giovedì 29 ottobre 2026

Metrotranvia Milano-Seregno: non lasciateci una cattedrale di cemento

STOP: l'emblematico e profetico cartello all'ingresso del cantiere del deposito della metrotranvia tra Desio e Seregno

La notizia pubblicata oggi da Il Giorno sul possibile ridimensionamento della metrotranvia Milano-Seregno conferma le incertezze su un'opera che rischia di non essere completata, mentre gli extracosti aumentano e le risorse necessarie restano da reperire.

La nostra posizione a favore del trasporto pubblico è nota. Altrettanto nota è la nostra contrarietà al deposito costruito nelle aree verdi del Parco GruBrìa, all'interno della rete ecologica, tanto più che un vecchio deposito di dimensioni analoghe si trova a poche centinaia di metri.

Oggi, con il futuro dell'opera incerto, rischiamo di ritrovarci con una struttura parzialmente costruita e inutilizzata: una cattedrale nel deserto, un monumento al consumo di suolo.

Se il deposito non verrà completato e utilizzato, non lasciamo in eredità al territorio altro cemento e un'area verde compromessa.

L'area del deposito prima dell'intervento cementificatorio

Chiediamo ai Comuni di Desio e Seregno di affrontare fin da ora questa eventualità e di impegnarsi a valutare un progetto concreto che preveda la rimozione delle opere realizzate, il ripristino ambientale dell'area e la creazione di un vero parco pubblico, collegato alla città e ai quartieri attraverso percorsi ciclopedonali.

Non si tratta di rinunciare al trasporto pubblico, ma di evitare che un'opera in difficoltà lasci dietro di sé un danno ambientale permanente. Il ripristino richiederà verifiche tecniche e risorse, ma è necessario cominciare a discuterne adesso.

Il Parco GruBrìa non è un'area da sacrificare e poi dimenticare. Se il deposito non serve, si rimuova il cemento e si restituisca l'area ai cittadini.

mercoledì 28 ottobre 2026

Seregno, 25 metri quadrati di suolo consumati ogni giorno: il PGT deve invertire la rotta

I dati presentati ieri da ISPRA ed elaborati da SuoloData fotografano per Seregno una situazione critica: il 52,91% del territorio comunale è già artificializzato. Nel 2024 il saldo del consumo di suolo è stato di circa 25 metri quadrati al giorno. La revisione del Piano di Governo del Territorio deve puntare sulla rigenerazione urbana, sulla tutela delle aree verdi e sul recupero del suolo impermeabilizzato.

Le aree rosse mostrano tutto il suolo già consumato rilevato da ISPRA al 2024.

Quanto spazio resta alla natura a Seregno? E quali scelte urbanistiche servono per conservare le aree verdi ancora presenti, contrastare il riscaldamento urbano e ridurre le conseguenze delle piogge intense? Sono domande che meritano di essere poste in occasione della revisione del Piano di Governo del Territorio (PGT), lo strumento con cui il Comune stabilisce le regole e gli indirizzi per le trasformazioni urbanistiche della città.

I dati disponibili sul consumo di suolo restituiscono un quadro che non può essere ignorato. Il dossier dedicato a Seregno pubblicato da SuoloData, sulla base dei dati ISPRA/SNPA e ISTAT, riporta per il 2024 alcuni indicatori particolarmente significativi.

  • 52,91% del territorio comunale risulta coperto da superfici artificiali: edifici, strade, parcheggi e altre superfici trasformate dall'uomo.
  • 25,2 metri quadrati al giorno è il saldo netto giornaliero del consumo di suolo riportato dal dossier, corrispondente a circa 0,9 ettari all'anno.
  • 3,8 ettari è l'incremento netto della superficie artificiale registrato dal 2016 al 2024.
  • 45.010 abitanti è la popolazione riportata per il 2024, sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente.

Trasformazioni del suolo 2024. 1) Trasformazione non definitiva del suolo 1,49 ha. 2) Nuova copertuta artificiale del suolo 0,67 ha. Fonte Suolodata

Il dato più impressionante è quello relativo alla superficie già artificializzata: a Seregno oltre un metro quadrato su due del territorio comunale è stato trasformato. Il confronto territoriale proposto da SuoloData colloca Seregno al 13° posto su 55 comuni della provincia di Monza e della Brianza per quota di copertura artificiale e al terzo posto per velocità del saldo netto giornaliero di consumo di suolo. Il confronto con la media lombarda è altrettanto significativo: il dossier indica una quota regionale del 12,2%, contro il 52,91% di Seregno. Si tratta di valori che descrivono realtà territoriali differenti, ma che aiutano a comprendere quanto sia elevata la pressione urbanistica sul territorio comunale. È importante distinguere tra il suolo già consumato e quello trasformato nel corso dell'ultimo anno: il primo descrive una condizione accumulata nel tempo, il secondo misura una dinamica recente. Entrambi sono indispensabili per valutare le scelte urbanistiche.

Il consumo di suolo non si misura esclusivamente in ettari sottratti ai campi o agli spazi verdi. La trasformazione di un terreno naturale in una superficie edificata o impermeabilizzata comporta anche la perdita di funzioni ambientali essenziali. Un terreno permeabile assorbe l'acqua piovana, contribuisce alla ricarica delle falde, ospita organismi viventi e partecipa alla regolazione del microclima. Una superficie asfaltata o cementificata, invece, ostacola l'infiltrazione dell'acqua e favorisce il deflusso superficiale.

Le conseguenze sono particolarmente importanti in un territorio densamente urbanizzato come quello di Seregno e della Brianza. Più superfici impermeabili significano meno spazio per l'acqua, maggiori pressioni sui sistemi di drenaggio e possibili aggravamenti dei problemi di allagamento, soprattutto quando le trasformazioni interessano aree già vulnerabili dal punto di vista idraulico. C'è poi la questione delle temperature estive. Edifici, asfalto e parcheggi contribuiscono a creare isole di calore urbane, mentre alberi, vegetazione e suoli non impermeabilizzati possono migliorare il comfort termico e la vivibilità degli spazi pubblici. Conservare il suolo naturale non significa quindi soltanto salvaguardare il paesaggio: significa tutelare la sicurezza, la salute e la qualità della vita dei cittadini.

