![]() |
| L'Ospedale di Seregno in una cartolina d'epoca |
Il confronto sul futuro della sanità a Seregno si è finora concentrato quasi esclusivamente sulla possibile localizzazione del nuovo ospedale riabilitativo nell’area agricola del Dosso, all’interno del Parco GruBrìa. Ma i commenti e le osservazioni arrivate in questi giorni mostrano con chiarezza che le questioni centrali sono altre, e restano in gran parte senza risposta.
Dalle dichiarazioni dell’Amministrazione emerge che la ristrutturazione dell’attuale ospedale di via Verdi costerebbe circa 31 milioni di euro, mentre la costruzione di un nuovo presidio arriverebbe a 72 milioni.
Una differenza enorme, soprattutto se si considera che:
- ristrutturare costa meno della metà,
- non comporta nuovo consumo di suolo,
- mantiene una funzione pubblica in un’area già urbanizzata,
- evita nuovi carichi viabilistici e infrastrutturali.
La domanda allora è inevitabile: perché una soluzione più economica e meno impattante non viene seriamente discussa?
Il vecchio ospedale, inoltre, non può semplicemente essere “dimenticato”: dovrà comunque essere messo in sicurezza o rifunzionalizzato.
Ma per farne cosa?
Su questo punto il dibattito pubblico è sorprendentemente silenzioso.
Dai commenti di operatori sanitari ed ex lavoratori del presidio di Seregno emerge un’altra riflessione cruciale: un ospedale riabilitativo ha senso se è isolato dai principali servizi ospedalieri?
Dopo la chiusura del presidio seregnese, i servizi riabilitativi sono stati progressivamente integrati negli ospedali di Desio e Vimercate.
L’integrazione ha comportato criticità iniziali, ma anche vantaggi importanti:
- maggiore accesso a specialisti,
- migliore gestione delle emergenze,
- più tutele per i lavoratori,
- migliore presa in carico complessiva dei pazienti.
Un commento ha giustamente richiamato la necessità di superare una logica puramente comunale e pensare i servizi a scala più ampia, evitando duplicazioni e puntando sulla qualità. Un ragionamento condivisibile, che rafforza una considerazione di fondo: non è detto che la risposta migliore consista nel costruire un nuovo edificio, soprattutto se esistono strutture già operative e integrabili.
Tutto questo mentre l’area individuata per il nuovo ospedale ricade all’interno del Parco GruBrìa, uno dei pochi grandi spazi agricoli continui rimasti in Brianza centrale.
Consumare nuovo suolo in un’area protetta appare ancora meno comprensibile se:
- esiste un ospedale da ristrutturare,
- esistono presidi vicini già funzionanti,
- il problema principale segnalato dagli operatori è la carenza di personale, non di metri quadrati.
- perché la ristrutturazione del vecchio ospedale viene scartata senza un vero confronto?
- quale futuro si immagina per l’area di via Verdi?
- un centro riabilitativo isolato migliora davvero la qualità delle cure?
- ha senso consumare suolo agricolo quando esistono alternative meno costose e più razionali?
.jpg)



.jpeg)














