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lunedì 2 febbraio 2026

Olimpiadi invernali 2026: anche in Brianza si spegne la fiaccola dell’ipocrisia

Immagine tratta dal web

In occasione del passaggio della Fiamma Olimpica ad Arcore e Lesmo, previsto per martedì 3 febbraio, diverse realtà ambientaliste e civiche del territorio brianzolo hanno diffuso un comunicato congiunto per denunciare l’impatto economico, ambientale e sociale delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

A promuovere l’iniziativa sono Legambiente – Circolo Gaia Usmate Velate, AssoColli – Associazione Parco dei Colli Briantei e il Comitato No Pedemontana Arcore Camparada, attivi da anni nella difesa del territorio e del paesaggio locale.

Le associazioni chiariscono fin da subito che la contestazione non è rivolta allo sport o ai valori olimpici, bensì al modello di sviluppo che l’evento sta imponendo ai territori ospitanti: «Contestare il passaggio della fiaccola non è un attacco alle Olimpiadi in quanto tali, ma un desiderio di difendere il loro significato e valore intrinseco di rispetto, pace, amicizia fra i popoli e spirito sportivo».

Uno dei punti centrali del comunicato riguarda i costi economici delle opere connesse ai Giochi. Secondo le associazioni, la spesa complessiva ha già superato di oltre un miliardo di euro le previsioni iniziali, senza garantire benefici duraturi per la collettività: «Soldi che verranno presi dalle nostre tasse per realizzare infrastrutture non strutturali, che non danno benefici alla collettività sul lungo periodo».

A preoccupare è anche lo stato di avanzamento dei lavori: oltre la metà delle opere non sarà pronta per l’inizio dei Giochi e molte verranno completate anni dopo, alcune addirittura oltre il 2030.

La corsa contro il tempo ha portato, secondo il comunicato, a una semplificazione delle procedure di appalto, con una riduzione dei controlli su sicurezza, trasparenza e legalità: «Il ritardo ha portato a una riduzione dei controlli sulla sicurezza dei lavoratori e ad un aumento del pericolo di infiltrazioni mafiose».

A questo proposito viene citato anche il lavoro di Libera, che nei suoi report segnala il rischio concreto di assegnazioni opache e di dirottamento di ingenti risorse pubbliche.

Particolarmente duro è il giudizio sull’impatto ambientale delle Olimpiadi invernali. Le Alpi, già duramente colpite dalla crisi climatica, stanno subendo una nuova ondata di infrastrutturazioni invasive: «Le infrastrutture volute per questo evento hanno aumentato la pressione su un territorio già fragile; il rischio concreto è che queste opere siano una pietra tombale per le comunità montane e il loro ambiente».

Tra gli esempi citati figurano la pista da bob di Cortina, realizzata con l’abbattimento di centinaia di larici secolari, e il bacino artificiale sopra Livigno, costruito per garantire l’innevamento artificiale: «Lo stravolgimento del paesaggio serve a sostenere un modello di sviluppo che ha fatto il suo tempo».

Secondo il report Open Olympics 2026, inoltre, i dati sulle emissioni climalteranti legate ai Giochi risultano ancora oggi difficilmente reperibili.

Il comunicato affronta anche il tema dell’impatto sociale e delle contraddizioni etiche legate ai grandi sponsor dell’evento: «Il percorso della fiaccola sarà accompagnato da aziende che cercano di ripulirsi l’immagine, pur essendo coinvolte in azioni di devastazione climatica su larga scala».

Vengono citate esplicitamente Eni e Coca-Cola, accusate di pratiche incompatibili con i valori di sostenibilità e pace che le Olimpiadi dovrebbero rappresentare. Le associazioni denunciano inoltre la presenza ai Giochi di Stati coinvolti in conflitti armati, senza alcuna sanzione, in contrasto con lo spirito olimpico: «Un chiaro tradimento dei valori di pace e rinuncia alla guerra che le Olimpiadi dovrebbero rappresentare».

Il messaggio conclusivo è un invito alla cittadinanza a non limitarsi alla celebrazione simbolica, ma a riflettere criticamente sul significato reale dell’evento: «La fiamma porta con sé guerra, corruzione, spreco e devastazione ambientale».

Per questo Legambiente Circolo Gaia Usmate Velate, AssoColli – Associazione Colli Briantei e il Comitato No Pedemontana Arcore Camparada invitano a una presenza critica durante il passaggio della fiaccola ad Arcore: «Invitiamo la cittadinanza a spegnere la fiaccola dell’ipocrisia».

L’appuntamento è fissato per martedì 3 febbraio, tra le 12.30 e le 13.00, in via Roma ad Arcore, per ribadire che difendere l’ambiente e i territori significa anche rimettere al centro il senso autentico dei valori olimpici.

Olimpiadi Milano-Cortina: quale eredità per i territori?

Presentazione del libro
“Oro colato. L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano Cortina”
di Luigi Casanova e Duccio Facchini

Un’occasione di approfondimento e confronto pubblico sui costi nascosti, gli impatti ambientali e sociali e le contraddizioni del modello olimpico contemporaneo.

📍 Milano
🗓 Martedì 3 febbraio 2026
🕡 Ore 18.30
📚 Feltrinelli Librerie, viale Sabotino 28

Intervengono:
  • Duccio Facchini, direttore di Altreconomia e co-autore del saggio
  • Paolo Pileri, professore di Usi del suolo ed effetti ambientali – Politecnico di Milano
  • Lucia Tozzi, studiosa di politiche urbane
Modera:
  • Nicola Villa, editor di Altreconomia
👉 In collaborazione con Feltrinelli Librerie

domenica 4 gennaio 2026

Clima, città e interesse pubblico: una lezione dal passato per l’urbanistica climatica di oggi


Quando oggi parliamo di città spugna, di depavimentazione e di adattamento climatico, pensiamo spesso a politiche nuove, nate dall’urgenza della crisi climatica contemporanea. Eppure, la relazione tra clima, salute pubblica e forma urbana ha radici profonde. Un esempio sorprendentemente attuale ci viene dalla Milano tra Sette e Ottocento, come mostra il saggio "Clima e pubblica utilità. Raccolta delle acque meteoriche e costruzione dello spazio urbano nella Milano napoleonica" di Romain Iliou pubblicato da Edizioni Casagrande.

Tra età asburgica e periodo napoleonico, il clima non era considerato solo un fenomeno naturale, ma un elemento governabile attraverso norme, architettura e infrastrutture. Seguendo la lezione di Montesquieu, si riteneva che le leggi dovessero “uniformarsi al fisico del clima” e, se necessario, correggerne gli effetti nocivi.

Come scrive Antonio Genovesi nel XVIII secolo, citato da Iliou, «il Governo può correggere gli effetti del clima».

La città diventava così uno strumento politico e tecnico per migliorare la salute collettiva, soprattutto attraverso il controllo dell’aria e dell’acqua.

Il cuore della riflessione riguarda la raccolta delle acque meteoriche. Nel 1808 un decreto reale impose ai proprietari l’obbligo di convogliare l’acqua piovana dai tetti verso canali sotterranei, costruiti a spese del Comune. L’obiettivo era chiaro: asciugare l’atmosfera urbana, evitare ristagni, cattivi odori e malattie.

La salubrità dell’aria, allora, era valutata soprattutto in base agli odori: governare la città significava garantire “una buona ventilazione con un’aria deodorizzata o, come si diceva, disinfettata” 

Strade più larghe, pendenze regolari, piazze aperte e fognature efficienti erano strumenti di politica sanitaria prima ancora che di decoro urbano.

Queste trasformazioni non furono indolori. Il principio di pubblica utilità giustificò espropri, riallineamenti e profonde modifiche dello spazio urbano. Le leggi napoleoniche sancirono il diritto dello Stato a sacrificare la proprietà privata in nome dell’interesse collettivo, purché con indennizzo.

La città veniva così ripensata come macchina climatica: un sistema tecnico capace di ventilare, drenare e rendere produttivo l’ambiente urbano.

Ed è qui che emerge un paradosso affascinante. Le politiche attuali del Piano Aria e Clima del Comune di Milano (2021) puntano a obiettivi quasi opposti rispetto a quelli ottocenteschi: ridurre l’afflusso di acqua piovana nelle fognature, aumentare la permeabilità del suolo, favorire l’evapotraspirazione.

