lunedì 2 marzo 2026

Ricordare l’acqua per prendersi cura del territorio: Meda riscopre il Tarò nella Settimana della Donna


In occasione della Settimana della Donna, la città di Meda diventa teatro di un’iniziativa che intreccia ambiente, memoria collettiva e sguardo femminile sul paesaggio urbano. Il Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera partecipa al calendario cittadino proponendo due passeggiate urbane nel pomeriggio di domenica 8 marzo e domenica 15 marzo 2026, dedicate al rapporto tra Donna e Acqua.

Il titolo scelto per le iniziative, “Ricordando un 22 settembre – Passeggiata urbana per ri-conoscere un torrente”, richiama una data che ha segnato profondamente la storia recente della città. Il 22 settembre, infatti, è il giorno dell’alluvione che colpì Meda, evento che molti ricordano ancora con forza e che per altri rischia di diventare una memoria sbiadita. Tornare a parlarne oggi significa riflettere sul rapporto tra territorio, corsi d’acqua e scelte urbanistiche, ma anche sulla necessità di una cura costante e consapevole dell’ambiente.

La partenza è fissata alle ore 14:45 dal ponte di via Luigi Rho (zona “Svizzera”), nei pressi del civico 13. Da qui il gruppo si muoverà lungo un itinerario che tocca numerosi ponti e luoghi simbolici del paese: via Parini, piazza Cavour, vicolo Tarò, via Cialdini, via P. Orsi con il ponte ciclopedonale, via Solferino, via De Amicis, corso Europa, fino all’area parcheggio lungo il torrente Tarò accanto alla scuola dell’infanzia Maria Bambina, con uno sguardo anche sull’area di cantiere di via Matteotti. L’arrivo è previsto nella zona dell’oratorio Santo Crocifisso, in piazza del Lavoratore.


Il cammino, della durata di circa due ore, non è una semplice passeggiata: lungo il percorso vengono narrati i contenuti degli allestimenti dedicati all’8 marzo curati dal gruppo delle Teresine, insieme alla storia e al ruolo del torrente Tarò, corso d’acqua che attraversa la Brughiera e che, se ignorato o maltrattato, può trasformarsi da risorsa a rischio. I ponti diventano così luoghi di racconto: punti di attraversamento fisico ma anche simbolico, dove si riflette su ciò che scorre sotto — acqua, ecosistemi, memoria — e su ciò che, purtroppo, a volte vi scorre sopra.


La conclusione della passeggiata è prevista intorno alle 17:00, per permettere ai partecipanti di proseguire il pomeriggio con gli appuntamenti culturali della Settimana della Donna:

  • domenica 8 marzo, alle 17:30, alla Sala Civica Radio, con il Premio Meda Donna 2026;
  • domenica 15 marzo, alle 17:00, sempre alla Sala Radio, con lo spettacolo teatrale conclusivo “E l’acqua parlò alle donne”.

Due passeggiate urbane aperte a tutte e tutti, pensate come momenti di ascolto, consapevolezza e condivisione. Un invito a ricordare il 22 settembre non solo come una data di emergenza, ma come un punto di partenza per ripensare il rapporto tra comunità, acqua e territorio. 

Bosco delle Querce, tra memoria e futuro: il Marchio Europeo non sia una “coccarda”


Abbiamo ricevuto un comunicato congiunto di Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso, Seveso Futura e Sinistra e Ambiente – Impulsi di Meda, relativo all’assegnazione del Marchio di Patrimonio Europeo al Bosco delle Querce.

Le tre realtà associative accolgono positivamente il riconoscimento europeo, definendolo «segno della custodia della storia e della Memoria del comune di Seveso, segnato indelebilmente dal disastro dell’Icmesa di Meda e del territorio contaminato dalla Diossina TCDD fuoriuscita il 10 luglio 1976», e lo leggono come «tributo alla straordinaria capacità di resilienza di una comunità».

