sabato 6 agosto 2022

Valsassina: lanciata una petizione per fermare le olimpiadi del cemento

I fondi per le olimpiadi non possono giustificare inutili stragi ambientali.


Con il marchio delle olimpiadi Milano-Cortina 2026 vengono finanziate per milioni di euro infrastrutture in luoghi non coinvolti nemmeno marginalmente dai giochi invernali.

Nel caso specifico, a Barzio e Moggio, in Valsassina, provincia di Lecco, sono in divenire nuove strade e ulteriori parcheggi, decisioni calate dall'alto e mai condivise con la Comunità, rivelate nell'estate 2021 dalla stampa e rese ufficiali - in data 2 agosto 2022 - dall'annuncio dello stanziamento dei fondi.

Considerato che:

  • Sul tema, i lettori di un giornale locale avevano risposto a un sondaggio schierandosi a maggioranza contro la nuova strada per al funivia di Barzio.
  • Sono seguiti dibattiti pubblici sia sulla carta stampata sia con incontri promossi da associazioni ambientaliste.
  • La nuova strada di collegamento per la funivia dei Piani di Bobbio escluderà il paese, rendendo periferiche le attività commerciali di prossimità, già duramente colpite dalle contingenze dell'ultimo biennio.
  • Una nuova strada - come spesso è successo - potrebbe aprire a nuova edificazione che andrà ad aggiungersi alla già sovrabbondante presenza di immobili in parte vuoti o sfitti che avrebbero invece necessità di tornare appetibili dal mercato immobiliare.
  • In merito ai nuovi parcheggi, la sola Barzio conta più stalli auto di quelli presenti in tutto il resto del territorio valsassinese.
  • Nuova strada e nuovi parcheggi porteranno alla distruzione degli ultimi prati posti a corona dell'abitato di Barzio, la cosiddetta cintura verde, dal dopoguerra ad oggi sempre rispettata da tutte le amministrazioni comunali.
  • La stessa Regione Lombardia che finanzia le opere, con Legge Regionale n°31 del 28 novembre 2014 introduceva "nel governo del territorio nuove disposizioni mirate a limitare il consumo di suolo e a favorire la rigenerazione delle aree già urbanizzate".
  • Gli evidenti cambiamenti climatici e l'anomalo stato di siccità che stiamo vivendo non possono più essere trascurati nella pianificazione di strategie future.

Stanti tali considerazioni:

  • Invitiamo a una riflessione e a un ripensamento: dal punto di vista economico, Barzio e Moggio hanno realmente bisogno di opere di questo tenore per il loro sviluppo?
  • Chiediamo di fermare inutili stragi ambientali e, al contrario, di tutelare e valorizzare l'esistente.
  • Auspichiamo il rispetto della Legge Regionale n°31 del 28 novembre 2014 che recita in premessa:
  • "Sul presupposto che il suolo è risorsa non rinnovabile, l’obiettivo prioritario di riduzione del consumo di suolo si concretizza nell'orientare le attività di trasformazioni urbanistico-edilizie non più verso le aree libere ma operando sulle aree già urbanizzate, degradate o dismesse, da riqualificare o rigenerare".


https://www.change.org/p/stop-alle-olimpiadi-del-cemento-in-valsassina?redirect=false



Il 6 agosto 2022, anniversario di Hiroshima, pianta un seme di Pace...


Riceviamo e pubblichiamo.

a cura di Roberto Brambilla, Lista Civica Italiana 

 

Il 6 agosto 1945 venne sganciata le bomba nucleare che distrusse la città giapponese di Hiroshima, il 9 agosto la sciagura si ripeté su Nagasaki. Queste date resteranno per sempre nella storia umana come giorni bui, assolutamente nefasti e che mai vorremmo ripetere nel futuro.

Tuttavia, la follia della guerra, in particolare il conflitto in Ucraina, ha fatto impennare il rischio della minaccia nucleare. Dall’inizio del conflitto i portavoce di entrambe le fazioni affermano pubblicamente che l’utilizzo delle più moderne e sofisticate armi nucleari non può essere escluso. Tutto ciò comporterebbe impatti ingovernabili, una catastrofe!

La rete Convergenza ti invita in questo giorno di commemorazione a dare un segnale, a fare un gesto che manifesti il tuo sostegno al Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari -TPAN (TPNW è l’acronimo inglese) affinché le armi nucleari siano bandite dal nostro futuro.

Crediamo fortemente che ognuno di noi sia portatore di un seme di quella Pace a cui tutti aspiriamo e che sia nelle nostre mani l’unica possibilità di costruirla, insieme.

Il 6 agosto, pianta un seme, o accendi una candela, o scrivi un messaggio per un futuro libero da armi nucleari e che ti ricordi ogni giorno di aver cura di far crescere la Pace in te e fuori di te. Quindi, fai una foto e condividila sui social con l’hashtag #TPNWandSowPeace o invia la foto a redazioneitalia@pressenza.com

La tecnologia nucleare odierna permette di effettuare attacchi sia su larga scala che mirati, con una gittata maggiore e una forza distruttiva fino a 30 volte superiore di quelle di Hiroshima e Nagasaki, con conseguenze devastanti - immediate e a lungo termine - per l’umanità e per l’ambiente.

Oggi sono 9 gli Stati con armi nucleari (Russia, USA, Francia, Regno Unito, Cina, Israele, Pakistan, India, Corea del Nord) e 5 gli Stati della NATO aderenti alla condivisione nucleare (Nuclear sharing, Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia) che, detenendo e rinnovando gli arsenali sul loro territorio, violano il Diritto Internazionale.

In totale, ci sono circa 14.000 testate atomiche, di queste circa 4000 sono schierate e circa 2000 pronte per essere lanciate.

Finché i Governi non si decideranno a smantellare gli arsenali nucleari,
l’umanità, la nostra sopravvivenza, sarà minacciata.

L’unica soluzione coerente è dare priorità al disarmo nucleare.

Il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW) in vigore dal 22 gennaio 2021 è stato ratificato finora da 66 Stati e firmato da ulteriori 23, su 208 Stati nel mondo. Il Trattato proibisce alle nazioni di sviluppare, testare, produrre, fabbricare, trasferire, detenere, immagazzinare, utilizzare o minacciare l’uso di armi nucleari, o permettere che armi nucleari siano posizionate sul proprio territorio. Inoltre vieta di assistere, incoraggiare o indurre chiunque a partecipare a una qualsiasi di queste attività. Negli Stati che hanno firmato il TPNW, le banche, le aziende, le università e i privati non potranno contribuire allo sviluppo di armi nucleari, nemmeno nei Paesi che non aderiscono al trattato. Il TPNW è permanente e legalmente vincolante per le nazioni che vi aderiscono. Inoltre, il trattato prevede anche la possibilità di essere adottato a livello locale (Comuni e/o Regioni) generando una pressione che potrebbe raggiungere la ratifica del trattato a livello nazionale.

Il TPNW è una pietra miliare del diritto internazionale, un’iniziativa della società civile a cui è stato attribuito il premio Nobel per la pace nel 2017, sostenuto dalla stragrande maggioranza delle nazioni, ad eccezione di quelle che possiedono armi nucleari e dei loro alleati. Questi ultimi continuano ad ignorare il TPNW e l’Italia, che ci farebbe piacere vedere tra i firmatari, purtroppo non ha partecipato, neanche come osservatore, alla conferenza internazionale di Vienna tenutasi in giugno 2022 sul TPNW.

