mercoledì 9 settembre 2026

Seregno, dal Piano Clima alle scelte del nuovo PGT. La città che ci protegge dal caldo è quella che non distrugge il verde


Un recente articolo di Swissinfo racconta una situazione che potrebbe sembrare lontana dalla Brianza, ma non lo è affatto. Anche in Svizzera le ondate di calore stanno diventando più frequenti e intense e diverse città hanno cominciato a introdurre rifugi climatici, sistemi di allerta e interventi per rendere gli spazi urbani più vivibili durante le giornate più calde. Ma, osserva Swissinfo, manca ancora una strategia complessiva: le iniziative sono spesso frammentarie e non tutte le persone più esposte riescono a beneficiarne.

La domanda che dovremmo porci è allora molto semplice: quanto sono preparate le nostre città?

Prendiamo Seregno. Non è necessario partire da zero. Nel 2024 il Comune ha presentato un Piano Clima, nato anche dalla necessità di rispondere agli eventi estremi che avevano colpito il territorio nell'estate precedente. Il piano contiene indicazioni precise: più alberi, meno superfici impermeabili, maggiore capacità di trattenere l'acqua, spazi ombreggiati e l'individuazione di veri e propri «rifugi climatici». Sono tutte cose ragionevoli. Il problema è un altro: quanto di tutto questo sta realmente cambiando la città?

Negli scorsi giorni è stato annunciato il primo intervento importante collegato al Piano Clima: la depavimentazione del grande piazzale davanti alle scuole Cadorna. Si tratta di un intervento significativo, perché riguarda circa 4.000 metri quadrati oggi impermeabilizzati e prevede di restituire spazio al suolo, alla vegetazione e alla capacità di assorbire l'acqua piovana. È difficile sostenere che sia una cattiva idea. Ma proprio per questo vale la pena porsi una domanda diversa: piazza Cadorna è il luogo dove era più urgente intervenire? Non è una critica al progetto. È una questione di metodo. Seregno ha piazze e spazi pubblici completamente mineralizzati, esposti al sole e con pochissima ombra. In alcune di queste aree, durante una giornata estiva, la possibilità di trovare un luogo dove fermarsi al fresco è praticamente nulla.

Se le risorse per adattare la città al cambiamento climatico sono limitate, non sarebbe allora necessario stabilire prima quali sono i luoghi più caldi e più vulnerabili, e intervenire partendo da quelli? Una vera politica di adattamento dovrebbe partire da una mappa delle isole di calore, individuare le aree maggiormente esposte e costruire una graduatoria degli interventi. Solo dopo dovrebbero arrivare i progetti. Altrimenti si rischia di fare una cosa buona, ma di farla semplicemente dove è più facile intervenire, anziché dove sarebbe più urgente.

Recentemente, in occasione di una passeggiata, abbiamo visto un cartello con una frase che merita di essere ripresa: «La casa della salute c'è già: è il parco!» È uno slogan, certo. Ma contiene una verità molto concreta. Quando parliamo di adattamento climatico, la prima cosa da fare non dovrebbe essere costruire qualcosa di nuovo. Dovrebbe essere tutelare ciò che già abbiamo. Un albero adulto, un'area agricola, un prato, un bosco, un corridoio verde non sono spazi vuoti. Sono già infrastrutture ambientali: assorbono acqua, contribuiscono a mitigare il calore, offrono biodiversità e rendono più vivibile il territorio. Eppure continuiamo troppo spesso a ragionare al contrario: prima si individua un'area verde e poi si cerca una buona ragione per costruirci sopra.

A Seregno questo tema è particolarmente evidente anche nella discussione sulla proposta di realizzare un nuovo polo ospedaliero nella zona del Dosso, su un'area oggi agricola e verde. La domanda dovrebbe essere inevitabile: se stiamo cercando di rendere la città più resiliente al caldo, ha senso consumare nuovo suolo verde per costruire nuove infrastrutture? Prima di trasformare un'area agricola, dovremmo verificare seriamente se esistano alternative attraverso il recupero di aree dismesse, la rigenerazione urbana e l'utilizzo di spazi già urbanizzati. Non perché un ospedale non sia un'opera pubblica importante. Ma proprio perché lo è, dovrebbe essere sottoposto allo stesso principio che vale per qualsiasi altra trasformazione: prima si utilizza ciò che è già costruito, poi, solo se non esistono alternative praticabili, si valuta il consumo di nuovo suolo.

