mercoledì 10 giugno 2026

Le Brianze raccontate e camminate: alla scoperta di San Pietro al Monte


Domenica 21 giugno 2026 torna un nuovo appuntamento con “Le Brianze raccontate e camminate”, l’iniziativa promossa da Arci Macherio che unisce escursionismo, cultura e scoperta del territorio. La proposta è una suggestiva attraversata da Civate a Suello, con salita allo straordinario complesso romanico di San Pietro al Monte, uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di storia della Brianza.

L’escursione, pur non presentando particolari difficoltà tecniche, è rivolta a partecipanti allenati e in buone condizioni fisiche. Il percorso prevede infatti un dislivello complessivo di circa 435 metri in salita e 450 metri in discesa, lungo sentieri di montagna semplici ma continui.

Il ritrovo è fissato alle ore 9:00 a Civate, da dove il gruppo partirà attraversando il suggestivo Orrido del Toscio, un angolo poco conosciuto ma di grande fascino naturalistico. Dopo il guado del torrente, il cammino proseguirà lungo gli antichi sentieri della verde Valle dell’Oro, fino a imboccare una facile strada di montagna che conduce al Dosso della Guardia e quindi al pianoro di San Pietro al Monte.

Qui, immersi in un contesto paesaggistico di straordinaria bellezza, i partecipanti potranno sostare per il pranzo al sacco nei pressi dell’ex abbazia benedettina, approfittando anche della presenza di una sorgente di acqua potabile.

Nel primo pomeriggio, alle ore 14:00, è prevista la visita guidata alla basilica di San Pietro e all’oratorio di San Benedetto, a cura dei volontari dell’associazione Amici di San Pietro al Monte. Un’occasione preziosa per conoscere da vicino uno dei più importanti complessi romanici della Lombardia, candidato a diventare patrimonio UNESCO.

Il rientro avverrà lungo lo stesso percorso fino alla località Oro, per poi proseguire su facili carrarecce a mezza costa, seguendo idealmente il tracciato dell’antica via romana che collegava Como ad Aquileia. Il cammino offrirà ampi scorci sui laghi e sui colli briantei, fino all’arrivo a Suello previsto intorno alle 17:45, dove ad attendere i partecipanti ci sarà un aperitivo conclusivo.

Durante tutta l’escursione, i partecipanti saranno accompagnati da esperti della sezione di Macherio del Club Alpino Italiano, che garantiranno supporto e sicurezza lungo il percorso.

L’iniziativa è riservata ai tesserati ARCI, con iscrizione obbligatoria (posti limitati - 30 persone). È previsto un contributo di 5 euro comprensivo di aperitivo finale.

  • Ritrovo ore 9.00 presso il parcheggio pubblico P3 di via Francesco Broggi, Civate.
  • Termine escursione ore 17.45 circa a Suello presso il parco giochi di via Don Mario Casati.

Per iscrizioni:
📧 cultura@arcimacherio.it
📞 335 632 8590 (Augusta)

Per informazioni:
📞 339 844 6553 (Gianni)

Come da consuetudine, gli organizzatori non si assumono responsabilità per eventuali incidenti o danni a persone e/o cose.

Organizzazione: ARCI Macherio
In collaborazione con: CAI Sezione di Macherio

lunedì 8 giugno 2026

Seveso 50 anni dopo: la lezione di “Sapere” tra memoria e controinformazione


A quasi cinquant’anni dal disastro del 10 luglio 1976, la città di Seveso si prepara a una serie di appuntamenti che intendono non solo commemorare, ma anche rileggere in chiave critica uno degli eventi più drammatici della storia industriale italiana. L’iniziativa è promossa da Seveso Memoria di parte insieme ai gruppi No Pedemontana, realtà da tempo impegnate nel mantenere viva una memoria attiva e consapevole del territorio.

Il primo incontro, in programma il 18 giugno 2026 in piazza Cardinal Confalonieri, apre ufficialmente il percorso verso questo importante anniversario.

