martedì 16 giugno 2026

Un “Giardino delle Api” presso la scuola di Ponte Lambro


Un “Giardino delle Api” è stato realizzato presso la scuola secondaria di Ponte Lambro. Ad organizzare lo spazio è il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, da anni impegnato nella tutela degli insetti impollinatori, anche tramite l’organizzazione dell’annuale manifestazione della “Festa delle Api”, che dal 2024 si tiene proprio a Ponte Lambro.

Le api sono insetti fondamentali per la vita delle piante e, di conseguenza, anche dell’uomo. L’associazione ambientalista vuole sensibilizzare le nuove generazioni seminando fiori particolarmente graditi alle api e agli altri insetti impollinatori.

A Ponte Lambro è stato quindi allestito un “Giardino delle Api” presso il giardino dell’Istituto Aldo Moro.

Soddisfazione per il lavoro svolto è stata espressa dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, con Moreno Casotto e Loris Galliani che stanno coordinando l’iniziativa “Alla scoperta delle api” all’interno del progetto “Dai, vieni con noi” del Bando Sprint (nell’ambito del progetto di coesione cofinanziato dal Fondo sociale europeo 2021-2027). Il “Giardino delle Api” è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Ponte Lambro – Assessora all’Istruzione Francesca Borello – e con la Direzione didattica dell’Istituto Aldo Moro – Dirigente scolastica dott.ssa Maria Beatrice Frigerio.

Le proposte didattiche svolte con i ragazzi della scuola, iniziate lo scorso autunno e proseguite settimanalmente fino al mese di marzo, sono state finalizzate a sensibilizzare gli studenti sulle problematiche ambientali, con particolare riferimento al mondo delle api.

Nello specifico, alcuni apicoltori del territorio – che collaborano con il Circolo Ambiente – hanno proposto nelle classi laboratori di analisi e degustazione del miele, di produzione di cera e costruzione di “bug hotel” (casette per impollinatori), di scrittura creativa in forma poetica e, in conclusione, uno spettacolo di animazione teatrale avente come tema centrale la natura e gli animali.

Successivamente, nel giardino dell’istituto sono state individuate diverse aree nelle quali sono stati piantumati cespugli di essenze floreali e seminati fiori melliferi, allo scopo di creare spazi di biodiversità. Quest’ultima attività coinvolgerà i ragazzi nella cura degli spazi e si protrarrà fino al prossimo autunno.

domenica 14 giugno 2026

🌳 Più natura, più salute: il nuovo Parco Regionale del Seveso prende forma


Durante l’evento di lancio di aGREENment è stata presentata anche la richiesta di istituzione del nuovo Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale.

Un progetto ambizioso, già approvato da 11 Comuni senza voti contrari, che rappresenta un passo fondamentale per affrontare la sfida climatica e migliorare la qualità della vita.

Piana del Novale - Nova Milanese

“Fare parco in questo territorio significa non solo salvaguardare la biodiversità, ma affrontare un problema di salute pubblica”
ha dichiarato Arturo Lanzani, Presidente del PLIS GruBrìa.

Un percorso che il blog Brianza Centrale sostiene da sempre.
Fin dalla sua nascita nel 2009, il blog si è impegnato per la salvaguardia del territorio oggi al centro di questo progetto. Non è un caso che, ieri come oggi, rappresenti la voce del Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale, oggi parte integrante del GruBrìa.

Paderno Dugnano - Oasi dei Gelsi

Il nuovo Parco nasce con una visione chiara:
🌿 tutelare e ampliare le aree verdi
🌿 rafforzare la biodiversità
🌿 contribuire alla salute pubblica
🌿 aumentare le aree protette in linea con gli obiettivi europei

Parco agricolo del Meredo - Seregno

Dopo oltre 20 anni, la Lombardia si prepara ad accogliere un nuovo Parco Regionale: una scelta strategica per un territorio più resiliente, sostenibile e vivibile.

🌱 aGREENment: il territorio fa squadra per la transizione climatica


È ufficialmente partita “aGREENment”, la Strategia di Transizione Climatica promossa dal Parco GruBrìa insieme ai Comuni di Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano e Seregno, con il contributo di diverse altre realtà come Fondazione Cariplo, BrianzAcque e WWF Insubria.

