mercoledì 13 maggio 2026

Strutture d’Acqua: alla scoperta del territorio tra Brenna e Alzate Brianza


Sabato 16 maggio 2026 si terrà un’interessante escursione guidata promossa dagli amici del Circolo Legambiente Cantù – Green Station Brenna-Alzate Brianza, un’iniziativa pensata per valorizzare e far conoscere da vicino il nostro territorio.

L’appuntamento rientra nel ciclo di Itinerari Guidati, percorsi nati per accompagnare cittadini e appassionati alla scoperta di luoghi ricchi di storia, natura e identità. Il tema scelto per questa uscita, “Strutture d’Acqua”, invita a osservare il paesaggio con uno sguardo nuovo, seguendo il filo conduttore dell’acqua: elemento fondamentale che nel tempo ha modellato l’ambiente, influenzato gli insediamenti umani e dato vita a forme e strutture ancora oggi visibili.

Durante la passeggiata, i partecipanti avranno l’opportunità di percorrere sentieri che si ricollegano al Sentiero Pedemonte, attraversando un territorio fortemente caratterizzato dalla presenza di corsi d’acqua. Un contesto naturale affascinante, dove la relazione tra uomo e ambiente si manifesta in modo evidente, raccontando una storia fatta di equilibrio, trasformazioni e adattamenti.

Si tratta di un territorio riconoscibile, dalla forte identità, che continua a sorprendere per la bellezza dei suoi paesaggi e per la complessità delle relazioni che lo attraversano. L’escursione rappresenta quindi non solo un momento di svago, ma anche un’occasione per comprendere meglio le dinamiche che hanno costruito e continuano a definire questi luoghi.

La partecipazione è a iscrizione obbligatoria: tutte le indicazioni per registrarsi sono disponibili tramite il modulo Google accessibile dal QR code presente nella locandina. È inoltre previsto un contributo a sostegno delle attività della Green Station. Per chi lo desidera, sarà possibile organizzare il pranzo o un rinfresco in stazione, segnalando la preferenza nel modulo di iscrizione. Su richiesta, saranno disponibili anche mappe tematiche del percorso.

Seveso 1976–2026: a Bovisio Masciago una mostra per non dimenticare


A cinquant’anni dal disastro dell’Icmesa, la Brianza torna a fare i conti con una delle pagine più drammatiche della sua storia. Dal 16 al 31 maggio, a Villa Erba Odescalchi Scotti, sarà ospitata la mostra “Seveso 1976–2026. La Brianza oltre i veleni”, promossa da Il Giorno.

L’esposizione raccoglie immagini e documenti inediti provenienti dall’archivio storico del quotidiano, offrendo uno sguardo diretto su quanto accadde nel 1976, quando una nube tossica di diossina contaminò il territorio tra Meda e Seveso, segnando profondamente comunità e ambiente.

L’inaugurazione è prevista per sabato 16 maggio alle ore 11.30. Interverranno il sindaco di Bovisio Masciago, Giovanni Sartori, il vicedirettore de Il Giorno Guido Bandera, Bruno Galimberti – già assessore a Seveso nel 1976 – e Amedeo Argiuolo, ex lavoratore Icmesa. L’incontro sarà moderato dalla giornalista Monica Guzzi.

Parco P.A.N.E., un museo a cielo aperto che la Pedemontana rischia di distruggere


Una giornata per riscoprire il territorio, la sua storia e il suo valore ambientale, ma anche per riflettere su ciò che rischia di andare perduto. È questo lo spirito dell’iniziativa promossa dal Comitato Ferma Ecomostro D Breve insieme al Parco Agricolo Nord Est.

Sabato 23 maggio, dalle ore 9.00 alle 17.00, il Parco P.A.N.E. si trasformerà in un vero e proprio percorso esperienziale dal titolo “In viaggio nel tempo – il Parco attraverso la storia”, con visite guidate e attività tematiche aperte a tutti (accesso libero senza iscrizione).

