giovedì 16 aprile 2026

Circolo Ambiente: “Vasca di laminazione sul Gandaloglio, il Parco conferma le criticità ambientali”


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”


Dopo le nostre segnalazioni, come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, sui lavori per la realizzazione della vasca di laminazione per il torrente Gandaloglio, in corso a Oggiono, il Parco Valle Lambro ci ha risposto, riconoscendo almeno in parte la fondatezza delle nostre preoccupazioni di carattere ambientale.

Cominciamo dalla segnalazione relativa all’utilizzo di macerie edili depositate sul fondo delle piste di cantiere, tra cui sono presenti anche frammenti di plastica.
La risposta inviataci dal Parco Valle Lambro conferma pienamente le nostre preoccupazioni, ma al tempo stesso ci lascia fortemente perplessi. Scrive infatti il Parco: “L’impresa appaltante ha fornito le certificazioni relative al materiale riciclato utilizzato, che risultano conformi alle norme vigenti. [...] La Direzione Lavori ha effettuato alcune verifiche a seguito della segnalazione ed ha chiesto all’appaltatore di recuperare, al termine di ogni giornata lavorativa, oggetti o parti di oggetti in plastica o metallo eventualmente presenti e visibili sulla superficie per smaltirli separatamente”.


In pratica, il Parco ammette che, nonostante le certificazioni (almeno sulla carta), tra le macerie possono essere effettivamente presenti pezzi di plastica. Sarebbe stato opportuno evitare l’utilizzo di tali materiali, vista la delicatezza naturalistica dell’area.

Un’altra nostra richiesta riguardava le valutazioni e gli accorgimenti adottati in relazione alla presenza delle aree umide e della garzaia, in cui nidificano diverse specie di uccelli, tra cui aironi bianchi maggiori e cenerini.
Il Parco Valle Lambro ha risposto che le valutazioni richieste sono contenute nello Studio di Impatto Ambientale a firma dell’architetto Moris Lorenzi.

Nello studio si evidenzia come l’area della Poncia sia caratterizzata dalla presenza di ambienti umidi di elevato interesse naturalistico, con vegetazione acquatica e ripariale ben sviluppata, che svolgono un ruolo fondamentale come area di rifugio, alimentazione e sosta per l’avifauna, in particolare per le specie migratrici. La presenza di canneti e superfici temporaneamente allagate contribuisce inoltre ad accrescere la biodiversità complessiva, rendendo l’area particolarmente sensibile alle pressioni antropiche.

Lo stesso studio individua tra le componenti più vulnerabili la vegetazione acquatica e palustre e l’avifauna acquatica e migratoria, che utilizza l’area per nidificazione, sosta e alimentazione. Per quanto riguarda la valutazione complessiva degli impatti, viene sottolineato come la sensibilità dell’area resti elevata, rendendo necessaria un’attenta gestione delle attività.

Di conseguenza, lo studio prevede precise misure di mitigazione e tutela, tra cui il mantenimento di adeguate fasce di rispetto rispetto alle aree umide e ai canneti, nonché la limitazione delle attività di cantiere nei periodi di nidificazione e migrazione dell’avifauna.

Anche in questo caso, dunque, il Parco - tramite lo Studio di Impatto Ambientale - conferma le nostre forti preoccupazioni: l’area della Poncia è una delle più delicate dal punto di vista ecologico, per la presenza di habitat umidi frequentati da numerose specie tutelate di uccelli migratori.

Nonostante quanto riportato nello studio, dalle nostre verifiche risulta che i lavori di realizzazione delle piste di cantiere per la vasca di laminazione siano proseguiti anche nel periodo compreso tra gennaio e marzo, ovvero in una fase che coincide con la nidificazione di molte specie. Perché il Parco non ha previsto l’interruzione delle attività in un periodo così delicato?

In definitiva, ribadiamo che, come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, il progetto della vasca di laminazione sul Gandaloglio non ci convince, né sotto il profilo dell’efficacia idraulica né per quanto riguarda l’impatto ambientale sulle aree umide di rilevanza ecologica.
Resta quindi il nostro giudizio: un progetto inutile e dannoso.

