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domenica 11 agosto 2024

Circolo Ambiente: "Incendio di Mozzate, è tempo di superare le discariche"


Ieri, 10 agosto 2024, un grave incendio è divampato nella discarica regionale Econord di Mozzate richiedendo l'intervento di ben 5 squadre dei vigili del fuoco provenienti dai comandi di Como e Varese. Le fiamme, alte e minacciose, hanno impegnato i soccorritori per ore, con le operazioni di spegnimento che si sono protratte fino a tarda sera. Sul posto sono intervenuti anche i tecnici dell'ARPA e il sindaco della città. Fortunatamente, non si segnalano feriti, ma le cause del rogo restano ancora da chiarire.


Roberto Fumagalli
, del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", ha commentato l'accaduto: "Le discariche non dovrebbero più esistere... invece in Regione Lombardia succede ancora che queste strutture siano fonte di gravi rischi ambientali e sanitari. Questo ennesimo incendio dimostra quanto sia urgente un cambiamento radicale nella gestione dei rifiuti. Questi eventi ci ricordano l'importanza di una gestione sostenibile e responsabile dei rifiuti. È inaccettabile che ancora oggi, nel 2024, ci troviamo a fronteggiare situazioni come questa, che mettono in pericolo non solo l'ambiente, ma anche la salute delle nostre comunità. È tempo di dire basta alle discariche e di promuovere modelli alternativi basati anzitutto su politiche concrete per la riduzione alla fonte dei rifiuti, poi sul riuso delle merci e, infine, sul riciclo finalizzato al recupero di materia. In questo si esclude quindi sia l'incenerimento che, tanto meno, il deposito in discarica." 

 



sabato 30 gennaio 2021

Parco agricolo prealpino: nasce il "Comitato Bassa Comasca per il parco"


 

Negli ultimi mesi ha ripreso vigore la proposta di realizzare un parco agricolo e boschivo prealpino nella Bassa Comasca come rete ecologica di collegamento tra i parchi esistenti: il Parco del Lura ed il Parco Pineta.

A questo scopo, venerdì 22 gennaio 2021 si è svolta la prima riunione del costituendo Comitato Bassa Comasca per il parco. All’incontro, finalizzato a costituire un comitato per il sostegno e la promozione del progetto di Parco sovracomunale agricolo e boschivo prealpino, hanno partecipato cittadini di diversi comuni della bassa comasca.
La missione del Comitato, che si propone come espressione  civica, trasversale  e apartitica, è duplice:

  • informare e sensibilizzare le comunità locali sull’importanza di salvaguardare e valorizzare le ultime aree boschive ed agricole rimaste nel nostro territorio
  • supportare, a livello progettuale e amministrativo, le Amministrazioni Comunali coinvolte nell’istituzione del parco sovracomunale.

Il parco dovrebbe sorgere principalmente nella Bassa Comasca e coinvolgere nel suo perimetro una decina di comuni comaschi (Turate, Rovello Porro, Rovellasca, Lomazzo, Cirimido, Fenegrò, Limido Comasco e Mozzate, con possibilità di estendersi, più a nord, ai comuni di Lurago Marinone, Guanzate e Veniano). A sud, invece, includerà anche il comune varesino di Cislago, dove il progetto è sostenuto dalla locale associazione Salviamo il Paesaggio e la Terra di Cislago e da altre associazioni ambientaliste.

Se quello che rimane del Bosco della Moronera costituisce il cuore del progetto, la perimetrazione del PLIS dovrà comprendere le aree agricole che ancora caratterizzano il nostro territorio, con un triplice obiettivo:

  • salvaguardare il paesaggio evitando ulteriore consumo di suolo agricolo;
  • valorizzare le aree verdi quale fattore di attrattività del territorio;
  • rendere fruibile il patrimonio naturale locale attraverso la realizzazione di percorsi ciclopedonali e  iniziative d’informazione ed educazione ambientale rivolte alle scuole ed alla cittadinanza.

E proprio al mondo della scuola ed ai giovani il Comitato intendere rivolgere un’attenzione particolare, individuando forme per un loro coinvolgimento attivo e propositivo nella fase progettuale, a partire, ove istituiti, dai Consigli Comunali dei ragazzi, che potrebbero così vivere un’esperienza di programmazione territoriale, civica, amministrativa ed ambientale al contempo.

La nascita di un parco nella Bassa Comasca non è di per sé un’idea nuova, poiché era stata già prefigurata quando è stata progettata, alla fine degli anni ’90, la nuova autostrada Pedemontana, come risultato d’interventi di compensazione ambientale e di rigenerazione territoriale. Come prevista era la realizzazione di una Greenway, un percorso ciclopedonale di collegamento  tra le aree verdi e boschive, che avrebbe dovuto sorgere parallelamente al tracciato della Pedemontana e per tutta sua lunghezza.
Progetti ed interventi che, tuttavia, nel corso degli anni sono stati realizzati soltanto in minima parte ed in modo frammentario, quando non sono rimasti sulla carta.