Attraverso cinque percorsi tematici, i partecipanti potranno attraversare diverse epoche storiche, immergendosi in un paesaggio che racconta la relazione tra uomo e ambiente:

  • Epoca glaciale – La geologia, con ritrovo a Vimercate
  • Epoca romana – L’antica via di Trezzo, con partenza da San Rocco
  • Dal 1600 al 1800 – Paesaggi manzoniani, con ritrovo a Ornago
  • Dal 1800 al 1900 – La bachicoltura, con attività informative a Ornago
  • Oggi – L’agricoltura nel Parco, con visite ad aziende locali e percorsi educativi

Il programma si articola nell’arco dell’intera giornata, con attività distribuite tra mattina e pomeriggio e possibilità di partecipare a più momenti, esplorando così le trasformazioni del territorio nel tempo.

L’iniziativa rappresenta non solo un’occasione di conoscenza e partecipazione, ma anche un momento di consapevolezza: il Parco Agricolo Nord Est è infatti un patrimonio ambientale e culturale diffuso, un vero museo a cielo aperto che il progetto della Pedemontana tratta D breve rischia di compromettere in modo irreversibile.

Il progetto nasce grazie alla collaborazione con il Parco, che ha sostenuto e creduto nell’iniziativa, pensata come un dono alle comunità locali e come possibile appuntamento ricorrente negli anni futuri.

Un ringraziamento va a tutte le realtà coinvolte: Associazione Artù, l’architetto Francesco Stucchi, Azienda Agricola Frigerio, Fattoria didattica La Chiave di Sol, il Gruppo di Cammino Bellusco e le Guardie Ecologiche Volontarie del Parco.

Pedemontana B2, bonifica ancora lontana dalla conclusione

Abbiamo ricevuto da Sinistra e Ambiente di Meda un comunicato relativo all’incontro del Tavolo Permanente sulla bonifica da diossina lungo la tratta B2 di Pedemontana, con aggiornamenti sullo stato dei lavori, le criticità emerse e le modalità di gestione degli interventi.
Ne pubblichiamo di seguito ampi stralci per offrire un’informazione il più possibile completa e documentata.



Bonifica da diossina Pedemontana: ritardi, criticità e scarsa trasparenza


Il
 6 maggio 2026 si è tenuto, presso la sede dell’ARPA di Monza, l’incontro del Tavolo Permanente sui lavori della bonifica da diossina sulla tratta B2 di Pedemontana.
La convocazione del tavolo era stata espressamente richiesta dai gruppi ambientalisti e dalle liste civiche che ne fanno parte, per ottenere un aggiornamento sullo stato degli interventi e per evidenziare una situazione di mancata trasparenza e comunicazione in tempo reale da parte di Pedemontana.

Folta la partecipazione: ambientalisti e liste civiche, la società Autostrada Pedemontana Lombarda con il direttore generale Sabato Fusco e lo staff tecnico e della comunicazione, la società Pedelombarda Nuova assegnataria dei lavori, ARPA – Dipartimento Bonifiche (presente anche Perfumi, nuovo responsabile ARPA Monza e Brianza, ora accorpata a Lecco e Sondrio), il coordinatore dei sindaci della tratta B2 nonché sindaco di Cesano Maderno Bocca, il presidente della Provincia di Monza e Brianza e sindaco di Meda Santambrogio, la dott.ssa Bozzi, viceprefetto di MB, e alcuni amministratori.

Sinistra e Ambiente–Impulsi di Meda, Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano, Altra Bovisio, Comitato Ambiente Bovisio e Cittadini per Lentate hanno introdotto l’incontro con una comunicazione che evidenzia l’insoddisfazione per i lunghi tempi di risposta alle proprie richieste e per contenuti informativi ritenuti incompleti.

Nel documento presentato sono state evidenziate:

  • incongruenze nelle tardive risposte ricevute da Autostrada Pedemontana Lombarda (APL), dove alcune aree sorgenti vengono considerate bonificate pur in assenza dei dati di collaudo ARPA;
  • criticità e carenze informative sui piani di smaltimento del terreno contaminato, in particolare per l’utilizzo di impianti di stoccaggio temporaneo (VITER srl di Saronno), senza indicazione della destinazione finale;
  • la prescrizione di ARPA ai laboratori di parte di uniformarsi al metodo di calcolo Medium Bound (leggi qui);
  • il mancato aggiornamento dei dati dei campionatori di polveri e diossina e delle analisi di collaudo sul sito Pedemontana;
  • la situazione precaria del nuovo cantiere di bonifica in prossimità del Bosco delle Querce, con possibili criticità di accessibilità.

