giovedì 23 luglio 2026

Erba: sul taglio degli alberi in via Turati, la Soprintendenza mette un primo stop

Erba, via Turati

di Roberto Fumagalli, Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


La Soprintendenza ha messo un primo stop sul progetto che prevede il taglio di 21 alberi in via Turati e in via San Rocco a Erba!   
Gli uffici del Ministero della Cultura - da noi interpellati - sono intervenuti ieri, ponendo uno primo stop al Comune di Erba sul previsto taglio degli alberi. In particolare la Soprintendenza intende tutelare i tigli davanti al sagrato dell'antica chiesa di Sant'Eufemia: ci scrive la funzionaria arch. Monica Aresi di aver "chiesto chiarimenti al Comune di Erba e l'invio del progetto - in merito alla tutela 'monumentale' per la porzione urbana antistante la Chiesa di Sant'Eufemia - per preventiva autorizzazione da parte del nostro Ufficio".
Anche per i 15 tigli di via San Rocco, gli uffici del Ministero della Cultura avrebbero chiesto di considerare il mantenimento, anziché procedere con l'abbattimento come invece previsto dal progetto approvato dalla Giunta erbese.
 

Erba, via San Rocco

Inoltre come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" abbiamo inviato una diffida al Sindaco e al Comune dal procedere col taglio dei 21 alberi. Fintantoché non verrà fatta una perizia agronomica sullo stato di salute dei tigli e valutate tutte le soluzioni alternative per la sistemazione dei marciapiedi, che salvaguardino i tigli.

Nel frattempo prosegue la protesta su vari fronti: anzitutto il nostro invito (già seguito da decine di persone) a mandare un messaggio di dissenso all'email del Sindaco e del Comune di Erba, scrivendo semplicemente: 

«Il sottoscritto/a CHIEDE al Comune di Erba di NON tagliare i tigli di via Turati e via San Rocco!», indicando il proprio nome e cognome. 

Infine è previsto un presidio di protesta davanti al Municipio di Erba per domani, venerdì 24 luglio, dalle ore 20, in cui si invitano tutti i cittadini a presenziare con fogli o cartelli con scritto "W GLI ALBERI" o simile.


Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" intendiamo opporci in tutti i modi all'ennesima, pessima scelta del Sindaco e della Giunta di Erba, le cui decisioni stanno cancellando il verde e gli alberi dal centro città!

Comitato Ferma Ecomostro: "Una prima importante vittoria per i nostri territori"


Riceviamo e pubblichiamo
di Comitato Ferma Ecomostro D Breve


Il TAR Lombardia ha riconosciuto l'illegittimità del comportamento di CAL nel negare l'accesso completo alla documentazione richiesta dalle Amministrazioni. Una decisione che conferma l'importanza della trasparenza, del rispetto delle regole e del diritto delle comunità a conoscere gli atti che riguardano il loro futuro.
Un sentito grazie a tutti i Sindaci e agli Amministratori che, con determinazione, competenza e senso delle istituzioni, stanno portando avanti una battaglia per una difesa concreta, trasparente e leale dei nostri territori. Il loro impegno dimostra che amministrare significa tutelare gli interessi delle comunità, chiedendo chiarezza e pretendendo il rispetto della legalità.
Questo è un primo passo, ma è un segnale importante: quando si agisce con serietà e nell'interesse pubblico, i risultati arrivano. Continuiamo insieme questo percorso a difesa del nostro territorio.

mercoledì 22 luglio 2026

Seregno, Quartiere Sant'Ambrogio. Una trasformazione silenziosa: il rischio di una cementificazione senza una visione d'insieme


Mentre il dibattito pubblico si concentra spesso sui problemi quotidiani dei quartieri – manutenzioni, parcheggi, arredo urbano o iniziative locali – nel quartiere Sant'Ambrogio di Seregno è in corso una trasformazione urbanistica molto più profonda, destinata a modificare in modo permanente l'assetto dell'intera zona.

Una serie di progetti, alcuni già realizzati, altri approvati o in fase di definizione, stanno infatti interessando contemporaneamente via Colzani, via Edison, via Platone, via Toselli e l'area della futura metrotranvia. Considerati singolarmente possono apparire come normali interventi edilizi; osservati nel loro insieme delineano invece un processo di progressiva densificazione urbana che meriterebbe una riflessione più ampia.