In un contesto in cui gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti, tra ondate di calore e piogge intense, il territorio sceglie di reagire unendo forze, competenze e visione.

Su un’area di 40 km² e una comunità di 150.000 abitanti, aGREENment guarda al 2030 e al 2040 con azioni concrete su quattro fronti:
🔸 mitigazione delle emissioni
🔸 adattamento e resilienza
🔸 sviluppo territoriale sostenibile
🔸 costruzione di un’alleanza climatica locale

1976–2026 | Disastro diossina | 5. Salute e lavoro: mobilitazioni contro l’inceneritore

 

Nel 2026 ricorre il 50° anniversario del disastro della diossina dell’ICMESA di Meda, una ferita ancora aperta nella storia ambientale, sociale e sanitaria della Brianza.

Il 10 luglio 1976 una nube tossica contenente TCDD (diossina) si diffuse su Seveso, Meda e nei comuni limitrofi, segnando per sempre il territorio e la vita di migliaia di persone.

Quel disastro non fu però un evento improvviso né imprevedibile, ma il punto di arrivo di decenni di inquinamenti, omissioni e controlli insufficienti. Ricostruire ciò che accadde prima del 1976 è quindi essenziale per comprenderne il significato.

Con questa serie di pubblicazioni, Brianza Centrale , riprendendo il lavoro di Sinistra e Ambiente, avvia un percorso di memoria storica e civile. Le prime tre puntate riprendono il lavoro dello storico sevesino Massimiliano Fratter (Seveso. Memorie da sotto il Bosco, 2006), mentre dalla quarta la ricostruzione si basa direttamente sulla documentazione d’archivio raccolta da Sinistra e Ambiente di Meda.

*-*-*
Quinta Puntata
Le commissioni istituzionali, i lavoratori e la vertenza sulla salute e la conoscenza, l'opposizione all'ipotesi forno inceneritore e le mobilitazioni popolari

 
Prosegue il lavoro di Sinistra e Ambiente di Meda che ricostruisce gli anni drammatici del disastro Diossina dell'ICMESA di Meda, fabbrica del gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche.
Siamo nel periodo successivo alla fuoriuscita della nube tossica dal Reattore A101 dell'ICMESA di Meda e dopo la settimana del silenzio, i primi interventi, le evacuazioni della popolazione, i primi provvedimenti, Regione Lombardia diventa l'Ente che deve gestire l'emergenza.
Lo fa malamente, in modo confuso e cercando di imporre la sua visione politica con scelte che si scontrano con gli abitanti dei Comuni contaminati e con chi chiede ed esige trasparenza e partecipazione e non vuole subire il peso di decisioni sbagliate che possono essere irreversibili.
Una puntata che è parte dell'impegno e del lavoro di ricerca di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda basato su documenti e testi in suo possesso per ricostruire gli eventi affinchè si rinnovi, senza annacquarla, la Memoria di un disastro colpevole che ha segnato la collettività.
 

LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI
Il 4-8-1976, il Ministero della Sanità istituì la Commissione centrale tecnico-scientifica con Presidente Cimmino per proporre con urgenza misure di decontaminazione e stabilire un piano di monitoraggio e intervento sanitario.
Purtroppo questa commissione che aveva un carattere eminentemente tecnico, nel corso degli anni ridusse drasticamente il progetto sanitario e ridimensionò la sezione di monitoraggio epidemiologico rispetto agli iniziali intendimenti.
Anche Regione Lombardia nominò quattro Commissioni (analitica, medico-epidemiologica, bonifica, veterinaria) che, in coordinamento con la Commissione Cimmino, si occuparono del monitoraggio medico della popolazione, delle analisi, della decontaminazione del luogo e delle indagini di medicina veterinaria.
I lavori delle commissioni regionali e la destinazione dei fondi erogati riflettevano comunque l'impostazione e l'indirizzo politico di Regione Lombardia che influì su molte scelte attuate e creò forti tensioni, contrasti sociali e politici sul territorio.

