lunedì 21 settembre 2026

Pedemontana e metrotranvia: avere il coraggio di cambiare strada

 

La Brianza davanti a un bivio. E oggi, sulla metrotranvia Milano-Desio-Seregno, qualcosa si sta muovendo: il Comune di Desio ha ottenuto la convocazione di un tavolo istituzionale con Città Metropolitana per fare chiarezza sullo stato dei lavori, sui costi e sugli extracosti dell'opera. Una richiesta precisa: trasparenza, responsabilità, programmazione. È un passo necessario. Perché non è più tempo di rassicurazioni generiche. Servono numeri, responsabilità chiare e soprattutto una prospettiva concreta per completare un'opera che da anni condiziona la vita di cittadini, commercianti e interi quartieri. Ma la vicenda della metrotranvia racconta anche qualcosa di più generale.

  • Per la gomma ci si dà da fare.
  • Per il ferro si aspetta.

Quando si parla di Pedemontana, infatti, non mancano la mobilitazione politica e la ricerca delle risorse per portare avanti l'autostrada. Quando si parla di trasporto pubblico, invece, ci ritroviamo a discutere ancora di come trovare i soldi per completare un'infrastruttura già avviata.

E non basta. Per realizzare Pedemontana si trasformerà in autostrada anche un tratto della Milano-Meda oggi gratuito, sottoponendolo al pedaggio. Un collegamento fondamentale per questo territorio diventerà così a pagamento. E dove finiranno i veicoli che non vorranno o non potranno pagare? Sulle strade locali?

  • Ancora traffico.
  • Ancora congestione.
  • Ancora inquinamento.

E allora il paradosso è completo: si costruisce nuova capacità stradale e, nello stesso tempo, si rischia di scaricare traffico sulla viabilità ordinaria.

Intanto il ferro aspetta. Per questo la richiesta arrivata da Desio è importante. Non chiede soltanto di riprendere i lavori: chiede di sapere con chiarezza quanto costa completare l'opera, quali sono gli extracosti, quali risorse sono disponibili e quali decisioni devono essere prese. È un modo concreto per riportare la metrotranvia al centro delle scelte sulla mobilità della Brianza. Noi invece pensiamo che sia proprio il momento di cambiare direzione. Non più una Brianza progettata attorno all'automobile.

  • Più treni.
  • Più tram.
  • Più autobus.
  • Più mobilità collettiva.
  • Meno asfalto.
  • Meno consumo di suolo.

Anche perché aiutare chi si muove non significa necessariamente incentivare l'uso dell'auto. In un momento in cui carburanti e costi della mobilità pesano sempre di più sulle famiglie, dovremmo investire nel trasporto pubblico, rendendolo più efficiente e più conveniente. Il futuro non è una Brianza con più automobili e più autostrade. Il futuro è una Brianza nella quale possiamo muoverci senza dover consumare continuamente il territorio per poterci muovere. Per questo diciamo ancora una volta:

  • NO ALLA PEDEMONTANA.
  • SÌ AL FERRO.

Perché il progresso non è andare più veloci verso lo stesso modello. È avere il coraggio di cambiare strada.

domenica 20 settembre 2026

Dalla Resistenza alla Costituzione: l’ANPI Seregno racconta le 21 madri costituenti


La storia della Repubblica non comincia soltanto nelle aule dell’Assemblea Costituente. Comincia anche nella lotta contro il fascismo, nella Resistenza e nella conquista di diritti che fino ad allora erano stati negati a una parte fondamentale della società. È questo uno dei significati della mostra “Le 21 Madri Costituenti. 2 giugno 1946”, inaugurata sabato 19 settembre alla Biblioteca Civica “E. Pozzoli” di Seregno.