Criticità e opacità informative

Il direttore generale Fusco ha ammesso una lacuna nella comunicazione, impegnandosi a fornire in futuro risposte più tempestive.

Secondo Pedemontana, i ritardi nei collaudi sono dovuti anche all’iniziale disallineamento dei laboratori di parte rispetto al metodo di calcolo prescritto da ARPA per la sommatoria di diossine e furani. Tale criticità sarebbe stata superata dopo l’incontro del 26-1-2026, con la rielaborazione dei rapporti di prova.

Esempio di applicazione sulla sommatoria dei congeneri di diossine e furani del criterio Mediumbound.

I nuovi dati risultano in linea con i precedenti: solo 5 casi mostrano valori oltre la CSC, che si aggiungono alle non conformità già rilevate.
ARPA ha confermato la necessità di nuove certificazioni e, per gestire il carico analitico, ha coinvolto laboratori di altre regioni, con conseguente allungamento dei tempi.

Piani di smaltimento

APL e Pedelombarda Nuova hanno utilizzato e probabilmente utilizzeranno ancora VITER srl di Saronno come sito di stoccaggio temporaneo, poiché alcune discariche non sarebbero più disponibili a ricevere terreno contaminato da diossina.

I tecnici hanno precisato che non sempre è possibile conoscere la destinazione finale del rifiuto tramite l’impianto intermedio. APL si è dichiarata disponibile a comunicarla qualora ne venga a conoscenza.

In assenza di tali informazioni, la destinazione finale potrà essere ricostruita solo tramite interlocuzione con la Provincia competente, in questo caso quella di Varese.

Stato della bonifica

Per quanto riguarda i teli di copertura danneggiati dal vento, APL ha dichiarato di essere intervenuta dopo le segnalazioni, riconoscendo tuttavia criticità nella comunicazione.

I dati dei campionatori atmosferici, non ancora pubblicati, indicano valori di diossina compresi tra 2,3 e 5 fg/m³, senza superamenti del limite di 150 fg/m³ anche durante l’evento ventoso.

Permangono però ritardi negli interventi di ripristino su alcune aree minori.

Situazione per lotti

Lotto 1 – Meda

 


Alcune celle non hanno raggiunto gli obiettivi di bonifica (100 ng/kg per uso industriale e 10 ng/kg per uso residenziale). Diverse aree sono ancora in attesa di validazione ARPA o di avvio dei lavori.

Lotti 2 e 2A – Seveso

 


Situazione complessa, con numerose non conformità e molte aree in attesa di completamento del contraddittorio con ARPA.

Lotto 3 con varianti – Cesano Maderno

 


Quadro particolarmente critico, con numerose celle non conformi già dai dati di parte. Il numero potrebbe aumentare con gli esiti ARPA.
Sono inoltre presenti aree ancora da scavare e altre per cui è prevista la sola messa in sicurezza con geotessuto.

Lotti 4, 5 e 6 – Cesano Maderno
 


In generale, risultati parziali e ancora in attesa delle validazioni ARPA per confermare il raggiungimento degli obiettivi di bonifica.

Prosecuzione degli interventi

In caso di esito conforme del contraddittorio tra Pedelombarda Nuova e ARPA, si procederà alla validazione e successiva certificazione di avvenuta bonifica da parte della Provincia.

In presenza di non conformità:

  • sul fondo scavo si procederà con ulteriori rimozioni a step di 20 cm;
  • sulle pareti si interverrà con scavi orizzontali di 50 cm o, se non possibile, con confinamento tramite geotessuto.

Conclusioni

Le associazioni ribadiscono l’importanza di un’informazione completa e verificata, evitando sintesi affrettate o percentuali di “bonifica completata” che non rispecchiano la reale situazione.

Allo stato attuale, la bonifica risulta ancora in itinere, con numerose criticità e la necessità di ulteriori interventi su molte celle.
Inoltre, sono ancora attesi numerosi esiti ARPA necessari per completare il collaudo.

