venerdì 19 luglio 2024

Il ritorno dei gamberi autoctoni nel torrente Bevera di Brianza: aggiornamenti e prospettive future


Nei mesi di aprile e luglio, i volontari del WWF Lecco, coordinati dal Consigliere dell’Associazione, Dott. Raoul Manenti, insieme ai biologi Beatrice Caimi e Matteo Galbiati, nonché al personale del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, hanno effettuato alcuni sopralluoghi nel tratto del Torrente Bevera interessato, nello scorso autunno, dalla moria di gamberi autoctoni.

La finalità del sopralluogo era quella di verificare l’attuale situazione della popolazione di gamberi, nonché il funzionamento delle barriere posizionate nel novembre 2023 sul torrente. L’esito è stato sicuramente positivo.


Nel corso delle osservazioni effettuate sia in aprile sia in luglio, infatti, sono stati rilevati i seguenti dati: a valle della prima barriera, assenza di gamberi di fiume (non erano presenti né esemplari vivi, né esemplari morti); a monte della prima delle due barriere, invece, è stato possibile osservare diversi individui vivi e attivi fin dal mese di aprile. Nell’ultimo sopralluogo di luglio, nel tratto a monte sia della prima che della seconda barriera è stata osservata una densità media di 0,75 gamberi/m², considerando solo i gamberi più lunghi di 4 cm.


Nei prossimi giorni si provvederà pertanto a rimuovere la seconda barriera; la prima, invece, per prudenza sarà mantenuta almeno sino ai mesi autunnali. Tra ottobre e novembre sono previsti intensi monitoraggi volti a valutare lo status della popolazione di gamberi.
 

Sicuramente una bella notizia, resa ancora migliore dalla consapevolezza che questo risultato è stato raggiunto grazie alla collaborazione di WWF Lecco con il Comune di Colle Brianza e l’ERSAF, nonché grazie all’indispensabile supporto delle associazioni del territorio (Associazione Amici del Monte di Brianza, Comitato per la difesa delle Bevere e del Fiume Lambro, WWF Insubria) e al generoso contributo economico della cittadinanza.

L’attenzione non deve però sopirsi: il tratto attualmente interessato dalla presenza dei gamberi è solo una piccola porzione di quello inizialmente occupato; inoltre, presenta caratteristiche non così ottimali come i tratti a valle in cui è avvenuta la moria.

La sfida potrà dirsi davvero vinta solo se, nei prossimi anni, la popolazione di gamberi di fiume riprenderà la propria originaria estensione (sia numerica, sia in termini di diffusione geografica) e se, ovviamente, simili eventi di moria non si ripeteranno.

giovedì 18 luglio 2024

Pedemontana e diossina: "Seveso Futura" invoca trasparenza sulla bonifica

La molecola della diossina sovrapposta al percorso di Pedemontana

Negli ultimi giorni, i consiglieri comunali di minoranza di Seveso hanno avanzato una richiesta formale alla Sindaca Alessia Borroni per la convocazione di un Consiglio comunale aperto. All'ordine del giorno vi è la delicata questione della bonifica delle aree contaminate da diossina, in relazione ai lavori di costruzione della Pedemontana.

La lista civica Seveso Futura

Uno dei gruppi promotori, Seveso Futura, ha espresso con fermezza la necessità di trasparenza in questa fase cruciale. In un comunicato, il gruppo ha dichiarato: “Pretendiamo il massimo della trasparenza! Abbiamo chiesto un Consiglio comunale aperto sui lavori di bonifica della diossina nelle aree di Seveso interessate dal passaggio della Pedemontana. Abbiamo scritto alla sindaca Alessia Borroni e al presidente del Consiglio comunale per convocare URGENTEMENTE una seduta 'aperta' per discutere del Piano esecutivo di Bonifica da Diossina nelle aree comunali interessate dall’intervento. L’obiettivo è informare chiaramente e trasparentemente la cittadinanza. Riteniamo fondamentale il carattere 'aperto' della seduta per permettere ai cittadini e ai rappresentanti delle associazioni di porre domande ed esprimere opinioni.”

