sabato 29 agosto 2026

Le 21 Madri Costituenti in mostra alla Biblioteca di Seregno


Dal 19 settembre al 3 ottobre 2026, la Biblioteca Civica “Ettore Pozzoli” di Seregno ospiterà la mostra “Le 21 Madri Costituenti. 2 giugno 1946”, organizzata dall’ANPI – sezione “Livio Colzani” di Seregno, con il patrocinio del Comune di Seregno.

Si tratta di una mostra storico-documentaria e artistica itinerante dedicata alle 21 donne elette all’Assemblea Costituente nel 1946, protagoniste di un passaggio decisivo nella storia della Repubblica italiana e nella costruzione della Costituzione. La mostra nasce nell’ambito delle iniziative legate all’80° anniversario del suffragio universale e del primo voto delle donne in Italia, avvenuto il 2 giugno 1946. Un anniversario che offre l’occasione per tornare a conoscere le figure delle Costituenti e il contributo, spesso ancora poco conosciuto, che seppero dare ai lavori dell’Assemblea e alla nascita della Repubblica.

Le 21 donne elette alla Costituente appartenevano a esperienze politiche, sociali e culturali differenti. Alcune avevano partecipato alla Resistenza, altre provenivano dall'impegno sindacale, dal mondo cattolico o da quello politico e associativo. Insieme rappresentarono una presenza femminile nuova nelle istituzioni italiane, dopo decenni nei quali alle donne era stata sostanzialmente negata la partecipazione alla vita politica. I pannelli della mostra ne ricostruiscono le biografie e l'impegno politico e civile, mettendo in evidenza il loro ruolo nella discussione e nella stesura della Carta costituzionale. La parte storica e documentaria è stata curata da una commissione di storiche del Coordinamento Nazionale Donne ANPI, che ha elaborato i testi biografici e i contenuti dedicati alle 21 Costituenti. Accanto ai contenuti storici, la mostra propone una forte componente artistica. I ritratti delle Costituenti sono infatti tratti dalle opere realizzate nel 2020 a Novara dallo street artist Carlo Gori, mentre il progetto grafico dei pannelli è stato curato da Alice Ciangottini, attivista dell’ANPI provinciale di Roma. La rosa, elemento ricorrente nelle opere, costituisce il filo conduttore visivo dell'intera esposizione.

A Seregno la mostra sarà proposta in una particolare modalità “diffusa”. I 45 pannelli che la compongono – 44 delle dimensioni di 45×45 centimetri e un pannello principale di 100×100 centimetri – saranno collocati negli spazi interni della Biblioteca “Ettore Pozzoli”, integrandosi nei normali percorsi di lettura e di fruizione della struttura. L'obiettivo è fare in modo che la mostra non sia soltanto un'esposizione da visitare, ma diventi parte della quotidiana esperienza della biblioteca, incontrando anche chi vi si reca per studiare, leggere o consultare i servizi bibliotecari. L'iniziativa è rivolta a tutta la cittadinanza, con una particolare attenzione alle scuole secondarie di primo e secondo grado. Per gli organizzatori, infatti, l'esposizione può rappresentare uno strumento didattico per avvicinare ragazze e ragazzi alla storia della Repubblica, alla Costituzione e alle vicende personali e politiche delle donne che contribuirono alla sua nascita.


L'inaugurazione della mostra è prevista per sabato 19 settembre alle ore 15. Nell'occasione è prevista una performance teatrale dedicata al tema della mostra e alle biografie delle Madri Costituenti. La chiusura, prevista per sabato 3 ottobre, dovrebbe essere accompagnata da un momento dedicato a letture pubbliche di testi significativi e brani storici tratti dai dibattiti dell'Assemblea Costituente. È inoltre in fase di definizione un eventuale incontro con un'autrice per la presentazione di un testo collegato ai temi dell'esposizione.

