giovedì 5 novembre 2026

Seregno, il diritto al verde secondo Elena Granata: non basta contare i parchi, bisogna poterli vivere

Alla presentazione di “La città è di tutti” all'Ambrosianeum, la docente del Politecnico richiama il principio dei tre alberi visibili dalla finestra, del 30% di copertura arborea nel quartiere e di un parco pubblico a 300 metri da casa. Una riflessione che interpella anche il futuro urbanistico di Seregno.


(zc) Nel precedente post, Seregno, la città secondo Alberto Rossi: «L'urbanistica ha a che fare con la felicità delle persone», abbiamo ripreso gli interventi del sindaco alla presentazione del libro La città è di tutti di Elena Granata, svoltasi il 30 settembre alla Fondazione Ambrosianeum di Milano. Le parole di Alberto Rossi avevano offerto diversi spunti sul modo di intendere l'urbanistica, sul rapporto tra ambiente e qualità della vita, sulla funzione degli spazi pubblici e sulle difficoltà di trasformare una visione in scelte amministrative concrete.

Ma anche l'intervento della stessa Elena Granata contiene considerazioni che meritano attenzione, soprattutto se riportate alla realtà di Seregno, in una fase nella quale è appena iniziato il percorso partecipativo per la formazione del nuovo Piano di governo del territorio. Tra i passaggi più interessanti c'è quello dedicato al rapporto tra natura e vita quotidiana, introdotto attraverso una formula che la docente ha richiamato come riferimento per la pianificazione urbana: tre alberi visibili dalla propria finestra, il 30% di superficie arborea nel quartiere e un parco pubblico raggiungibile a non più di 300 metri da casa.

Il diritto alla natura deve essere vicino alle persone

Granata ha spiegato il significato di questi tre parametri, sottolineandone il valore non soltanto quantitativo, ma soprattutto simbolico e concreto. «Ogni persona abbia diritto a vedere dalla propria finestra almeno tre alberi. Pensate che bello. 1, 2, 3, ce l'abbiamo». Non si tratta, evidentemente, di una semplice questione estetica. La docente richiama il valore della presenza della vegetazione nei luoghi nei quali le persone trascorrono una parte importante della propria vita: dalle abitazioni alle scuole, dagli ospedali agli hospice. A questo si aggiunge il diritto ad avere almeno il 30% di superficie arborea nel proprio quartiere e un parco pubblico, aperto a tutti e non a pagamento, a una distanza massima di 300 metri da casa. Il punto centrale del ragionamento è proprio la vicinanza. Granata osserva che, nella pianificazione urbanistica tradizionale, ci si è spesso abituati a quantificare il verde disponibile attraverso una dotazione complessiva, senza considerare adeguatamente dove si trovi e quanto sia effettivamente accessibile. Un parco situato a due chilometri dall'abitazione può concorrere al bilancio complessivo delle aree verdi di una città, ma non offre le stesse opportunità di uno spazio pubblico raggiungibile a piedi in pochi minuti. «Questo principio invece è bello, a me piace molto perché dice il diritto non è un diritto astratto, è un diritto situato». È probabilmente questa la considerazione più importante dell'intervento. Il verde non dovrebbe essere soltanto una dotazione urbanistica da conteggiare nelle tabelle di piano, ma una componente effettiva dell'ambiente nel quale si svolge la vita quotidiana.

Il verde non è un lusso, ma una componente della salute

Granata insiste anche sul rapporto tra natura e salute, ricordando quanto la presenza del verde possa incidere sul benessere delle persone. Porta l'esempio di chi si trova ricoverato in ospedale e può affacciarsi su un giardino anziché su un muro cieco. Richiama inoltre l'importanza degli spazi verdi per i bambini e per la loro crescita. «Non ci può essere un asilo senza il verde», afferma, criticando la presenza di strutture nelle quali i bambini non hanno neppure la possibilità di vedere la luce del sole. Il ragionamento va oltre la necessità di garantire qualche spazio attrezzato per il gioco. La natura deve entrare nella progettazione degli ambienti destinati alla vita delle persone, perché contribuisce alla loro salute fisica e al benessere psicologico. È una prospettiva che porta a considerare diversamente anche gli spazi verdi di dimensioni ridotte, i giardini, gli alberi lungo le strade, le aree aperte nei pressi delle scuole e i collegamenti tra i diversi spazi pubblici. Non tutto il verde ha la stessa funzione e non tutte le superfici verdi sono ugualmente fruibili. Ma proprio per questo la loro distribuzione e la loro qualità dovrebbero diventare elementi centrali della pianificazione.

