di Gianmarco Corbetta, Consigliere Regionale M5S
Oggi in Brianza è in corso una guerra, che coinvolge il settore dei
rifiuti. E’ una guerra che si combatte su più fronti e per varie
ragioni, ma, come in ogni guerra, il rischio è che a
farne le spese siano soprattutto i cittadini.
In ballo ci sono investimenti milionari e la sopravvivenza di una
classe di dirigenti di società pubbliche vecchia e arretrata,
spalleggiata da una classe di politici locali altrettanto vecchi e
arretrati. Sono coinvolte varie amministrazioni dei nostri Comuni e due
delle principali società del settore:
Gelsia Ambiente (raccolta) e
Bea (smaltimento
tramite inceneritore). Come andrà a finire questa guerra nessuno lo può
dire, ma alla fine di questo lungo scritto cercherò di fare qualche
previsione.
UN PO’ DI STORIA
Nella parte di Brianza in cui operano queste due società pubbliche (la
parte ad ovest di Monza), il servizio di raccolta differenziata e quello
di incenerimento del rifiuto residuo hanno convissuto abbastanza
pacificamente per molti anni. Il motivo era semplice: la capacità del
forno inceneritore di Desio, ovvero il “fabbisogno del combustibile” non
era tale da ostacolare lo sviluppo della raccolta differenziata. Per
quanto quest’ultima crescesse in percentuale, il forno poteva comunque
contare sul suo “approvvigionamento”.
E quando la raccolta differenziata dei
Comuni soci di Bea
ha cominciato a raggiungere percentuali tali da sottrarre rifiuti
all’inceneritore di Desio, la società che lo gestisce, Bea, non ha fatto
altro che allargare via via la platea dei Comuni serviti, anche a
Comuni fuori provincia (es: Senago). Una vera
beffa per i cittadini dei Comuni soci:
più diventavano bravi a fare la raccolta differenziata e più Bea si
rivolgeva all’esterno del circuito dei soci per mantenere invariata la
quantità dei rifiuti da bruciare, con tutte le ben note conseguenze in
termini di
impatti ambientali e sanitari sulla zona.
LE DISPOSIZIONI DELLA REGIONE
Oggi però le cose si sono complicate parecchio per Bea. In primo luogo perché Regione Lombardia, con il nuovo
Piano Rifiuti,
ha certificato che anche su base regionale la raccolta differenziata
sta togliendo la terra sotto i piedi ai 13 inceneritori attualmente
presenti in regione: si prevede addirittura che tra soli 6 anni
sarà necessario bruciare la metà dei rifiuti che si bruciano oggi! La regione ha quindi assunto l’impegno a redigere un piano per la
progressiva dismissione degli impianti col maggiore impatto ambientale (e
Desio è tra i primi che andrebbero dismessi considerando questo parametro).
Bea però ha ottenuto il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale
da parte della Regione – per altri 6 anni, con facoltà di aumentare la
capacità di smaltimento fino a quasi 100 mila tonnellate/anno – poco
prima che venisse pubblicato il Piano Rifiuti, venisse approvata una
moratoria per la realizzazione di nuovi impianti/ampliamento degli
esistenti e venisse approvata la risoluzione della progressiva
dismissione di cui sopra. E forte di questo rinnovo autorizzativo ha
approvato un
piano industriale che prevede l’investimento di 15 milioni di euro nel vecchio impianto per tirare avanti con l’attività per altri 18 anni.
PER BRUCIARE QUALI RIFIUTI??
Ma se mancheranno sempre più i rifiuti da bruciare in Lombardia, che
senso ha il piano di Bea? E dove pensa di trovare i rifiuti che servono
per alimentare l’impianto per altri 18 anni? Due sono le strategie messe
in atto da Bea: da un lato mira a stabilizzare nel tempo il
quantitativo di rifiuti conferito dai Comuni soci e dall’altro vuole
andare a reperire monnezza da bruciare “sul mercato”.
