sabato 11 luglio 2026

Seveso, cinquant'anni dopo. La memoria ha bisogno di un futuro

Il Presidente Sergio Mattarella, la sindaca Alessia Borroni e il plastico del "ponte verde" sulla Pedemontana. Foto tratta dal sito del Quirinale.

Le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del disastro Icmesa si sono concluse ieri con una partecipazione importante e con interventi che hanno giustamente ripercorso una delle pagine più drammatiche della storia della Brianza.

Si è parlato delle responsabilità, della gestione colpevole dell'emergenza, della bonifica e della straordinaria rinascita rappresentata dal Bosco delle Querce. Un luogo unico in Europa, nato sopra le ferite del più grave incidente industriale della storia italiana, diventato nel tempo un memoriale naturale e civile.

Durante la cerimonia è stato presentato il nuovo ponte verde che collegherà il Bosco delle Querce con le aree di ampliamento poste a est. Un'opera che abbiamo apprezzato e che è stata valorizzata anche dal Presidente della Repubblica. Ogni intervento capace di ricucire un territorio frammentato rappresenta un passo nella giusta direzione.

Ma proprio mentre si parlava di connessioni ecologiche e di futuro, è rimasta sullo sfondo una questione fondamentale: per realizzare la Pedemontana saranno sbancati circa due ettari del parco e verranno abbattuti oltre 3.200 alberi e arbusti.

Lo ha ricordato con forza anche Legambiente Lombardia nel comunicato diffuso in occasione del cinquantenario, definendo il Bosco delle Querce "una vera e propria isola verde" che rischia di essere "sfregiata per fare posto ad un'autostrada". Un giudizio netto che richiama tutti a una riflessione: la memoria non può fermarsi alle celebrazioni, deve orientare le scelte del presente.

Ancora più significativa è la riflessione del presidente del circolo Legambiente "Laura Conti" di Seveso, Maurizio Zillio: «Abbiamo impegnato cinquant'anni ad elaborare e riparare il danno dell'industria chimica nel nostro territorio. Quello che chiediamo ai politici è che i prossimi cinquant'anni siano impiegati nella cura del territorio.»

È difficile immaginare parole più appropriate. Se i primi cinquant'anni sono stati quelli della bonifica e della rinascita, i prossimi dovranno essere quelli della tutela.

Nel suo intervento, la sindaca ha affermato con orgoglio che Seveso è diventata un "contaminatore di vita". Un'immagine bella e potente. Dopo essere stata associata, suo malgrado, alla contaminazione da diossina, oggi Seveso può davvero diffondere biodiversità, cultura ambientale e attenzione per il territorio.

Di questo non possiamo che essere felici. Ma proprio quella vita va difesa, anche all'interno del Bosco delle Querce. Il Bosco non è semplicemente un parco urbano. È un monumento civile, un memoriale ambientale conosciuto ben oltre i confini della Brianza. Ogni intervento che lo riguarda assume inevitabilmente un valore simbolico oltre che ambientale. Per questo il nuovo ponte verde può rappresentare molto più di un'opera di compensazione. Può diventare il primo tassello di una visione più ampia: quella di una rete ecologica capace di collegare il Bosco delle Querce con il futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, la proposta promossa dal GruBrìa per costruire una continuità ambientale lungo il corso del fiume, ricucendo territori oggi frammentati e rafforzando il sistema delle aree protette.

Perché il vero ponte verde non è semplicemente quello che permette alla fauna di attraversare un'autostrada. È quello che unisce i parchi, collega gli ecosistemi, restituisce spazio al fiume e costruisce un territorio più resiliente ai cambiamenti climatici. È quello che trasforma un'opera di compensazione in una scelta di pianificazione ambientale.

Cinquant'anni fa, dal disastro dell'Icmesa nacque una nuova consapevolezza ambientale che contribuì a cambiare l'Italia e l'Europa. Oggi quella stessa consapevolezza ci chiede un passo ulteriore: passare dalla memoria alla progettazione del futuro.

