giovedì 12 febbraio 2026

Alla scoperta delle sorgenti del Parco di Montevecchia: un pomeriggio per conoscere e proteggere l’acqua


Sabato 14 febbraio, il WWF Lecco propone un’iniziativa di grande valore ambientale e culturale: una passeggiata guidata alla scoperta delle sorgenti del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, uno dei territori più preziosi e delicati della Brianza.

L’evento, aperto a tutti previa prenotazione, accompagnerà i partecipanti lungo il corso del torrente Curone e di uno dei suoi affluenti, offrendo l’occasione di osservare da vicino gli ambienti acquatici, comprenderne il funzionamento e riflettere sull’importanza della risorsa idrica. Un percorso che unisce natura, conoscenza e consapevolezza, elementi centrali per chi ha a cuore la tutela del territorio brianzolo.

Il ritrovo è fissato alle 14.30 presso il parcheggio di via Bagaggera, a La Valletta Brianza. La passeggiata inizierà alle 14.45 e prevede anche la visita alle captazioni idriche nelle località Bisogno e Badiona, luoghi spesso poco conosciuti ma fondamentali per l’approvvigionamento e la gestione dell’acqua. Il rientro al punto di partenza è previsto per le 18.30.

In un periodo storico segnato da cambiamenti climatici, siccità sempre più frequenti e crescente pressione sugli ecosistemi, iniziative come questa rappresentano un’importante occasione per riscoprire il legame tra comunità e ambiente. Conoscere le sorgenti significa comprendere quanto siano fragili e preziosi gli equilibri naturali che garantiscono acqua, biodiversità e qualità della vita.

La partecipazione è aperta a tutti, ma i posti sono limitati a un massimo di 20 persone. È quindi necessaria la prenotazione scrivendo a eventi@wwf.lecco.it

Solo sì è sì: a Monza la mobilitazione di CADOM contro il DDL Bongiorno


Rilanciamo l’iniziativa “Scendiamo in piazza per dire NO al DDL Bongiorno”, organizzata da CADOM Monza, un appuntamento pubblico per ribadire un principio fondamentale: senza consenso non c’è libertà.

Domenica 15 febbraio alle ore 10.00, in Largo Mazzini a Monza, cittadine e cittadini sono chiamati a scendere in piazza per difendere il significato profondo del consenso, così come sancito dalla Convenzione di Istanbul, all’articolo 36: “Ogni atto sessuale deve essere basato sul consenso volontario della persona, valutato tenendo conto delle circostanze.”


Il consenso non è accondiscendenza, non è adattamento, non è una “concessione” all’interno di un rapporto diseguale. È una scelta libera, il confine netto tra libertà e violenza. Metterlo in discussione significa indebolire una conquista fondamentale per il riconoscimento della dignità e dell’autodeterminazione delle persone.

La riforma proposta dal DDL Bongiorno, secondo CADOM Monza e le realtà che hanno aderito all’iniziativa, rischia di cancellare proprio questo confine, rendendo il consenso meno centrale e meno tutelato. Per questo la piazza diventa uno spazio necessario di presa di parola collettiva, per affermare con chiarezza che “solo sì è sì”.

All’iniziativa, promossa da CADOM Monza, partecipano anche numerose associazioni del territorio: Casa delle Donne di Desio, CISDA Onlus, ANPI Monza, BOA Brianza, ARCI Scuotivento, LabMonza, APS QDonna, Futura Casa delle Donne Villasanta.

mercoledì 11 febbraio 2026

Il Libro Bianco 4.0: un appuntamento pubblico per discutere il futuro ambientale di Monza


