lunedì 20 luglio 2026

A cinquant'anni dal disastro ICMESA, le carte del processo escono dagli archivi: una mostra per raccontare la verità storica


A cinquant'anni dal disastro dell'ICMESA, l'Archivio di Stato di Milano dedica una mostra documentaria a uno degli eventi che hanno segnato la storia ambientale, sanitaria e sociale del nostro Paese. L'esposizione, intitolata "Cronaca di una nube. Il disastro dell'ICMESA 50 anni dopo attraverso le carte processuali", è stata inaugurata il 16 luglio a Palazzo del Senato alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, studiosi e associazioni del territorio.

La mostra rappresenta un'importante novità sotto il profilo storico e archivistico. Grazie al recente versamento all'Archivio di Stato da parte del Tribunale di Monza, le carte del processo di primo grado – comprendenti il fascicolo istruttorio e quello processuale – vengono esposte al pubblico per la prima volta. Il riordino, l'inventariazione e il ricondizionamento della documentazione, realizzati grazie ai fondi del PNRR, hanno reso consultabile un patrimonio documentale di straordinario valore, offrendo una ricostruzione rigorosa delle vicende giudiziarie seguite al disastro del 10 luglio 1976.

Il percorso espositivo accompagna i visitatori attraverso tre sezioni tematiche. La prima ricostruisce le ore successive alla fuoriuscita della nube di diossina TCDD, le misure di emergenza adottate e gli interventi per contenere la contaminazione. La seconda è dedicata al processo e alla ricerca delle responsabilità penali e civili attraverso gli atti giudiziari originali. L'ultima sezione analizza le conseguenze di lungo periodo del disastro sulla salute, sull'ambiente e sulla legislazione europea, ricordando come proprio da quella tragedia sia nata la Direttiva Seveso, ancora oggi riferimento fondamentale per la prevenzione dei rischi industriali.

Tra i partecipanti all'inaugurazione vi era anche il Circolo Legambiente "Laura Conti" di Seveso, invitato dalla direzione dell'Archivio e dalla curatrice della mostra, la dottoressa Carmela Santoro.

Nel commentare l'iniziativa, il circolo ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto, sottolineando di aver «apprezzato la cura della ricerca, l'attenzione al nostro territorio e alla sua storia». Gli ambientalisti evidenziano inoltre di aver trovato «punti di profondo contatto con il lavoro di ricerca e di narrazione che il nostro Circolo da anni è impegnato a fare», oggi condiviso anche con il gruppo Insieme per il presente e il futuro del Bosco delle Querce di Seveso e Meda.

Uno dei messaggi più significativi rilanciati da Legambiente riguarda il linguaggio utilizzato per raccontare quanto avvenne nel 1976. Per il circolo è fondamentale parlare di "disastro ICMESA" e non di "incidente di Seveso".

«Denominare quanto accaduto "disastro ICMESA" e non "incidente di Seveso" rappresenta una forma di rispetto verso la città di Seveso, che ha subito per anni lo stigma che ha spostato l'attenzione dai veri responsabili del danno», scrivono gli ambientalisti.

Una precisazione che richiama anche le responsabilità industriali accertate nel corso dell'inchiesta.

«Chiamare "disastro" quanto accaduto e non "incidente" rispecchia il fatto che ci fu una incuria colpevole che determinò la fuoriuscita di diossina TCDD», prosegue il circolo.

La mostra documentaria assume così anche il valore di una restituzione pubblica della memoria giudiziaria. Secondo Legambiente, «i documenti in mostra sono preziosi» e rappresentano un'occasione importante per conoscere direttamente le fonti storiche che hanno consentito di ricostruire le responsabilità del disastro.


Particolare rilievo viene attribuito a uno dei documenti esposti, proveniente dall'Archivio comunale di Seveso.

«Uno dei documenti che fu utile al processo e alle successive condanne, che pur se lievi rispetto alla responsabilità ci furono, viene proprio dall'Amministrazione Comunale di Seveso, dall'allora Sindaco Gianluigi Dho», ricorda il Circolo Legambiente, che ne ha ripubblicato il contenuto come testimonianza storica.

Gli ambientalisti richiamano inoltre l'attenzione su una documentazione ancora più antica, che testimonia come i problemi ambientali legati all'ICMESA fossero noti ben prima del 1976.