Promossa dalla sezione ANPI di Seregno, intitolata al partigiano seregese Livio Colzani, e realizzata con il patrocinio del Comune, la mostra arriva in occasione dell’ottantesimo anniversario del suffragio universale e del primo voto delle donne italiane. All’inaugurazione sono intervenute l’assessora alla Cultura Federica Perelli e la presidente dell’ANPI Seregno Mariadele Frigerio. Una performance teatrale ha poi dato voce alle storie delle ventuno protagoniste. Al termine è intervenuto il sindaco per l’inaugurazione ufficiale.


Il dato di partenza è noto, ma vale la pena ricordarlo: il 2 giugno 1946 le donne italiane votarono per la prima volta in una consultazione politica nazionale e poterono essere elette. Nell’Assemblea Costituente entrarono 21 donne su 556 componenti. Quelle ventuno non furono però semplicemente le prime parlamentari della storia italiana. Molte di loro arrivavano da esperienze maturate durante gli anni della dittatura e della guerra, dalla clandestinità alla Resistenza, dall’organizzazione politica alla lotta contro l’occupazione nazista e il fascismo. La conquista della democrazia e quella dei diritti non furono quindi due percorsi separati. La Repubblica nacque dalla sconfitta del fascismo e dalla volontà di costruire un ordinamento fondato su principi radicalmente diversi da quelli della dittatura. E tra questi principi c’era anche l’uguaglianza tra donne e uomini.


Nel suo intervento, la presidente dell’ANPI Mariadele Frigerio ha ricordato proprio questo percorso, sottolineando come le ventuno costituenti, pur appartenendo a culture politiche e religiose diverse, riuscirono a confrontarsi e a sostenere le battaglie delle altre, andando oltre le divisioni di partito quando erano in gioco i diritti delle donne e i principi della nuova Repubblica. Non fu un percorso semplice. Il fascismo aveva costruito anche attraverso la legislazione e la propaganda una precisa idea del ruolo femminile nella società. E quella cultura non scomparve automaticamente con la fine della dittatura. Le donne che entrarono nella Costituente si trovarono così a dover conquistare uno spazio politico che sulla carta era stato appena aperto, ma che nella realtà continuava a essere condizionato da una società profondamente segnata da una cultura patriarcale.


Diritti conquistati, non concessi. È forse questo uno degli aspetti della mostra che parlano più direttamente al presente. L’articolo 3 della Costituzione afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso. L’articolo 37 riconosce alla donna lavoratrice gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni spettanti al lavoratore. Sono principi che oggi possono apparire acquisiti, ma che ottant’anni fa rappresentavano una rottura profonda con il passato. E soprattutto non sono diritti arrivati spontaneamente né concessi dall’alto. Sono il risultato di conflitti, battaglie politiche, partecipazione e scelte compiute da persone che, in un momento decisivo della storia italiana, hanno contribuito a cambiare il Paese. Per questo la memoria della Costituente non riguarda soltanto il passato.


Quando Mariadele Frigerio ha ricordato che «i diritti di cui godiamo oggi non sono piovuti dal cielo e non sono per sempre», ha toccato un punto essenziale: la Costituzione non è soltanto il documento che racconta come è nata la Repubblica, ma è anche il riferimento con cui misurare la qualità della democrazia nel presente. Ricordare come sono stati conquistati quei diritti significa anche ricordare che la democrazia ha bisogno di essere praticata, difesa e continuamente attuata.


Anche la scelta dell’allestimento va nella stessa direzione. I 45 pannelli della mostra non sono raccolti in una sala separata, ma attraversano gli spazi della biblioteca, dall’ingresso alle aree di lettura. I ritratti e le parti pittoriche sono opera dello street artist Carlo Gori, mentre la grafica è curata da Alice Ciangottini. La rosa, elemento ricorrente nelle schede, diventa il filo visivo che accompagna le storie delle ventuno donne. La mostra diventa così parte della vita quotidiana della biblioteca. Non bisogna necessariamente andare a cercarla: è la storia che viene incontro a chi entra, studia, legge o prende un libro in prestito. È una scelta particolarmente significativa quando si parla di Resistenza, antifascismo e Costituzione. Perché la memoria non dovrebbe essere qualcosa da confinare nelle celebrazioni o nelle ricorrenze, ma uno strumento per comprendere il presente. Accanto alla mostra è stata infatti allestita anche una bibliografia dedicata, per permettere a chi vuole approfondire di andare oltre i pannelli e conoscere meglio le biografie, le idee e le battaglie delle ventuno costituenti.


