Alla presentazione di “La città è di tutti” all'Ambrosianeum, la docente del Politecnico richiama il principio dei tre alberi visibili dalla finestra, del 30% di copertura arborea nel quartiere e di un parco pubblico a 300 metri da casa. Una riflessione che interpella anche il futuro urbanistico di Seregno.
(zc) Nel precedente post, Seregno, la città secondo Alberto Rossi: «L'urbanistica ha a che fare con la felicità delle persone», abbiamo ripreso gli interventi del sindaco alla presentazione del libro La città è di tutti di Elena Granata, svoltasi il 30 settembre alla Fondazione Ambrosianeum di Milano. Le parole di Alberto Rossi avevano offerto diversi spunti sul modo di intendere l'urbanistica, sul rapporto tra ambiente e qualità della vita, sulla funzione degli spazi pubblici e sulle difficoltà di trasformare una visione in scelte amministrative concrete.
Ma anche l'intervento della stessa Elena Granata contiene considerazioni che meritano attenzione, soprattutto se riportate alla realtà di Seregno, in una fase nella quale è appena iniziato il percorso partecipativo per la formazione del nuovo Piano di governo del territorio. Tra i passaggi più interessanti c'è quello dedicato al rapporto tra natura e vita quotidiana, introdotto attraverso una formula che la docente ha richiamato come riferimento per la pianificazione urbana: tre alberi visibili dalla propria finestra, il 30% di superficie arborea nel quartiere e un parco pubblico raggiungibile a non più di 300 metri da casa.
Il diritto alla natura deve essere vicino alle persone
Granata ha spiegato il significato di questi tre parametri, sottolineandone il valore non soltanto quantitativo, ma soprattutto simbolico e concreto. «Ogni persona abbia diritto a vedere dalla propria finestra almeno tre alberi. Pensate che bello. 1, 2, 3, ce l'abbiamo». Non si tratta, evidentemente, di una semplice questione estetica. La docente richiama il valore della presenza della vegetazione nei luoghi nei quali le persone trascorrono una parte importante della propria vita: dalle abitazioni alle scuole, dagli ospedali agli hospice. A questo si aggiunge il diritto ad avere almeno il 30% di superficie arborea nel proprio quartiere e un parco pubblico, aperto a tutti e non a pagamento, a una distanza massima di 300 metri da casa. Il punto centrale del ragionamento è proprio la vicinanza. Granata osserva che, nella pianificazione urbanistica tradizionale, ci si è spesso abituati a quantificare il verde disponibile attraverso una dotazione complessiva, senza considerare adeguatamente dove si trovi e quanto sia effettivamente accessibile. Un parco situato a due chilometri dall'abitazione può concorrere al bilancio complessivo delle aree verdi di una città, ma non offre le stesse opportunità di uno spazio pubblico raggiungibile a piedi in pochi minuti. «Questo principio invece è bello, a me piace molto perché dice il diritto non è un diritto astratto, è un diritto situato». È probabilmente questa la considerazione più importante dell'intervento. Il verde non dovrebbe essere soltanto una dotazione urbanistica da conteggiare nelle tabelle di piano, ma una componente effettiva dell'ambiente nel quale si svolge la vita quotidiana.
Il verde non è un lusso, ma una componente della salute
Granata insiste anche sul rapporto tra natura e salute, ricordando quanto la presenza del verde possa incidere sul benessere delle persone. Porta l'esempio di chi si trova ricoverato in ospedale e può affacciarsi su un giardino anziché su un muro cieco. Richiama inoltre l'importanza degli spazi verdi per i bambini e per la loro crescita. «Non ci può essere un asilo senza il verde», afferma, criticando la presenza di strutture nelle quali i bambini non hanno neppure la possibilità di vedere la luce del sole. Il ragionamento va oltre la necessità di garantire qualche spazio attrezzato per il gioco. La natura deve entrare nella progettazione degli ambienti destinati alla vita delle persone, perché contribuisce alla loro salute fisica e al benessere psicologico. È una prospettiva che porta a considerare diversamente anche gli spazi verdi di dimensioni ridotte, i giardini, gli alberi lungo le strade, le aree aperte nei pressi delle scuole e i collegamenti tra i diversi spazi pubblici. Non tutto il verde ha la stessa funzione e non tutte le superfici verdi sono ugualmente fruibili. Ma proprio per questo la loro distribuzione e la loro qualità dovrebbero diventare elementi centrali della pianificazione.
Una riflessione che riguarda direttamente Seregno
Le considerazioni di Granata offrono diversi spunti per ragionare sul futuro urbanistico della nostra città. Nel suo intervento Alberto Rossi aveva ricordato un dato significativo: a Seregno quasi l'80% del verde è di proprietà privata. Da qui la necessità, secondo il sindaco, di coinvolgere anche i cittadini nella tutela e nella gestione del patrimonio vegetale, superando una concezione del verde pubblico come realtà separata dal resto della città. Il ragionamento di Granata aggiunge un elemento importante: non è sufficiente conoscere la quantità complessiva di verde presente sul territorio. Bisogna capire come sia distribuito, quali quartieri ne siano maggiormente dotati, quali zone ne siano carenti e quanto sia facile raggiungere uno spazio pubblico attrezzato e accessibile. Per il nuovo PGT si tratta di una questione tutt'altro che secondaria. Seregno è una città densamente urbanizzata, nella quale la disponibilità di spazi aperti e di aree verdi deve confrontarsi con le pressioni esercitate dalle trasformazioni edilizie e con una progressiva frammentazione del territorio.
