martedì 20 ottobre 2026

Da Seveso a Manfredonia, la memoria dei disastri industriali arriva a Meda

Il 28 ottobre un incontro dedicato alla vicenda del petrolchimico ANIC-ENI e alle conseguenze della contaminazione da arsenico. Un’occasione per riflettere sul rapporto tra industria, salute e ambiente.


A cinquant’anni dal disastro diossina dell’ICMESA, Meda continua a interrogarsi sulle conseguenze delle scelte industriali che hanno segnato territori e comunità. Mercoledì 28 ottobre 2026, alle ore 21, la sala civica Radio ospiterà un nuovo appuntamento promosso dal coordinamento Insieme per la memoria e il futuro del Bosco delle Querce, dedicato a una vicenda meno conosciuta, ma altrettanto significativa: quella del petrolchimico ANIC-ENI di Manfredonia, in provincia di Foggia. Al centro della serata ci sarà la catastrofe industriale iniziata il 26 settembre 1976 con la fuoriuscita di anidride arseniosa dallo stabilimento. Un episodio che ha lasciato conseguenze profonde sul territorio del Sipontino, sui lavoratori e sulla popolazione residente, aprendo interrogativi sulla sicurezza degli impianti, sulla gestione delle sostanze pericolose e sulle responsabilità legate alle scelte industriali.

La vicenda di Manfredonia si inserisce in una stagione in cui, a partire dagli anni Sessanta, la politica industriale italiana puntava sulla realizzazione di grandi poli petrolchimici, spesso senza un’adeguata considerazione degli effetti sull’ambiente e sulla salute. In un Paese che aveva bisogno di lavoro e che stava progressivamente trasformando la propria economia agricola, l’industrializzazione veniva presentata come una promessa di sviluppo e benessere. Ma in diversi territori il prezzo di quella trasformazione è stato elevato: contaminazione ambientale, rischi per la salute, cambiamenti profondi nel tessuto sociale ed economico. Ricostruire queste storie significa interrogarsi su un modello di sviluppo nel quale la produzione e il profitto possono arrivare a prevalere sulla prevenzione, sulla sicurezza e sul diritto delle comunità a conoscere i rischi a cui sono esposte.

L’iniziativa di Meda fa parte di un percorso di approfondimento avviato dal coordinamento in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro diossina del 1976. Dopo gli incontri dedicati al sapere operaio, alla nocività e al diritto alla conoscenza, e alle conseguenze della fuoriuscita di diossina del 10 luglio 1976, il programma si allarga ad altre vicende emblematiche della storia industriale italiana. Nei precedenti appuntamenti organizzati al Centro Visite del Bosco delle Querce, nell’ambito del percorso Storie di riparazione di territori e comunità, sono stati affrontati disastri come quelli del Vajont, di Bhopal, di Stava e di Casale Monferrato. Esperienze diverse, accomunate dalla necessità di comprendere non soltanto le cause degli eventi, ma anche le responsabilità, le conseguenze a lungo termine e i percorsi di riparazione intrapresi dalle comunità colpite. Il confronto con Manfredonia permette così di ampliare lo sguardo oltre i confini della Brianza, senza perdere il legame con la storia di Seveso. La memoria, in questa prospettiva, non è soltanto commemorazione del passato: è uno strumento per riconoscere i rischi, comprendere le scelte che li hanno prodotti e impedire che le stesse logiche si ripetano.

Alla serata interverranno divulgatori e ricercatori che hanno studiato la vicenda, insieme a persone che hanno vissuto direttamente quei fatti e ne hanno seguito gli sviluppi negli anni successivi. Tra le partecipanti è annunciata Giulia Malavasi, autrice del libro Manfredonia. Storia di una catastrofe continuata, una ricostruzione documentata che ripercorre la storia del petrolchimico, dalle decisioni che portarono alla sua realizzazione nell’area di Macchia, nel territorio di Monte Sant’Angelo, fino agli sviluppi più recenti. Il volume raccoglie documenti e testimonianze, restituendo uno spaccato della vicenda dentro e fuori la fabbrica.

L’appuntamento è patrocinato dal Comune di Meda e dalla Fondazione Comunità Monza e Brianza. L’incontro si terrà mercoledì 28 ottobre 2026, alle ore 21, presso la sala civica Radio di Meda. Un’occasione per approfondire una pagina importante della storia industriale italiana e per riflettere su una questione ancora attuale: quale sviluppo è possibile se la tutela dell’ambiente e della salute non viene considerata una priorità?