Il 6 agosto, pianta un seme di Pace…

#TPNWandSowPeace o invia la foto a redazioneitalia@pressenza.com.

Convergenza: La Comunità per lo sviluppo Umano, Mondo senza guerre e senza violenza, Campagna Umanista Europe for Peace, Rete Ecosocialista, WILPF ITALIA, Disarmisti Esigenti, OGZERO, Atlante Guerre, Zeitgeistitalia, Planet 2084, Società della Cura, Rete per la politicità sociale, Manifesta, Rifondazione Comunista, Partito Umanista Roma, Lista Civica Italiana, Pressenza International Press Agency.

Riportiamo di seguito  alcuni link a schede di approfondimento e in particolare:
1) Una scheda sul lavoro dell’ICAN per arrivare alla definizione del trattato internazionale con incluso l’elenco delle nazioni che hanno firmato e ratificato il trattato e l’elenco dei comuni italiani che hanno aderito allo stesso. 20220621 TPAN _21-23 Giugno 2022_ICAN definitivo
2) Una scheda sui contenuti del TNP (Trattato di non proliferazione) e le sue differenze con il TPAN 20220621 TPAN e TNP - Differenze sostanziali definitivo
3) Per tutti coloro che desiderano approfondire il tema, aggiungiamo alcuni link interessanti ad un video che mostra come si è giunti a dar vita al trattato e evidenziano gli impatti umanitari delle esplosioni nucleari con il conseguente “inverno nucleare” (si tratta dello stesso contenuto esposto sempre più sinteticamente, avvisiamo che il video lungo contiene scene "forti"). Il video per il valore delle commoventi testimonianze contenute dovrebbe essere fatto circolare a tutti i livelli, dalla scuola alle associazioni ecc.

4) Cliccando qui la recensione dell'interessante libro "Parere giuridico sulla presenza di armi nucleari in Italia, Multimedia Edizioni, 2022"

mercoledì 3 agosto 2022

La montagna non è un parco giochi!


Montagna: scrigno di biodiversità o parco disneyano?

a cura del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”

Non ci sono solo le Olimpiadi invernali a ‘minacciare’ la montagna. Sempre più spesso assistiamo allo ‘sfruttamento’ della montagna, anche da parte di chi vi abita.


Facciamo degli esempi. Il turismo mordi e fuggi con cui la montagna viene utilizzata come 'parco giochi': panchine giganti, ponti tibetani nelle valli, piattaforme artificiali di osservazione, piste da sci a quote basse e pertanto innevate artificialmente. Queste strutture richiamano flussi di visitatori che, muovendosi in giornata con le loro auto, vedono la montagna come un centro commerciale, utilizzando solo queste strutture fittizie piuttosto che godere della naturalità della montagna stessa.
Dicevamo che anche chi ci vive tende, in alcuni casi, a trarre dalla montagna solo una fonte di reddito personale o per propri scopi, come, ad esempio, la realizzazione di nuove strade agrosilvopastorali, a volte addirittura asfaltate e aperte anche alle auto private, per l'accesso a strutture di agriturismo, rifugi e baite, se non seconde case. L'accesso a questi edifici, fino a ieri raggiungibili solo a piedi, diventa il pretesto per aggredire ulteriormente la montagna e renderla appetibile a nuove orde di visitatori della domenica.


Altro esempio le moto da trial, i quod o, in inverno, le motoslitte, mezzi che vengono utilizzati con l'unico scopo del 'passatempo'. Insomma la montagna sta sempre più diventando un ‘divertimentificio’, piuttosto che essere preservata e tutelata per le sue valenze naturali e ambientali.
Pensiamo al tema del riscaldamento globale, laddove le montagne e i boschi possono rappresentare una delle soluzioni al problema, in quanto in grado di assorbire quote di CO2 e produrre ossigeno, condizioni fondamentali per la vita, che la città non può garantire.
In definitiva serve cambiare il modo di pensare e vedere la montagna, che deve invece continuare a rappresentare uno degli ambiti di conservazione della biodiversità e di garanzia per la vita sul Pianeta. Occorre pensare ad un turismo ecosostenibile che possa valorizzare le tradizioni locali senza snaturarle e senza la necessità di creare infrastrutture inutili, ma recuperando e ristrutturando quello che già esiste sul territorio.


Un appello quindi alle Istituzioni (ministeri, regione, parchi, comunità montane, comuni) che, anziché limitarsi a celebrare la giornata della montagna o, peggio, a finanziare altre devastanti opere (è di questi giorni l'apertura di un nuovo bando di Regione Lombardia a sostegno delle piste da sci innevate artificialmente!), devono investire sulla tutela e manutenzione delle montagne stesse.

mercoledì 27 luglio 2022

Parco delle Groane e della Brughiera: la natura non va mai in vacanza!


La natura non va mai in vacanza lo sapevate? Così anche per l’ultimo weekend di luglio il Parco delle Groane e della Brughiera Briantea ha preparato una serie di sorprese dedicate ai bambini e alle famiglie.

“C’era una volta… la natura! Leggiamo, ascoltiamo e creiamo”. Per iscrivervi all’evento del 30 e 31 luglio basta inquadrare il QrCode sulla locandina o cliccare qui. La prenotazione è obbligatoria. A Ferragosto è stata organizzata per una bellissima caccia al tesoro. Una sfida all’ultimo indizio. Cosa aspettate ad iscrivervi? I posti sono limitati. Il Parco vi aspetta all’Info Point di Solaro, in via Polveriera 2, con tutta la simpatia degli obiettori e degli operatori delle cooperative che collaborano con il Parco delle Groane e della Brughiera Briantea.

Il Bosco delle Querce tra possibili buone pratiche e assenze croniche


a cura di Sinistra e Ambiente Meda e Circolo Laura Conti Legambiente Seveso

 

Il 10 luglio 2022, a 46 anni dal disastro della fuoriuscita di Diossina TCDD dal reattore dell'ICMESA di Meda, al Centro Visite del Bosco delle Querce si è tenuto un incontro di presentazione del "Progetto condiviso per la rigenerazione del Bosco e della sua Comunità" curato da FARE e da Legambiente circolo Laura Conti di Seveso. Il progetto ha compreso una ricerca sociologica, ancora in elaborazione, condotta da Emanuela Macelloni sociologa sevesina che si sta spendendo a titolo gratuito, con la supervisione della professoressa Laura Centemeri sociologa dell’Università di Marsiglia e autrice del volume Ritorno a Seveso (Mondadori 2006).
La ricerca muove da una serie di interviste a chi in questi anni - a Seveso e a Meda - ha vissuto questa area verde, si è occupato della sua tutela sia come luogo della Memoria, sia come ambito naturale creato dall'intervento umano.

Dalla fase delle interviste sono emersi alcuni elementi comuni che brevemente sintetizziamo: 

  • La preoccupazione per la percezione di abbandono gestionale in cui si trova attualmente il Bosco.
  • Il sentirsi a un bivio, determinato in parte dal cambio generazionale con una differente percezione della Memoria, come se si dovesse decidere se vivere questo parco come un qualsiasi parco o insistere sulla Memoria di un luogo particolare per la sua origine particolare. 
  • Un legame affettivo forte che porta molti soggetti individuali e collettivi a spendersi in prima persona caricandosi di una responsabilità per la trasmissione della sua conoscenza e la sua cura quale Bene Comune.
  • La necessità di pensare al Futuro del BdQ con un focus appropriato e con il Centro Visite quale luogo centrale di attività e coprogettazione. 
 
