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sabato 4 aprile 2026

Fotovoltaico tra Desio e Bovisio, l’allarme di Lanzani: “Rischio disastro per il Parco GruBrìa”

Bovisio. Terreno agricolo dove è stato proposto uno degli impianti di fotovoltaico

Negli ultimi mesi il Parco Grubria è finito al centro di una crescente pressione: con la Pedemontana già in fase di realizzazione e le relative opere in corso, con i progetti di impianti fotovoltaici a terra tra Desio e Bovisio in fase avanzata di valutazione, e con la proposta di un nuovo ospedale a Seregno in località Dosso che inizia a delinearsi — interventi che, già presi singolarmente, risultano fortemente impattanti e difficilmente compatibili con un’area di così alto valore ambientale; considerati nel loro insieme, rischiano di diventare semplicemente insostenibili, compromettendo uno degli ultimi grandi spazi aperti della Brianza centrale.

A riportare con forza l’attenzione su questo scenario è anche Arturo Lanzani, presidente del Parco GruBrìa, che proprio in questi giorni, intervenendo sui progetti di impianti fotovoltaici a terra, ha lanciato un chiaro allarme, richiamando istituzioni e amministrazioni locali alla responsabilità di non compromettere un patrimonio territoriale di valore strategico.

Bovisio. Terreno agricolo dove è stato proposto uno degli impianti di fotovoltaico

L’area compresa tra Desio e Bovisio Masciago rappresenta infatti uno dei pochissimi corridoi verdi ancora esistenti tra il Parco delle Groane e quello della Valle del Lambro. Un sistema aperto che, già oltre vent’anni fa, era stato individuato come ambito prioritario per interventi di rinaturalizzazione, con la creazione di prati, boschi e percorsi fruibili. Tuttavia, a fronte dell’attività dell’inceneritore, le compensazioni ambientali previste non hanno mai trovato piena attuazione, lasciando incompiuto un progetto fondamentale per il territorio.

Oggi, proprio su queste aree, si concentrano nuove pressioni.

Il caso più evidente riguarda i progetti di impianti fotovoltaici a terra. Le ipotesi in campo coinvolgono superfici molto estese, comprese aree agricole ancora integre e zone interne al Parco. Si tratta di interventi che, per dimensioni e localizzazione, comportano un consumo diretto di suolo e una trasformazione profonda del paesaggio.

Bovisio - Desio: localizzazione di massima degli impianti di fotovoltaico

Il nodo non è la contrarietà alle energie rinnovabili, ma la loro collocazione. In un territorio già segnato da impermeabilizzazione diffusa, isole di calore e scarsità di spazi aperti, coprire ulteriori superfici con impianti a terra significa aggravare criticità ambientali esistenti: aumento delle temperature locali, perdita della capacità drenante del suolo, sottrazione di aree agricole e riduzione degli spazi fruibili dai cittadini.

Per questo, la posizione espressa dal Parco non è un rifiuto ideologico, ma una richiesta precisa: evitare l’utilizzo di suolo agricolo e aree di valore ecologico, privilegiando invece ambiti già compromessi. Una linea che consentirebbe di conciliare produzione energetica e tutela del territorio.

Ma il quadro complessivo è ancora più complesso.

Alla pressione degli impianti fotovoltaici si aggiungono infatti il progetto della Pedemontana, con compensazioni ambientali ancora da definire, e le prospettive legate all’inceneritore, tra ipotesi di ampliamento e aumento delle attività connesse. Elementi che, sommati, contribuiscono a un carico ambientale già oggi molto elevato.

A questo scenario si affianca la proposta di realizzare un nuovo ospedale a Seregno, in località Dosso, anch’essa interna al sistema del Parco: un intervento che comporterebbe un’ulteriore sottrazione di suolo in un’area già sottoposta a forti pressioni.

Il rischio, evidenziato con chiarezza, è quello di continuare a procedere per interventi separati, senza una valutazione complessiva degli effetti. Una modalità che porta inevitabilmente a una progressiva frammentazione ecologica e alla perdita di continuità degli spazi aperti.

Da qui la richiesta di un cambio di passo: serve un piano unitario, condiviso tra Parco GruBrìa, Provincia, Comuni ed enti coinvolti, capace di guardare al lungo periodo. Un piano che recuperi finalmente l’idea originaria di questo territorio: un grande sistema verde fatto di prati, boschi e percorsi ciclopedonali, in grado di restituire qualità ambientale e vivibilità.

La posta in gioco non riguarda solo la tutela del paesaggio, ma la salute e la qualità della vita dei cittadini. In un’area densamente urbanizzata come la Brianza centrale, ogni spazio aperto ha un valore strategico e non sostituibile.

Il Parco GruBrìa non può diventare il punto di accumulo di interventi incompatibili. La scelta è ormai evidente: o si investe davvero nella sua tutela e valorizzazione, oppure si accetta il rischio concreto di perderlo, pezzo dopo pezzo.

mercoledì 29 gennaio 2014

Clamoroso: Seveso non mette in discussione il piano industriale di BEA



Lo scorso 18 gennaio su questo blog interveniva il consigliere regionale Gianmarco Corbetta e nel riportare il resoconto di una serata informativa sull'Inceneritore di Desio e la gestione sostenibile dei rifiuti scriveva "la vera notizia della serata è arrivata dai rappresentanti dei comuni di Seveso e Limbiate, che solo un paio di mesi fa avevano votato a favore del Piano Industriale di Bea, facendo così passare il Piano stesso in  un’Assemblea dei Soci sostanzialmente divisa a metà (il Piano era passato con il solo 52% dei consensi). Ebbene sia De Luca che Rivolta hanno espresso forti perplessità sul Piano Industriale di Bea e, anche alla luce di quanto emerso durante la serata, si sono impegnati pubblicamente a rimettere in discussione il Piano nelle sedi opportune."


Segnaliamo ora la seguente presa di distanza di Fabio Rivolta, assessore all’Ambiente e di Paolo Butti, sindaco di Seveso.

L’amministrazione comunale di Seveso ha tra i suoi principali obiettivi la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile. In quest’ottica sono rivolte anche le politiche riferite a gestione e smaltimento dei rifiuti. Le politiche ambientali virtuose devono anche considerare aspetti di sostenibilità economica, infatti se tali aspetti economici non vengono correttamente soppesati possono portare problemi di carattere sociale per mancanza di risorse.

