martedì 28 luglio 2026

Brianza Hills, torna il campo internazionale di volontariato ambientale

I volontari proverranno da Serbia, Polonia, Ucraina, Grecia, Francia, Germania e Spagna


Si terrà dall'1 al 16 agosto l'ottava edizione del Campo di volontariato internazionale "Brianza Hills", organizzato dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi". Il campo vedrà la partecipazione di 12 volontari provenienti da vari Paesi europei, che nelle prime due settimane di agosto saranno impegnati in lavori di sistemazione ambientale di alcuni sentieri e aree naturali in cinque comuni del territorio: Anzano del Parco, Alzate Brianza, Brenna, Lurago d'Erba e Inverigo.

I giovani volontari – coinvolti tramite l'associazione Lunaria, che si occupa di volontariato internazionale – arriveranno dai seguenti Paesi: Serbia, Polonia, Ucraina, Grecia, Francia, Germania e Spagna. Tutti saranno ospitati presso l'Oratorio di Fabbrica Durini, gentilmente messo a disposizione dalla Parrocchia di Alzate Brianza. Il campo è realizzato grazie all'adesione di quattro Comuni del territorio – Anzano del Parco, Alzate Brianza, Brenna e Lurago d'Erba – a cui si aggiunge quest'anno l'associazione "Le Contrade" per il territorio di Inverigo. Ci sarà inoltre la collaborazione di altre associazioni della zona, tra cui Brenna Pulita e Legambiente Cantù.

Così Antonio Bertelè, che si occupa dell'organizzazione del Campo per il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", presenta l'iniziativa:

«Durante le due settimane di Campo, i 12 volontari europei eseguiranno alcuni lavori di miglioramento ambientale nelle aree naturali dei cinque comuni interessati. Si va dal parco dello "Zoc del Peric", che comprende i territori comunali di Alzate Brianza, Lurago d'Erba e Inverigo, al Vallone di Brenna, fino alle aree naturali di Anzano del Parco. Gli interventi prevedono lavori di pulizia e sistemazione dei sentieri, l'installazione e la manutenzione della segnaletica, il ripristino di aree degradate e altri interventi. Oltre al lavoro svolto durante la giornata, i giovani volontari stranieri potranno vivere un'esperienza culturale e sociale e visitare i luoghi di interesse del nostro territorio.»

Brianza Hills: International Environmental Volunteer Camp Returns

Volunteers will come from Serbia, Poland, Ukraine, Greece, France, Germany and Spain


The eighth edition of the Brianza Hills International Volunteer Camp, organized by the Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", will take place from 1 to 16 August. The camp will bring together 12 volunteers from several European countries, who will spend the first two weeks of August carrying out environmental restoration and maintenance work on hiking trails and natural areas across five municipalities: Anzano del Parco, Alzate Brianza, Brenna, Lurago d'Erba and Inverigo.

The young volunteers – participating through Lunaria, an Italian association promoting international volunteering – will come from Serbia, Poland, Ukraine, Greece, France, Germany and Spain. They will be accommodated at the Fabbrica Durini Parish Centre, kindly made available by the Parish of Alzate Brianza. The camp is made possible thanks to the participation of four municipalities – Anzano del Parco, Alzate Brianza, Brenna and Lurago d'Erba – together with the Le Contrade Association, which joins the initiative this year on behalf of the municipality of Inverigo. The project also benefits from the collaboration of several local organizations, including Brenna Pulita and Legambiente Cantù.

