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giovedì 12 marzo 2026

Meda: una passeggiata urbana per riscoprire il torrente Tarò e il legame tra donne e acqua


Dopo la partecipata iniziativa della scorsa domenica 8 marzo, il Comitato Parco Regionale Groane - Brughiera torna a proporre a Meda un nuovo momento di incontro tra ambiente, memoria e cultura. Domenica 15 marzo è infatti in programma (ATTENZIONE: ANNULLATA A CAUSA MALTEMPO) la seconda passeggiata urbana dedicata al tema “Donna e Acqua”, un percorso che attraverserà il paese seguendo i ponti che scavalcano il torrente Tarò.


L’iniziativa porta il titolo “Ricordando un 22 settembre – Passeggiata urbana per ri-conoscere un torrente” e rappresenta un invito a guardare con occhi nuovi uno dei corsi d’acqua che attraversano la Brughiera e il tessuto urbano di Meda, spesso poco conosciuto o invisibile nella quotidianità.


Il ritrovo è fissato alle ore 14.45 presso il ponte di via Luigi Rho (zona “Svizzera”), nei pressi del civico 13. Da qui i partecipanti inizieranno un itinerario che toccherà diversi punti della città, seguendo idealmente il corso del torrente: via Parini, piazza Cavour, vicolo Tarò, il ponte di via Cialdini, via P. Orsi con il ponte ciclopedonale, via Solferino, via De Amicis, corso Europa e l’area parcheggio sul Tarò accanto alla scuola dell’infanzia Maria Bambina. Il percorso proseguirà poi verso l’area dell’oratorio Santo Crocifisso in piazza del Lavoratore, fino a raggiungere il ponte di via dei Cipressi.


La passeggiata si concluderà intorno alle 16.45, per consentire ai partecipanti di raggiungere la sala civica Radio dove si terrà lo spettacolo teatrale “E l’acqua parlò alle donne”, proposto dal Teatro Vivo Gli Antistress.


Durante il cammino verranno narrati i contenuti degli arazzi realizzati dal gruppo delle Teresine per l’8 marzo, che intrecciano storie, simboli e riflessioni sul rapporto tra donne e acqua.


Allo stesso tempo, la passeggiata offrirà l’occasione per riflettere su ciò che i ponti attraversano: un corso d’acqua che percorre l’intera Brughiera e che nel tempo ha subito trasformazioni, interventi e problemi ambientali. Un modo per comprendere cosa scorre sotto questi ponti – e talvolta purtroppo anche sopra – e per riscoprire l’importanza di questo elemento naturale nel paesaggio locale.

L’obiettivo è anche quello di riportare l’attenzione sul torrente Tarò e sulla necessità di restituirgli vita e dignità, valorizzandolo come patrimonio ambientale del territorio.

Un fine settimana di iniziative



La passeggiata di domenica si inserisce in un programma più ampio dedicato al tema Donna e Acqua. Sabato 14 marzo, alle ore 17.00, presso la Medateca, si terrà infatti il reading “Da’ nome ai miei fiumi”, con letture di testi scritti da donne sul rapporto tra femminile e acqua, a cura del gruppo di lettura degli Amici della Medateca.


Con queste iniziative, gli organizzatori invitano cittadini e appassionati di ambiente a partecipare numerosi a una “escursione urbana” fuori dall’ordinario, capace di unire cultura, memoria e attenzione al territorio.

La passeggiata dello scorso 8 marzo – documentata dalle fotografie che accompagnano questo articolo – ha già mostrato quanto queste occasioni possano diventare momenti preziosi per riscoprire il paesaggio nascosto della città e il valore dei suoi corsi d’acqua.

lunedì 2 marzo 2026

Ricordare l’acqua per prendersi cura del territorio: Meda riscopre il Tarò nella Settimana della Donna


In occasione della Settimana della Donna, la città di Meda diventa teatro di un’iniziativa che intreccia ambiente, memoria collettiva e sguardo femminile sul paesaggio urbano. Il Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera partecipa al calendario cittadino proponendo due passeggiate urbane nel pomeriggio di domenica 8 marzo e domenica 15 marzo 2026, dedicate al rapporto tra Donna e Acqua.

Il titolo scelto per le iniziative, “Ricordando un 22 settembre – Passeggiata urbana per ri-conoscere un torrente”, richiama una data che ha segnato profondamente la storia recente della città. Il 22 settembre, infatti, è il giorno dell’alluvione che colpì Meda, evento che molti ricordano ancora con forza e che per altri rischia di diventare una memoria sbiadita. Tornare a parlarne oggi significa riflettere sul rapporto tra territorio, corsi d’acqua e scelte urbanistiche, ma anche sulla necessità di una cura costante e consapevole dell’ambiente.

La partenza è fissata alle ore 14:45 dal ponte di via Luigi Rho (zona “Svizzera”), nei pressi del civico 13. Da qui il gruppo si muoverà lungo un itinerario che tocca numerosi ponti e luoghi simbolici del paese: via Parini, piazza Cavour, vicolo Tarò, via Cialdini, via P. Orsi con il ponte ciclopedonale, via Solferino, via De Amicis, corso Europa, fino all’area parcheggio lungo il torrente Tarò accanto alla scuola dell’infanzia Maria Bambina, con uno sguardo anche sull’area di cantiere di via Matteotti. L’arrivo è previsto nella zona dell’oratorio Santo Crocifisso, in piazza del Lavoratore.


Il cammino, della durata di circa due ore, non è una semplice passeggiata: lungo il percorso vengono narrati i contenuti degli allestimenti dedicati all’8 marzo curati dal gruppo delle Teresine, insieme alla storia e al ruolo del torrente Tarò, corso d’acqua che attraversa la Brughiera e che, se ignorato o maltrattato, può trasformarsi da risorsa a rischio. I ponti diventano così luoghi di racconto: punti di attraversamento fisico ma anche simbolico, dove si riflette su ciò che scorre sotto — acqua, ecosistemi, memoria — e su ciò che, purtroppo, a volte vi scorre sopra.


