Visualizzazione post con etichetta ALSI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ALSI. Mostra tutti i post

domenica 21 luglio 2013

Il Comitato Beni Comuni difende l'acqua pubblica in Brianza


Comunicato stampa del Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza

IL GATTOPARDISMO DEI PREDATORI DELL’ACQUA PUBBLICA

In perfetto stile gattopardesco la casta dell'acqua manifesta episodi di cambiamento, inserendoli nel più ampio disegno teso alla sottrazione di risorse e al depauperamento del patrimonio idrico dei brianzoli.
I pochi elementi di novità sono rappresentati da un nuovo CdA di Brianzacque, che ha avuto l’incarico di presentarsi con una “nuova immagine”, nel disperato tentativo di segnare una sorta di discontinuità rispetto a un consiglio impresentabile che si è sentii in dovere di rinnovare nello sforzo di mitigare gli effetti degli “scarsi” risultati prodotti nell’arco di tutto il precedente mandato. Tra i primi interventi che si richiede al nuovo Consiglio vi è quello della revoca dell'appalto a New Lisi, società priva di iscrizione all'albo gestori dei rifiuti, incaricata di trattare i fanghi degli impianti di depurazione per la modica cifra di 7 milioni e selezionata in quanto unica titolare di un misterioso brevetto custodito nei segreti paradisi fiscali dei soci. Contestualmente andrebbe però rimosso l'ing Belotti, luogotenente del lader della casta Raho, promosso a curare lo scempio economico, sociale e legale che prende il nome di Expo. Riteniamo che di esperti in Brianzacque ve ne siano a iosa e che il pagare un consulente sia un inutile spreco economico. Tra l’altro, l’ing. Belotti pare godere di una più che discreta pensione; quindi non si corre certo il rischio di mettere in difficoltà nessuno in un periodo così difficile. Difficoltà in cui versano invece i lavoratori di Idra fanghi, rimossi e non reintegrati, che pagano l'incapacità gestionale e l'arroganza politica di una classe dirigente che ha portato il nostro paese al fallimento e sull’orlo di un dramma sociale che a breve esploderà. Ovviamente la politica si guarda bene dal reintegrare degli operai che ne hanno il diritto, mentre concede incarichi e stipendi da nababbi senza un minimo di selezione. Salvo poi scaricare il direttore Bratta che comunque, allo stato, non risulta aver realizzato la minima parte di quello che proponeva. E cosi assistiamo all'ennesimo finto cambiamento, segno di una incapacità di governo che al confronto Letta appare un insigne statista. Se questo CdA non è un semplice Gattopardo deve rimuovere tutti quelli che hanno sbagliato o non hanno raggiunto gli obiettivi e perseguire i responsabili per danno erariale o altro.

Altro capitolo è quello dei soci che hanno modificato lo Statuto, inserendo - tramite una clausola irrilevante messa in bella posta per eludere la normativa - un organismo per il controllo analogo che ci offre una straordinaria occasione per attaccare la partitocrazia del “socialismo” municipale.

Un’ultima domanda: l'eventuale esclusione dei soci di Brianzacque che, alla data del 31 dicembre 2013, non avranno svolto le operazioni di retrocessione con quali denari verrà effettuata? Non di certo con i soldi di Alsi o Brianzacque, visto che questi denari sono destinati dalla tariffa agli investimenti e non per far giocare la casta al Monopoli. Le quote le acquisteranno gli altri Comuni? Riducendo le spese per i cittadini e per gli investimenti? Il dubbio è lecito perché ormai è noto che l’interesse della casta non è certo rivolto al bene dei cittadini, ma piuttosto a mantenere il potere e a depredare le risorse dei contribuenti. Nei libri di storia situazione simili alla nostra vengono descritte in relazione ai periodi antecedenti la Rivoluzione Americana e la Rivoluzione Francese.

In conclusione, nel ribadire il dovere morale di reintegrare i lavoratori di Idra fanghi, riproponiamo ancora una volta la richiesta di incontro con i dipendenti e il CdA di Brianzacque, così da poter dibattere apertamente di tali tematiche e di portare alla luce tutte problematiche legate a una gestione del servizio idrico poco trasparente, che un’informazione “filtrata” non consente di far emergere nella loro drammaticità.

mercoledì 19 giugno 2013

Acqua in Brianza: il Comitato Beni Comuni indica la strada

Intervento del Comitato Beni Comuni MB

Al fine di una maggiore comprensione in merito  al SII della Brianza, riteniamo importante condividere quanto di nuovo si sta sviluppando intorno a questo importantissimo ciclo.