Come osserva Iliou, le strategie contemporanee “contravvengono a quelle del decreto reale dell’11 agosto 1808”.

Ieri si voleva asciugare la città; oggi vogliamo restituirle acqua, ombra e umidità per contrastare le isole di calore.

La lezione che possiamo trarre è chiara: il clima è sempre stato una questione politica e urbana. Cambiano le conoscenze scientifiche e le priorità, ma resta centrale il ruolo dello spazio pubblico come strumento di adattamento ambientale.

Rileggere queste esperienze storiche ci aiuta a capire che le scelte urbanistiche non sono mai neutrali. Anche oggi, come due secoli fa, progettare strade, piazze e infrastrutture significa decidere che tipo di clima vogliamo abitare.

Fonte:
Romain Iliou, Clima e pubblica utilità. Raccolta delle acque meteoriche e costruzione dello spazio urbano nella Milano napoleonica, in Costruire, trasformare, controllare. Legal transfer e gestione dello spazio nel primo Ottocento, Edizioni Casagrande, 2022, pp. 122–146 

giovedì 4 dicembre 2025

Errando per antiche vie. Dalle Olimpiadi alla lentezza: una Brianza che resiste, cammina e si racconta


In un momento in cui la narrazione dominante sulle nostre montagne e colline è schiacciata dai riflettori delle Olimpiadi Invernali 2026, dei cantieri accelerati e delle opere “necessarie” che consumano suolo e trasformano il paesaggio, esiste chi prova a proporre una visione diversa.

È in questo spirito che nasce Errando per antiche vie, il cammino artistico e performativo promosso da Campsirago Residenza: 250 km e 11 giorni di viaggio dal 5 al 16 dicembre 2025, un percorso che unisce la montagna a Milano attraverso passi, borghi, boschi, colline e comunità vive.

Ma soprattutto: un progetto che non accompagna le Olimpiadi — le interroga.
Un cammino che diventa narrazione critica: quali territori vogliamo? Chi decide il loro futuro? Chi li vive davvero?

Il cammino si propone come contronarrazione rispetto al modello delle “grandi opere” che spesso precedono i mega-eventi sportivi: infrastrutture che restano, ferite che durano, territori sfruttati e poi abbandonati.

“Errando” invece fa l’opposto:

  • non costruisce, ma cammina sulle tracce già esistenti;
  • non accelera, ma rallenta;
  • non impone, ma ascolta;
  • non spettacolarizza, ma dà voce a chi abita la montagna e la collina;
  • non sfrutta il paesaggio, ma lo percepisce come bene comune.

Il risultato è un incontro tra arte, territorio e coscienza ecologica: un teatro diffuso che non usa la natura come scenografia, ma come compagna di cammino.

La Brianza al centro: un crocevia di storia, colline e consapevolezza

Tra i momenti più significativi dell’intero percorso ci sono le tappe brianzole, che trasformano la nostra terra da periferia anonima a luogo vivo di passaggio, relazione e memoria.

In questo contesto si colloca Il Buddha silente del Monte di Brianza, esperienza già proposta all’interno del Giardino delle Esperidi: un viaggio intenso tra Mondonico, la dorsale del Monte di Brianza e il Monte Barro, ispirato ai sette chakra e scandito da danza, poesia, performance e meditazione del paesaggio.

Ma le tappe di dicembre rappresentano il cuore pulsante di questa presenza brianzola. Sono tre giorni ricchissimi, che uniscono cammino, incontri, teatro e momenti di riflessione critica sul nostro rapporto con il territorio e sulle conseguenze dei grandi eventi sportivi.

Le tappe brianzole: 14–16 dicembre

Domenica 14 dicembre — Dalle montagne a Campsirago, tra incontro e consapevolezza

  • 08:00 – Ripartenza del cammino: da Ballabio a Campsirago fino a Olgiate Molgora
  • 10:00 – Lecco, Punto di aggregazione n. 2: unisciti al cammino!
  • 16:00 – Olgiate Molgora: Giostra di Natale, momento festoso e comunitario
  • 17:30 – Ripartenza verso Campsirago
  • 19:00 – Campsirago: presentazione del libro “Oro colato. L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano Cortina” (un’occasione fondamentale per capire davvero l’impatto del mega-evento)

Lunedì 15 dicembre — Tra Osnago e Vimercate, il territorio si racconta

  • 09:00 – Ripartenza del cammino: da Campsirago a Vimercate
  • 12:00 – Osnago: pranzo e ripartenza
  • 18:30 – Vimercate: presentazione del libro
  • “Dolomiti, lo spettacolo infinito. Dal Cadore a Cortina d'Ampezzo fra alpinismo e mito olimpico” (una riflessione sulla trasformazione del paesaggio alpino)
  • 20:00 – Vimercate: Saga Salsa, cena teatrale con Comitato Ferma Ecomostro D Breve - NO Pedemontana


Martedì 16 dicembre — Da Vimercate a Milano, passando per Monza

  • 09:00 – Ripartenza: da Vimercate verso Milano
  • 12:00 – Monza: pranzo e ripartenza
  • 17:00 – Milano: Sciando a Milano / Just Walking – special edition
  • 19:00 – Milano: Errando per antiche vie – In cammino da Cortina a Milano
  • 21:30 – Milano: Storia di un Ruscello

mercoledì 3 dicembre 2025

Verso una nuova “gronda” ferroviaria a nord-est di Milano: raddoppio Seregno–Carnate e altri scenari di lungo periodo


Negli ultimi mesi, e in particolare in occasione del convegno dell’Associazione Alta Capacità Gottardo (ACG) tenutosi lo scorso ottobre a Milano, sono riemerse diverse ipotesi di potenziamento della rete ferroviaria a nord del capoluogo lombardo. Tra queste, le proposte illustrate da RFI e da ACG riguardano anche la linea Seregno–Carnate e il corridoio Milano–Chiasso, con scenari di lungo periodo che potrebbero ridisegnare il traffico merci e migliorare la regolarità dei servizi passeggeri in Brianza.


Per visualizzare gli Atti del Convegno cliccare qui

Il nodo ferroviario di Milano è uno dei più congestionati d’Italia. In particolare, due tratte risultano critiche per il passaggio dei treni merci:

  • Seregno – Monza
  • Milano Greco – Turro – Lambrate

Ridurre il traffico pesante su queste linee significherebbe migliorare la regolarità dei servizi passeggeri, aumentare le possibilità di prolungare alcune relazioni regionali e alleggerire aree densamente urbanizzate come Greco e Lambrate.

L’ipotesi RFI: una “gronda” merci nord-est


RFI ha avviato nel 2025 la stesura del DocFAP, il documento preliminare che serve a confrontare le alternative progettuali. Lo scenario finora ritenuto più promettente prevede:

1. Raddoppio della linea Seregno–Carnate
Una linea oggi a binario unico che potrebbe essere trasformata in doppio binario, aumentando capacità e affidabilità.
La linea diventerebbe parte di un itinerario alternativo per i treni merci che arrivano o si dirigono verso il corridoio Reno-Alpi.

2. Una nuova linea da Carnate verso sud (direzione Melzo–Treviglio)
Questa variante permetterebbe ai convogli merci di bypassare completamente Milano, collegandosi alla cintura est e ai terminal dell’area di Melzo.
RFI non esclude che la nuova tratta possa ospitare anche servizi passeggeri, ipotizzando finalmente un collegamento ferroviario per Vimercate, oggi priva di treno.

3. Nuovo posto di movimento a Seregno
È previsto anche un nuovo impianto ferroviario con due binari di precedenza per i treni merci, utili per la gestione dei flussi in transito.

4. Terzo binario tra Camnago-Lentate e Carimate
Questa soluzione, più “leggera” rispetto al quadruplicamento, permetterebbe di aumentare la capacità della Milano–Chiasso senza interventi troppo impattanti sul territorio.

Si tratta, è bene ribadirlo, di ipotesi di lungo periodo: solo dopo il DocFAP partirà la progettazione di fattibilità tecnico-economica.

La visione di ACG: una nuova linea in galleria da Milano Greco a Camnago

Per visualizzare gli Atti del Convegno cliccare qui

Accanto allo scenario RFI, nel corso dello stesso convegno l’ing. Giovanni Saccà dell’Associazione Alta Capacità Gottardo (ACG) ha illustrato una prospettiva ancora più ambiziosa.

