lunedì 4 maggio 2026

Macherio, Pedemontana e il PL24: serve un cambio di rotta, rilanciamo il dibattito

Dopo i nostri interventi sul Progetto Locale 24 (PL24), riteniamo utile riprendere e rilanciare il comunicato di Sinistra e Ambiente–Impulsi, che contribuisce in modo puntuale e documentato al dibattito in corso. Lo facciamo perché abbiamo a cuore il nostro territorio e crediamo che un’informazione chiara, diffusa e partecipata, insieme a una costante pressione mediatica, possa aiutare a invertire la rotta e a promuovere una maggiore sensibilità dell’opinione pubblica su scelte che incidono profondamente sull’ambiente e sulla qualità della vita.


PEDEMONTANA: A MACHERIO L’AMMINISTRAZIONE AFFOSSA LA COMPENSAZIONE AMBIENTALE PL24 E DECIDE DI FRAMMENTARE GLI INTERVENTI

di Sinistra e Ambiente, Meda


A Macherio, durante il Consiglio Comunale del 23/04/2026, l'amministrazione di Franco Redaelli ha comunicato e deciso di non dare seguito al Progetto Locale 24 di Compensazione Ambientale sull’area di Bareggia – via Edison, nella configurazione proposta nel Masterplan 2009, apprestandosi a siglare con la soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) un Protocollo d'Intesa su una differente proposta progettuale.

A questa decisione si è opposta la Lista Progetto Macherio.

Con alcune giustificazioni, molte delle quali confutabili, l'amministrazione ha scelto di affossare il progetto costituito da un unico intervento, da cui purtroppo – e colpevolmente, per non averne compreso la portata unitaria – si era già sfilato il Comune di Lissone.

Sinistra e Ambiente–Impulsi, insieme con Legambiente Seveso, il Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale e il Coordinamento Osservatorio PTCP di MB, avevano cercato di interloquire con il sindaco Redaelli, consigliandogli di valutare l'importanza e l'efficacia dell'impianto originario del PL24 per la sua unicità quale compensazione di sistema su un’area importante, chiedendogli altresì di non prendere decisioni affrettate e avventate in direzione differente, scegliendo comunque di utilizzare i fondi disponibili per l’acquisizione delle aree utili a concretizzare il PL24 e di avviare successive ricerche di ulteriori fondi per le azioni di ingegneria ambientale necessarie.

Purtroppo, quanto temevamo si è avverato e Macherio ha scelto di trasferire la cifra accordata per la Compensazione Ambientale PL24, pari a 1,762 milioni di euro, spalmandola su ben 5 interventi frazionati, non contigui, sparsi sul territorio e con caratteristiche più da miglioria urbana che da creazione di spazi verdi ecosistemici.

Nella relazione tecnica presentata dal Comune sono state identificate le 5 aree con le caratteristiche di massima degli interventi:

  1. Belvedere – Parco regionale della Valle del Lambro, con riforestazione, orienteering e interventi per la sicurezza stradale di ciclisti e pedoni
  2. Area del cimitero, con rifacimento dei percorsi nelle zone soggette ad allagamento e manutenzione straordinaria del bosco
  3. Parco di via Donizzetti, con installazione, nell’area sud, di attrezzature per gli adolescenti
  4. Area della Chiesetta delle Torrette – fraz. Bareggia, con realizzazione di una piazza e di un’area verde in corrispondenza della chiesetta
  5. Via Milano, con istituzione di un senso unico e trasformazione della strada in area a priorità pedonale, demolendo i marciapiedi esistenti e ricostruendoli in calcestre


Interventi lontani dall'obiettivo di costruire nuova naturalità di sistema.

Macherio, dopo iniziali incertezze, ha scelto la strada peggiore, cioè quella di frammentare gli interventi sul proprio territorio comunale in superfici scollegate.

Questa scelta inficia lo scopo e l’obiettivo originari delle Compensazioni Ambientali, ovvero ricucire almeno parzialmente un territorio devastato dall’autostrada Pedemontana Lombarda.

Anche dinanzi al disastro conseguente alla realizzazione dell’infrastruttura, l’amministrazione ha scelto una logica d’intervento minimale che non consentirà di realizzare una progettazione ambientale compatta e significativa.