Una riflessione che riguarda direttamente Seregno

Le considerazioni di Granata offrono diversi spunti per ragionare sul futuro urbanistico della nostra città. Nel suo intervento Alberto Rossi aveva ricordato un dato significativo: a Seregno quasi l'80% del verde è di proprietà privata. Da qui la necessità, secondo il sindaco, di coinvolgere anche i cittadini nella tutela e nella gestione del patrimonio vegetale, superando una concezione del verde pubblico come realtà separata dal resto della città. Il ragionamento di Granata aggiunge un elemento importante: non è sufficiente conoscere la quantità complessiva di verde presente sul territorio. Bisogna capire come sia distribuito, quali quartieri ne siano maggiormente dotati, quali zone ne siano carenti e quanto sia facile raggiungere uno spazio pubblico attrezzato e accessibile. Per il nuovo PGT si tratta di una questione tutt'altro che secondaria. Seregno è una città densamente urbanizzata, nella quale la disponibilità di spazi aperti e di aree verdi deve confrontarsi con le pressioni esercitate dalle trasformazioni edilizie e con una progressiva frammentazione del territorio.

Il problema non riguarda soltanto la salvaguardia dei parchi esistenti. Riguarda anche i giardini, le aree verdi di quartiere, i filari alberati, i cortili e gli spazi liberi che contribuiscono alla qualità ambientale del tessuto urbano. La presenza di una superficie verde in una determinata zona non garantisce automaticamente che essa sia accessibile, fruibile o sufficientemente vicina alle abitazioni. Allo stesso modo, la realizzazione di un nuovo parco non può essere considerata una compensazione equivalente alla perdita di un'area verde già esistente, senza valutarne la posizione, le caratteristiche e le funzioni. È una distinzione importante anche quando si discutono le trasformazioni delle aree dismesse o le nuove edificazioni: la qualità ambientale di un intervento non si misura soltanto attraverso la percentuale di superficie destinata a verde, ma anche attraverso la sua effettiva utilità per il quartiere e per chi lo abita.

Dal principio alle scelte del PGT

Il richiamo di Elena Granata al diritto alla natura come diritto situato potrebbe diventare un criterio concreto per valutare le scelte del nuovo Piano di governo del territorio.
Alcune domande potrebbero accompagnare il percorso di pianificazione:

  • Quali quartieri di Seregno dispongono di una dotazione adeguata di verde pubblico effettivamente accessibile?
  • Quanti residenti possono raggiungere a piedi un parco o un giardino pubblico in pochi minuti?
  • Qual è la presenza di alberature nelle strade e negli spazi pubblici?
  • Quali opportunità esistono per aumentare la vegetazione nei quartieri più densamente edificati?
  • Come vengono tutelati gli spazi verdi privati che contribuiscono alla qualità ambientale complessiva della città?
  • Quale ruolo viene riconosciuto alle aree verdi nella progettazione delle nuove trasformazioni urbanistiche?

Sono interrogativi che richiedono una ricognizione puntuale, quartiere per quartiere, e non possono essere risolti attraverso il semplice calcolo delle superfici complessivamente destinate a verde.

Il PGT dovrebbe poter individuare le carenze, stabilire obiettivi di miglioramento e definire strumenti capaci di tutelare il patrimonio esistente e incrementare la presenza della natura dove maggiormente necessario.

Anche il tema del cambiamento climatico, sul quale Rossi aveva insistito nel suo intervento, si collega direttamente a questa prospettiva. La vegetazione urbana non è soltanto un elemento di arredo o una dotazione per il tempo libero: contribuisce a contrastare le isole di calore, a migliorare il microclima e a rendere più vivibili gli spazi urbani. La tutela del verde, quindi, non può essere considerata un capitolo separato rispetto alle altre scelte urbanistiche. Deve entrare nella valutazione delle trasformazioni edilizie, della mobilità, degli spazi pubblici e dell'organizzazione dei quartieri.