La serata sarà dedicata alla rivista Sapere e al ruolo fondamentale che essa ebbe nel raccontare il disastro dell’Icmesa senza attenuarne la gravità. In un contesto in cui molte narrazioni tendevano a ridimensionare l’accaduto, Sapere si distinse per un approccio rigoroso e indipendente, offrendo un esempio di controinformazione scientifica che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento.

Al centro dell’incontro, la presentazione del volume “Una rivista che viene dal futuro. L’esperienza di ‘Sapere’ sotto la direzione di G.A. Maccacaro (1974-1977)”, edito da Mimesis nel 2026. Attraverso il contributo dei curatori, Vittorio Morfino e Gianluca Pozzoni, il pubblico potrà approfondire il contesto culturale e politico in cui la rivista operò, nonché il suo impegno nel ricostruire con precisione il processo produttivo dell’Icmesa e nell’individuare le responsabilità del disastro.

La rivista ebbe infatti un ruolo cruciale nel promuovere una consapevolezza critica, dimostrando come la scienza non sia mai neutrale, ma profondamente intrecciata con le dinamiche sociali, economiche e politiche. Una lezione che conserva tutta la sua attualità, soprattutto in un’epoca segnata da nuove sfide ambientali e industriali.

L’appuntamento del 18 giugno rappresenta solo l’inizio di un percorso più ampio. Il calendario proseguirà l’8 luglio con un incontro che vedrà protagonisti gli ex lavoratori dell’Icmesa insieme alla storica Chiara Giorgi dell’Università La Sapienza di Roma, offrendo uno sguardo diretto e documentato sulle condizioni di lavoro e sulle conseguenze del disastro. Il 10 luglio, data simbolica dell’anniversario, sarà invece dedicato allo spettacolo teatrale “Sette domeniche”, che restituirà attraverso il linguaggio scenico la memoria di quei giorni.

giovedì 4 giugno 2026

Pedemontana, la Brianza dice no: appuntamento ad Agrate


Domenica 7 giugno 2026
il Comitato Ferma Ecomostro D Breve sarà presente ad Agrate con un gazebo informativo in occasione della Fest’Oasi. Un appuntamento importante per chi vuole capire meglio cosa si nasconde dietro il progetto della cosiddetta “tratta D breve di Pedemontana” e per chi desidera prendere posizione.  

Il presidio sarà attivo dalle 9:00 alle 17:00 e offrirà la possibilità sia di informarsi sia di firmare contro la tratta D breve. Ma soprattutto sarà un’occasione per fare rete tra cittadini e realtà locali che da anni si battono contro il consumo di suolo e per un modello di mobilità più sostenibile.

In un contesto in cui le grandi opere continuano a essere presentate come inevitabili, momenti come questo sono fondamentali per costruire consapevolezza e rafforzare un fronte comune. Partecipare significa contribuire a una mobilitazione che riguarda tutta la Brianza e il suo futuro.

Agliate nella stagione del restauro romanico in Lombardia


Il Museo Civico “Carlo Verri” di Biassono, in collaborazione con la Comunità Pastorale Santo Spirito di Carate Brianza e Albiate, vi invita a un nuovo appuntamento del ciclo “Echi di Pietra”, dedicato alla Basilica di Agliate e al patrimonio storico e artistico della Brianza.

Sabato 13 giugno alle ore 21.00 la Basilica dei Santi Pietro e Paolo di Agliate ospiterà la conferenza:

Agliate nella stagione del restauro del romanico in Lombardia
Relatore: Prof. Gianfranco Pertot, Politecnico di Milano

A partire dal 1873 il complesso di Agliate è stato oggetto di grandi campagne di restauro, condotte inizialmente nel tentativo di ricostruire il primitivo assetto romanico della basilica, profondamente alterato nel corso dei secoli. Rimozioni, ripristini – che oggi appaiono al limite della falsificazione – e più recenti operazioni di de-restauro hanno lasciato il loro segno nell’edificio medievale, determinandone l’aspetto attuale. Quello di Agliate non è un caso isolato e si inserisce, anzi, nel quadro più ampio della stagione ottocentesca del restauro del romanico lombardo. A partire da questo punto di vista particolare, la conferenza ne ripercorrerà il fermento culturale, i protagonisti e le scelte, spesso controverse, che ne derivarono. Conoscere questa storia significa saper vedere la basilica con occhi nuovi, come un monumento stratificato che porta i segni di come ogni epoca l’ha riletto e tramandato. Uno spunto, forse, per interrogarsi anche su come noi oggi ci confrontiamo con il patrimonio culturale e il territorio.