Laghetto San Carlo di Seregno: equilibrio naturale e impegno condiviso per la sua tutela


Negli ultimi giorni, sulla pagina Facebook del Comune di Seregno è apparso un comunicato che richiama l’attenzione su uno dei luoghi più preziosi dal punto di vista ambientale del territorio: il Laghetto San Carlo. Un piccolo ecosistema urbano che, nel tempo, si è rivelato un vero e proprio presidio di biodiversità, capace di ospitare numerose specie vegetali e animali e di offrire opportunità di osservazione naturalistica e di educazione ambientale.

Il Comune ha voluto rassicurare i cittadini in merito al recente abbassamento del livello dell’acqua, sottolineando come si tratti di un fenomeno naturale, legato principalmente all’andamento delle precipitazioni e alle dinamiche stagionali. Ambienti umidi di questo tipo sono infatti caratterizzati da equilibri variabili, ai quali le specie presenti risultano adattate. Intervenire artificialmente per mantenere costante il livello idrico - ad esempio tramite l’immissione di acqua dall’acquedotto - rappresenta una soluzione da adottare solo in casi eccezionali, per evitare alterazioni dovute alla presenza di cloro e ad altri fattori che potrebbero compromettere l’ecosistema.

Accanto alle valutazioni attualmente in corso, portate avanti con il supporto dei tecnici del Parco GruBrìa, è importante ricordare che il Laghetto San Carlo non è mai stato lasciato a sé stesso. Da anni, infatti, è oggetto di un monitoraggio costante grazie all’impegno dei volontari di Legambiente e WWF, che hanno contribuito a raccogliere dati, osservazioni e a mantenere alta l’attenzione sul suo stato di salute.

A questo lavoro si è aggiunto più recentemente anche il contributo del Comitato di Quartiere, che si è reso disponibile a collaborare nelle attività di controllo e tutela, rafforzando così una rete di cittadinanza attiva sempre più fondamentale per la salvaguardia dei beni comuni.

Non meno rilevante è l’opera di sensibilizzazione culturale portata avanti dal Circolo culturale “Seregn de la memoria”, che negli anni ha organizzato visite guidate e momenti divulgativi, avvicinando cittadini alla conoscenza del laghetto e della sua storia. Un lavoro prezioso, perché la tutela dell’ambiente passa anche, e soprattutto, dalla consapevolezza.

Un punto di riferimento importante è inoltre il blog “Laghetto di San Carlo - Seregno”, che con osservazioni puntuali e costanti documenta la vita dell’area: censimenti delle specie vegetali e faunistiche, aggiornamenti sullo stato dei luoghi e una ricca documentazione fotografica che restituisce, stagione dopo stagione, l’evoluzione di questo ecosistema.

In questo contesto, il coinvolgimento dei tecnici del Parco rappresenta un ulteriore elemento positivo, capace di integrare competenze scientifiche e conoscenza del territorio con il lavoro, spesso silenzioso ma fondamentale, dei volontari.

Il messaggio che emerge è chiaro: la tutela del Laghetto San Carlo è il risultato di un impegno collettivo. Le istituzioni, le associazioni e i cittadini possono, e devono, lavorare insieme per preservare questo spazio naturale.

Le attività di volontariato restano non solo benvenute, ma indispensabili. Chi desidera contribuire concretamente può mettersi in contatto con il Comitato di Quartiere o con le associazioni ambientaliste attive sul territorio. Rimboccarsi le maniche, in questo caso, significa prendersi cura di un patrimonio comune che appartiene a tutta la comunità.

Meda, Seregno e la rotatoria dell’incertezza: opera finita, ma i conti con Pedemontana restano aperti

La rotatoria Einaudi / Wagner vista dall'alto. Immagine tratta dalla pagina Facebook del Comune di Seregno.

La rotatoria tra via Wagner e via Einaudi, al confine tra Meda e Seregno, è ormai realtà. Un intervento atteso, motivato da esigenze di sicurezza stradale e già testato in forma sperimentale negli anni passati. Eppure, dietro un’opera apparentemente lineare, emergono interrogativi tutt’altro che secondari: quanto è costata davvero? E soprattutto, chi la pagherà alla fine?

