| Il Presidente Sergio Mattarella, la sindaca Alessia Borroni e il plastico del "ponte verde" sulla Pedemontana. Foto tratta dal sito del Quirinale. |
Le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del disastro Icmesa si sono concluse ieri con una partecipazione importante e con interventi che hanno giustamente ripercorso una delle pagine più drammatiche della storia della Brianza.
Si è parlato delle responsabilità, della gestione colpevole dell'emergenza, della bonifica e della straordinaria rinascita rappresentata dal Bosco delle Querce. Un luogo unico in Europa, nato sopra le ferite del più grave incidente industriale della storia italiana, diventato nel tempo un memoriale naturale e civile.
Durante la cerimonia è stato presentato il nuovo ponte verde che collegherà il Bosco delle Querce con le aree di ampliamento poste a est. Un'opera che abbiamo apprezzato e che è stata valorizzata anche dal Presidente della Repubblica. Ogni intervento capace di ricucire un territorio frammentato rappresenta un passo nella giusta direzione.
Ma proprio mentre si parlava di connessioni ecologiche e di futuro, è rimasta sullo sfondo una questione fondamentale: per realizzare la Pedemontana saranno sbancati circa due ettari del parco e verranno abbattuti oltre 3.200 alberi e arbusti.
Lo ha ricordato con forza anche Legambiente Lombardia nel comunicato diffuso in occasione del cinquantenario, definendo il Bosco delle Querce "una vera e propria isola verde" che rischia di essere "sfregiata per fare posto ad un'autostrada". Un giudizio netto che richiama tutti a una riflessione: la memoria non può fermarsi alle celebrazioni, deve orientare le scelte del presente.
Ancora più significativa è la riflessione del presidente del circolo Legambiente "Laura Conti" di Seveso, Maurizio Zillio: «Abbiamo impegnato cinquant'anni ad elaborare e riparare il danno dell'industria chimica nel nostro territorio. Quello che chiediamo ai politici è che i prossimi cinquant'anni siano impiegati nella cura del territorio.»
È difficile immaginare parole più appropriate. Se i primi cinquant'anni sono stati quelli della bonifica e della rinascita, i prossimi dovranno essere quelli della tutela.
Nel suo intervento, la sindaca ha affermato con orgoglio che Seveso è diventata un "contaminatore di vita". Un'immagine bella e potente. Dopo essere stata associata, suo malgrado, alla contaminazione da diossina, oggi Seveso può davvero diffondere biodiversità, cultura ambientale e attenzione per il territorio.
Di questo non possiamo che essere felici. Ma proprio quella vita va difesa, anche all'interno del Bosco delle Querce. Il Bosco non è semplicemente un parco urbano. È un monumento civile, un memoriale ambientale conosciuto ben oltre i confini della Brianza. Ogni intervento che lo riguarda assume inevitabilmente un valore simbolico oltre che ambientale. Per questo il nuovo ponte verde può rappresentare molto più di un'opera di compensazione. Può diventare il primo tassello di una visione più ampia: quella di una rete ecologica capace di collegare il Bosco delle Querce con il futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, la proposta promossa dal GruBrìa per costruire una continuità ambientale lungo il corso del fiume, ricucendo territori oggi frammentati e rafforzando il sistema delle aree protette.
Perché il vero ponte verde non è semplicemente quello che permette alla fauna di attraversare un'autostrada. È quello che unisce i parchi, collega gli ecosistemi, restituisce spazio al fiume e costruisce un territorio più resiliente ai cambiamenti climatici. È quello che trasforma un'opera di compensazione in una scelta di pianificazione ambientale.
Cinquant'anni fa, dal disastro dell'Icmesa nacque una nuova consapevolezza ambientale che contribuì a cambiare l'Italia e l'Europa. Oggi quella stessa consapevolezza ci chiede un passo ulteriore: passare dalla memoria alla progettazione del futuro.
A noi interessa questo. Non ci interessa inaugurare opere o rivendicare meriti. Ci interessa che i ponti siano davvero ponti: strumenti per unire i territori, non soltanto per superare gli ostacoli. Perché il modo migliore per onorare la memoria dell'Icmesa non è limitarsi a ricordare ciò che è accaduto nel 1976, ma fare in modo che il Bosco delle Querce diventi il cuore di una rete ecologica sempre più ampia.
Solo allora il ponte verde sarà davvero un ponte verso il futuro.













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