Gianfranco Pertot è professore associato di Restauro architettonico al Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) ed è socio effettivo della Società Italiana di Restauro Architettonico (SIRA) dalla sua fondazione. Le sue ricerche sono rivolte principalmente alla storia del restauro e all’archeologia dell’architettura, con un focus sulla Lombardia e Venezia. Ha dedicato studi fondamentali al complesso basilicale di Agliate, che hanno avuto esito sia nell’agevole guida La basilica romanica di Agliate (Bellavite, Missaglia 2001, con L. Pozzi e A. Viganò), sia nella monografia “Tutto rifatto è … e del nuovo quasi non t’accorgi”. I restauri alla basilica e al battistero di Agliate (Edizioni del Museo Civico Carlo Verri, Biassono 2004) e nel più recente Il complesso di Agliate fra “silence de l’Histoire” e “storia tradita”: dagli studi di Dartein ai restauri (Como 2015).

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

giovedì 28 maggio 2026

Oggiono: cancellata un'area umida per far posto alla vasca del Gandaloglio

Gandaloglio (Oggiono): area umida Rettola a confine con Sirone

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

A Oggiono stanno cancellando l'area umida delle Rettola, a confine con Sirone, per far posto alla vasca di laminazione per il torrente Gandaloglio. E' quanto abbiamo purtroppo verificato come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" da alcuni giorni, da quando cioè le ruspe hanno iniziato a realizzare una delle piste di accesso legate alla realizzazione della vasca di laminazione, in località Rettola a confine tra Oggiono e Sirone (per la precisione dietro all'azienda Italforge). Quello che si sta verificando è un pesante danno ambientale, ovvero il riempimento con terra e ghiaia di quella che fino a poche settimane fa era una splendida area umida, che includeva un canneto. Nella stessa area, nei numerosi sopralluoghi da noi eseguiti - come volontari del Circolo Ambiente - avevamo avuto modo di vedere alcuni esemplari di aironi cenerini e guardabuoi. Ora quell'area è stata cancellata per far posto ad una parte della pista di accesso alla vasca di laminazione!

Il cantiere della pista per realizzare la vasca di laminazione del Gandaloglio al confine con Sirone

Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" avevamo già messo in guardia il Parco Valle Lambro - che ha commissionato i lavori per la vasca di laminazione - ed anche il Comune di Oggiono, onde evitare in tutti i modi la compromissione o addirittura la cancellazione di questa area umida a confine con Sirone. Il Parco non ci ha risposto nel merito alla nostra sollecitazione, ma si è limitato a trasmetterci alcuni contenuti dello Studio di Impatto Ambientale condotto dai tecnici incaricati, che - paradossalmente - sottolineava proprio l'importanza naturalistica delle aree umide e, pertanto, di porre in essere tutte le soluzioni per evitare la compromissione di tali zone.

Il progetto della pista per realizzare la vasca di laminazione

Nello Studio ambientale si attestava che l'area di cantiere vede "la presenza di ambienti umidi di elevato interesse naturalistico, con vegetazione acquatica e ripariale ben sviluppata condizioni idrologiche che favoriscono la formazione di habitat diversificati. Tali ambienti ... svolgono un ruolo fondamentale come area di rifugio, alimentazione e sosta per I'avifauna, in particolare per le specie migratrici. La presenza di canneti, superfici temporaneamente allagate ed ecotoni terra-acqua contribuisce a elevare la biodiversità complessiva dell'area, rendendola particolarmente sensibile a pressioni antropiche".
Lo Studio proseguiva confermando che "le componenti più vulnerabili rispetto alla realizzazione di opere risultano: vegetazione acquatica e palustre, che costituisce habitat prioritario e contribuisce alla qualità ecologica del sito; avifauna acquatica e migratoria, che utilizza l'area per nidificazione, sosta e alimentazione; assetto idrologico locale, determinante per il mantenimento degli habitat umidi, continuità ecologica, in relazione ai collegamenti con altri ambienti naturali circostanti".

