martedì 6 ottobre 2026

Celeste, la pazza del Segrino: una passeggiata tra letteratura e natura


Il Lago del Segrino è uno di quei luoghi della Brianza che non hanno bisogno di molte presentazioni. Ma forse non tutti sanno che, oltre alla sua bellezza naturale, il piccolo lago ha avuto anche una certa fortuna letteraria, entrando nelle pagine di alcuni importanti scrittori.

Per riscoprirne la storia e la fama letteraria, sabato 17 ottobre è in programma “Celeste, la pazza del Segrino”, una passeggiata letteraria organizzata dalla Libreria “Lagom” e dall’Associazione Culturale “Brianze”, con il patrocinio del Consorzio Parco Lago del Segrino.

Un pomeriggio per camminare lungo le rive del lago e andare alla ricerca delle tracce lasciate nelle pagine di scrittori come Ippolito Nievo e Stendhal, accompagnati da letture e racconti dedicati a questo suggestivo angolo di Brianza. Ma la passeggiata non si fermerà alla letteratura. Al termine del percorso è previsto un laboratorio esperienziale di metodo Caviardage®, condotto da Sara Pozzi, insegnante certificata del metodo. Utilizzando vecchi libri e semplici materiali artistici, i partecipanti saranno invitati a trasformare le sensazioni e le emozioni suscitate dal paesaggio in poesie visive. Un modo insolito, dunque, per guardare il Segrino: camminando, leggendo e lasciandosi suggestionare dal paesaggio. Perché conoscere un territorio significa anche imparare a osservarlo con occhi diversi.

L'appuntamento è per sabato 17 ottobre 2026, dalle 14.15 alle 16.30. Il ritrovo è alle 14.15 presso il Centro Visitatori del Parco “Dr. Elvezio Malvezzi”, in via Valassina 31, Longone al Segrino (CO). La partecipazione è su prenotazione, con un massimo di 12 partecipanti e un'età minima di 18 anni. Il contributo è di 15 euro, comprensivo dei materiali per il laboratorio. Le iscrizioni devono essere effettuate entro il 15 ottobre.

Per informazioni e iscrizioni: lagom.nsu@gmail.com oppure 338 4295290 (WhatsApp).

Tra Castelmarte e Proserpio, a piedi: storia e paesaggio del Triangolo Lariano


Domenica 11 ottobre il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” propone una camminata alla scoperta di Castelmarte e Proserpio, nell'ambito della tradizionale serie di escursioni nei paesi del Triangolo Lariano.

Si parte alle 9.30 dalla stazione di Canzo, in coincidenza con l'arrivo del treno da Milano. Il percorso porterà a Castelmarte, dove si visiteranno l'Oratorio di San Rocco, risalente al XVII secolo, e la Torre, simbolo dell'antico castello da cui il paese prende il nome. La conoscenza del territorio sarà accompagnata dalla collaborazione della locale Proloco.


Dopo il pranzo al sacco si proseguirà verso Proserpio, andando alla ricerca delle tracce meno evidenti del suo centro storico: ville, cortili, affreschi ed edicole votive, con l'accompagnamento dell'associazione Punto d'incontro.

Un itinerario di circa 10 chilometri, con un dislivello di circa 200 metri, classificato come facile ma consigliato a chi ha un minimo di allenamento. Il rientro alla stazione di Canzo è previsto per le 16.30 circa.

  • Da portare: pranzo al sacco e borraccia con acqua. Consigliate scarpe da trekking e abbigliamento adeguato.
  • Ritrovo: domenica 11 ottobre, ore 9.30, stazione di Canzo
  • Percorso: circa 10 km | dislivello 200 m
  • Partenza e arrivo alla stazione di Canzo

È consigliata la prenotazione scrivendo a info@circoloambiente.org.