A noi interessa questo. Non ci interessa inaugurare opere o rivendicare meriti. Ci interessa che i ponti siano davvero ponti: strumenti per unire i territori, non soltanto per superare gli ostacoli. Perché il modo migliore per onorare la memoria dell'Icmesa non è limitarsi a ricordare ciò che è accaduto nel 1976, ma fare in modo che il Bosco delle Querce diventi il cuore di una rete ecologica sempre più ampia.

Solo allora il ponte verde sarà davvero un ponte verso il futuro.

venerdì 10 luglio 2026

Cinquant'anni dopo Seveso: il Bosco delle Querce non è un monumento, ma il cuore del futuro Parco del Seveso


Cinquant'anni dopo il disastro dell'Icmesa, il 10 luglio 1976 continua a parlarci. Lo dimostrano anche i due approfondimenti che la Repubblica e L'Espresso hanno dedicato in questi giorni al cinquantesimo anniversario, riportando al centro del dibattito non solo la memoria della contaminazione da diossina, ma anche il futuro del Bosco delle Querce e dell'intera valle del Seveso.

La storia del Bosco è straordinaria: là dove la diossina aveva reso la terra inabitabile è nato uno dei più importanti simboli europei di rinascita ambientale. Ma proprio perché è un simbolo, oggi non può essere considerato un'isola verde separata dal territorio che lo circonda.

la Repubblica. Per leggere l'articolo cliccare qui

È questo il messaggio più interessante che emerge dalle voci delle associazioni ambientaliste raccolte da la Repubblica. Legambiente, Sinistra e Ambiente Meda e Seveso Futura chiedono che il Bosco delle Querce diventi parte integrante del futuro Parco Fluviale e Territoriale del Seveso, trasformandosi nel cuore di una rete ecologica che accompagni il fiume e ricucia un territorio frammentato da urbanizzazione, infrastrutture e consumo di suolo.

È una proposta che Brianza Centrale sostiene da tempo.

Il Bosco non appartiene soltanto ai Comuni di Seveso e Meda. Appartiene alla memoria collettiva della Brianza e rappresenta uno dei luoghi più significativi della storia ambientale italiana. Per questo la sua tutela non può limitarsi ai confini amministrativi, ma deve inserirsi in una visione più ampia di rigenerazione della valle del Seveso.

L'Espresso. Per leggere l'articolo cliccare qui

L'intervista pubblicata da L'Espresso a Gemma Beretta, di Legambiente Seveso, va nella stessa direzione. Beretta ricorda che la memoria del disastro non può essere ridotta a una celebrazione istituzionale. Occorre continuare a interrogarsi sulle conseguenze sanitarie e ambientali di quanto accaduto, ma soprattutto ricostruire un rapporto tra comunità e territorio. In una Brianza sempre più impermeabilizzata e urbanizzata, il Bosco delle Querce non deve restare un'eccezione: deve diventare il modello di una diversa politica del paesaggio.

Le sue osservazioni assumono un significato ancora più attuale se si pensa alle vicende legate ai cantieri della Pedemontana, che hanno riportato all'attenzione aree ancora interessate dalla contaminazione storica. Il disastro dell'Icmesa non appartiene soltanto agli archivi: continua a influenzare le scelte territoriali di oggi.

Anche Alberto Colombo, di Sinistra e Ambiente Meda, richiama questa prospettiva. La storia di Seveso non è soltanto la storia di una tragedia industriale, ma quella di un territorio che per decenni ha sopportato un'enorme pressione ambientale. Per questo il Bosco delle Querce dovrebbe diventare il punto di partenza di una più ampia riqualificazione ecologica dell'intero corridoio del Seveso.

È una riflessione che merita di essere raccolta dalle istituzioni.

Il cinquantesimo anniversario non dovrebbe esaurirsi nelle commemorazioni o nelle visite ufficiali, per quanto importanti. Dovrebbe diventare l'occasione per compiere una scelta politica e culturale: riconoscere il Bosco delle Querce come il cuore del futuro Parco Fluviale e Territoriale del Seveso, dotando finalmente la valle di uno strumento unitario di tutela, valorizzazione e connessione ecologica.

