lunedì 13 aprile 2026
Carlo Monguzzi, una voce autentica per l’ambiente e il bene comune
Oggi ci ha lasciati Carlo Monguzzi, e con lui se ne va una figura che ha saputo incarnare, con coerenza e determinazione, un modo alto e rigoroso di fare politica.
Lo avevamo conosciuto tanti anni fa, nel lontano 1985, all’epoca di Legambiente, quando a Seregno contribuimmo a fondare il circolo locale. Fu lì che incontrammo Carlo, in una stagione pionieristica fatta di impegno, passione e visione, che avrebbe segnato profondamente anche i percorsi successivi.
Successivamente arrivò l’esperienza della lista verde alle elezioni comunali di Seregno: un risultato importante, con un consigliere eletto e il secondo sfiorato. Un primo passo che, anche grazie al suo esempio, ci portò anni dopo a contribuire alla nascita dei Verdi della Brianza. Anche quella fu una stagione breve, ma intensa, animata da ideali forti e da una visione condivisa.
Di Carlo ricordiamo la grande capacità politica, unita a una profonda umanità sempre orientata al bene comune. È stato spesso descritto come un politico “fuori dal coro”. Ma la sua coerenza dimostra, al contrario, che fuori dal coro erano gli altri. Noi, come lui, siamo e restiamo nel coro di chi difende l’ambiente, la salute, la pace.
Oggi lo ricordiamo con gratitudine e rispetto. Il suo esempio resta vivo in chi continua a credere che un’altra politica sia possibile, fondata su coerenza, competenza e passione.
Ciao Carlo, e grazie.
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Lavoro e comunità: un secolo di storia brianzola raccontato in un libro
Mercoledì 15 aprile 2026 alle ore 21, a Seregno, la Casa della Sinistra promuove un appuntamento di grande interesse: presso la sala riunioni del Circolo Libertà, in via Leonardo da Vinci 30, verrà presentato il libro “Una lunga storia, il lavoro in movimento. Monza e Brianza”, a cura di Matteo Casiraghi.
L’iniziativa si inserisce pienamente nel solco delle attività culturali che mettono al centro il territorio e la sua memoria, offrendo uno sguardo approfondito su una delle esperienze collettive più significative della Brianza: quella del lavoro organizzato e della sua rappresentanza sindacale, in particolare della CGIL di Monza e Brianza.
Il volume rappresenta un lavoro organico e inedito di ricostruzione storica che attraversa oltre un secolo di trasformazioni sociali, economiche e politiche. Dalle radici del movimento operaio nelle campagne lombarde fino alla prima industrializzazione, passando per i mulini del Lambro e la nascita della Camera del Lavoro nel 1893, il libro accompagna lettrici e lettori lungo un percorso fatto di conquiste, conflitti e partecipazione.
Ampio spazio è dedicato alle figure e agli eventi che hanno segnato questa storia: protagonisti come Ettore Reina, i momenti drammatici come i fatti del 7 maggio 1898, e le grandi stagioni di mobilitazione del Novecento, dal primo sciopero generale del 1904 alle lotte del secondo dopoguerra, fino alle sfide più recenti legate alla globalizzazione e alla crisi pandemica.
Ciò che emerge è una “storia in movimento”, capace di raccontare come il sindacato abbia saputo adattarsi ai mutamenti del lavoro e della società, mantenendo un ruolo centrale come presidio democratico e luogo di formazione civile. Un’esperienza che non riguarda solo il passato, ma che continua a interrogare il presente, soprattutto in un territorio come la Brianza, segnato da profonde trasformazioni produttive e ambientali.
Matteo Casiraghi, forte di un’esperienza ventennale come sindacalista della CGIL brianzola, ha dedicato il proprio impegno alla valorizzazione della memoria locale attraverso ricerche, progetti e iniziative rivolte alla cittadinanza e alle nuove generazioni. Il libro nasce proprio da questa esigenza: restituire alla Brianza il racconto delle sue radici e delle sue battaglie, costruendo un ponte tra passato e futuro.
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Camminare nella memoria: tra natura e Resistenza a Valaperta
Nel cuore della Brianza, tra sentieri alberati e dolci colline, prende forma un’iniziativa che unisce memoria, natura e partecipazione attiva. Domenica 26 aprile 2026, a Valaperta, è in programma un’escursione immersiva nei paesaggi brianzoli, pensata non solo come momento di svago all’aria aperta, ma anche come occasione di riflessione civile.
