lunedì 13 aprile 2026

Parco di Monza: dalla tutela negata al business della Formula 1

Il dibattito sul futuro del Parco di Monza torna al centro dell’attenzione pubblica dopo le recenti decisioni del Consiglio comunale. Il comunicato che pubblichiamo solleva questioni cruciali: tutela del patrimonio storico, impatto ambientale e uso delle risorse pubbliche. Al di là delle posizioni, il testo offre una ricostruzione dettagliata e critica che merita di essere conosciuta e discussa. Lo proponiamo ai lettori come contributo al confronto sul destino di uno dei parchi storici più importanti d’Europa.

Rendering di parte degli interventi in deroga illustrati nella seduta del Consiglio Comunale del 26 marzo 2026

IN UN PARCO NON SI COSTRUISCE ANCHE SE CI OBBLIGA LIBERTY MEDIA!

a cura del Comitato per il Parco “A. Cederna” e del Comitato “La Villa Reale è anche mia”

La sera di giovedì 9 aprile 2026 sono stati approvati dal Consiglio comunale di Monza i lavori per nuove edificazioni all’autodromo nell’ottocentesco Parco di Monza, con un solo voto contrario. Garantita la rovina, da precaria a stabile, per il futuro del nostro Parco.
Pare di essere tornati al 1908, quasi 120 anni fa, quando Marinetti, nel suo Manifesto del futurismo, scriveva, tra l’altro: "Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia."
Sappiamo che, dopo più di un secolo, le cose non sono andate proprio così: di auto e di congestioni da traffico non se ne può proprio più; di inquinamento dell’aria si muore prematuramente e consentire rumori assordanti in un Parco che dovrebbe essere, anche per legge, un’oasi di quiete, non è tollerabile. Ma per denaro, consenso e voti si può fare questo e altro.

Si può ignorare, per mancata conoscenza o per disattenzione intenzionale, cosa ha rappresentato e potrebbe continuare a rappresentare in futuro la presenza e il consolidamento dell’autodromo nel Parco storico.

Ci corre l’obbligo di ricordare, soprattutto ai giovani e a quelli che lo ignorano, che già nel 1922, quando il Senatore Silvio Crespi (liberale di destra) decise di far edificare l’autodromo nel Parco di Monza, ebbe le forti opposizioni del Ministero della pubblica istruzione, di esponenti del mondo della cultura e dell’arte che vedevano una profanazione dello storico Parco voluto da Napoleone nel 1805, con forti perplessità legate alla tutela del paesaggio e all'abbattimento massiccio di alberi nel Bosco Bello. Non mancavano i primi ambientalisti che cercavano di tutelare quel luogo. Anche molta parte della stampa locale si opponeva fortemente (ad esempio “Il Cittadino”).

Il Cittadino, 22 giugno 1922

Poi, con l’avvento del ventennio fascista, fu tutta un’altra storia, anche peggiore. Oltre all’autodromo (1922) venne realizzato nel 1924 un ippodromo collocato tra Villa Mirabello e Mirabellino (impianto chiuso nel 1976 e poi eliminato negli anni ‘90) e infine venne realizzato anche un Golf nel 1928. Il tutto perché l’Associazione combattenti e reduci, che aveva avuto in concessione il Parco dalla Casa reale, volle mettere a reddito quelle aree. Così ci ritroviamo ancora oggi con quelle deturpazioni e quelle logiche distruttive.

Il Corriere di Monza e della Brianza, 14 marzo 1922

Solo nei primi anni ’80, si cominciò anche in Comune a Monza a vedere in modo critico l’ingombrante presenza dell’autodromo per tentare di renderlo meno incompatibile. I tecnici che iniziarono a studiare a fondo lo scempio del Parco di Monza cercarono anch’essi di limitarne i danni che, soprattutto con il GP di Formula 1, venivano arrecati ogni anno al Parco da migliaia di tifosi e vandali.

Tra questi Studi e Piani, meritevoli di citazione sono: Il PRG del 1971 di Piccinato (vigente fino al 2007) che nella Norme tecniche di attuazione, all’art. 21, zona Verde pubblico, diceva tra l’altro: “per il Parco di Monza nessuna nuova costruzione”. Poi lo Studio realizzato dalla Prof. Annalisa Maniglio Calcagno della Facoltà di Architettura del Paesaggio dell’Università di Genova, passato in Consiglio comunale nel 1991, che proponeva tra l’altro “la demolizione della pista sopraelevata dell’anello di alta velocità dell’autodromo, circuito ormai in disuso da molti anni, che taglia in due un’ampia porzione del parco e buona parte del famosissimo bosco bello”.

