
Cascina Melghera, Milano. Immagine tratta dal web
di Enrico Fedreghini
La cittadinanza attiva è da sempre il motore dei cambiamenti. Ed è utile, ogni tanto, ricordare i risultati che l’azione di cittadini attenti al “bene comune” ha prodotto. Perchè non è vero che “tanto non cambia niente…”.
Pensate ad esempio che proprio nella zona Ovest di Milano c'era un gruppo di simpatici e strambi utopisti abitanti del Gallaratese (Mauro, Luca, Vittorio, Gigi, Alberto, Loredana e altri) insieme ai quali amavo lottare contro i mulini a vento. Spesso riuscivamo a cogliere l’obiettivo: avevamo inventato il Parco Pertini ripulendolo da rifiuti e degrado; avevamo lanciato la mobilitazione per fermare la superstrada nel parco di Trenno (via Mafalda di Savoia, nel tracciato originario, tagliava a metà il parco). Allora i mulini a vento erano rappresentati soprattutto da un potentissimo palazzinaro, il grande Palazzinaro originario di Paternò, che possedeva quasi tutte le aree agricole della periferia di Milano: le acquistava per poche lire e subito dopo – non ho mai capito per quale particolare congiunzione astrale – quelle stesse aree si trasformavano in aree edificabili, grazie a una puntuale variante del Piano Regolatore comunale, al Gallaratese come in via Ripamonti e in via dei Missaglia.
Sta di fatto che il nostro sgangherato gruppo era diventato una sorta di presidio di tutela a servizio del territorio e degli abitanti del Nord Ovest Milanese. Nell’aprile 1990 avevamo addirittura ottenuto l’inclusione di tutte le aree agricole, del Parco Trenno e degli impianti ippici nel neo-costituito Parco Agricolo Sud Milano. Inimicandoci per sempre il grande Palazzinaro.
Succede un giorno che entriamo in contatto con i “barbudos” di Italia Nostra: Sergio e Silvio, agronomi del Centro di Forestazione Urbana in grado di strappare al degrado una discarica a cielo aperto della periferia ovest, trasformandola in quella modello ambientale e paesaggistico oggi noto al mondo come Bosco in Città. “Occhio” ci avvertono Sergio e Silvio “il Palazzinaro ha acquistato tutti i terreni agricoli attorno alla Cascina Melghera. Probabilmente ha in mente qualcosa di grosso, pare voglia realizzare anche una piattaforma di atterraggio per elicotteri…”. Ci avvertono loro, i barbudos di Italia Nostra; non gli agricoltori, purtroppo.
Cascina Melghera è un classico edificio rurale lombardo, in mezzo a campi e risaie, dove venivano ospitati stagionalmente i braccianti. Agricoltura di qualità, in piena città. Arriva il Palazzinaro: compra tutto e non rinnova più il contratto agricolo con il mezzadro, rinnovandolo anno per anno, confidando sulla rapida dismissione dell’area e sulla conseguente, puntuale variante urbanistica per renderla edificabile.
E’ la stessa tecnica che il Palazzinaro usa in quegli anni contro gli agricoltori di Cascina Campazzo, nel Parco Ticinello: comprare l’area agricola e provocare la dismissione dell’attività agricola; ma lì si trova di fronte un gruppo di agricoltori coraggiosi, gente che non piega la testa per convenienza o altro: come ricorda l’amico Aldo Ugliano, memoria storica e difensore ammirevole di quei luoghi, il Palazzinaro andava in auto ogni mattina a perlustrare le proprietà agricole di Cascina Campazzo, con atteggiamenti minacciosi verso chi testardamente continuava a fare il proprio lavoro di contadino. Ma quegli agricoltori resistono, rischiano, e alla fine vincono.
A Trenno la storia è diversa: la cascina viene abbandonata all’incuria e al degrado, nel silenzio accomodante di troppi. Il Palazzinaro sa quindi di poter agire nell’ombra, attendendo il momento opportuno.
Ma non ha fatto i conti con alcuni abitanti di Trenno e con gli ingenui e strambi utopisti del Gallaratese.
Erano anni in cui di “pianificazione urbanistica” pare se ne occupassero sono due categorie di persone: i palazzinari e gli utopisti, su fronti opposti ovviamente… Capiamo che occorre agire, e presto. Chiediamo (e otteniamo!) l’estensione del perimetro del Parco Agricolo Sud Milano fino a Cascina Melghera, Bosco in Città e Ippodromo di San Siro; grazie a Italia Nostra Milano otteniamo anche il vincolo monumentale sull’intero Ippodromo del Galoppo (1.500.000 mq di verde e scuderie sottratti per sempre alla speculazione edilizia); riusciamo infine ad impedire che l’area di Cascina Melghera venga trasformata definitivamente in eliporto urbano grazie ad un esposto accolto dall’Enac: il Palazzinaro aveva iniziato ad usare quest’area agricola come base personale di decollo e atterraggio dei velivoli, e solo grazie ad alcuni abitanti di Trenno la cosa era emersa e riuscimmo a risolverla.