Il Comitato nasce con la convinzione che oggi tutti questi progetti possono e devono  essere ripresi concretamente, a partire dai vincoli e dalle prescizioni a salvaguardia delle areee boschive ed agricole già contenute nei Piani di Governo del Territorio adottati dai Comuni.
Quello che oggi serve è solo la concreta volontà politica delle Amministrazioni Comunali di condividere un progetto sovracomunale e di coordinare gli interventi nell’interesse del territorio, della qualità della vita delle comunità locali e delle future generazioni. WWF Lombardia e WWF Insubria hanno aderito.

martedì 22 maggio 2018

Mozzate, il mio paese

Ambrogio Guglielmetti
Il 25 agosto 2014 ci lasciava Ambrogio Guglielmetti, rappresentante storico del Comitato Mozzatese “Salute e Ambiente” fino all'ultimo attivista attento alla vita politica e sociale, ambientalista generoso e appassionato sempre in prima linea nelle battaglie per la tutela del territorio mozzatese contro le discariche e le devastazioni portate dall'autostrada Pedemontana Lombarda.

Proprio per contrastare la devastante ed inutile autostrada, Ambrogio e il Comitato "Salute e Ambiente" di Mozzate erano entrati nel coordinamento Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile spendendosi con continuità in un lavoro continuo di denuncia ed informazione costante sulle criticità generate dall'infrastruttura.

Ambrogio se ne è andato quasi 4 anni fa ma ci ha lasciato una preziosa testimonianza del suo impegno e del suo amore per il suo Paese e per la Natura.


La moglie, Carla Contardi con il supporto della famiglia e con l'aiuto di Gemma Beretta, anch'essa appartenente ad Insieme in Rete, ha raccolto i suoi scritti e ha pubblicato un libro dove Ambrogio racconta Mozzate  - suo paese natale - negli anni, focalizzando storia, vita sociale e questioni ambientali.

Ciao Ambrogio, sei andato avanti ma ci continui a mostrare come una vita può essere ben spesa per la collettività, cercando un mondo migliore.

A cura di: Sinistra e Ambiente di Meda

domenica 31 agosto 2014

Per Ambrogio Guglielmetti


Ambrogio ci ha lasciato. Era il presidente del "Comitato Mozzatese Salute e Ambiente" ed è stato uno dei più assidui e operosi promotori dell'azione di tutela del territorio e di contrasto dell'avanzare dell'autostrada Pedemontana.

Ci piace ricordarlo riproponendo alcuni filmati dove, in modo semplice e competente, ci trasmetteva informazioni e nello stesso tempo il suo amore per l'ambiente.

Quelle strane occasioni di riqualificazione ambientale...
Un estratto del video in cui Ambrogio  svelava alcuni retroscena della Pedemontana.

Il PCTP della provincia di Como
Informato e attivissimo, Ambrogio sensibilizzava la gente sulla necessità di interessarsi al proprio territorio.

sabato 15 giugno 2013

Mozzate: Siamo barricati in casa per colpa di Pedemontana!


Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera inviata al Sindaco di Mozzate

Alla cortese attenzione del Signor Sindaco
Luigi MONZA
Comune di MOZZATE


Oggetto: Viabilità su via Cornaggia di Pedemontana  2° NOTA

E’ passato oltre una settimana da quando una delegazione di abitanti della parte bassa di via Cornaggia si è incontrata con Lei per esporle una serie di problemi che assillano alcune famiglie, ma ancora non si vede nulla di diverso rispetto a 5 mesi fa, nulla è cambiato!
Non sappiamo se è stata recepita da Lei la gravità della situazione che ci costringe ad avere una qualità di vita scadente rispetto ad altri cittadini, che dura da ormai dall’inizio dell’anno.

Per quanto riguarda la polvere sollevata dagli automezzi la situazione peggiora, nel senso che ora con le belle giornate siamo costretti a tenere aperte le imposte e quindi oltre che a trovarla tutti i giorni sui davanzali esterni, la polvere, la terra ci entra in casa e ci riempie i nostri polmoni aggravando il nostro stato di salute.
Abbiamo anche difficoltà a stendere i panni all’aperto per asciugare.
“Barricati in casa” titolava la stampa locale alcuni mesi fa prospettando una situazione negativa a cui non pensavamo di arrivare, ma di fatto ora purtroppo ci siamo!
Non comprendiamo perché non vengano presi provvedimenti da parte del Comune che facciano terminare, o almeno attutiscano i nostri disagi.
Ci chiediamo: perché gli automezzi che disperdono polvere, terra e sassi  non vanno più piano? Perché un numero così rilevante di automezzi devono transitare da questa via? Perché gli automezzi per non disperdere la terra che trasportano non mettono degli appositi teli di copertura? Di notte è corretto il rumore che fanno questi automezzi?
Ora possiamo dire che oltre ai danni arriva anche la beffa!

Attorno alla rotatoria di via Cornaggia/Prati Vigani transita diverse volte al giorno un’autobotte che bagna abbondantemente la sede stradale, ma siccome la terra dispersa in continuazione dagli automezzi non viene tutta raccolta, l’asfalto diventa una fangaia che imbratta tutte le auto che transitano in quella zona e in quel momento, quindi la beffa di lavare la macchina tutte le volte che si esce e si rientra a casa.

