venerdì 23 ottobre 2026

Seregno e il nuovo PGT: la crescita non può essere infinita

Le aree del Parco Grubrìa a Seregno

Con l'avvio del percorso partecipato per il nuovo Piano di governo del territorio (PGT), Seregno è chiamata a interrogarsi sul proprio futuro urbanistico. Una riflessione che dovrebbe partire da una domanda fondamentale: in una città che ha già consumato circa il 54% del proprio territorio, quanto spazio possiamo ancora sottrarre al suolo libero?

Uno spunto interessante arriva da Arturo Lanzani, attuale presidente del Parco GruBrìa e docente universitario, che ha recentemente pubblicato sulla Rivista Dissonanze un articolo dal titolo «È forse il caso di finirla con la retorica della città densa e compatta, ecologicamente virtuosa».

Lanzani non è soltanto uno studioso di urbanistica: è stato assessore all'Urbanistica nella giunta Perego a Seregno, dal 1995 al 2005. La sua riflessione assume quindi un interesse particolare anche per la nostra città, impegnata oggi a definire le scelte che ne condizioneranno lo sviluppo futuro. Nel suo articolo, Lanzani mette in discussione l'idea che la città compatta sia necessariamente più sostenibile di quella diffusa. Il problema, sostiene, non può essere affrontato contrapponendo rigidamente due modelli urbanistici: occorre piuttosto partire dai territori esistenti, riutilizzare il patrimonio edilizio e infrastrutturale e individuare soluzioni adatte ai diversi contesti. È una prospettiva utile anche per il dibattito sul PGT di Seregno. Recuperare edifici dismessi, riqualificare le aree già urbanizzate e valorizzare il patrimonio esistente dovrebbero essere priorità rispetto all'occupazione di nuovi terreni.

Ma c'è un punto sul quale vale la pena soffermarsi: la rigenerazione urbana, da sola, non garantisce che il consumo di suolo si arresti. Anche un progetto di rigenerazione può prevedere nuove costruzioni e comportare l'occupazione di superfici prima libere, per esempio per realizzare strade, parcheggi o altri servizi. Interventi che possono rispondere a esigenze reali, ma che non sono automaticamente sostenibili soltanto perché inseriti in un progetto di riqualificazione. La questione, dunque, non è limitarsi a stabilire dove costruire, ma decidere quali trasformazioni siano davvero necessarie, quali alternative esistano e quanto territorio siamo disposti a sacrificare per realizzarle.

Seregno è inserita in un territorio brianzolo densamente urbanizzato, nel quale gli spazi liberi sono diventati una risorsa sempre più rara. Quel 46% di territorio che, secondo il dato indicato, non risulta urbanizzato non può essere considerato automaticamente tutto disponibile: comprende suoli con caratteristiche e funzioni diverse, la cui importanza ambientale deve essere valutata e tutelata. Il suolo libero non è uno spazio vuoto in attesa di una destinazione edilizia. È una risorsa che permette all'acqua di infiltrarsi, contribuisce a mitigare le temperature estive, sostiene la biodiversità e conserva una relazione con il paesaggio che l'urbanizzazione tende progressivamente a cancellare. Per questo il dibattito sul nuovo PGT non può fermarsi alla contrapposizione tra città compatta e città diffusa, né esaurirsi nell'obiettivo della rigenerazione urbana. Deve affrontare una questione più scomoda: fino a dove vogliamo spingerci nella trasformazione del territorio? Ogni nuova esigenza viene spesso presentata come una necessità alla quale il piano urbanistico deve dare risposta. Ma le esigenze possono essere diverse e anche entrare in conflitto: nuove abitazioni, attività economiche, infrastrutture, servizi e spazi pubblici possono competere per le stesse risorse territoriali.

Non tutto può essere realizzato ovunque, e non tutto ciò che è tecnicamente possibile è per questo indispensabile. Occorre stabilire delle priorità, valutare le alternative e riconoscere che alcune scelte comportano necessariamente delle rinunce. La crescita, del resto, non può essere considerata un obiettivo illimitato. In un territorio già fortemente urbanizzato, continuare ad aggiungere edificazioni e infrastrutture senza interrogarsi sul limite da raggiungere significa rinviare una decisione che prima o poi diventerà inevitabile.

