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mercoledì 29 gennaio 2025

Quartiere Lazzaretto a Seregno: un nodo critico tra nuove infrastrutture e mobilità locale

La parte sud del quartiere Lazzaretto chiuso dalle varie infrastrutture viarie (Pedemontana e S.S. 36) e ferroviarie (linee Como-Milano e Malpensa-Orio al Serio). Disegno elaborato da un nostro lettore.


Il commento di un lettore, in risposta alla discussione sulle infrastrutture ferroviarie e stradali al Parco del Meredo, pone l’attenzione su un altro punto critico della mobilità a Seregno: il quartiere Lazzaretto, destinato a subire trasformazioni significative con la realizzazione di nuovi collegamenti ferroviari e autostradali.

Con la futura attivazione del collegamento ferroviario tra gli aeroporti di Malpensa e Bergamo-Orio al Serio e la costruzione dell’Autostrada Pedemontana, il Lazzaretto rischia di trovarsi circondato da una doppia barriera infrastrutturale: da un lato le linee ferroviarie, dall’altro le nuove arterie stradali. 

 

La parte sud del quartiere Lazzaretto tra vecchie e nuove infrastrutture

Questo scenario solleva alcune preoccupazioni fondamentali:

  • Aumento del traffico e dell’inquinamento: la presenza di grandi infrastrutture di trasporto può comportare un aumento del traffico veicolare nella zona, con conseguenze negative sulla qualità dell’aria e sulla vivibilità del quartiere.
  • Difficoltà di accesso e isolamento: il commento sottolinea come l’unico accesso alla città avvenga attraverso tre strade con passaggi a livello. La combinazione di traffico ferroviario più intenso e nuove infrastrutture viarie potrebbe rendere questi varchi sempre più congestionati, aumentando i tempi di percorrenza e complicando la viabilità locale.
  • Perdita delle ultime aree verdi e agricole: il lettore richiama l’attenzione su un aspetto spesso trascurato nelle discussioni sulla mobilità: il consumo di suolo. Il Lazzaretto ospita alcune delle ultime aree agricole ancora presenti nelle immediate vicinanze del centro storico, territori che rischiano di essere sacrificati per lasciare spazio a nuove opere infrastrutturali.

Il commento evidenzia anche una critica alla narrazione secondo cui questi progetti sarebbero ancora lontani dalla realizzazione e quindi non costituirebbero un problema concreto. L’osservazione è chiara: anche la Metrotranvia e la Pedemontana erano, inizialmente, solo sulla carta, eppure oggi sono in fase di realizzazione. Ignorare ora i possibili effetti sul quartiere potrebbe portare a soluzioni tardive e poco efficaci in futuro.

Il lettore conclude chiedendo aggiornamenti su un possibile progetto di collegamento tra via San Giuseppe e la zona Stadio, con la realizzazione di un sottopasso sotto la ferrovia. Se questo intervento fosse ancora in fase di valutazione, potrebbe rappresentare un’opportunità per migliorare la viabilità locale e ridurre il rischio di isolamento del quartiere.

Il problema del Lazzaretto, così come quello del nodo del Meredo, mette in evidenza una questione più ampia: la necessità di integrare lo sviluppo delle infrastrutture con una pianificazione attenta alla qualità della vita dei residenti e alla tutela del territorio. Il rischio, altrimenti, è quello di costruire nuove connessioni sovraregionali senza considerare gli impatti sulle comunità locali, lasciando intere aree incastrate tra strade e binari, con accessi difficili e spazi verdi sempre più ridotti.

 

Il commento inviato dal lettore

Dopo la lettura di questo post [Da Milano a Lugano in treno in soli 30 minuti... passando dal Parco del Meredo] ho pensato al quartiere Lazzaretto che frequento quotidianamente e con la futura attivazione del collegamento ferroviario tra gli aeroporto di Malpensa-BG e la costruzione della Pedemontana una parte del quartiere rimarrà imbottigliata tra una coppia di superstrade ed un’altra di ferrovie. Non esiste solo un nodo Meredo ma anche Lazzaretto.
L’ accesso alla città c’è e ci sarà ancora con 3 strade tutte con passaggi a livello?. Penso che il problema sia chiaro …..Io non so trovare soluzioni. So solo che il problema è evidente e che lì esistono le ultime aree verdi/agricole più vicine al centro storico. Non si può rinviare la questione dicendo che è un falso problema perché è solo ”sulla carta senza alcuna programmazione concreta”. Anche la Metrotranvia e la Pedemontana erano sulla carta...ora non più.
Infine chiedo, a qualche aggiornato lettore, se esiste ancora il progetto di nuova strada con sottopasso sotto la ferrovia per collegare la via S.Giuseppe ed i supermercati della zona Stadio.