In allegato due documenti:

Il primo è un autorevolissimo parere tecnico del Comune di Monza che pone fine alla scellerato progetto di riorganizzazione del servizio idrico portato finora avanti dall'ATO.

Il secondo è uno schema di delibera per l'inizio di un percorso alternativo, nel segno della legittimità e della trasparenza.

L'alternativa all'affidamento a Brianzacque, infatti, non è di certo la gara, come ostinatamente continuano a ripetere i rappresentanti della Provincia e dell'ATO. Ai sensi dell'art. 48 della L.R. n. 26/2003, in materia di scelta del modello gestionale è necessaria la preventiva consultazione obbligatoria e vincolante della Conferenza dei Comuni, cui partecipano tutti i comuni dell'ATO.

Non spetta, quindi, ne a un Assessore provinciale ne al Vice Presidente dell'ATO stabilire se il servizio debba essere messo a gara o continuare con il modello cosiddetto "in house". Le varie Conferenze dei Comuni hanno già espresso il loro parere vincolante a favore di quest'ultimo modello, indipendentemente dal fatto che l'affidatario sia, o meno, Brianzacque.

lunedì 17 giugno 2013

Il ciclo idrico brianzolo: insieme per la tutela della legittimità

Riceviamo e pubblichiamo

6 GIUGNO 2013: DAL CONSIGLIO COMUNALE DI DESIO UNA BELLA LEZIONE DI DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE ATTIVA PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI E DELLA LEGALITA'
 
Il Consiglio Comunale aperto, tenutosi a Desio il 6 giugno 2013, ha rappresentato un momento di grande partecipazione democratica e di discussione, mai realizzato fino ad ora, sul ciclo idrico integrato.
Il Consiglio Comunale di Desio, finalmente, ha potuto esercitare la sua funzione istituzionale perché, prima di esser chiamato ad esprimersi su una proposta di delibera per la retrocessione delle quote del proprio patrimonio idrico e il loro conferimento in una società che non possiede i requisiti previsti dalla legge, ha potuto ascoltare anche la voce di chi dissente da questo progetto.

Va dato atto che l'Amministrazione Comunale di Desio ha dimostrato ampia sensibilità democratica, garantendo alle parti di poter esporre i diversi percorsi possibili per dotare la Brianza di un unico soggetto che gestisca il Ciclo Idrico Integrato.

Gruppi ristretti di potere, invece, pretendono che i Consigli Comunali votino a scatola chiusa dispositivi così importanti, immiserendo il ruolo dei Consigli Comunali che, per conto dei cittadini e per diritto costituzionale, devono esercitare il controllo nella gestione dei Beni Comuni.

Le ragioni espresse dall'ATO sono apparse confuse, contradditorie e omissive.

Appare assurdo il teorema sostenuto dall’ATO secondo il quale un’operazione non può essere considerata illegittima finché l’autorità giudiziaria non si è espressa a riguardo. Non è accettabile che ci si esprima in questi termini di fronte a un Consiglio Comunale! Non è così che si alimenta la cultura della legalità, tanto più in un territorio devastato dalle infiltrazioni criminali! Le istituzioni devono, prima di ogni altra cosa, garantire la legalità e la trasparenza. La legge è l’elemento su cui si fonda il vivere civile e non può essere considerata un ostacolo al raggiungimento di obiettivi più o meno legittimi.

I rappresentanti dell’ATO, poi, hanno apertamente dichiarato che il percorso intrapreso è illegittimo ma da perseguire in quanto unica “strada obbligata”. Hanno poi dichiarato che il dibattito svoltosi a Desio è tardivo e quindi non ci sono altre possibilità, che si è avviata la strada dell'affidamento a Brianzacque perché non c'erano alternative e mai nessuno ha avanzato proposte diverse.

Ma la tardività del dibattito è da ascriversi esclusivamente a una politica fatta solo di logiche di potere, quindi estranee agli interessi dei cittadini, che ha tentato di evitare il confronto, ben sapendo delle difficoltà in esso insite. L’esito referendario e i Comitati per l’acqua pubblica sono esempi di questa volontà di discussione che i partiti hanno deciso di evitare per poter gestire le ingenti risorse idriche per i loro interessi personali, anzichè della collettività.  Il dibattito non è tardivo; forse lo è per loro, in quanto hanno fallito e non vogliono arretrare. Ma è ovviamente ancora possibile intraprendere un percorso legittimo e strategico: la fusione delle patrimoniali che possiedono i requisiti, ALSI e Idra, le quali, con un percorso di gestione unitaria a norma di legge, possono dar vita a un processo di fusione per incorporazione del segmento idrico delle altre Patrimoniali: AEB-GELSIA-ASML-SIB-GSD.