Anziché bagnare la strada, cosa ora graditissima alle zanzare, gia numerose nella zona, riteniamo che sarebbe più utile prevenire, cioè fare semplicemente in modo che la terra ed i sassi non cadano dagli automezzi sulla strada.
Da tener pure presente che bagnando la via Cornaggia fino alla rotatoria, la polvere/terra persa e sollevata dagli automezzi di Pedemontana lungo tutta la via Prati Vigani , arriva alla fine ancora  tutta nelle case circostanti.
Le domande che poniamo possono trovare, a nostro modesto parere, una risposta e quindi la soluzione.

Una delle “prescrizioni” obbligatorie del CIPE, a riguardo del progetto definitivo del tracciato di Pedemontana parla di “predisporre un piano di circolazione dei mezzi d’opera in fase di costruzione (…)”
Non conosciamo questo “piano” di cui si fa riferimento nel documento del 2010, ma il Comune di Mozzate dovrebbe esserne a conoscenza.
Si chiede di conoscerne il contenuto, perché nel caso in cui questo “piano di circolazione”, che dovrebbe avere “valenza contrattuale”, non fosse stato firmato dal Comune di Mozzate, quanto sta avvenendo dovrebbe essere perlomeno irregolare e illegittimo!
Ricordo che l’esecuzione di tali regole richiama il Comune e non solo, alla necessità di esercitare tutti i suoi poteri affinché le prescrizioni vengano eseguite in modo completo ed accurato!

Il “piano” dovrebbe contenere i dettagli con: - tipi di mezzi da usare, - volume di traffico,- velocità di percorrenza, - calendario e orari di transito, - percorso di attraversamento delle aree urbanizzate, - ecc.
Quindi si dovrebbero conoscere quanti automezzi/giorno possono transitare, la loro velocità e gli orari di transito e di conseguenza si potrebbe garantire il rispetto di un diritto fondamentale per alcuni Mozzatesi alla salute ed alla salubrità del nostro ambiente.

Vi sono altre “prescrizioni” del CIPE che sembrerebbe che Lei si ostini o non vorrebbe che siano rispettate e che potrebbero alleviare invece,  in parte,  i nostri problemi.
Una prescrizione che si prefigge di “contenere la polverosità” cita: a) “lavaggio delle ruote e dell’esterno dei mezzi per evitare dispersione di materiale polveroso lungo i percorsi stradali”; b) utilizzo di veicoli “dotati di appositi teli di copertura resistenti ed impermeabili”.
Se solo queste prescrizioni citate fossero fatte rispettare dal Comune di Mozzate, sia esso il Sindaco, o l’Assessore, o il Responsabile dell’Ufficio Ambiente, o i Vigili Urbani (che non abbiamo visto in questi giorni sul posto e che si suggerisce di lasciar perdere…!) non avremmo certamente questo disagio che siamo purtroppo costretti di nuovo a segnalare.

Ci permettiamo di ribadire che se il problema che si segnala non viene affrontato in modo diverso dal passato, la situazione attuale che si ritiene inaccettabile,  si protrarrà ancora per molto tempo, per poi finire “naturalmente” alla fine della costruzione di questa arteria inutile, dannosa e costosa, senza che chi diceva di volere un cambiamento abbia avuto la possibilità e volontà di farlo veramente!

Si era chiesto nella Nota precedente del 5 giugno di avere delle risposte positive in tempi stretti, sperando di avere un trattamento diverso da chi aveva retto il Comune prima di Lei, ma finora  constatiamo, pur con rammarico, che nulla è cambiato!
Per farci cambiare queste convinzioni pessimistiche, ci tenga per cortesia al corrente di quello che Lei ed altri avete fatto e farete per la risoluzione di questo problema, visto che la stampa locale riporta che il Comune di Mozzate sarà come “una casa di vetro”.

Ci permettiamo infine di segnalare a Lei che siccome il “transito indisturbato” di questi automezzi sta avvenendo in diverse parti  del territorio comunale con conseguenze negative, la invitiamo ad attivarsi affinché sia garantito un ampio coinvolgimento dei Mozzatesi, nella risoluzione dei problemi citati.

Con osservanza.
Ambrogio Guglielmetti, Carla Contardi, Antonio Landi, Elisa Carminati, Giuseppe Landi, Elisabetta Ferrara, Giovanni Landi

Immagini tratte dalla pagina facebook del Comitato San Martino

Dal programma elettorale del Sindaco Luigi Monza


sabato 15 ottobre 2011

Dove c'era un bosco ora c'è Pedemontana



Il video rientra in un progetto di comunicazione del coordinamento di associazioni "Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile" e documenta l'avanzamento dei lavori della Pedemontana nella zona di Mozzate (Co).

Carcasse di furgoni e auto, tra due mega discariche chiuse, ma non ancora bonificate...
Dove c'era un bosco ora c'è uno "spazio polifunzionale al servizio del territorio, destinato a rispondere non solo alle necessità degli utenti del sistema autostradale, ma anche alle esigenze dell’intero contesto urbano, attraverso un efficiente sistema di svincoli e connessioni con le reti stradali ordinarie" (http://www.pedemontana.com/news_view.php?id=79).

