Visualizzazione post con etichetta Giorno della memoria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giorno della memoria. Mostra tutti i post

giovedì 19 maggio 2022

La legge della Memoria


 

di Carlo Borghetti, Vice Presidente Consiglio Regione Lombardia

Il 17 maggio 2022 il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la proposta di legge regionale che avevo depositato come primo firmatario per la promozione e valorizzazione dei Viaggi della Memoria.

Per me c’è anche la soddisfazione per la mia quarta proposta che diventa legge in questi anni.

Ho voluto promuovere la riflessione sul significato attuale della storia del Novecento per trarne insegnamento e favorire la partecipazione dei giovani cittadini alla vita democratica, contrastando il negazionismo e ogni forma di pregiudizio, razzismo, xenofobia e violenza.

Vengono stanziati 600mila euro per il periodo 2022-2024, rinnovabili, per coinvolgere ogni anno oltre duemila studenti lombardi in viaggi nei luoghi della Memoria teatro dei drammatici eventi del secolo scorso in Italia e in Europa. I viaggi potranno essere anche virtuali, sul web, per allargare la platea dei partecipanti.

Le scuole disporranno di un bando annuale che premierà progetti didattici fatti anche in collaborazione con Comuni e associazioni.

Quando prima della pandemia proposi questa legge, mai avrei pensato che al momento del voto ci sarebbe stata una guerra nel cuore del nostro continente…

Chi dimentica il passato è condannato a ripeterne gli errori. Tra le giovani generazioni molti hanno difficoltà a collocare nella storia il 25 Aprile o non sanno cosa sia la Shoà, persino rispuntano assurde teorie negazioniste.

La Memoria va curata e tramandata: noi adulti abbiamo il dovere della Memoria, i più giovani hanno il diritto alla Memoria. E spero che questa legge dia una spinta anche a vincere l’indifferenza, alimentata dall’assuefazione alle immagini quotidiane che rischiano di renderci insensibili e incapaci di reagire di fronte a soprusi e violenze di ogni tipo.

Cliccando qui trovate un breve video dove vi racconto la legge.
 

Buona Memoria!

giovedì 3 febbraio 2022

Seregno ripudia il fascismo. Revocata la cittadinanza onoraria a Mussolini. La soddisfazione dell'ANPI e della Rete delle Associazioni Legalità e Giustizia sociale


Comunicato dell'ANPI sezione “Livio Colzani” Seregno 

 

La sezione ANPI di Seregno, con i suoi tesserati, esprime grande soddisfazione per la decisione, presa a maggioranza dal Consiglio Comunale di Seregno il 1° Febbraio, di revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.

Un ringraziamento particolare va ai consiglieri Davide Ripamonti, Renato Minotti e Luca Lissoni per il puntuale e prezioso lavoro svolto nella preparazione e presentazione della mozione discussa e votata. Questa decisione, insieme ad altre prese dalla Amministrazione Comunale, connota sempre di più la nostra Seregno come città antifascista e democratica, perché questo è il significato profondo della revoca della cittadinanza onoraria al dittatore Benito Mussolini.

Non si tratta di cancellazione o revisione della Storia bensì ribadisce e ricorda, attraverso la Memoria collettiva, un periodo buio e oscuro della storia Italiana. Ridà giustizia alle vittime, a chi ha subito le persecuzioni, la sopraffazione e la violenza del regime fascista e onora la lotta partigiana e del popolo Italiano che lo ha combattuto e vinto, consegnandoci così libertà, democrazia e la nostra Costituzione Repubblicana.

Questa decisione è inoltre una chiara e netta dichiarazione che nella nostra città oggi non c’è posto né spazio per nostalgie e nostalgici di un regime barbaro che portò l’Italia alla rovina.



Comunicato Rete Associazioni Legalità e Giustizia sociale - Seregno

 

La "Rete Associazioni Legalità e Giustizia sociale  - Seregno ", composta dalle seguenti Associazioni (che aderiscono all'iniziativa):


● Anpi Seregno
● Collettivo AG!TAmente
● Comitato Unitario Antifascista
● Acli Seregno Aps
● Gruppo Scout Agesci Seregno1
● Dare un'anima alla Città
● Amici Cinema Roma
● Casa della sinistra
● Cgil Monza Brianza
● Cisl Monza Brianza
● Legambiente Seregno
● Libera Monza Brianza


esprime grande soddisfazione per la revoca, decisa dalla maggioranza del Consiglio Comunale di Seregno, della Cittadinanza Onoraria conferita dal nostro Comune in data 12 maggio 1924 a Benito Mussolini.


I nostri ringraziamenti all’iniziativa dei consiglieri D. Ripamonti, L. Lissoni e R. Minotti.
Vogliamo ribadire la soddisfazione che  proviamo per rispetto di tutti i seregnesi che contribuirono, anche a costo della propria vita, alla liberazione dalla dittatura fino a consegnarci la Democrazia come descritta dalla Costituzione della Repubblica Italiana.


Ricordiamo a tutti che qualcuno, pochi anni fa, ha deposto una lapide al Cimitero di Seregno in onore dei militanti della Repubblica Sociale di Salò che combatterono con la finalità di perpetuare violenza e sopraffazione. 
 

La Politica non è tutta uguale. Ieri, come oggi, è intollerabile che vi siano consiglieri comunali che, dietro a balbettanti “se e ma”, nascondono il disprezzo per la propria storia ed il non riconoscimento, a partire dal ripudio del fascismo, dei valori democratici fondanti la nostra Costituzione.


Conoscenza e memoria siano ingredienti per i patrioti del presente e del futuro. 


Si è recentemente celebrato il Giorno della Memoria per rafforzare il ricordo di coloro che contribuirono, anche a costo della loro stessa vita, a liberare il nostro Paese dalla schiavitù del nazifascismo. Ogni giorno vogliamo testimoniare, insieme all’ANPI che è custode della pratica antifascista, l’impegno per la Legalità e la Giustizia Sociale. 


Nessuno spazio nella nostra città, nessuna autorizzazione di raduni o manifestazioni, patrocini o contributi di qualsiasi genere ad organizzvazioni che siano in contrasto con i valori fondanti della nostra Costituzione Italiana. Essere democratici significa inevitabilmente essere antifascisti, lo dobbiamo per rispetto dei nostri patrioti che ci consegnarono la libertà. 

 


 

Il testo della delibera approvata dal Comune di Seregno
 

PREMESSO

che, quanto previsto dall’articolo 3 “Finalità” comma 1 lettera b dello Statuto del Comune di Seregno recita “favorire una cultura di pace, di accoglienza di tolleranza di solidarietà riconoscendo i diritti inviolabili della persona umana e le prerogative di una società multiculturale capace di garantire eguali diritti e doveri senza operare discriminazioni;
 che, quanto previsto dall’articolo 8 “Il titolo di Città e le onorificenze” dello statuto del Comune di Seregno che recita “..le civiche benemerenze e onorificenze, simbolo della Città di Seregno, a persone, associazioni o enti che si siano distinti nella loro attività in campo nazionale o internazionale per particolari azioni meritorie e per il perseguimento dei principi e delle finalità ispiratori del presente Statuto”
che dalla caduta del regime fascista e dalla lotta di Liberazione nacque la Costituzione della Repubblica Italiana, fondata su valori di uguaglianza, solidarietà e libertà nell’esercizio di diritti civili, sociali, politici, economici; che sancisce la dignità sociale di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali come espresso dall’ articolo 3 della Costituzione;
che il regime fascista, la sua ideologia e i suoi alti esponenti incarnarono quanto di più opposto e contraddittorio rispetto a tali principi costituzionali, sopprimendo la libertà di espressione e manifestazione del pensiero ed emanando il 17 novembre 1938 il Regio Decreto Legge n. 1728 recante “Provvedimenti urgenti per la difesa della razza italiana”;

CONSIDERATA

La volontà di promuovere i valori fondanti e la storia della Repubblica Italiana presso le nuove generazioni


