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mercoledì 26 ottobre 2016

Un mese per la Brughiera: geologia e regime delle acque nel bacino Seveso / Tarò


Dopo il successo della serata di venerdì 21 ottobre scorso proseguono gli incontri con la Brughiera.

Venerdì 28 ottobre 2016, ore 21,00 presso la sala Civica del Comune di Mariano Comense (CO), Piazza Roma 52 si parlerà di:

Geologia e regime delle acque: le cause delle alluvioni del Seveso/Tarò e gli interventi per ridurne gli effetti 
Relatori: Gianni Del Pero e Umberto Guzzi.

Una interessante occasione per discutere e conoscere la storia geologica del nostro territorio e le problematiche ambientali che causano purtroppo le ripetute esondazioni del torrente Tarò e del Seveso. Uno sguardo sarà rivolto dai due geologhi relatori della serata, anche alle scelte che si stanno facendo per cercare di contenere i danni causati dalle piene dei fiumi e a quello che si dovrebbe fare ancora sia come cittadini che come Amministrazioni Comunali.

Prossini incontri:

Venerdì 4 Novembre 2016   Titolo della serata: Storia del paesaggio agricolo lungo i sentieri del parco.
Relatori: Zeno Celotto, Giancarlo Montorfano

Venerdì 11 Novembre 2016   Titolo della serata: Flora del parco, gestione del bosco e connessioni ecologiche.
Relatori: Angelo Biacoletto, Daniele Piazza

COMITATO PER IL PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA

giovedì 22 settembre 2016

Pietre della Brianza

Per scaricare il programma dell'evento cliccare qui
Mostra 24 settembre - 2 ottobre 2016
Seminario 1 ottobre 2016 - ore 9/13,00
Centro Parco Ostello Oasi di Baggero, Merone (CO)

Presentazione dell’iniziativa la storia geologica della Brianza, la natura, le rocce e l’uomo

“Pietre della Brianza” è una iniziativa culturale di Cooperativa REA - Impresa Sociale, che aderisce al Consorzio Comunità Brianza delle Imprese Sociali e prende parte alla gestione della struttura del Centro Parco all’Oasi di Baggero, di proprietà del Parco della Valle del Lambro.

Pietre della Brianza è un contributo alla conoscenza della storia antropica e naturale dei luoghi che si frequentano e uno stimolo a riconoscerne i valori e le vulnerabilità.

L’obiettivo della iniziativa è quello di approfondire le conoscenze e l’informazione scientifica, spesso così carente, su temi di grande rilevanza per la gestione del territorio e degli equilibri ambientali a partire dalle evidenze geografiche di oggi e dalle vicende storiche relative all’uso del territorio e delle sue risorse da parte del lavoro dell’uomo. Si vuole, inoltre, operare per dotare il sito dell’Oasi di un patrimonio di conoscenze pluridisciplinari, già avviato dal Parco, che contribuisca a farne un luogo di riferimento per la divulgazione e l’educazione ambientale, oltre che del turismo culturale e del geoturismo in particolare.

I temi dell’iniziativa sono strettamente legati al luogo e alla sua storia, considerato che l’Oasi di Baggero è una cava (propriamente una miniera) di marna utilizzata dalla Cementeria di Merone, poi Holcim spa, per la fabbricazione del cemento, dal 1928 circa, al 1970. Successivamente la cavità è stata modellata e adattata per ricevere le acque del Rio Cavolto e convogliarle in due specchi d’acqua, e da essi al Lambro. Il graduale recupero ambientale dell’area l’ha resa oggi fruibile come oasi naturalistica in fase di consolidamento, senza nascondere la sua natura di finestra sulla geologia delle colline dell’Alta Brianza. L’intera area dell’Oasi è parte del Parco Naturale della Valle del Lambro, cioè quella parte di Parco destinata alla conservazione.

Attività

Il seminario scientifico divulgativo di sabato 1 ottobre, che dà il nome alla iniziativa, tratta della storia geologica della Brianza, dei materiali e siti notevoli esistenti e dell’opera dell’uomo. Esso prevede la partecipazione, come relatori, di autorevoli rappresentanti del mondo della ricerca e della cultura e cerca di esplorare anche i temi più interessanti della geologia storica e sociale.
Il programma contempla una decina di comunicazioni, alcuni interventi programmati e un dibattito sui progetti per il futuro.