Una città nella quale stare bene

C'è infine un aspetto dell'intervento di Granata che merita di essere sottolineato. Quando parla di alberi visibili dalle finestre, di giardini negli ospedali e di verde nelle scuole, la docente non sta semplicemente indicando alcuni standard da raggiungere. Sta proponendo un diverso modo di considerare il rapporto tra la città e le persone. La qualità urbana non coincide con la disponibilità astratta di servizi e attrezzature. Dipende anche dalle condizioni concrete nelle quali le persone vivono, si muovono, crescono, si incontrano e trascorrono il proprio tempo. È una concezione che si collega direttamente alla riflessione di Rossi sull'urbanistica come disciplina che deve occuparsi della felicità delle persone. Ma proprio per questo deve essere sottoposta alla verifica delle scelte concrete. Se il nuovo PGT vorrà davvero assumere il benessere dei cittadini e la qualità ambientale come criteri fondamentali, dovrà dimostrarlo attraverso le proprie previsioni: nella tutela degli spazi aperti, nella distribuzione del verde, nella qualità delle trasformazioni e nella capacità di migliorare le condizioni di vita dei quartieri.

Il percorso partecipativo appena avviato può essere l'occasione per discutere anche di questi temi, andando oltre le richieste puntuali e costruendo una visione complessiva della città. Perché il diritto al verde non dovrebbe dipendere dal quartiere nel quale si abita, dalla disponibilità di un giardino privato o dalla possibilità di raggiungere in automobile un grande parco. Dovrebbe essere una condizione ordinaria della vita urbana.

E forse è proprio questo il significato più concreto della città di tutti evocata da Elena Granata: una città nella quale anche il diritto alla natura, alla salute e alla qualità dell'ambiente diventi un diritto effettivamente riconosciuto a tutti.

mercoledì 4 novembre 2026

Cambiare il territorio per affrontare il clima che cambia: a Seregno si presenta "aGREENment"


Il cambiamento climatico non è una prospettiva lontana, ma una realtà che già oggi incide sul territorio e sulla qualità della vita delle comunità locali. Ondate di calore, eventi meteorologici estremi, consumo e impermeabilizzazione del suolo, perdita di biodiversità e inquinamento sono alcune delle criticità con cui anche la Brianza deve fare i conti.

Per approfondire questi temi e conoscere le iniziative avviate sul territorio, venerdì 20 novembre, alle ore 21.00, presso la Sala Gandini di Seregno, si terrà un incontro pubblico dedicato alla Strategia di Transizione Climatica aGREENment, con particolare attenzione alle azioni che riguardano il territorio seregnese.

aGREENment è una strategia promossa dal Parco GruBrìa, insieme ai Comuni di Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano e Seregno e a WWF Insubria, con il sostegno di Fondazione Cariplo nell'ambito del programma F2C – Fondazione Cariplo per il Clima.

Il progetto interessa un territorio di circa 40 km², abitato da quasi 150.000 persone, caratterizzato da un'elevata urbanizzazione e da problematiche ambientali che richiedono risposte coordinate: dalle isole di calore agli eventi meteorologici estremi, dalla frammentazione degli ecosistemi alla progressiva impermeabilizzazione dei suoli, fino all'inquinamento e alla necessità di migliorare l'efficienza energetica.

Per affrontare queste sfide, la "strategia" prevede un programma quadriennale articolato in sedici azioni, organizzate attorno a quattro ambiti principali: mitigazione del cambiamento climatico, adattamento ai suoi effetti, sostenibilità dello sviluppo territoriale e rafforzamento della capacità di iniziativa del sistema locale.

La serata sarà l'occasione per conoscere, attraverso gli interventi di esperti, le cause del cambiamento climatico, le conseguenze già osservabili sul territorio e le possibili risposte. Un'attenzione particolare sarà dedicata alle azioni di mitigazione e adattamento previste dalla Strategia e al loro avvio a Seregno.

Ambiente, paesaggio e biodiversità: un ciclo di incontri al Parco GruBrìa


Come nasce un bosco? Qual è il ruolo della biodiversità negli equilibri naturali? E che cosa può raccontarci il paesaggio della storia del nostro territorio?

Sono alcune delle domande al centro del ciclo di incontri formativi Ambiente, paesaggio e biodiversità, promosso nell'ambito del progetto Tra Parco e Giardini, realizzato da Consorzio Comunità Brianza con il finanziamento di Fondazione Cariplo.

Il percorso propone un approfondimento su temi ambientali di grande attualità, attraverso il contributo di professionisti ed esperti. Si parlerà di formazione e sviluppo dei boschi, biodiversità, evoluzione del paesaggio e delle possibilità concrete di intervenire per migliorare la qualità ecologica del territorio.