martedì 27 agosto 2024

Proposte green a Seregno: nuovi percorsi e collegamenti per i Quartieri Sant'Ambrogio e Lazzaretto

Lazzaretto sud. L'area rimboschita dal Parco GruBrìa

Alcuni lettori ci hanno fatto pervenire osservazioni e proposte in merito al progetto che abbiamo presentato nel post "Rivoluzione green a Seregno: parchi e infrastrutture verdi in arrivo". Riteniamo che queste riflessioni siano utili e complementari a quelle già approvate, e nell'ottica propositiva del nostro blog, abbiamo deciso di condividerle e discuterle, pur mantenendo il nostro impegno a contrastare e denunciare ciò che non funziona.

Innanzitutto, vogliamo chiarire che le opere previste dal progetto, essendo frutto di un bando a cui il Parco GruBrìa ha partecipato, sono localizzate all'interno del perimetro del parco. Siamo certi che, sebbene queste opere siano state progettate dal Parco, siano il risultato di un'interlocuzione costruttiva con gli uffici del Comune di Seregno. Tuttavia, proprio per evitare che tali interventi rimangano isolati o incompleti, riteniamo che debbano essere implementati con ulteriori azioni di cui l'amministrazione comunale deve farsi carico, ora e non in un indefinito futuro. Opere fatte a metà sono come se non fossero realizzate affatto.

A-B = Filare su via Papini. C-D = Filare su strada vicinale Cascina Bonsaglio. Ovali bianchi = luoghi di interesse

Una delle osservazioni più rilevanti riguarda i due filari previsti lungo le vie Papini e Cascina Bonsaglio. Alcuni lettori hanno trovato "difficoltoso" comprendere le motivazioni per cui è stato previsto un filare lungo la strada vicinale Cascina Bonsaglio (C-D nella pianta), ipotizzando che l'unico scopo possa essere quello di offrire una visuale paesaggistica più "completa" ai pochi cittadini che percorreranno quella via. Inoltre, si è evidenziato come l'ombra prodotta da questo filare, essendo orientata verso nord, non arrecherà beneficio alle abitazioni a sud, ma potrebbe addirittura danneggiare le colture agricole del campo contiguo. Una proposta alternativa sarebbe quella di posizionare il filare lungo un percorso ciclopedonale (sopra o sotto la ferrovia), che colleghi la parte estrema sud del Lazzaretto con le funzioni pubbliche e private segnalate con gli ovali bianchi, incluso il nuovo centro sportivo. Questa soluzione apparirebbe più funzionale e giustificata sia dal punto di vista naturalistico che paesaggistico, soprattutto se il filare C-D fosse previsto su una via pubblica esistente, come via Papini.

Stralcio del progetto Greenway di Pedemontana. Si noti il ponte sulla ferrovia che, sembra, interferire con la realizzazione dei due filari

A fronte di queste osservazioni, ribadiamo quanto detto in premessa: le opere previste devono essere integrate con ulteriori interventi da parte del Comune. Inoltre, il filare proposto lungo l'asse Papini - cascina Bonsaglio potrebbe rappresentare un'integrazione strategica al percorso della greenway, un’opera compensativa di Pedemontana. È essenziale, quindi, prestare attenzione a coordinare e integrare i due progetti, affinché possano armonizzarsi e potenziarsi reciprocamente.

Lazzaretto Sud. In rosso i percorsi previsti dal progetto e in verde l'area destinata agli orti comunali


Un'altra questione sollevata riguarda l'intervento nella zona sud del quartiere Lazzaretto. Alcuni lettori suggeriscono che una visione complessiva del progetto dovrebbe prevedere ulteriori percorsi ciclopedonali, affinché tali infrastrutture possano essere utilizzate quotidianamente e non solo per scopi ricreativi. La questione annosa dei collegamenti ciclopedonali tra la zona sud del Lazzaretto (oltre la linea ferroviaria) e il centro città avrebbe potuto trovare una soluzione, o almeno un miglioramento, all'interno di questo piano. Attualmente, tutta la zona azzurra deve continuare a utilizzare il passaggio a livello di via Maccalè, allungando notevolmente il percorso e i tempi di viaggio.