Qui arriviamo a un'altra questione che merita di essere affrontata senza ipocrisie. Siamo ormai abituati a leggere documenti nei quali un intervento che occupa nuovo terreno agricolo viene definito, per ragioni normative, come intervento che «non determina consumo di suolo». La legislazione lombarda prevede effettivamente fattispecie e criteri per stabilire cosa debba essere contabilizzato come consumo di suolo e cosa no. Ma una definizione amministrativa non modifica la realtà fisica. Possiamo anche scrivere per legge che la Terra è piatta. La Terra resterà tonda.

Se oggi abbiamo un prato, un campo agricolo o un'area verde e domani su quella superficie realizziamo un edificio, una strada, un parcheggio o le relative infrastrutture, quella superficie avrà perso la sua funzione naturale, indipendentemente da come la contabilizziamo in una tabella. È proprio questa distinzione che dovrebbe entrare nel dibattito sul nuovo PGT. Il consumo di suolo non dovrebbe essere soltanto quello che una norma decide di conteggiare. Dovrebbe essere valutato anche per quello che realmente produce sul territorio. E in una città che vuole prepararsi alle ondate di calore, perdere verde e suolo permeabile è esattamente la direzione opposta a quella che il Piano Clima indica.

Il problema, quindi, non è la mancanza di parole. Di piani, strategie, linee guida e dichiarazioni sul cambiamento climatico ne abbiamo già molte. Il problema è trasformarle in decisioni. 
Seregno ha già fatto un passo importante elaborando il Piano Clima. Ora ha davanti un'occasione ancora più importante: la revisione generale del Piano di Governo del Territorio. Il nuovo PGT dovrà decidere che cosa potrà essere costruito, dove, con quali criteri e a quale prezzo per il territorio. Il Comune presenta il PGT come lo strumento attraverso il quale orientare lo sviluppo urbano, tenendo insieme crescita, tutela ambientale e qualità della vita. È proprio questo il momento nel quale verificare se quelle parole hanno un significato concreto. 

  • Non soltanto dichiarare che servono più alberi, ma proteggere quelli che già esistono.
  • Non soltanto parlare di riduzione del consumo di suolo, ma evitare di consumare nuovo terreno.
  • Non soltanto progettare nuove aree verdi, ma impedire che quelle esistenti vengano progressivamente frammentate.
  • Non soltanto parlare di «rifugi climatici», ma fare in modo che ogni quartiere abbia davvero luoghi freschi e facilmente raggiungibili.

Il cambiamento climatico obbliga a cambiare il modo in cui pensiamo lo spazio urbano.

  • Un parcheggio completamente asfaltato è una grande superficie che accumula calore.
  • Una piazza senza alberi può diventare inutilizzabile durante un'ondata di calore.
  • Un cortile scolastico impermeabilizzato è un'occasione perduta per creare ombra e suolo permeabile.
  • Un'area agricola trasformata in edificabile è una superficie naturale che non potrà più svolgere le funzioni che svolgeva prima.

Per questo la risposta non può essere soltanto «bere molta acqua e non uscire nelle ore più calde».

La salute delle persone dipende anche dalla città nella quale vivono. E la città più resiliente non è necessariamente quella che costruisce più infrastrutture per adattarsi al cambiamento climatico. È quella che conserva le infrastrutture naturali che già possiede.

Il tema, naturalmente, non riguarda soltanto Seregno. Lissone, Monza, Desio e gli altri Comuni brianzoli hanno problemi molto simili: alta densità urbana, grandi superfici impermeabilizzate, traffico, scarsità di ombra in molte aree e una crescente pressione sulle aree verdi. Il caldo, del resto, non conosce i confini comunali. Sarebbe quindi interessante che i Comuni della Brianza cominciassero a confrontarsi su una strategia comune: mappe delle isole di calore, rete dei luoghi freschi, alberature urbane, depavimentazione, tutela del suolo e recupero delle aree dismesse prima di qualsiasi nuovo consumo di territorio. Non servono necessariamente grandi opere. Servono molte scelte piccole, coerenti tra loro, e soprattutto una gerarchia delle priorità.

