martedì 21 aprile 2026

La fame di asfalto: Pedemontana pronta a divorare il P.A.N.E.

La tratta D breve di Pedemontana e i confini del P.A.N.E.

Il recente comunicato di Regione Lombardia sulla Pedemontana, che annuncia l’esclusione di ventuno Comuni dalla cosiddetta “tratta D lunga”, merita di essere letto con attenzione non solo per ciò che afferma esplicitamente, ma soprattutto per ciò che lascia intendere tra le righe.

A prima vista, la decisione viene presentata come una scelta di “buonsenso”, capace di liberare i territori da vincoli urbanistici ormai superati e di restituire margini di pianificazione agli enti locali. Un linguaggio rassicurante, che richiama ascolto e condivisione. Tuttavia, proprio questa narrazione solleva interrogativi importanti, perché il superamento della tratta D lunga non equivale affatto a un ridimensionamento dell’infrastruttura, bensì al contrario consolida implicitamente il percorso della cosiddetta “tratta D breve”.

Ed è qui che il comunicato si fa significativo per ciò che non dice.

In un momento in cui sono in corso ricorsi e contestazioni contro la tratta D breve – un progetto che, se realizzato, comporterebbe la devastazione del Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.) – la Regione sceglie di non affrontare apertamente il nodo centrale della questione: l’impatto ambientale e territoriale dell’opera. Si preferisce invece parlare di semplificazione amministrativa, di allineamento degli strumenti urbanistici, di aggiornamenti tecnici. Tutti elementi reali, certo, ma che rischiano di funzionare come una cortina fumogena rispetto al tema più rilevante.

Perché liberare i Comuni dal tracciato “storico” significa, di fatto, sgomberare il campo da alternative e rafforzare un’unica direzione progettuale. Una direzione che insiste su un’area agricola e naturale di grande valore, senza che vi sia stato un vero confronto pubblico all’altezza delle conseguenze.

Il comunicato parla di “ascolto dei territori”, ma molti territori coinvolti raccontano una realtà diversa: osservazioni ignorate, preoccupazioni liquidate, richieste di approfondimento rimaste senza risposta. Il risultato è una percezione crescente di opacità decisionale, in cui le scelte strategiche sembrano già definite mentre il dialogo resta formale, se non assente.

Anche il tempismo della decisione non è neutro. Intervenire sul Piano Territoriale Regionale mentre sono ancora aperti contenziosi sulla tratta D breve significa incidere indirettamente sul contesto in cui quei ricorsi si collocano. È una mossa che, pur tecnicamente legittima, appare politicamente orientata a consolidare uno scenario prima che il dibattito si sia realmente concluso.

In questo quadro, il “detto non detto” diventa il vero contenuto del comunicato: la conferma implicita che la tratta D breve è considerata l’opzione da portare avanti, anche a costo di sacrificare un patrimonio ambientale come il P.A.N.E. E che questo percorso prosegue senza un reale processo partecipativo, senza una trasparenza adeguata e senza una valutazione pubblica comparativa delle alternative.

Per chi ha a cuore il territorio della Brianza e la sua residua rete di spazi agricoli e naturali, questo passaggio non può essere archiviato come un semplice aggiornamento tecnico. È un segnale politico chiaro, che impone di alzare il livello di attenzione e di pretendere finalmente quel confronto aperto e sostanziale che finora è mancato.

Macherio, Pedemontana e PL24: quando le compensazioni si dissolvono

Il defunto Progetto Locale 24 di Pedemontana

C’erano tutti i segnali. C’erano le preoccupazioni espresse chiaramente, nero su bianco, un anno fa (leggi qui). Eppure oggi ci troviamo esattamente nel punto che avevamo cercato di evitare: lo smantellamento del Progetto Locale 24 (PL24) attraverso quella che viene definita, con un termine fin troppo edulcorato, una “polverizzazione” degli interventi.

Il comunicato diffuso da Progetto Macherio – e che trovate al termine di questo post –  parla chiaro: l’amministrazione comunale si appresta a presentare un protocollo d’intesa con Pedemontana che stravolge completamente il progetto di compensazione ambientale sull’area di Bareggia – via Edison, frammentandolo in cinque interventi “altrove”. Una scelta che non solo cambia direzione, ma rinnega apertamente l’impianto originario del Masterplan del 2009.

Non conosciamo, al momento, la proposta alternativa avanzata da Progetto Macherio e su questo non esprimiamo alcun giudizio. Ma su ciò che invece è ormai evidente – la disgregazione del PL24 – non si può tacere.