Ottant’anni dopo quel 2 giugno, le fotografie e i nomi delle ventuno donne della Costituente possono apparire come una pagina ormai lontana. Ma basta guardare la Costituzione per accorgersi che molte delle questioni sulle quali si confrontarono sono ancora al centro della vita democratica: uguaglianza, lavoro, dignità, diritti, partecipazione, parità tra donne e uomini. Ed è proprio questo che rende utile una mostra come questa. Non soltanto ricordare chi furono le ventuno madri costituenti, ma capire da dove arrivano i diritti che oggi consideriamo normali e quanto sia stato necessario lottare per conquistarli.

La mostra “Le 21 Madri Costituenti. 2 giugno 1946” rimarrà aperta fino a sabato 3 ottobre 2026 negli spazi della Biblioteca Civica “E. Pozzoli” di via Cavour. Un invito, quindi, a entrare in biblioteca e incontrare quelle ventuno donne. Non come figure lontane consegnate alla storia, ma come protagoniste di una vicenda che riguarda ancora il nostro modo di vivere la democrazia.

sabato 19 settembre 2026

Dal Parco GruBrìa al nuovo Parco regionale: una rete verde per la Brianza che resiste al cemento

2.150 ettari, 11 Comuni e circa 10 chilometri di sistema fluviale: la prospettiva del nuovo Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale è un passo che il blog Brianza Centrale ha sempre auspicato.

 


Ci sono notizie che meritano di essere raccontate non soltanto per quello che annunciano, ma anche per il percorso che le ha rese possibili. È il caso della Conferenza programmatica per l'istituzione del Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, svoltasi il 16 settembre 2026 nella sede del PLIS GruBrìa a Nova Milanese. La prospettiva ci interessa particolarmente perché va nella direzione che il blog Brianza Centrale ha sostenuto e auspicato da anni: rafforzare la tutela degli spazi aperti della nostra parte di Brianza, superando la frammentazione amministrativa e territoriale e mettendo in relazione boschi, aree agricole, corsi d'acqua, parchi, percorsi ciclabili e aree naturali.

Non è quindi una novità che guardiamo con favore. È piuttosto un nuovo capitolo di una storia che seguiamo da tempo. Il percorso può essere letto attraverso alcune tappe. Prima c'è stato il sostegno al Parco Brianza Centrale, quando la difesa degli spazi aperti passava soprattutto attraverso la costruzione di parchi locali. Poi è arrivata la proposta di un ampliamento verso est con il progetto del Parco Almasolis, nella prospettiva di creare una maggiore continuità tra le aree verdi della Brianza centrale. Successivamente, con l'unione con il Parco del Grugnotorto e del Villoresi, è nato il PLIS GruBrìa, mettendo insieme territori e amministrazioni in un sistema di tutela più ampio. 
Oggi si apre la prospettiva della regionalizzazione. Sono passaggi diversi, ma legati da una stessa idea: in una delle aree più densamente urbanizzate della Lombardia, le aree verdi rimaste non possono essere considerate semplicemente come vuoti tra un edificio e l'altro. Sono una parte fondamentale del territorio. E proprio per questo devono essere messe in rete, protette e possibilmente ampliate.