Una nuova linea “diretta” Milano–Camnago


ACG propone la realizzazione di una nuova ferrovia a doppio binario completamente in galleria, lunga circa 20 km, che collegherebbe Milano Greco Pirelli con Camnago-Lentate

L’obiettivo sarebbe quello di:

  • velocizzare i collegamenti internazionali Milano–Zurigo
  • portare i tempi di percorrenza sotto le 2 ore e 30 minuti
  • togliere traffico merci dalla linea attuale, oggi saturata soprattutto tra Desio e Seregno
  • completare l’integrazione di AlpTransit fino a Milano

La linea servirebbe principalmente treni a lunga percorrenza e merci, ma potrebbe anche prevedere nuove fermate intermedie, diventando utile ai centri abitati attraversati dal tracciato sotterraneo.

Ipotesi di quadruplicamento Milano–Chiasso


ACG guarda più lontano e considera anche un possibile futuro quadruplicamento in tre sezioni:

  • Milano Greco – Camnago
  • Camnago – Bivio Rosales
  • Milano Parco Nord – Vignate/Pioltello

Anche in questo caso parliamo di scenari di pianificazione strategica, non di interventi programmati.

Tutte le ipotesi illustrate hanno un punto in comune: alleggerire il nodo di Milano dal traffico merci, che oggi rallenta anche i treni pendolari.
Per la Brianza, gli effetti potenziali sono:

  • maggiore regolarità sui servizi Monza–Milano
  • possibile ritorno di collegamenti diretti verso Monza da Milano Greco
  • meno merci tra Seregno, Desio, Monza e Lambrate
  • nel caso della variante Carnate–Melzo, possibilità di un collegamento ferroviario per Vimercate

È però fondamentale ricordare che nessuno di questi progetti è ancora approvato: siamo allo stadio degli studi preliminari.

sabato 15 novembre 2025

Gli alberi monumentali della Brianza: un patrimonio da conoscere e proteggere

Il maestoso ciliegio selvatico di Besana in Brianza

La provincia di Monza e della Brianza custodisce un patrimonio arboreo di straordinario valore: 26 alberi monumentali riconosciuti nell’elenco nazionale, distribuiti in otto comuni, con un cuore di eccezionale ricchezza nel Parco di Monza.

Questi alberi non sono soltanto giganti vegetali: sono frammenti di storia, custodi di biodiversità e simboli del paesaggio brianzolo. Molti hanno superato i tre secoli di vita, altri presentano dimensioni tali da renderli autentici monumenti naturali.

Accanto agli esemplari ufficialmente riconosciuti, la Brianza conserva numerosi altri alberi di grande pregio storico, paesaggistico o dimensionale, che mostrano caratteristiche di potenziale monumentalità ma non sono ancora stati sottoposti a censimento o inseriti negli elenchi formali.
Si tratta di querce secolari nei parchi storici, cedri imponenti in giardini privati, platani di grandi dimensioni lungo i viali e nei nuclei delle ville di delizia: un patrimonio diffuso che merita attenzione, studio e tutela.

I comuni brianzoli che ospitano alberi monumentali riconosciuti

  • Agrate Brianza. Un imponente Gelso nero (Morus nigra) di 380 cm di circonferenza impreziosisce la Cittadella della Cultura.
  • Besana in Brianza. Presso Cascina Casanesca cresce un antico Ciliegio selvatico (Prunus avium) dalla circonferenza di 300 cm.
  • Cesano Maderno. Nel Parco Borromeo e in Piazza Vittorio Veneto si trovano Cedri del Libano e un Platano comune dalle dimensioni monumentali, con fusti oltre i 400 cm.
  • Il Parco di Monza raccoglie oltre 15 esemplari monumentali tra cui: Quercia rossa (Quercus rubra) – 675 cm, Cedro del Libano (Cedrus libani) – 756 cm, Cipressi calvi (Taxodium distichum) – fino a 38 m, Liriodendro (Liriodendron tulipifera) – 42 m d’altezza, Ginkgo biloba – gruppo di esemplari ultracentenari. Un insieme unico nel panorama lombardo, frutto di secoli di progettazione paesaggistica, sperimentazione botanica e cura del verde storico.
  • Nova Milanese. Un magnifico Cedro dell’Himalaya dalla circonferenza di 455 cm domina via Monte Grappa.
  • Seveso. Nell’ex area Allocchio Bacchini cresce un Platano comune di 540 cm, testimonianza della resistenza del verde in aree di forte trasformazione industriale.
  • Varedo. Tra Parco I Maggio, Piazza della Pace e Villa Medici trovano posto imponenti Bagolari, una Sofora del Giappone e un antico Tasso, parte di un vero e proprio corridoio verde di valore storico.

L’analisi del territorio mostra chiaramente che la Brianza custodisce:

  • una grande varietà botanica,
  • esemplari che superano spesso i 500–600 cm di circonferenza,
  • alberi collocati in parchi storici, ville, piazze, giardini privati,
  • un numero significativo di alberi non ancora censiti, che potrebbero arricchire l’elenco regionale e nazionale.

La tutela e la segnalazione dei nuovi esemplari monumentalizzabili è quindi un lavoro ancora aperto, che può coinvolgere cittadini, associazioni e amministrazioni locali.

Quì l'elenco degli alberi monumentali in Lombardia.

19 novembre 2025: un convegno all’Orto Botanico di Brera per celebrare gli alberi monumentali


In occasione della Giornata Nazionale dell’Albero, mercoledì 19 novembre, Regione Lombardia organizza presso l’Orto Botanico di Brera un convegno dedicato agli alberi monumentali.

Durante la mattinata saranno presentate le prime 200 copie della nuova pubblicazione regionale dedicata a questi straordinari esemplari, con una selezione fotografica di 60 alberi tra i più suggestivi della Lombardia.

L’incontro sarà un momento di approfondimento scientifico e culturale, con interventi di botanici, studiosi, istituzioni e personalità del mondo culturale come Gianfelice Facchetti (moderatore) ed Ellen Hidding.

Programma della giornata

Sala Bassetti, Palazzo Brera – Via Brera 28, Milano
Mercoledì 19 novembre, ore 9:00–13:00
  • 9:00 – Registrazione
  • 9:30 – Saluti istituzionali
  • 9:45 – Interventi dedicati alla tutela, valorizzazione e importanza culturale degli alberi monumentali
  • 12:30 – Conclusioni
  • 13:00 – Light lunch e visita guidata all’Orto Botanico di Brera
L’evento è gratuito, con iscrizione obbligatoria tramite identità digitale sul portale eventi della Regione Lombardia (cliccare qui).

giovedì 6 febbraio 2025

Densificazione e deregulation: i rischi di una politica senza controllo


Per salvare Milano non serve il "Salva Milano".
Le critiche inascoltate sulla gestione urbanistica della città


di Enrico Fedrighini

Fra tutte le cose che il sindaco Beppe Sala ha detto e sta ripetendo sulle procedure urbanistiche milanesi, le inchieste e il “Salva Milano”, una sola mi pare politicamente significativa: “Io non ho visto una persona, in questi anni, alzare la mano e dire che c’è qualcosa che non va. Allora sono diventati tutti fenomeni adesso?”

Il sindaco ricorda male, come ho detto intervenendo sul tema in Consiglio comunale di Milano.

Primavera 2020: da poche settimane ero entrato nel Consiglio comunale di Milano, nel gruppo Milano Progressista, subentrando a Paolo Limonta. Eravamo quasi alla fine del primo mandato del sindaco Sala. Da pochi mesi era stato approvato il PGT. Fino a quel momento avevo operato nel Municipio 8, come assessore all'Ambiente e Territorio; e negli ultimi tempi avevo raccolto, in tale veste, le difficoltà di molti colleghi dei vari Municipi a seguire ed essere coinvolti su una serie di trasformazioni per le quali gli abitanti chiedevano informazioni che loro non erano in grado di fornire. Non parlo dei grandi progetti: parlo proprio delle densificazioni capillari sparse qua e là all'interno di cortili e ambiti già edificati.

Nel Municipio 8, i maggiori interventi riguardavano l'area ex Expo, parte della riqualificazione dell'ex Scalo Ferroviario Farini, e il nuovo quartiere City Life: ma questi sono procedimenti pubblici e trasparenti perchè nati da Accordi di Programma e Piani di intervento contrattati e definiti pubblicamente, nero su bianco, con la Giunta con il coinvolgimento di Municipio e votati dal Consiglio comunale. Magari fosse sempre così.