La mostra sarà visitabile gratuitamente negli spazi interni della Biblioteca Civica “Ettore Pozzoli” di piazza Monsignor Gandini, dal 19 settembre al 3 ottobre, negli abituali orari di apertura al pubblico della biblioteca.

A Saronno il «Sudario per Gaza»: un grande telo per non dimenticare i bambini uccisi


Venerdì 4 settembre 2026 il «Sudario per Gaza» attraverserà le strade di Saronno, in un'iniziativa promossa dalla rete 4 Passi di Pace, con il patrocinio del Comune di Saronno.

Il Sudario è un grande telo bianco sul quale sono riportati i nomi di 18.457 bambini e bambine palestinesi che, secondo quanto indicato dagli organizzatori, risultavano uccisi nella Striscia di Gaza fino al luglio 2025. Realizzato dal collettivo Carnia per la Pace, il telo viene presentato come un'opera laica e itinerante, nata per conservare la memoria delle vittime più giovani della guerra e per richiamare l'attenzione sul valore di ogni singola vita.

«Non dimenticare un solo nome» è il messaggio che accompagna il Sudario: un invito a non lasciare che i numeri delle vittime cancellino le persone e le loro identità.

L'appuntamento è per venerdì 4 settembre dalle ore 18, con partenza da piazza Libertà. Prima dell'avvio del percorso è previsto un momento di riflessione con il gruppo Donne in Cerchio per la Pace, che proporrà anche una danza a tema.

Il Sudario sarà quindi portato a braccia lungo le strade della città. Il percorso partirà da piazza Libertà e proseguirà per corso Italia, con una prima sosta in piazza Volontari del Sangue e una seconda in piazza San Francesco. Il corteo continuerà poi lungo via San Giuseppe, via Verdi e via San Cristoforo, fino alla sosta in piazza Schuster. Da qui passerà per via Portici, per fare ritorno in piazza Libertà.

Nelle soste previste lungo il percorso, Claudio Mella e Angelo Miglio accompagneranno l'iniziativa con brani eseguiti con cornamusa e chitarra, alternando così momenti di raccoglimento e silenzio a momenti affidati alla musica.

Per sorreggere il grande telo saranno necessarie almeno 70 persone. Gli organizzatori invitano quindi chiunque condivida il significato dell'iniziativa a partecipare anche concretamente al suo svolgimento, contribuendo a portare il Sudario lungo le strade di Saronno.

«Sarà un gesto condiviso, simbolo di cura e memoria collettiva e più saremo a sorreggerlo, più grande sarà il suo significato», spiegano i promotori.

L'iniziativa vuole essere soprattutto un gesto di memoria, di vicinanza alle vittime e di rifiuto della guerra e dell'indifferenza. Il grande telo, con migliaia di nomi, rende visibile ciò che spesso i numeri non riescono a raccontare: dietro ogni nome c'è una bambina o un bambino, una vita spezzata e una storia che non dovrebbe essere dimenticata.

Per partecipare e offrire la propria disponibilità a sorreggere il Sudario è possibile contattare gli organizzatori dell'iniziativa.

Monza, l’allarme per il bosco di via Grigna: oltre 32.700 firme contro il taglio di 25.000 metri quadrati


Un bosco cresciuto spontaneamente alle spalle della sede della Provincia di Monza e Brianza, nell’area del Polo istituzionale di via Grigna, rischia di essere sacrificato per lasciare spazio a nuove costruzioni. È questa la preoccupazione al centro di una petizione online che ha superato le 32.700 firme e che chiede di fermare il progetto e di tutelare l’area verde.

La vicenda nasce dalla delibera n. 5 del 6 febbraio 2025, con la quale il Consiglio comunale di Monza ha adottato una variante al Piano di Governo del Territorio (PGT). Secondo quanto denunciato dal Coordinamento di comitati e associazioni che ha promosso la petizione, gli azzonamenti previsti dalla variante comporterebbero il taglio di un bosco di circa 25.000 metri quadrati.