La bonifica appare quindi ben lontana dalla conclusione e richiede un costante monitoraggio, anche sul piano della trasparenza e dell’accesso alle informazioni per la cittadinanza.

1976–2026 | Disastro diossina | 4. L'evacuazione dei residenti, l'arrivo dei militari, la mappatura delle zone contaminate


Nel 2026 ricorre il 50° anniversario del disastro della diossina dell’ICMESA di Meda, una ferita ancora aperta nella storia ambientale, sociale e sanitaria della Brianza.

Il 10 luglio 1976 una nube tossica contenente TCDD (diossina) si diffuse su Seveso, Meda e nei comuni limitrofi, segnando per sempre il territorio e la vita di migliaia di persone.

Quel disastro non fu però un evento improvviso né imprevedibile. Fu il punto di arrivo di oltre trent’anni di inquinamenti, omissioni, controlli insufficienti e scelte industriali compiute in spregio alla salute pubblica.
Ricostruire ciò che accadde prima del 1976 è quindi essenziale per comprendere davvero il significato di quella tragedia.

Con questa serie di pubblicazioni, Brianza Centrale avvia un percorso di memoria storica e civile, riprendendo e condividendo il lavoro di Sinistra e Ambiente di Meda, basato sulla ricerca documentale dello storico sevesino Massimiliano Fratter (Seveso. Memorie da sotto il Bosco, Ed. Auditorium, 2006), parte del progetto Ponte della Memoria.

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Quarta Puntata
L'evacuazione dei residenti, l'arrivo dei militari, la mappatura delle zone contaminate.
a cura di Sinistra e Ambiente, Meda


Una nuova puntata sul disastro Diossina dell'ICMESA di Meda, fabbrica del gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche.

Una puntata che è parte dell'impegno e del lavoro di ricerca di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda basato su documenti e testi in suo possesso per ricostruire gli eventi affinchè si rinnovi, senza annacquarla, la Memoria di un disastro colpevole che ha segnato la collettività.

LA PRIMA DEFINIZIONE DELLE AREE PIÙ CONTAMINATE,  
LA DECISIONE DI EVACUARE LA POPOLAZIONE, L'ARRIVO DEI MILITARI.
 
Il 23 luglio 1976, dopo una riunione a Lugano, sulla base dei risultati delle analisi chimiche per definire le concentrazioni e la tipologia dei contaminanti ricaduti sul territorio circostante la fabbrica ICMESA e tenendo in considerazione anche i rapporti relativi ad altri incidenti avvenuti precedentemente in Inghilterra e in Germania, (ne abbiamo scritto qui) i responsabili dell'Icmesa, d'accordo con il Dottor Vaterlaus, responsabile dei laboratori di ricerca Givaudan, presentarono all'ufficiale sanitario le loro conclusioni e raccomandazioni, e, anche in questo caso, CERCARONO DI MINIMIZZARE scrivendo di quantità di esposizione inferiore a quelle di altri incidenti e di sintomi clinici moderati sempre rispetto a quelli di altri incidenti.
Suggerirono comunque, per evitare contatti con le sostanze tossiche fuoriuscite e favorire la decontaminazione, di procedere con l'evacuazione temporanea della zona interessata assicurando un rigoroso controllo per evitare il consumo di prodotti vegetali e mantenendo un programma di sorveglianza sanitaria.
 
 
Il 24 luglio, quattordici giorni dopo la fuoriuscita della nube tossica, la verifica incrociata delle analisi chimiche effettuate dalle strutture sanitarie italiane con quelle dei laboratori Givaudan, confermò una alta concentrazione di Diossina TCDD in un'area dalla fabbrica verso sud con una superficie di circa 15 ettari e una profondità di circa 750 metri. 
Sempre il 24 luglio con due rispettive ordinanze, i comuni di Seveso e Meda imposero, entro il successivo lunedì 26 luglio, l'evacuazione degli abitanti rientranti in quella che venne classificata come "zona A", la più contaminata e con un'estensione iniziale di circa 15 ettari, poi espansa a più riprese
I sindaci di Seveso Francesco Rocca e di Meda Fabrizio Malgrati vietarono altresì di asportare dalle abitazioni arredamenti e oggetti di qualsiasi genere e di portare con sé animali da cortile alla cui alimentazione avrebbe provveduto il personale degli uffici veterinari.
Oltre ad evacuare la popolazione, si decise di recintare la zona e vietarne l´accesso. 