La conclusione della passeggiata è prevista intorno alle 17:00, per permettere ai partecipanti di proseguire il pomeriggio con gli appuntamenti culturali della Settimana della Donna:

  • domenica 8 marzo, alle 17:30, alla Sala Civica Radio, con il Premio Meda Donna 2026;
  • domenica 15 marzo, alle 17:00, sempre alla Sala Radio, con lo spettacolo teatrale conclusivo “E l’acqua parlò alle donne”.

Due passeggiate urbane aperte a tutte e tutti, pensate come momenti di ascolto, consapevolezza e condivisione. Un invito a ricordare il 22 settembre non solo come una data di emergenza, ma come un punto di partenza per ripensare il rapporto tra comunità, acqua e territorio. 

giovedì 18 dicembre 2025

Meda e il Torrente Tarò: cosa dice davvero lo studio idrologico

Una pagina dello Studio di Compatibilità Idrologica e Idrica del Torrente Tarò redatto da WISE

Nei giorni scorsi sul sito di Sinistra e Ambiente Meda è stato pubblicato un approfondimento dedicato allo Studio di Compatibilità Idrologica e Idrica del Torrente Tarò, presentato ufficialmente durante l’incontro pubblico del 28 novembre 2025 a Meda. Un appuntamento seguito con attenzione non solo dagli addetti ai lavori, ma anche da cittadini, associazioni e stampa locale, vista la rilevanza del tema per la sicurezza idraulica e il futuro del territorio.

Lo studio, redatto da WISE, rappresenta una base tecnica importante per comprendere le cause delle esondazioni ricorrenti del Tarò e per valutare l’efficacia reale delle ipotesi di intervento finora discusse.

Dal documento emergono alcune conclusioni nette che meritano di essere ribadite, soprattutto alla luce delle pressioni di chi continua a proporre soluzioni che lo studio stesso considera poco utili o addirittura inutili.

In particolare:

  • Area di laminazione in Val de Mez / Valle di Cabiate: secondo lo studio, questa ipotesi non apporterebbe benefici significativi nella riduzione dei volumi di piena del Tarò e del Reticolo Idrico Minore (RIM). Al contrario, comporterebbe l’occupazione di un’area verde libera all’interno del Parco Regionale delle Groane-Brughiera, senza reali vantaggi idraulici.
  • Area di laminazione nel prato di via Trento/Trieste: anche questa soluzione è stata scartata. I costi elevati per il collegamento con l’alveo del Tarò e l’effetto modesto sulla riduzione dei picchi di piena renderebbero l’intervento inefficace, lasciando sostanzialmente invariata la portata del torrente.

Lo studio WISE conferma un dato ormai evidente: il Tarò è un corso d’acqua fortemente ingabbiato da decenni di urbanizzazione e antropizzazione eccessiva. Le sue naturali aree di esondazione sono state progressivamente occupate dal cemento, riducendo drasticamente la capacità del territorio di assorbire e rallentare le piene.

Per questo motivo, le soluzioni non possono limitarsi a interventi puntuali o simbolici, né tantomeno alla trasformazione degli ultimi spazi verdi rimasti.

Secondo Sinistra e Ambiente, e alla luce delle indicazioni tecniche dello studio, lo sguardo dovrebbe orientarsi verso:

  • Aree dismesse urbane, da valutare con attenzione per un possibile inserimento di vasche di laminazione o vasche volano, anche in collaborazione con Brianzacque.
  • Tutela e valorizzazione delle aree verdi residue, come quella di via Trento, già interessata da proposte di acquisizione al patrimonio pubblico per la realizzazione di un bosco urbano.

Si tratta di scelte che consentirebbero di coniugare mitigazione del rischio idraulico, riqualificazione urbana e benefici ambientali.

Lo studio richiama infine l’attenzione sulle aree di laminazione già previste e finanziate:

  • ad Alzate, sulla Roggia Vecchia;
  • a Mariano Comense, sul vallone del Tarò.

Entrambe sono localizzate in contesti verdi di pregio. Interventi impostati esclusivamente in chiave ingegneristica, senza un’adeguata valutazione ambientale e paesaggistica, rischierebbero di compromettere ecosistemi di valore, senza garantire un reale equilibrio tra sicurezza idraulica e tutela del territorio.

Lo Studio di Compatibilità Idrologica e Idrica del Torrente Tarò rappresenta uno strumento fondamentale per orientare le decisioni future. È un testo tecnico, ma necessario, che dovrebbe essere il punto di partenza per un confronto serio e informato, lontano da scorciatoie e soluzioni di facciata.

Il documento integrale è disponibile online ed è consultabile da chiunque voglia approfondire nel dettaglio dati, simulazioni e conclusioni dello studio (cliccare qui).

venerdì 5 dicembre 2025

Rischio idraulico a Meda: serve una strategia, non interventi isolati

Le informazioni, le immagini e le considerazioni riportate in questo articolo provengono dal resoconto pubblicato da Sinistra e Ambiente–Impulsi a seguito della presentazione dello Studio di Compatibilità Idrologica e Idraulica del torrente Tarò, svoltasi a Meda il 28 novembre 2025. L’incontro, molto partecipato, ha visto la presenza della società WISE — incaricata dallo stesso Comune — oltre che dei tecnici di Regione Lombardia e di BrianzAcque.