L'area si trova nella parte nord-occidentale della città, alle spalle del Polo istituzionale di via Grigna. Il progetto prevede la realizzazione di uno studentato, con una volumetria indicata nella petizione in circa 57.000 metri cubi, insieme alle relative strutture e opere connesse.

Il timore dei promotori è che l’intervento contribuisca a un ulteriore processo di consumo di suolo e trasformazione di un’area che, nel tempo, è stata riconquistata spontaneamente dalla vegetazione.

La questione non riguarda soltanto la perdita del bosco. La petizione richiama infatti il quadro complessivo delle trasformazioni previste nella zona, indicando una volumetria complessiva di circa 168.000 metri cubi, a cui si aggiungerebbero ulteriori volumetrie a uso privato.

Per i comitati e le associazioni promotrici, lo studentato potrebbe essere realizzato in altre aree della città, senza sacrificare il bosco di via Grigna. In particolare vengono indicate alcune aree dismesse di proprietà pubblica, come quelle della ex Fossati e Lamperti e del vecchio ospedale Umberto I, considerate anche strategiche per la vicinanza alla stazione ferroviaria di Monza.

La richiesta, dunque, non è quella di rinunciare necessariamente alla realizzazione dello studentato, ma di individuare una collocazione alternativa, utilizzando aree già urbanizzate o dismesse e preservando invece il patrimonio verde esistente.

Il secondo punto della petizione riguarda direttamente la tutela dell’area boschiva.

I promotori chiedono innanzitutto di non procedere al taglio. Nel caso in cui l’intervento dovesse comunque essere realizzato, chiedono che siano previste ampie compensazioni, indicando una superficie da due a cinque volte quella del bosco interessato, da individuare possibilmente nelle aree adiacenti.

Si tratta di una posizione che mette al centro non soltanto il numero di alberi da sostituire, ma il valore complessivo di un'area verde che nel tempo si è sviluppata all'interno di un contesto urbano fortemente edificato.

La petizione pone anche una questione relativa alla partecipazione dei cittadini alle scelte urbanistiche.

I comitati riferiscono di avere chiesto al Comune un'assemblea pubblica sulla variante urbanistica, richiesta avanzata anche dalla Consulta dei quartieri di San Biagio-Cazzaniga.

Per i promotori, un intervento di queste dimensioni dovrebbe essere accompagnato da un confronto trasparente con gli abitanti dei quartieri interessati e con la cittadinanza, soprattutto quando comporta la trasformazione di un'area verde esistente.

A sostegno della petizione si sono riuniti numerosi comitati e associazioni del territorio monzese, tra cui Legambiente Alexander Langer Monza, il Gruppo Ambiente e territorio del CCR, il Comitato Aria Pulita Monza, il Comitato per il Parco A. Cederna, il Comitato Ospedale Umberto I°, il Comitato Bastacemento, il Presidio ex Macello, il Comitato San Fruttuoso Bene Comune e l’Osservatorio antimafie di MB Peppino Impastato.

L’appello ricevuto da Brianza Centrale invita ora a far conoscere la vicenda e a rafforzare la mobilitazione attraverso la raccolta firme.

Chi non avesse ancora sottoscritto la petizione e condividesse le richieste dei promotori può quindi partecipare alla raccolta di firme online:

NO AL TAGLIO DEL BOSCO DI 25.000 MQ AL POLO ISTITUZIONALE DI MONZA – Petizione su Change.org

L'obiettivo è dare maggiore forza alla richiesta di evitare il taglio del bosco, valutare localizzazioni alternative per lo studentato e aprire un confronto pubblico sulle scelte urbanistiche che riguardano quell'area di Monza.

venerdì 28 agosto 2026

Un'ora in silenzio per Gaza: i prossimi presidi tra Desio e Seregno

L'iniziativa dei presidi silenziosi per la pace e per richiamare l'attenzione su quanto sta avvenendo a Gaza continua.


Dopo l'appuntamento di ieri sera in piazza Concordia a Seregno sono già fissati i prossimi appuntamenti.