 
Il 26 luglio 1976 per delimitare e isolare la Zona A, arrivò l'Esercito.
I militari, inizialmente senza particolari dispositivi di protezione individuale, stesero il filo spinato posizionando i cavalli di frisia per sbarrare l'accesso alle strade. 
Rimasero anche a presidiare stabilmente e a sorvegliare con ronde armate per evitare che le persone evacuate tentassero di rientrare o che materiali contaminati venissero trafugati.

L'EVACUAZIONE DEI RESIDENTI
 
 
La prima evacuazione coinvolse 213 persone (176 di Seveso e 37 di Meda) che vennero alloggiate nell'allora residence Leonardo da Vinci di Bruzzano e al motel Agip di Assago.
L´Amministrazione Comunale versò ad ogni capo-famiglia la somma di L. 100.000 e L. 50.000 per ogni familiare a carico.
La Regione diede loro dei buoni benzina per andare al lavoro e un'assicurazione contro i furti per le case abbandonate.
L'Icmesa mise a disposizione 100 milioni di lire "per alleviare i disagi della popolazione"
Nell'immediato, per l'aggravarsi della situazione, il Comune di Seveso evacuò altre 19 persone, di cui 3 bambini, inviati presso la colonia medico-psico-pedagogica di Cannobbio.
Dopo il primo nucleo si rese subito necessario provvedere ad un'ulteriore evacuazione di 114 famiglie, corrispondenti a 398 persone, di cui 86 bambini poichè i risultati di altre analisi chimiche avevano ampliato la Zona "A", la cui profondità fu portata a circa 1600 metri.
A questo primo ampliamento ne seguì un altro con un aumento della profondità a 2200 metri e conseguente altra evacuazione. 

 
Complessivamente furono allontanate 736 persone (676 di Seveso e 60 di Meda) per un totale di 204 famiglie e la zona evacuata e recintata interessò una superficie di 108 ettari, con uno sviluppo perimetrale di 6 chilometri. 
Tra gli sfollati, soltanto quelli delle sub-zone A6 e A7, pari al 67% del totale, poterono tornare alle loro abitazioni alla fine del 1977 mentre 41 famiglie pari a circa 200 persone delle sub-zone da A1 ad A5, non tornarono nelle loro case d'origine perchè queste vennero abbattute e le abitazioni ricostruite altrove negli anni seguenti.
Rispetto alla effettiva localizzazione dei luoghi dove si erano depositati i composti tossici e alle aree sgomberate, venne deciso di applicare un criterio "ponderato" poichè si scelse di evacuare solo i nuclei a più elevato rischio, optando per il mantenimento in loco della popolazione dove l'inquinamento risultava inferiore a quello registrato nella zona A, esponendola comunque al rischio di entrare in contatto con la diossina. 
Addirittura l'intero nucleo delle "case Fanfani" a Seveso, sulla linea di demarcazione della zona A, non venne evacuato.
Una azienda agricola, 37 imprese artigiane, 10 esercizi commerciali e 3 industrie furono costrette a sospendere l´attività per un totale di 252 addetti. 
 
LA MAPPATURA DELLE AREE CONTAMINATE
 
Sulla base degli effetti tossici iniziali, della direzione prevalente del vento e delle analisi chimiche preliminari, nell'immediatezza e nei mesi successivi alla fuoriuscita degli inquinanti fu definita una prima mappa del territorio dove sì erano depositate le sostanze tossiche, suddividendo l'area colpita in tre zone, A, B, R, con grado di contaminazione del suolo decrescente.
 

 

I comuni che risultarono ricadere nella mappatura furono Meda, Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio, ma quello che subì gli effetti più gravi fu, senza alcun dubbio, Seveso.
Le analisi chimiche allora effettuate applicarono la metodologia di campionatura con l'estrazione di una "carota" di 7x7 cm di terreno, riportandone la concentrazione di diossina misurata a valori espressi in µg (microgrammi) su m2 (metro quadro) - µg/m2. 
La misurazione del deposito sullo strato superficiale del terreno si modificherà nel corso del tempo con lo sprofondamento del tossico laddove risulterà protetto dalla degradazione per effetto della luce, fattore rilevato nelle campagne del 1976, 1977 e 1979 salvo poi a volte riapparire in superficie per i ribaltamenti del terreno causati da arature programmate. 