Un vero Piano regolatore generale (PRG) venne presentato in Consiglio comunale nel ’95 e adottato nel 1997, redatto da Leonardo Benevolo (come noto, uno dei maggiori storici europei di architettura e urbanistica) comprensivo anche di quell’area, alla quale era dedicato uno specifico elaborato di dettaglio che indicava come obiettivo da perseguire nel tempo, il restauro filologico dell’antico disegno del Canonica del Parco stesso.

Il PRG di Benevolo diceva tra l’altro: “Oggi il restauro del parco richiede tre modifiche principali: la rimozione dei resti abbandonati dell’ippodromo, la rimozione della pista d’alta velocità dell’autodromo, anch’essa fuori uso e non recuperabile, e le modifiche del percorso attuale necessarie al ripristino della continuità fisica e paesaggistica del viale Mirabello”. E poi proseguiva: “Si deve anche intervenire sull’area del Golf, con un ampliamento della zona boschiva e una parziale apertura al pubblico, in particolare per la ricostruzione del cannocchiale visivo dell’ex viale delle noci” (n.d.r.- tra autodromo e golf)”.

Nel 1996, in occasione di quel PRG, la Soprintendente di Milano Lucia Gremmo, scriveva in modo molto chiaro: “Gli usi impropri che maggiormente incidono sull’area del complesso (del Parco, ndr) anche in relazione alla considerevole superficie occupata, e che, come tali, risultano altamente incompatibili con il carattere storico-artistico dello stesso sono: l’autodromo, con le relative attrezzature (campeggio, piscina, etc.) e gli abnormi afflussi di folla ed il golf, in quanto, come giustamente affermato dagli stessi progettisti, hanno rotto la sua (del Parco) unità spaziale e hanno condotto anche a un assetto frammentato delle masse arboree, in cui va perduta la grande dimensione che è il suo pregio principale. A ciò bisogna aggiungere, per quanto concerne il golf, la modifica morfologica del terreno”.
La Regione Lombardia, con la sua Legge 40 del ’95, aveva promosso e approvato nella seconda metà degli anni ’90 “il Piano 1997-98 per la rinascita del Parco di Monza” che prevedeva ben 35 progetti d’intervento e 20 miliardi di finanziamenti insieme ad altri Enti locali e organismi pubblici, finalizzati al “recupero ecologico - monumentale del Parco recintato più grande d’Europa” e per rimediare quindi a quella pesante situazione creatasi a causa degli impianti impropri.



Non va dimenticato, nei primi anni del 2000, il Piano di Settore per il Parco di Monza, redatto dal Centro Studi PIM su incarico del Parco regionale della Valle Lambro, dotato di Piano territoriale approvato dalla Regione nel 2000, che riaffermava tra l’altro, nel proprio elaborato progettuale: “conseguente demolizione dell’anello di alta velocità del circuito, almeno per la parte interferente con la prospettiva dal Mirabello (curva nord e curva sud)” e, per il Golf: “Ritocco del perimetro del golf nell’estremità settentrionale (spostamento di una buca), per favorire la continuità del percorso periferico nord-sud e nel confine meridionale per la ricostituzione di un ambiente di rispetto attorno alla testa del fontanile Pelucca”.

Poi quasi più nulla, se non esattamente il contrario di quello che emergeva da quegli studi di dettaglio. Solo nel maggio del 2023, dopo anni dall’incarico, è stato presentato e approvato un costoso Masterplan della Villa Reale e del Parco di Monza, strumento che, come noto, non ha alcuna valenza legale o urbanistica e non impegna gli amministratori né a seguirlo né a realizzarlo, non essendo vincolante.