Il nuovo PGT di Seregno sarà quindi un banco di prova. Il Piano Clima ha già detto, in buona parte, che cosa bisognerebbe fare. Adesso bisogna capire dove, quando e con quali priorità. E soprattutto se quelle indicazioni entreranno davvero nelle regole con cui nei prossimi anni verrà trasformata la città. Perché alla prossima ondata di calore non servirà l'ennesimo documento. Servirà una città che sia già stata preparata.

E forse la prima scelta da fare è anche la più semplice: non distruggere le infrastrutture verdi che abbiamo già.

Prima di costruire un «nuovo ospedale», chiediamoci allora se non sia il caso di prenderci cura della casa nella quale viviamo già. Perché il parco, il bosco, il campo, l'albero adulto non sono il contrario di un'infrastruttura. Sono infrastrutture. E spesso sono quelle che non abbiamo bisogno di costruire.

sabato 5 settembre 2026

Deposito terre Pedemontana tra Cesano Maderno e Desio: un anno dopo, ecco come è cambiata l’area


Un nuovo sopralluogo nel deposito di terre di scavo al confine con Seregno. Dove un anno fa c’erano campi agricoli oggi ci sono cumuli di terreno e piste per i mezzi. Un’area che fa parte del sistema del Parco GruBrìa e nella quale è previsto anche il passaggio della ciclovia Milano-Meda.


Nel luglio del 2025 avevamo percorso l’area agricola tra Cesano Maderno e Desio destinata a ospitare il deposito temporaneo delle terre di scavo della Pedemontana. Avevamo documentato allora una situazione ancora in fase iniziale: transennamenti, prime opere preparatorie e bonifica bellica. Ma soprattutto avevamo cercato di richiamare l’attenzione sul valore di questo territorio, costituito da aree agricole e spazi verdi inseriti in un sistema ambientale più ampio, a ridosso del quartiere San Carlo di Seregno. A distanza di poco più di un anno siamo tornati sul posto. Le fotografie che pubblichiamo documentano una situazione profondamente diversa.


L’area è oggi caratterizzata dalla presenza di cumuli di terre e materiali e da una rete di piste utilizzate dagli autoveicoli e dai mezzi di cantiere. Quello che sulla carta era definito un deposito temporaneo ha quindi assunto una consistenza ben visibile sul territorio, modificandone il paesaggio e la fruizione. Non è nostra intenzione sostituirci agli enti preposti ai controlli né formulare valutazioni tecniche che spettano agli organismi competenti. Vogliamo però continuare a fare quello che abbiamo fatto fin dall’inizio: osservare, documentare e porre domande sul futuro di un territorio che appartiene alla collettività.

L'area fotografata nel luglio 2025
La stessa area fotografata in questi giorni

Come avevamo già evidenziato nel nostro precedente post, la zona interessata dal deposito non è un luogo qualsiasi. L'area è inserita nel Parco GruBrìa, mentre l’intero ambito costituisce un importante sistema di aree verdi e agricole al confine tra Cesano Maderno, Desio e Seregno. Nella stessa area è inoltre previsto il passaggio della ciclovia MIME (Milano-Meda), inserita nel progetto di riqualificazione territoriale che prevede la realizzazione di una pista ciclopedonale, filari alberati e interventi di carattere ambientale. È proprio questa sovrapposizione a rendere particolarmente importante la questione. Da una parte abbiamo un territorio che dovrebbe essere progressivamente valorizzato come componente della rete ecologica e fruitiva del GruBrìa; dall'altra abbiamo un deposito destinato ad accogliere per un periodo significativo grandi quantità di terre provenienti dai cantieri di Pedemontana. Il punto, quindi, non è soltanto che cosa sta accadendo oggi, ma soprattutto che cosa resterà domani.


La definizione di "temporaneo" non dovrebbe far dimenticare che un deposito di questo tipo comporta una trasformazione concreta del suolo. Cumuli di terreno, piste di servizio e continuo passaggio di mezzi pesanti possono incidere sulla struttura del terreno, sulla sua permeabilità e sulle sue caratteristiche agronomiche. E quando il deposito verrà finalmente rimosso, non sarà sufficiente spostare altrove le terre accumulate.


Sarà necessario verificare in modo serio e documentabile come verrà restituito il terreno.