Abbiamo ricevuto una planimetria elaborata sulla base di documenti pubblici e di sopralluoghi sul territorio che mette in evidenza come il quartiere sia interessato contemporaneamente da numerosi interventi. Tra questi figurano nuovi condomini già autorizzati, altri in costruzione e ulteriori progetti in fase di definizione, oltre alla nuova rotatoria di via Nazioni Unite, alla futura fermata della metrotranvia e alla riqualificazione di piazza Fari. A questi si aggiungono cambi di destinazione d'uso di aree private e la progressiva sostituzione di spazi verdi con nuove edificazioni. Tra gli elementi segnalati vi è anche la prevista scomparsa di un'area boscata privata sul lato sud di via Colzani, destinata a lasciare posto a una nuova palazzina. Il risultato è un progressivo aumento delle superfici costruite, degli abitanti e del traffico potenziale in un quartiere che già oggi rappresenta uno dei principali punti di accesso alla città.


Il problema, secondo le osservazioni contenute nella documentazione che abbiamo ricevuto, non è tanto il singolo edificio quanto l'effetto cumulativo di tutti gli interventi. Ogni nuovo insediamento comporta infatti nuove automobili, maggiori necessità di parcheggio, incremento della domanda di servizi e un inevitabile consumo di suolo. Se questi cambiamenti vengono valutati separatamente, si rischia di perdere la percezione della trasformazione complessiva. È proprio questa mancanza di una lettura unitaria che viene indicata come una delle principali criticità: il quartiere starebbe cambiando rapidamente senza che vi sia un confronto pubblico proporzionato alla portata delle modifiche.

Tra i progetti più discussi compare quello relativo a piazza Fari, presentato come un intervento di riqualificazione da circa 300 mila euro con l'obiettivo di restituire ai cittadini uno spazio più verde e accessibile. Emergono però diversi interrogativi sul progetto, riguardanti in particolare la nuova organizzazione della viabilità, l'accessibilità ai parcheggi e il funzionamento complessivo dell'area. Secondo chi ci ha scritto, alcune soluzioni progettuali sembrerebbero creare percorsi meno funzionali rispetto alla situazione attuale, con possibili ripercussioni sulla circolazione locale. Vengono inoltre evidenziati dubbi sulla riduzione di alcuni posti auto, sull'utilizzo degli spazi e sulla reale efficacia delle modifiche previste. L'amministrazione comunale in un suo intervento pubblico ha spiegato che il progetto nasce da un percorso partecipativo avviato nel 2023, con l'obiettivo di migliorare la qualità urbana della piazza, incrementare il verde, favorire nuovi spazi di aggregazione e migliorare l'accessibilità. L'amministrazione precisa inoltre che l'area sarà monitorata per verificarne il funzionamento una volta conclusi i lavori.


Il futuro del quartiere Sant'Ambrogio non dipende soltanto dai nuovi edifici. Nei prossimi anni entreranno infatti in funzione anche la metrotranvia Milano-Seregno e le opere connesse, mentre l'intero territorio brianzolo sarà interessato dagli effetti della Pedemontana Lombarda, con inevitabili ripercussioni sui flussi di traffico. L'interazione tra questi grandi interventi infrastrutturali e la crescente urbanizzazione del quartiere rischia di produrre effetti che andrebbero valutati nel loro insieme, considerando non solo gli aspetti edilizi ma anche quelli ambientali, viabilistici e della qualità della vita.


La vicenda del quartiere Sant'Ambrogio pone una questione che riguarda molte realtà urbane: le trasformazioni non avvengono attraverso un unico grande progetto, ma tramite una successione di interventi apparentemente indipendenti. Proprio per questo diventa fondamentale che cittadini, comitati e amministrazione riescano a leggere il territorio nella sua complessità. Il rischio, altrimenti, è quello di accorgersi della portata dei cambiamenti soltanto quando saranno ormai irreversibili. Più che discutere del singolo cantiere, sarebbe quindi opportuno aprire un confronto pubblico sul futuro complessivo del quartiere: sul consumo di suolo residuo, sul mantenimento delle aree verdi, sulla mobilità, sui servizi e sulla capacità del territorio di assorbire nuove edificazioni senza perdere qualità urbana. Perché la vera domanda non è se ogni singolo progetto sia legittimo, ma se la somma di tutti questi interventi stia costruendo il quartiere che i cittadini desiderano per i prossimi decenni.