Il Vice presidente dell'ATO ha poi palesemente omesso un dato incontrovertibile, dicendo che non c'è stata mai una proposta alternativa, mentre nella prima decade di luglio 2010, l'allora neo eletto C.d.A di ALSI propose un percorso di fusione delle patrimoniali, in ossequio alla normativa. Tale percorso fu bloccato dal C.d.A di Brianzacque, in accordo con la Provincia e l'ATO di MB. Fu bloccato perché la ristretta cerchia di potenti comandava contestualmente in Brianzacque e in Idra e il processo fu liquidato per meri interessi partitocratici.
Veniamo, ora, alle tesi dell'Avvocato, consulente dell'ATO di MB. Esse appaiono flebili e contradditorie, in particolare sulle sentenze della Corte Costituzionale relative alla valenza delle patrimoniali costituite prima del 2008 e la proprietà dei beni demaniali. Il patrimonio detenuto da Brianzacque non ha la qualifica di inalienablità e incedibilità e cioè non gode della particolare tutela garantita alle patrimoniali costituite prima del 2008.

Alla luce di tutto ciò, il Sindaco e la Giunta di Desio hanno dovuto prendere atto che la complessità della materia e le diverse posizioni in campo necessitano di opportuni approfondimenti.

Vale la pena evidenziare la posizione del Sindaco Corti che ha sostenuto che in Brianza qualunque operazione finalizzata a un affidamento diretto del servizio idrico sarebbe illegittima. Questo, a suo parere, perché nel nostro territorio non esisterebbe alcun soggetto “in house”, visto che nessuno applica correttamente quello che dovrebbe essere il principio del controllo analogo. Al di là del legittimo dubbio di non essere in uno stato di diritto, così come della certezza del disprezzo che la Casta dell’Acqua nutre per la legge, va sottolineato che non può essere confuso il piano della corretta amministrazione delle società pubbliche con quello della corretta modalità di affidamento del servizio idrico. Non è giusto e non è intellettualmente onesto fare di ogni erba un fascio per nascondere le magagne di Brianzacque.
Dato che ogni decisione deve essere ponderata per queste ragioni la delibera di retrocessione delle quote è stata ritirata e, probabilmente, verrà riproposta al Consiglio comunale.

Ora, acclarato che il percorso di Brianzacque è illegittimo e pericoloso per il patrimonio pubblico, esponiamo la soluzione possibile e immediatamente percorribile, priva di ostacoli di natura tecnica e giuridica. Gli unici ostacoli sono di natura politica, e in quanto tali, devono essere rimossi.

  1. Riconvocazione urgente dell'assembla dei soci Alsi per il ritiro della delibera votata il 22 maggio 2013 che prevede la fase di “studio” di smembramento della patrimoniale stessa, richiesta delle dimissioni dell'amministratore unico, rielezione di un nuovo C.d.A autorevole che, viceversa  abbia la missione di ottenere l’affidamento in house e di elaborare un piano industriale strategico che preveda la fusione per incorporazioni delle altre patrimoniali minori.
  2. Convocazione urgente dell'assemblea dei soci di Idra per bloccare il processo unilaterale di scissione dei comuni soci della Provincia di Milano e contestuale avvio di una fase di studio e di trattativa con il Cap per attuare in simultanea il concambio la cessione dei comuni della provincia di Milano, in cambio dei comuni ricadenti nella Provincia di Monza e Brianza, ora detenuti dal Cap.
  3. Creazione di un comitato garante dell'operazione, i cui componenti siano scelti nei Consigli comunali, previa presentazione di curricula attestanti conoscenze nel campo idrico, tra personalità di provata rettitudine che rappresentino la società civile e i comitati che da anni sono impegnati nella difesa dei Beni Comuni. Le finalità e il ruolo di questo comitato dei garanti deve essere tale da garantire la massima trasparenza, validità legale e industriale del nuovo iter.
  4. Il patrimonio e la liquidità finanziaria di Alsi devono essere inviolabili e di conseguenza non utilizzati per ripianare la enorme massa di debiti di Brianzacque.
  5. Nomina del nuovo Cda di Brianzacque, in base a quanto stabilito dalla legge.
  6. Immediata attuazione di un piano di rientro dei debiti che Brianzacque ha nei confronti di Alsi e di altri enti.
  7. Organizzazione di Consigli Comunali aperti, con le stesse modalità di quello organizzato a Desio il 6 giugno 2013.

