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martedì 3 novembre 2026

Bonifica da diossina e compensazioni: le richieste delle associazioni e le mancate risposte di Pedemontana

Due richieste di incontro per fare il punto sulla bonifica della tratta B2 e sulle compensazioni ambientali e viabilistiche delle tratte B2 e C. Pedemontana ha risposto con alcune informazioni, ma senza accogliere le richieste di confronto e lasciando aperte numerose questioni.

La mappa dei cantieri di Pedemontana. Fonte immagine: InCantiere, settembre 2026

Nell'ottobre 2026, Legambiente circolo “Laura Conti” di Seveso, Legambiente circolo Gaia di Usmate Velate, Immagina Arcore, No Pedemontana di Lesmo, Comitato Ambiente Bovisio Masciago, Sinistra e Ambiente – Impulsi di Meda, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano Maderno, Altra Bovisio Masciago e Brianza Centrale hanno inviato ad Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) due richieste di incontro per ottenere chiarimenti e aggiornamenti su alcune questioni rilevanti legate alla realizzazione delle tratte B2 e C.

La prima nota, datata 5 ottobre e indirizzata, oltre che a Pedemontana, ad ARPA, al Dipartimento Ambiente di Regione Lombardia, a CAL, a Pedelombarda Nuova e ai sindaci dei Comuni interessati dalla tratta B2 (Seveso, Meda, Cesano Maderno, Bovisio Masciago, Barlassina e Lentate sul Seveso), chiedeva la convocazione del Tavolo Permanente sui Lavori di Bonifica.

L'ultimo incontro del Tavolo si era svolto il 6 maggio 2026, mentre il successivo aggiornamento scritto, del 22 luglio, era arrivato anch'esso su sollecitazione dei gruppi ambientalisti e civici. La richiesta mirava a mantenere un monitoraggio costante degli interventi, con particolare attenzione alle celle nelle quali non erano stati raggiunti gli obiettivi di bonifica, ai risultati delle analisi chimiche effettuate in contraddittorio con ARPA e alla caratterizzazione come rifiuti e alla destinazione delle terre contaminate asportate con gli scavi supplementari.

La seconda nota, del 10 ottobre e indirizzata alla sola Pedemontana, chiedeva invece un incontro per un aggiornamento sulle Compensazioni Ambientali delle tratte B2 e C, sugli interventi previsti dalla prescrizione 51 del CIPESS, sui depositi di terre e sui relativi piani di ripristino, sugli extracosti, sulle tranche dei finanziamenti attesi dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP), nonché sul cronoprogramma rivisto.

A entrambe le richieste Pedemontana ha risposto con due comunicazioni scritte del 20 ottobre 2026, senza tuttavia accogliere le proposte di incontro.

La bonifica da diossina: il 38% dei campioni non raggiunge gli obiettivi

Planimetria Piano Operativo Bonifica al 30/09/2026

Nella comunicazione relativa alla bonifica della tratta B2, Pedemontana fornisce alcuni dati sull'avanzamento degli scavi e sui risultati dei collaudi. Al 30 settembre 2026, gli scavi avevano raggiunto 32.913,89 metri cubi sui 35.441,68 previsti dopo le varianti, pari a circa il 93% del volume complessivo. È importante precisare che questo dato riguarda il volume degli scavi effettuati e non la percentuale di bonifica completata. Più significativo, per valutare l'efficacia degli interventi, è il dato relativo ai collaudi: secondo quanto comunicato dalla stessa società, il 62% dei campioni analizzati ha raggiunto gli obiettivi di bonifica, mentre nel restante 38% tali obiettivi non sono stati conseguiti. Il dato evidenzia quindi la presenza di criticità ancora da affrontare. La stessa società conferma la necessità di ulteriori scavi di approfondimento e di successive verifiche nei punti in cui i risultati non sono stati soddisfacenti. Quanto alle analisi effettuate in contraddittorio con ARPA, APL dichiara che vi è piena corrispondenza tra i risultati del proprio laboratorio e quelli dei laboratori dell'Agenzia. Nella risposta, tuttavia, non vengono allegati i relativi valori analitici, né viene fornito un quadro organico dei risultati delle verifiche.

Bonifica ambientale. Lotto 2. Bosco delle Querce. Fonte immagine: InCantiere, settembre 2026

Non vengono inoltre forniti i risultati delle analisi di caratterizzazione delle terre contaminate asportate con gli scavi supplementari, né vengono chiarite le modalità della loro classificazione come rifiuti e la loro destinazione. Si tratta di informazioni espressamente richieste dai gruppi, necessarie per ricostruire anche la gestione dei materiali contaminati rimossi dalle celle che non avevano raggiunto gli obiettivi di bonifica. Per ulteriori aggiornamenti, Pedemontana rinvia alla sezione «Bonifica e collaudi» del proprio sito, dove sono pubblicate le informazioni relative alle diverse fasi dell'intervento. La consultazione richiede però un complesso lavoro di ricostruzione e confronto con i dati e gli aggiornamenti precedenti. Per quanto riguarda la convocazione del Tavolo di lavoro, la società dichiara di voler attendere «la fine dei lavori per il maggior numero possibile di lotti», in modo da poter tracciare un consuntivo complessivo della bonifica. Una scelta che rinvia il confronto a una fase successiva, proprio mentre restano da chiarire gli esiti delle verifiche e gli interventi ancora necessari.

Compensazioni ambientali: 30,5 milioni di euro e 15 interventi

La seconda risposta di Pedemontana contiene una scheda sullo stato delle Compensazioni Ambientali e degli interventi collegati alla prescrizione 51 del CIPESS. Per le Compensazioni Ambientali, la società indica 15 opere e misure per un valore complessivo di 30,5 milioni di euro. Il Consiglio di amministrazione ha inoltre autorizzato, con deliberazioni del 25 ottobre 2023 e del 17 giugno 2024, l'erogazione di 3,8 milioni di euro a favore dei Comuni interessati, come anticipazione per l'avvio della progettazione degli interventi compensativi. L'erogazione è però subordinata alla sottoscrizione di specifici protocolli d'intesa: non si tratta, quindi, di somme che possono essere considerate già versate. Al 30 settembre 2026 risultavano sottoscritti protocolli con nove Comuni: Barlassina, Biassono, Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Lentate sul Seveso, Lissone, Meda, Seveso e Vimercate. La società segnala inoltre che sono stati approvati i progetti di fattibilità tecnico-economica di Biassono, Lissone e Vimercate. Per Cesano Maderno è stato invece rilasciato il nulla osta al progetto esecutivo del primo lotto di Piazza Verde, in via Molinello. Si tratta di informazioni utili, ma ancora insufficienti per ricostruire in modo completo lo stato di attuazione delle opere. Mancano un quadro aggiornato dei singoli interventi, le loro localizzazioni, i dettagli progettuali e soprattutto le tempistiche previste per la realizzazione. La stessa Pedemontana ricorda che i Comuni possono proporre progetti diversi da quelli previsti nel progetto definitivo del 2009, attribuendo quindi alle amministrazioni comunali la responsabilità della scelta degli interventi.

Prescrizione 51: le richieste dei Comuni e le informazioni mancanti

La prescrizione 51 riguarda interventi di compensazione viabilistica, qualità ambientale e mobilità. Le risorse complessivamente previste ammontano a 10 milioni di euro: 5,42 milioni destinati a Cesano Maderno e 4,58 milioni a Seveso. Pedemontana riferisce che la Provincia aveva predisposto nel 2016 un progetto preliminare per la tratta B2, approvato dai Comuni interessati. Al momento della risposta, tuttavia, soltanto Cesano Maderno aveva sottoscritto il protocollo d'intesa relativo a questa prescrizione. 
Per quanto riguarda Seveso, il Comune ha chiesto a Pedemontana di occuparsi della progettazione e della realizzazione di sei interventi:
  • via Garibaldi, con esclusione della rotatoria di via Cacciatori delle Alpi;
  • Ponte Verde e collegamento ciclabile con via delle Rogge, per l'ampliamento del Bosco delle Querce;
  • via delle Rogge;
  • l'intersezione tra via Roma, via Garibaldi e via Cacciatori delle Alpi;
  • via Vignazzola;
  • la rotatoria di via Capuana.
La risposta, dunque, contiene alcune informazioni sulle risorse disponibili e sugli interventi richiesti da Seveso, ma non chiarisce lo stato effettivo dei progetti, le eventuali modifiche rispetto alle previsioni iniziali e le tempistiche di attuazione. Nel quadro fornito da Pedemontana non trovano invece spazio le altre proposte di intervento avanzate dalle amministrazioni comunali. In particolare, Sinistra e Ambiente segnala che non vengono richiamate le richieste del Comune di Meda relative agli interventi di qualità ambientale, già oggetto di iniziative e deliberazioni dell'amministrazione. Anche questo aspetto contribuisce a evidenziare l'incompletezza delle informazioni fornite dalla società.