Intanto i soldi per le compensazioni ambientali si sono volatilizzati... Ambrogio Guglielmetti, principale animatore del Comitato Salute e Ambiente di Mozzate, parla di alcuni retroscena realtivi all'infrastruttura in arrivo.

mercoledì 2 febbraio 2011

Disastro ambientale a Mozzate

A chi capita in questi giorni di percorrere la strada che da Mozzate porta a Gorla, può vedere uno spettacolo desolante, una visione catastrofica!       
Al di qua ed al di là del Gradaluso sono stati abbattuti alberi per circa 160.000 mq. di bosco, tra cui querce di oltre un metro di diametro, per far posto alla nuova area di servizio della futura autostrada Pedemontana!

Va detto che sovente la superficie di bosco, misurata in metri quadri, non fornisce un dato del tutto esauriente, in quanto le funzioni delle piante dipendono soprattutto dalla quantità di vegetazione cioè dal volume delle chiome.

Se pensiamo, per le funzioni ambientali degli alberi, che ogni pianta con diametro di circa 25 centimetri alla base, assorbe circa 30 Kg. di CO2 all’anno, rilasciando una quantità di ossigeno equivalente a quello necessario per la vita di 10 persone e riassorbendo inquinanti come l’ozono, polveri sottili, biossidi di azoto, anidride solforosa, ecc. , ci assale uno sconforto indescrivibile a vedere quel disastro ambientale enunciato!

Ci chiediamo se nel 2004 l’allora Sindaco di Mozzate, quando accettò senza opporsi a questa scelta, fosse cosciente del danno che causava e che ne sarebbe derivato; un danno che non colpisce solo noi ora, ma che toccherà anche le generazioni future.
Allora vantava che i Mozzatesi avrebbero avuto benefici economici, ora costatiamo che non solo non abbiamo avuto vantaggi, ma un peggioramento della qualità della vita!

Nel luglio del 2006 in un “Documento di inquadramento delle politiche urbanistiche” prevedeva un impianto di gassificazione che trattando i rifiuti della ex discarica Boschi Ramascioni “risparmiava i boschi dell’area di servizio” e prometteva di azzerare dall’anno 2007 il pagamento della Tassa rifiuti (TARSU) per le famiglie Mozzatesi.

Anche l’attuale Amministrazione vide quella scelta come una occasione propizia per trarne dei vantaggi economici, si disinteressò delle criticità del tracciato e non fece nulla.
Ora dopo l’inganno anche la beffa;  tutti quegli alberi tagliati non ricresceranno più!
Nei normali boschi dopo il taglio rinascono nuove piante; nel nostro caso quell’area boschiva, pari ad oltre 20 campi da calcio, è sparita per sempre; dopo gli scavi di fondazione ci sarà il cemento,  …l’asfalto, …l’area di servizio e … l’autostrada!

Se pensiamo che i nuovi boschi che Pedemontana dovrebbe piantare al termine della costruzione dell’autostrada, per compensare il disastro fatto, impiegheranno 30/40 anni per pareggiare in parte quanto attualmente estirpato, significa che in questi lunghi anni non avremo i benefici di carattere ambientale e sociale a causa degli alberi fatti abbattere!
Per tutti quegli anni non avremo un miglioramento della qualità dell’aria, non avremo la riduzione dell’inquinamento acustico, non avremo il refrigerio dell’aria e perderemo la tutela delle biodiversità locali, cioè tutti i benefici che le piante ed un bosco producono.
Di contro invece avremo un peggioramento della nostra salute sia  psichica che fisica e di conseguenza un aumento delle spese sanitarie!

Ora il Comitato non è contro un certo tipo di sviluppo, non è contro le infrastrutture per partito preso, ma a patto che vengano fatte nel modo corretto ed adeguato; questo progetto autostradale è sbagliato perchè è frutto soprattutto di compromessi politici deteriori e per il fatto di non aver reso partecipi delle decisioni del tracciato i Mozzatesi!

Comitato Mozzatese Salute e Ambiente

mercoledì 26 gennaio 2011

Stralciate dal Piano cave della Provincia di Como le cave del "Mozzatese"

articolo di Manuel Sgarella - tratto da VareseNews

Il consiglio provinciale comasco ha deciso di stralciare l’impianto da quasi tre milioni di metri cubi dal piano cave. Soddisfatti amministratori e ambientalisti

La cava da estrazione a Locate Varesino non si farà più. Lo ha deciso il consiglio provinciale comasco che dopo tre giorni di seduta dedicati al piano cave provinciale, ha deciso di non approvare la realizzazione della cava da tre milioni di metri cubi che aveva destato una vera e propria sollevazione popolare. Si erano infatti detti contrati il sindaco del paese, gli ambientalisti e anche tutti i sindaci della zona. Tutti con la stessa motivazione: il territorio era già stato sfruttato abbastanza dal punto di vista cave. Il consiglio ha quindi deciso di togliere, oltre alla cava di Locate anche quella più piccola di Mozzate.