Così ci troviamo oggi che il Consiglio comunale trionfante ha approvato praticamente all’unanimità (centro destra e centro sinistra uniti), salvo il voto contrario di una lista civica indipendente (Piffer), una serie di deturpanti e costosi lavori in Autodromo (circa 75 milioni di euro a carico del contribuente, che si sommano ai 27 milioni annui pretesi da Liberty Media, il nuovo padrone della F.1 per mantenere la titolarità del GP al circuito monzese); a questo proposito, non si comprende perché con tutte le centinaia di migliaia di biglietti venduti dall’Autodromo (più di 300.000), quei lavori debbano essere pagati dai contribuenti, anche di quelli che proprio non si interessano di Formula 1 se non anche contrari.

Come noto, si tratta della soprelevazione dei box (definito a suo tempo: “il Pirellone rovesciato” amovibile), di un edificio per la direzione di gara e di una nuova sala stampa, oltre che, con due delibere di Giunta, rendere definitive alcune tribune che, in precedenza venivano rimosse dopo il GP di F1. Decine di migliaia di nuovi metri cubi complessivi in un parco storico (circa 30 mila, dato peraltro non reso noto).


Tutto questo per poter avere la titolarità del GP, piegandosi vergognosamente all’imposizione ricattatoria di Liberty Media, incuranti del fatto che per Liberty Media l’unico interesse è fare soldi a palate, sfruttando il business miliardario della F1 anche ampliando a dismisura il numero dei GP: si parla addirittura di arrivare a 30 appuntamenti annui Il rischio per il circuito di Monza è quello di rimanere stritolato nell’inevitabile competitività del mercato globale della Formula 1. Cosa ci chiederà la prossima volta? Di incoronare il vincitore del GP con la Corona Ferrea come Napoleone?

I lavori imposti dalla società di mass media statunitense, diventata patron della F1 dal 2017, rispondono alla pretesa di fare dei 200 ettari in concessione ad ACI uno dei tanti circuiti “Luna Park” (vedi fan zone su Roccolo e Gerascia) da sfruttare al massimo, del tutto indifferenti al fatto che l’autodromo sia dentro un Parco che ha 220 anni di storia.

Che senso ha ancorare il presente e il futuro della città a un GP quasi fosse l’ultima spiaggia, l’unica risorsa?

Ripensare al Parco (al quale non arriva alcun finanziamento se non una tantum), alla storia, anche industriale, alla vocazione culturale, ai bisogni reali dei cittadini è la vera strada che amministratori di buon senso dovrebbero perseguire.

Il caso poi vuole che la concessione delle aree dell'Autodromo di Monza da parte del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza all'Automobile Club d'Italia (ACI) scadrà il 31 dicembre 2028. Nonostante la concessione delle aree scada prima, il contratto per l'organizzazione del Gran Premio di Formula 1 è stato rinnovato fino al 2031. Non solo: il Consorzio, ente concedente, scadrà nel 2029. Un vero pasticcio e un incastro che parrebbe più pensato che subìto. Il solito ricatto: “Forse non volete far correre il GP di F1 a Monza?”.

Bianca Montrasio, Giorgio Majoli, Roberto D’Achille

Camminare nella memoria: tra natura e Resistenza a Valaperta


Nel cuore della Brianza, tra sentieri alberati e dolci colline, prende forma un’iniziativa che unisce memoria, natura e partecipazione attiva. Domenica 26 aprile 2026, a Valaperta, è in programma un’escursione immersiva nei paesaggi brianzoli, pensata non solo come momento di svago all’aria aperta, ma anche come occasione di riflessione civile.

L’evento, intitolato “Aprile a Valaperta”, si inserisce in un contesto particolarmente significativo: la sua vicinanza con le celebrazioni del 25 Aprile, anniversario della Liberazione, ne rafforza il valore simbolico. La passeggiata diventa così un gesto concreto di memoria condivisa, un modo per ricordare i martiri partigiani citati nella locandina e, più in generale, per mantenere vivo il legame tra territorio e storia.

Il percorso si snoda tra i paesaggi verdi dei colli briantei, attraversando aree di grande interesse naturalistico come i parchi della Valle del Curone e di Montevecchia. Si tratta di un itinerario ad anello accessibile, lungo circa 8,7 chilometri con un dislivello contenuto, adatto anche a camminatori non esperti. La scelta del tracciato non è casuale: camminare in questi luoghi significa entrare in contatto con un ambiente ancora ricco di biodiversità, fatto di prati, filari di alberi e scorci agricoli che raccontano un equilibrio delicato tra attività umana e natura.