Il tema delle politiche di gestione dei rifiuti è oltremodo delicato se si considerano gli enormi interessi che potrebbero gravitare attorno a questo settore che hanno più volte portato a scandali e forti collegamenti alla criminalità organizzata.

Per i motivi sopra esposti è nostra ferma convinzione che la gestione di queste politiche debba rimanere in capo agli enti pubblici i quali garantiscono una maggiore possibilità di controllo e un’attenzione maggiore al bene pubblico.

Quindi:
– tutela dell’ambiente;
– sotenibilità economica;
– possibilità di controllo pubblico;
sono i presupposti su cui si basa la nostra azione politica e che riteniamo equilibratamente sostenuta all’interno del piano industriale di B.E.A. votato da questa amministrazione comunale.

Un piano diverso rispetto alla precedente versione principalmente sui seguenti punti:
1) i Comuni soci sono liberi dai vincoli che possano condizionare, limitandole, le politiche di incentivazione della raccolta differenziata;
2) riduce sia i tempi di ritorno dell’investimento (da 20 a 15) che i volumi di investimento (da 25 a 15 milioni) tutto ciò allo scopo di intercettare nel corso degli anni lo sviluppo di tecnologie ecologicamente virtuose alternative all’incenerimento;
3) apre ad altre tecnologie di recupero della frazione organica.

Oltre a tutto ciò, i soci hanno chiesto alla società che si impegni:
1) ad abbassare la tariffa per i Comuni soci (portata per il 2014 da 92 euro a 80 euro a tonnellata);
2) a realizzare studi sulle nuove tecnologie di smaltimento ecologicamente virtuose in un’ottica di ridimensionamento e/o riconversione futura dell’impianto da realizzare da qui a 15 anni (tempo di ritorno dell’investimento attuale).

Infine il piano industriale permette, attraverso l’efficientamento dell’impianto una maggior produzione di energia elettrica e termica (a parità di conferimento) e una forte diminuzione delle emissioni (già oggi di gran lunga sotto le soglie massime previste dalla normativa vigente).

La critica avanzata rispetto al fatto che si debba con questo impianto cercare altrove rifiuti è smentita dall’esistenza in Lombardia di discariche che accumulano rifiuti.

L’esistenza di una serie di rifiuti speciali che il termovalorizzatore potrebbe smaltire, e l’auspicio che abbiamo che si realizzi il ciclo integrato dei rifiuti nella nostra area, facendo convergere le attività di raccolta svolte da Gelsia Ambiente e di smaltimento svolte da B.E.A., entrambe aziende pubbliche, permetterebbe di mantenere in loco tutto il ciclo dei rifiuti, riducendo così sia l’impatto inquinante dovuto al trasporto dei rifiuti che quello economico.

A sostegno dell’attenzione che siamo mettendo alle politiche virtuose nel settore dei rifiufi e dell’economicità dei servizi, a breve partirà un nuovo progetto di raccolta: il cosiddetto “sacco blu” che permetterà di accrescere notevolmente la raccolta differenziata (di conseguenza verrà ridotto lo smaltimento in forno con importanti risparmi economici per i cittadini di Seveso).

Per meglio e definitivamente chiarire le posizioni della nostra amministrazione, strumentalizzate o perlomeno mal interpretate in questi ultimi giorni, chiariamo che l’azione del socio Comune di Seveso all’interno dell’assemblea di B.E.A. sarà puntuale ed attenta affinché queste linee di indirizzo politico e sostanziale espresse nel piano industriale votato lo scorso novembre si realizzino nei prossimi anni attraverso azioni puntuali, concrete ed efficaci. In questo senso va inteso il nostro impegno al migioramento del piano, nel senso cioè che tutte le parti sopra esposte che già e comunque rientrano tra gli obiettivi del piano si realizzino nel modo migliore possibile.


Fabio Rivolta
Paolo Butti 

sabato 18 gennaio 2014

Clamoroso: Seveso e Limbiate mettono in discussione il piano industriale di BEA


di Gianmarco Corbetta, Consigliere Regionale M5S

Incontro riuscitissimo quello di mercoledì sera a Seveso, organizzato dal locale gruppo del MoVimento 5 Stelle, sul tema “Inceneritore Desio e Gestione Sostenibile dei Rifiuti”. Sala gremita da un centinaio di cittadini, molto l’interesse per i temi trattati dai relatori.  Alle esposizioni delle figure tecniche - Enzo Favoino della Scuola Agraria di Monza e Stefano Caldirola di Gelsia Ambiente – si sono alternati gli interventi dei politici: oltre al consigliere regionale 5 Stelle Gianmarco Corbetta, sono intervenuti l’assessore all’ambiente del Comune di Seveso, Fabio Rivolta, il sindaco e l’assessore all’ambiente di Limbiate, Raffaele De Luca e Riccardo Alberti.

Il tema centrale è stato ancora una volta il famigerato Piano Industriale di Bea, la società  pubblica che gestisce l’inceneritore di Desio e che ha previsto un piano di revamping dell’impianto tale da aumentarne la capacità di incenerimento e protrarne la durata di funzionamento per altri 18 anni.

Corbetta ha evidenziato come gli orientamenti di Regione Lombardia vadano in senso opposto, prevedendo una progressiva dismissione degli impianti alla luce di una sovracapacità impiantistica già oggi presente in Regione, che si andrà ad accentuare sempre più in futuro.

Favoino ha spiegato la strategia Rifiuti Zero, che prevede che presupposto imprescindibile proprio lo spegnimento dei forni e un forte impegno alla riduzione e al riciclaggio di tutti i rifiuti prodotti, mentre Caldirola ha presentato l’interessante esperienza condotta da Gelsia Ambiente a Lissone con l’introduzione della tariffa puntuale (chi meno inquina meno paga), che ha prodotto risultati eccellenti nella riduzione e nella raccolta differenziata dei rifiuti.

Ma la vera notizia della serata è arrivata dai rappresentanti dei comuni di Seveso e Limbiate, che solo un paio di mesi fa avevano votato a favore del Piano Industriale di Bea, facendo così passare il Piano stesso in  un’Assemblea dei Soci sostanzialmente divisa a metà (il Piano era passato con il solo 52% dei consensi). Ebbene sia De Luca che Rivolta hanno espresso forti perplessità sul Piano Industriale di Bea e, anche alla luce di quanto emerso durante la serata, si sono impegnati pubblicamente a rimettere in discussione il Piano nelle sedi opportune.