Le informazioni disponibili arrivano da una risposta ufficiale fornita dal sindaco di Meda a un’interrogazione presentata dal consigliere di minoranza Proserpio, che ha chiesto chiarimenti su costi, accordi e garanzie legate all’opera.

Stralcio della risposta del Sindaco di Meda 

Dai documenti emerge che il costo complessivo dell’intervento è stato stimato in 500.000 euro, suddiviso tra lavori (circa 350mila euro) e somme a disposizione, tra cui IVA, spese tecniche, espropri e imprevisti. Si tratta però, almeno formalmente, ancora di una stima progettuale. Non è stato infatti reso noto un vero e proprio consuntivo finale dettagliato, che permetta di capire con precisione quanto sia stato effettivamente speso.

Nel frattempo, il Comune di Meda ha già versato la propria quota: 250.000 euro. Analogo impegno è stato sostenuto da Seregno, ente capofila dell’intervento.

Stralcio della risposta del Sindaco di Meda

Il punto più delicato riguarda però il finanziamento reale dell’opera. La rotatoria rientra tra le opere connesse alla realizzazione dell’Autostrada Pedemontana Lombarda e, in teoria, dovrebbe essere a carico della concessionaria. Tuttavia, di fronte ai tempi incerti di completamento dell’infrastruttura, i due Comuni hanno deciso di procedere autonomamente, anticipando le risorse necessarie, con l’intenzione di chiederne successivamente il rimborso.

Il protocollo d'intesa firmato nel novembre 2023

È proprio su questo passaggio che si concentrano i principali elementi di criticità. Dalla documentazione richiamata nella risposta del sindaco non risulta infatti l’esistenza di un accordo formale preventivo con la concessionaria che garantisca il riconoscimento delle spese, i tempi di rimborso o l’integrale copertura dei costi. In sostanza, i Comuni hanno agito “in via sostitutiva”, anticipando fondi pubblici senza una cornice contrattuale definita con il soggetto che dovrebbe sostenere l’onere finale.

La questione del rimborso, peraltro, non emerge oggi per la prima volta. Già nella Commissione consiliare Lavori Pubblici del Comune di Seregno del dicembre 2022, l'assessore Borgonovo aveva affermato che, una volta realizzata l’opera, si sarebbe proceduto a chiedere a Pedemontana il rimborso delle somme anticipate oppure la realizzazione di opere compensative di pari valore. A distanza di tempo, però, non risultano ancora atti formali che definiscano in modo chiaro tempi, modalità e garanzie di questo passaggio.

Stralcio Verbale della Commissione LL.PP. Seregno, 16/12/2022

Ad oggi, sempre secondo quanto riportato nella risposta all’interrogazione, sono in corso le operazioni di collaudo. Solo al termine di questa fase verrà presentata la richiesta ufficiale di rimborso. È stato riferito che la concessionaria è già stata informata a più riprese, ma questo non equivale a un impegno vincolante.

La questione, a questo punto, diventa inevitabile: cosa succede se Pedemontana non rimborsa, o lo fa solo parzialmente? Non si tratta di un’ipotesi astratta. Il rimborso potrebbe essere ritardato, ridotto oppure riconosciuto in forme diverse, ad esempio attraverso opere compensative. In tutti questi casi, il rischio ricadrebbe direttamente sui bilanci comunali, cioè sulle risorse pubbliche già impegnate.

Nessuno mette in dubbio l’utilità della rotatoria, soprattutto in termini di sicurezza e fluidità del traffico. La scelta di intervenire può essere letta come una risposta concreta a un bisogno reale del territorio. Tuttavia, il tema della gestione economica resta aperto e merita attenzione. Anticipare risorse pubbliche senza garanzie formali solide rappresenta una scelta che espone a margini di incertezza che non possono essere ignorati.