Aggiornamento 23/07/2026

L'ago e il pagliaio

Dopo la pubblicazione di questo post sono giunte alcune osservazioni che contribuiscono ad allargare ulteriormente la riflessione.

È stato ricordato che già nell'ottobre 2023 il Comitato di quartiere Sant'Ambrogio aveva presentato numerose osservazioni e proposte nell'ambito della Variante Generale al Piano di Governo del Territorio. A quasi tre anni di distanza, tuttavia, su quelle proposte non risulta essersi aperto un vero confronto pubblico con l'Amministrazione comunale.

La questione assume particolare rilievo anche perché gli attuali Comitati di quartiere si avvicinano alla conclusione del loro mandato. Se il confronto dovesse essere rinviato ancora, esiste il rischio che le istanze elaborate da chi conosce approfonditamente il territorio vengano discusse quando gli interlocutori saranno ormai cambiati, disperdendo il patrimonio di conoscenze e di lavoro accumulato in questi anni.

Un'altra osservazione coglie efficacemente il senso dell'intera vicenda: il dibattito pubblico tende spesso a concentrarsi sul singolo intervento – oggi, ad esempio, piazza Fari – mentre passa quasi inosservata la somma di tutte le trasformazioni urbanistiche che stanno interessando il quartiere. Eppure è proprio l'effetto cumulativo di questi interventi che rischia di modificarne profondamente l'identità.

In altre parole, si discute dell'ago, mentre il pagliaio continua a crescere.

Comitato Ferma Ecomostro D Breve: "Pedemontana, un vero e proprio cappio finanziario per la Lombardia"


Riceviamo e pubblichiamo.
di Comitato Ferma Ecomostro D Breve


Mentre si continuano a tagliare risorse alla sanità pubblica e ai servizi essenziali, la Corte dei Conti traccia un quadro drammatico e inequivocabile sulla sostenibilità economica dell'Autostrada Pedemontana Lombarda (APL):

I numeri del disastro:

  • 1,18 MILIARDI di euro di debiti accumulati (di cui 837 milioni contratti direttamente con le banche).
  • 1,8 MILIARDI di euro di perdite o voragini contabili segnalate dai report contabili.
  • 101 MILIONI di euro di perdite registrate nell'ultimo esercizio.
  • Oltre 700 MILIONI di euro in garanzie concesse dalla Regione.

Chi sta pagando il conto?

Nonostante i rischi d'impresa dovrebbero teoricamente gravare sui privati, l'opera è nei fatti sostenuta quasi interamente dal settore pubblico (la Regione controlla oltre il 90% del capitale sociale).
Come sottolineato nei report, si stanno prosciugando le casse pubbliche per coprire un’opera fallimentare basata su "previsioni di traffico fantasiose", azzerando la ripartizione del rischio con i privati e scaricando interamente il costo sulle tasche di tutti i cittadini lombardi.
Invece di concentrare le risorse su sanità, trasporti pubblici e opere davvero utili per il benessere della comunità, la politica continua a iniettare denaro pubblico per sostenere una voragine senza fondo.
È ora di fermarsi e ripensare radicalmente le priorità della nostra regione.

A questo link il documento originale 
https://www.corteconti.it/.../Docum.../DettaglioDocumenti...
Per approfondimenti circa Pedemontana vi rimandiamo alla pagina de La Rondine Concorezzo che ringraziamo per l'importantissimo e puntuale lavoro di indagine 
https://www.larondineconcorezzo.com/pedemontana.html

Il ponte verde del Bosco delle Querce: quando vincono le idee (anche se qualcuno se ne prende il merito)

Rendering del ponte verde progettato da APL.

C'è una frase attribuita allo scrittore indo-trinidadiano V. S. Naipaul che, più o meno, dice così: «Hai davvero vinto quando la tua idea viene fatta propria dal tuo avversario.»

È una definizione sorprendentemente efficace della politica quando funziona. Perché il vero obiettivo non dovrebbe essere poter dire "l'avevo detto io", ma vedere realizzata una buona idea, indipendentemente da chi poi la inaugura, la rivendica o ci taglia il nastro.

Naturalmente, tra la teoria e la pratica c'è di mezzo l'orgoglio umano. E così capita che, appena una proposta comincia a prendere forma, inizi anche la gara per stabilire chi l'ha inventata per primo. È quello che sta accadendo in questi giorni attorno al futuro "ponte verde" del Bosco delle Querce.

