giovedì 13 agosto 2026

L’eclissi, la cascina e il piccolo grande mondo del Meredo

Foto M. Morelli

Ieri sera, durante l’eclissi di Sole, il Parco del Meredo e la Cascina Monti Brivio hanno vissuto qualcosa di più di un semplice fenomeno astronomico. A raccontarlo è Massimiliano Morelli, che dalla cascina in cui vive ha osservato non soltanto il cielo, ma tutto ciò che intorno a lui sembrava cambiare.

«Durante una eclissi di sole tutta l’attenzione è spesso solo rivolta alla sovrapposizione del disco lunare con il sole e alla sua osservazione in sicurezza. La vera magia è invece in quello che accade tutto intorno a noi in un contesto surreale e meraviglioso. Essendo a ridosso del tramonto la suggestione è stata ancora maggiore e per poco meno di mezz’ora il paesaggio ha raccontato la sua fiaba.»

Poi il cambiamento della luce, della temperatura, dell’aria e persino dei suoni:

«La flessione della temperatura, il piccolo “vento d’eclissi”, il comportamento e i suoni degli animali, una luce da tramonto ancora più insolita.»


E c’è anche un particolare effetto ottico, l’effetto Purkinje, che ha modificato la percezione dei colori:

«Questa eclissi ha manifestato un chiaro effetto Purkinje alterando luce e colori in maniera meravigliosa. Rossi e arancioni hanno assunto una tonalità più scura mentre blu e verdi apparivano più luminosi.»

Così, mentre la Luna copriva una grande parte del Sole, il fenomeno astronomico diventava anche un’esperienza del paesaggio:

«Risultato il parco del Meredo intorno a noi e la cascina hanno vissuto un tramonto insolito e unico.»


Un’esperienza difficile da affidare soltanto alle immagini:

«Una emozione che le foto non riescono a far percepire interamente, una emozione che ha reso ancora più speciale il nostro piccolo grande mondo!»

E infine, quasi come la conclusione naturale di questa piccola fiaba, anche gli animali hanno accompagnato il ritorno della sera:

«Il leggero vento poi si è placato e i pavoni hanno cessato l’insolito canto con il vero imbrunire.»


Forse è proprio questo uno dei modi più belli di guardare un’eclissi: non fermarsi al Sole e alla Luna, ma osservare ciò che per qualche minuto accade alla terra, agli alberi, agli animali e ai luoghi che ci sono familiari.

Ieri sera, al Meredo, anche il paesaggio ha avuto qualcosa da raccontare.

Seregno: una città sempre meno verde

Foto di K., Seregno

In questi giorni abbiamo ricevuto diverse fotografie e alcuni commenti riguardo al taglio di alcuni alberi attualmente in corso a Seregno. Segnalazioni che ci hanno spinto a tornare su una questione che riguarda da vicino la qualità della vita nelle nostre città.

Il ritorno dalle vacanze è, per molti, un momento di stress. Si lascia un luogo che spesso abbiamo scelto proprio per la sua bellezza, per il verde, per gli alberi, per la possibilità di stare a contatto con la natura, e si torna in una Brianza densamente urbanizzata, dove il consumo di suolo ha raggiunto livelli tutt'altro che invidiabili. È proprio qui, allora, che dovremmo avere ancora più cura di ogni albero presente nelle nostre città. Ogni albero dovrebbe essere considerato un bene prezioso, da preservare, curare e, quando possibile, salvare. E invece, al ritorno, scopriamo che sono in corso nuovi tagli.

Ci diranno - e sarà anche vero - che gli alberi erano malati, forse malatissimi, che rappresentavano un pericolo per la pubblica incolumità e che quindi dovevano essere abbattuti. La sicurezza viene prima di tutto, naturalmente. Ma una domanda rimane: stiamo facendo abbastanza per curare i nostri alberi prima di arrivare al punto in cui l'unica soluzione diventa il taglio? Perché il risultato, alla fine, è sotto gli occhi di tutti: una città sempre meno verde.

