, Misinto, Cogliate, Barlassina, Seveso).

Questa porzione del territorio lombardo, infatti, rientra tra le aree particolarmente importanti ai fini della salvaguardia della biodiversità regionale e dell’implementazione della Rete Ecologica Regionale (RER).

Per raggiungere questo importante obiettivo di salvaguardia del territorio è necessario il coinvolgimento dei soggetti che lo vivono; infatti, il progetto intende promuovere la partecipazione degli attori locali per la definizione degli obiettivi e la progettazione degli interventi di connessione ecologica. Quindi si invitano le pubbliche amministrazioni locali, gli enti parco, le associazioni e gli agricoltori a partecipare all’incontro di presentazione del progetto; nel corso dell’evento verranno
mostrati i risultati degli studi naturalistici e urbanistici sull’area e i presenti verranno invitati a contribuire alla mappatura delle criticità e delle risorse del territorio.

A questa prima consultazione seguirà un incontro, che si terrà approssimativamente tra la fine di febbraio e la prima metà di marzo, in cui gli attori del territorio saranno chiamati a contribuire alla definizione degli interventi di connessione ecologica.

Siete quindi invitati a partecipare all’incontro del 15 gennaio 2015.È richiesta conferma di partecipazione all’indirizzo info@agenziainnova21.org o al numero 0362/546210

domenica 7 aprile 2013

Seveso: imparare giocando al Centro Ricerche e Formazione Ambientali della FLA


di Silvia Dognini

Venite a scoprire cos'è partecipando gratuitamente all'evento "Imparare Giocando"... I bambini potranno sfidare mamma e papà con i giochi multimediali di Giocambiente, divertirsi in una staffetta mozzafiato e cimentarsi in altre divertenti attività...!!!

Fondazione Lombardia per l'Ambiente ha investito molto nel Centro Ricerche e Formazine Ambientali di Seveso e vuole essere un polo scientifico prestigioso e all'avanguardia che possa essere un punto di riferimento tecnologico per la ricerca in campo ambientale, un polo di comunicazione, educazione e formazione su tutti i temi ambientali.
In quest'ottica, in concomitanza con la Giornata del Verde Pulito 2013, e in collaborazione con Innova21 e Gelsia Ambiente, la Fondazione ha organizzato un evento, venerdì 19 (solo per le scuole) e sabato 20 aprile (per tutti), aperto alla cittadinanza di Seveso, alle sue associazioni e ai suoi abitanti, con particolare attenzione verso le scuole e le famiglie. Coinvolgere i bambini in un percorso ludico/creativo volto alla sensibilizzazione sulle tematiche ambientali è un primo passo verso una coscienza ambientale veramente sostenibile.
"IMPARARE GIOCANDO" esprime il desiderio e la convinzione che anche attraverso il gioco, ma soprattutto l'esperienza, si possa imparare. Questo è il principio su cui la Fondazione Lombardia per l'Ambiente ha fondato la sua attività di educazione ambientale che, negli anni, ha creato una fissa rete di rapporti con le scuole e con i cittadini.
I laboratori, tutti completamente gratuiti (per le scuole è obbligatoria la prenotazione a  silvia.macalli@flanet.org ), e si svolgono presso il Centro Ricerche e Formazione Ambientali della Fondazione Lombardia per l'Ambiente - Piazza 10 luglio 1976,1 Seveso (ex Piazza XXV aprile).

Sono previste grandi sorprese per tutti i partecipanti

Per saperne di più: http://www.flanet.org/it/930/imparare-giocando

mercoledì 27 marzo 2013

Pedemontana e rischio diossina: quale è la posizione dell'Amministrazione di Seregno?


Riceviamo e pubblichiamo la sottostante interpellanza presentata da Giuseppina Minotti, capogruppo FdS di Seregno.

Signor Sindaco,
le associazioni ambientaliste della nostra zona hanno resa pubblica una estesa e dettagliata documentazione circa la presenza di diossina nella zona interessata dalla autostrada Pedemontana nel tratto tra Desio e Meda.