Il percorso partecipato avviato a Seregno dovrebbe servire proprio a questo: non soltanto a discutere come trasformare la città, ma anche a decidere che cosa non deve essere trasformato. 
L'invito di Lanzani a partire dal patrimonio esistente è un contributo utile. Ma per tradurlo in una politica urbanistica coerente occorre andare oltre la generica promessa di rigenerazione: bisogna verificare quali bisogni possano essere soddisfatti recuperando gli spazi già urbanizzati, quali nuovi interventi siano effettivamente necessari e quali aree libere debbano essere preservate. La tutela del suolo non può dipendere soltanto dalla possibilità di trovare soluzioni tecniche meno impattanti. Richiede una scelta politica: riconoscere che il territorio ha un valore anche quando non produce nuove edificazioni e che conservare uno spazio libero può essere più importante di realizzare un nuovo servizio.

Desio - Seregno, venticinque giovedì in piazza per la Palestina: «Non possiamo essere indifferenti»

Il presidio alla manifestazione di Milano dello scorso 10 ottobre

Venticinque giovedì consecutivi di presenza e testimonianza civile per la Palestina. È il traguardo raggiunto il 22 ottobre dal presidio che riunisce cittadini tra Seregno e Desio. In piazza Concordia, a Seregno, si sono ritrovate più di trenta persone per richiamare l'attenzione sulla situazione a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e nel resto del Medio Oriente.

Nel comunicato diffuso dopo l'iniziativa, gli organizzatori ribadiscono la necessità di continuare a mobilitarsi, anche nella consapevolezza che una singola iniziativa difficilmente può incidere su uno scenario internazionale così complesso. Tra le testimonianze raccolte durante il presidio, gli organizzatori riportano la riflessione di un partecipante che richiama le tragedie della Seconda guerra mondiale e la possibilità, per le popolazioni di allora, di invocare la mancata conoscenza degli stermini in corso. Oggi, sostiene il partecipante, la disponibilità di informazioni e testimonianze non consente di giustificare l'indifferenza. Nel suo intervento denuncia le condizioni di vita della popolazione palestinese a Gaza, tra distruzioni, carenza di servizi e difficoltà di accesso agli aiuti umanitari, definendo genocidio quanto sta accadendo.

Dopo venticinque appuntamenti, i promotori tracciano anche un primo bilancio del rapporto con la cittadinanza. Se all'inizio, raccontano, non erano mancati sguardi ostili e commenti sprezzanti, con il tempo le reazioni sarebbero cambiate. Alla fase iniziale di fastidio sarebbe subentrata una diffusa indifferenza, accompagnata, più recentemente, da un lento aumento dei gesti di solidarietà. Per gli organizzatori, la continuità del presidio ha un valore che va oltre la singola questione palestinese. In un periodo segnato da guerre, rincari, violenze e disagio sociale, la partecipazione civile rappresenta, nelle loro parole, una «fiammella di luce» da tenere accesa.

L'invito a partecipare è rivolto a tutti i cittadini, alle associazioni e a chiunque non voglia rimanere indifferente di fronte alla tragedia palestinese. «Basta anche solo un'ora del proprio tempo», scrivono i promotori, per testimoniare solidarietà e dimostrare che Seregno, Desio e l'intera Brianza non sono indifferenti. Un appuntamento settimanale che continua, dunque, con l'obiettivo di mantenere viva l'attenzione pubblica e offrire uno spazio di partecipazione e testimonianza civile.

Prossimi appuntamenti (dalle 18 alle 19):

  • Giovedì 29 ottobre: Desio – Piazza Conciliazione
  • Giovedì 5 novembre: Seregno - Piazza Concordia