I RIFIUTI DA FUORI REGIONE
Cominciamo ad analizzare questo secondo intendimento: se la società
andrà in cerca di rifiuti all’interno della regione, dovrà scontrarsi
con colossi del settore che gestiscono impianti da 500/700 mila
tonnellate, per di più in un contesto di sempre più accentuata scarsità
di rifiuti da bruciare… praticamente un
suicidio!
A Bea non resta che rivolgersi al di fuori dei confini regionali: l’idea
di tenere in vita l’inceneritore di Desio per altri 18 anni (è attivo
dal 1976…) grazie a rifiuti provenienti da Napoli, da Roma o da Firenze è
semplicemente folle e del tutto
insostenibile sul
piano politico. Senza contare che i cittadini di Desio, Bovisio, Varedo,
Limbiate e Cesano Maderno sono già pronti a scendere in piazza nel caso
si realizzasse una simile eventualità!
LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE: I RIFIUTI DEI SOCI
I dirigenti di Bea non sono stupidi e lo sanno. Per questo puntano
quantomeno a stabilizzare i quantitativi conferiti dai soci ed evitare
che nuovi passi in avanti della raccolta differenziata erodano
ulteriormente la base certa e “politicamente accettabile” dei rifiuti da
bruciare.
Difatti hanno da prima messo in atto un tentativo maldestro, con il primo piano industriale dell’anno scorso, di
obbligare i comuni
soci a conferire una quantitativo prestabilito di rifiuti da bruciare
per ben 20 anni! E se il Comune fosse stato così virtuoso da ridurre la
produzione di rifiuti o aumentare la raccolta differenziata, sarebbe
stato per contratto passibile di penalizzazioni!
Fallito miseramente questo tentativo con conseguente perdita secca di
credibilità da parte del management di Bea (ma non agli occhi dei
sindaci che l’hanno nominato), ecco spuntare il secondo piano
industriale, quello
recentemente approvato dalla risicata maggioranza dei soci di centro sinistra
(Desio escluso), in cui quest’obbligo di conferimento non c’è più ma si
insiste sul fatto che una quota cospicua di rifiuti sia inevitabilmente
da bruciare.
ARRIVANO I RINFORZI: IL POLITECNICO, IL CENTRO STUDI MATER E IL CONSORZIO LEAP
E per convincere i soci di questa loro “verità assoluta” hanno pensato
bene di chiamare i rinforzi: ed ecco il Professor Giuliano del
Politecnico di Milano presenziare ad una assemblea dei soci per spiegare
che
non c’è alternativa all’incenerimento del 30/40% dei rifiuti urbani prodotti:
Ma per assicurare tutti sulla propria buona volontà e “
mantenere
una costante attenzione alle innovazioni di processo che dovessero
rendersi disponibili nel settore del trattamento della frazione residua
dei rifiuti solidi urbani”, ecco
Bea aderire al Consorzio Leap e al Centro Studi Mater!
Peccato che questi soggetti, nell’ambiente degli esperti del settore,
abbiano una credibilità prossima allo zero. Da sempre considerati (non
solo in Italia, ma a livello mondiale) quelli che puntano forte
sull’incenerimento, quelli pronti a denigrare qualunque strategia
alternativa, seguono le evoluzioni del sistema di gestione dei rifiuti
con
10/15 anni di ritardo.
Quando si cominciò a discutere della possibilità di raccogliere
separatamente l’umido, loro dicevano che non si poteva fare; poi
sostennero che più del 50% di raccolta differenziata non era possibile
fare; ora dicono che si può fare il 65% (previsto per legge) “ma di più
non conviene, e comunque il rifiuto residuo è meglio che sia
incenerito”. I riferimenti economici, tecnici, operativi e legali a
smentita delle loro tesi esistono in abbondanza.
Certo, per sostenere la tesi della sopravvivenza e rilancio
dell’inceneritore di Desio per altri 18 anni sono perfetti! E difatti
Bea si è rivolta a loro riuscendo a convincere i sindaci soci della
bontà delle loro tesi!
