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lunedì 18 maggio 2026

La strada più bella è un sentiero: il valore delle aree verdi del GruBrìa


“Il piacere di tornare a casa da scuola con sentiero direttissimo nel GruBrìa”.

Un’immagine semplice, quotidiana: una bambina che percorre un sentiero immerso nel verde del Parco GruBrìa, circondata dalla natura, silenzio, aria pulita. Non è solo una scena tenera: è la rappresentazione concreta di cosa significhi vivere in un territorio che ha saputo difendere, almeno in parte, i propri spazi naturali.

Le aree verdi protette non sono un lusso. Sono infrastrutture vitali, anche se non compaiono nei bilanci come strade o autostrade. Offrono salute, qualità della vita, equilibrio. Permettono ai più piccoli di crescere in un ambiente meno ostile, agli adulti di respirare, alle comunità di ritrovarsi. Sono luoghi dove il tempo rallenta e il territorio torna ad avere un senso.

Eppure, proprio questi spazi sono oggi sotto pressione. Anche realtà come il Parco GruBrìa non sono immuni da progetti che ne minacciano l’integrità, frammentando habitat, consumando suolo, erodendo lentamente quel patrimonio verde che ancora resiste nella Brianza.

Il rischio è che immagini come quella della bambina sul sentiero diventino sempre più rare, quasi eccezioni. Che il “sentiero direttissimo” venga sostituito da strade, cantieri, barriere. Che il ritorno a casa non passi più attraverso il verde, ma lungo margini sempre più artificiali e rumorosi.

Per questo la tutela delle aree verdi non può essere considerata un tema secondario o rinviabile. Difendere questi luoghi significa difendere un’idea di territorio vivibile, a misura di persona. Significa opporsi a una visione che sacrifica il lungo periodo per guadagni immediati, spesso irreversibili.

La sfida è tutta qui: fare in modo che quella scena resti normale. Che una bambina possa continuare a tornare a casa attraversando un parco, e non ricordarlo un giorno come qualcosa che c’era, prima.

giovedì 11 dicembre 2025

Il cuore verde della Brianza è fragile: l’appello degli Amici del Parco GruBrìa sulla Variante PTCP

Brianza, dove il verde resiste a fatica: il racconto di un appello per non perdere l’ultimo respiro del territorio


Chi vive in Brianza lo sa: qui tutto è vicino, tutto è denso, tutto è pieno.
Case abitate e disabitate, condomìni cresciuti uno accanto all’altro come funghi, capannoni, rotonde, strade, parcheggi. Perfino gli spazi “vuoti”, quando li si guarda bene, spesso sono parcheggi. Lo sguardo corre e si ferma solo quando incontra una macchia di verde, un piccolo campo sopravvissuto, una fascia di alberi che sembra dire: “sono ancora qui, per ora”.

È proprio a quelle macchie di verde che pensa l’associazione Amici del Parco GruBrìa, ogni volta che si parla di piani urbanistici, varianti e nuove regole del territorio. Perché il PLIS GruBrìa – una collana di prati, valli e boschetti – è uno degli ultimi polmoni verdi rimasti tra Monza e Milano. Non un grande parco, non un parco “da cartolina”: piuttosto un mosaico fragile di spazi aperti che ancora resistono, incastrati dentro una Brianza che in settant’anni ha perso più del 60% dei suoi terreni agricoli.

Ed è per questo che, davanti alla Variante 2025 al PTCP provinciale, gli Amici del Parco non sono rimasti a guardare.

La Provincia ha definito le nuove norme come un insieme di “modifiche minori”. Ma per chi vive la Brianza, questa parola – minori – suona stonata.

Quando ti muovi in un territorio dove:

  • Lissone ha consumato oltre il 71% del suolo,
  • Muggiò più del 62%,
  • Seregno il 54%,
  • e così via fino a una media del 58% nei comuni del Parco,

beh, allora ti accorgi che non esiste davvero nulla di “minore”.

È come dire che aggiungere ancora una goccia in un vaso già pieno non farà differenza. Tutti sappiamo come va a finire. Basta poco. A volte basta pochissimo.

Gli Amici del Parco GruBrìa hanno spiegato una cosa semplice, quasi intuitiva, ma troppo spesso ignorata: quando un territorio è già saturo, anche le piccole scelte possono avere grandi conseguenze.

Le osservazioni inviate alla Provincia raccontano proprio questo:

  • che nuove possibilità edificatorie, anche dentro il territorio già urbanizzato, possono spingere verso la costruzione di aree sensibili, come scarpate e valli;
  • che aprire alla possibilità di impianti energetici nelle zone agricole o nella Rete Verde, senza stabilire limiti e regole, rischia di indebolire i corridoi naturali ancora attivi;
  • che introdurre una nuova categoria di “Servizi di Interesse Provinciale” senza spiegare cosa siano e dove possano andare significa tenere la porta socchiusa a interventi potenzialmente molto impattanti.

