martedì 24 febbraio 2026

Seregno e il paradosso del vecchio ospedale

L'Ospedale di Seregno in una cartolina d'epoca

Il confronto sul futuro della sanità a Seregno si è finora concentrato quasi esclusivamente sulla possibile localizzazione del nuovo ospedale riabilitativo nell’area agricola del Dosso, all’interno del Parco GruBrìa. Ma i commenti e le osservazioni arrivate in questi giorni mostrano con chiarezza che le questioni centrali sono altre, e restano in gran parte senza risposta.

Dalle dichiarazioni dell’Amministrazione emerge che la ristrutturazione dell’attuale ospedale di via Verdi costerebbe circa 31 milioni di euro, mentre la costruzione di un nuovo presidio arriverebbe a 72 milioni.
Una differenza enorme, soprattutto se si considera che:
  • ristrutturare costa meno della metà,
  • non comporta nuovo consumo di suolo,
  • mantiene una funzione pubblica in un’area già urbanizzata,
  • evita nuovi carichi viabilistici e infrastrutturali.
Eppure questa opzione viene rapidamente accantonata, quasi fosse tecnicamente irrilevante.
La domanda allora è inevitabile: perché una soluzione più economica e meno impattante non viene seriamente discussa?

Il vecchio ospedale, inoltre, non può semplicemente essere “dimenticato”: dovrà comunque essere messo in sicurezza o rifunzionalizzato.
Ma per farne cosa?
Su questo punto il dibattito pubblico è sorprendentemente silenzioso.

Dai commenti di operatori sanitari ed ex lavoratori del presidio di Seregno emerge un’altra riflessione cruciale: un ospedale riabilitativo ha senso se è isolato dai principali servizi ospedalieri?

Dopo la chiusura del presidio seregnese, i servizi riabilitativi sono stati progressivamente integrati negli ospedali di Desio e Vimercate.
L’integrazione ha comportato criticità iniziali, ma anche vantaggi importanti:
  • maggiore accesso a specialisti,
  • migliore gestione delle emergenze,
  • più tutele per i lavoratori,
  • migliore presa in carico complessiva dei pazienti.
Costruire un nuovo polo riabilitativo separato rischia invece di riproporre problemi già noti: isolamento funzionale, difficoltà di gestione delle urgenze, ulteriore pressione su un personale sanitario che oggi è la vera risorsa scarsa, molto più degli edifici.

Un commento ha giustamente richiamato la necessità di superare una logica puramente comunale e pensare i servizi a scala più ampia, evitando duplicazioni e puntando sulla qualità. Un ragionamento condivisibile, che rafforza una considerazione di fondo: non è detto che la risposta migliore consista nel costruire un nuovo edificio, soprattutto se esistono strutture già operative e integrabili.

Tutto questo mentre l’area individuata per il nuovo ospedale ricade all’interno del Parco GruBrìa, uno dei pochi grandi spazi agricoli continui rimasti in Brianza centrale.

Consumare nuovo suolo in un’area protetta appare ancora meno comprensibile se:
  • esiste un ospedale da ristrutturare,
  • esistono presidi vicini già funzionanti,
  • il problema principale segnalato dagli operatori è la carenza di personale, non di metri quadrati.
Alla luce di tutto questo, il dibattito sul “dove costruire” appare incompleto se prima non si risponde a domande molto più semplici:
  • perché la ristrutturazione del vecchio ospedale viene scartata senza un vero confronto?
  • quale futuro si immagina per l’area di via Verdi?
  • un centro riabilitativo isolato migliora davvero la qualità delle cure?
  • ha senso consumare suolo agricolo quando esistono alternative meno costose e più razionali?
Finché queste domande resteranno senza risposta, la costruzione di un nuovo ospedale continuerà ad apparire non come una necessità inevitabile, ma come una scelta politica precisa, ancora tutta da spiegare.