La revisione generale del PGT rappresenta un'occasione importante per ripensare le priorità dello sviluppo urbano di Seregno. L'obiettivo dovrebbe essere quello di soddisfare le esigenze della città utilizzando meglio gli spazi già urbanizzati, anziché continuare a sottrarre terreno alle aree naturali e agricole. Non basta richiamare genericamente la sostenibilità nei documenti di pianificazione. Servono scelte verificabili, obiettivi misurabili e una valutazione trasparente degli effetti ambientali delle trasformazioni previste.

Pedemontana divora Desio e la Brianza

I dati sul consumo di suolo emersi dal Rapporto Ispra.
Desio, interessata da Pedemontana, è il comune che ha registrato il maggior consumo di suolo in provincia nel 2025.



di Roberto Fumagalli, Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”

A causa di Pedemontana, in provincia di Monza e Brianza aumenta il consumo di suolo! Nel 2025, il Comune di Desio è quello in cui si è registrata la maggiore perdita di suolo naturale nella provincia. A documentare questi dati è il Rapporto annuale sul consumo di suolo in Italia, relativo al 2025, presentato ieri mattina a Roma dall’Ispra. Secondo il censimento Ispra, nel 2025 a Desio sono stati consumati 22,6 ettari di suolo, una superficie pari a oltre 30 campi di calcio di Serie A. Si tratta di un dato elevatissimo, legato in particolare ai cantieri di Pedemontana, la nuova autostrada che sta determinando un ulteriore sconvolgimento ambientale in quella che è già la provincia più cementificata d’Italia. Nel rapporto Ispra, infatti, la provincia di Monza e Brianza si conferma al primo posto a livello nazionale per consumo di suolo, con oltre il 41% del territorio coperto da cemento e asfalto.

I cantieri di Pedemontana non faranno altro che aggravare ulteriormente la situazione ambientale del nostro territorio. Sempre secondo i dati diffusi da Ispra, al secondo posto in provincia di Monza e Brianza per consumo di suolo nel 2025 si colloca Macherio, con 15,7 ettari, seguito da Vimercate, con 12 ettari, e Biassono, con 10,7 ettari. Si tratta di comuni tutti interessati dal passaggio di Pedemontana!

La costruzione di Pedemontana sta devastando le ultime aree verdi di una provincia già oggi tra le più cementificate d’Italia! A causa dello scellerato progetto di Pedemontana, stiamo compromettendo ulteriormente la vivibilità del nostro territorio, già gravemente compromesso dall’eccessiva cementificazione. Purtroppo, la tendenza all’aumento del consumo di suolo non accenna a invertirsi, nonostante la vastissima superficie già cementificata nella nostra provincia. Sarebbe invece necessario invertire questa tendenza, anche alla luce della crisi climatica che stiamo vivendo. Proprio il cambiamento climatico dovrebbe indurci a preservare il suolo naturale, anziché cementificarlo ulteriormente. Il suolo, infatti, contribuisce a immagazzinare carbonio e a mitigare gli effetti delle isole di calore, soprattutto nelle aree urbane. Per tutti questi motivi, come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” denunciamo lo scempio ambientale causato da Pedemontana e ribadiamo il nostro appello ai Comuni affinché fermino la cementificazione, introducendo il principio del “consumo di suolo zero” nei Piani di governo del territorio.

martedì 27 ottobre 2026

Seveso, diossina e vetiver: che cosa dice la ricerca scientifica

Vetiver, pianta erbacea perenne. Fonte immagine: Wikipedia.

(dc). La possibilità di utilizzare il vetiver per contribuire al risanamento di terreni contaminati è tornata all’attenzione anche in relazione al disastro di Seveso. La proposta è circolata sui social ed è stata ripresa dalla stampa, offrendo l’occasione per approfondire che cosa sia questa pianta, quali caratteristiche la rendano interessante per gli interventi ambientali e quali risultati siano stati effettivamente raggiunti dalla ricerca scientifica. Il vetiver (Chrysopogon zizanioides) è una pianta erbacea perenne originaria dell’Asia, caratterizzata da un apparato radicale particolarmente sviluppato e profondo. È utilizzata soprattutto per contrastare l’erosione del suolo, stabilizzare i terreni e favorire il recupero di aree degradate. La sua capacità di crescere in condizioni ambientali difficili ha portato a studiarne anche l’impiego nel fitorisanamento, cioè nell’utilizzo delle piante per contribuire alla gestione dei contaminanti presenti nel suolo e nell’acqua. Ma quanto può essere utile il vetiver in presenza di contaminanti come quelli che interessano i terreni di Seveso? Per rispondere è necessario partire dagli studi disponibili, distinguendo le ricerche condotte direttamente sulle diossine da quelle che hanno esaminato altri contaminanti.

1. Il primo studio sulle diossine: la sperimentazione a Bien Hoa

The outdoor experiment and the study area at Bien Hoa Airbase (From Google Map 2023). Immagine e didascalia tratte dallo studio citato.