WWF Insubria, assemblea straordinaria per rinnovare le cariche e rafforzare il coordinamento delle Oasi

Urban Nature 2026 al Parco di Monza, Mulini Asciutti.

Venerdì 23 ottobre 2026, alle 18.30, è in programma l’assemblea straordinaria del WWF Insubria, chiamata a discutere il rinnovo delle cariche direttive e una riorganizzazione che punta a rispondere alla crescita delle attività dell’associazione sul territorio.

Stando alle informazioni che circolano in vista dell’incontro, uno dei temi centrali sarà l’introduzione di una nuova figura di coordinamento delle Oasi, con il compito di raccordare le attività delle strutture gestite direttamente dal WWF Insubria e quelle delle Oasi della rete WWF Italia e delle Oasi urbane. La proposta nasce dal notevole incremento delle iniziative portate avanti dall’associazione, ma anche dalla necessità di rafforzare i rapporti con enti e amministrazioni locali. In quest’ottica, verrebbe confermata l’attuale articolazione territoriale, con vicepresidenti di riferimento per Valtellina e provincia di Sondrio, Varese-Seprio, provincia di Como, Brughiera, Groane e Città metropolitana di Milano.

Raccolta rifiuti a Legnano, Parco Castello. 

Tra le proposte che dovrebbero essere sottoposte all’assemblea figura la nomina di Gianni Del Pero alla presidenza, con William Vaninetti, Pierangelo Piantanida, Walter Verpelli, Matteo Colaone, Edoardo Manfredini e Maurizio Borghi nei ruoli di vicepresidenti con riferimento alle rispettive aree territoriali. In particolare, Maurizio Borghi, attuale presidente del WWF Insubria, assumerebbe la vicepresidenza per l’area della Città metropolitana di Milano e il nuovo incarico di coordinatore delle attività delle Oasi. Verrebbero inoltre confermati gli attuali responsabili delle tre Oasi gestite direttamente dall’associazione: Carlo Rossi per l’Oasi Bassone-Torbiere di Albate, Maurizio Borghi per l’Oasi Fosso del Ronchetto e Maurizio Minora per l’Oasi del Caloggio. Si tratta di proposte che dovranno essere valutate e sottoposte alle decisioni dell’assemblea.

Paderno Dugnano. L'aula Natura.
Seveso. Rimboschimento all'Oasi della Camasinella.

L’assemblea sarà anche l’occasione per fare il punto sulle numerose attività in corso e sui nuovi progetti che vedono impegnato il WWF Insubria. Tra le iniziative segnalate figura la nuova Oasi della Comasinella a Seveso, insieme allo sviluppo dell’Oasi urbana di Meda, nella Valle dei Mulini, e alle attività avviate a Legnano. Proseguono inoltre gli interventi nel Parco Pineta di Tradate-Appiano e le collaborazioni con il Parco GruBrìa. L’associazione è impegnata anche nel progetto del Sentiero dei Castagni a Belgirate, nel Comitato Parco Groane-Brughiera e nel coordinamento Salviamo il Monte San Primo. A queste iniziative si aggiungono le attività di educazione ambientale nelle Aule Natura di Legnano e Paderno Dugnano, con la possibilità di realizzarne una nuova anche a Seregno. Sono inoltre allo studio ulteriori opportunità di gestione ambientale: tra queste, l'eventuale affidamento al WWF Insubria di una nuova area nella Pineta di Cesate da parte del Parco Groane-Brughiera e una possibile convenzione con il Comune di Cuasso al Monte per la gestione di aree vicine a una proprietà del WWF Italia ricevuta in lascito.

lunedì 19 ottobre 2026

Rinnovare non significa impoverire: quale futuro vogliamo per le nostre città?

Il complesso natatorio di Seregno in una immagine d'epoca.