“Aprile a Valaperta” è un modo per celebrare la Liberazione non solo attraverso le cerimonie ufficiali, ma anche con un gesto semplice e profondo: percorrere la terra che quella libertà continua a custodire.

L’iniziativa è riservata ai tesserati ARCI, con iscrizione obbligatoria (posti limitati - 30 persone). È previsto un contributo di 5 euro comprensivo di ristoro finale.

  • Ritrovo ore 14 presso il parcheggio c/o sala consiliare di Cassina de' Bracchi, via Dante 17, Casatenovo (LC).
  • Termine escursione ore 19 circa

Per iscrizioni:
📧 cultura@arcimacherio.it
📞 335 632 8590 (Augusta)

Per informazioni:
📞 339 844 6553 (Gianni)

Come da consuetudine, gli organizzatori non si assumono responsabilità per eventuali incidenti o danni a persone e/o cose.

Organizzazione: ARCI Macherio
In collaborazione con: ANPI Sez. Livio Cesana di Biassono, Associazione Sentieri e Cascine di Casatenovo, Associazione Colli Briantei, CantaStoria coro ANPI Biassono

Metrotranvia e viabilità: un’assemblea locale con impatti sovracomunali

I lavori della metrotranvia nel quartiere Sant'Ambrogio

Segnaliamo ai nostri lettori un appuntamento che, pur nascendo a livello di quartiere, tocca temi che abbiamo più volte affrontato su Brianza Centrale e che hanno ricadute ben più ampie, sia sul piano ambientale sia su quello della mobilità a scala brianzola.

Il Comitato di quartiere Sant’Ambrogio di Seregno organizza infatti la propria Assemblea generale mercoledì 15 aprile 2026 alle ore 21.00 presso il salone dell’Oratorio Sant’Ambrogio (via Edison 54/D). All’incontro sono stati invitati il Sindaco Alberto Rossi e gli assessori competenti, che interverranno sui diversi punti all’ordine del giorno.


Come blog, riteniamo utile portare all’attenzione questo momento di confronto pubblico perché tra i temi previsti figurano due questioni che seguiamo da tempo e che presentano evidenti implicazioni sovracomunali:

  • I cantieri della metrotranvia, infrastruttura destinata a incidere in modo significativo sulla mobilità dell’intera Brianza, con effetti diretti anche in termini ambientali, consumo di suolo, cantierizzazione e riorganizzazione del trasporto pubblico;
  • La rotonda di via Nazioni Unite, intervento apparentemente locale ma in realtà inserito in un sistema viabilistico più ampio, con impatti su traffico, sicurezza e qualità dell’aria.

Accanto a questi, l’assemblea affronterà anche altri temi legati alla vita del quartiere, tra cui:

  • polizia locale di prossimità
  • cittadinanza attiva
  • eventi 2026
  • piazza Fari e piazza Senses (chiostro)

Riteniamo che occasioni come questa rappresentino spazi importanti di informazione e confronto pubblico, soprattutto quando si discutono progetti e criticità che superano i confini del singolo quartiere.

Lavoro e comunità: un secolo di storia brianzola raccontato in un libro


Mercoledì 15 aprile 2026 alle ore 21, a Seregno, la Casa della Sinistra promuove un appuntamento di grande interesse: presso la sala riunioni del Circolo Libertà, in via Leonardo da Vinci 30, verrà presentato il libro “Una lunga storia, il lavoro in movimento. Monza e Brianza”, a cura di Matteo Casiraghi.

L’iniziativa si inserisce pienamente nel solco delle attività culturali che mettono al centro il territorio e la sua memoria, offrendo uno sguardo approfondito su una delle esperienze collettive più significative della Brianza: quella del lavoro organizzato e della sua rappresentanza sindacale, in particolare della CGIL di Monza e Brianza.

Il volume rappresenta un lavoro organico e inedito di ricostruzione storica che attraversa oltre un secolo di trasformazioni sociali, economiche e politiche. Dalle radici del movimento operaio nelle campagne lombarde fino alla prima industrializzazione, passando per i mulini del Lambro e la nascita della Camera del Lavoro nel 1893, il libro accompagna lettrici e lettori lungo un percorso fatto di conquiste, conflitti e partecipazione.