UN PERICOLO MORTALE PER BEA: LA TARIFFA PUNTUALE DI GELSIA AMBIENTE
Come se non bastassero tutti i problemi che Bea deve affrontare per
portare avanti la sua insostenibile politica di potenziamento e
ammodernamento del vetusto impianto, ecco all’orizzonte profilarsi un
pericolo mortale! Negli ultimi mesi la società pubblica Gelsia Ambiente,
titolare del servizio di raccolta differenziata di molti comuni
brianzoli, tra cui vari soci Bea, ha avviato in un quartiere di Lissone,
grazie al lungimirante appoggio del sindaco Monguzzi, la
sperimentazione di un i
nnovativo sistema di raccolta del rifiuto residuo, basato sul principio della tariffa puntuale (“chi meno inquina meno paga”).
Grazie ad un
avanzato sistema elettronico (RFID),
Gelsia è in grado di applicare una tariffa diversa ad ogni singolo
utente a seconda del quantitativo di rifiuti residui (quelli cioè da
mandare all’inceneritore) prodotti. Pratica innovativa in Brianza, ma
già ben sperimentata in altre parti d’Italia, si tratta di un potente
strumento per incentivare i cittadini a fare bene la raccolta
differenziata. E difatti a Lissone i risultati non si sono fatti
attendere! Con l’introduzione del nuovo sistema la raccolta
differenziata è passata dal 64 al 78% in pochissimi mesi! Un
incredibile salto di ben 14 punti percentuale!!
Un grandissimo risultato per i cittadini di Lissone, non solo in termini di difesa dell’ambiente e della salute ma anche
economici:
si abbattono i costi di smaltimento del rifiuto residuo (leggi costi di
incenerimento) e aumentano gli introiti derivanti dalla vendita dei
materiali separati ai vari consorzi della filiera Conai!
A questo punto finalmente anche in Brianza c’è la “prova provata” di
quanto vado ripetendo da 5 anni: una raccolta differenziata fatta come
si deve può arrivare a sfiorare l’80% e portare benefici economici alle
esangui casse dei Comuni e quindi dei cittadini! Ora che finalmente un
sindaco ha accettato la sfida della tariffa puntuale e l’ha vinta alla
grande, è facile prevedere l’
effetto emulazione da parte della altre amministrazioni brianzole, in particolare quelle servite da Gelsia.
Ma non è tutto: in Gelsia stanno facendo anche delle prove di recupero di materia dal rifiuto residuo, producendo tramite e
strusione un granulato a base plastica da rivendere alle aziende del settore dello stampaggio plastico, emulando di fatto le innovazioni del famoso
Centroriciclo di Vedelago. In questo modo il rifiuto residuo si trasforma
da costo (di smaltimento) a ricavo (dalla vendita del materiale) per i Comuni! Si tratta quindi di altro combustibile e altre risorse economiche sottratte all’inceneritore!

Ed è proprio questo il rischio insopportabile per Bea:
l’evoluzione virtuosa del sistema di gestione dei rifiuti in Brianza condanna a morte l’inceneritore di Desio.
Già sarà dura per Bea trovare rifiuti da bruciare e se anche li trova
fuori regione l’operazione rischia fortemente di fallire perché
politicamente insostenibile. In più ora ci si mette pure Gelsia a
levarle la terra sotto i piedi in casa sua,
in Brianza, smentendo con i fatti le basi concettuali (quelle sostenute
dal Politecnico, Mater, Leap e compagnia cantante) su cui si regge
tutta l’operazione di rilancio del forno… operazione che assume sempre
più le sembianze di un fragile castello di carte destinato a cedere in
breve tempo.
QUANDO IL GIOCO SI FA DURO
Ed è proprio qui che comincia la guerra, una poco gloriosa guerra per il
forno, che per i nostri cari sindaci illuminati di centro sinistra deve
sopravvivere, nonostante tutto e tutti. E nonostante ai cittadini che
amministrano non convenga affatto economicamente!