Tristezza infinita nel constatare che alcune amministrazioni sono ben lontane dallo spendersi efficacemente per preservare il proprio territorio.

Al disastro causato dalla costruzione dell’infrastruttura rischia ora di sommarsi quello di interventi snaturati rispetto agli obiettivi ambientali originari del condivisibile Masterplan del 2009, che proponeva un tentativo di ricucitura del territorio attraverso interventi significativi e di qualità.

Sotto, la relazione con la localizzazione delle 5 compensazioni frammentate e distribuite sul territorio del Comune di Macherio.

 

Lago del Segrino: no ai progetti invasivi per il lago tutelato!


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" esprimiamo perplessità sul progetto di riqualificazione dell'area ex Gajum-Bognanco di Canzo, in particolare per la pessima scelta di realizzare ben 105 piazzole per i camper! Siamo contrari alla distesa di asfalto, in una zona che sarebbe invece da preservare dal punto di vista naturalistico.   
La nostra proposta, da sempre, chiedeva che in alternativa l'area ex Bognanco venisse ripristinata a verde, creando una connessione ecologica con il confinante territorio del Parco del Lago del Segrino, che è un Sito di importanza comunitaria (SIC) e che, come tale, va tutelato naturalisticamente, come previsto dalle direttive europee.  
Ora invece la pessima scelta di creare una vasta superficie asfaltata attorno all'edificio, può solo peggiorare la situazione. Si poteva invece prevedere un'area verde e alberata, allo scopo, come detto, di creare un ambito più naturale, vista appunto la vicinanza con il bellissimo lago. Al contrario l'area di sosta camper - oltre che non permettere la creazione di zone verdi e piantumate - può causare problemi dovuti alla quasi totale impermeabilizzazione e al conseguente carico delle acque chiare sulle fognature di Canzo che, come abbiamo reso noto, sono ancora per il 66% di tipo misto. 



Queste criticità relative alla gestione delle acque e delle fognature, sono evidenziate anche dal Parco Lago Segrino che nel proprio parere ambientale (seppur positivo e - a nostro giudizio - molto superficiale) evidenzia molti problemi, soprattutto sulla 'tenuta' delle fognature.
Infatti nel parere del Parco sulla Valutazione di Incidenza ambientale (firmata dal tecnico incaricato, arch. Gloria Tagliabue) si evidenzia la necessità di un adeguamento delle reti di acquedotto e soprattutto di fognatura. Si chiede di evitare l'apporto di acque meteoriche nella rete fognaria mista e nera, oltre che la dotazione di un'apposita rete di raccolta e scarico in fognatura delle acque reflue prodotte dall'attività di molitura del frantoio.
Nello stesso parere del Parco si prescrivono indicazioni sullo svuotamento dei wc chimici dei camper, con divieto assoluto del loro recapito in fognatura. In definitiva, anche il Parco evidenzia i problemi derivanti dall'area di sosta per i camper, oltre che per la gestione delle fognature!

Sempre in zona Segrino, oltre al pessimo progetto per l'ex Bognanco nella parte a nord del lago, scopriamo ora che lo stesso Parco sta ipotizzando di realizzare un nuovo parcheggio - seppur limitato a pochi posti auto - nell'area a sud, in prossimità del Lido. Una proposta non in linea con la tutela prevista dal Sito di importanza comunitaria. Si tratta di una pessima scelta da parte del Parco Lago Segrino, che in tal modo dimostra di interessarsi solo fruibilità automobilistica delle sponde del lago, anziché alla tutela naturalistica del lago stesso! 

Alla luce di queste scelte che coinvolgono l'area del lago del Segrino, come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" chiediamo di stralciare questi due progetti: quello autorizzato dal Comune di Canzo per l'area di sosta dei camper, e quello ipotizzato dal Parco per il nuovo parcheggio nell'area del Lido.

sabato 2 maggio 2026

Parco Regionale del Seveso: qualche risposta alle domande del Polo Civico di Meda

In verde scuro le aree medesi che entreranno a far parte del nuovo Parco Regionale

Negli scorsi giorni abbiamo ricevuto, sotto al nostro post dedicato all’adesione di Meda al futuro Parco Regionale, un articolato commento da parte del Polo Civico.