Già nel marzo 2025, diverse associazioni ambientaliste della Brianza – Osservatorio PTCP Monza e Brianza, Legambiente Circolo Laura Conti Seveso, Sinistra e Ambiente Meda, Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centraleavevano espresso forti timori rispetto a questa deriva. Durante l’incontro con l’amministrazione comunale, era emersa chiaramente la possibilità che le risorse destinate alla compensazione ambientale venissero disperse in una serie di piccoli interventi scollegati tra loro, con il rischio concreto di snaturare il progetto originario.

Quel progetto non era un’idea astratta: rappresentava una visione organica di rigenerazione ecologica, capace di restituire continuità ambientale a un territorio già pesantemente compromesso. L’acquisizione pubblica delle aree, la riforestazione, la creazione di corridoi ecologici e percorsi ciclopedonali: tutto concorreva a costruire un sistema, non una somma di interventi isolati.

Le associazioni lo avevano detto chiaramente: frammentare il PL24 avrebbe significato ridurne drasticamente l’efficacia, aumentare i costi di gestione e perdere un’occasione unica per il territorio.

Oggi, quella previsione si sta concretizzando. La “polverizzazione” del PL24 non è solo una scelta discutibile: è una scelta che svuota il concetto stesso di compensazione ambientale.

Le compensazioni, per loro natura, dovrebbero riequilibrare – almeno in parte – l’impatto di un’infrastruttura pesante come Pedemontana. Ma perché ciò avvenga, serve una visione unitaria, una massa critica di intervento, una progettualità coerente.

Spezzettare tutto in cinque interventi “altrove” significa invece ridurre l’impatto a livello simbolico più che reale. Significa trasformare una strategia ambientale in una serie di operazioni scollegate, incapaci di incidere davvero sul territorio.

E qui si apre una questione ancora più profonda, che va oltre le scelte degli ultimi mesi. Quando il progetto di Pedemontana è stato presentato, uno degli elementi chiave utilizzati per renderlo accettabile era proprio il sistema delle compensazioni ambientali. Ai territori è stato detto: l’impatto sarà mitigato, ci saranno interventi di riequilibrio, nasceranno nuove aree verdi, verrà restituito valore ambientale. Oggi scopriamo che quei progetti vengono disattesi, ridimensionati, frammentati.

La domanda, allora, non riguarda solo l’attuale amministrazione. Riguarda l’intera filiera decisionale che, negli anni, ha sostenuto e promosso l’opera facendo leva anche su quelle promesse. Che valore avevano, allora, quelle compensazioni? Erano parte integrante di una visione o semplicemente uno strumento per rendere più digeribile un’infrastruttura altamente impattante? Perché se oggi possono essere smontate e “polverizzate” con relativa facilità, il dubbio è legittimo.

Disperdere le risorse in interventi sparsi significa, nei fatti, rinunciare a un vero progetto di compensazione ambientale.

Significa rinunciare alla possibilità di creare un’area verde continua e fruibile, capace di collegarsi alle residue zone naturali della Brianza.
Significa compromettere la valorizzazione di un contesto storico e paesaggistico unico, che comprende anche l’Oratorio di Santa Margherita alle Torrette.
Significa, soprattutto, non contrastare in modo adeguato l’impatto devastante di Pedemontana, che già sta dividendo il territorio comunale e compromettendo la qualità della vita dei cittadini.

In altre parole: si perde una visione, si perde un’occasione, si perde futuro.

Un appello alla partecipazione

Il consiglio comunale del 23 aprile non è un passaggio qualunque. È un momento decisivo.

Per questo è fondamentale che la cittadinanza partecipi. Non per assistere passivamente, ma per testimoniare con una presenza civile e nel pieno rispetto delle regole l’importanza di una scelta che riguarda il futuro del territorio. Perché quello che sta accadendo oggi non è una sorpresa. È l’esito di un percorso che era stato previsto, denunciato e – purtroppo – non evitato. E proprio per questo non può passare sotto silenzio.