IL CONSIGLIO COMUNALE IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

  • A coinvolgere sempre più le scuole della Città ed i giovani seregnesi con iniziative volte alla testimonianza e alla trasmissione dei valori repubblicani contenuti ed espressi nella Costituzione, anche alla luce dello Statuto Comunale della Città, nelle forme e nelle modalità più opportune, con particolare riguardo alle giornate e alle celebrazioni delle Feste Nazionali;
  • A non concedere edifici comunali, autorizzare raduni o manifestazioni, patrocini o contributi di qualsiasi genere ad organizzazioni che siano in contrasto con i valori fondanti della nostra Costituzione Italiana;
  • A revocare la Cittadinanza Onoraria conferita da questo Comune in data 12 maggio 1924 a Benito Mussolini nella Casa Comunale di Seregno dal Grande Ufficiale Dott. Federico Spariani regio Commissario per la straordinaria amministrazione del Comune, assistito dal segretario Cav. Defabritiis Nicola, “ interpretando i sentimenti della popolazione di Seregno a manifestare in suo nome un sentito omaggio al capo del governo pura espressione della generosa stirpe italiana che guida mirabilmente la nazione nella via maestra del suo grande avvenire…..” ; non con l’intento di censurare o cancellare un ventennio di storia italiana, ma una presa d'atto nei confronti di quanto ha significato la dittatura fascista per le libertà personali, politiche e collettive della nostra Nazione, con lo scopo di pretendere il massimo rispetto e dignità all’onorificenza della Cittadinanza Onoraria del nostro Comune, risultando questa onorificenza totalmente opposta e incompatibile con la figura di Benito Mussolini;
  • A dare opportuno riconoscimento a questo atto di revoca, riportandolo in allegato alla documentazione relativa agli insigniti della Cittadinanza Onoraria e delle pubbliche benemerenze.


venerdì 28 gennaio 2022

Seregno. Una pietra d'inciampo per Luigi Camisasca

 


Sabato 29 gennaio 2022, ore 16.00

Piazza Liberazione, Seregno

Posa della pietra d'inciampo dedicata a Luigi Camisasca

 

Luigi Camisasca (uno dei 9 IMI seregnesi finora individuati) nato a Seregno il 14 /9/ 1915, di mestiere calzolaio, abitava al Lazzaretto in via Macallè, 25.   Apparteneva alla 1^ Compagnia di Sanità, nel giugno del 1940 viene assegnato al 197° Ospedale da Campo in Grecia, catturato in una località imprecisata dopo l'8 settembre 1943 viene internato in uno Stalag del Terzo Reich non ancora individuato muore all'età di 29 anni il 30/3/1945 nell’ospedale di Osnabruck (Germania). Sepolto nel Cimitero Militare Italiano d'Onore di Amburgo (Germania). Riquadro 4-Fila G- Tomba 30.

 

Scheda curata da Francesco Mandarano

lunedì 17 gennaio 2022

Seregno. Sottovoce: un progetto teatrate per il Giorno della Memoria 2022


 SOTTOVOCE

Il tempo delle parole sottovoce
Oratorio itinerante per attore e spettatore

 

Percorso itinerante per attore e spettatore. 

27-28-29 gennaio 2022 a partire dalle ore 20.30 

ingresso a gruppi di 4 persone ogni 10 minuti.

Posti limitati.
 

“Sottovoce” accompagna lo spettatore  in una viaggio nella Memoria  che svela, senza pudori, il  mondo nascosto degli orrori della Shoah e la parte oscura di un massacro. Attraverso questo percorso lo spettatore diventa egli stesso protagonista e testimone di  quella “normalità” che governava le menti di chi partecipava dall’interno della gigantesca macchina dello sfruttamento e della morte.

 

Produzione Cartanima Teatro, con gli allievi del  Corso Progetto Palco dell’Academy Musical Arts. Adattamento testo Andrea Di Cianni. Regia Alberto Genovese. Installazioni e costumi Cartanima Lab.
 

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

necessari green pass rafforzato e mascherina FFP2
cartanima@gmail.com
342.8548524

venerdì 29 gennaio 2021

Parole senza memoria

La schermata della diretta "Parole di memoria" - 27/01/2021
 

In occasione della Giornata della memoria la Brianza si è distinta per le numerose e qualificate iniziative programmate dal Comitato Pietre d'Inciampo che abbiamo seguito in diretta video. Abbiamo ascoltato anche le parole (senza memoria) del presidente della Provincia MB che ha dichiarato che "la cattiveria del nazismo e di una parte del fascismo hanno voluto le leggi razziali anche in Italia"

 

Forse un ripasso in storia non gli farebbe male. Gli consigliamo di leggere il seguente intervento  [La politica razzista del regime fascista] di Enzo Collotti, uno dei più importanti storici italiani ed europei della Resistenza italiana.



 
 

mercoledì 20 gennaio 2021

Le parole di memoria in Brianza. Una settimana di eventi on line dedicati alla memoria della deportazione


 

Dal 20 al 27 gennaio 2021

interviste, teatro e letture dedicate alla memoria della deportazione


La pandemia non ferma il percorso di costruzione di una rete solida della "memoria" in Brianza, avviato lo scorso anno con il coinvolgimento delle Istituzioni locali a supporto dell'attività del Comitato Pietre di Inciampo.

Quest'anno, non essendo possibile organizzare nei Comuni la posa delle Pietre di Inciampo, si è proposto di organizzare una serie di eventi online per celebrare LE PAROLE DI MEMORIA, attraverso un programma di iniziative per la durata di una settimana, al fine di coinvolgere cittadini e studenti delle scuole superiori, per non dimenticare. 

[Per accedere agli eventi cliccare qui]


20 gennaio ore 17.45 – Pietre d’Inciampo
diretta streaming a cura di Carlo Gaeta e Claudio Calvi
La puntata è dedicata al tema della Memoria della Shoah e della Deportazione, all’impegno della Provincia a costruire una rete tra i Comuni con l’adesione al Comitato Pietre di inciampo, il primo a valenza provinciale in Italia.
 

Diretta con:

  • il Presidente della Provincia di Monza e Brianza Luca Santambrogio
  • il Vice Presidente Comitato Pietre d’inciampo Mb Fabio Lopez,
  • Loris Maconi, coordinatore nord Italia ANPI, fondatore del Comitato P.I.

“La deportazione in Brianza”
I Sindaci fondatori del Comitato Pietre d’Inciampo Mb

  • Maurilio Longhin Sindaco di Cesano Maderno
  • Concetta Monguzzi Sindaco di Lissone
  • Alberto Rossi Sindaco di Seregno

“Rocce e Crepe della Memoria”
Gli studenti dialogano con il Prof. Raffaele Mantegazza sulla Memoria

 

CALENDARIO EVENTI

Le Testimonianze, La Memoria - dalle ore 9.00 in avanti - “pillole d’inciampo per non dimenticare” sul sito internet e sulla pagina Facebook della Provincia di Monza e della Brianza
 

21 gennaio - La deportazione politica
Intervista al Pres. Anpi Provinciale MB Fulvio Franchini - “la Resistenza e la deportazione”
Intervista al Prof. Francesco Mandarano, Comitato Scientifico P.I. - “la deportazione militare” 

 

22 gennaio - Rocce e crepe della memoria. Un dialogo tra generazioni Prof. Raffaele Mantegazza e Francesco Sacchetti a cura dell'Amministrazione Comunale di Arcore e sez. Anpi di Arcore. 

 

23 gennaio - Storie di bambini invisibili. Un viaggio dalla Shoah al tempo presente. Intervento di Gabriele Nissim Presidente di Gariwo e membro del Comitato scientifico P.d’Inciampo. 