E non saranno quattro nuove piantine a compensare davvero la perdita di un albero adulto, capace per decenni di fare ombra, assorbire CO₂ e inquinanti, trattenere acqua, mitigare le temperature e rendere più vivibile lo spazio urbano. In un'epoca nella quale le ondate di calore sono sempre più frequenti e intense, gli alberi nelle nostre città non sono un elemento decorativo. Sono una parte dell'infrastruttura necessaria per proteggerci dal caldo.

Per questo dovremmo preservarli, curarli, monitorarli. E, sì, anche coccolarli.
Non per un astratto amore per il verde.
Lo facciamo per noi.

lunedì 10 agosto 2026

Brianza Hills 2026: volontari da sette Paesi al lavoro per l'ambiente della Brianza


Si è conclusa la prima settimana del Campo di volontariato europeo «Brianza Hills», organizzato dal Circolo Ambiente «Ilaria Alpi». I 12 volontari, provenienti da alcuni Paesi europei – Serbia, Polonia, Ucraina, Grecia, Francia, Germania e Spagna – sono stati impegnati in lavori di salvaguardia ambientale in alcuni dei Comuni coinvolti nel progetto.

Il primo intervento è stato realizzato presso la Green Station di Brenna, per la sistemazione del pozzo e delle aree vicine alla ferrovia, in collaborazione con Legambiente Cantù, che ha in gestione l'edificio della stazione ferroviaria.

Si è poi proseguito con alcuni interventi nell'area del parco dello «Zoc del Peric», nei pressi del lavatoio di Fabbrica Durini, dove i volontari hanno provveduto a rendere nuovamente fruibili i sentieri ostruiti dalla vegetazione.

Quindi si è passati nel territorio di Brenna, per una serie di interventi realizzati con la preziosa collaborazione di Brenna Pulita. Inizialmente è stata posata una nuova panchina, ricavata da una pianta abbattuta dagli eventi atmosferici, ed è stata sistemata una seconda panchina già esistente. Si è quindi intervenuti nell'area esterna della chiesa di Sant'Adriano, a Olgelasca, per sostituire una panchina in legno con una nuova.


A seguire, i volontari sono intervenuti nel Vallone di Brenna per pulire e liberare dalla vegetazione infestante una piccola zona umida e per costruire una staccionata a delimitazione dell'area. Sempre a Brenna, presso il caratteristico viale dei peri, è stato eseguito un intervento di potatura e ripulitura delle piante da frutto, con l'eliminazione dei rami secchi e pericolanti.

Infine, i volontari sono intervenuti ad Anzano del Parco, sul sentiero che dalla frazione Borego conduce verso il lago di Alserio. Qui si è provveduto alla riapertura del sentiero, mediante lo sfalcio della vegetazione, e al taglio e alla rimozione di alcuni alberi caduti sul percorso.

Il Campo prosegue nel corso di questa settimana e si concluderà il 16 agosto.

Si ricorda che il Campo «Brianza Hills» è organizzato dal Circolo Ambiente «Ilaria Alpi», in collaborazione con i Comuni di Alzate Brianza, Anzano del Parco, Brenna e Lurago d'Erba e con l'associazione Le Contrade di Inverigo.

Volunteers from seven countries working for the environment in Brianza


The first week of the European volunteer camp “Brianza Hills”, organised by Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, has come to an end. The 12 volunteers, coming from Serbia, Poland, Ukraine, Greece, France, Germany and Spain, have been working on environmental conservation projects in several municipalities in the Brianza area.

Their activities included restoring paths and green areas, maintaining a wetland, installing and repairing benches and fences, pruning fruit trees, and removing fallen trees and invasive vegetation. The volunteers worked in Brenna, Alzate Brianza, Anzano del Parco and Fabbrica Durini, in cooperation with local associations and municipalities.

The camp will continue this week and will end on 16 August.

venerdì 7 agosto 2026

Pedemontana a Macherio, dopo il deposito terre la vera sfida sarà restituire il suolo. Chi controllerà?

Sullo sfondo la chiesetta di Santa Margherita. Foto G.C.

Nel tardo pomeriggio di mercoledì 5 agosto 2026, abbiamo percorso le strade che costeggiano la chiesetta di Santa Margherita alle Torrette di Macherio e il grande deposito di terre di scavo e inerti realizzato per il cantiere della Pedemontana.