 

LA VERTENZA DI LAVORATORI E SINDACATO PER LA SALUTE E LA BONIFICA
 
Dopo la chiusura dell'ICMESA conseguente al disastro colpevole con la fuoriuscita della Diossina TCDD e di altri composti e la conseguente contaminazione di aree esterne allo stabilimento, si presentò per il Sindacato l'impellente necessità di affrontare il problema di una nocività delle lavorazioni che non riguardava più soltanto l'interno delle fabbriche ma anche il territorio.
Nella Brianza del Nord/Ovest oltre all'ICMESA a Meda erano infatti insediati altri grandi complessi produttivi chimici quali l'ACNA a Cesano Maderno e la SNIA a Varedo, Ceriano Laghetto e Cesano Maderno. 
Tutte fabbriche dove le produzioni risultavano pericolose sia per la salute dei lavoratori sia per l'ambiente circostante.
Già nell'assemblea organizzata dalla Federazione Unitaria CGIL-CISL e UIL tenutasi a Cesano Maderno il 28-7-1976, l'azione sindacale raccolse il contributo documentale del Comitato Tecnico Scientifico Popolare (CTSP) in appoggio ai lavoratori e alla popolazione colpita. Sul CTSP e sulla sua attività torneremo con un apposita scheda. 
Successivamente l'8/10/1976 si tenne una grande Manifestazione a Cesano Maderno con precise richieste: 
  • Bonifica immediata e radicale delle aree inquinate pagata dalla multinazionale Givaudan-Roche.
  • Tutela del posto di lavoro e del salario per i dipendenti ICMESA e dell'indotto.
  • Controllo e conoscenza dei lavoratori sulla produzione chimica e sulle procedure di sicurezza da applicare.
 
L'IPOTESI DI COSTRUIRE UN FORNO INCENERITORE A SEVESO
Alla fine di agosto 1976 la Regione, con una certa approssimazione e fretta, chiese al Comune di Seveso di esprimersi sulla collocazione di un impianto di incenerimento, su un´area di 36.000 m², ove distruggere per combustione il terreno e i materiali contaminati dalla diossina.
Inizialmente, il Consiglio Comunale di Seveso, il 29 agosto 1976, con una sola astensione, approvò una determina collocando l'inceneritore in una zona ubicata a nord del cimitero.
Una delle prime criticità evidenziate da molti tecnici fu relativa all'insufficiente temperatura allora raggiungibile per bruciare quanto contaminato dalla Diossina TCDD.
Negli anni ’70, le tecnologie disponibili non permettevano di superare con sicurezza i 1200 °C, temperatura che se mantenuta costantemente avrebbe portato alla scissione della molecola di TCDD.
Si trattava di realizzare un impianto che per garantire i 1200°C COSTANTI avrebbe dovuto operare a  1400°C, un inceneritore speciale per la "piroscissione", impianti che all'epoca erano puramente sperimentali e non in grado di dare garanzie funzionali ne nelle prestazioni, ne nella continuità d'esercizio ne nei consumi energetici.
Nel terreno era inoltre presente anche il Triclorofenolo che se bruciato con temperature oltre i 160 ° C ma inferiori ai 1200 °C avrebbe generato diossina per trasformazione del Triclorofenolo stesso.
L'inceneritore oltre ad avere costi elevati non dava quindi garanzie di sicurezza e sarebbe con ogni probabilità diventato successivamente l'impianto ove bruciare tutti i rifiuti industriali della Lombardia.

 
La situazione politica e sociale nei Comuni colpiti dalla nube tossica era già particolarmente difficile poichè l' 11 ottobre 1976 un gruppo di sfollati della Zona "A" rioccupò pacificamente parte della zona evacuata, bloccando temporaneamente la superstrada Milano-Meda e avanzando le richieste alle autorità di una bonifica immediata per rientrare al più presto nelle abitazioni e di riaprire al traffico corso Isonzo a Seveso, per permettere il collegamento diretto con il centro cittadino.

Il progetto dell'inceneritore trovò quindi, da subito, la ferma opposizione della cittadinanza, del "Gruppo di Lavoro e di Coordinamento di Seveso" e del "Comitato Tecnico Scientifico Popolare" che incalzarono l'amministrazione sevesina e Regione Lombardia organizzando presenze ai Consigli Comunali e, il 14/5/1977. una manifestazione a Milano, in Pza del Duomo, che risultò molto partecipata.
 