 

24 gennaio - Coltivare i Giardini dei Giusti per contrastare la “cultura del nemico”. Intervento di Gabriele Nissim 

 

25 gennaio - Storie di deportazione “Pietre d’inciampo di Monza e Brianza 2021”. A cura degli studenti degli Istituti scolastici Liceo Artistico E. Majorana Cesano Maderno, I.I.S. Meroni Lissone, Liceo Artistico Nanni Valentini Monza, Liceo Artistico Einstein Vimercate.
 

26 gennaio ore 9.00 - spettacolo teatrale “Il treno fischiò”
a cura di Cartanima teatro con gli allievi dell’Accademy Musical Arts Uno spettacolo lineare, asciutto, forte, senza sbavature e implacabile nel raccontare attraverso parole di sopravvissuti, di scrittori e di poeti, l'irrappresentabile realtà dei lager. La scena è una catasta di ricordi e di oggetti che evocano vicende e orrori lontani ma sempre attuali. Gli uomini sono complici di ciò che li lascia indifferenti. La Memoria è l'unica strada che conduca alla consapevolezza e apra la mente e il cuore a riflessioni sul passato che sono riflessioni oggi più che attuali. Testo di Andrea Di Cianni; Regia: Alberto Genovese; Tecnico audio e luci: Davide Moltrasio; Riprese video: Tommaso Brillo; Scene e costumi: Cartanima lab; Produzione: Cartanima teatro. 26 gennaio - Storie di Giusti - Desio “La bambina dietro gli occhi” Yeudith Kleinman Intervista alla Prof.ssa Rossana Veneziano, Graduated Yad Vashem e membro del Comitato scientifico di Pietre d’Inciampo.

27 gennaio dalle ore 9.00
Intervista a EDITH BRUCK, scrittrice, testimone della Shoah, passata per Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen e la marcia della morte.
Intervista a FRANCO PERLASCA, figlio del Giusto tra le Nazioni Giorgio Perlasca, che salvò più di 5000 ebrei a Budapest
Intervista a MILENA BRACESCO, figlia di Enrico Bracesco, antifascista, deportato a Mauthausen e assassinato nel Castello di Hartheim – a cura di Roberta Miotto 

In diretta streaming dalle 10.45
PAROLE DI MEMORIA a cura di Carlo Gaeta e Claudio Calvi - La puntata è dedicata al Giorno della Memoria. Al ricordo doloroso della perdita che non deve esimerci dalla vita. La Memoria, senza un impegno per il futuro non serve a nulla.

  • Luca Santambrogio, Presidente Provincia
  • Milena Bracesco, Presidente Comitato pietre d’Inciampo
  • Roberta Miotto, fondatrice Comitato Pietre d’Inciampo
  • Diretta Cerimonia Pietra d’inciampo Seregno - ore 11.00
  • Diretta Cerimonia Pietra d’inciampo Lissone - ore 11.15

La Memoria in Brianza:

  • Dario Allevi, Sindaco di Monza
  • Luca Veggian, Sindaco di Carate Brianza
  • Francesco Sartini, Sindaco di Vimercate
  • “Ricordare il dolore ma celebrare la vita” - Gli studenti dialogano con il Prof. Raffaele Mantegazza, docente di scienze umane all'Università di Milano-Bicocca.


Per scaricare il programma in formato pdf cliccare qui.
Per accedere ai contenuti on line cliccare qui.

giovedì 14 gennaio 2021

Firma anche tu! Mai più fascismo e nazismo


 

Da anni assistiamo impassibili al proliferare dell’esposizione ovunque, di simboli che richiamano a fascismo e nazismo, frutto di anni di sottovalutazione del fenomeno del ritorno di queste ideologie che mai come oggi sono pericolose. Il 'Rapporto Italia 2020' dell’Eurispes ci dice che dal 2004 ad oggi è aumentato il numero di chi pensa che la Shoah non sia mai avvenuta: erano solo il 2,7% oggi sono il 15,6%, mentre sono in aumento, sebbene in misura meno eclatante, anche coloro che ridimensionano la portata della Shoah dall'11,1% al 16,1%. Inoltre, secondo l'indagine, riscuote nel campione un "discreto consenso" l'affermazione secondo cui "Mussolini sia stato un grande leader che ha solo commesso qualche sbaglio" (19,8%). Con percentuali di accordo vicine tra loro seguono "gli italiani non sono fascisti ma amano le personalità forti" (14,3%), "siamo un popolo prevalentemente di destra" (14,1%), "molti italiani sono fascisti" (12,8%) e, infine, "ordine e disciplina sono valori molto amati dagli italiani" (12,7%). In compenso secondo la maggioranza degli italiani, recenti episodi di antisemitismo sono casi isolati, che non sono indice di un reale problema di antisemitismo nel nostro Paese (61,7%).

Per meno della metà del campione (47,5%) gli atti di antisemitismo avvenuti anche in Italia sono il segnale di una pericolosa recrudescenza del fenomeno. Per il 37,2%, invece, sono bravate messe in atto per provocazione o per scherzo.

Nella scorsa legislatura solo un ramo del Parlamento aveva approvato una proposta di legge che sanzionava coloro che propagandavano le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco.

Questa proposta di legge riprende quelle finalità e aggiunge alcune ulteriori aggravanti per l’esposizione di simboli fascisti e nazisti nel corso di eventi pubblici.
Qualcosa sta accadendo: i media trasudano da anni di notizie che era giusto considerare allarmanti, vi era e persiste una crescente diffusione di razzismi e di appelli a trovare soluzioni autoritarie. Oggi riteniamo fondamentale che dal basso si riparta per riparlare dei valori della nostra Costituzione e attualizzarli: la Costituzione con la sua XII disposizione transitoria vieta la ricostituzione sotto ogni forma del disciolto partito fascista. E’ necessario, di fronte all’esposizione, la vendita di oggetti di simboli che si richiamano a quella ideologia che la normativa non lasci spazi di tolleranza verso chi si cela dietro le libertà democratiche per diffondere attraverso la propaganda, l’esposizione, la vendita di oggetti di nuovo i simboli di quel passato tragico.
Ripartiamo da una iniziativa popolare dal basso per difendere la nostra Costituzione e i suoi valori.




Legge di iniziativa popolare proposta da Maurizio Verona, sindaco di Stazzema. Per firmare bisogna prendere appuntamento telefonando presso il proprio Comune. 

 

Art. 1.
1. Nel capo II del titolo I del libro secondo del codice penale, dopo l’articolo 293 è aggiunto il seguente:
«Art. 293-bis. – (Propaganda del regime fascista e nazifascista). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi eversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici.
La pena di cui al primo comma è altresì aumentata di un terzo se il fatto è commesso con modalità ed atti espressivi dell’odio etnico o razziale.
All’articolo 5, primo comma, della legge 20 giugno 1952, n. 645, le parole: «sino a» sono sostituite dalle seguenti: «da sei mesi a».

Art. 2
1. Al Decreto Legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito in Legge 25 giugno 1993, n. 205, recante “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa” all'art. 2 dopo il comma 1 aggiungere il seguente:
"1-bis. Qualora in pubbliche riunioni di cui al comma 1, l’esposizione riguardi emblemi o simboli riconducibili al partito fascista o al partito nazionalsocialista tedesco, la pena di cui all’art. 2 comma 1, è aumentata del doppio.

Maggiori informazioni sul sito: anagrafeantifascista.it

 

Indicazioni per il Comune di Seregno:  
  • telefonare al numero 0362 263333;
  • fissare appuntamento;
  • recarsi presso l'ufficio della Segreteria Generale che si trova nella stradina a fianco al Palazzo Municipale di piazza Martiri della Libertà.

 

domenica 26 gennaio 2020

Pietre d'inciampo. La storia di Ferdinando Silva

Seregno, Piazza Caprera. Un momento della commemorazione di Ferdinando Silva
Ieri 25/1/2020, in occasione della posa della Pietra d'Inciampo in ricordo del Caporale  Ferdinando Silva si è svolta una commossa e partecipata manifestazione. Riportiamo di seguito l'intervento del Prof. Francesco Mandarano, Membro del Comitato Pietre d'Inciampo della Provincia di Monza e Brianza e Vicepresidente  Associazione Nazionale Divisione ACQUI.