SABATO 29 AGOSTO – DESIO
Dalle 20 alle 21
Davanti al Parco di Villa Tittoni, via Lampugnani
Si tratta di un appuntamento speciale, che si svolgerà a margine del concerto di Cisco dei Modena City Ramblers.

DOMENICA 30 AGOSTO – DESIO
Dalle 20 alle 21
Davanti al Parco di Villa Tittoni, via Lampugnani
Anche questo sarà un appuntamento speciale, organizzato in occasione del concerto dei 99 Posse.

L'iniziativa proseguirà poi secondo il calendario abituale, alternando Seregno e Desio:

GIOVEDÌ 3 SETTEMBRE – DESIO
Dalle 18 alle 19
Piazza Conciliazione

GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE – SEREGNO
Dalle 18 alle 19
Piazza Concordia

E così, nelle settimane successive, continuerà l'alternanza tra le due città. L'invito è rivolto a tutti i cittadini, alle associazioni e a chiunque senta il bisogno di manifestare pacificamente la propria preoccupazione per quanto sta accadendo. Basta anche un'ora. Un'ora di presenza, di silenzio, di testimonianza.

Alcune parole dopo il presidio di Seregno

Nel precedente post abbiamo raccontato il presidio di giovedì 27 agosto e la partecipazione di tante persone che, per un'ora, hanno scelto di stare in piazza in silenzio, con cartelli e bandiere, per richiamare l'attenzione sulla situazione di Gaza.

Dopo la pubblicazione, abbiamo ricevuto un contributo da parte di alcune persone che hanno partecipato all'iniziativa. Sono parole che aiutano a comprendere meglio perché questi presidi continuino e quale significato abbiano per chi vi prende parte.



PER NON ESSERE INDIFFERENTI


Ieri sera, giovedì 27 agosto, Piazza Concordia a Seregno ha raccolto una quarantina di partecipanti in silenzio, allineati e distanti, ciascuno con un cartello di sensibilizzazione per un'ora di testimonianza civile. L'appuntamento segue lo schema previsto, alternando i presidi del giovedì, tra Seregno e Desio.

Le motivazioni di fondo purtroppo non cambiano e l’obiettivo resta sempre lo stesso: continuare a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla crudeltà delle aggressioni in corso da parte di Israele contro Gaza, il Libano, la Cisgiordania e gli altri territori coinvolti.

Negli ultimi giorni piuttosto le condizioni si sono aggravate, i continui attacchi dei coloni israeliani nei confronti di villaggi o singole abitazioni in Cisgiordania, sono intollerabili. Accerchiare le case, privarle di corrente, acqua e servizi, in sostanza affamare delle persone è un atto di terrorismo. Tutto ciò succede nel più assoluto silenzio della comunità occidentale. Come è possibile rimanere indifferenti?

In piazza ieri sera alcuni cartelli riportavano il pensiero del cardinale presidente della CEI italiana Matteo Zuppi:

"SE GAZA MUORE, MUORE LA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE"
 
una riflessione terribilmente vera. Come riusciamo a parlare di diritti, democrazia, giustizia per noi stessi e allo stesso tempo giustificare il fatto che questi principi vengono calpestati ogni giorno in Cisgiordania?

Con l’aggravante che tutto ciò avviene sempre con la complicità dell’IDF (l’esercito israeliano) che, invece di intervenire a difesa dei civili, solidarizza con i provocatori.

Un altro messaggio forte presente in piazza è stato quello del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme:

"DIGNITÀ PER I CIVILI BASTA DISASTRO UMANO"

Un appello che punta al cuore dello stesso dramma.

Siamo consapevoli che questo possa sembrare un impegno velleitario o privo di risultati immediati. Tuttavia, il silenzio e l’indifferenza ricalcano pagine di storia che abbiamo già vissuto e che non vogliamo in alcun modo ripetere.

