sabato 7 marzo 2026
Pedemontana: assemblea pubblica a Lissone
Il dibattito sul futuro della Autostrada Pedemontana Lombarda torna al centro dell’attenzione con un’assemblea pubblica aperta ai cittadini. L’incontro si terrà venerdì 13 marzo 2026 alle ore 21.00 presso l’Oratorio di Santa Margherita di Lissone. L’evento è promosso dal Comitato per la difesa del territorio – No Autostrada Pedemontana con l’obiettivo di informare la cittadinanza sugli sviluppi più recenti legati all’infrastruttura e alle ricadute sul territorio della Brianza.
Durante la serata verranno affrontati diversi punti cruciali.
Ricorso al TAR contro la D-Breve
I sindaci di Vimercate hanno presentato ricorso al TAR per fermare l’approvazione della cosiddetta D-Breve, una delle varianti progettuali legate al completamento dell’autostrada. Il tema sarà approfondito insieme a Francesco Facciuto, consigliere provinciale.
No al pedaggio sulla Milano-Meda
Uno dei nodi più discussi riguarda il possibile pedaggio sulla superstrada Milano‑Meda, collegamento fondamentale tra Milano e Meda. Il comitato ribadisce la richiesta che la strada resti pubblica e completamente gratuita, senza nuovi costi per i cittadini.
Il silenzio del Comune di Lissone
Un altro punto della discussione sarà il ruolo delle amministrazioni locali e, in particolare, la posizione del Comune di Lissone. Su questo tema interverrà Luca De Vincentis, consigliere comunale.
Monitoraggio ambientale a Macherio
Infine verrà presentata una proposta per il Comune di Macherio riguardante la situazione della centralina di monitoraggio dell’aria presso la scuola Rodari, attualmente priva di dati pubblici.
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Parco GruBrìa: conclusi i lavori forestali nelle aree boschive del Meredo e della Porada di Seregno
Nei boschi comunali di Seregno si sono conclusi gli interventi forestali realizzati durante l’inverno all’interno del Parco GruBrìa. I lavori hanno interessato principalmente le aree del Meredo e della Porada e rappresentano una prima fase di un progetto più ampio di miglioramento ecologico delle aree forestali pubbliche.
Come spiega il Parco in un comunicato, «sono terminati i lavori forestali che hanno interessato, durante l’inverno, diversi boschi di proprietà comunale a Seregno». Gli interventi sono stati realizzati «sulla base di un progetto redatto da un forestale abilitato e approvato da Regione Lombardia» e hanno previsto «il taglio di alcuni alberi e la posa di nuove piantine».
Secondo quanto comunicato dal Parco, queste attività rientrano in un programma di gestione che riguarda complessivamente circa 100 ettari di boschi pubblici nel territorio del Parco. Finora gli interventi hanno coinvolto circa il 20% della superficie.
L’obiettivo non è semplicemente il taglio di alcune piante, ma un miglioramento complessivo della qualità ecologica del bosco. Tra le finalità indicate dal progetto vi sono infatti «migliorare la struttura del bosco, con piante che negli anni cresceranno con maggior forza e stabilità», «contenere la diffusione di specie esotiche invasive» e «contrastare alcune situazioni di pericolo».
Il Parco sottolinea anche l’importanza degli interventi per la biodiversità: le operazioni mirano a «favorire la biodiversità vegetale anche tramite la posa di nuove piantine» e a «favorire la biodiversità animale ricreando una struttura del bosco che consenta alla fauna di trovare rifugi e risorse alimentari». Nel corso dei lavori è stata inoltre effettuata la rimozione di rifiuti, con l’obiettivo di «eliminare rifiuti plastici presenti nelle aree».
Il comunicato chiarisce che quanto realizzato rappresenta solo una prima tappa. «Quanto realizzato è però solo l’inizio di un percorso che mira ad un progressivo miglioramento delle caratteristiche ecologiche dei boschi e quindi di incremento della biodiversità», con l’intento di rafforzare anche «la capacità di contrastare gli effetti negativi del cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico».