La partita, di fatto, non è chiusa. Con l’opera ormai completata, il passaggio decisivo sarà la richiesta di rimborso e la risposta della concessionaria. Solo allora si potrà capire se l’intervento si chiuderà senza conseguenze per le casse comunali oppure se la rotatoria rischia di trasformarsi, almeno in parte, in un costo definitivo per i cittadini.

mercoledì 15 aprile 2026

Metrotranvia Milano–Seregno: tra divisioni istituzionali e la pressione dei territori per andare avanti

Il deposito della metrotranvia al confine tra Seregno e Desio

La metrotranvia Milano–Seregno si trova oggi in una fase delicatissima, sospesa tra la necessità di andare avanti e le difficoltà concrete nel farlo. I cantieri sono aperti, le risorse non bastano e le istituzioni coinvolte faticano a trovare una linea comune. Eppure, proprio mentre lo scontro politico si intensifica, dai territori emerge una richiesta sempre più chiara: evitare a tutti i costi che l’opera resti incompiuta.

Via Platone a Seregno

A rendere evidente questa tensione è anche la posizione di Simone Cairo, sindaco di Bresso, che ha scelto un approccio diretto e pragmatico. Cairo chiede innanzitutto chiarezza sulle responsabilità e sui numeri, indicando nella Città Metropolitana di Milano il soggetto che deve farsi carico delle decisioni. Non esclude il coinvolgimento del Governo, ma solo per una parte specifica degli extracosti, legata a modifiche normative intervenute in corso d’opera. Per il resto, la sua posizione è netta: non si può procedere senza copertura finanziaria, e se le risorse non ci sono, bisogna avere il coraggio di ridimensionare il progetto o persino fermarlo, pur di evitare anni di cantieri bloccati.

Il percorso della metrotranvia

Questa impostazione si inserisce però in un quadro più ampio e tutt’altro che coeso. La Città Metropolitana di Milano continua a difendere la centralità dell’opera, puntando su una collaborazione tra enti e su un possibile riavvicinamento al Governo per ottenere nuove risorse. Dall’altra parte, la Regione Lombardia mantiene una linea più rigida, sostenendo che i finanziamenti già stanziati siano sufficienti e che eventuali extracosti debbano essere coperti internamente, senza ulteriori richieste allo Stato.

In questo intreccio di responsabilità e posizioni divergenti, il rischio è che il confronto resti bloccato proprio mentre i cantieri avanzano a rilento. Ed è qui che entra in gioco un elemento spesso decisivo in queste vicende: la realtà fisica dei lavori già avviati.

Il deposito realizzato nel Parco GruBrìa

Nei comuni della Brianza più a nord, come Seregno, Desio e Nova Milanese, la posizione appare infatti più compatta e orientata alla prosecuzione dell’opera. Qui il tema non è solo politico o finanziario, ma anche e soprattutto concreto. Un esempio emblematico è il deposito della metrotranvia, già parzialmente realizzato al confine tra Seregno e Desio, all’interno di un’area di valore ambientale. Quella struttura, oggi incompleta, è già percepita come un elemento di forte impatto sul territorio. Lasciarla così, senza completare l’infrastruttura a cui è destinata, significherebbe trasformarla definitivamente in un “ecomostro”, con un danno evidente sia dal punto di vista paesaggistico sia per la credibilità delle istituzioni.

È proprio questa situazione a rendere, per molti amministratori locali, l’ipotesi di uno stop totale difficilmente sostenibile. Se da un lato c’è la preoccupazione, espressa da Cairo, di evitare cantieri infiniti e senza prospettiva, dall’altro cresce la consapevolezza che tornare indietro, a questo punto, avrebbe costi – economici e politici – forse ancora più alti.


Il risultato è una frattura che non è tanto sull’obiettivo finale, quanto sul percorso per arrivarci. Tutti, almeno formalmente, continuano a dire di voler completare la metrotranvia. Ma divergono profondamente sulle responsabilità, sulle risorse e sulle priorità. Da una parte c’è chi spinge per una soluzione immediata e sostenibile, anche a costo di ridimensionare l’opera. Dall’altra chi insiste sulla necessità di preservarne l’integrità, cercando nuove risorse e mantenendo una visione più ampia.