Il 28 novembre 2025 la sala consiliare di Meda ha ospitato la presentazione dello Studio di Compatibilità Idrologica e Idraulica del torrente Tarò, commissionato dall’amministrazione Santambrogio alla società WISE. A illustrare i contenuti tecnici è stato l’ingegnere Giacomo Galimberti, affiancato dall’Unità Organizzativa Difesa del Suolo di Regione Lombardia — rappresentata dal geologo Roberto Cerretti — e da BrianzAcque, con l’ing. Massimiliano Ferrazzini.

Un incontro molto partecipato, segnato da domande e preoccupazioni dei cittadini dopo l’alluvione del 22 settembre 2025, quando Seveso e Tarò/Certesa esondarono causando danni rilevanti in numerosi comuni della Brianza.

Il quadro critico del bacino del Seveso

Dai dati illustrati emerge un contesto di forte vulnerabilità idraulica. Il Seveso scorre per 39 km attraverso un territorio «impermeabilizzato per il 47%, percentuale che sale al 54% considerando anche il tratto milanese tombinato e il Redefossi».

Lo stesso tratto tombinato nel capoluogo rappresenta un nodo di criticità: «ha una portata di 40 mc/sec, molto inferiore rispetto ai 150 mc/sec potenzialmente in arrivo da monte». A ciò si aggiungono ben 48 ponti e manufatti che ostacolano il deflusso.

Le precipitazioni del 22 settembre — «221 mm in 48 ore in provincia di Monza e Brianza» — hanno superato le capacità di drenaggio del territorio, rendendo evidente la necessità di interventi strutturali.

Regione Lombardia ha ricordato il programma delle vasche di laminazione già attive o in costruzione (Senago, Parco Nord, Lentate) e quelle previste nelle aree golenali di Carimate, Vertemate, Cucciago e Cantù, ma ha ammesso che «non saranno comunque risolutive».

Torrente Tarò/Certesa: un sottobacino critico


Il sottobacino del Tarò/Certesa, 72,4 km² tra 19 comuni, si presenta densamente urbanizzato e frammentato: «100 tra ponti e tratti tombinati». Oltre alla vasca di Carugo, sono previste nuove opere ad Alzate Brianza (200.000 mc) e Mariano Comense (75.000 mc), con cantieri stimati tra il 2027 e il 2028.

Il principio, ha sottolineato WISE, è che «ogni intervento debba inserirsi in un contesto sovracomunale», per evitare effetti negativi a valle.

Le ipotesi di intervento a Meda: molte non sono efficaci


Lo studio ha analizzato il tratto medese del Tarò con rilievi laser scanner, valutando anche i contributi dei valletti minori (Rio Valletto, Valle delle Brughiere, Valle di Cabiate).


L’evento del 22 settembre è stato classificato come T100, un’alluvione dalla frequenza centenaria. In questo contesto sono stati valutati vari possibili interventi.

1. Vasca di laminazione sulla Valle di Cabiate: inefficace


WISE è netta: «L’area potrebbe contenere al massimo 1.400 mc, lontanissimi dai 5.000 necessari per un impatto significativo sul picco di piena».

L’opera sarebbe dunque priva di utilità idraulica. Sarebbero invece possibili interventi minori: «riprofilatura dell’alveo e installazione di barriere mobili impermeabili presso tombinatura e ponte».

2. Area di via Trento/via Meda: da escludere 

La realizzazione di una vasca da 28.500 mc non è considerata percorribile.

«Costi troppo alti e collegamento idraulico complicato, con beneficio irrilevante sulla piena del Tarò».


3. Innalzamento dei ponti: quasi impossibile



Le normative impongono 1,50 m tra intradosso e livello idrico.

«Ciò renderebbe impossibile realizzare rampe adeguate e potrebbe addirittura peggiorare la situazione a valle».

Fondi regionali: 440 mila euro a Meda

Regione Lombardia ha assegnato al Comune:

  • 120.000 euro per consolidare sponde e briglie del reticolo minore
  • 320.000 euro per ripristinare le spalle dei ponti danneggiati su Tarò e Valle di Cabiate


La svolta di BrianzAcque: dalle fognature alle “Città Spugna”

Ferrazzini ha ricordato che l’impermeabilizzazione urbana riduce drasticamente la capacità di assorbimento: «In campagna la pioggia è assorbita al 50%, in città solo al 10-15%».

Il risultato è che «molta acqua pulita finisce nelle fognature, che sfiorano e rigettano nei corsi d’acqua miscelando acque bianche e nere».

Le soluzioni di BrianzAcque includono:

  • Vasche volano (ipotesi in piazza Cavour e via Como)
  • Volanizzazione in linea con nuovi cassoni di scorrimento
  • Aiuole drenanti e sistemi SUDS, applicabili al progetto di via Indipendenza
  • Parco dell’Acqua con captazione in piazza Dozio e infiltrazione in via Angeli Custodi


Il punto di Sinistra e Ambiente–Impulsi

Il movimento ambientalista valuta positivamente il metodo prudenziale adottato da WISE: «Corretto evitare soluzioni affrettate, inutili o dannose, e soprattutto l’occupazione di aree libere con opere inefficaci».

Particolarmente rilevante il giudizio sull’area verde tra Meda e Cabiate: «L’area di via Trento/via Meda è l’ultimo fazzoletto di verde rimasto tra i due comuni. Va mantenuto e acquisito come Bosco Urbano».

Il gruppo chiede inoltre che vasche di laminazione o volano vengano valutate prima nelle aree dismesse cittadine, evitando nuovo consumo di suolo.

Critiche anche per il passato: «Grave aver convogliato nel collettore fognario di largo Terragni le acque tombinate dei torrenti Cà Bianca e Burraschi: una scelta che ha contribuito ai danni».

Sul piano sovracomunale, preoccupazione per le vasche previste ad Alzate e Mariano Comense, situate in aree di pregio naturalistico: «Non possiamo permetterci di perdere ecosistemi importanti. Le opere devono adottare soluzioni naturalistiche e a basso impatto».