Antonio Bertelè, who coordinates the camp on behalf of the Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", describes the initiative:

"During the two weeks of the camp, the 12 European volunteers will carry out environmental improvement projects in the natural areas of the five participating municipalities. The work will take place in several locations, including the Zoc del Peric Nature Park, which extends across the municipalities of Alzate Brianza, Lurago d'Erba and Inverigo, the Vallone di Brenna, and the natural areas of Anzano del Parco. Activities will include clearing and maintaining hiking trails, installing and repairing trail signs, restoring degraded areas, and carrying out other conservation work. Beyond their daily volunteer activities, the young international participants will also have the opportunity to enjoy a valuable cultural and social experience while discovering the places of interest in our local area."

lunedì 27 luglio 2026

PTCP della Brianza: gli ambientalisti chiedono più tutele per il suolo libero e la Rete Verde


La variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e della Brianza entra nella fase conclusiva delle osservazioni e il mondo ambientalista torna a richiamare l’attenzione su una questione fondamentale: il futuro di un territorio tra i più urbanizzati d’Italia. 

Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza, realtà che da anni segue con attenzione l’evoluzione della pianificazione provinciale, ha presentato nei termini previsti dalla legge un articolato documento con 11 osservazioni alla variante adottata dal Consiglio Provinciale con deliberazione n. 13 del 28 aprile 2026. Un lavoro approfondito che conferma il ruolo svolto negli anni dal Coordinamento e dal suo referente Giorgio Majoli, la cui competenza e continuità nell’analisi degli strumenti urbanistici provinciali hanno rappresentato un punto di riferimento per molte associazioni ambientaliste brianzole. Il blog Brianza Centrale ha sempre seguito e sostenuto questa attività, ritenendo fondamentale che anche nella nostra provincia, dove il consumo di suolo ha raggiunto livelli critici, vi sia una presenza attenta e competente capace di analizzare gli strumenti urbanistici e proporre alternative concrete.

Il primo tema posto dal Coordinamento riguarda gli Ambiti Agricoli Strategici (AAS) e la Rete Verde di ricomposizione paesaggistica. La richiesta è chiara: la variante del PTCP deve recepire integralmente gli ampliamenti delle aree agricole e della rete ecologica già approvati dai Comuni nei rispettivi PGT dal 2013 ad oggi. In un territorio dove gli spazi liberi sono sempre più frammentati, non è sufficiente fotografare la situazione esistente: occorre riconoscere e rafforzare le tutele già deliberate dagli enti locali. Da qui anche la richiesta di escludere nuove previsioni edificatorie su suolo libero, evitando ulteriori incrementi dei carichi urbanistici, del traffico e dell’impermeabilizzazione del territorio.

Particolare attenzione viene dedicata agli Ambiti di Interesse Provinciale (AIP), introdotti proprio per tutelare alcune aree strategiche rimaste libere. Secondo il Coordinamento, la quota minima di territorio libero da mantenere all’interno degli AIP dovrebbe essere portata almeno all’80%, superando l’attuale criterio del 51%, ritenuto insufficiente per garantire una reale prevalenza della tutela ambientale. Un tema particolarmente importante perché molti AIP rappresentano oggi alcune delle ultime connessioni verdi tra centri abitati, aree agricole e sistemi naturalistici.

Un altro capitolo riguarda la crescita degli insediamenti produttivi e logistici. Gli ambientalisti chiedono che il PTCP censisca e rappresenti in modo completo i poli esistenti e quelli previsti, valutando nella VAS (Valutazione Ambientale Strategica) gli effetti complessivi su traffico, qualità dell’aria e rumore. La Brianza conosce già gli effetti della progressiva trasformazione del territorio in una piattaforma infrastrutturale e logistica: nuove strutture non possono essere valutate singolarmente senza considerare l’impatto cumulativo.

Una delle osservazioni più rilevanti riguarda i procedimenti SUAP (Sportello Unico Attività Produttive), spesso utilizzati per introdurre varianti urbanistiche finalizzate alla realizzazione di nuovi insediamenti produttivi. Il Coordinamento evidenzia una possibile contraddizione: da un lato la variante al PTCP dichiara di voler rafforzare la tutela del sistema rurale e ridurre il consumo di suolo; dall’altro alcune procedure semplificate potrebbero consentire trasformazioni proprio nelle aree agricole strategiche o nelle aree libere. La proposta è quindi quella di introdurre criteri più restrittivi, privilegiando il recupero delle aree dismesse e impedendo nuovo consumo di suolo negli ambiti maggiormente tutelati.