«Il Comitato per il "No alla cava di Locate Varesino" nato due anni e mezzo fa ha raggiunto l'obiettivo per cui si era battuto sin dall'inizio – spiega soddisfatto il portavoce Eugenio Maria Castiglioni -. Quale portavoce e responsabile del comitato devo ringraziare tutti quelli che ci hanno creduto e si sono dati da fare per impedire la distruzione del nostro ambiente. A Locate con questa decisione di stralciare la cava dal piano provinciale hanno vinto tutti. Ha vinto il buon senso! La salvaguardia del territorio, dell'ambiente e del paesaggio è segno di civiltà. Ora la decisione finale passa in Regione Lombardia che, se non accade qualcosa di stravolgente, dovrebbe prendere atto di quanto deciso in Provincia di Como. Dobbiamo ancora tenere alta la nostra attenzione sino alla ratifica finale».
«Grande vittoria per tutti – commenta soddisfatto il sindaco di Locate, Luca Castiglioni -. Abbiamo fatto un ottimo lavoro con il gruppo Lega della Provincia che dato i suoi frutti, anche con i sindaci del territorio. Adesso terremo alta l’attenzione. Il nostro punto era di portare a casa un piano approvato dagli enti locali, non stralciare tutto. Se non si fosse impuntato il presidente della provincia e tutti gli altri non si sarebbe riusciti».

«Vogliamo esprimere la nostra gioia e la soddisfazione per questo che riteniamo un esito positivo conseguente alle nostre numerose lotte – commenta Francesca Preatoni del circolo del Seprio del Partito Democratico -. Vogliamo infatti sottolineare che insieme ai comitati Salute e Ambiente di Mozzate e No alla cava di Locate, fina dall’inizio dell’iter progettuale per il Piano Cave si era schierato contro l’apertura di nuovi poli estrattivi nelle nostre zone e a tale proposito ha organizzato diverse iniziative e presentato dettagliate osservazioni alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica). Vogliamo quindi dire a tutti i cittadini che hanno partecipato alla nostra raccolta firme che il loro contributo è stato prezioso ed è servito e ringraziamo quanti ci hanno sostenuti nella nostra battaglia e in particolare i nostri consiglieri provinciali di minoranza che ci hanno appoggiato riportando in consiglio le nostre ragioni e sostenendo con convinzione le nostre posizioni».

Foto tratta dal web

giovedì 6 gennaio 2011

Il basso comasco ha bisogno di risanamento e non di cave di sabbia...

Intervento del Comitato Mozzatese Salute a Ambiente

Il vigente Piano delle Attività Estrattive della Provincia di Como è stato approvato e pubblicato sul BURL del 15 aprile 2003 e contemplava una programmazione limitata di 5 anni rispetto agli altri Piani provinciali lombardi che avevano invece una durata di 10 anni.

Quel Piano è teoricamente scaduto nel 2008 senza che la Provincia sia stata in grado di elaborare un nuovo strumento di programmazione e nonostante le prescrizioni della Regione a prolungare  a 10 anni la validità ed a reperire risorse aggiuntive “entro il termine di un anno”!

Per la prolungata inerzia della Provincia la Giunta Regionale nel 2007  emette una diffida!

Il 14 luglio 2008 con DCP n. 54 la Provincia dava il via al mancante strumento approvando le linee guida su cui agire e cioè: possibili ampliamenti delle cave esistenti, proposte di nuove aperture e cave dove vi sono proprietà comunali e  sono previste opere pubbliche.
Si è evidenziato l’elevata urbanizzazione che condiziona le localizzazioni accanto alla povertà di risorse nell’assetto geologico della Provincia e nonostante un Accordo di Programma del 1998 tra Provincia (Presidente Selva) e Comune di Mozzate (Sindaco Franchi) che impegnava la Provincia stessa a non prevedere ulteriori cavazioni (ampliamenti e nuovi siti) nei Comuni di Mozzate, Carbonate e Locate, viene proposto di reperire il 44 % del fabbisogno provinciale nel contesto del Mozzatese (5.850.000 mc. per Mozzate e 2.500.000 mc. a Locate Varesino).


Per il  “fabbisogno” del Piano cave è il Presidente della Commissione Galli ad indicare una stima di 20 milioni di mc. (2 milioni all’anno, 4 mc. di sabbia per ogni comasco).

Il 17/12/2008 viene convocata la 1° Conferenza  di Valutazione ed i nostri Comitati chiedono ai progettisti il totale rispetto delle regole per l’applicazione della V.A.S.
Nel nuovo Piano vengono proposte 2 nuove cave a Mozzate, con localizzazione diversa dalle precedenti per complessivi 2.900.000 mc., mentre la cava prevista a Locate aumenta a 2.800.000 mc.

Il 21/12/2009 viene convocata la 2° Conferenza ed i rappresentanti dei Comitati e delle forze politiche, contrari al progetto, dopo aver presentato corpose Osservazioni critiche, intervengono denunciando fortemente la pessima stesura della VAS che privilegia il fabbisogno rispetto al rispetto dell’ambiente e del territorio della zona, criticando pure alcune contro deduzioni fatte in modo distorto e senza il rispetto delle Leggi vigenti.

Nella Commissione provinciale del 3/5/2010 che discutono le Osservazioni presentate, vengono stralciate dal Piano diversi siti tra cui la mcava di Mozzate di 2.300.000 mc. per cui rimane un quantitativo complessivo  inferiore agli 11milioni di mc. di sabbia da cavare.

Il 17 maggio 2010 una sentenza del TAR Lombardia riferita al comune di Cermenate precisa che “l’Autorità competente per la VAS nell’ambito della stessa Amministrazione (..) non appare rispettosa delle normative, in quanto appare assolutamente inidonea a garantire la necessaria imparzialità dell’autorità competente rispetto a quella procedente”.
Visto pertanto che la procedura di VAS  del Piano provinciale risulterebbe viziata in quanto l’autorità procedente e competente appartengono alla stessa Amministrazione Provinciale, si è deliberato di individuare il Dirigente dell’area Ambiente della provincia di Brescia come nuova Autorità competente per la VAS del Piano cave comasco.