E la Brianza, si sa, non sopporta più porte socchiuse.

Ogni varco può diventare un’apertura, e ogni apertura può tradursi in un nuovo pezzo di suolo perso. Suolo che una volta coperto non tornerà mai più indietro.

Il Parco GruBrìa non è solo un luogo: è una funzione, un sistema di equilibrio. Le sue valli drenano l’acqua quando piove troppo. Le sue scarpate regolano il flusso superficiale. I suoi corridoi ecologici fanno da ponte fra aree frammentate.

Sono quelle cose che non si vedono finché non scompaiono, e quando scompaiono è sempre troppo tardi.

È qui che le osservazioni dell’associazione diventano un racconto più grande: quello di un territorio che ha bisogno di continuità, di connessioni, di respiro. Un racconto che guarda anche al futuro Parco del Seveso, immaginando un’unica grande dorsale verde capace di tenere insieme Brianza e area metropolitana.

Tra i vari contributi, c’è anche una proposta molto concreta:

  • stabilire una soglia del 40% come limite massimo di suolo consumato oltre il quale non si può più costruire.

Un valore simbolico ma anche utile: è la media provinciale indicata da ISPRA. E guardarlo oggi, quando quasi tutti i comuni del PLIS sono già ben oltre, significa prendere coscienza di una cosa evidente: abbiamo già superato molte soglie di sicurezza.

Gli Amici del Parco chiedono una Valutazione Ambientale Strategica completa. Non per bloccare tutto, non per dire “no” a prescindere, ma per dire: “Fermiamoci un momento. Guardiamo cosa stiamo facendo. Valutiamo davvero le conseguenze.”

Una VAS completa permette proprio questo: capire cosa succede non solo domani, ma fra dieci, venti, trent’anni. Valutare gli effetti cumulativi, immaginare scenari alternativi, misurare gli impatti reali e non quelli presunti.

Perché la Brianza non è più il territorio espansivo di una volta: è una terra arrivata al limite, che chiede attenzione, cura, responsabilità.

Alla fine, l’osservazione più importante degli Amici del Parco non è neppure scritta esplicitamente nel documento, ma si legge fra le righe: il PLIS GruBrìa è prezioso perché è fragile.

Non è un grande parco protetto, non è un’oasi intoccabile: è un territorio “normale”, fatto di campi, alberi, siepi, piccoli ruscelli, lembi di natura rimasti incastrati tra le case.

È proprio questo a renderlo importante. Non è un monumento: è vita quotidiana. È ciò che resta, e ciò che potrebbe tornare a crescere, se glielo permettessimo.

Per questo ogni goccia conta. Per questo ogni modifica va pesata. Per questo ogni scelta deve essere consapevole.

E forse è proprio così che si racconta davvero la Brianza di oggi: una terra densissima che, nonostante tutto, ha ancora un cuore verde che vuole continuare a battere.

Le principali osservazioni degli Amici del Parco GruBrìa sulla Variante 2025 al PTCP

• Territorio già saturo
Nei comuni del PLIS il consumo di suolo supera in media il 58%: in queste condizioni anche piccole variazioni normative possono generare effetti significativi.

• Modifiche non “minori”
La Variante introduce deroghe, rilocalizzazioni e nuove possibilità edificatorie che, in un contesto così fragile, richiedono una Valutazione Ambientale Strategica completa.

• Rischi per valli, scarpate e corridoi ecologici
Le nuove norme potrebbero consentire interventi in ambiti geomorfologicamente sensibili, aumentando vulnerabilità idraulica ed ecologica.

• Impianti FER e nuovi servizi senza criteri chiari
La possibilità di installare impianti energetici e “Servizi di Interesse Provinciale” nella Rete Verde e negli AAS non è accompagnata da definizioni, limiti e parametri tecnici.

• Necessità di strumenti di compensazione più rigorosi
L’associazione chiede un modello metodologico chiaro e misurabile per valutare la qualità ecologica delle trasformazioni e garantire compensazioni efficaci.

• Proposta di una soglia di consumo di suolo
Suggerito un limite orientativo del 40% di suolo consumato, oltre il quale non dovrebbero essere consentite nuove trasformazioni.

• Richiesta finale
Alla luce delle criticità evidenziate, gli Amici del Parco GruBrìa chiedono che la Variante al PTCP sia sottoposta a VAS completa, per garantire trasparenza e tutela del territorio.


