domenica 25 ottobre 2026

Lombardia Si Muove: raccolta firme alla stazione di Seregno per migliorare il servizio ferroviario


Mercoledì 28 ottobre, doppio appuntamento in piazza XXV Aprile, davanti alla stazione di Seregno, per sostenere la proposta di legge regionale sul servizio ferroviario e i disservizi di Trenord.

Ritardi, soppressioni, treni affollati e informazioni non sempre sufficienti: sono problemi che tanti pendolari conoscono bene e che continuano a incidere sulla vita quotidiana di chi utilizza il trasporto ferroviario per andare al lavoro, a scuola o all'università. Per chiedere interventi concreti è stata lanciata Lombardia Si Muove, una campagna promossa da +Europa con l'obiettivo di raccogliere 5.000 firme per portare in Consiglio regionale una proposta di legge finalizzata a migliorare il servizio ferroviario lombardo.

La raccolta firme farà tappa anche a Seregno, mercoledì 28 ottobre, con due appuntamenti davanti alla stazione ferroviaria, in piazza XXV Aprile:

  • dalle 7 alle 9, al mattino, per intercettare i pendolari in partenza.
  • dalle 18 alle 20, nel tardo pomeriggio, per chi rientra.

La campagna Lombardia Si Muove individua cinque ambiti di intervento:

  • Trasparenza sui dati: rendere pubbliche e facilmente consultabili le informazioni su ritardi, soppressioni, affollamento e qualità del servizio.
  • Controlli indipendenti: affidare la verifica dei dati e della qualità del servizio a un soggetto terzo, distinto da chi gestisce il trasporto.
  • Rimborsi automatici: prevedere meccanismi di rimborso per gli abbonati in caso di disservizi.
  • Partecipazione dei pendolari: istituire un tavolo permanente con rappresentanti dei viaggiatori e delle associazioni dei consumatori.
  • Apertura alla concorrenza: avviare gare pilota su una quota limitata del servizio ferroviario, con l'obiettivo di migliorare qualità, efficienza e copertura.

1976–2026 | Disastro diossina | 11. Il Bosco delle Querce

Quest'anno ricorre il 50° anniversario del disastro della diossina dell’ICMESA di Meda, una ferita ancora aperta nella storia ambientale, sociale e sanitaria della Brianza.
Il 10 luglio 1976 una nube tossica contenente TCDD (diossina) si diffuse su Seveso, Meda e nei comuni limitrofi, segnando per sempre il territorio e la vita di migliaia di persone.

Quel disastro non fu però un evento improvviso né imprevedibile, ma il punto di arrivo di decenni di inquinamenti, omissioni e controlli insufficienti. Ricostruire ciò che accadde prima del 1976 è quindi essenziale per comprenderne il significato.

Con questa serie di pubblicazioni, Brianza Centrale, riprendendo il lavoro di Sinistra e Ambiente, avvia un percorso di memoria storica e civile. Le prime tre puntate riprendono il lavoro dello storico sevesino Massimiliano Fratter (Seveso. Memorie da sotto il Bosco, 2006), mentre dalla quarta la ricostruzione si basa direttamente sulla documentazione d’archivio raccolta da Sinistra e Ambiente di Meda.


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11° puntata
Il Bosco delle Querce



Questa è l'ultima puntata (ma forse anche no, se altro materiale o altri aspetti dovessero risultare interessanti per la divulgazione) della serie curata da Sinistra e Ambiente di Meda per ricostruire gli anni e le drammatiche vicende del disastro della diossina dell'ICMESA, la fabbrica di Meda appartenente al gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche.

Questa volta racconteremo con dovizia di particolari la creazione del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, luogo simbolo legato indissolubilmente a quei tragici eventi.

Un luogo che diversi gruppi ambientalisti di Seveso e Meda hanno a cuore e monitorano con passione.

LE ORIGINI DI UNA SCELTA

Dopo le partecipate manifestazioni del 1977, durante le quali gli abitanti, i gruppi e i Comitati dei Comuni colpiti dalla diossina TCDD, con Seveso in prima fila, si espressero contro la realizzazione di un forno inceneritore per distruggere il materiale contaminato, Regione Lombardia rinunciò al contestato progetto.

Ne abbiamo scritto in: 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, QUINTA PUNTATA: LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI, I LAVORATORI E LA VERTENZA SULLA SALUTE E LA CONOSCENZA, L'OPPOSIZIONE ALL'IPOTESI FORNO INCENERITORE E LE MOBILITAZIONI POPOLARI.

Si scelse allora lo stoccaggio in loco e, tra il 1981 e il 1984, vennero realizzate due vasche impermeabilizzate: una a Meda, di 80.000 m³, e una a Seveso, di 200.000 m³. Al loro interno venne collocato il materiale contaminato, costituito dalle macerie delle case abbattute, dal terreno decorticato, dall'asfalto asportato, dagli animali morti, dalla vegetazione e dal reattore dell'ICMESA, racchiuso in un sarcofago di cemento.

Ne abbiamo scritto in: 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, SESTA PUNTATA: LA BONIFICA E LE SUE CRITICITÀ, LE DUE VASCHE DI CONTENIMENTO.