In mezzo, ci sono i territori e i cantieri già aperti, che rendono ogni scelta più urgente e più difficile. Perché più passa il tempo, più aumenta il rischio che la situazione degeneri in uno scenario che tutti dicono di voler evitare: strade compromesse, opere incompiute e un’infrastruttura che resta sulla carta.

È probabile che la soluzione, se arriverà, sarà un compromesso. Una rimodulazione del progetto che consenta di salvare almeno le parti più avanzate e strategiche, contenendo i costi entro limiti sostenibili. Non sarà una vittoria piena per nessuno, ma potrebbe essere l’unico modo per evitare che la metrotranvia Milano–Seregno diventi l’ennesimo simbolo di un’opera pubblica mai davvero conclusa.

martedì 14 aprile 2026

Natura, storia e impegno sociale: un percorso a Caslino d’Erba


Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” organizza per domenica 19 aprile una camminata guidata alla scoperta del territorio di Caslino d'Erba e delle sue ricchezze naturalistiche, agricole e storico-culturali.

Come raccontano gli organizzatori Raffaella Rusconi e Pier Mariani del Circolo Ambiente Ilaria Alpi, il percorso è pensato per valorizzare luoghi significativi del territorio: “Caslino d'Erba offre molti spunti interessanti per la visita guidata che abbiamo organizzato per il 19 aprile. Dopo la partenza dalla stazione di Asso, visiteremo l’area agricola e le marcite di Scarenna, al confine tra Canzo, Asso e Caslino d’Erba. Attraverseremo poi il terreno confiscato alla criminalità, su cui il nostro Circolo aveva presentato un progetto di agricoltura sociale. Sono previste inoltre le visite al Santuario della Madonna di San Calocero e all’Oratorio di San Gregorio. Infine, dopo il pranzo al sacco, concluderemo con la visita a Palazzo Pecori, grazie alla collaborazione con il Comune.”

La camminata si svolgerà con il seguente programma:

  • Ritrovo: domenica 19 aprile alle ore 9.30 presso la stazione di Asso, in coincidenza con l’arrivo del treno da Milano
  • Arrivo previsto: ore 16.30 circa alla stazione di Caslino d’Erba
  • Percorso: circa 7 km, con dislivello contenuto (circa 100 m), adatto a chi possiede un minimo di allenamento
  • Opzione alternativa: per chi lo desidera, rientro a piedi fino alla stazione di Asso (ulteriori 4 km)

Durante l’escursione sono previste visite guidate a luoghi di grande interesse storico e culturale, tra cui il suggestivo Santuario della Madonna di San Calocero, l’interessante Oratorio di San Gregorio e Palazzo Pecori.

Informazioni pratiche

  • Si consiglia di portare pranzo al sacco e borraccia con acqua. Sono raccomandate scarpe da trekking e abbigliamento adeguato all’escursione.
  • È gradita la prenotazione via email a: info@circoloambiente.org
  • L’organizzazione declina ogni responsabilità per eventuali incidenti o danni a persone o cose durante lo svolgimento dell’iniziativa.
  • L’evento è patrocinato dal Comune di Caslino d’Erba.
  • In caso di maltempo, la camminata sarà rinviata a domenica 10 maggio. Eventuali aggiornamenti saranno pubblicati sulla pagina Facebook del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

Parco GruBrìa: successo per la Giornata del Verde Pulito tra volontari e famiglie


Si è svolta con grande partecipazione la Giornata del Verde Pulito nel Parco GruBrìa, l’appuntamento annuale istituito da Regione Lombardia per sensibilizzare la cittadinanza alla cura del territorio.

Sono sei i Comuni del Parco che hanno aderito all’iniziativa: Cusano Milanino, Desio, Muggiò, Seregno, Varedo e Paderno Dugnano, che hanno organizzato l’attività per sabato 18 aprile. A Seregno, la giornata si è conclusa con la messa a dimora di una dozzina di alberi da frutto nell’area vicina agli orti pubblici di via Emilia.

Piantumazioni a Seregno

“Grande partecipazione di famiglie e cittadini, molti dei quali già impegnati tutto l’anno nella raccolta volontaria dei rifiuti”
, ha dichiarato il presidente del Parco GruBrìa, Arturo Lanzani.