Secondo Sinistra e Ambiente–Impulsi, però, le rassicurazioni non sono arrivate: «Né Regione Lombardia né il sindaco Santambrogio hanno assunto un impegno preciso».

Nonostante l’ampiezza del confronto, la serata si è chiusa senza una strategia condivisa: «È mancato un quadro generale e un coordinamento tra Comuni, AIPO, Regione e Province, fondamentale per evitare effetti negativi a valle».

Sinistra e Ambiente lamenta infine l’assenza di una programmazione futura: «Il sindaco non ha indicato né una fase successiva né un nuovo incontro pubblico di approfondimento».

sabato 8 novembre 2025

Esondazione del Tarò a Meda: analisi, responsabilità e proposte per il futuro

Il reticolo idrico minore che confluisce nel Tarò a Meda

L’ESONDAZIONE DEL TARÒ A MEDA, LA FRAGILITÀ DEL RETICOLO IDRICO E GLI INTERVENTI DA VALUTARE CON ATTENZIONE
di Sinistra e Ambiente - Impulsi, Meda

Prima di intervenire sull’esondazione del Tarò del 22 settembre 2025, abbiamo atteso che passasse il periodo più critico dell’immediata emergenza per poter valutare e scrivere sull’accadimento con la possibilità di approfondimenti documentali e senza la frenesia di annunci o prese di posizione dettate dal mero protagonismo o dalla pura polemica.

La violenza del fenomeno meteorologico che ha causato l’esondazione, colpendo duramente la nostra città e altre del bacino del Tarò/Certesa e del Seveso, è stata presa a pretesto da istituzioni ed enti coinvolti nella gestione, prevenzione e cura del territorio per autoassolversi.
Si è detto e ripetuto che troppa è stata l’acqua precipitata (200 mm di pioggia tra le ore 3 e le ore 11) perché si potesse fare qualcosa per contrastarla; che il piano di emergenza comunale è risultato inadeguato rispetto alla portata di un evento simile, altamente non prevedibile; che il processo di urbanizzazione risale a molti anni fa, e così via.

Ma si trascura che, al mattino, dopo che per buona parte della notte si erano riversate copiose piogge, è mancato l’allarme che avrebbe quantomeno impedito l’accesso veicolare alle aree investite dalla piena e permesso di limitare i danni in quelle adiacenti.
Si ammette poi, a denti stretti, che in questi ultimi anni cresce la frequenza di eventi atmosferici violenti e si restringe lo spazio temporale tra di essi, mentre i cambiamenti climatici sono ormai un’innegabile evidenza.

Quanto accaduto ha interessato un’ampia zona oggi considerata a rischio idrogeologico, dove negli anni si è autorizzato a cementificare ovunque, saturando gli spazi liberi e dove persino l’alveo del Tarò, nel Comune di Cabiate, è stato ricoperto con un selciatone in pietre e cemento, rendendolo un canale a scorrimento veloce e compromettendo il delicato equilibrio tra urbano e naturale.
Si è così messa a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente, danneggiando anche le attività economiche e sociali.

IL CONSUMO DI SUOLO HA SATURATO LE AREE DI NATURALE ESONDAZIONE E IMPERMEABILIZZATO LE SUPERFICI

L’antropizzazione non accenna ad arrestarsi, pur a fronte del calo demografico e delle diverse leggi regionali che formalmente limitano il consumo di suolo ma che poi derogano, non conteggiando le trasformazioni legate a espansioni infrastrutturali (come nel caso dell’autostrada Pedemontana), o permettono nuovi insediamenti, ampliamenti produttivi e completamenti edilizi, offrendo comunque l’opportunità di prorogare piani attuativi mai partiti o rimasti fermi per anni.

Il rapporto annuale sul consumo di suolo 2024, reso noto da ISPRA il 24 ottobre 2025, conferma la provincia di Monza e Brianza al primo posto in Italia con quasi il 41% di suolo consumato e ulteriori 47 ettari di superficie trasformata irreversibilmente negli ultimi dodici mesi.
Dal 2006 – anno preso a riferimento dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente – tutti i Comuni, compresi quelli piccoli e a bassa densità abitativa, hanno continuato a consumare suolo.

Non sorprende quindi che anche nel nostro territorio non vi sia stata alcuna assunzione di responsabilità, nemmeno quando negli anni passati si è consentita l’edificazione di nuove costruzioni con piani interrati lungo l’asta del Tarò o nelle immediate vicinanze.
Lo stesso si è fatto nel 2016 con la realizzazione del parcheggio sotterraneo di piazza della Repubblica e, ancor prima, con le costruzioni residenziali in sponda al torrente Ry, in via Agrati.
Solo da qualche anno questo non è più possibile, da quando il Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni 2022 ha individuato gli ambiti con pericolosità idraulica R4 del torrente Tarò/Certesa.


LA VARIANTE AL PGT

La variante al PGT rappresenta ora un’occasione da non sprecare.
Se approvate, le osservazioni presentate da Sinistra e Ambiente - Impulsi, insieme al PD e alla lista MedaAperta (si veda il post pubblicato il 13 ottobre), costituirebbero un segnale concreto di inversione di tendenza per la salvaguardia del territorio.

Non sarebbero certo esaustive, ma riteniamo che debbano essere tenute in considerazione nel dibattito apertosi all’indomani dell’esondazione, per capire dove intervenire e come agire per riparare i danni e mettere in sicurezza il territorio.

Alla discussione non intendiamo sottrarci, pur sapendo che mancano le risorse economiche dalla Regione, mentre il Governo nazionale ha approvato in questi giorni lo stato di emergenza per i Comuni delle province di Monza e Brianza e di Como colpiti dall’esondazione, stanziando 10 milioni di euro, somma riservata però alla copertura delle sole spese sostenute dai Comuni per la gestione dell’emergenza.
Una cifra probabilmente insufficiente, mentre ben maggiori risultano i danni materiali causati dall’esondazione del Tarò nel solo Comune di Meda, che attendono ancora una qualche forma di risarcimento.

