giovedì 1 ottobre 2026

Diossina e salute: 50 anni dopo

SECONDA INIZIATIVA A MEDA DI “INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE” SULLE CONSEGUENZE PER LA SALUTE DEI VIVENTI DOPO IL DISASTRO DELLA DIOSSINA DEL 1976


Dopo l'evento del 4 luglio 2026 sul Sapere Operaio e la Nocività, anche la serata, sempre organizzata dal Coordinamento di gruppi e associazioni INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE, tenutasi a Meda il 23 settembre 2026 con il patrocinio dell'Amministrazione medese e della Fondazione Monza e Brianza, ha raccolto un'ottima presenza di cittadini e cittadine interessati all'argomento della salute dei viventi dopo il disastro della diossina dell'ICMESA del 10 luglio 1976.

Beatrice Oleari di FARE e Gemma Beretta di Legambiente, Circolo Laura Conti di Seveso

Beatrice Oleari di FARE e Gemma Beretta di Legambiente, Circolo Laura Conti di Seveso, hanno illustrato il lavoro e le attività proposte da INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE, coordinamento composto da gruppi ambientalisti, associazioni e singoli individui che hanno già operato unitariamente a Seveso con i programmi di INSIEME PER IL BOSCO negli anni precedenti.

Tutte le iniziative, avviate ormai da quattro anni, hanno seguito due filoni ben definiti: far vivere, con attività compatibili e non impattanti, il Bosco delle Querce, facendo comprendere il significato di questo luogo indissolubilmente legato al disastro della diossina dell'ICMESA del 1976, e rinnovare con eventi mirati la memoria, senza alcun annacquamento in occasione del 50° anniversario di quella tragedia.

Al centro Luigi Losa della Fondazione Monza e Brianza

Gli incontri proposti a Meda per il 50° anniversario hanno raccolto il patrocinio dell'Amministrazione e della Fondazione Monza e Brianza, che era presente con il suo vicepresidente Luigi Losa, già giornalista de Il Cittadino, che all'epoca, sin dai primi giorni, scrisse una serie di articoli, anche per il Corriere della Sera, sulla drammatica vicenda.

L'intervento del sindaco di Meda Luca Santambrogio (a sinistra)

Il sindaco di Meda, Luca Santambrogio, portando i suoi saluti, ha evidenziato l'importanza di questi incontri, poiché diffondono un'informazione più dettagliata e specifica su quegli eventi tragici, informazione che rischierebbe di perdersi se ci si limitasse ai passaggi dei media in occasione del 50° anniversario. Ha dato merito ai gruppi di INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE per l'attività svolta.

Alberto Colombo


Alberto Colombo, ambientalista medese, ha relazionato in merito agli effetti della diossina sui viventi, a partire dai più di 3.000 animali domestici deceduti nei primi giorni, cui fece seguito l'abbattimento di 76.000 capi di bestiame presenti negli allevamenti, per impedire che la TCDD entrasse nel ciclo alimentare.

Ha informato sulle campagne di monitoraggio sanitario effettuate dal 1976 in avanti, riprendendo da esse i dati sugli effetti acuti, con i casi di cloracne, e sull'aumento dei fattori di incidenza per una serie di patologie, dalle malattie cardiovascolari alle leucemie, ai linfomi non-Hodgkin, ai tumori, ecc., nonché sulle conseguenze sulla salute riproduttiva e mentale, sul sistema riproduttivo e sulle gravidanze, con il dramma delle interruzioni di gravidanza.

Tutti aspetti e dati delicati e anche controversi, poco trattati in eventi pubblici e ripresi soprattutto in consessi medici o su riviste specializzate, ma che meritano maggiore diffusione e approfondimento, così come si è cercato di fare durante la serata.

Sotto, le slide che hanno accompagnato il suo intervento. 

 



Dario Consonni
Dario Consonni, medico del lavoro e ricercatore della Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, ha illustrato i risultati dei monitoraggi epidemiologici fino al 2013, nei quali appare un aumento di alcune tipologie di tumori, anche se non con numeri eclatanti.

Aumento che, a suo avviso, non modifica particolarmente la mortalità nelle aree A, B e R, sulle quali sono stati condotti i cosiddetti studi di coorte che hanno interessato 218.682 persone.

La sua è stata una relazione basata esclusivamente sull'evidenza degli studi di cui si è occupato direttamente.