Il Parco richiama inoltre alla collaborazione dei cittadini. «Per proseguire su questo cammino, è necessaria la collaborazione di tutta la cittadinanza», invitando a «rispettare il bosco, passeggiando solo sui percorsi, senza entrare nel bosco e senza farvi entrare i nostri cani».
Passeggiando lungo i sentieri, spiegano i tecnici, si potranno osservare alcuni segni visibili della gestione forestale. «Sarà possibile vedere piccole cataste di legna e ramaglie: la loro lenta decomposizione restituirà al suolo materia organica e nutrienti». Allo stesso tempo, «si vedranno giovani piante crescere e prendere il posto di quelle morte».
Il bosco, dunque, è in trasformazione. Alcune delle nuove piante «sono appena state piantate e avranno nei prossimi anni le cure necessarie alla loro crescita», mentre altre «stanno crescendo spontaneamente e godranno dello spazio creato dall’eliminazione di alcune delle piante che è stato necessario tagliare».
Anche il sottobosco avrà un ruolo importante nella nuova fase ecologica dell’area: «capiterà anche di veder crescere nel sottobosco rovi e arbusti che, assieme alla legna, andranno a creare un ambiente ricco di rifugi e fonti di alimentazione per la piccola fauna».
Il percorso di miglioramento dei boschi del Parco GruBrìa, conclude il Parco, richiederà tempo. Ma l’obiettivo dichiarato è quello di accompagnare nel lungo periodo l’evoluzione naturale del bosco verso ecosistemi più ricchi, resilienti e capaci di sostenere la biodiversità.
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Pedemontana, la D breve imposta ai territori: interrogazione in Regione
Nei giorni scorsi la consigliera regionale Michela Palestra (Patto Civico) ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale della Lombardia per chiedere chiarimenti sulle modalità con cui è stato approvato il progetto definitivo della variante della tratta D della Autostrada Pedemontana Lombarda, la cosiddetta “D breve”.
L’interrogazione prende le mosse dal decreto pubblicato l’11 dicembre 2025 sulla Gazzetta Ufficiale con cui Concessioni Autostradali Lombarde (CAL), soggetto aggiudicatore dell’opera, ha approvato il progetto definitivo della variante della tratta D del collegamento autostradale Dalmine–Como–Varese–Valico del Gaggiolo.
L’atto approva il progetto non solo sotto il profilo tecnico, ma anche ai fini della compatibilità ambientale, della localizzazione urbanistica, dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e della dichiarazione di pubblica utilità, determinando di fatto l’intesa tra Stato e Regione sulla localizzazione delle opere. In questo modo l’approvazione sostituisce ogni altra autorizzazione o parere necessario alla realizzazione dell’intervento.
La cosiddetta “D breve” interessa numerosi comuni del Vimercatese e della Brianza: Vimercate, Bellusco, Bernareggio, Burago di Molgora, Carnate, Ornago, Sulbiate, Caponago, Agrate Brianza e Cavenago di Brianza, oltre a Cambiago.
Secondo quanto evidenziato da diversi sindaci del territorio, il progetto rischia di stringere i comuni dell’area tra l’attuale Tangenziale Est e la Pedemontana, destinata a confluire nella Tangenziale Est Esterna dopo l’interconnessione con l’autostrada A4.
Particolarmente rilevante è l’impatto previsto sul Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.), area agricola e naturale nata da una scelta politica condivisa negli anni da diverse amministrazioni locali. Una parte significativa del tracciato attraverserebbe infatti il territorio del parco, con conseguenze che, secondo i critici del progetto, rischiano di comprometterne la funzione e il valore ambientale.
L’interrogazione punta soprattutto a chiarire la procedura seguita per l’approvazione del progetto.
CAL ha infatti adottato l’atto applicando una norma speciale che consente al soggetto aggiudicatore di approvare varianti al progetto definitivo senza il passaggio al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, purché le modifiche non superino una determinata soglia di valore.