Cinquant'anni fa la diossina mostrò quanto fragile fosse il rapporto tra sviluppo industriale e ambiente. Oggi quella stessa storia ci insegna che la migliore forma di memoria consiste nel costruire un territorio più resiliente, più verde e più capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico.

Il Bosco delle Querce è nato da una tragedia. Il Parco del Seveso può essere la risposta che guarda ai prossimi cinquant'anni.

Cinquant'anni dopo Icmesa, il Bosco delle Querce va salvato integralmente

Le associazioni ambientaliste lanciano un appello alle istituzioni in occasione della visita del Presidente della Repubblica: il simbolo della rinascita e della memoria non può essere sacrificato dagli interventi della Pedemontana. 

 


COMUNICATO CONGIUNTO
ALBERI MONUMENTALI BRIANZA – COMITATO CIVICO AMBIENTE – ENPA – FONDO FORESTALE ITALIANO – GREENPEACE Gruppo Locale Milano – LAC – LAV – LEGAMBIENTE Seregno – LIPU Sezione di Milano
 – PRO PARCO NOSTRI AMICI ANIMALI – SUOLO LIBERO

Il Bosco delle Querce è un ecosistema di valore storico, naturalistico e ambientale che merita di essere integralmente preservato.

In vista della visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, prevista per la giornata del 10 luglio in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro Icmesa, riteniamo doveroso richiamare l'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica sul futuro del Bosco delle Querce, oggi minacciato dai lavori della Pedemontana Lombarda. 
La porzione di bosco interessata dal progetto non è costituita da vegetazione marginale o da semplici arbusti. Si tratta di oltre 3.200 alberi maturi che fanno parte di un ecosistema complesso, sviluppatosi in quasi cinquant'anni di evoluzione naturale e di interventi di rinaturalizzazione successivi al disastro del 1976. A certificare l’eccezionale valore dell'area sono i recenti e prestigiosi riconoscimenti istituzionali: la Commissione Europea ha infatti insignito il parco del Marchio del Patrimonio Europeo (European Heritage Label), celebrandolo come primo sito lombardo simbolo di resilienza, scienza e memoria comune. Al contempo, Regione Lombardia ha inserito nell'elenco ufficiale degli Alberi Monumentali d'Italia il "Grande Pioppo", un pioppo nero (Populus nigra) di circa settant'anni, alto 30 metri e con una circonferenza di 4,5 metri, ultimo testimone vivente sopravvissuto al disastro del 1976 e oggi tutelato da rigidi vincoli di salvaguardia.


Questa fascia boschiva, collocata lungo il margine della Milano-Meda, rappresenta inoltre un'area di particolare importanza faunistica. Essendo meno frequentata dall'uomo, costituisce un habitat favorevole alla nidificazione di numerose specie di rapaci e di altri uccelli forestali. Il volume scientifico Avifauna del Bosco delle Querce conferma la presenza di numerose specie tipiche dei boschi maturi, a testimonianza dell'elevato valore ecologico raggiunto da questo ecosistema. Tali evidenze sono supportate anche dai monitoraggi realizzati dall'ornitologo Mirko Galuppi, che documentano la nidificazione e l'ottimo successo riproduttivo di specie di particolare interesse conservazionistico come lo Sparviere (Accipiter nisus), il Gufo comune (Asio otus) e il Lodolaio (Falco subbuteo), oltre alla presenza di Gheppio e Civetta.