Il resto è storia recente. L’impero immobiliare del decaduto Palazzinaro viene ripartito fra banche, finanziarie e immobiliari; emergono mancati versamenti di oneri di urbanizzazione per lottizzazioni effettuate negli anni ’90 in via Ripamonti, in cambio dei quali la nuova proprietà cede al Comune di Milano l’area agricola di 528.900, proprio davanti a Cascina Melghera: l’eliporto mancato del grande Palazzinaro.
Il cerchio si chiude: l’attività agricola di Trenno è definitivamente salva e garantita per sempre, grazie all’inclusione di tutte le aree agricole di Trenno nel perimetro del Parco Sud Milano ottenuta su iniziativa di quattro strambi utopisti del Gallara insieme agli abitanti di Trenno; il Bosco in Città non deve più temere per i propri confini, anzi può pensare più in grande essendo diventato un'Oasi Faunistica Protetta.
Ed ora proprio lì, nel luogo dove qualcuno fino a non molto tempo fa voleva rimpiazzare l’agricoltura col cemento realizzando anche un eliporto privato, prende forma un nuovo progetto di tutela e rilancio dell’agricoltura urbana di qualità, senza veleni, con un rapporto diretto produttore-consumatore.
Ogni tanto le favole hanno un lieto fine, anche là dove torneranno a osare le rane, una volta liberate dai diserbanti chimici.
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sabato 24 agosto 2024
La storia del Parco Ovest Milano
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martedì 23 aprile 2019
La Favola di Trenno (con lieto fine)
Bosco in Città: meraviglioso! Un’area di mezzo milione di mq di verde agricolo annessa al parco! Il più grande polmone verde agricolo connette il Municipio 8 al sistema verde agricolo metropolitano!
di Enrico Fedrighini
Ero un giovane ecologista che insieme a un gruppo di simpatici, volonterosi e un po’ strambi utopisti del Gallaratese (Mauro, Luca, Vittorio, Gigi, Alberto, Loredana e altri) amava lottare contro i mulini a vento. Spesso riuscivamo a cogliere l’obiettivo: avevamo inventato il Parco Pertini ripulendolo da rifiuti e degrado; avevamo lanciato la mobilitazione per fermare la superstrada nel parco di Trenno (via Mafalda di Savoia, nel tracciato originario, tagliava a metà il parco). Allora i mulini a vento erano rappresentati soprattutto da un potente palazzinaro originario di Paternò, che possedeva quasi tutte le aree agricole della periferia di Milano: le acquistava per poche lire e improvvisamente – non ho mai capito per quale particolare congiunzione astrale – quelle stesse aree si trasformavano dall’oggi al domani in aree edificabili, grazie a una puntuale variante del Piano Regolatore comunale, al Gallaratese come in via Ripamonti e in via dei Missaglia.
Succede un giorno che, dopo avere ripulito insieme l’area verde abbandonata che diventerà poi l’attuale Parco Pertini, entriamo in contatto con i barbudos di Italia Nostra: Sergio e Silvio, agronomi del Centro di Forestazione Urbana in grado di strappare al degrado una discarica a cielo aperto della periferia ovest, trasformandola in quella meraviglia ambientale e paesaggistica oggi nota al mondo come Bosco in Città. “Bisogna stare attenti” ci avvertono Sergio e Silvio “il Palazzinaro ha acquistato tutti i terreni agricoli attorno alla Cascina Melghera. Probabilmente ha in mente qualcosa…”.
Cascina Melghera è un classico edificio rurale lombardo, in mezzo a campi e risaie, dove fino in epoca recente venivano ospitati stagionalmente i braccianti dell’azienda agricola gestita dal sig. Marziali. Agricoltura di qualità, alle porte della città. Un giorno arriva il Palazzinaro: compra tutto e non rinnova più il contratto agricolo con il mezzadro. La cascina viene abbandonata all’incuria e al degrado, un po’ come avviene in quegli stessi anni (fine Ottanta, primi Novanta) alle scuderie dell’adiacente impianto dell’ippodromo del galoppo di San Siro, dove il palazzinaro – sempre lui – sta costruendo palazzi in attesa di lottizzare l’intera area. I terreni agricoli di Trenno e del Gallaratese, con cascina Melghera, possono tornare utili come merce di scambio in una eventuale contrattazione urbanistica…
Ma qualcosa va storto al Palazzinaro. Alcuni ingenui, strambi e volonterosi utopisti - erano anni in cui di “pianificazione urbanistica” pare se ne occupassero sono due categorie di persone: i palazzinari e gli utopisti, su fronti opposti ovviamente…) - intuiscono il disegno e iniziano ad attivare adeguate contromisure. Chiediamo e otteniamo l’estensione del perimetro del Parco Agricolo Sud Milano fino a cascina Melghera, Bosco in Città e Ippodromo di San Siro; grazie a Italia Nostra Milano otteniamo il vincolo monumentale sull’intero Ippodromo del galoppo (1.500.000 mq di verde e scuderie sottratti per sempre alla speculazione); riusciamo ad impedire che l’area di Cascina Melghera venga trasformata in eliporto urbano (!) con un esposto all’Enac.