 
Conseguentemente il Consiglio Comunale di Seveso, il 14 novembre 1976, abrogò la propria deliberazione del 29 agosto e chiese a Regione Lombardia e alla Provincia di Milano di sospendere l´appalto per la costruzione del forno inceneritore e di accogliere la proposta di bonifica avanzata dal coordinamento cittadino che aveva suggerito il metodo dello scarico controllato, collocando il materiale inquinato asportato in cassoni di cemento armato, stagni, antisismici e totalmente o parzialmente incassati nel terreno, coperti di terra e di verde. 
Secondo la proposta del comitato i cassoni avrebbero dovuto essere collocati sul terreno dell´ICMESA.
Tra i pareri tecnici prudenti sull'ipotesi inceneritore, vi fu anche quello della Cremer & Warner, società inglese di ingegneria e consulenza, incaricata da Regione Lombardia di valutare le opzioni di bonifica.
Molti furono anche i pronunciamenti contrari della comunità tecnica e scientifica.
Tra questi, Gianantonio Lanzani, docente di chimica agraria al Politecnico che considerava l'inceneritore oltre che pericoloso anche insostenibile per una comunità che stava già pagando un prezzo altissimo. 
I progetti del forno inceneritore scelti dall'Assessorato regionale alla Sanità, furono sottoposti all'esame dell'Istituto di Scienze e Tecnologia della facoltà di Ingegneria Chimica dell'Università di Genova, che rilevò numerose e specifiche criticità tanto da essere considerati inadeguati e insufficienti rispetto al processo di combustione che "vetrificava" il terreno contaminato ma che non dava certezza sull'estrazione e distruzione della molecola della TCDD oltrechè sull'abbattimento fumi dove risultava problematica la scelta della tecnologia applicabile.
Allo scopo, per chi volesse approfondire, vi proponiamo un documento elaborato dal COMITATO TECNICO SCIENTIFICO POPOLARE (tratto dall'archivio "Il Ponte della Memoria" di Legambiente Seveso) che illustra i dettagli tecnici giudicati critici per l'implementazione del forno inceneritore a Seveso.
 

 
 
Le valutazioni tecniche negative e la mobilitazione costante, fecero si che il progetto venisse accantonato evitando così che venisse realizzato ed entrasse in funzione un impianto d'incenerimento per rifiuti industriali dall'impatto pesantissimo.

A SEVESO E MEDA RITORNA L'ESERCITO
 
In una situazione di confusione informativa, tra la popolazione si generò la sfiducia e l'incredulità.
Parecchie furono le entrate abusive nella zona A dove alcune case tornarono ad essere occupate dai proprietari violando i decreti di inaccessibilità e con pericolo per la salute degli occupanti, di trasporto e dispersione delle sostanze tossiche lì depositate.
Le recinzioni di filo spinato divelte o mancanti non costituivano ostacolo agli ingressi.
Per evitare il ripetersi di questi pericolosi ritorni nelle proprie case contaminate, il 15 febbraio 1977, il 3° corpo d´armata dell'esercito, insieme ai carabinieri, fu incaricato dal Prefetto della sorveglianza esterna dell´area maggiormente inquinata.
Anche questa volta, come in occasione dell'utilizzo dei militari per stendere i reticolati, scarsa fu l'informazione a loro data, di dubbia utilità i dispositivi di protezione a loro forniti, peraltro dopo esplicita richiesta del personale di truppa ai superiori vista l'improvvisazione e l'assenza di protezioni minimali. 
Assente un adeguato programma di screening sanitario attuato presso gli enti pubblici. 
Le pessime condizioni in cui operavano i militari era stata evidenziata nel lontano 1977 sulla rivista Com Nuovi Tempi che aveva intervistato un militare di truppa aderente al movimento dei Soldati Democratici. 
 
 
LA COSTITUZIONE DELL'UFFICIO SPECIALE PER SEVESO
Con delibera 488 del 2 giugno 1977, il Consiglio Regionale lombardo approvò cinque programmi operativi definitivi, stilati dai competenti assessorati regionali in base alla legge regionale N° 2 del 17 gennaio 1977.