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” accende i riflettori sul lago di Pusiano


La Regione Lombardia ha approvato i criteri per l’assegnazione di contributi destinati al risanamento delle acque dei laghi lombardi, mettendo a disposizione oltre 3 milioni di euro per il triennio 2026-2028 (leggi qui). Le risorse saranno utilizzate per interventi sui laghi presenti nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Milano, Mantova, Varese e Sondrio, con l’obiettivo di migliorare la qualità ambientale e la funzionalità ecologica degli ecosistemi lacustri.

Il finanziamento regionale prevede tre principali tipologie di intervento: la tutela e il miglioramento della biodiversità, attraverso la gestione delle specie animali e vegetali; la riqualificazione delle sponde, con interventi morfologici e la creazione di ecosistemi filtro e fasce tampone; infine, il miglioramento dell’assetto fognario, con azioni volte al contenimento degli scarichi e alla gestione sostenibile delle acque meteoriche urbane lungo le rive dei laghi.

In questo contesto si inserisce l’intervento del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", che ha espresso l’auspicio che parte delle risorse regionali vengano destinate anche ai laghi briantei che presentano ancora gravi criticità ambientali. In particolare, l’associazione richiama l’attenzione sulla situazione del Lago di Pusiano, uno dei bacini più compromessi dal punto di vista della qualità delle acque.

Secondo il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, il lago di Pusiano continua a risentire della presenza di scarichi fognari non adeguatamente depurati che confluiscono direttamente nel lago o attraverso i suoi affluenti. A questo si aggiunge il problema degli sfioratori di piena, che in occasione di forti precipitazioni rilasciano reflui non trattati in prossimità delle sponde lacustri e dei corsi d’acqua, una criticità spesso legata alla persistenza di fognature miste in diversi comuni del territorio.

A delineare con maggiore precisione il quadro è Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, che sottolinea come i dati disponibili confermino una situazione preoccupante: «I dati relativi al lago di Pusiano attestano una situazione di forte inquinamento. La conferma si è avuta anche la scorsa estate, con la non balneabilità di alcune spiagge e approdi nei comuni di Pusiano e Merone».

Fumagalli richiama inoltre l’attenzione sui risultati delle analisi più recenti: «Nei mesi scorsi anche i dati sulla presenza dei PFAS, le cosiddette sostanze chimiche perenni, hanno visto il lago di Pusiano come il più inquinato tra i laghi briantei e lariani, con concentrazioni molto elevate».

Da qui l’appello alle istituzioni competenti affinché si intervenga in modo strutturale: «Come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” siamo molto preoccupati dello stato di salute del lago. Chiediamo ai Comuni rivieraschi, alle Province di Como e Lecco e alla Regione Lombardia di intervenire per il disinquinamento del lago. Il problema principale è rappresentato dagli scarichi fognari che ancora oggi confluiscono nel lago, direttamente o tramite gli affluenti, in particolare il Lambrone».

L’associazione auspica quindi che i nuovi fondi regionali possano essere intercettati anche per il lago di Pusiano: «Auspichiamo che parte del finanziamento regionale venga utilizzata per avviare interventi concreti di eliminazione degli scarichi e di efficientamento delle fognature, così da arrivare finalmente al disinquinamento delle acque del lago».


Il tema dello stato ambientale del lago di Pusiano sarà al centro anche di un incontro pubblico dal titolo “Come sta il lago di Pusiano? – Qualità delle acque del lago tra inquinamento e crisi climatica”, organizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” per la sera di venerdì 10 aprile presso Palazzo Beauharnais a Pusiano. L’iniziativa, attualmente in fase di preparazione, avrà l’obiettivo di informare e sensibilizzare la cittadinanza sulle condizioni di salute del lago e sulle prospettive di risanamento.

venerdì 20 febbraio 2026

Nuovo ospedale di Seregno: una scelta già scritta dentro il Parco GruBrìa?

L'area agricola di San Salvatore - Dosso, dove si ipotizza di costruire il nuovo ospedale

L’assemblea di quartiere di San Salvatore Dosso, raccontata dalla stampa locale, ha riportato al centro del dibattito pubblico una questione decisiva per il futuro della città: la localizzazione del nuovo ospedale di Seregno.

