venerdì 17 aprile 2026

Pedemontana, caos senza preavviso: le prescrizioni CIPE non sono un optional


Negli ultimi giorni, a Lissone, si è materializzato quello che molti cittadini temevano da tempo: un primo assaggio concreto dei disagi legati ai lavori della Pedemontana. Code interminabili, viabilità paralizzata e una sensazione diffusa di disorganizzazione e mancanza di rispetto verso chi vive quotidianamente il territorio.

Le segnalazioni arrivate dai residenti parlano chiaro. Via Santa Margherita completamente bloccata, senso unico alternato attivato senza preavviso, impossibilità per molti di uscire di casa negli orari di punta. “Stamattina non si esce da Santa Margherita”, scrive qualcuno. E ancora: “Anche da Bareggia stessa coda ferma”. Parole che restituiscono un disagio reale, concreto, che incide sulla vita quotidiana delle persone.


Ciò che più colpisce, tuttavia, non è solo il disagio in sé - inevitabile quando si affrontano opere di questa portata - ma il modo in cui questo disagio viene gestito, o meglio, non gestito. Durante una recente commissione urbanistica, alla presenza del sindaco, degli assessori competenti e dei dirigenti, non è stata fatta alcuna comunicazione preventiva rispetto ai lavori che avrebbero impattato pesantemente sulla viabilità il giorno successivo. Eppure, come emerge da documenti ufficiali pubblicati sull’albo pretorio, l’occupazione del suolo pubblico era già stata autorizzata.

È difficile credere che nessuno fosse a conoscenza di quanto sarebbe accaduto. Ed è ancora più difficile accettare che nessuno abbia ritenuto necessario informare tempestivamente i cittadini.


La risposta fornita dal Comune tramite l’app Municipium, che parla di “modifiche temporanee alla circolazione” e di “inevitabile disagio”, appare insufficiente e, per certi versi, distante dalla realtà vissuta. Perché qui non si tratta semplicemente di un disagio inevitabile, ma di un disagio aggravato dalla mancanza di comunicazione e pianificazione condivisa.

È importante chiarire un punto fondamentale: le prescrizioni del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) riguardano direttamente i lavori della Pedemontana. Non sono indicazioni astratte, ma condizioni vincolanti poste proprio per la realizzazione di questa infrastruttura.

Nel Supplemento ordinario n. 34 alla Gazzetta Ufficiale del 18 febbraio 2010, sono stabiliti obblighi precisi che devono essere rispettati durante la cantierizzazione della Pedemontana. Tra questi:

  • Prescrizione n. 135: deve essere garantita un’adeguata informazione alla popolazione interessata riguardo allo svolgimento, alla tempistica e alla durata delle attività di cantiere.
  • Raccomandazione n. 17: devono essere predisposti piani dettagliati di circolazione dei mezzi d’opera, con indicazione di percorsi, orari, volumi di traffico e misure di mitigazione.
  • Prescrizione n. 159: devono essere adottate misure per il contenimento dell’inquinamento atmosferico durante i lavori.
  • Prescrizione n. 162: devono essere previsti piani di emergenza chiari e comunicati, soprattutto in contesti urbani sensibili.

Non si tratta quindi di buone pratiche facoltative, ma di obblighi specifici legati a quest’opera.


Vogliamo essere chiari: siamo contrari alla realizzazione della Pedemontana, per le sue ricadute ambientali, territoriali e sociali. Tuttavia, quanto sta accadendo in questi giorni pone un tema che va oltre questa posizione. Qui non si tratta, in questo caso, di essere “contro” o “a favore” dell’opera. Si tratta di pretendere il rispetto delle regole, delle prescrizioni e dei diritti dei cittadini. Anche chi sostiene l’infrastruttura dovrebbe chiedere che venga realizzata nel rispetto delle norme e con la massima trasparenza. Perché il diritto all’informazione, alla sicurezza e alla vivibilità del proprio territorio non può essere sacrificato o gestito con superficialità.

Quello che si è visto in questi giorni a Lissone e Bareggia rischia di essere solo un piccolo anticipo di ciò che accadrà nei prossimi mesi e anni. E proprio per questo è fondamentale intervenire subito, correggere il metodo e ristabilire un rapporto di fiducia con la cittadinanza.

