martedì 28 aprile 2026

Parco GruBrìa: Cesano Maderno dice sì al Parco Regionale

In verde scuro le aree di Cesano che entreranno a far parte del nuovo Parco Regionale

Anche Cesano Maderno ha formalmente avviato il percorso verso l’istituzione del futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale. Il Consiglio comunale del 17 aprile 2026 ha infatti approvato all’unanimità la richiesta di istituzione del Parco Regionale ai sensi della legge regionale 86/83, risultando uno dei tre Comuni esterni all’attuale perimetrazione del PLIS GruBrìa ad aver aderito al progetto, insieme – nei giorni successivi – a Meda e Giussano.

La deliberazione è stata approvata con 24 voti favorevoli su 24 presenti, a conferma di una convergenza ampia su un tema strategico per il futuro del territorio.

Nel dispositivo, il Comune definisce con chiarezza i contenuti e gli obiettivi della propria scelta: “DI RICHIEDERE l’istituzione del Parco Regionale [...] che comprenda il territorio del PLIS GruBrìa [...] oltre ad ogni area posta lungo il Seveso e/o a tale scopo individuata dalle Amministrazioni interessate ed in particolare dal Comune di Cesano Maderno.”

Contestualmente, vengono approvati il documento preliminare e la planimetria che individuano le aree comunali da includere nel futuro Parco, elementi fondamentali per la definizione del perimetro complessivo.

Un passaggio significativo riguarda anche la prospettiva istituzionale: “DI ESPRIMERE contestualmente la volontà di recesso dal PLIS GruBrìa, una volta conclusa la procedura di istituzione del Parco regionale.” Una scelta che chiarisce la direzione intrapresa: il passaggio da un parco locale (PLIS) a un livello di tutela più forte e strutturato, quale quello regionale.

La relazione accompagnatoria alla delibera offre un’analisi approfondita del territorio e delle dinamiche che lo hanno trasformato nel tempo.

La parte nord del nuovo parco con evidenziate in verde scuro le nuove aree inserite

L’obiettivo principale è chiaramente indicato: “La conservazione del sistema articolato di spazi liberi ancora presenti lungo l’asta del torrente Seveso [...] in un territorio [...] sottoposto a forti pressioni antropiche.” Un territorio che ha conosciuto uno sviluppo rapido e spesso poco governato: “Questo territorio ha conosciuto, soprattutto tra gli anni Cinquanta e Ottanta, una rapida urbanizzazione che ha spesso preceduto la capacità di pianificazione.” Da qui emerge un elemento chiave: “Le politiche di salvaguardia si sono spesso mosse a posteriori, per contenere e ricucire ciò che era già stato profondamente modificato.” Nonostante questo, negli anni si sono sviluppati interventi di rigenerazione ambientale: rimboschimenti, creazione di aree umide, riqualificazioni fluviali e sviluppo di reti per la mobilità lenta.

I dati riportati nella relazione restituiscono un quadro molto chiaro. Nell’area interessata dalla proposta, il suolo urbanizzato raggiunge circa il 66%, lasciando agli spazi aperti solo il 34% del territorio. Di questi, la maggior parte è costituita da aree agricole, mentre i boschi rappresentano una quota limitata e frammentata. Un contesto che rende evidente l’urgenza di rafforzare gli strumenti di tutela e pianificazione.


La relazione individua con precisione anche le principali minacce future.
Tra queste:

  • la realizzazione delle tratte B2 e C della Autostrada Pedemontana Lombarda;
  • il raddoppio ferroviario della tratta Orio al Serio–Malpensa a Seregno;
  • il deposito della metrotranvia Milano Parco Nord–Seregno;
  • ulteriori interventi infrastrutturali previsti o in fase di studio.

Interventi che rischiano di compromettere definitivamente la continuità ecologica: “Impatto molto forte [...] ostacolando il corridoio ecologico [...] provocando la perdita degli ultimi ampi spazi aperti fra l’edificato.”