Ma negli incontri con altri colleghi di altri municipi emergeva invece, la "fatica" ad essere aggiornati, informati e poter informare i cittadini su una serie di interventi di nuova edificazione in ambiti più ridotti, capillari, in aree già fortemente urbanizzate. La sensazione era che la "rapidità" delle procedure autorizzative rappresentasse un valore prevalente rispetto ad ogni altra cosa.

Arrivato in Consiglio nella primavera 2020 elaboro quindi, come primo atto - in piena emergenza Covid - un Ordine del Giorno, presentato insieme al mio gruppo, con un obiettivo fondamentale: impedire che eccessive semplificazioni procedurali in materia urbanistica sfuggano al controllo pubblico, producendo trasformazioni e "densificazioni" non equilibrate sotto il profilo urbanistico (adeguamenti necessari dei servizi, verde, trasporti, ecc.), quindi a danno della città e degli abitanti vecchi e nuovi. Occorre evitare, come si legge nel testo, che "l‘attivazione di istituti vocati all’accelerazione dei procedimenti possano produrre una diminuzione, nell’ambito del medesimo procedimento, del livello di tutela di altri e ugualmente importanti interessi". Tutela degli interessi pubblici, appunto.

E in che modo? Rendendo sistematico, per ogni progetto, non un mero parere tecnico “di conformità rispetto al PGT vigente" da parte del Comune, bensì una “valutazione complessiva circa la coerenza del progetto rispetto ai contenuti, strategie generali e obiettivi per il governo del territorio della città, deliberati dal Consiglio comunale di Milano”, attraverso procedure di evidenza pubblica da attivare "in fase preliminare all’avvio del procedimento". Questo OdG viene votato e approvato dal Consiglio comunale di Milano con ampia maggioranza il 25 maggio 2020, ore 19,28. Questo accadeva cinque anni or sono. Per applicarlo, non occorreva una variante al PGT: era sufficiente raccogliere questo indirizzo del Consiglio comunale e renderlo operativo attraverso ordinari strumenti amministrativi (determine dirigenziali, circolari). Ma è stato ignorato, purtroppo. Fino ad oggi.

E le inchieste avviate, anzichè produrre un ripensamento ed un’assunzione di responsabilità politica (politica, ripeto: non del singolo funzionario, che ha seguito precise indicazioni di determine e circolari emanate dall’alto), hanno generato una “sindrome da accerchiamento”: Milano contro tutti. La pochezza della classe politica ha generato in Parlamento il c.d. “Salva Milano” che, nella prima versione licenziata alla Camera dei Deputati, estendeva la deregolamentazione urbanistica su scala nazionale; mentre ora al Senato si sta trasformando in quello che, inevitabilmente, sarà l’esito finale: un condono camuffato (n.b.: la parola “condono” non è traducibile in nessuna altra lingua europea, essendo un termine giuridicamente e linguisticamente inesistente, beati loro).

Credo che qualcosa cambierà con il nuovo PGT, come ho proposto da tempo; ma intanto le inchieste sono avviate ed avranno inevitabili conseguenze. Che si sarebbero potute evitare, raccogliendo quella proposta nella lontana primavera 2020.

Ritorno alla frase iniziale del sindaco, e alla morale di questa storia. Si può far parte di una maggioranza politica in tanti modi, assumendosi ovviamente i rischi conseguenti. Il Consiglio comunale, eletto dai cittadini, svolge funzioni di indirizzo che non possono essere ignorate. Le voci leali ma critiche rappresentano una ricchezza in ogni comunità politica (su tanti temi: urbanistica, progetto stadio, edilizia popolare, trasporto pubblico e mobilità), e la scelta di ignorare o dimenticare le voci critiche privilegiando invece chi dice sempre e solo “si”, comporta inevitabili rischi. Perché una voce critica può, magari, fare emergere in tempo utile possibili rischi e indicare possibili soluzioni. L'obbedienza cieca no.

A proposito: copio e incollo di seguito il link di un articolo pubblicato da La Notizia sull’intervento che ho svolto in Consiglio. Il silenzio di alcuni media testimonia che la sindrome da obbedienza è diffusa più di quanto sembri.

https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:EU:e1c7c8a6-b60f-4a22-b4b0-df7b3a9147d0

Nostro commento
 
La vicenda del “Salva Milano” non è solo un tema locale, ma una questione che riguarda tutti noi. Da un lato, c’è il modello urbanistico adottato dalla città, con le sue conseguenze sulla qualità della vita, sui servizi e sul consumo di suolo, dinamiche che potrebbero replicarsi ovunque. Dall’altro, c’è un tema politico più profondo e preoccupante: il potere ricattatorio di un sindaco che, forte della minaccia di dimissioni e del conseguente “tutti a casa”, impone la propria linea alla maggioranza. Un meccanismo che mina il dibattito democratico e trasforma il confronto politico in una semplice ratifica di decisioni già prese. Per questo motivo, la storia di Milano va letta con attenzione: perché parla anche del nostro futuro.

martedì 28 gennaio 2025

Da Milano a Lugano in treno in soli 30 minuti... passando dal Parco del Meredo

Francobollo Ceneri 2020 - Poste Svizzere

La proposta di collegare Milano e Lugano in soli 30 minuti di treno è stata recentemente discussa sulle pagine di Milano Città Stato e da associazioni come SwissRailvolution, che vedono questa connessione come un tassello strategico per la mobilità ferroviaria tra Italia e Svizzera. Tuttavia, numerosi ostacoli, tra cui criticità ambientali e infrastrutturali, rendono questo progetto complesso e lontano da una realizzazione concreta prima del 2050.

La realizzazione di una linea ferroviaria ad alta velocità tra Milano e Lugano richiederebbe due interventi chiave:

  • La prosecuzione dell’AlpTransit verso sud, con una nuova tratta veloce Lugano-Chiasso e il suo collegamento alla rete italiana.
  • Il quadruplicamento delle linee ferroviarie nella Brianza, indispensabile per aumentare la capacità e ridurre i tempi di percorrenza.

Tratte di accesso a sud di AlpTransit. Fonte immagine UFT


Tuttavia, è proprio nel tratto brianzolo che emergono alcune delle maggiori criticità. La variante di collegamento ferroviario proposta nella zona del Parco del Meredo, in particolare, pone significativi problemi legati al consumo di suolo e alla frammentazione ambientale. Il Meredo, un’importante area verde situata a Seregno, rappresenta uno dei pochi polmoni verdi della Brianza Centrale, caratterizzato da un ecosistema delicato e da un alto valore paesaggistico e ricreativo. La costruzione di nuove infrastrutture ferroviarie in quest'area comporterebbe:

  • Consumo di suolo, con la perdita irreversibile di terreni agricoli e naturali, in una regione già fortemente urbanizzata.
  • Frammentazione dell’habitat naturale, con effetti negativi sulla biodiversità locale e sull’equilibrio ecologico.
  • Impatto sociale, poiché il parco è molto frequentato dagli abitanti della zona per attività ricreative e come spazio di aggregazione.

L’eventuale variante ferroviaria nel Meredo, che dovrebbe integrare le reti Trenord e RFI, è stata oggetto di diverse critiche da parte delle associazioni ambientaliste e dei comitati di quartiere. Questi sottolineano come la realizzazione dell’opera rischi di compromettere ulteriormente l'equilibrio ambientale del Parco del Meredo, già fortemente compromesso dalla realizzazione della nuova tangenziale Meda Seregno di Pedemontana.

Le linee ferroviarie del nodo di Seregno. Tratteggiato in verde il progettato raccordo tra la linea verso Saronno e quella verso Bergamo

Attualmente, la linea ferroviaria Monza-Como, che costituisce un collo di bottiglia per i collegamenti verso nord, rimane in uno stato di stallo. Il progetto di quadruplicamento, considerato essenziale per decongestionare il traffico ferroviario e migliorare i tempi di percorrenza, è congelato. Al contempo, alternative come il collegamento diretto tra gli aeroporti di Malpensa e Orio al Serio restano solo sulla carta, senza alcuna programmazione concreta.