Questa presa di posizione riapre clamorosamente le partita tra i soci di Bea. Finalmente anche nel fronte dei Comuni di centrosinistra emergono delle posizioni critiche rispetto alla prospettiva di mantenere forzatamente in vita l'inceneritore, nonostante le chiare evidenze di come la gestione dei rifiuti in Brianza e in Lombardia vada in direzione opposta.

“Cari De Luca e Rivolta, ogni promessa, soprattutto se fatta di fronte ai cittadini, è debito – ha dichiarato il consigliere regionale Gianmarco Corbetta - Occorre passare subito dalle parole ai fatti: Limbiate e Seveso chiedano immediatamente la convocazione di una assemblea straordinaria dei soci Bea per proporre un nuovo Piano basato su un cambio di politica industriale che preveda la riconversione dell'impianto in una Fabbrica dei Materiali, cioè un impianto di gestione a freddo del rifiuto residuo orientato al recupero di materia. È l'unica strada per salvare Bea dagli enormi rischi finanziari del Piano Industriale attuale e mantenere i posti di lavoro. Salviamo Bea dal sonno della ragione del suo stesso management!”

martedì 31 dicembre 2013

La Brianza alla guerra dei rifiuti

desio-forno-inceneritore

di Gianmarco Corbetta, Consigliere Regionale M5S 

Oggi in Brianza è in corso una guerra, che coinvolge il settore dei rifiuti. E’ una guerra che si combatte su più fronti e per varie ragioni, ma, come in ogni guerra, il rischio è che a farne le spese siano soprattutto i cittadini. In ballo ci sono investimenti milionari e la sopravvivenza di una classe di dirigenti di società pubbliche vecchia e arretrata, spalleggiata da una classe di politici locali altrettanto vecchi e arretrati. Sono coinvolte varie amministrazioni dei nostri Comuni e due delle principali società del settore: Gelsia Ambiente (raccolta) e Bea (smaltimento tramite inceneritore). Come andrà a finire questa guerra nessuno lo può dire, ma alla fine di questo lungo scritto cercherò di fare qualche previsione.

UN PO’ DI STORIA
Nella parte di Brianza in cui operano queste due società pubbliche (la parte ad ovest di Monza), il servizio di raccolta differenziata e quello di incenerimento del rifiuto residuo hanno convissuto abbastanza pacificamente per molti anni. Il motivo era semplice: la capacità del forno inceneritore di Desio, ovvero il “fabbisogno del combustibile” non era tale da ostacolare lo sviluppo della raccolta differenziata. Per quanto quest’ultima crescesse in percentuale, il forno poteva comunque contare sul suo “approvvigionamento”.
E quando la raccolta differenziata dei Comuni soci di Bea ha cominciato a raggiungere percentuali tali da sottrarre rifiuti all’inceneritore di Desio, la società che lo gestisce, Bea, non ha fatto altro che allargare via via la platea dei Comuni serviti, anche a Comuni fuori provincia (es: Senago). Una vera beffa per i cittadini dei Comuni soci: più diventavano bravi a fare la raccolta differenziata e più Bea si rivolgeva all’esterno del circuito dei soci per mantenere invariata la quantità dei rifiuti da bruciare, con tutte le ben note conseguenze in termini di impatti ambientali e sanitari sulla zona.

LE DISPOSIZIONI DELLA REGIONE
Oggi però le cose si sono complicate parecchio per Bea. In primo luogo perché Regione Lombardia, con il nuovo Piano Rifiuti, ha certificato che anche su base regionale la raccolta differenziata sta togliendo la terra sotto i piedi ai 13 inceneritori attualmente presenti in regione: si prevede addirittura che tra soli 6 anni sarà necessario bruciare la metà dei rifiuti che si bruciano oggi! La regione ha quindi assunto l’impegno a redigere un piano per la progressiva dismissione degli impianti col maggiore impatto ambientale (e Desio è tra i primi che andrebbero dismessi considerando questo parametro).
Bea però ha ottenuto il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale da parte della Regione – per altri 6 anni, con facoltà di aumentare la capacità di smaltimento fino a quasi 100 mila tonnellate/anno – poco prima che venisse pubblicato il Piano Rifiuti, venisse approvata una moratoria per la realizzazione di nuovi impianti/ampliamento degli esistenti e venisse approvata la risoluzione della progressiva dismissione di cui sopra. E forte di questo rinnovo autorizzativo ha approvato un piano industriale che prevede l’investimento di 15 milioni di euro nel vecchio impianto per tirare avanti con l’attività per altri 18 anni.

PER BRUCIARE QUALI RIFIUTI??
Ma se mancheranno sempre più i rifiuti da bruciare in Lombardia, che senso ha il piano di Bea? E dove pensa di trovare i rifiuti che servono per alimentare l’impianto per altri 18 anni? Due sono le strategie messe in atto da Bea: da un lato mira a stabilizzare nel tempo il quantitativo di rifiuti conferito dai Comuni soci e dall’altro vuole andare a reperire monnezza da bruciare “sul mercato”.

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I RIFIUTI DA FUORI REGIONE
Cominciamo ad analizzare questo secondo intendimento: se la società andrà in cerca di rifiuti all’interno della regione, dovrà scontrarsi con colossi del settore che gestiscono impianti da 500/700 mila tonnellate, per di più in un contesto di sempre più accentuata scarsità di rifiuti da bruciare… praticamente un suicidio!
A Bea non resta che rivolgersi al di fuori dei confini regionali: l’idea di tenere in vita l’inceneritore di Desio per altri 18 anni (è attivo dal 1976…) grazie a rifiuti provenienti da Napoli, da Roma o da Firenze è semplicemente folle e del tutto insostenibile sul piano politico. Senza contare che i cittadini di Desio, Bovisio, Varedo, Limbiate e Cesano Maderno sono già pronti a scendere in piazza nel caso si realizzasse una simile eventualità!

LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE: I RIFIUTI DEI SOCI
I dirigenti di Bea non sono stupidi e lo sanno. Per questo puntano quantomeno a stabilizzare i quantitativi conferiti dai soci ed evitare che nuovi passi in avanti della raccolta differenziata erodano ulteriormente la base certa e “politicamente accettabile” dei rifiuti da bruciare.
Difatti hanno da prima messo in atto un tentativo maldestro, con il primo piano industriale dell’anno scorso, di obbligare i comuni soci a conferire una quantitativo prestabilito di rifiuti da bruciare per ben 20 anni! E se il Comune fosse stato così virtuoso da ridurre la produzione di rifiuti o aumentare la raccolta differenziata, sarebbe stato per contratto passibile di penalizzazioni!
Fallito miseramente questo tentativo con conseguente perdita secca di credibilità da parte del management di Bea (ma non agli occhi dei sindaci che l’hanno nominato), ecco spuntare il secondo piano industriale, quello recentemente approvato dalla risicata maggioranza dei soci di centro sinistra (Desio escluso), in cui quest’obbligo di conferimento non c’è più ma si insiste sul fatto che una quota cospicua di rifiuti sia inevitabilmente da bruciare.

ARRIVANO I RINFORZI: IL POLITECNICO, IL CENTRO STUDI MATER E IL CONSORZIO LEAP
E per convincere i soci di questa loro “verità assoluta” hanno pensato bene di chiamare i rinforzi: ed ecco il Professor Giuliano del Politecnico di Milano presenziare ad una assemblea dei soci per spiegare che non c’è alternativa all’incenerimento del 30/40% dei rifiuti urbani prodotti:

Giuliano

Ma per assicurare tutti sulla propria buona volontà e “mantenere una costante attenzione alle innovazioni di processo che dovessero rendersi disponibili nel settore del trattamento della frazione residua dei rifiuti solidi urbani”, ecco Bea aderire al Consorzio Leap e al Centro Studi Mater!
Peccato che questi soggetti, nell’ambiente degli esperti del settore, abbiano una credibilità prossima allo zero. Da sempre considerati (non solo in Italia, ma a livello mondiale) quelli che puntano forte sull’incenerimento, quelli pronti a denigrare qualunque strategia alternativa, seguono le evoluzioni del sistema di gestione dei rifiuti con 10/15 anni di ritardo.
Quando si cominciò a discutere della possibilità di raccogliere separatamente l’umido, loro dicevano che non si poteva fare; poi sostennero che più del 50% di raccolta differenziata non era possibile fare; ora dicono che si può fare il 65% (previsto per legge) “ma di più non conviene, e comunque il rifiuto residuo è meglio che sia incenerito”. I riferimenti economici, tecnici, operativi e legali a smentita delle loro tesi esistono in abbondanza.
Certo, per sostenere la tesi della sopravvivenza e rilancio dell’inceneritore di Desio per altri 18 anni sono perfetti! E difatti Bea si è rivolta a loro riuscendo a convincere i sindaci soci della bontà delle loro tesi!

UN PERICOLO MORTALE PER BEA: LA TARIFFA PUNTUALE DI GELSIA AMBIENTE
Come se non bastassero tutti i problemi che Bea deve affrontare per portare avanti la sua insostenibile politica di potenziamento e ammodernamento del vetusto impianto, ecco all’orizzonte profilarsi un pericolo mortale! Negli ultimi mesi la società pubblica Gelsia Ambiente, titolare del servizio di raccolta differenziata di molti comuni brianzoli, tra cui vari soci Bea, ha avviato in un quartiere di Lissone, grazie al lungimirante appoggio del sindaco Monguzzi, la sperimentazione di un innovativo sistema di raccolta del rifiuto residuo, basato sul principio della tariffa puntuale (“chi meno inquina meno paga”).
Grazie ad un avanzato sistema elettronico (RFID), Gelsia è in grado di applicare una tariffa diversa ad ogni singolo utente a seconda del quantitativo di rifiuti residui (quelli cioè da mandare all’inceneritore) prodotti. Pratica innovativa in Brianza, ma già ben sperimentata in altre parti d’Italia, si tratta di un potente strumento per incentivare i cittadini a fare bene la raccolta differenziata. E difatti a Lissone i risultati non si sono fatti attendere! Con l’introduzione del nuovo sistema la raccolta differenziata è passata dal 64 al 78% in pochissimi mesi! Un incredibile salto di ben 14 punti percentuale!!
Un grandissimo risultato per i cittadini di Lissone, non solo in termini di difesa dell’ambiente e della salute ma anche economici: si abbattono i costi di smaltimento del rifiuto residuo (leggi costi di incenerimento) e aumentano gli introiti derivanti dalla vendita dei materiali separati ai vari consorzi della filiera Conai!

Rfid2

A questo punto finalmente anche in Brianza c’è la “prova provata” di quanto vado ripetendo da 5 anni: una raccolta differenziata fatta come si deve può arrivare a sfiorare l’80% e portare benefici economici alle esangui casse dei Comuni e quindi dei cittadini! Ora che finalmente un sindaco ha accettato la sfida della tariffa puntuale e l’ha vinta alla grande, è facile prevedere l’effetto emulazione da parte della altre amministrazioni brianzole, in particolare quelle servite da Gelsia.
Ma non è tutto: in Gelsia stanno facendo anche delle prove di recupero di materia dal rifiuto residuo, producendo tramite estrusione un granulato a base plastica da rivendere alle aziende del settore dello stampaggio plastico, emulando di fatto le innovazioni del famoso Centroriciclo di Vedelago. In questo modo il rifiuto residuo si trasforma da costo (di smaltimento) a ricavo (dalla vendita del materiale) per i Comuni! Si tratta quindi di altro combustibile e altre risorse economiche sottratte all’inceneritore!

plastica_vedelagoEd è proprio questo il rischio insopportabile per Bea: l’evoluzione virtuosa del sistema di gestione dei rifiuti in Brianza condanna a morte l’inceneritore di Desio. Già sarà dura per Bea trovare rifiuti da bruciare e se anche li trova fuori regione l’operazione rischia fortemente di fallire perché politicamente insostenibile. In più ora ci si mette pure Gelsia a levarle la terra sotto i piedi in casa sua, in Brianza, smentendo con i fatti le basi concettuali (quelle sostenute dal Politecnico, Mater, Leap e compagnia cantante) su cui si regge tutta l’operazione di rilancio del forno… operazione che assume sempre più le sembianze di un fragile castello di carte destinato a cedere in breve tempo.