In caso di maltempo sarà rimandata a data da destinarsi: per eventuali aggiornamenti è consigliabile consultare la pagina Facebook del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

Macherio, Pedemontana e la prescrizione 135: «Informate la popolazione»

La prescrizione 135, dalla G.U. del 18/2/20210

C'è una prescrizione, la numero 135, che vale la pena rileggere oggi, mentre i cantieri della Pedemontana stanno entrando sempre più concretamente nella vita quotidiana degli abitanti di Bareggia e Macherio. È contenuta nel Supplemento ordinario n. 34 alla Gazzetta Ufficiale del 18 febbraio 2010 e stabilisce che, durante i lavori, debba essere data adeguata informazione alla popolazione interessata sullo svolgimento delle attività di cantiere, sulla loro collocazione temporale e sulla loro durata, con particolare attenzione agli interventi più impattanti per rumore e vibrazioni. La stessa prescrizione prevede inoltre il monitoraggio acustico in corso d'opera.

Non è dunque una questione di cortesia nei confronti dei residenti. È una delle condizioni previste per la realizzazione dell'opera. Ed è proprio da qui che nasce una domanda: quanto e come vengono informati oggi i cittadini che vivono a ridosso dei cantieri? La domanda arriva da Bareggia, dove nelle ultime settimane sono state pubblicate diverse segnalazioni sulle attività legate a Pedemontana.

Immagine tratta dalla pagina FB de "Il Paese di Macherio"

Il blog Il Paese Macherio ha posto l'attenzione, tra l'altro, sul monitoraggio della qualità dell'aria presso la scuola Rodari di Bareggia. Come emerso nell'ultimo Consiglio comunale, la cabina utilizzata per le rilevazioni non è una centralina permanente: viene posizionata per circa una settimana ogni tre mesi e successivamente rimossa. Una modalità di monitoraggio prevista nell'ambito del protocollo tra ARPA e Pedemontana, ma che pone una domanda legittima: quanto è conosciuta questa modalità dai cittadini e quanto è rappresentativa una rilevazione di una settimana ogni tre mesi in una zona interessata per tutto l'anno da cantieri, movimentazione di terra e traffico di mezzi pesanti? Sempre da Il Paese Macherio arrivano inoltre interrogativi sulla situazione nell'area della scuola e sui lavori che interessano il territorio di Bareggia.

Segnalazione di Ferma Ecomostro D Breve

Altre segnalazioni sono state rilanciate dalla pagina Ferma Ecomostro D Breve, che ha richiamato l'attenzione su interventi di bonifica effettuati in prossimità di alcune abitazioni e sulla presenza di materiali e rifiuti di cui viene chiesta maggiore chiarezza. Su questi aspetti è naturalmente necessario distinguere le segnalazioni dalle informazioni ufficiali e verificare puntualmente che cosa sia stato fatto, con quali autorizzazioni e secondo quali procedure. Ma proprio questa esigenza di chiarezza rende ancora più importante il tema dell'informazione ai residenti. A queste segnalazioni pubbliche si aggiunge anche quella, raccolta da un residente della zona, che riferisce di aver osservato direttamente un cantiere preparatorio destinato alla produzione del calcestruzzo per le palificazioni previste nell'area tra Bareggia e Macherio. Il residente segnala inoltre la presenza di crepe nei muri di box ed edifici confinanti con un'area verde recentemente trasformata in una piattaforma di cantiere. È una testimonianza personale e, proprio per questo, non può essere considerata di per sé una prova delle cause dei danni segnalati. Ma è un elemento che merita, eventualmente, di essere verificato nelle sedi competenti.

Le prescrizioni del 2010, intanto, non parlano soltanto di informazione.

  • La prescrizione 17 stabilisce che debba essere predisposto un piano di circolazione dei mezzi d'opera con percorsi, tipologia dei mezzi, volumi di traffico, velocità, calendario e orari di transito, prevedendo anche misure di salvaguardia degli edifici sensibili quando i percorsi attraversano aree urbanizzate.
  • La prescrizione 159 dedica particolare attenzione al contenimento dell'inquinamento atmosferico durante la cantierizzazione: bagnatura delle piste, lavaggio delle ruote, copertura dei materiali polverosi, limitazione della velocità dei mezzi e altre misure per contenere la dispersione di polveri.
  • E la prescrizione 162 prevede un Piano di Azione per gli incidenti e le situazioni di emergenza, che deve essere reso esplicito, applicabile e comunicato, con particolare attenzione alla tutela della popolazione presente intorno al cantiere.