Dopo la pubblicazione del Libro Bianco sulla città di Monza 4.0, il lavoro dei comitati e delle associazioni cittadine entra ora in una nuova fase: quella del confronto pubblico. Giovedì 19 febbraio 2026, ore 20.25, alla Casa del Volontariato di Monza, via Correggio 59, il documento verrà presentato ufficialmente alla cittadinanza in un incontro aperto, pensato come spazio di ascolto, riflessione e partecipazione.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che i temi affrontati dal Libro Bianco – consumo di suolo, tutela del verde, qualità dell’aria, mobilità, diritto alla salute e all’abitare – non sono questioni astratte o riservate agli addetti ai lavori, ma riguardano direttamente la vita quotidiana di chi abita Monza. Quartieri sempre più congestionati, aree verdi sotto pressione, cantieri che avanzano e servizi che faticano a tenere il passo raccontano una città attraversata da trasformazioni profonde, spesso decise senza un reale coinvolgimento dei cittadini.

Il Libro Bianco 4.0 è il frutto di un lavoro collettivo durato mesi, costruito dal basso grazie all’impegno di comitati di quartiere, associazioni ambientaliste, realtà sociali e osservatori civici. Un lavoro che parte dai territori, dalle segnalazioni, dalle vertenze locali, e che prova a restituire una visione complessiva di ciò che sta accadendo a Monza, andando oltre la retorica della “città green” e della sostenibilità annunciata.

La presentazione pubblica non sarà una semplice illustrazione del documento, ma un momento per rimettere al centro una domanda cruciale: quale modello di sviluppo sta seguendo Monza? E soprattutto, è compatibile con la tutela dell’ambiente, del suolo e della salute delle persone?

In un contesto segnato dalla crisi climatica e dall’aumento delle disuguaglianze urbane, il Libro Bianco pone con forza il tema dei limiti: limiti al consumo di territorio, alla cementificazione, a una crescita che continua a sacrificare spazi verdi e qualità della vita. Al tempo stesso, rilancia la necessità di politiche pubbliche orientate alla cura della città esistente, alla rigenerazione vera, ai servizi di prossimità, alla mobilità sostenibile e alla partecipazione democratica.

L’incontro del 19 febbraio rappresenta quindi un’occasione preziosa per cittadini, amministratori, studenti e associazioni per confrontarsi su dati, analisi e proposte, e per riaffermare il diritto di partecipare alle scelte che disegnano il futuro urbano. Un futuro che, come emerge chiaramente dal Libro Bianco 4.0, non può continuare a essere costruito a colpi di cemento, ma ha bisogno di più verde, più giustizia ambientale e più ascolto delle comunità locali.

Il Libro Bianco 4.0 è disponibile gratuitamente online. La sua presentazione pubblica vuole essere un invito aperto: informarsi, discutere e prendere parola per una Monza più vivibile, più equa e davvero sostenibile.

Monte San Primo: ripensare il turismo per difendere la montagna


Nel cuore del Triangolo Lariano, territorio di straordinaria ricchezza paesaggistica e naturalistica, si apre un momento di riflessione pubblica sul futuro del turismo e della montagna. Sabato 21 febbraio 2026, presso la Sala Civica di Piazza Martignoni a Camnago Volta, si terrà l’incontro “Quale turismo per il Triangolo Lariano? San Primo e non solo…”, un appuntamento che pone al centro il rapporto tra sviluppo, tutela ambientale e comunità locali.

Il Monte San Primo, simbolo identitario del territorio e scrigno di biodiversità, diventa il punto di partenza per interrogarsi su modelli turistici sostenibili, capaci di valorizzare il paesaggio senza snaturarlo. In un contesto segnato da crisi climatica, consumo di suolo e crescente pressione antropica sulle aree montane, l’iniziativa intende offrire strumenti critici per ripensare le politiche di promozione turistica, superando logiche estrattive e stagionali.

L’incontro sarà introdotto da Marzio Marzorati, presidente del Parco Nord Milano e responsabile del Centro di Educazione Ambientale Prim’Alpe di Canzo, da anni impegnato nella diffusione di una cultura ecologica fondata sulla conoscenza dei territori e sulla partecipazione attiva dei cittadini. Il cuore dell’evento sarà la presentazione del libro “San Primo – Una montagna straordinaria, un progetto da riconsiderare” di Nunzia Rondanini, che analizza in modo documentato e critico le trasformazioni previste per il massiccio, mettendo in luce i rischi ambientali e le alternative possibili.