È in questo scenario che si inserisce la proposta del nuovo Parco. Non solo uno strumento di tutela, ma un cambio di scala nella gestione del territorio: “Il Parco porterebbe con sé la possibilità di una gestione integrata, coordinata e sovracomunale di aree che, singolarmente, hanno effetti limitati, ma che complessivamente possono rappresentare un sistema.”

L’obiettivo è quello di costruire un sistema capace di:

  • rafforzare la rete ecologica;
  • migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici;
  • contenere il degrado ambientale;
  • aumentare la qualità della vita.

Particolarmente centrale è il tema della resilienza: “Aumentare la capacità del territorio di mitigare, adattarsi e rispondere agli impatti dei cambiamenti climatici [...] diventa tanto più importante quanto più un territorio è soggetto a pressioni insediative.”

L’istituzione del Parco Regionale richiederà un iter articolato: dopo le delibere comunali, sarà il Consorzio del Parco GruBrìa a formalizzare la richiesta, che passerà poi alla Regione Lombardia per l’avvio della conferenza programmatica e del successivo iter legislativo. Solo al termine di questo processo il Parco potrà essere istituito formalmente.

Con la delibera di Cesano Maderno – che precede di alcuni giorni le adesioni di Meda e Giussano – prende forma concreta anche l’allargamento del progetto verso Comuni finora esterni al PLIS. Un elemento fondamentale per costruire un sistema di tutela più ampio e coerente, capace di superare i confini amministrativi e rispondere in modo più efficace alle criticità ambientali della Brianza. Come già emerso nei precedenti post, il quadro resta segnato da una forte contraddizione: da un lato nuove infrastrutture e consumo di suolo, dall’altro tentativi di rafforzare la tutela e ricostruire una rete ecologica. La sfida sarà trasformare questo percorso in uno strumento concreto ed efficace, capace non solo di proteggere ciò che resta, ma di ricostruire – nel tempo – un equilibrio ambientale oggi profondamente compromesso.

Legambiente Seregno educa le nuove generazioni partendo dalla cura del territorio


In occasione della Giornata Mondiale della Terra, il circolo di Legambiente Seregno ha dato vita a molto più di una semplice attività di pulizia: un vero momento educativo e di cittadinanza attiva, capace di coinvolgere e sensibilizzare la comunità locale, a partire dai più giovani.

L’iniziativa, svolta al Parco dei Tigli di Cassina Savina (Cesano Maderno), ha visto la partecipazione di soci, famiglie e numerosi bambini. Proprio questi ultimi sono stati al centro dell’azione dei volontari, che hanno trasformato un gesto pratico – raccogliere rifiuti – in un’occasione concreta di apprendimento. Attraverso l’esempio diretto, il dialogo e la condivisione, i volontari hanno trasmesso un messaggio chiaro: la cura dell’ambiente è una responsabilità collettiva che si costruisce giorno dopo giorno.

Durante la mattinata, i partecipanti hanno raccolto una decina di sacchi di rifiuti, contribuendo a restituire decoro a un’area verde molto frequentata. Ma il risultato più importante va oltre i numeri. L’esperienza ha mostrato come l’educazione ambientale non passi solo da campagne informative o slogan, bensì da azioni vissute in prima persona, capaci di lasciare un segno duraturo.


Il coinvolgimento dei bambini rappresenta infatti un investimento sul futuro: vedere adulti impegnati in prima linea, partecipare attivamente e comprendere l’impatto dei propri gesti sono elementi fondamentali per formare cittadini più consapevoli. In questo senso, Legambiente Seregno si conferma un presidio educativo sul territorio, capace di coniugare intervento concreto e formazione civica.

Resta l’amarezza per l’incuria che ancora colpisce spazi pubblici destinati alla socialità e al gioco. Tuttavia, giornate come questa dimostrano che esiste una risposta possibile, fatta di partecipazione, responsabilità e impegno condiviso.