L'obiettivo è accrescere la conoscenza della natura che ci circonda e promuovere una maggiore consapevolezza del ruolo che ciascuno può svolgere nella sua tutela e valorizzazione.

Gli incontri sono rivolti in particolare agli insegnanti, ma sono aperti anche alle associazioni del territorio e a tutte le persone interessate ad approfondire questi argomenti e a diventare parte attiva nella cura dell'ambiente.

Il calendario degli incontri

  • Dal 5 novembre al 10 dicembre 2026
  • Tutti i giovedì pomeriggio, dalle 14.30 alle 16.30
  • Presso il Parco GruBrìa, Piazza Gioia, Nova Milanese.
  • Gli incontri saranno disponibili anche in diretta streaming sulla pagina YouTube di Consorzio Comunità Brianza.

Informazioni e iscrizioni


Gli ambientalisti a Pedemontana: «Non intendiamo rinunciare al nostro ruolo di controllo e informazione»

Bonifica ambientale. Lotto 2. Bosco delle Querce. Fonte immagine: InCantiere, settembre 2026

Un aggiornamento sulla vicenda della bonifica da diossina e delle compensazioni ambientali di Pedemontana. Dopo aver ricostruito nel precedente post le richieste avanzate dalle associazioni ambientaliste e dalle liste civiche alle quali Pedemontana ha risposto senza accogliere le richieste di incontro, pubblichiamo il comunicato congiunto diffuso dai gruppi firmatari. Di seguito il testo integrale del comunicato.

BONIFICA DA DIOSSINA, COMPENSAZIONI AMBIENTALI, DEPOSITI TERRE, EXTRACOSTI: LE MANCATE RISPOSTE DI PEDEMONTANA

A ottobre 2026, i gruppi ambientalisti e le liste civiche della tratta B2 di Pedemontana hanno chiesto la convocazione del Tavolo Permanente di Lavoro sulla Bonifica di diossina (il cui ultimo incontro risale al 6 maggio 2026) per fare il punto, valutare la situazione nelle celle dove non si è raggiunto l’obiettivo di bonifica, ottenere i risultati delle analisi di Parte e di Arpa, conoscere i luoghi di stoccaggio della terra contaminata asportata con gli scavi supplementari.
Sempre ad Autostrada Pedemontana Lombarda (APL), gli stessi gruppi unitamente a quelli della tratta C, hanno chiesto un incontro per un confronto, riguardante entrambe le tratte, di aggiornamento sulle Compensazioni Ambientali, sugli interventi di qualità ambientale chiesti da alcuni comuni utilizzando i fondi previsti dalla prescrizione 51 del CIPESS, sui piani di ripristino dei depositi terre, sugli extracosti, sulle tranche d’erogazione dei prestiti nonché sul cronoprogramma rivisto.

Entrambe le richieste d’incontro non sono state accolte.

Sulla Bonifica da diossina della tratta B2, la società Autostrada Pedemontana Lombarda s’è limitata ad una sola nota succinta, contenente una generica informazione sui volumi di terra sinora lavorati ma senza comunicare alcun valore delle ulteriori analisi in contradditorio con ARPA né tantomeno il destino delle terre contaminate degli scavi aggiuntivi delle celle che non hanno raggiunto la conformità di bonifica.
Pedemontana rinvia alla consultazione della sezione «Bonifica e collaudi» del proprio sito per le informazioni richieste il che ci costringerebbe ad un complicato lavoro di ricostruzione rispetto al pregresso.
Per convocare il Tavolo, Pedemontana attende “di giungere alla fine dei lavori per il maggior numero possibile di lotti” per “ tracciare un consuntivo dell’operazione di Bonifica ambientale da diossine e furani”.
Questa risposta non rispetta la funzione del Tavolo Permanente, istituito su richiesta dei gruppi ambientalisti e delle liste civiche, con il supporto e la condivisione di alcuni sindaci e di ARPA.
Insieme alla mancata disponibilità a dare seguito alle legittime richieste avanzate, c’è un tentativo da parte di Autostrada Pedemontana Lombarda di marginalizzare i gruppi ambientalisti e le liste civiche, non riconoscendone il ruolo di interlocutori autonomi e attivi che si sono assunti il compito di informare costantemente la cittadinanza.
 