Il 27/5/2010 viene emesso il Decreto Regionale n. 5600, relativo alla Valutazione di Incidenza del Piano cave, che dichiara la Valutazione positiva con diverse prescrizioni.
Questo Decreto però rivela che la VAS fatta dalla Provincia di Como nell’agosto del 2009, “non fornisce nessuna analisi” tra i siti di cava previsti dal Piano e la Rete Ecologica Regionale (RER) approvata dalla Giunta Regionale il 30/12/2009.
La RER impone azioni di riequilibrio ambientale nell’ottica dello sviluppo sostenibile ed ha una triplice finalità: tutela, valorizzazione e ricostruzione attiva della naturalità e della biodiversità esistente.
Il Decreto Regionale individua il fatto che alcuni siti di cavazione sono stati previsti “internamente o in adiacenza ad elementi di primo livello della RER” e tra questi vi sono ben 3 siti di cui due a Mozzate (ATEg10 e ATEg17) ed uno a Locate (ATEg9).
Tale documento in modo incomprensibile “suggerisce lo stralcio” di uno solo dei tre siti di cavazione sopra riportati; se tutte le tre cave previste sono “interferenti con elementi di primo livello della Rete Ecologica Regionale” non si comprende lo stralcio di una sola.

Il 9/11/2010 viene emesso il Parere Motivato in merito alla VAS dall’autorità competente nuovo d’intesa con l’autorità procedente che decreta “parere positivo” a condizioni che si ottemperi ad alcune prescrizioni riportate ed alle prescrizioni dettate dal Decreto Regionale
sopra citato.

In questo ultimo Parere non è minimamente riportato il fatto che le tre cave previste nel Mozzatese sono “interferenti con elementi di primo livello della RER” e quindi da stralciare.

I Comitali ambientali della zona ed il Circolo locale del PD hanno proposto ai Consiglieri Provinciali diversi emendamenti al Piano Cave della Provincia di Como, in grado di ribaltare la proposta di Piano esistente e portare invece un risanamento ambientale in una zona, del basso comasco, degradata da continue politiche dissennate che hanno voluto nella nostra zona discariche di rifiuti in continuazione, ancora da bonificare ed ultimamente la Pedemontana con un’area di servizio enorme che estirpa oltre 300.000 mq di boschi creati dai fratelli Castiglioni, botanici che  nel 1700 portarono i semi dal Canada.

Per parlare di tutto ciò sabato 8 gennaio 2011 alle ore 12.00 è stata indetta una conferenza stampa presso il Comune di Locate Varesino.

lunedì 20 dicembre 2010

Le ...stranezze del Piano cave della Provincia di Como

Il Decreto n. 5600 della Regione Lombardia del 27 maggio 2010 inerente la “Valutazione di Incidenza” sul Piano cave della Provincia di Como riporta delle argomentazioni che dimostrano, senza ombra di dubbio, la poca considerazione che la Provincia ha del rispetto delle regole, del proprio ambiente e del proprio territorio.

Il Decreto rivela in modo inequivocabile che il Rapporto Ambientale con la relativa Valutazione Ambientale Strategica (VAS) fatta dalla Provincia di Como nell’agosto del 2009 “non fornisce nessuna analisi” tra i siti di cavazione previsti dal Piano e la Rete Ecologica Regionale (RER), approvata con Deliberazione della G.R. il 30/12/2009.

Una prima riflessione ci porta a chiedere il perché i funzionari ambientali della Provincia che hanno progettato la localizzazione delle cave non hanno tenuto conto della RER approvata!

Il nostro Comitato è stato l’unico a presentare una specifica Osservazione al Piano cave che criticava il mancato rispetto delle cave previste a riguardo della Rete Ecologica Regionale mentre le contro deduzioni della Provincia sono state fuorvianti ed arroganti.

Questa RER oltre a riconoscere il degrado del patrimonio naturale di alcune zone lombarde impone azioni di riequilibrio ambientale nell’ottica dello sviluppo sostenibile ed ha una triplice finalità: tutela, valorizzazione e ricostruzione attiva della naturalità e della biodiversità esistente.
Lo “schema direttore” di tale Rete Ecologica Lombarda individua come “Area prioritaria per la biodiversità” i “Boschi dell’Olona e del Bozzente”, cioè il territorio dove la Provincia ha previsto le aree estrattive del Piano Provinciale, cioè le cave di Mozzate e di Locate. Troviamo strano che la Lega Nord che governa la Provincia ed i Comuni di Mozzate e Locate agisca in modo opposto alle indicazioni regionali di tutela e risanamento ambientale.
Inoltre il Decreto Regionale citato, analizzando il Piano Cave Provinciale individua il fatto che alcuni siti di cavazione sono stati previsti “internamente o in adiacenza ad elementi di primo livello della RER” e tra questi vi sono ben 3 siti di cui due a Mozzate (ATE g 10 e ATE g 17) ed uno a Locate (ATE g 9).