Un ringraziamento va a tutti i volontari e ai cittadini che hanno preso parte all’iniziativa, contribuendo non solo a ripulire un parco, ma a diffondere una cultura del rispetto ambientale che parte dai gesti più semplici e quotidiani.

Parco GruBrìa: anche Giussano entra nel percorso verso il Parco Regionale del Seveso

In alto, in verde scuro, le aree giussanesi che entreranno nel nuovo Parco

Dopo aver raccontato dell’adesione del Comune di Meda al futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, un nuovo tassello si aggiunge a questo percorso: anche Giussano ha formalmente deciso di entrare in questa progettualità.

La scelta è arrivata in una data simbolica, quella del 22 aprile, Giornata della Terra, quando il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la richiesta di istituzione e adesione al nuovo Parco Regionale.

Un passaggio che il Comune definisce chiaramente come strategico: “Si tratta di un passaggio strategico nell’ottica della pianificazione territoriale che inserisce anche Giussano all’interno di una progettualità finalizzata a rafforzare la tutela del verde, salvaguardare le aree ancora libere e costruire una rete ecologica sovracomunale.” Un elemento importante, soprattutto se letto alla luce del contesto brianzolo, dove la pressione urbanistica e infrastrutturale continua a ridurre e frammentare gli spazi aperti. Il progetto del nuovo Parco Regionale nasce infatti dall’evoluzione del PLIS GruBrìa, un sistema che già oggi supera i 2.000 ettari e che interessa numerosi comuni tra la provincia di Monza e Brianza e la Città Metropolitana di Milano. “Proprio per rispondere a queste criticità, i Comuni già aderenti hanno promosso la trasformazione in parco regionale, con l’obiettivo di incrementare il livello di tutela ambientale e accedere a maggiori risorse per interventi di riqualificazione e sviluppo sostenibile.” È in questo quadro che si inserisce la decisione di Giussano, che pur non facendo parte finora del PLIS GruBrìa ha scelto di aderire, riconoscendo il valore più ampio dell’iniziativa.

Dettaglio delle nuove aree di Giussano che entreranno nel nuovo parco

Le parole del sindaco Marco Citterio chiariscono bene il senso politico e amministrativo della scelta: “Con questa scelta Giussano compie un passo importante nella direzione della tutela del proprio territorio e della qualità della vita dei cittadini. In un contesto come il nostro fortemente urbanizzato, rafforzare la presenza di verde e mettere in sicurezza le aree ancora libere significa investire concretamente sul futuro della nostra comunità e delle nuove generazioni.”

Non solo tutela, ma anche opportunità: “Questa decisione rappresenta anche un’opportunità strategica per sviluppare una progettualità di medio e lungo periodo, permettendo al Comune di partecipare a bandi pubblici e accedere a risorse dedicate alla riqualificazione ambientale, alla mobilità sostenibile e alla valorizzazione del territorio.” Un passaggio particolarmente rilevante riguarda il tema – sempre più attuale – della gestione del suolo e dei rischi ambientali: “Preservare terreni permeabili e non edificati significa garantire la presenza di suoli in grado di assorbire l’acqua, contribuendo a ridurre il rischio idrogeologico e a mitigare gli effetti degli eventi meteorologici sempre più intensi.”

Accanto alle valutazioni positive, non sono mancate anche letture critiche. Sui social è intervenuto Gianni Del Pero, già presidente di WWF Lombardia e attuale vicepresidente di WWF Insubria, che ha evidenziato le contraddizioni del Comune di Giussano, ricordando come in passato siano state assunte scelte urbanistiche fortemente impattanti, tra cui la realizzazione del centro commerciale Iperal. Una critica che, sul piano sostanziale, richiama un tema reale: la difficoltà di conciliare nuove politiche di tutela con un passato segnato da significativo consumo di suolo. Meno convincente appare invece il tono ironico utilizzato nel definire il progetto del Parco del Seveso, che rischia di spostare il confronto dal merito delle scelte a una contrapposizione poco utile. Resta infatti un dato: l’adesione al futuro Parco Regionale rappresenta comunque un passo nella direzione della tutela delle aree verdi residue. Un passo che non cancella le scelte del passato, ma che può contribuire – se accompagnato da coerenza nelle decisioni future – a costruire una visione diversa per il territorio.