«La documentazione precedente a questo atto – una fitta interazione tra il Sindaco Dho e la Prefettura di Milano nel 1953 in merito ai gravi eventi inquinanti causati da ICMESA – è conservata nell'Archivio della Memoria», spiegano. Un patrimonio documentale curato dal Circolo Legambiente "Laura Conti" di Seveso insieme a Legambiente Lombardia che costituisce una fonte preziosa per ricostruire la lunga storia dei rapporti tra l'azienda, le istituzioni e il territorio.

La mostra resterà aperta fino al 26 agosto 2026 presso l'Archivio di Stato di Milano, a Palazzo del Senato (via Senato 10). L'ingresso è gratuito, mentre le visite guidate – organizzate in diverse date tra luglio e agosto per gruppi fino a venti persone – sono prenotabili scrivendo all'indirizzo as-mi.prenotazione@cultura.gov.it.

venerdì 17 luglio 2026

Pedemontana, il Bosco delle Querce e la nuova frontiera della matematica ambientale


C'è una nuova frontiera della matematica ambientale: non si aggiunge un ettaro, si cambia il suo indirizzo.
Succede al Bosco delle Querce, dove nel dibattito sulla tratta B2 della Pedemontana è comparso un numero destinato a far discutere: tre ettari di bosco in più. La concessionaria della nuova autostrada spiega che il bilancio finale sarà positivo: una parte del bosco verrà interessata dai lavori, ma il territorio riceverà una superficie maggiore destinata al parco. Il conto è semplice: meno 1,7 ettari, più 4,7 ettari, risultato finale più 3 ettari.

C'è però un piccolo dettaglio: quei 4,7 ettari non sembrano essere comparsi dal nulla. Non sono spuntati grazie a una magia forestale, né sono stati strappati al cemento per diventare verde. Sono aree che il verde lo hanno già. La vera novità, quindi, non sarebbe la nascita di nuovo territorio naturale, ma la sua inclusione in un sistema di tutela pubblica. Ed è una differenza non proprio marginale. Perché acquisire aree verdi al patrimonio del parco è un fatto positivo: significa proteggerle, sottrarle a possibili future trasformazioni urbanistiche e garantire una gestione pubblica. Ma dire che il verde aumenta di tre ettari è un'altra cosa. È un po' come dire che una persona è aumentata di peso perché ha cambiato l'abito: forse cambia qualcosa nella sua estetica, ma il corpo resta quello.

Il punto contestato dagli ambientalisti è proprio questo: il confine tra più tutela e più superficie verde. Nel linguaggio amministrativo le due cose possono finire nello stesso bilancio. Nel territorio, però, sono elementi diversi. Il terreno non cresce perché viene disegnato con un nuovo perimetro. Un prato non nasce nuovamente perché entra in una mappa del parco. Una zona boscata non raddoppia perché cambia categoria. Anzi, se si guarda alla trasformazione fisica del territorio, il saldo racconta anche un'altra storia: per realizzare l'infrastruttura saranno occupate aree, realizzate opere accessorie, costruite vasche, rotatorie e collegamenti. Per Pedemontana quei tre ettari rappresentano un guadagno ambientale. Per i comitati e le associazioni ambientaliste rappresentano soprattutto una maggiore tutela di aree già verdi, mentre il territorio perde comunque superfici naturali per fare spazio all'infrastruttura.

Forse il punto sarebbe più semplice se si usassero parole altrettanto semplici: non nasce un nuovo bosco di tre ettari, ma vengono protetti tre ettari di verde già esistente. Ed è una differenza piccola nei comunicati stampa, ma enorme quando si parla del futuro del territorio.

Torrenti dell'Oggionese in difficoltà a causa della siccità

Il Gandaloglio a Ello

a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

La siccità degli ultimi mesi sta mettendo in difficoltà i torrenti dell'Oggionese, anche se la situazione non è, finora, allarmante.
Nello specifico, il torrente Bevera, a monte di Molteno, e il torrente Gandaloglio a monte di Oggiono, sono in una situazione di scarsità di acqua, ma non di totale secca. Il deflusso delle acque nei due torrenti è ad un livello molto basso, sebbene al momento, fortunatamente, non si registra una situazione di secca, anche in conseguenza degli acquazzoni delle ultime settimane.

È il risultato del monitoraggio dei torrenti dell'Oggionese, realizzato nei giorni scorsi - come avviene periodicamente - dai volontari del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", associazione da sempre attenta alla situazione dei corsi d'acqua del territorio. 