Presidio del Comitato NO Pedemontana per chiedere trasparenza sulle operazioni di bonifica

L’iniziativa ha riscosso l’apprezzamento del Comitato NO Pedemontana, che nelle scorse settimane aveva organizzato una raccolta firme per richiedere un’assemblea pubblica sul tema. Il Comitato ha dichiarato: “È una notizia importante che i gruppi di opposizione al Consiglio comunale di Seveso abbiano fatto formale richiesta di un Consiglio comunale aperto sulla bonifica delle zone contaminate da diossina interessate dal passaggio della Pedemontana. È un fatto molto positivo e va nella direzione dei nostri sforzi per chiedere trasparenza per la cittadinanza. Il 9 luglio abbiamo visto un tavolo barricato dentro l'edificio dello Chalet del Bosco delle Querce, con decine di cittadini esclusi. Se c'è una cosa che non deve accadere 48 anni dopo il disastro ICMESA è che tutto si faccia a porte chiuse, tra 'addetti ai lavori', escludendo la popolazione. La popolazione va coinvolta direttamente e va garantito il diritto di parola. È importante che tutti i comuni interessati chiedano incontri pubblici che Pedemontana deve organizzare con pieno diritto di parola per i cittadini.”

Di seguito riportiamo il testo della lettera inviata dai consiglieri comunali.
 


Alla c.a.
Alessia Borroni, Sindaca della Città di Seveso
Roberto Donghi, Presidente del Consiglio comunale

Oggetto: Richiesta di convocazione urgente di Consiglio comunale aperto sui lavori di bonifica della diossina sulla tratta B2 di Pedemontana

Gentile Sindaca della Città di Seveso, egregio Presidente del Consiglio comunale,

Con la presente vi chiediamo di convocare urgentemente una seduta aperta di Consiglio comunale alla quale invitare con diritto di parola i tecnici che ci accompagnano in Commissione Territorio per discutere del Piano esecutivo di Bonifica da Diossina nelle aree comunali interessate dall'intervento con l'obiettivo di trasferire e rendere intellegibili tutti i dati e le considerazioni esposte lo scorso 9 luglio in sede di Tavolo permanente sui lavori della bonifica.

Riteniamo importante il carattere "aperto" della seduta per lasciare la possibilità a cittadini e rappresentanti di associazioni di porre domande sulla tematica oggetto di discussione.

Sicuri di un celere riscontro, salutiamo cordialmente,

I Consiglieri comunali:
  • Giorgio Garofalo, Seveso Futura
  • Gianluigi Malerba, Pd Seveso
  • Anita Argiuolo, Pd Seveso
  • Pietro Aceti, Lista civica Butti

Abbandonare è un po' tradire: Monza e Cinisello lasciano il Parco GruBrìa


Dopo la pubblicazione da parte di alcuni organi di stampa della notizia che il Comune di Monza farà confluire nel Parco Regionale della Valle del Lambro ulteriori aree già prevalentemente individuate quali Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS) Media Valle del Lambro e GruBrìa, abbiamo ricevuto da un lettore una lettera che esprime alcune perplessità riguardanti l'indebolimento dei due PLIS. Perché abbandonarli al posto di rafforzarli? L'uscita di Monza ne creerà l'indebolimento. Che fine faranno? Ricordiamo che sul GruBrìa già il Comune di Cinisello Balsamo ha deliberato di far confluire le proprie aree nel Parco Nord Milano (leggi qui).

Dopo aver sostenuto per anni l'ampliamento del Parco Brianza Centrale e la sua unione con il Parco del Grugnotorto Villoresi, diventati poi Parco GruBrìa, assistiamo ora a queste uscite che non fanno altro che ridurre la potenzialità di tutela di queste aree. Visto con l'ottica del proprio orticello, quanto deliberato da Cinisello Balsamo e Monza è senz'altro una notizia positiva, ma vista con un'ottica più ampia siamo sicuri che indebolire i PLIS sia una strategia giusta per tutelare la fascia di territorio (già troppo urbanizzata) che da Milano arriva a Seregno?

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa del Comune di Monza e la lettera del nostro lettore.

Il comunicato stampa del Comune di Monza

Il Parco di Monza

È arrivata in Consiglio Comunale la proposta di far confluire nel Parco Regionale della Valle del Lambro ulteriori aree già prevalentemente individuate quali Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS) Media Valle del Lambro ed ex Grugnotorto Villoresi (ora Parco GruBrìa).
Il documento è stato approvato dalla Giunta e illustrato lunedì 15 luglio in Consiglio dall’Assessore all’Ambiente Giada Turato e dall’Assessore al Governo del Territorio Marco Lamperti.