La proposta del nuovo Parco regionale interessa 2.150 ettari, coinvolge 11 Comuni e comprende circa 10 chilometri di sistema fluviale, considerando Seveso e Tarò. I Comuni interessati sono Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Desio, Giussano, Lissone, Meda, Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano, Seregno e Varedo. Circa 1.830 ettari sono già compresi nel PLIS GruBrìa, mentre altri 320 ettari sono oggi privi di protezione. Questi numeri sono importanti. Ma lo è ancora di più il principio che sta dietro alla proposta: mettere insieme territori che fino a oggi sono stati spesso considerati separatamente. Perché la natura non segue i confini comunali. Un corridoio ecologico non si interrompe perché cambia il Comune. Un corso d'acqua non diventa un altro corso d'acqua quando attraversa una strada provinciale. Un'area agricola non perde il proprio valore ambientale perché si trova a pochi metri dal confine amministrativo di un altro territorio. E nemmeno il problema del consumo di suolo si ferma davanti ai cartelli che indicano l'ingresso in un nuovo Comune.

La Brianza del cemento ha bisogno di una rete verde. È una considerazione particolarmente importante in un territorio come quello brianzolo. Qui la trasformazione del territorio è stata intensa e continua: nuove strade, insediamenti produttivi e commerciali, espansioni residenziali, infrastrutture e grandi opere hanno progressivamente frammentato gli spazi aperti. Anche per questo, quando si parla di tutela, non basta più ragionare per singole “oasi”. Occorre costruire connessioni.

Il comunicato del GruBrìa parla esplicitamente di una nuova “infrastruttura verde per la Brianza centrale”. È un'espressione che ci sembra particolarmente significativa. Perché per decenni abbiamo considerato infrastruttura quasi esclusivamente ciò che viene costruito: strade, svincoli, ferrovie, capannoni, parcheggi. Oggi dovremmo imparare a considerare infrastruttura anche ciò che non dobbiamo costruire, ma conservare e collegare.

  • Un bosco.
  • Un campo.
  • Un fontanile.
  • Un corso d'acqua.
  • Un corridoio ecologico.
  • Un percorso ciclabile.
  • Un parco urbano collegato a un'area agricola.

Tutti elementi che, se isolati, hanno un valore. Ma che possono averne uno molto maggiore quando diventano parti di una rete.

La proposta individua alcuni assi fondamentali: il sistema nord-sud del Seveso, della Ciclovia Mi-Me e della dorsale VeloVal (mobilità ciclabile lungo la SS36), le connessioni trasversali del Canale Villoresi e della Greenway, oltre alla rete di percorsi pedonali e ciclabili. Non si tratta quindi soltanto di delimitare un perimetro. L'ambizione dichiarata è quella di mettere a sistema ciò che già esiste e di intervenire dove le connessioni sono interrotte. È un'impostazione che riteniamo particolarmente importante. Perché uno dei problemi della Brianza contemporanea è proprio la frammentazione: aree verdi separate da strade, ferrovie e urbanizzazioni; corsi d'acqua confinati e spesso poco accessibili; percorsi ciclabili che terminano davanti a una strada; aree agricole rimaste isolate dentro un territorio sempre più costruito. Il nuovo Parco potrebbe diventare uno strumento per affrontare proprio questo problema.

Il territorio interessato dalla proposta dispone già di un patrimonio ambientale tutt'altro che trascurabile. Il comunicato parla di circa 100 ettari di boschi pubblici, cinque specchi d'acqua, un torrente, un articolato reticolo irriguo e oltre 200 specie di vertebrati. Sono numeri che aiutano a cambiare prospettiva. La Brianza centrale non è soltanto quella delle strade trafficate, dei capannoni, delle aree commerciali e delle nuove infrastrutture. Esiste anche una Brianza verde, spesso frammentata e poco conosciuta, che proprio per questo rischia di essere considerata sacrificabile. Il Parco può contribuire a renderla riconoscibile. E soprattutto a renderla più difficile da sacrificare.