I Programmi Operativi comprendevano le seguenti aree di intervento:
  1. verifiche analitiche sull’inquinamento del terreno, delle acque e della vegetazione e interventi di decontaminazione e di bonifica del terreno e degli stabili, anche per prevenire la diffusione dell’inquinamento;
  2. accertamenti e controlli sanitari, assistenza sanitaria e tutela della salute pubblica nella zona colpita; accertamenti, controlli e interventi nel campo della profilassi medico-veterinaria e dell’assistenza zooiatrica;
  3. assistenza sociale e scolastica, compresa la fornitura di alloggi alle popolazioni sfollate;
  4. ripristino e ricostruzione altrove delle strutture civili e abitative non recuperabili e realizzazione delle opere necessarie per consentire condizioni di vita adeguate alla particolare situazione della zona colpita e ripristino delle capacità produttive dei terreni agricoli interessati.
  5. interventi a favore di imprese, singole o associate, agricole, artigiane, turistiche ed alberghiere, industriali e commerciali, che avevano subìto danni conseguenti all´inquinamento da sostanze tossiche.
Insieme all´approvazione dei 5 programmi operativi la Regione determinò anche le relative previsioni di spesa che ammontarono a complessive a 121 milioni di lire.
Per attuare questi interventi, con la Legge Regionale n. 27 del 17 giugno 1977 costituì un'unità a conduzione commissariale: l'UFFICIO SPECIALE PER SEVESO, operativo dal luglio del 1977, guidato dall’avvocato Antonio Spallino già sindaco di Como e successivamente, dal 1979, dal senatore Luigi Noè.
 

Incontro del commissario dell'Ufficio Speciale sen Noè (al centro) con il Pres di Regione Lombardia Guzzetti a dx

Venne inoltre istituito l’Archivio dell’Ufficio Speciale, in cui furono raccolti e conservati tutti gli atti e documenti relativi agli interventi previsti ed effettuati nelle zone contaminate.

Continua.
 
Puntate pubblicate in precedenza:

4) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976 LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE.

3)  1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

2) 1976-2026 - 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

1) PREMESSA 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA.

venerdì 12 giugno 2026

La Fontana del Guercio raccontata dai suoi custodi: escursione speciale nel cuore verde della Brianza


Ci sono luoghi che raccontano molto più di ciò che mostrano. La Riserva Naturale della Fontana del Guercio, nel territorio di Carugo, è uno di questi. Un'area apparentemente silenziosa, fatta di boschi, sorgenti e sentieri, che custodisce invece una straordinaria storia di natura, lavoro umano e impegno civico.

Domenica 5 luglio 2026 sarà possibile partecipare a un'escursione guidata che permetterà di conoscere da vicino uno dei più importanti ambienti naturali della Brianza, oggi parte del sistema del Parco delle Groane e della Brughiera Briantea.

La Riserva è famosa soprattutto per i suoi fontanili, sorgenti che emergono spontaneamente dal terreno grazie alle particolari caratteristiche geologiche del sottosuolo. Qui si trova la celebre "Testa del Nan", una delle principali risorgive che alimentano la storica Roggia Borromeo. L'intera area rappresenta un raro esempio di ambiente umido dell'alta pianura lombarda, caratterizzato da elevata biodiversità e da un patrimonio idrogeologico di grande valore.

Ma la Fontana del Guercio non è soltanto un tesoro naturalistico. La sua storia recente è anche una delle più belle vicende di recupero ambientale della Brianza. Oltre cinquant'anni fa quest'area era fortemente degradata e utilizzata come discarica abusiva. Grazie all'impegno di volontari e associazioni locali, a partire dagli anni Settanta iniziò un lungo lavoro di pulizia e valorizzazione che ha portato alla nascita dell'attuale riserva naturale, oggi riconosciuta anche come Zona Speciale di Conservazione nell'ambito della rete europea Natura 2000.

L'escursione proposta dal Comitato Parco Regionale della Brughiera, dalla Pro Loco di Meda e dalle realtà del territorio sarà quindi un'occasione preziosa per osservare da vicino questi ambienti, comprenderne gli aspetti naturalistici e geologici e ripercorrere le vicende che hanno trasformato un luogo abbandonato in uno dei più significativi esempi di tutela ambientale della Brianza.