In questo contesto, l’associazione SwissRailvolution ritiene che la velocizzazione della tratta Milano-Lugano sia un obiettivo fondamentale per favorire lo spostamento di merci e persone. Tuttavia, il nodo brianzolo, e in particolare le criticità legate al Parco del Meredo, richiede una riflessione approfondita. La sfida è quella di trovare un equilibrio tra sviluppo infrastrutturale e tutela del territorio, evitando interventi che potrebbero compromettere irrimediabilmente il patrimonio ambientale locale.

venerdì 10 gennaio 2025

Verso il Parco Fluviale e Territoriale del Seveso: al via il corso di In-Formazione su acque, territorio e governance


Un’opportunità per approfondire il tema della gestione delle risorse idriche e il futuro del territorio del Seveso: il corso di in-formazione “Acque, Territorio e Governance”, promosso dall’Associazione Amici Parco Nord e dal Laboratorio Parco Fluviale e Territoriale del Seveso, prenderà il via il prossimo 18 gennaio 2025. L’iniziativa si articola in due incontri aperti al pubblico e completamente gratuiti, con l’obiettivo di sensibilizzare e coinvolgere la cittadinanza nella costruzione del Parco Fluviale e Territoriale del Seveso.

Calendario degli incontri

  • Sabato 18 gennaio 2025, dalle 9:30 alle 12:30, presso la sede dell’Associazione Amici Parco Nord, Viale Suzzani 273, Milano.
  • Sabato 1 febbraio 2025, dalle 9:30 alle 12:30, al Centro Visite del Bosco delle Querce, via Ada Negri, Seveso.

Il corso rappresenta un’occasione unica per:

  • Approfondire il concetto e l’applicazione del Contratto di Fiume, un innovativo strumento di pianificazione e gestione delle risorse idriche.
  • Esplorare le caratteristiche geologiche e geografiche della valle del Seveso.
  • Contribuire alla costruzione di un territorio resiliente ai cambiamenti climatici.
  • Analizzare il delicato equilibrio tra elementi naturali e artificiali, considerando il ruolo delle città, delle campagne e dei parchi.

Programma del corso

Modulo 1: Le acque e il Contratto di Fiume

Questo primo incontro si concentrerà sulla gestione idrica e sul Contratto di Fiume, trattando temi come la qualità delle acque, il rischio idraulico e la sostenibilità nella gestione delle piene.
Tra i relatori:

  • Mila Campanini (Responsabile Contratto di Fiume), che illustrerà la storia e il riconoscimento legislativo del Contratto di Fiume.
  • Dario Kian (funzionario Ersaf), che presenterà le azioni in corso nel sottobacino del Seveso.
  • Yuri Santagostino (Presidente CAP Holding), con un focus sulla resilienza territoriale attraverso una gestione sostenibile delle acque piovane.
  • Pierluigi Angiuoni (Associazione Amici Parco Nord), che discuterà il ruolo dei comuni nell’invarianza idraulica.

Modulo 2: Il Territorio

Il secondo incontro approfondirà temi legati all’uso del suolo, agli effetti del cambiamento climatico e alla pianificazione dei parchi, con particolare attenzione al Parco Fluviale e Territoriale del Seveso.
Tra i relatori:

  • Alessia Borroni (Sindaca di Seveso), che racconterà l’esperienza del Parco delle Querce, simbolo di riscatto territoriale.
  • Arturo Lanzani (Politecnico di Milano), che esplorerà i limiti della pianificazione locale e la necessità di una gestione integrata delle acque.
  • Marzio Marzorati (Presidente Parco Nord), con un intervento sul ruolo dei parchi nella tutela ambientale e della salute.
  • Luca Grimaldi (dirigente Ersaf), che discuterà l’importanza di Ersaf nella realizzazione del Parco Fluviale.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il Circolo Lega Ambiente Laura Conti, Seveso Futura e Sinistra e Ambiente di Meda, nell’ambito del progetto “Insieme per il Bosco” promosso dall’Associazione Fare di Meda.

La partecipazione al corso è gratuita e aperta a tutti gli interessati. Per informazioni, è possibile contattare gli organizzatori all’indirizzo e-mail laboratorioseveso@gmail.com

lunedì 25 novembre 2024

Verso un Parco Regionale del Seveso: un incontro tra associazioni e gruppi ambientalisti


Il 23 novembre 2024, presso la sede milanese dell’Associazione Amici Parco Nord, si è svolto un incontro cruciale che ha riunito numerosi gruppi e associazioni ambientaliste. L'obiettivo? Costituire un gruppo di lavoro collegiale per supportare la proposta di istituire il Parco Fluviale e Territoriale del Fiume Seveso. Questo primo confronto è stato descritto dai partecipanti come un momento di conoscenza reciproca e di scambio di idee in vista di un progetto ambizioso e di grande rilevanza per il territorio.

Le informazioni sono state tratte dal blog del gruppo Sinistra e Ambiente di Meda, che ha fornito dettagli sugli sviluppi e sulle finalità dell’iniziativa.


La proposta del nuovo parco: Bosco delle Querce, Plis Grubria, Parco Nord Milano e le aree del bacino Seveso

L’incontro si inserisce nel solco del convegno tenutosi il 26 ottobre 2024, evento che aveva visto la partecipazione di figure politiche e istituzionali. Il tutto è stato reso possibile grazie al precedente passo avanti rappresentato dall’approvazione unanime, il 25 luglio 2024, dell’Ordine del Giorno 692 da parte del Consiglio Regionale della Lombardia. Tale documento ha sancito il sostegno alla creazione del Parco Fluviale del Seveso, demandandone progettazione e realizzazione al Contratto di Fiume.

Il Parco Fluviale del Seveso non sarà una semplice iniziativa di riqualificazione fluviale. Come sottolineato dagli intervenuti, è fondamentale ampliare la portata della proposta. Non solo interventi idraulici, di naturalizzazione delle sponde e di purificazione delle acque, ma anche un’attenzione più ampia al territorio. "Serve una tutela unificata per le aree comprese nel bacino del Seveso, integrando il Bosco delle Querce, il PLIS GruBria e il Parco Nord Milano in un unico grande Parco Regionale", ha affermato Arturo Calaminici, storico rappresentante dell’Associazione Amici del Parco Nord.

Uno dei temi centrali dell'incontro è stata la necessità di costruire una visione comune tra le realtà ambientaliste coinvolte. I partecipanti hanno concordato sull’elaborazione di un Manifesto che definisca principi, finalità, obiettivi e metodi per guidare il processo. Questa piattaforma condivisa sarà essenziale non solo per garantire coerenza nelle azioni, ma anche per prepararsi al tavolo concertativo promesso dalla Regione Lombardia.

Sinistra e Ambiente-Impulsi, insieme a Legambiente Seveso e Seveso Futura, ha portato un contributo significativo al dibattito, illustrando la storia e le sfide legate al Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce. "La memoria di questo luogo, segnato dalla tragedia della diossina e dalla successiva ricostruzione, deve diventare un patrimonio condiviso", ha sottolineato Alberto Colombo di Sinistra e Ambiente. L’associazione ha inoltre evidenziato le criticità legate alla costruzione dell’autostrada Pedemontana Lombarda e le attività in corso per ampliare i confini del parco.

L’incontro si è concluso con un impegno condiviso: continuare il confronto attraverso ulteriori appuntamenti, definendo nel dettaglio strategie e obiettivi per realizzare il Parco Fluviale e Territoriale del Seveso. I partecipanti hanno ribadito la necessità di agire in modo coordinato, mettendo in primo piano la tutela del territorio e la sua valorizzazione come bene comune.

martedì 29 ottobre 2024

Un parco fluviale e territoriale nel medio bacino del fiume Seveso


a cura di Sinistra e Ambiente, Meda


Il 26 ottobre 2024, a Milano, presso l'Auditorium Teresa Sarti Strada, si è tenuto un interessante incontro a più voci sul tema della costituzione del "Parco Fluviale e Territoriale del Seveso", organizzato dall'Associazione Amici Parco Nord.

Hanno partecipato al convegno Raffaella Vimercati, Presidente dell'Associazione Amici Parco Nord; Anita Pirovano, Presidente del Municipio 9 di Milano; Gianfranco Cermelli e Daniela Gasparini dell'Associazione Amici Parco Nord; Arturo Lanzani, Presidente del Parco GruBria; Marzio Marzorati, Presidente del Parco Nord Milano; e, tra i contributi istituzionali, Gigi Ponti, Consigliere della Regione Lombardia; Francesco Vassallo, Vice Sindaco della Città Metropolitana di Milano; e Gianluca Comazzi, Assessore al Territorio e Sistemi Verdi della Regione Lombardia. Come invitati, Sinistra e Ambiente di Meda e il Circolo Legambiente "Laura Conti" di Seveso hanno seguito attentamente l'incontro.

