lunedì 9 marzo 2026

Carugo: presentazione del Piano di gestione della Riserva Naturale “Fontana del Guercio”


Il Comune di Carugo invita la cittadinanza a partecipare a un importante momento di approfondimento dedicato alla tutela e alla valorizzazione del principale patrimonio naturalistico del territorio: la riserva naturale Fontana del Guercio.

L’incontro pubblico sarà dedicato alla presentazione del Piano integrato di gestione della riserva, uno strumento fondamentale per definire le strategie di conservazione, protezione ambientale e fruizione sostenibile dell’area.

L’appuntamento è fissato per:

  • Giovedì 12 marzo 2026
  • Ore 20:45
  • Sala civica – Via Garibaldi 6, Carugo

Durante la serata verranno illustrati gli obiettivi e le azioni previste dal piano, che mira a preservare e valorizzare uno dei luoghi naturalistici più significativi della zona.

La presentazione sarà curata dal tecnico incaricato:

  • Nicola Gallinaro, dottore forestale

Collaboreranno inoltre:

  • Angela Gatti, agrotecnico
  • Alberto Chirico, naturalista

La riserva della Fontana del Guercio rappresenta un punto di riferimento ambientale per Carugo e più in generale per la Brianza, ricco di biodiversità e di valore paesaggistico. Il piano di gestione sarà quindi uno strumento essenziale per guidarne la tutela e lo sviluppo nei prossimi anni.

Macherio. Un gioiello medievale in mezzo ai cantieri: la storia dell’oratorio delle Torrette

Una iniziativa in difesa dell'antico Oratorio, 2012

Nei giorni scorsi la comparsa di transenne di cantiere davanti all’oratorio di Santa Margherita alle Torrette, a Bareggia di Macherio, ha suscitato preoccupazione tra molti abitanti della zona.

Il timore era comprensibile. L’area si trova infatti a poca distanza dal cantiere di Pedemontana e dalle zone interessate dai movimenti di terra, e la presenza di un nuovo spazio delimitato proprio di fronte alla chiesetta aveva fatto pensare ad un possibile deposito di terre di scavo.

Foto Andre, 2026

Alcune fotografie diffuse tra i residenti mostravano il retro della chiesa e le transenne nel terreno davanti all’ingresso, accompagnate da commenti preoccupati: “Bareggia davanti alla chiesa delle Torrette. Speravo che quell’area potesse scamparla.”

Le immagini hanno riportato l’attenzione anche sullo stato di conservazione dell’edificio, in particolare su una crepa ben visibile sulla facciata.

Un altro residente ha scritto: “A seguito dell'apertura del nuovo cantiere davanti alla chiesetta alle Torrette di Bareggia, ho fatto qualche foto dello stato in cui è. Temo che con le vibrazioni e le sollecitazioni dei mezzi la situazione possa solo peggiorare.”

Una foto scattata nel 2022 mostra che la crepa era già presente alcuni anni fa. Proprio per questo motivo la prospettiva di nuovi lavori e del passaggio di mezzi pesanti aveva aumentato l’apprensione.

La crepa nella facciata, in questi giorni a sx, e nel 2022 a dx.

Nella giornata di oggi è arrivato però un primo chiarimento: l’area delimitata davanti all’oratorio non sarebbe destinata a deposito di terre, ma diventerebbe un parcheggio a servizio dei residenti di via XXV Aprile. Sempre secondo quanto riferito, sarebbe stata stanziata una cifra significativa per mettere in sicurezza l’oratorio. Una notizia accolta con sollievo anche se resta un tema aperto: la mancanza di informazioni tempestive ai cittadini.

Foto Andre, 2026

Resta tuttavia una riflessione da fare. Se è positivo sapere che l’area non diventerà un deposito di terre di scavo, la realizzazione di un nuovo parcheggio comporta comunque ulteriore consumo di suolo, in un territorio come la Brianza dove gli spazi liberi sono ormai sempre più rari. L’area delle Torrette si trova in un contesto storico di valore, già fortemente segnato dai cantieri della Pedemontana. Per questo motivo sarebbe importante valutare con attenzione soluzioni che limitino l’impermeabilizzazione del suolo, salvaguardando il più possibile il contesto attorno all’antico oratorio e mantenendo viva l’attenzione su un patrimonio storico e ambientale fragile.