Chi era Ferdinando Silva?  

Era uno dei 9 internati militari seregnesi, uno dei 98 dei Comuni della Provincia di Monza  deceduti nei lager del Terzo Reich e sepolti nei grandi Cimiteri Militari Italiani in Germania, Austria e Polonia. Ora riposa nel Cimitero di Amburgo insieme ad altri cinquemila connazionali.  Furono 650 mila gli Internati Militari Italiani che risposero NO, due volte, a una prima  proposta  i giorni successivi all' 8 settembre 1943  subito dopo essere stati catturati,  di continuare  a combattere ancora come alleati con i tedeschi e poi, una volta giunti nei lager,  alla seconda proposta  di far parte dell'esercito della Repubblica Sociale  fascista  di Salò, quando l'alternativa era chiarissima , dire no significava finire nelle baracche dietro il filo spinato.

Furono circa 50 mila quelli che pagarono  con la vita il loro rifiuto. Per troppo tempo e per varie cause sono stati dimenticati, anzi li abbiamo dimenticati. Oggi la posa di questa pietra deve segnare l'inizio dell'uscita da questo lungo oblio. In Brianza quest'anno vengono collocate 21 pietre , 2 dedicate a  soldati una qui a Seregno e un'altra a Briosco.

Cosa siamo riusciti a sapere di questo umile caporale della Fanteria . La ricerca è iniziata nel novembre 2018 e ringrazio Roberto Mauri agente della Polizia Municipale  per avermi aiutato per la ricerca anagrafica.

Era nato a Seregno il 7 aprile 1909 il padre sichiamava Pietro,  la madre Rusnighi Severina. Richiamato, alle armi nel 1942 era stato destinato in Albania. Apparteneva al 440° Battaglione costiero fu catturato nei dintorni di Durazzo il 10 settembre 1943.

Non ho finora ritrovato né parenti né foto,  possiamo solo immaginarcelo dai dati riportati sul Foglio Matricolare: occhi e capelli castani,  alto un metro e sessantanove, di corporatura robusta , era un muratore,  sapeva scrivere e leggere,  avendo superato, alla visita di leva,  una prova consistente nello scrivere una frase e poi leggerla la frase era:” amo la patria”.

Come sono arrivato, senza ombra di dubbio,  a stabilire che abitava proprio qui? Da una scoperta effettuata nell'estate scorsa esaminando i pochi documenti contenuti nel fascicolo personale Militare, conservato presso l'Archivio di Stato di Milano, tra i documenti c'era questa cartolina che mi ha dato 4 informazioni importanti:  1) l'indirizzo, 2) il nome della moglie, Antonietta Longoni, 3) il nome del figlio Pietro,  4) lo Stammlager dove si trovava  nel dicembre del 1943 cioè  lo Stalag VI/F  a Bocholt nella regione della Renania Settentrionale.

 

Il passo succesivo è stato quello di rintracciare lo stato di famiglia e così ho potuto sapere che nel 1934, all' età di 25 anni, aveva sposato Antonietta Longoni, magliaia e nel 1936 era nato Pietro; altra informazione, nel 1948 Antonietta si era  risposata e trasferita a Milano e qui le mie ricerche si sono dovute, temporaneamente, fermare perchè non mi è stato permesso di accedere all'Archivio  del Comune di Milano in quanto in fase  di digitalizzazione. Il figlio Pietro Silva potrebbe ancora vivo o qualche altro componente della famiglia.

La ricerca  quindi continua.

Prof. Francesco Mandarano

Albiate. Una serata per ricordare Federico Molteni, deceduto in un lager tedesco


domenica 19 gennaio 2020

Inno alla vita: la scultura che lega Seregno ad Auschwitz

Campo di Auschwitz, 30 agosto 1979 - Giancarlo Mariani, allora Sindaco di Seregno consegna, a nome dell'intera città, una scultura in bronzo di Alberto Ceppi, alla direttrice del Museo Auschwitz-Birkenau (1)
Nel 1979 una delegazione della Città di Seregno visitava il campo di concentramento di Auschwitz. A più di quarant'anni ci piace ricordare tale avvenimento riportando di seguito il resoconto dell'allora Sindaco Giancarlo Mariani.


di Giancarlo Mariani (1927 - 2004)

Il giorno 30 agosto 1979 ho consegnato alla direttrice del museo Auschwitz-Birkenau (1) la scultura in bronzo di Alberto Ceppi con l'iscrizione dedicata ai morti ed ai vivi di questo campo di sterminio conservato come monumento alla lotta ed al martirio.

Il bronzo dello scultore Alberto Ceppi dal titolo "Inno alla vita" - Foto Redaelli
Non è facile descrivere le emozioni che ad alcuni dei più anziani facevano materialmente rivivere le pagine più drammatiche della nostra storia; quattro milioni di vittime (2) conta questa terribile realtà: russi, zingari, ebrei, polacchi e prigionieri di tutta l'Europa; uomini, donne, bambini e vecchi sono "passati" per i camini dei forni crematori.

La sterminata distesa di erba verde con i reticolati ed i fili elettrici, le torrette di guardia sinistramente stagliate nel cielo, i forni crematori, le camere a gas, le baracche allineate ed appiattite, i binari ferroviari, gli stagni, dove venivano gettate le ceneri dei martiri ed infine il monumento di tutte le nazioni, ci hanno colpito al punto che il pianto nostro generale era una liberazione all'angoscia attanagliante.

La presenza di una delegazione di seregnesi in questi campi aveva non soltanto lo scopo di un omaggio al sacrificio, ma anche e soprattutto il senso della ricerca di un modo nuovo di vivere che partiva dal monumento alla suprema ignominia dell'umanità guidata dalla follia ideologica. Abbiamo pregato per i morti di Auschwitz, per i vivi di Auschwitz, per la Polonia, per l'Italia, per la pace nel mondo: Abbiamo pregato con le lacrime nostre che scorrevano liberamente, anche per i persecutori della collettiva barbarie.

Abbiamo pregato per i vivi e per i morti che ancora oggi hanno patito e patiranno violenza in ogni parte del mondo. Siamo usciti, nell'aria rarefatta della pianura polacca con l'animo leggero come per aver sciolto un voto e mantenuto una promessa.

La vita ricomincia sempre da questi luoghi di dolore perchè essi invitano a scendere nelle radici stesse della nostra esistenza, non con parole vane ma con brucianti realtà vissute materialmente in questi pellegrinaggi cui vorremmo invitare tutta la gioventù seregnese.

Ascoltiamo la voce di questi morti e da loro e dai loro figli impariamo a lottare sempre, in ogni momento della nostra vita, per la libertà di tutti, per la pace, per la giustizia, nel supremo rispetto della persona umana che ad Auschwitz il nazismo cercò di distruggere ma che da Auschwitz-Birchenau ogni giorno, con il grido di 4 milioni di morti (2), torna a percuotere i cuori di tutto il mondo.

Nota 1: Il campo di sterminio di Birkenau (Auschwitz II) fu uno dei tre campi principali che formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz in Polonia.
Nota 2: abbiamo mantenuto il testo originario. Il numero delle vittime è stato, purtroppo, ben superiore. Per approfondire leggi qui.

Fonti: la foto sotto il titolo ed il testo di Giancarlo Mariani sono stati tratti da "Il Cittadino" dell'8 settembre 1979.  La foto della scultura è stata tratta da "Il Cittadino" del  25 agosto 1979

giovedì 9 gennaio 2020

Da Mariano ad Auschwitz. La storia senza ritorno di Anna Maria Terracina


Sabato 11 gennaio 2020 - ore 10

Da Mariano ad Auschwitz 
La storia senza ritorno di Anna Maria Terracina

Incontro con Paolo Ciampi autore del libro "Una Famiglia", con due testimonianze dell'epoca presso la Sala Civica di Piazza Roma, Mariano Comense

Si sentono in salvo. Anna Maria, sua mamma, il marito e i bambini hanno abbandonato la loro casa e si sono rifugiati in un appartamento distante poche decine di metri, sempre lungo via IV Novembre. Troppo rischioso rimanere in quell’abitazione, con i rastrellamenti in corso. Tra poche ore, hanno deciso, lasceranno anche Mariano, alla ricerca di un posto più sicuro. Ma poi, ecco il lampo, nella testa di Anna Maria: le medicine della nonna. Le hanno lasciate nella vecchia casa.