Attraverso il contributo dell’autrice e del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, l’iniziativa si propone come spazio di confronto aperto, in cui ambientalisti, amministratori e cittadini possano dialogare su un’idea di turismo lento, rispettoso degli ecosistemi e coerente con le vocazioni naturali della montagna. A moderare l’incontro sarà Sergio Baccilieri, giornalista de La Provincia, garantendo un dibattito informato e accessibile.

In un’epoca in cui le scelte sul territorio determinano il futuro delle comunità e degli equilibri naturali, l’appuntamento rappresenta un’occasione preziosa per riaffermare che la montagna non è una risorsa da sfruttare, ma un bene comune da custodire.

Scenari climatici sul Monte San Primo: lo studio che boccia il progetto sciistico

Studio scientifico mette in discussione il ritorno dello sci nel Triangolo Lariano


“E’ assolutamente sconsigliabile l’attuazione di un impianto sciistico per così pochi giorni all’anno”
. Possiamo riassumere così i risultati di uno studio condotto dal prof. Mauro Gugliemin (UniInsubria), commissionato dall’associazione Simbio, in accordo col Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’, formato da 39 associazioni.  

Nell’autorevole studio scientifico viene evidenziato come risulti insensata e insostenibile la proposta di progetto per ripristinare gli impianti sciistici sul monte San Primo.

Attraverso i dati disponibili di Alpe Borgo - seppur riferiti a periodi limitati - e a quelli di due stazioni ARPA, lo studio del prof. Mauro Guglielmin, docente Ordinario di Geografia Fisica e Geomorfologia dell'Università degli Studi dell’Insubria, effettua una previsione degli scenari climatici per la località sciistica dismessa e, prendendo in considerazione le scarse precipitazioni nevose degli ultimi anni, valuta anche la possibilità di innevamento artificiale.

Nell’analisi si attesta l’aumento progressivo delle temperature, soprattutto in inverno, anche nel territorio del Triangolo Lariano.  

Ecco un passaggio dell’analisi del prof. Guglielmin: “Si può rilevare come sia assolutamente sconsigliabile l’attuazione di un impianto la cui possibile durata di innevamento programmato potrebbe - anche solo con uno scenario moderato come questo - essere ridotta a non più di 15-17 giorni nel mese di Gennaio che renderebbe assolutamente antieconomico…”.

Molto chiara la chiosa dello studio condotto dal prof. Gugliemin: “In conclusione si ritiene che le condizioni climatiche attuali e ancor più quelle future nei prossimi 15 anni e ancor più dopo, non consentano l’innevamento artificiale né la preparazione di piste da sci almeno con le tecnologie tradizionali attuali”.


Lo studio evidenzia inoltre come ci sia solo una ridotta quantità di dati affidabili disponibili, segnale di una scarsa conoscenza del territorio e approssimazione nell'investire fondi pubblici: a tal proposito è paradossale che all'Alpe di Borgo - ovvero la località in cui si intendono realizzare impianti di innevamento artificiale - la Comunità Montana Triangolo Lariano sia proprietaria di una stazione meteorologica che potrebbe fornire dati di qualità, ma che è guasta da ormai 18 anni! Il progetto di fattibilità - approvato dalla Comunità Montana e dal Comune di Bellagio – che vorrebbe riportare lo sci sul San Primo, non fa menzione della stazione meteorologica e delle previsioni climatiche future, per questo come Coordinamento San Primo chiederemo alla Regione di utilizzare lo studio scientifico commissionato da Simbio per una revisione del progetto, economicamente non sostenibile e anacronistico.  

Infatti, facendo seguito all’audizione dello scorso ottobre, nei prossimi giorni il Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’ trasmetterà alle Commissioni Ambiente e Territorio della Regione Lombardia lo studio realizzato dal prof. Guglielmin, chiedendo al Pirellone di rivedere il progetto per lo sci sul monte San Primo.  