ALCUNI PRIMI INTERVENTI NECESSARI

Sono certamente necessari interventi immediati che, anche se non risolutivi, possano mitigare la potenza devastante dei fenomeni di piena.
Serve intervenire al più presto per ripulire gli alvei del Tarò (di competenza AIPO) e del reticolo minore o secondario (di competenza comunale), e per ripristinare gli argini danneggiati ed erosi.
Occorre rivedere la struttura dei ponti di via Val Seriana, via Luigi Rho e via Cadorna, incrementandone dove necessario la luce, per consentire in caso di piena una maggiore fluidità alla corrente del Tarò ed evitare, come avviene ora, il fenomeno del rigurgito laterale.

È inoltre opportuno predisporre e installare una rete di misurazione, monitoraggio e allerta che comunichi in tempo reale i livelli raggiunti dal torrente, e programmare azioni periodiche comunali di manutenzione e pulizia sulle vallette che scendono dalla collina della Brughiera.

GLI INTERVENTI PREVISTI NEL PROGRAMMA D’AZIONE DEL CONTRATTO DI FIUME SEVESO

La ricetta comunemente caldeggiata e sostenuta da Regione Lombardia è quella delle vasche di laminazione.
Alcune di esse sono inserite nel Programma d’Azione del Contratto di Fiume Seveso.
Due sono già previste e finanziate per un totale di 12,644 milioni di euro, che si aggiungerebbero alla vasca di 80.000 m³ esistente a Carugo, in zona Cascina S. Ambrogio, sulla valle del Brenna.

La vasca di Carugo, durante la piena del 22 settembre 2025

Una prima nuova vasca di 200.000 m³ è localizzata nel Comune di Alzate Brianza, sulla Roggia Vecchia, affluente di sinistra del Tarò.



Il progetto la colloca in prossimità della stazione di Brenna-Alzate, in un’area golenale agricola già soggetta ad allagamenti, ai margini del Parco Regionale delle Groane e della Brughiera.


La seconda vasca è prevista a Mariano Comense, in località Cascina Bice - Vallone del Certesa/Tarò (dietro Cascina Mordina), e consiste in due invasi in linea con capacità rispettive di 50.000 e 25.000 m³, in un’area finora non soggetta ad allagamenti, anch’essa interna al Parco Regionale.
Si tratta di luoghi di pregio naturalistico, che rischierebbero di essere completamente snaturati da soluzioni esclusivamente ingegneristiche come bacini di raccolta in cemento con impermeabilizzazione del suolo.
I volumi previsti, inoltre, risulterebbero insufficienti a contenere piene della portata di quella del 22 settembre 2025.

Meglio dunque pensare a soluzioni diversificate, meno impattanti e più sostenibili, in grado di ridurre il rischio idraulico e adattarsi ai cambiamenti climatici, mantenendo e proteggendo la biodiversità e gli ecosistemi.

L'intervento di BrianzAcque a Meda in via Giovanni XXIII

A Meda è in corso un progetto finanziato da BrianzAcque per ridurre in modo sostenibile le portate immesse in rete in caso di pioggia, con la realizzazione di una nuova fognatura bianca che si collega ai tratti esistenti nell’area della piazza del Mercato e, percorrendo via Giovanni XXIII, raggiunge l’area verde oltre via degli Angeli Custodi, dove le acque verranno trattate e infiltrate in un bacino drenante.

Nel Programma d’Azione del Contratto di Fiume Seveso, l’amministrazione di Meda ha inoltre incluso uno studio preliminare per individuare possibili aree di laminazione o di esondazione naturale del reticolo idrografico minore, con l’ipotesi di creare opere di 5.000/10.000 m³ a un costo stimato di 300.000 euro. L’intervento non è ancora finanziato.

L'area di laminazione prevista a Cabiate in località "La Busa"

Per il bacino del Certesa/Tarò, nel Comune di Cabiate è previsto un intervento con briglie e rimodellamento morfologico per la realizzazione di un’area di laminazione di 5.000/10.000 m³ in località “La Busa”, con un finanziamento già disponibile di 100.000 euro.
Una cifra esigua se rapportata all’estensione delle aree coinvolte e ai volumi di piena.

Tra le soluzioni va certamente considerata anche la de-impermeabilizzazione di piazze e parcheggi. Tuttavia, i pochi interventi pianificati ad Arosio, Carugo e Mariano Comense risultano ancora privi di copertura economica.

PENSARE E VALUTARE CON ATTENZIONE GLI INTERVENTI POSSIBILI

Le vasche di laminazione attualmente previste altererebbero lo stato dei luoghi, sottraendo spazi liberi in aree pregiate che sono state conservate e tutelate grazie all’impegno di chi ha a cuore l’ambiente.
Meglio allora cercare e verificare altri siti da destinare a tale impiego.
Nel territorio di Meda e dei Comuni limitrofi esistono numerose aree dismesse e comparti con piani attuativi mai decollati, che potrebbero essere presi in considerazione – previo studio di fattibilità – per localizzarvi impianti di contenimento e laminazione delle acque di piena.