Ci sono edifici che, con il passare degli anni, diventano parte del paesaggio quotidiano al punto da sembrare scontati. Eppure, dietro le loro forme, possono esserci una storia, una qualità architettonica e un significato collettivo che meritano di essere riconosciuti prima di decidere come intervenire. È una riflessione che nasce dalla lettera aperta indirizzata al sindaco di Seregno dall'architetto Alessandro Zoppini, figlio di Pino Zoppini, progettista della piscina cittadina. La lettera esprime amarezza per le recenti trasformazioni dell'impianto, ma solleva una questione che va ben oltre il destino di un singolo edificio. «La piscina di Seregno era un’opera che dava lustro alla città e che, pur avendo ormai una certa età, conservava una propria dignità e una forte identità architettonica. Certamente era necessario adeguarla alle esigenze contemporanee, ma rinnovare non significa snaturare, né tantomeno deturpare», scrive Zoppini. È questo il punto da cui partire. Non si tratta di contrapporre il vecchio al nuovo o di sostenere che gli edifici debbano rimanere immutati. Le città cambiano e le strutture pubbliche devono rispondere a nuove esigenze. Il problema non è trasformare, ma capire che cosa trasformiamo, perché lo facciamo e quale valore rischiamo di perdere.

Nella sua lettera, Zoppini ricorda che la piscina non era soltanto un impianto sportivo da aggiornare, ma un'opera dotata di una propria riconoscibilità architettonica. «Avevate a disposizione un edificio di valore, conosciuto anche a livello internazionale: un patrimonio da curare, non un ostacolo da rimuovere», scrive rivolgendosi all'amministrazione comunale. Un edificio pubblico, infatti, non è soltanto la somma delle funzioni che ospita. Conta anche il modo in cui queste prendono forma nello spazio, il rapporto con il contesto e la qualità architettonica che contribuisce a definire l'identità di un luogo. Una piscina può essere funzionale e, allo stesso tempo, possedere caratteristiche architettoniche da conservare. Lo stesso vale per una scuola, una piazza o un edificio storico: adeguarli alle esigenze contemporanee non dovrebbe significare rinunciare automaticamente alle qualità che li rendono riconoscibili. Zoppini sostiene che, nel caso della piscina, sarebbe stato possibile conciliare le nuove esigenze con la conservazione dell'opera: «Sono convinto che si sarebbe potuto raggiungere lo stesso risultato funzionale senza distruggere il valore dell’opera». È una valutazione riferita a uno specifico intervento, che meriterebbe di essere approfondita attraverso la conoscenza del progetto e delle scelte effettuate. Ma la domanda che solleva è importante: prima di modificare radicalmente un edificio, sono state davvero esplorate le alternative capaci di coniugare funzionalità e qualità architettonica?

La frase più significativa della lettera è forse questa: «Ritengo che un’amministrazione pubblica abbia la responsabilità di riconoscere il valore del patrimonio che eredita e di consegnarlo al futuro possibilmente migliorato, non impoverito». È un principio che dovrebbe guidare ogni scelta pubblica. Amministrare una città significa ricevere un patrimonio costruito nel tempo: edifici, spazi pubblici, giardini, alberature, paesaggi e luoghi della vita collettiva. Non si tratta di beni che appartengono soltanto a chi governa oggi, ma di risorse da trasmettere alle generazioni future. Naturalmente, questo non significa conservare tutto indiscriminatamente. Significa valutare con attenzione ciò su cui si interviene, riconoscerne i valori e confrontare le alternative prima di scegliere. Un'opera pubblica, quindi, non dovrebbe essere giudicata soltanto in base alla sua funzionalità, ai costi o ai tempi di realizzazione. Occorre chiedersi se migliori davvero il luogo in cui si inserisce e se il risultato ottenuto sia preferibile alle possibili alternative. Perché realizzare un'opera e migliorare una città non sono necessariamente la stessa cosa.

Il ragionamento vale ben oltre l'architettura e investe il modo in cui trasformiamo il territorio brianzolo. In un'area densamente urbanizzata, dove il suolo libero è una risorsa limitata, ogni intervento ha conseguenze che vanno valutate nel loro insieme. Recuperare un'area dismessa può essere un'opportunità, ma la qualità del risultato dipende anche dal verde previsto, dagli spazi pubblici, dai servizi e dal rapporto con il quartiere. Riqualificare una piazza può migliorarne l'accessibilità, ma se si eliminano alberi maturi e ombra senza una ragione convincente, lo spazio potrebbe diventare meno vivibile proprio durante le estati più calde. Costruire nuove infrastrutture può rispondere a esigenze di mobilità, ma occorre considerarne anche gli effetti sul paesaggio, sugli ecosistemi e sulla qualità della vita. Lo stesso vale per le compensazioni ambientali: non basta prevedere nuovi interventi verdi sulla carta, se non producono benefici ecologici concreti e duraturi. In tutti questi casi, la domanda non dovrebbe essere soltanto se un intervento sia possibile o conveniente, ma quale valore aggiunga alla comunità e quali risorse rischi di compromettere.