  • Quale sarà allora lo stato del suolo?
  • Saranno state rimosse tutte le piste e le opere provvisorie?
  • Il terreno sarà stato realmente decompattato?
  • La sua capacità di drenaggio e la sua fertilità saranno state ripristinate?
  • E soprattutto: chi controllerà che il ripristino venga effettivamente realizzato?

Sono le stesse domande che avevamo posto anche dopo il sopralluogo di Macherio e che riteniamo debbano accompagnare l'intera vicenda dei depositi di terre della Pedemontana.


Il nostro sopralluogo non vuole quindi limitarsi alla denuncia di ciò che oggi vediamo. Vogliamo ribadire le richieste già avanzate nel luglio 2025:

  • trasparenza sulle modalità di gestione e sulla durata effettiva del deposito;
  • informazioni pubbliche e puntuali da parte degli enti competenti;
  • controlli ambientali rigorosi e documentabili durante tutto il periodo di utilizzo dell'area;
  • verifiche sulla qualità e sulle caratteristiche dei terreni prima e dopo l'utilizzo come deposito;
  • garanzie concrete sul ripristino integrale dell'area una volta terminato il deposito;
  • eliminazione delle piste, delle pavimentazioni e di tutte le opere provvisorie realizzate per il cantiere;
  • restituzione dell'area alla sua funzione agricola e ambientale;
  • reinserimento e valorizzazione dell'area all'interno del Parco GruBrìa;
  • salvaguardia e realizzazione del progetto della ciclovia MIME Milano-Meda;
  • apertura di un confronto trasparente con i Comuni interessati, il Parco, le associazioni e i cittadini.

lunedì 31 agosto 2026

Dalla memoria dei mestieri alla cura della Terra: a Giussano tre iniziative per ricordare, conoscere e riflettere


Dal 5 al 20 settembre 2026, Robbiano di Giussano ospita una serie di iniziative dedicate alla memoria di Vincenzo Terraneo, alla cultura popolare della Brianza e alla riflessione sulla cura della casa comune.

L'occasione è l'intitolazione dell'area verde di Robbiano a Vincenzo Terraneo, insignito nel 2024 della benemerenza ecclesiale della Rosa d'oro. Una figura ricordata per il suo impegno a servizio degli altri, vissuto con entusiasmo, passione e gratuità, ispirandosi ai principi e ai valori dell'esperienza cristiana e testimoniandoli nel quotidiano.

Ad accompagnare questo momento saranno due percorsi espositivi e una serata di approfondimento.

MESTÉE E LAVORÀ IN BRIANZA
📅 Dal 5 al 20 settembre
📍 Salone Giovanni Paolo II, via Monte Santo 4, Robbiano di Giussano

La mostra propone 45 quadri dedicati agli antichi mestieri della Brianza, realizzati da artisti contemporanei. Un viaggio nella memoria del lavoro e delle attività che hanno caratterizzato la vita delle comunità brianzole.

La mostra sarà visitabile:

sabato 5, 12 e 19 settembre, dalle 15 alle 19;
domenica 6, 13 e 20 settembre, dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.

IL GRIDO DELLA TERRA
📅 Inaugurazione sabato 5 settembre alle 17
📍 Chiesa parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta, via Monte Santo 3

Un percorso in 12 pannelli per conoscere e approfondire l'enciclica Laudato si' di papa Francesco, dedicata alla cura della «casa comune» e al rapporto tra ambiente, persone e comunità.

La mostra sarà visitabile negli orari di apertura della chiesa. Per visite guidate è possibile contattare Franca Pirovano al 333 9490473.

Durante l'inaugurazione interverranno Franca Pirovano, esperta di cultura popolare della Brianza, e Aurora Nespoli, collaboratrice delle Acli, che presenterà il percorso Il grido della Terra.

IL GRIDO DELLA TERRA – RIFLESSIONI E SUGGESTIONI
📅 Giovedì 17 settembre, alle 21
📍 Chiesa parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta, via Monte Santo 3

La rassegna si concluderà con una serata di riflessione sul tema della cura della casa comune, con Agostino Cullati, delle Acli di Milano, e don Giuseppe Corbari, vicario parrocchiale.

Una serata sotto le stelle per un altro futuro del Monte San Primo

Grande partecipazione alla serata promossa dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, che attraverso la cultura propone un modello diverso di valorizzazione del territorio.