Ampio spazio è dedicato alle figure e agli eventi che hanno segnato questa storia: protagonisti come Ettore Reina, i momenti drammatici come i fatti del 7 maggio 1898, e le grandi stagioni di mobilitazione del Novecento, dal primo sciopero generale del 1904 alle lotte del secondo dopoguerra, fino alle sfide più recenti legate alla globalizzazione e alla crisi pandemica.

Ciò che emerge è una “storia in movimento”, capace di raccontare come il sindacato abbia saputo adattarsi ai mutamenti del lavoro e della società, mantenendo un ruolo centrale come presidio democratico e luogo di formazione civile. Un’esperienza che non riguarda solo il passato, ma che continua a interrogare il presente, soprattutto in un territorio come la Brianza, segnato da profonde trasformazioni produttive e ambientali.

Matteo Casiraghi, forte di un’esperienza ventennale come sindacalista della CGIL brianzola, ha dedicato il proprio impegno alla valorizzazione della memoria locale attraverso ricerche, progetti e iniziative rivolte alla cittadinanza e alle nuove generazioni. Il libro nasce proprio da questa esigenza: restituire alla Brianza il racconto delle sue radici e delle sue battaglie, costruendo un ponte tra passato e futuro.

Carlo Monguzzi, una voce autentica per l’ambiente e il bene comune


Oggi ci ha lasciati Carlo Monguzzi, e con lui se ne va una figura che ha saputo incarnare, con coerenza e determinazione, un modo alto e rigoroso di fare politica.

Lo avevamo conosciuto tanti anni fa, nel lontano 1985, all’epoca di Legambiente, quando a Seregno contribuimmo a fondare il circolo locale. Fu lì che incontrammo Carlo, in una stagione pionieristica fatta di impegno, passione e visione, che avrebbe segnato profondamente anche i percorsi successivi.

Successivamente arrivò l’esperienza della lista verde alle elezioni comunali di Seregno: un risultato importante, con un consigliere eletto e il secondo sfiorato. Un primo passo che, anche grazie al suo esempio, ci portò anni dopo a contribuire alla nascita dei Verdi della Brianza. Anche quella fu una stagione breve, ma intensa, animata da ideali forti e da una visione condivisa.

Di Carlo ricordiamo la grande capacità politica, unita a una profonda umanità sempre orientata al bene comune. È stato spesso descritto come un politico “fuori dal coro”. Ma la sua coerenza dimostra, al contrario, che fuori dal coro erano gli altri. Noi, come lui, siamo e restiamo nel coro di chi difende l’ambiente, la salute, la pace.

Oggi lo ricordiamo con gratitudine e rispetto. Il suo esempio resta vivo in chi continua a credere che un’altra politica sia possibile, fondata su coerenza, competenza e passione.

Ciao Carlo, e grazie.

Il lago di Pusiano non respira: senza riforma delle fognature niente risanamento


a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Buona partecipazione, con oltre 70 persone presenti, e grande interesse all'incontro pubblico dal titolo "Come sta il lago di Pusiano?", organizzato dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" lo scorso venerdì sera a Pusiano. 
Sono intervenuti alcuni esperti che hanno illustrato i dati e le analisi relative allo stato di salute delle acque del lago.  Diego Copetti del CNR-IRSA ha illustrato l'evoluzione della qualità delle acque dai primi anni '70 ad oggi. Di seguito Fabio Buzzi di ARPA Lombardia ha presentato i dati relativi allo stato ambientale del lago. Quindi Andrea Fenocchi dell'Università di Pavia è intervenuto in merito alle ultime attività di ricerca e ad alcuni risultati modellistici. Infine per la Regione Lombardia sono intervenuti Michel Fasoli e Daniele Magni, sul ruolo della Regione nel risanamento del lago. L'incontro è stato moderato da Roberto Fumagalli del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.


In base ai dati delle analisi eseguite periodicamente da Arpa Lombardia, si rileva che lo stato ecologico delle acque lago di Pusiano è purtroppo fermo alla classe "sufficiente", senza giungere allo stato "buono" e ben lontano dallo stato "elevato" (che rappresenta la cosiddetta 'condizione naturale'), auspicabile per il definitivo risanamento delle acque. Anche lo stato chimico è purtroppo "non buono", a causa della presenza di alti livelli di inquinanti chimici, tra cui metalli, oltre ai famigerati Pfas.