Fino qui abbiamo parlato poco delle responsabilità dei politici e degli
amministratori locali. Abbiamo ricordato che il piano industriale di Bea
è passato grazie al voto favorevole dei sindaci di centro sinistra
(Desio esclusa), capitanati da Gigi Ponti di Cesano Maderno, seguito a
ruota dal sindaco di Limbiate, Raffaele De Luca. Non a caso sulle
poltrone del Consiglio di Amministrazione di Bea siedono dei nominati
dal centro sinistra brianzolo e di Nova Milanese in particolare (mentre
su quelle di Gelsia sono rappresentati principalmente la Lega e l’ex
Pdl).
E chissà se è un caso che proprio a Cesano Maderno e Limbiate si sia
messa in discussione l’approvazione del nuovo piano industriale di Gelsia Ambiente,
che prevede tra le varie cose l’individuazione di un partner privato
per lo smaltimento dei rifiuti. Si tratta di fatto di un piano
industriale difficilmente compatibile con quello di Bea.
La prospettiva è che Cesano e Limbiate non rinnovino il contratto con Gelsia ed
affidino ad un altro soggetto la raccolta differenziata.
Chissà, magari un soggetto meno orientato alla gestione virtuosa del
servizio e quindi meno incline a rompere le scatole a Bea.
LA GRANDE FREGATURA DELL’OPERATORE UNICO DEL “CICLO INTEGRATO”
Oppure Cesano e Limbiate stanno cercando di ostacolare il piano
industriale di Gelsia per tenere in vita una strategia che sempre più
sta prendendo piede nel centro sinistra brianzolo: la creazione di
un’unica grande società pubblica per la gestione del cosiddetto ciclo
integrato dei rifiuti in Brianza, tramite la
fusione di Bea e Gelsia.
Innanzitutto quando sento parlare di “ciclo integrato” mi viene da
mettere mano alla pistola! è semplicemente ridicolo parlare di “ciclo
integrato”, visto che nel bruciare rifiuti
di “ciclico” non c’è nulla.
Si tratta di un processo lineare (estraggo materie prime dall’ambiente,
produco oggetti e dopo l’uso li incenerisco) che distrugge risorse,
materiali post consumo, invece che riciclarli come madre natura ci
insegna. L’unico vero ciclo possibile è quello della strategia Rifiuti
Zero (ovvero del riciclo totale dei rifiuti).
Ma veniamo al sodo: unire la società che fa la raccolta differenziata
e quella che fa lo smaltimento è un errore clamoroso e lo capirebbe
anche un bambino di 5° elementare. Questi due servizi devono essere
posti
“in concorrenza” tra loro: tanto meglio lavora la prima, tanto meno lavora la seconda! Non a caso la proposta di
legge nazionale di iniziativa popolare Rifiuti Zero
prevede un preciso obbligo di separazione tra i soggetti che raccolgono
e quelli che smaltiscono. Con la fusione dei due servizi non potrà mai
esserci innovazione ed evoluzione virtuosa del sistema! Ma ve
l’immaginate una società che fa sia raccolta che smaltimento
sperimentare la tariffa puntuale (come ha fatto Gelsia a Lissone)? E
perché mai dovrebbe farlo? A quale pro? E’ così difficile da capire?
O forse è fin troppo facile da capire… forse è proprio per questo che il
centro sinistra brianzolo insiste sulla fusione tra Gelsia e Bea…
l’unica a trarne vantaggio sarebbe Bea (per la serie il miglior modo per
combattere un nemico è farselo amico!). Per Gelsia non sarebbe altro
che un
abbraccio mortale, anche in considerazione degli
enormi rischi finanziari che il piano industriale di Bea comporta… se
non trovano un quantitativo sufficiente di rifiuti da bruciare per i
prossimi 18 anni, come faranno a rientrare degli investimenti fatti dal
socio privato previsto dal piano? Sempre che riescano a trovare un socio
privato tanto pazzo o sprovveduto da entrare nell’assetto societario di
Bea.