Un contributo importante arriva dal Vietnam, dove la base aerea di Bien Hoa è interessata da una contaminazione storica legata all’impiego dell’Agente Arancio durante la guerra. In quest’area sono stati condotti diversi studi sul fitorisanamento, anche in considerazione della presenza di diossine nei terreni. Nel 2024 è stato pubblicato sulla rivista Vietnam Journal of Science and Technology lo studio Assessing the bioaccumulation and translocation potential of vetiver grass for dioxins phytoremediation in Bien Hoa airbase, Viet Nam. La ricerca ha esaminato direttamente la capacità del vetiver di accumulare diossine, seguendo una sperimentazione condotta tra ottobre 2018 e marzo 2022. I ricercatori hanno utilizzato sei appezzamenti di 100 metri quadrati ciascuno: tre coltivati a vetiver e tre lasciati senza questa vegetazione come aree di controllo. Sono stati analizzati i campioni di terreno, le radici e le parti aeree delle piante. I risultati hanno evidenziato un accumulo di diossine nelle radici, particolarmente marcato durante il primo anno di crescita. In alcune parcelle, le concentrazioni misurate nelle radici sono aumentate sensibilmente nei primi mesi, per poi diminuire o stabilizzarsi. Il trasferimento delle diossine alle parti aeree della pianta è risultato invece molto limitato. Questi risultati indicano che il vetiver è in grado di intercettare e trattenere una parte delle diossine nelle proprie radici. Gli autori interpretano questo comportamento soprattutto in termini di fitostabilizzazione, un processo che può contribuire a limitare la mobilità dei contaminanti. Occorre però distinguere questo risultato dalla dimostrazione di una vera e propria bonifica. L’accumulo nelle radici non comporta automaticamente la rimozione delle diossine dal sito: se le radici rimangono nel terreno, il contaminante può restare nell’area interessata. Inoltre, lo studio non dimostra direttamente che le diossine siano state degradate dalla pianta. Il calo delle concentrazioni osservate nelle radici può avere diverse spiegazioni e richiede ulteriori verifiche. Anche il confronto con le parcelle di controllo deve essere interpretato con cautela, perché i livelli iniziali di contaminazione non erano uguali in tutte le aree sperimentali. La ricerca del 2024 è comunque particolarmente significativa: affronta direttamente il comportamento delle diossine, anziché limitarsi a studiare altri elementi presenti nei terreni contaminati. Costituisce quindi una base concreta per ulteriori sperimentazioni, finalizzate a misurare l’effettiva riduzione della contaminazione e a chiarire quali benefici ambientali possano essere ottenuti.

Riferimento scientifico: Nguyen Thi Thanh Thao et al., Assessing the bioaccumulation and translocation potential of vetiver grass for dioxins phytoremediation in Bien Hoa airbase, Viet Nam, Vietnam Journal of Science and Technology, 2024.
DOI: https://doi.org/10.15625/2525-2518/19478

2. Lo studio del 2025: il vetiver e i metalli in traccia

Nel 2025 è stato pubblicato un altro studio sulla sperimentazione condotta presso la base aerea di Bien Hoa, questa volta dedicato alla capacità del vetiver di interagire con alcuni metalli presenti nel suolo. La ricerca, intitolata Application of vetiver grass phytoremediation for trace element removal in dioxin-contaminated soils at Bien Hoa Airbase, Vietnam, ha esaminato per 40 mesi sette elementi: arsenico, cadmio, cromo, rame, nichel, piombo e zinco. È importante chiarire che, in questo caso, l’oggetto principale delle analisi erano i metalli in traccia presenti nei terreni contaminati da diossine, non la rimozione delle diossine stesse. I risultati hanno mostrato comportamenti diversi a seconda dell’elemento considerato. Il vetiver ha evidenziato potenzialità soprattutto nella fitostabilizzazione di cadmio e zinco, con una presenza significativa di questi elementi nelle radici e un trasferimento relativamente limitato verso i germogli. Per gli altri elementi, i risultati sono stati meno evidenti o meno uniformi. La ricerca suggerisce quindi che il vetiver possa contribuire alla gestione di alcuni contaminanti in determinate condizioni ambientali. Non dimostra, tuttavia, che la pianta sia efficace nello stesso modo per tutte le sostanze presenti in un terreno contaminato. Questo punto è essenziale anche per il caso di Seveso: la capacità di trattenere un metallo nelle radici non può essere automaticamente estesa alle diossine, che hanno caratteristiche chimiche e comportamenti ambientali differenti.

Riferimento scientifico: Application of vetiver grass phytoremediation for trace element removal in dioxin-contaminated soils at Bien Hoa Airbase, Vietnam, 2025.
DOI: https://doi.org/10.1080/15226514.2025.2509024

3. Lo studio del 2026: che cosa succede dopo 55 mesi

Un ulteriore approfondimento è arrivato nell’ottobre 2026 con la pubblicazione dello studio Depth-dependent trace metal speciation, bioavailability and soil–plant transfer across 55 months of vetiver phytoremediation at Bien Hoa Airbase, Vietnam, apparso sulla rivista Environmental Geochemistry and Health. Il lavoro ha seguito la sperimentazione per 55 mesi, analizzando i metalli a diverse profondità del terreno e studiandone la distribuzione tra forme chimiche con differente mobilità e disponibilità biologica. Sono stati inoltre esaminati il loro trasferimento e il loro accumulo nei tessuti vegetali. I risultati hanno confermato che il comportamento del vetiver varia considerevolmente a seconda dell’elemento. Il cadmio è risultato quello con la maggiore capacità di accumulo nella pianta: il fattore di bioaccumulo è rimasto superiore a uno durante il periodo considerato e, nell’intervallo di valutazione di 40 mesi, è aumentato di circa 2,3 volte. Per cromo e nichel, invece, la quota prevalente è risultata associata a forme residuali del terreno, meno disponibili. Lo studio ha anche documentato un episodio accidentale di incendio al cinquantaduesimo mese, che ha distrutto la parte aerea del vetiver senza eliminare le radici. Nei campioni successivi sono stati osservati aumenti di alcuni indici di trasferimento e accumulo, che gli autori collegano anche alla ricrescita della pianta. Si tratta di un risultato interessante, ma che necessita di ulteriori osservazioni per essere interpretato con sicurezza. Anche questo lavoro riguarda i metalli, non la capacità di degradare o rimuovere le diossine. Il suo contributo consiste soprattutto nel mostrare quanto sia importante considerare non soltanto la presenza totale di un contaminante, ma anche la sua forma chimica, la sua mobilità e la possibilità che venga assorbito dalle piante.