«Torno subito», dice, e corre in strada. Ma arrivata davanti al portone, le si gela il cuore. La stavano aspettando. «Deve venire con noi, signora», le ordinano i carabinieri. Lei sa che i suoi figli la stanno guardando, dalla finestra del rifugio. Ma non può ricambiare lo sguardo: svelerebbe il nascondiglio. Non si vedranno mai più.

Anna Maria Terracina, ebrea, viene arrestata il 1 dicembre del ’43 nei rastrellamenti decisi dal regime fascista. Il ricordo di quei momenti diventa memoria in occasione della giornata dedicata alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto. Mariano le renderà omaggio con la posa della prima pietra d’inciampo della città, proprio in via IV Novembre, il prossimo 26 gennaio 2020 alle ore 15

venerdì 18 gennaio 2019

Pietre d'inciampo in Brianza


Le Pietre d'inciampo ricordano la persona: il nome, l'anno di nascita, il giorno ed il luogo della deportazione, la data della morte di uno dei deportati nei campi di sterminio. In Europa ne sono state installate oltre 70.000, in oltre 2000 località. La prima a Colonia, in Germania, nel 1992.
Si tratta di un piccolo cubo di pietra delle dimensioni di un sampietrino di 10 cm ricoperto su una faccia da una lamina di ottone lucente che riportata impressi i dati della persona deportata; in tedesco Stolpersteine.

E' questa l'iniziativa creata dall'artista Gunter Demnig quale reazione ad ogni forma di negazionismo e di oblio, al fine di ricordare tutte le vittime del Nazional-Socialismo che per qualsiasi motivo siano state perseguitate: religione, razza, idee politiche, orientamenti sessuali.

L'inciampo non è fisico, ma visivo e mentale. Costringe chi passa ad interrogarsi sul significato del sampietrino, a ricordare quanto accaduto. In Italia, le prime "Pietre d'Inciampo" furono posate a Roma nel 2010 ed attualmente se ne trovano in varie città tra cui Bolzano, Brescia, Genova, Livorno, Milano, Parma, Ravenna, Reggio Emilia, Siena, Torino, Venezia.

Per spiegare la propria idea, Gunter Demnig, che posa personalmente tutte le "Pietre d'Inciampo", ha fatto proprio un passo del Talmud: «Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome».
  
Le Pietre d'inciampo: il significato -  Stolpersteine nasce da un'idea dell'artista tedesco Gunter Demnig, per contrastare l'oblio e le cattive memorie sulla tragedia delle deportazioni nazifasciste durante la Seconda Guerra Mondiale. L'episodio decisivo avviene a Colonia nel 1990, quando un cittadino contesta la veridicità della deportazione nel 1940 di 1.000 sinti della città renana, in occasione dell'installazione di un'opera scultorea per ricordarne la persecuzione. Da quel momento Demnig si dedica a costruire il più grande monumento diffuso d'Europa, attraverso l'installazione di "Pietre d'Inciampo.
  
Le Pietre d'inciampo: il programma -  Sabato 26 gennaio 2019 le "Pietre d'Inciampo" saranno posate anche nel cuore della Brianza, per la precisione a Cesano Maderno, Lissone e Seregno. A Cesano Maderno, alle ore 10.00 sarà onorata la memoria di Arturo Martinelli e la "Pietra d'inciampo" sarà posta in Piazza Arese. A Lissone, alle ore 14.00, i riflettori si accenderanno su Mario Bettega e la Pietra d'inciampo sarà sistemata davanti allo Stadio Comunale Brugola in Via Dante Alighieri, 30. A Seregno, alle 15.30 le "Pietre d'inciampo" saranno installate alla Ca' Bianca di via Trabattoni, 83 e dedicate ai componenti della famiglia Gani: Giuseppe Gani, Speranza Zaccar, Regina Gani, Ester Gani ed Alberto Gani.

Le Pietre d'inciampo in Brianza: il Comitato -  Le "Pietre d'inciampo" in Brianza aranno posate per iniziativa del Comitato per le Pietre d'inciampo di Monza e Brianza, il cui scopo è quello di  portare a conoscenza, diffondere e realizzare una memoria diffusa dei cittadini della nostra provincia deportati nei campi di concentramento e sterminio nazisti.

Soci fondatori del Comitato sono le Amministrazioni Comunali di Cesano Maderno, Lissone e Seregno; ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) Monza/Sesto San Giovanni, l'ANPI provinciale e l'Associazione Senza Confini, promotore dell'iniziativa.

Possono aderire al Comitato tutti i Comuni della provincia di Monza e della Brianza, le associazioni, le scuole ed i singoli individui. Verrà affiancato dal Comitato Scientifico, rappresentato da associazioni e da singoli individui, che per affinità con le tematiche rappresentate, siano intenzionati a dare valore e supporto alle iniziative. Potrà inoltre valersi di esperti e di persone e/o associazioni particolarmente sensibili al tema della memoria, delle deportazioni e dei Giusti della Shoah.

Il Comitato, allo scopo di rafforzare una memoria comune delle persecuzioni nazifasciste, si impegna a scegliere i nominativi delle "Pietre" sulla base di criteri paritari tra tutti i vari tipi di deportazione e si impegna a proporre annualmente almeno un nominativo.

Il presidente è Milena Bracesco, nominata all'unanimità durante l'assemblea costituente svoltasi a Seregno il 14 gennaio 2019, con vice Fabio Lopez e segretaria Roberta Miotto (Associazione Senza confini di Seveso).

L'attività ha il patrocinio della Provincia di Monza e della Brianza.

Il manifesto di questa prima edizione è stato progettato e disegnato dall'IIS Ettore Majorana di Cesano Maderno ed il nominativo inciso sul sanpietrino è quello del padre della senatrice a vita Liliana Segre, scelto come simbolo di tutti i deportati italiani.
 
Le Pietre d'inciampo in Brianza: le dediche
  
Arturo Martinelli, nato l'1 settembre 1916 a Milano. Nel 1933 si trasferisce a Cesano Maderno dove il padre lavorava all'ACNA. Fu uno dei primi e più attivi collaboratori di Leopoldo Gasparotto, comandante partigiano delle Brigate Giustizia e Libertà della Lombardia. Arrestato alla fine del 1943 per la sua attività politica nell'ambito del Partito d'Azione, a San Vittore ebbe la matricola 546. Fu trasferito a Fossoli il 27 aprile 1944, con la matricola 235, e sistemato nella baracca 18, ancora oggi esistente. Nel campo modenese svolse il compito di "intendente del magazzino". Sua madre, Ester Adami, lo raggiunse al campo di prigionia per cercare di vederlo, rischiando di essere fucilata dopo che ebbe varcato il reticolato. Arturo Martinelli è uno dei martiri di Cibeno, dal nome della località vicino a Carpi, presso il cui poligono di tiro furono uccisi sommariamente 67 internati del campo. Degli internati fucilati il 12 luglio 1944 circa la metà erano lombardi e di questi, otto erano stati arrestati per la loro partecipazione alla Resistenza in Brianza. Il corpo di Martinelli, contrassegnato all'esumazione con il numero 21, fu riconosciuto dal padre Emilio. È sepolto nel cimitero Maggiore Musocco di Milano, campo 64, detto "della Gloria", lapide 189. La città di Cesano Maderno gli ha intitolato una via nella zona dove sorgeva il villaggio operaio dell'ACNA.