È indispensabile una progettazione coordinata tra tutti i Comuni dell’asta del Certesa/Tarò, coinvolgendo competenze ambientali, geologiche, idriche, ingegneristiche e fluviali.
Serve inoltre prendere in considerazione sia interventi di de-impermeabilizzazione diffusa, sia l’utilizzo di aree dismesse che non possono più essere oggetto di soli piani privati di riqualificazione residenziale o commerciale, ma devono contemplare anche funzioni pubbliche come bacini di laminazione e aree di contenimento.

domenica 28 settembre 2025

Videoescursione lungo il Tarò-Certesa: natura, memoria e riflessione dopo l’alluvione


Dopo l’alluvione del 22 settembre, che appena sei giorni fa ha colpito duramente i comuni brianzoli e in particolare Meda, si terrà un’escursione nell’area del Bosco delle Querce di Seveso e Meda in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi. A guidarla sarà il geologo Gianni Del Pero, che ha voluto far precedere l’appuntamento da una videoescursione pubblicata su YouTube: un racconto lungo i tratti più a monte del Terrò-Tarò-Certesa per aiutare a comprendere meglio cosa è accaduto e perché questi corsi d’acqua esondano.

Il programma dell’evento (cliccare qui) prevede una camminata guidata di circa 4 km (compatibilmente con la percorribilità dei sentieri dopo l’alluvione), lungo le sponde del Tarò-Certesa, all’interno del Bosco delle Querce nei comuni di Meda e Seveso, fino al Paradiso Verde, con rientro lungo le ciclopedonali. L’iniziativa è promossa da WWF Lombardia, Teatro In-folio e Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, con l’obiettivo di capire insieme le cause delle esondazioni, valutare se sia possibile ridurne gli effetti e, soprattutto, riaffermare la necessità di rispettare i corsi d’acqua.


La videoescursione prende avvio da Mariano Comense, dove “dietro questa collina che anticipa la collina naturale della Bughiera Briantea scorre la Roggia Vecchia, un torrente che negli anni precedenti all'urbanizzazione innondava la sua pianura alluvionale, l'area golenale. Poi dopo le grandi costruzioni che hanno interessato tutta la pianura, è stato necessario proteggere il territorio urbanizzato mediante questi nuovi argini rialzati”. Una protezione che, però, ha conseguenze: “tutta l'acqua contenuta nella Roggia Vecchia a questo punto confluisce più velocemente verso valle, non si lamina, non si sparge all'esterno e quindi sovraccarica il torrente già saturo d'acqua”.

Camminando lungo la Roggia Vecchia si incontrano le opere di difesa idraulica e gli argini artificiali. Nonostante l’intervento dell’uomo, restano lembi di naturalità “molto apprezzati dall'airone cenerino che trova qui il suo habitat parzialmente invaso dall’homo 'poco' sapiens”. Poco più avanti si incontra il ponte costruito sopraelevato, “tenendo conto delle problematiche idrauliche che possono essere indotte da un torrente durante gli eventi atmosferici estremi, sempre più intensi e sempre più frequenti”.

La narrazione si sofferma poi sullo scarico dell’impianto di depurazione, che diventa paradossalmente la sorgente del Terrò: “Il torrente Terrò per 11 mesi all’anno è asciutto e solo in occasione di eventi atmosferici estremi, sempre più intensi e sempre più frequenti, viene alimentato in condizioni naturali. La tubazione di scarico è il primo apporto di acqua nel torrente che a monte invece risulta sempre secco”.

Il percorso attraversa Cabiate, dove si osserva il lavoro di rinaturalizzazione e gli interventi di pulizia della 'Busa' che hanno “svolto una buona funzione di trattenimento del trasporto solido”. Nonostante ciò, “la piena è stata decisamente rilevante”.

Il cuore del racconto è Meda, tra i luoghi più colpiti dall’alluvione del 22 settembre: “Il torrente di Via Luigi Rho, la sua confluenza nel 'torrente' di via dei Mille e la fuga lungo via Marsala, i 'nuovi corsi d’acqua' di Meda… dal ponte di via Cialdini, tre giorni dopo l’alluvione, il torrente ha ancora una portata elevata e la torbidità delle acque notevole, segno di un trasporto solido dalla collina e dai comuni a monte”.

Infine, il Tarò lascia Meda e diventa Certesa, entrando nel Bosco delle Querce di Seveso e Meda. Qui, nonostante i segni della piena, “i germani reali apprezzano questo ambiente quasi naturale”.

La videoescursione è dunque un invito a guardare con occhi diversi i corsi d’acqua, comprendendo le fragilità che le urbanizzazioni e i cambiamenti climatici hanno accentuato, ma anche la resilienza della natura che resiste e convive con noi.

giovedì 25 settembre 2025

Terrò, Tarò, Certesa: dall’alluvione del 22 settembre un invito a riflettere sui fiumi


L’alluvione del 22 settembre scorso, che ha duramente colpito i comuni attraversati dai torrenti Tarò-Terrò-Certesa, affluenti del Seveso, è l’ennesimo campanello d’allarme. Un segnale che ci ricorda quanto sia fragile l’equilibrio del nostro territorio e quanto sia urgente tornare a rispettare i corsi d’acqua, spesso costretti, cementificati e dimenticati.

Da questa consapevolezza nasce l’invito promosso da WWF Lombardia, Teatro In-folio e Comitato Parco Regionale Groane – Brughiera, che organizzano un appuntamento speciale in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi, all’interno della rassegna L’arte della terra – Festival. Domenica 28 settembre il programma prevede due momenti significativi nei comuni di Meda e Seveso, all’interno dell’Atlante delle rive, progetto teatrale di Marco Paolini dedicato ai fiumi d’Italia.

Alle 15.00, con ritrovo nel parcheggio di via Vignazzola a Meda (tra via Brennero e via Certesa), partirà una breve escursione di circa 4 km. Guidati dal geologo Gianni Del Pero, i partecipanti percorreranno i sentieri del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, camminando lungo le sponde del Tarò-Certesa per poi raggiungere il Paradiso Verde e rientrare attraverso le ciclopedonali. L’escursione sarà anche un’occasione per verificare le condizioni dei percorsi dopo l’alluvione e per riscoprire la bellezza e le criticità del bacino del Seveso.