Ora che in Brianza si presenta questa grande possibilità di cambiamento nel segno della trasparenza, è necessario ridare dignità alla gestione dei servizi pubblici, sfruttando l'opportunità per elaborare un progetto di accorpamento in un'unica grande azienda pubblica brianzola.
Molti sono al corrente che nel settembre del 2007 tra i Presidenti di alcune patrimoniali brianzole che si occupano della gestione di servizi pubblici, tra i quali i servizi di igiene ambientale, e i Sindaci dei Comuni soci di tali patrimoniali fu firmato un Protocollo di intesa che prevedeva l'aggregazione di tali patrimoniali per la gestione congiunta dei servizi.

Vi è da notare che le citate patrimoniali che firmarono l'intesa, per la quasi totalità, sono proprietarie di quote di Brianzacque e che i Sindaci firmatari, sempre per la quasi totalità, rappresentano Comuni soci di ALSI.
Costituire una grande azienda speciale brianzola del ciclo idrico metterebbe al riparo il settore da qualsiasi pretesa di privatizzazione, porrebbe il patrimonio idrico al riparo degli interessi della speculazione finanziaria con i relativi rischi di default, di assorbimento da parte di Cap Holding e della conseguente sottrazione della titolarità delle reti ai Comuni brianzoli. La sinergia con le altre aziende pubbliche firmatarie del Protocollo garantirebbero le economie di scala necessarie al sostenimento degli investimenti.
Il presente comunicato è sottoscritto dalle forze politiche e sociali democratiche che avversano l’illegittimo affidamento a Brianzacque e che sono disponibili al confronto democratico per un nuovo percorso aggregativo nel rispetto della Legge.
  • Piergiorgio Borgonovo Consigliere Comunale di Seregno e Presidente Ordine degli Ingegneri di Monza e Brianza
  • Paolo Di Carlo Consigliere Comunale di Desio
  • Nicola Emanuele Fuggetta Consigliere Comunale di Monza
  • Tiziano Garbo Consigliere Comunale di Desio
  • Gianmarco Novi Consigliere Comunale di Monza
  • Comitato Beni Comuni di MB

sabato 25 maggio 2013

Acque poco trasparenti in Brianza

Riceviamo e pubblichiamo

MERCOLEDI' 22 MAGGIO 2013: UNA GIORNATA NERA PER L’ACQUA PUBBLICA, I BENI COMUNI E LA TRASPARENZA.

di Biagio Catena Cardillo, Referente Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza

L'ennesima commedia è andata in scena. Se ci fosse stato presente il grande Eduardo De Filippo avrebbe provato un moto di invidia; certo, perché nei confronti dei navigati attori che hanno messo in scena la rappresentazione dell’Assemblea dei soci di ALSI del 22 maggio, anche un genio della commedia partenopea come lui avrebbe potuto sembrare un novellino.
Sceneggiata perché, nonostante la pantomima delle discussioni fini a se stesse, tutto era stato deciso nelle buie segreterie partitiche bipartisan di PDL e PD meno L.

Tutto era determinato, ovvero l'avvio dell'iter che porterà alla disintegrazione della storica patrimoniale nata nel 1930, tramite uno schema di delibera preparato ad arte dalla provincia e dall'ATO, i cui esiti saranno devastanti per l'acqua pubblica, per i lavoratori del settore e per il valore della trasparenza . Questa delibera, votata all’unanimità dai bravi 20 sindaci soci di Alsi presenti, prevede la sparizione di ALSI mediante fusione inversa in Brianzacque, progetto irrealizzabile, che però consente di poter dar avvio allo smantellamento della patrimoniale brianzola che possiede i requisiti per l’affidamento in house del ciclo idrico integrato.
Per portare a termine il progetto, lor signori, “rappresentanti delle istituzioni”, hanno votato per l'elezione dell'amministratore unico, il quale, dal 23 maggio 2013, deterrà tutto il potere decisionale in mano sua, senza vincoli di confronto democratico e, quindi, senza fastidiosi ostacoli nel mettere in atto quanto prevede il suo mandato.

Tra le altre cose, gli ubbidienti sindaci alla voce dei padroni hanno sottovalutato quale sia la figura individuata per assurgere al ruolo di amministratore unico.
La scelta non è stata casuale, anzi siamo certi che la sua individuazione è avvenuta dopo un’accurata selezione che non ha di certo tenuto conto che il prescelto ha enormi conflitti di interessi di natura etica e, forse, anche giuridica.

Infatti è stato amministratore di Brianzacque per due mandati, (nel primo, addirittura, Presidente insieme a Raho, Perri, Giordano, Gavazzi; nel secondo solo Consigliere insieme a Raho, Alioli, Alinovi, Panizzut) oltre ad essere difensore del Presidente di Brianzacque, rinviato a giudizio per falso ideologico a seguito di denuncia di un dirigente di Alsi.
Il pensiero unico del potere ha imposto la sua volontà.