Continueremo a mantenere alta l'attenzione e a esprimere solidarietà a una popolazione stremata, ricordando che la pace non è un'astrazione, ma il frutto di una pressione costante sulle istituzioni e sui rappresentanti politici. È con questo spirito e con questa motivazione che andiamo avanti.

Seregno, in piazza per Gaza: quando il silenzio chiede attenzione


Ieri sera, giovedì 25 agosto, piazza Concordia a Seregno si è riempita di persone. Non erano moltissime, ma erano più di quanto gli stessi organizzatori si aspettassero: circa quaranta, con momenti in cui si sono raggiunte le cinquanta presenze. Non c'erano comizi, né band musicali, né slogan scanditi al megafono. C'era il silenzio. E c'erano i cartelli. Frasi, citazioni, parole. Messaggi semplici, affidati alla lettura di chi passava, per richiamare l'attenzione su ciò che sta accadendo a Gaza e sulla sofferenza della popolazione civile. Alcuni partecipanti tenevano in mano le bandiere della Palestina, come richiamo al diritto all'esistenza, alla libertà e alla pace di un popolo.


Un'ora apparentemente semplice, quasi minimale, e proprio per questo capace di lasciare spazio a chiunque passasse di lì. E ieri sera qualcosa si è mosso anche intorno al presidio. Le persone che attraversavano la piazza osservavano con curiosità. Qualcuno si è fermato a leggere i cartelli, qualcuno ha chiesto informazioni, qualcuno si è unito per qualche minuto. Non tutti avevano necessariamente la stessa idea, ma il presidio ha attirato l'attenzione. È un particolare che merita di essere sottolineato.


Nelle settimane precedenti non erano mancati momenti di dissenso e reazioni differenti. Ieri sera, invece, oltre a una partecipazione più numerosa, si è percepita anche una maggiore attenzione da parte della città. Forse è proprio questo uno degli obiettivi più importanti di un'iniziativa come questa: non pretendere di convincere tutti, ma impedire che una tragedia venga semplicemente rimossa dal nostro sguardo.

C'è poi una caratteristica di questi presidi che li rende particolari. Non ci sono, alle loro spalle, partiti o associazioni. Non c'è una struttura organizzativa che imponga una linea. Sono cittadini che decidono spontaneamente di ritrovarsi, a settimane alterne a Seregno e a Desio, per esprimere il proprio disagio e la propria contrarietà di fronte a ciò che sta accadendo. Una scelta che può essere condivisa o non condivisa, naturalmente. Ma che merita almeno di essere ascoltata. 


Perché il tema che viene portato in piazza è, prima ancora di ogni appartenenza politica, quello di alcuni diritti fondamentali.

  • Il diritto alla pace.
  • Il diritto alla vita.
  • Il diritto dei bambini a crescere senza la paura delle bombe.
  • Il diritto dei bambini a giocare, andare a scuola, avere una casa, immaginare il proprio futuro.
  • Il diritto di ogni popolo a vivere senza essere sottoposto alla guerra e alla distruzione.

Sono diritti che dovrebbero appartenere a tutti, senza distinzione di nazionalità, religione o appartenenza. E proprio per questo il presidio non ha bisogno di molto altro. Non ha bisogno di rumore. Ha bisogno di presenza.


In un tempo nel quale le immagini delle guerre scorrono continuamente sugli schermi e rischiano di trasformarsi rapidamente in qualcosa di lontano, ripetitivo, quasi normale, scegliere di fermarsi un'ora in una piazza significa sottrarsi, almeno per un momento, all'indifferenza. Significa dire: questa cosa ci riguarda. Non perché si possa avere la presunzione di risolvere da Seregno o Desio un conflitto che dura da anni, ma perché esiste una responsabilità più semplice e più immediata: quella di non smettere di guardare. Di non considerare normale ciò che normale non è. Di non abituarsi alla morte dei bambini. Di non accettare che la sofferenza degli altri diventi soltanto una notizia fra tante. Ed è forse questo il senso più profondo di un presidio silenzioso.