Sulla base di questi ritorni proseguirà l'analisi e la progettualità definita con l'impiego delle risorse della Convenzione tra Regione Lombardia e Comune di Seveso quale capofila nella gestione del Bosco delle Querce di Seveso e Meda.
Se è risultata particolarmente interessante questa parte di lavoro e di restituzione del vissuto della comunità sevesina e medese rispetto al Bosco delle Querce, inquitanti e deludenti sono state le dichiarazioni, fatte durante l’incontro, dalla Sindaca di Seveso, Alessia Borroni, che è apparsa quasi esclusivamente preoccupata di affermare la completa indipendenza delle tematiche legate alla rivitalizzazione del Bosco delle Querce rispetto alle grosse criticità che lo minacciano. Criticità sulle quali c’è attenzione e azione da parte dei gruppi ambientalisti locali e che sono costituite dal progettato passaggio dell'autostrada Pedemontana Lombarda con gli sbancamenti di terreno ancora contaminato da Diossina TCCD e dalla trasformazione delle aree verdi e agricole tra la SS35 e le vie Senofonte e della Roggia in svincoli, bretelle, vasca di laminazione anziché in auspicati e proposti ampliamenti del Bosco delle Querce, già ipotizzati negli anni ‘80.
Sulle vasche della Diossina, su cui siamo con adeguata preparazione più volte intervenuti per informare, aspettiamo l’annunciato esito di tutte le verifiche e gli adeguamenti tecnici che saranno indicati dagli incaricati di  Regione Lombardia per mantenere e migliorare i livelli di sicurezza finora garantiti.
 
 
Come e stato giustamente ricordato da alcune presenti l’affezione al Bosco delle Querce da parte della comunità locale e delle associazioni ambientaliste già nel 2011 ha permesso la tutela dell’area Parco rispetto al precedente progetto di sbancamento di 12 ettari previsto dal Progetto definitivo di Pedemontana, un movimento dal basso che ha coinvolto progressivamente anche le istituzioni e infine i poteri regionali che hanno persino deliberato una variante del progetto. 
Questa è una azione politica che vide insieme chi siede nelle istituzioni e chi opera sul territorio. 
Il progetto che è stato presentato in questa sede può essere una buona premessa per questa ‘cucitura’ tra contesto comunitario e istituzione. 
Lo ha evidenziato anche la presenza significativa all’evento della funzionaria regionale Maria Lisa Sacchi.
Ancora una volta, invece, si deve registrare la totale assenza di qualsivoglia rappresentanza istituzionale (Sindaco o suo delegato) del Comune di Meda.

 
Sinistra e Ambiente Meda
Circolo Laura Conti Legambiente Seveso

martedì 26 luglio 2022

Allarme siccità: fiume Lambro senz'acqua!

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” denuncia le condizioni del fiume e dei suoi affluenti nell’Erbese.


Lambrone ad Erba (CO)

È allarme siccità nel fiume Lambro, ormai quasi privo d'acqua. Da mesi si assiste alla forte siccità che ha colpito anche il fiume Lambro e i suoi affluenti, ridotti ormai a rigagnoli, se non addirittura a poche pozze d'acqua quasi stagnante. La mancanza di precipitazioni, che dura ormai dallo scorso autunno, sta mettendo in forte sofferenza fiumi e torrenti, che sono al livello di morte biologica. Infatti nelle poche pozze si notano solo piccoli pesci, quasi agonizzanti, e poche altre forme di vita.

Gli attivisti del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" hanno effettuato in quest'ultimo fine settimana una ricognizione lungo il bacino del Lambro, nella zona del Triangolo Lariano e dell'Erbese.

Torrente Ravella a Canzo

Testimonia Raffaella Rusconi: “A Canzo nel torrente Ravella, affluente del Lambro, in prossimità della località San Miro si vede l’acqua scorrere, mentre nel tratto che attraversa l’abitato di Canzo risulta ridotto a un rigagnolo. Purtroppo anche nel Lambro, nella zona di Scarenna, si vedono solo piccoli rivoli d'acqua”.

Peggiore ancora la situazione del fiume proseguendo nella zona di Castelmarte, dove gli argini sono stati cementificati dalle opere di 'regimazione' realizzate negli scorsi decenni, che hanno messo in ulteriore sofferenza il fiume.
Fino a due settimane fa l'acqua nel Lambro era un po' più presente ora, arrivando a quest'ultimo week-end, abbiamo notato che in pratica nel fiume l’acqua è sensibilmente diminuita.

Torrente Bova a monte di Erba

Torrente Bova al ponte di Crevenna

Conferma Moreno Casotto: “Anche a Erba il Lambro è in forte sofferenza, con pochissima acqua. Mentre il torrente Bova, nonostante tutto, sembra resistere: vista la situazione, pensavo peggio, c'è presenza di acqua,  seppur poca, nel tratto a monte della città, mentre già al ponte di Crevenna, lo scorrimento dell'acqua è meno visibile”.

Il Lambro a Merone

Antonio Bertelè ha monitorato la zona della Piana d'Erba e di Merone: “Nel Lambrone, come spesso succede - trattandosi di un alveo artificiale - praticamente  non si vede acqua in superficie. Anche a Merone il fiume è in sofferenza, in pratica vi scorre solo un piccolo rigagnolo d’acqua”.

In forte sofferenza anche il torrente Bevera di Molteno (che è il principale affluente del Lambro settentrionale e che entra nel fiume nella zona di Baggero), che sta pertanto apportando pochissima acqua nel già martoriato Lambro.
 
Commenta Roberto Fumagalli, presidente del Circolo: “La situazione del Lambro e dei suoi affluenti è grave. La causa di tutto ciò è ovviamente da ricercarsi nella mancanza di precipitazioni - a sua volta causata dal riscaldamento globale - che va avanti ormai da troppi mesi. Ma questa può essere l'occasione per riflettere sul destino dei corsi d'acqua, in particolare nei tratti in cui sono state realizzate opere di cementificazione degli argini, come avvenuto ad esempio sul Lambro a Castelmarte, dove il fiume è stato ridotto ad un canale artificiale! Oggi il Lambro e i suoi  affluenti sono quasi in secca e quindi quasi privi di vita. Invece i corsi d'acqua sono fonte di vita, per gli uomini e per altri animali e vegetali. La siccità li sta facendo morire, almeno questa diventi l’opportunità per evitare di ripetere gli errori del passato, preservando la naturalità di fiumi e torrenti. Oltre a tutto questo, speriamo nelle prossime piogge”.

venerdì 22 luglio 2022

WWF Lombardia: "Nessuno ha il diritto esclusivo di portare l'acqua al proprio mulino!"



di Gianni Del Pero, Presidente WWF Lombardia


Gli ultimi dati ufficiali pubblicati giovedì 21 luglio 2022 sullo stato delle riserve idriche in Lombardia sono sbalorditivi! Nonostante la situazione drammatica, mentre i grandi Laghi sono al minimo di regolazione e hanno perso in una settimana 50 milioni di metri cubi di acqua e i canali irrigui sono in secca, gli invasi idroelettrici hanno perso solo 10 milioni di metri cubi e ne trattengono ancora (17 luglio) 390 milioni! 

 


Ma quando pensano di farli scendere? Ad agosto dopo i temporali della prossima settimana? Quando probabilmente non serviranno più a salvare l'agricoltura, dopo avere prodotto danni ecobiologici irreversibili a laghi e fiumi e inutili sofferenze ai cittadini e all'intera Lombardia? L'acqua è il Bene Comune per eccellenza! Nessuno ha il diritto esclusivo di portare l'acqua al proprio mulino!

martedì 19 luglio 2022

Barzio: a lezione di Plis.