Altra immagine del cantiere in corso

Nel medesimo Studio è stata eseguita anche un'analisi degli impatti del cantiere, attestando che "durante la fase di realizzazione delle opere, gli impatti principali sono riconducibili a: disturbo temporaneo all'avifauna, ..., con possibile allontanamento delle specie; alterazione localizzata della vegetazione e degli habitat, soprattutto nelle aree direttamente interessate dai lavori; incremento del disturbo antropico in un contesto ecologicamente sensibile".  
Il paradosso è che questo Studio ambientale - che, ricordiamo, è stato commissionato dal Parco Valle Lambro - è, di fatto, diventato carta straccia, poiché il Parco stesso non ne ha tenuto conto, tant'è che da alcuni giorni si sta appunto procedendo con la cancellazione di una porzione dell'area umida della Rettola, a confine tra Oggiono e Sirone. Il tutto per creare una pista in ghiaia, legata all'inutile e dannosa vasca di laminazione, opera la cui realizzazione sta causando gravi impatti ambientali sulle zone umide, che il Parco stesso avrebbe dovuto tutelare evitando la compromissione coi nuovi cantieri! 

Nelle foto: l'area umida della Rettola, prima dei lavori e durante il cantiere avviato nei giorni scorsi. 

Seveso, 50 anni dopo: raccogliere i ricordi per non dimenticare


A quasi cinquant’anni dal disastro della diossina che ha segnato profondamente il territorio della Brianza, c’è ancora una storia da raccontare. Non una storia fatta solo di dati, perimetri e ordinanze, ma una trama viva di ricordi, emozioni, paure e gesti quotidiani. Una storia che appartiene a chi c’era, ma anche a chi ne ha ereditato i racconti attraverso le parole di genitori, nonni, vicini di casa.

È da questa consapevolezza che nasce l’iniziativa promossa dall’Associazione Seveso Memoria di Parte: un percorso di ricerca “dal basso” che punta a ricostruire quel periodo attraverso le testimonianze dirette e indirette di chi lo ha vissuto. Un invito aperto alla cittadinanza a contribuire a una memoria collettiva che non sia solo archivio, ma anche riconnessione con i luoghi e con le persone.

L’appuntamento è per sabato 30 maggio 2026, dalle ore 10 alle 13, al mercato di Seveso in via Redipuglia, di fronte al bocciodromo. Un luogo quotidiano, familiare, scelto non a caso: è proprio nella quotidianità che si annidano i ricordi più autentici. Qui sarà possibile condividere frammenti di vita, episodi, immagini, sensazioni legate a quei giorni e a ciò che è seguito.

Ricostruire questa memoria significa anche provare a ridare una geografia ai ricordi. Non solo le “zone” ufficiali, ma una mappa fatta di esperienze personali: dove si viveva, cosa si vedeva, cosa si temeva. In questo senso, emerge anche il valore degli strumenti storici dell’epoca, come la mappa realizzata dall’Ufficio Speciale per Seveso con l’indicazione dei livelli di TCDD nei diversi punti di rilevazione. Un documento prezioso, oggi difficile da reperire, ma che rappresenta un tassello fondamentale per comprendere l’impatto reale e percepito della contaminazione sul territorio.

C’è chi ricorda di averne vista una copia affissa nell’atrio del Comune di Seveso, chi ipotizza che sia conservata negli archivi regionali, e chi, con un pizzico di rammarico, racconta di averne posseduta una copia poi ceduta molti anni fa. Anche queste tracce, apparentemente marginali, fanno parte della memoria collettiva che si cerca di ricostruire.