Sui 3.303 ettari complessivi del territorio del Comune di Monza, circa 738,8 già ricadono all’interno del perimetro del Parco Regionale della Valle del Lambro, in gran parte rappresentati dal Parco di Monza.
La superficie delle nuove aree di cui si propone l’inserimento è di circa 580 ettari, che - se incluse - porterebbero quindi a un aumento dell’80% delle aree totali comprese nel vincolo regionale.

La delibera in merito all’aggregazione e ampliamento del Parco Regionale, a cui seguirà la decisione del Consiglio comunale, riguarda compendi di aree libere o prevalentemente libere soprattutto poste a corona dell’abitato monzese, che costituiscono un sistema di aree da tutelare, in rete ed in continuità con aree simili situate nei territori di alcuni comuni contermini.

La normativa regionale prevede la possibilità di affidare la gestione dei PLIS agli enti gestori dei parchi regionali oppure procedere all’aggregazione agli stessi attraverso delibera di consiglio comunale, a cui fa seguito un’istruttoria regionale e, in ultimo, l’emanazione di una legge regionale di approvazione dell’ampliamento.

Le aree coinvolte
Il Parco Regionale della Valle del Lambro, a Monza, già include il Parco Reale, i Boschetti ed un’altra porzione storica di territorio in prossimità di via Lecco.

Le aree comprese nella proposta di aggregazione e ampliamento del Parco Regionale, invece, svolgono un ruolo di fondamentale cerniera di un sistema verde su scala metropolitana, al di là dei limiti amministrativi comunali e provinciali: lungo la direttrice Nord-Sud, collegando il Parco Regionale della Valle del Lambro con il PLIS della Media Valle del Lambro che si estende sino a Milano.

Sono invece escluse dall’inserimento nel Parco Regionale le aree coinvolte nel progetto di prolungamento della linea di metropolitana M5 e del relativo deposito, per garantirne l’attuazione nei termini stabiliti dal Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), il cui procedimento è attualmente in fase conclusiva.

Lo scopo dell’ampliamento

L’inserimento di ulteriori parti di territorio nel Parco Regionale della Valle del Lambro ha lo scopo di rafforzare i vincoli che tutelano al momento i terreni liberi o prevalentemente liberi, agricoli e a verde, delle aree interessate, dato che – a fronte di fenomeni di crescente urbanizzazione e dell’arrivo di infrastrutture chiave come la metropolitana M5 - i parchi regionali prevedono una tutela paesaggistica e ambientale maggiormente efficace rispetto a quella garantita dalla semplice inclusione in un Parco Locale d’Interesse Sovracomunale.

La proposta di estensione del Parco della Valle del Lambro, inoltre, è frutto di un confronto con i sindaci dei Comuni che fanno parte del PLIS Media Valle del Lambro, nell’ottica di affidare le aree ad un ente di ordine superiore – in questo caso regionale – con maggiore disponibilità in termini di risorse e di personale.

Il Parco della Valle del Lambro 

Istituito nel 1983, il Parco copre oggi una superficie di 8.107 ettari - di cui 4.080 di parco naturale - in 36 diversi Comuni delle province di Como, Monza e Brianza e Lecco. Il suo territorio si estende lungo un tratto di 25 km del fiume Lambro compreso tra i laghi di Pusiano e di Alserio a nord e il Parco della Villa Reale di Monza a sud. Per la grande diversità delle aree che coinvolge, il Parco spicca per la varietà delle vedute panoramiche che offre e per un'orografia caratterizzata da altopiani, piccole valli scavate dai fiumi, rogge e torrenti e da grandi estensioni di prati alternate da più modeste zone boschive. Un aspetto di particolare interesse è dato dalla presenza di numerose ville patrizie, con i relativi giardini storici: un valore del tutto eccezionale, in proposito, riveste proprio il complesso del Parco di Monza e dei giardini della Villa Reale.

“L’inclusione di ulteriori aree nell’ampio parco della Valle del Lambro – osserva l’Assessore all’Ambiente Giada Turato – permetterà una più forte tutela del patrimonio verde di Monza. Con questo passaggio storico Monza intende contribuire al raggiungimento degli obiettivi della Strategia dell’UE sulla Biodiversità per il 2030 che prevede la creazione di una rete di zone protette comprendenti almeno il 30% della superficie, di cui almeno un terzo sottoposte a tutela rigorosa”.