A Barzio in Valsassina, il prossimo giovedì 21 luglio si parlerà anche dell'esperienza del Plis 'Zoc del Peric'.
L'occasione sarà l'incontro sul tema dei parchi locali di interesse sovracomunali, tema affrontato nell'ambito de “I giovedì della Fucina”, gli incontri settimanali estivi dell’omonima associazione culturale impegnata nei territori di Barzio e Cremeno.

Il 21 luglio protagonista sarà il Plis di Barzio, il Parco locale di interesse sovracomunale istituito da alcuni anni ma ancora poco noto alla popolazione nelle sue potenzialità. Si terrà una tavola rotonda per mettere insieme pratiche ed esperienze di chi già opera con parchi di questa fattispecie.


Planimetria del Plis di Barzio (LC)

A Palazzo Manzoni di Barzio interverranno Niccolò Mapelli, agronomo e collaboratore di enti per la valorizzazione di Plis e Parchi nel territorio brianzolo, Rosaura Fumagalli, ex sindaca di Cassago Brianza e sostenitrice del Plis della Valletta, e per il Plis 'Zoc del Peric' interverranno Antonio Bertelè del Circolo ambiente ‘Ilaria Alpi’ e Arturo Binda de Le Contrade di Inverigo, realtà impegnate in attività a tutela e valorizzazione della particolare zona umida compresatra i comuni di Alzate Brianza,  Lurago d'Erba e Inverigo.

 

I Plis della Provincia di Lecco

Produrre e consumare localmente la propria energia: una proposta per la Brianza.


Luca Saini presenta così l'iniziativa Costruire una Comunità Energetica: "Un progetto a cui tengo molto e che pian piano prende forma. Produrre e consumare localmente la propria energia elettrica in modo collettivo. Un passaggio obbligato e non più dilazionabile che ognuno di noi deve fare per ragioni ambientali, economiche o di semplice indipendenza da altri. Ne parleremo e illustreremo il progetto nell'ambito della prossima festa dell'Unità a Canonica di Triuggio, domenica 24 luglio ore 20.30. Un 'caldo' invito alla partecipazione."

sabato 16 luglio 2022

Acqua: un'emergenza cronica. Perché tutti siamo chiamati a fare la nostra parte subito

Precipitazioni medie in Italia, 1901-2020 (da Wikipedia)
Download Data, su climateknowledgeportal.worldbank.org

di Carlo Borghetti, Vice Presidente del Consiglio Regione Lombardia
e-mail segreteria.borghetti@consiglio.regione.lombardia.it


Lo scorso 15 maggio 2022 l’Italia ha esaurito la sua quota di risorse che il pianeta riesce a rigenerare nel corso di un anno, secondo i calcoli del Global Footprint Network. Stiamo già vivendo a debito con il pianeta Terra, perché il nostro Paese ha bisogno di 2,7 volte quello che gli spetterebbe commisurato alla popolazione e al territorio. Terra, aria, risorse minerali e acqua sono risorse finite, non infinite. Ecco perché è fondamentale agire velocemente secondo un triplice criterio: preservare-utilizzare-recuperare le risorse-beni comuni, a partire dall’acqua.
 
Non c’è altra strada per invertire la rotta di quella che ormai non può più nemmeno essere definita una “emergenza” perché i drammi odierni –una siccità che non ha eguali nella nostra storia, incendi e la tragedia del distacco del seracco della Marmolada– non sono altro che la punta dell’iceberg di un modo di vivere incurante degli appelli e poi degli allarmi degli esperti di cambiamenti climatici che ormai va avanti da molti, troppi decenni. Preservare-utilizzare-recuperare è il senso della “transizione ecologica”, espressione della quale ancora forse non si comprende appieno il significato.
 
Anche di questo ho parlato lo scorso 8 luglio nel convegno “Il sistema dell’acqua circolare” organizzato dalla Commissione Ambiente e Protezione civile del Consiglio regionale, a cui hanno preso parte ARPA Lombardia, esperti e rappresentanti delle istituzioni ospitati dal Centro Ricerche di CAP, il Consorzio Acqua Potabile della Città Metropolitana di Milano all’Idroscalo di Milano. Obiettivo: portare all’attenzione di tutti –responsabili della cosa pubblica, operatori, cittadini– le criticità del sistema idrico e soprattutto individuare gli strumenti per una migliore gestione dell’acqua, cominciando da una maggiore limitazione degli scarichi industriali, civili, commerciali e artigianali e dalla diffusione della conoscenza dei comportamenti responsabili che tutti noi possiamo utilizzare anche nella vita quotidiana, in famiglia e al lavoro.
 
Un giornale ha definito “buchi nell’acqua” le perdite idriche di rete, un problema che non riguarda i Comuni lombardi ma che nell’intero Paese fa sì che su 2,4 miliardi di metri cubi di acqua immessi in rete, l’erogazione finale sia ridotta a 1,5 miliardi di metri cubi: quasi un miliardo di metri cubi d’acqua va persa, oltre il 35% del totale.
 
L’Italia utilizza quasi il 35% delle sue risorse idriche rinnovabili, quando l’obiettivo europeo di efficienza prevede di non estrarre più del 20% delle disponibili ed è prima in Europa per prelievo di acqua potabile, con oltre 9 miliardi di metri cubi. E ancora, mentre in Europa il consumo medio giornaliero per persona è di 120 litri, gli italiani ne consumano 243 litri, più del doppio. A margine, siamo anche tra i primi consumatori di acqua in bottiglia al mondo. I nostri comportamenti sono la prova della mancanza di consapevolezza sul fatto che gli sprechi, prima o poi, si pagano: serve una diversa cultura di utilizzo.
 
Delle proposte e azioni da mettere in atto si è discusso nel convegno e personalmente condivido la posizione di Legambiente, che già l’ottobre scorso aveva auspicato una nuova strategia per gestire l’acqua come risorsa circolare. Come?
Con “interventi strutturali per rendere efficiente il funzionamento del ciclo idrico integrato, separare le reti fognarie, investire sullo sviluppo di sistemi depurativi innovativi e con tecniche alternative”.
Nonché “misure di incentivazione e defiscalizzazione in tema idrico come avviene per gli interventi di efficientamento energetico”, “obbligo di recupero delle acque piovane e installazione di sistemi di risparmio idrico e recupero della permeabilità in ambiente urbano attraverso misure di de-sigillazione del suolo, togliendo asfalto e cemento, per ridargli permeabilità”.
E, ancora, “utilizzo dei Criteri Minimi Ambientali definiti dal Ministero della transizione ecologica nel campo dell’edilizia per ridurre gli sprechi; implementazione di sistemi di recupero e riutilizzo delle acque; riutilizzo dell’acqua nei cicli industriali  con un servizio di depurazione dedicato”.
 
Molte di queste azioni hanno a che fare anche con la sicurezza del territorio lombardo: siccità e fortunali, dissesto idrogeologico, eccessiva impermeabilizzazione del suolo, inadeguatezza degli invasi hanno causato negli ultimi anni un numero mai visto prima di richieste di riconoscimento dello stato di calamità naturale. Che, di nuovo, si traducono in richieste di risorse per risarcimenti danni: emergenze, insomma. Solo una migliore gestione delle acque e del suolo può modificare questa situazione.
 