Vimercate e data center: la sfida non è solo digitale, ma anche ambientale


Energia, consumo di suolo, calore, rumore e ricadute economiche: sono alcuni degli aspetti da considerare quando si parla di data center, infrastrutture sempre più importanti per il funzionamento dei servizi digitali, ma anche capaci di produrre impatti significativi sui territori che li ospitano. Per questo è importante l’iniziativa promossa dall’Amministrazione comunale di Vimercate, che organizza un incontro pubblico dedicato alle opportunità e alle criticità legate alla realizzazione di queste strutture. Un appuntamento da non perdere per chi vuole capire meglio un fenomeno destinato a incidere anche sul futuro della Brianza. L'incontro si terrà venerdì 13 novembre, alle ore 20.30, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica di Vimercate, in piazza Unità d'Italia 2/g. L'ingresso è libero e aperto a tutta la cittadinanza. Interverranno il sindaco Francesco Cereda, l'assessora alla Rigenerazione urbana Mariasole Mascia e Arturo Ciotti, dell'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano. Al centro della serata ci saranno la sostenibilità ambientale, i consumi energetici, l'occupazione e lo sviluppo urbano.

mercoledì 21 ottobre 2026

Erba, salvi i cinque tigli davanti a Sant’Eufemia. Ora si punta a salvare quelli di via San Rocco


A Erba sono salvi i cinque tigli che si trovano davanti alla chiesa di Sant’Eufemia. La Giunta comunale ha infatti stralciato dal progetto di riqualificazione la parte che prevedeva il loro abbattimento, dopo l’intervento della Soprintendenza, sollecitata lo scorso luglio dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”. Il progetto del Comune prevedeva inizialmente l’abbattimento di 21 tigli distribuiti tra via Turati, via San Rocco e l’area antistante la chiesa di Sant’Eufemia. Una scelta contestata dalle associazioni ambientaliste e da cittadini che, attraverso presidi, raccolte firme e altre iniziative, hanno chiesto di tutelare il patrimonio arboreo cittadino. Nel proprio parere, la Soprintendenza ha sottolineato che l’area davanti alla storica chiesa è sottoposta a tutela storico-architettonica e che, di conseguenza, i cinque tigli devono essere preservati. Un intervento che ha portato l’amministrazione comunale a modificare il progetto, rinunciando al loro abbattimento.


La stessa nota della Soprintendenza affronta anche il destino degli alberi lungo via San Rocco, all’angolo con via Turati. In questo caso, l’ufficio ministeriale auspica la conservazione del doppio filare di 15 tigli, apparentemente sani, riconoscendone il valore come parte integrante del contesto urbano. Nonostante questa indicazione, il Comune ha deciso di proseguire con la parte del progetto che interessa via San Rocco. Per il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, dunque, la vicenda non può considerarsi conclusa.

Roberto Fumagalli, esponente dell’associazione, definisce il risultato ottenuto un successo parziale per i cittadini e le associazioni impegnati nella difesa degli alberi, ma anche una sconfitta per l’atteggiamento dell’amministrazione, accusata di non essersi confrontata adeguatamente con la popolazione e con gli enti preposti alla tutela del patrimonio storico e paesaggistico. Il Circolo richiama anche il precedente del progetto per la realizzazione di un parcheggio in via Battisti, che avrebbe comportato la cancellazione di uno storico parco con orto. In quel caso, ricorda l’associazione, l'intervento della Soprintendenza e l'apposizione di un vincolo storico-paesaggistico avevano fermato il progetto, contro il quale il sindaco aveva successivamente intrapreso un'azione legale.

La battaglia per la salvaguardia del patrimonio arboreo di Erba proseguirà anche nelle prossime settimane. Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, in collaborazione con altre associazioni, intende continuare a impegnarsi per la tutela dei 15 tigli di via San Rocco e per una maggiore attenzione al ruolo degli alberi negli spazi urbani. Per approfondire questi temi è stato organizzato un incontro pubblico per giovedì 5 novembre, nella sala Isacchi di Ca’ Prina a Erba. Con il contributo di un agronomo, si discuterà dell’importanza degli alberi in città e sarà fatto il punto sulla vicenda del progetto che interessa via Turati, via San Rocco e l’area di Sant’Eufemia.

Tra abbazie, lavatoi e natura: alla scoperta del Parco delle Groane


Oltre trenta partecipanti hanno preso parte domenica 18 ottobre alla prima escursione autunnale del ciclo “Alla scoperta del Parco con le Gev”, organizzato dalle Guardie ecologiche volontarie del Parco delle Groane e della Brughiera Briantea.


Una mattinata dedicata alla scoperta del territorio, seguendo il corso del Seveso lungo il percorso che collega Villa Raimondi, a Vertemate con Minoprio, alla sede distaccata del Parco a Fino Mornasco.