Il Presidente Sergio Mattarella, la sindaca Alessia Borroni e il plastico del "ponte verde" sulla Pedemontana. Foto tratta dal sito del Quirinale.

Dopo la visita del Presidente Sergio Mattarella alle celebrazioni del cinquantesimo anniversario del disastro Icmesa, il plastico che mostrava il collegamento tra il Bosco delle Querce e le future aree di ampliamento oltre la Pedemontana ha inevitabilmente attirato l'attenzione. La sindaca di Seveso ha rivendicato il progetto come un risultato dell'amministrazione. Seveso Futura e le associazioni ambientaliste del territorio - Legambiente Seveso, Sinistra e Ambiente Meda, Comitato Ambiente di Bovisio Masciago, L'Altra Bovisio Masciago, Passione Civica per Cesano Maderno, Cittadini per Lentate -  hanno però ricordato che proprio una proposta di questo tipo era stata avanzata da loro in Consiglio comunale e inizialmente respinta dalla maggioranza, salvo poi riapparire, con il passare dei mesi, all'interno del percorso progettuale.

La disputa sulla primogenitura è comprensibile. Ma rischia di far passare in secondo piano la domanda davvero importante: che cosa dovrebbe essere un ponte verde?
Perché un ponte verde non è un ponte dipinto di verde.
Non basta nemmeno che sia percorribile a piedi o in bicicletta.

Un autentico ecodotto nasce per ricucire ciò che un'infrastruttura inevitabilmente divide. Strade e autostrade frammentano gli habitat, interrompono i corridoi ecologici, isolano le popolazioni animali e aumentano il rischio di investimenti della fauna. Ogni anno, in Europa, milioni di animali muoiono sulle strade. La biodiversità paga un prezzo altissimo alla nostra mobilità.

Per questo, nei progetti più avanzati, gli ecodotti vengono concepiti come una vera continuazione del paesaggio naturale. Devono essere ampi, ricoperti di terreno vegetale, alberi e arbusti, con un ambiente il più possibile simile a quello circostante. La vegetazione non è un elemento ornamentale: serve a guidare gli animali verso l'attraversamento e a proteggerli dal rumore, dalle luci e dalla presenza del traffico.

C'è poi un aspetto di cui si parla troppo poco. Un ecodotto non tutela soltanto la fauna: protegge anche chi viaggia in automobile. Gli animali, infatti, non smettono di spostarsi perché l'uomo costruisce una strada. Continueranno a cercare di raggiungere i loro territori, i luoghi di alimentazione o di riproduzione. Se non trovano un passaggio sicuro, tenteranno comunque di attraversare la carreggiata, con conseguenze spesso drammatiche sia per loro sia per gli automobilisti. Un ponte verde, insieme alle recinzioni e agli altri sistemi di accompagnamento della fauna, serve proprio a questo: indirizzare gli animali verso un attraversamento protetto, riducendo il rischio di incidenti e rendendo più sicura l'infrastruttura per tutti.

L'obiettivo non è quindi costruire un bel punto panoramico sopra l'autostrada, ma permettere alla natura di attraversarla senza accorgersi quasi della sua presenza. È una differenza sostanziale.

Ed è proprio su questo punto che, negli ultimi due anni, associazioni ambientaliste e gruppi di opposizione hanno insistito con forza. Nei documenti presentati al Comune e negli incontri con le amministrazioni di Seveso e Meda hanno espresso più di una perplessità sull'ipotesi, allora circolata, di una semplice passerella ciclopedonale, giudicata insufficiente sia per compensare la perdita degli attuali collegamenti sia, soprattutto, per garantire un reale passaggio faunistico. La proposta alternativa era chiara: realizzare un vero ponte verde, largo, vegetato, integrato con l'ampliamento del Bosco delle Querce e capace di svolgere una funzione ecologica prima ancora che ricreativa.

Del resto, gli stessi atti del Consiglio comunale raccontano un percorso curioso. Nella mozione approvata dalla maggioranza nel luglio 2024 si parlava di un "ponte pedonale". Seveso Futura presentò un emendamento sostituendo quelle due parole con una definizione molto più impegnativa: "un grande ponte ciclopedonale verde, ampio collegamento, rivestito di terra e vegetazione". L'emendamento fu respinto.