GLI INTERVENTI PER LA CREAZIONE DEL BOSCO DELLE QUERCE DI SEVESO E MEDA

Sempre sulla spinta dei movimenti cittadini, Regione Lombardia optò anche per un intervento di ingegneria ambientale finalizzato al rimboschimento dei terreni della zona A, quella a più alto livello di contaminazione da TCDD, dove il terreno era stato asportato e le case presenti erano state abbattute. La progettazione iniziò nel 1983 nelle sottozone da A1 ad A5, nelle quali era suddivisa la zona A, e le prime attività cominciarono nel 1984. L'area interessata dagli interventi, estesa per 7,81 ettari nel Comune di Meda e per 34,95 ettari nel Comune di Seveso, per un totale di 42,76 ettari, era spoglia e priva di vegetazione, fatta eccezione per un pioppo che aveva resistito ai composti tossici presenti nella nube e che era stato risparmiato dai tagli. La prima necessità fu quella di ricostruire il terreno di coltura, cioè lo strato fertile che era stato asportato perché contaminato.

L'area del Bosco delle Querce come appariva dopo la decorticazione, con il terreno già conferito nelle due vasche di Seveso e Meda

Per questo si utilizzarono terreni vegetali provenienti da diverse località della Brianza, anche distanti fra loro e caratterizzate da proprietà chimico-fisiche differenti.

La piantumazione negli anni Ottanta

Per accelerare la ricostituzione ambientale del luogo, si impiantarono inizialmente specie arboree di rapido attecchimento. Complessivamente furono messe a dimora querce indigene, aceri, carpini, pini silvestri, tigli, salici, betulle, pioppi neri e bianchi, frassini e ornielli. Tra le specie arbustive si scelsero il biancospino, la ginestra, il viburno, il ginepro, la rosa canina e altri cespugli. L'obiettivo era la creazione di un querco-carpineto tipico della pianura lombarda, obiettivo poi raggiunto. Si cercò di ottenere una distribuzione uniforme della vegetazione. Furono escluse dalla piantumazione le superfici sovrastanti le due vasche, sia per la limitata profondità del terreno di riporto, sia per preservare l'integrità della copertura superiore, evitando di appesantirla.

In quelle aree furono pertanto utilizzate soltanto essenze arbustive, laddove consentito. Nel complesso vennero messe a dimora circa 5.000 piante arboree e 6.000 arbustive. Il terreno di coltivo riportato nelle aree scarificate proveniva da luoghi diversi e presentava valori di pH differenti, fattore che causò una significativa moria di querce.

La situazione del pH del suolo del Bosco delle Querce nel 1991

Si dovette pertanto intervenire con ulteriori riporti di terreno, abbondanti concimazioni letamiche, drenaggi e irrigazioni intensive. 

Censimenti degli alberi e degli arbusti nel Bosco delle Querce nel corso degli anni

Negli anni successivi vennero messi a dimora altri alberi e il monitoraggio del 1998 censiva già quasi 22.000 alberi e 24.000 arbusti, molti dei quali nati per germinazione naturale. Successivamente si passò al consolidamento e alla gestione ordinaria del patrimonio forestale esistente, con la realizzazione, da parte dell'ERSAF, di uno stagno all'interno dell'allora area naturalistica. A partire dal 2002, la flora e la fauna del sottobosco furono potenziate e riqualificate attraverso un intervento specifico, promosso da Regione Lombardia ed eseguito dal Centro Flora Autoctona (CFA). L'intervento mirava alla propagazione di diverse specie nemorali tipiche dei boschi planiziali, seguendo i protocolli e gli standard di qualità previsti per le attività del CFA. Nella pianificazione, l'allora Azienda Regionale delle Foreste (ARF), oggi ERSAF, suddivise il Bosco delle Querce in due aree con differenti indirizzi gestionali: una prettamente naturalistica e una a carattere ricreativo.

La suddivisione gestionale delle aree del Bosco delle Querce

Il 10 luglio 1996 il Bosco delle Querce venne ufficialmente aperto alla popolazione, che poté accedervi, ad eccezione dell'area naturalistica, allora delimitata da una recinzione.

NASCE IL PARCO NATURALE REGIONALE DEL BOSCO DELLE QUERCE


Nel dicembre 2005, con la Legge regionale n. 21 del 28 dicembre 2005, successivamente abrogata e con disposizioni confluite e riordinate nell'articolo 193 della L.R. 16 luglio 2007, n. 16, Regione Lombardia istituì formalmente il Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce, la cui gestione è affidata al Comune di Seveso, in convenzione con il Comune di Meda.

Un apposito Comitato, composto dai rappresentanti delle amministrazioni di Seveso e Meda, di Regione Lombardia, della Fondazione Lombardia per l'Ambiente e dell'ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste), supervisiona, definisce e pianifica le attività previste, finanziate attraverso una convenzione con Regione Lombardia, solitamente biennale.

La cura e la manutenzione del parco continuarono e continuano a essere affidate all'ERSAF, già ARF (Azienda Regionale delle Foreste), che, a completamento del rimboschimento, aveva attuato anche interventi per favorire lo sviluppo dell'ecosistema.

LA FAUNA NEL BOSCO DELLE QUERCE

Il Bosco delle Querce si presenta come un polmone verde completamente circondato da un tessuto urbano denso, caratterizzato da infrastrutture viabilistiche e insediamenti residenziali e produttivi. Questo comporta un isolamento rispetto ad altre aree verdi dalle quali potrebbero arrivare specie animali in grado di colonizzare il parco. Uno dei principali corridoi ecologici percorribili dalla fauna è l'alveo del torrente Tarò/Certesa, che delimita uno dei lati del Bosco.