La Bevera zona Moiacchina

Entrando nel dettaglio, il torrente Bevera dalla zona della Moiacchina di Castello Brianza e fino a Molteno, passando per Sirone, vede un deflusso basso. Stessa situazione per il Gandaloglio, da Marconaga di Ello e fino a Molteno, passando per Dolzago e Oggiono. 
Resta invece sempre critica la situazione nelle zone in cui il letto e gli argini dei torrenti sono stati, negli scorsi decenni, cementificati, in particolare per il Bevera nel centro di Molteno e per il Gandaloglio nell'area urbana di Dolzago. 

La Bevera a Molteno

Commenta Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi": "Dalle nostre verifiche abbiamo notato una situazione critica dei torrenti Bevera e Gandaloglio, conseguente alla siccità degli ultimi periodi. La situazione non è, finora, di allarme, come invece era avvenuto nel periodo compreso tra il 2022 e il 2023, quando si era verificata una prolungata siccità che aveva portato i due torrenti in una situazione di secca totale. Ora, abbiamo verificato, vi è comunque un minimo di deflusso delle acque nei due torrenti.
Invece resta purtroppo elevata la criticità nei tratti artificializzati dei due corsi d'acqua: nel tratto urbano di Dolzago - lungo la via Parini di fronte al municipio - il Gandaloglio 'scompare', mentre nell'area abitata di Molteno - dalla zona del supermercato e di via Roma - il Bevera è ridotto ad un rigagnolo nel letto di cemento!".

Il Gandaloglio a Dolzagi, via Parini

L'auspicio del nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" è che la situazione dei torrenti non peggiori ulteriormente, a causa della scarsità delle precipitazioni e in conseguenza degli interventi di artificializzazione. Con questi ultimi che possono e devono essere evitati per il futuro!

Meda, una visione oltre i sottopassi: il sovrappasso che unisce persone, parchi e territori


Dopo lo stop al progetto del sottopasso di via Trieste e il finanziamento del tratto della ciclovia Milano–Meda che attraverserà Meda, il dibattito sul superamento della linea ferroviaria torna al centro della discussione cittadina.

Con un comunicato diffuso il 16 luglio, il Comitato Cittadino Superamento Ferrovia propone di «andare oltre i sottopassi» e di concentrare gli sforzi sulla realizzazione del sovrappasso di via Busnelli, ritenuto la soluzione più efficace sia per la mobilità automobilistica sia per quella ciclabile e pedonale.


Secondo il Comitato, «il sovrappasso in Via Busnelli è la vera alternativa praticabile, sostenibile, economica e di rapida realizzazione che consentirà anche di completare il disegno della "tangenziale per Lentate" sfruttando la viabilità già esistente».


Il comunicato prende le mosse da due recenti sviluppi che, secondo i promotori, cambiano il quadro della mobilità medese.

Da un lato, «il sottopasso di Via Trieste è stato archiviato (per il momento?)»; dall'altro, «è stato interamente finanziato il tratto della ciclovia Milano-Meda che percorrerà via Trieste e via Einaudi per collegare il Parco Groane-Brughiera con il Parco GruBria a Seregno».


Per il Comitato questa rappresenta anche «l'occasione per approfondire il necessario superamento della linea FNM in quell'area», inserendo il tema ferroviario all'interno di una visione più ampia della mobilità sostenibile.

Il passaggio più netto del documento riguarda il futuro degli altri progetti di attraversamento della ferrovia.


Secondo il Comitato è infatti «il momento di andare "oltre", abbandonando anche l'insensato sottopasso di Via Seveso Cadorna e puntare decisamente sul sovrappasso il cui progetto, pronto da anni, può essere realizzato in breve tempo abbinandolo agli interventi dell'AT1 e sulle ferrovie in via Busnelli».

Una presa di posizione che rilancia un progetto già noto nel dibattito locale e che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe diventare il fulcro della futura rete viaria.

Nel comunicato il sovrappasso viene inserito in un disegno infrastrutturale più ampio.

Il Comitato sostiene infatti che «il sovrappasso diverrà elemento fondamentale della "tangenziale per Lentate" che verrà realizzata sulla viabilità esistente, collegando lo svincolo di Meda della Milano-Meda con la rotatoria di via Manzoni–via Angeli Custodi, via XXIV Maggio e via Brianza di Lentate fino al sottopasso di Camnago, anche a servizio delle attività produttive presenti».


Grande attenzione viene dedicata anche alla mobilità dolce. Secondo il Comitato, «la pista ciclopedonale che affiancherà il sovrappasso, finanziata da Pedemontana insieme ad altri interventi "verdi" previsti e in parte già realizzati in Valle Mulini a Meda, collegherà il Parco Groane-Brughiera e la Meda-Montorfano con il Bosco delle Querce di Seveso e Meda».