Secondo le amministrazioni locali e i ricorrenti, tuttavia, la “D breve” non rappresenterebbe una semplice variante ma di fatto una nuova opera, che avrebbe quindi richiesto procedure diverse e un maggiore coinvolgimento degli enti territoriali.
Proprio per contestare l’iter seguito, diversi sindaci dei comuni interessati hanno presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, chiedendo anche la sospensione dell’atto.
Nel ricorso vengono sollevate numerose questioni: dalla natura del progetto alla competenza del soggetto che lo ha approvato, dalla valutazione ambientale riferita a un tracciato precedente alla mancata valutazione di alternative meno impattanti, fino alle possibili violazioni delle direttive europee.
Attraverso l’interrogazione, la consigliera Palestra chiede al presidente della Regione e all’assessore competente di chiarire diversi aspetti della vicenda.
In particolare, viene chiesto di spiegare:
- perché si sia fatto ricorso alla procedura speciale che ha consentito al soggetto aggiudicatore di approvare direttamente il progetto;
- quali siano le motivazioni di una condotta che, secondo gli enti locali, avrebbe generato una percezione non corretta dello stato del procedimento;
- perché dell’approvazione non sia stata data adeguata informazione pubblica, essendo stata pubblicata solo nel foglio delle inserzioni della Gazzetta Ufficiale e non nella Serie Generale;
- se la Regione ritenga che il metodo seguito abbia rispettato il ruolo istituzionale dei sindaci e il diritto dei territori a un confronto trasparente.
L’interrogazione riporta così al centro del dibattito regionale la questione della tratta “D breve” della Pedemontana e, più in generale, il rapporto tra grandi opere infrastrutturali, tutela del territorio e partecipazione delle comunità locali alle decisioni che le riguardano.
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Circolo Ambiente: "Dieci milioni per opere inutili sui torrenti oggionesi"
di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"
Continuano ad aumentare esponenzialmente i costi per la realizzazione delle opere idrauliche sui torrenti Bevera e Gandaloglio, tra Oggiono e Molteno. Tanti, troppi soldi pubblici per opere idrauliche che rischiano di trasformare i torrenti naturali in canali artificiali!
Ci riferiamo al progetto per la realizzazione – già in corso – della vasca di laminazione sul torrente Gandaloglio, nell'area compresa tra Oggiono e Molteno. E anche al nuovo progetto del bypass tra i torrenti Bevera e Gandaloglio nella zona di Raviola, a monte dell'abitato di Molteno.
Come detto, c'è da considerare il fortissimo aumento dei costi, che ora ammonterebbero in totale a quasi 10 milioni di euro: poco meno di otto milioni per la vasca e circa 1,5 per il bypass.
Ma le nostre principali preoccupazioni, con conseguente contrarietà, sono anzitutto legate alle ricadute ambientali.
I due interventi in discussione, la vasca e il bypass, sono opere inutili e dannose, che rappresentano un palliativo rispetto all'obiettivo di prevenire i problemi conseguenti alle esondazioni dei torrenti. Le esondazioni sono fenomeni assolutamente naturali, le cui ricadute sulle aree abitate sono però causate dall'eccessiva cementificazione del territorio e dei torrenti stessi, avvenuta nei decenni passati.
La vasca di laminazione e il bypass sono entrambi progetti idraulici che considerano – erroneamente – i corsi d'acqua come se fossero canali artificiali. Invece i torrenti sono elementi naturali, che hanno disegnato il loro alveo e la conformazione del territorio nel corso dei secoli e, come tali, vanno preservati e, laddove cementificati, rinaturalizzati.
Manteniamo i nostri forti dubbi sulla futura efficacia idraulica della vasca di laminazione – una volta completata – e se possa realmente funzionare come un artificioso circuito idraulico. Ovvero se, in caso di forti piogge, l'acqua in eccesso dal Gandaloglio entri effettivamente nel bypass e riempia la vasca, anziché allagare, come ha sempre fatto, le aree di esondazione naturale che in passato erano costituite per lo più da campi agricoli, oggi però in parte occupate dai capannoni e dalle villette del Mognago di Oggiono.