LE BASI DEL CONFRONTO E DELLA PROPOSTA

Il 25 luglio 2024, il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che sostiene la proposta di creare il Parco Fluviale del Seveso, affidandone la progettazione e realizzazione al Contratto di Fiume.

Alla base della proposta c’è la necessità di potenziare i depuratori del bacino per migliorare la qualità delle acque e di intervenire sulla gestione delle sempre più frequenti piene dovute alla crisi climatica, puntando a incrementare le superfici drenanti e filtranti su tutto il bacino del Seveso.

La proposta di un Parco Fluviale e Territoriale, che richiederà un lungo percorso di confronto e atti amministrativi per concretizzarsi, apre alcune importanti opportunità. Tra queste, vi è l’obiettivo di considerare il fiume Seveso come una risorsa attraverso un progetto di rigenerazione ambientale e territoriale, accompagnato dalla creazione di un Parco Regionale che connetta aree simili in termini di conformazione e vocazione: spazi liberi residuali nel contesto urbanizzato, su cui intervenire per riqualificarli tramite piantumazioni, corridoi verdi e faunistici, piste ciclabili e appropriati interventi di ingegneria ambientale per creare spazi di naturalità.

IL SISTEMA DEI PARCHI NEL MEDIO BACINO DEL SEVESO

Nella parte del bacino del medio Seveso, in un territorio fortemente antropizzato, da Meda a Niguarda esiste un sistema di parchi costituito da:

  • Parco Regionale Naturale del Bosco delle Querce;
  • Parco Locale Sovracomunale GruBria;
  • Parco Regionale Nord Milano.

Nelle vicinanze di questi parchi vi sono aree da tutelare, composte da zone lungo il fiume Seveso e il suo affluente, il torrente Certesa/Tarò, nonché da spazi di connessione tra i due corsi d’acqua e le superfici dei tre parchi. Su questo tema, e sulla creazione di un Parco Fluviale in contesto metropolitano, ha contribuito Arturo Lanzani, urbanista e docente al Politecnico, nonché attuale Presidente del PLIS GruBria, illustrando la sua visione tramite una serie di slide.

 

 



L'AGGREGAZIONE DEI PARCHI ESISTENTI

La configurazione del Parco Fluviale e Territoriale del Fiume Seveso non potrà che essere un’aggregazione e una fusione dei parchi già esistenti, poiché la legge regionale non consente la creazione di nuove istituzioni. Naturalmente, l’ipotesi di aggregazione a un Parco Regionale esistente dovrà prevedere un congruo dimensionamento sia del personale sia dei fondi a disposizione della nuova entità per garantirne l’efficacia operativa.

Sarà necessario costituire un tavolo di concertazione che includa le strutture gestionali dei tre parchi, la Regione Lombardia, i comuni interessati, i gruppi e le associazioni, per avanzare proposte che definiscano anche possibili ampliamenti.

IL RUOLO DEL BOSCO DELLE QUERCE DI SEVESO E MEDA

Dopo questo convegno, è previsto un nuovo incontro dedicato alle associazioni e ai gruppi del territorio che desiderano contribuire all’avvio del progetto, valorizzando la loro conoscenza e il lavoro svolto sul campo. Questo lavoro collettivo dovrà tenere conto delle peculiarità di tutti i parchi coinvolti.

In particolare, per il Bosco delle Querce di Seveso e Meda, simbolo e testimonianza del disastro della diossina del 1976, minacciato oggi dal progetto dell'Autostrada Pedemontana Lombarda che prevede il disboscamento di circa due ettari e l'abbattimento di circa 3.000 alberi, è fondamentale assicurare la continuità del suo ruolo di memoria attraverso il "Ponte della Memoria" e un progetto ambientale lungimirante per restituire questo bene alla collettività. Le associazioni ambientaliste locali si impegnano a proporre attività in linea con la storia del luogo, affinché questo patrimonio non venga disperso.

Il messaggio e l’esempio di costruzione della naturalità, uniti al costante impegno per mantenere viva la consapevolezza del danno ambientale e della necessità di rigenerazione operata nel contesto di Seveso e Meda, possono diventare un modello in una Brianza sempre più segnata dal cemento e dall'asfalto.

mercoledì 16 ottobre 2024

Da Milano una lezione di sostenibilità: nuovi orti urbani finanziati dai privati


Enrico Fedrighini, ex assessore al verde del Municipio 8 di Milano ci invia la seguente notizia. Pur riguardando specificamente il capoluogo lombardo, riteniamo che questa esperienza possa essere d’interesse anche per il nostro territorio, in quanto rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato per la riqualificazione urbana e la promozione di iniziative sostenibili. Di seguito, riportiamo i dettagli di questo progetto che potrebbe ispirare soluzioni simili anche nelle nostre comunità.


Nuovi orti comunali a Milano: un esempio di collaborazione tra pubblico e privato.

In un contesto urbano come quello di Milano, dove il territorio è spesso al centro di complesse trattative tra pubblico e privato, arriva una notizia positiva: la realizzazione di tre nuove aree dedicate agli orti urbani comunali. Questi spazi sorgeranno nelle zone del Gallaratese e del QT8 e saranno interamente finanziati da City Life, grazie a un accordo stipulato durante il mandato di Enrico Fedrighini come assessore al verde del Municipio 8.

Il progetto, il cui costo totale ammonta a 529.238,28 euro, è un raro esempio di come gli oneri di urbanizzazione, generati da interventi edilizi in aree pregiate come quella di Fiera City Life, possano essere reinvestiti in zone periferiche, migliorando la qualità della vita e la sostenibilità urbana. Le nuove aree ortive verranno create in due siti al Gallaratese (via Cechov/Omodeo e via Donadoni/Chiarelli) e una al QT8, nella zona di via Pogatschnig. Quest'ultima sarà dotata di spazi appositamente progettati per essere accessibili anche a persone con difficoltà motorie.

Una volta completati i lavori, le particelle ortive saranno assegnate tramite bando pubblico dal Municipio 8. Grazie a una norma introdotta dallo stesso Fedrighini, i futuri gestori degli orti dovranno impegnarsi a praticare agricoltura biologica, senza l’utilizzo di pesticidi o fertilizzanti chimici, promuovendo un approccio sostenibile e salutare alla coltivazione urbana.

Il bando per l’assegnazione degli orti offre una grande opportunità per le famiglie e i giovani interessati all’agricoltura urbana. Inoltre, un aspetto interessante riguarda la possibilità di organizzare gruppi o associazioni di cittadini che, gestendo collettivamente una particella, possano estendere il beneficio dell’orto a un numero maggiore di persone. In questo modo, la partecipazione all’attività ortiva e la distribuzione dei prodotti possono essere gestite in modo comunitario e inclusivo, garantendo una rotazione e una continuità nel tempo.

Questo progetto rappresenta non solo un esempio virtuoso di riqualificazione urbana, ma anche una riflessione più ampia sul ruolo del privato nella trasformazione delle città. Come sottolinea Fedrighini, la creazione di questi orti non è frutto di una semplice procedura burocratica (come la SCIA), ma il risultato di un dialogo tra pubblico e privato che mira a indirizzare le risorse generate da interventi urbanistici a beneficio della collettività.

Nella Milano di oggi, il rapporto con i grandi operatori privati può assumere due direzioni: da una parte, ci sono imprese che investono in progetti a lungo termine, cercando di creare valore non solo per sé stesse ma anche per il territorio; dall’altra, vi sono speculazioni di breve respiro, dove il fine è solo ottenere profitti immediati, senza alcun interesse per la qualità urbana o il benessere dei residenti.

La creazione di nuovi orti urbani a Milano è un passo importante verso una città più inclusiva e sostenibile. A breve, verranno organizzati incontri sul territorio per presentare i dettagli del progetto ai cittadini, con l’obiettivo di coinvolgere attivamente la comunità nella gestione degli orti.