“L’atto formale dell’ampliamento del Parco Regionale Valle Lambro nel territorio di Monza – dichiara l’Assessore al Governo del Territorio Marco Lamperti – costituisce anche uno degli atti di indirizzo per la politica urbanistica che questa Amministrazione intende attuare nella Variante di PGT in fase di redazione: consumo di suolo a saldo negativo, più qualità negli interventi di rigenerazione e costruzione di quel parco di cintura urbana di cui si parla ormai da trent’anni”.

 


La lettera 

Il Parco del Meredo (PLIS GruBrìa) a Seregno

Cara Brianza Centrale,

con grande interesse e qualche perplessità ho seguito la proposta del Comune di Monza di ampliare il Parco Regionale della Valle del Lambro, includendo ulteriori 580 ettari provenienti dai PLIS della Media Valle del Lambro e GruBrìa. Senza dubbio, questa iniziativa rappresenta un passo significativo verso una maggiore tutela del nostro prezioso territorio verde, incrementando dell'80% la superficie del parco regionale e rafforzando i vincoli di protezione ambientale. Tuttavia, non posso fare a meno di sollevare alcune riflessioni critiche su questa proposta.

In primo luogo, l'abbandono dei PLIS a favore dell'inclusione nel Parco Regionale potrebbe indebolire la gestione locale di queste aree. I PLIS, sebbene con meno risorse rispetto ai parchi regionali, hanno finora garantito una protezione adeguata e una gestione più vicina alle esigenze delle nostre comunità. La normativa regionale prevede la possibilità di affidare la gestione dei PLIS agli enti dei parchi regionali, ma questo trasferimento di competenze potrebbe portare a una minore attenzione alle peculiarità specifiche di queste aree.

La tutela del verde pubblico dovrebbe essere considerata in una prospettiva complessiva e non limitata a singole porzioni di territorio. Abbandonare i PLIS potrebbe rappresentare una perdita in termini di coinvolgimento e responsabilizzazione delle amministrazioni comunali e dei cittadini, che finora hanno giocato un ruolo cruciale nella protezione di queste aree.

Inoltre, sono rimasto perplesso dalla dichiarazione dell'Assessore al Governo del Territorio, Marco Lamperti, riportata dal sito "Il Cittadino MB". Lamperti ha affermato: "Non significa che sui terreni che saranno vincolati non si costruirà più...". Questa precisazione, sebbene possa sembrare superflua, è significativa. Essa suggerisce che, nonostante i vincoli regionali, potrebbero essere previste deroghe o progetti di costruzione in aree protette, sollevando dubbi sulla reale efficacia della tutela ambientale.

In conclusione, la proposta di ampliamento del Parco della Valle del Lambro è certamente un'opportunità per Monza e per la protezione del suo patrimonio verde. Tuttavia, è essenziale considerare attentamente le implicazioni di questa scelta, garantendo che la tutela del territorio sia realmente efficace e che non vengano compromesse le specificità e le esigenze delle aree attualmente gestite come PLIS. Una gestione integrata e partecipata del verde pubblico, che coinvolga tutte le parti interessate, potrebbe rappresentare la soluzione migliore per conciliare la necessità di protezione ambientale con le esigenze di sviluppo urbano.

 

Domenico Corrusco

mercoledì 17 luglio 2024

Salvaguardare il torrente Gandaloglio: la diffida del Circolo 'Ilaria Alpi'

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” invita la Comunità Montana Lario Orientale - Valle San Martino a non realizzare le opere di ‘difesa spondale’ sul torrente Gandaloglio: una diffida contro i lavori di sistemazione delle sponde!


Una diffida contro i lavori di ‘sistemazione spondale’ sul torrente Gandaloglio. Ad inviarla nei giorni scorsi alla Comunità Montana Lario Orientale - Valle San Martino è stato il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, che periodicamente monitora lo stato ecologico del torrente Gandaloglio, rilevandone in particolare i rischi connessi alla perdita di naturalità, conseguenti a interventi di artificializzazione. Già lo scorso aprile, insieme ad altre associazioni ambientaliste, era stato denunciato il pesante taglio di alberi lungo il percorso del torrente nei territori di Dolzago, Ello e Colle Brianza.

Stavolta il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” si è attivato dopo aver letto la delibera della Giunta Esecutiva della Comunità Montana, approvata lo scorso aprile, avente per oggetto “Interventi urgenti e prioritari per la difesa del suolo e la mitigazione dei rischi idrogeologici del territorio lombardo - Rimodellazione versante e posizionamento di sistema di drenaggio acque, consolidamento e realizzazione nuove difese spondali al piede sul torrente Gandaloglio - Lotto 1”, lavori per i quali sono stati stanziati 800.000 euro.

La preoccupazione del Circolo ambientalista è che il letto e le sponde del torrente vengano deturpati dal punto di vista naturalistico, molto più e in maniera più profonda di quanto causato dal taglio della vegetazione della scorsa primavera. Per questo è partita una diffida nei confronti della Comunità Montana, in cui il Circolo chiede appunto di evitare ogni intervento che possa interessare l’alveo e le sponde del torrente, visto che la delibera prevede la “realizzazione nuove difese spondali al piede sul torrente Gandaloglio”.

In particolare, il Circolo scrive che “devono essere evitati tutti i lavori che prevedano:

  • la presenza – già dalla fase di cantiere – di mezzi meccanici (escavatori, camion, ecc.) nell’alveo del torrente;
  • la modifica dell’alveo e delle sponde, per lo più naturali, del torrente Gandaloglio, con qualsiasi intervento di rettifica, escavazione del letto e/o delle sponde.

I rischi, ben evidenti, sono infatti quelli di perdere la naturalità dell’ecosistema del torrente. Gli interventi di sistemazione idraulica tengono infatti conto solo dell'aspetto idraulico e non considerano gli aspetti ecologici quali la naturalità delle acque, la flora, la fauna e la microfauna, ovvero il cosiddetto ‘ecosistema fluviale’.


È ampiamente dimostrato che gli scavi in alveo determinano notevoli problematiche ambientali e idrogeologiche. I fenomeni di erosione che questi scavi provocano, si propagano sia a monte che a valle per diversi chilometri. Sono difatti accertate in letteratura le seguenti problematiche:
aumento della vulnerabilità delle opere fondate in alveo (ad esempio i ponti);

  • modifica delle pendenze naturali dei corsi d’acqua;
  • degrado dell’ecosistema fluviale, perdita di zone umide o a falda subaffiorante, modifica degli ambienti golenali, riduzione delle biomasse dei pesci e della densità degli invertebrati.

Nel caso in cui non venisse dato seguito alla diffida e pertanto venissero intrapresi nuovi provvedimenti ed azioni per l’esecuzione dei lavori sul torrente, il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” verificherà se rivolgersi ad autorità superiori per evidenziare i possibili rischi segnalati. Infatti, la diffida è emessa, anche a futura memoria, in relazione ai possibili rischi, anche futuri, connessi alle specifiche caratteristiche del territorio afferente il torrente Gandaloglio, dal punto di vista sia delle possibili ricadute ambientali sia del possibile danno a persone o cose.

La diffida è stata inviata per conoscenza anche alla Regione Lombardia (che ha finanziato i lavori) e ai sindaci dei Comuni di Dolzago, Ello e Colle Brianza.

lunedì 15 luglio 2024

Pedemontana e la bonifica da diossina lungo la Tratta B2 di Pedemontana

Relazione e considerazioni delle associazioni e gruppi ambientalisti sul "Tavolo Permanente per la Bonifica da Diossina" del 9 Luglio 2024

 

Immagine tratta da Sapere n. 848 del 1982

Il secondo incontro del "Tavolo Permanente sui Lavori di Bonifica da Diossina" lungo la tratta B2 di Pedemontana si è tenuto il 9 luglio 2024 a Seveso. Presentiamo qui una sintesi del report e le considerazioni dei gruppi ambientalisti e delle liste civiche presenti, tra cui Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano, Altra Bovisio, e Cittadini per Lentate.

Partecipanti

Oltre ai delegati delle associazioni ambientaliste, erano presenti:

  • I soggetti incaricati della bonifica: CAL, APL, Pedelombarda Nuova.
  • Gli organismi di controllo: ARPA e ATS.
  • I rappresentanti istituzionali: Provincia di MB, Direzione Generale Ambiente e Clima di Regione Lombardia, coordinatore dei Sindaci della B2 e alcuni sindaci della B2.


Lotti da Bonificare

Il General Contractor Pedelombarda Nuova ha affidato la bonifica a ditte specializzate della categoria 9 dell'Albo Nazionale Gestori Ambientali: Dimensione Ambiente e Nico srl per i lotti 1, 3, 4, 5, 6 e Elios srl per i lotti 2, 2A e 3A.

Fonte immagini: blog Sinistra e Ambiente

La bonifica interesserà un totale di 44.386 m³ (pari a 79.895 ton) di terreno contaminato su una superficie di 120.474 m². Saranno smaltiti anche gli apparati radicali delle piante abbattute e le acque di lavaggio dei mezzi.


APL ha annunciato che le attività inizieranno a luglio con il monitoraggio "ante operam" nelle aree degli 8 lotti, utilizzando strumenti di campionamento del particolato atmosferico PM10 e PM2.5 e del parametro diossine. Questa fase durerà circa 10 giorni. Le fasi successive includeranno:
  • Accantieramento degli 8 lotti (previsto per agosto).
  • Caratterizzazione "in banco" delle aree da bonificare (circa 2 mesi).
  • Rimozione e trasporto della terra contaminata (circa 37 giorni).


Analisi dei campioni per la certificazione di avvenuta bonifica.

Le attività inizieranno probabilmente a settembre sui lotti 3A e 6 a Cesano Maderno, con possibilità di lavorazioni sovrapposte tra i lotti.


Modalità di intervento

Le operazioni di scavo saranno coperte con teli in LDPE per evitare la dispersione della terra contaminata. Saranno utilizzati dispositivi di abbattimento delle polveri e gli autocarri saranno dotati di teloni a copertura automatica. I mezzi verranno lavati prima di immettersi nella viabilità pubblica e l'acqua di risulta sarà trattata come rifiuto. 

 


Saranno utilizzate recinzioni antivento e i lavoratori saranno dotati di DPI. I parametri meteorologici saranno monitorati per determinare eventuali sospensioni delle attività in giornate ventose.
 


Validazione delle analisi e monitoraggio


Le analisi chimiche caratterizzeranno il terreno da bonificare e, a fine scavo, certificheranno l'avvenuta bonifica con 908 campionamenti. ARPA sarà l'ente validatore delle analisi, mentre la Provincia di MB certificherà l'avvenuta bonifica.


Il monitoraggio delle polveri sospese e della diossina sarà effettuato con 9 campionatori volumetrici a prelievo continuo, analizzati giornalmente in laboratorio. Le misure istantanee saranno fornite dal contatore particellare delle stazioni di cantiere.


Viabilità e durata dell'intervento


Sono state definite le strade urbane per il trasporto del materiale contaminato verso le discariche autorizzate. La durata stimata della bonifica per i vari lotti varia da 107 a 181 giorni.


Considerazioni delle Associazioni Ambientaliste


Le associazioni hanno riscontrato alcune lacune informative e perplessità:

  • Mancanza di una sequenza precisa dei lotti successivi alla bonifica.
  • Monitoraggio non in tempo reale per le 9 stazioni dei ricettori.
  • Mancanza di dati sui numeri di alberi abbattuti e consulenze naturalistiche.
  • Necessità di un maggiore coinvolgimento della cittadinanza.



APL si è dichiarata disponibile a partecipare a incontri informativi con la cittadinanza, escludendo "provocazioni e goliardie". È essenziale trovare un metodo per una diffusione capillare delle informazioni sulla bonifica, come previsto nel Progetto Operativo di Bonifica.

Prossime convocazioni

Il Tavolo Permanente sarà convocato nuovamente al raggiungimento di nuovi traguardi intermedi. Le richieste di convocazione dei gruppi ambientalisti saranno prese in considerazione.
Le associazioni e i gruppi ambientalisti auspicano un continuo monitoraggio e trasparenza nelle comunicazioni riguardanti la bonifica da diossina, per garantire la sicurezza e la salute della cittadinanza e dell'ambiente.