 

 
Nella zona A, suddivisa in sottozone A1, A2, A3, A4, A5, A6, A7 e inizialmente anche con A8 a est della superstrada Milano-Meda, poi entrata a far parte della zona B,  i valori di contaminazione andavano da un minimo di 17,09 µg/m2 fino ad un massimo di 1227,91 µg/m2.  
Le sub-zone A6 e A7 furono successivamente declassate e aggregate alla "zona B".
 
 
 
 
Nella zona B le concentrazioni di diossina avevano valori tra un minimo di 5 µg/m2 e un massimo di 50 µg/m2.
La zona R registrava valori da un minimo di 0,75 µg/m2 e un massimo di 5 µg/m2.
I confini tra zona A e B erano fissati al limite dei 50 µg/m2 e tra B ed R al limite dei 5 µg/m2.
All'interno della zona B erano comunque presenti punti con valori più alti e disomogenei, assimilabili ad alcuni trovati nella zona A così per la zona R v'erano risultati analitici sparsi prossimi ai valori riscontrati nella zona B.
Secondo l'ufficialità, il quantitativo di Diossina TCDD dispersa, fu compresa tra 0,5-5 kg ma da stime successive si ipotizzò un quantitativo distribuito sul territorio di 5/8 volte superiore alle indicazioni ufficiali, comunque attorno ai 30 kg se non oltre.
 

I LIMITI DELLA MAPPATURA 
 
La rigidità con cui vennero mappate le zone contaminate si scontrò con delle evidenze macroscopiche che costituirono degli ostacoli per i gestori dell'emergenza su cui vennero attuate scelte dubbie o non condivisibili.
Di un'area densamente popolata di Seveso cui non fu applicata lo stesso approcio cautelativo dell'evacuazione abbiamo già scritto.

 
Anche l'attuale superstrada Milano-Meda, pressochè al centro della mappatura della contaminazione e allocata tra la zona A, la zona B e la R, per evidenti fattori economici e di collegamento non venne chiusa, diventando un asse di trasporto della diossina, movimentata dal passaggio degli automezzi.
Solo un blando avviso evidenziava la precauzione di tenere i finestrini chiusi a chi lì transitava.
 

LE MAPPE BIOLOGICHE
 
Uno degli elementi che non venne preso in adeguata considerazione fu quello dell'interpolazione delle mappe per valutare sia il livello di contaminazione chimica sia la moria di animali nonchè i casi di cloracne/dermolesioni.
Gli indicatori biologici di esposizione al tossico, avrebbero dovuto essere correlati con le mappe chimiche al fine di individuare gruppi di popolazione omogenea per rischio e consentire ulteriori analisi chimiche d'approfondimento.
Fu questa un'osservazione avanzata dagli appartenenti al Comitato Tecnico Scientifico Popolare, (di cui scriveremo ancora prossimamente) organismo di base che vedeva la collaborazione tra strutture sindacali (consiglio di Fabbrica ICMESA compreso), tecnici, chimici, medici, studiosi e attivisti, la cui espressione era riportata anche dalla rivista SAPERE, diretta da Giulio Maccaccaro, purtroppo deceduto il 15-1-1977.
 

 
Continua.
 
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martedì 12 maggio 2026

Nel Bosco delle Querce, a 50 anni da Seveso: escursione tra memoria e natura


Domenica 17 maggio 2026 il Gruppo Naturalistico della Brianza propone un’escursione aperta anche ai non soci nel Bosco delle Querce, in occasione dei 50 anni dal disastro dell’ICMESA di Meda.

L’iniziativa rappresenta un momento di riflessione e conoscenza su uno dei più gravi incidenti ambientali italiani: nel 1976 una nube tossica contaminò il territorio, portando all’evacuazione della popolazione nella cosiddetta “zona A”, poi sottoposta a bonifica. Proprio su quell’area, dieci anni più tardi, è nato il parco del Bosco delle Querce, simbolo di recupero ambientale e memoria collettiva.