Riferimento scientifico: Depth-dependent trace metal speciation, bioavailability and soil–plant transfer across 55 months of vetiver phytoremediation at Bien Hoa Airbase, Vietnam, Environmental Geochemistry and Health, 2026, vol. 48, articolo 640.
DOI: https://doi.org/10.1007/s10653-026-03499-9

4. Che cosa possiamo concludere per Seveso?

Le ricerche condotte a Bien Hoa offrono indicazioni interessanti sulle potenzialità del vetiver negli interventi ambientali. Mostrano, però, anche perché sia necessario valutare ogni contaminante separatamente e distinguere tra processi che possono sembrare simili, ma che producono effetti diversi.

La fitostabilizzazione consiste nel trattenere o immobilizzare i contaminanti, riducendone potenzialmente la mobilità. La fitoestrazione, invece, prevede che le sostanze vengano assorbite dalla pianta e successivamente allontanate dal sito attraverso la raccolta della biomassa. Un terzo processo, la fitodegradazione, presuppone che i contaminanti siano trasformati o degradati attraverso l’attività della pianta o dei processi biologici a essa associati.

Lo studio del 2024 sulle diossine offre evidenze di accumulo nelle radici e di trasferimento molto limitato alle parti aeree. Non dimostra però in modo conclusivo che il vetiver provochi una riduzione significativa della contaminazione del suolo attraverso la rimozione o la degradazione delle diossine. Questo non significa che la strada sia da escludere. Significa che, prima di ipotizzare un’applicazione su larga scala a Seveso, occorrerebbe verificare sperimentalmente quali effetti il vetiver possa produrre nelle specifiche condizioni dei terreni interessati. Sarebbe importante misurare le concentrazioni iniziali e finali dei contaminanti nel suolo, confrontare aree trattate e aree di controllo comparabili, valutare la distribuzione delle sostanze tra terreno e tessuti vegetali e verificare l’eventuale degradazione con metodi analitici adeguati. Andrebbe inoltre affrontata la gestione della biomassa contaminata, soprattutto se l’intervento prevedesse la raccolta di radici o parti aeree. Un aspetto da non trascurare è che i risultati ottenuti in Vietnam non sono automaticamente trasferibili a Seveso. Le caratteristiche del terreno, la distribuzione della contaminazione, le condizioni ambientali e le modalità di gestione dell’area possono influire sull’efficacia di qualsiasi intervento.

domenica 25 ottobre 2026

Lombardia Si Muove: raccolta firme alla stazione di Seregno per migliorare il servizio ferroviario


Mercoledì 28 ottobre, doppio appuntamento in piazza XXV Aprile, davanti alla stazione di Seregno, per sostenere la proposta di legge regionale sul servizio ferroviario e i disservizi di Trenord.

Ritardi, soppressioni, treni affollati e informazioni non sempre sufficienti: sono problemi che tanti pendolari conoscono bene e che continuano a incidere sulla vita quotidiana di chi utilizza il trasporto ferroviario per andare al lavoro, a scuola o all'università. Per chiedere interventi concreti è stata lanciata Lombardia Si Muove, una campagna promossa da +Europa con l'obiettivo di raccogliere 5.000 firme per portare in Consiglio regionale una proposta di legge finalizzata a migliorare il servizio ferroviario lombardo.

La raccolta firme farà tappa anche a Seregno, mercoledì 28 ottobre, con due appuntamenti davanti alla stazione ferroviaria, in piazza XXV Aprile:

  • dalle 7 alle 9, al mattino, per intercettare i pendolari in partenza.
  • dalle 18 alle 20, nel tardo pomeriggio, per chi rientra.

La campagna Lombardia Si Muove individua cinque ambiti di intervento:

  • Trasparenza sui dati: rendere pubbliche e facilmente consultabili le informazioni su ritardi, soppressioni, affollamento e qualità del servizio.
  • Controlli indipendenti: affidare la verifica dei dati e della qualità del servizio a un soggetto terzo, distinto da chi gestisce il trasporto.
  • Rimborsi automatici: prevedere meccanismi di rimborso per gli abbonati in caso di disservizi.
  • Partecipazione dei pendolari: istituire un tavolo permanente con rappresentanti dei viaggiatori e delle associazioni dei consumatori.
  • Apertura alla concorrenza: avviare gare pilota su una quota limitata del servizio ferroviario, con l'obiettivo di migliorare qualità, efficienza e copertura.

1976–2026 | Disastro diossina | 11. Il Bosco delle Querce

Quest'anno ricorre il 50° anniversario del disastro della diossina dell’ICMESA di Meda, una ferita ancora aperta nella storia ambientale, sociale e sanitaria della Brianza.
Il 10 luglio 1976 una nube tossica contenente TCDD (diossina) si diffuse su Seveso, Meda e nei comuni limitrofi, segnando per sempre il territorio e la vita di migliaia di persone.

Quel disastro non fu però un evento improvviso né imprevedibile, ma il punto di arrivo di decenni di inquinamenti, omissioni e controlli insufficienti. Ricostruire ciò che accadde prima del 1976 è quindi essenziale per comprenderne il significato.

Con questa serie di pubblicazioni, Brianza Centrale, riprendendo il lavoro di Sinistra e Ambiente, avvia un percorso di memoria storica e civile. Le prime tre puntate riprendono il lavoro dello storico sevesino Massimiliano Fratter (Seveso. Memorie da sotto il Bosco, 2006), mentre dalla quarta la ricostruzione si basa direttamente sulla documentazione d’archivio raccolta da Sinistra e Ambiente di Meda.


*-*-*
11° puntata
Il Bosco delle Querce



Questa è l'ultima puntata (ma forse anche no, se altro materiale o altri aspetti dovessero risultare interessanti per la divulgazione) della serie curata da Sinistra e Ambiente di Meda per ricostruire gli anni e le drammatiche vicende del disastro della diossina dell'ICMESA, la fabbrica di Meda appartenente al gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche.

Questa volta racconteremo con dovizia di particolari la creazione del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, luogo simbolo legato indissolubilmente a quei tragici eventi.

Un luogo che diversi gruppi ambientalisti di Seveso e Meda hanno a cuore e monitorano con passione.