Depositi di terre, extracosti e prestiti: nessun aggiornamento

Sulle altre questioni sollevate dalle associazioni, la risposta di Pedemontana è molto più generica. Non vengono fornite informazioni sulle aree utilizzate come depositi di terre e sui relativi piani di ripristino, né sul campo base. Nessun aggiornamento viene comunicato sugli extracosti, sulla situazione economica complessiva dell'opera e sulle tranche dei finanziamenti attesi dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Non viene fornito neppure un aggiornamento sul cronoprogramma rivisto. Per questi argomenti la società richiama i rapporti con gli enti e le istituzioni competenti, invitando le associazioni a rivolgersi direttamente a tali soggetti, che avrebbero piena visibilità sulle attività in corso.

Il ruolo delle associazioni e il diritto di conoscere

Nelle due comunicazioni Pedemontana non si dichiara disponibile a organizzare gli incontri richiesti. Per le Compensazioni Ambientali suggerisce di rivolgersi ai rappresentanti dei singoli Comuni, precisando che un proprio responsabile parteciperebbe a eventuali incontri informativi qualora fossero le amministrazioni comunali a promuoverli.

Per gli altri argomenti rinvia invece direttamente agli enti competenti. Le amministrazioni comunali hanno certamente un ruolo fondamentale nella definizione degli interventi di compensazione e nei rapporti istituzionali con la società concessionaria. Questo, tuttavia, non esaurisce il diritto delle associazioni e dei gruppi civici a chiedere informazioni, approfondimenti e momenti di confronto. Le questioni sollevate non riguardano soltanto le scelte dei singoli Comuni: investono anche le responsabilità di Pedemontana, l'avanzamento dei lavori, la gestione dei materiali contaminati, il rispetto delle prescrizioni e l'attuazione degli interventi previsti. Il rinvio ai Comuni o agli enti competenti non può quindi diventare una risposta generalizzata a richieste che chiamano direttamente in causa la società.

Le risposte ricevute confermano quanto sia necessario mantenere alta l'attenzione su questi temi. Il dato del 38% dei campioni che non ha raggiunto gli obiettivi di bonifica, la mancanza di informazioni analitiche dettagliate, le questioni ancora aperte sulle compensazioni e l'assenza di aggiornamenti su depositi di terre, extracosti e cronoprogramma sono elementi che richiedono ulteriori chiarimenti. Le associazioni non intendono sostituirsi alle amministrazioni comunali o agli enti preposti, ma rivendicano la possibilità di svolgere un ruolo autonomo di interlocuzione, controllo e informazione, anche attraverso la partecipazione ai tavoli di monitoraggio e un confronto periodico con i soggetti responsabili della realizzazione dell'opera. La trasparenza non può ridursi alla pubblicazione di documenti su un sito o al rinvio da un soggetto istituzionale all'altro. Occorre che le informazioni siano complete, comprensibili e aggiornate e che vi sia disponibilità a un confronto effettivo. È su questo terreno che le associazioni intendono continuare a esercitare la propria attività, mantenendo alta l'attenzione sull'impatto dell'infrastruttura e informando la cittadinanza su quanto sta avvenendo sul territorio.

martedì 27 ottobre 2026

Seveso, diossina e vetiver: che cosa dice la ricerca scientifica

Vetiver, pianta erbacea perenne. Fonte immagine: Wikipedia.

(dc). La possibilità di utilizzare il vetiver per contribuire al risanamento di terreni contaminati è tornata all’attenzione anche in relazione al disastro di Seveso. La proposta è circolata sui social ed è stata ripresa dalla stampa, offrendo l’occasione per approfondire che cosa sia questa pianta, quali caratteristiche la rendano interessante per gli interventi ambientali e quali risultati siano stati effettivamente raggiunti dalla ricerca scientifica. Il vetiver (Chrysopogon zizanioides) è una pianta erbacea perenne originaria dell’Asia, caratterizzata da un apparato radicale particolarmente sviluppato e profondo. È utilizzata soprattutto per contrastare l’erosione del suolo, stabilizzare i terreni e favorire il recupero di aree degradate. La sua capacità di crescere in condizioni ambientali difficili ha portato a studiarne anche l’impiego nel fitorisanamento, cioè nell’utilizzo delle piante per contribuire alla gestione dei contaminanti presenti nel suolo e nell’acqua. Ma quanto può essere utile il vetiver in presenza di contaminanti come quelli che interessano i terreni di Seveso? Per rispondere è necessario partire dagli studi disponibili, distinguendo le ricerche condotte direttamente sulle diossine da quelle che hanno esaminato altri contaminanti.

1. Il primo studio sulle diossine: la sperimentazione a Bien Hoa

The outdoor experiment and the study area at Bien Hoa Airbase (From Google Map 2023). Immagine e didascalia tratte dallo studio citato.

Un contributo importante arriva dal Vietnam, dove la base aerea di Bien Hoa è interessata da una contaminazione storica legata all’impiego dell’Agente Arancio durante la guerra. In quest’area sono stati condotti diversi studi sul fitorisanamento, anche in considerazione della presenza di diossine nei terreni. Nel 2024 è stato pubblicato sulla rivista Vietnam Journal of Science and Technology lo studio Assessing the bioaccumulation and translocation potential of vetiver grass for dioxins phytoremediation in Bien Hoa airbase, Viet Nam. La ricerca ha esaminato direttamente la capacità del vetiver di accumulare diossine, seguendo una sperimentazione condotta tra ottobre 2018 e marzo 2022. I ricercatori hanno utilizzato sei appezzamenti di 100 metri quadrati ciascuno: tre coltivati a vetiver e tre lasciati senza questa vegetazione come aree di controllo. Sono stati analizzati i campioni di terreno, le radici e le parti aeree delle piante. I risultati hanno evidenziato un accumulo di diossine nelle radici, particolarmente marcato durante il primo anno di crescita. In alcune parcelle, le concentrazioni misurate nelle radici sono aumentate sensibilmente nei primi mesi, per poi diminuire o stabilizzarsi. Il trasferimento delle diossine alle parti aeree della pianta è risultato invece molto limitato. Questi risultati indicano che il vetiver è in grado di intercettare e trattenere una parte delle diossine nelle proprie radici. Gli autori interpretano questo comportamento soprattutto in termini di fitostabilizzazione, un processo che può contribuire a limitare la mobilità dei contaminanti. Occorre però distinguere questo risultato dalla dimostrazione di una vera e propria bonifica. L’accumulo nelle radici non comporta automaticamente la rimozione delle diossine dal sito: se le radici rimangono nel terreno, il contaminante può restare nell’area interessata. Inoltre, lo studio non dimostra direttamente che le diossine siano state degradate dalla pianta. Il calo delle concentrazioni osservate nelle radici può avere diverse spiegazioni e richiede ulteriori verifiche. Anche il confronto con le parcelle di controllo deve essere interpretato con cautela, perché i livelli iniziali di contaminazione non erano uguali in tutte le aree sperimentali. La ricerca del 2024 è comunque particolarmente significativa: affronta direttamente il comportamento delle diossine, anziché limitarsi a studiare altri elementi presenti nei terreni contaminati. Costituisce quindi una base concreta per ulteriori sperimentazioni, finalizzate a misurare l’effettiva riduzione della contaminazione e a chiarire quali benefici ambientali possano essere ottenuti.

Riferimento scientifico: Nguyen Thi Thanh Thao et al., Assessing the bioaccumulation and translocation potential of vetiver grass for dioxins phytoremediation in Bien Hoa airbase, Viet Nam, Vietnam Journal of Science and Technology, 2024.
DOI: https://doi.org/10.15625/2525-2518/19478

2. Lo studio del 2025: il vetiver e i metalli in traccia

Nel 2025 è stato pubblicato un altro studio sulla sperimentazione condotta presso la base aerea di Bien Hoa, questa volta dedicato alla capacità del vetiver di interagire con alcuni metalli presenti nel suolo. La ricerca, intitolata Application of vetiver grass phytoremediation for trace element removal in dioxin-contaminated soils at Bien Hoa Airbase, Vietnam, ha esaminato per 40 mesi sette elementi: arsenico, cadmio, cromo, rame, nichel, piombo e zinco. È importante chiarire che, in questo caso, l’oggetto principale delle analisi erano i metalli in traccia presenti nei terreni contaminati da diossine, non la rimozione delle diossine stesse. I risultati hanno mostrato comportamenti diversi a seconda dell’elemento considerato. Il vetiver ha evidenziato potenzialità soprattutto nella fitostabilizzazione di cadmio e zinco, con una presenza significativa di questi elementi nelle radici e un trasferimento relativamente limitato verso i germogli. Per gli altri elementi, i risultati sono stati meno evidenti o meno uniformi. La ricerca suggerisce quindi che il vetiver possa contribuire alla gestione di alcuni contaminanti in determinate condizioni ambientali. Non dimostra, tuttavia, che la pianta sia efficace nello stesso modo per tutte le sostanze presenti in un terreno contaminato. Questo punto è essenziale anche per il caso di Seveso: la capacità di trattenere un metallo nelle radici non può essere automaticamente estesa alle diossine, che hanno caratteristiche chimiche e comportamenti ambientali differenti.