Si tratta di un intervento che pone questioni non banali - dal ruolo degli enti esistenti al rischio di nuove strutture burocratiche - e proprio per questo abbiamo scelto di non rispondere con una replica sintetica, ma di dedicare un approfondimento autonomo. L’obiettivo è contribuire a un confronto più ampio e, per quanto possibile, chiarire alcuni aspetti che riteniamo centrali.

Partiamo da una precisazione. Nel nostro precedente post abbiamo riportato la definizione di “astensione incomprensibile”: si tratta di una valutazione espressa dal gruppo Sinistra e Ambiente Meda, non di una nostra presa di posizione diretta. Ci sembrava corretto citarla perché parte del comunicato, ma è giusto distinguere i piani.

Entrando nel merito, una prima osservazione riguarda il rapporto tra Meda e i parchi. Non siamo di fronte a un salto nel vuoto o a qualcosa di completamente nuovo. Meda ha già fatto parte sia del Parco Regionale delle Groane sia del Parco Locale di Interesse Sovracomunale della Brughiera Briantea, realtà che nel tempo sono evolute fino a confluire nell’attuale Parco delle Groane e della Brughiera Briantea. Questo passaggio storico è significativo, perché dimostra che l’evoluzione degli strumenti di tutela non solo è possibile, ma è già avvenuta. Non si tratta quindi di “creare qualcosa dal nulla”, ma di proseguire lungo un percorso già conosciuto.

Uno dei punti più rilevanti sollevati riguarda l’utilità di un nuovo parco rispetto a ciò che già esiste. Qui è importante chiarire un aspetto spesso frainteso: un parco regionale non è semplicemente un ente in più, ma uno strumento diverso. Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale GruBrìa - a cui Meda oggi non aderisce - rappresenta un’esperienza importante, ma ha una capacità di tutela e di pianificazione necessariamente più limitata. La regionalizzazione non si pone quindi in alternativa, ma come rafforzamento: significa dare a quei territori un livello di protezione più solido, più strutturato, più difficile da aggirare.

È in questo senso che la domanda “perché non rafforzare ciò che già esiste?” trova una risposta diversa da quella che può sembrare a prima vista. La trasformazione in parco regionale è, di fatto, il modo per rafforzarlo davvero. In un territorio come la Brianza, dove il consumo di suolo ha raggiunto livelli tra i più alti d’Italia, questo passaggio non è secondario.

Resta poi la preoccupazione, espressa chiaramente nel commento, del rischio di creare un “carrozzone”. È un timore diffuso e comprensibile, ma che rischia di spostare il fuoco della discussione. Il problema non è tanto il numero degli enti, quanto la loro efficacia. Un parco regionale, se costruito e gestito in modo adeguato, può avere strumenti, risorse e capacità di coordinamento che oggi mancano o sono troppo deboli. La questione, quindi, non è fermare il processo, ma semmai accompagnarlo e vigilare perché funzioni davvero.

C’è poi un elemento che riteniamo decisivo e che spesso rimane sullo sfondo: il contesto territoriale. Questo parco nasce in un’area fortemente urbanizzata, dove il suolo libero è ormai frammentato, residuale, spesso isolato. Non siamo di fronte a grandi aree naturali continue, ma a un mosaico fragile che ha bisogno di essere ricucito. In situazioni come questa, strumenti più deboli rischiano di non essere sufficienti. Serve una visione più ampia e una capacità di intervento che superi i confini comunali.

Le domande operative - su competenze, gestione, rapporti con enti come l’Agenzia Interregionale per il fiume Po - sono tutte legittime. Ma è importante ricordare che il passaggio votato è un atto di indirizzo, l’inizio di un percorso. Pretendere che ogni dettaglio sia già definito prima ancora di avviarlo rischia, di fatto, di bloccarlo.

Infine, una considerazione più generale. Il futuro Parco Regionale non rappresenta un punto di arrivo, ma una tappa. Un passaggio necessario, ma non sufficiente. Il lavoro da fare resta molto e dovrà andare nella direzione di una maggiore integrazione, includendo anche realtà come il Bosco delle Querce e dialogando con sistemi più strutturati come il Parco Nord Milano.

Il nostro blog è nato proprio con questo obiettivo: sostenere l’allargamento e il rafforzamento delle tutele del territorio del Parco Brianza Centrale, oggi GruBrìa. La regionalizzazione va esattamente in questa direzione.