LE ORIGINI DI UNA SCELTA

Dopo le partecipate manifestazioni del 1977, durante le quali gli abitanti, i gruppi e i Comitati dei Comuni colpiti dalla diossina TCDD, con Seveso in prima fila, si espressero contro la realizzazione di un forno inceneritore per distruggere il materiale contaminato, Regione Lombardia rinunciò al contestato progetto.

Ne abbiamo scritto in: 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, QUINTA PUNTATA: LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI, I LAVORATORI E LA VERTENZA SULLA SALUTE E LA CONOSCENZA, L'OPPOSIZIONE ALL'IPOTESI FORNO INCENERITORE E LE MOBILITAZIONI POPOLARI.

Si scelse allora lo stoccaggio in loco e, tra il 1981 e il 1984, vennero realizzate due vasche impermeabilizzate: una a Meda, di 80.000 m³, e una a Seveso, di 200.000 m³. Al loro interno venne collocato il materiale contaminato, costituito dalle macerie delle case abbattute, dal terreno decorticato, dall'asfalto asportato, dagli animali morti, dalla vegetazione e dal reattore dell'ICMESA, racchiuso in un sarcofago di cemento.

Ne abbiamo scritto in: 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, SESTA PUNTATA: LA BONIFICA E LE SUE CRITICITÀ, LE DUE VASCHE DI CONTENIMENTO.

GLI INTERVENTI PER LA CREAZIONE DEL BOSCO DELLE QUERCE DI SEVESO E MEDA

Sempre sulla spinta dei movimenti cittadini, Regione Lombardia optò anche per un intervento di ingegneria ambientale finalizzato al rimboschimento dei terreni della zona A, quella a più alto livello di contaminazione da TCDD, dove il terreno era stato asportato e le case presenti erano state abbattute. La progettazione iniziò nel 1983 nelle sottozone da A1 ad A5, nelle quali era suddivisa la zona A, e le prime attività cominciarono nel 1984. L'area interessata dagli interventi, estesa per 7,81 ettari nel Comune di Meda e per 34,95 ettari nel Comune di Seveso, per un totale di 42,76 ettari, era spoglia e priva di vegetazione, fatta eccezione per un pioppo che aveva resistito ai composti tossici presenti nella nube e che era stato risparmiato dai tagli. La prima necessità fu quella di ricostruire il terreno di coltura, cioè lo strato fertile che era stato asportato perché contaminato.

L'area del Bosco delle Querce come appariva dopo la decorticazione, con il terreno già conferito nelle due vasche di Seveso e Meda

Per questo si utilizzarono terreni vegetali provenienti da diverse località della Brianza, anche distanti fra loro e caratterizzate da proprietà chimico-fisiche differenti.

La piantumazione negli anni Ottanta

Per accelerare la ricostituzione ambientale del luogo, si impiantarono inizialmente specie arboree di rapido attecchimento. Complessivamente furono messe a dimora querce indigene, aceri, carpini, pini silvestri, tigli, salici, betulle, pioppi neri e bianchi, frassini e ornielli. Tra le specie arbustive si scelsero il biancospino, la ginestra, il viburno, il ginepro, la rosa canina e altri cespugli. L'obiettivo era la creazione di un querco-carpineto tipico della pianura lombarda, obiettivo poi raggiunto. Si cercò di ottenere una distribuzione uniforme della vegetazione. Furono escluse dalla piantumazione le superfici sovrastanti le due vasche, sia per la limitata profondità del terreno di riporto, sia per preservare l'integrità della copertura superiore, evitando di appesantirla.

In quelle aree furono pertanto utilizzate soltanto essenze arbustive, laddove consentito. Nel complesso vennero messe a dimora circa 5.000 piante arboree e 6.000 arbustive. Il terreno di coltivo riportato nelle aree scarificate proveniva da luoghi diversi e presentava valori di pH differenti, fattore che causò una significativa moria di querce.

La situazione del pH del suolo del Bosco delle Querce nel 1991

Si dovette pertanto intervenire con ulteriori riporti di terreno, abbondanti concimazioni letamiche, drenaggi e irrigazioni intensive. 

Censimenti degli alberi e degli arbusti nel Bosco delle Querce nel corso degli anni

Negli anni successivi vennero messi a dimora altri alberi e il monitoraggio del 1998 censiva già quasi 22.000 alberi e 24.000 arbusti, molti dei quali nati per germinazione naturale. Successivamente si passò al consolidamento e alla gestione ordinaria del patrimonio forestale esistente, con la realizzazione, da parte dell'ERSAF, di uno stagno all'interno dell'allora area naturalistica. A partire dal 2002, la flora e la fauna del sottobosco furono potenziate e riqualificate attraverso un intervento specifico, promosso da Regione Lombardia ed eseguito dal Centro Flora Autoctona (CFA). L'intervento mirava alla propagazione di diverse specie nemorali tipiche dei boschi planiziali, seguendo i protocolli e gli standard di qualità previsti per le attività del CFA. Nella pianificazione, l'allora Azienda Regionale delle Foreste (ARF), oggi ERSAF, suddivise il Bosco delle Querce in due aree con differenti indirizzi gestionali: una prettamente naturalistica e una a carattere ricreativo.

La suddivisione gestionale delle aree del Bosco delle Querce

Il 10 luglio 1996 il Bosco delle Querce venne ufficialmente aperto alla popolazione, che poté accedervi, ad eccezione dell'area naturalistica, allora delimitata da una recinzione.

NASCE IL PARCO NATURALE REGIONALE DEL BOSCO DELLE QUERCE


Nel dicembre 2005, con la Legge regionale n. 21 del 28 dicembre 2005, successivamente abrogata e con disposizioni confluite e riordinate nell'articolo 193 della L.R. 16 luglio 2007, n. 16, Regione Lombardia istituì formalmente il Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce, la cui gestione è affidata al Comune di Seveso, in convenzione con il Comune di Meda.

Un apposito Comitato, composto dai rappresentanti delle amministrazioni di Seveso e Meda, di Regione Lombardia, della Fondazione Lombardia per l'Ambiente e dell'ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste), supervisiona, definisce e pianifica le attività previste, finanziate attraverso una convenzione con Regione Lombardia, solitamente biennale.