Informare non è un favore. È un obbligo preciso. E ignorarlo significa alimentare non solo il disagio, ma anche la rabbia e la sfiducia di un’intera comunità.

giovedì 16 aprile 2026

Circolo Ambiente: “Vasca di laminazione sul Gandaloglio, il Parco conferma le criticità ambientali”


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”


Dopo le nostre segnalazioni, come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, sui lavori per la realizzazione della vasca di laminazione per il torrente Gandaloglio, in corso a Oggiono, il Parco Valle Lambro ci ha risposto, riconoscendo almeno in parte la fondatezza delle nostre preoccupazioni di carattere ambientale.

Cominciamo dalla segnalazione relativa all’utilizzo di macerie edili depositate sul fondo delle piste di cantiere, tra cui sono presenti anche frammenti di plastica.
La risposta inviataci dal Parco Valle Lambro conferma pienamente le nostre preoccupazioni, ma al tempo stesso ci lascia fortemente perplessi. Scrive infatti il Parco: “L’impresa appaltante ha fornito le certificazioni relative al materiale riciclato utilizzato, che risultano conformi alle norme vigenti. [...] La Direzione Lavori ha effettuato alcune verifiche a seguito della segnalazione ed ha chiesto all’appaltatore di recuperare, al termine di ogni giornata lavorativa, oggetti o parti di oggetti in plastica o metallo eventualmente presenti e visibili sulla superficie per smaltirli separatamente”.


In pratica, il Parco ammette che, nonostante le certificazioni (almeno sulla carta), tra le macerie possono essere effettivamente presenti pezzi di plastica. Sarebbe stato opportuno evitare l’utilizzo di tali materiali, vista la delicatezza naturalistica dell’area.

Un’altra nostra richiesta riguardava le valutazioni e gli accorgimenti adottati in relazione alla presenza delle aree umide e della garzaia, in cui nidificano diverse specie di uccelli, tra cui aironi bianchi maggiori e cenerini.
Il Parco Valle Lambro ha risposto che le valutazioni richieste sono contenute nello Studio di Impatto Ambientale a firma dell’architetto Moris Lorenzi.

Nello studio si evidenzia come l’area della Poncia sia caratterizzata dalla presenza di ambienti umidi di elevato interesse naturalistico, con vegetazione acquatica e ripariale ben sviluppata, che svolgono un ruolo fondamentale come area di rifugio, alimentazione e sosta per l’avifauna, in particolare per le specie migratrici. La presenza di canneti e superfici temporaneamente allagate contribuisce inoltre ad accrescere la biodiversità complessiva, rendendo l’area particolarmente sensibile alle pressioni antropiche.

Lo stesso studio individua tra le componenti più vulnerabili la vegetazione acquatica e palustre e l’avifauna acquatica e migratoria, che utilizza l’area per nidificazione, sosta e alimentazione. Per quanto riguarda la valutazione complessiva degli impatti, viene sottolineato come la sensibilità dell’area resti elevata, rendendo necessaria un’attenta gestione delle attività.

Di conseguenza, lo studio prevede precise misure di mitigazione e tutela, tra cui il mantenimento di adeguate fasce di rispetto rispetto alle aree umide e ai canneti, nonché la limitazione delle attività di cantiere nei periodi di nidificazione e migrazione dell’avifauna.

Anche in questo caso, dunque, il Parco - tramite lo Studio di Impatto Ambientale - conferma le nostre forti preoccupazioni: l’area della Poncia è una delle più delicate dal punto di vista ecologico, per la presenza di habitat umidi frequentati da numerose specie tutelate di uccelli migratori.

Nonostante quanto riportato nello studio, dalle nostre verifiche risulta che i lavori di realizzazione delle piste di cantiere per la vasca di laminazione siano proseguiti anche nel periodo compreso tra gennaio e marzo, ovvero in una fase che coincide con la nidificazione di molte specie. Perché il Parco non ha previsto l’interruzione delle attività in un periodo così delicato?

In definitiva, ribadiamo che, come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, il progetto della vasca di laminazione sul Gandaloglio non ci convince, né sotto il profilo dell’efficacia idraulica né per quanto riguarda l’impatto ambientale sulle aree umide di rilevanza ecologica.
Resta quindi il nostro giudizio: un progetto inutile e dannoso.