Riferimento scientifico: Application of vetiver grass phytoremediation for trace element removal in dioxin-contaminated soils at Bien Hoa Airbase, Vietnam, 2025.
DOI: https://doi.org/10.1080/15226514.2025.2509024

3. Lo studio del 2026: che cosa succede dopo 55 mesi

Un ulteriore approfondimento è arrivato nell’ottobre 2026 con la pubblicazione dello studio Depth-dependent trace metal speciation, bioavailability and soil–plant transfer across 55 months of vetiver phytoremediation at Bien Hoa Airbase, Vietnam, apparso sulla rivista Environmental Geochemistry and Health. Il lavoro ha seguito la sperimentazione per 55 mesi, analizzando i metalli a diverse profondità del terreno e studiandone la distribuzione tra forme chimiche con differente mobilità e disponibilità biologica. Sono stati inoltre esaminati il loro trasferimento e il loro accumulo nei tessuti vegetali. I risultati hanno confermato che il comportamento del vetiver varia considerevolmente a seconda dell’elemento. Il cadmio è risultato quello con la maggiore capacità di accumulo nella pianta: il fattore di bioaccumulo è rimasto superiore a uno durante il periodo considerato e, nell’intervallo di valutazione di 40 mesi, è aumentato di circa 2,3 volte. Per cromo e nichel, invece, la quota prevalente è risultata associata a forme residuali del terreno, meno disponibili. Lo studio ha anche documentato un episodio accidentale di incendio al cinquantaduesimo mese, che ha distrutto la parte aerea del vetiver senza eliminare le radici. Nei campioni successivi sono stati osservati aumenti di alcuni indici di trasferimento e accumulo, che gli autori collegano anche alla ricrescita della pianta. Si tratta di un risultato interessante, ma che necessita di ulteriori osservazioni per essere interpretato con sicurezza. Anche questo lavoro riguarda i metalli, non la capacità di degradare o rimuovere le diossine. Il suo contributo consiste soprattutto nel mostrare quanto sia importante considerare non soltanto la presenza totale di un contaminante, ma anche la sua forma chimica, la sua mobilità e la possibilità che venga assorbito dalle piante.

Riferimento scientifico: Depth-dependent trace metal speciation, bioavailability and soil–plant transfer across 55 months of vetiver phytoremediation at Bien Hoa Airbase, Vietnam, Environmental Geochemistry and Health, 2026, vol. 48, articolo 640.
DOI: https://doi.org/10.1007/s10653-026-03499-9

4. Che cosa possiamo concludere per Seveso?

Le ricerche condotte a Bien Hoa offrono indicazioni interessanti sulle potenzialità del vetiver negli interventi ambientali. Mostrano, però, anche perché sia necessario valutare ogni contaminante separatamente e distinguere tra processi che possono sembrare simili, ma che producono effetti diversi.

La fitostabilizzazione consiste nel trattenere o immobilizzare i contaminanti, riducendone potenzialmente la mobilità. La fitoestrazione, invece, prevede che le sostanze vengano assorbite dalla pianta e successivamente allontanate dal sito attraverso la raccolta della biomassa. Un terzo processo, la fitodegradazione, presuppone che i contaminanti siano trasformati o degradati attraverso l’attività della pianta o dei processi biologici a essa associati.

Lo studio del 2024 sulle diossine offre evidenze di accumulo nelle radici e di trasferimento molto limitato alle parti aeree. Non dimostra però in modo conclusivo che il vetiver provochi una riduzione significativa della contaminazione del suolo attraverso la rimozione o la degradazione delle diossine. Questo non significa che la strada sia da escludere. Significa che, prima di ipotizzare un’applicazione su larga scala a Seveso, occorrerebbe verificare sperimentalmente quali effetti il vetiver possa produrre nelle specifiche condizioni dei terreni interessati. Sarebbe importante misurare le concentrazioni iniziali e finali dei contaminanti nel suolo, confrontare aree trattate e aree di controllo comparabili, valutare la distribuzione delle sostanze tra terreno e tessuti vegetali e verificare l’eventuale degradazione con metodi analitici adeguati. Andrebbe inoltre affrontata la gestione della biomassa contaminata, soprattutto se l’intervento prevedesse la raccolta di radici o parti aeree. Un aspetto da non trascurare è che i risultati ottenuti in Vietnam non sono automaticamente trasferibili a Seveso. Le caratteristiche del terreno, la distribuzione della contaminazione, le condizioni ambientali e le modalità di gestione dell’area possono influire sull’efficacia di qualsiasi intervento.

giovedì 25 giugno 2026

Meda ricorda il 50° anniversario del disastro dell'ICMESA

In occasione del 50° anniversario del disastro della diossina dell’ICMESA, alcuni dei soggetti che già partecipano alle attività di “Insieme per il Bosco” – coordinate dall’associazione FARE e che negli anni hanno promosso numerose iniziative presso il Bosco delle Querce di Seveso e Meda e il suo Centro Visite – hanno deciso di proporre anche alla città di Meda un percorso di incontri e approfondimenti dedicati alla memoria di quanto accadde nel 1976.

L’Amministrazione comunale di Meda ha accolto con favore la proposta, concedendo il proprio patrocinio a un ciclo di appuntamenti pubblici che prenderà avvio il 4 luglio 2026 e proseguirà dopo la pausa estiva.

Di seguito il programma delle iniziative, precisando che alcune date sono ancora in fase di definizione e potrebbero subire variazioni.


50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DELL’ICMESA
Iniziative a Meda



Sapere operaio e nocività: il caso ICMESA


Incontro con l’ambientalista Alberto Colombo, che racconterà il disastro dell’ICMESA e le sue responsabilità, in dialogo con il giornalista Mattia Lento e con Amedeo Argiuolo, già delegato sindacale del Consiglio di Fabbrica dell’ICMESA.

Interverrà inoltre Marco Caldiroli di Medicina Democratica sul tema dei cicli produttivi e della nocività industriale. L’artista Manuel Perrone, autore del podcast Cristo si è fermato a Seveso, proporrà una riflessione sul tema “Che cosa fare della memoria”.

Sabato 4 luglio 2026, ore 21.00
Sala Civica Radio, Vicolo Comunale, Meda.

Il disastro della diossina del 1976: le ricerche e gli effetti sulla salute

Incontro di approfondimento dedicato alle ricerche epidemiologiche e agli effetti sanitari del disastro. Interverrà Dario Consonni, epidemiologo, in collaborazione con Medicina Democratica. Altri relatori sono in via di definizione.

Data prevista: giovedì 24 settembre 2026.

ICMESA di Meda ed ENICHEM di Manfredonia: le risposte dei territori al disastro ambientale

Un gemellaggio ideale tra Meda e Manfredonia, introdotto dalla ricostruzione storica di Bruno Ziglioli, in dialogo con la giovane storica Lorenza Moretti e con Rosa Porcu del Movimento Cittadino Donne di Manfredonia.

Nel settembre del 1976, l’incidente avvenuto presso l’ENICHEM di Manfredonia ricevette una limitata attenzione mediatica, anche a causa della rilevanza nazionale e internazionale assunta dal disastro dell’ICMESA. L’incontro metterà a confronto i due eventi, ricostruendone analogie e differenze, e offrirà l’occasione per raccontare una storia spesso dimenticata: quella del grande bacino dell’industria chimica nella Brianza di quegli anni.

Data prevista: giovedì 1° ottobre 2026.

Una parte delle iniziative qui presentate è già stata riconosciuta meritevole di patrocinio oneroso da parte della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, nell’ambito di un progetto promosso dal Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso.

Le iniziative sono promosse dal gruppo di lavoro “Insieme per la Memoria e il Futuro del Bosco delle Querce di Seveso e Meda”, ora anche con il patrocinio del Comune di Meda.

Diossina ICMESA, gli ambientalisti a Mattarella: «Il Bosco delle Querce non può essere sacrificato alla Pedemontana»


Riceviamo e pubblichiamo
a cura di Legambiente Seveso e Sinistra e Ambiente Meda


Per il 50° anniversario del disastro della diossina i gruppi ambientalisti di Seveso e Meda scrivono al Presidente Sergio Mattarella

Alle celebrazioni istituzionali per il 50° anniversario del disastro Diossina dell'ICMESA, fabbrica del gruppo multinazionale Givaudan-Hoffman-La Roche, sarà presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Un evento che si terrà nel Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, polmone verde creato con un intervento di ingegneria ambientale dopo aver asportato il terreno dove si era depositata la diossina dell'ICMESA nella zona A, quella a maggior livello di contaminazione.