Questa riflessione è particolarmente attuale a Seregno, dove è stato avviato il percorso partecipativo per la formazione del nuovo Piano di governo del territorio (PGT). La pianificazione urbanistica è il momento in cui una comunità può discutere non soltanto quali trasformazioni consentire, ma quale città desideri costruire: come recuperare le aree dismesse, tutelare gli spazi verdi, migliorare i quartieri e garantire servizi adeguati. La partecipazione, per essere realmente utile, non dovrebbe limitarsi a raccogliere osservazioni su decisioni già definite. Dovrebbe consentire ai cittadini di contribuire alla scelta delle priorità e di confrontare soluzioni alternative quando le decisioni sono ancora aperte. Nella sua lettera, Zoppini si domanda «se sia stato adeguatamente valutato il valore architettonico della piscina e se vi sia stato un confronto con chi ne conosce la storia e le ragioni progettuali». È un interrogativo che richiama un principio valido anche per la pianificazione: per decidere bene, bisogna prima conoscere ciò su cui si interviene. Il PGT può svolgere un ruolo importante, stabilendo obiettivi e criteri capaci di orientare le trasformazioni future verso una maggiore qualità urbana e ambientale. È dunque fondamentale che il percorso partecipativo offra l'occasione per discutere non soltanto quanto e dove costruire, ma anche quali valori riconoscere, quali risorse tutelare e quali miglioramenti perseguire.

Esiste un'idea di progresso che tende a identificare il cambiamento con il miglioramento: un edificio rinnovato, una piazza rifatta, una nuova costruzione sembrano rappresentare automaticamente un passo avanti. Ma non è sempre così. Il progresso può consistere nel costruire qualcosa di nuovo, ma anche nel recuperare intelligentemente ciò che esiste, conservare un'area verde o scegliere una soluzione meno invasiva. Non tutto ciò che è vecchio è necessariamente di valore, così come non tutto ciò che è nuovo è necessariamente migliore. Servono competenza, sensibilità e capacità di valutare le alternative. Zoppini denuncia il rischio che l'architettura del Novecento venga considerata «vecchia e superata, come se il trascorrere del tempo autorizzasse a trasformarla senza attenzione per la sua identità». Il suo richiamo ci invita a non confondere la necessità di cambiare con il diritto di cancellare. Vale per gli edifici, ma anche per il paesaggio e gli spazi aperti: riconoscere il valore di ciò che abbiamo ereditato non significa bloccare ogni trasformazione, bensì evitare perdite che potrebbero essere scongiurate con scelte migliori.

Che cosa vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi? La lettera di Alessandro Zoppini nasce dall'amarezza per un intervento che, a suo giudizio, ha compromesso l'identità architettonica della piscina progettata dal padre. Ma il suo significato più ampio sta nella responsabilità che attribuisce alle amministrazioni pubbliche: consegnare al futuro un patrimonio «possibilmente migliorato, non impoverito». È un criterio che dovrebbe accompagnare le decisioni urbanistiche di Seregno e di tutti i comuni della Brianza. Non per impedire le trasformazioni, ma per renderle consapevoli; non per conservare tutto indiscriminatamente, ma per evitare che ciò che ha valore venga perduto senza un'adeguata valutazione. In fondo, davanti a una piscina, a una piazza, a un'area verde o a un progetto urbanistico, la domanda è sempre la stessa: alla fine dell'intervento, la città avrà davvero guadagnato qualcosa oppure avrà semplicemente cambiato aspetto? La qualità di una città non si misura soltanto da quanto costruisce, da quanto investe o da quante opere inaugura. Si misura anche dalla capacità di riconoscere ciò che conta, scegliere con lungimiranza e migliorare i luoghi senza impoverirli. Il futuro di una città, infatti, dipende non soltanto da ciò che saprà realizzare, ma anche da ciò che saprà rispettare e consegnare a chi verrà dopo di noi.

domenica 18 ottobre 2026

Fermiamo le guerre, costruiamo giustizia: assemblea aperta a Monza

Giovedì 29 ottobre, alle 21, all’ArciScuotivento un incontro promosso dal Gruppo Facilitazione del movimento contro la guerra di Monza e Brianza per rilanciare la mobilitazione e rafforzare la collaborazione tra le realtà aderenti.