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO
Ed è proprio qui che comincia la guerra, una poco gloriosa guerra per il forno, che per i nostri cari sindaci illuminati di centro sinistra deve sopravvivere, nonostante tutto e tutti. E nonostante ai cittadini che amministrano non convenga affatto economicamente!
Fino qui abbiamo parlato poco delle responsabilità dei politici e degli amministratori locali. Abbiamo ricordato che il piano industriale di Bea è passato grazie al voto favorevole dei sindaci di centro sinistra (Desio esclusa), capitanati da Gigi Ponti di Cesano Maderno, seguito a ruota dal sindaco di Limbiate, Raffaele De Luca. Non a caso sulle poltrone del Consiglio di Amministrazione di Bea siedono dei nominati dal centro sinistra brianzolo e di Nova Milanese in particolare (mentre su quelle di Gelsia sono rappresentati principalmente la Lega e l’ex Pdl).
E chissà se è un caso che proprio a Cesano Maderno e Limbiate si sia messa in discussione l’approvazione del nuovo piano industriale di Gelsia Ambiente, che prevede tra le varie cose l’individuazione di un partner privato per lo smaltimento dei rifiuti. Si tratta di fatto di un piano industriale difficilmente compatibile con quello di Bea.
La prospettiva è che Cesano e Limbiate non rinnovino il contratto con Gelsia ed affidino ad un altro soggetto la raccolta differenziata. Chissà, magari un soggetto meno orientato alla gestione virtuosa del servizio e quindi meno incline a rompere le scatole a Bea.

LA GRANDE FREGATURA DELL’OPERATORE UNICO DEL “CICLO INTEGRATO”
Oppure Cesano e Limbiate stanno cercando di ostacolare il piano industriale di Gelsia per tenere in vita una strategia che sempre più sta prendendo piede nel centro sinistra brianzolo: la creazione di un’unica grande società pubblica per la gestione del cosiddetto ciclo integrato dei rifiuti in Brianza, tramite la fusione di Bea e Gelsia.
Innanzitutto quando sento parlare di “ciclo integrato” mi viene da mettere mano alla pistola! è semplicemente ridicolo parlare di “ciclo integrato”, visto che nel bruciare rifiuti di “ciclico” non c’è nulla. Si tratta di un processo lineare (estraggo materie prime dall’ambiente, produco oggetti e dopo l’uso li incenerisco) che distrugge risorse, materiali post consumo, invece che riciclarli come madre natura ci insegna. L’unico vero ciclo possibile è quello della strategia Rifiuti Zero (ovvero del riciclo totale dei rifiuti).

pd meda

Ma veniamo al sodo: unire la società che fa la raccolta differenziata e quella che fa lo smaltimento è un errore clamoroso e lo capirebbe anche un bambino di 5° elementare. Questi due servizi devono essere posti “in concorrenza” tra loro: tanto meglio lavora la prima, tanto meno lavora la seconda! Non a caso la proposta di legge nazionale di iniziativa popolare Rifiuti Zero prevede un preciso obbligo di separazione tra i soggetti che raccolgono e quelli che smaltiscono. Con la fusione dei due servizi non potrà mai esserci innovazione ed evoluzione virtuosa del sistema! Ma ve l’immaginate una società che fa sia raccolta che smaltimento sperimentare la tariffa puntuale (come ha fatto Gelsia a Lissone)? E perché mai dovrebbe farlo? A quale pro? E’ così difficile da capire?
O forse è fin troppo facile da capire… forse è proprio per questo che il centro sinistra brianzolo insiste sulla fusione tra Gelsia e Bea… l’unica a trarne vantaggio sarebbe Bea (per la serie il miglior modo per combattere un nemico è farselo amico!). Per Gelsia non sarebbe altro che un abbraccio mortale, anche in considerazione degli enormi rischi finanziari che il piano industriale di Bea comporta… se non trovano un quantitativo sufficiente di rifiuti da bruciare per i prossimi 18 anni, come faranno a rientrare degli investimenti fatti dal socio privato previsto dal piano? Sempre che riescano a trovare un socio privato tanto pazzo o sprovveduto da entrare nell’assetto societario di Bea.

IL RUOLO (INSIGNIFICANTE) DELLA PROVINCIA
Sullo sfondo di questa intricata vicenda c’è la Provincia di Monza e Brianza. In qualità di socia di maggioranza relativa di Bea, con l’assesore Monti ha fatto finta di opporsi al rilancio del forno, per poi attestarsi su una comoda posizione di astensione al momento di votare il piano industriale.
Intanto sta per essere approvato il Piano Rifiuti Provinciale, che non fa altro che prendere atto e avvallare il piano industriale di Bea. Peccato che il Piano Rifiuti Provinciale, per quanto riguarda gli assetti impiantistici della gestione dei rifiuti, non ha alcun valore, come candidamente ammettono gli stessi estensori del documento:
piano rifiuti prov mb


LA POLITICA SORDA E INCOMPETENTE
Ma tornando ai sindaci che hanno approvato questo strampalato piano industriale di Bea, c’è da chiedersi come hanno giustificato questa loro decisione. Le motivazioni sono sempre le solite baggianate: la difesa del patrimonio pubblico rappresentato da Bea, l’ineludibilità dell’incenerimento dei rifiuti, la tutela dei posti di lavoro (peccato che la stessa attenzione ai posti di lavoro non ci sia quando si mette in discussione l’affidamento del servizio a Gelsia…) e via discorrendo.
Sulla necessità di bruciare abbiamo già detto tutto; bisogna invece soffermarsi sulla presunta volontà di difendere l’azienda e i posti di lavoro. In realtà è del tutto evidente da quanto abbiamo detto sopra che questo piano industriale è il modo migliore per distruggere l’azienda. I politici che sostengono a spada tratta le scelte di Bea non capiscono che la strada scelta porterà al fallimento della società.

UNA EXIT STRATEGY C’E’ MA NESSUNO LA VUOLE
Non capiscono che Bea avrebbe davanti a sé un futuro luminoso se solo cambiasse politica industriale: uscire il prima possibile e con il minor danno dall’incenerimento, riconvertire l’impianto al recupero di materia dal rifiuto residuo seguendo l’esempio della Fabbrica dei Materiali di Reggio Emilia, puntare sulla creazione di un impianto di compostaggio per il trattamento dell’umido.
Certo, riconvertire l’impianto non è un’operazione a basso costo. Ma è l’unica strada percorribile per salvare l’azienda. Si può studiare un piano finanziario di medio termine per la copertura dei costi tramite gli introiti derivanti da un sistema di gestione dei rifiuti veramente innovativo (tariffa puntuale e vendita dei materiali ricavati dalla lavorazione del rifiuto residuo). Ma tutto questo i sindaci non lo sanno o non lo capiscono. Anche perché si tratterebbe, come prima cosa, di mandare a casa l’attuale management di Bea, che loro stessi hanno nominato e sostenuto strenuamente fino ad oggi, e sostituirlo con uno nuovo, capace di guardare al futuro e all’innovazione del sistema. E si tratterebbe anche di dare ragione ai quei grillini, sporchi, brutti e cattivi, che queste cose in Brianza le ripetono da 5 anni.
Se non lo faranno, Bea andrà a sbattere. Su questo non c’è alcun dubbio. Si tratta di capire i tempi e i modi: sarà la Regione a imporre lo stop all’impianto, in modo graduale e meno traumatico possibile oppure sarà il mercato, sempre più piccolo e competitivo, a mandare Bea con le gambe all’aria?
Ma a quel punto saranno dolori per tutti: Comuni soci, lavoratori e cittadini.