IL RUOLO (INSIGNIFICANTE) DELLA PROVINCIA
Sullo sfondo di questa intricata vicenda c’è la Provincia di Monza e
Brianza. In qualità di socia di maggioranza relativa di Bea, con
l’assesore Monti ha fatto finta di opporsi al rilancio del forno, per poi attestarsi su una comoda posizione di astensione al momento di votare il piano industriale.
Intanto sta per essere approvato il
Piano Rifiuti Provinciale,
che non fa altro che prendere atto e avvallare il piano industriale di
Bea. Peccato che il Piano Rifiuti Provinciale, per quanto riguarda gli
assetti impiantistici della gestione dei rifiuti,
non ha alcun valore, come candidamente ammettono gli stessi estensori del documento:
LA POLITICA SORDA E INCOMPETENTE
Ma tornando ai sindaci che hanno approvato questo strampalato piano
industriale di Bea, c’è da chiedersi come hanno giustificato questa loro
decisione. Le motivazioni sono sempre le solite baggianate: la difesa
del patrimonio pubblico rappresentato da Bea, l’ineludibilità
dell’incenerimento dei rifiuti, la tutela dei posti di lavoro (peccato
che la stessa attenzione ai posti di lavoro non ci sia quando si mette
in discussione l’affidamento del servizio a Gelsia…) e via discorrendo.
Sulla necessità di bruciare abbiamo già detto tutto; bisogna invece
soffermarsi sulla presunta volontà di difendere l’azienda e i posti di
lavoro. In realtà è del tutto evidente da quanto abbiamo detto sopra che
questo piano industriale è
il modo migliore per distruggere l’azienda.
I politici che sostengono a spada tratta le scelte di Bea non capiscono
che la strada scelta porterà al fallimento della società.
UNA EXIT STRATEGY C’E’ MA NESSUNO LA VUOLE
Non capiscono che Bea avrebbe davanti a sé un
futuro luminoso
se solo cambiasse politica industriale: uscire il prima possibile e con
il minor danno dall’incenerimento, riconvertire l’impianto al recupero
di materia dal rifiuto residuo seguendo l’esempio della
Fabbrica dei Materiali di Reggio Emilia, puntare sulla creazione di un impianto di compostaggio per il trattamento dell’umido.
Certo, riconvertire l’impianto non è un’operazione a basso costo. Ma è
l’unica strada percorribile per salvare l’azienda. Si può studiare un
piano finanziario di medio termine per la copertura dei costi tramite
gli introiti derivanti da un sistema di gestione dei rifiuti veramente
innovativo (tariffa puntuale e vendita dei materiali ricavati dalla
lavorazione del rifiuto residuo). Ma tutto questo i sindaci non lo sanno
o non lo capiscono. Anche perché si tratterebbe, come prima cosa,
di mandare a casa l’attuale management
di Bea, che loro stessi hanno nominato e sostenuto strenuamente fino ad
oggi, e sostituirlo con uno nuovo, capace di guardare al futuro e
all’innovazione del sistema. E si tratterebbe anche di dare ragione ai
quei grillini, sporchi, brutti e cattivi, che queste cose in Brianza le
ripetono da 5 anni.
Se non lo faranno, Bea andrà a sbattere. Su questo non c’è alcun
dubbio. Si tratta di capire i tempi e i modi: sarà la Regione a imporre
lo stop all’impianto, in modo graduale e meno traumatico possibile
oppure sarà il mercato, sempre più piccolo e competitivo, a mandare Bea
con le gambe all’aria?
Ma a quel punto
saranno dolori per tutti: Comuni soci, lavoratori e cittadini.
Tratto da: http://gianmarcocorbetta.it/2013/12/la-brianza-alla-guerra-dei-rifiuti/
Leggi anche: