venerdì 7 agosto 2026

Pedemontana a Macherio, dopo il deposito terre la vera sfida sarà restituire il suolo. Chi controllerà?

Sullo sfondo la chiesetta di Santa Margherita. Foto G.C.

Nel tardo pomeriggio di mercoledì 5 agosto 2026, abbiamo percorso le strade che costeggiano la chiesetta di Santa Margherita alle Torrette di Macherio e il grande deposito di terre di scavo e inerti realizzato per il cantiere della Pedemontana.

Lo scenario che ci siamo trovati davanti è difficile da descrivere. 


Dove fino a poco tempo fa si estendevano campi agricoli  fertilissimi delimitati da maestosi filari e da fasce boscate, oggi si osservano enormi cumuli di terre, materiali di scavo e macerie, piste di cantiere, mezzi in movimento, recinzioni e perfino un'ampia area asfaltata destinata ai controlli dei camion. 
Un paesaggio quasi lunare, che rappresenta una trasformazione radicale di uno dei suoli agricoli di pregio della Brianza.


Fino all'ultimo abbiamo cercato di evitare che questo patrimonio andasse perduto, proponendo che venisse mantenuta la Compensazione Ambientale denominata Progetto Locale 24 (PL24) che prevedeva la realizzazione di un grande parco sovracomunale capace di collegare aree verdi oggi frammentate e di restituire alla fruizione dei cittadini un importante polmone ecologico.
Le scelte compiute dalle amministrazioni comunali sono state però diverse e poco lungimiranti. Lissone ha scelto di sfilarsi, ripiegando su interventi frazionati e dispersivi di dubbia utilità. Macherio, e in particolare la sua attuale amministrazione, non ha invece voluto confermare la parte più significativa delle Compensazioni Ambientali che la riguardava, optando per cinque interventi frammentati, complessivamente ben lontani dall'obiettivo di costruire una nuova naturalità di sistema.
 

Oggi una parte consistente di quest'area che era parte del PL24  è occupata dal deposito delle terre di scavo e degli inerti provenienti dai cantieri della nuova autostrada. 
Inoltre, con l'avanzare dei lavori, il deposito è destinato ad ampliarsi interessando anche la ben più vasta area agricola a nord dell’oratorio medievale di Santa Margherita alle Torrette.
Oggi, tuttavia, vogliamo guardare soprattutto al futuro.


I depositi terre sono teoricamente temporanei e funzionali agli interventi per costruire l’Autostrada Pedemontana Lombarda e al termine del loro uso, le aree dovranno essere ripristinate nella loro condizione precedente.
Ma questi terreni torneranno davvero come erano prima?
Non sarà sufficiente rimuovere i cumuli di terra e di inerti.
Occorrerà eliminare tutte le superfici impermeabilizzate realizzate per il cantiere, rimuovere i riporti di materiale utilizzati per costruire le piste di servizio, decompattare e arieggiare i terreni schiacciati dal continuo passaggio dei mezzi pesanti e ricostruire un suolo agricolo con caratteristiche analoghe a quelle originarie.


Il suolo non è un semplice supporto sul quale si deposita della terra. 
È un ecosistema complesso, formatosi nel corso di  migliaia di anni, ricco di sostanza organica, microrganismi e biodiversità, capace di trattenere l'acqua, immagazzinare CO2 (anidride carbonica) e sostenere la produzione agricola. 
Una volta compromesso, non può essere ricreato semplicemente stendendo uno strato di terreno vegetale.


Per questo riteniamo indispensabile che vengano rese pubbliche alcune informazioni fondamentali.

  • Quali interventi di ripristino sono previsti al termine dei lavori?
  • Con quali modalità verrà verificata la qualità agronomica dei terreni restituiti?
  • Chi controllerà che vengano eliminate tutte le opere provvisorie del cantiere?
  • Sono previste verifiche indipendenti sulla permeabilità del suolo, sul grado di compattazione e sulla fertilità dei terreni?
  • Quali garanzie economiche sono state richieste a Pedemontana affinché il ripristino venga realmente eseguito anche qualora emergessero criticità?

Sono domande tutt'altro che secondarie. Riguardano il futuro di un patrimonio comune e la credibilità degli interventi di ripristino ambientale.
 


I cantieri sono, per definizione, temporanei. Gli effetti e i danni per il territorio rischiano invece di essere permanenti se non vengono programmati controlli rigorosi e interventi eseguiti secondo criteri scientifici e verificabili.
Per questo chiediamo fin d'ora che il ripristino finale non venga considerato un semplice adempimento amministrativo, ma un processo trasparente e condiviso, sottoposto a controlli pubblici, trasparenti e documentabili.
Il suolo è una risorsa non rinnovabile. 
Proteggerlo significa tutelare il territorio che lasceremo alle future generazioni.

Macherio, 7 agosto 2026

  • Comitato per l'ampliamento del Parco Brianza Centrale, Macherio e Seregno 
  • Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso
  • Sinistra e Ambiente - Impulsi Meda 
  • Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP Monza e Brianza

Circolo Ambiente: "Il progetto della vasca di laminazione minaccia la naturalità del torrente Gandaloglio a Oggiono"


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

"Il progetto per la realizzazione della vasca di laminazione sul Gandaloglio a Oggiono, non tiene conto della naturalità del torrente!".
Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" ribadiamo le nostre pesanti critiche al progetto, per il quale proprio ieri, 6 agosto, la Regione ha pubblicato la comunicazione per l'avvio degli espropri per la realizzazione delle opere previste (vedasi Nota (*) in calce).
A nostro giudizio, nel piano per la realizzazione della vasca sul Gandaloglio non emergono precise valutazioni sulla necessaria salvaguardia dell'equilibrio ecologico dei torrenti e del territorio interessato, essendo il progetto basato esclusivamente su aspetti idraulici. 
Stiamo parlando di un progetto i cui costi stanno diventando sempre più onerosi per le casse pubbliche (arrivando probabilmente a superare i 10 milioni di euro!), e il cui corretto funzionamento idraulico non è così certo, a partire dall'opera di presa, ovvero la cosiddetta paratia per 'costringere' le acque di piena del Gandaloglio a confluire nel canale artificiale verso la vasca di laminazione. 

Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" ribadiamo la richiesta di sospendere e rivedere l'intero progetto. Le opere già realizzate, infatti, hanno finora comportato un danno ecologico sulle aree umide della piana agricola tra la zona della Redaella e la Poncia. Parliamo in particolare della costruzione delle piste di accesso alla futura vasca, di cui l'ultima pista realizzata ha cancellato l'area umida in località Rettola al confine con Sirone. Proprio qui - in questi giorni - stanno posando un 'tombotto' in cemento, che determinerà un'ulteriore cementificazione del torrente "Fosso dei Pascoli", che in precedenza era in connessione diretta con l'area umida ora scomparsa!

Località Rettola: la posa del 'tombotto' in cemento.

Il resto delle opere da realizzare - tra cui la citata paratia - potrebbero anch'esse avere una pesante ripercussione sull'equilibrio ecologico del Gandaloglio, il cui alveo deve invece rimanere il più naturale possibile, ovvero senza alcun intervento di artificializzazione!  
Non ha alcuna logica che le Amministrazioni e il Parco Valle Lambro - per le opere di rispettiva competenza - non tengano nella giusta considerazione gli aspetti naturalistici, ma si basino solo e unicamente sui dati idraulici. 
Lo ripetiamo ancora una volta: gli effetti dannosi derivanti dalle esondazioni naturali dei torrenti sono spesso la diretta conseguenza della pesante cementificazione operata nei decenni passati. Sia sugli argini dei torrenti stessi, come avvenuto ad esempio nella zona industriale del Peslago - in cui il Gandaloglio è costretto a scorrere tra le recinzioni in cemento - e nel tratto che da Sirone va verso Molteno, fino alla confluenza con il torrente Bevera, sotto la soletta della ex Segalini. E poi la pesante cementificazione del territorio, in quelle che fino a 40-50 anni fa erano zone di esondazione naturale del Gandaloglio e invece ora sono occupate da case e capannoni, come ad esempio al Mognago di Oggiono.
Ecco, questi sarebbero gli ambiti su cui intervenire per ridare naturalità ai corsi d'acqua: rinaturalizzare gli argini dei torrenti e favorire le esondazioni sui prati residui, senza la necessità di opere quali chiuse, paratie, arginature in cemento, vasche e relative piste di accesso, ecc..
E poi è necessario intervenire sulla pianificazione urbanistica dei Comuni, cancellando ogni e qualsiasi previsione di futura edificazione su suolo naturale.
Invece paradossalmente le Amministrazioni e il Parco preferiscono agire a suon di ruspe, cemento, arginature artificiali, spendendo inutilmente milioni di euro di fondi pubblici per interventi idraulici, senza, oltretutto, la certezza della loro efficace funzionalità idraulica!

NOTA (*): In data 6 agosto 2026, sul sito della Regione Lombardia è stata pubblicata la "Comunicazione relativa all’avvio del procedimento amministrativo finalizzato alla dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità degli interventi previsti dalla Variante N. 1 al Progetto esecutivo “Area di laminazione delle piene del Torrente Gandaloglio e altri nei Comuni di Oggiono, Sirone e Annone (LC)”. (Cliccare qui).

Parco GruBrìa. Oltre cento persone alla scoperta del Meredo: una notte tra natura, pipistrelli e stelle


Le previsioni della vigilia sono state ampiamente superate. La visita guidata serale al Parco del Meredo (Seregno), organizzata dal Parco GruBrìa e presentata nei giorni scorsi anche su questo blog, ha richiamato nella serata di ieri oltre un centinaio di persone. Al punto di ritrovo, lungo la Strada vicinale del Merè Nord, erano presenti più di cento partecipanti; qualcuno ne ha contati oltre 120. Un successo che testimonia quanto sia forte il desiderio di conoscere e vivere il patrimonio naturale del nostro territorio.


Ad accogliere i partecipanti è stato il presidente del Parco GruBrìa, Arturo Lanzani, che ha aperto la serata con un intervento dedicato alla storia del parco e, in particolare, all'area del Meredo, protagonista della visita. Lanzani ha ricordato il percorso avviato per ottenere il riconoscimento del GruBrìa come Parco Regionale, un obiettivo importante per rafforzare la tutela di uno degli ultimi grandi spazi agricoli e naturali della Brianza, che tutti auspichiamo possa essere raggiunto al più presto. Ma ha anche richiamato l'attenzione sulle minacce che continuano a gravare su questo territorio: la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra su suolo agricolo, il progetto del cosiddetto "salto del montone" ferroviario e la proposta di localizzare un nuovo ospedale nell'area del Dosso di Seregno. Non è stato un intervento di circostanza. Nelle sue parole emergevano passione, senso di responsabilità e un profondo legame personale con questi luoghi, quelli dove, da bambino, andava a giocare dopo essere uscito dalla vicina scuola. Un racconto autentico, molto apprezzato dai presenti e particolarmente significativo anche per noi, che da anni ci battiamo perché questo territorio venga tutelato e perché il GruBrìa possa ottenere il riconoscimento di Parco Regionale.


Terminata la presentazione, il gruppo si è incamminato lungo la strada in calcestre che conduce nel cuore del parco, accompagnato dal naturalista Matteo Siesa. Qui, grazie ai bat detector, strumenti capaci di trasformare gli ultrasuoni emessi dai pipistrelli in suoni udibili dall'orecchio umano, è stato possibile "ascoltare" la presenza di questi preziosi mammiferi, spesso invisibili ma fondamentali per l'equilibrio degli ecosistemi. L'escursione è stata anche l'occasione per conoscere meglio la fauna che popola il parco nelle ore notturne e per osservare l'ambiente con uno sguardo diverso da quello abituale.

Dopo aver percorso alcuni sentieri immersi nella vegetazione, il gruppo ha raggiunto un grande prato dove attendeva Federico "Billy" De Meglio, astrofilo dell'associazione Cose dell'Astromondo, con due telescopi già puntati verso il cielo: uno predisposto con l'oculare ad altezza dei bambini, l'altro per gli adulti.


Spente le torce, abbassati gli schermi dei telefoni e lasciando che gli occhi si abituassero gradualmente al buio – per quanto possibile in un'area inevitabilmente interessata dall'inquinamento luminoso – è iniziata una coinvolgente lezione di astronomia. Con un linguaggio semplice e accessibile, Billy ha guidato i presenti alla scoperta del cielo estivo, illustrando le principali costellazioni e stelle visibili in questo periodo: l'Orsa Maggiore, la Stella Polare, il Grande Carro, Vega, Deneb e Altair. Non sono mancati alcuni avvistamenti di stelle cadenti e il passaggio di satelliti artificiali, osservati con curiosità da grandi e piccoli.

La serata si è conclusa intorno alle 23.30 con il rientro verso il punto di partenza. Proprio durante il ritorno alcuni partecipanti hanno fatto notare un aspetto che spesso passa inosservato: all'interno del parco la temperatura era sensibilmente più bassa rispetto alla vicina strada asfaltata. Una dimostrazione concreta di uno dei tanti servizi ecosistemici che queste aree verdi offrono quotidianamente anche ai centri abitati circostanti.


L'elevata partecipazione a questa iniziativa lancia un messaggio chiaro. In un territorio tra i più urbanizzati della Lombardia, le persone riconoscono il valore di un parco come il GruBrìa e desiderano conoscerlo, frequentarlo e proteggerlo. È un segnale che non dovrebbe passare inosservato. Chi ha responsabilità nelle scelte di pianificazione del territorio farebbe bene ad ascoltare questa domanda di tutela che arriva con forza dai cittadini. Perché il futuro del Parco GruBrìa non riguarda soltanto la conservazione della natura, ma anche la qualità della vita delle comunità che vivono attorno ad esso.

giovedì 6 agosto 2026

Moregallo in fiamme: un incendio che parla anche alla Brianza

Immagine tratta da Fb "Sei di Lecco se..."

Da oltre quarantotto ore il monte Moregallo, sopra Valmadrera, è devastato da un vasto incendio che ha richiesto l'intervento continuo di Vigili del Fuoco, squadre dell'Antincendio Boschivo, volontari e mezzi aerei, tra cui Canadair ed elicotteri. Le operazioni di spegnimento sono rese estremamente difficili dalla natura impervia del versante che si affaccia sul lago di Como.

Il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", che segue da vicino l'evolversi della situazione, ha espresso anzitutto un sentito ringraziamento a tutti coloro che sono impegnati senza sosta nel contenimento del rogo. Un lavoro prezioso che ha evitato conseguenze ancora più gravi. Secondo le informazioni diffuse nelle ultime ore, il fronte dell'incendio ha ripreso vigore nella serata di mercoledì e si stima che siano già andati distrutti diversi chilometri quadrati di superficie montana. Le cause sono ancora oggetto di indagine, ma le prime verifiche sembrano ricondurre l'origine del rogo a un falò sfuggito al controllo. Se questa ipotesi fosse confermata, ci troveremmo di fronte all'ennesima dimostrazione di quanto oggi basti un gesto imprudente per provocare un disastro ambientale di enormi proporzioni.

Come osserva il Circolo Ambiente, la siccità prolungata e le temperature elevate hanno creato condizioni ideali per la rapida propagazione delle fiamme. È un aspetto che non può essere considerato secondario. Le nostre montagne e i nostri boschi stanno diventando sempre più vulnerabili a causa di estati caratterizzate da lunghi periodi senza pioggia, vegetazione disseccata e ondate di calore sempre più intense. Le conseguenze non riguardano soltanto il paesaggio. Ogni incendio provoca una pesante perdita di biodiversità: vengono distrutti habitat, muoiono piccoli mammiferi, rettili, insetti e uccelli, mentre serviranno decenni perché un ecosistema forestale possa ricostituirsi, sempre che le condizioni climatiche future lo consentano. Gli effetti si estendono inoltre ben oltre l'area direttamente interessata dalle fiamme. L'odore di bruciato è stato avvertito fino in Brianza e, come sottolinea il Circolo Ambiente, è inevitabile interrogarsi anche sulla dispersione nell'atmosfera di polveri sottili e di altri prodotti della combustione, che peggiorano ulteriormente una qualità dell'aria già spesso compromessa. L'incendio del Moregallo non è quindi soltanto un fatto di cronaca locale. È un segnale della crescente fragilità dei nostri ecosistemi. In un contesto climatico sempre più estremo, la prevenzione assume un'importanza decisiva: servono una gestione attenta dei boschi, controlli efficaci, informazione e soprattutto comportamenti responsabili da parte di tutti i frequentatori delle aree naturali.

mercoledì 5 agosto 2026

L’ago e il pagliaio. Via Colzani a Seregno: le domande ancora aperte su viabilità, percorsi pedonali e verde


Nel quartiere Sant'Ambrogio si torna a parlare dell'intervento nell'edificio abbandonato da anni all'angolo tra via Edison e via Colzani, destinato ad accogliere un'attività di ristorazione con servizio drive-through. Del progetto avevamo già parlato qualche giorno fa (leggi qui), osservando soprattutto il rapporto tra il nuovo insediamento e la viabilità della zona e richiamando l'immagine dell'ago e del pagliaio: concentrarsi sul singolo intervento rischia di far perdere di vista le trasformazioni complessive che stanno interessando il quartiere.

A partire da quel post, un abitante del quartiere ci ha segnalato alcune questioni che, a suo avviso, meritano un approfondimento, dopo aver esaminato gli elaborati relativi al progetto. Abbiamo ritenuto utile rendere pubbliche queste osservazioni perché riguardano non tanto l'intervento edilizio in sé, quanto il suo inserimento nel contesto esistente.


Va chiarito innanzitutto che le osservazioni non riguardano la proprietà dell'immobile né mettono in discussione il progetto presentato. Le questioni sollevate riguardano piuttosto l'inserimento della nuova attività nel contesto esistente e le possibili conseguenze sulla viabilità, sui percorsi pedonali, sul verde e, più in generale, sulla convivenza tra il nuovo insediamento e gli altri usi dello spazio pubblico. È del tutto possibile che questi aspetti siano già stati valutati dagli uffici comunali e dagli altri soggetti competenti nell'ambito dell'iter del progetto. In questo caso, saremmo ben lieti di pubblicare le risposte e i chiarimenti che consentano di capire come tali questioni siano state valutate e affrontate. L'obiettivo, quindi, non è mettere in discussione il progetto presentato e autorizzato, ma contribuire a una discussione pubblica su come un nuovo insediamento possa inserirsi nel modo migliore in questa parte del quartiere. Le osservazioni che seguono sono quindi da intendersi come domande aperte di un cittadino attento alle trasformazioni della sua città.

Pedoni: dove passa davvero il percorso?

Una delle questioni più evidenti riguarda la continuità dei percorsi pedonali. Negli elaborati sono individuati diversi passaggi, ma il loro collegamento non appare sempre chiaro. In particolare, viene evidenziato il percorso pedonale sul lato dell'area e ci si domanda perché non venga prolungato in modo da collegare più direttamente la scala di accesso al parcheggio e l'attraversamento pedonale previsto. Il problema potrebbe sembrare marginale guardando la singola planimetria. Ma non lo è se si considera che l'area sarà interessata da un movimento significativo di persone e automobili. Una domanda molto semplice, dunque, sarebbe: qual è il percorso pedonale effettivamente previsto per chi arriva a piedi e come viene garantita la continuità del percorso? E soprattutto: quello che appare nei rendering corrisponde esattamente a ciò che è rappresentato nelle planimetrie?


Un parcheggio interrato e il traffico di via Edison.


Un secondo elemento riguarda l'uscita dal parcheggio interrato. Gli elaborati mostrano l'accesso e l'uscita dei veicoli sulla viabilità esistente. Le osservazioni richiamano la situazione di via Edison, dove in determinati momenti si verificano rallentamenti e code. Da qui nasce una domanda sulla sicurezza: come si inserirà il traffico proveniente dal parcheggio nella circolazione esistente? E ancora: quali effetti potrà avere l'uscita dei veicoli in prossimità di un'intersezione già trafficata? Non è una questione secondaria, soprattutto perché il progetto prevede anche il servizio drive-through, che comporta una movimentazione aggiuntiva di automobili all'interno dell'area.

Il percorso pedonale e lo scarico merci.

Un'altra osservazione riguarda un percorso indicato negli elaborati come destinato allo scarico merci. La rappresentazione grafica, però, secondo le osservazioni ricevute, non sembra rendere immediatamente evidente la distinzione tra percorso pedonale e percorso carrabile. Da qui una domanda che meriterebbe una risposta progettuale precisa: come avviene concretamente lo scarico delle merci e quale sarà il percorso utilizzato dai mezzi? La questione è particolarmente importante quando percorsi pedonali, accessi carrabili, parcheggi e aree di servizio vengono a trovarsi molto vicini.

Il verde: quali alberature sono previste?

C'è poi il tema del verde. Negli elaborati viene evidenziato il mantenimento del platano esistente lungo il margine stradale. È certamente positivo. Ma proprio questo elemento fa nascere una domanda più generale: quale sarà il bilancio complessivo del verde nell'area? Nelle osservazioni vengono richiesti nuovi alberi e il ripristino di alberature, anche in considerazione della trasformazione di un'area che sarà sottoposta a un maggiore traffico automobilistico. Non è soltanto una questione estetica. Alberature e superfici verdi hanno un ruolo nella qualità dello spazio pubblico, nella mitigazione dell'impatto degli insediamenti e nella vivibilità del quartiere. Per questo sarebbe interessante conoscere con precisione quante nuove alberature siano previste, dove verranno collocate e quale sarà il bilancio tra quelle esistenti, quelle conservate e quelle eventualmente eliminate.

E poi c'è la metrotranvia.

C'è infine un elemento che rende il progetto particolarmente delicato: la futura metrotranvia. Nella documentazione esaminata, alcune rappresentazioni sembrano non coincidere perfettamente tra loro e, soprattutto, non sempre è immediato comprendere come le diverse infrastrutture - strada, percorso pedonale, parcheggio, accessi e metrotranvia - dovranno integrarsi. È un tema tutt'altro che marginale. Un nuovo esercizio commerciale con drive-through viene infatti collocato in un'area destinata a essere interessata da una trasformazione importante della mobilità urbana. Per questo sarebbe opportuno comprendere se e come, nella progettazione, sia stato considerato il futuro assetto della viabilità e dei percorsi pedonali e ciclabili.

Piccoli dettagli o problemi più grandi?

Presi singolarmente, alcuni dei rilievi possono apparire come dettagli. È proprio questo, però, il punto. Un attraversamento pedonale che non sembra collegato perfettamente al percorso successivo. Un accesso carrabile vicino a una strada trafficata. Un percorso la cui funzione non è immediatamente comprensibile. Il rapporto fra parcheggio, drive-through e viabilità. Un numero limitato di alberature. Il coordinamento con la futura metrotranvia. Nessuno di questi elementi, da solo, necessariamente determina un problema. Ma è la loro somma che merita attenzione.

Ed è qui che torniamo all'immagine dell'ago e del pagliaio.

Nel nostro precedente post ci eravamo chiesti se, concentrandosi sul singolo intervento, non si rischiasse di perdere di vista la trasformazione complessiva del quartiere. Oggi la questione può essere posta in termini ancora più concreti: non basta sapere se il singolo progetto è formalmente autorizzabile. Occorre anche interrogarsi su come funzionerà lo spazio urbano una volta che il progetto sarà realizzato. Perché un quartiere non è la somma delle singole planimetrie. È l'insieme delle strade, dei marciapiedi, degli attraversamenti, degli alberi, dei parcheggi, del traffico e delle persone che ogni giorno li utilizzano. E allora forse vale la pena guardare non soltanto l'ago, ma anche quanto è già cresciuto il pagliaio intorno ad esso.

Brianza Hills, volontari da tutta Europa al lavoro per la stazione di Brenna-Alzate

Immagini tratte dal sito di Legambiente Cantù

È iniziato il campo di volontariato internazionale Brianza Hills, che anche quest’anno porta in Brianza una decina di giovani provenienti da diversi Paesi europei. Sono ragazze e ragazzi di Polonia, Serbia, Spagna, Grecia, Germania, Francia e Ucraina, ospitati nella struttura dell’oratorio di Fabbrica Durini e coinvolti in un progetto coordinato dal Circolo Ambiente Ilaria Alpi.

Come già avvenuto negli anni scorsi, il campo non si limita agli interventi all’interno del PLIS Zoc del Peric, ma coinvolge anche altre realtà associative del territorio, tra cui Le Contrade, Brenna Pulita e Legambiente Cantù.


Il primo intervento si è svolto alla stazione di Brenna-Alzate, Green Station di Legambiente, dove i volontari sono stati impegnati nella pulizia di un’area verde prossima ai binari. Dopo una breve lezione sull’utilizzo degli attrezzi, tenuta da Arturo Binda dell’associazione Le Contrade, i ragazzi hanno ripulito la struttura della fontana collegata al pozzo della stazione, la scala di accesso e l’area verde che si estende dal passaggio a livello fino alla stazione.

Un lavoro tutt’altro che semplice, anche a causa del caldo e dell’intrico della vegetazione infestante, ma affrontato dai giovani volontari con «un buon spirito di collaborazione e partecipazione».


L’intervento ha anche permesso di riportare alla luce un piccolo manufatto legato alla storia della stazione e di dare continuità a un lavoro iniziato diversi anni fa. La scala e il punto di uscita dell’acqua della fontana erano infatti stati sistemati nel 2018, durante il primo campo internazionale di Legambiente.

La vicenda della fontana ricorda anche quanto sia importante la manutenzione nel tempo. Le aree verdi, infatti, tendono naturalmente a riconquistare gli spazi che l’uomo ha sottratto alla vegetazione. Per questo la cura del territorio richiede interventi costanti e continuità: senza manutenzione, anche i piccoli segni della storia locale rischiano di scomparire rapidamente sotto la vegetazione.

Il lavoro dei volontari di Brianza Hills ha così restituito visibilità a un elemento della vecchia stazione che non è soltanto un manufatto, ma parte integrante degli spazi ferroviari e della memoria del luogo.

Un’esperienza internazionale che diventa quindi anche occasione concreta per conoscere, curare e valorizzare il territorio della Brianza.

E il campo proseguirà nei prossimi giorni. I giovani volontari torneranno alla stazione di Brenna-Alzate giovedì 6 agosto, in occasione del concerto del gruppo di musica popolare D’Altrocanto, mentre la conclusione del campo è prevista venerdì 14 agosto, con la cena di chiusura.

Brianza Hills: young European volunteers take care of the Brenna-Alzate railway station


The international volunteer camp Brianza Hills has begun, bringing around ten young people from Poland, Serbia, Spain, Greece, Germany, France and Ukraine to Brianza. Hosted at the oratory of Fabbrica Durini, the project is coordinated by the Circolo Ambiente Ilaria Alpi in cooperation with local associations including Le Contrade, Brenna Pulita and Legambiente Cantù.

The first activity took place at the Brenna-Alzate railway station, a Legambiente Green Station. The volunteers cleaned the area around the station, including the old fountain connected to the station well, the access staircase and the green area alongside the railway tracks.

The work also restored visibility to a small but significant element of the station’s history. The staircase and the fountain’s water outlet had originally been restored in 2018, during the first Legambiente international volunteer camp.

The initiative shows how international volunteering can contribute not only to environmental care, but also to the preservation of local history and the places that tell the story of the territory.

The Brianza Hills camp will continue in the coming days, with the volunteers returning to the station on August 6 for the concert by the traditional music group D’Altrocanto. The camp will conclude on August 14 with a closing dinner.

Legambiente Cantù, una serata di musica popolare alla Green station di Brenna-Alzate


Una serata per riscoprire la musica popolare, il canto come espressione di comunità, ma anche come forma di divertimento, protesta sociale, denuncia e inno alla libertà. È quella in programma giovedì 6 agosto 2026, alle 20.30, alla stazione di Brenna-Alzate, in via Stazione 1 a Brenna.

L’iniziativa, promossa da Legambiente Cantù, propone una “Prova aperta: Canto in Cerchio” con il gruppo di musica popolare D’Altrocanto, formato da suonatori e cantori per passione, accomunati dalla voglia di riscoprire e attualizzare il patrimonio della musica popolare.

La proposta musicale di D’Altrocanto guarda in particolare a quel mondo popolare ormai profondamente trasformato, ma che appartiene alla storia e alla memoria delle comunità. Attraverso strumenti, canti e melodie della tradizione, il gruppo cerca di rievocare «ambienti, paesaggi, episodi di un mondo popolare» che rischia di essere trascurato e dimenticato.

La musica diventa così anche un modo per incontrare la ricchezza del patrimonio culturale immateriale della penisola e dell’area mediterranea: un patrimonio fatto di tradizioni e identità differenti, ma capace di raccontare esperienze, valori e storie condivise.

La serata alla stazione di Brenna-Alzate sarà quindi un’occasione per ascoltare, ma anche per avvicinarsi a una forma di cultura popolare che continua a trovare nella musica e nel canto un modo per mantenersi viva e attuale.

  • Giovedì 6 agosto 2026, ore 20.30
  • Stazione di Brenna-Alzate, via Stazione 1, Brenna
  • Con il gruppo di musica popolare D’Altrocanto
  • Partecipazione gratuita