Le "pulizie" a Varedo

Il presidente ha inoltre rivolto un ringraziamento a tutti i soggetti coinvolti: “Un grazie a tutti i partecipanti, alle associazioni del territorio, ai Comuni per il supporto organizzativo e agli amministratori locali che hanno contribuito attivamente all’iniziativa”.

Il gruppo di volontari a Cusano

Istituita nel 1991 con la legge regionale n. 14, la Giornata del Verde Pulito rappresenta un appuntamento consolidato che ogni anno coinvolge numerosi cittadini. “Un’iniziativa che contribuisce a rafforzare la consapevolezza dell’importanza di prendersi cura e tutelare gli spazi verdi di prossimità, oggi riconosciuti come un diritto fondamentale per la comunità”, ha aggiunto Lanzani.

L’appuntamento è rinnovato al prossimo anno, con la Giornata del Verde Pulito 2027.

lunedì 13 aprile 2026

Parco di Monza: dalla tutela negata al business della Formula 1

Il dibattito sul futuro del Parco di Monza torna al centro dell’attenzione pubblica dopo le recenti decisioni del Consiglio comunale. Il comunicato che pubblichiamo solleva questioni cruciali: tutela del patrimonio storico, impatto ambientale e uso delle risorse pubbliche. Al di là delle posizioni, il testo offre una ricostruzione dettagliata e critica che merita di essere conosciuta e discussa. Lo proponiamo ai lettori come contributo al confronto sul destino di uno dei parchi storici più importanti d’Europa.

Rendering di parte degli interventi in deroga illustrati nella seduta del Consiglio Comunale del 26 marzo 2026

IN UN PARCO NON SI COSTRUISCE ANCHE SE CI OBBLIGA LIBERTY MEDIA!

a cura del Comitato per il Parco “A. Cederna” e del Comitato “La Villa Reale è anche mia”

La sera di giovedì 9 aprile 2026 sono stati approvati dal Consiglio comunale di Monza i lavori per nuove edificazioni all’autodromo nell’ottocentesco Parco di Monza, con un solo voto contrario. Garantita la rovina, da precaria a stabile, per il futuro del nostro Parco.
Pare di essere tornati al 1908, quasi 120 anni fa, quando Marinetti, nel suo Manifesto del futurismo, scriveva, tra l’altro: "Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia."
Sappiamo che, dopo più di un secolo, le cose non sono andate proprio così: di auto e di congestioni da traffico non se ne può proprio più; di inquinamento dell’aria si muore prematuramente e consentire rumori assordanti in un Parco che dovrebbe essere, anche per legge, un’oasi di quiete, non è tollerabile. Ma per denaro, consenso e voti si può fare questo e altro.

Si può ignorare, per mancata conoscenza o per disattenzione intenzionale, cosa ha rappresentato e potrebbe continuare a rappresentare in futuro la presenza e il consolidamento dell’autodromo nel Parco storico.

Ci corre l’obbligo di ricordare, soprattutto ai giovani e a quelli che lo ignorano, che già nel 1922, quando il Senatore Silvio Crespi (liberale di destra) decise di far edificare l’autodromo nel Parco di Monza, ebbe le forti opposizioni del Ministero della pubblica istruzione, di esponenti del mondo della cultura e dell’arte che vedevano una profanazione dello storico Parco voluto da Napoleone nel 1805, con forti perplessità legate alla tutela del paesaggio e all'abbattimento massiccio di alberi nel Bosco Bello. Non mancavano i primi ambientalisti che cercavano di tutelare quel luogo. Anche molta parte della stampa locale si opponeva fortemente (ad esempio “Il Cittadino”).

Il Cittadino, 22 giugno 1922

Poi, con l’avvento del ventennio fascista, fu tutta un’altra storia, anche peggiore. Oltre all’autodromo (1922) venne realizzato nel 1924 un ippodromo collocato tra Villa Mirabello e Mirabellino (impianto chiuso nel 1976 e poi eliminato negli anni ‘90) e infine venne realizzato anche un Golf nel 1928. Il tutto perché l’Associazione combattenti e reduci, che aveva avuto in concessione il Parco dalla Casa reale, volle mettere a reddito quelle aree. Così ci ritroviamo ancora oggi con quelle deturpazioni e quelle logiche distruttive.

Il Corriere di Monza e della Brianza, 14 marzo 1922

Solo nei primi anni ’80, si cominciò anche in Comune a Monza a vedere in modo critico l’ingombrante presenza dell’autodromo per tentare di renderlo meno incompatibile. I tecnici che iniziarono a studiare a fondo lo scempio del Parco di Monza cercarono anch’essi di limitarne i danni che, soprattutto con il GP di Formula 1, venivano arrecati ogni anno al Parco da migliaia di tifosi e vandali.

Tra questi Studi e Piani, meritevoli di citazione sono: Il PRG del 1971 di Piccinato (vigente fino al 2007) che nella Norme tecniche di attuazione, all’art. 21, zona Verde pubblico, diceva tra l’altro: “per il Parco di Monza nessuna nuova costruzione”. Poi lo Studio realizzato dalla Prof. Annalisa Maniglio Calcagno della Facoltà di Architettura del Paesaggio dell’Università di Genova, passato in Consiglio comunale nel 1991, che proponeva tra l’altro “la demolizione della pista sopraelevata dell’anello di alta velocità dell’autodromo, circuito ormai in disuso da molti anni, che taglia in due un’ampia porzione del parco e buona parte del famosissimo bosco bello”.

Un vero Piano regolatore generale (PRG) venne presentato in Consiglio comunale nel ’95 e adottato nel 1997, redatto da Leonardo Benevolo (come noto, uno dei maggiori storici europei di architettura e urbanistica) comprensivo anche di quell’area, alla quale era dedicato uno specifico elaborato di dettaglio che indicava come obiettivo da perseguire nel tempo, il restauro filologico dell’antico disegno del Canonica del Parco stesso.

Il PRG di Benevolo diceva tra l’altro: “Oggi il restauro del parco richiede tre modifiche principali: la rimozione dei resti abbandonati dell’ippodromo, la rimozione della pista d’alta velocità dell’autodromo, anch’essa fuori uso e non recuperabile, e le modifiche del percorso attuale necessarie al ripristino della continuità fisica e paesaggistica del viale Mirabello”. E poi proseguiva: “Si deve anche intervenire sull’area del Golf, con un ampliamento della zona boschiva e una parziale apertura al pubblico, in particolare per la ricostruzione del cannocchiale visivo dell’ex viale delle noci” (n.d.r.- tra autodromo e golf)”.

Nel 1996, in occasione di quel PRG, la Soprintendente di Milano Lucia Gremmo, scriveva in modo molto chiaro: “Gli usi impropri che maggiormente incidono sull’area del complesso (del Parco, ndr) anche in relazione alla considerevole superficie occupata, e che, come tali, risultano altamente incompatibili con il carattere storico-artistico dello stesso sono: l’autodromo, con le relative attrezzature (campeggio, piscina, etc.) e gli abnormi afflussi di folla ed il golf, in quanto, come giustamente affermato dagli stessi progettisti, hanno rotto la sua (del Parco) unità spaziale e hanno condotto anche a un assetto frammentato delle masse arboree, in cui va perduta la grande dimensione che è il suo pregio principale. A ciò bisogna aggiungere, per quanto concerne il golf, la modifica morfologica del terreno”.
La Regione Lombardia, con la sua Legge 40 del ’95, aveva promosso e approvato nella seconda metà degli anni ’90 “il Piano 1997-98 per la rinascita del Parco di Monza” che prevedeva ben 35 progetti d’intervento e 20 miliardi di finanziamenti insieme ad altri Enti locali e organismi pubblici, finalizzati al “recupero ecologico - monumentale del Parco recintato più grande d’Europa” e per rimediare quindi a quella pesante situazione creatasi a causa degli impianti impropri.