La cura e la manutenzione del parco continuarono e continuano a essere affidate all'ERSAF, già ARF (Azienda Regionale delle Foreste), che, a completamento del rimboschimento, aveva attuato anche interventi per favorire lo sviluppo dell'ecosistema.

LA FAUNA NEL BOSCO DELLE QUERCE

Il Bosco delle Querce si presenta come un polmone verde completamente circondato da un tessuto urbano denso, caratterizzato da infrastrutture viabilistiche e insediamenti residenziali e produttivi. Questo comporta un isolamento rispetto ad altre aree verdi dalle quali potrebbero arrivare specie animali in grado di colonizzare il parco. Uno dei principali corridoi ecologici percorribili dalla fauna è l'alveo del torrente Tarò/Certesa, che delimita uno dei lati del Bosco.

Il torrente Tarò/Certesa al confine del Bosco delle Querce, un corridoio per la fauna

Proprio attraverso questo corridoio ecologico sono giunte alcune specie animali. Il Tarò/Certesa, un tempo molto inquinato, ha raggiunto oggi una qualità delle acque sufficiente a consentire anche la presenza di fauna ittica.


Un primo censimento faunistico, effettuato nel 1990, registrò 18 specie di avifauna, 5 specie terrestri e 4 specie di anfibi e rettili. Gli uccelli, grazie alla loro capacità di volare, sono ovviamente avvantaggiati nella colonizzazione di aree verdi isolate.

Il censimento più recente risale al 2016 e ne abbiamo scritto in modo dettagliato in: MEDA-SEVESO: LA FAUNA DEL BOSCO DELLE QUERCE.


Nel censimento risultava la presenza della volpe, diffusa in tutte le aree del parco, del riccio europeo e dello scoiattolo europeo, oltre alla presenza sporadica della faina.

Per gli anfibi e i rettili era stata verificata la presenza di tre specie: due anfibi, il rospo smeraldino (Bufo viridis) e la rana verde (Pelophylax esculentus), e un rettile, la lucertola muraiola (Podarcis muralis). Non era stato rilevato il biacco, specie presente in passato, probabilmente a causa della scarsa consistenza della popolazione, composta da pochissimi individui, e della mancanza di connessioni tra il parco e gli ambienti naturali adiacenti. Non risultava più presente nei rilevamenti la raganella, specie molto esigente dal punto di vista ambientale.

Per quanto riguarda l'avifauna, nel censimento del 2009-2011 le specie osservate nel parco, limitatamente alla porzione situata nel Comune di Seveso, erano 66, di cui 21 nidificanti. Il monitoraggio del 2016 rilevò 83 specie, tra cui lo sparviere, il falco pecchiaiolo, l'astore, la poiana, il gheppio, il gufo, la civetta, il picchio verde, il picchio rosso maggiore e l'airone cenerino.

Questa situazione potrebbe essere già cambiata a causa dell'avvio di alcuni interventi connessi ai cantieri dell'Autostrada Pedemontana Lombarda. Lo sbancamento e il disboscamento di due ettari del Bosco influiranno pesantemente e negativamente sull'ecosistema e sulle specie viventi che lo abitano o lo frequentano. Un altro fattore di disturbo è costituito dall'aumento della frequentazione da parte delle persone che, dopo la rimozione della recinzione, accedono anche alla porzione naturalistica.

IL PONTE DELLA MEMORIA

Sul finire degli anni Novanta, gli ambientalisti di Seveso, fondatori e attivisti del locale circolo di Legambiente intitolato a Laura Conti, vollero ricostruire gli eventi del disastro della diossina attraverso un lavoro di raccolta documentale. Furono raccolti i materiali prodotti dai Comitati e dai soggetti politici presenti all'epoca, gli atti ufficiali delle amministrazioni di Meda e Seveso, di Regione Lombardia e dell'Ufficio Speciale, oltre agli articoli dei giornali che si erano occupati del drammatico evento.

Nel 2001 prese avvio il progetto di ricerca storico-scientifica denominato «Il Ponte della Memoria», promosso dal circolo Laura Conti di Legambiente Seveso, da Legambiente Lombardia, dalla Fondazione Lombardia per l'Ambiente, dall'Agenzia Innova21 e dal Comune di Seveso. In seguito si aggiunse anche la Fondazione Corriere della Sera, che mise a disposizione materiale documentale e giornalistico.

Uno dei pannelli de «Il Percorso della Memoria»

Furono predisposti diversi pannelli didattici e illustrativi, raccolti sotto il titolo «Il Percorso della Memoria», tuttora presenti nel Bosco delle Querce, visibili ai visitatori e utilizzati per attività di educazione ambientale e storica. La loro elaborazione, che coinvolse più soggetti, richiese un lavoro condiviso sui testi dei pannelli.

Sempre nell'ambito del progetto «Il Ponte della Memoria», nel 2006 uscì il libro Seveso. Memorie da sotto il bosco, accompagnato da un DVD e dal film documentario Seveso 10 luglio 1976: una storia da raccontare.

Nel 2016 anche a Meda, su proposta e con una mozione di Sinistra e Ambiente, in continuità con il progetto «Il Ponte della Memoria», venne posizionato sul muro di quella che fu la fabbrica ICMESA un pannello che identifica e ricorda il luogo fisico dal quale fuoriuscì la nube tossica.

Il pannello a Meda, sul muro dell'ICMESA, unico manufatto rimasto della fabbrica

IL BOSCO DELLE QUERCE TRA DISBOSCAMENTO DI DUE ETTARI A CAUSA DELLA PEDEMONTANA E PARZIALE AMPLIAMENTO

Il Bosco delle Querce è oggi minacciato dal disboscamento necessario per consentire il passaggio dell'Autostrada Pedemontana Lombarda, attraverso l'ampliamento dell'attuale sedime della superstrada Milano-Meda-Lentate sul Seveso.

Il progetto definitivo del 2010 prevedeva uno sbancamento di 12 ettari, principalmente nella porzione medese del Bosco. Questa porzione sarebbe stata spazzata via per raddrizzare il raggio di curvatura dell'attuale asse stradale e consentire una velocità massima di 130 km/h ai veicoli in transito.