Questo progetto è una piccola ma significativa dimostrazione di come, attraverso la collaborazione tra pubblico e privato, sia possibile migliorare la qualità della vita nelle aree periferiche, trasformando spazi inutilizzati in luoghi di incontro, socialità e sostenibilità.

mercoledì 9 ottobre 2024

Seveso, memoria e resistenza: le nuove tappe del fumetto "Strada senza uscita" contro la minaccia della Pedemontana

Immagine tratta dal fumetto "Strada senza uscita" di Marta Comunale

A 48 anni dal disastro industriale di Seveso, l'illustratrice Marta Comunale rievoca l'evento con il fumetto “Strada senza uscita”. Il Parco naturale del Bosco delle Querce, creato per bonificare l'area più contaminata dalla diossina nel 1976, è minacciato dal progetto dell’Autostrada Pedemontana Lombarda. I cittadini, coordinati da “No Pedemontana”, richiedono trasparenza nei piani di bonifica. Il fumetto, presentato lo scorso 11 luglio, racconta il disastro e sensibilizza sulla questione, con il ricavato destinato al coordinamento “No Pedemontana”.


Sono previste nuove presentazioni del fumetto:

  • 10 ottobre a Lissone (MB) durante l'assemblea pubblica organizzata dai Comitati NO Pedemontana (leggi qui)
  • 12 ottobre a Osnago (LC), presso l'Arci La LoCo, in via Trieste 23
  • 16 ottobre a Milano, presso la libreria Anarres, in via Pietro Crespi 11

Leggi la recensione di Nicola Villa pubblicata su Altreconomia cliccando qui.

Per richiedere il fumetto scrivere a: stradasenzauscita.seveso@gmail.com

martedì 3 settembre 2024

Esperienze virtuose per la Brianza / 4: Zone 30, come rendere le città più sicure per i ciclisti

Bicinfesta per Seregno 2024

Negli ultimi anni, la sicurezza stradale è diventata un tema sempre più centrale nelle nostre città. In particolare, la creazione di Zone 30 (aree urbane in cui il limite di velocità è ridotto a 30 km/h) è stata proposta come una soluzione per ridurre incidenti e promuovere una mobilità più sostenibile. Tuttavia, come possiamo rendere queste zone davvero efficaci e non solo semplici misure di facciata? Prendiamo spunto da esperienze concrete come quelle realizzate a Milano, adattandole alle nostre cittadine della Brianza.

Nel quartiere QT8 di Milano, da tre anni è stata attuata una delle Zone 30 più sicure della città, senza bisogno di ricorrere a massicce installazioni di cartelli o alla modifica del Codice della Strada. Come è stato possibile? La chiave del successo è stata la collaborazione tra tecnici esperti del Comune, il Comitato di quartiere e la Polizia Locale, che hanno adottato un approccio basato su interventi strutturali e non semplici azioni di marketing.

Le Proposte per la Brianza

  1. Modifiche strutturali della viabilità: Invece di limitarsi a installare cartelli che segnalano il limite di velocità, è essenziale apportare cambiamenti concreti alla rete stradale. Questo significa creare disassamenti stradali, isole spartitraffico, separazioni della carreggiata e altri interventi che riducano effettivamente la velocità dei veicoli e proteggano pedoni e ciclisti.
  2. Mappatura delle aree sensibili: Come fatto a Milano, è necessario identificare le aree più critiche, come quelle vicine a scuole, asili, parchi e residenze. Questi luoghi devono essere prioritariamente messi in sicurezza attraverso misure che garantiscano una mobilità sicura e sostenibile.
  3. Miglioramento degli incroci e dei collegamenti ciclopedonali: Gli incroci e gli attraversamenti sono punti particolarmente pericolosi per pedoni e ciclisti. Devono essere studiati con cura per ridurre al minimo i rischi, attraverso soluzioni come le "castellane" (rialzi della strada) e la separazione netta tra le corsie dedicate a veicoli e ciclisti.
  4. Coinvolgimento dei cittadini: Coinvolgere i residenti, le associazioni e i Comitati di Quartiere è cruciale per identificare i problemi e le soluzioni più efficaci. La collaborazione tra cittadini, tecnici e amministrazioni locali è fondamentale per garantire che le Zone 30 siano effettivamente rispettate e utili.

Adottare un approccio strutturale alla creazione delle Zone 30 non è solo una questione di sicurezza, ma anche di qualità della vita. Studi e dati hanno dimostrato che gli incidenti possono essere ridotti fino al 60% con questi interventi. Questo significa meno vittime sulla strada, meno inquinamento acustico e atmosferico, e città più vivibili per tutti.

Nelle nostre cittadine, alcune amministrazioni hanno iniziato a considerare l'introduzione delle Zone 30, ma spesso ci si ferma all'installazione dei cartelli senza un piano concreto di messa in sicurezza. Questo non basta. Serve un impegno reale per modificare la viabilità, proteggere chi si muove a piedi o in bicicletta, e garantire che le nostre città diventino spazi sicuri e accoglienti per tutti.

Se vogliamo davvero rendere le nostre città più sicure per le biciclette e i pedoni, dobbiamo andare oltre le semplici dichiarazioni di intenti. Servono interventi concreti, pianificati e realizzati con competenza, per trasformare le nostre strade in luoghi dove la sicurezza è garantita per tutti. È una sfida che vale la pena affrontare, non solo per noi, ma per le future generazioni che erediteranno le nostre città.

 

Ringraziamo Enrico Fedreghini per averci segnalato l'intervento nel quartiere QT8 di Milano

 

sabato 24 agosto 2024

La storia del Parco Ovest Milano

Cascina Melghera, Milano. Immagine tratta dal web

di Enrico Fedreghini

La cittadinanza attiva è da sempre il motore dei cambiamenti. Ed è utile, ogni tanto, ricordare i risultati che l’azione di cittadini attenti al “bene comune” ha prodotto. Perchè non è vero che “tanto non cambia niente…”.

Pensate ad esempio che proprio nella zona Ovest di Milano c'era un gruppo di simpatici e strambi utopisti abitanti del Gallaratese (Mauro, Luca, Vittorio, Gigi, Alberto, Loredana e altri) insieme ai quali amavo lottare contro i mulini a vento. Spesso riuscivamo a cogliere l’obiettivo: avevamo inventato il Parco Pertini ripulendolo da rifiuti e degrado; avevamo lanciato la mobilitazione per fermare la superstrada nel parco di Trenno (via Mafalda di Savoia, nel tracciato originario, tagliava a metà il parco). Allora i mulini a vento erano rappresentati soprattutto da un potentissimo palazzinaro, il grande Palazzinaro originario di Paternò, che possedeva quasi tutte le aree agricole della periferia di Milano: le acquistava per poche lire e subito dopo – non ho mai capito per quale particolare congiunzione astrale – quelle stesse aree si trasformavano in aree edificabili, grazie a una puntuale variante del Piano Regolatore comunale, al Gallaratese come in via Ripamonti e in via dei Missaglia.

Sta di fatto che il nostro sgangherato gruppo era diventato una sorta di presidio di tutela a servizio del territorio e degli abitanti del Nord Ovest Milanese. Nell’aprile 1990 avevamo addirittura ottenuto l’inclusione di tutte le aree agricole, del Parco Trenno e degli impianti ippici nel neo-costituito Parco Agricolo Sud Milano. Inimicandoci per sempre il grande Palazzinaro.

Succede un giorno che entriamo in contatto con i “barbudos” di Italia Nostra: Sergio e Silvio, agronomi del Centro di Forestazione Urbana in grado di strappare al degrado una discarica a cielo aperto della periferia ovest, trasformandola in quella modello ambientale e paesaggistico oggi noto al mondo come Bosco in Città. “Occhio” ci avvertono Sergio e Silvio “il Palazzinaro ha acquistato tutti i terreni agricoli attorno alla Cascina Melghera. Probabilmente ha in mente qualcosa di grosso, pare voglia realizzare anche una piattaforma di atterraggio per elicotteri…”. Ci avvertono loro, i barbudos di Italia Nostra; non gli agricoltori, purtroppo.

Cascina Melghera è un classico edificio rurale lombardo, in mezzo a campi e risaie, dove venivano ospitati stagionalmente i braccianti. Agricoltura di qualità, in piena città. Arriva il Palazzinaro: compra tutto e non rinnova più il contratto agricolo con il mezzadro, rinnovandolo anno per anno, confidando sulla rapida dismissione dell’area e sulla conseguente, puntuale variante urbanistica per renderla edificabile.