Non va dimenticato, nei primi anni del 2000, il Piano di Settore per il Parco di Monza, redatto dal Centro Studi PIM su incarico del Parco regionale della Valle Lambro, dotato di Piano territoriale approvato dalla Regione nel 2000, che riaffermava tra l’altro, nel proprio elaborato progettuale: “conseguente demolizione dell’anello di alta velocità del circuito, almeno per la parte interferente con la prospettiva dal Mirabello (curva nord e curva sud)” e, per il Golf: “Ritocco del perimetro del golf nell’estremità settentrionale (spostamento di una buca), per favorire la continuità del percorso periferico nord-sud e nel confine meridionale per la ricostituzione di un ambiente di rispetto attorno alla testa del fontanile Pelucca”.

Poi quasi più nulla, se non esattamente il contrario di quello che emergeva da quegli studi di dettaglio. Solo nel maggio del 2023, dopo anni dall’incarico, è stato presentato e approvato un costoso Masterplan della Villa Reale e del Parco di Monza, strumento che, come noto, non ha alcuna valenza legale o urbanistica e non impegna gli amministratori né a seguirlo né a realizzarlo, non essendo vincolante.


Così ci troviamo oggi che il Consiglio comunale trionfante ha approvato praticamente all’unanimità (centro destra e centro sinistra uniti), salvo il voto contrario di una lista civica indipendente (Piffer), una serie di deturpanti e costosi lavori in Autodromo (circa 75 milioni di euro a carico del contribuente, che si sommano ai 27 milioni annui pretesi da Liberty Media, il nuovo padrone della F.1 per mantenere la titolarità del GP al circuito monzese); a questo proposito, non si comprende perché con tutte le centinaia di migliaia di biglietti venduti dall’Autodromo (più di 300.000), quei lavori debbano essere pagati dai contribuenti, anche di quelli che proprio non si interessano di Formula 1 se non anche contrari.

Come noto, si tratta della soprelevazione dei box (definito a suo tempo: “il Pirellone rovesciato” amovibile), di un edificio per la direzione di gara e di una nuova sala stampa, oltre che, con due delibere di Giunta, rendere definitive alcune tribune che, in precedenza venivano rimosse dopo il GP di F1. Decine di migliaia di nuovi metri cubi complessivi in un parco storico (circa 30 mila, dato peraltro non reso noto).


Tutto questo per poter avere la titolarità del GP, piegandosi vergognosamente all’imposizione ricattatoria di Liberty Media, incuranti del fatto che per Liberty Media l’unico interesse è fare soldi a palate, sfruttando il business miliardario della F1 anche ampliando a dismisura il numero dei GP: si parla addirittura di arrivare a 30 appuntamenti annui Il rischio per il circuito di Monza è quello di rimanere stritolato nell’inevitabile competitività del mercato globale della Formula 1. Cosa ci chiederà la prossima volta? Di incoronare il vincitore del GP con la Corona Ferrea come Napoleone?

I lavori imposti dalla società di mass media statunitense, diventata patron della F1 dal 2017, rispondono alla pretesa di fare dei 200 ettari in concessione ad ACI uno dei tanti circuiti “Luna Park” (vedi fan zone su Roccolo e Gerascia) da sfruttare al massimo, del tutto indifferenti al fatto che l’autodromo sia dentro un Parco che ha 220 anni di storia.

Che senso ha ancorare il presente e il futuro della città a un GP quasi fosse l’ultima spiaggia, l’unica risorsa?

Ripensare al Parco (al quale non arriva alcun finanziamento se non una tantum), alla storia, anche industriale, alla vocazione culturale, ai bisogni reali dei cittadini è la vera strada che amministratori di buon senso dovrebbero perseguire.

Il caso poi vuole che la concessione delle aree dell'Autodromo di Monza da parte del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza all'Automobile Club d'Italia (ACI) scadrà il 31 dicembre 2028. Nonostante la concessione delle aree scada prima, il contratto per l'organizzazione del Gran Premio di Formula 1 è stato rinnovato fino al 2031. Non solo: il Consorzio, ente concedente, scadrà nel 2029. Un vero pasticcio e un incastro che parrebbe più pensato che subìto. Il solito ricatto: “Forse non volete far correre il GP di F1 a Monza?”.

Bianca Montrasio, Giorgio Majoli, Roberto D’Achille