Contro questo progetto si impegnarono a lungo i gruppi e le associazioni ambientaliste che, riuniti nel coordinamento «INSIEME PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE», organizzarono, in occasione del 10 luglio 2011, un grande evento: L'ABBRACCIO AL BOSCO DELLE QUERCE, che ottenne il patrocinio anche delle amministrazioni di Meda e Seveso.

Momenti della manifestazione «Abbraccio al Bosco delle Querce» del 10 luglio 2011

L'evento registrò una partecipazione significativa, mostrando quanto fossero condivise le preoccupazioni e la protesta dei gruppi di Insieme in Rete.

Successivamente, grazie a una costante pressione su Regione Lombardia, svolta anche in collaborazione con alcuni consiglieri della Provincia di Monza e della Brianza e con rappresentanti in Consiglio regionale, il 27 aprile 2012 il Consiglio di Vigilanza di Regione Lombardia approvò un nuovo progetto definitivo, rinunciando al raddrizzamento del raggio di curvatura e riducendo lo sbancamento previsto a circa due ettari, su aree di confine con l'attuale superstrada. Uno sbancamento che comporterà il taglio di 3.200 alberi adulti. Una ferita profonda per il Bosco.

Da anni gli ambientalisti di Seveso e Meda, insieme a Sinistra e Ambiente-Impulsi, Legambiente Seveso e Seveso Futura, chiedono anche l'ampliamento del Bosco delle Querce, includendo le zone di Seveso a ovest e quelle a est, in prossimità di via della Roggia e via dei Vignee.

La manifestazione del 10 luglio 2021 di Sinistra e Ambiente-Impulsi Meda, Legambiente Seveso e Seveso Futura per chiedere l'ampliamento del Bosco delle Querce

Dopo un lungo e faticoso percorso, fatto di proposte, iniziative pubbliche e incontri con l'amministrazione di Seveso e con la società Autostrada Pedemontana Lombarda (APL), la proposta è stata accolta. Attraverso la concretizzazione e la conversione di due compensazioni ambientali, con i relativi fondi stanziati da APL, è attualmente in corso l'iter per l'ampliamento, con atti amministrativi approvati ed elaborati preliminari presentati a luglio 2026.

Purtroppo, l'ampliamento non comprenderà tutte le aree previste nella proposta iniziale degli ambientalisti, poiché una parte delle superfici di via della Roggia, a Seveso, sarà occupata da manufatti al servizio dell'autostrada, tra cui una vasca di laminazione, rotonde e strade di accesso all'infrastruttura.

La mappa con gli sbancamenti e il parziale ampliamento del Bosco delle Querce

LE ATTIVITÀ NEL BOSCO DELLE QUERCE

Il Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce è un'area verde che subisce la pressione antropica del tessuto urbano circostante.

Negli ultimi anni, oltre alle attività di educazione ambientale svolte da Legambiente Lombardia, i gruppi ambientalisti, diverse associazioni e singoli cittadini hanno lavorato per mantenere alta l'attenzione delle amministrazioni di Meda e Seveso, in particolare di quella di Seveso, in quanto Comune gestore.

Per diversi anni hanno proposto e realizzato iniziative che hanno spaziato dalla memoria e dal significato di questo luogo fino ad attività dedicate al benessere e alla tutela della natura.

Lo hanno fatto attraverso il progetto «INSIEME PER IL BOSCO», approvato anche dal Comitato Tecnico Scientifico del Parco. Il progetto, oltre a organizzare momenti di approfondimento e visite guidate, ha raccontato anche le tragedie di altri disastri ambientali e sanitari, come il Vajont, Bhopal in India, con il coinvolgimento della Union Carbide, la tragedia di Stava, legata alla miniera di Prestavel, e il caso di Casale Monferrato, con l'Eternit.

Più recentemente, con la costituzione del coordinamento «INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE», è stata data continuità a queste attività, portando la storia e il valore del Bosco anche al di fuori del territorio comunale di Seveso, attraverso serate divulgative e informative sul disastro della diossina dell'ICMESA a Meda e un omaggio a Laura Conti a Cesano Maderno, presso l'Oasi LIPU.

Una serie di iniziative del progetto «Insieme per il Bosco»

IL BOSCO DELLE QUERCE E IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA

In occasione del 50° anniversario del disastro della diossina dell'ICMESA, il Bosco è stato al centro di diverse attività, momenti celebrativi e riconoscimenti. Nel febbraio 2026 ha ottenuto il marchio di «PATRIMONIO EUROPEO» da parte dell'apposita commissione incaricata di valutare le candidature.

Ne abbiamo scritto in: IL BOSCO DELLE QUERCE OTTIENE IL RICONOSCIMENTO DI «PATRIMONIO EUROPEO»: IL COMMENTO DEGLI AMBIENTALISTI DI SEVESO E MEDA.

Il 10 luglio 2026, alle celebrazioni ufficiali era presente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Purtroppo, come era prevedibile, le istituzioni locali, nella loro narrazione, hanno completamente sorvolato sulle responsabilità di quel dramma e sulla ferita che il Bosco subirà a causa dell'Autostrada Pedemontana Lombarda. Per riportare la ricostruzione storica su un percorso corretto, Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, il circolo Laura Conti di Legambiente Seveso e Seveso Futura hanno scritto una lettera aperta al Presidente Mattarella, come hanno fatto anche altri cittadini che furono testimoni di quegli eventi. Questa decisione ha provocato la reazione scomposta del sindaco di Seveso e dei suoi estimatori.

Nel luglio 2026 anche il testimone verde, il PIOPPO NERO, sopravvissuto alla diossina e alla successiva bonifica, durante la quale furono abbattuti numerosi alberi, è stato iscritto nell'albo regionale degli Alberi monumentali.