Le dichiarazioni del sindaco Alberto Rossi e degli assessori presenti meritano però una lettura attenta, perché al di là delle parole formali emergono orientamenti politici già piuttosto chiari, anche se non dichiarati apertamente.

L’Amministrazione comunale afferma di valutare due possibilità:
  1. il riuso di aree dismesse all’interno del tessuto urbano,
  2. la costruzione del nuovo presidio sull’area agricola del Dosso, di proprietà di ASST.
Ma il modo in cui queste alternative vengono presentate non è affatto neutro.
Le aree dismesse vengono subito descritte come troppo piccole (circa 15.000 mq), frammentate, private e con tempi lunghi di acquisizione. Un elenco di limiti che le rende, di fatto, un’opzione poco credibile.

Sull’area del Dosso, al contrario, il racconto si fa concreto: concept già immaginato, modello “scandinavo”, aumento dei posti letto, inserimento nel verde. Tutti elementi che indicano che la progettazione mentale è già partita da lì.

Planimetria dell'area dove si propone di costruire il nuovo ospedale

Un passaggio particolarmente significativo delle dichiarazioni è quello in cui si evoca lo scenario peggiore: la possibilità che il nuovo ospedale venga realizzato in un altro Comune.

Questo argomento introduce una forte pressione politica: la scelta non viene presentata come il risultato di un confronto tra alternative, ma come una decisione obbligata. Accettare il Dosso o rischiare di perdere un presidio fondamentale di sanità pubblica.

È una strategia comunicativa evidente: non si dichiara apertamente la scelta, ma la si costruisce come inevitabile.

Sul tema del consumo di suolo, il sindaco ha sostenuto che Seregno sarebbe il Comune della provincia con il più basso tasso di crescita. Ma i dati ISPRA aggiornati a fine 2025 raccontano un quadro meno consolante.

Seregno ha già superato il 54% di suolo consumato, collocandosi tra i Comuni più urbanizzati della Brianza. In un territorio già così saturo, ogni ulteriore consumo – soprattutto di suolo agricolo – ha un peso ambientale enorme, anche se l’incremento percentuale annuo appare contenuto.

Parco GruBrìa. L'area agricola vista dal Dosso

C’è poi un aspetto cruciale che nel dibattito pubblico viene appena sfiorato, se non del tutto omesso: l’area agricola del Dosso fa parte del Parco GruBrìa.

Il GruBrìa è un Parco Locale di Interesse Sovracomunale nato per tutelare gli ultimi suoli agricoli continui della Brianza centrale, contrastare la frammentazione territoriale e offrire una funzione ecologica, climatica e paesaggistica in una delle aree più urbanizzate d’Italia.

Costruire un grande polo ospedaliero all’interno del perimetro del Parco significa mettere in discussione il senso stesso dello strumento di tutela, aprendo un precedente che rischia di svuotare di significato ogni vincolo ambientale.

Mentre questo dibattito è in corso, emerge però un’ulteriore considerazione, sollevata anche da operatori sanitari: è davvero necessario costruire un nuovo polo ospedaliero?

Dopo la chiusura del presidio seregnese, molti servizi sono stati redistribuiti e assorbiti dagli ospedali di Desio e Vimercate, che sembrano averli integrati senza particolari criticità strutturali.

Questo apre uno scenario diverso da quello raccontato: forse il problema principale non è la mancanza di edifici, ma la carenza cronica di personale sanitario e di risorse umane, una questione che nessun nuovo ospedale – per quanto moderno e “immerso nel verde” – può risolvere da sola.

Se con una parte dei fondi disponibili fosse possibile potenziare e qualificare le strutture esistenti, migliorando dotazioni e organici, avrebbe senso consumare nuovo suolo agricolo – per di più dentro un Parco – per realizzare un nuovo edificio?

A questo punto il nodo diventa duplice:
  • territoriale, perché si propone di costruire su suolo agricolo protetto in una città già oltre il 54% di consumo di suolo;
  • sanitario, perché non è affatto scontato che la risposta ai bisogni di cura passi necessariamente da una nuova struttura.
Il rischio è che la costruzione di un nuovo ospedale diventi una risposta edilizia a problemi che sono invece organizzativi, gestionali e di personale.