Le stesse perplessità le abbiamo sull'efficacia funzionale del bypass tra il Bevera e il Gandaloglio, opera “inventata” solo per sbloccare la realizzazione della devastante nuova tangenzialina di Raviola!
Resta sempre insoluto l'unico vero nodo idraulico che andrebbe risolto in quella zona, ovvero la confluenza tra il Bevera e il Gandaloglio, che oggi avviene sotto la soletta dello stabilimento dell'ex Segalini. Purtroppo su questo non leggiamo alcuna previsione di intervento, quando sarebbe la prima e unica opera idraulica da realizzare. Si tratterebbe cioè di concordare con la nuova proprietà – o di procedere con l'esproprio, trattandosi di area demaniale – la demolizione della soletta e la conseguente rinaturalizzazione dell'area della confluenza tra i due torrenti che, come detto più volte, è oggi il vero problema idraulico.
Invece Regione, AIPO, Parco Valle Lambro e i comuni di Oggiono e Molteno preferiscono spendere quasi 10 milioni di euro di fondi pubblici per interventi inutili e devastanti per la naturalità dei torrenti.
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lunedì 2 marzo 2026
Ricordare l’acqua per prendersi cura del territorio: Meda riscopre il Tarò nella Settimana della Donna
In occasione della Settimana della Donna, la città di Meda diventa teatro di un’iniziativa che intreccia ambiente, memoria collettiva e sguardo femminile sul paesaggio urbano. Il Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera partecipa al calendario cittadino proponendo due passeggiate urbane nel pomeriggio di domenica 8 marzo e domenica 15 marzo 2026, dedicate al rapporto tra Donna e Acqua.
Il titolo scelto per le iniziative, “Ricordando un 22 settembre – Passeggiata urbana per ri-conoscere un torrente”, richiama una data che ha segnato profondamente la storia recente della città. Il 22 settembre, infatti, è il giorno dell’alluvione che colpì Meda, evento che molti ricordano ancora con forza e che per altri rischia di diventare una memoria sbiadita. Tornare a parlarne oggi significa riflettere sul rapporto tra territorio, corsi d’acqua e scelte urbanistiche, ma anche sulla necessità di una cura costante e consapevole dell’ambiente.
La partenza è fissata alle ore 14:45 dal ponte di via Luigi Rho (zona “Svizzera”), nei pressi del civico 13. Da qui il gruppo si muoverà lungo un itinerario che tocca numerosi ponti e luoghi simbolici del paese: via Parini, piazza Cavour, vicolo Tarò, via Cialdini, via P. Orsi con il ponte ciclopedonale, via Solferino, via De Amicis, corso Europa, fino all’area parcheggio lungo il torrente Tarò accanto alla scuola dell’infanzia Maria Bambina, con uno sguardo anche sull’area di cantiere di via Matteotti. L’arrivo è previsto nella zona dell’oratorio Santo Crocifisso, in piazza del Lavoratore.
Il cammino, della durata di circa due ore, non è una semplice passeggiata: lungo il percorso vengono narrati i contenuti degli allestimenti dedicati all’8 marzo curati dal gruppo delle Teresine, insieme alla storia e al ruolo del torrente Tarò, corso d’acqua che attraversa la Brughiera e che, se ignorato o maltrattato, può trasformarsi da risorsa a rischio. I ponti diventano così luoghi di racconto: punti di attraversamento fisico ma anche simbolico, dove si riflette su ciò che scorre sotto — acqua, ecosistemi, memoria — e su ciò che, purtroppo, a volte vi scorre sopra.
La conclusione della passeggiata è prevista intorno alle 17:00, per permettere ai partecipanti di proseguire il pomeriggio con gli appuntamenti culturali della Settimana della Donna:
- domenica 8 marzo, alle 17:30, alla Sala Civica Radio, con il Premio Meda Donna 2026;
- domenica 15 marzo, alle 17:00, sempre alla Sala Radio, con lo spettacolo teatrale conclusivo “E l’acqua parlò alle donne”.