Info:

  • Gli Amici del Parco GruBrìa si ritrovano ogni venerdì sera, alle ore 21, presso il Circolo Cooperativo Libertà, via Leonardo da Vinci 30, Seregno;
  • e-mail: amiciparcogrubria@gmail.com

lunedì 3 novembre 2025

Brianza Centrale: 16 anni di resistenza verde contro la cementificazione

L'immagine di copertina del nostro blog. Foto G. Casiraghi

Tra pochi giorni festeggeremo sedici anni dalla nascita del Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale.
Era il 9 novembre 2009 quando tutto è cominciato: un gruppo di cittadini, tanta passione e un’idea semplice ma potentissima, quella di difendere e far crescere le aree verdi della Brianza.

Una delle prime riunioni del Comitato. Anno 2009

Da allora, questo blog è stato – e continua a essere – la voce del Comitato, il luogo dove raccontiamo le nostre battaglie, le nostre proposte e le nostre speranze per un territorio più equilibrato, più verde e più vivibile.
In questi sedici anni ci siamo battuti con determinazione non solo per l’ampliamento del Parco, ma anche per proteggere le aree che già ne fanno parte, difendendole dai continui tentativi di erosione e consumo di suolo.

Convegno del marzo 2009 promosso da "Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile", gruppo da cui siamo nati

Troppo spesso, ancora oggi, il verde viene visto come uno “spazio vuoto”, un luogo in attesa di essere riempito. È un errore culturale profondo.
La natura non è un vuoto: è una presenza viva e indispensabile.
I terreni agricoli, le aree permeabili, i boschi, i prati e la biodiversità che li abita sono elementi fondamentali dell’equilibrio ecologico e della qualità della vita. Sono difese naturali contro le alluvioni, filtri per l’aria, rifugi per la fauna, spazi di benessere e di bellezza per tutti.

Riunione per illustrare il nuovo parco GruBrìa, anno 2019

Nel corso di questi anni, abbiamo dato vita a campagne informative, passeggiate per far conoscere il territorio, e presentato innumerevoli osservazioni ai Comuni facenti parte del Parco e anche a quelli confinanti, per proporre ampliamenti e soluzioni di tutela.
Col tempo, l’idea – di cui non rivendichiamo la primogenitura, ma rivendichiamo con orgoglio la difesa e la diffusione – di un grande Parco verde della Brianza Centrale è diventata un patrimonio condiviso e riconosciuto da molti.

Una delle iniziative contro la cementificazione delle aree verdi

Eppure, non possiamo dare nulla per scontato.
Gli attacchi alla cementificazione sono sempre in agguato, a volte anche da chi non ci si aspetterebbe.
È il caso del Comune di Seregno, che nel 2024 ha presentato con orgoglio il proprio Piano Clima, nel quale tra le azioni prioritarie figurano la difesa del suolo e persino la decementificazione. Eppure, proprio da lì oggi arriva una proposta che va nella direzione opposta: realizzare un nuovo ospedale su un’area agricola del Parco, nel quartiere San Salvatore di Seregno, al confine con Albiate, in zona Dosso.

Un articolo del Giornale di Seregno, anno 2014. Un titolo ancora attuale

Non vogliamo negare la possibile necessità di un nuovo ospedale – un tema complesso e importante – ma riteniamo inaccettabile che si scelga di costruirlo sacrificando un’area agricola del Parco. Esistono alternative: aree già urbanizzate, dismesse o da riqualificare, che meriterebbero di essere valutate prima di consumare nuovo suolo.

L'area agricola del parco dove è stata proposta la localizzazione del nuovo ospedale

Quella zona ci sta particolarmente a cuore: nel 2012, grazie ad alcune osservazioni al PTCP della Provincia di Monza e Brianza, riuscimmo a ottenerne la tutela.
Oggi vederla minacciata ci ricorda che la difesa del territorio è un impegno continuo, che non conosce pause né traguardi definitivi.

Ottobre 2025. Riunione degli Amici del Parco GruBrìa

In questo contesto, una buona notizia: in queste settimane, un gruppo di cittadini si sta riunendo per costituire una nuova associazione dedicata alla difesa e alla valorizzazione del Parco GruBrìa, di cui il Parco Brianza Centrale oggi fa parte.
L’obiettivo è quello di far conoscere meglio il Parco, proporne l’ampliamento, sostenere la sua trasformazione in Parco Regionale e, naturalmente, difenderlo da chi lo vorrebbe sacrificare ad altri interessi.

Noi, nel nostro piccolo, sosteniamo convintamente questa nuova associazione e invitiamo i lettori del blog ad aderire.
Nei prossimi giorni pubblicheremo tutte le informazioni per chi vorrà partecipare e contribuire attivamente.

Perché il verde non è uno spazio vuoto.
È un bene comune, una ricchezza viva, un’eredità da custodire e tramandare.
E perché, anche dopo sedici anni, il nostro impegno continua — con la stessa convinzione e la stessa speranza di quel 9 novembre 2009.