Nel comunicato si sottolinea come la nascita del Bosco delle Querce sia frutto di una scelta collettiva precisa: non rimuovere la ferita ambientale e sanitaria, ma trasformarla in Memoria attiva. «Una Comunità che, sin da quando si oppose alla realizzazione di un forno inceneritore per eliminare i materiali contaminati dalla Diossina TCDD, pretendendo una bonifica e la creazione di un luogo di naturalità, non ha cancellato la ferita, ma ha voluto rendere Memoria con uno spazio di vita».

Per le associazioni firmatarie, il riconoscimento europeo rafforza un legame profondo tra ambiente, salute e giustizia sociale. «La nostra visione politica e civile da sempre pone in risalto l’inscindibile legame tra la salute dei corpi, l’ambiente e la giustizia sociale», si legge nel testo, che richiama anche le pratiche collettive che negli anni hanno mantenuto vivo il Bosco: dai pannelli del Ponte della Memoria all’“Abbraccio al Bosco” del 10 luglio 2011, quando oltre mille persone si unirono per opporsi allo sbancamento di 12 ettari previsto per il passaggio della Pedemontana Lombarda.

Un’azione che, ricordano gli estensori del comunicato, «fu un’azione corale che fece modificare, anche se non interamente, quel progetto».

Accanto alla soddisfazione, il comunicato non nasconde però le contraddizioni. Il Marchio di Patrimonio Europeo, avvertono le associazioni, «non deve essere né un vanto né un punto di arrivo», ma «un’opportunità simbolica e culturale» per orientare le scelte future. Non «una “coccarda” autocelebrativa», né «una “foglia di fico” per nascondere le contraddizioni e i limiti tutt’oggi evidenti nelle scelte di pianificazione territoriale».

Preoccupano in particolare gli effetti delle infrastrutture in corso: «Un Bosco che perderà comunque 2 ettari e 3200 alberi nel suo attuale perimetro e vedrà purtroppo limitata anche l’espansione», a causa della viabilità complementare e della vasca di laminazione legate all’autostrada.

Da qui lo sguardo che si allarga alle prospettive di ampliamento del Bosco e alla necessità di un approccio più sistemico, che includa anche la realizzazione del Parco Fluviale e Territoriale della Valle del Seveso, come risposta strutturale a consumo di suolo, frammentazione ecologica e cambiamenti climatici.

Il comunicato si chiude con un auspicio chiaro: che l’attribuzione del Marchio di Patrimonio Europeo al Bosco delle Querce «sia d’utilità per politiche efficaci di tutela del territorio e degli ecosistemi e per preservare Memoria e Significato di un bene comune».

👉 Il comunicato integrale delle associazioni è pubblicato di seguito.


Il Bosco delle Querce Patrimonio Europeo: il valore della forza generatrice delle azioni di una comunità. 


Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso, Seveso Futura e Sinistra e Ambiente — Impulsi di Meda accolgono positivamente il conferimento del Marchio del Patrimonio Europeo al Bosco delle Querce. 
Questo riconoscimento è segno della custodia della storia e della Memoria del comune Seveso, segnato indelebilmente dal disastro dell'Icmesa di Meda, e del territorio contaminato dalla Diossina TCDD fuoriuscita il 10 luglio 1976. È il tributo alla sua straordinaria capacità di resilienza. 
Una Comunità che, sin da quando si oppose alla realizzazione di un forno inceneritore per eliminare i materiali contaminati dalla Diossina TCDD pretendendo una bonifica e la creazione d'un luogo di naturalità, non ha cancellato la ferita, il danno ambientale e alla salute, ma ha voluta rendere Memoria con uno spazio di vita, con una responsabilità condivisa nella sua trasmissione e attualizzazione. 