Il circolo Legambiente Laura Conti di Seveso e Sinistra e Ambiente di Meda, gruppi che da anni si occupano della tutela e della conservazione del territorio e che insieme ad altri soggetti locali hanno partecipato, organizzato e promosso attività per la Memoria storica e naturalistica del Bosco delle Querce, hanno scritto una lettera al Presidente Mattarella.

La lettera è frutto di riflessioni condivise con i soggetti del territorio che hanno animato il progetto Insieme per il Bosco a partire dal 2023 e con quei gruppi ambientalisti e quelle liste civiche che partecipano al Tavolo Permanente sui lavori di Bonifica da Diossina della tratta B2 della Pedemontana. 
Illustra al Presidente il loro agire, la loro pratica politica e le condizioni di un territorio che continua a subire scelte che impattano e compromettono la residua naturalità rimasta nella Brianza nord/occidentale.
Proprio il Bosco delle Querce sarà oggetto di uno sbancamento di 2 ettari con l'abbattimento di 3200 alberi e con la riduzione delle superfici del suo potenziale ampliamento per consentire la realizzazione di un'inutile autostrada: la Pedemontana Lombarda.

Il 50° anniversario non può essere un momento puramente celebrativo ove la Storia, il Dolore e la Memoria di ciò che avvenne dal 10 luglio 1976 (da seguire con la dettagliata ricostruzione a puntate sul blog di Sinistra e Ambiente) vengano annacquati, rimossi o non considerati nel nome di un presente che la seppellisce.

È quello che sta succedendo nella narrativa promossa in particolare dall'amministrazione sevesina di Borroni e da Regione Lombardia che nelle iniziative ufficiali sorvolano sulla ricostruzione degli eventi e sulla definizione delle responsabilità del disastro del 1976 e ignorano l'alterazione e i danni che il Bosco delle Querce subirà per realizzare l'autostrada Pedemontana Lombarda.

Il 50° anniversario non può essere avulso dal presente che non è fatto solo da una narrazione di resilienza positiva poiché anche il presente continua ad essere caratterizzato da un modello di sviluppo ad ogni costo che va a farci perdere irreversibilmente Natura e preziosi servizi ecosistemici, peggiorando la qualità della vita.
È un presente che necessita di politiche ambientali decise che ancora non ci sono. 

Il testo della lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che è stata sottoscritta anche da Seveso Futura e da singoli cittadini e cittadine.

Illustrissimo 
Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella,

Le scriviamo da Seveso e Meda, dal territorio che presto Lei pregerà della Sua presenza rendendo tangibile l’attenzione dello Stato per questo lembo della Brianza tanto ferita dal danno ambientale e alla salute causato 50 anni fa dal disastro diossina dell’ICMESA. 
Quella ferita oggi persiste ma è cambiata. 
Attorno alle vasche che custodiscono i materiali contaminati, oggi cresce il Bosco delle Querce: un parco realizzato sopra il dolore, diventato nel tempo un luogo vivo, frequentato da famiglie, scuole, cittadini. 
I suoi sentieri raccontano una storia che non può essere dimenticata e che è base delle attività che lì si svolgono fatte da cura, educazione ambientale, ricerca scientifica e partecipazione civica. 
Il dramma ha generato Memoria collettiva, consapevolezza civile, responsabilità pubblica. 
Questo cambiamento non è accaduto per caso. 
La Memoria collettiva è conservata nel Bosco delle Querce dai Pannelli del Ponte della Memoria, un’opera di narrazione condivisa dalla comunità locale su come Seveso ha subito il danno e su come ha reagito. 
Il percorso fu fortemente voluto al principio di questo millennio da una piccola ma significativa realtà del territorio: il Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, costituitosi nei primi anni Novanta e attivo proprio qui, nel cuore del disastro. 
La storia di questo processo di resistenza e di cura della memoria è narrata dalla sociologa Laura Centemeri nel libro Ritorno a Seveso (Mondadori, 2006). 
In questi ultimi anni, i gruppi facenti parte di “Insieme per il Bosco”, hanno rilanciato nel tempo presente l’intento del Ponte della Memoria e il Bosco ha cominciato a ospitare attività dedicate alla biodiversità, giornate di cura del territorio, eventi culturali, laboratori artistici, gemellaggi tra le comunità che hanno subito disastri quali il Vajont, Bhopal, Stava, Casale Monferrato, iniziative per le famiglie, momenti di educazione e di sensibilizzazione ambientale, momenti di Memoria su quello che comportò la fuoriuscita della diossina dall’ICMESA. 
Anche in questo caso è una sociologa, Emanuela Macelloni, a narrare nei suoi articoli apparsi su Secondo Welfare (https://www.secondowelfare.it/author/emanuela-macelloni/) il significato, i dettagli, il movente di questi percorsi.
Insieme per il Bosco è un progetto realizzato, su mandato e contributo di Regione Lombardia, in convenzione con il Comune di Seveso, facilitato dall’Associazione Fare di Meda e dal Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, che ha aggregato molte realtà: A.S.D. Dan Dien, Associazione Anziani di Seveso, Gruppo Cinofilo delle Groane, Impulsi – Sostenibilità e Solidarietà Meda, Legambiente Lombardia, A.S.D. Marathon Club Seveso, Musicamorfosi, NATUR&, Samadhi, Seveso Futura, Sinistra e Ambiente Meda, Teatro In-folio.
La cura della Memoria ha reso il Bosco delle Querce un Bene Comune da custodire e nel 2011 un coordinamento di associazioni e gruppi ambientalisti chiamato Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile guidò un percorso di resistenza al progetto scellerato dell’Autostrada Pedemontana Lombarda che avrebbe eroso 12 dei 43 ettari complessivi del Bosco. 
Le diverse azioni politiche intraprese convogliarono in un grande Abbraccio del Bosco delle Querce proprio nella data del 10 luglio nel quale confluirono più di 1000 donne e uomini. 
Un anno dopo Regione Lombardia deliberò la modifica del tracciato dell’Autostrada portandola per la maggior parte – ma non del tutto purtroppo - al di fuori del confine del Bosco delle Querce.
Quest'anno il momento simbolico dell'anniversario del 10 luglio 2026 vedrà la Sua pregiata presenza e per questo ci permettiamo di scriverLe prima, affinché possa Lei stesso verificare quanto Le diciamo e ne possa tenere conto.
Il Bosco delle Querce, realizzato e cresciuto sulle aree più contaminate dalla diossina e successivamente bonificate, sarà presto violato dal passaggio dell’autostrada Pedemontana che lo priverà di 2 ettari di terreno, con l’eradicazione di circa 3200 alberi.
Questi 3200 alberi sono tanta vita in un momento in cui la salvezza del pianeta potrebbe essere legata alla sua riforestazione. 
Anche le compensazioni ambientali, previste con l’ampliamento su superfici a oriente e a occidente del Bosco, saranno compromesse poiché una loro porzione significativa verrà occupata da opere complementari all’autostrada Pedemontana.
Queste compensazioni ambientali saranno comunque solo una goccia nel mare di asfalto e cemento che in questi anni ha letteralmente seppellito la Brianza, oggi prima tra le provincie italiane per consumo di suolo.
Per far passare l’autostrada è altresì in corso una bonifica dei terreni ancora contaminati dalla diossina TCDD del disastro del 1976 e questo è fonte di ulteriori preoccupazioni e attenzioni.

Il territorio dove viviamo è sventrato, i cantieri sono aperti da mesi, siamo impegnati in un percorso di monitoraggio intenso dei lavori in corso e siamo sempre più contrariati dagli accadimenti poiché ancora una volta le comunità subiranno una decisione non condivisa: quella di realizzare un’autostrada che impatterà pesantemente su ambiente e vivibilità. 
Per questo il nostro agire continuerà ad essere quello di un fattivo lavoro di cultura, di riconversione, di custodia, di protezione dell’ambiente naturale che tante, troppe volte è stato e viene violato.
Ci appassiona la biodiversità, ci anima il gusto della storia, cerchiamo di coltivare visioni per il futuro a vantaggio delle generazioni che si affacciano oggi alla vita.
 
La Sua presenza oggi qui è un segno importante di attenzione e riconoscimento per una vicenda che ha segnato la storia del Paese che non può essere dimenticata poiché deve essere monito e riferimento per le politiche ambientali, così come è accaduto con l’emanazione europea della Direttiva Seveso, giunta alla sua terza edizione.
Nel rispetto di questa storia, auspichiamo che Lei voglia aiutarci a mettere le premesse perché proprio qui venga realizzato un progetto di riqualificazione ambientale del territorio e della natura, oggi sostenuto anche a livello internazionale dalla Nature Restoration Law. 
È il progetto del Parco Fluviale e Territoriale del Seveso che dovrebbe comprendere un Bosco delle Querce ampliato che abbraccia e si unisce con tutti quei lembi di territorio che sono sopravvissuti alla cementificazione, restituire a verde il greto dei corsi d’acqua che confluiscono verso l’area metropolitana, tutelare gli ecosistemi e la biodiversità rimasta nella terra di Brianza.