Il torrente Tarò/Certesa al confine del Bosco delle Querce, un corridoio per la fauna

Proprio attraverso questo corridoio ecologico sono giunte alcune specie animali. Il Tarò/Certesa, un tempo molto inquinato, ha raggiunto oggi una qualità delle acque sufficiente a consentire anche la presenza di fauna ittica.


Un primo censimento faunistico, effettuato nel 1990, registrò 18 specie di avifauna, 5 specie terrestri e 4 specie di anfibi e rettili. Gli uccelli, grazie alla loro capacità di volare, sono ovviamente avvantaggiati nella colonizzazione di aree verdi isolate.

Il censimento più recente risale al 2016 e ne abbiamo scritto in modo dettagliato in: MEDA-SEVESO: LA FAUNA DEL BOSCO DELLE QUERCE.


Nel censimento risultava la presenza della volpe, diffusa in tutte le aree del parco, del riccio europeo e dello scoiattolo europeo, oltre alla presenza sporadica della faina.

Per gli anfibi e i rettili era stata verificata la presenza di tre specie: due anfibi, il rospo smeraldino (Bufo viridis) e la rana verde (Pelophylax esculentus), e un rettile, la lucertola muraiola (Podarcis muralis). Non era stato rilevato il biacco, specie presente in passato, probabilmente a causa della scarsa consistenza della popolazione, composta da pochissimi individui, e della mancanza di connessioni tra il parco e gli ambienti naturali adiacenti. Non risultava più presente nei rilevamenti la raganella, specie molto esigente dal punto di vista ambientale.

Per quanto riguarda l'avifauna, nel censimento del 2009-2011 le specie osservate nel parco, limitatamente alla porzione situata nel Comune di Seveso, erano 66, di cui 21 nidificanti. Il monitoraggio del 2016 rilevò 83 specie, tra cui lo sparviere, il falco pecchiaiolo, l'astore, la poiana, il gheppio, il gufo, la civetta, il picchio verde, il picchio rosso maggiore e l'airone cenerino.

Questa situazione potrebbe essere già cambiata a causa dell'avvio di alcuni interventi connessi ai cantieri dell'Autostrada Pedemontana Lombarda. Lo sbancamento e il disboscamento di due ettari del Bosco influiranno pesantemente e negativamente sull'ecosistema e sulle specie viventi che lo abitano o lo frequentano. Un altro fattore di disturbo è costituito dall'aumento della frequentazione da parte delle persone che, dopo la rimozione della recinzione, accedono anche alla porzione naturalistica.

IL PONTE DELLA MEMORIA

Sul finire degli anni Novanta, gli ambientalisti di Seveso, fondatori e attivisti del locale circolo di Legambiente intitolato a Laura Conti, vollero ricostruire gli eventi del disastro della diossina attraverso un lavoro di raccolta documentale. Furono raccolti i materiali prodotti dai Comitati e dai soggetti politici presenti all'epoca, gli atti ufficiali delle amministrazioni di Meda e Seveso, di Regione Lombardia e dell'Ufficio Speciale, oltre agli articoli dei giornali che si erano occupati del drammatico evento.

Nel 2001 prese avvio il progetto di ricerca storico-scientifica denominato «Il Ponte della Memoria», promosso dal circolo Laura Conti di Legambiente Seveso, da Legambiente Lombardia, dalla Fondazione Lombardia per l'Ambiente, dall'Agenzia Innova21 e dal Comune di Seveso. In seguito si aggiunse anche la Fondazione Corriere della Sera, che mise a disposizione materiale documentale e giornalistico.

Uno dei pannelli de «Il Percorso della Memoria»

Furono predisposti diversi pannelli didattici e illustrativi, raccolti sotto il titolo «Il Percorso della Memoria», tuttora presenti nel Bosco delle Querce, visibili ai visitatori e utilizzati per attività di educazione ambientale e storica. La loro elaborazione, che coinvolse più soggetti, richiese un lavoro condiviso sui testi dei pannelli.

Sempre nell'ambito del progetto «Il Ponte della Memoria», nel 2006 uscì il libro Seveso. Memorie da sotto il bosco, accompagnato da un DVD e dal film documentario Seveso 10 luglio 1976: una storia da raccontare.

Nel 2016 anche a Meda, su proposta e con una mozione di Sinistra e Ambiente, in continuità con il progetto «Il Ponte della Memoria», venne posizionato sul muro di quella che fu la fabbrica ICMESA un pannello che identifica e ricorda il luogo fisico dal quale fuoriuscì la nube tossica.

Il pannello a Meda, sul muro dell'ICMESA, unico manufatto rimasto della fabbrica

IL BOSCO DELLE QUERCE TRA DISBOSCAMENTO DI DUE ETTARI A CAUSA DELLA PEDEMONTANA E PARZIALE AMPLIAMENTO

Il Bosco delle Querce è oggi minacciato dal disboscamento necessario per consentire il passaggio dell'Autostrada Pedemontana Lombarda, attraverso l'ampliamento dell'attuale sedime della superstrada Milano-Meda-Lentate sul Seveso.

Il progetto definitivo del 2010 prevedeva uno sbancamento di 12 ettari, principalmente nella porzione medese del Bosco. Questa porzione sarebbe stata spazzata via per raddrizzare il raggio di curvatura dell'attuale asse stradale e consentire una velocità massima di 130 km/h ai veicoli in transito.