Se davvero si ritiene inevitabile costruire un nuovo ospedale dentro il Parco GruBrìa, lo si dica chiaramente, spiegando:
  1. perché non bastano le strutture esistenti,
  2. perché la rigenerazione urbana non è praticabile,
  3. perché il consumo di suolo agricolo sarebbe un prezzo accettabile.

giovedì 19 febbraio 2026

Erba, abbattuti gli alberi del parco di via Volta: la dura presa di posizione del Circolo Ambiente


La recente eliminazione di numerose alberature nel parco di via Volta, nel centro di Erba, ha suscitato forte preoccupazione e indignazione nel mondo ambientalista locale. A intervenire con un comunicato molto critico è il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", che parla apertamente di “scempio ambientale” e chiama in causa le responsabilità dell’Amministrazione comunale.

Secondo quanto denunciato dall’associazione, dopo due giorni di interventi di taglio “a terra restano solo i resti di quello che è stato uno scempio ambientale”. Il Circolo Ambiente sottolinea come siano stati abbattuti “decine di alberi, molti apparentemente sani”, cancellando di fatto quello che viene definito “un piccolo polmone verde in centro città, che garantiva ossigeno e refrigerio”.


Nel comunicato si evidenzia come l’area sia ora destinata a una profonda trasformazione urbanistica: “Di quello che era uno storico parco alberato, restano ora solo cataste di piante. Adesso quell’area è purtroppo destinata ad ospitare una distesa di cemento e asfalto, per un inutile intervento edilizio, previsto e autorizzato dall’Amministrazione comunale.”

Un altro punto centrale della presa di posizione riguarda il ruolo degli enti di tutela. Il Circolo Ambiente rende noto di aver ricevuto una risposta dalla Soprintendenza, in seguito a una segnalazione formale: “Il Soprintendente afferma di non avere competenza sul progetto, essendo l’area non vincolata dal punto di vista paesaggistico, ma auspica che la Commissione comunale per il paesaggio abbia valutato con attenzione il progetto.”

Un auspicio che, secondo l’associazione, non troverebbe riscontro nei fatti. Nel comunicato si legge infatti: “La Commissione comunale si è limitata a dare parere favorevole, classificando il progetto con un ‘giudizio d’impatto neutro’, ignorando la cancellazione e la cementificazione dello storico parco alberato.”

Il parco prima del taglio

La Soprintendenza, nella sua risposta, richiama inoltre la necessità di tutelare il patrimonio arboreo e storico: “Si auspica che siano state tenute in debita considerazione la possibilità di conservare in sito alberature significative e di pregio, piantumate in prevalenza a partire dagli anni Settanta e Ottanta, e quella di prevederne un’adeguata compensazione in caso di abbattimento.”

Ma, secondo quanto riferisce il Circolo Ambiente, le compensazioni previste sarebbero del tutto insufficienti: “Da ciò che sappiamo, la compensazione delle alberature avverrà solo in parte, con i soliti piccoli alberelli che faranno da contorno all’asfalto del nuovo parcheggio. Nulla a che vedere con gli alberi di alto fusto tagliati nei giorni scorsi.”

Nel documento si richiama infine anche il valore storico dell’area, con riferimento al muro di cinta lungo via Volta, “arteria tracciata tra la metà e la fine dell’Ottocento”, che la stessa Soprintendenza invita a preservare.


Il comunicato si chiude con una considerazione amara da parte dell’associazione ambientalista, che sintetizza il senso della protesta: “Resta l’amaro in bocca per uno scempio ambientale che si poteva evitare, se solo il Sindaco e la Giunta avessero avuto a cuore la tutela degli alberi e del verde, anziché continuare a riempire il territorio di cemento e asfalto.”