Documento / Il comunicato di Progetto Macherio

Giovedì 23 aprile alle ore 21,00 ci sarà il consiglio comunale. Oltre alla presentazione del bilancio consuntivo del 2025, l'amministrazione in carica presenterà un protocollo d'intesa con Pedemontana nel quale verrà stravolto il progetto di compensazione ambientale sull'area attualmente utilizzata come deposito terra (Bareggia-via Edison) presentato sin dal 2009 polverizzandolo in 5 interventi "altrove"..... Progetto Macherio Bareggia ha presentato una proposta alternativa che verrà anch'essa discussa in Consiglio Comunale. Mai come ora è necessario che la cittadinanza sia presente al Consiglio Comunale, in presenza o in diretta streaming, visto che in gioco c'è il futuro del territorio in cui viviamo. Vi invitiamo pertanto a partecipare e a diffondere ai vostri contatti questo appello.

Il cielo sopra il Parco GruBrìa


Venerdì 24 aprile 2026 alle ore 20.30 l'Associazione amici Parco del Grugnotorto propone l'osservazione guidata del cielo notturno e dei pianeti utilizzando telescopi messi a disposizione da esperti astrofili.
Ritrovo: presso l'ingresso dello Stadio Superga di Muggiò (via Legnano).

domenica 19 aprile 2026

L’erba di paté: natura, tradizione e dialetto brianzolo in cammino


Domenica 26 aprile 2026 il territorio della Brughiera torna protagonista con un’iniziativa che unisce natura, cultura e memoria locale: “L’erba di paté – Erba salvadega e stori eretich cüntà sü in dialet”. Un’escursione guidata nel Comune di Mariano Comense pensata per riscoprire le erbe spontanee commestibili e le storie rurali che hanno plasmato il paesaggio della Brianza.


L’iniziativa si svolgerà lungo i sentieri della brughiera, tra boschi, cascine e ambienti di grande valore naturalistico. Ad accompagnare i partecipanti sarà Fabio Galimberti, che guiderà il gruppo alla scoperta delle piante spontanee, raccontandone usi tradizionali in cucina e curiosità legate alla cultura contadina locale. Il tutto sarà narrato in dialetto brianzolo, per un’esperienza ancora più autentica e immersiva.


🌿 Un viaggio tra natura e saperi locali

L’escursione non è solo una camminata, ma un’occasione per:

  • imparare a riconoscere le erbe selvatiche edibili
  • riscoprire antichi usi culinari e popolari
  • valorizzare il patrimonio culturale immateriale del territorio
  • vivere la natura in modo consapevole e rispettoso

🕒 Programma della giornata

  • Ore 8:45 – Ritrovo a Mariano Comense (Strada del Radizzone, parcheggio Piattaforma Ecologica)
  • Ore 9:00 – Partenza escursione
  • Soste – Cascina Vignazza (con visita guidata) e Cascina San Martino
  • Ore 13:00/13:30 – Rientro

📍 Dati tecnici

  • Lunghezza: circa 5 km (percorso ad anello)
  • Dislivello: circa 100 m
  • Difficoltà: facile, adatta a tutti con minimo allenamento
  • Consigli: scarpe da trekking o stivali antiscivolo (possibili tratti fangosi)

⚠️ Iscrizione obbligatoria

  • La partecipazione è gratuita ma a numero chiuso (max 25 persone).
  • 👉 Iscriviti qui: https://bit.ly/escursione-26-04
  • In alternativa è possibile iscriversi tramite QR code presente nella locandina.

Per informazioni:
Tiziano – 331 227 1052
📧 informazioni@comitatoparcobrughiera.it

 

Il Parco GruBrìa sotto pressione. Centomila metri quadri di pannelli: il prezzo del “progresso” a Bovisio


Nel territorio di Bovisio Masciago torna al centro del dibattito la tutela del Parco GruBrìa, uno degli ultimi polmoni verdi della Brianza, oggi minacciato da un progetto che rischia di trasformarne radicalmente il volto.

A sollevare con forza la questione è la lista civica Altra Bovisio Masciago, che ha acceso i riflettori sulla scelta dell’amministrazione comunale di esprimere parere favorevole alla realizzazione di un impianto fotovoltaico privato proposto dalla società Open Solar. L’intervento è previsto su un’area a nord di via San Rocco, in zona Cascina Bertacciola, e comporterebbe l’installazione di pannelli a terra su circa 100.000 metri quadrati di suolo oggi libero e di valore ambientale.

In cambio, il Comune otterrebbe alcune opere compensative: la riasfaltatura di un tratto di via Bertacciola, la posa di cavi lungo via Podgora e l’utilizzo di asfalto fonoassorbente su via Desio. Un pacchetto di interventi che appare però modesto rispetto all’impatto previsto sul territorio, sia in termini di consumo di suolo sia di alterazione del paesaggio.