Insomma, nel 2010 chi autorizzò l'opera aveva già previsto che una grande infrastruttura, attraversando territori densamente abitati, non potesse essere semplicemente “calata” sulle comunità locali.

Informare, programmare, monitorare, prevenire. Sono parole che ricorrono nelle prescrizioni. Oggi, mentre Pedemontana entra nella fase più concreta dei lavori, sarebbe quindi interessante sapere quanto queste prescrizioni siano effettivamente applicate sul territorio di Macherio e Bareggia.

  • I residenti sono informati preventivamente delle attività più impattanti?
  • Esiste ed è accessibile il piano con percorsi e orari dei mezzi di cantiere?
  • Quali monitoraggi vengono effettuati e con quale frequenza?
  • Quali sono i risultati delle rilevazioni?
  • Come vengono controllati gli effetti dei lavori sugli edifici più vicini?
  • E soprattutto: dove può trovare queste informazioni, in modo semplice e completo, una persona che abita a pochi metri dal cantiere?

Non sono domande contro un'opera in quanto tale. Sono domande che riguardano il modo in cui un'opera di queste dimensioni viene realizzata dentro un territorio abitato.

Perché la prescrizione 135 non dice che i cittadini possono essere informati. Dice che devono esserlo.

Tra gli alberi, il volto di Laura Conti

Un volto tra gli alberi dell'Oasi LIPU di Cesano Maderno per ricordare una donna che, dopo il disastro dell'ICMESA, contribuì a dare all'ambientalismo italiano un nuovo modo di guardare al rapporto tra ambiente, salute e società.


All'esterno del Centro Visite Alexander Langer dell'Oasi LIPU di Cesano Maderno è stata infatti installata Natura Loci, un'opera site specific dell'artista Enrico Cazzaniga, promossa da Insieme per la Memoria e il Futuro del Bosco delle Querce, dall'associazione FARE e dal Circolo Laura Conti di Legambiente Seveso, grazie anche a una donazione individuale. Il titolo dell'opera non è casuale: Natura Loci è anche un anagramma di Laura Conti. Tra due alberi, utilizzando una rete metallica zincata, bitume all'acqua ed elementi naturali come foglie, cortecce, rami, muschio e sassi, Cazzaniga ha composto il volto della scienziata e ambientalista. Un'immagine che non viene semplicemente collocata nel verde, ma sembra nascere dal luogo stesso. È forse proprio questo il senso più interessante dell'installazione: ricordare Laura Conti attraverso un'opera che entra in relazione con la natura, in un'area dove la tutela ambientale è diventata parte concreta della storia del territorio.


Laura Conti è stata una delle figure più importanti dell'ambientalismo italiano del secondo Novecento. Medico, scienziata, divulgatrice e militante politica, dopo il disastro dell'ICMESA del 10 luglio 1976 contribuì a leggere quella tragedia non soltanto come un incidente industriale, ma come una vicenda nella quale si intrecciavano ambiente, salute pubblica, responsabilità industriali e scelte politiche. La sua forza stava anche nella capacità di rendere comprensibili questioni scientifiche complesse senza semplificarle. Un approccio particolarmente attuale proprio oggi, quando il cinquantesimo anniversario dell'incidente rischia di trasformarsi in una celebrazione rituale, separata dalle domande che quella vicenda continua invece a porre. Durante la presentazione dell'opera, l'attrice Rachele Borzatta ha letto alcuni testi di Laura Conti, riportando quelle riflessioni proprio tra gli alberi dell'Oasi.