Il silenzio non è assenza. Il silenzio può essere una forma di protesta. Può essere una scelta. Può essere un modo per dire che non si vuole aggiungere altro rumore, ma nemmeno voltarsi dall'altra parte.


Come blog, Brianza Centrale continuerà a dare spazio a queste iniziative. Non perché ogni lettore debba necessariamente condividere le posizioni di chi vi partecipa. E nemmeno perché un blog debba trasformarsi in un luogo di propaganda. Ma perché riteniamo che raccontare ciò che accade nella nostra comunità significhi anche dare voce a chi sceglie di manifestare pacificamente il proprio dissenso e la propria preoccupazione. E perché c'è una parola che, più di altre, dovrebbe preoccuparci: indifferenza.

L'indifferenza è il peggior nemico della ragione.

Perché quando si smette di guardare, di interrogarsi, di chiedere, di discutere, anche ciò che dovrebbe scandalizzarci può finire per apparire normale.

Ieri sera, a Seregno, quaranta, forse cinquanta persone hanno scelto semplicemente di esserci. In silenzio. Con un cartello in mano. Con una bandiera. Con una parola. E con la convinzione che, di fronte alla sofferenza degli altri, anche non voltarsi dall'altra parte sia già una forma di responsabilità.

giovedì 27 agosto 2026

Quando anche un aquilone diventa divisivo


Una piccola premessa. Ieri, dopo la pubblicazione del nostro post che informava del presidio silenzioso per la Palestina in programma questa sera, giovedì 27 agosto, dalle 18 alle 19, in piazza Conciliazione a Seregno, qualcuno, su una chat, ci ha fatto notare che l'iniziativa non era pertinente con le tematiche legate all'ambiente e ha definito l'argomento «potenzialmente divisivo» in quanto persone che possono condividere le lotte per la difesa del territorio magari sulla questione palestinese hanno idee diverse. Se la prima parte dell'osservazione può essere certamente comprensibile, quella parola - «divisivo» - merita una riflessione.

A prima vista, il presidio per la Palestina può sembrare una questione lontana dalla vita quotidiana di una comunità come quella della Brianza. Eppure, che cosa significa davvero considerare divisiva una manifestazione silenziosa per la pace, per i diritti umani e contro la sofferenza della popolazione civile?

È inevitabile che una presa di posizione possa dividere. Ma questo non significa necessariamente che sia sbagliata. Ci sono momenti nei quali il dissenso non è un problema da evitare, ma un diritto da esercitare. Il diritto di non adeguarsi all'andazzo comune. Il diritto di dire che qualcosa non va. Il diritto di non voltarsi dall'altra parte. È lo stesso principio che porta tante persone a mobilitarsi per difendere un territorio, un ambiente, un paesaggio, uno spazio pubblico. Non perché ogni battaglia sia uguale alle altre, ma perché alla base può esserci la stessa idea: che esistano valori che meritano di essere difesi anche quando farlo significa assumere una posizione scomoda.

Il bene comune non si ferma ai confini della propria strada, del proprio quartiere o della propria città.

Avere a cuore l'ambiente nel quale si vive significa riconoscere che ciò che ci circonda non appartiene soltanto a noi, ma anche a chi verrà dopo di noi. Avere a cuore la vita e i diritti degli altri significa riconoscere che anche una persona che vive lontano, e che non conosceremo mai, non perde per questo la propria dignità e il proprio diritto alla vita.

Sono davvero così distanti queste due sensibilità? Naturalmente non si tratta di mettere sullo stesso piano la difesa di un territorio e una guerra. Sarebbe assurdo farlo. Si tratta piuttosto di riconoscere che dietro entrambe può esserci una stessa domanda: quanto siamo disposti a preoccuparci di ciò che non riguarda direttamente noi? E quanto siamo disposti a dissentire quando riteniamo che un limite sia stato oltrepassato? Di fronte a ciò che sta accadendo a Gaza, e in particolare alla sofferenza dei bambini e della popolazione civile, è difficile pensare che l'unica risposta possibile debba essere il silenzio dettato dalla paura di dividere.