Nell'assise era presente anche il Sindaco di Monza, detentore del 24. 6% delle quote di Alsi, che si è limitato a una piccola polemica con il Sindaco del Comune di Monticello Brianza e a una disquisizione sulla durata del mandato dell’Amministratore unico.
Al Sindaco Scanagatti, invece, vorremmo porre noi qualche domanda: al bando relativo alle nomine nei Consigli di amministrazione delle partecipate ha partecipato l’avv. Filippo Carimati? Se la risposta dovesse essere negativa, il Sindaco Scanagatti poteva votare a favore dell’avv. Filippo Carimati? Il bando è servito solo a far perdere tempo a chi ha presentato la candidatura e a dare una veste candida a chi lo ha indetto?

Tutta questa operazione finalizzata alla distruzione di ALSI sembra nascondere alcuni inconfessabili motivi, tra i quali ci permettiamo di individuare:
  • l'ottimo bilancio di esercizio di ALSI;
  • gli appetitosi investimenti programmati per i prossimi 3 anni, pari a 130 milioni di euro;
  • i noti collegamenti della casta brianzola con la casta milanese; l’operazione sembra quasi fatta apposta per rendere più facile l’ascesa di Cap Holding nelle terre brianzole.
Tutto ciò avviene nel solito assordate silenzio del sindacato di categoria, che si è limitato ad esultare perché ora Brianzacque ha il 100% di capitale pubblico, ultimo dei problemi per ottenere i requisiti in house che non ha.

Speriamo che i criteri di scelta del nuovo CdA di Brianzacque non siano gli stessi utilizzati per ALSI; in ogni caso, il Comitato Beni Comuni sarà instancabile oppositore di questi loschi progetti, denunciando puntualmente,in ogni possibile sede, le operazioni poco trasparenti come quella messa in atto il 22 maggio 2013 nell’Assemblea di ALSI.

martedì 1 gennaio 2013

"Come viene amministrata Brianzacque?" I dubbi del Comitato Beni Comuni in una lettera indirizzata ai lavoratori e ai soci della società.

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera che il Comitato Beni Comuni MB ha inviato ai soci di Brianzacque e ai lavoratori di Brianzacque ed Alsi

Alla luce degli sconcertanti fatti recentemente emersi, relativi alla modalità di gestione di Idra Patrimonio SpA, considerato che i due principali “attori” della vicenda compaiono nelle vesti di Presidente e di Consulente della Società di cui siete soci e ricordato il reiterato diniego opposto all’istanza di accesso agli atti avanzata da un Consigliere del Comune di Monza, ci permettiamo di suggerirvi di procedere senza indugio a verificare meticolosamente, attraverso approfondita disamina degli atti, come venga amministrata Brianzacque.

sabato 22 dicembre 2012

Comitato Beni Comuni MB: "Sindaci non fatevi intimorire!"


Riceviamo e pubblichiamo

di Biagio Catena Cardillo, portavoce del Comitato Beni Comuni MB

Egregi Signori Sindaci, Assessori, Consiglieri Provinciali e Comunali di Monza e Brianza: nonché a tutti i giornalisti, gli staff dei comuni e a tutti i Lavoratori; in nome e per conto del Comitato Beni Comuni di Mb, inviamo i migliori e sinceri auguri di buon Natale e di un Buon Anno Nuovo.

Cogliamo l'occasione per inviarvi ulteriore documentazione relativa alla annosa e oramai farsesca vicenda dell'affidamento del Servizio Idrico Integrato della Brianza, in vista della convocazione della conferenza dei Sindaci prevista per il 27 dicembre.

Riteniamo che la questione del Ciclo Integrato Idrico, come la questione dei rifiuti e del territorio, siano elementi fondamentali per far emergere, la legalità la trasparenza, l'efficienza e l'economicità.

Noi, con spirito civico e di servizio, da sempre cerchiamo di esprimere il nostro contributo, cercando di devolvere alle istituzioni e alla comunità brianzola i nostri modesti saperi e conoscenze sui cicli sopra richiamati, ma spesso trovando muri di gomma invalicabili da parte della politica e dai cosi detti tecnici che occupano tutto ciò che è occupabile nei vari gangli delle istituzioni.

In qualità di cittadini e di persone impegnate nelle battaglie quotidiane per la difesa dei Beni Comuni, vorremmo esprimere alcuni suggerimenti in ordine alla questione dell'affidamento del SII (Servizio Idrico Integrato).