Per questo riteniamo che, pur in presenza di dubbi e questioni aperte, aderire convintamente a questo percorso sia oggi una scelta importante. Non per aggiungere un ente, ma per provare a costruire - finalmente - una visione più coerente per un territorio che, negli anni, ha già perso molto.

martedì 28 aprile 2026

Parco GruBrìa: Cesano Maderno dice sì al Parco Regionale

In verde scuro le aree di Cesano che entreranno a far parte del nuovo Parco Regionale

Anche Cesano Maderno ha formalmente avviato il percorso verso l’istituzione del futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale. Il Consiglio comunale del 17 aprile 2026 ha infatti approvato all’unanimità la richiesta di istituzione del Parco Regionale ai sensi della legge regionale 86/83, risultando uno dei tre Comuni esterni all’attuale perimetrazione del PLIS GruBrìa ad aver aderito al progetto, insieme – nei giorni successivi – a Meda e Giussano.

La deliberazione è stata approvata con 24 voti favorevoli su 24 presenti, a conferma di una convergenza ampia su un tema strategico per il futuro del territorio.

Nel dispositivo, il Comune definisce con chiarezza i contenuti e gli obiettivi della propria scelta: “DI RICHIEDERE l’istituzione del Parco Regionale [...] che comprenda il territorio del PLIS GruBrìa [...] oltre ad ogni area posta lungo il Seveso e/o a tale scopo individuata dalle Amministrazioni interessate ed in particolare dal Comune di Cesano Maderno.”

Contestualmente, vengono approvati il documento preliminare e la planimetria che individuano le aree comunali da includere nel futuro Parco, elementi fondamentali per la definizione del perimetro complessivo.

Un passaggio significativo riguarda anche la prospettiva istituzionale: “DI ESPRIMERE contestualmente la volontà di recesso dal PLIS GruBrìa, una volta conclusa la procedura di istituzione del Parco regionale.” Una scelta che chiarisce la direzione intrapresa: il passaggio da un parco locale (PLIS) a un livello di tutela più forte e strutturato, quale quello regionale.

La relazione accompagnatoria alla delibera offre un’analisi approfondita del territorio e delle dinamiche che lo hanno trasformato nel tempo.

La parte nord del nuovo parco con evidenziate in verde scuro le nuove aree inserite

L’obiettivo principale è chiaramente indicato: “La conservazione del sistema articolato di spazi liberi ancora presenti lungo l’asta del torrente Seveso [...] in un territorio [...] sottoposto a forti pressioni antropiche.” Un territorio che ha conosciuto uno sviluppo rapido e spesso poco governato: “Questo territorio ha conosciuto, soprattutto tra gli anni Cinquanta e Ottanta, una rapida urbanizzazione che ha spesso preceduto la capacità di pianificazione.” Da qui emerge un elemento chiave: “Le politiche di salvaguardia si sono spesso mosse a posteriori, per contenere e ricucire ciò che era già stato profondamente modificato.” Nonostante questo, negli anni si sono sviluppati interventi di rigenerazione ambientale: rimboschimenti, creazione di aree umide, riqualificazioni fluviali e sviluppo di reti per la mobilità lenta.

I dati riportati nella relazione restituiscono un quadro molto chiaro. Nell’area interessata dalla proposta, il suolo urbanizzato raggiunge circa il 66%, lasciando agli spazi aperti solo il 34% del territorio. Di questi, la maggior parte è costituita da aree agricole, mentre i boschi rappresentano una quota limitata e frammentata. Un contesto che rende evidente l’urgenza di rafforzare gli strumenti di tutela e pianificazione.


La relazione individua con precisione anche le principali minacce future.
Tra queste:

  • la realizzazione delle tratte B2 e C della Autostrada Pedemontana Lombarda;
  • il raddoppio ferroviario della tratta Orio al Serio–Malpensa a Seregno;
  • il deposito della metrotranvia Milano Parco Nord–Seregno;
  • ulteriori interventi infrastrutturali previsti o in fase di studio.

Interventi che rischiano di compromettere definitivamente la continuità ecologica: “Impatto molto forte [...] ostacolando il corridoio ecologico [...] provocando la perdita degli ultimi ampi spazi aperti fra l’edificato.”