Tratto da: http://gianmarcocorbetta.it/2013/12/la-brianza-alla-guerra-dei-rifiuti/  

Leggi anche:

giovedì 7 novembre 2013

Brianza Energia Ambiente: un piano industriale che non convince


Comunicato stampa di Sinistra e Ambiente - Meda

SUL PIANO INDUSTRIALE DI BEA E SUL FORNO INCENERITORE DI DESIO

Si torna a parlare del forno inceneritore di Desio e del Piano Industriale di BEA (Brianza Energia Ambiente).

Venerdì 8/11/013 si terrà infatti l'Assemblea dei Soci, cui partecipano i Sindaci (o loro delegati) dei 12 Comuni facenti parte del Consorzio e aventi una quota in BEA (vedi a fianco).

Sarà una riunione atta a decidere sul Piano Industriale presentato da BEA, rivisto rispetto alla precedente versione su cui alcuni Comuni del Consorzio avevano sollevato contrarietà e perplessità.
Tra le 4 soluzioni previste da BEA, pare che vada per la maggiore quella ove gli aggiustamenti sono relativi agli investimenti strutturali per 15 milioni di euro (a fronte dei 25 previsti nel precedente Piano) da cui rientrare in 15 anni (anziché in 20 come previsto nel precedente).
I rifiuti da incenerire salirebbero fino a 88 mila tonnellate annue.
Il tutto garantirebbe – secondo quanto elaborato da BEA – riduzioni nelle tariffe per i Comuni: di 12 euro a tonnellata nel 2014 e di 25 euro a tonnellata dal 2020.
I lavori di adeguamento riguarderebbero il potenziamento del trattamento fumi, l’efficientamento elettrico e termico.

Al momento attuale, il forno inceneritore opera su di un volume di 56mila t/a di rifiuti solidi bruciati, pari a circa il 71% della sua capacità annua.
Siamo quindi ben lontani dalle 88mila tonnellate previste con il potenziamento.
Ancora una volta, pur prendendo atto che le modifiche introdotte sono sicuramente migliorative rispetto al Piano Industriale originario, non possiamo far altro che evidenziare le nostre perplessità rispetto ad alcuni punti critici.
Primo fra tutti, la mancata correlazione rispetto a quello che si prevede con quanto stabilito nella deliberazione della Giunta Regionale lombarda X/497.

La Lombardia, nel campo degli inceneritori, risulta già ampiamente oltre la soglia di autosufficenza. Negli 11 impianti presenti in regione, si rileva anzi un surplus pari a 112mila tonnellate.
Vi vengono trattate 2.408.731 t a fronte di una capacità potenziale di 2.521.600 t.
Oltretutto, dal 2010, è stata registrata una stabilizzazione del volume di rifiuti prodotti con una tendenza ad una riduzione pari al -2%.

Quindi, il potenziamento previsto nella scenario n° 4 che si prospetta nel piano BEA, è poco aderente alla realtà territoriale, ma esclusivamente legato alla compatibilità economica.
Allora perchè questo potenziamento (a 88mila t) quando il bacino di utenza dei 12 Comuni consorziati arriva solo a 56mila t ? Dove si reperirà il quantitativo mancante ? Si vuole ampliare il bacino di utenza ? Si vuole entrare in competizione con gli altri inceneritori lombardi ?
In questo caso lo "spegnimento" e la riconversione dell'inceneritore desiano non sarebbe evidentemente un opzione considerabile nel breve/medio termine, anzi.

Anche l'apertura di BEA ad un patner privato è un altro aspetto critico poichè si rischia di dare preminenza al solo aspetto economico sulla partita rifiuti. Il privato avrà evidentemente quale priorità, il solo guadagno. Questo a discapito di valutazioni e pianificazioni atte al superamento della tecnica d'incenerimento.

Nel Piano Industriale in oggetto, manca, purtroppo, uno scenario che preveda e quantifichi tempi, costi e tecnologie per una graduale dismissione dell'impianto d'incenerimento, attuato con l'implementazione di altre tecnologie per il recupero spinto di tutte le frazioni differenziabili e recuperabili.

Vogliamo però anche essere chiari rispetto a posizioni atte a semplificare o a malcelate volontà che porterebbero inevitabilmente ad una situazione di rischio determinato da mancati adeguamenti (sottolineiamo ADEGUAMENTI, non potenziamenti) dell'impianto di Desio.
Non vogliamo correre il rischio di una DEREGULATION di fatto nella gestione del ciclo dei rifiuti regionale.
Non fare adeguamenti tecnici, (dettati anche da obblighi normativi) comporterebbe nel breve termine la chiusura del forno di Desio, PRIMA che sia pronto e avviato qualsiasi progetto di recupero dei rifiuti trattati, alternativo all'incenerimento.
Ne conseguirebbe il trasporto dei rifiuti altrove, dando fiato al businnes della movimentazione del rifiuto, con problemi sul controllo della filiera e "scarico" su altri impianti d'incenerimento del "prodotto" del consorzio brianzolo.

Insomma, una non soluzione, atta ad aprire alla "privatizzazione" del trasporto e delle piattaforme di raccolta, con tanto di messa in gara di crescenti pezzi del settore gestione rifiuti. Una strada pericolosa che, serpeggia sottotraccia in Regione Lombardia.
Dietro le scelte del Piano Industriale di BEA vi sono quindi aspetti molto complessi e delicati che meritano adeguati approfondimenti.