Il progetto nasce dal lavoro del coordinamento Insieme per la Memoria e il Futuro del Bosco delle Querce, che negli ultimi anni ha riunito associazioni, realtà ambientaliste e amministrazioni locali attorno alla volontà di mantenere viva la memoria del disastro e, allo stesso tempo, di interrogarsi sul futuro del territorio. Beatrice Oleari e Alberto Colombo hanno ricordato il percorso iniziato con Insieme per il Bosco, nato dalla collaborazione tra gruppi e associazioni di Seveso e Meda e successivamente allargatosi anche a Cesano Maderno. 
Un lavoro che oggi assume un significato particolare: il Bosco delle Querce non è soltanto ciò che resta di un'area contaminata e poi bonificata. È anche la dimostrazione concreta che un luogo segnato da una catastrofe ambientale può diventare uno spazio di tutela, natura e memoria. All'iniziativa è intervenuto anche il sindaco di Cesano Maderno Gianpiero Bocca, che ha sottolineato il valore di ospitare questa memoria all'interno di un luogo dove l'ambiente è stato tutelato, auspicando che l'installazione possa diventare anche occasione di visita e conoscenza.


Il Circolo Laura Conti di Legambiente Seveso ha un legame particolare con questa storia. Maurizio Zilio ha ripercorso la vicenda del circolo e della sua intitolazione, ricordando l'impegno di Laura Conti per l'ambiente e la salute e, soprattutto, la sua capacità di parlare a interlocutori diversi utilizzando un linguaggio diretto e comprensibile. Marco Martorelli, che custodisce l'archivio documentale di Laura Conti, ha invece richiamato l'attenzione sulla difficoltà di conservare e valorizzare quella eredità documentale. L'archivio è oggi conservato presso la Fondazione Micheletti di Brescia. È un tema che va oltre la figura di Laura Conti. Perché conservare la documentazione significa anche impedire che la memoria del disastro di Seveso venga progressivamente ridotta a poche immagini, a una data e a qualche racconto ormai consolidato. Il coordinamento Insieme per la Memoria e il Futuro del Bosco delle Querce dichiara infatti di voler proseguire il proprio lavoro proprio su questo terreno: memoria, storia, ambiente e buone pratiche ambientaliste, con l'intenzione di mantenere una narrazione del disastro della diossina il più possibile genuina e non edulcorata. Un'impostazione che sarebbe probabilmente piaciuta alla stessa Laura Conti, poco incline alle versioni addomesticate della realtà e abituata a mettere insieme rigore scientifico, impegno civile e capacità di comunicare.

Alla presentazione sono intervenuti anche Fabio Lopez Nunes, che ha ricordato il proprio rapporto con Laura Conti e le sue straordinarie capacità comunicative, Enrico Cazzaniga, che ha illustrato le scelte artistiche e il rapporto dell'opera con l'ambiente, e Alessia Cacace, responsabile dell'Oasi LIPU di Cesano Maderno. Non è irrilevante che il volto di Laura Conti sia oggi accanto al Centro Visite intitolato ad Alexander Langer. Sono due figure diverse, ma accomunate da un ambientalismo capace di guardare oltre la semplice tutela della natura, mettendo in discussione il modo in cui la società costruisce il proprio rapporto con l'ambiente. Natura Loci aggiunge così un nuovo segno a questa geografia della memoria.

Un volto tra gli alberi, in un luogo nato da una delle più gravi vicende ambientali della storia italiana. Non un monumento tradizionale, ma un'opera destinata a confrontarsi con il tempo, con la vegetazione e con il luogo. E forse è proprio questo il modo migliore per ricordare Laura Conti: non soltanto guardando indietro, ma continuando a interrogarsi su ciò che quella storia ha ancora da insegnarci.

Foto tratte dal blog Sinistra e Ambiente, Meda

lunedì 5 ottobre 2026

Da Montorfano a Meda, sei ore dentro la Brianza che cammina


La sveglia suona alle 5.45. Colazione, preparativi e alle 6.30 sono già da due amici con cui condividerò la giornata. Destinazione Meda, dove ci aspetta l'autobus messo a disposizione dagli organizzatori della 38ª Meda-Montorfano. Quest'anno, per una volta, si parte da Montorfano e si arriva a Meda.