Contro questo progetto si impegnarono a lungo i gruppi e le associazioni ambientaliste che, riuniti nel coordinamento «INSIEME PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE», organizzarono, in occasione del 10 luglio 2011, un grande evento: L'ABBRACCIO AL BOSCO DELLE QUERCE, che ottenne il patrocinio anche delle amministrazioni di Meda e Seveso.

Momenti della manifestazione «Abbraccio al Bosco delle Querce» del 10 luglio 2011

L'evento registrò una partecipazione significativa, mostrando quanto fossero condivise le preoccupazioni e la protesta dei gruppi di Insieme in Rete.

Successivamente, grazie a una costante pressione su Regione Lombardia, svolta anche in collaborazione con alcuni consiglieri della Provincia di Monza e della Brianza e con rappresentanti in Consiglio regionale, il 27 aprile 2012 il Consiglio di Vigilanza di Regione Lombardia approvò un nuovo progetto definitivo, rinunciando al raddrizzamento del raggio di curvatura e riducendo lo sbancamento previsto a circa due ettari, su aree di confine con l'attuale superstrada. Uno sbancamento che comporterà il taglio di 3.200 alberi adulti. Una ferita profonda per il Bosco.

Da anni gli ambientalisti di Seveso e Meda, insieme a Sinistra e Ambiente-Impulsi, Legambiente Seveso e Seveso Futura, chiedono anche l'ampliamento del Bosco delle Querce, includendo le zone di Seveso a ovest e quelle a est, in prossimità di via della Roggia e via dei Vignee.

La manifestazione del 10 luglio 2021 di Sinistra e Ambiente-Impulsi Meda, Legambiente Seveso e Seveso Futura per chiedere l'ampliamento del Bosco delle Querce

Dopo un lungo e faticoso percorso, fatto di proposte, iniziative pubbliche e incontri con l'amministrazione di Seveso e con la società Autostrada Pedemontana Lombarda (APL), la proposta è stata accolta. Attraverso la concretizzazione e la conversione di due compensazioni ambientali, con i relativi fondi stanziati da APL, è attualmente in corso l'iter per l'ampliamento, con atti amministrativi approvati ed elaborati preliminari presentati a luglio 2026.

Purtroppo, l'ampliamento non comprenderà tutte le aree previste nella proposta iniziale degli ambientalisti, poiché una parte delle superfici di via della Roggia, a Seveso, sarà occupata da manufatti al servizio dell'autostrada, tra cui una vasca di laminazione, rotonde e strade di accesso all'infrastruttura.

La mappa con gli sbancamenti e il parziale ampliamento del Bosco delle Querce

LE ATTIVITÀ NEL BOSCO DELLE QUERCE

Il Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce è un'area verde che subisce la pressione antropica del tessuto urbano circostante.

Negli ultimi anni, oltre alle attività di educazione ambientale svolte da Legambiente Lombardia, i gruppi ambientalisti, diverse associazioni e singoli cittadini hanno lavorato per mantenere alta l'attenzione delle amministrazioni di Meda e Seveso, in particolare di quella di Seveso, in quanto Comune gestore.

Per diversi anni hanno proposto e realizzato iniziative che hanno spaziato dalla memoria e dal significato di questo luogo fino ad attività dedicate al benessere e alla tutela della natura.

Lo hanno fatto attraverso il progetto «INSIEME PER IL BOSCO», approvato anche dal Comitato Tecnico Scientifico del Parco. Il progetto, oltre a organizzare momenti di approfondimento e visite guidate, ha raccontato anche le tragedie di altri disastri ambientali e sanitari, come il Vajont, Bhopal in India, con il coinvolgimento della Union Carbide, la tragedia di Stava, legata alla miniera di Prestavel, e il caso di Casale Monferrato, con l'Eternit.

Più recentemente, con la costituzione del coordinamento «INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE», è stata data continuità a queste attività, portando la storia e il valore del Bosco anche al di fuori del territorio comunale di Seveso, attraverso serate divulgative e informative sul disastro della diossina dell'ICMESA a Meda e un omaggio a Laura Conti a Cesano Maderno, presso l'Oasi LIPU.

Una serie di iniziative del progetto «Insieme per il Bosco»

IL BOSCO DELLE QUERCE E IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA

In occasione del 50° anniversario del disastro della diossina dell'ICMESA, il Bosco è stato al centro di diverse attività, momenti celebrativi e riconoscimenti. Nel febbraio 2026 ha ottenuto il marchio di «PATRIMONIO EUROPEO» da parte dell'apposita commissione incaricata di valutare le candidature.

Ne abbiamo scritto in: IL BOSCO DELLE QUERCE OTTIENE IL RICONOSCIMENTO DI «PATRIMONIO EUROPEO»: IL COMMENTO DEGLI AMBIENTALISTI DI SEVESO E MEDA.

Il 10 luglio 2026, alle celebrazioni ufficiali era presente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Purtroppo, come era prevedibile, le istituzioni locali, nella loro narrazione, hanno completamente sorvolato sulle responsabilità di quel dramma e sulla ferita che il Bosco subirà a causa dell'Autostrada Pedemontana Lombarda. Per riportare la ricostruzione storica su un percorso corretto, Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, il circolo Laura Conti di Legambiente Seveso e Seveso Futura hanno scritto una lettera aperta al Presidente Mattarella, come hanno fatto anche altri cittadini che furono testimoni di quegli eventi. Questa decisione ha provocato la reazione scomposta del sindaco di Seveso e dei suoi estimatori.

Nel luglio 2026 anche il testimone verde, il PIOPPO NERO, sopravvissuto alla diossina e alla successiva bonifica, durante la quale furono abbattuti numerosi alberi, è stato iscritto nell'albo regionale degli Alberi monumentali.