Mulini di Baggero: una passeggiata tra acqua, storia e paesaggio nella Valle del Lambro


La Brianza non è solo industria e urbanizzazione: è anche acqua, memoria e paesaggio. È da questa consapevolezza che nasce la passeggiata “Mulini di Baggero”, un nuovo appuntamento di cammino narrato e ambientale nel cuore della Valle del Lambro, organizzato dall'ARCI di Macherio e pensato per riscoprire territori spesso attraversati senza essere davvero osservati.

Foto di Gianni Casiraghi

Il percorso accompagna i partecipanti in un anello che unisce Nibionno, Costa Masnaga e Merone, seguendo il corso del fiume Lambro e delle sue derivazioni artificiali. È proprio l’acqua la protagonista silenziosa della giornata: una risorsa naturale che per secoli ha alimentato mulini, opifici e comunità locali, lasciando segni ancora ben visibili nel paesaggio.


Fulcro dell’escursione sono i Mulini di Baggero, uno dei complessi molitori storici meglio conservati della Brianza. Qui la forza dell’acqua veniva trasformata in energia e lavoro, in un equilibrio antico tra attività umane e ambiente. La visita guidata al mulino consente di entrare fisicamente in questo sistema, osservando da vicino ruote idrauliche, canali e strutture che raccontano una lunga storia di ingegno e adattamento al territorio.

Informazioni pratiche


La passeggiata si svolgerà domenica 1 marzo 2026.
Il ritrovo è previsto alle ore 8.30 in località Tabiago di Nibionno (LC), presso il parcheggio del Cimitero di Tabiago, in via Cimitero (coordinate indicative: 45.75163, 9.26137).

Il termine dell’escursione è previsto intorno alle 13.45.

L’itinerario è un anello collinare di circa 8,9 km, con un dislivello complessivo di circa 180 metri. Si sviluppa su sentieri facili, strade urbane e percorsi ciclopedonali e campestri. È consigliato l’uso di bastoncini da escursionismo.

La passeggiata include la visita guidata al Mulino di Baggero ed è riservata ai soci ARCI.
L’iscrizione è obbligatoria, con un numero massimo di 30 partecipanti, ed è prevista una sottoscrizione di 5 euro.

Per iscrizioni:
📧 cultura@arcimacherio.it
📞 335 632 8590 (Augusta)

Per informazioni:
📞 339 844 6553 (Gianni)

Come da consuetudine, gli organizzatori non si assumono responsabilità per eventuali incidenti o danni a persone e/o cose.

lunedì 16 febbraio 2026

Monte San Primo: dalla neve che non c’è più a un nuovo turismo possibile


Riceviamo e pubblichiamo


Sabato 21 febbraio 2026, alle ore 15.45, presso la Sala Civica di Piazza Martignoni a Camnago Volta, si terrà l’incontro “Quale turismo per il Triangolo Lariano? San Primo e non solo…”.

L’incontro sarà occasione per riflettere sui modelli turistici da adottare in un territorio montano in cui è necessario coniugare il rispetto della natura con la fruibilità dei luoghi e le attività delle comunità locali.

Verrà presentato il libro “Monte San Primo. Una montagna straordinaria. Un progetto da riconsiderare”, alla presenza dell’autrice Nunzia Rondanini.

Il volume nasce a seguito del vivace dibattito, ripreso anche a livello nazionale e perfino internazionale, iniziato nell’autunno del 2022, quando il Comune di Bellagio e la Comunità Montana del Triangolo Lariano annunciarono la disponibilità di circa 5 milioni di euro per “rilanciare il turismo” nel territorio del Monte San Primo. Si tratta di finanziamenti provenienti in parte dalla stessa Comunità Montana, in parte dalla Regione e in parte dal Ministero degli Interni (tre milioni di euro).

Quando si prese visione del primo progetto di fattibilità tecnica ed economica, relativo alla prima tranche del finanziamento, emerse però che il “rilancio turistico” prevedeva, tra i vari interventi, il ripristino di un comprensorio sciistico in un’area dove la neve cade ormai solo per pochi giorni all’anno, oltre a nuovo consumo di suolo legato alla realizzazione di ampi parcheggi.