Questa riflessione assume un significato ancora maggiore mentre il territorio continua a essere interessato da grandi trasformazioni infrastrutturali. La vicenda della Pedemontana, con i suoi cantieri, le nuove infrastrutture, le opere connesse e la conseguente trasformazione di aree agricole e naturali, ci ricorda quanto sia concreto il problema della frammentazione territoriale. Non è necessario ripetere qui tutte le osservazioni che il blog Brianza Centrale ha fatto negli anni. Ma proprio per questo riteniamo importante che, accanto alle grandi infrastrutture viarie, venga costruita e rafforzata anche un'altra infrastruttura: quella ecologica e paesaggistica. Una rete capace di garantire continuità agli spazi aperti.

  • Di collegare i parchi.
  • Di proteggere i corsi d'acqua.
  • Di conservare le aree agricole.
  • Di recuperare quelle degradate.
  • Di creare percorsi per la mobilità dolce.
  • Di ridurre, dove possibile, gli effetti della frammentazione e delle isole di calore.

In altre parole: se il territorio viene continuamente trasformato, deve esistere anche una politica altrettanto forte per ciò che vogliamo conservare.

Nel comunicato del GruBrìa compare un'altra espressione interessante: “tutela attiva”. Il presidente Arturo Lanzani spiega: «Tutela attiva del territorio significa che il Parco regionale potrà con maggiore forza materializzare progetti, potenziare risorse, incrementare il benessere delle comunità». È un concetto condivisibile, a condizione che “tutela attiva” non significhi semplicemente realizzare nuovi interventi, ma prima di tutto dare valore a ciò che ancora esiste. Il progetto indica infatti obiettivi che vanno nella direzione del recupero e della riqualificazione: aree degradate o abbandonate, patrimonio rurale e storico, reticolo idrico, forestazione, corridoi ecologici, contrasto alle isole di calore. Sono tutti temi che, in un territorio densamente urbanizzato, hanno una relazione diretta con la qualità della vita delle persone.

Un parco non è soltanto un confine. È forse questo il punto fondamentale. Il nuovo Parco regionale non dovrebbe essere visto semplicemente come un nuovo perimetro sulla carta. La sua efficacia dipenderà da quello che quel perimetro consentirà di fare.

  • Dalla capacità di coordinare i Comuni.
  • Dalla disponibilità di risorse.
  • Dalla capacità di intervenire sulle aree degradate.
  • Dalla possibilità di creare connessioni dove oggi esistono interruzioni.
  • Dalla tutela effettiva delle aree agricole e naturali.

E anche dalla capacità di rendere questi luoghi più conosciuti e fruibili dalle persone.

Il comunicato parla di una rete nella quale “natura, paesaggio, agricoltura, storia e fruizione pubblica possano integrarsi”. È una prospettiva che condividiamo.

La Conferenza programmatica del 16 settembre è dunque un passaggio importante, ma non è ancora la nascita del nuovo Parco. Gli esiti della Conferenza costituiranno la base per il prosieguo dell'istruttoria regionale e per il successivo percorso amministrativo e legislativo necessario alla sua istituzione. È quindi adesso che occorrerà seguire con attenzione i prossimi passaggi. Da parte nostra continueremo a farlo. Perché, al di là delle diverse denominazioni e dei diversi strumenti amministrativi, il filo conduttore è sempre lo stesso.

Parco Brianza Centrale. Parco del Grugnotorto e del Villoresi. GruBrìa. Parco regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale. Sono tappe di un percorso lungo, nel quale l'idea di fondo non è cambiata: difendere gli spazi aperti della Brianza centrale e metterli in relazione. Oggi quella prospettiva sembra fare un passo avanti. E, in un territorio sottoposto a una pressione urbanistica e infrastrutturale sempre maggiore, non è una questione secondaria. È una questione di futuro. Perché una Brianza sempre più costruita ha bisogno di boschi, campi, acqua, alberi, corridoi ecologici, paesaggio e spazi pubblici. E questi elementi, una volta perduti, non si possono ricostruire con la stessa facilità con cui si costruisce una strada. Per questo il percorso verso il nuovo Parco regionale merita di essere seguito e sostenuto.

venerdì 18 settembre 2026

38ª ME-MO "al contrario": da Montorfano a Meda


Torna domenica
4 ottobre 2026 la storica ME-MO, la camminata che da 38 anni attraversa la brughiera collegando Montorfano e Meda.