Il pioppo nero all'inizio dei lavori di piantumazione per la creazione del Bosco e ai giorni nostri

Il 26 settembre 2026 sono terminati i lavori di allestimento del Museo multimediale dedicato al dramma della diossina, presso il Centro Visite del Bosco a Seveso. Un museo alla cui realizzazione i gruppi ambientalisti locali hanno contribuito con contenuti e immagini.

Alcuni contenuti del Museo multimediale nel giorno della sua apertura

Rimane alta l'attenzione degli ambientalisti di Meda e Seveso nei confronti del Bosco delle Querce, che ritengono meritevole non solo di essere ampliato, ma anche di essere inserito, pur mantenendo la propria autonomia gestionale, in un nuovo Parco regionale fluviale e territoriale del Seveso.


IL LAVORO DI RICERCA DI SINISTRA E AMBIENTE DI MEDA: LE PUNTATE PUBBLICATE FINORA

11) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, UNDICESIMA PUNTATA: IL BOSCO DELLE QUERCE

10) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, DECIMA PUNTATA: IL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO POPOLARE

9) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, NONA PUNTATA: I PROCESSI, LA TRANSIZIONE ECONOMICA, L'ASSASSINIO DI PAOLETTI, LA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA

8) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, OTTAVA PUNTATA: GLI EFFETTI DELLA DIOSSINA SULLA SALUTE, LE INTERRUZIONI DI GRAVIDANZA, L'AZIONE E IL PENSIERO DI LAURA CONTI

7) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, SETTIMA PUNTATA: IL GIALLO DEI 41 FUSTI CONTENENTI MATERIALE TOSSICO E NOCIVO

6) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, SESTA PUNTATA: LA BONIFICA E LE SUE CRITICITÀ, LE DUE VASCHE DI CONTENIMENTO

5) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, QUINTA PUNTATA: LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI, I LAVORATORI E LA VERTENZA SULLA SALUTE E LA CONOSCENZA, L'OPPOSIZIONE ALL'IPOTESI FORNO INCENERITORE E LE MOBILITAZIONI POPOLARI

4) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, QUARTA PUNTATA: L'EVACUAZIONE DEI RESIDENTI, L'ARRIVO DEI MILITARI, LA MAPPATURA DELLE ZONE CONTAMINATE

3) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976, LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE

2) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

1) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

PREMESSA) 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO, MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA

WWF Insubria, nominato il nuovo Consiglio direttivo. Costituito anche il Comitato scientifico


Si è svolta venerdì 23 ottobre 2026, in modalità online, l'assemblea straordinaria dell'OA (Organizzazione Aggregata) del WWF Insubria, che ha proceduto alla nomina del nuovo Consiglio direttivo dell'organizzazione. Le decisioni assunte confermano sostanzialmente quanto avevamo anticipato nel nostro precedente post, pubblicato la scorsa settimana e dedicato all'assemblea. La novità più significativa emersa dalla riunione riguarda invece la costituzione di un Comitato scientifico, con referenti per diverse aree tematiche.

Il nuovo Consiglio direttivo

Alla presidenza del WWF Insubria è stato nominato Gianni Del Pero. Il nuovo Consiglio direttivo comprende inoltre rappresentanti delle diverse aree territoriali in cui opera l'organizzazione. Questa la composizione comunicata al termine dell'assemblea:

  • Gianni Del Pero, presidente;
  • William Vaninetti, vicepresidente per l'Area Valtellina;
  • Pierangelo Piantanida, vicepresidente per l'Area Como;
  • Walter Verpelli, per l'Area Brughiera;
  • Matteo Colaone, per l'Area Varese Seprio;
  • Edoardo Manfredini, vicepresidente per l'Area Groane;
  • Maurizio Borghi, vicepresidente per l'Area Città Metropolitana di Milano, con l'incarico aggiuntivo di coordinatore delle attività delle Oasi.

La composizione del direttivo riflette quindi l'articolazione territoriale del WWF Insubria, realtà impegnata nella tutela ambientale e nella gestione e valorizzazione delle aree naturali del territorio. Per la Brianza, in particolare, assume rilievo la presenza di Edoardo Manfredini, nominato vicepresidente per l'Area Groane, e di Maurizio Borghi, che oltre alla vicepresidenza per l'Area Città Metropolitana di Milano coordinerà le attività delle Oasi.

Confermati i responsabili delle Oasi

L'assemblea ha inoltre ratificato la conferma dei responsabili delle Oasi della rete WWF Italia riconducibili al WWF Insubria:

  • Carlo Rossi, per l'Oasi Bassone – Torbiere di Albate;
  • Maurizio Borghi, per l'Oasi Fosso del Ronchetto, che assumerà anche il coordinamento delle attività delle Oasi del WWF Insubria;
  • Maurizio Minora, per l'Oasi del Caloggio.

La conferma dei responsabili garantisce continuità nelle attività legate alla cura e alla gestione di queste aree, importanti presìdi per la conservazione della biodiversità e la tutela del patrimonio naturale.

Nasce il Comitato scientifico

Tra le decisioni dell'assemblea, un elemento che non era stato anticipato nel nostro precedente post è la costituzione del Comitato scientifico del WWF Insubria, con incarichi specifici riferiti a diversi ambiti di competenza.