Sulla seconda richiesta, addirittura Pedemontana Lombarda ci suggerisce di riferirci direttamente ai rappresentanti dei singoli Comuni. 
Allega una scheda con informazioni  generiche e sommarie, per buona parte già conosciute, sullo stato degli iter delle Compensazioni Ambientali e di quelle viabilistiche della Prescrizione 51 del CIPESS. 
Non restituisce però come da noi chiesto, dettagli progettuali e localizzazioni degli interventi di Compensazione Ambientale, anche a fronte delle modifiche sostanziali avanzate da alcune amministrazioni.
Nessun elemento viene fornito sugli “interventi per la qualità ambientale" previsti nella prescrizione 51 del CIPESS che ci risultano proposti  da alcuni Comuni della Tratta B2.
Nulla ci viene comunicato sulle aree di deposito delle terre e i piani per il loro ripristino, sul campo base, sugli extracosti, sulla situazione economica dell'infrastruttura  e sulle tranche di erogazione dei prestiti attesi.
Per questi argomenti Pedemontana si limita a richiamare i suoi rapporti con gli enti e le istituzioni, invitandoci a rivolgerci direttamente a loro.
Denunciamo la mancanza di trasparenza e di disponibilità al confronto da parte di Pedemontana.
Non intendiamo sostituirci né alle amministrazioni comunali né agli organismi competenti, ma rivendichiamo il diritto di esercitare un ruolo autonomo di interlocuzione, monitoraggio e informazione.
Abbiamo operato e continueremo a farlo per rendere accessibili e informare la cittadinanza con dati e notizie su attività che riguardano la realizzazione di un'infrastruttura inutile, subita e invasiva per il territorio. 

Monza e Brianza 03/11/2026

Legambiente circolo “Laura Conti” Seveso, Legambiente circolo Gaia Usmate Velate, Immagina Arcore, No Pedemontana di Lesmo, Comitato Ambiente Bovisio Masciago, Sinistra e Ambiente – Impulsi Meda, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano Maderno, Altra Bovisio Masciago, Brianza Centrale.

WWF Lecco, dieci anni di iniziative per avvicinare i bambini alla natura


Un pomeriggio di sole, immersi nel verde di Villa Bertarelli a Galbiate, per festeggiare un traguardo importante: la decima edizione della giornata che il WWF Lecco dedica ai bambini della scuola primaria. L'appuntamento, ospitato nella sede del Parco Regionale Monte Barro, si è svolto sabato 31 ottobre e ha avuto come protagonisti i pipistrelli, piccoli mammiferi volanti spesso vittime di pregiudizi, ma fondamentali per l'equilibrio degli ecosistemi.


Attraverso contributi audiovisivi, giochi a tema e attività creative, i giovani partecipanti hanno potuto conoscere meglio questi animali, comprenderne il ruolo nella natura e scoprire quanto sia importante proteggerli per conservare la biodiversità. La prima parte del pomeriggio è stata dedicata proprio a sfatare convinzioni errate e a stimolare la curiosità dei bambini, che hanno poi rielaborato quanto appreso attraverso il disegno.


Non è mancato un momento conviviale: l'Azienda Agricola Conca di Perledo ha offerto una merenda con prodotti biologici e a chilometro zero, tra pane, miele, confetture e succhi di frutta. Una proposta particolarmente apprezzata dai piccoli partecipanti, tanto che sul tavolo non è rimasto praticamente nulla.

Al termine dell'iniziativa, tutti i bambini hanno ricevuto materiali informativi del WWF e un attestato di partecipazione personalizzato.


Archiviata con successo questa decima edizione, il WWF Lecco guarda già al prossimo appuntamento, in programma tra un paio di settimane ancora nel Parco Monte Barro. La cornice sarà quella della Chiesa di San Michele, per una serata che intreccerà arte e scienza, dedicata alla natura notturna.

«Quando la luce cala, il sottobosco prende voce» è il filo conduttore dell'iniziativa: tra le mura della chiesa incompiuta e le sorgenti del bosco, letture teatrali dalle atmosfere gotiche accompagneranno i partecipanti alla scoperta di salamandre, gamberi e lombrichi, piccole forme di vita che popolano gli ambienti naturali e che raccontano, a modo loro, anche la crisi ambientale e le difficoltà degli ecosistemi.