Organizzata da CAI Meda, Società Escursionisti Medesi SEM e Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, l’edizione 2026 sarà per il secondo anno consecutivo “al contrario”: dalla partenza di Montorfano, alle 8.00 in piazza Roma, si seguirà il sentiero fino a Meda, dove l’arrivo è previsto tra le 13 e le 14 in piazza Vittorio Veneto. Negli ultimi anni è stata infatti scelta l’alternanza della direzione, offrendo ai partecipanti prospettive sempre diverse sul percorso.

 


Un’occasione per attraversare a piedi un prezioso territorio di boschi e brughiere, lungo un itinerario che collega l’area milanese a quella comasca e ai percorsi verso i parchi della Svizzera.

Per raggiungere Montorfano saranno disponibili tre pullman da Meda, con partenza alle 7.00 da piazza del Mercato, offerti con il contributo del Comune di Meda. I posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria (cliccare qui).

Anche l’arrivo a Meda sarà parte della giornata: dopo la camminata, gli organizzatori offriranno gli storici spaghetti all’Amatriciana della ME-MO, ospitati dalla famiglia Antona Traversi nella suggestiva Rotonda del Parco Storico di Villa Antona Traversi.

 


Saranno inoltre disponibili, con prenotazione,
visite guidate alla chiesa di San Vittore, a cura degli Amici dell’Arte, e a piazza Vittorio Veneto, a cura di Pro Loco Pro Meda, alle 14.30 e alle 15.30 (cliccare qui).

 


Durante la giornata saranno distribuite anche la
mappa del sentiero ME-MO, la nuova maglietta 2026 con nuova grafica e altri materiali dedicati alla brughiera e al Parco. Le offerte libere raccolte durante l’iniziativa, al netto delle spese organizzative, saranno devolute all’associazione medese L’Abbraccio OdV.

Per chi avesse necessità di rientrare a Montorfano sono previsti anche collegamenti treno + bus dalla stazione FNM di Meda.

 


⚠️
L’iscrizione alla camminata è obbligatoria e le prenotazioni per escursione, pullman e visite guidate si apriranno dalle ore 10.00 di domenica 20 settembre (cliccare qui).

In caso di maltempo, l’escursione sarà rinviata a domenica 11 ottobre 2026.

  • 📅 Domenica 4 ottobre 2026
  • 🥾 Montorfano → Meda
  • 📍 Partenza: piazza Roma, Montorfano, ore 8.00
  • 🚌 Pullman da Meda: ore 7.00

 


 

Andar per luoghi magici a lume di candela: tornano gli appuntamenti della Martesana

Dopo la pausa estiva tornano gli appuntamenti dedicati alla scoperta della storia e delle testimonianze del territorio, con due serate particolari alla luce delle candele.

L’iniziativa “Andar per luoghi magici a lume di candela” propone due visite guidate alla scoperta di luoghi suggestivi e delle storie vere che si sono svolte tra quelle mura, ricostruite attraverso documenti dell’epoca e testimonianze storiche.


Domenica 27 settembre
“Sussurri nella penombra dell’Eremo San Salvatore”
Il ritrovo è alle 20.00 presso il cimitero di Crevenna, da dove si proseguirà in auto verso l’Eremo di San Salvatore.


Sabato 10 ottobre

“Tracce di streghe nel borgo di Villincino”
Il ritrovo è alle 20.15 davanti alla torre con bifora di Villincino.

Le visite si svolgeranno dalle 20.30 alle 22.30, accompagnando i partecipanti in un viaggio tra storia, racconti e luoghi dal fascino particolare.

📞 Iscrizioni: 334 875 4952

giovedì 17 settembre 2026

Ev. Torricelli: Evangelista o… evangelista?