Il percorso proseguirebbe poi verso il Bosco delle Querce e via Vignazzola, fino a raggiungere la ciclovia Milano-Meda nel Parco GruBria, «completando la circonvallazione ciclopedonale di Meda».

Se realizzato, il progetto consentirebbe quindi di creare una connessione continua tra alcuni dei principali sistemi verdi della Brianza occidentale, rafforzando la rete della mobilità ciclabile e le connessioni ecologiche tra i parchi.

Conferenza stampa il 20 luglio

Per illustrare nel dettaglio la proposta, il Comitato Cittadino Superamento Ferrovia, insieme al WWF Insubria, ha convocato una conferenza stampa che si terrà lunedì 20 luglio 2026 alle ore 18, presso il Polo Design Lab di via Grado 12 a Meda.

L'incontro sarà l'occasione per presentare il progetto del sovrappasso di via Busnelli e la proposta di una rete ciclopedonale che, nelle intenzioni dei promotori, rappresenta un'alternativa ai tradizionali interventi basati sui sottopassi ferroviari.

mercoledì 15 luglio 2026

Bosco delle Querce, verso l'ampliamento e il Ponte Verde. Gli ambientalisti: "Un passo importante, ma non basta a compensare il consumo di suolo"

Bosco delle Querce. Progetto del 1993 della Regione Lombardia (Mario Di Fidio)

L'ampliamento del Bosco delle Querce e la realizzazione del Ponte Verde compiono un nuovo passo avanti. Nelle scorse settimane il Comune di Seveso ha approvato gli indirizzi strategici per la progettazione delle nuove aree del Parco e le linee guida che dovranno orientare il successivo Piano di Fattibilità Tecnico-Economica.

Si tratta di un intervento atteso da tempo, che prevede l'estensione del Bosco sul versante est, insieme alla realizzazione di un collegamento ecologico tra la parte storica del Parco e quella di futura espansione, oggi separate dalla viabilità che sarà interessata dal tracciato dell'autostrada Pedemontana.

Sulla vicenda è intervenuto il gruppo Sinistra e Ambiente-Impulsi, insieme a Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso e Seveso Futura, che ricordano come la proposta di ampliare il Bosco delle Querce sia stata avanzata e sostenuta da anni attraverso incontri con le istituzioni, iniziative pubbliche e attività di sensibilizzazione. 

 

 

Secondo le associazioni ambientaliste, il progetto rappresenta un risultato importante perché consentirà di acquisire al patrimonio pubblico nuove aree oggi libere da edificazioni, preservandole da possibili future trasformazioni urbanistiche. Le risorse stanziate ammontano complessivamente a oltre 2,7 milioni di euro, provenienti dal budget ambientale di Autostrada Pedemontana Lombarda e dalle compensazioni forestali.

Rendering del Ponte Verde elaborato da APL

Accanto all'ampliamento è prevista anche la realizzazione del cosiddetto Ponte Verde, un'infrastruttura del valore stimato di circa 1,9 milioni di euro, destinata a collegare le due porzioni del Bosco. Per gli ambientalisti il collegamento rappresenta un elemento essenziale, non solo per consentire il passaggio delle persone, ma soprattutto per garantire la continuità ecologica e il movimento della fauna tra le due aree.

Planimetrie del Ponte Verde elaborate da APL

Pur esprimendo soddisfazione per questi sviluppi, le associazioni invitano però a non confondere l'ampliamento con una compensazione completa degli effetti prodotti dalla Pedemontana.

Ricordano infatti che la realizzazione dell'infrastruttura comporterà comunque la perdita di circa due ettari di bosco, l'abbattimento di migliaia di alberi, la costruzione della vasca di laminazione e della nuova viabilità di accesso, con un conseguente consumo di suolo. Per questo, a loro giudizio, il nuovo bosco non potrà essere considerato un vero risarcimento del danno ambientale, pur rappresentando un'opportunità per tutelare aree che altrimenti rischierebbero di essere compromesse.

Allegato alla delibera n. 118/GC del 3/7/2026

Le osservazioni riguardano anche alcune delle ipotesi contenute nelle linee guida progettuali. Gli ambientalisti ritengono infatti che l'eventuale realizzazione di nuove aree gioco, spazi fitness o di un punto ristoro debba essere valutata con particolare attenzione. A loro avviso, il Bosco delle Querce dovrebbe continuare a privilegiare la naturalità, la biodiversità e una fruizione rispettosa dell'ambiente, evitando di assumere caratteristiche proprie di un tradizionale parco urbano.