Il nodo, ancora una volta, non è la contrarietà alle energie rinnovabili. Il fotovoltaico è uno strumento fondamentale nella transizione energetica, ma la sua diffusione non può avvenire sacrificando aree verdi tutelate, soprattutto in contesti già fortemente urbanizzati come la Brianza. La questione è piuttosto individuare soluzioni che non mettano in competizione sostenibilità ambientale e produzione energetica.

A rendere ancora più complessa la vicenda è la posizione dello stesso ente gestore del Parco, che ha evidenziato criticità significative: l’intervento risulterebbe in contrasto con gli obiettivi di tutela del territorio e con le norme di pianificazione provinciale, oltre che con disposizioni di legge. Un giudizio che lascia intravedere anche possibili sviluppi sul piano legale.

Ora la decisione passa alla Provincia di Monza e Brianza, chiamata a esprimersi su un progetto che solleva interrogativi non solo tecnici, ma anche politici e culturali. In gioco non c’è soltanto un impianto, ma il modello di sviluppo che si intende perseguire per il territorio.

Cresce intanto l’attenzione sul tema, insieme alla richiesta di un ripensamento che coinvolga istituzioni, forze politiche, associazioni e cittadini. Difendere il Parco GruBrìa significa preservare un bene comune sempre più raro, e ribadire che la transizione ecologica non può tradursi in nuove forme di consumo di suolo.

sabato 18 aprile 2026

Area ex Meroni di Erba: il Circolo Ambiente chiede chiarezza sulle verifiche ambientali


Il tema della possibile bonifica dei terreni nell’area ex Meroni di Erba torna al centro dell’attenzione pubblica. A sollevare la questione è il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, che richiama quanto previsto dal Piano di Governo del Territorio (PGT) vigente del Comune.

Secondo quanto indicato nel PGT, per l’area dismessa di via Leopardi è stabilito che i titolari “dovranno prevedere, preliminarmente alla riconversione del sito, uno specifico Piano di indagine ambientale finalizzato a verificare la salubrità del luogo ai fini del giudizio di risanamento. Tale piano è finalizzato alla verifica della presenza o meno di contaminazioni e la conseguente necessità di attivare l’iter tecnico amministrativo di bonifica ... . La costruzione di nuove strutture sulle aree oggetto di bonifica è subordinata al completamento delle opere di risanamento e alla Certificazione di salubrità dell’area da parte dell’autorità competente”.


Nonostante queste indicazioni, il Circolo Ambiente evidenzia come nella Delibera di Giunta con cui è stato recentemente approvato il Piano Attuativo per la riqualificazione dell’ex Meroni non vi sia alcun accenno esplicito a tali obblighi. Solo nello schema di convenzione viene previsto che i titolari assumano alcuni impegni, tra cui quello di “presentare, entro 60 giorni dal termine delle opere di demolizione, il piano di caratterizzazione ambientale per l’eventuale bonifica delle aree”.

Il Circolo non nasconde le proprie preoccupazioni riguardo alle modalità con cui verranno condotte le verifiche ambientali. Per questo motivo ha richiesto al Comune una serie di informazioni, con l’obiettivo di ottenere la massima certezza che le verifiche previste corrispondano alla reale situazione di rischio ambientale dell’area, così come richiamato nel PGT vigente, a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

Nel dettaglio, sono state avanzate richieste precise all’amministrazione comunale: chiarimenti su come e in quali punti verranno eseguiti i campionamenti e le analisi; indicazioni sul tipo di verifiche e sulle modalità di validazione, dal punto di vista pubblico, delle indagini preliminari, dei campionamenti, delle analisi e dell’eventuale successivo Piano di bonifica.

A supporto di tali richieste, la lettera è stata inviata per conoscenza anche ad ARPA Lombardia, dipartimento di Como. Inoltre, il Circolo ha chiesto al Comune di ricevere, non appena disponibile, copia del Piano di caratterizzazione ambientale per l’eventuale bonifica, insieme agli esiti delle verifiche e delle validazioni effettuate dagli enti pubblici competenti, nonché la Certificazione di salubrità dell’area che sarà rilasciata dall’autorità competente.