Il comitato sarà composto da:

  • Claudio Clemente – Scuole ed educazione ambientale;
  • Fulvio Caronni – Aspetti forestali;
  • Edoardo Manfredini – Monitoraggi e aspetti naturalistici;
  • Fabrizio Merati – Pesca e ittiologia;
  • Andrea Nobile – Rapporti con associazioni amiche;
  • Giovanni Gottardi – Caccia e attività venatoria;
  • Giuseppe Reguzzoni – Sentiero dei Castagni di Belgirate;
  • Gianni Del Pero – Geologia e ambiente;
  • Paola Brambilla – La legge applicata all'ambiente.

La costituzione del Comitato scientifico rappresenta un ulteriore elemento dell'organizzazione del WWF Insubria. La presenza di competenze differenti, dalla gestione degli ecosistemi agli aspetti giuridici, dalla divulgazione alla conoscenza naturalistica, potrà contribuire alle attività dell'associazione e al confronto sui temi ambientali.

sabato 24 ottobre 2026

«Perché da noi è tutto cemento?». La domanda dei bambini che Seregno e la Brianza non possono ignorare


Dopo il nostro recente post sul nuovo Piano di governo del territorio di Seregno, ci è arrivato un messaggio. A scriverci è stato un nostro affezionato lettore che ci ha riportato le parole dei suoi figli adolescenti: «Mi chiedono, visitando altri posti d'Italia, come mai da noi è tutto cemento». Una domanda semplice, spontanea, che ci ha colpito. E che pensiamo meriti di essere condivisa con tutti, perché non riguarda soltanto il paesaggio di Seregno né, più in generale, quello della Brianza: tocca il modo in cui abbiamo scelto di abitare questo territorio.

I nostri lettori sono generalmente persone attente ai temi ambientali e consapevoli dei danni provocati da un consumo di suolo che, nella nostra zona, ha raggiunto livelli insostenibili. Non abbiamo quindi la pretesa di scoprire oggi un problema che molti conoscono e denunciano da tempo. Ma quella domanda ci costringe a guardare la situazione da un'altra prospettiva. Non quella delle statistiche, delle percentuali di territorio urbanizzato, delle previsioni edificatorie o delle giustificazioni con cui ogni nuova trasformazione viene presentata come un'opportunità di sviluppo. Ci invita a guardare Seregno - e con essa la Brianza - con gli occhi dei bambini.

Vorremmo che questa domanda arrivasse innanzitutto a chi amministra le nostre città, ai politici che prendono le decisioni urbanistiche e ai tecnici incaricati di redigere il nuovo PGT. Ma vorremmo rivolgerla anche a tutti i cittadini di Seregno, perché il futuro della città non può essere considerato una questione riservata agli addetti ai lavori.

Perché da noi è tutto cemento? E soprattutto: vogliamo davvero che continui a essere così?

Quella dei bambini è una domanda che nasce a Seregno, ma che vale per l'intera Brianza. Seregno non è che un esempio - seppur particolarmente significativo - di come gran parte della nostra regione sia cresciuta attraverso una progressiva occupazione del territorio. Campi, spazi aperti e aree verdi sono stati sacrificati per fare posto a edifici, strade, parcheggi e capannoni. Oggi il territorio urbanizzato rappresenta, secondo le stime richiamate nel dibattito locale, circa il 54% della superficie comunale: una cifra che, pur riferita a Seregno, racconta una condizione condivisa da molti comuni brianzoli.

Non è soltanto una questione estetica. Il suolo libero assorbe l'acqua piovana, contribuisce a contenere il caldo estivo, sostiene la biodiversità e mantiene un rapporto con la natura che diventa sempre più difficile ritrovare nei nostri centri abitati. Eppure, troppo spesso, ciò che rimane libero viene ancora considerato una possibile riserva per nuove edificazioni. Ma se continuiamo a consumare il territorio, quale paesaggio lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti? E quale idea di progresso stiamo trasmettendo loro?

Per troppo tempo abbiamo identificato lo sviluppo con la crescita edilizia. Costruire significava progredire, mentre fermarsi sembrava sinonimo di immobilismo. Oggi dovremmo avere il coraggio di mettere in discussione questa convinzione. In una città che deve fare i conti con il calo delle nascite, con una popolazione che invecchia e con scuole che in alcuni casi perdono iscritti o chiudono - dinamiche che accomunano Seregno a molti altri comuni della Brianza - è ragionevole continuare a pianificare come se la crescita fosse un processo inevitabile e senza limiti? Non significa negare il bisogno di abitazioni, servizi e spazi pubblici. Significa chiedersi come soddisfare queste esigenze utilizzando meglio ciò che già possediamo: edifici vuoti, strutture sottoutilizzate, aree industriali dismesse, spazi urbani che possono essere recuperati e restituiti alla collettività. E significa riconoscere che anche la rigenerazione urbana deve essere valutata per ciò che produce realmente. Non basta chiamare un intervento «rigenerazione» se il risultato è aggiungere nuove costruzioni e impermeabilizzare altro terreno. Il nuovo PGT dovrebbe servire anche a stabilire dei limiti, individuare le aree da preservare e decidere dove sia davvero necessario intervenire. Perché non tutto ciò che può essere costruito deve necessariamente esserlo.

Il progresso, oggi, deve significare anche restituire suolo alla natura, rimuovere cemento dove possibile e recuperare gli spazi che abbiamo sottratto alla vita.