Una iniziativa a favore dell'Oratorio delle Torrette, 2012

La preoccupazione per la chiesetta non nasce oggi. Negli anni scorsi l'Associazione Torrette Bini Dosso Boscone di Macherio e il Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale hanno promosso diverse iniziative per difendere e valorizzare questo piccolo ma prezioso edificio storico. Tra le attività organizzate ricordiamo le visite guidate all’oratorio, quando le condizioni di sicurezza lo permettevano, e la partecipazione alla campagna “Luoghi del Cuore” del FAI.

Oggi resta fondamentale monitorare con attenzione l’impatto dei lavori e dei cantieri vicini, affinché questo piccolo gioiello storico non subisca ulteriori danni.

Scheda di approfondimento
L’oratorio di Santa Margherita alle Torrette: un gioiello medievale della Brianza

L'interno dell'antico Oratorio come apppariva nel 2009. Foto Gianni Casiraghi

L’oratorio di Santa Margherita alle Torrette, a Bareggia di Macherio, è considerato l’edificio religioso più antico del territorio. Secondo le ricostruzioni storiche, la sua origine risalirebbe alla metà del XIV secolo.

Per secoli la chiesetta è rimasta legata alla cascina delle Torrette, nata come luogo di culto per gli abitanti della cascina e delle campagne circostanti.

Secondo quanto riportato da monsignor Ennio Bernasconi nel volume Lissonum – Notizie di Lissone del 1926, l’oratorio era stato costruito: “per commodo degli abitanti di quella cascina e vicine”. In origine vi si celebrava la festa patronale e occasionalmente alcune messe nei giorni feriali. Un documento del 1602 ricorda che Giovanni Maria Ortensio di Monza, proprietario della cascina, lasciò un lascito di 100 lire imperiali in perpetuo per la celebrazione della messa nel giorno di Santa Margherita.

Nel 1565 anche Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano e grande riformatore della diocesi, si occupò dell’oratorio.

Durante la visita pastorale ordinò diversi interventi:
  • la chiusura di una porta laterale che collegava la chiesa alla cascina
  • la chiusura di un passaggio verso una cantina sotto l’altare, per evitare usi privati
  • lo spostamento della campana dalle case alla chiesa
Secondo le cronache dell’epoca, però, queste disposizioni non vennero mai completamente attuate.

Nel XVIII secolo l’oratorio conservava numerose immagini sacre. Nel 1754 si ricordavano: una Madonna col Bambino, Santa Margherita, un Crocifisso con la Vergine e San Giovanni, altre figure di santi. Molte di queste opere scomparvero probabilmente durante il restauro del 1770, data che ancora oggi compare sopra il portale.

Foto Gianni Casiraghi, 2009

Secondo Bernasconi, nella chiesa erano comunque presenti affreschi della seconda metà del Settecento raffiguranti: Santa Monica e San Rocco, Santa Lucia e San Sebastiano, Cristo morto tra due sante sull’altare.

Nel 1988 il giornale locale Il Paese riuscì a visitare l’oratorio insieme allo storico dell’arte Ermanno Arslan, allora direttore delle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano. L’esperto rimase colpito dalla qualità dell’edificio e individuò tracce di decorazioni molto più antiche sotto l’intonaco. Secondo la sua ipotesi: sotto l’imbiancatura potrebbero esserci pitture del Quattrocento e alcune figure vicino all’altare sarebbero attribuibili a una scuola influenzata da Bernardino Luini, pittore lombardo dei primi anni del Cinquecento.

All’interno della chiesa furono trovate anche scritture lasciate dagli artigiani durante i lavori del 1905, con nomi e firme: Alessandro Casiraghi, capomastro, Carlo Cassanmagnago, falegname, i fratelli Recalcati, imbianchini, Ambrogio Rivolta, tornitore. Accanto a queste firme compariva anche una nota ironica lasciata da un sacrestano: “Meregalli sacrista senza salari, ma con rimproveri sì”.