Per maggiori informazioni: 

Erba. No alla cancellazione del parco di via Volta: il Circolo Ambiente si mobilita


Una segnalazione alla Soprintendenza per scongiurare la cancellazione dello storico parco alberato di via Volta a Erba. 
E' questa la prima azione che il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" ha intrapreso per fermare il progetto che prevede la costruzione di una palazzina da quattro piani e di un parcheggio pubblico da 15 posti, dove ora sorge lo storico parco alberato ubicato tra via Volta e via Diaz, un piccolo polmone di verde in centro città.
  

Commenta Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente: "Come associazione avevamo già contestato - fin dalla previsione nel PGT - l'intervento in via Volta, un progetto che, se attuato, determinerà la cancellazione di quello che è uno degli ultimi - se non l'ultimo - parchi alberati nel centro della città. Un parco che, seppur privato, ha un grande pregio ambientale e paesaggistico. Per questo motivo abbiamo deciso di segnalare alla Soprintendenza la pericolosità del progetto dal punto di vista dell'impatto paesaggistico. Nel progetto infatti si prevede di cancellare il parco storico, tagliando molti degli alberi di alto fusto esistenti, per fare spazio ad un'anonima palazzina di quattro piani e ad una nuova distesa di asfalto per il parcheggio pubblico. Si tratterebbe dell'ennesimo consumo di suolo verde a Erba, uno dei comuni più cementificati della provincia! Un comune dove l'attuale Amministrazione si sta caratterizzando solamente per il cemento e l'asfalto".


Il Circolo Ambiente ritiene incredibile che la Commissione comunale per il paesaggio abbia dato parere favorevole al progetto, classificandolo con "giudizio d’impatto neutro", ignorando quindi la cementificazione del parco alberato!  Oltretutto sembrerebbe che la Giunta abbia basato il taglio degli alberi secolari (tra cui, ricordiamo, vi sono cedri, pini, ginko biloba), solo sulla base della relazione agronomica predisposta dall’agronomo incaricato dal proprietario del terreno! Ci chiediamo se l'assessore al verde era distratto al momento della discussione della delibera di giunta, visto che ha votato a favore dell'intervento, che prevede appunto la cancellazione dello storico parco alberato! 

Continua Fumagalli: "Rammentiamo che quello di via Volta sarebbe l'ennesimo progetto di cementificazione di aree verdi degli ultimi 5 anni in città! L'intervento edilizio si aggiunge infatti a quelli già realizzati o in via di realizzazione per le nuove palazzine in via Galilei, via Monti, via Marconi ed altri ancora. Per non parlare dei parcheggi realizzati o previsti in via Fiume in centro, in via Marconi e via Brugora ad Arcellasco, in via Foscolo a Crevenna e poi ancora in via Battisti. A Erba bisogna fermare le colate di cemento e asfalto che stanno ricoprendo le ultime aree verdi dell'area urbana!".

martedì 10 febbraio 2026

Pedemontana contro la Brianza: la D-Breve approvata senza ascoltare il territorio


Negli ultimi giorni si è aperta una nuova pagina di conflitto tra le comunità della Brianza orientale e i promotori della variante di Pedemontana Lombarda denominata “Tratta D-Breve”. Dieci Sindaci dei Comuni interessati – Agrate Brianza, Bellusco, Bernareggio, Burago di Molgora, Caponago, Carnate, Cavenago di Brianza, Ornago, Sulbiate e Vimercate – hanno reso pubblico un comunicato congiunto annunciando la notifica formale di un ricorso al TAR contro l’atto di approvazione della variante, pubblicato il 11 dicembre 2025 sulla Gazzetta Ufficiale.