È in questo scenario che si inserisce la proposta del nuovo Parco. Non solo uno strumento di tutela, ma un cambio di scala nella gestione del territorio: “Il Parco porterebbe con sé la possibilità di una gestione integrata, coordinata e sovracomunale di aree che, singolarmente, hanno effetti limitati, ma che complessivamente possono rappresentare un sistema.”

L’obiettivo è quello di costruire un sistema capace di:

  • rafforzare la rete ecologica;
  • migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici;
  • contenere il degrado ambientale;
  • aumentare la qualità della vita.

Particolarmente centrale è il tema della resilienza: “Aumentare la capacità del territorio di mitigare, adattarsi e rispondere agli impatti dei cambiamenti climatici [...] diventa tanto più importante quanto più un territorio è soggetto a pressioni insediative.”

L’istituzione del Parco Regionale richiederà un iter articolato: dopo le delibere comunali, sarà il Consorzio del Parco GruBrìa a formalizzare la richiesta, che passerà poi alla Regione Lombardia per l’avvio della conferenza programmatica e del successivo iter legislativo. Solo al termine di questo processo il Parco potrà essere istituito formalmente.

Con la delibera di Cesano Maderno – che precede di alcuni giorni le adesioni di Meda e Giussano – prende forma concreta anche l’allargamento del progetto verso Comuni finora esterni al PLIS. Un elemento fondamentale per costruire un sistema di tutela più ampio e coerente, capace di superare i confini amministrativi e rispondere in modo più efficace alle criticità ambientali della Brianza. Come già emerso nei precedenti post, il quadro resta segnato da una forte contraddizione: da un lato nuove infrastrutture e consumo di suolo, dall’altro tentativi di rafforzare la tutela e ricostruire una rete ecologica. La sfida sarà trasformare questo percorso in uno strumento concreto ed efficace, capace non solo di proteggere ciò che resta, ma di ricostruire – nel tempo – un equilibrio ambientale oggi profondamente compromesso.

Legambiente Seregno educa le nuove generazioni partendo dalla cura del territorio


In occasione della Giornata Mondiale della Terra, il circolo di Legambiente Seregno ha dato vita a molto più di una semplice attività di pulizia: un vero momento educativo e di cittadinanza attiva, capace di coinvolgere e sensibilizzare la comunità locale, a partire dai più giovani.

L’iniziativa, svolta al Parco dei Tigli di Cassina Savina (Cesano Maderno), ha visto la partecipazione di soci, famiglie e numerosi bambini. Proprio questi ultimi sono stati al centro dell’azione dei volontari, che hanno trasformato un gesto pratico – raccogliere rifiuti – in un’occasione concreta di apprendimento. Attraverso l’esempio diretto, il dialogo e la condivisione, i volontari hanno trasmesso un messaggio chiaro: la cura dell’ambiente è una responsabilità collettiva che si costruisce giorno dopo giorno.

Durante la mattinata, i partecipanti hanno raccolto una decina di sacchi di rifiuti, contribuendo a restituire decoro a un’area verde molto frequentata. Ma il risultato più importante va oltre i numeri. L’esperienza ha mostrato come l’educazione ambientale non passi solo da campagne informative o slogan, bensì da azioni vissute in prima persona, capaci di lasciare un segno duraturo.


Il coinvolgimento dei bambini rappresenta infatti un investimento sul futuro: vedere adulti impegnati in prima linea, partecipare attivamente e comprendere l’impatto dei propri gesti sono elementi fondamentali per formare cittadini più consapevoli. In questo senso, Legambiente Seregno si conferma un presidio educativo sul territorio, capace di coniugare intervento concreto e formazione civica.

Resta l’amarezza per l’incuria che ancora colpisce spazi pubblici destinati alla socialità e al gioco. Tuttavia, giornate come questa dimostrano che esiste una risposta possibile, fatta di partecipazione, responsabilità e impegno condiviso.

Un ringraziamento va a tutti i volontari e ai cittadini che hanno preso parte all’iniziativa, contribuendo non solo a ripulire un parco, ma a diffondere una cultura del rispetto ambientale che parte dai gesti più semplici e quotidiani.

Parco GruBrìa: anche Giussano entra nel percorso verso il Parco Regionale del Seveso

In alto, in verde scuro, le aree giussanesi che entreranno nel nuovo Parco

Dopo aver raccontato dell’adesione del Comune di Meda al futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, un nuovo tassello si aggiunge a questo percorso: anche Giussano ha formalmente deciso di entrare in questa progettualità.