La perdita di questo settore del bosco determinerebbe un'ulteriore frammentazione della rete ecologica brianzola, già fortemente compromessa dall'espansione urbanistica e infrastrutturale.
Secondo il Rapporto ISPRA sul consumo di suolo, la provincia di Monza e Brianza continua a registrare il più elevato livello nazionale di artificializzazione, con circa il 41% del territorio ormai consumato. Negli ultimi anni abbiamo già assistito alla distruzione di importanti aree naturali lungo il tracciato della Pedemontana, dal Parco dei Colli Briantei al Parco Grugnotorto Villoresi e Brianza Centrale (GruBrìa), fino ai boschi di Bernate. Interventi che hanno comportato l'abbattimento di migliaia di alberi, la perdita di habitat e la compromissione di corridoi ecologici fondamentali per la fauna selvatica.


Gli interventi normativi di mitigazione e compensazione non possono sostituire una foresta matura. Un albero appena piantato non equivale a un esemplare adulto e i nuovi impianti non sono in grado di rigenerare la complessa rete biologica — formata da relazioni pluridecennali tra alberi, funghi, insetti impollinatori, microorganismi del suolo e fauna selvatica — che caratterizza un ecosistema consolidato.

Il Bosco delle Querce non rappresenta soltanto un patrimonio ambientale. È il simbolo della rinascita dopo una delle più gravi tragedie ambientali del nostro Paese. Oggi rappresenta anche uno dei più importanti esempi italiani di ricostruzione ecologica e di rinaturalizzazione di un'area contaminata, un patrimonio riconosciuto ben oltre i confini della Brianza. Proprio per questo riteniamo che esso debba essere preservato nella sua integrità.

Il Weizmann Institute of Science ha evidenziato come oggi meno del 6% della biomassa dei mammiferi sia costituita da animali selvatici, mentre la restante parte è rappresentata dagli esseri umani e dagli animali allevati. Questo dato testimonia la drammatica riduzione della biodiversità causata dalle attività umane e richiama tutti, istituzioni comprese, alla responsabilità di arrestare l'ulteriore perdita di habitat naturali.


La conservazione della biodiversità non può essere considerata un elemento accessorio nella pianificazione delle infrastrutture. Essa costituisce un interesse pubblico primario, riconosciuto dall'articolo 9 della Costituzione, che tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni.

Per queste ragioni chiediamo che il Bosco delle Querce venga integralmente preservato e che ogni decisione riguardante quest'area tenga conto non soltanto degli aspetti infrastrutturali, ma anche del suo valore ecologico, storico, paesaggistico e culturale. La tutela del Bosco delle Querce non riguarda soltanto il territorio di Seveso e Meda. Riguarda il modello di sviluppo che vogliamo costruire, il rispetto della memoria del disastro Icmesa e la responsabilità che abbiamo nei confronti delle generazioni future.

Difendere il Bosco delle Querce significa difendere un patrimonio costruito in cinquant'anni di storia, memoria, biodiversità e rinascita.

 




 

giovedì 9 luglio 2026

La migliore risposta alle provocazioni? Continuare a riempire le piazze per la pace


Nei giorni scorsi un episodio avvenuto durante il presidio per la Palestina di giovedì a Seregno ha suscitato sconcerto. Mentre i manifestanti erano riuniti in piazza Concordia per ricordare i mille giorni di guerra e di distruzione a Gaza, un uomo, passando in bicicletta con la propria famiglia, ha invitato il figlio a fare il saluto romano e a gridare "Viva il Duce". Una delle partecipanti ha scelto di denunciare l'accaduto ai carabinieri, ritenendo che un gesto di questo tipo non potesse essere considerato una semplice bravata o una provocazione da ignorare.

Esprimiamo la nostra piena solidarietà alle persone che hanno assistito a quella scena e, in particolare, a Simona, che ha scelto di non voltarsi dall'altra parte e di denunciare quanto accaduto. Denunciare non significa alimentare polemiche, ma affermare un principio fondamentale: la nostra democrazia si fonda sul rifiuto del fascismo e sull'antifascismo, valori sanciti dalla Costituzione.


Sappiamo che, dopo la pubblicazione della notizia, sui social sono comparsi numerosi insulti e provocazioni rivolti ai manifestanti. È comprensibile che tra chi organizza e partecipa ai presìdi si sia aperta una riflessione: rispondere o ignorare? Replicare o non cadere nella trappola di chi cerca soltanto visibilità e scontro?