 

Per leggere il comunicato integrale delle associazioni e dei gruppi ambientalisti cliccare qui.

sabato 13 luglio 2024

Escursione storico-naturalistica. Alla scoperta della Riserva Naturale della Fontana del Guercio e della Testa del Nan


DOMENICA 21 LUGLIO 2024
Escursione storico naturalistica nel cuore della 

Riserva Naturale della Fontana del Guercio 

e alla Testa del Nan di Carugo


Pochi luoghi in Lombardia possono competere per l'ambiente idilliaco con la Risenva naturale della Fontana del Guercio. L'acqua sgorga da diversi fontanifi, scorre dolcemenfe in ruscelli che si intrecciano, convergono o si dividono all'interno di un bosco e di una valletta appena incisa fra i primi rilievi collinari della Brianza comasca, dando così via alla Roggia Borromeo. Con richiami alla storia e alla geologia, tra miti e leggende, seguendo la roggia, il facile sentiero risalirà l'area protetta fino al grande fontanile cinquecentesco della Testa del Nan. Sulla via del ritorno, da Pozzolo inferiore (Brenna), per percorsi forestali, nel silenzio dei boschi della brughiera, si toccherà infine Cascina Sant'Ambrogio dove è prevista una meritata sosta ristoratrice. Percorso facile di circe 5,3 km, adatto anche ai bambini.

Consigliati: borraccia con acqua, l'utifizzo di indumenti comodi e di calzature da escursionismo.

 


Programma:

  • Ritrovo a Seregno ore 8:30 presso il parcheggio di Via Piave a Santa Valeria
  • Ritrovo a Carugo (CO) ore 8:45 presso il parcheggio delle scuole di via XXV Aprile
  • Partenza ore 9:00
  • Termine escursione ore 13:00 circa
  • I trasferimenti si effettueranno con auto private.
  • L'escursione è gratuita con iscrizione obbligatoria (numero massimo di 40 partecipanti).
  • Nella Riserva Naturale Fontana del Guercio non sono ammessi gli amici a 4 zampe.
  • Gli organizzatori non si assumono responsabilità per eventuali incidenti e danni alle persone e/o alle cose.
  • Per iscrizioni: cliccare qui.
  • Informazioni: info@seregndelamemoria.it - informazioni@comitatoparcobrughiera.it
  • In caso di maltempo, la mattina di domenica contattare il numero 331 2271052 (Tiziano) per verificare se l'uscita è annullata.
  • Organizzazione: Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, Circolo culturale Seregn de la memoria, Associazione Museo "Nel Novecento".
  • Patrocinio: Comune di Carugo, Parco Regionale Groane-Brughiera

Passi di Memoria: il ricordo del disastro Icmesa e l’impegno per il futuro


L'iniziativa "Passi di Memoria", nata dalla collaborazione tra il Circolo "Laura Conti" di Legambiente Seveso, Seveso Futura e Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, per ricordare il disastro diossina dell'ICMESA del 1976, ha suscitato interesse e una buona partecipazione da parte dei cittadini.

Oltre a illustrare i contenuti dei pannelli al muro dell'ICMESA a Meda e quelli del Ponte della Memoria nel Bosco delle Querce, il momento di parola ha arricchito l'iniziativa con uno sguardo sulla storia di quello che nel recente passato fu il pesante fardello di danno alla salute e all’ambiente generato dal comparto della chimica in questa parte di Brianza, con un'informazione e un confronto sulle buone pratiche partecipative sia per fare memoria sia per attivare azioni che guardano alla conservazione ambientale e al futuro.

Lo raccontano i promotori dell'iniziativa con una comunicazione sulla serata.

Seveso-Meda 10 luglio 2024: Passi di Memoria

Il 10 luglio 2024 ha segnato i 48 anni trascorsi dal grave disastro ambientale provocato nel 1976 con la fuoriuscita di diossina dall’ICMESA di Meda. Una data che è stata ricordata con l’iniziativa pubblica “Passi di Memoria” nata dalla collaborazione tra il Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso e i gruppi di Seveso Futura, Sinistra e Ambiente e Impulsi di Meda. Soggetti che da anni lavorano insieme per dare continuità e futuro al percorso della memoria avviato dal Circolo “Laura Conti” al principio di questo nuovo millennio.


Associazioni e gruppi si sono ritrovati con i cittadini la sera del 10 luglio per il primo “passo di Memoria” illustrativo, davanti al pannello che l’Amministrazione Comunale di Meda – facendo propria e rilanciando la proposta dell’allora consigliere comunale Alberto Colombo di Sinistra e Ambiente – ha apposto sul muro dell’ICMESA di Meda, reperto di archeologia industriale, unico manufatto rimasto dell’unità produttiva chimica allora allocata in questa porzione di territorio al confine con Seveso.