Alle 7 siamo sul pullman. Poco dopo siamo a Montorfano. Scendiamo e, prima della partenza, ci concediamo un caffè nella bella caffetteria nei pressi di piazza Roma. Intanto, in piazza, le autorità salutano i partecipanti. Poi prende la parola Tiziano Grassi, presidente del Comitato per il Parco Groane Brughiera. È una realtà di volontariato che da anni lavora per la tutela del territorio e che, grazie a proposte concrete e al lavoro di tanti volontari, è riuscita a diventare un punto di riferimento per chi ha a cuore il paesaggio e gli spazi naturali della Brianza. La Meda-Montorfano è organizzata dal Comitato insieme al CAI e alla SEM di Meda, con il patrocinio e il sostegno di diverse amministrazioni comunali e del Parco delle Groane.


Alle 8, puntuali, si parte. Siamo in 270: circa 140 sono arrivati con i tre pullman organizzati per l'occasione, gli altri direttamente a Montorfano, in auto o perché abitano nei dintorni. Un lungo serpentone attraversa il paese e raggiunge il lido. Da qui imbocchiamo il sentiero della Riserva naturale di Montorfano: all'inizio costeggiamo il lago, poi il percorso entra nel bosco. Il gruppo inevitabilmente si allunga. I più allenati prendono il largo, gli altri procedono con il proprio passo. Ed è forse proprio questa una delle cose belle della camminata: è una camminata democratica. Nessuno deve dimostrare niente a nessuno. Ognuno va al proprio ritmo, aspettando magari gli amici, fermandosi per una fotografia o semplicemente per guardarsi intorno.


Il percorso è ben segnalato. Nei giorni precedenti i volontari hanno sistemato e integrato la segnaletica e hanno collocato anche alcuni nastri bianco-rossi che indicano il percorso. Sarà la "scopa", cioè il gruppo di volontari che chiude la camminata, a recuperarli uno a uno al passaggio. E poi ci sono i boschi. Camminare in questi ambienti rende tutto più piacevole. Si chiacchiera, si incontrano persone conosciute e se ne conoscono di nuove. Ci si scambiano esperienze, battute, informazioni sul percorso. Dopo qualche ora sembra quasi di essere diventati tutti amici, anche con chi fino a poco prima non avevamo mai visto.


Entrati nel territorio di Cantù arriva una bella sorpresa. Gli amici dell'Azienda Agricola Elma hanno preparato per tutti i partecipanti una bevanda ristoratrice. Un tè caldo, dopo qualche ora di cammino, è decisamente una buona idea. E infatti quel tè è proprio buono. Si riparte. A Olgelasca di Brenna incontriamo un altro piccolo gioiello della Brianza: la chiesa di Sant'Adriano, risalente all'XI-XII secolo. All'interno, alcuni lacerti di affreschi raccontano una storia antica che meriterebbe di essere conosciuta molto di più. Fuori, le panchine invitano alla sosta. Ci fermiamo, mangiamo qualcosa e poi ripartiamo.


Abbiamo già deciso che, al prossimo attraversamento urbano, ci concederemo un gelato e un caffè. La gelateria-caffetteria è chiusa per ferie. Peccato. Ma dentro ci sono alcune persone che stanno sistemando il locale in vista della riapertura del giorno successivo. Ci fermiamo comunque sulle panchine appena fuori e, con nostra grande sorpresa, ci viene offerto il caffè. A questo punto, cosa volere di più?

Riprendiamo il cammino. Con calma, ma senza perdere troppo tempo. L'ultimo tratto, sotto il sole e sull'asfalto, è forse quello meno piacevole. E ci scappa anche l'ennesimo inciampo, tanto per ricordarci che dopo qualche ora di cammino le gambe cominciano a presentare il conto. Poi finalmente Meda.