Vengono toccati prima i temi di inquadramento geologico, relativi alla geologia del substrato e del Quaternario, come rappresentati nella nuova Carta Geologica d’Italia alla scala 50K (Foglio Seregno), di recentissima stampa da parte di Regione Lombardia. Seguono interventi relativi alle risorse geologiche principali dell’area, alla loro storia e al loro uso. In particolare: il Ceppo, le arenarie della pietra Molera e della pietra di Viganò, nonché la marna della Formazione di Brenno utilizzata a Baggero e in altri luoghi della Brianza per l’industria cementiera. Un caso particolare di “roccia” è rappresentato, inoltre, dalle argille glaciali di Fornaci e di altri luoghi della Brianza Centrale.

Infine, si tratterà anche delle nuove rocce; in questo caso dei travertini di nuova formazione, tipici di diverse località della Valle del Lambro e della Val Curone.
Uno spazio particolare è dedicato poi alle curiosità e ai luoghi notevoli: i ritrovamenti di fossili nelle cave di calcare e calcare marnoso di Holcim a Suello e Cesana e la proposta del “Geoparco di Inverigo”, in parte collegabile ai geositi già istituiti in Regione Lombardia e a quelli proposti o da proporre in Brianza.

Oltre al seminario del sabato 1 ottobre, la manifestazione comprende l’installazione di una mostra documentaria nella settimana compresa tra sabato 24 settembre e domenica 2 ottobre, presso lo stesso Centro Parco - Ostello dell’Oasi.

Negli spazi dell’ingresso del nuovo edificio dell’Ostello, sono predisposti materiali geologici e documenti cartografici e testuali relativi al tema dell’iniziativa. In particolare, tra i materiali, verranno esposti:
  • una serie di blocchi delle pietre tipiche della Brianza (Ceppo, arenaria, molera, marna da cemento, trovanti caratteristici, ecc.);
  • le argille di Fornaci e i prodotti della filiera della trasformazione in cotto e cotto artistico;
  • travertini e altri reperti dal proposto Geoparco di Inverigo;
  • fossili provenienti dalle cava di Cesana e Suello.
Tra i documenti:
  • pubblicazioni a tema geologico relativi alle aree di interesse;
  • pubblicazioni storiche in prestito o recuperate;
  • carte geologiche attuali;
  • carte geologiche storiche;
  • carte storiche della Brianza e della valle del Lambro.
Nell’occasione, sulla base di accordi con la Direzione Territorio, Ambiente e Difesa del Suolo della Regione Lombardia, viene presentata la nuovissima carta geologica Foglio Seregno del Progetto CARG.

L'accesso alla mostra e la partecipazione al seminario sono gratuiti. Per il seminario è opportuno inviare la scheda iscrizione, segnalando la eventuale prenotazione del pranzo.

L’iniziativa è rivolta ai cittadini della Brianza, in particolare, ma anche a geologi e naturalisti della Regione e non solo. E’ di rilevante interesse in particolare per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado ed anche di età inferiore, considerata la presenza della mostra e di laboratori didattici.
 

Considerato il livello scientifico, il seminario è proposto anche ai geologi lombardi e alla attenzione dell’Ordine Geologi regionale, che ha concesso il suo patrocinio.  Sono stati sensibilizzati e sono enti copatrocinanti, inoltre, oltre alla Regione e alla Provincia di Como, anche tutti i Comuni che hanno parte del territorio compreso nell’Oasi (Merone, Lambrugo, Monguzzo, Lurago d’Erba) e il Comune di Briosco per il suo ruolo nella valorizzazione delle tradizioni del sito di Fornaci. Estremamente significativa la partecipazione e il patrocinio della Associazione Italiana Geologia e Turismo che promuove la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio geologico anche attraverso il turismo consapevole. Il contributo maggiore alla partecipazione è atteso per le azioni informative del Parco Valle del Lambro, rivolte all’intera rete dei contatti e a tutti i comuni dell’area protetta. Infine, vengono contattate le associazioni culturali e ambientaliste della Brianza, già in parte informate, ai fini della partecipazione alla discussione e della diffusione della informazione. Il Consorzio Comunità Brianza, riferimento delle cooperative socie che operano nella gestione dell’ostello e delle altre attività dell’Oasi, collabora e sostiene concretamente l’iniziativa.

domenica 11 settembre 2011

Quando i ghiacciai arrivavano a Macherio



di Attilio Montrasio – Geologo e ricercatore del C.N.R.
Fonte: archivio storico de “il Paese”