Un'esperienza che si propone di unire linguaggi diversi per avvicinare il pubblico alla conoscenza della natura e alla consapevolezza della sua fragilità.


Le informazioni sui prossimi eventi e le modalità di iscrizione sono disponibili sul sito ufficiale del WWF Lecco.

Più foreste, meno caldo: una passeggiata alla scoperta dei boschi del Parco GruBrìa


Domenica 8 novembre una passeggiata naturalistica a Nova Milanese, tra la Piana del Novale e la Roggia San Martino, per conoscere i rimboschimenti del territorio accompagnati dagli esperti di ERSAF.

Una passeggiata di circa quattro chilometri per conoscere da vicino le nuove foreste di pianura e scoprire il ruolo che possono svolgere nella tutela dell'ambiente e nella lotta agli effetti dei cambiamenti climatici.

È l'iniziativa organizzata dal Parco GruBrìa nell'ambito di Cammina Foreste Urbane 2026, la campagna dedicata alla promozione e alla valorizzazione delle foreste urbane, che quest'anno richiama l'attenzione sul rapporto tra alberi e clima con lo slogan «Più foreste urbane, meno gradi in città».

L'appuntamento è per domenica 8 novembre alle 9.30, con ritrovo e arrivo a Nova Milanese, in via Zara, presso il parcheggio gratuito. Il percorso attraverserà le aree di rimboschimento della Piana del Novale e della Roggia San Martino. Durante la camminata sarà possibile conoscere le caratteristiche di questi nuovi boschi di pianura grazie alla presenza degli esperti di ERSAF.

La campagna Cammina Foreste Urbane sottolinea come gli alberi non siano soltanto un elemento di bellezza paesaggistica e di arricchimento della biodiversità, ma anche una vera e propria infrastruttura naturale. Le aree alberate contribuiscono infatti ad abbassare le temperature, filtrare l'aria, offrire ombra e trattenere l'acqua, contrastando il fenomeno delle isole di calore che rende sempre più difficile affrontare le estati nelle città.

La forestazione urbana richiede però una progettazione attenta, la scelta di specie adatte al clima che cambia e, soprattutto, interventi di cura e manutenzione nel tempo. Anche le aree marginali e gli spazi urbani dimenticati possono diventare preziosi nuclei di biodiversità, contribuendo a rendere i quartieri più freschi e vivibili.

La passeggiata nel Parco GruBrìa sarà quindi anche un'occasione per osservare concretamente come la creazione di nuovi boschi possa contribuire alla qualità ambientale del territorio.

Informazioni: parco@grubria.it

In caso di pioggia, la passeggiata sarà rinviata a domenica 15 novembre.

martedì 3 novembre 2026

Una nuova stazione ferroviaria a Seregno, ma decidono a Lissone. E il consumo di suolo?

La linea ferroviaria (azzurro) insiste completamente sul territorio di Seregno. La linea verde indica il confine nord del quartiere santa Margherita di Lissone.

Una nuova fermata ferroviaria a Santa Margherita di Lissone, destinata a servire anche i quartieri Lazzaretto e San Salvatore di Seregno. Una buona notizia per la mobilità locale? Potenzialmente sì. Ma, prima di festeggiare, ci sarebbero alcune questioni da chiarire. A cominciare da una piuttosto curiosa: la nuova stazione dovrebbe sorgere sul territorio comunale di Seregno, ma a promuoverla e a portarla nelle sedi istituzionali è stato finora il Comune di Lissone.

La vicenda ha compiuto un passo avanti con l'approvazione, da parte del Consiglio regionale della Lombardia, di un emendamento al Programma della mobilità che prevede l'avvio di uno studio di fattibilità per una nuova fermata ferroviaria nella zona di Santa Margherita.

La nuova fermata ferroviaria in una immagine "illustrativa" postata, a suo tempo, sulla pagina Facebook della Lega di Lissone

L'iniziativa nasce da una mozione presentata dalla maggioranza in Consiglio comunale a Lissone e approvata all'unanimità. Un consenso trasversale che ha permesso di portare la proposta all'attenzione della Regione.

Fin qui tutto bene. Il problema, o meglio le curiosità, emergono guardando alla città che dovrebbe ospitare l'infrastruttura.

La nuova fermata, infatti, dovrebbe servire il quartiere lissonese di Santa Margherita ma sorgere sul territorio di Seregno. E a Seregno? Nessuna discussione in Consiglio comunale, nessuna iniziativa pubblica conosciuta, nessun confronto istituzionale che abbia coinvolto direttamente la città.