Dopo poco più di sei ore siamo arrivati. Ci aspettano la pastasciutta offerta dagli organizzatori e gli splendidi giardini di Villa Antona Traversi. Non c'è praticamente coda. La pasta è ottima, la birra è fresca e il meritato riposo ancora migliore. A un certo punto anche l'amico Tiziano, dopo una giornata intensa passata a seguire l'organizzazione, si siede al nostro tavolo per mangiare. E quando sembra che la giornata non possa offrire altro, arriva un'ultima piacevole sorpresa: un bicchierino di Porto, arrivato direttamente dal Portogallo. Un altro caffè, quattro chiacchiere e poi è davvero ora di andare. Ci avviamo al parcheggio per recuperare l'auto e torniamo a casa stanchi, ma decisamente soddisfatti. E soprattutto con un senso di gratitudine verso chi ha organizzato questa giornata. Perché la Meda-Montorfano non è soltanto una bella passeggiata. È un modo concreto per far conoscere il territorio, per mettere in relazione luoghi che spesso percepiamo come separati e per promuovere quella che potremmo chiamare una vera e propria cucitura naturalistica della Brianza.

Camminando, le persone vedono i boschi, i laghi, i sentieri, le cascine, le piccole chiese, i paesaggi ancora conservati. Scoprono che questi luoghi non sono semplicemente "spazi vuoti" tra un paese e l'altro, ma costituiscono un patrimonio comune. E forse è proprio così che, poco alla volta, cresce anche la cultura della tutela: facendo conoscere il territorio, facendolo vivere e facendo capire alle persone che vale la pena conservarlo.

Alla prossima Meda-Montorfano, allora. Ma possibilmente prima, su qualche altro sentiero della nostra Brianza.

giovedì 1 ottobre 2026

Diossina e salute: 50 anni dopo

SECONDA INIZIATIVA A MEDA DI “INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE” SULLE CONSEGUENZE PER LA SALUTE DEI VIVENTI DOPO IL DISASTRO DELLA DIOSSINA DEL 1976


Dopo l'evento del 4 luglio 2026 sul Sapere Operaio e la Nocività, anche la serata, sempre organizzata dal Coordinamento di gruppi e associazioni INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE, tenutasi a Meda il 23 settembre 2026 con il patrocinio dell'Amministrazione medese e della Fondazione Monza e Brianza, ha raccolto un'ottima presenza di cittadini e cittadine interessati all'argomento della salute dei viventi dopo il disastro della diossina dell'ICMESA del 10 luglio 1976.

Beatrice Oleari di FARE e Gemma Beretta di Legambiente, Circolo Laura Conti di Seveso

Beatrice Oleari di FARE e Gemma Beretta di Legambiente, Circolo Laura Conti di Seveso, hanno illustrato il lavoro e le attività proposte da INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE, coordinamento composto da gruppi ambientalisti, associazioni e singoli individui che hanno già operato unitariamente a Seveso con i programmi di INSIEME PER IL BOSCO negli anni precedenti.

Tutte le iniziative, avviate ormai da quattro anni, hanno seguito due filoni ben definiti: far vivere, con attività compatibili e non impattanti, il Bosco delle Querce, facendo comprendere il significato di questo luogo indissolubilmente legato al disastro della diossina dell'ICMESA del 1976, e rinnovare con eventi mirati la memoria, senza alcun annacquamento in occasione del 50° anniversario di quella tragedia.

Al centro Luigi Losa della Fondazione Monza e Brianza

Gli incontri proposti a Meda per il 50° anniversario hanno raccolto il patrocinio dell'Amministrazione e della Fondazione Monza e Brianza, che era presente con il suo vicepresidente Luigi Losa, già giornalista de Il Cittadino, che all'epoca, sin dai primi giorni, scrisse una serie di articoli, anche per il Corriere della Sera, sulla drammatica vicenda.