La diossina proviene dall'incidente dell'ICMESA del 1976. Come noto la zona interessata venne solo in parte bonificata e la terra rimossa venne contenuta nel luogo dove ora c'è il Bosco delle Querce di Seveso. Nell'intero territorio interessato i livelli di diossina presenti sono molto elevati ed altrettanto elevato il rischio di una loro dispersione in atmosfera a seguito dei lavori di movimentazione terra della Pedemontana.
Per questo motivo i comuni della zona interessata chiedono certezze circa i progetti esecutivi e la cantierizzazione dell'opera e che comunque ogni passaggio venga svolto nella più ampia trasparenza. Il comune di Desio ha addirittura diffidato la Società Pedemontana Lombarda dall'intraprendere lavori in assenza di un preliminare confronto con l'Amministrazione comunale.

Nel 1976 si sosteneva che la diossina non sapeva leggere le cartine geografiche e che quindi i confini tra le zone A, B e C seguivano i confini comunali per sole ragioni di comodo.

Per questo motivo e per ragioni di solidarietà politico - amministrativa sarebbe opportuna una analoga posizione dell'Amministrazione seregnese.

Vorrei pertanto sapere cosa pensa l'Amministrazione di questa proposta.

Distinti saluti
Giuseppina Minotti
(capogruppo della FdS)

giovedì 24 gennaio 2013

Pedemontana e diossina: rischi di interferenze pericolose

In merito all'assemblea pubblica "Pedemontana e diossina: usciamone vivi" organizzata da Legambiente Desio (per maggiori informazioni cliccare qui) pubblichiamo un interessate intervento di "Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile"

Autostrada Pedemontana e Diossina: INSIEME IN RETE fa l’analisi della relazione della FLA del 2003

I contenuti del rapporto FLA

Il rapporto completo della FLA cui abbiamo potuto accedere, è consultabile all'Archivio del Ponte della Memoria che si trova presso il Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, associazione aderente ad INSIEME IN RETE, e nelle disponibilità di tutte le amministrazioni locali (come si può evincere nel documento stesso).

Ve lo proponiamo quale contributo dei gruppi di INSIEME IN RETE, per dare ulteriori elementi atti a rafforzare quanto da tempo diciamo e cioè, il pesante rischio per la salute cui si sottoporrebbe la popolazione locale, qualora si procedesse alla costruzione dell’autostrada Pedemontana nei tratti che interferiscono proprio con le zone interessate dall’incidente ICMESA, ancora oggi contaminate da TCDD (DIOSSINA).

Un passaggio che sulle suddette zone avrà anche un impatto determinato dalle opere complementari e di connessione all’autostrada stessa.

Rispetto al documento della FLA, (di cui rendiamo accessibili le pagine di relazione) le analisi sulle concentrazioni di TCDD (Tetraclorurodibenzoparadiossina – la Diossina dell’ICMESA) eseguite nel 2008 da una società incaricata da Pedemontana e in contradditorio con ARPA (cliccare qui per scaricare i dati), confermano la presenza di diossina oltre le soglie stabilite dalle normative (10 ng/Kg per verde pubblico e 100ng/kg per siti a destinazione industriale secondo il Dlgs 22 del 5/02/97 – decreto Ronchi).
Esattamente, 52 campionamenti superano il limite a verde pubblico  e di questi, 10 superano anche il limite industriale (10 volte più alto).