“Non ci fermiamo! Fermiamo le guerre, costruiamo giustizia”
. È questo il messaggio che accompagna l’assemblea aperta convocata per giovedì 29 ottobre alle ore 21 presso l’ArciScuotivento, in via Rosmini 72 a Monza. L’iniziativa, promossa dal Gruppo Facilitazione del movimento contro la guerra di Monza e Brianza, si rivolge a tutte le organizzazioni, associazioni, movimenti, partiti e singole persone che hanno già aderito al percorso, ma anche a chi desidera conoscere meglio il movimento e le sue attività. L’incontro si inserisce nel percorso di convergenza avviato in vista dell’Italian Raid Commando 2026 e nasce dalla volontà di mantenere viva una mobilitazione costante, diffusa e sovraterritoriale contro tutte le guerre. Un percorso che, come sottolineano i promotori, ha costruito nel tempo energie, relazioni, competenze e spazi di condivisione che non devono disperdersi, ma essere alimentati e rafforzati.

Al centro della serata ci sarà innanzitutto la necessità di individuare obiettivi comuni e garantire continuità e sostenibilità alla mobilitazione, rafforzando l’impegno contro le guerre e la militarizzazione. Si discuterà inoltre di come condividere e costruire proposte operative, valorizzando le differenze tra le diverse realtà e favorendo una partecipazione ampia e diversificata. Un altro tema riguarderà l’organizzazione del movimento: si parlerà della continuità del lavoro del Gruppo Facilitazione e della possibile nascita di un nuovo Gruppo di Servizio, dedicato alla ricerca e all’approfondimento documentale. Infine, spazio alla comunicazione interna e agli strumenti per mantenere vivi i contatti e la collaborazione tra le persone e le organizzazioni, attraverso chat, gruppi di azione e assemblee. L’invito è quindi rivolto non soltanto a chi ha già partecipato alle iniziative del movimento, ma anche a chi vuole avvicinarsi a questo percorso e contribuire alle prossime attività.

Appuntamento: giovedì 29 ottobre 2026, ore 21
Dove: ArciScuotivento, via Rosmini 72, Monza

A Cusano Milanino i Dialoghi di Pace incontrano l’ecologia, nel ricordo di Umberto Guzzi


Domenica 18 ottobre, la chiesa Regina Pacis di Cusano Milanino ospita una speciale edizione dei Dialoghi di Pace, che festeggiano vent’anni dalla loro prima edizione, avviata proprio in questa chiesa l’11 gennaio 2007. L’appuntamento, alle 15, unirà arte, musica, cultura e spiritualità. Sarà presente anche l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. L’iniziativa è aperta a tutti, indipendentemente dalla fede religiosa.

L’edizione del ventennale sarà dedicata anche a Umberto Guzzi, a lungo coordinatore della sezione di Cusano Milanino del Gruppo Naturalistico della Brianza (GNB) e protagonista di numerose iniziative per la pace e la difesa dell’ambiente, in particolare sui temi della tutela idrogeologica. Le sue battaglie, portate avanti a livello locale e sovralocale, restano attuali e sono ancora oggi promosse dal GNB e dal Coordinamento Pro Natura Lombardia.

Alle 14.15, prima dei Dialoghi, si terrà l’anteprima ecologica “Meraviglie di Natura e Civiltà – Alzo gli occhi verso i monti…”: una scampanellata ciclo-pedonale per la pace, dedicata al paesaggio e alla geologia delle montagne lombarde visibili dai prati ancora inedificati del Milanino. L’iniziativa sarà l’occasione per riflettere sul ruolo delle montagne nella formazione delle riserve idriche regionali e sulla necessità di tutelare gli equilibri naturali. Si parlerà anche di alberi in città, mobilità ciclistica e pedonale e conservazione della naturalità nei parchi e nelle aree protette. Sarà inoltre possibile aderire a una petizione per promuovere percorsi ciclabili rispettosi dell’ambiente, evitando opere e manufatti non necessari o inopportuni.