Ad accompagnare i partecipanti non sono state soltanto le Gev, ma anche alcune guide d'eccezione, che hanno arricchito la passeggiata con racconti e testimonianze. Il sindaco di Vertemate con Minoprio, Riccardo Pellizzari, ha illustrato la storia dell'abbazia, mentre Vittorio Maspero, profondo conoscitore del territorio, ha raccontato le peculiarità dei luoghi attraversati.


Presente anche l'architetto Nadia Iachini, che aveva collaborato con Legambiente Cantù al recupero del lavatoio di Minoprio, un intervento avviato alla fine degli anni Novanta e realizzato grazie a un comodato d'uso decennale e al sostegno della Fondazione Cariplo.


Il recupero del lavatoio rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra associazioni, istituzioni e realtà del territorio possa contribuire a salvaguardare e valorizzare il patrimonio storico locale.

L'escursione ha così unito la conoscenza degli ambienti naturali alla riscoperta della storia e della memoria dei luoghi, ricordando quanto sia importante conoscere il territorio per imparare a proteggerlo e conservarne le testimonianze.

Erba è una città nemica dell'ambiente?, a novembre la rassegna del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


"Erba, una città nemica dell'ambiente?"
. È questo il titolo della minirassegna organizzata dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" per il prossimo mese di novembre e che prevede due incontri dedicati all'ambiente e all'urbanistica in città. 

Il primo incontro si terrà giovedì 5 novembre e avrà per titolo "L'importanza degli alberi in città": interverrà l'agronomo Elia Galbusera, che illustrerà le funzioni ambientali (dette ecosistemiche) degli alberi, soprattutto in ambito urbano. Questo, ovviamente, in contrapposizione ai malaugurati progetti portati avanti dall'attuale Amministrazione comunale di Erba, che in almeno un caso hanno già comportato la perdita di uno storico parco alberato in via Volta, mentre un altro progetto in itinere prevede il taglio di oltre 20 tigli tra via Turati e via San Rocco.

Il secondo incontro si terrà giovedì 19 novembre ed avrà per titolo "Consumo di suolo zero e rigenerazione urbana senza speculazione". In questa occasione interverrà l'urbanista Gabriele Bollini, che affronterà il tema, oltre che del consumo di suolo, della rigenerazione urbana. Anche in tal caso in contrapposizione agli interventi di nuova edificazione realizzati negli ultimi anni in città, e ai progetti di rigenerazione già autorizzati o al vaglio del Sindaco e della Giunta di Erba, progetti che rischiano di lasciare il destino delle aree centrali della città in mano agli interessi degli operatori immobiliari, riservando troppo poco al primario interesse pubblico. 

Così Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", presenta la minirassegna: "Con questi due incontri vogliamo cercare di definire, grazie alla presenza di esperti, un diverso disegno del futuro della città, un disegno più vicino agli interessi dell'ambiente e della collettività. Questo in una città come Erba che invece si è caratterizzata - negli ultimi anni e in particolare con l'attuale Sindaco - per un eccessivo impulso immobiliaristico, che ha consumato suolo verde e alberi. Rischiando nel contempo di perdere la 'storica' occasione della riqualificazione delle aree dismesse del centro, opportunità unica per ridisegnare il volto del centro città in chiave ambientale e pubblica". 
Significativo, in tal senso, lo slogan con cui il Circolo Ambiente accompagna la minirassegna: "Noi vogliamo una città con più verde e più alberi, con meno cemento e meno asfalto".

Gli incontri si terranno nelle serate del 5 e 19 novembre presso la sala Isacchi di Ca' Prina (sita in piazza Prina n. 1 a Erba). 
L'organizzazione è curata dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"; hanno finora aderito alla rassegna: il Comitato per la tutela dei tigli di Erba, il Coordinamento Base, Trapeiros di Emmaus, ManiTese, ANPI territorio Erbese. 



martedì 20 ottobre 2026

Da Seveso a Manfredonia, la memoria dei disastri industriali arriva a Meda

Il 28 ottobre un incontro dedicato alla vicenda del petrolchimico ANIC-ENI e alle conseguenze della contaminazione da arsenico. Un’occasione per riflettere sul rapporto tra industria, salute e ambiente.