Il Decreto ai sensi dell’articolo 5 del DPR 357/97…..stranamente però “suggerisce lo stralcio” di 1 solo dei 3 siti di cavazione citati; se tutte le tre cave previste sono “interferenti con elementi di primo livello della Rete Ecologica Regionale” non si comprendono le conclusioni regionali che stralciano …. una sola cava! Perché?

Forse perché lo stralcio delle 3 cave dal Piano Provinciale avrebbe fatto venir meno i quantitativi totali previsti dal fabbisogno di sabbia per i prossimi 10 anni e quindi si dimostrava l’incapacità della politica provinciale a fare, in modo corretto, un Piano cave?
Purtroppo questo caso che segnaliamo è la dimostrazione palese di un ulteriore attacco all’ambiente e al territorio del basso comasco, da chi invece dovrebbe difenderlo, gia martoriato da precedenti scelte sciagurate (vedi 4 discariche di rifiuti) e che ora calpestando norme di salvaguardia premiano ancora una volta la rapina delle risorse di sabbia anziché programmare il risanamento!

Comitato mozzatese salute e ambiente

domenica 12 settembre 2010

Il silenzio assordante (e preoccupante) di Pedemontana

Dai rutilanti road-show di Terragni ai grigi silenzi di Perrone

Al di là della condivisione o meno (e noi ne faremmo volentieri a meno…) dell’opera, bisogna dare atto alla gestione dell’ex-presidente Fabio Terragni, di non aver cercato di “nascondere” l’opera facendo finta che non esistesse. Anche iniziative discutibili ed a senso unico come i “road show” (e che hanno avuto come reazione i nostri “road shock” organizzati alcuni mesi fa), rappresentavano comunque l’occasione per manifestare almeno pubblicamente il proprio dissenso.

Ora però la musica è cambiata, dopo l’approvazione sotto condizione (ovvero al netto delle correzioni – che sono ancora un nodo aperto e da risolvere – richieste nelle prescrizioni) del CIPE del progetto definitivo, ma soprattutto dopo il cambio del CdA e del presidente, che ha visto salire al vertice di Pedemontana Vincenzo Perrone, al posto di Fabio Terragni. Ora, se si richiedono incontri, l’unica risposta è il silenzio o il rimando sine die.

Proviamo a trarne una morale: nella fase più delicata di Autostrada Pedemontana, che con i propri cantieri paralizzerà la Brianza e la Lombardia del nord – per giunta nel bel mezzo di una grave crisi economica – per alcuni anni (e speriamo non siano decenni e che il risultato non sia una nuova Salerno-Reggio Calabria, ovvero, l’autostrada spezzatino, fatta un po’ qui ed un po’ là…), l’unica risposta alle legittime preoccupazioni e domande poste dalla cittadinanza attiva che abita questi territori, è il silenzio. Un silenzio agghiacciante. Pare che l’Autostrada non esista più, come quando molti affermavano: “Pedemontana? Non la faranno mai…”. Invece no, i lavori stanno iniziando nell’indifferenza generale e presto le scavatrici arriveranno anche sotto le nostre finestre…

Dirà qualcuno: Quali domande? Quali preoccupazioni? Ma molte, a cominciare dalle risoluzioni che la società intende adottare – e che noi vorremmo vedere e commentare “prima” dell’approvazione finale e non “dopo”, a cose fatte – per risolvere i molti problemi irrisolti del progetto definitivo e rilevati dalle prescrizioni che il CIPE ha emesso. Ed i nodi irrisolti sono molti: le discariche e le cave di Mozzate, lo svincolo di Lomazzo (passa interrato o in rilevato?), il rischio sbancamenti nel Bosco delle Querce e nelle zone A e B ancora contaminate dalla diossina dell’incidente ICMESA del 1976, la tratta B2 e lo stravolgimento del progetto preliminare all’insegna del risparmio (a proposito, cosa si sta facendo dei 60 milioni di euro risparmiati in questa tratta? A parer nostro devono essere utilizzati per migliorare la vita di migliaia di polmoni che respireranno l’aria che verrà inquinata da questa nuova arteria, non per altre sciocchezze.

Chi sta decidendo? I cittadini sono stati coinvolti?), il secondo svincolo più grande d’Europa a Desio (che passa a qualche metro dalle finestre di cittadini inermi), la nuova sede di Pedemontana, le bonifiche dei terreni attraversati, le colline di Bernate, l’interferenza con il polo chimico nella tratta D, gli espropri pagati dalla Società poche decine di euro al metro quadro, quando un terreno a finalità produttiva posto nei pressi del tracciato vale un centinaio di euro abbondante al metro quadro… ecc. ecc. e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Annuncio trovato sul web