La cascina vicina all’oratorio ha cambiato nome più volte nei secoli. Tra le denominazioni storiche ricordate nei documenti: Cascina dei Pellizzoni (XVI secolo), Cascina degli Ortensi (XVII secolo), Cascina dei Marcellini, Cascina dei Lazzari (XVIII secolo).

Il nome “Torrette” è invece molto antico e deriva probabilmente da strutture difensive o torri presenti nell’area in epoca medievale.

 
La "Chiesetta del Cuore", 2012

Nonostante le sue dimensioni modeste, l’oratorio di Santa Margherita alle Torrette rappresenta un tassello prezioso della storia della Brianza. Proprio per questo negli anni cittadini, associazioni e comitati si sono mobilitati per far conoscere e salvaguardare questo luogo, organizzando visite, iniziative culturali e campagne di sensibilizzazione. Oggi la speranza è che la proprietà pubblica e gli annunciati interventi di messa in sicurezza possano finalmente avviare un vero percorso di tutela e recupero, restituendo alla comunità uno dei suoi monumenti più antichi.

domenica 8 marzo 2026

Boschi e parchi della Brianza come campi di guerra? Torna l’Italian Raid Commando

Il manifesto pubblicato sulla pagina Instagram UNUCI Lombardia

Dal 22 al 24 maggio 2026 potrebbe tornare in Brianza l’Italian Raid Commando, l’esercitazione organizzata da UNUCI Lombardia (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia) che nelle ultime edizioni ha già coinvolto territori tra Monza e il Lecchese.

Le date sono state diffuse dagli organizzatori sui propri canali social con immagini di militari davanti alla Villa Reale di Monza e un video promozionale che si conclude con la domanda: “Sei pronto per la sfida?”.

Per leggere l'articolo su MonzaToday cliccare qui.

Secondo quanto riportato dal giornale online MonzaToday, la presenza dell’evento in Brianza nel 2026 viene data per probabile, anche se al momento non sono ancora noti tutti i luoghi interessati.

La notizia è stata segnalata e monitorata anche dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, che negli ultimi anni ha seguito con attenzione le ricadute dell’iniziativa sul territorio.

Le edizioni del 2024 e del 2025 hanno coinvolto diversi luoghi della Brianza e del Lecchese, tra cui il Parco di Monza e il Parco della Valle del Lambro.

Tra gli episodi più contestati, l’utilizzo della palestra del complesso scolastico di Briosco come base logistica per le pattuglie partecipanti. La scelta aveva suscitato proteste da parte di cittadini, associazioni pacifiste e realtà del territorio.

L’evento è inoltre sponsorizzato da aziende legate al settore delle armi, tra cui Fiocchi Munizioni di Lecco, e in passato ha ricevuto il patrocinio di enti pubblici come Regione Lombardia e le Province di Monza e Brianza e Lecco.

Le mobilitazioni dello scorso anno hanno acceso un dibattito più ampio sull’utilizzo di scuole, parchi e aree naturali come scenari di attività militari. In un territorio già fortemente urbanizzato come la Brianza, spazi verdi come il Parco di Monza o il Parco della Valle del Lambro rappresentano risorse ambientali preziose.

Nel frattempo l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continuerà a seguire la vicenda e a informare il territorio.

Primavera–estate 2026 all’Oasi Lipu di Cesano Maderno: natura, laboratori ed eventi per tutte le età


La LIPU di Cesano Maderno torna a proporre un ricco calendario di attività all’Oasi di via Don Luigi Orione, con un programma di eventi dedicati alla natura, all’educazione ambientale e alla partecipazione di famiglie, bambini e appassionati. Il ciclo di iniziative primavera–estate 2026 punta a valorizzare il patrimonio naturalistico dell’area e a offrire occasioni di scoperta e apprendimento all’aria aperta.

Il calendario prende il via con una serie di attività dedicate ai più piccoli. Per bambine e bambini da 0 a 3 anni, accompagnati dai genitori, sono previste passeggiate e laboratori sensoriali nella natura. Il primo appuntamento è “Benvenuta Primavera”, in programma sabato 14 marzo, pensato per avvicinare anche i più piccoli all’ambiente naturale attraverso esperienze semplici e coinvolgenti.

Per i bambini dai 3 ai 5 anni l’Oasi propone invece percorsi di scoperta con passeggiate guidate e attività creative nella natura. Tra gli appuntamenti previsti ci sono “Benvenuta Primavera” e “Amici con le ali”, quest’ultimo organizzato in collaborazione con l’associazione Amici della Biblioteca di Cesano Maderno. Le attività sono pensate per favorire la curiosità e l’osservazione del mondo naturale fin dalla prima infanzia.

Anche i bambini della scuola primaria, dai 6 agli 11 anni, potranno partecipare a iniziative dedicate all’esplorazione dell’Oasi, con incontri tematici, attività educative e momenti di socializzazione tra coetanei. Le proposte includono attività sulla primavera e appuntamenti dedicati alla scoperta degli uccelli e della fauna locale.


Accanto alle attività per i più giovani, il programma prevede anche eventi pensati per tutta la famiglia, con giochi, cacce al tesoro, laboratori ed escursioni nella natura. Tra questi, “Giocare, Volare”, in programma il 26 aprile, offrirà un pomeriggio di attività all’aria aperta dedicato a grandi e piccoli.

Tra le proposte più suggestive ci sono inoltre le visite guidate notturne, durante le quali i partecipanti potranno esplorare l’Oasi al calare della sera alla ricerca di civette, allocchi e di altri abitanti del bosco. Le passeggiate serali si svolgeranno tra aprile e luglio e permetteranno di vivere l’area naturale in una dimensione diversa e affascinante.

Il calendario comprende anche numerosi eventi speciali: dalla “Caccia alle uova in Oasi” alle visite guidate con attività di birdwatching, fino alla Festa delle Oasi e Riserve Lipu prevista per il 9 e 10 maggio. Tra le iniziative più originali figura anche “In bosco con Flora”, una passeggiata nella natura insieme al proprio cane per scoprire l’ambiente naturale attraverso un’esperienza condivisa.

Durante l’estate torneranno inoltre i Campi Natura, settimane di attività dedicate ai bambini delle scuole primarie, con esperienze all’aperto, laboratori e momenti di educazione ambientale. È prevista anche una proposta dedicata ai ragazzi delle scuole secondarie, con un campo di una settimana a fine agosto.

Tra le iniziative formative spicca infine il corso di fotografia naturalistica digitale organizzato dall’Oasi. Il percorso, guidato dai fotografi e volontari Lipu Roberto Gelmetti e Luca Villa, accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle tecniche per fotografare la natura, alternando lezioni teoriche e uscite pratiche, con una mostra conclusiva degli scatti realizzati.


Le attività dell’Oasi sono realizzate dalla Lipu in collaborazione con il Comune di Cesano Maderno e il Parco delle Groane e della Brughiera Briantea, con l’obiettivo di promuovere la tutela della biodiversità e rafforzare il legame tra comunità e ambiente naturale.

Per informazioni, iscrizioni e aggiornamenti sul programma completo è possibile consultare il sito ufficiale dell’Oasi: www.oasicesanomaderno.it.

sabato 7 marzo 2026

Pedemontana: assemblea pubblica a Lissone


Il dibattito sul futuro della Autostrada Pedemontana Lombarda torna al centro dell’attenzione con un’assemblea pubblica aperta ai cittadini. L’incontro si terrà venerdì 13 marzo 2026 alle ore 21.00 presso l’Oratorio di Santa Margherita di Lissone. L’evento è promosso dal Comitato per la difesa del territorio – No Autostrada Pedemontana con l’obiettivo di informare la cittadinanza sugli sviluppi più recenti legati all’infrastruttura e alle ricadute sul territorio della Brianza.

Durante la serata verranno affrontati diversi punti cruciali.

Ricorso al TAR contro la D-Breve
I sindaci di Vimercate hanno presentato ricorso al TAR per fermare l’approvazione della cosiddetta D-Breve, una delle varianti progettuali legate al completamento dell’autostrada. Il tema sarà approfondito insieme a Francesco Facciuto, consigliere provinciale.

No al pedaggio sulla Milano-Meda
Uno dei nodi più discussi riguarda il possibile pedaggio sulla superstrada Milano‑Meda, collegamento fondamentale tra Milano e Meda. Il comitato ribadisce la richiesta che la strada resti pubblica e completamente gratuita, senza nuovi costi per i cittadini.