La sintesi degli studi epidemiologici presentati da Dario Consonni

Sotto, le slide proposte da Dario Consonni sul monitoraggio epidemiologico degli esposti alla diossina TCDD.

 



Tullio Quaianni
Tullio Quaianni, già medico del lavoro e dirigente del Servizio Prevenzione e Salute Ambienti di Lavoro dell'ASL di Monza, si è focalizzato sulla sua esperienza, ripercorrendo anche i punti controversi che riguardano la fuoriuscita di diossina dall'ICMESA.

Oltre alle reticenze dell'ICMESA-Givaudan-Hoffmann-La Roche, ha sottolineato le assenze, le dimenticanze e le tolleranze delle diverse autorità (sindaco, ufficiale sanitario, medico provinciale, CRIAL) che avrebbero dovuto vigilare e intervenire preventivamente prima dell'inizio della nuova produzione del triclorofenolo.

Il panorama legislativo nel 1976 consentiva attività di controllo applicando le normative vigenti, quali il Testo Unico delle Leggi Sanitarie del R.D. del 1934, articoli 216 e 217, la Costituzione della Repubblica, con gli articoli 32 e 41, il Codice penale, articolo 674, e la legge 615 del 1966 sull'inquinamento atmosferico.

Anche le fasi successive alla fuoriuscita della diossina furono, come è noto, caratterizzate da molti errori, omissioni e scelte politiche più che tecniche.

Furono e sono oggetto di perplessità la mappatura delle aree contaminate, che escluse alcune porzioni in Comuni limitrofi, il quantitativo di TCDD fuoriuscita, la prevalenza o l'oscillazione dei venti che determinò la ricaduta delle sostanze tossiche.

Quaianni ha ricordato come il lavoro degli operatori sanitari non fu semplice e non sempre fu facilitato. Spesso, infatti, l'Ufficio Speciale e la Regione Lombardia imposero metodologie e tempi non condivisi dai sanitari, ignorando anche un confronto di merito.

Dubbi anche rispetto al metodo di confronto epidemiologico della coorte monitorata, prendendo come riferimento la popolazione di Comuni prossimi che potevano anch'essi aver subito la contaminazione da TCDD, e rispetto a una serie di categorie di lavoratori che, pur essendo state operative nelle zone contaminate, non sono poi state adeguatamente monitorate.

Giusi Bonacina

Giusi Bonacina, allora ostetrica alla Mangiagalli, ha completato le relazioni raccontando la sua esperienza nell'ambito della ricerca Seveso Women's Health Study (SWHS), un progetto italo-statunitense avviato nel 1996 con una collaborazione tra l'Università della California-Berkeley, il Center for Behavioral Epidemiology (ora CERCH) e il gruppo di lavoro dell'Ospedale di Desio guidato dal prof. Paolo Mocarelli.

La ricerca fu coordinata da Brenda Eskenazi per comprendere l'impatto dell'inquinante TCDD sulla salute riproduttiva, con particolare attenzione alla salute delle donne.

Il finanziamento dello studio poté contare anche sul contributo dei reduci della guerra in Vietnam, interessati a capire le conseguenze sulla salute causate dall'esposizione alle diossine, in quanto anch'essi erano venuti a contatto con l'Agent Orange, un potente defoliante contenente diossine con cui l'esercito americano irrorò per via aerea le foreste vietnamite.

Lo studio ha coinvolto 981 donne che nel 1976 avevano un'età compresa tra 0 e 40 anni, vivevano nelle zone A e B e avevano campioni di siero ematico conservati, raccolti negli anni successivi all'incidente, nei quali era stata quantificata la concentrazione di TCDD.

La relatrice ha parlato con grande emozione del contributo delle donne intervistate, alcune delle quali profondamente toccate dalla tragedia vissuta.

In sala era presente una di queste donne, che ha espresso gratitudine per aver finalmente avuto informazioni su questa ricerca e su dove leggerne gli esiti.

Gli articoli scientifici di Brenda Eskenazi sono reperibili anche in rete, mentre un articolo di dettaglio sulla ricerca e sui suoi esiti si trova al link indicato sotto.

Pubblico numeroso e attento alle relazioni.


NOTA SULLO STUDIO Seveso Women's Health Study (SWHS)

Nella coorte dello studio SWHS, i livelli di TCDD nel siero hanno mostrato una significativa associazione con l'incidenza complessiva dei tumori a distanza di oltre 30 anni.