Ma ha senso parlare di “emergenza” quando le siccità che abbiamo sofferto in Italia sono state nel 1997, 2002, 2012, 2017 e nel 2022, e che la serie si fa sempre più ravvicinata? E aggiungiamo che nel 2021 il Po, secondo l’Autorità Distrettuale del Fiume, ha avuto portate del 30% sotto la media. Quindi non stiamo bene neanche negli anni “dimenticati” dalla siccità.
 
A ogni evento drammatico –alluvioni, esondazioni, bombe d’acqua, ghiacciai che si ritirano, valanghe che si distaccano, crisi agroalimentari– sembra che ci accorgiamo di qualcosa di inaspettato, di nuovo. Parliamo di calamità come di una disgrazia esterna che turba il nostro vivere quotidiano, per la quale non c’è preavviso e non abbiamo alcuna colpa. Eppure le catastrofi sono sempre più connesse al nostro modo di vivere e saranno sempre più frequenti e “normali” se non modifichiamo subito e profondamente il nostro approccio con l’ambiente in cui viviamo. L’attenzione all’acqua di questi mesi impone scelte forti e immediate, ma anche programmi per il medio e il lungo periodo, per evitare crisi nel futuro prossimo venturo.

“La Terra non è un’eredità ricevuta dai nostri padri ma un prestito da restituire ai nostri figli”.

giovedì 14 luglio 2022

A piedi nudi intorno al Lago di Montorfano

 

 

📅 Domenica 17 luglio 2022

A piedi nudi intorno al Lago di Montorfano
Escursioni estive gratuite nel Parco delle Groane e della Brughiera

Siete tutti invitati per un'escursione rigenerante a piedi nudi intorno al Lago di Montorfano, per fare riscoprire ai nostri piedi quel contatto sensoriale ormai smarrito. 👣🚶‍♀️🚶

 

Forse non tutti sanno che unitamente al sistema vestibolare e agli occhi, i nostri piedi sono l’organo di senso più importante per il controllo dell’equilibrio, della postura e del movimento. Per compiere questa fondamentale funzione, in milioni di anni i nostri piedi si sono evoluti a contatto con l’ambiente naturale. Hanno sviluppato particolari sensori capaci di discriminare la più lieve pressione, torsione, trazione, oltre a essere sensibili alla più leggera variazione di calore e alle asperità potenzialmente pericolose. I piedi sono in grado di fare tutto questo con semplicità ed efficienza e senza l’aiuto degli occhi. Purtroppo queste qualità dei nostri piedi, non vengono più allenate semplicemente perché fin dai primi giorni di vita i piedi vengono coperti da calze e scarpe. La ricca esperienza sensoriale fondamentale non solo per il loro corretto sviluppo, ma anche per la loro importante funzione, vanno persi. A ben poco serve camminare a piedi scalzi se lo facciamo tra le mura di casa e su superfici piane e lisce prive di contrasto.

Da molti anni la nostra associazione fa un grande sforzo per proteggere e conservare l’ambiente Naturale intorno al Lago. Un territorio incontaminato, con la protezione di flora e fauna. Ebbene in questo angolo di paradiso, domenica 17 luglio 2022 grandi e piccini giovani e meno giovani tutti insomma sono invitati a partecipare ad una breve passeggiata “a piedi nudi nella Riserva” per far scoprire ai nostri piedi quel ricco e gradevole contatto sensoriale ormai smarrito. L’idea è di presentare ai partecipanti il percorso che potrà poi essere ripetuto ognitempo da chi vorrà e quando vorrà.

Ritrovo alle ore 9.30 presso il parcheggio del cimitero - via Molino, Montorfano.
E' necessario prenotare ai riferimenti indicati nella locandina.
Per info: delegatolombardia@wwf.it

mercoledì 13 luglio 2022

Pör Nan

Il Fontanile "Testa del Nan" completamente ricoperto dalla vegetazione, luglio 2022

Il Fontanile "Testa del Nan" in una foto del marzo 2021

In questi giorni, attraversando la Riserva Naturale della Fontana del Guercio (Carugo), abbiamo purtroppo constatato che il principale fontanile, la "Testa del Nan", era irriconoscibile. La vegetazione lo ricopriva completamente e, vedendolo in tale stato, ci è sfuggito un: "Pör Nan!", esclamazione che un tempo si diceva quando si vedeva un bambino piangere o soffrire.

Come si fa a lasciare andare così uno dei fontanili che per la sua storia (risale al 1580) e la sua conformazione (sponde protette da mura in pietra) rappresenta un unicum in Lombardia?

A Seregno il Lambro si scopre in libreria

 

 

Sabato 16 luglio 2022 - ore 18.00
Seregno, piazza Biella 4
c/o Libreria Arealibri
 
Epopea di un fiume
Il Lambro e la sua storia
di Giovanni Santambrogio, con contributi di Paolo Pirola

Edizioni La Vita Felice, 2022


Il fiume è memoria. Ovunque lo si osservi e a qualsiasi ora del giorno e della notte, ogni fiume porta con sé le tracce di un’origine e, con essa, frammenti di vita vissuta di ciascun territorio lambito. È il testimone di stagioni che si sono succedute, è lo specchio di un paesaggio, è la voce del tempo.

Epopea di un fiume. Il Lambro e la sua storia racconta il viaggio delle acque in una terra, la Brianza, dal ricco passato e anticipatrice di cambiamenti profondi: qui si è insediato il regno longobardo, la regina Teodolinda – artefice della diffusione del cristianesimo – ha scelto Monza come sua residenza. Leonardo ha progettato un collegamento tra il Lago di Lecco e il Lambro; i mulini, dal Medioevo al Novecento, hanno sostenuto lo sviluppo dell’economia, da quella agricola a quella industriale delle filande. Sempre il Lambro è protagonista e testimone dei cambiamenti dell’ambiente. Il suo corso ha ispirato poeti e letterati, il suo nome compare nell’opera di Salvatore Quasimodo, premiata con il Nobel nel 1959. Carlo Emilio Gadda lo ricorda in racconti e romanzi. Luigi Santucci ne parla, così come lo descrivono Carlo Annoni, Alberto Airoldi, Piero Marelli. Nell’Ottocento aveva conquistato i coniugi Carolina e Federico Lose, Cesare Cantù, l’abate Luigi Polidori, Augusto Serena. Tutti testi che il volume raccoglie.


sabato 9 luglio 2022

Bosco delle Querce e vasche della diossina: la cronologia delle attività di cura e manutenzione a partire dal 2008

 
Riceviamo e pubblichiamo.
A cura di Sinistra e Ambiente Meda e Legambiente "Circolo Laura Conti" Seveso.
 
Il nostro territorio, nelle sue fragilità e criticità merita la massima attenzione da parte di chi ha il compito della sua tutela. Per questo, continuiamo a leggere con attenzione e ad analizzare i documenti ufficiali che riguardano le vasche di Seveso e Meda, contenenti il materiale contaminato dalla Diossina TCDD fuoriuscita dall'ICMESA di Meda. La cura di questo contesto è una cura della Memoria e del polmone verde del Bosco delle Querce. In precedenza ne avevamo trattato su più post: cliccare qui (Blog Brianza Centrale) o qui (Blog Sinistra e Ambiente)

UN DOCUMENTO IMPORTANTE
Dopo le note vicissitudini in cui, per ingiustificata volontà dell'allora sindaco di Seveso Allievi, la gestione operativa e di controllo di questi luoghi è passata a Regione Lombardia, abbiamo ottenuto, con una richiesta di accesso agli atti, un documento relativo alla cronologia dei provvedimenti assunti dal Comune stesso e alle azioni intraprese dai preposti uffici sevesini e dal Comitato Tecnico Scientifico che si occupavano della conduzione e del controllo delle due vasche e del deposito di Cesano Maderno.
L'analisi del documento, un elaborato dettagliato, con una cronistoria dal 2008, anno in cui Regione Lombardia demandò a Seveso questo compito, conferma la bontà del lavoro fatto negli anni dall'ufficio Ecologia del Comune, prima di essere inopinatamente smantellato dall’'amminisrazione Allievi e genera una preoccupazione sulla continuità della gestione di impianti tecnologici tanto delicati e ora tornati in capo a Regione Lombardia che ne ha affidato la gestione operativa ad Ersaf.
 