Per i gruppi e le associazioni ambientaliste del territorio:

Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso
Sinistra e Ambiente di Meda

Seveso e Meda 11 giugno 2026


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mercoledì 13 maggio 2026

Pedemontana B2, bonifica ancora lontana dalla conclusione

Abbiamo ricevuto da Sinistra e Ambiente di Meda un comunicato relativo all’incontro del Tavolo Permanente sulla bonifica da diossina lungo la tratta B2 di Pedemontana, con aggiornamenti sullo stato dei lavori, le criticità emerse e le modalità di gestione degli interventi.
Ne pubblichiamo di seguito ampi stralci per offrire un’informazione il più possibile completa e documentata.



Bonifica da diossina Pedemontana: ritardi, criticità e scarsa trasparenza


Il
 6 maggio 2026 si è tenuto, presso la sede dell’ARPA di Monza, l’incontro del Tavolo Permanente sui lavori della bonifica da diossina sulla tratta B2 di Pedemontana.
La convocazione del tavolo era stata espressamente richiesta dai gruppi ambientalisti e dalle liste civiche che ne fanno parte, per ottenere un aggiornamento sullo stato degli interventi e per evidenziare una situazione di mancata trasparenza e comunicazione in tempo reale da parte di Pedemontana.

Folta la partecipazione: ambientalisti e liste civiche, la società Autostrada Pedemontana Lombarda con il direttore generale Sabato Fusco e lo staff tecnico e della comunicazione, la società Pedelombarda Nuova assegnataria dei lavori, ARPA – Dipartimento Bonifiche (presente anche Perfumi, nuovo responsabile ARPA Monza e Brianza, ora accorpata a Lecco e Sondrio), il coordinatore dei sindaci della tratta B2 nonché sindaco di Cesano Maderno Bocca, il presidente della Provincia di Monza e Brianza e sindaco di Meda Santambrogio, la dott.ssa Bozzi, viceprefetto di MB, e alcuni amministratori.

Sinistra e Ambiente–Impulsi di Meda, Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano, Altra Bovisio, Comitato Ambiente Bovisio e Cittadini per Lentate hanno introdotto l’incontro con una comunicazione che evidenzia l’insoddisfazione per i lunghi tempi di risposta alle proprie richieste e per contenuti informativi ritenuti incompleti.

Nel documento presentato sono state evidenziate:

  • incongruenze nelle tardive risposte ricevute da Autostrada Pedemontana Lombarda (APL), dove alcune aree sorgenti vengono considerate bonificate pur in assenza dei dati di collaudo ARPA;
  • criticità e carenze informative sui piani di smaltimento del terreno contaminato, in particolare per l’utilizzo di impianti di stoccaggio temporaneo (VITER srl di Saronno), senza indicazione della destinazione finale;
  • la prescrizione di ARPA ai laboratori di parte di uniformarsi al metodo di calcolo Medium Bound (leggi qui);
  • il mancato aggiornamento dei dati dei campionatori di polveri e diossina e delle analisi di collaudo sul sito Pedemontana;
  • la situazione precaria del nuovo cantiere di bonifica in prossimità del Bosco delle Querce, con possibili criticità di accessibilità.

Criticità e opacità informative

Il direttore generale Fusco ha ammesso una lacuna nella comunicazione, impegnandosi a fornire in futuro risposte più tempestive.

Secondo Pedemontana, i ritardi nei collaudi sono dovuti anche all’iniziale disallineamento dei laboratori di parte rispetto al metodo di calcolo prescritto da ARPA per la sommatoria di diossine e furani. Tale criticità sarebbe stata superata dopo l’incontro del 26-1-2026, con la rielaborazione dei rapporti di prova.

Esempio di applicazione sulla sommatoria dei congeneri di diossine e furani del criterio Mediumbound.

I nuovi dati risultano in linea con i precedenti: solo 5 casi mostrano valori oltre la CSC, che si aggiungono alle non conformità già rilevate.
ARPA ha confermato la necessità di nuove certificazioni e, per gestire il carico analitico, ha coinvolto laboratori di altre regioni, con conseguente allungamento dei tempi.

Piani di smaltimento

APL e Pedelombarda Nuova hanno utilizzato e probabilmente utilizzeranno ancora VITER srl di Saronno come sito di stoccaggio temporaneo, poiché alcune discariche non sarebbero più disponibili a ricevere terreno contaminato da diossina.

I tecnici hanno precisato che non sempre è possibile conoscere la destinazione finale del rifiuto tramite l’impianto intermedio. APL si è dichiarata disponibile a comunicarla qualora ne venga a conoscenza.

In assenza di tali informazioni, la destinazione finale potrà essere ricostruita solo tramite interlocuzione con la Provincia competente, in questo caso quella di Varese.

Stato della bonifica

Per quanto riguarda i teli di copertura danneggiati dal vento, APL ha dichiarato di essere intervenuta dopo le segnalazioni, riconoscendo tuttavia criticità nella comunicazione.

I dati dei campionatori atmosferici, non ancora pubblicati, indicano valori di diossina compresi tra 2,3 e 5 fg/m³, senza superamenti del limite di 150 fg/m³ anche durante l’evento ventoso.

Permangono però ritardi negli interventi di ripristino su alcune aree minori.

Situazione per lotti

Lotto 1 – Meda

 


Alcune celle non hanno raggiunto gli obiettivi di bonifica (100 ng/kg per uso industriale e 10 ng/kg per uso residenziale). Diverse aree sono ancora in attesa di validazione ARPA o di avvio dei lavori.

Lotti 2 e 2A – Seveso

 


Situazione complessa, con numerose non conformità e molte aree in attesa di completamento del contraddittorio con ARPA.

Lotto 3 con varianti – Cesano Maderno

 


Quadro particolarmente critico, con numerose celle non conformi già dai dati di parte. Il numero potrebbe aumentare con gli esiti ARPA.
Sono inoltre presenti aree ancora da scavare e altre per cui è prevista la sola messa in sicurezza con geotessuto.

Lotti 4, 5 e 6 – Cesano Maderno
 


In generale, risultati parziali e ancora in attesa delle validazioni ARPA per confermare il raggiungimento degli obiettivi di bonifica.

Prosecuzione degli interventi

In caso di esito conforme del contraddittorio tra Pedelombarda Nuova e ARPA, si procederà alla validazione e successiva certificazione di avvenuta bonifica da parte della Provincia.

In presenza di non conformità:

  • sul fondo scavo si procederà con ulteriori rimozioni a step di 20 cm;
  • sulle pareti si interverrà con scavi orizzontali di 50 cm o, se non possibile, con confinamento tramite geotessuto.

Conclusioni

Le associazioni ribadiscono l’importanza di un’informazione completa e verificata, evitando sintesi affrettate o percentuali di “bonifica completata” che non rispecchiano la reale situazione.

Allo stato attuale, la bonifica risulta ancora in itinere, con numerose criticità e la necessità di ulteriori interventi su molte celle.
Inoltre, sono ancora attesi numerosi esiti ARPA necessari per completare il collaudo.

La bonifica appare quindi ben lontana dalla conclusione e richiede un costante monitoraggio, anche sul piano della trasparenza e dell’accesso alle informazioni per la cittadinanza.

giovedì 9 aprile 2026

Teli strappati sulla bonifica: gli ambientalisti contestano la versione di Pedemontana

Le operazioni di ripristino dei teli. Immagine tratta dal web.

Nelle aree interessate dalla bonifica da diossina lungo la tratta B2 di Pedemontana, tra Meda, Seveso e Cesano Maderno, torna alta l’attenzione dei gruppi ambientalisti e delle liste civiche locali. A intervenire sono i soggetti che partecipano al Tavolo Permanente sulla bonifica (Sinistra e Ambiente – Impulsi Meda, Legambiente circolo “Laura Conti” Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano Maderno, Altra Bovisio Masciago, Comitato Ambiente Bovisio Masciago e Cittadini per Lentate) che hanno sollevato nuove preoccupazioni sullo stato delle aree contaminate.

Al centro della contestazione vi è la gestione delle coperture protettive dei terreni e, più in generale, lo stato reale di avanzamento della bonifica.

Secondo quanto segnalato dalle associazioni e dai gruppi civici, il forte vento che ha colpito la Brianza negli ultimi giorni di marzo ha provocato lo spostamento e lo strappo di numerosi teli di protezione posizionati sulle cosiddette “aree sorgenti”, ovvero i terreni da cui è stato rimosso lo strato contaminato da diossina. In diversi casi, le coperture sarebbero risultate sollevate o danneggiate, lasciando porzioni di suolo scoperte. Anche i teli posti lungo le recinzioni di contenimento risulterebbero in più punti compromessi o abbattuti.

Una situazione ritenuta critica, che ha portato i gruppi a inviare una richiesta formale di intervento agli enti coinvolti - tra cui Autostrada Pedemontana Lombarda, ARPA, Regione Lombardia e le amministrazioni locali - sollecitando il rapido ripristino delle coperture per evitare la possibile dispersione di polveri contaminate nell’ambiente circostante.