Anche sul progetto del Ponte Verde vengono espresse alcune perplessità, in particolare riguardo alla presenza di un cancello a chiusura temporizzata che potrebbe costituire un ostacolo al passaggio della fauna. Si tratta di un aspetto che, secondo le associazioni, dovrà essere approfondito nelle prossime fasi progettuali.

L'iter dell'ampliamento entra ora nella fase della progettazione vera e propria. Proprio per questo, Sinistra e Ambiente-Impulsi, Legambiente Circolo Laura Conti e Seveso Futura annunciano che continueranno a seguire con attenzione l'evoluzione del progetto, formulando osservazioni e proposte affinché il Bosco delle Querce possa rafforzare la propria funzione di area naturale e di memoria di uno dei capitoli più significativi della storia ambientale della Brianza.

Questo articolo riprende e sintetizza le valutazioni diffuse da Sinistra e Ambiente-Impulsi, Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso e Seveso Futura. Per approfondire cliccare qui.

Comitati No Pedemontana: "La memoria non è una commemorazione"


Sabato 18 luglio 2026, dalle 10.00 alle 12.30, al Mercato di Seveso (davanti al bocciodromo), l'Associazione Seveso Memoria di Parte invita la cittadinanza a partecipare a un'iniziativa dedicata alla ricostruzione della memoria storica del territorio.

Durante la mattinata sarà possibile visitare la mostra "Non si è trattato di un incidente", che ripercorre responsabilità, conseguenze e testimonianze del disastro del 1976, e conoscere "La mappa ritrovata", un documento che contribuisce a ricostruire la storia di quei giorni e il loro impatto sul territorio.


L'iniziativa vuole raccogliere anche le testimonianze di chi ha vissuto direttamente o indirettamente quegli eventi, nella convinzione che la memoria non sia una semplice commemorazione, ma un processo continuo e partecipato, fondamentale per comprendere il passato e affrontare con maggiore consapevolezza le scelte che riguardano il futuro del territorio.

Arte e natura si incontrano al Monte San Primo: parte "Piccole storie per una grande montagna"

Alla Colma di Sormano un laboratorio gratuito di sketchbook con l'illustratrice Anna Canavesi (Bic Indolor), primo appuntamento della rassegna promossa dal Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo".


SORMANO (CO) – Unire la passione per l'arte alla bellezza della natura, per imparare a guardare il paesaggio montano con occhi nuovi. È questo l'obiettivo di "La vita illustrata, o come il disegno ti cambia la vita", il primo appuntamento del ciclo "Piccole storie per una grande montagna", la rassegna di eventi promossa dal Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo".

L'appuntamento è fissato per sabato 25 luglio alle ore 10.00 sui prati della suggestiva Colma di Sormano, alle pendici del Monte San Primo. Uno dei punti panoramici più suggestivi del Triangolo Lariano farà da scenario naturale a un laboratorio di sketchbook all'aria aperta.


A guidare i partecipanti sarà Anna Canavesi, in arte Bic Indolor, illustratrice, textile designer e ceramista. Dopo una breve passeggiata immersa nel paesaggio, seguirà un momento di sperimentazione collettiva. Circondati dalla vista del Palanzone, dei Corni di Canzo, del Monte Resegone e delle Grigne, i partecipanti si cimenteranno nel disegno dal vero en plein air, sperimentando tecniche per trasformare il proprio taccuino in un diario illustrato personale.

«Non è importante saper disegnare» spiegano gli organizzatori, «basta avere voglia di guardarsi attorno e iniziare un percorso di osservazione della natura e di espressione personale». L'invito è aperto a tutti a partire dai 16 anni: l'unico requisito è portare con sé un diario o un taccuino da personalizzare.

L'iniziativa si inserisce nel più ampio calendario di "Piccole storie per una grande montagna", nato per valorizzare il territorio del Monte San Primo e sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di tutelarne l'integrità e la bellezza naturale.

Informazioni utili

  • Data e ora: sabato 25 luglio, ore 10.00
  • Luogo: prati della Colma di Sormano (CO)
  • Destinatari: evento aperto a tutti a partire dai 16 anni
  • Cosa portare: un diario o un taccuino personale
  • Partecipazione: posti limitati, iscrizione obbligatoria. La partecipazione è gratuita. In caso di pioggia l'evento sarà annullato.


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