Il percorso, naturalmente, è ancora lungo: “Nei prossimi mesi Regione Lombardia procederà con la convocazione della conferenza programmatica che definirà il perimetro definitivo del Parco e ne avvierà formalmente l’istituzione.” Nel frattempo, il quadro che emerge è sempre più chiaro: accanto a scelte che continuano a consumare e frammentare il territorio, si stanno muovendo anche processi che puntano – almeno nelle intenzioni – a ricostruire una rete ecologica e a rafforzare gli strumenti di tutela. Una contraddizione che attraversa tutta la Brianza e che rende ancora più decisivo ciò che accadrà nei prossimi mesi.

lunedì 27 aprile 2026

Tra erba salvadega e parole antiche: il fascino del dialetto in cammino


Domenica 26 aprile si è svolta a Mariano Comense una passeggiata davvero speciale, capace di unire natura, storia e lingua in un’esperienza coinvolgente e sorprendentemente attuale. L’iniziativa, dal titolo evocativo “L’erba di Patè. Erba salvadega e stori eretich cuntà su in dialet”, è stata organizzata dal Circolo Culturale Seregn de la memoria in collaborazione con il Comitato Parco Regionale Groane Brughiera.

Già dal titolo si coglieva il senso profondo della proposta: un percorso alla scoperta delle erbe selvatiche raccontate in dialetto, intrecciato con la storia antica del territorio. Il termine “Patè”, infatti, rimanda ai patarini, movimento eretico medievale che proprio in queste zone ha lasciato tracce e suggestioni ancora oggi affascinanti.


L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno che da anni il Circolo porta avanti per riscoprire e valorizzare il dialetto e le lingue locali. Non si tratta di un’operazione nostalgica, ma di un percorso di riscoperta – e spesso di vera e propria scoperta – della ricchezza espressiva di un mondo che sta progressivamente scomparendo. Un mondo in cui il linguaggio era profondamente legato alla realtà quotidiana, capace di descriverla con precisione e sfumature oggi difficili da ritrovare.


Le erbe spontanee ne sono un esempio emblematico, ma il discorso si estende anche agli strumenti del lavoro e alla vita contadina. Il dialetto conserva infatti una terminologia molto più ricca e specifica rispetto all’italiano standard. Anche la lingua italiana offre esempi di grande ricchezza lessicale in alcuni ambiti, come nel caso della vite: qui troviamo infatti una distinzione articolata tra ceppo, fusto, tralcio, viticcio, pampino, grappolo, raspo, racimolo e vinaccioli. Tuttavia si tratta di casi circoscritti. Nei dialetti, invece, questa precisione e varietà terminologica è molto più diffusa e capillare, estesa a numerosi aspetti della vita quotidiana, dalle piante spontanee agli oggetti e agli strumenti del lavoro.


Guida d’eccezione della giornata è stato Fabio Galimberti, autore del libro Regoi e Munda, che con competenza e passione ha accompagnato i partecipanti lungo il percorso, narrando in dialetto storie, curiosità e saperi legati al territorio. Un racconto vivo, capace di rendere il dialetto immediatamente comprensibile e naturale anche per chi lo frequenta meno.


Dopo aver attraversato tratti boschivi, accompagnati anche dalle GEV del Parco – che insieme al Comune di Mariano Comense hanno concesso il patrocinio all’iniziativa – il gruppo ha raggiunto la suggestiva Cascina Vignazza. Qui ad accogliere i partecipanti è stato Michele Molteni, uno dei proprietari, che ha guidato la visita a una struttura rimasta quasi intatta nel tempo. All’interno, alcuni locali ospitano un autentico museo della vita contadina: un vero gioiello, ricco di oggetti e testimonianze, che meriterebbe di essere maggiormente valorizzato e sostenuto.