A concludere l’intervento è Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente, che sottolinea: “Anziché pensare al ‘pergolato’ (che la Giunta ha chiesto che venga eseguita dal privato come ‘compensazione’), sarebbe meglio che il sindaco – che è il primo tutore della salute pubblica – si preoccupasse di far sapere alla collettività dove e come verranno realizzate le analisi sul terreno, per scongiurare ogni rischio di contaminazione ambientale. Ora attendiamo precise risposte dal Comune”.

venerdì 17 aprile 2026

Pedemontana, caos senza preavviso: le prescrizioni CIPE non sono un optional


Negli ultimi giorni, a Lissone, si è materializzato quello che molti cittadini temevano da tempo: un primo assaggio concreto dei disagi legati ai lavori della Pedemontana. Code interminabili, viabilità paralizzata e una sensazione diffusa di disorganizzazione e mancanza di rispetto verso chi vive quotidianamente il territorio.

Le segnalazioni arrivate dai residenti parlano chiaro. Via Santa Margherita completamente bloccata, senso unico alternato attivato senza preavviso, impossibilità per molti di uscire di casa negli orari di punta. “Stamattina non si esce da Santa Margherita”, scrive qualcuno. E ancora: “Anche da Bareggia stessa coda ferma”. Parole che restituiscono un disagio reale, concreto, che incide sulla vita quotidiana delle persone.


Ciò che più colpisce, tuttavia, non è solo il disagio in sé - inevitabile quando si affrontano opere di questa portata - ma il modo in cui questo disagio viene gestito, o meglio, non gestito. Durante una recente commissione urbanistica, alla presenza del sindaco, degli assessori competenti e dei dirigenti, non è stata fatta alcuna comunicazione preventiva rispetto ai lavori che avrebbero impattato pesantemente sulla viabilità il giorno successivo. Eppure, come emerge da documenti ufficiali pubblicati sull’albo pretorio, l’occupazione del suolo pubblico era già stata autorizzata.

È difficile credere che nessuno fosse a conoscenza di quanto sarebbe accaduto. Ed è ancora più difficile accettare che nessuno abbia ritenuto necessario informare tempestivamente i cittadini.


La risposta fornita dal Comune tramite l’app Municipium, che parla di “modifiche temporanee alla circolazione” e di “inevitabile disagio”, appare insufficiente e, per certi versi, distante dalla realtà vissuta. Perché qui non si tratta semplicemente di un disagio inevitabile, ma di un disagio aggravato dalla mancanza di comunicazione e pianificazione condivisa.

È importante chiarire un punto fondamentale: le prescrizioni del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) riguardano direttamente i lavori della Pedemontana. Non sono indicazioni astratte, ma condizioni vincolanti poste proprio per la realizzazione di questa infrastruttura.

Nel Supplemento ordinario n. 34 alla Gazzetta Ufficiale del 18 febbraio 2010, sono stabiliti obblighi precisi che devono essere rispettati durante la cantierizzazione della Pedemontana. Tra questi:

  • Prescrizione n. 135: deve essere garantita un’adeguata informazione alla popolazione interessata riguardo allo svolgimento, alla tempistica e alla durata delle attività di cantiere.
  • Raccomandazione n. 17: devono essere predisposti piani dettagliati di circolazione dei mezzi d’opera, con indicazione di percorsi, orari, volumi di traffico e misure di mitigazione.
  • Prescrizione n. 159: devono essere adottate misure per il contenimento dell’inquinamento atmosferico durante i lavori.
  • Prescrizione n. 162: devono essere previsti piani di emergenza chiari e comunicati, soprattutto in contesti urbani sensibili.

Non si tratta quindi di buone pratiche facoltative, ma di obblighi specifici legati a quest’opera.


Vogliamo essere chiari: siamo contrari alla realizzazione della Pedemontana, per le sue ricadute ambientali, territoriali e sociali. Tuttavia, quanto sta accadendo in questi giorni pone un tema che va oltre questa posizione. Qui non si tratta, in questo caso, di essere “contro” o “a favore” dell’opera. Si tratta di pretendere il rispetto delle regole, delle prescrizioni e dei diritti dei cittadini. Anche chi sostiene l’infrastruttura dovrebbe chiedere che venga realizzata nel rispetto delle norme e con la massima trasparenza. Perché il diritto all’informazione, alla sicurezza e alla vivibilità del proprio territorio non può essere sacrificato o gestito con superficialità.

Quello che si è visto in questi giorni a Lissone e Bareggia rischia di essere solo un piccolo anticipo di ciò che accadrà nei prossimi mesi e anni. E proprio per questo è fondamentale intervenire subito, correggere il metodo e ristabilire un rapporto di fiducia con la cittadinanza.

Informare non è un favore. È un obbligo preciso. E ignorarlo significa alimentare non solo il disagio, ma anche la rabbia e la sfiducia di un’intera comunità.