La nostra visione politica e civile da sempre pone in risalto l'inscindibile legame tra la salute dei corpi, l'ambiente e la giustizia sociale. Il nostro territorio è vivo, protetto e difeso con amore e passione, grazie anche alle straordinarie pratiche Collettive di chi negli anni ha assunto su di sè la responsabilità di questa eredità: 
  • l'esperienza del Ponte della Memoria, di cui rimane traccia visibile nei pannelli informativi disseminati all'interno del Bosco, che ne ripercorrono la storia e le origini; 
  • l'intenso e coinvolgente "Abbraccio al Bosco" del 10 luglio 2011, allora promosso dal Coordinamento Ambientalista "Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile", cui aderivamo.Oltre mille persone si unirono fisicamente per opporsi ad uno sbancamento di 12 ettari di Bosco, utile al passaggio dell'Autostrada Pedemontana Lombarda. Fu un'azione corale che fece modificare, anche se non interamente, quel progetto. 

Ancora vorremmo ricordare l'agire, silenzioso ma costante di persone, realtà associative e gruppi locali che da anni condividono un lavoro fatto di iniziative e momenti pubblici per rafforzare il riconoscimento e la restituzione di significato al Bosco delle Querce, non solo simbolico scrigno di Memoria, ma tesoro da custodire per le generazioni future. Non da ultimo tutti i cittadini fruitori del Bosco, che con la loro stessa presenza e percorrenza lo mantengono luogo vivo e vitale. 
Se oggi il nostro Bosco ha potuto ottenere questo riconoscimento lo dobbiamo principalmente a tutti questi soggetti. Questo marchio europeo non deve però essere nè un vanto nè un punto di arrivo, ma un'opportunità simbolica e culturale per continuare a tessere quel legame inscindibile tra partecipazione civica, rispetto e amore per la propria terra affinché la Memoria si trasformi in una forza generatrice. 

Non una semplice "coccarda" autocelebrativa e autoreferenziale, una "foglia di fico" per nascondere le contraddizioni e i limiti tutt'oggi evidenti nelle scelte di pianificazione territoriale ad ogni livello, ma una spinta verso visioni e progettualità sostenibili, che sappiano realmente ed efficacemente conservare il nostro territorio e il suo patrimonio naturale. 


Guardiamo con grande speranza alle opportunità di ampliamento del Bosco, obiettivo per cui ci siamo spesi fin dall'inizio nella nostra azione politica locale e consiliare, in contrasto alla devastazione dell'autostrada Pedemontana che rappresenta l'ennesima lacerazione del nostro territorio e del Bosco in particolare. Un Bosco che perderà comunque 2 ettari e 3200 alberi nel suo attuale perimetro e vedrà purtroppo limitata anche l'espansione poiché una vasca di laminazione e la viabilità complementare all'autostrada sottrarranno superficie alla sua estensione. 

L' inclusione nel Bosco delle aree sevesine a est - via Dei Vignee/via della Roggia - e di quelle a ovest - via Masciadri e Redipuglia - rappresentano indubbiamente passi concreti per il potenziamento del nostro ecosistema, che rimane tuttavia debole, fortemente frammentato e non ancora parte di una rete sovralocale organica e ben definita di Parchi. 
É necessario allargare lo sguardo verso la realizzazione del Parco Fluviale e Territoriale della Valle del Seveso. 
In una provincia ad alto livello di inquinamento e cementificazione e con il più alto consumo di suolo d'Europa quale è la nostra, occorre adottare un approccio sistemico in grado di tutelare e creare corridoi ecologici territoriali e fluviali, intervenire con opere sostenibili e ambientalmente compatibili per mitigare i cambiamenti climatici. 

Su questi temi cruciali, manteniamo una posizione aperta e collaborativa nei confronti degli attori istituzionali e dei portatori di interesse locali. 
Auspichiamo che l'attribuzione del Marchio del Patrimonio Europeo al Bosco delle Querce sia d'utilità per politiche efficaci di tutela del territorio e degli ecosistemi e per preservare Memoria e Significato di un bene comune. 