Consigliamo i Sindaci:
  1. di leggersi la nostra proposta sintetizzata in otto slide (cliccare qui) e tutte le norme correlate (cliccare qui);
  2. la nostra proposta è in ossequio al rispetto delle leggi e delle sentenze della Corte Costituzionale: 307/2009 - 142/2010 - 320/2011 - 199/2012, contrariamente all'iter illegittimo scelto dalla provincia e dall'Ato di Monza e Brianza;
  3. la nostra proposta salva dalla privatizzazione il Bene Comune Acqua e pone le basi per una forte riduzione dei costi della politica(accorpamento delle patrimoniali), e anche per introdurre un sistema gestionale con una visione di efficienza- efficacia ed economicità.
Il giorno 27 dicembre, non fatevi intimorire da Sala e tutti coloro che gli stanno intorno, dietro e ai lati, poiché essi esprimono soltanto arroganza e faziosità;
Il giorno 27 la conferenza dei sindaci dovrebbe chiedere le dimissioni di Sala e del CdA, in quanto hanno lavorato in spregio alle leggi della Repubblica, con parzialità e incompetenza.
Consigliamo i sindaci di non avvallare ulteriori operazioni illegittime che saranno proposte il 27 dicembre, per non correre il rischio di pagare per un conto salato sia sul piano dell'immagine, sia sul piano economico. l'Unica Proposta Sensata Per Difendere Il Bene Comune Acqua in Brianza

mercoledì 19 dicembre 2012

Comitato Beni Comuni MB: "L'acqua in Brianza deve essere a totale gestione pubblica"

Comunicato stampa

di Biagio Catena Cardillo, Portavoce Comitato Beni Comuni MB

Gravissime, offensive, minacciose e faziose le dichiarazioni di Sala alla stampa contro i Sindaci che non hanno ritenuto partecipare all'ennesima assemblea farsa del 17 dicembre 2012.

Sala e la casta dell'acqua brianzola, non vogliono prendere atto che i sindaci della Brianza, finalmente hanno compreso che l'iter scelto all'interno del palazzo, da una cerchia ristretta di personaggi, è lesiva agli interessi dei cittadini della Brianza.

sabato 15 dicembre 2012

Comitato Beni Comuni: "Fermiamo la casta dell'acqua in Brianza!"

Il 12 dicembre 2012 si è svolta l'assemblea dei 29 Sindaci soci della Patrimoniale Alsi, per deliberare il trasferimento delle quote di capitale da Alsi a Brianzacque.

Nonostante i tutto i Sindaci si sono resi conto che tale operazione era molto dubbia e quindi hanno votato contro quella ipotesi, anche in relazione al pronunciamento dell'Autorità Garante, che ha dato ragione al ricorso del Comitato Beni Comuni MB.


Comunicato stampa del Comitato Beni Comuni MB

12 DICEMBRE 2012, DOPO IL PRONUNCIAMENTO DELL'AGCM UNA ULTERIORE SCONFITTA PER LA CASTA DELL'ACQUA BRIANZOLA.

Il 12 dicembre 2012, ci risulta che finalmente i 29  Sindaci soci di Alsi abbiano aperto gli occhi.  Finalmente i Sindaci hanno compreso che Brianzacque ha ottenuto un affidamento senza avere i requisiti.

L'assemblea di ALSI ha respinto la proposta della casta dell'acqua che voleva utilizzare l'operazione di  distribuzione delle riserve per far sì che venissero retrocesse le quote di Brianzacque, facendo in modo che i comuni divenissero proprietari di Brianzacque illegittimamente (come chiarito dall'AGCM). I comuni potranno disporre delle riserve distribuite e in un secondo momento utilizzarle con il legittimo affidatario.

I legittimi affidatari non possono che essere Alsi Spa e Idra Patrimonio Spa. Non vi è altra strada che quella dell'affidamento ad Alsi e l'erogazione dell'attività  tramite la controllata Brianzacque.

Nessuna gara è necessaria e nessun altro adempimento che quello dell'affidamento da parte della Azienda Speciale ATO MB a Alsi Spa.

Ancora volta i poteri forti della Provincia sono stati sconfitti, e anziché prendere atto della loro sconfitta e della necessità di legalità minacciano di indire la gara prorogando in modo illegittimo l'affidamento.

La risorsa idrica non è quindi ancora caduta completamente in mano della Casta e abbiamo ancora la possibilità ristabilire un percorso legittimo e democratico in un territorio già “violentato” dalle infiltrazioni criminali in politica ed in economia.

Pertanto invitiamo i Sindaci il giorno 17 dicembre a non votare l'affidamento a Brianzacque srl ma a darlo a Idra Patrimonio Spa e Alsi Spa.

Infatti Brianzacque srl non può avere i requisiti e nemmeno è ipotizzabile un ciclo idrico integrato in Brianza senza coinvolgere i comuni del CAP / Amiacque e Monza gestito da ACSM-Agam.