La risposta più efficace, probabilmente, non si trova nei commenti di Facebook. Si trova nelle piazze.

Chi provoca punta a spostare l'attenzione. Vorrebbe trasformare una mobilitazione nata per chiedere pace, giustizia e diritti per il popolo palestinese in una sterile disputa fatta di insulti e provocazioni. Sarebbe un errore concedergli questo risultato.


La risposta migliore è continuare a esserci. Con la stessa dignità, lo stesso silenzio quando serve, la stessa determinazione che caratterizza questi presìdi settimanali. Ogni persona in più presente in piazza è una risposta concreta all'odio, all'indifferenza e ai tentativi di intimidazione.

Per questo rilanciamo l'appuntamento di questa sera, giovedì 9 luglio, dalle 18 alle 19 in piazza Conciliazione a Desio.


Partecipare significa affermare che lo spazio pubblico appartiene a chi esercita i propri diritti in modo pacifico, non a chi cerca di intimidire o provocare. Significa dimostrare che la solidarietà è più forte dell'odio e che la memoria democratica non è un esercizio retorico, ma un impegno quotidiano.

La risposta alle provocazioni non è il silenzio, ma una piazza ancora più partecipata.

Seveso, cinquant’anni dopo: la memoria merita rispetto


Nei giorni scorsi sui social è tornata al centro del dibattito la lettera inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella da alcune associazioni e gruppi ambientalisti di Seveso e Meda in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro dell’ICMESA.

La lettera richiama il valore della memoria del disastro del 1976, il ruolo del Bosco delle Querce come luogo simbolico di rinascita e le preoccupazioni legate agli interventi previsti per la realizzazione dell’Autostrada Pedemontana Lombarda.

Al di là delle posizioni diverse sull’opera e sulle sue conseguenze ambientali, ciò che merita una riflessione è il modo in cui, nel confronto pubblico, vengono utilizzate alcune parole. Espressioni come “ingenerare inutile allarmismo e disinformazione”, “fanno venire l’orticaria”, “diffondere informazioni ecoterroristiche e ignoranti” o “usurpatori dell’ambientalismo” pongono una questione che va oltre la singola polemica: quella della responsabilità del linguaggio, soprattutto quando proviene da persone che ricoprono o hanno ricoperto ruoli pubblici e di rappresentanza.

Si può essere in disaccordo. Si possono contestare dati, valutazioni, strategie e prospettive. È parte naturale e necessaria della democrazia. Ma quando il confronto riguarda un territorio segnato da una tragedia come quella dell’ICMESA, che cinquant’anni fa ha lasciato ferite profonde nella comunità di Seveso e Meda, e oggi coinvolge una trasformazione infrastrutturale rilevante come quella legata alla Pedemontana, il livello della discussione dovrebbe essere necessariamente più alto.

Che reazioni critiche arrivino dai vertici di un soggetto coinvolto direttamente nella realizzazione dell’opera può essere comprensibile: esistono interessi, responsabilità e visioni differenti. Ma da altri interlocutori, soprattutto da chi ha avuto incarichi di rilievo nel mondo ambientalista, ci si aspetterebbe maggiore attenzione, equilibrio e rispetto verso chi, da anni, si occupa di memoria, tutela del territorio e partecipazione civica.

La questione non è stabilire chi abbia il monopolio dell’ambientalismo. Nessuno dovrebbe arrogarsi questo diritto. La questione è riconoscere che esistono comunità, associazioni e cittadini che portano avanti un impegno basato sulla conoscenza dei luoghi, sulla memoria storica e sulla volontà di tutelare un patrimonio collettivo.

Il Bosco delle Querce non è soltanto uno spazio verde: è il simbolo di una ferita trasformata in consapevolezza, di un territorio che ha cercato di ricostruire un rapporto con la propria storia. Per questo meriterebbe che ogni discussione sul suo futuro fosse affrontata con rigore, rispetto e responsabilità.

Prima ancora delle opinioni diverse, vengono i fatti. Prima ancora delle contrapposizioni, viene il rispetto per una vicenda che ha segnato la storia ambientale italiana e per una comunità che continua a interrogarsi sul proprio futuro.

Le parole hanno un peso. Tanto più quando arrivano da chi, per ruolo o per storia personale, dovrebbe sapere quanto sia importante custodirlo.

Comitati No Pedemontana: "Seveso 10 luglio, la nostra storia. Dobbiamo esserci"


Riceviamo e pubblichiamo il seguente appello.
A cura dei Comitati NO Pedemontana e Suolo Libero


A Seveso, la mattina del 10 luglio sarà presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme al Presidente della Regione e alle autorità locali, per un evento in occasione del 50º anniversario del disastro ICMESA del 1976.

Un evento esclusivo, blindato, a cui si accede solo tramite invito. Un evento che chiude degnamente un lungo periodo di "commemorazione" istituzionale caratterizzato da ipocrisia e reticenze, in cui il disastro di Seveso (e di altri quattro Comuni) viene narrato come un "incidente chiuso", buono per la retorica del "non accada più".

IL 10 LUGLIO NON È MAI FINITO

Ma la realtà è molto diversa. La bonifica di allora fu gestita cercando di minimizzare i costi delle bonifiche stesse, dei risarcimenti e, soprattutto, l'allarme sociale e le critiche al modello di sviluppo economico e industriale che l'evento di Seveso aveva generato. E così si limitò il più possibile l'area su cui intervenire, mentre le altre zone contaminate (l'allora zona B) furono considerate non pericolose e la diossina venne lasciata dov'era e dove, in buona parte, è rimasta fino a oggi.

Ecco perché ancora oggi, per la realizzazione di Pedemontana, la società realizzatrice (APL) è costretta a effettuare una "bonifica" che, ancora una volta, è ridotta al minimo di legge e comunque non a rischio zero.

PEDEMONTANA: IL NON DETTO DELLA CELEBRAZIONE

Sul territorio incombe la realizzazione di un ecomostro chiamato Pedemontana, che impatterà sui terreni lasciati così com’erano, pieni di diossina, e che, se realizzata, danneggerà lo stesso Bosco delle Querce, costruito su una parte della zona bonificata e del quale verrebbero distrutti 3.200 tra alberi e piante.

Un patrimonio ambientale, ma soprattutto un luogo di memoria collettiva, realizzato dopo le proteste di una popolazione che respinse attivamente scellerati progetti come il forno inceneritore. Un ecomostro che ha già cominciato a devastare molte zone della Brianza.

IL BOSCO FERITO

Proprio il Bosco, sul quale, zitti zitti, sono di fatto già iniziati i primi piccoli interventi, sarà lo sfondo della scenografia in cui Regione e istituzioni locali, cercando la benedizione del Presidente della Repubblica, celebreranno l'ipocrisia della favola rassicurante e falsa di un passato chiuso, nel quale la memoria viva di quei giorni e le preoccupazioni per il presente non avranno spazio.

FACCIAMO IN MODO CHE LA VOCE DEL TERRITORIO SI SENTA

Lanciamo un appello a esserci a Seveso la mattina del 10 luglio, anche con la sola presenza all'esterno del Bosco delle Querce, in contemporanea con la celebrazione ufficiale, a partire dalle 9.30, per testimoniare che c'è una popolazione che ha memoria.

Noi ci saremo per volantinare, incontrarci e parlarci.

Aggiornamenti su: https://www.facebook.com/share/p/1M8q1kTe6E/

 

INFORMAZIONI UTILI

Domattina via Redipuglia (la strada di accesso al Bosco delle Querce, dove il sabato si tiene il mercato) e diverse vie circostanti saranno chiuse al traffico. Sarà quindi necessario lasciare l'auto più lontano e raggiungere il Bosco a piedi: conviene muoversi per tempo. Le limitazioni alla circolazione sono previste per consentire lo svolgimento della cerimonia istituzionale.