Le osservazioni affrontano anche il tema della tutela dei boschi, dei corridoi vallivi e degli elementi geomorfologici. Il Coordinamento chiede che il PTCP riconosca il valore strategico delle aree forestali individuate dal futuro Piano di Indirizzo Forestale dell’Alta Pianura e sostenga il percorso di riconoscimento del Parco Regionale PANE. La richiesta è di considerare boschi e aree verdi non come spazi residuali, ma come vere infrastrutture ecologiche fondamentali per la qualità ambientale della Brianza.

Due osservazioni riguardano infine le modifiche introdotte dalla variante sugli impianti da fonti energetiche rinnovabili e sui nuovi Servizi di Interesse Provinciale (SIP). Il Coordinamento non mette in discussione la necessità della transizione energetica, ma evidenzia il rischio che formule generiche possano permettere la collocazione di impianti a terra o nuove funzioni anche all’interno di aree agricole strategiche e della Rete Verde. Per questo viene chiesto che siano definiti criteri chiari di compatibilità ambientale e che venga sempre garantita la continuità ecologica dei corridoi verdi.

Le osservazioni presentate dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP rappresentano quindi un contributo articolato al dibattito sul futuro territoriale della provincia. Non si tratta soltanto di difendere ciò che resta del territorio libero, ma di proporre un diverso modello di sviluppo: meno consumo di suolo, più rigenerazione urbana, tutela delle aree agricole, valorizzazione del paesaggio e maggiore attenzione agli effetti cumulativi delle trasformazioni. La Brianza è ormai un territorio densamente urbanizzato e infrastrutturato. Proprio per questo il nuovo PTCP dovrebbe avere il coraggio di assumere fino in fondo una priorità: non consumare altro suolo libero e proteggere le ultime connessioni ecologiche rimaste.

La stazione della fantasia sbarca a Lissone: quando un hub ferroviario diventa una semplice banchina

C'è una nuova frontiera della comunicazione politica: costruire le opere pubbliche prima nella grafica e poi, eventualmente, nella realtà. A Lissone è stata annunciata con grande enfasi una nuova fermata ferroviaria sulla linea Seregno-Carnate, nel territorio di Santa Margherita. La proposta è stata presentata dalla Lega come frutto del lavoro del centrodestra unito e approvata all'unanimità dal Consiglio comunale. Fin qui nulla da eccepire: chiedere più trasporto pubblico e più collegamenti ferroviari è una cosa positiva. Anzi, in un territorio soffocato dal traffico e dal consumo di suolo, investire sulla mobilità collettiva dovrebbe essere una priorità. Il problema nasce quando dalla politica dei trasporti si passa alla politica delle immagini.


Per accompagnare l'annuncio è stata pubblicata una grafica che mostra una moderna stazione ferroviaria, con edifici, sistemazioni esterne, parcheggi e servizi. Un'immagine che trasmette immediatamente l'idea di un'opera pronta, definita, quasi già costruita. 

 


Poi, di fronte alle osservazioni sul consumo di suolo, arriva la precisazione: tranquilli, si tratta solo di una "semplice banchina per la fermata". E qui qualcosa non torna. Perché il testo della stessa comunicazione parla di "un nuovo hub ferroviario" e indica tra gli obiettivi la "riqualificazione dell'area con servizi e parcheggi". Ora, un hub ferroviario non è esattamente una banchina con due lampioni e una panchina. Un nodo di interscambio, se vuole funzionare davvero, richiede spazi e infrastrutture: accessi pedonali, collegamenti ciclabili, fermate degli autobus, aree di sosta, parcheggi, sistemi di sicurezza e servizi per i viaggiatori.

I pendolari, infatti, hanno un piccolo difetto: non si materializzano direttamente sul marciapiede ferroviario. Devono pur arrivarci.