Ancora una volta il nostro impegno e il sit-in di oggi di fronte alla sede di Alsi hanno prodotto un grande effetto come per l’inceneritore di Desio e per la Pedemontana. La nostra lotta continua mantenendo fede al nostro voto di democrazia e legalità.

lunedì 26 novembre 2012

La "strana" e alquanto discutibile richiesta del Comune di Monza di far cassa con i soldi del servizio idrico integrato

Intervento del Comitato Beni Comuni di MB

Tutti sanno che gli investimenti del servizio idrico vengono sostenuti grazie alla tariffa che ogni cittadino corrisponde in base ai suoi consumi.
Per anni abbiamo sentito dire che la tariffa non è sufficiente a garantire i sempre più onerosi investimenti necessari a garantire un buon livello qualitativo per tale servizio. Questo assunto è anche stato il cavallo di battaglia di chi, schierandosi compatto contro il movimento referendario, sosteneva che l’intervento di capitale privato fosse assolutamente necessario.

Ora, apprendiamo con estrema sorpresa che in Brianza la tariffa è addirittura in eccedenza.

domenica 15 luglio 2012

Alsi in vendita, ma nessuno compra le azioni

Il depuratore di Monza - foto tratta dal sito dell'Alsi
Il Comune di Monticello Brianza ha recentemente messo in vendita le proprie quote azionarie dell'Alsi, società pubblica che si occupa della gestione del servizio pubblico dell'acqua nella Provincia di Monza e Brianza.

Le quote del Comune di Monticello, pari all'1% del capitale sociale, sono state valutate poco più di 1 milione di euro.

L'asta, indetta per la fine dello scorso mese, è andata però deserta.

L'Amministrazione Comunale di Monticello ha comunque ribadito, con una recente delibera, l'intenzione di alienare le proprie quote.
Monticello - ALSI - Dlg_Delibera10!07!2012

venerdì 18 febbraio 2011

Lambro: un anno dopo - incontro sul luogo più colpito dal disastro

Il 23 febbraio 2011 la Provincia Monza e Brianza fa il punto della situazione, partecipano Paola Brambilla Presidente WWF Lombardia e Damiano di Simine Presidente Legambiente Lombardia.

Il 23 febbraio 2010, nelle prime ore del giorno, ignoti aprono dolosamente le saracinesche delle cisterne alla Lombarda Petroli di Villasanta. Un'onda nera di oltre 2.600 tonnellate di gasolio e olio combustibile si riversa sul terreno e precipita in fognatura fino a raggiungere il depuratore di San Rocco: unita alle piogge dei giorni precedenti, tracima oltre gli sfioratori d'ingresso dell'impianto e si riversa nel Lambro.
L'azione della Provincia congiuntamente a quella dei tecnici di Brianzacque, azienda che gestisce il depuratore, riesce a trattenere nelle vasche primarie oltre 1200 tonnellate di materiale inquinante ma il danno al fiume è comunque immenso; la melma oleosa ne devasta l'intero corso fino al Po dove viene fermata dalla protezione civile all'altezza della diga di Isola Serafini.
Ad un anno dal disastro si fa il punto della situazione, con i monitoraggi compiuti da Arpa Lombardia, gli interventi di messa in sicurezza, le prime opere di bonifica ma anche guardando in prospettiva al recupero ambientale con le azioni del contratto di fiume e il piano d'ambito territoriale ottimale.

Ne parlano gli amministratori ed i tecnici tornando sul luogo più colpito dal disastro, il grande depuratore di San Rocco, che tratta le acque nere di buona parte della Provincia di Monza e della Brianza.

Ore 9.30 ALSI SpA Depuratore Monza S.Rocco, tangenziale nord uscita Monza S.Alessandro, via Enrico Fermi 105

 Programma completo

Leggi sul sito del WWF le news sul disastro

martedì 2 marzo 2010

CNR: "L'interruzione del depuratore ALSI di Monza avrà un impatto inevitabile sull'ecosistema dell'Adriatico"

Il Fiume Lambro rappresenta da decenni una delle principali sorgenti di inquinamento antropico lungo il corso del Fiume Po. Gli studi condotti dall’Istituto di Ricerca Sulle Acque (IRSA)-CNR fin dalla metà degli anni settanta hanno contribuito prima ad identificare e poi a quantificare il fenomeno, fissando per il Lambro in circa il 30% il contributo al carico totale di inquinanti che viene veicolato dal grande fiume padano nel Mare Adriatico.

La pressione urbana, industriale ed agricola di uno dei territori più sviluppati dell’Europa sono la causa dello stato di degrado elevato delle acque, che nei recenti due decenni ha visto crescere l’attenzione degli Enti gestori anche a seguito dell’adeguamento normativo alla Direttiva Quadro sulle Acque, adeguamento a cui l’IRSA ha fornito un contribuito rilevante per lo sviluppo delle metodologie per la classificazione della qualità ecologica.