Il pioppo nero all'inizio dei lavori di piantumazione per la creazione del Bosco e ai giorni nostri

Il 26 settembre 2026 sono terminati i lavori di allestimento del Museo multimediale dedicato al dramma della diossina, presso il Centro Visite del Bosco a Seveso. Un museo alla cui realizzazione i gruppi ambientalisti locali hanno contribuito con contenuti e immagini.

Alcuni contenuti del Museo multimediale nel giorno della sua apertura

Rimane alta l'attenzione degli ambientalisti di Meda e Seveso nei confronti del Bosco delle Querce, che ritengono meritevole non solo di essere ampliato, ma anche di essere inserito, pur mantenendo la propria autonomia gestionale, in un nuovo Parco regionale fluviale e territoriale del Seveso.


IL LAVORO DI RICERCA DI SINISTRA E AMBIENTE DI MEDA: LE PUNTATE PUBBLICATE FINORA

11) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, UNDICESIMA PUNTATA: IL BOSCO DELLE QUERCE

10) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, DECIMA PUNTATA: IL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO POPOLARE

9) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, NONA PUNTATA: I PROCESSI, LA TRANSIZIONE ECONOMICA, L'ASSASSINIO DI PAOLETTI, LA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA

8) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, OTTAVA PUNTATA: GLI EFFETTI DELLA DIOSSINA SULLA SALUTE, LE INTERRUZIONI DI GRAVIDANZA, L'AZIONE E IL PENSIERO DI LAURA CONTI

7) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, SETTIMA PUNTATA: IL GIALLO DEI 41 FUSTI CONTENENTI MATERIALE TOSSICO E NOCIVO

6) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, SESTA PUNTATA: LA BONIFICA E LE SUE CRITICITÀ, LE DUE VASCHE DI CONTENIMENTO

5) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, QUINTA PUNTATA: LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI, I LAVORATORI E LA VERTENZA SULLA SALUTE E LA CONOSCENZA, L'OPPOSIZIONE ALL'IPOTESI FORNO INCENERITORE E LE MOBILITAZIONI POPOLARI

4) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, QUARTA PUNTATA: L'EVACUAZIONE DEI RESIDENTI, L'ARRIVO DEI MILITARI, LA MAPPATURA DELLE ZONE CONTAMINATE

3) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976, LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE

2) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

1) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

PREMESSA) 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO, MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA

WWF Insubria, nominato il nuovo Consiglio direttivo. Costituito anche il Comitato scientifico


Si è svolta venerdì 23 ottobre 2026, in modalità online, l'assemblea straordinaria dell'OA (Organizzazione Aggregata) del WWF Insubria, che ha proceduto alla nomina del nuovo Consiglio direttivo dell'organizzazione. Le decisioni assunte confermano sostanzialmente quanto avevamo anticipato nel nostro precedente post, pubblicato la scorsa settimana e dedicato all'assemblea. La novità più significativa emersa dalla riunione riguarda invece la costituzione di un Comitato scientifico, con referenti per diverse aree tematiche.

Il nuovo Consiglio direttivo

Alla presidenza del WWF Insubria è stato nominato Gianni Del Pero. Il nuovo Consiglio direttivo comprende inoltre rappresentanti delle diverse aree territoriali in cui opera l'organizzazione. Questa la composizione comunicata al termine dell'assemblea:

  • Gianni Del Pero, presidente;
  • William Vaninetti, vicepresidente per l'Area Valtellina;
  • Pierangelo Piantanida, vicepresidente per l'Area Como;
  • Walter Verpelli, per l'Area Brughiera;
  • Matteo Colaone, per l'Area Varese Seprio;
  • Edoardo Manfredini, vicepresidente per l'Area Groane;
  • Maurizio Borghi, vicepresidente per l'Area Città Metropolitana di Milano, con l'incarico aggiuntivo di coordinatore delle attività delle Oasi.

La composizione del direttivo riflette quindi l'articolazione territoriale del WWF Insubria, realtà impegnata nella tutela ambientale e nella gestione e valorizzazione delle aree naturali del territorio. Per la Brianza, in particolare, assume rilievo la presenza di Edoardo Manfredini, nominato vicepresidente per l'Area Groane, e di Maurizio Borghi, che oltre alla vicepresidenza per l'Area Città Metropolitana di Milano coordinerà le attività delle Oasi.

Confermati i responsabili delle Oasi

L'assemblea ha inoltre ratificato la conferma dei responsabili delle Oasi della rete WWF Italia riconducibili al WWF Insubria:

  • Carlo Rossi, per l'Oasi Bassone – Torbiere di Albate;
  • Maurizio Borghi, per l'Oasi Fosso del Ronchetto, che assumerà anche il coordinamento delle attività delle Oasi del WWF Insubria;
  • Maurizio Minora, per l'Oasi del Caloggio.

La conferma dei responsabili garantisce continuità nelle attività legate alla cura e alla gestione di queste aree, importanti presìdi per la conservazione della biodiversità e la tutela del patrimonio naturale.

Nasce il Comitato scientifico

Tra le decisioni dell'assemblea, un elemento che non era stato anticipato nel nostro precedente post è la costituzione del Comitato scientifico del WWF Insubria, con incarichi specifici riferiti a diversi ambiti di competenza.

Il comitato sarà composto da:

  • Claudio Clemente – Scuole ed educazione ambientale;
  • Fulvio Caronni – Aspetti forestali;
  • Edoardo Manfredini – Monitoraggi e aspetti naturalistici;
  • Fabrizio Merati – Pesca e ittiologia;
  • Andrea Nobile – Rapporti con associazioni amiche;
  • Giovanni Gottardi – Caccia e attività venatoria;
  • Giuseppe Reguzzoni – Sentiero dei Castagni di Belgirate;
  • Gianni Del Pero – Geologia e ambiente;
  • Paola Brambilla – La legge applicata all'ambiente.

La costituzione del Comitato scientifico rappresenta un ulteriore elemento dell'organizzazione del WWF Insubria. La presenza di competenze differenti, dalla gestione degli ecosistemi agli aspetti giuridici, dalla divulgazione alla conoscenza naturalistica, potrà contribuire alle attività dell'associazione e al confronto sui temi ambientali.