Il problema non riguarda soltanto la salvaguardia dei parchi esistenti. Riguarda anche i giardini, le aree verdi di quartiere, i filari alberati, i cortili e gli spazi liberi che contribuiscono alla qualità ambientale del tessuto urbano. La presenza di una superficie verde in una determinata zona non garantisce automaticamente che essa sia accessibile, fruibile o sufficientemente vicina alle abitazioni. Allo stesso modo, la realizzazione di un nuovo parco non può essere considerata una compensazione equivalente alla perdita di un'area verde già esistente, senza valutarne la posizione, le caratteristiche e le funzioni. È una distinzione importante anche quando si discutono le trasformazioni delle aree dismesse o le nuove edificazioni: la qualità ambientale di un intervento non si misura soltanto attraverso la percentuale di superficie destinata a verde, ma anche attraverso la sua effettiva utilità per il quartiere e per chi lo abita.
Dal principio alle scelte del PGT
Il richiamo di Elena Granata al diritto alla natura come diritto situato potrebbe diventare un criterio concreto per valutare le scelte del nuovo Piano di governo del territorio.
Alcune domande potrebbero accompagnare il percorso di pianificazione:
- Quali quartieri di Seregno dispongono di una dotazione adeguata di verde pubblico effettivamente accessibile?
- Quanti residenti possono raggiungere a piedi un parco o un giardino pubblico in pochi minuti?
- Qual è la presenza di alberature nelle strade e negli spazi pubblici?
- Quali opportunità esistono per aumentare la vegetazione nei quartieri più densamente edificati?
- Come vengono tutelati gli spazi verdi privati che contribuiscono alla qualità ambientale complessiva della città?
- Quale ruolo viene riconosciuto alle aree verdi nella progettazione delle nuove trasformazioni urbanistiche?
Sono interrogativi che richiedono una ricognizione puntuale, quartiere per quartiere, e non possono essere risolti attraverso il semplice calcolo delle superfici complessivamente destinate a verde.
Il PGT dovrebbe poter individuare le carenze, stabilire obiettivi di miglioramento e definire strumenti capaci di tutelare il patrimonio esistente e incrementare la presenza della natura dove maggiormente necessario.
Anche il tema del cambiamento climatico, sul quale Rossi aveva insistito nel suo intervento, si collega direttamente a questa prospettiva. La vegetazione urbana non è soltanto un elemento di arredo o una dotazione per il tempo libero: contribuisce a contrastare le isole di calore, a migliorare il microclima e a rendere più vivibili gli spazi urbani. La tutela del verde, quindi, non può essere considerata un capitolo separato rispetto alle altre scelte urbanistiche. Deve entrare nella valutazione delle trasformazioni edilizie, della mobilità, degli spazi pubblici e dell'organizzazione dei quartieri.
Una città nella quale stare bene
C'è infine un aspetto dell'intervento di Granata che merita di essere sottolineato. Quando parla di alberi visibili dalle finestre, di giardini negli ospedali e di verde nelle scuole, la docente non sta semplicemente indicando alcuni standard da raggiungere. Sta proponendo un diverso modo di considerare il rapporto tra la città e le persone. La qualità urbana non coincide con la disponibilità astratta di servizi e attrezzature. Dipende anche dalle condizioni concrete nelle quali le persone vivono, si muovono, crescono, si incontrano e trascorrono il proprio tempo. È una concezione che si collega direttamente alla riflessione di Rossi sull'urbanistica come disciplina che deve occuparsi della felicità delle persone. Ma proprio per questo deve essere sottoposta alla verifica delle scelte concrete. Se il nuovo PGT vorrà davvero assumere il benessere dei cittadini e la qualità ambientale come criteri fondamentali, dovrà dimostrarlo attraverso le proprie previsioni: nella tutela degli spazi aperti, nella distribuzione del verde, nella qualità delle trasformazioni e nella capacità di migliorare le condizioni di vita dei quartieri.
Il percorso partecipativo appena avviato può essere l'occasione per discutere anche di questi temi, andando oltre le richieste puntuali e costruendo una visione complessiva della città. Perché il diritto al verde non dovrebbe dipendere dal quartiere nel quale si abita, dalla disponibilità di un giardino privato o dalla possibilità di raggiungere in automobile un grande parco. Dovrebbe essere una condizione ordinaria della vita urbana.
E forse è proprio questo il significato più concreto della città di tutti evocata da Elena Granata: una città nella quale anche il diritto alla natura, alla salute e alla qualità dell'ambiente diventi un diritto effettivamente riconosciuto a tutti.