Lo studio, condotto esclusivamente su donne, ha arricchito le evidenze epidemiologiche secondo cui la TCDD è un cancerogeno multisito.

Tra le donne nel cui siero erano presenti concentrazioni significative di diossina TCDD, è stato evidenziato un aumento del rischio di alcune neoplasie; per il tumore della mammella, tuttavia, il risultato riportato nello studio del 2011 non era statisticamente significativo.

Rispetto alle alterazioni endocrine e riproduttive, gli studi condotti nell'ambito della SWHS hanno esaminato possibili associazioni con l'insorgenza di endometriosi, irregolarità del ciclo mestruale e altri esiti della salute riproduttiva.

È stato inoltre studiato l'impatto dell'esposizione sulla funzionalità della ghiandola tiroidea, sia nelle madri sia nei figli esposti in utero.

 

WWF Lecco: "Puliamo insieme il lungolago di Malgrate"


Sabato 3 ottobre, in occasione di Urban Nature, WWF Lecco organizza un pomeriggio di pulizia del lungolago di Malgrate.

Ritrovo alle 14.30 a Lecco, presso il distributore di via Leonardo da Vinci, vicino al ponte Kennedy. Sacchi, guanti e tutto il necessario per la raccolta saranno forniti dal WWF Lecco. La pulizia terminerà alle 17, con un aperitivo insieme. Con una donazione minima sarà inoltre possibile ritirare un vasetto di miele.

Per informazioni e adesioni: WhatsApp 0341 1716138.

mercoledì 30 settembre 2026

Una passeggiata contro Pedemontana, tra gli alberi e la musica


Sabato 10 ottobre, al Bosco delle Querce di Seveso, la musica accompagnerà una passeggiata tra alberi, sentieri e memoria. A suonare sarà la Banda degli Ottoni, insieme a tutte le musiciste e ai musicisti che vorranno partecipare. Un modo insolito per conoscere il bosco: camminare, ascoltare, fermarsi. E proprio attraverso la musica, secondo i promotori, mettere in evidenza ciò che potrebbe cambiare con la realizzazione di Pedemontana.

Il Bosco delle Querce non è soltanto una superficie verde sulla carta. È un luogo con una storia particolare, nato dalla bonifica dell'area colpita dal disastro Icmesa e diventato negli anni uno spazio di natura, memoria e vita quotidiana. La passeggiata vuole quindi essere anche un modo per guardare con attenzione il territorio e interrogarsi sulle trasformazioni che una grande infrastruttura può comportare: quanto spazio verrà modificato? quali aree saranno interessate? che cosa resterà del paesaggio che oggi attraversiamo a piedi? La musica farà da filo conduttore, ma sarà il bosco il vero protagonista. Una banda che cammina tra gli alberi può sembrare un'immagine curiosa. Forse lo è proprio perché ci invita ad ascoltare un luogo prima di parlare della sua trasformazione.

Appuntamento sabato 10 ottobre alle ore 10.00, all'ingresso del mercato di via Redipuglia (Bocciodromo), a Seveso.

martedì 29 settembre 2026

A piedi nel Meredo, tra strade vicinali, cascine e memoria

Sabato 3 ottobre una nuova camminata narrante alla scoperta del Parco Agricolo del Meredo


Ci sono luoghi che si possono attraversare tante volte senza riuscire davvero a vederli. E poi ci sono le strade vicinali del Meredo: basta percorrerle a piedi, con qualcuno che sappia raccontarle, per scoprire che dietro un nome, una cascina, un boschetto o una vecchia crocetta si nasconde una parte importante della storia di Seregno. È questo l'obiettivo della camminata narrante “Per le strade vicinali del Parco Agricolo del Meredo”, in programma sabato 3 ottobre 2026, con ritrovo alle ore 10 presso il parcheggio della Strada Vicinale del Merè Nord. L'iniziativa riprende l'esperienza dello scorso anno, quando la passeggiata alla scoperta delle vie vicinali del quartiere Sant'Ambrogio registrò il tutto esaurito e accompagnò i partecipanti attraverso le strade rurali, le cascine, i boschi e i luoghi della memoria del Meredo.