Si può discutere sulle responsabilità, sulle cause, sulle soluzioni politiche. Si possono avere opinioni diverse. Ma esprimere solidarietà alle vittime e chiedere la fine della violenza non dovrebbe richiedere il permesso di nessuno.

  • Essere per la pace è una scelta.
  • Essere dalla parte dei diritti umani è una scelta.
  • Avere a cuore la vita dei civili è una scelta.
  • Rifiutare l'indifferenza davanti alla sofferenza di un popolo è una scelta.

E sì, può essere una scelta divisiva. Ma se «divisivo» significa non accettare che di fronte alla morte di bambini si debba restare neutrali per non disturbare, allora forse è una divisione che vale la pena assumersi. Non tutto ciò che divide è necessariamente negativo. A volte il dissenso serve proprio a ricordare che non tutto ciò che viene considerato normale deve essere accettato come inevitabile.


E questa sera a Seregno, in piazza Conciliazione, ci sarà un presidio silenzioso.
Sarà un gesto semplice: un'ora in piazza per dire no alla guerra, alla violenza e all'indifferenza. Chi vorrà partecipare potrà portare con sé un aquilone, possibilmente con i colori della Palestina. Un oggetto fragile, leggero, fatto per volare. E forse proprio per questo un simbolo potente. Perché in questi giorni, a Gaza, persino un aquilone può essere guardato come una minaccia.

Ma per un bambino un aquilone è soltanto un gioco.

  • È fantasia.
  • È libertà.
  • È la possibilità di guardare il cielo senza avere paura.

E forse non c'è modo migliore per dire da che parte si vuole stare.

 

mercoledì 26 agosto 2026

Un aquilone in piazza Conciliazione: Seregno per la Palestina


Giovedì 27 agosto, dalle 18 alle 19, in piazza Conciliazione a Seregno, si terrà un presidio silenzioso a sostegno della popolazione palestinese. Un’ora di presenza, in silenzio, per richiamare l’attenzione sulla tragedia che continua a colpire la popolazione civile di Gaza e, in particolare, i bambini.

Il simbolo scelto per il presidio è un aquilone con i colori della Palestina. Una scelta che assume un significato particolare alla luce di quanto raccontato oggi da il manifesto: a Gaza, dove i giocattoli sono diventati difficili da trovare e persino materiali semplici devono essere recuperati per inventare qualcosa con cui giocare, gli aquiloni sono tornati a volare nelle mani dei bambini.

Carta, stoffa, qualche bastoncino e un filo possono bastare per costruire un giocattolo e conquistare, almeno per qualche momento, uno spazio di libertà. Eppure anche gli aquiloni sono oggi entrati nella logica della guerra. Il ritrovamento di quattro aquiloni nei pressi delle comunità israeliane al confine con Gaza ha provocato nuove misure di sicurezza e dichiarazioni che li hanno assimilati a una possibile minaccia militare.

Un aquilone, per un bambino, è gioco. È fantasia. È libertà.

È questo il contrasto che il presidio di domani vuole mettere davanti agli occhi di tutti. E non è casuale nemmeno il luogo scelto: piazza Conciliazione. Un nome che richiama una parola oggi più che mai necessaria: la ricerca della pace attraverso il riconoscimento dell'altro e il rifiuto della logica della guerra come unica risposta.

Chi parteciperà al presidio è invitato, se possibile, a portare con sé un aquilone, possibilmente con i colori della Palestina. Sarà un gesto semplice e simbolico: portare in piazza ciò che appartiene al mondo dell’infanzia e del gioco, contrapponendolo alla violenza e alla distruzione della guerra.

📍 Piazza Conciliazione, Seregno
📅 Giovedì 27 agosto
🕕 Dalle 18 alle 19

Un aquilone non è un’arma. Un bambino non è un bersaglio.