Il silenzio del Comune di Lissone
Un altro punto della discussione sarà il ruolo delle amministrazioni locali e, in particolare, la posizione del Comune di Lissone. Su questo tema interverrà Luca De Vincentis, consigliere comunale.

Monitoraggio ambientale a Macherio
Infine verrà presentata una proposta per il Comune di Macherio riguardante la situazione della centralina di monitoraggio dell’aria presso la scuola Rodari, attualmente priva di dati pubblici.

Parco GruBrìa: conclusi i lavori forestali nelle aree boschive del Meredo e della Porada di Seregno


Nei boschi comunali di Seregno si sono conclusi gli interventi forestali realizzati durante l’inverno all’interno del Parco GruBrìa. I lavori hanno interessato principalmente le aree del Meredo e della Porada e rappresentano una prima fase di un progetto più ampio di miglioramento ecologico delle aree forestali pubbliche.

Come spiega il Parco in un comunicato, «sono terminati i lavori forestali che hanno interessato, durante l’inverno, diversi boschi di proprietà comunale a Seregno». Gli interventi sono stati realizzati «sulla base di un progetto redatto da un forestale abilitato e approvato da Regione Lombardia» e hanno previsto «il taglio di alcuni alberi e la posa di nuove piantine».

Secondo quanto comunicato dal Parco, queste attività rientrano in un programma di gestione che riguarda complessivamente circa 100 ettari di boschi pubblici nel territorio del Parco. Finora gli interventi hanno coinvolto circa il 20% della superficie.


L’obiettivo non è semplicemente il taglio di alcune piante, ma un miglioramento complessivo della qualità ecologica del bosco. Tra le finalità indicate dal progetto vi sono infatti «migliorare la struttura del bosco, con piante che negli anni cresceranno con maggior forza e stabilità», «contenere la diffusione di specie esotiche invasive» e «contrastare alcune situazioni di pericolo».

Il Parco sottolinea anche l’importanza degli interventi per la biodiversità: le operazioni mirano a «favorire la biodiversità vegetale anche tramite la posa di nuove piantine» e a «favorire la biodiversità animale ricreando una struttura del bosco che consenta alla fauna di trovare rifugi e risorse alimentari». Nel corso dei lavori è stata inoltre effettuata la rimozione di rifiuti, con l’obiettivo di «eliminare rifiuti plastici presenti nelle aree».

Il comunicato chiarisce che quanto realizzato rappresenta solo una prima tappa. «Quanto realizzato è però solo l’inizio di un percorso che mira ad un progressivo miglioramento delle caratteristiche ecologiche dei boschi e quindi di incremento della biodiversità», con l’intento di rafforzare anche «la capacità di contrastare gli effetti negativi del cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico».

Il Parco richiama inoltre alla collaborazione dei cittadini. «Per proseguire su questo cammino, è necessaria la collaborazione di tutta la cittadinanza», invitando a «rispettare il bosco, passeggiando solo sui percorsi, senza entrare nel bosco e senza farvi entrare i nostri cani».


Passeggiando lungo i sentieri, spiegano i tecnici, si potranno osservare alcuni segni visibili della gestione forestale. «Sarà possibile vedere piccole cataste di legna e ramaglie: la loro lenta decomposizione restituirà al suolo materia organica e nutrienti». Allo stesso tempo, «si vedranno giovani piante crescere e prendere il posto di quelle morte».

Il bosco, dunque, è in trasformazione. Alcune delle nuove piante «sono appena state piantate e avranno nei prossimi anni le cure necessarie alla loro crescita», mentre altre «stanno crescendo spontaneamente e godranno dello spazio creato dall’eliminazione di alcune delle piante che è stato necessario tagliare».

Anche il sottobosco avrà un ruolo importante nella nuova fase ecologica dell’area: «capiterà anche di veder crescere nel sottobosco rovi e arbusti che, assieme alla legna, andranno a creare un ambiente ricco di rifugi e fonti di alimentazione per la piccola fauna».

Il percorso di miglioramento dei boschi del Parco GruBrìa, conclude il Parco, richiederà tempo. Ma l’obiettivo dichiarato è quello di accompagnare nel lungo periodo l’evoluzione naturale del bosco verso ecosistemi più ricchi, resilienti e capaci di sostenere la biodiversità.