Per questo viene spontanea una domanda: l'immagine è "solo illustrativa" oppure illustra davvero l'idea progettuale? Perché se rappresenta ciò che si vuole realizzare, allora non stiamo parlando di una semplice banchina. Se invece non rappresenta nulla di concreto, allora diventa difficile capire quale sia il suo scopo: forse quello di far immaginare ai cittadini una stazione che oggi non esiste. Una sorta di rendering a geometria variabile: grande abbastanza per convincere, piccolo abbastanza per non sollevare obiezioni.

Il punto non è contestare una proposta di miglioramento del trasporto ferroviario. Il punto è la distanza tra il messaggio comunicato e la complessità reale dell'opera. Una mozione è un indirizzo politico, non un progetto esecutivo. Per trasformare una richiesta in una vera infrastruttura servono valutazioni tecniche, finanziamenti, accordi con RFI e Regione Lombardia, tempi e risorse. E soprattutto serve discutere apertamente di tutte le conseguenze, compreso l'eventuale consumo di suolo. Perché una stazione, o un hub che dir si voglia, non arriva dal nulla. Occupa spazio.

Forse la dicitura più corretta non era "immagine a scopo illustrativo". Forse bisognava scrivere: "comunicazione a scopo illustrativo". Perché, per ora, più che una nuova stazione ferroviaria sembra una fermata provvisoria della prossima campagna elettorale.

Circolo Ambiente: "Discarica di Mariano, preoccupano le inadempienze sul monitoraggio di biogas e percolato"


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" siamo preoccupati per la situazione che si è venuta a creare nella discarica di Mariano Comense, impianto giunto alla chiusura definitiva dopo anni di attesa.

Apprendiamo dai recenti atti del Comune (Delibera di Giunta e Determina del Responsabile del Servizio) della rescissione del contratto con la società Ambiente Futuro srl, alla quale era affidata anche la gestione della fase di post-discarica.

Le inadempienze accertate dal Comune e dalla Provincia – si legge negli atti – riguarderebbero la mancata esecuzione di lavori inerenti al monitoraggio del biogas e del percolato. Si tratta, di fatto, dei due elementi più preoccupanti dal punto di vista ambientale, connessi al presente e al futuro del sito che ha ospitato la discarica: il biogas, inquinante atmosferico, e il percolato, potenzialmente pericoloso per le falde sotterranee.

Nello specifico, le contestazioni mosse al gestore della discarica (società Ambiente Futuro srl) riguarderebbero:

  • il mancato ammodernamento della "torcia" a corredo della rete di captazione del biogas;
  • il mancato completamento dei lavori di adeguamento del sistema di allontanamento delle acque meteoriche confluenti a monte del tombotto;
  • il mancato rispetto della periodicità mensile del monitoraggio del biogas nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2025, nonché il mancato monitoraggio degli scarichi.

Le contestazioni riguarderebbero pertanto proprio il controllo dei due fattori di maggiore rilevanza ambientale correlati alla gestione della fase di post-discarica: biogas e percolato.


Per tutti questi motivi, come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" chiediamo all'Amministrazione comunale di Mariano Comense e alla Provincia di Como (che ha il compito di vigilare sugli impianti di smaltimento dei rifiuti) di fornire ogni rassicurazione in merito alle possibili ricadute ambientali conseguenti alle inadempienze accertate a carico del gestore della discarica. Attendiamo pertanto un riscontro rispetto alle nostre preoccupazioni, che riteniamo siano condivise anche dalla popolazione di Mariano Comense e degli altri comuni confinanti con la discarica.

sabato 25 luglio 2026

Difendere gli alberi si può: da Cadorago una storia che riguarda tutti

I cedri di Cadorago. Immagini tratte dal web

La vicenda dei sei cedri secolari abbattuti davanti alla scuola primaria di Cadorago non riguarda soltanto quel Comune del comasco. È una storia che merita di essere raccontata perché dimostra come cittadini informati e determinati possano trasformare una vicenda locale in una questione di interesse nazionale. Purtroppo gli alberi non ci sono più. L'abbattimento è stato eseguito nei giorni scorsi, nonostante le richieste di sospendere i lavori per approfondire possibili alternative. Ma sarebbe un errore considerare questa una sconfitta totale. Da questa esperienza emerge infatti un insegnamento prezioso per tutte le comunità che si trovano a difendere il proprio patrimonio arboreo.