Insomma, a Lissone si presenta la mozione, a Lissone si discute, a Lissone si ottiene il voto unanime e a Lissone si festeggia il risultato regionale. Seregno, invece, sembra essere stata chiamata in causa soprattutto perché dovrebbe mettere a disposizione il territorio sul quale realizzare la stazione. Una sorta di collaborazione istituzionale a senso unico.

A dire il vero, Il Giornale di Seregno dello scorso 29 ottobre riferisce che la proposta sarebbe stata condivisa dal sindaco Alberto Rossi, con una precisa raccomandazione: prestare la massima attenzione affinché la nuova fermata non comporti la chiusura prolungata dei passaggi a livello nella zona del Lazzaretto.

Un'osservazione tutt'altro che secondaria. Una nuova infrastruttura ferroviaria può certamente migliorare i collegamenti, ma non dovrebbe finire per aggravare ulteriormente i problemi di circolazione di un quartiere che già deve fare i conti con i passaggi a livello e con le conseguenti interruzioni del traffico.

Ma c'è un altro aspetto, forse ancora più rilevante, che sembra essere rimasto sullo sfondo: il consumo di suolo.

Se la fermata dovesse essere realizzata in un'area attualmente libera, come appare probabile, si tratterebbe di un'ulteriore trasformazione del territorio di Seregno. E viene spontaneo chiedersi se l'intervento possa interessare aree comprese nel Parco GruBrìa, considerato che non è ancora stata resa pubblica una localizzazione precisa.

In verde le aree del parco GruBrìa tra Seregno, Desio e Lissone

Già, perché finora non sono state mostrate planimetrie né elaborati cartografici che consentano di capire esattamente dove dovrebbe sorgere la nuova stazione. La collocazione è stata indicata a parole, ma senza una documentazione che permetta ai cittadini di verificare quale area verrebbe interessata, quali trasformazioni sarebbero necessarie e quali conseguenze potrebbero esserci sul territorio.

Non è un dettaglio tecnico da rimandare a quando i giochi saranno fatti. La localizzazione è uno degli elementi fondamentali per valutare la proposta, soprattutto quando si parla di nuove infrastrutture, consumo di suolo e possibili interferenze con aree di valore ambientale.

C'è poi la questione della comunicazione politica. Sulla pagina Facebook della Lega di Lissone l'approvazione dell'emendamento è stata presentata con un entusiastico «Ci siamo! Via libera da Regione Lombardia per la nuova stazione di Lissone-Santa Margherita!».

Una formulazione decisamente ottimistica, tanto da suscitare le obiezioni di Luca De Vincentis, esponente di Vivi Lissone, che ha ricordato come l'approvazione riguardi in realtà soltanto l'avvio di uno studio di fattibilità. Non un progetto definitivo, non uno stanziamento per la realizzazione, tantomeno la certezza che la stazione si farà.

Una distinzione importante, perché tra uno studio di fattibilità e un'opera realizzata possono passare anni, possono emergere problemi tecnici ed economici e possono anche cambiare le priorità politiche.

La nuova fermata ferroviaria potrebbe rappresentare un'opportunità per entrambi i quartieri. Ma proprio per questo sarebbe auspicabile che anche Seregno si occupasse concretamente della questione, aprendo un confronto pubblico e istituzionale prima che la proposta venga ulteriormente sviluppata.

Servono innanzitutto una localizzazione precisa, planimetrie consultabili e una valutazione delle conseguenze sulla viabilità, sul consumo di suolo e sulle eventuali aree del Parco GruBrìa interessate. E sarebbe opportuno che i cittadini seregnesi fossero messi nelle condizioni di conoscere e discutere l'intervento.

Perché una stazione ferroviaria non è un'infrastruttura che si può pensare e progettare ignorando il Comune sul cui territorio dovrebbe sorgere. E neppure il miglioramento del trasporto pubblico può diventare un argomento sufficiente per considerare irrilevante il consumo di altro suolo libero.

Per ora, dunque, abbiamo una stazione annunciata a Lissone, da costruire a Seregno, una localizzazione che resta da chiarire e uno studio di fattibilità ancora da avviare.

A Lissone si festeggia. A Seregno, forse, sarebbe il caso di cominciare a chiedere dove intendono costruirla.