Al termine della passeggiata, presso lo Chalet del Bosco delle Querce in via Ada Negri a Seveso, si terrà un incontro pubblico curato ancora da Del Pero. Con il supporto di immagini e video, sarà raccontata la storia e la geografia del bacino del Seveso: dalle sorgenti alla confluenza, passando per i torrenti Tarò e Certesa e gli innumerevoli corsi d’acqua che attraversano la Brughiera. Un momento di approfondimento per comprendere le cause delle esondazioni e riflettere sugli interventi possibili e necessari.

L’iniziativa, promossa da WWF Lombardia, Teatro In-folio e Comitato Parco Regionale Groane – Brughiera, è gratuita e aperta a tutti. È gradita la prenotazione al numero 393 063347 o via email a teatroinfolio@mac.com

lunedì 22 settembre 2025

Meda sott’acqua: l’alluvione del Tarò era già scritta nei piani comunali

Immagini ricevute da cittadini

«Non abbiamo mai visto una cosa del genere, è una situazione apocalittica»
. Così il sindaco di Meda, Luca Santambrogio, ha commentato l’alluvione che oggi, lunedì 22 settembre, ha messo in ginocchio la città. Strade sommerse, piazze allagate, blackout diffusi, la casa di riposo isolata: un disastro che i cittadini ricordano simile soltanto a quello del 2014.

Eppure, la relazione “Rischio da esondazione del reticolo idrografico” del Comune di Meda (aggiornata nel 2021) descriveva con precisione gli scenari che si sono verificati oggi.

Il documento distingueva due tipologie principali di rischio:

  • «allagamento di aree urbane tombinate – rete fognaria (…) dovuta al rigurgito della rete fognaria o dei fossi e scoli di drenaggio»;
  • «esondazione del Torrente Certesa e dei corsi d’acqua del reticolo superficiale (…) con conseguente disalveamento della corrente ed alluvionamento delle aree circostanti».

Due situazioni che si sono materializzate oggi: fognature saltate, strade trasformate in torrenti, esondazioni diffuse in via Como, piazza Cavour, vicolo Rho, Largo Europa.

Il Piano metteva in guardia sullo stato del torrente Tarò:

  • «Il tratto in Comune di Meda (…) si presenta con una tipologia monocorsuale a sezione varia, tipicamente rettangolare, con sponde raramente naturali e prevalentemente artificiali, (…) con notevoli riduzioni di sezione e cambi di direzione».

Un alveo forzato, stretto e irregolare, che in occasione di piogge intense «accentua gli aspetti più dannosi propri del regime torrentizio (…) elevata velocità della corrente e dell’onda di piena».

Un’analisi che coincide con le parole del geologo medese e presidente del WWF Lombardia, Gianni Del Pero: «il Ponte de la Svizzera è la causa prima del rigurgito a monte e delle esondazioni, lo sappiamo dal 2002, sarebbe ora di fare concretamente qualcosa».


Secondo lo scenario riportato nel Piano, in caso di piena il Tarò avrebbe esondato proprio nei punti colpiti oggi:

  • «il Torrente Certesa esonda in sinistra idrografica all’altezza dei palazzi di vicolo Rho 61 ed in Via dei Mille»;
  • «l’esondazione (…) contribuisce all’allagamento dell’area attorno al Municipio e della stazione»;
  • «la mobilità in direzione est-ovest è temporaneamente interrotta ed anche il trasporto pubblico tramite treno potrebbe venire interrotto».

Una previsione che sembra la cronaca della giornata di oggi, con le stesse vie allagate, la zona del Municipio sott’acqua e la viabilità cittadina bloccata.

Il Piano era chiaro: «Il Comune di Meda è soggetto ad un rischio idraulico elevato che coinvolge porzioni di territorio relativamente ampie e che interessano in maniera importante l’ambito antropizzato del Comune».

La conferma arriva anche dai dati: oltre il 7% del territorio comunale è classificato a pericolosità idraulica media o elevata, con danni potenziali a case, scuole, attività economiche e servizi essenziali.


Quello che il sindaco ha definito «più grave dell’alluvione del 2014» non era quindi un evento imprevedibile, ma lo scenario di rischio che il Comune stesso aveva messo nero su bianco, avvertendo: «La scarsa naturalità delle sponde e la sostanziale assenza di aree di rilassamento del fiume (…) determinano velocità dell’acqua molto elevate in caso di piena, con conseguenti possibili flussi extra alveo aventi livelli ed energia tali da provocare danni anche molto elevati sia ai beni materiali che agli uomini».

Un giudizio che Del Pero ha ribadito nelle stesse ore dell’emergenza: «Le fognature non reggono, il drenaggio urbano è insufficiente in una città quasi totalmente impermeabilizzata. Gli scolmatori non riescono a scaricare nel Tarò che si gonfia ulteriormente ed esonda: è il copione che vediamo ripetersi da anni».

📌 Estratti dal Piano comunale di emergenza di Meda (2021)


Sulle tipologie di rischio

«Allagamento di aree urbane tombinate – rete fognaria (…) dovuta al rigurgito della rete fognaria o dei fossi e scoli di drenaggio».
«Esondazione del Torrente Certesa (…) con conseguente disalveamento della corrente ed alluvionamento delle aree circostanti».

Sullo stato del torrente
«Il tratto in Comune di Meda (…) presenta notevoli riduzioni di sezione e cambi di direzione».
«Il torrente Certesa ha le caratteristiche di un collettore in condizioni di magra, mentre durante le piene accentua gli aspetti più dannosi propri del regime torrentizio».


Sulle zone vulnerabili

«Il Torrente Certesa esonda in sinistra idrografica all’altezza dei palazzi di vicolo Rho 61 ed in Via dei Mille».
«L’esondazione (…) contribuisce all’allagamento dell’area attorno al Municipio e della stazione».