Per l'elenco completo delle modifiche alla viabilità predisposte dal Comune di Seveso: Commemorazione ICMESA – tutte le modifiche alla circolazione (Comune di Seveso) 

Piccole storie per una Grande montagna: al via gli incontri d'estate del Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo'


a cura del Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com 


Mentre le istituzioni regionali e locali confermano la volontà di investire circa 2 milioni di euro di fondi pubblici nel progetto "OltreLario" finalizzato anche alla realizzazione di nuovi impianti sciistici e di innevamento artificiale sotto i 1.500 metri di quota sul Monte San Primo, il Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo' risponde con la cultura, la sensibilizzazione e la valorizzazione del territorio.

Nasce così la rassegna "Piccole storie per una Grande montagna", un ciclo di tre incontri culturali estivi e gratuiti che si terranno nei prati della Colma di Sormano, alle pendici del Monte San Primo. L'iniziativa punta a dimostrare come sia possibile una fruizione alternativa, dolce e sostenibile di questo prezioso habitat del Triangolo Lariano, in contrapposizione a opere anacronistiche e dall'elevato impatto ambientale.

Sono in programma tre appuntamenti tra luglio e settembre:

  1. Sabato 25 Luglio (ore 10): "La vita illustrata o come il disegno ti cambia la VITA". Un workshop silvestre di Sketchbook per adulti (dai 16 anni in su) guidato dall'artista Anna Canavesi, in arte Bic Indolor. I partecipanti, muniti del proprio diario, potranno cimentarsi nel disegno dal vero all'aria aperta tra betulle e pascoli, riscoprendo la natura attraverso l'arte. I posti sono limitati a un massimo di 20 partecipanti con iscrizione obbligatoria.
  2. Sabato 29 Agosto (ore 21): "La distanza della Luna". Una serata speciale aperta a tutti e dedicata alle storie al chiaro di Luna al Planetario di Sormano. Immaginazione letteraria, animazione teatrale e narrazione scientifica per un momento suggestivo di condivisione e racconti liberamente ispirati alle Cosmicomiche di Italo Calvino, sotto il cielo stellato del San Primo illuminato dalla Luna. Un viaggio sospeso tra terra e cielo, orizzonti capovolti, l'incanto del volo, la meraviglia dello stellato e della Luna, con le attrici Pia Mazza e Arianna Pollini e la partecipazione di Emilio Novati, astrofisico, Gigi Manara, Maurizio Lietti e Daniele Brioschi, docente presso la Scuola Media di Carimate, con i suoi giovani astrofili.
  3. Domenica 20 Settembre (ore 10): "Diventare bosco". Un appuntamento pensato per i bambini dai 4 anni in su e per le loro famiglie, una passeggiata nella natura guidata da racconti e gioco yoga, volta ad avvicinare i più piccoli alla scoperta dell'ambiente montano, degli alberi, degli animali e delle erbe, per provare a sentirsi parte del bosco. Anche in questo caso il limite è di 20 partecipanti con iscrizione obbligatoria. Con Massimo Lozzi, insegnante di Yoga e Marta Stoppa, narratrice.

«Il nostro obiettivo rimane proteggere la montagna e dimostrare che il turismo del futuro non ha bisogno di neve artificiale o di impianti destinati al fallimento per la mancanza di nevicate», spiegano i rappresentanti del Coordinamento, che unisce quasi 40 associazioni civiche e comitati della zona. «Vogliamo interventi di reale ripristino ambientale - aggiungono - ovvero sentieri curati e trasporti efficienti, non opere che snaturano l'ambiente montano e che non tengono conto della crisi climatica».

Tutti gli eventi sono gratuiti (verranno annullati in caso di pioggia). Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie per il primo e il terzo incontro) è possibile scrivere a info@bellagiosanprimo.com o visitare il sito internet ufficiale bellagiosanprimo.com