Un osservatore attento, anche se profano, il quale percorra il territorio del Comune di Macherio nel senso della sua lunghezza da ovest a est, e cioè da Bareggia fino alla Valle del Lambro, riesce a cogliere alcune variazioni nella morfologia e nel colore dei terreni attraversati.
Da Bareggia fino sa Cascina Torrette si osserva un terreno piatto e di colore bruno.
Una debole, quasi insensibile salita lungo Viale Regina Margherita, in corrispondenza di Cascina Torrette, ci avverte che qualcosa sta cambiando: ed infatti si entra in un terreno bruno-rossastro che si estende fino nell'abitato del capoluogo.
Qui, in prossimità dell'incrocio stradale, laddove termina la Via Roma ed ha inizio la Via Visconti, si incontra un'altra leggera salita che adduce ad un terrazzo debolmente ondulato, ricoperto di un terreno decisamente più rosso. Procedendo sulla strada, che da Cascina Belvedere porta alla Valle del Lambro, è ben visibile sulla sinistra la dolce collina dove sorge Villa Visconti (ndr. Villa Belvedere), parimenti ricoperta di un terreno rossastro. Questi differenti caratteri corrispondo a terreni di composizione ed età differenti. In origine i leggeri dislivelli di Cascina Torrette e dell'abitato di Macherio formavano energiche scarpate di alcuni metri, ora attenuate da dilavamento naturale, dalla attività agricola e dagli insediamenti abitativi. Infine, all'estremo orientale della zona,, lungo la Valle del Lambro, l'azione erosiva del fiume, quando questo possedeva una portata ben maggiore dall'attuale, ha esposto all'affioramento altre formazioni rocciose.

Ripercorriamo ora a ritroso l'itinerario per osservare più da vicino le caratteristiche litologiche dei vari terreni affioranti che si succedono da est ad ovest (da destra a sinistra sulla cartina geologica), da quelli più antichi a quelli più recenti.
Lungo la scarpata del Lambro, immediatamente al di sotto della Villa Visconti, affiora il ben noto “Ceppo”: si tratta di conglomerati di origine fluviale, cioè di ghiaie cementate, costituiti da ciottoli provenienti sia dalla regione prealpina sia dalle zone alpine più interne. Accanto a ciottoli di rocce sedimentarie (calcari, dolomie, arenarie, selci, ecc.), derivanti dallo smantellamento delle Prealpi comasche e bergamasche, si rinvengono infatti anche frammenti di rocce cristalline (graniti, serpentine, gneiss, micascisti, quarziti, ecc.) di provenienza valtellinese. I ciottoli del Ceppo, di dimensioni da pochi centimetri fino a 10-15 centimetri, sono inglobati in una matrice sabbioso-limosa; il grado di cementazione è molto variabile per cui la formazione è dotata di grande permeabilità. Il Ceppo forma un piastrone sub orizzontale dello spessore di qualche decina di metri, con la superficie superiore molto irregolare; esso è presente praticamente in tutto il territorio, al di sotto dei terreni superficiali più recenti, ad una profondità variabile da qualche metro a poche decine di metri.

Una formazione molto importante, che non affiora nel territorio di Macherio ma che è stata raggiunta dalla perforazione dei pozzi per l'acqua, è un livello di Argille sotto il Ceppo, di età più antica. Queste argille impermeabili, a contatto con il Ceppo che al contrario è dotato di elevata permeabilità, danno origine ad una falda acquifera relativamente poco profonda (alcune decine di metri).
Attualmente questa falda, molto inquinata dagli scarichi domestici, agricoli ed industriali data la mancanza di un efficace strato protettivo soprastante, è esclusa dall'emungimento; ma un tempo non molto lontano attingevano ad essa quasi tutti i pozzi delle cascine e delle “corti”.

Il pozzo della Villa Visconti tuttora più o meno efficiente (ndr. negli anno ottanta), pesca in questa stessa falda. La collina della Villa Visconti è di grande interesse per la geologia locale; essa infatti viene interpretata dai geologi come un isolato lembo di deposito morenico.
Come è noto l'ultima era geologica, il Quaternario, iniziata all'incirca due milioni di anni fa, fu caratterizzata da ripetute espansioni glaciali che, prendendo origine dai recessi montuosi più interni, convogliarono lungo le principali vallate alpine delle poderose colate glaciali, le cui fronti si spinsero periodicamente al di fuori della catena montuosa, sui due versanti delle Alpi, depositandovi caoticamente i materiali rocciosi inglobati o spinti avanti dalle fronti glaciali in movimento. Di tali espansioni glaciali, o glaciazioni, se ne conoscono con sicurezza almeno quattro e sono, a partire dalla più antica: Günz, Mindel, Riss e Würm, esse prendono il nome da località del versante settentrionale delle Alpi. I depositi morenici della collina di Villa Visconti sono attribuiti alla seconda glaciazione e vengono pertanto denominati Morenico Mindel (della prima glaciazione non si hanno tracce nel territorio di Macherio).
Contemporaneamente alla deposizione delle morene frontali le acque di fusione dei ghiacciai, convogliate in corsi d'acqua molto impetuosi, rielaborarono parte dei materiali morenici sparpagliandoli verso l'esterno dei cordoni morenici stessi a formare una pianura.
E' questa l'origine dei terreni che si estendono dalla base della collina di Villa Visconti fino al centro dell'abitato di Macherio. Per le loro modalità di formazione questi terreni prendono il nome di Fluvioglaciale Mindel.