Seveso/Meda 26 Febbraio 2026

LEGAMBIENTE CIRCOLO "LAURA CONTI" SEVESO 
SEVESO FUTURA 
SINISTRA E AMBIENTE-IMPULSI MEDA 

Una proposta per custodire la memoria: due steli al Bosco delle Querce di Seveso e Meda


Il WWF Insubria ha avanzato una proposta simbolica e fortemente evocativa ai Comuni di Seveso e Meda, in vista del cinquantesimo anniversario dell’incidente dell’Icmesa del 10 luglio 1976, passato alla storia come la tragedia della diossina di Seveso.

La proposta, formalizzata in una lettera indirizzata ai sindaci Alessia Borroni e Luca Santambrogio e per conoscenza ad assessori e consiglieri comunali, è stata presentata da Maurizio Borghi, presidente di WWF Insubria, insieme a Gianni Del Pero, vicepresidente dell’associazione. Essa prevede l’“innalzamento di una stele” in ciascuna delle due vasche presenti nel Bosco delle Querce di Seveso e Meda, luoghi che custodiscono la memoria materiale e immateriale dell’incidente.

Le steli, che riporterebbero incise le date 10 luglio 1976 – 10 luglio 2026, vorrebbero rappresentare un simbolo di risarcimento ambientale, di rinascita del territorio e, al tempo stesso, un monito per le generazioni future. Il WWF sottolinea come il muro di recinzione dell’ex stabilimento Icmesa sia solo l’elemento più visibile di una memoria ben più profonda: sotto le colline artificiali del Bosco delle Querce sono custoditi circa 80.000 metri cubi di materiali a Meda e 200.000 a Seveso, contenenti terra contaminata, macerie della fabbrica e delle abitazioni demolite, ma anche i ricordi e le vite delle persone evacuate.

Nel documento viene ricordato il legame storico tra il WWF e i due Comuni, nato proprio a seguito dell’incidente del 1976 e consolidatosi nel tempo attraverso la gestione di oasi naturalistiche, iniziative ambientali e interventi di forestazione urbana. Un rapporto che oggi si inserisce in un contesto ancora più significativo grazie al recente riconoscimento del Marchio del Patrimonio Europeo attribuito al Bosco delle Querce.

Secondo i promotori, collocare le due steli sulle cosiddette “Colline della Memoria” di Seveso e Meda significherebbe dare una forma tangibile a una storia condivisa, trasformando un luogo di dolore in uno spazio di consapevolezza, responsabilità e speranza per il futuro.

Monte San Primo: presentazione libro a Rezzago il 6 marzo


Si terrà venerdì 6 marzo alle ore 21, presso la Sala consiliare di Rezzago, la presentazione del libro di Nunzia Rondanini “San Primo. Una montagna straordinaria. Un progetto da riconsiderare”. Ad organizzare l'evento la Biblioteca Comunale di Rezzago, con la collaborazione del Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’ e del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi".  L’evento sarà un'ulteriore occasione per riflettere sui modelli turistici da adottare per un territorio montano, in cui è necessario coniugare il rispetto della natura con la fruibilità dei luoghi e con le attività economiche delle comunità locali.

Il fulcro della serata del 6 marzo sarà la presentazione del libro sul tema del Monte San Primo, con la presenza dell’autrice Nunzia Rondanini. Interverrà anche Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambiente "Ilaria Alpi", che farà il punto della situazione sullo stato di avanzamento del contestato progetto che prevede di riportare lo sci sul monte San Primo. 
L'incontro sarà arricchito dalla proiezione del docufilm sul San Primo "The Last Skiers", diretto dalla regista erbese Veronica Ciceri.