Immagine tratta da Wikipedia

A Seregno c'è una via dedicata a Evangelista Torricelli, il celebre fisico e matematico italiano. Nulla da eccepire, se non fosse per quella piccola abbreviazione sulla targa: “Ev. Torricelli”.
Una semplice abbreviazione? Non proprio.
Perché, nella lingua italiana, quando si abbrevia un nome proprio, la forma consueta è quella con la lettera iniziale e il punto: E. Torricelli.


“Ev.” invece ha un'altra storia. È infatti un'abbreviazione comunemente usata per evangelista, come in “gli Ev. Matteo, Marco, Luca e Giovanni”. Insomma, leggendo “Ev. Torricelli” per un attimo si potrebbe quasi pensare che Seregno abbia dedicato una strada a un misterioso Evangelista Torricelli in versione evangelista.

E le abbreviazioni, si sa, possono essere un piccolo campo minato.

E.V., per esempio, può indicare era volgare nelle indicazioni cronologiche; ev. può significare eventualmente; evang. può abbreviare evangelista o evangelico. E basta spostare una maiuscola o aggiungere un punto per ritrovarsi con un significato completamente diverso.

Naturalmente nessuno rischia di perdersi per una “v” di troppo. Ma l'odonomastica è anche questo: nomi, parole, abbreviazioni e segni che finiscono nello spazio pubblico e diventano parte della memoria della città. Per questo anche una targa merita attenzione: non è soltanto un'indicazione stradale, ma una piccola pagina di storia e di lingua esposta ogni giorno sotto gli occhi di tutti. E allora, forse, Ev. Torricelli potrebbe diventare un curioso caso di… omonimia abbreviata.

Chissà cosa avrebbe pensato il vero Evangelista Torricelli di questa piccola complicazione linguistica.

Il cielo sopra la Brianza: capire il meteo per capire il clima


Perché le previsioni meteorologiche non sono mai certezze assolute? E quanto è diventato importante imparare a leggere ciò che accade nell'atmosfera in un'epoca di cambiamenti climatici?

Se ne parlerà martedì 6 ottobre al Cineteatro Santa Maria di Biassono, nell'ambito della rassegna Green Lab, con il Colonnello Mario Giuliacci, fisico e climatologo, e Daniele Izzo, fisico dell'atmosfera e meteorologo operativo di Meteo Expert.

Siamo abituati a consultare le previsioni per sapere se pioverà nel fine settimana o se sarà necessario portare con noi l'ombrello. Ma il lavoro della meteorologia è molto più importante: le previsioni sono uno strumento essenziale per prevenire i rischi e affrontare eventi meteorologici potenzialmente pericolosi, oltre a essere fondamentali per agricoltura, trasporti e molte altre attività.

E oggi osserviamo con sempre maggiore attenzione fenomeni come ondate di calore, precipitazioni molto intense, temporali improvvisi e periodi di siccità. Fenomeni che interessano anche la nostra Brianza e che rendono ancora più importante comprendere la differenza tra tempo meteorologico e clima.

Una singola giornata calda o un temporale particolarmente intenso non sono, da soli, la prova di un cambiamento climatico. Ma conoscere la meteorologia aiuta a interpretare correttamente gli eventi che osserviamo e a distinguere il singolo episodio dalle tendenze che emergono dall'osservazione del clima nel lungo periodo.

È anche per questo che parlare di meteo significa parlare di conoscenza, prevenzione e consapevolezza ambientale.

La serata di Green Lab promette di essere un'occasione interessante per scoprire cosa c'è dietro le previsioni che consultiamo ogni giorno, quali sono i loro limiti e perché l'atmosfera rimane, nonostante i grandi progressi della scienza, un sistema complesso e in continua evoluzione.

  • Martedì 6 ottobre 2026 – ore 20.45
  • Cineteatro Santa Maria – Biassono
  • Ingresso gratuito fino a esaurimento posti, con prenotazione online o presso la biglietteria.


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