Lo scenario che ci siamo trovati davanti è difficile da descrivere. 


Dove fino a poco tempo fa si estendevano campi agricoli  fertilissimi delimitati da maestosi filari e da fasce boscate, oggi si osservano enormi cumuli di terre, materiali di scavo e macerie, piste di cantiere, mezzi in movimento, recinzioni e perfino un'ampia area asfaltata destinata ai controlli dei camion. 
Un paesaggio quasi lunare, che rappresenta una trasformazione radicale di uno dei suoli agricoli di pregio della Brianza.


Fino all'ultimo abbiamo cercato di evitare che questo patrimonio andasse perduto, proponendo che venisse mantenuta la Compensazione Ambientale denominata Progetto Locale 24 (PL24) che prevedeva la realizzazione di un grande parco sovracomunale capace di collegare aree verdi oggi frammentate e di restituire alla fruizione dei cittadini un importante polmone ecologico.
Le scelte compiute dalle amministrazioni comunali sono state però diverse e poco lungimiranti. Lissone ha scelto di sfilarsi, ripiegando su interventi frazionati e dispersivi di dubbia utilità. Macherio, e in particolare la sua attuale amministrazione, non ha invece voluto confermare la parte più significativa delle Compensazioni Ambientali che la riguardava, optando per cinque interventi frammentati, complessivamente ben lontani dall'obiettivo di costruire una nuova naturalità di sistema.
 

Oggi una parte consistente di quest'area che era parte del PL24  è occupata dal deposito delle terre di scavo e degli inerti provenienti dai cantieri della nuova autostrada. 
Inoltre, con l'avanzare dei lavori, il deposito è destinato ad ampliarsi interessando anche la ben più vasta area agricola a nord dell’oratorio medievale di Santa Margherita alle Torrette.
Oggi, tuttavia, vogliamo guardare soprattutto al futuro.


I depositi terre sono teoricamente temporanei e funzionali agli interventi per costruire l’Autostrada Pedemontana Lombarda e al termine del loro uso, le aree dovranno essere ripristinate nella loro condizione precedente.
Ma questi terreni torneranno davvero come erano prima?
Non sarà sufficiente rimuovere i cumuli di terra e di inerti.
Occorrerà eliminare tutte le superfici impermeabilizzate realizzate per il cantiere, rimuovere i riporti di materiale utilizzati per costruire le piste di servizio, decompattare e arieggiare i terreni schiacciati dal continuo passaggio dei mezzi pesanti e ricostruire un suolo agricolo con caratteristiche analoghe a quelle originarie.


Il suolo non è un semplice supporto sul quale si deposita della terra. 
È un ecosistema complesso, formatosi nel corso di  migliaia di anni, ricco di sostanza organica, microrganismi e biodiversità, capace di trattenere l'acqua, immagazzinare CO2 (anidride carbonica) e sostenere la produzione agricola. 
Una volta compromesso, non può essere ricreato semplicemente stendendo uno strato di terreno vegetale.


Per questo riteniamo indispensabile che vengano rese pubbliche alcune informazioni fondamentali.

  • Quali interventi di ripristino sono previsti al termine dei lavori?
  • Con quali modalità verrà verificata la qualità agronomica dei terreni restituiti?
  • Chi controllerà che vengano eliminate tutte le opere provvisorie del cantiere?
  • Sono previste verifiche indipendenti sulla permeabilità del suolo, sul grado di compattazione e sulla fertilità dei terreni?
  • Quali garanzie economiche sono state richieste a Pedemontana affinché il ripristino venga realmente eseguito anche qualora emergessero criticità?

Sono domande tutt'altro che secondarie. Riguardano il futuro di un patrimonio comune e la credibilità degli interventi di ripristino ambientale.
 


I cantieri sono, per definizione, temporanei. Gli effetti e i danni per il territorio rischiano invece di essere permanenti se non vengono programmati controlli rigorosi e interventi eseguiti secondo criteri scientifici e verificabili.
Per questo chiediamo fin d'ora che il ripristino finale non venga considerato un semplice adempimento amministrativo, ma un processo trasparente e condiviso, sottoposto a controlli pubblici, trasparenti e documentabili.
Il suolo è una risorsa non rinnovabile. 
Proteggerlo significa tutelare il territorio che lasceremo alle future generazioni.