L’evento, intitolato “Aprile a Valaperta”, si inserisce in un contesto particolarmente significativo: la sua vicinanza con le celebrazioni del 25 Aprile, anniversario della Liberazione, ne rafforza il valore simbolico. La passeggiata diventa così un gesto concreto di memoria condivisa, un modo per ricordare i martiri partigiani citati nella locandina e, più in generale, per mantenere vivo il legame tra territorio e storia.
Il percorso si snoda tra i paesaggi verdi dei colli briantei, attraversando aree di grande interesse naturalistico come i parchi della Valle del Curone e di Montevecchia. Si tratta di un itinerario ad anello accessibile, lungo circa 8,7 chilometri con un dislivello contenuto, adatto anche a camminatori non esperti. La scelta del tracciato non è casuale: camminare in questi luoghi significa entrare in contatto con un ambiente ancora ricco di biodiversità, fatto di prati, filari di alberi e scorci agricoli che raccontano un equilibrio delicato tra attività umana e natura.
“Aprile a Valaperta” è un modo per celebrare la Liberazione non solo attraverso le cerimonie ufficiali, ma anche con un gesto semplice e profondo: percorrere la terra che quella libertà continua a custodire.
L’iniziativa è riservata ai tesserati ARCI, con iscrizione obbligatoria (posti limitati - 30 persone). È previsto un contributo di 5 euro comprensivo di ristoro finale.
- Ritrovo ore 14 presso il parcheggio c/o sala consiliare di Cassina de' Bracchi, via Dante 17, Casatenovo (LC).
- Termine escursione ore 19 circa
Per iscrizioni:
📧 cultura@arcimacherio.it
📞 335 632 8590 (Augusta)
Per informazioni:
📞 339 844 6553 (Gianni)
Come da consuetudine, gli organizzatori non si assumono responsabilità per eventuali incidenti o danni a persone e/o cose.
Organizzazione: ARCI Macherio
In collaborazione con: ANPI Sez. Livio Cesana di Biassono, Associazione Sentieri e Cascine di Casatenovo, Associazione Colli Briantei, CantaStoria coro ANPI Biassono
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Il lago di Pusiano non respira: senza riforma delle fognature niente risanamento
a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"
Buona partecipazione, con oltre 70 persone presenti, e grande interesse all'incontro pubblico dal titolo "Come sta il lago di Pusiano?", organizzato dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" lo scorso venerdì sera a Pusiano.
Sono intervenuti alcuni esperti che hanno illustrato i dati e le analisi relative allo stato di salute delle acque del lago. Diego Copetti del CNR-IRSA ha illustrato l'evoluzione della qualità delle acque dai primi anni '70 ad oggi. Di seguito Fabio Buzzi di ARPA Lombardia ha presentato i dati relativi allo stato ambientale del lago. Quindi Andrea Fenocchi dell'Università di Pavia è intervenuto in merito alle ultime attività di ricerca e ad alcuni risultati modellistici. Infine per la Regione Lombardia sono intervenuti Michel Fasoli e Daniele Magni, sul ruolo della Regione nel risanamento del lago. L'incontro è stato moderato da Roberto Fumagalli del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.
In base ai dati delle analisi eseguite periodicamente da Arpa Lombardia, si rileva che lo stato ecologico delle acque lago di Pusiano è purtroppo fermo alla classe "sufficiente", senza giungere allo stato "buono" e ben lontano dallo stato "elevato" (che rappresenta la cosiddetta 'condizione naturale'), auspicabile per il definitivo risanamento delle acque. Anche lo stato chimico è purtroppo "non buono", a causa della presenza di alti livelli di inquinanti chimici, tra cui metalli, oltre ai famigerati Pfas.
Da quanto emerso dagli interventi dei relatori, si può affermare che la condizione delle acque del lago era comunque in graduale miglioramento rispetto all'inizio degli anni '70 del secolo scorso, grazie al progressivo collettamento degli scarichi fognari attuato negli ultimi decenni. Ma ciò è avvenuto fino all'anno 2022. Poi negli ultimi anni la situazione è purtroppo peggiorata, forse innescata dalla crisi climatica (ovvero dal riscaldamento globale), le cui ricadute sulle dinamiche biologiche del lago si sono palesate nell'ultimo periodo. Ad esempio le piogge sempre più violente e concentrate fanno entrare più spesso in azione gli sfioratori di piena, che scaricano i reflui fognari negli affluenti o nel lago stesso. Oltretutto le temperature sempre più alte, sia d'inverno che d'estate, determinano cambiamenti nel ciclo naturale di rimescolamento delle acque e innescano la proliferazione di alghe e cianobatteri, che a loro volta sottraggono ossigeno al lago. Il riscaldamento globale rischia quindi di condizionare il processo risanamento delle acque del lago.