Dopo la sosta, il percorso è proseguito verso Cascina San Martino e la sua chiesa romanica, per poi inoltrarsi nuovamente nelle aree boschive della brughiera fino al rientro al punto di partenza.

All’inizio della giornata non mancava qualche dubbio: una passeggiata interamente in dialetto avrebbe potuto risultare difficile da seguire? L’esperienza ha invece dimostrato il contrario. Nessuno ha sentito il bisogno di chiedere traduzioni, segno che il dialetto, quando vissuto e contestualizzato, resta uno strumento comunicativo efficace e accessibile. Più che limitare, arricchisce il modo di esprimersi, offrendo nuove sfumature e profondità.


Per tutti – organizzatori e partecipanti – è stata un’esperienza pienamente riuscita, da ripetere senza esitazioni.

Per rimanere aggiornati sulle prossime iniziative, l’invito è a seguire le pagine social del Circolo Culturale Seregn de la memoria e questo blog, dove verranno raccontati con piacere i futuri appuntamenti.

Sabato 2 maggio la “Serata anfibi allo Zoc del Peric”


Sabato 2 maggio 2026 si terrà la “Serata anfibi allo Zoc del Peric”. L’evento è organizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” e da Le Contrade, col patrocinio dei Comuni di Alzate Brianza e Lurago d’Erba, in occasione della giornata internazionale “Save the frogs day!”, e ha lo scopo di conoscere e salvaguardare gli anfibi, in un mondo in cui diventano sempre più rare le aree umide che ospitano queste specie, a loro volta minacciate di estinzione. 

La serata consisterà in una visita all’area umida dello ‘Zoc del Peric’, tra la frazione di Fabbrica Durini (comune di Alzate Brianza) e quella di Colciago (comune di Lurago d’Erba), dove conosceremo da vicino la vita delle rane e degli altri anfibi.


Si ricorda che nel PLIS ‘Zoc del Peric’ è stata riscontrata la presenza di ben 8 specie di anfibi sulle 9 presenti in Brianza. Per questi motivi, l’area umida è riconosciuta come AREN (Area di Rilevanza Erpetologica Nazionale) dalla Societas Herpetologica Italica.
Lo ‘Zoc del Peric’ è di particolare interesse per la batracofauna (gruppo degli anfibi), essendo una delle poche aree brianzole che risulta non ancora invasa completamente dalle specie esotiche invasive, anche se è purtroppo presente la tartaruga palustre americana.
Il Parco dello 'Zoc del Peric' inoltre rappresenta un punto cruciale per la salvaguardia della biodiversità della Brianza comasca, poiché svolge la funzione di connessione ecologica fra il SIC “Fontana del Guercio” e il Parco Regionale della Valle delle Lambro, risultando strategica nella costruzione della rete ecologica provinciale.



Quella del 2 maggio sarà un’interessante esperienza dedicata a bambini e adulti, per vivere una serata in un’area biologicamente strategica, pur assediata da capannoni e aree fortemente urbanizzate.
Il ritrovo è alle 21 al parcheggio del cimitero di Fabbrica Durini. Si consiglia un abbigliamento adeguato e calzature adatte a una zona umida. In caso di pioggia l’evento sarà cancellato.
E' consigliata la prenotazione via email a: info@circoloambiente.org


 

Meda verso il Parco Regionale del Seveso: un segnale positivo nel cuore della Brianza


Dopo aver raccontato nei giorni scorsi le numerose criticità che gravano sul Parco GruBrìa – tra consumo di suolo, infrastrutture invasive e progetti fortemente impattanti – registriamo un segnale che va nella direzione opposta.

A seguito del nostro ultimo post, abbiamo ricevuto e pubblichiamo ampi stralci del comunicato di Sinistra e Ambiente Meda, che annuncia un passaggio significativo nel percorso di istituzione del futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale.