Nel testo, risulta evidente che sin quando l'Ufficio Ecologia sevesino è stato nel pieno del suo organico, ha fatto effettuare con costanza i previsti monitoraggi chimici sul percolato e sulla falda occupandosi poi della rimozione e stoccaggio presso aziende autorizzate del percolato stesso.
Oltretutto, sin dal 29/9/2014 (come si legge a pag. 9 del rapporto), in sede di Comitato Tecnico Scientifico, venne richiamata e avanzata a Regione Lombardia una richiesta di piano di monitoraggio dello stato delle vasche, identificando in quella di un geologo la professionalità più idonea per condurlo e stabilendo che prima dell'incarico si dovesse acquisire dalla Regione la documentazione tecnica sulla tipologia delle vasche.
 
Una richiesta riproposta negli anni successivi "ribadendo che è propedeutica l'acquisizione di tutta la documentazione necessaria per predisporre ii disciplinare di gara per l'incarico di verifica tecnica delle due strutture, con particolare riguardo ai foglio continuo, saldato, di politilene ad alta intensità (HDPE) con lo spessore di 2,5 mm che avvolge i due depositi di materiale contaminato da Tcdd".
Regione Lombardia risponderà il 27/7/2016 che l'archivio storico dell'evento Icmesa (comprensivo della documentazione tecnica delle vasche) è ubicato a Vittuone e l'accesso agli atti è condizionato alla richiesta formale dei documenti.

Più volte dunque, il Comitato Tecnico Scientifico del Parco ha evidenziato la necessità di interventi strutturali senza ricevere da Regione Lombardia indicazioni tempestive ed esaustive che lo mettessero in condizioni di operare. 

Il documento rafforza il giudizio negativo sull'azione demolitrice attuata da Allievi e da chi lo ha ispirato e supportato. Mostra l'ingiustificato allarmismo creato ed alimentato al solo fine di sbarazzarsi della gestione delle vasche, vista solo come una fastidiosa incombenza.

UN FUTURO DA DEFINIRE
Non vogliamo che, a questo punto - esaurito il clamore mediatico ed effettuati gli interventi straordinari - la conduzione delle vasche piombi nell'oblio senza una costante e corretta trasparenza sulle attività di manutenzione ordinaria con il prelievo del percolato e il relativo monitoraggio ambientale.
È una preoccupazione che esporremo alla sindaca di Alessia Borroni e all'Assessore Cattaneo nell'incontro pubblico dedicato proprio alle vasche di Seveso e Meda, incontro più volte annunciato dalla sindaca stessa ma non ancora in calendario. Incontro durante il quale sarà importante conoscere la natura degli interventi di manutenzione straordinaria sulle vasche risultanti dalle indagini in loco effettuate da Ersaf, la cui attività è stata coperta (delibera di Giunta n° 5296 del 27/9/2021) con uno stanziamento di 450.000 euro in due anni (100.000 euro nel 2021 e 350.000 euro nel 2022.

LE VASCHE NON SONO FATTE PER OSPITARE ALTRE FINALITÀ
Nell'incontro, ci permetteremo anche di rimarcare che l'obiettivo dovrà essere quello di continuare a tutelare la sicurezza degli impianti senza fantasiose proposte d'intervento quali l'installazione di pannelli fotovoltaici sulle vasche. Pannelli ad uso di un progetto di Comunità Energetiche, come paventato da qualcuno in queste settimane.
Pur promuovendo e ritenendo importante l'avvio di Comunità Energetiche per la transizione ecologica, riteniamo che gli spazi verdi, compresi quelli delle "colline" costituenti la copertura a prato delle vasche, inserite nel Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce, debbano rimanere liberi da qualsivoglia occupazione impiantistica che snaturerebbe il luogo. Questo principio vale per ogni altro Parco o suolo libero che si sia conservato dall’edificazione.
Pannelli fotovoltaici possono essere montati su edifici esistenti, evitando quello che diverrebbe a tutti gli effetti una impropria copertura del suolo libero e una installazione paesaggisticamente incompatibile con l'area verde.


Il documento/relazione qui e sotto.

Due passi in Brughiera per dire NO alla strada nel Parco


 

A cura  del COMITATO PARCO REGIONALE GROANE - BRUGHIERA

Sabato 9 luglio 2022 - ore 18.00/19.30

Due passi in Brughiera - per dire ancora una volta NO ALLA STRADA NEL PARCO! - attraverso aree verdi e boschi bellissimi del Parco Regionale Groane dove vorrebbero far passare la nuova tangenziale.
 
Unisciti a noi. Facciamo sentire la nostra voce per far cambiare idea agli amministratori comunali di Mariano Comense, interessati a costruire nuove strade che ci soffocheranno ancora di più.

Ritrovo: ore 18 in via Matteotti n° 117, Mariano Comense (CO).
Rientro: ore 19:30 per consumare un rinfresco "partecipato" (ognuno porta qualcosa cosa da condividere con gli altri).

Info su: www.comitatoparcobrughiera.it

 


giovedì 7 luglio 2022

Siccità: perché costruire nuovi invasi non può essere la soluzione


A cura CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale)


La grave crisi idrica in corso è senza dubbio da inquadrare nella epocale crisi climatica ed ecologica in atto e come tale va approcciata in modo strutturale, affrontando le cause e non correndo dietro ai sintomi. Questa crisi ha una fondamentale causa: aver perseguito per decenni uno sviluppo economico che prescinde dai vincoli ecosistemici. Nella UE ciò ha avuto tragiche conseguenze:

  • più dell’80% degli habitat è in cattivo stato di conservazione
  • dal 1970 le aree umide si sono contratte del 50%
  • negli ultimi 10 anni il 71% dei pesci e il 60% degli anfibi ha mostrato un declino delle popolazioni
  • un terzo tra api e farfalle sono in declino e un decimo sono sull’orlo dell’estinzione.

Questi dati non possono essere guardati con sufficienza. La permanenza umana sulla Terra necessita che la biodiversità sia salvaguardata e che si invertano le dinamiche di declino in atto da decenni.

Per tali ragioni riteniamo che sia inaccettabile —perché insostenibile e quindi causa di ulteriore aggravio delle future crisi e dai benefici non duraturi— ogni risposta alla crisi idrica che si basi sull’ulteriore depredazione delle risorse naturali e su ogni ulteriore aggressione alla biodiversità: è una scelta letteralmente senza futuro. Siamo pertanto fortemente contrari alle attuali sistematiche deroghe al deflusso ecologico e riteniamo fallimentare e dannosa ogni  strategia incardinata sulla costruzione di nuovi invasi lungo i corsi d’acqua.