Il percorso condurrà i partecipanti fino ai Fontanili della Testa del Nan e proseguirà verso Cascina Sant'Ambrogio, dove gli Amici di Sant'Ambrogio accoglieranno il gruppo con un piccolo rinfresco. 

Informazioni pratiche e iscrizioni

  • 📅 Domenica 5 luglio 2026
  • 🕣 Ritrovo ore 8.45. Parcheggio delle scuole elementari
  • 📍 Via XXV Aprile, Carugo (CO)
  • È richiesta la prenotazione tramite QR Code presente sulla locandina oppure al seguente indirizzo: https://bit.ly/fontana-del-guercio-14-06-2026
  • Apertura prenotazioni: domenica 28 giugno dalle ore 10.

Contatti

Note organizzative

  • Assicurazione a carico dei partecipanti.
  • Gli organizzatori non si assumono responsabilità per eventuali incidenti o danni durante l'escursione.
  • In caso di maltempo è consigliabile contattare gli organizzatori la mattina stessa per verificare l'eventuale annullamento dell'iniziativa.
  • Con il patrocinio del Parco delle Groane e Brughiera Briantea, della Provincia di Monza e della Brianza, della Città di Meda e del Comune di Carugo.

Alla Fontana del Guercio interventi contro il Poligono del Giappone: un passo importante per la biodiversità

Immagini tratte dal sito web del Parco (cliccare qui)

Il nostro blog è stato il primo a segnalare la presenza del Poligono del Giappone all’interno della riserva naturale Fontana del Guercio. Una segnalazione che oggi possiamo dire abbia innescato un percorso virtuoso: prima l’attenzione delle associazioni ambientaliste locali, poi l’intervento dell’amministrazione comunale e infine l’azione concreta dei tecnici del Parco.

Un risultato importante, che dimostra quanto la collaborazione tra cittadini, realtà ambientaliste e istituzioni possa fare la differenza nella tutela del territorio.


Proprio in questi giorni, infatti, il Parco delle Groane e della Brughiera Briantea ha comunicato il proseguimento degli interventi di contenimento ed eradicazione della Reynoutria japonica, meglio conosciuta come Poligono del Giappone, una delle specie vegetali invasive più problematiche in Europa.

Le operazioni, coordinate dall’Area Tecnica del Parco sotto la direzione dell’architetto Mauro Botta, rappresentano un’azione concreta a difesa di uno degli ambienti naturali più preziosi della Brianza.

Originaria dell’Asia orientale, la Reynoutria japonica si è diffusa rapidamente anche in Italia, colonizzando corsi d’acqua, aree naturali e terreni disturbati. Dal luglio 2025, le specie del genere Reynoutria sono state ufficialmente inserite tra quelle esotiche invasive di rilevanza unionale, a conferma della loro pericolosità per gli ecosistemi europei.

Si tratta di una pianta estremamente aggressiva: può raggiungere i quattro metri di altezza e formare popolamenti fittissimi che soffocano la vegetazione autoctona. La sua capacità di diffusione è resa ancora più insidiosa dalla propagazione tramite rizomi sotterranei, che possono estendersi fino a 15-20 metri e rigenerarsi anche a partire da piccoli frammenti.

Per contrastare una specie così resistente, il Parco sta sperimentando diverse tecniche. Nei mesi scorsi si è intervenuti con un miniescavatore per rimuovere parte delle piante e del terreno contaminato dai rizomi. In altre zone si è optato per il semplice taglio, favorendo la ricrescita primaverile dei germogli più giovani.


Proprio su questi ricacci si concentra la nuova fase degli interventi, attualmente in corso: una tecnica innovativa di diserbo elettrico, che agisce attraverso l’elettrocuzione delle piante. L’obiettivo è indebolire progressivamente l’apparato radicale, limitando la capacità della specie di rigenerarsi e diffondersi.

L’intervento assume un significato ancora più rilevante perché interessa la Riserva naturale Fontana del Guercio, istituita nel 1986 e inserita nella Rete Natura 2000 come Zona Speciale di Conservazione.