L'intervento del sindaco di Meda Luca Santambrogio (a sinistra)

Il sindaco di Meda, Luca Santambrogio, portando i suoi saluti, ha evidenziato l'importanza di questi incontri, poiché diffondono un'informazione più dettagliata e specifica su quegli eventi tragici, informazione che rischierebbe di perdersi se ci si limitasse ai passaggi dei media in occasione del 50° anniversario. Ha dato merito ai gruppi di INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE per l'attività svolta.

Alberto Colombo


Alberto Colombo, ambientalista medese, ha relazionato in merito agli effetti della diossina sui viventi, a partire dai più di 3.000 animali domestici deceduti nei primi giorni, cui fece seguito l'abbattimento di 76.000 capi di bestiame presenti negli allevamenti, per impedire che la TCDD entrasse nel ciclo alimentare.

Ha informato sulle campagne di monitoraggio sanitario effettuate dal 1976 in avanti, riprendendo da esse i dati sugli effetti acuti, con i casi di cloracne, e sull'aumento dei fattori di incidenza per una serie di patologie, dalle malattie cardiovascolari alle leucemie, ai linfomi non-Hodgkin, ai tumori, ecc., nonché sulle conseguenze sulla salute riproduttiva e mentale, sul sistema riproduttivo e sulle gravidanze, con il dramma delle interruzioni di gravidanza.

Tutti aspetti e dati delicati e anche controversi, poco trattati in eventi pubblici e ripresi soprattutto in consessi medici o su riviste specializzate, ma che meritano maggiore diffusione e approfondimento, così come si è cercato di fare durante la serata.

Sotto, le slide che hanno accompagnato il suo intervento. 

 



Dario Consonni
Dario Consonni, medico del lavoro e ricercatore della Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, ha illustrato i risultati dei monitoraggi epidemiologici fino al 2013, nei quali appare un aumento di alcune tipologie di tumori, anche se non con numeri eclatanti.

Aumento che, a suo avviso, non modifica particolarmente la mortalità nelle aree A, B e R, sulle quali sono stati condotti i cosiddetti studi di coorte che hanno interessato 218.682 persone.

La sua è stata una relazione basata esclusivamente sull'evidenza degli studi di cui si è occupato direttamente.

La sintesi degli studi epidemiologici presentati da Dario Consonni

Sotto, le slide proposte da Dario Consonni sul monitoraggio epidemiologico degli esposti alla diossina TCDD.

 



Tullio Quaianni
Tullio Quaianni, già medico del lavoro e dirigente del Servizio Prevenzione e Salute Ambienti di Lavoro dell'ASL di Monza, si è focalizzato sulla sua esperienza, ripercorrendo anche i punti controversi che riguardano la fuoriuscita di diossina dall'ICMESA.

Oltre alle reticenze dell'ICMESA-Givaudan-Hoffmann-La Roche, ha sottolineato le assenze, le dimenticanze e le tolleranze delle diverse autorità (sindaco, ufficiale sanitario, medico provinciale, CRIAL) che avrebbero dovuto vigilare e intervenire preventivamente prima dell'inizio della nuova produzione del triclorofenolo.

Il panorama legislativo nel 1976 consentiva attività di controllo applicando le normative vigenti, quali il Testo Unico delle Leggi Sanitarie del R.D. del 1934, articoli 216 e 217, la Costituzione della Repubblica, con gli articoli 32 e 41, il Codice penale, articolo 674, e la legge 615 del 1966 sull'inquinamento atmosferico.

Anche le fasi successive alla fuoriuscita della diossina furono, come è noto, caratterizzate da molti errori, omissioni e scelte politiche più che tecniche.

Furono e sono oggetto di perplessità la mappatura delle aree contaminate, che escluse alcune porzioni in Comuni limitrofi, il quantitativo di TCDD fuoriuscita, la prevalenza o l'oscillazione dei venti che determinò la ricaduta delle sostanze tossiche.

Quaianni ha ricordato come il lavoro degli operatori sanitari non fu semplice e non sempre fu facilitato. Spesso, infatti, l'Ufficio Speciale e la Regione Lombardia imposero metodologie e tempi non condivisi dai sanitari, ignorando anche un confronto di merito.