Per un approccio razionale al problema è necessario mettere in discussione come viene utilizzata questa risorsa limitata che è l’acqua. L’agricoltura è il maggiore utilizzatore mondiale: secondo stime ANBI in Italia ad essa sono imputabili 14,5 miliardi di mc di acqua l’anno, pari al 54% dei consumi totali. In quest’ambito, a nostro avviso, è una distorsione che si continui a parlare dei miliardi di euro di danni causati all’agricoltura dalla siccità, quando il fulcro della questione dovrebbe essere la produzione di cibo, che prima di tutto deve essere sostenibile. La sostenibilità è un prerequisito essenziale affinché i livelli produttivi permangano nel tempo, a fronte non solo delle crisi idriche, ma delle numerose altre crisi sistemiche che stanno rendendo sempre più difficile e costoso l’accesso ai fattori su cui si è basata la produttività agricola dal secondo dopoguerra ad oggi. È quindi prioritario ripensare a quali siano le produzioni agricole meritevoli di essere incentivate e quali invece da disincentivare, in un’ottica di sicurezza alimentare, privilegiando ad esempio le colture meno idroesigenti all’interno del nuovissimo Piano strategico nazionale della PAC (PSP) che, lo ricordiamo, è stato bocciato dalla Commissione Europea in particolare proprio per lo scarso coraggio in tema di sostenibilità ambientale.    

Per incrementare la sostenibilità della produzione agricola è fondamentale poi ridefinire l’organizzazione dei paesaggi agrari e delle pratiche agronomiche. L’agricoltura è la maggiore causa singola di perdita di biodiversità. Nella UE il 70% dei suoli sono degradati. Secondo ISPRA il 28% del territorio italiano presenta segni di desertificazione, che non è banalmente un problema di mancanza d’acqua; infatti, secondo dati del 2008, in Italia “l’80% dei suoli ha un tenore di carbonio organico inferiore al 2%, di cui una grossa percentuale ha valori di CO minore dell’1%”, questo indica suoli disfunzionali, proni alla desertificazione, meno capaci di trattenere acqua e nutrienti, dalla minore capacità produttiva. Va generalizzata quindi l’adozione di misure mirate all’incremento della funzionalità ecologica dei territori agrari e della loro capacità di trattenere e far infiltrare le acque meteoriche e prevenire il degrado dei suoli.

Il secondo livello di ragionamento è quello relativo all’uso più efficiente, e in quest’ambito prioritaria è la riduzione delle perdite di rete. Nel 2018 le perdite nelle reti idriche potabili erano pari al 42% in aumento di 10 punti rispetto al decennio precedente, a causa della crescente obsolescenza. Data la situazione, non possiamo quindi non evidenziare come il PNRR preveda di investire entro il 2026 solo 900 milioni di €, quando l’OCSE nel 2013 stimava che dovremmo spendere 2,2 miliardi €/anno per i prossimi 30 anni per far fronte alle  necessità del Paese e per metterci in pari con il livello di investimenti per il mantenimento delle reti del  resto d’Europa.

Solo avendo a riferimento questa primaria forte riduzione dei fabbisogni ha senso interrogarsi sulle strategie più opportune per assicurarci la necessaria disponibilità idrica durante la sempre più lunga stagione secca. Nel dibattito pubblico attualmente sembra che esista solo un’unica possibilità: costruire nuovi invasi artificiali. Come CIRF siamo totalmente contrari a nuove dighe lungo i corsi d’acqua, mentre siamo possibilisti su piccoli invasi collinari volti alla raccolta dei deflussi superficiali, per quanto pure questi non siano esenti da criticità. Non si possono proporre nuove dighe senza considerare il loro fortissimo impatto sui sistemi idrografici; attualmente gli sbarramenti sono:

  • il fattore di pressione più significativo in almeno il 30% dei corpi idrici europei;
  • causa del mancato raggiungimento del buono stato ecologico in almeno il 20% dei corpi idrici europei.    

Più nello specifico le dighe (insieme alle escavazioni in alveo) hanno determinato un cronico deficit di sedimenti su estese porzioni del reticolo idrografico italiano, con incisione degli alvei ed erosione costiera, che hanno determinato danni a ponti e opere di difesa, con un ingente esborso di risorse per ricostruire o stabilizzare tali infrastrutture e per realizzare opere di difesa dei litorali. Incisione degli alvei ed erosione delle coste sono fattori primari di depauperamento delle falde freatiche e di intrusione del cuneo salino, ovvero proprio quei fenomeni che imputiamo (esclusivamente) alla siccità e che pretendiamo di combattere con nuove dighe. All’accumulo negli invasi si collegano poi altri problemi significativi che non vengono mai messi sul tavolo della discussione:

  • gli invasi perdono molta acqua per evapotraspirazione, come media italiana, ad essere molto cautelativi, non meno di 10.000 mc/anno per ogni ettaro di superficie dello specchio d’acqua, ma questa quantità è sicuramente maggiore nel Mezzogiorno e per gli invasi di minori dimensioni (ad esempio quelli collinari) e non farà che aumentare al crescere delle temperature medie;
  • soprattutto negli invasi più piccoli l’acqua può raggiungere temperature elevate, con formazioni di condizioni anossiche, fioriture algali e sviluppo di cianotossine (uno dei problemi emergenti di maggior rilievo a livello mondiale) tutti fattori che compromettono il successivo utilizzo di queste acque.

Il luogo migliore dove stoccare l’acqua è la falda, ogni qual volta ce n’è una.  I serbatoi artificiali sono sostanzialmente interventi monofunzionali, la multifunzionalità tanto sbandierata è solo una chimera, come mostra la realtà degli invasi esistenti, perché i diversi obiettivi a cui possono teoricamente contribuire sono tra loro conflittuali e nella pratica si possono raggiungere solo molto parzialmente. La ricarica controllata della falda determina un ventaglio ampio di benefici oltre quello dello stoccaggio: falde più alte sono di sostegno a numerosi indispensabili habitat umidi, lentici e lotici; si previene la subsidenza indotta dall’abbassamento della falda; falde più elevate rilasciano lentamente acqua nel reticolo idrografico sostenendo le portate di magra; livelli di falda alti contrastano l’intrusione del cuneo salino. I sistemi di ricarica controllata della falda costano in media 1,5€/m3 di capacità di infiltrazione annua, mentre per gli invasi i costi arrivano a 5-6€/m3 di volume invasabile. I sistemi di ricarica controllata consumano molto meno territorio, per essi è più facile trovare siti idonei.

Nell’immediato, non possiamo controllare l’andamento delle precipitazioni e delle temperature (per quanto esso sia stato condizionato nei decenni dall’attività antropica) ma possiamo certamente agire (con prospettive di risposta a breve termine) per far sì che le sempre minori e più concentrate precipitazioni permangano più a lungo sul territorio invece di scorrere velocemente a valle fino al mare.

Per ottenere ciò bisogna attuare una grande opera di riqualificazione che comprenda: la riqualificazione morfologica ed ecologica dei corsi d’acqua, decanalizzandoli e recuperando le forti incisioni subite nei decenni scorsi, riconnettendo le pianure alluvionali, ripristinando fitte formazioni boscate riparie; la ricostituzione della rete di siepi interpoderali e del reticolo idraulico minuto; l’adozione generalizzata di pratiche colturali che implementino il contenuto di sostanza organica nei suoli e la loro capacità di assorbire le piogge e trattenere umidità e nutrienti (un incremento dell’1% nel contenuto di sostanza organica può garantire fino a 300 m3/ha di accumulo idrico nel suolo, disponibile per la vegetazione); la de-impermeabilizzazione delle aree urbane. Queste sono misure previste dalle strategie per la “biodiversità 2030” e “From farm to fork” nell’ambito del New Green Deal della UE. E riprese dalla recente proposta normativa (il “Pacchetto Natura”) presentata il 22 giugno scorso dalla Commissione Europea. Le proposte attualmente in discussione in Italia vanno esattamente nella direzione opposta.