E’ la stessa tecnica che il Palazzinaro usa in quegli anni contro gli agricoltori di Cascina Campazzo, nel Parco Ticinello: comprare l’area agricola e provocare la dismissione dell’attività agricola; ma lì si trova di fronte un gruppo di agricoltori coraggiosi, gente che non piega la testa per convenienza o altro: come ricorda l’amico Aldo Ugliano, memoria storica e difensore ammirevole di quei luoghi, il Palazzinaro andava in auto ogni mattina a perlustrare le proprietà agricole di Cascina Campazzo, con atteggiamenti minacciosi verso chi testardamente continuava a fare il proprio lavoro di contadino. Ma quegli agricoltori resistono, rischiano, e alla fine vincono.

A Trenno la storia è diversa: la cascina viene abbandonata all’incuria e al degrado, nel silenzio accomodante di troppi. Il Palazzinaro sa quindi di poter agire nell’ombra, attendendo il momento opportuno.

Ma non ha fatto i conti con alcuni abitanti di Trenno e con gli ingenui e strambi utopisti del Gallaratese.

Erano anni in cui di “pianificazione urbanistica” pare se ne occupassero sono due categorie di persone: i palazzinari e gli utopisti, su fronti opposti ovviamente… Capiamo che occorre agire, e presto. Chiediamo (e otteniamo!) l’estensione del perimetro del Parco Agricolo Sud Milano fino a Cascina Melghera, Bosco in Città e Ippodromo di San Siro; grazie a Italia Nostra Milano otteniamo anche il vincolo monumentale sull’intero Ippodromo del Galoppo (1.500.000 mq di verde e scuderie sottratti per sempre alla speculazione edilizia); riusciamo infine ad impedire che l’area di Cascina Melghera venga trasformata definitivamente in eliporto urbano grazie ad un esposto accolto dall’Enac: il Palazzinaro aveva iniziato ad usare quest’area agricola come base personale di decollo e atterraggio dei velivoli, e solo grazie ad alcuni abitanti di Trenno la cosa era emersa e riuscimmo a risolverla.

Il resto è storia recente. L’impero immobiliare del decaduto Palazzinaro viene ripartito fra banche, finanziarie e immobiliari; emergono mancati versamenti di oneri di urbanizzazione per lottizzazioni effettuate negli anni ’90 in via Ripamonti, in cambio dei quali la nuova proprietà cede al Comune di Milano l’area agricola di 528.900, proprio davanti a Cascina Melghera: l’eliporto mancato del grande Palazzinaro.

Il cerchio si chiude: l’attività agricola di Trenno è definitivamente salva e garantita per sempre, grazie all’inclusione di tutte le aree agricole di Trenno nel perimetro del Parco Sud Milano ottenuta su iniziativa di quattro strambi utopisti del Gallara insieme agli abitanti di Trenno; il Bosco in Città non deve più temere per i propri confini, anzi può pensare più in grande essendo diventato un'Oasi Faunistica Protetta.

Ed ora proprio lì, nel luogo dove qualcuno fino a non molto tempo fa voleva rimpiazzare l’agricoltura col cemento realizzando anche un eliporto privato, prende forma un nuovo progetto di tutela e rilancio dell’agricoltura urbana di qualità, senza veleni, con un rapporto diretto produttore-consumatore.

Ogni tanto le favole hanno un lieto fine, anche là dove torneranno a osare le rane, una volta liberate dai diserbanti chimici.
 

sabato 10 agosto 2024

Mobilità a Milano: l'ennesima conferma che occorre il coraggio di cambiare

Fonte immagine: Report Apat, giugno 2024

di Enrico Fedrighini

E' stato da poco pubblicato l’ultimo report Amat sul traffico e la mobilità a Milano (cliccare qui).

Il report di giugno 2024 segnala l'incremento del traffico a Milano e, soprattutto, conferma in modo inesorabile e costante, come avviene da mesi, l'aumento dell'Indice di Congestione, vero valore rivelatore della densità di auto sulle strade urbane.

Cambiare un sistema di mobilità e di spazio pubblico urbano modellato in funzione dell'automobile significa potenziare e migliorare il trasporto pubblico, la sicurezza stradale, l'ambiente e l'aria che respiriamo.

Milano ha tutti gli strumenti per raggiungere questi obiettivi. Serve il coraggio politico per assumere scelte certamente non facili e politicamente "rischiose", ma necessarie per il bene di tutti. Ovvero: disincentivare l’uso dell’auto potenziando e rendendo sempre più conveniente l’uso della rete di trasporto pubblico.

Aumentare il biglietto ATM tagliando le corse di superficie non credo vada in questa direzione.

E non serve nemmeno tentare di occultare i dati di Amat sul traffico a Milano (ci avevano provato, ma grazie a Gherardo Colombo, presidente del Comitato Legalità e Trasparenza del Comune, ho ottenuto la ripresa della loro pubblicazione): serve il coraggio di agire. A partire dalle aree maggiormente colpite da traffico e inquinamento: che secondo alcuni riguardano la zona Montenapoleone/Quadrilatero della Moda, mentre secondo altri - io fra questi - riguardano il restante 99% della città.

venerdì 12 luglio 2024

Seregno in fiore (o quasi): un'avventura tra tagliaerba e biodiversità

Esempio taglio a sfalcio ridotto. Fonte immagini: Comune di Milano

Negli ultimi anni, la pratica dello sfalcio ridotto dell'erba ha guadagnato sempre più attenzione nelle città italiane, tra cui Milano, grazie ai numerosi benefici ambientali ed ecologici che comporta. Questa tecnica, già diffusa in molti Paesi europei, consiste nella riduzione della frequenza di taglio dell'erba, permettendo alle piante di completare il loro ciclo vegetativo fino alla fioritura e alla produzione di seme. Questo approccio non solo favorisce la biodiversità, ma apporta anche notevoli vantaggi alla qualità del suolo, all'aria e al risparmio di risorse.

I benefici dello sfalcio ridotto


Salvaguardia della biodiversità:

  • La crescita naturale dell'erba crea un habitat ideale per api, insetti impollinatori, uccelli e piccoli mammiferi. Questi organismi svolgono un ruolo cruciale nell'ecosistema urbano, contribuendo alla diversità biologica e alla salute generale dell'ambiente.

Risparmio di risorse e riduzione dell’impronta ecologica:

  • Ridurre la frequenza degli sfalci significa anche diminuire l'uso di carburante per le macchine da taglio, l'acqua per l'irrigazione e i fertilizzanti. Questo porta a una gestione più sostenibile delle risorse, riducendo l'impatto ecologico complessivo della città.

Miglioramento della qualità del suolo:

  • L'erba alta protegge il terreno dall'erosione e dagli effetti delle alte temperature, conservando al contempo più materiale organico. Questo migliora la struttura e la fertilità del suolo, rendendolo più resistente e produttivo nel tempo.

Miglioramento della qualità dell’aria:

  • Le aree con erba più alta aiutano a ridurre gli inquinanti atmosferici, contribuendo a una migliore qualità dell'aria nelle aree urbane.

Mitigazione dei cambiamenti climatici:

  • Le superfici erbose non tagliate frequentemente aiutano a mitigare gli effetti delle ondate di calore estivo, fornendo un ambiente più fresco e confortevole.

Il caso di Milano


Il Comune di Milano ha adottato con successo la pratica dello sfalcio ridotto in 54 aree verdi, coprendo una superficie di 1,3 milioni di metri quadri. Questa iniziativa ha portato alla crescita spontanea di specie autoctone, arricchendo i prati di biodiversità e garantendo una maggiore fornitura di servizi ecosistemici. La scelta agronomica di effettuare sfalci selettivi ha favorito la conservazione delle specie locali e la protezione del suolo.

Un’opportunità per Seregno

Nonostante i benefici evidenti, la pratica dello sfalcio ridotto non è ancora diffusa ovunque. Nella chat di Legambiente Seregno, alcuni cittadini hanno lamentato la ripresa dei tagliaerba nonostante le belle fioriture e la presenza di rifiuti sminuzzati dall’erba alta. Questi commenti evidenziano la necessità di un cambio di approccio anche a Seregno.

Adottare lo sfalcio ridotto a Seregno potrebbe apportare gli stessi vantaggi osservati a Milano. Ridurre la frequenza degli sfalci non solo favorirebbe la biodiversità locale, ma migliorerebbe anche la qualità del suolo e dell'aria, contribuendo a una gestione più sostenibile delle risorse. Inoltre, sensibilizzare i cittadini sui benefici di questa pratica potrebbe ridurre le lamentele e aumentare la consapevolezza ambientale.