Questo ambiente rappresenta uno degli ecosistemi più importanti della Brianza: sorgenti, fontanili e aree umide alimentate dalla falda superficiale creano condizioni ideali per numerose specie animali e vegetali di pregio. Qui sopravvivono anche alcuni degli ultimi esempi di querceto di pianura lombardo, un habitat oggi sempre più raro.

La diffusione del Poligono del Giappone costituisce una minaccia concreta per questi equilibri delicati, riducendo la biodiversità e alterando profondamente gli habitat naturali.

Questa vicenda dimostra come l’attenzione e la partecipazione attiva dei cittadini possano contribuire in modo determinante alla tutela dell’ambiente. Dalla segnalazione iniziale agli interventi sul campo, si è sviluppato un processo virtuoso che oggi sta dando risultati concreti.

Continueremo a seguire da vicino l’evoluzione degli interventi, con l’auspicio che possano rappresentare un modello replicabile anche in altre aree del territorio, sempre più minacciate dalla diffusione di specie invasive.

mercoledì 10 giugno 2026

Le Brianze raccontate e camminate: alla scoperta di San Pietro al Monte


Domenica 21 giugno 2026 torna un nuovo appuntamento con “Le Brianze raccontate e camminate”, l’iniziativa promossa da Arci Macherio che unisce escursionismo, cultura e scoperta del territorio. La proposta è una suggestiva attraversata da Civate a Suello, con salita allo straordinario complesso romanico di San Pietro al Monte, uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di storia della Brianza.

L’escursione, pur non presentando particolari difficoltà tecniche, è rivolta a partecipanti allenati e in buone condizioni fisiche. Il percorso prevede infatti un dislivello complessivo di circa 435 metri in salita e 450 metri in discesa, lungo sentieri di montagna semplici ma continui.

Il ritrovo è fissato alle ore 9:00 a Civate, da dove il gruppo partirà attraversando il suggestivo Orrido del Toscio, un angolo poco conosciuto ma di grande fascino naturalistico. Dopo il guado del torrente, il cammino proseguirà lungo gli antichi sentieri della verde Valle dell’Oro, fino a imboccare una facile strada di montagna che conduce al Dosso della Guardia e quindi al pianoro di San Pietro al Monte.

Qui, immersi in un contesto paesaggistico di straordinaria bellezza, i partecipanti potranno sostare per il pranzo al sacco nei pressi dell’ex abbazia benedettina, approfittando anche della presenza di una sorgente di acqua potabile.

Nel primo pomeriggio, alle ore 14:00, è prevista la visita guidata alla basilica di San Pietro e all’oratorio di San Benedetto, a cura dei volontari dell’associazione Amici di San Pietro al Monte. Un’occasione preziosa per conoscere da vicino uno dei più importanti complessi romanici della Lombardia, candidato a diventare patrimonio UNESCO.

Il rientro avverrà lungo lo stesso percorso fino alla località Oro, per poi proseguire su facili carrarecce a mezza costa, seguendo idealmente il tracciato dell’antica via romana che collegava Como ad Aquileia. Il cammino offrirà ampi scorci sui laghi e sui colli briantei, fino all’arrivo a Suello previsto intorno alle 17:45, dove ad attendere i partecipanti ci sarà un aperitivo conclusivo.

Durante tutta l’escursione, i partecipanti saranno accompagnati da esperti della sezione di Macherio del Club Alpino Italiano, che garantiranno supporto e sicurezza lungo il percorso.

L’iniziativa è riservata ai tesserati ARCI, con iscrizione obbligatoria (posti limitati - 30 persone). È previsto un contributo di 5 euro comprensivo di aperitivo finale.

  • Ritrovo ore 9.00 presso il parcheggio pubblico P3 di via Francesco Broggi, Civate.
  • Termine escursione ore 17.45 circa a Suello presso il parco giochi di via Don Mario Casati.

Per iscrizioni:
📧 cultura@arcimacherio.it
📞 335 632 8590 (Augusta)

Per informazioni:
📞 339 844 6553 (Gianni)

Come da consuetudine, gli organizzatori non si assumono responsabilità per eventuali incidenti o danni a persone e/o cose.

Organizzazione: ARCI Macherio
In collaborazione con: CAI Sezione di Macherio