Anche questa volta il cammino sarà un'occasione per guardare con occhi diversi un territorio che conserva ancora importanti tracce del suo passato agricolo. Le vecchie strade vicinali, nate per collegare campi e cascine, sono oggi percorsi preziosi per conoscere e vivere il paesaggio del Parco Agricolo del Meredo. Un patrimonio tanto più significativo in una città dove gli spazi agricoli e naturali sono sottoposti da decenni a una forte pressione urbanistica.  La passeggiata sarà accompagnata da Alberto Isnenghi del WWF Insubria, per gli aspetti naturalistici, da Zeno Celotto del Circolo culturale Seregn de la memoria, che accompagnerà i partecipanti tra storia, toponomastica e curiosità del territorio, e da Massimiliano Morelli, che racconterà la storia delle cascine e del paesaggio agricolo del Meredo. Il percorso permetterà così di intrecciare natura, storia e memoria, seguendo quelle strade che ancora oggi attraversano campi e aree boscate e che costituiscono una delle caratteristiche più interessanti del paesaggio del Meredo. La rete delle strade vicinali non è infatti soltanto una rete di percorsi: è una testimonianza concreta della lunga storia agricola di questa parte di Seregno.

E alla fine della camminata ci sarà anche un momento conviviale. Presso Cascina Monti Brivio saranno allestiti alcuni gazebo informativi del Parco GruBrìa e del Circolo culturale Seregn de la memoria, prima del rinfresco finale offerto dagli abitanti della cascina. Un modo semplice per stare insieme e, soprattutto, per ricordare che il paesaggio non è qualcosa di separato dalla nostra storia: è la storia che ancora possiamo attraversare a piedi.

Informazioni

  • Sabato 3 ottobre 2026
  • Ritrovo: ore 10
  • Luogo: parcheggio della Strada Vicinale del Merè Nord, Seregno
  • Partecipazione: gratuita
  • Iscrizione obbligatoria entro il 1° ottobre 2026 scrivendo a comitato.santambrogio@seregno.info

Natura e memoria: un omaggio a Laura Conti


Ci sono persone che hanno saputo parlare di ambiente molto prima che la parola sostenibilità entrasse nel linguaggio quotidiano. Laura Conti è una di queste.

Medica, scienziata, scrittrice, divulgatrice, politica e partigiana, Laura Conti ha dedicato gran parte della sua vita a mettere in relazione ambiente, salute, territorio e responsabilità collettiva. Una figura particolarmente importante anche per il nostro territorio, perché dopo il disastro dell’ICMESA del 1976 fu tra le voci che contribuirono a leggere la vicenda di Seveso non soltanto come un incidente industriale, ma come una questione ambientale, sanitaria e sociale.

I suoi scritti hanno lasciato una lezione ancora attuale: difendere l’ambiente non significa occuparsi soltanto di alberi, acqua o aria, ma interrogarsi sul modello di sviluppo, sulle scelte industriali e urbanistiche, sulla salute delle persone e sul futuro dei territori.

È quindi particolarmente interessante l'iniziativa “Natura loci”, un’opera site specific di Enrico Cazzaniga dedicata proprio a Laura Conti.

L'appuntamento è per venerdì 2 ottobre alle ore 18, all’Oasi Lipu di Cesano Maderno, in via Don Luigi Orione 43. Dopo la presentazione dell’opera seguiranno letture tratte dagli scritti di Laura Conti.

Un’occasione per tornare a una voce che, a cinquant’anni dalla tragedia di Seveso, continua a porre domande tutt’altro che superate: che rapporto vogliamo avere con i luoghi in cui viviamo? Quale prezzo siamo disposti a pagare in nome dello sviluppo? E chi si assume la responsabilità delle conseguenze delle nostre scelte?

Anche per questo vale la pena riscoprire Laura Conti. Non soltanto come figura del passato, ma come una delle persone che hanno contribuito a costruire quella cultura ambientalista di cui oggi sentiamo ancora profondamente il bisogno.

Natura loci

  • 📍 Oasi Lipu di Cesano Maderno – Via Don Luigi Orione, 43
  • 📅 Venerdì 2 ottobre 2026
  • 🕕 Ore 18.00

Un’iniziativa di Insieme per la memoria e il futuro del Bosco delle Querce, ideata da FARE e Legambiente Seveso, con il patrocinio del Comune di Cesano Maderno e di Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, e in collaborazione con LIPU.

