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| Le aree del Parco Grubrìa a Seregno |
Con l'avvio del percorso partecipato per il nuovo Piano di governo del territorio (PGT), Seregno è chiamata a interrogarsi sul proprio futuro urbanistico. Una riflessione che dovrebbe partire da una domanda fondamentale: in una città che ha già consumato circa il 54% del proprio territorio, quanto spazio possiamo ancora sottrarre al suolo libero?
Uno spunto interessante arriva da Arturo Lanzani, attuale presidente del Parco GruBrìa e docente universitario, che ha recentemente pubblicato sulla Rivista Dissonanze un articolo dal titolo «È forse il caso di finirla con la retorica della città densa e compatta, ecologicamente virtuosa».
Lanzani non è soltanto uno studioso di urbanistica: è stato assessore all'Urbanistica nella giunta Perego a Seregno, dal 1995 al 2005. La sua riflessione assume quindi un interesse particolare anche per la nostra città, impegnata oggi a definire le scelte che ne condizioneranno lo sviluppo futuro. Nel suo articolo, Lanzani mette in discussione l'idea che la città compatta sia necessariamente più sostenibile di quella diffusa. Il problema, sostiene, non può essere affrontato contrapponendo rigidamente due modelli urbanistici: occorre piuttosto partire dai territori esistenti, riutilizzare il patrimonio edilizio e infrastrutturale e individuare soluzioni adatte ai diversi contesti. È una prospettiva utile anche per il dibattito sul PGT di Seregno. Recuperare edifici dismessi, riqualificare le aree già urbanizzate e valorizzare il patrimonio esistente dovrebbero essere priorità rispetto all'occupazione di nuovi terreni.
Ma c'è un punto sul quale vale la pena soffermarsi: la rigenerazione urbana, da sola, non garantisce che il consumo di suolo si arresti. Anche un progetto di rigenerazione può prevedere nuove costruzioni e comportare l'occupazione di superfici prima libere, per esempio per realizzare strade, parcheggi o altri servizi. Interventi che possono rispondere a esigenze reali, ma che non sono automaticamente sostenibili soltanto perché inseriti in un progetto di riqualificazione. La questione, dunque, non è limitarsi a stabilire dove costruire, ma decidere quali trasformazioni siano davvero necessarie, quali alternative esistano e quanto territorio siamo disposti a sacrificare per realizzarle.
Seregno è inserita in un territorio brianzolo densamente urbanizzato, nel quale gli spazi liberi sono diventati una risorsa sempre più rara. Quel 46% di territorio che, secondo il dato indicato, non risulta urbanizzato non può essere considerato automaticamente tutto disponibile: comprende suoli con caratteristiche e funzioni diverse, la cui importanza ambientale deve essere valutata e tutelata. Il suolo libero non è uno spazio vuoto in attesa di una destinazione edilizia. È una risorsa che permette all'acqua di infiltrarsi, contribuisce a mitigare le temperature estive, sostiene la biodiversità e conserva una relazione con il paesaggio che l'urbanizzazione tende progressivamente a cancellare. Per questo il dibattito sul nuovo PGT non può fermarsi alla contrapposizione tra città compatta e città diffusa, né esaurirsi nell'obiettivo della rigenerazione urbana. Deve affrontare una questione più scomoda: fino a dove vogliamo spingerci nella trasformazione del territorio? Ogni nuova esigenza viene spesso presentata come una necessità alla quale il piano urbanistico deve dare risposta. Ma le esigenze possono essere diverse e anche entrare in conflitto: nuove abitazioni, attività economiche, infrastrutture, servizi e spazi pubblici possono competere per le stesse risorse territoriali.
Non tutto può essere realizzato ovunque, e non tutto ciò che è tecnicamente possibile è per questo indispensabile. Occorre stabilire delle priorità, valutare le alternative e riconoscere che alcune scelte comportano necessariamente delle rinunce. La crescita, del resto, non può essere considerata un obiettivo illimitato. In un territorio già fortemente urbanizzato, continuare ad aggiungere edificazioni e infrastrutture senza interrogarsi sul limite da raggiungere significa rinviare una decisione che prima o poi diventerà inevitabile.
Il percorso partecipato avviato a Seregno dovrebbe servire proprio a questo: non soltanto a discutere come trasformare la città, ma anche a decidere che cosa non deve essere trasformato.
L'invito di Lanzani a partire dal patrimonio esistente è un contributo utile. Ma per tradurlo in una politica urbanistica coerente occorre andare oltre la generica promessa di rigenerazione: bisogna verificare quali bisogni possano essere soddisfatti recuperando gli spazi già urbanizzati, quali nuovi interventi siano effettivamente necessari e quali aree libere debbano essere preservate. La tutela del suolo non può dipendere soltanto dalla possibilità di trovare soluzioni tecniche meno impattanti. Richiede una scelta politica: riconoscere che il territorio ha un valore anche quando non produce nuove edificazioni e che conservare uno spazio libero può essere più importante di realizzare un nuovo servizio.