La risposta di Pedemontana, arrivata il 3 aprile, ha riconosciuto gli effetti del vento e comunicato che le imprese incaricate sono già al lavoro per sistemare i teli. Tuttavia, è soprattutto un passaggio della comunicazione ad aver suscitato forti perplessità: secondo la società, infatti, “non si tratta di una situazione che possa mettere in allarme o avere impatti sulla sicurezza”, in quanto gli spostamenti sarebbero avvenuti “su aree già bonificate”, pur essendo ancora in attesa dei risultati del collaudo.

Una posizione che i gruppi ambientalisti definiscono “azzardata, incongruente e fuorviante”. Le associazioni sottolineano infatti come, in numerose aree, la bonifica non possa essere considerata conclusa proprio perché i risultati ufficiali delle analisi di ARPA non sono ancora disponibili. In diversi casi, aggiungono, i collaudi risultano non conformi o non ancora completati.

Particolarmente significativa, secondo i gruppi locali, è la situazione del lotto 1 di Meda. Qui, sulla base dei dati disponibili, emergono valori di diossina superiori ai limiti fissati per l’obiettivo di bonifica in alcune aree specifiche. In altri punti, pur rientrando formalmente sotto soglia, si registrerebbe comunque una presenza significativa di contaminanti nel terreno.

Alla luce di questi elementi, gli ambientalisti contestano l’affermazione secondo cui le aree interessate sarebbero già bonificate. In assenza della validazione definitiva da parte di ARPA, sostengono, tale definizione sarebbe prematura e rischierebbe di minimizzare una situazione ancora aperta.

Il tema centrale resta quello del principio di precauzione. In un contesto in cui permangono incertezze sui livelli di contaminazione e sulla conformità dei collaudi, secondo i gruppi ambientalisti la priorità dovrebbe essere garantire condizioni di massima sicurezza. In questo senso, il rapido ripristino dei teli di copertura viene considerato un intervento indispensabile per ridurre il rischio di dispersione di polveri contaminate, soprattutto in presenza di eventi meteorologici intensi.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di criticità segnalate negli ultimi mesi dagli stessi soggetti, che denunciano ritardi nella trasparenza delle informazioni e difficoltà nell’accesso ai dati completi delle analisi. Una situazione che, a loro avviso, rende ancora più necessario un monitoraggio rigoroso e indipendente delle operazioni di bonifica.

In attesa dei risultati ufficiali di ARPA e del completamento delle verifiche, la distanza tra la posizione degli enti gestori e quella delle realtà ambientaliste appare ancora significativa. Sullo sfondo resta una questione cruciale per il territorio: la garanzia che la bonifica venga effettivamente completata e certificata prima di qualsiasi valutazione definitiva sulla sicurezza delle aree interessate.

lunedì 16 marzo 2026

Bonifica da diossina: i dubbi degli ambientalisti sulla trasparenza di Pedemontana


Prosegue tra difficoltà e richieste di chiarimento il confronto tra i gruppi ambientalisti, alcune liste civiche del territorio e la società Autostrada Pedemontana Lombarda sullo stato della bonifica dalla diossina nelle aree interessate dalla costruzione dell’autostrada.

Secondo quanto segnalato da Sinistra e Ambiente – Impulsi di Meda, insieme a Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica, Altra Bovisio, Comitato Ambiente Bovisio e Cittadini per Lentate, continua a essere complicato ottenere informazioni complete e tempestive sull’andamento delle operazioni di bonifica nelle zone di Meda, Seveso e Cesano Maderno.

Le difficoltà emergono nonostante l’esistenza di un tavolo permanente dedicato al monitoraggio degli interventi.

Analisi chimiche e criteri diversi tra i laboratori


Tra i documenti ottenuti attraverso l’accesso agli atti compare il verbale di una riunione tenutasi il 26 gennaio 2026 tra ARPA Lombardia, i soggetti coinvolti nella bonifica e i laboratori incaricati delle analisi chimiche.

Durante le verifiche, ARPA ha riscontrato disallineamenti tra i risultati delle proprie analisi e quelli dei laboratori incaricati dalle imprese coinvolte nella bonifica. Il problema riguarda il criterio utilizzato per calcolare la concentrazione complessiva di diossine nei campioni di terreno.

Per uniformare i risultati, ARPA ha stabilito che tutti debbano applicare il criterio denominato “Medium Bound”, che considera nella somma delle diossine anche i valori minimi, cioè quelli inferiori al limite di rilevabilità degli strumenti.

I laboratori privati avevano invece utilizzato criteri differenti:

  • Upper Bound
  • Lower Bound

Queste diverse metodologie possono portare a risultati leggermente diversi nella stima della contaminazione. Per questo motivo ARPA ha richiesto che tutti i rapporti di prova vengano riallineati al criterio Medium Bound, con la produzione di nuovi referti aggiornati.

Nel corso della riunione sono state inoltre segnalate alcune discrepanze nelle analisi effettuate da due laboratori su specifiche aree sorgenti, oltre a una incongruenza nella definizione del perimetro dell’area sorgente 44 nel lotto 5 di Cesano Maderno.

Alcuni campioni superano i limiti di bonifica

Gli aggiornamenti più recenti sulle analisi riguardano alcune aree del lotto 3VAR di Cesano Maderno.

Per l’area sorgente SC58.2, tre campioni su quattro analizzati risultano superiori al limite di bonifica di 10 ng/kg, con valori di:

  • 34 ng/kg
  • 23 ng/kg
  • 24 ng/kg

Una situazione analoga riguarda l’area SC59.2, dove tre campioni superano il limite con valori pari a:

  • 11 ng/kg
  • 19 ng/kg
  • 12 ng/kg

Questi dati emergono dai rapporti di prova dei laboratori incaricati dalle imprese, mentre mancano ancora i risultati delle analisi di ARPA, necessari per la verifica definitiva del collaudo delle operazioni di bonifica.

La situazione a Meda

Al 2 marzo 2026 risultano disponibili solo i rapporti di prova dei laboratori di parte su alcune aree del lotto 1 di Meda. Qui l’obiettivo di bonifica è meno restrittivo, poiché si applica il limite previsto per aree industriali: 100 ng/kg.

Dai dati disponibili emerge che:

  • l’area A1.1 presenta un valore di 130 ng/kg, superiore al limite
  • l’area A1.2 registra 140 ng/kg, anch’esso sopra soglia
  • le aree A1.3, A2.1, A2.2 e A42 risultano invece entro i limiti

Anche in questo caso manca ancora il confronto con le analisi di ARPA, indispensabile per stabilire se gli obiettivi di bonifica siano stati effettivamente raggiunti.

Quasi 8.000 tonnellate di terreno contaminato

Un altro punto sollevato dai gruppi ambientalisti riguarda il destino di 7.917,82 tonnellate di terreno contaminato da diossina proveniente dalle aree della bonifica. Secondo la risposta ufficiale di Pedemontana, questi materiali sono stati conferiti all’impianto Viter S.r.l. Si tratta però di un impianto di trattamento e non di una discarica, motivo per cui le associazioni avevano chiesto chiarimenti sulla destinazione finale dei rifiuti.

Cosa significa la risposta tecnica di Pedemontana

Nella comunicazione inviata agli ambientalisti, Pedemontana utilizza una serie di codici previsti dalla normativa sui rifiuti.

In sintesi, il terreno contaminato:

  • è stato classificato come rifiuto EER 17.05.04 (terre e rocce da scavo non pericolose);
  • è stato conferito con operazione D15, che indica un deposito preliminare prima dello smaltimento finale;
  • successivamente viene sottoposto all’operazione D13, cioè un raggruppamento preliminare dei rifiuti prima del loro invio ad altri impianti.

In pratica, secondo l’interpretazione delle associazioni, l’impianto di Saronno svolgerebbe una funzione di stoccaggio e smistamento, mentre lo smaltimento finale avverrebbe in un secondo momento presso altre strutture, probabilmente discariche autorizzate.

La questione della tracciabilità finale

Un passaggio della risposta di Pedemontana riguarda anche una modifica normativa introdotta nel 2021 nel Testo Unico Ambientale. Questa modifica ha eliminato l’obbligo per il produttore del rifiuto di ottenere l’“attestazione di avvenuto smaltimento”, documento che in passato certificava il destino finale dei rifiuti. Secondo Pedemontana, ciò significa che l’obbligo del produttore termina con la consegna del rifiuto all’impianto che lo prende in carico, in questo caso Viter. Di conseguenza, la società ritiene di non essere tenuta a indicare la discarica finale in cui verranno smaltite le terre contaminate.