Da ultimi, ma non ultimi, lasciamo due problemi: l’impatto dell’opera e la rassicurazione che tanto le mitigazioni quanto, e soprattutto, le compensazioni ambientali vengano fatte, e fatte anche prima dell’opera stessa, dove è possibile e come prescritto dal CIPE (ma non si era parlato di “concertazione” delle scelte con il territorio?); il consumo di suolo (i dati recentemente pubblicati dalla stampa sono allarmanti), e questo è un problema politico, perché bisogna impedire con tutti i mezzi – in primis con il piano regionale d’area – che la Pedemontana si trasformi in una sequenza infinita di capannoni a destra e a sinistra del tracciato; e di legalità, perché è la criminalità organizzata che qui, come sull’Expo, vuole metterci le mani, ultime inchieste sulla ‘ndrangheta docet. Qualche politico, come il presidente della Provincia di Monza e Brianza, ha già espresso questa preoccupazione. Molto bene: ma alle parole devono seguire – al più presto – i fatti che noi, come cittadinanza attiva, siamo pronti a discutere e a sostenere. Benissimo il blocco da parte della provincia di alcune realizzazioni commerciali pianificate a livello comunale, ma la difesa e la valorizzazione del territorio deve passare da interventi sporadici ad azioni strutturali per prevenire e non curare questa dilagante malattia…

Personalmente, come abitanti che vogliono essere protagonisti delle scelte che si fanno sui propri territori, siamo stufi delle soluzioni preconfezionate che qualcun altro prepara per noi “prendere o lasciare”. Siamo stufi di sapere le cose dai giornali o dalla Gazzetta Ufficiale. Siamo stufi che anche i comuni interessati dall’opera sappiano poco o nulla di quanto sta succedendo. Siamo stufi di non capire. Diciamo basta. Diciamo che vogliamo partecipare e che gli amministratori si prendano le proprie responsabilità senza tentennamenti. Non è più il tempo di rimandare, la Pedemontana è ora, l’Expo è ora, la ‘ndrangheta è ora, il futuro è ora, il tempo di cambiare è ora. Noi ci siamo.

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lunedì 28 giugno 2010

Pedemontana a Mozzate: un cantiere senza buon senso...

Intervento a cura del Comitato Mozzatese Salute e Ambiente

Nella deliberazione n. 147 del 16 giugno 2010 la Giunta Comunale di Mozzate pensa di “ridurre il danno ambientale” inerente al cantiere della autostrada Pedemontana, previsto in via Gorla e propone dei costi alternativi per i materiali da usare.
Questi costi alternativi, a dire della Amministrazione, farebbero risparmiare qualche briciola ad un opera che nel preventivo del 2006 costava oltre 4,6 miliardi di euro, ma che aumenterà molto di più, come solitamente avviene per le opere pubbliche dei Comuni ed in Italia in generale, vedi ad esempio l’Alta Velocità.

Diciamo “pensa” perché voler ridurre il danno ambientale che può creare un cantiere provvisorio quando l’Amministrazione Comunale ha voluto ed approvato il progetto della nuova strada con l’area di servizio e di sosta che distruggerà per sempre oltre 200.000 metri quadri di bosco, è una enorme contraddizione ed una solenne bugia.

Pensare che il cantiere provvisorio possa essere un danno ambientale rispetto a quanto citato sopra è una madornale presa in giro; sia chiaro che noi abbiamo sempre avversato sia il tracciato, quindi anche l’area di sosta ed i cantieri, perché inutili.

Quando l’ex sindaco volle fare l’area di servizio distruggendo una enorme quantità di boschi di robinia e querce piantate dai fratelli Castiglioni nel 1700, doveva sapere che solitamente i cantieri vengono previsti sulla base di esigenze legate al tipo di opere da realizzare e di conseguenza volendo l’autogrill si accettava l’area di cantiere.

Il danno ambientale è stato quello di aver voluto, sottolineiamo voluto, un disastro ambientale in cambio della promessa di soldi, che poi non sono arrivati; barattare l’ambiente ed il territorio per far cassa, porta sempre al disastro!

Ci chiediamo anche perché il Sindaco non si impegna per “ridurre il danno” per quanto riguarda la costruzione della galleria nei pressi delle nuove abitazioni di San Martino.

E’ credibile l’Amministrazione comunale che dopo aver approvato il cantiere Econord di via Gorla consumando oltre 30.000 mq. di terreno agricolo per costruire dei capannoni, ora “pensa di ridurre un danno ambientale” che Lei stessa ha voluto?

Nella delibera citata sopra, sono riportate alcune considerazioni del Sindaco che a questo riguardo dice testualmente: ”Ritengo che la ragione e il buon senso possano ancora prevalere rispetto a decisioni assunte (…) senza confronto delle soluzioni possibili”.

Chiediamo a questo Sindaco di dire quante volte si è confrontato con i Mozzatesi per trovare soluzioni alternative possibili? Ad esempio sulle cave di sabbia che ha approvato per cavare oltre 4 milioni di mc. nonostante le firme contrarie e dopo che aveva scritto nel suo programma elettorale che avrebbe rispettato il divieto di apertura di nuove cave, o quando ha approvato di fare altri impianti di rifiuti, perché non ha coinvolto i Mozzatesi?

Vorremmo anche che il Sindaco dicesse dove era quando Pedemontana faceva incontri pubblici con le Amministrazioni ed i cittadini, prima di approvare il progetto definitivo?
E’ quasi patetico ora il comportamento della Giunta Comunale quando vuol fare apparire che gli spazi agricoli stanno a cuore a tutti loro!

Vogliamo comunque assicurare al Sindaco che è “fuori tempo massimo”, il progetto definitivo dell’autostrada è stato approvato da parecchio!
Si occupi di altro, ma con “buon senso”!






Nell'immagine:
l'area di servizio prevista a Mozzate