Pedemontana e il senso dei luoghi: quando una strada cancella il paesaggio

Foto: La Rondine di Concorezzo

Vent’anni fa arrivava al cinema Cars, una storia apparentemente semplice ambientata lungo una vecchia strada americana. La Route 66, con le sue stazioni di servizio, i piccoli centri, le insegne, le attività e i paesaggi, diventava molto più di una strada: era il filo che teneva insieme una comunità e il territorio nel quale viveva. Nel film, l’arrivo della grande autostrada cambia tutto. Le automobili smettono di attraversare quei luoghi, i viaggiatori non si fermano più, le attività chiudono e quello che prima era un paesaggio vissuto diventa, lentamente, un paesaggio dimenticato. È una storia per bambini. Ma forse proprio per questo riesce a raccontare con una semplicità che noi adulti abbiamo perduto qualcosa di molto serio: una strada non attraversa semplicemente un territorio. Lo trasforma. È questa la riflessione che propone in questi giorni la pagina Facebook di Ferma Ecomostro D Breve, richiamando Cars e mettendo in relazione quella vecchia strada americana con la Pedemontana e, in particolare, con la controversa tratta D Breve.

Il paragone non è soltanto cinematografico. Quando si parla di una nuova infrastruttura siamo abituati a contare chilometri, veicoli, minuti risparmiati, svincoli e costi. Tutto viene tradotto in numeri. Molto più raramente ci chiediamo che cosa quei numeri significhino quando vengono calati dentro un paesaggio.

  • Quanti alberi?
  • Quanti campi?
  • Quanti percorsi rurali interrotti?
  • Quanti margini di bosco cancellati?
  • Quante visuali che non esisteranno più?

E soprattutto: quanto territorio siamo disposti a perdere per rendere più veloce il nostro attraversamento del territorio stesso? Forse il problema è proprio qui. Abbiamo progressivamente smesso di considerare il paesaggio come qualcosa che ci appartiene e di cui siamo responsabili. Lo abbiamo ridotto a uno spazio disponibile, a una superficie sulla quale tracciare infrastrutture, costruire, collegare, compensare. Un campo non è più necessariamente un campo: può diventare un'area da trasformare. Un bosco non è più necessariamente un bosco: può diventare una porzione di territorio da attraversare. Una strada rurale non è più una parte della storia di un luogo: può diventare semplicemente un ostacolo da superare. E così, pezzo dopo pezzo, perdiamo qualcosa che non compare nei computi metrici e non entra facilmente nelle tabelle dei costi-benefici: il senso dei luoghi.

Il paesaggio non è soltanto ciò che vediamo. È ciò che riconosciamo. È memoria, relazione, esperienza. È il percorso che abbiamo fatto mille volte in bicicletta, il filare di alberi che conosciamo da sempre, il campo che cambia colore con le stagioni, il campanile che compare oltre le cascine, il bosco nel quale abbiamo imparato a orientarci. È anche il modo nel quale una comunità abita il proprio territorio. Per questo una grande infrastruttura non è mai soltanto una questione di traffico. Pedemontana, come ricordano i promotori della mobilitazione contro la tratta D Breve, pone anche una domanda molto più radicale: che cosa siamo disposti a sacrificare in nome della strada?

La risposta non può essere affidata soltanto alla velocità con cui potremo percorrerla. Perché una volta costruita, una strada resta. Il cemento resta. Gli svincoli restano. Le recinzioni restano. Le aree trasformate restano. E ciò che viene cancellato dal paesaggio non sempre torna indietro. La vecchia Route 66 di Cars raccontava proprio questo: la perdita di una strada significava la perdita di un mondo. Noi rischiamo di fare il contrario. Costruire nuove strade per perdere il mondo che attraversano. Ed è forse questo il paradosso più amaro.

Abbiamo imparato a progettare strade sempre più efficienti, ma abbiamo dimenticato che anche il paesaggio ha bisogno di essere attraversato senza essere distrutto.

La pagina Ferma Ecomostro D Breve invita a fare comunità, coinvolgendo cittadini, associazioni, comitati e amministratori locali. Al di là delle diverse posizioni sulla singola opera, è una sollecitazione che merita attenzione: tornare a discutere delle infrastrutture non soltanto come opere da realizzare, ma come trasformazioni profonde del territorio.