La scelta è arrivata in una data simbolica, quella del 22 aprile, Giornata della Terra, quando il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la richiesta di istituzione e adesione al nuovo Parco Regionale.

Un passaggio che il Comune definisce chiaramente come strategico: “Si tratta di un passaggio strategico nell’ottica della pianificazione territoriale che inserisce anche Giussano all’interno di una progettualità finalizzata a rafforzare la tutela del verde, salvaguardare le aree ancora libere e costruire una rete ecologica sovracomunale.” Un elemento importante, soprattutto se letto alla luce del contesto brianzolo, dove la pressione urbanistica e infrastrutturale continua a ridurre e frammentare gli spazi aperti. Il progetto del nuovo Parco Regionale nasce infatti dall’evoluzione del PLIS GruBrìa, un sistema che già oggi supera i 2.000 ettari e che interessa numerosi comuni tra la provincia di Monza e Brianza e la Città Metropolitana di Milano. “Proprio per rispondere a queste criticità, i Comuni già aderenti hanno promosso la trasformazione in parco regionale, con l’obiettivo di incrementare il livello di tutela ambientale e accedere a maggiori risorse per interventi di riqualificazione e sviluppo sostenibile.” È in questo quadro che si inserisce la decisione di Giussano, che pur non facendo parte finora del PLIS GruBrìa ha scelto di aderire, riconoscendo il valore più ampio dell’iniziativa.

Dettaglio delle nuove aree di Giussano che entreranno nel nuovo parco

Le parole del sindaco Marco Citterio chiariscono bene il senso politico e amministrativo della scelta: “Con questa scelta Giussano compie un passo importante nella direzione della tutela del proprio territorio e della qualità della vita dei cittadini. In un contesto come il nostro fortemente urbanizzato, rafforzare la presenza di verde e mettere in sicurezza le aree ancora libere significa investire concretamente sul futuro della nostra comunità e delle nuove generazioni.”

Non solo tutela, ma anche opportunità: “Questa decisione rappresenta anche un’opportunità strategica per sviluppare una progettualità di medio e lungo periodo, permettendo al Comune di partecipare a bandi pubblici e accedere a risorse dedicate alla riqualificazione ambientale, alla mobilità sostenibile e alla valorizzazione del territorio.” Un passaggio particolarmente rilevante riguarda il tema – sempre più attuale – della gestione del suolo e dei rischi ambientali: “Preservare terreni permeabili e non edificati significa garantire la presenza di suoli in grado di assorbire l’acqua, contribuendo a ridurre il rischio idrogeologico e a mitigare gli effetti degli eventi meteorologici sempre più intensi.”

Accanto alle valutazioni positive, non sono mancate anche letture critiche. Sui social è intervenuto Gianni Del Pero, già presidente di WWF Lombardia e attuale vicepresidente di WWF Insubria, che ha evidenziato le contraddizioni del Comune di Giussano, ricordando come in passato siano state assunte scelte urbanistiche fortemente impattanti, tra cui la realizzazione del centro commerciale Iperal. Una critica che, sul piano sostanziale, richiama un tema reale: la difficoltà di conciliare nuove politiche di tutela con un passato segnato da significativo consumo di suolo. Meno convincente appare invece il tono ironico utilizzato nel definire il progetto del Parco del Seveso, che rischia di spostare il confronto dal merito delle scelte a una contrapposizione poco utile. Resta infatti un dato: l’adesione al futuro Parco Regionale rappresenta comunque un passo nella direzione della tutela delle aree verdi residue. Un passo che non cancella le scelte del passato, ma che può contribuire – se accompagnato da coerenza nelle decisioni future – a costruire una visione diversa per il territorio.