Pedemontana, la D breve imposta ai territori: interrogazione in Regione


Nei giorni scorsi la consigliera regionale Michela Palestra (Patto Civico) ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale della Lombardia per chiedere chiarimenti sulle modalità con cui è stato approvato il progetto definitivo della variante della tratta D della Autostrada Pedemontana Lombarda, la cosiddetta “D breve”.

L’interrogazione prende le mosse dal decreto pubblicato l’11 dicembre 2025 sulla Gazzetta Ufficiale con cui Concessioni Autostradali Lombarde (CAL), soggetto aggiudicatore dell’opera, ha approvato il progetto definitivo della variante della tratta D del collegamento autostradale Dalmine–Como–Varese–Valico del Gaggiolo.

L’atto approva il progetto non solo sotto il profilo tecnico, ma anche ai fini della compatibilità ambientale, della localizzazione urbanistica, dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e della dichiarazione di pubblica utilità, determinando di fatto l’intesa tra Stato e Regione sulla localizzazione delle opere. In questo modo l’approvazione sostituisce ogni altra autorizzazione o parere necessario alla realizzazione dell’intervento.


La cosiddetta “D breve” interessa numerosi comuni del Vimercatese e della Brianza: Vimercate, Bellusco, Bernareggio, Burago di Molgora, Carnate, Ornago, Sulbiate, Caponago, Agrate Brianza e Cavenago di Brianza, oltre a Cambiago.

Secondo quanto evidenziato da diversi sindaci del territorio, il progetto rischia di stringere i comuni dell’area tra l’attuale Tangenziale Est e la Pedemontana, destinata a confluire nella Tangenziale Est Esterna dopo l’interconnessione con l’autostrada A4.

Particolarmente rilevante è l’impatto previsto sul Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.), area agricola e naturale nata da una scelta politica condivisa negli anni da diverse amministrazioni locali. Una parte significativa del tracciato attraverserebbe infatti il territorio del parco, con conseguenze che, secondo i critici del progetto, rischiano di comprometterne la funzione e il valore ambientale.


L’interrogazione punta soprattutto a chiarire la procedura seguita per l’approvazione del progetto.

CAL ha infatti adottato l’atto applicando una norma speciale che consente al soggetto aggiudicatore di approvare varianti al progetto definitivo senza il passaggio al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, purché le modifiche non superino una determinata soglia di valore.

Secondo le amministrazioni locali e i ricorrenti, tuttavia, la “D breve” non rappresenterebbe una semplice variante ma di fatto una nuova opera, che avrebbe quindi richiesto procedure diverse e un maggiore coinvolgimento degli enti territoriali.

Proprio per contestare l’iter seguito, diversi sindaci dei comuni interessati hanno presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, chiedendo anche la sospensione dell’atto.

Nel ricorso vengono sollevate numerose questioni: dalla natura del progetto alla competenza del soggetto che lo ha approvato, dalla valutazione ambientale riferita a un tracciato precedente alla mancata valutazione di alternative meno impattanti, fino alle possibili violazioni delle direttive europee.

Attraverso l’interrogazione, la consigliera Palestra chiede al presidente della Regione e all’assessore competente di chiarire diversi aspetti della vicenda.

In particolare, viene chiesto di spiegare:

  • perché si sia fatto ricorso alla procedura speciale che ha consentito al soggetto aggiudicatore di approvare direttamente il progetto;
  • quali siano le motivazioni di una condotta che, secondo gli enti locali, avrebbe generato una percezione non corretta dello stato del procedimento;
  • perché dell’approvazione non sia stata data adeguata informazione pubblica, essendo stata pubblicata solo nel foglio delle inserzioni della Gazzetta Ufficiale e non nella Serie Generale;
  • se la Regione ritenga che il metodo seguito abbia rispettato il ruolo istituzionale dei sindaci e il diritto dei territori a un confronto trasparente.

L’interrogazione riporta così al centro del dibattito regionale la questione della tratta “D breve” della Pedemontana e, più in generale, il rapporto tra grandi opere infrastrutturali, tutela del territorio e partecipazione delle comunità locali alle decisioni che le riguardano.