Laghetto San Carlo di Seregno: equilibrio naturale e impegno condiviso per la sua tutela


Negli ultimi giorni, sulla pagina Facebook del Comune di Seregno è apparso un comunicato che richiama l’attenzione su uno dei luoghi più preziosi dal punto di vista ambientale del territorio: il Laghetto San Carlo. Un piccolo ecosistema urbano che, nel tempo, si è rivelato un vero e proprio presidio di biodiversità, capace di ospitare numerose specie vegetali e animali e di offrire opportunità di osservazione naturalistica e di educazione ambientale.

Il Comune ha voluto rassicurare i cittadini in merito al recente abbassamento del livello dell’acqua, sottolineando come si tratti di un fenomeno naturale, legato principalmente all’andamento delle precipitazioni e alle dinamiche stagionali. Ambienti umidi di questo tipo sono infatti caratterizzati da equilibri variabili, ai quali le specie presenti risultano adattate. Intervenire artificialmente per mantenere costante il livello idrico - ad esempio tramite l’immissione di acqua dall’acquedotto - rappresenta una soluzione da adottare solo in casi eccezionali, per evitare alterazioni dovute alla presenza di cloro e ad altri fattori che potrebbero compromettere l’ecosistema.

Accanto alle valutazioni attualmente in corso, portate avanti con il supporto dei tecnici del Parco GruBrìa, è importante ricordare che il Laghetto San Carlo non è mai stato lasciato a sé stesso. Da anni, infatti, è oggetto di un monitoraggio costante grazie all’impegno dei volontari di Legambiente e WWF, che hanno contribuito a raccogliere dati, osservazioni e a mantenere alta l’attenzione sul suo stato di salute.

A questo lavoro si è aggiunto più recentemente anche il contributo del Comitato di Quartiere, che si è reso disponibile a collaborare nelle attività di controllo e tutela, rafforzando così una rete di cittadinanza attiva sempre più fondamentale per la salvaguardia dei beni comuni.

Non meno rilevante è l’opera di sensibilizzazione culturale portata avanti dal Circolo culturale “Seregn de la memoria”, che negli anni ha organizzato visite guidate e momenti divulgativi, avvicinando cittadini alla conoscenza del laghetto e della sua storia. Un lavoro prezioso, perché la tutela dell’ambiente passa anche, e soprattutto, dalla consapevolezza.

Un punto di riferimento importante è inoltre il blog “Laghetto di San Carlo - Seregno”, che con osservazioni puntuali e costanti documenta la vita dell’area: censimenti delle specie vegetali e faunistiche, aggiornamenti sullo stato dei luoghi e una ricca documentazione fotografica che restituisce, stagione dopo stagione, l’evoluzione di questo ecosistema.

In questo contesto, il coinvolgimento dei tecnici del Parco rappresenta un ulteriore elemento positivo, capace di integrare competenze scientifiche e conoscenza del territorio con il lavoro, spesso silenzioso ma fondamentale, dei volontari.

Il messaggio che emerge è chiaro: la tutela del Laghetto San Carlo è il risultato di un impegno collettivo. Le istituzioni, le associazioni e i cittadini possono, e devono, lavorare insieme per preservare questo spazio naturale.

Le attività di volontariato restano non solo benvenute, ma indispensabili. Chi desidera contribuire concretamente può mettersi in contatto con il Comitato di Quartiere o con le associazioni ambientaliste attive sul territorio. Rimboccarsi le maniche, in questo caso, significa prendersi cura di un patrimonio comune che appartiene a tutta la comunità.

Meda, Seregno e la rotatoria dell’incertezza: opera finita, ma i conti con Pedemontana restano aperti

La rotatoria Einaudi / Wagner vista dall'alto. Immagine tratta dalla pagina Facebook del Comune di Seregno.

La rotatoria tra via Wagner e via Einaudi, al confine tra Meda e Seregno, è ormai realtà. Un intervento atteso, motivato da esigenze di sicurezza stradale e già testato in forma sperimentale negli anni passati. Eppure, dietro un’opera apparentemente lineare, emergono interrogativi tutt’altro che secondari: quanto è costata davvero? E soprattutto, chi la pagherà alla fine?

Le informazioni disponibili arrivano da una risposta ufficiale fornita dal sindaco di Meda a un’interrogazione presentata dal consigliere di minoranza Proserpio, che ha chiesto chiarimenti su costi, accordi e garanzie legate all’opera.