Maurizio Zilio, Presidente del Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, ha ricordato che è stata una strategia delle industrie inquinanti quella di collocarsi sui confini tra comuni diversi, così da ostacolare il collegamento tra infrazione e sanzione. Nel distretto della chimica che si costituì negli anni Cinquanta sul territorio brianteo, Seveso divenne una vera e propria “area di sacrificio” che si assunse di conseguenza anche tutto lo stigma tanto pesante che ancora oggi abbina il disastro ambientale al nome di Seveso invece di associarlo, più correttamente – come ha sottolineato la sociologa Emanuela Macelloni – all’industria Icmesa del gruppo Givaudan-La Roche che ne fu responsabile.


Dal pannello del muro dell’Icmesa, il gruppo di cittadini presenti all’iniziativa ha camminato fino al Bosco delle Querce per la seconda tappa dell’itinerario: il primo dei pannelli del Ponte della Memoria apposti da Legambiente, Innova 21, Comune di Seveso dopo una lunga rielaborazione della memoria e della narrazione degli eventi, facilitata da un gruppo di psicologi di comunità. Grazie a questo percorso oggi chi entra al Bosco delle Querce per fruire del prezioso verde che ci ristora nelle giornate più calde può apprendere la storia del luogo e continuare a ringraziare la cittadinanza che con determinazione indirizzò le scelte politiche delle istituzioni impedendo la realizzazione in questa area di un forno inceneritore, aprendo la strada a quella che poi è stata una importante e riuscita opera di bonifica rigenerativa e fondativa di questo polmone verde.


Nell’assemblea che si è poi svolta presso il Centro Visite del Bosco delle Querce, la pratica di memoria e di contro-narrazioni è stata proposta come un modello di lavoro che si può adottare per scoperchiare il sommerso della memoria del danno ambientale e della resilienza di una comunità che non abbandona il territorio martoriato dall’impresa votata al profitto e irrispettosa della salute dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente. Gemma Beretta del Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso ha invitato la comunità cesanese a prendersi cura, per esempio, del deposito dove si trovano gran parte delle 80.000 carcasse di animali domestici, da cortile e da allevamento soppressi nel 1976, che oggi è diventata un’area rinaturalizzata dove però non v’è traccia dell’origine e del contenuto di quanto custodito sotto terra.

Seveso ha avuto la sventura di un gravissimo danno, ma non meno danneggiate furono le altre cittadine vicine che hanno ospitato i siti della chimica, tra i più estesi e impattanti quelli dell’ACNA e della SNIA. Industrie che hanno portato lavoro ma anche avvelenato in modo diffuso, invisibile e continuo. Ne ha parlato Alberto Colombo di Sinistra e Ambiente di Meda e l’intervento ha avuto eco in storie narrate da alcuni cittadini presenti all’incontro, memoria di famiglie operaie segnate dal lavoro e dalla mancanza di consapevolezza di quello che attraverso il lavoro progressivamente si stava perdendo nei termini di qualità di vita e di ambiente.


Giada Nardozza ha raccontato del valore della memoria a partire dalla sua esperienza personale di trentenne che è venuta in contatto con la storia del territorio solo alla fine della scuola superiore mentre ha verificato la potenza dello stigma legato al nome Seveso tuttora vigente. Pier Guagnetti di Altra Bovisio ha ricordato che la contaminazione del nostro territorio è una responsabilità collettiva da assumersi come impegno quotidiano. Andrea Pusineri e Giorgio Garofalo hanno portato l’esperienza di Seveso Futura che fin dall’origine ha trovato alimento dal raccordo con le associazioni ambientaliste del territorio, guadagnando una consapevolezza che oggi intende rilanciare per la generazione che si affaccia al futuro.


“Passi di Memoria” è stato il giusto titolo di questa iniziativa nel corso della quale è stato possibile rivedere scene del film “Seveso una storia da raccontare” di Fabio Tosetto, con immagini e parole toccanti della comunità sevesina prima del disastro ICMESA e immediatamente dopo. Sollecitati dall’emozione e dalla pratica di narrazione in cui si sono cimentati le relatrici e i relatori – non esperti accademici ma donne e uomini che cercano di tenere insieme la parola e l’azione – molti dei presenti hanno cominciato a condividere storie importanti da rilanciare e approfondire e che indicano la strada per una ricerca e per l’agire futuro nel contesto brianzolo, proprio a partire dalla pratica di resistenza adottata in questi anni da una parte della cittadinanza in risposta al grave disastro ambientale della Diossina.

“Passi di Memoria” con Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso, Seveso Futura, Sinistra e Ambiente-Impulsi Meda.