Raccogliere testimonianze oggi non è solo un esercizio di ricordo: è un atto politico e culturale. Significa dare voce a esperienze spesso rimaste ai margini della narrazione ufficiale, restituire complessità a un evento che ha segnato il territorio, e trasmettere alle nuove generazioni una consapevolezza più profonda di ciò che è stato.

Perché la memoria, se condivisa, diventa strumento di comprensione e, forse, anche di trasformazione.

Chi ha qualcosa da raccontare è invitato a partecipare. Anche un piccolo ricordo può contribuire a ricostruire una storia più grande.

martedì 26 maggio 2026

Molteno: pesante consumo di suolo e costi triplicati per il bypass idraulico dei torrenti Bevera-Gandaloglio


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Il progetto del bypass idraulico Bevera-Gandaloglio a Molteno triplica i costi e, insieme alla tangenzialina di Raviola, cementificherà quasi 1 ettaro di terreni agricoli.

Stiamo parlando di un bypass che - secondo gli ingegneri idraulici e il comune di Molteno - dovrebbe servire come 'compensazione' idraulica legata alla costruzione della nuova tangenzialina di Raviola, col paradosso - si scopre adesso - che il bypass costerebbe più della stessa tangenzialina. Infatti i costi della nuova strada potrebbero raggiungere quasi 2 milioni di euro, mentre i costi del bypass sono già lievitati a 2 milioni e 300 mila euro.



Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" ribadiamo la nostra totale contrarietà alle due opere, sia per i danni ambientali sia per i costi pubblici.  

Si ricorda che, da progetto, la tangenzialina di Raviola dovrebbe correre in parallelo al corso del Bevera, rischiando così di ridurre la capacità di esondazione naturale del torrente in caso di forti piogge. La pessima soluzione trovata dal comune di Molteno e dai tecnici idraulici è quella del bypass Bevera-Gandaloglio, con la funzione proprio di compensare l'effetto di arginatura causato dalla nuova strada.
Nel frattempo la somma dei costi del bypass e della tangenzialina sta lievitando oltre i 4 milioni di euro. Questi costi, uniti ai circa 10 milioni per la vasca di laminazione sul Gandaloglio, determinano un dispendio incredibile per il nostro territorio. Ma quello che è peggio è che tutte queste opere - tangenzialina, bypass e vasca di laminazione - rischiano di danneggiare l'equilibrio ecologico dei torrenti Bevera e Gandaloglio. Oltretutto come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" nutriamo forti dubbi sull'effettivo funzionamento delle opere di regimazione: infatti secondo il progetto ipotizzato, le acque di piena del torrente Bevera dovrebbero deviare nel bypass, facendo una curva a 90 gradi. Però non è sicuro che il Bevera, essendo un torrente naturale e non un canale artificiale, in caso di forti piene riesca a deviare ad angolo retto, anziché esondare a monte o a valle del bypass stesso! Il rischio è quindi che, una volta danneggiato il territorio con la tangenzialina e col bypass, il sistema di deviazione delle acque di piena non funzioni a dovere.

Oltretutto il bypass, paradossalmente, rischia di consumare più suolo rispetto alla tangenzialina: infatti in base ai rispettivi progetti, la strada avrebbe una larghezza di circa 8 metri per una lunghezza di circa 350 metri, mentre il bypass - realizzato con argini in cemento - avrebbe una larghezza media di 16 metri (!) per una estensione di oltre 400 metri. In totale - tra tangenzialina e bypass - avremmo una cementificazione di quasi 10 mila metri quadri: circa 1 ettaro di terreni agricoli verrebbe impermeabilizzato, nel comune che già oggi è di gran lunga il più cementificato della provincia di Lecco.

Per tutti questi motivi - costi economici, dubbi sul funzionamento del sistema idraulico, consumo di suolo agricolo - chiediamo agli Enti interessati, in primis al Comune di Molteno e alla Regione Lombardia, di abbandonare i nefasti progetti della tangenzialina di Raviola e del bypass idraulico sui torrenti Bevera e Gandaloglio.