Si levarono così numerose voci critiche, fino alla formazione di un coordinamento denominato “Salviamo il Monte San Primo”, che annovera oggi ben 39 associazioni e gruppi: alcuni di valenza regionale, come Legambiente, WWF, CAI, Lipu, Federazione Speleologica Lombarda, e altri attivi da anni a livello locale, come il Circolo Ambiente Ilaria Alpi o il Gruppo Naturalistico della Brianza.

Nunzia Rondanini è membro di questo comitato; di professione architetta, è un’attenta e appassionata conoscitrice di questi luoghi fin dall’infanzia, nei quali è tornata a vivere dopo periodi trascorsi all’estero. Nel libro descrive le bellezze naturali di questo scrigno di biodiversità, ripercorre la storia del Monte San Primo e racconta come sia cambiata nel tempo la vita delle persone che lo animano.

L’autrice riassume quindi i contenuti del progetto contestato, mettendone in luce criticità, rischi e incongruenze, per arrivare a elencare le proposte alternative elaborate negli ultimi anni dal coordinamento, attraverso il confronto con le comunità locali e con esperti di diverse discipline.

Nel corso dell’incontro si discuterà dunque della possibilità di sviluppare un turismo sostenibile senza snaturare luoghi che, negli ultimi anni, sono stati interessati da profondi cambiamenti climatici, capaci di modificarne sempre più la fruibilità e di accentuarne la fragilità.

Introdurrà i temi dell’incontro Marzio Marzorati, di Legambiente Lombardia, presidente del Parco Nord Milano e responsabile del Centro di Educazione Ambientale Primalpe di Canzo, da anni impegnato nella diffusione di una cultura ecologica.

Verrà inoltre proiettato il breve cortometraggio “The Last Skiers”, di Veronica Ciceri, che esplora con uno sguardo antropologico il modo di vivere la montagna lariana nel passato, nel presente e nel possibile futuro. Il film è stato selezionato in diversi concorsi cinematografici, in particolare in Inghilterra, e ha vinto il premio “Miglior regista emergente” al Bergfilm-Festival di Tegernsee, in Germania.

Moderatore dell’incontro sarà Sergio Baccilieri, giornalista del quotidiano La Provincia.

La partecipazione è libera.

Circolo “Angelo Vassallo” – Legambiente APS Como


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Scempio ambientale a Erba, stanno tagliando gli alberi nel parco di via Volta!


a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Stamattina, 16 febbraio, dalle ore 8:00 l'impresa incaricata dal proprietario dello storico parco alberato di via Volta a Erba, ha iniziato il taglio degli alberi di alto fusto! Un vero e proprio SCEMPIO ambientale!  
Il tutto per far spazio ad un'anonima palazzina di 4 piani e ad un nuovo parcheggio che verrà ceduto al Comune.


La nostra vibrante protesta è stata ribadita anche oggi, con un presidio organizzato dal Coordinamento BASE e dal nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi".  Abbiamo più volte gridato, insieme ai cittadini presenti: "State uccidendo alberi vivi!".
Il nostro grido di VERGOGNA è rivolto contro l'Amministrazione Comunale di Erba, che ha permesso lo scempio, consentendo anche il taglio degli alberi, basandosi solo sulla perizia agronomica eseguita dall'agronomo incaricato dai privati, quindi senza 'validazione' pubblica. Tra gli alberi tagliati sembrerebbe ve ne siano alcuni che lo stesso agronomo avrebbe definito sani. Denunciamo ancora una volta il parere favorevole concesso dalla Commissione comunale per il paesaggio, che ha classificato il progetto con "giudizio d’impatto neutro", ignorando quindi la cancellazione e cementificazione del parco alberato!

Da oggi il centro urbano di Erba perde uno storico parco alberato, un piccolo polmone verde, aggiungendo altro cemento e asfalto, in uno dei territori più cementificati della Provincia di Como!
Esprimiamo la nostra più pesante critica nei confronti dell'attuale Sindaco e Giunta di Erba: una vera e propria VERGOGNA!