Il Bosco ricorda. La Pedemontana lo attraversa


Sabato 26 settembre è stato inaugurato il Museo Bosco delle Querce, allestito all'interno dello chalet del Centro Visite. Un luogo dedicato alla memoria del disastro dell'ICMESA e alla storia di Seveso, che vale la pena visitare. È un'iniziativa importante perché il Bosco delle Querce non è soltanto un'area verde. È il risultato di una storia che nasce da una tragedia ambientale e che, nel corso dei decenni, ha trasformato una terra colpita dalla diossina in un luogo di vita, di rinascita e di memoria. Ed è proprio per questo che l'inaugurazione del Museo pone inevitabilmente anche una domanda sul presente.


Alberto Colombo, ambientalista di Meda e da anni impegnato sulle vicende del Bosco, ha sintetizzato così il senso della giornata: «Poco ci interessava la liturgia inaugurativa e il taglio del nastro con autorità regionali e locali e altri presenzialisti. Ci interessava invece vedere i contenuti del Museo sul Disastro Diossina dell'ICMESA integrato nel Centro Visite del Bosco delle Querce». Una posizione che condividiamo almeno in un punto fondamentale: più del rituale inaugurale, interessa ciò che il Museo racconta. E il racconto è interessante anche perché nella ricostruzione della memoria del Bosco trovano spazio le battaglie, le iniziative e i racconti del mondo ambientalista che nel corso degli anni ha contribuito a mantenere viva l'attenzione sulla tragedia di Seveso e sul significato di questo luogo.


Tra i contenuti del percorso espositivo viene ricordata anche la manifestazione ambientalista del 2011, promossa dal coordinamento Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile, quando associazioni, gruppi ambientalisti, cittadini e le amministrazioni di Meda e Seveso si mobilitarono contro lo sbancamento previsto per la Pedemontana e per la difesa del Bosco. È una pagina di memoria che acquista oggi un significato particolare. Perché il problema non appartiene soltanto al passato. È qui che il Museo Bosco delle Querce diventa, suo malgrado, qualcosa di più di un museo. Perché la memoria del disastro dell'ICMESA non può essere separata dalla storia successiva del Bosco. La bonifica, la rinaturalizzazione, la nascita del parco e la sua trasformazione in luogo della memoria sono parte della risposta che Seveso ha dato alla tragedia. Ma anche le mobilitazioni ambientaliste fanno parte di questa storia. Nel 2011 il problema era già la Pedemontana. La grande manifestazione promossa da Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile portò al Bosco associazioni, cittadini, gruppi ambientalisti e amministratori locali. Il messaggio era quello di difendere il parco e impedirne la riduzione a causa della nuova infrastruttura. Quella protesta oggi è diventata, a sua volta, memoria. Ma è una memoria particolare, perché non riguarda soltanto qualcosa che è accaduto quindici anni fa. Riguarda una questione che è ancora aperta.


Il Bosco delle Querce è nato dalla necessità di trasformare una ferita in un luogo di vita. Oggi Pedemontana interviene su una parte di quel paesaggio. Ed è difficile non vedere, proprio a partire da questa vicinanza tra passato e presente, una contraddizione. Da una parte costruiamo un luogo nel quale ricordare una tragedia ambientale e il lungo percorso che ha portato alla rinascita di un territorio. Dall'altra, nello stesso territorio, un'infrastruttura interviene modificando una parte del bosco e comportando l'abbattimento di migliaia di alberi. Non si tratta soltanto di stabilire quanti alberi verranno abbattuti o quanti ne verranno piantati in compensazione. La questione riguarda anche il significato che attribuiamo a questo luogo.

Perché il Bosco delle Querce non è un bosco come gli altri. È nato dalla memoria di una catastrofe ambientale. È cresciuto anche grazie alla volontà di trasformare quella tragedia in qualcosa di positivo. È diventato un luogo nel quale la natura, la memoria e la vita quotidiana convivono. Per questo la sua trasformazione non può essere considerata soltanto come una questione tecnica o infrastrutturale. La memoria, per essere davvero tale, dovrebbe aiutarci a leggere il presente. E forse anche a porci qualche domanda sulle scelte che stiamo compiendo.

Il Museo ci invita a ricordare ciò che è accaduto a Seveso. Il Bosco ci ricorda che da quella tragedia è potuto nascere qualcosa di nuovo. La Pedemontana ci costringe oggi a chiederci che cosa siamo disposti a cancellare di quel patrimonio. È una domanda che, proprio entrando nel nuovo Museo, diventa ancora più difficile da evitare.