Macherio, 7 agosto 2026

  • Comitato per l'ampliamento del Parco Brianza Centrale, Macherio e Seregno 
  • Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso
  • Sinistra e Ambiente - Impulsi Meda 
  • Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP Monza e Brianza 

Rassegna stampa

Circolo Ambiente: "Il progetto della vasca di laminazione minaccia la naturalità del torrente Gandaloglio a Oggiono"


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

"Il progetto per la realizzazione della vasca di laminazione sul Gandaloglio a Oggiono, non tiene conto della naturalità del torrente!".
Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" ribadiamo le nostre pesanti critiche al progetto, per il quale proprio ieri, 6 agosto, la Regione ha pubblicato la comunicazione per l'avvio degli espropri per la realizzazione delle opere previste (vedasi Nota (*) in calce).
A nostro giudizio, nel piano per la realizzazione della vasca sul Gandaloglio non emergono precise valutazioni sulla necessaria salvaguardia dell'equilibrio ecologico dei torrenti e del territorio interessato, essendo il progetto basato esclusivamente su aspetti idraulici. 
Stiamo parlando di un progetto i cui costi stanno diventando sempre più onerosi per le casse pubbliche (arrivando probabilmente a superare i 10 milioni di euro!), e il cui corretto funzionamento idraulico non è così certo, a partire dall'opera di presa, ovvero la cosiddetta paratia per 'costringere' le acque di piena del Gandaloglio a confluire nel canale artificiale verso la vasca di laminazione. 

Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" ribadiamo la richiesta di sospendere e rivedere l'intero progetto. Le opere già realizzate, infatti, hanno finora comportato un danno ecologico sulle aree umide della piana agricola tra la zona della Redaella e la Poncia. Parliamo in particolare della costruzione delle piste di accesso alla futura vasca, di cui l'ultima pista realizzata ha cancellato l'area umida in località Rettola al confine con Sirone. Proprio qui - in questi giorni - stanno posando un 'tombotto' in cemento, che determinerà un'ulteriore cementificazione del torrente "Fosso dei Pascoli", che in precedenza era in connessione diretta con l'area umida ora scomparsa!

Località Rettola: la posa del 'tombotto' in cemento.

Il resto delle opere da realizzare - tra cui la citata paratia - potrebbero anch'esse avere una pesante ripercussione sull'equilibrio ecologico del Gandaloglio, il cui alveo deve invece rimanere il più naturale possibile, ovvero senza alcun intervento di artificializzazione!  
Non ha alcuna logica che le Amministrazioni e il Parco Valle Lambro - per le opere di rispettiva competenza - non tengano nella giusta considerazione gli aspetti naturalistici, ma si basino solo e unicamente sui dati idraulici. 
Lo ripetiamo ancora una volta: gli effetti dannosi derivanti dalle esondazioni naturali dei torrenti sono spesso la diretta conseguenza della pesante cementificazione operata nei decenni passati. Sia sugli argini dei torrenti stessi, come avvenuto ad esempio nella zona industriale del Peslago - in cui il Gandaloglio è costretto a scorrere tra le recinzioni in cemento - e nel tratto che da Sirone va verso Molteno, fino alla confluenza con il torrente Bevera, sotto la soletta della ex Segalini. E poi la pesante cementificazione del territorio, in quelle che fino a 40-50 anni fa erano zone di esondazione naturale del Gandaloglio e invece ora sono occupate da case e capannoni, come ad esempio al Mognago di Oggiono.
Ecco, questi sarebbero gli ambiti su cui intervenire per ridare naturalità ai corsi d'acqua: rinaturalizzare gli argini dei torrenti e favorire le esondazioni sui prati residui, senza la necessità di opere quali chiuse, paratie, arginature in cemento, vasche e relative piste di accesso, ecc..
E poi è necessario intervenire sulla pianificazione urbanistica dei Comuni, cancellando ogni e qualsiasi previsione di futura edificazione su suolo naturale.
Invece paradossalmente le Amministrazioni e il Parco preferiscono agire a suon di ruspe, cemento, arginature artificiali, spendendo inutilmente milioni di euro di fondi pubblici per interventi idraulici, senza, oltretutto, la certezza della loro efficace funzionalità idraulica!