Bisogna poi aggiungere che le condizioni ecologiche del lago sono, tuttora, fortemente compromesse dalle alte concentrazioni di fosforo, nonostante lo sforzo di realizzare le opere di collettamento della maggior parte delle acque reflue civili e industriali. Ciò è dovuto anche al fatto che al lago giungono ancora, attraverso gli affluenti, significativi carichi inquinanti, provenienti dal suo bacino idrografico.
Una delle principali soluzioni per risolvere alla radice il problema dell'inquinamento, va pertanto ricercata in interventi strutturali sulle fognature del territorio a monte del lago, in particolare nei comuni del Triangolo Lariano lungo l'asta del Lambro. Occorre cioè intervenire sulle fognature miste - responsabili dell'attivazione degli sfioratori di piena - tramite la separazione delle acque chiare dalle acque scure. Oppure realizzare vasche di trattamento delle acque di pioggia, afferenti agli stessi sfioratori di piena.
L'auspicio del nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" è che le Istituzioni preposte (Comuni del territorio, Regione Lombardia, Province di Como e Lecco, Ambiti territoriali ottimali (ATO) e società di gestione del servizio idrico delle due province) si attivino al più presto per individuare le soluzioni più efficaci per disinquinare le acque del lago di Pusiano.
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venerdì 10 aprile 2026
Seregno: quale futuro per l'ospedale di via Verdi?
Mentre si discute della possibile realizzazione di un nuovo ospedale al Dosso, resta aperta una questione altrettanto rilevante: quale sarà il futuro dell’attuale presidio sanitario di via Verdi?
Sul punto sono significative le dichiarazioni diffuse nei giorni scorsi da Asst Brianza. Il direttore generale Carlo Alberto Tersalvi, sul Giornale di Seregno del 7 aprile 2026, ha spiegato che è stato richiesto uno studio per la «ricollocazione del vecchio stabile», con l’obiettivo di «garantirne il futuro ed evitare che diventi un edificio abbandonato».
Anche il sindaco Alberto Rossi è intervenuto, sottolineando che l’attuale presidio «non deve diventare un’altra clinica Santa Maria». Il riferimento è a una vicenda ancora pesante per Seregno: quella dell’ex clinica rimasta inutilizzata per decenni, passata di mano senza un vero recupero e solo di recente oggetto di una riqualificazione complessa e onerosa.
Ma forse la domanda più concreta è un’altra: è davvero necessario costruire un nuovo ospedale? Non si potrebbe invece valorizzare l’esistente o fare sistema con i presidi già presenti a pochi chilometri da Seregno? Se comunque ci si deve spostare fino al Dosso, al confine con Albiate, il tema dell’accessibilità e della reale utilità dell’intervento diventa inevitabile.
Per questo, mentre si discute ancora se e dove costruire, è fondamentale affrontare in parallelo anche il destino dell’attuale ospedale, senza rimandare una scelta che incide direttamente sul futuro sanitario e urbano della città.
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giovedì 9 aprile 2026
Passione e impegno per la natura: il nuovo Consiglio del WWF Lecco
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| Giovanna Corti, presidente del WWF Lecco |
L’associazione WWF Lecco ha un nuovo Consiglio Direttivo. Al termine dell’assemblea ordinaria dei soci, tenutasi lo scorso 30 marzo, l’Avv. Giovanna Corti è stata confermata alla guida dell’associazione per il prossimo mandato.
Come Vicepresidente è stato eletto Raoul Manenti, Dottore di Ricerca in Biologia Animale e attivista di lunga data dell’associazione, il quale ha dichiarato: «Ringrazio i soci e gli altri membri del direttivo. Sono consapevole che sarà un incarico delicato viste le pressanti sfide che la conservazione della fauna lecchese richiede. Dal salvataggio degli anfibi in migrazione, alla tutela dei gamberi nativi dall’estinzione e al contrasto alle minacce che già gravano su una specie appena tornata e utilissima come il lupo, sono molte le azioni in cui WWF Lecco può impegnarsi».