Sempre più dovremmo imparare a convivere con i due estremi di lunghe siccità e precipitazioni intense, con il loro portato di alluvioni, a cui solo un territorio e un reticolo idrografico maggiormente naturali possono far fronte contemporaneamente. Chiediamo pertanto al Governo di fermare il piano invasi e di mettere in campo una strategia di adattamento davvero integrata, incardinata su un esteso piano di riqualificazione e di incremento della biodiversità, come giustamente suggerito dalle recenti strategie e proposte normative europee.
 

Per scaricare il comunicato stampa CIRF in formato pdf cliccare qui.

martedì 5 luglio 2022

1976 Seveso 2022: dal disastro Icmesa all'emergenza Covid


 
Dal disastro ICMESA all'emergenza pandemica; qual era l'idea di salute che scaturiva dalle lotte dei lavoratori, delle donne, degli scienziati e dei tecnici schierati? Quale sanità si stava disegnando in quegli anni e qual è la situazione oggi, dopo due anni di emergenza Covid?
 

Giovedì 7 luglio 2022
dalle ore 21.00 in piazza Confalonieri (lato via Manzoni), Seveso

Ne parliamo con:

  • VITTORIO AGNOLETTO, docente di Globalizzazione e politiche della salute all'università Statale di Milano, conduttore della trasmissione "37e2" su Radio Popolare
  • MARCO CALDIROLI, presidente di MEDICINA DEMOCRATICA


A cura di:

  • Seveso Memoria di parte
  • Coordinamento No Pedemontana
  • Medicina Democratica

sabato 2 luglio 2022

Escursione al Fosso del Rochetto in compagnia di WWF, Legambiente e Comitato Parco Groane-Brughiera


Domenica 10 luglio 2022 

Escursione al Fosso del Ronchetto

Ritrovo ore 9.30 al parcheggio del Centro Sportivo Comunale di via Monte Rosa 40, Seveso. 

Ingresso all'Oasi da via Boves.

 

L'Oasi "Fosso del Ronchetto", istituita nel 1994 con l'accordo tra Comune di Seveso e le Associazioni WWF Groane e Legambiente Circolo Laura Conti che la gestiscono, è curata da volontari che con il loro lavoro contribuiscono alla tutela e alla crescita di quest'area rinaturalizzata che si estende su una superficie di circa 8 ettari, con un Bosco di robinie, betulle, carpini, querce, olmi, castagni e ciliegi. Un chilometro di sentieri, 1000 nuove piante messe a dimora, la creazione di 3 aree umide, un Ambiente recuperato.
Un'escursione facile, adatta a tutti, per "riappropriarci" del Parco delle Groane e della Brughiera.
Nell'occasione verrà sottoscritto il rinnovo della convenzione per la gestione dell'Oasi.
 

Prenotazione e registrazione obbligatoria: 330/225140 - deleqatolombardia@wwf.it

Post aggiornato il 5/7/2022 

Como Pride Week 2022: il calendario delle iniziative


Riceviamo e pubblichiamo

 

Giovedì 30 giugno 2022 presso la sede del CSV di Como si è tenuta la conferenza stampa di lancio e presentazione del Como Pride 2022, organizzato da Como Pride e Arcigay Como.  
 


Il Como Pride 2022 avrà inizio sabato 9 luglio alle 14.00 con ritrovo al Parcheggio Ippocastano. Alle 15.00 prenderà il via il corteo che attraverserà la città lungo Viale Aldo Moro, Via Giuseppe Sirtori, Viale Battisti, Viale N. Sauro, V. Bertinelli, Piazza verdi, Via Rodari, Piazza Roma, Piazza Cavour, Lungo Lario Trento, Viale Marconi.
All'arrivo in Viale Marconi (giardini a Lago), ci sarà un evento con band e artisti, esibizioni di drag queen e tante altre attività fino alle ore 21.00 circa.


"Per lanciare il Pride abbiamo pensato e organizzato una pride week, ossia una settimana di attività varie, dal cineforum ai dibattiti, che vi invitiamo a controllare sulle nostre pagine social!"
Ha affermato in conferenza Lux di Como Pride.
 


PRIDE WEEK 2002🌈✨
una rassegna di eventi e appuntamenti in vista del Como Pride di sabato 9 luglio:

  • 🔥venerdì 1, sabato 2 e domenica 3 luglio: tuttu a ballare al wow festival! 🎤
  • 🔥domenica 3: h 21:00 drag show all’Ostello bello, Como
  • ✨lunedì 4 luglio: h 16:30 Circolo Arci Xanadù, Spazio Gloria, Cineforum queer: proiezione e commento del film “Pride” 🎞
  • ✨martedì 5 luglio: h 18:30 Ostello bello, Como, dibattito e aperitivo: aborto, stigma e diritti riproduttivi dall’America all’Italia. Con Onde Rosa, Lilim Ambra e altru ospitu specialu ♀️
  • ✨ 6 luglio: h 14:30 Centro Diurno San Martino, Como (Via Castelnuovo), inaugurazione mostra “Invisibili”, photo portrait project di Alle Bonicalzi 🎨📸




QUI TUTTE LE INFO ⬇️⬇️
https://www.instagram.com/p/CfUfWMEKiMS/?igshid=YmMyMTA2M2Y=

venerdì 24 giugno 2022

Una camminata nella natura, tra la Brughiera e il lago di Montorfano


Una bella giornata passata tra la Brughiera e il lago di Montorfano. Si è svolta domenica 19 giugno la Camminata naturalistica, organizzata dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", in collaborazione con l'associazione ‘L'Ontano’.



Il gruppo di escursionisti, partito dall'area del Santuario di Alzate, si è inoltrato nella Brughiera compresa tra i comuni di Alzate e di Orsenigo; quindi si è raggiunta l'area della Riserva naturale del Lago di Montorfano dove, grazie alla guida dei membri de ‘L'Ontano’, Matteo Scarso e Antonio Ponti, i partecipanti hanno scoperto gli aspetti naturalistici e ambientali che riguardano il lago e il suo territorio. Impossibile non rilevare, purtroppo, la presenza delle numerose auto parcheggiate a ridosso del lido, situazione che dovrebbe risultare incompatibile con la Riserva naturale!



Il gruppo di escursionisti si è quindi recato sulla sommità della collina di Montorfano, dove l'esperta Chiara Tettamanti, ha illustrato le caratteristiche ambientali della collina, nonché la storia del castello, oggi riconoscibile solo attraverso le rovine.

La camminata è dunque stata l'occasione per conoscere gli aspetti ambientali, naturalistici e storici di queste zone del nostro territorio, scampate alla cementificazione e che necessiterebbero di ulteriori tutele.

Durante l'escursione un gruppetto di volontari ha inoltre provveduto a raccogliere i rifiuti rinvenuti lungo i sentieri, recuperando ben tre sacchi di materiale vario, soprattutto plastica.

Soddisfatti i membri del Circolo Ambiente, Roberto Fumagalli e Marco Jussen, che hanno accompagnato il gruppo durante l'escursione.  

L’evento è parte del progetto ID 2285150 ‘Il futuro è oggi’, di Arci Como, Auser Como, Legambiente Como, L’isola che c’è, Battito d’ali, Sentiero dei sogni e ecoinformazioni, approvato e finanziato con DDUO n. 16298/2020 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e da Regione Lombardia.