Sul livello di rischio complessivo
«Il Comune di Meda è soggetto ad un rischio idraulico elevato che coinvolge porzioni di territorio relativamente ampie e che interessano in maniera importante l’ambito antropizzato del Comune».
«La scarsa naturalità delle sponde e la sostanziale assenza di aree di rilassamento (…) determinano velocità dell’acqua molto elevate in caso di piena, con conseguenti possibili flussi extra alveo aventi livelli ed energia tali da provocare danni anche molto elevati sia ai beni materiali che agli uomini».

sabato 6 gennaio 2024

Soddisfazione del WWF Insubria per il bilancio ambientale a Meda nel 2023

Il WWF Insubria ci ha inviato un comunicato in cui esprime la propria soddisfazione per aver contribuito con una serie di interventi a migliorare il bilancio ambientale di Meda. Di seguito le considerazioni espresse dall'associazione ambientalista.


Il bilancio "ambientale" dell'anno appena concluso a Meda si presenta prevalentemente positivo, con diverse iniziative che hanno contribuito a migliorare il contesto ambientale della città. Le buone notizie, supportate da progetti concreti e risultati tangibili, fanno ben sperare per il futuro.

Una delle iniziative più significative è stata la piantumazione di 160 nuovi alberi e arbusti nei giardini delle scuole, grazie alla collaborazione tra il WWF Insubria, gli alunni del Plesso Diaz e la Cooperativa La Brughiera. Questi nuovi esemplari si uniranno alle altre piante già presenti nelle aree di Via Angeli Custodi, portando il totale a oltre 2000. Un regalo tangibile per la città, contribuendo alla crescita di spazi verdi accessibili a tutti.

Il Comune di Meda, utilizzando i fondi del Bilancio Partecipato, supporterà ulteriori interventi di riforestazione urbana proposti dal WWF. Tra questi, è prevista l'impiantazione di un frutteto nei giardini della Scuola Diaz e la messa a dimora di ulteriori alberature con filari di Carpini in varie zone della città, tra cui Via Angeli Custodi, Pescarenico, De Gasperi e altre.

Dal punto di vista della qualità dell'aria, nonostante alcuni superamenti dei limiti di legge per le polveri sottili PM10 registrati dalla centralina ARPA di Meda (43 giorni nel 2023), si nota un netto miglioramento rispetto al passato. L'impegno nel ridurre l'uso dei combustibili fossili e l'attenzione alla qualità dell'aria stanno contribuendo a una positiva evoluzione degli stili di vita cittadini.


Inoltre, per quanto riguarda gli ossidi d'azoto, è stato registrato un significativo miglioramento. La centralina installata dal WWF in collaborazione con Cittadini per l'Aria ha segnalato un valore di picco di 28 µg/m3 di NO2, con una media annua di 21.5 µg/m3, il risultato più basso degli ultimi 15 anni. Questo progresso è stato ottenuto grazie alla riduzione dei veicoli diesel, principale causa della presenza di NO2 nelle città.


Infine, il fiume Tarò, sebbene abbia causato alcune esondazioni nel corso del 2023, è diventato un'inaspettata oasi naturalistica. La presenza di numerosi animali, tra cui germani, folaghe e gallinelle d'acqua, insieme alla rinascita di diversi tipi di pesci nei giardini circostanti, ha trasformato l'area in un ambiente apprezzato dalla fauna locale.

Insomma, il 2023 ha portato a Meda una serie di buone notizie ambientali, e ci auguriamo che nel 2024 se ne possano registrare ancora di più.

venerdì 10 novembre 2023

L'alluvione di Meda in due immagini: un "disastro annunciato"

Mappa della Pericolosità per Alluvione

di Gianni Del Pero, Presidente delegato WWF Lombardia


In due immagini la motivazione della definizione di "disastro annunciato" per l'alluvione che ha causato ingentissimi danni alla Città di Meda. La prima non è una foto aerea dell'alluvione che ha colpito Meda il 31 ottobre, ma la Mappa della Pericolosità per Alluvione elaborata da Regione Lombardia per il Piano di Gestione Del Rischio Alluvionale dal 2015 e aggiornata annualmente. Quindi sapevamo già esattamente dove il Tarò sarebbe uscito e dove l'alluvione sarebbe arrivata se non avessimo fatto, come purtroppo non abbiamo fatto, quello che serviva. Esattamente nelle aree nelle quali il piano di protezione civile, lo studio geologico comunale, quello della Provincia di Monza e il piano di gestione del rischio alluvionale di Regione Lombardia riconosco da anni l'esistenza di un rischio molto elevato che richiede l'adozione di una serie di interventi e ne vieta altri.

Il Taro' è uscito alle 5,45 in via Valseriana percorrendo vicolo luigi Rho per raggiungere la "Svizera" dove alle 6 esonda anche dal ponte di Via Luigi Rho e poco istanti dopo da quello di Via Cialdini per percorrere Via Solferino in direzione di Piazza del Municipio dove si mischia alle acque esondate prima del tratto tombinato di Largo Europa. Il deflusso prosegue verso Via Matteotti e, dall'altra parte, lungo Via Francia per raggiungere la zona dove gli studi e le mappe di Regione Lombardia, Provincia, Comune stesso dicevano sarebbero arrivate: poco dopo il passaggio a livello di Via Seveso/Via Cadorna all'altezza del ponte "della Cassina".

Mappa del Rischio Idraulico

La seconda immagine è invece quella relativa alla Mappa del Rischio Idraulico che in buona parte di Meda è stato valutato MOLTO ELEVATO, da via Valseriana fino a poco dopo il passaggio a livello di Via Seveso/Via Cadorna...