Tutto è nato quando un gruppo di cittadini ha deciso di non limitarsi all'indignazione. È nato così il Comitato Cedri Sonori, che ha scelto di studiare la documentazione tecnica, coinvolgere esperti e chiedere trasparenza all'amministrazione comunale. Il punto centrale della loro iniziativa è stato proprio questo: basarsi sui documenti. Secondo quanto sostenuto dal Comitato, la stessa perizia fitostatica commissionata dal Comune non avrebbe indicato come necessaria l'eliminazione degli alberi. Per gli esemplari classificati in classe C sarebbero stati previsti monitoraggi periodici e interventi arboricolturali per ridurne la pericolosità, mentre l'abbattimento sarebbe stato riservato ai casi di classe D, caratterizzati da una situazione di rischio estremo. Per questo i cittadini hanno chiesto non di impedire qualsiasi intervento, ma di sospendere l'abbattimento e aprire un confronto pubblico e trasparente con tecnici e amministrazione. Le loro richieste non sono però state accolte. L'ordinanza comunale è stata eseguita e i sei grandi cedri sono stati abbattuti.

Le immagini dei tronchi a terra hanno suscitato un'ondata di emozione. Molti abitanti hanno ricordato quei cedri come parte della propria infanzia: gli intervalli trascorsi all'ombra delle loro chiome, il profumo della resina, il vento tra i rami, la frescura che proteggeva la scuola durante l'estate. Sono testimonianze che ricordano una verità spesso dimenticata: gli alberi monumentali non sono semplicemente elementi del verde urbano. Sono luoghi della memoria collettiva, parte integrante del paesaggio e dell'identità di una comunità.

Ma la storia non si è fermata con il taglio degli alberi. Il Comitato ha deciso di proseguire il proprio lavoro coinvolgendo l'Associazione ONDA – Organismo Nazionale Difesa Alberi, che ha trasmesso al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste una segnalazione corredata da una perizia agronomica indipendente redatta dal dottor Daniele Regondi. Ed è qui che arriva la notizia più importante. 

La lettera del Ministero

Con una comunicazione ufficiale, il Ministero ha preso formalmente in carico la vicenda, chiedendo al Comune di Cadorago di trasmettere tutti gli elementi utili per chiarire quanto accaduto. Gli atti sono stati inviati anche alla Regione Lombardia e ai Carabinieri Forestali per gli accertamenti di rispettiva competenza. Non significa che gli alberi torneranno. Purtroppo questo non è possibile. Significa però che il lavoro dei cittadini ha ottenuto un risultato fondamentale: portare una vicenda locale all'attenzione delle istituzioni nazionali e chiedere che venga verificato se tutte le decisioni siano state assunte nel modo corretto. È forse questo l'aspetto più interessante dell'intera vicenda. Troppo spesso, quando un'amministrazione decide di abbattere alberi, si dà per scontato che non esistano alternative o che ormai sia inutile intervenire. L'esperienza di Cadorago dimostra invece che i cittadini possono svolgere un ruolo importante se scelgono la strada dell'approfondimento, della documentazione e del confronto tecnico. Studiare le perizie, farle valutare da professionisti indipendenti, rendere pubblici i documenti, informare la cittadinanza, coinvolgere le associazioni e gli organi competenti: sono strumenti democratici che possono fare la differenza. Non sempre riusciranno a salvare gli alberi. A Cadorago non è stato possibile. Ma possono contribuire a creare una maggiore consapevolezza, a migliorare la qualità delle decisioni pubbliche e, soprattutto, a fare in modo che in futuro situazioni analoghe vengano affrontate con più trasparenza e con una reale valutazione di tutte le possibili alternative all'abbattimento. Per questo la storia dei Cedri Sonori va oltre i confini di Cadorago. È un'esperienza che può essere utile ovunque. Anche da noi in Brianza, dove troppo spesso il patrimonio arboreo viene considerato un ostacolo anziché una ricchezza da tutelare.