Successivamente, però, il tema del ponte verde è entrato stabilmente nel dibattito pubblico e nella progettazione collegata alla Pedemontana. Nel verbale della commissione territorio dell'ottobre 2025 si parla ormai esplicitamente del futuro "ponte verde", pur rinviandone la progettazione alla fase successiva all'avvio del cantiere autostradale.

È qui che torna utile la frase di Naipaul. Se davvero un'idea valida viene adottata da chi inizialmente l'aveva respinta, forse quella è già una piccola vittoria. Purché, naturalmente, non resti soltanto uno slogan.

Qualche elemento, oggi, lo conosciamo. Durante le celebrazioni del cinquantesimo anniversario del disastro dell'Icmesa è stato presentato un plastico che raffigura il futuro collegamento tra il Bosco delle Querce e le aree di ampliamento oltre la Pedemontana. Il ponte dovrebbe avere una larghezza di circa 25 metri e una lunghezza di 58: dimensioni che, almeno sulla carta, sembrano coerenti con quelle richieste per un vero ecodotto. È molto probabile che quel plastico sia stato elaborato sulla base di un progetto di massima e di una relazione tecnica. Non siamo però ancora di fronte a un progetto esecutivo, ed è proprio questa la fase più delicata. Perché un ecodotto non si misura soltanto con il metro. La sua efficacia dipenderà da molti altri fattori: dalla conformazione del terreno, dalla continuità della vegetazione, dalle specie arboree e arbustive utilizzate, dalle barriere contro rumore e luci, dai sistemi che accompagneranno la fauna verso l'attraversamento e dal collegamento con gli habitat circostanti.

Per questo ci auguriamo che la progettazione definitiva non rimanga confinata negli uffici tecnici, ma coinvolga naturalisti, ecologi, esperti faunistici e anche la cittadinanza. Sarebbe il modo migliore per trasformare un'opera di mitigazione in un vero intervento di ricucitura ecologica, capace di diventare un modello per tutto il territorio. Se accadrà, importerà poco chi potrà rivendicarne la paternità. Sarà una vittoria del Bosco delle Querce, della biodiversità e, in fondo, anche della buona politica. Perché le idee migliori non hanno bisogno di una targa con il nome dell'autore. Hanno bisogno di essere realizzate bene.

Leggi anche: 
Ponte verde per il Bosco delle Querce ampliato: una rincorsa per intestarsi meriti trascurando l'evidenza della realtà (dal blog Sinistra e Ambiente)

martedì 21 luglio 2026

Pedemontana, dagli scavi di Desio riaffiora la Brianza contadina

L'area di ritrovamento. Sullo sfondo si nota l'ospedale di Desio. Le immagini sono tratte dalla Relazione di scavo archeologico redatta da "Cooperativa archeologia".

Sul sito di Pedemontana Lombarda è stata pubblicata recentemente la relazione specialistica sul paesaggio che documenta gli scavi archeologici, eseguiti a Desio nel febbraio 2025, durante i lavori della Tratta C. Una pubblicazione che permette di conoscere un aspetto poco noto dei cantieri: quello delle indagini archeologiche preventive, che accompagnano le grandi opere infrastrutturali.

Quando si parla della Pedemontana Lombarda, l'attenzione si concentra quasi sempre sull'opera, sul traffico o sulle polemiche. Eppure, ogni grande scavo offre anche un'occasione unica: guardare sotto la superficie del territorio e scoprire tracce della sua storia. È proprio quanto emerge dalla documentazione resa disponibile, nella quale gli archeologi descrivono il rinvenimento di alcune piccole strutture rurali rimaste sepolte per secoli nel territorio di Desio.

Le strutture B e C.

Non sono emerse ville romane, mosaici o monete preziose. Al contrario, gli archeologi hanno trovato tre semplici strutture rettangolari costruite con ciottoli e mattoni, conservate appena cinquanta centimetri sotto l'attuale piano di campagna. Proprio questa apparente semplicità rende il ritrovamento interessante. Le strutture raccontano infatti la vita quotidiana della Brianza agricola, molto più di quanto potrebbe fare un oggetto di valore. Secondo gli studiosi, si tratta probabilmente di piccoli depositi destinati allo stoccaggio di prodotti agricoli, forse utilizzati da una singola famiglia o da un piccolo podere. Le dimensioni sono ridotte, comprese tra uno e due metri, e alcune modifiche interne fanno pensare che siano state adattate nel tempo per facilitarne l'utilizzo.