Il resto è storia recente. L’impero immobiliare del decaduto palazzinaro viene ripartito fra banche, finanziarie e immobiliari; emergono mancati versamenti di oneri di urbanizzazione per lottizzazioni effettuate negli anni ’90 in via Ripamonti, in cambio dei quali la nuova proprietà cede al Comune di Milano l’area agricola di 528.900 davanti a Cascina Melghera.
Il cerchio si chiude, il parco agricolo è salvo, il Bosco in Città non deve più temere per i propri confini, anzi può pensare più in grande.
Ogni tanto le favole hanno un lieto fine. Anche a Milano, zona Ovest, frazione Trenno.
Là dove osano le rane, tornate splendidamente a gracidare grazie alla drastica riduzione di pesticidi e fertilizzanti. E là dove osa anche la volpe insieme ai suoi cuccioli, senza il pericolo dei cacciatori.
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giovedì 1 maggio 2014
E' nata la prima Oasi protetta faunistica in ambito urbano
di Enrico Fedrighini, portavoce Comitato Promotore Referendum MilanoSiMuove
Chi l'ha detto che all'interno di una grande area urbana non possa sorgere un'Oasi faunistica protetta? In molte città d'Europa questa è una realtà da tempo. Da oggi Milano è un po' più "europea": Bosco in Città, oltre 300 ettari di verde compresi all’interno del confine urbano, sono stati classificati come "ecosistema da tutelare". L’intera area del Bosco in Città (oltre alla porzione di Parco Cave zona Cascina Caldera) è finalmente stata riconosciuta come “Oasi di protezione” ai sensi del Piano faunistico provinciale.
E’ il frutto di un lavoro iniziato nel 2008, quando - sollecitato dagli abitanti di Trenno, preoccupati dalla presenza di cacciatori nel parco urbano - avevo proposto per la prima volta all’Amministrazione provinciale l’istituzione di una zona di tutela faunistica.
Non è stato un percorso facile: non esistevano fino ad oggi aree di tutela faunistica all’interno del territorio urbanizzato, tanto meno nel Comune di Milano. E’ un precedente importante, per due ragioni: non solo in questo ambito (circa 304 ettari di verde) è finalmente vietata la caccia, ma l'area (dichiarata Oasi di protezione, Tabella 4.3) rappresenta d’ora in avanti un luogo strategico per la pianificazione ambientale e faunistico venatoria su vasta scala, diventando oggetto di programmi di reintroduzione di specie di interesse naturalistico, o di conduzione di ricerche scientifiche applicate alla gestione ambientale e faunistica.
In sostanza: un risultato che rafforza la tutela e il valore ambientale del nostro territorio, oltre il significato puramente venatorio.
Per onestà intellettuale, devo ringraziare anche il lavoro di supporto svolto dal consigliere Mardegan in Provincia, su questo obiettivo.
Risale al 2006 l'individuazione di una volpe a Milano, proprio al Bosco in Città.Sembrava un miracolo, invece era il frutto di una tenace difesa del territorio che ha reso possibile la creazione di un corridoio ecologico e di un ecosistema oggi finalmente riconosciuto meritevole di tutela.
I tempi per ottenere queste cose, soprattutto in Italia, non sono brevi. L’importante è arrivare, alla fine, al risultato. La volpe, e gli altri abitanti del Bosco, ora possono dormire sonni tranquilli.
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mercoledì 22 dicembre 2010
Salviamo "Bosco in Città"
di Enrico FedreghiniNon riguarda la Brianza...però....
... quest'anno agli auguri reciproci uniamo un'azione comune importante per il futuro del territorio in cui viviamo.
L'Amministrazione comunale di Milano ha respinto la richiesta di proroga della convenzione con Italia Nostra per la gestione del Bosco in Città, che scade fra pochi giorni!
Vi chiedo di diffondere questa notizia, di sottoscrivere e far sottoscrivere la petizione online per salvare il Bosco in Città.
Sottoscrivendo il testo all'indirizzo web sotto indicato, la petizione verrà direttamente trasmessa all'indirizzo di posta elettronica del sindaco di Milano Letizia Moratti.
Abbiamo la possibilità di far recedere l'amministrazione comunale da questa scelta sciagurata: dipende dal numero di sottoscrittori che riusciremo a mobilitare!
Scusate l'invasione di campo ma noi nel cemento stiamo affogandoci.
Fateci sognare, dateci almeno una firma...
PER SOTTOSCRIVERE LA PETIZIONE ONLINE:
http://www.greg.it/bosco_in_citta/
Foto di Patrizia Lombardi
Gurda la fotogallery sul "Bosco in Città" cliccando qui.
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