Secondo il comunicato, i Comuni ritengono che:

  • l’approvazione sia avvenuta in “gran segreto” e senza alcuna comunicazione alle amministrazioni locali;
  • la delibera di CAL sia stata adottata facendo leva su una interpretazione “distorta” del cosiddetto Decreto Infrastrutture e senza il previsto passaggio della Conferenza dei Servizi e del CIPESS;
  • non sia stata data evidenza pubblica della delibera sui siti istituzionali di CAL, dell’Autostrada Pedemontana Lombarda, del Ministero dell’Ambiente o del Ministero delle Infrastrutture.

I Sindaci denunciano dunque una forzatura procedurale e un tentativo di escludere gli enti locali dal processo decisionale, limitando così la partecipazione e la trasparenza. Per questo motivo – nonostante i tempi stretti per impugnare l’atto – hanno ufficialmente notificato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR).


Abbiamo esaminato il testo pubblicato sulla GU n. 146 del 11-12-2025 (atto TX25ADA11993), che non è altro che la delibera di approvazione del progetto definitivo della variante alla Tratta D da parte di Concessioni Autostradali Lombarde S.p.A., soggetto concedente dell’opera autostradale.

Dal documento ufficiale si osserva che:

  • La delibera richiama una lunga serie di atti normativi e di programmazione infrastrutturale preesistenti che inquadrano la Pedemontana come “infrastruttura strategica” e legittimano procedure speciali per l’approvazione delle varianti utilizzando strumenti normativi del passato.
  • In particolare, si fa riferimento al D.Lgs. 36/2023 (“codice dei contratti pubblici”), ma con richiamo al fatto che, per interventi già avviati, continui a valere la disciplina del vecchio Codice dei Contratti (D.Lgs. 163/2006).
  • La delibera non contiene dettagli tecnici o ambientali della Tratta D-Breve nel testo pubblicato; piuttosto, rassicura la “ammissibilità” procedurale del progetto sulla base di queste norme.

Questa impostazione burocratica potrebbe essere uno degli elementi che i Sindaci contestano: l’atto giuridico-procedurale non sembra sostituirsi alla necessaria partecipazione dell’ente locale e alla trasparenza dell’iter decisionale.


Le perplessità espresse dalle amministrazioni e dalle associazioni ambientaliste non sono nuove. Negli anni scorsi, infatti, i Comuni avevano già inviato diffide legali contro la variante per le gravi criticità procedurali, e per l’assenza di un confronto chiaro su impatti e alternative.

Gli oppositori temono in particolare:

  • la scomposizione del progetto originale di Pedemontana, trasformandolo in opere che non raggiungono più i terminali previsti dalla concessione e che quindi modificano la struttura infrastrutturale iniziale;
  • impatti sulla viabilità locale, con traffico che potrebbe riversarsi su strade non adeguate e peggiorare la qualità dell’aria;
  • conseguenze per aree naturali come il Parco P.A.N.E., considerate a rischio di “sventramento” se la nuova arteria venisse realizzata;
  • un modello decisionale che ignora gli enti locali e la comunità nella gestione di scelte che incidono fortemente sul territorio.

Il contenzioso sulla Tratta D-Breve si intreccia con questioni più ampie di politica infrastrutturale lombarda. Per esempio, nel Piano Economico Finanziario (PEF) recentemente approvato, è prevista la Tratta D-Breve come parte del futuro assetto autostradale di Pedemontana.

Tuttavia, questa stessa variante è stata oggetto di forti critiche anche da altri soggetti, che sostengono che una modifica così sostanziale al progetto originario potrebbe essere incompatibile con la concessione e quindi potenzialmente contestabile legalmente.


I Sindaci hanno indetto una conferenza stampa pubblica per sabato 14 febbraio 2026 alle ore 11 presso Palazzo Trotti, Comune di Vimercate, per spiegare le motivazioni del ricorso e illustrare i passi successivi.

Il blog Brianza Centrale invita le cittadine e i cittadini a partecipare, informarsi e contribuire a un dibattito pubblico che metta al centro trasparenza, tutela ambientale e rispetto delle comunità locali.