“Da tempo il gruppo Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda chiedeva che le ultime aree libere rimaste nel quartiere Polo - Meda Sud delimitate dalla via Po e dalla ferrovia Milano-Como-Chiasso venissero preservate e tutelate con il loro inserimento nel Parco [...] Lo avevamo fatto una prima volta nel 2014 [...] e a seguire nel 2019 [...], riproponendo successivamente la richiesta.”

Una richiesta reiterata negli anni e che oggi trova finalmente un primo riscontro politico: “Ora, a distanza di anni, questa proposta comincia a muovere i primi passi poiché condivisa dal sindaco Luca Santambrogio e dalla sua maggioranza.”

Il passaggio formale è arrivato con il Consiglio Comunale del 23 aprile 2026: “Con l’atto d’indirizzo [...] approvato [...] con 14 voti favorevoli [...] e un’astensione incomprensibile (Polo Civico), anche il Comune di Meda ha deciso di promuovere e far parte di questo Parco Regionale identificando e proponendo l’inserimento di una serie di superfici libere.”

Si tratta di un atto importante, che inserisce Meda all’interno del percorso di ampliamento e trasformazione del Parco GruBrìa in un parco regionale, rafforzandone – almeno nelle intenzioni – il ruolo di tutela ambientale in un territorio tra i più urbanizzati d’Italia.

In verde scuro le aree medesi che entreranno a far parte del nuovo Parco Regionale

Le aree individuate, tuttavia, raccontano bene anche la fragilità di questo contesto. “Come mostra la cartografia, si tratta di zone libere residue, alcune di piccole dimensioni, completamente inurbate e non contigue.” Un dato che conferma quanto già evidenziato nei nostri precedenti articoli: il suolo libero in Brianza è ormai frammentato, residuale, spesso isolato all’interno di un tessuto urbano continuo. Tra le aree proposte figurano, oltre alle zone di Meda Sud, anche spazi come il Parco Beretta Molla, l’area di via Tre Venezie–Carnia, l’alveo del torrente Certesa/Tarò, l’Ambito di Connessione Ecologica della Valle dei Mulini – dove è prevista una compensazione ambientale legata a Pedemontana – e diverse altre superfici distribuite sul territorio comunale.

Particolarmente significativo è il riferimento all’utilizzo delle risorse legate proprio a Pedemontana: “Superfici [...] inserite, come da noi chiesto, anche nelle acquisizioni possibili utilizzando i fondi di Pedemontana definiti nella prescrizione 51 del CIPESS per la qualità ambientale.” Un passaggio che si collega direttamente al dibattito aperto sul tema delle compensazioni ambientali e sulla loro efficacia, già affrontato nel nostro precedente post sul PL24.


Il futuro Parco Regionale, nelle intenzioni, avrà una dimensione ampia: “Comprenderà il PLIS GruBrìa che si estende su oltre 2.000 ettari [...] e si amplierà con [...] l’ingresso di Meda, Cesano Maderno e Giussano e con l’inclusione di alcune aree spondali del fiume Seveso.”
Un progetto ambizioso, che punta a ricostruire – almeno in parte – una rete ecologica oggi fortemente compromessa.

Ma il comunicato non nasconde le difficoltà: “È ancora lungo il cammino da percorrere affinché gli spazi liberi rimasti [...] possano assumere una configurazione ampia e pregiata con la rinascita e ricostruzione di piccoli e preziosi ecosistemi naturali.”

E introduce anche un elemento di critica politica, in particolare rispetto alla posizione del Comune di Seveso: “Miope la scelta dell’amministrazione sevesina [...] di chiamarsi fuori, rivendicando una ‘proprietà gestionale’ sul polmone verde che comunque nessuno avrebbe messo in discussione.”

Infine, un richiamo importante al valore simbolico e ambientale del territorio: “Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda deve far parte di questo progetto, sia per il significato e la Memoria che ricopre sia perché esempio di buon intervento d’ingegneria ambientale.”