Guardare Seregno con gli occhi dei bambini. Forse è proprio questo il punto da cui dovremmo ripartire. I bambini che visitano altri luoghi d'Italia vedono paesaggi diversi dal nostro e si chiedono perché la loro città non possa essere altrettanto verde, aperta e vivibile. Non conoscono le procedure urbanistiche, non devono mediare tra interessi economici e decisioni amministrative, non sono chiamati a giustificare scelte compiute decenni fa. Vedono ciò che hanno davanti e immaginano ciò che potrebbe esserci. I loro occhi sono ancora capaci di guardare al futuro senza considerare inevitabile tutto ciò che esiste nel presente. È una capacità che noi adulti rischiamo di perdere quando ci abituiamo al degrado del paesaggio, quando consideriamo normale che ogni spazio libero possa essere edificato e quando finiamo per accettare come inevitabile un modello di sviluppo che consuma progressivamente le risorse da cui dipende la nostra stessa qualità della vita. Per questo crediamo che la domanda di quei bambini debba entrare nel dibattito sul nuovo PGT di Seregno. Non come una semplice testimonianza, ma come un interrogativo al quale chi governa la città deve provare a rispondere. E dovrebbe interrogarsi anche ciascuno di noi: quale città vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi? Una città nella quale sarà sempre più difficile trovare uno spazio verde, oppure una comunità capace di riconoscere il valore del territorio che ancora possiede e di impegnarsi per conservarlo?

Non possiamo chiedere alle nuove generazioni di affrontare la crisi climatica, proteggere la biodiversità e costruire un futuro sostenibile, se nel frattempo continuiamo a sottrarre loro le risorse necessarie per farlo. Non togliamo ai bambini la possibilità di immaginare un futuro diverso. Se vogliamo davvero bene a Seregno - e alla Brianza - proviamo a guardarla con i loro occhi. Forse ci accorgeremo che il progresso non consiste nel costruire ancora, ma nel conservare, recuperare e restituire alla comunità ciò che abbiamo troppo a lungo considerato sacrificabile.

venerdì 23 ottobre 2026

Seregno e il nuovo PGT: la crescita non può essere infinita

Le aree del Parco Grubrìa a Seregno

Con l'avvio del percorso partecipato per il nuovo Piano di governo del territorio (PGT), Seregno è chiamata a interrogarsi sul proprio futuro urbanistico. Una riflessione che dovrebbe partire da una domanda fondamentale: in una città che ha già consumato circa il 54% del proprio territorio, quanto spazio possiamo ancora sottrarre al suolo libero?

Uno spunto interessante arriva da Arturo Lanzani, attuale presidente del Parco GruBrìa e docente universitario, che ha recentemente pubblicato sulla Rivista Dissonanze un articolo dal titolo «È forse il caso di finirla con la retorica della città densa e compatta, ecologicamente virtuosa».

Lanzani non è soltanto uno studioso di urbanistica: è stato assessore all'Urbanistica nella giunta Perego a Seregno, dal 1995 al 2005. La sua riflessione assume quindi un interesse particolare anche per la nostra città, impegnata oggi a definire le scelte che ne condizioneranno lo sviluppo futuro. Nel suo articolo, Lanzani mette in discussione l'idea che la città compatta sia necessariamente più sostenibile di quella diffusa. Il problema, sostiene, non può essere affrontato contrapponendo rigidamente due modelli urbanistici: occorre piuttosto partire dai territori esistenti, riutilizzare il patrimonio edilizio e infrastrutturale e individuare soluzioni adatte ai diversi contesti. È una prospettiva utile anche per il dibattito sul PGT di Seregno. Recuperare edifici dismessi, riqualificare le aree già urbanizzate e valorizzare il patrimonio esistente dovrebbero essere priorità rispetto all'occupazione di nuovi terreni.

Ma c'è un punto sul quale vale la pena soffermarsi: la rigenerazione urbana, da sola, non garantisce che il consumo di suolo si arresti. Anche un progetto di rigenerazione può prevedere nuove costruzioni e comportare l'occupazione di superfici prima libere, per esempio per realizzare strade, parcheggi o altri servizi. Interventi che possono rispondere a esigenze reali, ma che non sono automaticamente sostenibili soltanto perché inseriti in un progetto di riqualificazione. La questione, dunque, non è limitarsi a stabilire dove costruire, ma decidere quali trasformazioni siano davvero necessarie, quali alternative esistano e quanto territorio siamo disposti a sacrificare per realizzarle.

Seregno è inserita in un territorio brianzolo densamente urbanizzato, nel quale gli spazi liberi sono diventati una risorsa sempre più rara. Quel 46% di territorio che, secondo il dato indicato, non risulta urbanizzato non può essere considerato automaticamente tutto disponibile: comprende suoli con caratteristiche e funzioni diverse, la cui importanza ambientale deve essere valutata e tutelata. Il suolo libero non è uno spazio vuoto in attesa di una destinazione edilizia. È una risorsa che permette all'acqua di infiltrarsi, contribuisce a mitigare le temperature estive, sostiene la biodiversità e conserva una relazione con il paesaggio che l'urbanizzazione tende progressivamente a cancellare. Per questo il dibattito sul nuovo PGT non può fermarsi alla contrapposizione tra città compatta e città diffusa, né esaurirsi nell'obiettivo della rigenerazione urbana. Deve affrontare una questione più scomoda: fino a dove vogliamo spingerci nella trasformazione del territorio? Ogni nuova esigenza viene spesso presentata come una necessità alla quale il piano urbanistico deve dare risposta. Ma le esigenze possono essere diverse e anche entrare in conflitto: nuove abitazioni, attività economiche, infrastrutture, servizi e spazi pubblici possono competere per le stesse risorse territoriali.