Il programma del pomeriggio richiamerà anche gli ottocento anni dalla morte di San Francesco e i quarant’anni dall’incontro interreligioso per la pace promosso da Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986.

Le tele di Luigi Belicchi, ispirate all’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, accompagneranno l’iniziativa insieme a letture e interventi musicali. È previsto anche un grande “Coro dei Cori”, che coinvolgerà il pubblico nel canto de La leggenda della Grigna.

Dove e quando: domenica 18 ottobre 2026, chiesa Regina Pacis, viale Buffoli, Cusano Milanino.

  • Ore 14.15: anteprima ecologica.
  • Ore 15: Dialoghi di Pace.

mercoledì 14 ottobre 2026

Pedemontana, a Macherio compensazioni ambientali frammentate: quale spazio per i cittadini?

Macherio: l'ex PL24 e, in grigio, i 5 interventi sostitutivi di "compensazione ambientale" 

Le compensazioni ambientali legate a Pedemontana dovrebbero servire a mitigare, almeno in parte, l'impatto dell'autostrada sul territorio, contribuendo a ricostruire connessioni ecologiche e a restituire valore ambientale alle aree interessate dall'infrastruttura. A Macherio, invece, la scelta dell'amministrazione comunale di rinunciare al Progetto Locale 24 (PL24), nella configurazione unitaria prevista dal Masterplan del 2009, rischia di compromettere proprio questa prospettiva.

Non si tratta soltanto di una diversa distribuzione delle risorse disponibili. La rinuncia al PL24 rappresenta un'occasione persa per realizzare un intervento organico di ricucitura ambientale, sostituito da cinque opere distinte, disperse sul territorio e con obiettivi molto diversi tra loro. Una scelta che solleva interrogativi sul significato stesso attribuito alle compensazioni ambientali.

L'intervento n. 1: Belvedere nel Parco Valle del Lambro

La questione torna d'attualità dopo l'annuncio, nel Consiglio comunale del 1° ottobre 2026, di un'assemblea pubblica sulle nuove proposte. Un confronto necessario, ma che arriva dopo una decisione fondamentale sull'impostazione degli interventi. La vicenda era già stata discussa nel Consiglio comunale del 23 aprile 2026, quando l'amministrazione aveva comunicato la decisione di non dare seguito al PL24 nella configurazione originaria, orientandosi verso una diversa proposta progettuale da concordare con Autostrada Pedemontana Lombarda. Il progetto previsto dal Masterplan del 2009 riguardava l'area di Bareggia, tra via Edison e il territorio circostante, e puntava su un intervento unitario, concepito come compensazione ambientale di sistema. L'obiettivo era contribuire alla ricucitura di un territorio destinato a subire gli effetti di una grande infrastruttura. Alla prospettiva unitaria si è sostituita la distribuzione degli 1,762 milioni di euro disponibili per la compensazione su cinque aree separate, non contigue e distribuite nel territorio comunale.

L'intervento n. 2: Area del cimitero

Gli interventi individuati nella proposta illustrata dal Comune riguardavano:

  1. Belvedere, nel Parco regionale della Valle del Lambro, con riforestazione, orienteering e interventi per la sicurezza stradale di ciclisti e pedoni;
  2. area del cimitero, con il rifacimento dei percorsi soggetti ad allagamento e la manutenzione straordinaria del bosco;
  3. parco di via Donizetti, con l'installazione di attrezzature per gli adolescenti;
  4. area della chiesetta delle Torrette, a Bareggia, con una piazza e un'area verde;
  5. via Milano, con la trasformazione della strada in un'area a priorità pedonale e il rifacimento dei marciapiedi.

L'intervento n. 3: Parco di via Donizetti

Sono interventi che possono rispondere a esigenze locali e migliorare la fruibilità di alcuni spazi pubblici. Ma è proprio qui che emerge il problema: la loro utilità, considerata singolarmente, non basta a dimostrare che siano adeguati a svolgere la funzione di una compensazione ambientale di sistema. La scelta dell'amministrazione appare riduttiva rispetto alla prospettiva del PL24. Manutenzione di percorsi, attrezzature ricreative, piazze e modifiche della viabilità appartengono a tipologie d'intervento diverse, alcune delle quali hanno caratteristiche prevalentemente urbane. Non sono, di per sé, equivalenti alla creazione di spazi verdi ecosistemici e alla ricostruzione di connessioni ecologiche. Il punto non è sostenere che una piazza o un percorso pedonale non siano utili. È chiedersi se queste opere, finanziate con risorse destinate alle compensazioni ambientali di Pedemontana, siano in grado di produrre benefici ambientali proporzionati all'impatto dell'infrastruttura.