Mario Bettega, nato il 16 agosto 1918 a Lissone. Era un pilastro della squadra locale di calcio, la Pro Lissone. Lavorava in fabbrica alla Breda di Sesto San Giovanni. L'ambiente operaio favorì la sua decisione di sostenere la Resistenza, in particolare quella nascente in Brianza. Si dimostrò prezioso, asportando materiali dal suo reparto utili nella costruzione di piccoli ordigni esplosivi, confezionati in scatole di carne conservate vuote, che arrivavano dalla Montana, nota fabbrica a Lissone. Era insofferente al dispotismo ed alla prepotenza fascista e questo atteggiamento gli costò l'arresto. Tre uomini irruppero in casa sua il 23 febbraio 1944 e lo arrestarono, portandolo in Villa Reale a Monza per i primi interrogatori. Fu poi trasferito a San Vittore. Il 27 aprile 1944 fu trasferito nel campo di Fossoli ed il 21 luglio fu spostato nel campo di Bolzano. Venne deportato il 5 agosto a Mauthausen, con la matricola 82281. Trasferito in un primo momento a Gusen, fu poi rimandato a Mauthausen, dove morì il 19 marzo 1945 in una delle dieci baracche del sanitatslager, l'infermeria del campo, a causa della fame e dei maltrattamenti subiti.

La famiglia Gani, composta da Giuseppe Gani, classe 1895, sua moglie Speranza Zaccar, classe 1900, e dai loro figli Regina Gani, classe 1926, Ester Gani, classe 1928 ed Alberto Gani, classe 1934. Residenti a Milano e perseguitati per la loro origine ebraica, nel 1943 i coniugi Gani scelsero di riparare a Seregno, benché Giuseppe continuasse a fare la spola con il capoluogo per questioni professionali. I figli furono inizialmente ospitati dalla famiglia Mazza, nei locali sopra l'omonima trancia. Seguì quindi il trasloco alla Ca' Bianca, considerato un luogo più sicuro, dove la famiglia fu accolta nella casa di Luigi Casati. Nell'agosto del 1944 i fascisti irruppero nell'abitazione e catturarono Speranza Zaccar con i figli, mentre Giuseppe Gani, dopo essere riuscito a far perdere le proprie tracce grazie ad una segnalazione, venne alla fine individuato in zona Dosso, al confine con Albiate. I Gani furono quindi rinchiusi prima a Monza e poi nel carcere milanese di San Vittore, per approdare infine al campo di raccolta di Bolzano Gries, che aveva sostituito quello di Fossoli. Il 28 ottobre 1944 venne registrato il loro arrivo ad Auschwitz. Qui Giuseppe ed Alberto Gani e Speranza Zaccar furono immediatamente gassati, mentre Regina ed Ester Gani superarono la selezione e furono avviate al lavoro come schiave. Destinate poi al lager di Bergen Belsen, di loro non si seppe più nulla a partire dall'11 febbraio 1945.

Per approfondire leggi anche: Seregno. La storia della famiglia Gani

Le Pietre d'inciampo in Brianza: il programma completo
 
20 gennaio ore 10.00 Solaro - Centro Parco Polveriera Via della Polveriera, 2
"I ricordi non possono aspettare"
La memoria non dura un giorno - Celebrazione del Giorno della Memoria
Spettacolo itinerante in ricordo della deportazione.
Presentazione del "Comitato per le Pietre d'inciampo di Monza e Brianza"  a cura di Roberta Miotto, Associazione Senza confini.

23 gennaio ore 9.00 Cesano Maderno  - Biblioteca V. Pappalettera via Borromeo
"Percorso Vincenzo Pappalettera", per le scuole cesanesi

23/24 gennaio ore 9.15 Seregno - Cinema Roma via Umberto I°
proiezioni scolastiche con il film "Un sacchetto di biglie", di Christian Duguay

25 gennaio ore 9.10 Seregno -  Auditorium piazza Risorgimento, 36
proiezioni scolastiche con il film "La signora dello zoo di Varsavia" di Niki Caro

25 gennaio ore 21.00 Seregno - Biblioteca Civica Ettore Pozzoli p.za Mons. Gandini 9
"Giobbe. storia di un uomo semplice",  monologo di Roberto Anglisani dal romanzo di Joseph Roth.  A cura di Teatro d'Aosta

26 gennaio ore 8.30 Seregno - Cinema Roma via Umberto I°
proiezioni scolastiche con il film "La signora dello zoo di Varsavia" di Niki Caro

26 gennaio ore 11.00 Lissone - Palazzo Terragni Piazza Libertà
"Il sonno della ragione" mostra fotografica e documentaristica  a cura del Centro Culturale Fotografico Club F64. Immagini di Antonio Riva, coordinamento di Danilo Arosio.

26 gennaio ore 11.30 Lissone - Palazzo Terragni piazza Libertà
"Il lavoro rende liberi". Spettacolo Teatrale rivolto ai ragazzi delle classi quinte - L.S. Enriques Lissone. Regia di Filippo Mussi, con la Compagnia Teatrale Instabile

26 gennaio ore 15.00 Cesano Maderno - Biblioteca V. Pappalettera via Borromeo
"Storie per la Giornata della Memoria." Letture sulla Shoah per bambini a cura di Amici Biblioteca e ANPI Cesano Maderno. Partecipazione libera con prenotazione.

dal 26 gennaio ore 11.30 al 25 Aprile Cesano Maderno - Auditorium Disarò p.za Mons. Arrigoni
Mostra "Una valigia per Clara, una cesanese ad Auschwitz". La  storia della Shoah italiana raccontata attraverso le vicende di Clara Levi, giovane ebrea nata a Cesano, e della sua famiglia.
A cura degli studenti degli istituti Majorana e Versari di Cesano Maderno

dal 26 gennaio al 3 febbraio ore 17.00 Seregno - Museo Vignoli V. Santino de Nova
Mostra "Indifferenza". Importante è tornare a credere che sia possibile fare la differenza
del gruppo Giovani Pittori Crescono, a cura dell'Istituto Levi di Seregno.

27 gennaio ore 16.00 Lissone - Palazzo Terragni Piazza Libertà
"Il lavoro rende liberi". Spettacolo Teatrale aperto alla cittadinanza. Regia di Filippo Mussi, con la Compagnia Teatrale Instabile.

Lunedì 28/29/30 gennaio ore 9.30 Seregno - Auditorium piazza Risorgimento, 36
"La notte", lettura scenica per le scuole del regista e attore Christian Poggioni , dal romanzo di Elie Wiesel a cura del Liceo Parini di Seregno

3 febbraio ore 17.00 Cesano Maderno - Sala Aurora Palazzo Arese Borromeo
"Shoah: le donne", conferenza di Marina Napoletano
Interventi musicali a cura dell'Associazione Pro Musica.

23 febbraio ore 21 Cesano Maderno - Sala Aurora Palazzo Arese Borromeo via Borromeo
"Antisemitismo, quando è cominciato", con Marta Villa, docente di antropologia culturale Università degli Studi di Trento e Università della Svizzera Italiana.