NOTA (*): In data 6 agosto 2026, sul sito della Regione Lombardia è stata pubblicata la "Comunicazione relativa all’avvio del procedimento amministrativo finalizzato alla dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità degli interventi previsti dalla Variante N. 1 al Progetto esecutivo “Area di laminazione delle piene del Torrente Gandaloglio e altri nei Comuni di Oggiono, Sirone e Annone (LC)”. (Cliccare qui).

Parco GruBrìa. Oltre cento persone alla scoperta del Meredo: una notte tra natura, pipistrelli e stelle


Le previsioni della vigilia sono state ampiamente superate. La visita guidata serale al Parco del Meredo (Seregno), organizzata dal Parco GruBrìa e presentata nei giorni scorsi anche su questo blog, ha richiamato nella serata di ieri oltre un centinaio di persone. Al punto di ritrovo, lungo la Strada vicinale del Merè Nord, erano presenti più di cento partecipanti; qualcuno ne ha contati oltre 120. Un successo che testimonia quanto sia forte il desiderio di conoscere e vivere il patrimonio naturale del nostro territorio.


Ad accogliere i partecipanti è stato il presidente del Parco GruBrìa, Arturo Lanzani, che ha aperto la serata con un intervento dedicato alla storia del parco e, in particolare, all'area del Meredo, protagonista della visita. Lanzani ha ricordato il percorso avviato per ottenere il riconoscimento del GruBrìa come Parco Regionale, un obiettivo importante per rafforzare la tutela di uno degli ultimi grandi spazi agricoli e naturali della Brianza, che tutti auspichiamo possa essere raggiunto al più presto. Ma ha anche richiamato l'attenzione sulle minacce che continuano a gravare su questo territorio: la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra su suolo agricolo, il progetto del cosiddetto "salto del montone" ferroviario e la proposta di localizzare un nuovo ospedale nell'area del Dosso di Seregno. Non è stato un intervento di circostanza. Nelle sue parole emergevano passione, senso di responsabilità e un profondo legame personale con questi luoghi, quelli dove, da bambino, andava a giocare dopo essere uscito dalla vicina scuola. Un racconto autentico, molto apprezzato dai presenti e particolarmente significativo anche per noi, che da anni ci battiamo perché questo territorio venga tutelato e perché il GruBrìa possa ottenere il riconoscimento di Parco Regionale.


Terminata la presentazione, il gruppo si è incamminato lungo la strada in calcestre che conduce nel cuore del parco, accompagnato dal naturalista Matteo Siesa. Qui, grazie ai bat detector, strumenti capaci di trasformare gli ultrasuoni emessi dai pipistrelli in suoni udibili dall'orecchio umano, è stato possibile "ascoltare" la presenza di questi preziosi mammiferi, spesso invisibili ma fondamentali per l'equilibrio degli ecosistemi. L'escursione è stata anche l'occasione per conoscere meglio la fauna che popola il parco nelle ore notturne e per osservare l'ambiente con uno sguardo diverso da quello abituale.

Dopo aver percorso alcuni sentieri immersi nella vegetazione, il gruppo ha raggiunto un grande prato dove attendeva Federico "Billy" De Meglio, astrofilo dell'associazione Cose dell'Astromondo, con due telescopi già puntati verso il cielo: uno predisposto con l'oculare ad altezza dei bambini, l'altro per gli adulti.


Spente le torce, abbassati gli schermi dei telefoni e lasciando che gli occhi si abituassero gradualmente al buio – per quanto possibile in un'area inevitabilmente interessata dall'inquinamento luminoso – è iniziata una coinvolgente lezione di astronomia. Con un linguaggio semplice e accessibile, Billy ha guidato i presenti alla scoperta del cielo estivo, illustrando le principali costellazioni e stelle visibili in questo periodo: l'Orsa Maggiore, la Stella Polare, il Grande Carro, Vega, Deneb e Altair. Non sono mancati alcuni avvistamenti di stelle cadenti e il passaggio di satelliti artificiali, osservati con curiosità da grandi e piccoli.