giovedì 23 luglio 2026

Erba: sul taglio degli alberi in via Turati, la Soprintendenza mette un primo stop

Erba, via Turati

di Roberto Fumagalli, Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


La Soprintendenza ha messo un primo stop sul progetto che prevede il taglio di 21 alberi in via Turati e in via San Rocco a Erba!   
Gli uffici del Ministero della Cultura - da noi interpellati - sono intervenuti ieri, ponendo uno primo stop al Comune di Erba sul previsto taglio degli alberi. In particolare la Soprintendenza intende tutelare i tigli davanti al sagrato dell'antica chiesa di Sant'Eufemia: ci scrive la funzionaria arch. Monica Aresi di aver "chiesto chiarimenti al Comune di Erba e l'invio del progetto - in merito alla tutela 'monumentale' per la porzione urbana antistante la Chiesa di Sant'Eufemia - per preventiva autorizzazione da parte del nostro Ufficio".
Anche per i 15 tigli di via San Rocco, gli uffici del Ministero della Cultura avrebbero chiesto di considerare il mantenimento, anziché procedere con l'abbattimento come invece previsto dal progetto approvato dalla Giunta erbese.
 

Erba, via San Rocco

Inoltre come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" abbiamo inviato una diffida al Sindaco e al Comune dal procedere col taglio dei 21 alberi. Fintantoché non verrà fatta una perizia agronomica sullo stato di salute dei tigli e valutate tutte le soluzioni alternative per la sistemazione dei marciapiedi, che salvaguardino i tigli.

Nel frattempo prosegue la protesta su vari fronti: anzitutto il nostro invito (già seguito da decine di persone) a mandare un messaggio di dissenso all'email del Sindaco e del Comune di Erba, scrivendo semplicemente: 

«Il sottoscritto/a CHIEDE al Comune di Erba di NON tagliare i tigli di via Turati e via San Rocco!», indicando il proprio nome e cognome. 

Infine è previsto un presidio di protesta davanti al Municipio di Erba per domani, venerdì 24 luglio, dalle ore 20, in cui si invitano tutti i cittadini a presenziare con fogli o cartelli con scritto "W GLI ALBERI" o simile.


Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" intendiamo opporci in tutti i modi all'ennesima, pessima scelta del Sindaco e della Giunta di Erba, le cui decisioni stanno cancellando il verde e gli alberi dal centro città!

Comitato Ferma Ecomostro: "Una prima importante vittoria per i nostri territori"


Riceviamo e pubblichiamo
di Comitato Ferma Ecomostro D Breve


Il TAR Lombardia ha riconosciuto l'illegittimità del comportamento di CAL nel negare l'accesso completo alla documentazione richiesta dalle Amministrazioni. Una decisione che conferma l'importanza della trasparenza, del rispetto delle regole e del diritto delle comunità a conoscere gli atti che riguardano il loro futuro.
Un sentito grazie a tutti i Sindaci e agli Amministratori che, con determinazione, competenza e senso delle istituzioni, stanno portando avanti una battaglia per una difesa concreta, trasparente e leale dei nostri territori. Il loro impegno dimostra che amministrare significa tutelare gli interessi delle comunità, chiedendo chiarezza e pretendendo il rispetto della legalità.
Questo è un primo passo, ma è un segnale importante: quando si agisce con serietà e nell'interesse pubblico, i risultati arrivano. Continuiamo insieme questo percorso a difesa del nostro territorio.