La cerimonia posa delle Pietre d'inciampo, sabato 26 gennaio
(in collaborazione con l'Associazione Senza Confini di Seveso)

ore 10.00 a Cesano Maderno, presso il Palazzo Comunale di piazza Arese, 12
Pietra d'inciampo dedicata ad Arturo Martinelli, (1916-1944), deportato e assassinato a Fossoli il 12.07.1944. Presentazione a cura degli studenti della Scuola Media Salvo D'Acquisto

ore 14.00 a Lissone, presso lo Stadio Comunale Brugola Via Dante Alighieri, 30
Pietra d'Inciampo dedicata a Mario Bettega, (1918-1945), lissonese deportato e assassinato nel Campo di sterminio di Mauthausen il 19.03.1945.

ore 15.30 a Seregno, presso Ca' Bianca via Trabattoni,83
Pietra d'inciampo dedicata alla famiglia Gani, Giuseppe Gani, Speranza Zaccar, Regina Gani, Ester Gani, Alberto Gani (1944/1945) sfollati da Milano a Seregno, deportati e assassinati ad Auschwitz e Bergen Belsen. Assolo di violino dal film "Schindler's list" di Valentina Villa

Seregno. Storia della famiglia Gani


La famiglia Gani
Giuseppe Gani, nato il 16/08/1895 a Ioannina
Speranza Zaccar, nata il 17/10/1900 a Corfù
Regina Gani, nata il 7/12/1926 a Milano
Ester Gani, nata il 19/7/1928 a Milano
Alberto Gani, nato il 20/4/1934 a Milano

Questa è la famiglia Gani, la cui storia dà la misura di quanto sia stata terribile la persecuzione razziale in Brianza; due giovani genitori e tre ragazzi che furono vittime della scelleratezza dei militi fascisti - italiani come loro - che li arrestarono e della denuncia di un delatore, cioè di un seregnese, di un brianzolo, di un abitante della terra dove credettero di trovare rifugio e protezione.

La prima residenza di Giuseppe Gani in Italia è registrata nel 1918 a Milano. Il 1° ottobre 1925 sposò Speranza Zaccar, anche lei ebrea di origini greche. Dalla loro unione nacquero tre figli, Regina, Ester ed Alberto. Dal 1934 abitavano in corso Vercelli 9. I Gani erano benestanti, Giuseppe era titolare di una ditta che si occupava di esportazione di tessuti.

Dopo l’emanazione delle leggi razziali nel 1938, la vita della famiglia Gani si complicò. I figli furono emarginati da scuola. Regina, che frequentava il corrispondente delle attuali scuole medie presso il liceo Manzoni di Milano, venne espulsa dall’istituto con altri 64 studenti. I Gani furono costretti ad inoltrare domanda per poter rimanere in Italia (1939), per poter conservare personale di servizio “ariano” (1939 e 1941), perché avevano alle dipendenze una donna di servizio.

Successivamente la famiglia si trasferì a Seregno; per tutto il 1942 infatti la Trattoria con alloggio Umberto I di via Vittorio Emanuele – attuale corso del Popolo – denunciava (come prescriveva la normativa) la presenza di cinque ebrei di origine greca. A Seregno dal mese di aprile di quell’anno Giuseppe Gani fu soggetto al provvedimento di “internamento libero”; un telegramma del questore di Milano avvisava il podestà “Per ordine ministero giorno 12 corrente si presenterà costà ebreo greco Gani Giuseppe di Abramo. Predetto est internato per cui non può allontanarsi da cotesto comune senza preventiva autorizzazione ministero. Prego assicurare arrivo et disporre assidua efficace vigilanza”. Il 13 aprile il podestà Alessandro Silva rispondeva, confermando l’avvenuto “internamento” e assicurando di aver sottoposto “l’ebreo greco” ad efficace vigilanza, d’accordo coll’Arma dei Carabinieri Reali.

L’anno successivo la famiglia trovò rifugio presso la trancia Mazza, in via Milano, nei pressi della stazione. Da lì il padre raggiungeva in treno il capoluogo per curare per quanto ancora possibile i propri affari. Probabilmente a cavallo tra l’inverno 1943 e la primavera 1944, dalla casa di via Milano i Gani, per prudenza, cambiarono nascondiglio: la madre con i tre figli presso la famiglia Casati alla Ca’ Bianca, edificio di fronte all’ospedale cittadino, costituito da una cascina a due cortili chiusi, mentre Giuseppe trovò riparo in via Volta presso una delle figlie sposate del Casati. Il capofamiglia, Luigi Casati, era un contadino e antifascista convinto.

Il 10 febbraio 1944, le autorità fasciste sequestrarono l’appartamento milanese dei Gani con tutto ciò che vi era contenuto. Il 29 febbraio la Banca Commerciale italiana, ottemperando alle normative antiebraiche vigenti, denunciò la liquidità dei Gani depositata presso la sua sede. Il 16 giugno la questura di Milano decretò la confisca della casa e il 16 ottobre, epoca in cui i Gani erano già stati arrestati, vennero confiscati i depositi bancari, su decisione del capo della Provincia, con voltura a favore dello Stato.

Nell’agosto 1944, un mattino, un drappello di fascisti italiani accompagnati da un tedesco irruppe nell’abitazione dei Casati alla Ca’ Bianca ed arrestò Speranza, Regina, Ester ed Alberto. Di sicuro la delazione di un cittadino seregnese fu all’origine della spedizione. Giuseppe riuscì in un primo tempo a sfuggire alle ricerche ma prima di notte fu anch’egli catturato presso il Dosso.

Il 20 agosto i cinque componenti delle famiglia Gani entrarono nelle celle di San Vittore a Milano. Il 7 settembre vennero trasferiti nel campo di raccolta di Bolzano-Gries. Il 24 ottobre, sul convoglio n° 18 siglato RSHA (la sigla dell’istituzione delle SS deputata all’esecuzione dello sterminio in tutta Europa), partirono da Bolzano-Gries alla volta di Auschwitz. C’era un solo bambino su quel treno, Alberto Gani, di dieci anni. Per quattro giorni viaggiarono stipati come bestie e martoriati dalla sete. Il 28 ottobre era ancora notte quando il convoglio s’incanalò sul binario che entrava nel lager di Auschwitz. In una scena da incubo, fra guardie che urlavano e i cani che abbaiavano, i prigionieri vennero fatti scendere; il dottor Mengele o uno dei suoi collaboratori li aspettavano per la selezione. Giuseppe, Speranza e il piccolo Alberto vennero inviati immediatamente alle camere a gas. Ester e Regina furono fra le 59 persone che superarono la selezione, come rivelano i documenti tedeschi conservati nell’archivio del museo di Auschwitz. Furono destinate al lavoro da schiave o a qualche postribolo nazista. Finirono poi nel lager di Bergen Belsen, dove venivano concentrate soprattutto le donne, e dall’11 febbraio 1945, data dell’ultimo avvistamento da parte di un testimone, non se ne seppe più nulla.

Bibliografia
  • Comitato Antifascista di Seregno (a cura di), Nel segno di Alberto Gani, Seregno 1999
  • Pietro Arienti, Dalla Brianza ai lager del III Reich, Missaglia 2012
  • Pietro Arienti, Sorvegliati speciali, Seregno 2014
  • Chiara Ballabio e Zeno Celotto, Corti e contrade. Il borgo di Seregno dal XVI al XX secolo, Seregno 2017

domenica 13 gennaio 2019

Giorno della Memoria al Parco delle Groane

Sarà uno spettacolo teatrale a cura dell’associazione culturale Cartanima Teatro di Seregno il piatto forte delle celebrazioni del “Giorno della Memoria” del Parco delle Groane.

L’appuntamento per tutti è fissato per domenica mattina 20 gennaio alle 10.00 presso il Centro Parco Polveriera di Solaro.

Sarà una rappresentazione “itinerante” che toccherà più punti della Polveriera, il tema sarà quello delle deportazioni. Gli attori accompagneranno il pubblico in un viaggio di ricordi e testimonianze per non dimenticare.

TITOLO SPETTACOLO TEATRALE
“I ricordi non possono aspettare. La memoria non dura un giorno”.

Introdurrà la mattinata il Presidente del Parco delle Groane Roberto Della Rovere. Oltre al teatro ci sarà anche uno spazio dedicato alle testimonianze di Milena Bracesco, figlia di Enrico vittima della deportazione; Fabio Lopez, figlio di Guido, un salvato; Pietro Arienti , scrittore, esperto sulla deportazione

Presentazione del “Comitato per le Pietre d’Inciampo di Monza e Brianza” a cura di Roberta Miotto dell’Associazione Senza Confini.

Ingresso libero.