Da quanto emerso dagli interventi dei relatori, si può affermare che la condizione delle acque del lago era comunque in graduale miglioramento rispetto all'inizio degli anni '70 del secolo scorso, grazie al progressivo collettamento degli scarichi fognari attuato negli ultimi decenni. Ma ciò è avvenuto fino all'anno 2022. Poi negli ultimi anni la situazione è purtroppo peggiorata, forse innescata dalla crisi climatica (ovvero dal riscaldamento globale), le cui ricadute sulle dinamiche biologiche del lago si sono palesate nell'ultimo periodo. Ad esempio le piogge sempre più violente e concentrate fanno entrare più spesso in azione gli sfioratori di piena, che scaricano i reflui fognari negli affluenti o nel lago stesso. Oltretutto le temperature sempre più alte, sia d'inverno che d'estate, determinano cambiamenti nel ciclo naturale di rimescolamento delle acque e innescano la proliferazione di alghe e cianobatteri, che a loro volta sottraggono ossigeno al lago. Il riscaldamento globale rischia quindi di condizionare il processo risanamento delle acque del lago.
Bisogna poi aggiungere che le condizioni ecologiche del lago sono, tuttora, fortemente compromesse dalle alte concentrazioni di fosforo, nonostante lo sforzo di realizzare le opere di collettamento della maggior parte delle acque reflue civili e industriali. Ciò è dovuto anche al fatto che al lago giungono ancora, attraverso gli affluenti, significativi carichi inquinanti, provenienti dal suo bacino idrografico.
 

Una delle principali soluzioni per risolvere alla radice il problema dell'inquinamento, va pertanto ricercata in interventi strutturali sulle fognature del territorio a monte del lago, in particolare nei comuni del Triangolo Lariano lungo l'asta del Lambro. Occorre cioè intervenire sulle fognature miste - responsabili dell'attivazione degli sfioratori di piena - tramite la separazione delle acque chiare dalle acque scure. Oppure realizzare vasche di trattamento delle acque di pioggia, afferenti agli stessi sfioratori di piena.

L'auspicio del nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" è che le Istituzioni preposte (Comuni del territorio, Regione Lombardia, Province di Como e Lecco, Ambiti territoriali ottimali (ATO) e società di gestione del servizio idrico delle due province) si attivino al più presto per individuare le soluzioni più efficaci per disinquinare le acque del lago di Pusiano. 

venerdì 10 aprile 2026

Seregno: quale futuro per l'ospedale di via Verdi?

«...dobbiamo garantire un futuro al presidio di via Verdi, per evitare che diventi un palazzo abbandonato». Nell'immagine (ns. elaborazione): come potrebbe diventare l'attuale ospedale se lasciato in stato di abbandono.

Mentre si discute della possibile realizzazione di un nuovo ospedale al Dosso, resta aperta una questione altrettanto rilevante: quale sarà il futuro dell’attuale presidio sanitario di via Verdi?

Sul punto sono significative le dichiarazioni diffuse nei giorni scorsi da Asst Brianza. Il direttore generale Carlo Alberto Tersalvi, sul Giornale di Seregno del 7 aprile 2026, ha spiegato che è stato richiesto uno studio per la «ricollocazione del vecchio stabile», con l’obiettivo di «garantirne il futuro ed evitare che diventi un edificio abbandonato».

Anche il sindaco Alberto Rossi è intervenuto, sottolineando che l’attuale presidio «non deve diventare un’altra clinica Santa Maria». Il riferimento è a una vicenda ancora pesante per Seregno: quella dell’ex clinica rimasta inutilizzata per decenni, passata di mano senza un vero recupero e solo di recente oggetto di una riqualificazione complessa e onerosa.

Ma forse la domanda più concreta è un’altra: è davvero necessario costruire un nuovo ospedale? Non si potrebbe invece valorizzare l’esistente o fare sistema con i presidi già presenti a pochi chilometri da Seregno? Se comunque ci si deve spostare fino al Dosso, al confine con Albiate, il tema dell’accessibilità e della reale utilità dell’intervento diventa inevitabile.

Per questo, mentre si discute ancora se e dove costruire, è fondamentale affrontare in parallelo anche il destino dell’attuale ospedale, senza rimandare una scelta che incide direttamente sul futuro sanitario e urbano della città.