I rilevamenti del 2008, quindi confermano e ampliano le zone con concentrazione da TCDD fuori norma anche alla zona di rispetto (zona R).
Ad aprile del 2003, la FLA (Fondazione Lombardia per l’Ambiente) ha formalizzato il documento conclusivo che riassume il progetto di ricerca denominato: “ANALISI DI RISCHIO RELATIVA ALLA PRESENZA DI DIOSSINA RESIDUA NELLA ZONA B DI SEVESO”.
Progetto commissionato alla FLA da REGIONE LOMBARDIA che “ha inteso promuovere uno studio scientifico di analisi di rischio inteso ad individuare idonei interventi di bonifica e/o ripristino ambientale con misure di sicurezza” , costituendo allo scopo uno specifico gruppo di lavoro tra Reg. Lombardia, FLA, ARPA, ARF (azienda Regionale Agricoltura e Foreste, ora ERSAF), poi esteso ai rappresentanti  dei Comuni di Seveso, Cesano Maderno, Desio e Meda.

FLA ha poi attivato un comitato scientifico che ha prodotto il lavoro.
Lo studio, dopo analisi ed elaborazioni preliminari sui dati disponibili, “ha permesso di stimare la maggiore esposizione alle diossine cui sono soggetti i residenti della zona B rispetto a soggetti residenti altrove, in particolare in aree non inquinate.
Con la dicitura “diossine”, si intende la sommatoria di tutti i tipi di policlorodibenzo-p-diossine –PCDD-  e dei policlorodibenzofurani - PCDF Furani.  
Tra le diossine c’è però la prevalenza, con una concentrazione minima dell’85% della TCDD, la “diossina dell’Icmesa" appunto.

La conclusione dello studio ha analizzato tre diverse tipologie di esposizione e cioè:
“Scenario centrale zona B” con limitate attività a rischio
“Scenario estremo zona B” con significative attività a rischio
“Scenario centrale di riferimento” quale confronto con situazioni con un inquinamento e un rischio “di fondo” alla quale è esposta la popolazione generale.

Per attività di rischio e di esposizione si sono intese:

  • ingestione di particelle di suolo inquinato;
  • contatto dermico con particelle di suolo inquinato;
  • inalazione;
  • ingestione d'acqua;
  • ingestione di prodotti alimentari di provenienza esterna (carne, pesce, latte e prodotti derivati, uova, frutta e verdura, cereali e derivati);
  • ingestione di prodotti alimentari provenienti direttamente dalla zona B (solo vegetali o vegetali, polli e uova, a seconda degli scenari).

I risultati sono stati:
  • per lo “Scenario centrale zona B” un valore di esposizione settimanale pari a 10 pg/kg (picogrammi per chilo di peso corporeo) pari a 1,42 pg/kg al giorno.
  • ·per lo “Scenario estremo zona B” un valore di esposizione settimanale da 16 a 29  pg/kg  quindi da 2,28 pg/kg al giorno a 4,14 pg/kg al giorno.
  • per lo “Scenario centrale di riferimento” un valore di esposizione settimanale di 9  pg/kg  pari a 1,28 pg/kg al giorno

Se si prende come riferimento il valore limite di dose tollerabile settimanale (TWI) stabilita dalla Scientific Committee on Food (SCF) della Commissione Europea e pari a 14 pg/Kg (picogrammi per kg di peso corporeo, i cittadini dello “Scenario estremo zona B” risultano essere maggiormente esposti nonché fuori dai limiti normativi, rispetto alle altre due situazioni prese in esame

Se invece si prende come riferimento il limite di dose tollerabile giornaliera stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) pari a un valore che va da 1 pg/kg  a 4 pg/kg, (dove 4 pg/kg al giorno sono considerati come “massima assunzione tollerabile per un periodo transitorio e il valore di 1pg/kg è il valore dell’obiettivo finale da raggiungere) ci ritroveremmo a confrontare tutti e tre gli scenari con un valore settimanale che va da 7pg/kg a 28 pg/kg il che metterebbe tutti i tre scenari fuori dal limite d’obiettivo da raggiungere cioè il valore di 7pg/kg settimanali.

Nel finale, il rapporto FLA si limita poi a consigliare alcune precauzioni:
  • anche alla luce delle recenti determinazioni comunitarie sulla TWI in precedenza documentate, l'esposizione alle diossine dovuta alla dieta è di cruciale importanza e ha una rilevanza tutt'altro che trascurabile anche nella popolazione generale, cioè esterna alla zona B e all'area di Seveso;
  • si suggerisce di adottare opportune cautele al consumo di prodotti alimentari provenienti direttamente dalla zona B, con particolare riguardo ai prodotti animali in generale nonché a taluni particolari prodotti vegetali.