Sia il Fluvioglaciale che il Morenico Mindel subirono, durante il lunghissimo intervallo tra questa glaciazione e la successiva glaciazione Riss, intervallo caratterizzato da un clima caldo e umido di tipo tropicale, dei processi di profonda alterazione superficiale che han dato luogo al ben noto “Ferretto”, terreno argilloso, plastico, impermeabile, di colore dal giallo chiaro al rosso-mattone, poco adatto all'agricoltura ma utilizzato nell'industria dei laterizi e refrattari.
In conseguenza di ciò i blocchi morenici ed i ciottoli fluviali risultano completamente sfatti e trasformati in materiale argilloso per uno spessore di parecchi metri; solo le rocce più resistenti, come le quarziti e le selci, vi sono ancora riconoscibili.

La zona compresa tra il centro del Capoluogo e la Cascina Torrette è costituita dal Fluvioglaciale Riss. Come esprime chiaramente il suo nome, questa formazione si è originata dalla rielaborazione fluviale del Morenico Riss (terza glaciazione), che tuttavia non affiora nel territorio di Macherio. La sorgente di questi materiali dobbiamo ricercarla più a nord, nel territorio di Carate–Verano-Giussano, dove si sviluppa una bella cerchia morenica rissiana. Il Fluvioglaciale Riss è costituito da ghiaie e sabbie abbastanza fresche; il grado di alterazione superficiale è molto meno spinto che nei casi precedenti; tuttavia il dilavamento del soprastante Ferretto argilloso e la presenza di un sottile strato di finissimi sedimenti di origine eolica (loess) lo rendono poco permeabile. Per questo motivo il Morenico e Fluvioglaciale Mindel ed il Fluvioglaciale Riss erano fino a pochi decenni fa costellati di numerosi “laghetti” e “foppe”, ora quasi
completamente scomparsi.

Un'altra caratteristica dei terreni mindelliani e rissiani, molto importante per le possibili conseguenze negative in campo edilizio, è la presenza di vuoti sotterranei di vari metri cubi di volume, i quali possono dare luogo, se prossimi alla superficie, al crollo del loro tetto, con conseguente formazione di voragini a cielo aperto. La formazione di queste cavità sotterranee , che i nostri nonni chiamavano “nespulitt”, sembra legata alla circolazione di acque sotterranee che, asportando le particelle più fini dei depositi alluvionali, provocano degli svuotamenti localizzati.
Il Fluvioglaciale Riss occupa una posizione altimetrica intermedia tra il Fluvioglaciale Mindel più elevato ed il Fluvioglaciale Würm più basso.
Quest'ultimo, che si origina dalle morene würmiane (quarta e ultima glaciazione) della zona di Arosio, Carugo e Mariano Comense, si sviluppa dalla Cascina Torrette verso ovest. Esso è composto di ghiaie e sabbie freschissime, ricoperte da un suolo bruno molto fertile, il cui spessore non supera normalmente qualche decina di centimetri.
I caratteri litologici e morfologici superficiali sopra illustrati, ed altri rilevabili solo mediante sondaggi profondi, riflettono la relativa complessità della struttura geologica del nostro territorio, ed in definitiva ci illustrano i numerosi episodi attraverso i quali si è sviluppata la sua storia geologica recente. Si tratta in realtà di una storia molto breve perchè essa abbraccia ”soltanto” un milione di anni circa, che sono ben poca cosa di fronte ai circa cinque miliardi di anni dell'evoluzione della Terra.

Per farci un'idea più familiare della durata relativa della storia geologica di Macherio, basti pensare che, se facciamo l'età della Terra uguale ad una giornata di 24 ore, la formazione più antica affiorante nel nostro territorio, il Ceppo, risale appena a venti secondi prima della mezzanotte!