Scarica da QUI la locandina.

lunedì 22 gennaio 2018

Seregno: «Na toròw do Oświęcim - Sui binari di Auschwitz» con gli studenti del Liceo Parini

In occasione del 73° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz e della Giornata Internazionale della Memoria, martedì 23 gennaio alle ore 11 si inaugurerà una mostra didattico fotografica dal titolo “Sui binari di Auschwitz” presso il museo Vignoli (via Santino De Nova 24/26) di Seregno.
L’evento è curato dagli studenti del Liceo Parini di Seregno, con il patrocinio del Comune di Seregno.
Attraverso foto, sculture e installazioni gli studenti racconteranno le emozioni e le riflessioni suscitate in loro dalla visita al campo di concentramento di Auschwitz.

La mostra è a ingresso libero e sarà visitabile dal 23 al 27 gennaio dalle ore 8 alle 13 e dalle ore 14.30 alle 18.30. E’ inoltre possibile prenotare delle visite guidate contattando l’ufficio Cultura del Comune di Seregno, via telefono al numero 0362 263311 o via e-mail all’indirizzo info.cultura@seregno.info

Leggi anche: Al liceo Parini la memoria si fa fotografia (altro sito)
.

domenica 21 gennaio 2018

Zingari: l'olocausto dimenticato

domenica 4 febbario 2018 - ore 17
Triuggio (MB), Sala Consiliare
via Vittorio Veneto 15

Nell’ambito dell’edizione 2018 dei Percorsi nella Memoria, rassegna promossa dal Consorzio Brianteo Villa Greppi per commemorare le vittime della deportazione nazista e per celebrare il Giorno della Memoria, la Sala Consiliare di Triuggio ospita lo spettacolo teatrale di Pino Petruzzelli: “Zingari: l’olocausto dimenticato”.

Più di 500.000 zingari sono stati uccisi nei campi di sterminio nazisti. Una storia dimenticata. Una storia non ancora scritta. Raccontarla è un atto dovuto.

"Nei vari processi contro i nazisti responsabili di crimini contro l'umanità, primo fra tutti quello di Norimberga, mai nessuno si preoccupò di sentire la testimonianza di uno zingaro. Al processo di Gerusalemme, nonostante Eichmann si fosse dimostrato consapevole delle pratiche di deportazione degli zingari, il capo d'imputazione che riguardava questo argomento venne annullato. Nessun responsabile fu chiamato a rendere conto dello sterminio degli zingari."

Lo spettacolo è dedicato al genocidio del popolo rom e sinto durante il nazismo. Un genocidio che nasce dal pregiudizio e dal razzismo imperanti nella Germania degli anni trenta. A Berlino il dottor Robert Ritter, direttore del Centro di Ricerche per l'Igiene e la Razza dichiara che "gli Zingari risultano come un miscuglio pericoloso di razze deteriorate" e che "la questione zingara potrà considerarsi risolta solo quando il grosso di questi asociali e fannulloni sarà sterilizzato". La dottoressa Eva Justin rivela al modo accademico nazista, nella sua applaudita tesi di laurea, la presenza nel sangue degli zingari di un gene molto, ma molto pericoloso: il gene dell'istinto al nomadismo, il terribile wandertrieb.

Lo spettacolo vuole essere un viaggio nella memoria alla scoperta di una pagina di storia che inspiegabilmente non trova spazio nei testi scolastici. Un genocidio dimenticato, così come dimenticati sono stati i risarcimenti dovuti ai rom e ai sinti perseguitati durante il nazismo.

Uno spettacolo carico di umanità e di amore per un'etnia, quella Rom e Sinta, che nel corso degli anni più che essere sconosciuta è stata misconosciuta.

http://www.comune.correzzana.mb.it/sites/default/files/Percorsi%20Memoria%202018.pdf
Pieghevole con tutti gli eventi in programma

Percorsi nella memoria 2018. Incontro con Venanzio Gibillini


In occasione della Giornata della Memoria

Domenica 28 Gennaio 2018 alle ore 16.00 
presso il Municipio di Correzzana (MB), via de Gasperi 7

avrà luogo l'incontro con Venanzio Gibillini, ex deportato nei campi di concentramento in Germania. L'intervista sarà curata dal ricercatore Puccy Paleari, all'interno delle iniziative proposte dal Consorzio Villa Greppi nel decennale della rassegna Percorsi della Memoria.

Venanzio Gibillini è nato in Francia nel 1924. Residente a Milano con la famiglia, lavorava al deposito locomotive di Milano-Greco. Arrestato nel luglio del 1944 con l’accusa di sabotaggio, venne incarcerato nel carcere di San Vittore dove subì alcuni violenti interrogatori. Venne trasferito prima nel lager di Bolzano e successivamente deportato in Germania. Internato nel lager Flossenbürg e poi in quello di Kottern (sottocampo di Dachau) fu costretto a lavorare come meccanico in una fabbrica di aeroplani. Venne liberato a Pfronten nel 1945, nel corso della “marcia della morte” durata due giorni.

http://www.comune.correzzana.mb.it/sites/default/files/Percorsi%20Memoria%202018.pdf
Pieghevole con tutti gli eventi in programma.

Il Giorno della Memoria a Dolzago

Il gruppo dolzaghese Senza Stanza con il patrocinio del comune di Dolzago organizza, per commemorare il giorno della memoria, un incontro con il ricercatore e documentarista Puccy Paleari nella serata di venerdì 26 gennaio 2018, presso la sala consiliare del municipio.
Il relatore guiderà il pubblico attraverso un viaggio storico per comprendere le origini e gli sviluppi di accadimenti che ancor'oggi devono essere ricordati.

lunedì 15 gennaio 2018

Monza, 27 gennaio 2018: nasce il "Bosco della Memoria"


Sabato 27 gennaio 2018, in occasione del Giorno della Memoria, dopo quasi dieci anni di lavoro si inaugura a Monza il BOSCO DELLA MEMORIA, un ambizioso progetto di recupero e valorizzazione di un pezzo importante di storia locale, fino ad ora privo di un luogo di ricordo e visibilità in città.

Una cerimonia semplice e intensa, che porrà al centro le testimonianze dirette, inaugurerà l'istallazione permanente presso il bosco urbano di via Messa.

Composto da 92 elementi in acciaio corten, segnaletica verticale e un grande landmark (punto informativo) il Bosco della Memoria ricorderà le vicende umane e politiche dei deportati brianzoli nei campi di concentramento e sterminio nazifascisti.

Ad ognuno dei 92 deportati verrà dedicato un albero: le inumane vessazioni subite nell'esperienza della deportazione trovano un riscatto indelebile in questo legame simbolico con un elemento naturale forte e vitale.

Il bosco diventerà così luogo di memoria e testimonianza delle esperienze di donne e uomini brianzoli, in gran parte operai e antifascisti, che pagarono con la deportazione il proprio impegno contro il Regime.

Questo spazio segue l'esempio dei tanti memoriali che in Italia e in Europa ricordano la tragedia di milioni di persone vittime della barbarie dei totalitarismi: il Bosco della Memoria sarà un luogo vivo e frequentato, attraversato sia da semplici visitatori sia da scolaresche e gruppi organizzati.

Sarà un luogo di conoscenza e approfondimento storico, destinato soprattutto alle nuove generazioni e attento a sottolineare gli intrecci tra passato e presente.

Lasciando da parte rituali e retoriche commemorative, l'immersione nella storia della deportazione, sul nostro territorio strettamente connessa con la storia delle antifascismo, vuole essere un efficace strumento contro vecchie e nuove forme di discriminazione, intolleranza, sessismo, razzismo e fascismo.

Le vicende dei nostri deportati e deportate ci lasciano infatti in eredità un patrimonio di sentimenti e passioni, la cui salvaguardia passa necessariamente da un quotidiano impegno nella riaffermazione di ideali di uguaglianza, libertà e giustizia sociale.

A.N.E.D.
Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti
Sezione Monza - Sesto San Giovanni


Per ostenere l'iniziativa cliccare su: http://sostieni.link/16959