Nel tratto a monte della città di Milano a partire dalla metà degli anni ottanta prima il depuratore di San Rocco, della attuale ALSI (Alto Lambro Servizi Idrici), poi il depuratore di Merone, dell’ASIL (Azienda Servizi Integrati Lambro), hanno contribuito a determinare un recupero significativo delle acque del Fiume Lambro, con presenza di fauna ittica, miglioramento della biodiversità della fauna bentonica e ad un aspetto visivo più accettabile delle acque.
Un analogo sforzo gestionale è stato realizzato in quest’ultimo decennio anche a valle di Milano, con la costruzione/ampliamento degli impianti di depurazione di Nosedo, Milano San Rocco e di Peschiera Borromeo, raggiungendo nel 2005 l’obiettivo di trattare la totalità delle acque reflue della metropoli lombarda.

La situazione alle soglie del secondo decennio di questo secolo dava segnali di speranze positive rispetto alla situazione di massimo degrado delle acque raggiunto nel passato, nonostante le difficoltà a raggiungere ancora livelli qualitativi accettabili. In questo contesto si viene ora a inquadrare il problema dello sversamento nel Lambro di una notevole quantità di petrolio e di oli combustibili verificatosi lo scorso 23 Febbraio.

Nonostante che l’impatto sull’ecosistema fluviale sia stato in parte attenuato dall’aver “sacrificato” l’impianto di depurazione dell’ALSI, in cui è stata trattenuta una parte rilevante dei prodotti petroliferi pervenuti attraverso il collettore consortile, la grande quantità di idrocarburi in gioco determinerà un significativo impatto per un certo tempo sulla fauna fluviale. Una situazione solo in parte alleviata dalle portate del fiume in queste settimane, dovute al lungo periodo piovoso che caratterizza questo inverno. In un corso d’acqua, infatti, portate elevate determinano la mobilizzazione degli oli pesanti eventualmente depositatisi sul fondo, mentre quelli più leggeri vengono maggiormente dispersi incrementando i problemi alle biocenosi acquatiche sensibili alla tossicità degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), degli idrocarburi alifatici e degli altri inquinanti più o meno solubili largamente presenti nei prodotti petroliferi riversati nel Lambro. La situazione idrologica attuale del Po può quindi favorire l’attenuazione del fenomeno acuto, ma non necessariamente attenua il problema dell’impatto a lungo termine sull’ecosistema. L’accumulo di idrocarburi nei sedimenti, infatti, potrà rappresentare una sorgente di esposizione a sostanze tossiche per un periodo molto lungo.

Analizzando il problema dell’impatto nel contesto del bacino idrografico padano, le preoccupazioni devono però distinguersi in effetti ecologici sul Po ed effetti sanitari per l’uso potabile delle acque nella parte terminale del suo percorso. Se è difficile, in questo momento in cui l’emergenza è ancora in atto, identificare tutte le differenti e possibili conseguenze ambientali, perché ciò richiederebbe una definizione della reale distribuzione dell’onda di idrocarburi lungo il corso del Po, che non è ancora disponibile, vi è comunque un aspetto che richiede attenzione perché sarà un impatto inevitabile per il Mare Adriatico, l’ecosistema recettore finale. L’interruzione per alcune settimane della operatività dell’impianto ALSI di San Rocco determinerà, infatti, lo sversamento non depurato dei reflui urbani di circa settecentomila abitanti, con la formazione di un carico in eccesso di nutrienti che giungeranno alla foce del Fiume Po in un momento, l’inizio della primavera, durante il quale si hanno le prime fioriture algali, generalmente diatomee, che danno inizio ai naturali cicli stagionali. Esiste quindi una certa possibilità che si possano verificare situazioni di fioriture al di fuori della norma, con conseguenze anche sull’ecosistema marino prospiciente la foce del Po.

Come si vede, le conseguenze di un atto criminale come quello avvenuto a Villasanta, nella provincia di Monza e Brianza, cioè in posizione centro occidentale del bacino idrografico del Po, avrà conseguenze complessive su tutto l’ecosistema sulla cui portata c’è ancora molto da capire.

Si possono invece fin da ora considerare le conseguenze a livello sociale, poiché rovesciare intenzionalmente quella quantità di petrolio nel fiume Lambro è più di un reato, è una tragedia culturale ben difficilmente sanabile.

Web-site:
- IRSA - CNR
- ALSI

Nella foto (tratta dal web) il depuratore ALSI di Monza