A cinquant’anni dal disastro diossina dell’ICMESA, Meda continua a interrogarsi sulle conseguenze delle scelte industriali che hanno segnato territori e comunità. Mercoledì 28 ottobre 2026, alle ore 21, la sala civica Radio ospiterà un nuovo appuntamento promosso dal coordinamento Insieme per la memoria e il futuro del Bosco delle Querce, dedicato a una vicenda meno conosciuta, ma altrettanto significativa: quella del petrolchimico ANIC-ENI di Manfredonia, in provincia di Foggia. Al centro della serata ci sarà la catastrofe industriale iniziata il 26 settembre 1976 con la fuoriuscita di anidride arseniosa dallo stabilimento. Un episodio che ha lasciato conseguenze profonde sul territorio del Sipontino, sui lavoratori e sulla popolazione residente, aprendo interrogativi sulla sicurezza degli impianti, sulla gestione delle sostanze pericolose e sulle responsabilità legate alle scelte industriali.

La vicenda di Manfredonia si inserisce in una stagione in cui, a partire dagli anni Sessanta, la politica industriale italiana puntava sulla realizzazione di grandi poli petrolchimici, spesso senza un’adeguata considerazione degli effetti sull’ambiente e sulla salute. In un Paese che aveva bisogno di lavoro e che stava progressivamente trasformando la propria economia agricola, l’industrializzazione veniva presentata come una promessa di sviluppo e benessere. Ma in diversi territori il prezzo di quella trasformazione è stato elevato: contaminazione ambientale, rischi per la salute, cambiamenti profondi nel tessuto sociale ed economico. Ricostruire queste storie significa interrogarsi su un modello di sviluppo nel quale la produzione e il profitto possono arrivare a prevalere sulla prevenzione, sulla sicurezza e sul diritto delle comunità a conoscere i rischi a cui sono esposte.

L’iniziativa di Meda fa parte di un percorso di approfondimento avviato dal coordinamento in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro diossina del 1976. Dopo gli incontri dedicati al sapere operaio, alla nocività e al diritto alla conoscenza, e alle conseguenze della fuoriuscita di diossina del 10 luglio 1976, il programma si allarga ad altre vicende emblematiche della storia industriale italiana. Nei precedenti appuntamenti organizzati al Centro Visite del Bosco delle Querce, nell’ambito del percorso Storie di riparazione di territori e comunità, sono stati affrontati disastri come quelli del Vajont, di Bhopal, di Stava e di Casale Monferrato. Esperienze diverse, accomunate dalla necessità di comprendere non soltanto le cause degli eventi, ma anche le responsabilità, le conseguenze a lungo termine e i percorsi di riparazione intrapresi dalle comunità colpite. Il confronto con Manfredonia permette così di ampliare lo sguardo oltre i confini della Brianza, senza perdere il legame con la storia di Seveso. La memoria, in questa prospettiva, non è soltanto commemorazione del passato: è uno strumento per riconoscere i rischi, comprendere le scelte che li hanno prodotti e impedire che le stesse logiche si ripetano.

Alla serata interverranno divulgatori e ricercatori che hanno studiato la vicenda, insieme a persone che hanno vissuto direttamente quei fatti e ne hanno seguito gli sviluppi negli anni successivi. Tra le partecipanti è annunciata Giulia Malavasi, autrice del libro Manfredonia. Storia di una catastrofe continuata, una ricostruzione documentata che ripercorre la storia del petrolchimico, dalle decisioni che portarono alla sua realizzazione nell’area di Macchia, nel territorio di Monte Sant’Angelo, fino agli sviluppi più recenti. Il volume raccoglie documenti e testimonianze, restituendo uno spaccato della vicenda dentro e fuori la fabbrica.

L’appuntamento è patrocinato dal Comune di Meda e dalla Fondazione Comunità Monza e Brianza. L’incontro si terrà mercoledì 28 ottobre 2026, alle ore 21, presso la sala civica Radio di Meda. Un’occasione per approfondire una pagina importante della storia industriale italiana e per riflettere su una questione ancora attuale: quale sviluppo è possibile se la tutela dell’ambiente e della salute non viene considerata una priorità?