Circa 200 persone hanno preso parte, sabato 29 agosto, all’evento svoltosi negli spazi dell’Osservatorio di Sormano, sotto il cielo del San Primo e con la luna piena a fare da suggestiva cornice. Una partecipazione che conferma la forte mobilitazione e l’attenzione del territorio verso la tutela dell’ambiente montano.


L’iniziativa era inserita nella rassegna “Piccole storie per una Grande montagna”, organizzata dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” nell’ambito della mobilitazione contro il progetto “OltreLario”, promosso dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio, che prevede nuovi impianti sciistici e sistemi di innevamento artificiale. La rassegna intende proporre un modello alternativo di valorizzazione del territorio, fondato su cultura, natura e fruizione sostenibile.


La serata ha proposto un suggestivo viaggio tra narrazione scientifica e letture liberamente ispirate alle “Cosmicomiche” di Italo Calvino, sotto il cielo del San Primo. Protagonisti dell’incontro sono stati le attrici Pia Mazza e Arianna Pollini, l’astrofisico Emilio Novati, Gigi Manara e Maurizio Lietti, insieme a Daniele Brioschi, docente presso la scuola media di Carimate, e ai suoi giovani astrofili.

Il prossimo appuntamento della rassegna è in programma domenica 20 settembre alle ore 10, ai piedi del San Primo, alla Colma di Sormano, con “DIVENTARE BOSCO”, una passeggiata nella natura tra racconti e attività di gioco e yoga, rivolta a famiglie e bambini dai 4 anni in su.

L’evento è gratuito, con posti limitati a un massimo di 20 partecipanti. È richiesta l’iscrizione obbligatoria via e-mail all’indirizzo info@bellagiosanprimo.com

sabato 29 agosto 2026

Le 21 Madri Costituenti in mostra alla Biblioteca di Seregno


Dal 19 settembre al 3 ottobre 2026, la Biblioteca Civica “Ettore Pozzoli” di Seregno ospiterà la mostra “Le 21 Madri Costituenti. 2 giugno 1946”, organizzata dall’ANPI – sezione “Livio Colzani” di Seregno, con il patrocinio del Comune di Seregno.

Si tratta di una mostra storico-documentaria e artistica itinerante dedicata alle 21 donne elette all’Assemblea Costituente nel 1946, protagoniste di un passaggio decisivo nella storia della Repubblica italiana e nella costruzione della Costituzione. La mostra nasce nell’ambito delle iniziative legate all’80° anniversario del suffragio universale e del primo voto delle donne in Italia, avvenuto il 2 giugno 1946. Un anniversario che offre l’occasione per tornare a conoscere le figure delle Costituenti e il contributo, spesso ancora poco conosciuto, che seppero dare ai lavori dell’Assemblea e alla nascita della Repubblica.

Le 21 donne elette alla Costituente appartenevano a esperienze politiche, sociali e culturali differenti. Alcune avevano partecipato alla Resistenza, altre provenivano dall'impegno sindacale, dal mondo cattolico o da quello politico e associativo. Insieme rappresentarono una presenza femminile nuova nelle istituzioni italiane, dopo decenni nei quali alle donne era stata sostanzialmente negata la partecipazione alla vita politica. I pannelli della mostra ne ricostruiscono le biografie e l'impegno politico e civile, mettendo in evidenza il loro ruolo nella discussione e nella stesura della Carta costituzionale. La parte storica e documentaria è stata curata da una commissione di storiche del Coordinamento Nazionale Donne ANPI, che ha elaborato i testi biografici e i contenuti dedicati alle 21 Costituenti. Accanto ai contenuti storici, la mostra propone una forte componente artistica. I ritratti delle Costituenti sono infatti tratti dalle opere realizzate nel 2020 a Novara dallo street artist Carlo Gori, mentre il progetto grafico dei pannelli è stato curato da Alice Ciangottini, attivista dell’ANPI provinciale di Roma. La rosa, elemento ricorrente nelle opere, costituisce il filo conduttore visivo dell'intera esposizione.