Il percorso, naturalmente, è ancora lungo: “Nei prossimi mesi Regione Lombardia procederà con la convocazione della conferenza programmatica che definirà il perimetro definitivo del Parco e ne avvierà formalmente l’istituzione.” Nel frattempo, il quadro che emerge è sempre più chiaro: accanto a scelte che continuano a consumare e frammentare il territorio, si stanno muovendo anche processi che puntano – almeno nelle intenzioni – a ricostruire una rete ecologica e a rafforzare gli strumenti di tutela. Una contraddizione che attraversa tutta la Brianza e che rende ancora più decisivo ciò che accadrà nei prossimi mesi.

lunedì 27 aprile 2026

Tra erba salvadega e parole antiche: il fascino del dialetto in cammino


Domenica 26 aprile si è svolta a Mariano Comense una passeggiata davvero speciale, capace di unire natura, storia e lingua in un’esperienza coinvolgente e sorprendentemente attuale. L’iniziativa, dal titolo evocativo “L’erba di Patè. Erba salvadega e stori eretich cuntà su in dialet”, è stata organizzata dal Circolo Culturale Seregn de la memoria in collaborazione con il Comitato Parco Regionale Groane Brughiera.

Già dal titolo si coglieva il senso profondo della proposta: un percorso alla scoperta delle erbe selvatiche raccontate in dialetto, intrecciato con la storia antica del territorio. Il termine “Patè”, infatti, rimanda ai patarini, movimento eretico medievale che proprio in queste zone ha lasciato tracce e suggestioni ancora oggi affascinanti.


L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno che da anni il Circolo porta avanti per riscoprire e valorizzare il dialetto e le lingue locali. Non si tratta di un’operazione nostalgica, ma di un percorso di riscoperta – e spesso di vera e propria scoperta – della ricchezza espressiva di un mondo che sta progressivamente scomparendo. Un mondo in cui il linguaggio era profondamente legato alla realtà quotidiana, capace di descriverla con precisione e sfumature oggi difficili da ritrovare.


Le erbe spontanee ne sono un esempio emblematico, ma il discorso si estende anche agli strumenti del lavoro e alla vita contadina. Il dialetto conserva infatti una terminologia molto più ricca e specifica rispetto all’italiano standard. Anche la lingua italiana offre esempi di grande ricchezza lessicale in alcuni ambiti, come nel caso della vite: qui troviamo infatti una distinzione articolata tra ceppo, fusto, tralcio, viticcio, pampino, grappolo, raspo, racimolo e vinaccioli. Tuttavia si tratta di casi circoscritti. Nei dialetti, invece, questa precisione e varietà terminologica è molto più diffusa e capillare, estesa a numerosi aspetti della vita quotidiana, dalle piante spontanee agli oggetti e agli strumenti del lavoro.


Guida d’eccezione della giornata è stato Fabio Galimberti, autore del libro Regoi e Munda, che con competenza e passione ha accompagnato i partecipanti lungo il percorso, narrando in dialetto storie, curiosità e saperi legati al territorio. Un racconto vivo, capace di rendere il dialetto immediatamente comprensibile e naturale anche per chi lo frequenta meno.


Dopo aver attraversato tratti boschivi, accompagnati anche dalle GEV del Parco – che insieme al Comune di Mariano Comense hanno concesso il patrocinio all’iniziativa – il gruppo ha raggiunto la suggestiva Cascina Vignazza. Qui ad accogliere i partecipanti è stato Michele Molteni, uno dei proprietari, che ha guidato la visita a una struttura rimasta quasi intatta nel tempo. All’interno, alcuni locali ospitano un autentico museo della vita contadina: un vero gioiello, ricco di oggetti e testimonianze, che meriterebbe di essere maggiormente valorizzato e sostenuto.


Dopo la sosta, il percorso è proseguito verso Cascina San Martino e la sua chiesa romanica, per poi inoltrarsi nuovamente nelle aree boschive della brughiera fino al rientro al punto di partenza.

All’inizio della giornata non mancava qualche dubbio: una passeggiata interamente in dialetto avrebbe potuto risultare difficile da seguire? L’esperienza ha invece dimostrato il contrario. Nessuno ha sentito il bisogno di chiedere traduzioni, segno che il dialetto, quando vissuto e contestualizzato, resta uno strumento comunicativo efficace e accessibile. Più che limitare, arricchisce il modo di esprimersi, offrendo nuove sfumature e profondità.


Per tutti – organizzatori e partecipanti – è stata un’esperienza pienamente riuscita, da ripetere senza esitazioni.

Per rimanere aggiornati sulle prossime iniziative, l’invito è a seguire le pagine social del Circolo Culturale Seregn de la memoria e questo blog, dove verranno raccontati con piacere i futuri appuntamenti.