Nel complesso, quello di Meda rappresenta senza dubbio un segnale positivo. Un passo nella direzione della tutela, della pianificazione e della costruzione – seppur complessa – di una visione territoriale più ampia. Resta però evidente la contraddizione di fondo che abbiamo già evidenziato: mentre da un lato si prova a rafforzare il sistema delle aree protette, dall’altro continuano a moltiplicarsi interventi che consumano suolo e frammentano ulteriormente il territorio. Una tensione che attraversa tutta la Brianza e che rende ancora più urgente una visione coerente e unitaria.

Più avanti torneremo sul tema, pubblicando anche aggiornamenti riguardo l’adesione dei Comuni di Giussano e Cesano Maderno, per completare il quadro di un processo che potrebbe ridisegnare – almeno in parte – il futuro ambientale di questo territorio.

domenica 26 aprile 2026

Parco GruBrìa: tra nuove minacce e segnali positivi


Negli ultimi mesi il nostro blog ha dedicato diversi approfondimenti alla situazione del Parco GruBrìa, mettendo in evidenza le criticità e i rischi crescenti che insistono su uno dei pochi sistemi verdi rimasti in un territorio fortemente urbanizzato come quello della Brianza.

I segnali di pressione sul Parco sono molteplici e, in alcuni casi, già concretamente visibili.

Abbiamo raccontato degli impianti fotovoltaici previsti nei territori di Bovisio e Desio, interventi che sollevano interrogativi importanti sul consumo di suolo e sulla coerenza con la funzione stessa di un’area protetta. Abbiamo poi segnalato la pesante trasformazione in atto tra Desio e Seregno, dove una porzione significativa del Parco è stata compromessa per la realizzazione del grande deposito della metrotranvia.

Un’infrastruttura che, paradossalmente, rischia di nascere già monca: restano infatti forti dubbi sulla reale possibilità di completare l’intero tracciato, vista la mancanza di risorse economiche. Si fa sempre più concreta l’ipotesi che la linea possa fermarsi a Nova Milanese, rendendo ancora più evidente la sproporzione tra l’impatto ambientale già prodotto e l’utilità effettiva dell’opera.

A questi elementi si aggiungono altri progetti critici: la tangenziale Meda–Seregno che interessa il Parco del Meredo e la proposta – a dir poco discutibile – di realizzare un nuovo ospedale all’interno del Parco, in zona Dosso a Seregno. Un’ipotesi che, se confermata, rappresenterebbe un ulteriore consumo di suolo in un contesto che dovrebbe invece essere preservato e valorizzato.

Di fronte a questo quadro, non mancano però segnali che vanno nella direzione opposta e che meritano di essere evidenziati.

È di questi giorni la notizia che i consigli comunali di Giussano, Meda e Cesano Maderno hanno deliberato l’adesione al futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, evoluzione dell’attuale Parco GruBrìa. Un passaggio importante nel percorso di regionalizzazione del Parco, che prosegue quindi con l’ingresso di nuovi comuni.

Si tratta, è bene dirlo, di aree non particolarmente estese. Tuttavia il loro valore non va misurato solo in termini di superficie: queste adesioni contribuiscono a rafforzare quella rete di connessioni ecologiche e corridoi verdi che rappresentano un elemento fondamentale in un territorio caratterizzato da un’altissima densità abitativa e infrastrutturale.

In contesti come quello brianzolo, infatti, la continuità ecologica è spesso più importante dell’estensione stessa delle singole aree: piccoli tasselli possono fare la differenza nel mantenere un minimo di equilibrio ambientale.

Il quadro che emerge è quindi, ancora una volta, contraddittorio: da un lato pressioni sempre più forti e interventi che rischiano di compromettere definitivamente porzioni di territorio; dall’altro, tentativi – ancora parziali ma significativi – di rafforzare gli strumenti di tutela e pianificazione.

Torneremo nei prossimi giorni ad approfondire nel dettaglio i singoli interventi e le evoluzioni in corso, perché ciò che accade oggi nel Parco GruBrìa non riguarda solo alcune aree verdi, ma il futuro ambientale complessivo del nostro territorio.