In alcuni Comuni del Consorzio vi sono stati alcuni momenti di approfondimento e dibattito.
A Cesano Maderno, SEL aveva posto in votazione una mozione (respinta) sul tema.
Sono seguiti incontri d'approfondimento in Commissione Urbanistica (l'ultimo in data 4/11/013).
A Desio è in atto un dibattito acceso che coinvolge sia la maggioranza sia la minoranza.
I gruppi di maggioranza hanno addirittura formalizzato un documento e una mozione d'indirizzo per il Cons. Comunale del 07/11/013.

E a MEDA ?

A Meda, (quota del 7,34% in BEA) nonostante le nostre sollecitazioni, come gruppo consigliare di Sinistra e Ambiente, si continua a non dare la corretta rilevanza e trasparenza pubblica alla vicenda e ai suoi contenuti.

La Giunta Caimi giustifica il mancato dibattito/confronto adducendo di aver già il mandato decisionale determinato da una delibera del  19/12/2011 (con delega al Sindaco per gli adempimenti conseguenti). Alla sopracitata delibera ne seguì una successiva in data 29/5/2013 per chiedere un sospensiva del precedente piano industriale in attesa di una nuova versione, che tenesse conto di alcune criticità .
Entrambe le delibere erano espressione della maggioranza di Taveggia.

Il nuovo Consiglio Comunale non è stato quindi minimamente investito della facoltà di valutare ed esprimere un parere.

Il richiamo alle delibere, ci pare una giustificazione molto debole, una giustificazione che non può esautorare chi amministra dai corretti e opportuni passaggi di discussione e confronto sia tra tutte le forze della coalizione di maggioranza sia verso il Consiglio Comunale.
Oltretutto, nel Piano Industriale di BEA sono previste 4 possibilità di scelta e quindi, non c'è nemmeno stato un passaggio che definisse su quale scenario attestarsi nell'espressione di voto in sede di Assemblea dei Soci.

Evidentemente, un'illustrazione posteriore all'approvazione del Piano Industriale, avrebbe il sapore di sola e pura informazione.

SINISTRA E AMBIENTE  - MEDA

martedì 8 gennaio 2013

Comitato per l’Alternativa all’inceneritore di Desio: "Archiviamo un anno pieno di soddisfazioni!"

di Gianmarco Corbetta, Comitato per l’Alternativa all’inceneritore di Desio

Come ormai da tradizione, approfitto dell’inizio del nuovo anno per fare il punto della nostra battaglia. A differenza degli anni scorsi, il 2012 è stato un anno davvero importante e ricco di grandi soddisfazioni!

Dopo un lungo silenzio da parte delle istituzioni, a luglio è stata diffusa la notizia dell’abbandono definitivo del progetto di costruzione del nuovo forno inceneritore da 160/170 mila tonnellate annue. E’ stata per noi una vittoria clamorosa che ci ha ripagato di anni di impegno e di perseveranza! E’ stata inoltre la riprova che ci avevamo visto giusto, fin dal lontano 2008, quando avevamo cominciato a sostenere che dei danni – economici e sanitari - provocati dal nuovo inceneritore se ne poteva fare a meno e che il futuro della gestione dei rifiuti andava costruito con modalità ben diverse dall’incenerimento!

Purtroppo non c’è stato nemmeno il tempo di festeggiare che i signori di Bea Brianza Ambiente Energia (la società pubblica che gestisce il vecchio forno e che si proponeva di costruire quello nuovo) hanno avanzato un piano industriale che prevede la completa ristrutturazione del vecchio impianto (con relativo aumento della capacità di incenerimento dalle attuali 60.000 a 90.000 tonnellate) e l’ingresso di un socio privato nella gestione dell'impianto stesso per i prossimi 20 anni.

Questo piano è stato sciaguratamente approvato dai Comuni soci di Bea, con la positiva eccezione del Comune di Desio che (è notizia di questi giorni) farà ricorso al TAR contro questo piano industriale.

Quindi, tirando le somme di questo 2012, il bilancio è sicuramente positivo: la terrificante prospettiva di un nuovo inceneritore da 170.000 tonnellate, che fino a qualche tempo fa sembra certa, è stata definitivamente abbandonata. E questo è un punto fermo da cui non si torna indietro. Ora si tratta di continuare la nostra battaglia fino a quando non verrà abbandonata anche l’idea di ammodernare e tenere in funzionamento per altri 20 anni il vecchio impianto.

Insieme agli amici del Comitato Beni Comune Monza Brianza, continueremo con la nostra opera di sensibilizzazione e informazione alla cittadinanza, come abbiamo fatto in questi 5 anni di attività (anche nel 2012 abbiamo dato vita ad incontri pubblici a Cesano Maderno, Monza, Sesto San Giovanni e Cusano Milanino).

Grazie a tutti voi per il sostegno che ci avete dato in tutti questi anni e tanti auguri di buon 2013!

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sabato 27 ottobre 2012

Inceneritore di Desio: vince la Brianza che guarda indietro e rinuncia al futuro


Piano industriale di BEA approvato

di Gianmarco Corbetta, del Comitato per l'alternativa all'inceneritore di Desio

E' passato il Porcellum di Bea.

Questa è una sconfitta per tutta la Brianza, quella Brianza che vent'anni fa per prima ha saputo scommettere su una gestione virtuosa dei rifiuti (il primo comune d'Italia ad introdurre il porta a porta è brianzolo). Quella Brianza che ha insegnato la strada del riciclo alle altre zone d'Italia.

Quella stessa Brianza che però già oggi è rimasta indietro rispetto ad altri, che si è fatta superare in intelligenza e lungimiranza nella raccolta dei rifiuti, oggi definitivamente rinuncia al progresso, rinuncia al futuro.

Desio e la Brianza pagano pegno alla presenza di un forno inceneritore minacciato a morte dal potenzialmento della raccolta differenziata e dalla diminuzione dei rifiuti in corso da tempo. E così in Brianza per 20 anni si congela il progresso. Si nega l'evidenza, e cioè che i sistemi di gestione dei rifiuti sono in costante evoluzione, in costante miglioramento e vincolarsi per altri 20 anni a bruciare è una scelta retrograda, frutto della totale inadeguatezza culturale, ancor prima che politica, dei nostri politici locali.

Un'ultima considerazione sul Partito Democratico. Un partito grande all'interno del quale si trova di tutto. Dalle persone più illuminate come Mirko Tutino (assessore all'Ambiente della provincia di Reggio Emilia) che ha spento il forno inceneritore locale e ha dato vita al progetto della "Fabbrica dei Materiali"  (qua sotto la mail che mi ha gentilmente inviato) o come Laura Puppato che ha iniziato il suo percorso politico con la battaglia contro il forno di Montebelluna, fino alle persone più retrograde come Matteo Renzi, che insulta in diretta tv un medico che parla dei danni alla salute provocati dagli inceneritori o Pierluigi Bersani che minaccia di denuncia l'Ordine dei Medici dell'Emilia Romagna per la loro richiesta di una moratoria contro i forni.