Il libro “San Primo. Una montagna straordinaria. Un progetto da riconsiderare” nasce a seguito del vivace dibattito a livello locale, ripreso anche a livello nazionale e perfino internazionale, legato al contestato progetto voluto dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio per “rilanciare il turismo” nel territorio del Monte San Primo. Il libro vuole essere, innanzitutto, un omaggio al San Primo ed alla sua storia, che l'architetto Nunzia Rondanini conosce molto bene, avendolo frequentato assiduamente fin da bambina. Proprio a partire da questa esperienza personale, nel libro si sviluppa poi un’analisi critica degli interventi previsti dal contestato progetto di rilancio turistico "OltreLario", che prevede di riportare nuovi impianti sciistici e di innevamento artificiale presso la località Alpe del Borgo, posta ad un’altitudine di circa 1.200 metri, dove si prevede che nevicherà sempre meno ed in modo sempre più frammentario, a causa degli effetti del riscaldamento globale. Non è un caso che tali interventi abbiano suscitato forti perplessità presso l'opinione pubblica, che li giudica alquanto miopi ed anacronistici, e che essi abbiano condotto ad una mobilitazione crescente da parte di cittadini, associazioni civiche ed amanti della montagna.
Nel corso dell’incontro si discuterà, dunque, della necessità di promuovere un turismo sostenibile, senza snaturare quei luoghi che, soprattutto negli ultimi decenni, sono stati interessati da profondi cambiamenti climatici, capaci di modificarne sempre più la fruibilità e di accentuarne la grande fragilità.

Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’

Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

domenica 1 marzo 2026

Erba. Alberi abbattuti in via Volta: il bilancio ambientale dell’intervento


A cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Sull’area di via Volta a Erba (CO) restano le ferite di uno scempio ambientale che si poteva evitare. Ora non resta che fare la conta degli alberi tagliati.

Sulla base del censimento eseguito dall’agronomo incaricato dai proprietari, erano 59 le alberature presenti nel parco privato; di queste, più della metà, ben 34, sono gli alberi per i quali è stato autorizzato l’abbattimento in base alla concessione rilasciata dal Comune di Erba (vedasi elenco in calce).
Nella stessa autorizzazione al privato è stata richiesta la sostituzione solo per la metà degli alberi abbattuti, ovvero 17 sui 34 (vedasi elenco in calce).


Dei 59 alberi censiti dall’agronomo, alcuni sono valutati dallo stesso in buono stato vegetativo, altri ritenuti secchi, capitozzati o compromessi. In ogni caso non ci risulta che il Comune abbia verificato la perizia agronomica attraverso una specifica validazione pubblica, se non sulla base delle indicazioni della Commissione comunale per il paesaggio, la quale si è limitata a esprimere parere favorevole, classificando il progetto con un “giudizio d’impatto neutro”.
Non sappiamo però su quali basi tale giudizio sia stato formulato, né se si sia tenuto conto della perdita di 34 alberi di alto fusto, sostituiti da 17 alberelli. Occorre infatti considerare che le nuove alberature raggiungeranno dimensioni paragonabili a quelle abbattute solo tra alcuni decenni.


In tal senso non sappiamo se il Comune abbia tenuto conto delle indicazioni della Soprintendenza, che ha auspicato che la stessa Commissione comunale «abbia tenuto in debita considerazione tematiche quali la possibilità di conservare in sito alberature significative e di pregio (piantumate in prevalenza a partire dagli anni Settanta/Ottanta del Novecento) sulla base di un censimento delle stesse – e quella di prevederne un’adeguata compensazione in caso di abbattimento».

Altrettanto chiediamo al Comune se abbia tenuto conto dell’ulteriore indicazione del Soprintendente, che ha auspicato «di mantenere in essere tratti del muro di cinta dell’area, in particolare lungo via Volta, arteria tracciata tra metà e fine Ottocento».


In definitiva, ciò che rileviamo è che sull’area di via Volta si è compiuto uno scempio ambientale: un pesante taglio di alberi che toglierà ossigeno e refrigerio, prima garantiti dalle alberature di alto fusto. Ora rimarranno il cemento della nuova palazzina e l’asfalto dei nuovi parcheggi.
Il risultato è un vantaggio esclusivamente per interessi privati; alla collettività resteranno meno ossigeno, più isole di calore e l’ennesimo parcheggio, che attirerà nuovo traffico nel centro cittadino e, di conseguenza, ulteriore inquinamento.