L'intervento n. 4: L'area della chiesetta delle Torrette

Una compensazione ambientale dovrebbe avere una finalità riconoscibile: contribuire alla tutela della biodiversità, alla continuità degli habitat, alla ricostituzione della naturalità e alla ricucitura di un territorio frammentato dalle infrastrutture. Per raggiungere questi obiettivi occorrono una visione d'insieme, una progettazione coerente e interventi capaci di produrre risultati che vadano oltre il miglioramento puntuale di singole aree. Il PL24 offriva una prospettiva di questo tipo. Rinunciarvi significa perdere la possibilità di perseguire quell'obiettivo attraverso il progetto unitario delineato nel Masterplan del 2009. L'amministrazione ha scelto un'altra strada, ma resta da chiarire in che modo le opere alternative possano garantire risultati ambientali comparabili.

L'intervento n. 5: Via Milano

Durante il Consiglio comunale del 1° ottobre, il sindaco ha annunciato un'assemblea pubblica, prevista indicativamente tra ottobre e l'inizio di novembre, per illustrare gli interventi e raccogliere osservazioni prima della definizione dei progetti definitivi. L'iniziativa può offrire ai cittadini un'occasione per intervenire, ma occorre capire quale spazio resterà per modificare le proposte. Soprattutto, il confronto dovrebbe poter riguardare non soltanto i dettagli delle singole opere, ma anche la loro impostazione complessiva e la loro efficacia ambientale. La domanda da porre è semplice: le risorse disponibili devono limitarsi a finanziare una serie di interventi distribuiti sul territorio comunale oppure possono ancora essere utilizzate per perseguire una strategia ambientale più ambiziosa e coerente? Se le scelte fondamentali sono già state compiute, il rischio è che l'assemblea si concentri su aspetti marginali senza poter affrontare la questione decisiva: quale risultato ambientale si vuole ottenere dalle compensazioni?

martedì 13 ottobre 2026

Natura da Paura: una serata per curiosi di ogni età tra scienza, curiosità e divertimento


Ottobre è il mese di Halloween, ma la natura può essere ancora più sorprendente e misteriosa di qualsiasi mostro immaginario. Per questo motivo WWF Lecco, in collaborazione con il Parco Monte Barro, invita grandi e piccoli a partecipare a “Natura da Paura – Quando piante e insetti diventano spaventosi”, un appuntamento divulgativo in programma venerdì 16 ottobre alle ore 20:45 presso Villa Bertarelli a Galbiate.

L’iniziativa, a ingresso libero, è pensata per soddisfare la curiosità di persone di tutte le età e rappresenta un’occasione ideale per chi desidera trascorrere una serata diversa, divertente e allo stesso tempo educativa. Attraverso immagini, racconti e curiosità scientifiche, i partecipanti potranno scoprire il sorprendente mondo di piante e insetti dai comportamenti insoliti e dagli aspetti talvolta inquietanti, ma sempre affascinanti.

Dalle piante carnivore che catturano le proprie prede agli insetti dall’aspetto straordinario, il pubblico sarà accompagnato in un viaggio tra realtà e leggenda, dove la scienza svela i segreti nascosti dietro creature che spesso suscitano stupore e meraviglia. Un modo coinvolgente per avvicinare anche i più piccoli alla conoscenza della biodiversità e all’osservazione della natura con occhi nuovi.

L’evento vuole infatti dimostrare come ciò che a prima vista può apparire “spaventoso” sia in realtà il risultato di straordinari adattamenti evolutivi, fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi. Tra curiosità, aneddoti e spiegazioni accessibili a tutti, la serata promette di trasformare piccoli brividi in grandi scoperte.

La partecipazione è gratuita; per ragioni organizzative è gradita la prenotazione tramite WhatsApp al numero 0341 1716138.

Un appuntamento imperdibile per curiosi di ogni età, alla scoperta di un mondo dove il mistero incontra la scienza e dove la natura riesce sempre a stupire.