Spiace constatare che, ad esempio, il sindaco di Cesano Maderno faccia pienamente parte di quest'ala più becera del partito.

Di contro, va rivolto un caloroso ringraziamento al sindaco Corti, che ha votato contro questa follia chiamata Piano Industriale Bea.

Spero che il comune di Desio adesso coerentemente esca da Bea e conferisca i rifiuti altrove. E poi mi auguro che possa fare ostruzionismo attraverso controlli e autorizzazioni. Chissà se la polizia locale di Desio passerà più spesso a controllare i camion che entrano ed escono dal forno, magari nottetempo.

E- mail ricevuta da Mirko Tutino:

Buongiorno Gianmarco
sono Mirko Tutino, Assessore all'Ambiente della Provincia di Reggio Emilia.
Ho letto con piacere che ha citato la nostra esperienza in un recente intervento pubblico a Cesano Maderno. In questi mesi, oltre a decine di assemblee di presentazione del nostro piano in provincia di Reggio Emilia, ho presentato la nostra esperienza a Genova, Vercelli, Napoli ed in diverse realtà italiane. Conosco bene la situazione lombarda attraverso l'amico Pippo Civati, che con me condivide l'idea che l'unico inceneritore buono è quello spento.
E Reggio è una delle poche città ad aver spento un impianto.
Le inoltro un link, ancora non divulgato (ma lo sarà a giorni), che racchiude tutti gli elementi della nostra esperienza. Sono a disposizione qualora volesse organizzare nel suo territorio un'iniziativa/evento pubblico sui temi che ho citato.
Buona giornata e di nuovo grazie della citazione.
Mirko Tutino


www.lafabbricadeimateriali.it
Mirko Tutino
Assessore Pianificazione Cultura Paesaggio Ambiente
Provincia di Reggio Emilia

giovedì 27 settembre 2012

Il "porcellum" di BEA

di Gianmarco Corbetta, del Comitato per l'alternativa all'inceneritore di Desio

Non c’è stato nemmeno il tempo di festeggiare per essere riusciti a fermare il folle progetto di costruzione di un nuovo inceneritore da 150/170 mila tonnellate di rifiuti, che subito i signori di Bea (Brianza Energia Ambiente SpA) sono partiti con il Piano B: far ammodernare radicalmente il vecchio impianto da 80 mila tonnellate/anno dai privati e darlo in gestione (agli stessi privati) per 20 anni. Di vecchio rimarrebbero solo i muri e poco più.

Questa è la proposta che Bea sta sottoponendo all’attenzione dei Comuni soci. Un vero e proprio porcellum.

Si tratta di un meccanismo aberrante perché costringerebbe le amministrazioni comunali a "garantire" per contratto un flusso continuativo di rifiuti da bruciare per due decenni, al fine di ripagare gli investimenti e gli oneri di gestione al privato!

Inutile sottolineare che tale situazione ucciderebbe sul nascere qualsiasi evoluzione virtuosa del sistema di gestione dei rifiuti della nostra zona e di conseguenza impedirebbe qualsiasi risparmio economico per le tasche dei cittadini: il flusso di denaro e di rifiuti da incenerire va garantito per tutta la durata del contratto! Addio incentivi alle buone pratiche di riduzione dei rifiuti, addio al potenziamento della raccolta differenziata, addio sistemi puliti ed economici di gestione a freddo dei rifiuti residui... E se la produzione di rifiuti continuasse a diminuire, come già sta accadendo? inevitabilmente si comincerà ad importare rifiuti da altre zone d'Italia o a bruciare rifiuti industriali! E' questa la volontà dei Comuni azionisti di Bea? D'altronde già oggi i Comuni soci non producono 80.000 tonnellate di rifiuto residuo...

Bruciando 80 mila tonnellate all’anno, l’inceneritore emetterebbe 1.486.000 metri cubi di fumi al giorno pari a 14.860.000 picogrammi di diossina, equivalenti alla dose tollerabile giornaliera di 109.390 adulti; nell’arco di 20 anni verrebbero bruciati 1.600.000 tonnellate di rifiuti, producendo all’incirca 320.000 tonnellate di ceneri pesanti e 45.000 tonnellate di ceneri leggere, residui pericolosi… dove li mettiamo?

Si punterebbe pesantemente sull'incenerimento quando ormai è chiaro che gli orientamenti dei paesi più virtuosi e della stessa Unione Europea vanno in tutt'altra direzione. Il Parlamento Europeo si è recentemente pronunciato per il divieto di incenerimento dei rifiuti riciclabili o compostabili (praticamente quasi tutti i rifiuti solidi urbani) entro il 2020 e noi cosa facciamo? ci vincoliamo a bruciare fino al 2034?

Inoltre questo progetto appare palesemente in contrasto con la volontà popolare (che con la vittoria al referendum del 2011 si è espressa contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali) oltre che con lo spirito di una recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 199/2012).

Tutto questo è semplicemente inaccettabile.

Chiediamo ai Comuni soci di Bea di respingere con forza questo assurdo progetto, di riconvertire il forno in un impianto di gestione a freddo del rifiuto residuo dando così finalmente vita ad una seria politica di gestione dei rifiuti rispettosa dell’ambiente, della salute e delle tasche dei cittadini.

Chiediamo inoltre che le stesse amministrazioni comunali provvedano a sfiduciare il Consiglio di Amministrazione di Bea. Il solo fatto di aver formulato questa proposta è gravissimo. Questi signori, perseverando nella loro battaglia di retroguardia a favore del fuoco, si sono dimostrati inadeguati a ricoprire il loro ruolo: devono essere mandati a casa.

Con questo progetto l'inceneritore avrebbe una vita prevista dal 1976 al 2034... cioè sarà in funzione per sessanta anni!!! Non si è mai visto un impianto così longevo! Ma cosa hanno fatto di male i cittadini brianzoli per meritarsi altri 20 anni di inceneritore?

Fonte immagine: http://www.beabrianza.it

Leggi anche (su Infonodo): Cesano Maderno - 5 stelle: riflessioni e domande sui servizi gestiti da BEA