La serata si è conclusa intorno alle 23.30 con il rientro verso il punto di partenza. Proprio durante il ritorno alcuni partecipanti hanno fatto notare un aspetto che spesso passa inosservato: all'interno del parco la temperatura era sensibilmente più bassa rispetto alla vicina strada asfaltata. Una dimostrazione concreta di uno dei tanti servizi ecosistemici che queste aree verdi offrono quotidianamente anche ai centri abitati circostanti.


L'elevata partecipazione a questa iniziativa lancia un messaggio chiaro. In un territorio tra i più urbanizzati della Lombardia, le persone riconoscono il valore di un parco come il GruBrìa e desiderano conoscerlo, frequentarlo e proteggerlo. È un segnale che non dovrebbe passare inosservato. Chi ha responsabilità nelle scelte di pianificazione del territorio farebbe bene ad ascoltare questa domanda di tutela che arriva con forza dai cittadini. Perché il futuro del Parco GruBrìa non riguarda soltanto la conservazione della natura, ma anche la qualità della vita delle comunità che vivono attorno ad esso.

giovedì 6 agosto 2026

Moregallo in fiamme: un incendio che parla anche alla Brianza

Immagine tratta da Fb "Sei di Lecco se..."

Da oltre quarantotto ore il monte Moregallo, sopra Valmadrera, è devastato da un vasto incendio che ha richiesto l'intervento continuo di Vigili del Fuoco, squadre dell'Antincendio Boschivo, volontari e mezzi aerei, tra cui Canadair ed elicotteri. Le operazioni di spegnimento sono rese estremamente difficili dalla natura impervia del versante che si affaccia sul lago di Como.

Il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", che segue da vicino l'evolversi della situazione, ha espresso anzitutto un sentito ringraziamento a tutti coloro che sono impegnati senza sosta nel contenimento del rogo. Un lavoro prezioso che ha evitato conseguenze ancora più gravi. Secondo le informazioni diffuse nelle ultime ore, il fronte dell'incendio ha ripreso vigore nella serata di mercoledì e si stima che siano già andati distrutti diversi chilometri quadrati di superficie montana. Le cause sono ancora oggetto di indagine, ma le prime verifiche sembrano ricondurre l'origine del rogo a un falò sfuggito al controllo. Se questa ipotesi fosse confermata, ci troveremmo di fronte all'ennesima dimostrazione di quanto oggi basti un gesto imprudente per provocare un disastro ambientale di enormi proporzioni.

Come osserva il Circolo Ambiente, la siccità prolungata e le temperature elevate hanno creato condizioni ideali per la rapida propagazione delle fiamme. È un aspetto che non può essere considerato secondario. Le nostre montagne e i nostri boschi stanno diventando sempre più vulnerabili a causa di estati caratterizzate da lunghi periodi senza pioggia, vegetazione disseccata e ondate di calore sempre più intense. Le conseguenze non riguardano soltanto il paesaggio. Ogni incendio provoca una pesante perdita di biodiversità: vengono distrutti habitat, muoiono piccoli mammiferi, rettili, insetti e uccelli, mentre serviranno decenni perché un ecosistema forestale possa ricostituirsi, sempre che le condizioni climatiche future lo consentano. Gli effetti si estendono inoltre ben oltre l'area direttamente interessata dalle fiamme. L'odore di bruciato è stato avvertito fino in Brianza e, come sottolinea il Circolo Ambiente, è inevitabile interrogarsi anche sulla dispersione nell'atmosfera di polveri sottili e di altri prodotti della combustione, che peggiorano ulteriormente una qualità dell'aria già spesso compromessa. L'incendio del Moregallo non è quindi soltanto un fatto di cronaca locale. È un segnale della crescente fragilità dei nostri ecosistemi. In un contesto climatico sempre più estremo, la prevenzione assume un'importanza decisiva: servono una gestione attenta dei boschi, controlli efficaci, informazione e soprattutto comportamenti responsabili da parte di tutti i frequentatori delle aree naturali.