Il ritrovo è previsto alle ore 9.45 presso il parcheggio di Viale Redipuglia, vicino al cimitero di Seveso. Il percorso, semplice e pianeggiante, si svolge tra strade asfaltate e tratti sterrati ed è adatto a tutti; si consiglia l’uso di scarpe comode. È previsto pranzo al sacco.

Nel pomeriggio, per chi lo desidera, sarà possibile partecipare anche all’assemblea del Gruppo Naturalistico della Brianza, in programma presso la sede del CAI di Seveso.

Prenotazione raccomandata entro martedì 12 maggio alla Segreteria Soci: Lena Cavallo cell. 348.8837134 (dalle 18 alle 20 da lunedì a venerdì); soci@grupponaturalisticobrianza.it.

venerdì 8 maggio 2026

Salviamo l’ultima area verde di Bovisio Masciago: una scelta che riguarda tutti


Le associazioni Comunità Laudato Sì Bovisio Masciago, Altra Città Bovisio Masciago ODV e Legambiente Seregno APS hanno avviato una petizione per difendere l’ultima grande area verde ancora integra tra Bovisio Masciago e Desio. Si tratta di uno spazio prezioso, inserito nel Parco Locale di Interesse Sovracomunale GruBrìa, che rappresenta uno degli ultimi corridoi ecologici tra il Parco delle Groane e il Parco della Valle del Lambro.

Oggi quest’area è minacciata da un progetto di impianto fotovoltaico a terra di grandi dimensioni (8 MW su circa 100.000 mq), previsto proprio su suolo agricolo e naturale ancora integro.

Nel cuore della Brianza ovest, tra le aree più urbanizzate d’Italia, la trasformazione di questo spazio non è una scelta marginale. Significa intervenire sull’ultima porzione di territorio libero, con effetti irreversibili sul paesaggio e sull’equilibrio ambientale.

L’area interessata svolge oggi un ruolo fondamentale per la continuità ecologica e la qualità ambientale del territorio.

In un contesto già fortemente cementificato e infrastrutturato, anche la presenza di suolo agricolo residuo ha un valore essenziale. Quest’area contribuisce a:

  • ridurre le temperature locali;
  • migliorare la gestione delle acque meteoriche;
  • contrastare l’inquinamento atmosferico;
  • offrire spazi di benessere psicofisico alla popolazione.

La sua perdita comporterebbe un peggioramento concreto della vivibilità, con maggiore esposizione a caldo estremo e minore resilienza climatica.

Il tema non è l’energia rinnovabile, che è necessaria, ma la sua collocazione. La transizione energetica deve avvenire senza consumare suolo agricolo ancora integro, quando esistono alternative più sostenibili come coperture di edifici, aree dismesse o superfici già impermeabilizzate.

L’area ricade all’interno di un parco locale sottoposto a vincoli ambientali e paesaggistici. Il Consiglio Regionale della Lombardia ha più volte richiamato la necessità di evitare impianti fotovoltaici in aree protette e agricole di pregio.

Nel procedimento emergono inoltre elementi critici:

  • parere negativo del Parco GruBrìa;
  • assenza di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA);
  • mancanza di una reale analisi delle alternative localizzative.

Quell’area potrebbe invece diventare un grande parco agricolo e forestale, uno spazio pubblico per sport, socialità e salute, un vero polmone verde per la comunità.

Esempi già esistenti dimostrano che questa strada è possibile: il Parco della Porada, il Bosco delle Querce e il Lago Nord mostrano come la tutela del verde possa migliorare concretamente la qualità della vita.

Difendere questo spazio non significa opporsi al progresso, ma orientarlo in modo più equilibrato. Le energie rinnovabili devono essere sviluppate, ma senza sacrificare le ultime aree naturali disponibili.

Le richieste avanzate sono chiare:

  • sospendere l’iter autorizzativo;
  • valutare alternative localizzative reali;
  • escludere l’impianto dal PLIS GruBrìa;
  • privilegiare aree già urbanizzate o dismesse;
  • tutelare il territorio anche in funzione della salute pubblica.

La petizione è aperta a tutti coloro che credono in un futuro più vivibile per il territorio.

Firma la petizione su Change.org