Il nuovo Consiglio, composto da cinque membri, vede al suo interno anche le consigliere Anna Gottifredi, Raffaella Mastalli e Jessica Bellingardi, elette al termine delle votazioni che hanno delineato la nuova squadra alla guida del Panda lecchese.
Un momento significativo dell’assemblea è stata la scelta di Antonello Bonelli, storico presidente e figura di riferimento per l’associazione; pur risultando tra gli eletti, Bonelli ha rinunciato alla carica, una decisione motivata dalla sua ferma convinzione dell’importanza di favorire un ricambio generazionale all’interno del sodalizio.
Nel suo primo intervento, la Presidente Giovanna Corti ha espresso un sentito ringraziamento a lui e alla Vicepresidente uscente Stefania Berna per l’impegno e la dedizione dimostrati. Guardando al futuro, ha poi aggiunto: «Sono grata per la fiducia che mi è stata rinnovata e sono consapevole che le sfide che ci attendono sono molte e complesse. Il lavoro da fare è tanto, ma confido che, grazie alla coesione e alla passione dei nostri attivisti e al costante supporto della cittadinanza, potremo continuare a dare il nostro contributo concreto per la tutela del territorio».
Seregno. Ospedale al Dosso, progetto avanti o ancora fermo? Le versioni non coincidono
Il progetto del nuovo ospedale di riabilitazione al Dosso prende forma oppure è ancora alle fasi iniziali? A leggere le dichiarazioni di Asst Brianza e del sindaco Alberto Rossi apparse su "Il Giornale di Seregno" del 7/04/2026, emergono ricostruzioni non del tutto coincidenti sullo stato dell’iter e sul livello di confronto in corso.
Da un lato, il direttore generale di Asst Brianza, Carlo Alberto Tersalvi, parla di un percorso già avviato. «Con lo studio, qualche mese fa, abbiamo visto una prima ipotesi di layout che è servita a illustrare il progetto a Regione Lombardia», spiega, aggiungendo che si sta lavorando a una «release 2.0» del progetto «in accordo con il sindaco».
Parole che fanno pensare a un livello di elaborazione già concreto, anche alla luce dell’incarico da circa 170mila euro affidato a uno studio di architettura per sviluppare ulteriori approfondimenti progettuali.
Di segno diverso, però, la lettura del Comune. «Non è uno studio di fattibilità» precisa il sindaco Alberto Rossi, sottolineando come «non c’è nessuna procedura tecnica avviata» e che, ad oggi, «non è ancora stato richiesto da Asst un incontro con i tecnici del Comune su questo aspetto».
Una distanza che si riflette anche sul tema del confronto istituzionale. Se da un lato Asst parla di un lavoro che procede «in accordo con il sindaco», dall’altro il primo cittadino afferma che «con Asst non ci sono state interlocuzioni recenti».
Un elemento che solleva interrogativi sul reale livello di coordinamento tra i due enti, soprattutto in una fase che, almeno secondo Asst, avrebbe già prodotto una prima ipotesi progettuale utilizzata anche per interlocuzioni con Regione Lombardia.
Altro punto di possibile divergenza riguarda la localizzazione. Asst fa riferimento esplicito all’area del Dosso, all’interno del Parco Grubria, mentre il Comune mantiene una posizione più aperta: «Siamo disponibili a valutare tutte le ipotesi», spiega Rossi, citando anche possibili alternative, dalle aree dismesse private ad altre soluzioni nel perimetro del parco.
Su questo tema si inseriscono anche le osservazioni del presidente del Parco Grubria, Arturo Lanzani, che ha espresso perplessità sulla collocazione al Dosso. Una posizione che il sindaco richiama indirettamente quando parla della necessità di valutare opzioni diverse, mentre Asst tende a ricondurre il dibattito a un confronto tra opinioni.
Non mancano, tuttavia, elementi di convergenza. Comune e Asst condividono l’obiettivo di non perdere il presidio sanitario sul territorio.
«La soluzione peggiore è perdere il presidio», ribadisce Rossi, evidenziando l’importanza di mantenere un servizio pubblico considerato strategico a livello sovracomunale.
Resta però da chiarire un punto centrale: il progetto è già in una fase avanzata, come lasciano intendere le parole di Asst, oppure è ancora agli inizi, come sostiene l’amministrazione comunale?
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