FLA consiglia inoltre una serie ulteriore di attività di ricerca e approfondimento.

Le nostre considerazioni

Dell’intero documento, cosa ci interessa evidenziare?
Sicuramente due aspetti.
Il primo relativo ad una serie di dati sulle concentrazioni di diossine rilevate nei terreni della zona B mappata nei comuni di Cesano Maderno, Desio e Seveso con la campagna effettuata dall’ ISPRA negli anni dal 1997 al 1999.
Già allora, la situazione contaminazione appariva fortemente marchiata dal  TCDD (diossina dell’Icmesa) con concentrazioni fuori limite. (Vedi tabelle e mappe sotto).

Le premesse e i dati analitici dell'indagine dell'ISPRA negli anni '97-99:
Limiti di legge = 10 ng/Kg per verde pubblico e 100ng/kg per siti a destinazione industriale

Fig. A3.1 - Concentrazioni I-TEQ rilevate in zona B
Fig. A3.2 - maglia in cui avviene il superamento del valore limite tabellare per siti a destinazione verde pubblico, verde privato e residenziale 10ngI-TEQ (kgSS)-1
Gli ulteriori approfondimenti del 2008, non solo hanno confermato questo aspetto con i prima menzionati 52 superi dei limiti di cui 10 del livello industriale, ma l’hanno ulteriormente dettagliato, identificando a quale profondità del suolo c’è TCDD e ampliando anche alla zona R i carotaggi (vedi mappe sotto con i punti di prelievo) , con un risultato per la zona R di valori pressoché identici (e fuori limite) alla zona B.


Le mappe dei rilevamenti del 2008, nelle zone A, B, R interessate dal passaggio dell'autostrada Pedemontana
Ora, se mettiamo in correlazione questo aspetto anche con quelli che erano i fattori di esposizione presi in esame per le tre tipologie di scenari di rischio, ed in particolare a:
  • ingestione di particelle di suolo inquinato;
  • contatto dermico con particelle di suolo inquinato;
  • inalazione;

appare evidente a tutti che per le zone A, B, e R, lavori di escavazione sia per costruire l’autostrada Pedemontana, sia per le opere complementari ma anche per nuovi piani d’insediamento urbanistico, AUMENTANO sicuramente il rischio della popolazione d’essere esposta al contaminante TCDD, che ora giace in uno strato di terreno dopo i 70 cm nelle zone ex A del Bosco delle Querce (dove lo strato superficiale di terreno fortemente contaminato è stato asportato e sostituito con nuovo terreno) e nel cosidetto “Top Soil” – strato superficiale di circa 20cm – nelle zone B ed R mai bonificate.

Per questo, la prescrizione CIPE n° 3, impone a Pedemontana ulteriori accertamenti analitici nelle zone contaminate da Diossina dei comuni di Meda, Seveso, Cesano Maderno e Bovisio Masciago.
E’ evidente che questa integrazione d’analisi va ampliata e applicata anche agli altri comuni che hanno all’interno dei loro confini un’area classificata come B o R e cioè Barlassina e Desio.

Va evidenziato che le istituzioni regionali e chi ha progettato l'autostrada, era ed è  in possesso degli stessi dati che ora qui esponiamo.

L’identificazione dello stato di contaminazione da TCDD del suolo, potrà consentire valutazioni obbiettive sulla necessità di messa in sicurezza di queste aree, e, auspichiamo, la consapevolezza e l’assunzione di responsabilità atta ad evitare che la costruzione dell’autostrada pedemontana (opera che da sempre noi consideriamo inutile) esponga nuovamente al rischio diossina la popolazione e i lavoratori addetti alla sua realizzazione.

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