I nostri strali sono rivolti all’Amministrazione comunale, che non ha voluto modificare le regole del piano urbanistico, votando la convenzione che ha dato il via al taglio degli alberi e all’edificazione da parte del privato.

 

NOTA


Elenco degli alberi autorizzati all’abbattimento, in base all’Autorizzazione concessa dal Comune di Erba per il terreno sito in via Alessandro Volta 28:
  • 2 Picea abies
  • 1 Magnolia grandiflora
  • 2 Fagus sylvatica
  • 3 Cedrus atlantica ‘Glauca’
  • 1 Liquidambar styraciflua
  • 11 Pinus pinea
  • 7 Cedrus deodara
  • 1 Liriodendron tulipifera
  • 2 Ginkgo biloba
  • 4 Cupressus sempervirens
L’Autorizzazione del Comune indica che le alberature abbattute dovranno essere sostituite (nella prima stagione vegetativa utile successiva all’abbattimento) con le seguenti essenze:
  • 1 Ginkgo biloba
  • 3 Fagus sylvatica ‘Purpurea’
  • 2 Acer (specie non specificata)
  • 11 Carpinus betulus ‘Fastigiata’

venerdì 27 febbraio 2026

SOS Rospi sul Lago di Como: servono volontari per salvare la colonia di Bufo bufo


Da oltre 25 anni, ogni primavera, un gruppo di volontari e volontarie si mobilita per salvare una delle più numerose colonie di rospo comune (Bufo bufo) della Lombardia. Oggi però questa lunga storia di tutela rischia di interrompersi: mancano volontari, e la colonia è in serio pericolo.

L’appello arriva dal territorio del Lago di Como, in particolare dal comune di Lezzeno, nelle località Cavagnola e Crotto del Misto, dove ogni anno si svolge l’ormai storica Operazione Bufo Bufo.

Il rospo comune (Bufo bufo) è un anfibio anuro (senza coda) fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi, ma sempre più minacciato da cambiamenti climatici, frammentazione degli habitat e traffico stradale.

Tra fine marzo e inizio maggio, con l’aumento delle temperature, i rospi si risvegliano dal letargo invernale e scendono dai boschi verso il lago per la deposizione delle uova. Durante questo tragitto sono però costretti ad attraversare strade molto trafficate, dove rischiano di essere schiacciati dalle auto. In poche settimane, intere colonie possono scomparire.

I volontari, organizzati in turni serali e notturni, raccolgono i rospi trovati sulla carreggiata o lungo le barriere, li mettono in secchi e li rilasciano in sicurezza sul lato corretto della strada, permettendo loro di raggiungere l’area riproduttiva.

Un gesto semplice ma decisivo: il salvataggio di Bufo bufo non è solo un atto di tutela della biodiversità, ma anche un investimento nella salute dell’ecosistema di cui facciamo parte.

Cosa serve per partecipare

Non è richiesta alcuna competenza specifica, solo attenzione e disponibilità. Il kit consigliato comprende:

  • gilet catarifrangente
  • secchio
  • torcia potente
  • guanti in lattice
  • scarpe comode (meglio antipioggia)
  • k-way o giacca impermeabile
  • smartphone

Un appello urgente

Quest’anno il gruppo storico di volontari è ridotto all’osso e il rischio concreto è di dover abbandonare una colonia protetta da oltre due decenni.

Per questo lanciamo un appello a chi vive sul territorio e nei dintorni, ma anche a chi può offrire qualche turno occasionale o semplicemente far girare la notizia.

Come dare una mano


Chi è interessato a partecipare o desidera ricevere maggiori informazioni può scrivere a: wwfinsubria@gmail.com

Aiutare i rospi significa proteggere la biodiversità locale, vivere un’esperienza concreta di cittadinanza attiva e dimostrare che anche piccoli gesti, se condivisi, possono fare una grande differenza.