Stralcio della risposta del Sindaco di Meda 

Dai documenti emerge che il costo complessivo dell’intervento è stato stimato in 500.000 euro, suddiviso tra lavori (circa 350mila euro) e somme a disposizione, tra cui IVA, spese tecniche, espropri e imprevisti. Si tratta però, almeno formalmente, ancora di una stima progettuale. Non è stato infatti reso noto un vero e proprio consuntivo finale dettagliato, che permetta di capire con precisione quanto sia stato effettivamente speso.

Nel frattempo, il Comune di Meda ha già versato la propria quota: 250.000 euro. Analogo impegno è stato sostenuto da Seregno, ente capofila dell’intervento.

Stralcio della risposta del Sindaco di Meda

Il punto più delicato riguarda però il finanziamento reale dell’opera. La rotatoria rientra tra le opere connesse alla realizzazione dell’Autostrada Pedemontana Lombarda e, in teoria, dovrebbe essere a carico della concessionaria. Tuttavia, di fronte ai tempi incerti di completamento dell’infrastruttura, i due Comuni hanno deciso di procedere autonomamente, anticipando le risorse necessarie, con l’intenzione di chiederne successivamente il rimborso.

Il protocollo d'intesa firmato nel novembre 2023

È proprio su questo passaggio che si concentrano i principali elementi di criticità. Dalla documentazione richiamata nella risposta del sindaco non risulta infatti l’esistenza di un accordo formale preventivo con la concessionaria che garantisca il riconoscimento delle spese, i tempi di rimborso o l’integrale copertura dei costi. In sostanza, i Comuni hanno agito “in via sostitutiva”, anticipando fondi pubblici senza una cornice contrattuale definita con il soggetto che dovrebbe sostenere l’onere finale.

La questione del rimborso, peraltro, non emerge oggi per la prima volta. Già nella Commissione consiliare Lavori Pubblici del Comune di Seregno del dicembre 2022, l'assessore Borgonovo aveva affermato che, una volta realizzata l’opera, si sarebbe proceduto a chiedere a Pedemontana il rimborso delle somme anticipate oppure la realizzazione di opere compensative di pari valore. A distanza di tempo, però, non risultano ancora atti formali che definiscano in modo chiaro tempi, modalità e garanzie di questo passaggio.

Stralcio Verbale della Commissione LL.PP. Seregno, 16/12/2022

Ad oggi, sempre secondo quanto riportato nella risposta all’interrogazione, sono in corso le operazioni di collaudo. Solo al termine di questa fase verrà presentata la richiesta ufficiale di rimborso. È stato riferito che la concessionaria è già stata informata a più riprese, ma questo non equivale a un impegno vincolante.

La questione, a questo punto, diventa inevitabile: cosa succede se Pedemontana non rimborsa, o lo fa solo parzialmente? Non si tratta di un’ipotesi astratta. Il rimborso potrebbe essere ritardato, ridotto oppure riconosciuto in forme diverse, ad esempio attraverso opere compensative. In tutti questi casi, il rischio ricadrebbe direttamente sui bilanci comunali, cioè sulle risorse pubbliche già impegnate.

Nessuno mette in dubbio l’utilità della rotatoria, soprattutto in termini di sicurezza e fluidità del traffico. La scelta di intervenire può essere letta come una risposta concreta a un bisogno reale del territorio. Tuttavia, il tema della gestione economica resta aperto e merita attenzione. Anticipare risorse pubbliche senza garanzie formali solide rappresenta una scelta che espone a margini di incertezza che non possono essere ignorati.

La partita, di fatto, non è chiusa. Con l’opera ormai completata, il passaggio decisivo sarà la richiesta di rimborso e la risposta della concessionaria. Solo allora si potrà capire se l’intervento si chiuderà senza conseguenze per le casse comunali oppure se la rotatoria rischia di trasformarsi, almeno in parte, in un costo definitivo per i cittadini.

mercoledì 15 aprile 2026

Metrotranvia Milano–Seregno: tra divisioni istituzionali e la pressione dei territori per andare avanti

Il deposito della metrotranvia al confine tra Seregno e Desio

La metrotranvia Milano–Seregno si trova oggi in una fase delicatissima, sospesa tra la necessità di andare avanti e le difficoltà concrete nel farlo. I cantieri sono aperti, le risorse non bastano e le istituzioni coinvolte faticano a trovare una linea comune. Eppure, proprio mentre lo scontro politico si intensifica, dai territori emerge una richiesta sempre più chiara: evitare a tutti i costi che l’opera resti incompiuta.