A Seregno la mostra sarà proposta in una particolare modalità “diffusa”. I 45 pannelli che la compongono – 44 delle dimensioni di 45×45 centimetri e un pannello principale di 100×100 centimetri – saranno collocati negli spazi interni della Biblioteca “Ettore Pozzoli”, integrandosi nei normali percorsi di lettura e di fruizione della struttura. L'obiettivo è fare in modo che la mostra non sia soltanto un'esposizione da visitare, ma diventi parte della quotidiana esperienza della biblioteca, incontrando anche chi vi si reca per studiare, leggere o consultare i servizi bibliotecari. L'iniziativa è rivolta a tutta la cittadinanza, con una particolare attenzione alle scuole secondarie di primo e secondo grado. Per gli organizzatori, infatti, l'esposizione può rappresentare uno strumento didattico per avvicinare ragazze e ragazzi alla storia della Repubblica, alla Costituzione e alle vicende personali e politiche delle donne che contribuirono alla sua nascita.


L'inaugurazione della mostra è prevista per sabato 19 settembre alle ore 15. Nell'occasione è prevista una performance teatrale dedicata al tema della mostra e alle biografie delle Madri Costituenti. La chiusura, prevista per sabato 3 ottobre, dovrebbe essere accompagnata da un momento dedicato a letture pubbliche di testi significativi e brani storici tratti dai dibattiti dell'Assemblea Costituente. È inoltre in fase di definizione un eventuale incontro con un'autrice per la presentazione di un testo collegato ai temi dell'esposizione.

La mostra sarà visitabile gratuitamente negli spazi interni della Biblioteca Civica “Ettore Pozzoli” di piazza Monsignor Gandini, dal 19 settembre al 3 ottobre, negli abituali orari di apertura al pubblico della biblioteca.

A Saronno il «Sudario per Gaza»: un grande telo per non dimenticare i bambini uccisi


Venerdì 4 settembre 2026 il «Sudario per Gaza» attraverserà le strade di Saronno, in un'iniziativa promossa dalla rete 4 Passi di Pace, con il patrocinio del Comune di Saronno.

Il Sudario è un grande telo bianco sul quale sono riportati i nomi di 18.457 bambini e bambine palestinesi che, secondo quanto indicato dagli organizzatori, risultavano uccisi nella Striscia di Gaza fino al luglio 2025. Realizzato dal collettivo Carnia per la Pace, il telo viene presentato come un'opera laica e itinerante, nata per conservare la memoria delle vittime più giovani della guerra e per richiamare l'attenzione sul valore di ogni singola vita.

«Non dimenticare un solo nome» è il messaggio che accompagna il Sudario: un invito a non lasciare che i numeri delle vittime cancellino le persone e le loro identità.

L'appuntamento è per venerdì 4 settembre dalle ore 18, con partenza da piazza Libertà. Prima dell'avvio del percorso è previsto un momento di riflessione con il gruppo Donne in Cerchio per la Pace, che proporrà anche una danza a tema.

Il Sudario sarà quindi portato a braccia lungo le strade della città. Il percorso partirà da piazza Libertà e proseguirà per corso Italia, con una prima sosta in piazza Volontari del Sangue e una seconda in piazza San Francesco. Il corteo continuerà poi lungo via San Giuseppe, via Verdi e via San Cristoforo, fino alla sosta in piazza Schuster. Da qui passerà per via Portici, per fare ritorno in piazza Libertà.

Nelle soste previste lungo il percorso, Claudio Mella e Angelo Miglio accompagneranno l'iniziativa con brani eseguiti con cornamusa e chitarra, alternando così momenti di raccoglimento e silenzio a momenti affidati alla musica.

Per sorreggere il grande telo saranno necessarie almeno 70 persone. Gli organizzatori invitano quindi chiunque condivida il significato dell'iniziativa a partecipare anche concretamente al suo svolgimento, contribuendo a portare il Sudario lungo le strade di Saronno.

«Sarà un gesto condiviso, simbolo di cura e memoria collettiva e più saremo a sorreggerlo, più grande sarà il suo significato», spiegano i promotori.

L'iniziativa vuole essere soprattutto un gesto di memoria, di vicinanza alle vittime e di rifiuto della guerra e dell'indifferenza. Il grande telo, con migliaia di nomi, rende visibile ciò che spesso i numeri non riescono a raccontare: dietro ogni nome c'è una bambina o un bambino, una vita spezzata e una storia che non dovrebbe essere dimenticata.

Per partecipare e offrire la propria disponibilità a sorreggere il Sudario è possibile contattare gli organizzatori dell'iniziativa.