👉 Diffondiamo l’appello. Il futuro dei rospi del Lago di Como dipende anche da noi. 🐸💚

Bosco delle Querce "Patrimonio Europeo", ma la Pedemontana abbatte 3.200 alberi


Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda è stato ufficialmente riconosciuto come sito insignito del Marchio del Patrimonio Europeo dalla Commissione europea. Un riconoscimento importante, che arriva a cinquant’anni dal disastro dell’ICMESA e che colloca il Bosco tra i luoghi simbolo della memoria, dell’identità civile e della coscienza ambientale europea.

La cerimonia di consegna del Marchio si terrà a Bruxelles il 22 aprile 2026. Si tratta del primo sito in Lombardia a ottenere questo riconoscimento e del sesto in Italia, un fatto che dà al Bosco delle Querce una rilevanza che va ben oltre i confini locali.

Il Bosco sorge sull’area contaminata dall’incidente industriale del 10 luglio 1976, una delle più gravi catastrofi ambientali del Novecento. La successiva bonifica e riforestazione hanno trasformato quella ferita in un parco regionale di oltre 42 ettari, oggi dedicato alla memoria, all’educazione ambientale e alla formazione civica.

Proprio da quella tragedia nacquero le cosiddette Direttive Seveso, fondamentali per la legislazione europea in materia di sicurezza industriale. Nelle motivazioni ufficiali, il panel europeo ha sottolineato il valore simbolico ed educativo del sito, nonché l’innovatività del percorso di risanamento ambientale.


Il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha parlato di “simbolo di rinascita” e di una nuova coscienza ambientale nata proprio a seguito del disastro di Seveso. Anche l’assessora alla Cultura Francesca Caruso ha definito il Bosco “custode della memoria” e luogo di trasmissione dei valori alle nuove generazioni, mentre l’assessore al Territorio Gianluca Comazzi ha rivendicato il lavoro svolto in questi decenni dalle istituzioni e dai tecnici regionali.

Accanto alle celebrazioni ufficiali, però, emergono riflessioni critiche dal territorio. Alberto Colombo, di Sinistra e Ambiente Meda, ha ricordato come il riconoscimento europeo non possa far dimenticare le contraddizioni ancora aperte.

Colombo sottolinea innanzitutto che l’amministrazione di Seveso dovrebbe “ringraziare anche i gruppi ambientalisti locali che da tempo si battono per la sua tutela” e che hanno promosso progetti di memoria, informazione ed educazione ambientale all’interno del Bosco, mantenendone vivo il significato storico e civile. Gli stessi gruppi, ricorda, da anni chiedono l’ampliamento del parco, non la sua riduzione.

Ed è qui che emerge il nodo più critico: ben 2 ettari verranno sbancati per far passare l’inutile e impattante Autostrada Pedemontana Lombarda, con l’abbattimento di 3.200 alberi. Una ferita che rischia di colpire proprio un’area oggi celebrata come patrimonio europeo.


Secondo Colombo, sulla Autostrada Pedemontana Lombarda le amministrazioni comunali di Seveso e Meda “sono state completamente subalterne alle volontà di APL e di Regione Lombardia”, accettando un’opera fortemente contestata per l’impatto ambientale e territoriale.

Non manca infine una stoccata alla comunicazione istituzionale: le dichiarazioni del presidente Fontana e della Giunta regionale appaiono, a suo giudizio, “propagandistiche”, perché presentare Regione Lombardia come “sensibile all’ambiente” mentre si autorizzano opere come la Pedemontana “fa un poco sorridere”.

Il Marchio del Patrimonio Europeo è senza dubbio un risultato significativo. Ma, come ricordano le associazioni ambientaliste, la vera coerenza sta nelle scelte future: protezione integrale del Bosco, stop alle sottrazioni di suolo, ampliamento dell’area verde e rafforzamento del suo ruolo educativo.