Non tutto può essere realizzato ovunque, e non tutto ciò che è tecnicamente possibile è per questo indispensabile. Occorre stabilire delle priorità, valutare le alternative e riconoscere che alcune scelte comportano necessariamente delle rinunce. La crescita, del resto, non può essere considerata un obiettivo illimitato. In un territorio già fortemente urbanizzato, continuare ad aggiungere edificazioni e infrastrutture senza interrogarsi sul limite da raggiungere significa rinviare una decisione che prima o poi diventerà inevitabile.

Il percorso partecipato avviato a Seregno dovrebbe servire proprio a questo: non soltanto a discutere come trasformare la città, ma anche a decidere che cosa non deve essere trasformato. 
L'invito di Lanzani a partire dal patrimonio esistente è un contributo utile. Ma per tradurlo in una politica urbanistica coerente occorre andare oltre la generica promessa di rigenerazione: bisogna verificare quali bisogni possano essere soddisfatti recuperando gli spazi già urbanizzati, quali nuovi interventi siano effettivamente necessari e quali aree libere debbano essere preservate. La tutela del suolo non può dipendere soltanto dalla possibilità di trovare soluzioni tecniche meno impattanti. Richiede una scelta politica: riconoscere che il territorio ha un valore anche quando non produce nuove edificazioni e che conservare uno spazio libero può essere più importante di realizzare un nuovo servizio.

Desio - Seregno, venticinque giovedì in piazza per la Palestina: «Non possiamo essere indifferenti»

Il presidio alla manifestazione di Milano dello scorso 10 ottobre

Venticinque giovedì consecutivi di presenza e testimonianza civile per la Palestina. È il traguardo raggiunto il 22 ottobre dal presidio che riunisce cittadini tra Seregno e Desio. In piazza Concordia, a Seregno, si sono ritrovate più di trenta persone per richiamare l'attenzione sulla situazione a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e nel resto del Medio Oriente.

Nel comunicato diffuso dopo l'iniziativa, gli organizzatori ribadiscono la necessità di continuare a mobilitarsi, anche nella consapevolezza che una singola iniziativa difficilmente può incidere su uno scenario internazionale così complesso. Tra le testimonianze raccolte durante il presidio, gli organizzatori riportano la riflessione di un partecipante che richiama le tragedie della Seconda guerra mondiale e la possibilità, per le popolazioni di allora, di invocare la mancata conoscenza degli stermini in corso. Oggi, sostiene il partecipante, la disponibilità di informazioni e testimonianze non consente di giustificare l'indifferenza. Nel suo intervento denuncia le condizioni di vita della popolazione palestinese a Gaza, tra distruzioni, carenza di servizi e difficoltà di accesso agli aiuti umanitari, definendo genocidio quanto sta accadendo.

Dopo venticinque appuntamenti, i promotori tracciano anche un primo bilancio del rapporto con la cittadinanza. Se all'inizio, raccontano, non erano mancati sguardi ostili e commenti sprezzanti, con il tempo le reazioni sarebbero cambiate. Alla fase iniziale di fastidio sarebbe subentrata una diffusa indifferenza, accompagnata, più recentemente, da un lento aumento dei gesti di solidarietà. Per gli organizzatori, la continuità del presidio ha un valore che va oltre la singola questione palestinese. In un periodo segnato da guerre, rincari, violenze e disagio sociale, la partecipazione civile rappresenta, nelle loro parole, una «fiammella di luce» da tenere accesa.

L'invito a partecipare è rivolto a tutti i cittadini, alle associazioni e a chiunque non voglia rimanere indifferente di fronte alla tragedia palestinese. «Basta anche solo un'ora del proprio tempo», scrivono i promotori, per testimoniare solidarietà e dimostrare che Seregno, Desio e l'intera Brianza non sono indifferenti. Un appuntamento settimanale che continua, dunque, con l'obiettivo di mantenere viva l'attenzione pubblica e offrire uno spazio di partecipazione e testimonianza civile.

Prossimi appuntamenti (dalle 18 alle 19):

  • Giovedì 29 ottobre: Desio – Piazza Conciliazione
  • Giovedì 5 novembre: Seregno - Piazza Concordia

Vimercate e data center: la sfida non è solo digitale, ma anche ambientale


Energia, consumo di suolo, calore, rumore e ricadute economiche: sono alcuni degli aspetti da considerare quando si parla di data center, infrastrutture sempre più importanti per il funzionamento dei servizi digitali, ma anche capaci di produrre impatti significativi sui territori che li ospitano. Per questo è importante l’iniziativa promossa dall’Amministrazione comunale di Vimercate, che organizza un incontro pubblico dedicato alle opportunità e alle criticità legate alla realizzazione di queste strutture. Un appuntamento da non perdere per chi vuole capire meglio un fenomeno destinato a incidere anche sul futuro della Brianza. L'incontro si terrà venerdì 13 novembre, alle ore 20.30, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica di Vimercate, in piazza Unità d'Italia 2/g. L'ingresso è libero e aperto a tutta la cittadinanza. Interverranno il sindaco Francesco Cereda, l'assessora alla Rigenerazione urbana Mariasole Mascia e Arturo Ciotti, dell'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano. Al centro della serata ci saranno la sostenibilità ambientale, i consumi energetici, l'occupazione e lo sviluppo urbano.