Due passeggiate urbane aperte a tutte e tutti, pensate come momenti di ascolto, consapevolezza e condivisione. Un invito a ricordare il 22 settembre non solo come una data di emergenza, ma come un punto di partenza per ripensare il rapporto tra comunità, acqua e territorio.
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Bosco delle Querce, tra memoria e futuro: il Marchio Europeo non sia una “coccarda”
Abbiamo ricevuto un comunicato congiunto di Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso, Seveso Futura e Sinistra e Ambiente – Impulsi di Meda, relativo all’assegnazione del Marchio di Patrimonio Europeo al Bosco delle Querce.
Le tre realtà associative accolgono positivamente il riconoscimento europeo, definendolo «segno della custodia della storia e della Memoria del comune di Seveso, segnato indelebilmente dal disastro dell’Icmesa di Meda e del territorio contaminato dalla Diossina TCDD fuoriuscita il 10 luglio 1976», e lo leggono come «tributo alla straordinaria capacità di resilienza di una comunità».
Nel comunicato si sottolinea come la nascita del Bosco delle Querce sia frutto di una scelta collettiva precisa: non rimuovere la ferita ambientale e sanitaria, ma trasformarla in Memoria attiva. «Una Comunità che, sin da quando si oppose alla realizzazione di un forno inceneritore per eliminare i materiali contaminati dalla Diossina TCDD, pretendendo una bonifica e la creazione di un luogo di naturalità, non ha cancellato la ferita, ma ha voluto rendere Memoria con uno spazio di vita».
Per le associazioni firmatarie, il riconoscimento europeo rafforza un legame profondo tra ambiente, salute e giustizia sociale. «La nostra visione politica e civile da sempre pone in risalto l’inscindibile legame tra la salute dei corpi, l’ambiente e la giustizia sociale», si legge nel testo, che richiama anche le pratiche collettive che negli anni hanno mantenuto vivo il Bosco: dai pannelli del Ponte della Memoria all’“Abbraccio al Bosco” del 10 luglio 2011, quando oltre mille persone si unirono per opporsi allo sbancamento di 12 ettari previsto per il passaggio della Pedemontana Lombarda.
Un’azione che, ricordano gli estensori del comunicato, «fu un’azione corale che fece modificare, anche se non interamente, quel progetto».
Accanto alla soddisfazione, il comunicato non nasconde però le contraddizioni. Il Marchio di Patrimonio Europeo, avvertono le associazioni, «non deve essere né un vanto né un punto di arrivo», ma «un’opportunità simbolica e culturale» per orientare le scelte future. Non «una “coccarda” autocelebrativa», né «una “foglia di fico” per nascondere le contraddizioni e i limiti tutt’oggi evidenti nelle scelte di pianificazione territoriale».
Preoccupano in particolare gli effetti delle infrastrutture in corso: «Un Bosco che perderà comunque 2 ettari e 3200 alberi nel suo attuale perimetro e vedrà purtroppo limitata anche l’espansione», a causa della viabilità complementare e della vasca di laminazione legate all’autostrada.
Da qui lo sguardo che si allarga alle prospettive di ampliamento del Bosco e alla necessità di un approccio più sistemico, che includa anche la realizzazione del Parco Fluviale e Territoriale della Valle del Seveso, come risposta strutturale a consumo di suolo, frammentazione ecologica e cambiamenti climatici.
Il comunicato si chiude con un auspicio chiaro: che l’attribuzione del Marchio di Patrimonio Europeo al Bosco delle Querce «sia d’utilità per politiche efficaci di tutela del territorio e degli ecosistemi e per preservare Memoria e Significato di un bene comune».
👉 Il comunicato integrale delle associazioni è pubblicato di seguito.
Il Bosco delle Querce Patrimonio Europeo: il valore della forza generatrice delle azioni di una comunità.
Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso, Seveso Futura e Sinistra e Ambiente — Impulsi di Meda accolgono positivamente il conferimento del Marchio del Patrimonio Europeo al Bosco delle Querce.
Questo riconoscimento è segno della custodia della storia e della Memoria del comune Seveso, segnato indelebilmente dal disastro dell'Icmesa di Meda, e del territorio contaminato dalla Diossina TCDD fuoriuscita il 10 luglio 1976. È il tributo alla sua straordinaria capacità di resilienza.
Una Comunità che, sin da quando si oppose alla realizzazione di un forno inceneritore per eliminare i materiali contaminati dalla Diossina TCDD pretendendo una bonifica e la creazione d'un luogo di naturalità, non ha cancellato la ferita, il danno ambientale e alla salute, ma ha voluta rendere Memoria con uno spazio di vita, con una responsabilità condivisa nella sua trasmissione e attualizzazione.
La nostra visione politica e civile da sempre pone in risalto l'inscindibile legame tra la salute dei corpi, l'ambiente e la giustizia sociale. Il nostro territorio è vivo, protetto e difeso con amore e passione, grazie anche alle straordinarie pratiche Collettive di chi negli anni ha assunto su di sè la responsabilità di questa eredità:
Ancora vorremmo ricordare l'agire, silenzioso ma costante di persone, realtà associative e gruppi locali che da anni condividono un lavoro fatto di iniziative e momenti pubblici per rafforzare il riconoscimento e la restituzione di significato al Bosco delle Querce, non solo simbolico scrigno di Memoria, ma tesoro da custodire per le generazioni future. Non da ultimo tutti i cittadini fruitori del Bosco, che con la loro stessa presenza e percorrenza lo mantengono luogo vivo e vitale.
Se oggi il nostro Bosco ha potuto ottenere questo riconoscimento lo dobbiamo principalmente a tutti questi soggetti. Questo marchio europeo non deve però essere nè un vanto nè un punto di arrivo, ma un'opportunità simbolica e culturale per continuare a tessere quel legame inscindibile tra partecipazione civica, rispetto e amore per la propria terra affinché la Memoria si trasformi in una forza generatrice.
Non una semplice "coccarda" autocelebrativa e autoreferenziale, una "foglia di fico" per nascondere le contraddizioni e i limiti tutt'oggi evidenti nelle scelte di pianificazione territoriale ad ogni livello, ma una spinta verso visioni e progettualità sostenibili, che sappiano realmente ed efficacemente conservare il nostro territorio e il suo patrimonio naturale.
Guardiamo con grande speranza alle opportunità di ampliamento del Bosco, obiettivo per cui ci siamo spesi fin dall'inizio nella nostra azione politica locale e consiliare, in contrasto alla devastazione dell'autostrada Pedemontana che rappresenta l'ennesima lacerazione del nostro territorio e del Bosco in particolare. Un Bosco che perderà comunque 2 ettari e 3200 alberi nel suo attuale perimetro e vedrà purtroppo limitata anche l'espansione poiché una vasca di laminazione e la viabilità complementare all'autostrada sottrarranno superficie alla sua estensione.
L' inclusione nel Bosco delle aree sevesine a est - via Dei Vignee/via della Roggia - e di quelle a ovest - via Masciadri e Redipuglia - rappresentano indubbiamente passi concreti per il potenziamento del nostro ecosistema, che rimane tuttavia debole, fortemente frammentato e non ancora parte di una rete sovralocale organica e ben definita di Parchi.
É necessario allargare lo sguardo verso la realizzazione del Parco Fluviale e Territoriale della Valle del Seveso.
In una provincia ad alto livello di inquinamento e cementificazione e con il più alto consumo di suolo d'Europa quale è la nostra, occorre adottare un approccio sistemico in grado di tutelare e creare corridoi ecologici territoriali e fluviali, intervenire con opere sostenibili e ambientalmente compatibili per mitigare i cambiamenti climatici.
Su questi temi cruciali, manteniamo una posizione aperta e collaborativa nei confronti degli attori istituzionali e dei portatori di interesse locali.
Auspichiamo che l'attribuzione del Marchio del Patrimonio Europeo al Bosco delle Querce sia d'utilità per politiche efficaci di tutela del territorio e degli ecosistemi e per preservare Memoria e Significato di un bene comune.
Seveso/Meda 26 Febbraio 2026
LEGAMBIENTE CIRCOLO "LAURA CONTI" SEVESO
SEVESO FUTURA
SINISTRA E AMBIENTE-IMPULSI MEDA
Il Bosco delle Querce Patrimonio Europeo: il valore della forza generatrice delle azioni di una comunità.
Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso, Seveso Futura e Sinistra e Ambiente — Impulsi di Meda accolgono positivamente il conferimento del Marchio del Patrimonio Europeo al Bosco delle Querce.
Questo riconoscimento è segno della custodia della storia e della Memoria del comune Seveso, segnato indelebilmente dal disastro dell'Icmesa di Meda, e del territorio contaminato dalla Diossina TCDD fuoriuscita il 10 luglio 1976. È il tributo alla sua straordinaria capacità di resilienza.
Una Comunità che, sin da quando si oppose alla realizzazione di un forno inceneritore per eliminare i materiali contaminati dalla Diossina TCDD pretendendo una bonifica e la creazione d'un luogo di naturalità, non ha cancellato la ferita, il danno ambientale e alla salute, ma ha voluta rendere Memoria con uno spazio di vita, con una responsabilità condivisa nella sua trasmissione e attualizzazione.
La nostra visione politica e civile da sempre pone in risalto l'inscindibile legame tra la salute dei corpi, l'ambiente e la giustizia sociale. Il nostro territorio è vivo, protetto e difeso con amore e passione, grazie anche alle straordinarie pratiche Collettive di chi negli anni ha assunto su di sè la responsabilità di questa eredità:
- l'esperienza del Ponte della Memoria, di cui rimane traccia visibile nei pannelli informativi disseminati all'interno del Bosco, che ne ripercorrono la storia e le origini;
- l'intenso e coinvolgente "Abbraccio al Bosco" del 10 luglio 2011, allora promosso dal Coordinamento Ambientalista "Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile", cui aderivamo.Oltre mille persone si unirono fisicamente per opporsi ad uno sbancamento di 12 ettari di Bosco, utile al passaggio dell'Autostrada Pedemontana Lombarda. Fu un'azione corale che fece modificare, anche se non interamente, quel progetto.
Ancora vorremmo ricordare l'agire, silenzioso ma costante di persone, realtà associative e gruppi locali che da anni condividono un lavoro fatto di iniziative e momenti pubblici per rafforzare il riconoscimento e la restituzione di significato al Bosco delle Querce, non solo simbolico scrigno di Memoria, ma tesoro da custodire per le generazioni future. Non da ultimo tutti i cittadini fruitori del Bosco, che con la loro stessa presenza e percorrenza lo mantengono luogo vivo e vitale.
Se oggi il nostro Bosco ha potuto ottenere questo riconoscimento lo dobbiamo principalmente a tutti questi soggetti. Questo marchio europeo non deve però essere nè un vanto nè un punto di arrivo, ma un'opportunità simbolica e culturale per continuare a tessere quel legame inscindibile tra partecipazione civica, rispetto e amore per la propria terra affinché la Memoria si trasformi in una forza generatrice.
Non una semplice "coccarda" autocelebrativa e autoreferenziale, una "foglia di fico" per nascondere le contraddizioni e i limiti tutt'oggi evidenti nelle scelte di pianificazione territoriale ad ogni livello, ma una spinta verso visioni e progettualità sostenibili, che sappiano realmente ed efficacemente conservare il nostro territorio e il suo patrimonio naturale.
Guardiamo con grande speranza alle opportunità di ampliamento del Bosco, obiettivo per cui ci siamo spesi fin dall'inizio nella nostra azione politica locale e consiliare, in contrasto alla devastazione dell'autostrada Pedemontana che rappresenta l'ennesima lacerazione del nostro territorio e del Bosco in particolare. Un Bosco che perderà comunque 2 ettari e 3200 alberi nel suo attuale perimetro e vedrà purtroppo limitata anche l'espansione poiché una vasca di laminazione e la viabilità complementare all'autostrada sottrarranno superficie alla sua estensione.
L' inclusione nel Bosco delle aree sevesine a est - via Dei Vignee/via della Roggia - e di quelle a ovest - via Masciadri e Redipuglia - rappresentano indubbiamente passi concreti per il potenziamento del nostro ecosistema, che rimane tuttavia debole, fortemente frammentato e non ancora parte di una rete sovralocale organica e ben definita di Parchi.
É necessario allargare lo sguardo verso la realizzazione del Parco Fluviale e Territoriale della Valle del Seveso.
In una provincia ad alto livello di inquinamento e cementificazione e con il più alto consumo di suolo d'Europa quale è la nostra, occorre adottare un approccio sistemico in grado di tutelare e creare corridoi ecologici territoriali e fluviali, intervenire con opere sostenibili e ambientalmente compatibili per mitigare i cambiamenti climatici.
Su questi temi cruciali, manteniamo una posizione aperta e collaborativa nei confronti degli attori istituzionali e dei portatori di interesse locali.
Auspichiamo che l'attribuzione del Marchio del Patrimonio Europeo al Bosco delle Querce sia d'utilità per politiche efficaci di tutela del territorio e degli ecosistemi e per preservare Memoria e Significato di un bene comune.
Seveso/Meda 26 Febbraio 2026
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Una proposta per custodire la memoria: due steli al Bosco delle Querce di Seveso e Meda
Il WWF Insubria ha avanzato una proposta simbolica e fortemente evocativa ai Comuni di Seveso e Meda, in vista del cinquantesimo anniversario dell’incidente dell’Icmesa del 10 luglio 1976, passato alla storia come la tragedia della diossina di Seveso.
La proposta, formalizzata in una lettera indirizzata ai sindaci Alessia Borroni e Luca Santambrogio e per conoscenza ad assessori e consiglieri comunali, è stata presentata da Maurizio Borghi, presidente di WWF Insubria, insieme a Gianni Del Pero, vicepresidente dell’associazione. Essa prevede l’“innalzamento di una stele” in ciascuna delle due vasche presenti nel Bosco delle Querce di Seveso e Meda, luoghi che custodiscono la memoria materiale e immateriale dell’incidente.
Le steli, che riporterebbero incise le date 10 luglio 1976 – 10 luglio 2026, vorrebbero rappresentare un simbolo di risarcimento ambientale, di rinascita del territorio e, al tempo stesso, un monito per le generazioni future. Il WWF sottolinea come il muro di recinzione dell’ex stabilimento Icmesa sia solo l’elemento più visibile di una memoria ben più profonda: sotto le colline artificiali del Bosco delle Querce sono custoditi circa 80.000 metri cubi di materiali a Meda e 200.000 a Seveso, contenenti terra contaminata, macerie della fabbrica e delle abitazioni demolite, ma anche i ricordi e le vite delle persone evacuate.
Nel documento viene ricordato il legame storico tra il WWF e i due Comuni, nato proprio a seguito dell’incidente del 1976 e consolidatosi nel tempo attraverso la gestione di oasi naturalistiche, iniziative ambientali e interventi di forestazione urbana. Un rapporto che oggi si inserisce in un contesto ancora più significativo grazie al recente riconoscimento del Marchio del Patrimonio Europeo attribuito al Bosco delle Querce.
Secondo i promotori, collocare le due steli sulle cosiddette “Colline della Memoria” di Seveso e Meda significherebbe dare una forma tangibile a una storia condivisa, trasformando un luogo di dolore in uno spazio di consapevolezza, responsabilità e speranza per il futuro.
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