Nuovi scavi dove la bonifica non è sufficiente

Laddove i campionamenti hanno evidenziato concentrazioni di diossina ancora superiori ai limiti, Pedemontana ha comunicato che saranno necessari ulteriori scavi e approfondimenti. Sono già stati effettuati nuovi campionamenti sui terreni ancora da rimuovere, con l’obiettivo di:

  • classificare correttamente il tipo di rifiuto
  • predisporre i piani di smaltimento
  • organizzare nuove piste di cantiere per raggiungere le celle ancora contaminate

Ambientalisti chiedono un nuovo incontro pubblico

Alla luce di questi elementi, i gruppi ambientalisti e le liste civiche coinvolte hanno chiesto la convocazione di un nuovo incontro del Tavolo Permanente sui lavori di bonifica. L’ultimo confronto ufficiale risale infatti al 17 novembre 2025. Secondo le associazioni, un aggiornamento pubblico è necessario per fare chiarezza su:

  • lo stato reale della bonifica
  • i risultati completi delle analisi
  • il destino finale dei terreni contaminati

Temi particolarmente sensibili per un territorio che continua a fare i conti con l’eredità della contaminazione da diossina legata al disastro industriale della fabbrica Icmesa del 1976.

domenica 1 febbraio 2026

Bonifica da diossina sulla tratta B2 di Pedemontana: stato dei lavori, criticità e nuove non conformità

I gruppi ambientalisti e le liste civiche Sinistra e Ambiente – Impulsi, Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano, Altra Bovisio, Comitato Ambiente Bovisio e Cittadini per Lentate, che partecipano al Tavolo Permanente sulla Bonifica da Diossina sulla Tratta B2 di Pedemontana, tornano a informare cittadini e istituzioni sugli ultimi sviluppi di un intervento tanto delicato quanto cruciale per la salute pubblica e per il territorio della Brianza.


Stato di avanzamento delle operazioni di bonifica

Ad oggi, quasi tutte le aree contaminate lungo la tratta B2 risultano oggetto di intervento:

  • Meda – Lotto 1
  • Seveso – Lotti 2 e 2A
  • Cesano Maderno – Lotti 3, 3A, 4, 5 e 6

Le lavorazioni hanno previsto la scarificazione dello strato superficiale (Top Soil) fino a 20 cm e, dove stabilito dai piani di bonifica, anche dello strato intermedio, con profondità variabili fino a 50 cm o fino a 120 cm.

Questi interventi si inseriscono in un contesto già ampiamente documentato dai gruppi ambientalisti attraverso precedenti comunicazioni e approfondimenti: 

  1. Bonifica da diossina: mentre altre aree sorgente non raggiungono l’obiettivo di collaudo, Pedemontana e Pedelombarda Nuova continuano ad essere reticenti nell’esaudire le richieste documentali
  2. Pedemontana e bonifica da diossina: molte celle delle aree sorgenti non raggiungono l’obiettivo di conformità
  3. Bonifica da diossina: i dati di ARPA non convalidano 2 dei primi 3 collaudi

Nuove non conformità nel Lotto 3A di Cesano Maderno

Le più recenti analisi condotte da ARPA e dalla Parte nel Lotto 3A di Cesano Maderno hanno evidenziato il mancato raggiungimento dell’obiettivo di bonifica di 10 ng/kg (Tabella A) in altre due aree sorgenti, che vanno ad aggiungersi alle non conformità già certificate in precedenza.

Area sorgente 19A

  • Obiettivo di bonifica: NON RAGGIUNTO
  • Valore ARPA: 37 ng/kg
  • Valori Pedelombarda Nuova: 9,6 – 11,7 ng/kg

Area sorgente 33

  • Obiettivo di bonifica: NON RAGGIUNTO
  • Valori ARPA: non ancora disponibili
  • Valori Pedelombarda Nuova (ng/kg): 75 – 98 – 90 – 11,6 – 26,8 – 24 – 29,6 – 26,7 – 12,9 – 29 – 15 – 16,2 – 27,4 – 15,9 – 19 – 22,1 – 17,8 – 17 – 19,2 – 13,8 – 12,4 – 10,9 – 17,5 – 29,4 – 16,7 (con ripetizioni di valori superiori alla soglia prevista)

Si tratta quindi di due ulteriori non conformità, che confermano una criticità strutturale nelle operazioni di bonifica delle aree sorgenti.

Le quantità di terreno contaminato asportato

In data 12 gennaio 2026, a quasi due mesi dalla richiesta formale, i gruppi hanno ricevuto da Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) le tabelle ufficiali relative alle quantità di terreno avviate a smaltimento, alla tipologia di discarica, e all’elenco degli impianti utilizzati, con suddivisione per i due operatori incaricati della bonifica.

I dati trasmessi coprono le operazioni fino al 30 novembre 2025. Nel frattempo, è stata segnalata un’ulteriore asportazione di terreno contaminato nel Lotto 1 di Meda, non ancora inclusa nei conteggi ufficiali.


La richiesta di chiarimenti sul destino dei terreni

L’analisi della documentazione ricevuta ha confermato informazioni già note grazie ai Piani di Smaltimento ottenuti tramite accesso agli atti, ma ha anche sollevato nuovi interrogativi.

Per questo, in data 23 gennaio 2026, i gruppi ambientalisti hanno inviato una nuova nota ufficiale a Pedemontana, chiedendo chiarimenti specifici sul destino di 7.917,82 tonnellate di terreno classificato per “Discarica Non Pericolosi”, conferite alla società VITER S.r.l.

Secondo quanto riportato sul sito della società, VITER risulta titolare di due impianti a Saronno (VA):

  • Via H. Grieg 87 – per Rifiuti Speciali Pericolosi e Non Pericolosi
  • Via H. Grieg 71 – per Rifiuti Speciali Non Pericolosi

Tuttavia, entrambi gli impianti risultano autorizzati al trattamento e non allo stoccaggio, mentre dai Piani di Smaltimento risulterebbe il conferimento diretto del terreno. Una discrepanza che richiede urgenti chiarimenti.

Criticità operative e richieste sul futuro degli interventi

Nella stessa comunicazione, i gruppi hanno inoltre:

  • rimarcato alcune incongruenze operative nel Lotto 1 di Meda, legate all’assenza di presidi precauzionali che Autostrada Pedemontana Lombarda aveva invece dichiarato pubblicamente durante gli incontri informativi sulla bonifica;
  • chiesto informazioni dettagliate sui piani di intervento e sul cronoprogramma operativo per tutte le aree sorgenti che non hanno raggiunto l’obiettivo di bonifica, considerando il numero ormai significativo di celle non conformi.

Il quadro che emerge conferma l’importanza del controllo civico e ambientale esercitato da associazioni, comitati e liste civiche locali. La bonifica da diossina lungo la tratta B2 di Pedemontana non è solo un’opera tecnica, ma una questione che riguarda trasparenza, tutela della salute e responsabilità verso il territorio.

I gruppi coinvolti ribadiscono la necessità di chiarimenti puntuali, dati completi e interventi correttivi tempestivi, affinché la bonifica non resti un’operazione solo formale, ma garantisca realmente la messa in sicurezza delle aree interessate.

mercoledì 14 gennaio 2026

Dal disastro diossina al Bosco delle Querce: 50 anni di memoria attiva


Riprendiamo dal blog Sinistra e Ambiente di Meda un post che ricorda il 50° anniversario del disastro diossina del 10 luglio 1976, avvenuto presso lo stabilimento ICMESA. L’articolo approfondisce responsabilità, conseguenze e memoria dell’evento, e lo rilanciamo per contribuire alla riflessione sul territorio brianzolo.


Non fu un incidente: il disastro di Meda e Seveso

Il 10 luglio 1976 una nube di sostanze chimiche, tra cui la 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD), fuoriuscì dall’ICMESA, azienda chimica di Meda all’epoca proprietà della multinazionale svizzera Givaudan-Hoffman-La Roche. Non si trattò di un semplice “incidente”: fu un disastro colpevole, conseguenza di scelte aziendali orientate esclusivamente al profitto, con gravi conseguenze per l’ambiente e per la salute delle persone.

Immagine tratta dal blog Sinistra e Ambiente

Cinque decenni dopo, preservare la memoria di quell’evento è fondamentale. Non si tratta solo di ricordare, ma di raccontare la verità: errori, omissioni, minimizzazioni, mobilitazioni e responsabilità che hanno segnato profondamente la storia del territorio brianzolo.

Come accaduto per il 40° anniversario, anche il 50° rischia di vedere narrazioni edulcorate o puramente celebrative. È importante distinguere tra chi intende veramente raccontare la memoria dei fatti e chi, invece, cerca visibilità o protagonismo, cancellando le responsabilità e il dolore vissuto dalla comunità.

Anche oggi, vicende come la realizzazione dell’autostrada Pedemontana Lombarda mostrano quanto il territorio resti delicato: opere pubbliche e interventi di bonifica rischiano di rimuovere la memoria del passato, come nel caso del Bosco delle Querce, nato dalla bonifica delle aree più contaminate e diventato simbolo di recupero ambientale.