Dubbi anche rispetto al metodo di confronto epidemiologico della coorte monitorata, prendendo come riferimento la popolazione di Comuni prossimi che potevano anch'essi aver subito la contaminazione da TCDD, e rispetto a una serie di categorie di lavoratori che, pur essendo state operative nelle zone contaminate, non sono poi state adeguatamente monitorate.

Giusi Bonacina

Giusi Bonacina, allora ostetrica alla Mangiagalli, ha completato le relazioni raccontando la sua esperienza nell'ambito della ricerca Seveso Women's Health Study (SWHS), un progetto italo-statunitense avviato nel 1996 con una collaborazione tra l'Università della California-Berkeley, il Center for Behavioral Epidemiology (ora CERCH) e il gruppo di lavoro dell'Ospedale di Desio guidato dal prof. Paolo Mocarelli.

La ricerca fu coordinata da Brenda Eskenazi per comprendere l'impatto dell'inquinante TCDD sulla salute riproduttiva, con particolare attenzione alla salute delle donne.

Il finanziamento dello studio poté contare anche sul contributo dei reduci della guerra in Vietnam, interessati a capire le conseguenze sulla salute causate dall'esposizione alle diossine, in quanto anch'essi erano venuti a contatto con l'Agent Orange, un potente defoliante contenente diossine con cui l'esercito americano irrorò per via aerea le foreste vietnamite.

Lo studio ha coinvolto 981 donne che nel 1976 avevano un'età compresa tra 0 e 40 anni, vivevano nelle zone A e B e avevano campioni di siero ematico conservati, raccolti negli anni successivi all'incidente, nei quali era stata quantificata la concentrazione di TCDD.

La relatrice ha parlato con grande emozione del contributo delle donne intervistate, alcune delle quali profondamente toccate dalla tragedia vissuta.

In sala era presente una di queste donne, che ha espresso gratitudine per aver finalmente avuto informazioni su questa ricerca e su dove leggerne gli esiti.

Gli articoli scientifici di Brenda Eskenazi sono reperibili anche in rete, mentre un articolo di dettaglio sulla ricerca e sui suoi esiti si trova al link indicato sotto.

Pubblico numeroso e attento alle relazioni.


NOTA SULLO STUDIO Seveso Women's Health Study (SWHS)

Nella coorte dello studio SWHS, i livelli di TCDD nel siero hanno mostrato una significativa associazione con l'incidenza complessiva dei tumori a distanza di oltre 30 anni.

Lo studio, condotto esclusivamente su donne, ha arricchito le evidenze epidemiologiche secondo cui la TCDD è un cancerogeno multisito.

Tra le donne nel cui siero erano presenti concentrazioni significative di diossina TCDD, è stato evidenziato un aumento del rischio di alcune neoplasie; per il tumore della mammella, tuttavia, il risultato riportato nello studio del 2011 non era statisticamente significativo.

Rispetto alle alterazioni endocrine e riproduttive, gli studi condotti nell'ambito della SWHS hanno esaminato possibili associazioni con l'insorgenza di endometriosi, irregolarità del ciclo mestruale e altri esiti della salute riproduttiva.

È stato inoltre studiato l'impatto dell'esposizione sulla funzionalità della ghiandola tiroidea, sia nelle madri sia nei figli esposti in utero.

 

WWF Lecco: "Puliamo insieme il lungolago di Malgrate"


Sabato 3 ottobre, in occasione di Urban Nature, WWF Lecco organizza un pomeriggio di pulizia del lungolago di Malgrate.

Ritrovo alle 14.30 a Lecco, presso il distributore di via Leonardo da Vinci, vicino al ponte Kennedy. Sacchi, guanti e tutto il necessario per la raccolta saranno forniti dal WWF Lecco. La pulizia terminerà alle 17, con un aperitivo insieme. Con una donazione minima sarà inoltre possibile ritirare un vasetto di miele.

Per informazioni e adesioni: WhatsApp 0341 1716138.