Via Platone a Seregno

A rendere evidente questa tensione è anche la posizione di Simone Cairo, sindaco di Bresso, che ha scelto un approccio diretto e pragmatico. Cairo chiede innanzitutto chiarezza sulle responsabilità e sui numeri, indicando nella Città Metropolitana di Milano il soggetto che deve farsi carico delle decisioni. Non esclude il coinvolgimento del Governo, ma solo per una parte specifica degli extracosti, legata a modifiche normative intervenute in corso d’opera. Per il resto, la sua posizione è netta: non si può procedere senza copertura finanziaria, e se le risorse non ci sono, bisogna avere il coraggio di ridimensionare il progetto o persino fermarlo, pur di evitare anni di cantieri bloccati.

Il percorso della metrotranvia

Questa impostazione si inserisce però in un quadro più ampio e tutt’altro che coeso. La Città Metropolitana di Milano continua a difendere la centralità dell’opera, puntando su una collaborazione tra enti e su un possibile riavvicinamento al Governo per ottenere nuove risorse. Dall’altra parte, la Regione Lombardia mantiene una linea più rigida, sostenendo che i finanziamenti già stanziati siano sufficienti e che eventuali extracosti debbano essere coperti internamente, senza ulteriori richieste allo Stato.

In questo intreccio di responsabilità e posizioni divergenti, il rischio è che il confronto resti bloccato proprio mentre i cantieri avanzano a rilento. Ed è qui che entra in gioco un elemento spesso decisivo in queste vicende: la realtà fisica dei lavori già avviati.

Il deposito realizzato nel Parco GruBrìa

Nei comuni della Brianza più a nord, come Seregno, Desio e Nova Milanese, la posizione appare infatti più compatta e orientata alla prosecuzione dell’opera. Qui il tema non è solo politico o finanziario, ma anche e soprattutto concreto. Un esempio emblematico è il deposito della metrotranvia, già parzialmente realizzato al confine tra Seregno e Desio, all’interno di un’area di valore ambientale. Quella struttura, oggi incompleta, è già percepita come un elemento di forte impatto sul territorio. Lasciarla così, senza completare l’infrastruttura a cui è destinata, significherebbe trasformarla definitivamente in un “ecomostro”, con un danno evidente sia dal punto di vista paesaggistico sia per la credibilità delle istituzioni.

È proprio questa situazione a rendere, per molti amministratori locali, l’ipotesi di uno stop totale difficilmente sostenibile. Se da un lato c’è la preoccupazione, espressa da Cairo, di evitare cantieri infiniti e senza prospettiva, dall’altro cresce la consapevolezza che tornare indietro, a questo punto, avrebbe costi – economici e politici – forse ancora più alti.


Il risultato è una frattura che non è tanto sull’obiettivo finale, quanto sul percorso per arrivarci. Tutti, almeno formalmente, continuano a dire di voler completare la metrotranvia. Ma divergono profondamente sulle responsabilità, sulle risorse e sulle priorità. Da una parte c’è chi spinge per una soluzione immediata e sostenibile, anche a costo di ridimensionare l’opera. Dall’altra chi insiste sulla necessità di preservarne l’integrità, cercando nuove risorse e mantenendo una visione più ampia.

In mezzo, ci sono i territori e i cantieri già aperti, che rendono ogni scelta più urgente e più difficile. Perché più passa il tempo, più aumenta il rischio che la situazione degeneri in uno scenario che tutti dicono di voler evitare: strade compromesse, opere incompiute e un’infrastruttura che resta sulla carta.

È probabile che la soluzione, se arriverà, sarà un compromesso. Una rimodulazione del progetto che consenta di salvare almeno le parti più avanzate e strategiche, contenendo i costi entro limiti sostenibili. Non sarà una vittoria piena per nessuno, ma potrebbe essere l’unico modo per evitare che la metrotranvia Milano–Seregno diventi l’ennesimo simbolo di un’opera pubblica mai davvero conclusa.

martedì 14 aprile 2026

Natura, storia e impegno sociale: un percorso a Caslino d’Erba


Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” organizza per domenica 19 aprile una camminata guidata alla scoperta del territorio di Caslino d'Erba e delle sue ricchezze naturalistiche, agricole e storico-culturali.