La struttura A.

L'area del ritrovamento non è casuale. Le strutture sorgono infatti vicino a quella che ancora oggi è ricordata come la Strada consorziale del Molinello, poi detta dei Boschi, un antico percorso che collegava Desio con Cesano Maderno. Oggi la zona è interessata dal cantiere della Pedemontana, ma per secoli è stata un paesaggio agricolo attraversato da sentieri, campi e piccoli insediamenti rurali. Le strutture rinvenute sembrano inserirsi perfettamente in questo contesto.

Uno degli aspetti più curiosi della relazione riguarda proprio ciò che manca. Gli archeologi non hanno trovato ceramiche, monete o altri reperti capaci di fornire una data precisa. Le lavorazioni agricole succedutesi nei secoli hanno infatti cancellato buona parte degli strati superficiali, lasciando soltanto le strutture interrate. Anche la tecnica costruttiva, basata su ciottoli e laterizi posati a secco, è stata utilizzata per molti secoli. Per questo gli studiosi propongono una datazione prudente, collocando il complesso in età postmedievale ed escludendo, invece, un'origine romana.

Questo ritrovamento ricorda anche il ruolo dell'archeologia preventiva, spesso poco conosciuta. Prima che un'opera infrastrutturale modifichi definitivamente il territorio, gli archeologi verificano la presenza di testimonianze del passato, documentandole e studiandole. Nella maggior parte dei casi non emergono reperti spettacolari, ma informazioni preziose per ricostruire l'evoluzione del paesaggio. Ogni muro, ogni pavimentazione, ogni piccolo deposito contribuisce ad arricchire la conoscenza della Brianza di un tempo.

Circolo Ambiente: "Quei 21 tigli di Erba vanno assolutamente salvati!"


di Roberto Fumagalli, Presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Parliamo dei 21 alberi che l'Amministrazione Comunale di Erba vorrebbe abbattere tra via Turati e via San Rocco. La motivazione addotta per il taglio delle piante è il progetto di sistemazione dei marciapiedi della zona. È giusto, secondo noi, prevedere la messa in sicurezza dei marciapiedi, poiché la mobilità pedonale deve essere migliorata, soprattutto in una zona frequentata anche dagli utenti del mercato settimanale.

Ma è del tutto sbagliato pensare di abbattere gli alberi esistenti: 15 in via San Rocco, 4 in via Turati (di cui 3 all'angolo con piazza Mercato) e, infine, i 2 tigli davanti al sagrato della storica chiesa di Sant'Eufemia. Per quanto riguarda questi ultimi, si tratta di un'area sottoposta a vincolo storico proprio per la presenza della chiesa romanica, una delle più antiche del nostro territorio; per questo, nelle scorse ore, abbiamo chiesto un parere alla Soprintendenza.

Ricordiamo al Comune che esistono molte alternative al taglio degli alberi.

È possibile, infatti, intervenire con tecniche specifiche per conciliare la salvaguardia degli alberi con il ripristino della pavimentazione dei marciapiedi.

Le soluzioni tecniche adottabili includono, ad esempio:

  • per i marciapiedi, prevedere nuove pavimentazioni drenanti ed elastiche, utilizzando materiali speciali o griglie che consentano alle radici delle piante di respirare e siano in grado di assorbire le dilatazioni senza fessurarsi;
  • solo laddove necessario, effettuare una potatura selettiva delle radici superficiali: un agronomo deve valutare, tramite apposita perizia, quali radici possano essere rimosse senza compromettere la stabilità dell'albero.

In ogni caso, la normativa richiede una perizia agronomica. L'abbattimento delle piante può essere disposto solo qualora uno specifico albero risulti malato o instabile.

Pertanto, come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", chiediamo al Comune se sia stata effettuata una perizia agronomica sui tigli oppure se il progetto sia stato sviluppato esclusivamente da un ingegnere, senza la necessaria consulenza di un agronomo, come sembra emergere dalla documentazione.

Diffidiamo fin d'ora il Comune di Erba dal procedere al taglio degli alberi e chiediamo pertanto di rivedere il progetto di sistemazione dei marciapiedi, salvaguardando i 21 tigli di via Turati e via San Rocco.