Il Bosco delle Querce: memoria viva

Chi da anni lavora sul territorio non ha atteso le ricorrenze per ricordare l’accaduto. Il progetto INSIEME PER IL BOSCO, nato da gruppi e associazioni di Seveso e Meda, ha valorizzato il Bosco delle Querce non solo come spazio verde, ma come luogo di memoria attiva, attraverso iniziative culturali e ambientali.

Collage di immagini tratte dal blog Sinistra e Ambiente

Tra le attività promosse:

  • Laboratorio “Pensati Bosco”, per stimolare riflessione e sensibilità ambientale;
  • Attività compatibili con la naturalità, come Yoga e Tai Chi;
  • Visite guidate nella porzione sevesina e medese del Bosco delle Querce;
  • Percorsi di Memoria attraverso il “Ponte della Memoria” che racconta il disastro dell’ICMESA;
  • Presentazioni pubbliche di lavori e tesi sulle conseguenze della fuoriuscita di diossina;
  • Incontri e gemellaggi con altri territori colpiti da disastri industriali, come Vajont, Bhopal, Stava e Casale Monferrato, per condividere esperienze di riparazione e resilienza.

Preservare una memoria autentica significa raccontare non solo l’evento del 1976, ma anche gli anni successivi: le omissioni, le mobilitazioni, le informazioni diffuse e i protagonisti che hanno contribuito a mitigare i danni. La nube di diossina ha lasciato un segno indelebile nel territorio brianzolo e nelle vite delle persone, rendendo fondamentale continuare a ricordare con rigore e verità.

Sul blog Sinistra e Ambiente, nei prossimi mesi verranno pubblicati una serie di articoli per restituire una storia completa e corretta, affinché la memoria del disastro diossina non venga dimenticata e possa servire come monito e insegnamento per le generazioni presenti e future.

venerdì 26 dicembre 2025

Bonifica da diossina: ritardi e mancate risposte

Sinistra e Ambiente: "Mentre altre aree sorgente non raggiungono l’obiettivo di collaudo, Pedemontana e Pedelombarda Nuova continuano ad essere reticenti nell’esaudire le richieste documentali".

Meda, Lotto 1. Bonifica da diossina, 17/12/2025

Riceviamo e pubblichiamo. A cura di Sinistra e Ambiente


Dopo l’incontro del 17-11-2025 sulla bonifica da diossina sulla tratta B2 di Pedemontana, durante il quale Sinistra e Ambiente-Impulsi, Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano, Altra Bovisio, Comitato Ambiente Bovisio e Cittadini per Lentate hanno ricevuto aggiornamenti, le attività nei lotti interessati sono proseguite.

Purtroppo, contrariamente alle dichiarazioni fatte dalla società Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) e da Pedelombarda Nuova, che si erano impegnate a garantire un aggiornamento in tempo reale sui risultati dei collaudi di bonifica effettuati in contraddittorio con ARPA, ad oggi non si ha ancora contezza di tutte le analisi chimiche e dei risultati raggiunti sulle aree sorgente sottoposte alla procedura di collaudo.

Tuttavia, dagli scarni aggiornamenti sinora comunicati, alle non conformità su cui avevamo già relazionato si sono aggiunte ulteriori celle (15 × 15 m) presenti nelle “aree sorgente”, dove il contraddittorio analitico tra i dati di ARPA e quelli di Pedelombarda Nuova (esecutore della realizzazione dell’autostrada Pedemontana Lombarda) ha dato esito negativo, rilevando valori di diossine e furani ancora superiori alla soglia dell’obiettivo di bonifica.

LOTTO 2 – SEVESO
Area sorgente 9B


Non raggiunto l’obiettivo di bonifica (Tabella B – 100 ng/kg)

  • Valori riscontrati da ARPA (ng/kg): 23,9 – 97,1 – 93,9 – 94,1 – 43,5 – 14,02 – 61,9 – 52,3 – 23,8 – 18,8 – 85,7 – 59,9 – 73,7
  • Valori riscontrati da Pedelombarda Nuova (ng/kg): 117,6 – 117,4 – 106,4 – 107,6 – 110,4 – 111,8 – 101
LOTTO 3 – CESANO MADERNO
Area sorgente 11


Non raggiunto l’obiettivo di bonifica (Tabella A – 10 ng/kg)
  • Valori ARPA (ng/kg): 39,2
  • Valori Pedelombarda Nuova (ng/kg): 49 – 64 – 73
Area sorgente 64.1
Non raggiunto l’obiettivo di bonifica (Tabella A – 10 ng/kg)
  • Valori ARPA (ng/kg): 99,3 – 48,3 – 41
  • Valori Pedelombarda Nuova (ng/kg): 68 – 19 – 121 – 36 – 33
Rispetto ai dati del 17-11-2025, oggi, su 17 aree sorgente oggetto del contraddittorio di collaudo con ARPA, salgono da 12 a 15 quelle che non hanno raggiunto l’obiettivo di bonifica.

L’OPACITÀ E L’OSTRUZIONISMO DI PEDEMONTANA E PEDELOMBARDA NUOVA

Siamo ancora in attesa, da parte di Pedemontana e Pedelombarda Nuova, di ricevere i dati e le informazioni richieste il 17-11-2025.
È trascorso più di un mese e le due società non hanno ancora fornito riscontro alle nostre puntuali richieste di documentazione, peraltro di semplice reperibilità, relative a:
  • quantità di terreno classificato e smaltito come rifiuto in discariche per inerti;
  • quantità di terreno classificato e smaltito in discariche per rifiuti non pericolosi;
  • quantità di terreno classificato e smaltito in discariche per rifiuti pericolosi;
  • elenco degli impianti di conferimento, con specifica dei quantitativi e delle tipologie di rifiuto inviato;
  • slide dell’incontro del 17-11-2025 illustranti la situazione della bonifica, possibilmente aggiornate, comprensive anche dei risultati dei successivi collaudi in contraddittorio con ARPA.

Da tempo non vi è corrispondenza tra le parole che assicurano trasparenza e le azioni conseguenti.
Nei confronti delle nostre richieste documentali viene esercitata, nei fatti, un’opacità e un ostruzionismo strisciante che ci costringono a defatiganti ricerche tramite accesso agli atti presso altri enti.

GLI IMPIANTI DI CONFERIMENTO SINORA UTILIZZATI

Lotti bonifica 

Da un ennesimo accesso agli atti e, in particolare, dai Piani di Smaltimento relativi al terreno contaminato asportato, risulta che siano stati utilizzati i seguenti impianti di conferimento:

  • LOTTO 1 – Meda (aree sorg. 1-2-3-4-42): invio a SERVIZI srl, discarica di Marano Vicentino-Thiene.
  • LOTTO 2 – Seveso (aree sorg. 26A-12-9A-15-36-8A-39-45-27A-27B): invio a TECNOINERTI di Ghedi (BS) o, in alternativa, a EREDI COMP. NAZ di Cazzago S. M. (BS).
  • LOTTO 2 – Seveso (aree sorg. 12-40): invio a TECNOINERTI di Ghedi (BS); per superamento del piombo nell’eluato, sempre a TECNOINERTI con deroga o a BrixiaAmbiente di Maclodio (BS).
  • LOTTO 3 – Cesano Maderno (aree sorg. 10-20-38-41-43-19B): invio a SERVIZI srl (Marano Vicentino-Thiene) o, in alternativa, a VITER 71 – Saronno, via Grieg 71.
  • LOTTO 3 – Cesano Maderno (area sorgente 37): invio a SERVIZI srl o a VITER 71 – Saronno, via Grieg 71.
  • LOTTO 3 VAR – Cesano Maderno (aree sorg. 30 – SC59.1 – SC59.2): invio a SERVIZI srl.
  • LOTTO 3 VAR – Cesano Maderno (aree sorg. SC161 – 64.1): invio a SERVIZI srl.
  • LOTTO 3 VAR – Cesano Maderno (aree sorg. 79.2 – SC139.1 – SC159.2 – 42 – 78.2): invio a SERVIZI srl.
  • LOTTO 3 VAR – Cesano Maderno (aree sorg. 81 – SC58.1 – SC58.2 – SC58.3 – 11): invio a SERVIZI srl e a VITER 71 – Saronno, via Grieg 71.
  • LOTTO 3 VAR – Cesano Maderno (aree sorg. 199.1 – 139.2 – 42 – 77 – 76.1 – 78.2 – 79.1 – 79.2 – SC53): invio a VITER 71 – Saronno, via Grieg 71.
  • LOTTO 4 – Cesano Maderno (area sorg. 34 ovest): invio a SERVIZI srl.
  • LOTTO 4 – Cesano Maderno (area sorg. 34 est): invio a SERVIZI srl o, in alternativa, a VITER 71 – Saronno, via Grieg 71.
Nota: dalla visura del sito online, la società VITER 71 di Saronno risulta essere un impianto di trattamento rifiuti e non un sito di stoccaggio. Saranno richiesti ulteriori chiarimenti in merito.

I rifiuti vegetali sono stati inviati a Tecnogarden Service S.r.l. di Vimercate e Castelseprio.