Come raccontano gli organizzatori Raffaella Rusconi e Pier Mariani del Circolo Ambiente Ilaria Alpi, il percorso è pensato per valorizzare luoghi significativi del territorio: “Caslino d'Erba offre molti spunti interessanti per la visita guidata che abbiamo organizzato per il 19 aprile. Dopo la partenza dalla stazione di Asso, visiteremo l’area agricola e le marcite di Scarenna, al confine tra Canzo, Asso e Caslino d’Erba. Attraverseremo poi il terreno confiscato alla criminalità, su cui il nostro Circolo aveva presentato un progetto di agricoltura sociale. Sono previste inoltre le visite al Santuario della Madonna di San Calocero e all’Oratorio di San Gregorio. Infine, dopo il pranzo al sacco, concluderemo con la visita a Palazzo Pecori, grazie alla collaborazione con il Comune.”

La camminata si svolgerà con il seguente programma:

  • Ritrovo: domenica 19 aprile alle ore 9.30 presso la stazione di Asso, in coincidenza con l’arrivo del treno da Milano
  • Arrivo previsto: ore 16.30 circa alla stazione di Caslino d’Erba
  • Percorso: circa 7 km, con dislivello contenuto (circa 100 m), adatto a chi possiede un minimo di allenamento
  • Opzione alternativa: per chi lo desidera, rientro a piedi fino alla stazione di Asso (ulteriori 4 km)

Durante l’escursione sono previste visite guidate a luoghi di grande interesse storico e culturale, tra cui il suggestivo Santuario della Madonna di San Calocero, l’interessante Oratorio di San Gregorio e Palazzo Pecori.

Informazioni pratiche

  • Si consiglia di portare pranzo al sacco e borraccia con acqua. Sono raccomandate scarpe da trekking e abbigliamento adeguato all’escursione.
  • È gradita la prenotazione via email a: info@circoloambiente.org
  • L’organizzazione declina ogni responsabilità per eventuali incidenti o danni a persone o cose durante lo svolgimento dell’iniziativa.
  • L’evento è patrocinato dal Comune di Caslino d’Erba.
  • In caso di maltempo, la camminata sarà rinviata a domenica 10 maggio. Eventuali aggiornamenti saranno pubblicati sulla pagina Facebook del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

Parco GruBrìa: successo per la Giornata del Verde Pulito tra volontari e famiglie


Si è svolta con grande partecipazione la Giornata del Verde Pulito nel Parco GruBrìa, l’appuntamento annuale istituito da Regione Lombardia per sensibilizzare la cittadinanza alla cura del territorio.

Sono sei i Comuni del Parco che hanno aderito all’iniziativa: Cusano Milanino, Desio, Muggiò, Seregno, Varedo e Paderno Dugnano, che hanno organizzato l’attività per sabato 18 aprile. A Seregno, la giornata si è conclusa con la messa a dimora di una dozzina di alberi da frutto nell’area vicina agli orti pubblici di via Emilia.

Piantumazioni a Seregno

“Grande partecipazione di famiglie e cittadini, molti dei quali già impegnati tutto l’anno nella raccolta volontaria dei rifiuti”
, ha dichiarato il presidente del Parco GruBrìa, Arturo Lanzani.

Le "pulizie" a Varedo

Il presidente ha inoltre rivolto un ringraziamento a tutti i soggetti coinvolti: “Un grazie a tutti i partecipanti, alle associazioni del territorio, ai Comuni per il supporto organizzativo e agli amministratori locali che hanno contribuito attivamente all’iniziativa”.

Il gruppo di volontari a Cusano

Istituita nel 1991 con la legge regionale n. 14, la Giornata del Verde Pulito rappresenta un appuntamento consolidato che ogni anno coinvolge numerosi cittadini. “Un’iniziativa che contribuisce a rafforzare la consapevolezza dell’importanza di prendersi cura e tutelare gli spazi verdi di prossimità, oggi riconosciuti come un diritto fondamentale per la comunità”, ha aggiunto Lanzani.

L’appuntamento è rinnovato al prossimo anno, con la Giornata del Verde Pulito 2027.