La realizzazione di un nuovo percorso a nord della strada tratteggiata, con la prosecuzione dell'attuale via Respighi in ciclopedonale, a lato della prevista area orti, avrebbe potuto collegare un tratto interno di via Bergamo, punto C, con il percorso previsto al punto D. Ciò avrebbe evitato la frammentazione visiva della vasta area agricola e offerto agli abitanti della zona, evidenziata in azzurro, un collegamento diretto verso ovest, permettendo loro di usufruire anche degli orti urbani previsti nell'area verde.

In conclusione, accogliamo con interesse le osservazioni ricevute, convinti che un dialogo costruttivo e partecipativo sia la chiave per migliorare ulteriormente un progetto che ha già grandi potenzialità. Speriamo che l'amministrazione comunale consideri queste proposte come un'opportunità per rendere Seregno un esempio di sostenibilità e qualità della vita.


Alberi abbattuti e nuovi filari: le contraddizioni delle politiche green a Seregno

Ceppaia di un albero recentemente abbattuto in un viale a Seregno

In seguito alla pubblicazione di questo post, sulla pagina social di Legambiente Seregno, è intervenuta Cristina, una sostenitrice del circolo ambientalista, che ha espresso un'importante preoccupazione riguardo alle politiche green dell'Amministrazione comunale. Nel suo commento, Cristina ha segnalato la rimozione di almeno cinque alberi ad alto fusto lungo Via Solferino, di fronte all’area Aler, senza che siano mai stati ripiantati. Questo episodio solleva una questione centrale: perché piantare nuovi filari di alberi "in mezzo al nulla," quando ci sono aree urbane densamente popolate che necessitano disperatamente di verde per migliorare la qualità dell’aria e il decoro urbano? Cristina si chiede se tali interventi siano realmente efficaci o se "certi quartieri" non vengano considerati prioritari nelle politiche ambientali della città.

Questa riflessione ci ha fatto venire in mente le parole di Paolo Pileri, uno dei maggiori esperti italiani in materia di consumo di suolo. Pileri mette in guardia contro il rischio che le città - come Seregno, diciamo noi - stiano cercando di compensare il consumo di suolo con interventi di forestazione urbana, senza però affrontare la questione centrale: il continuo processo di cementificazione. Come afferma Pileri, "piantare alberi mentre si continua a consumare suolo è come mettere sull’altare la contraddizione." Piantare nuovi alberi è certamente un’azione positiva, ma diventa una "goccia nell'oceano" se non si arresta l'espansione del cemento.

In questo contesto, emerge la necessità di un approccio più integrato e coraggioso nella gestione del territorio. L’Amministrazione di Seregno dovrebbe non solo piantare nuovi alberi, ma anche proteggere quelli esistenti, specialmente nelle aree più urbanizzate e bisognose di verde, come Via Solferino. Solo in questo modo si possono ottenere benefici reali per la salute e il benessere dei cittadini.

La vera sfida per Seregno è quindi quella di adottare politiche ambientali che vadano oltre il semplice "piantare alberi," ma che affrontino in modo deciso il problema del consumo di suolo e della mancanza di verde nelle aree più critiche. Questo richiede una visione ecologica integrata e una volontà politica di cambiare rotta, mettendo al centro la salute dei cittadini e dell’ambiente.

Invitiamo tutti i lettori a condividere le loro opinioni e suggerimenti su come migliorare le politiche green della nostra città. Cosa ne pensate degli interventi attuali? Quali altre azioni ritenete necessarie? Le vostre idee potrebbero fare la differenza.

lunedì 18 marzo 2024

Guida alla Seregno coloniale

Cartina dell'Africa Orientale Italiana, 1936


Diverse strade seregnesi ricordano il nostro passato coloniale. Sono distribuite in diversi quartieri anche se la parte del leone la fa il Quartiere Lazzaretto con via Macallè, via Ivo Oliveti e via Dalmazio Birago. Nel Quartiere Sant'Ambrogio troviamo via Pietro Toselli e via Bottego. Nel Quartiere Consonno troviamo via Adua, mentre nel Quartiere di San Salvatore troviamo Cascina Abissinia.

Localizzazione dei toponimi coloniali a Seregno (mappa elaborata da Viva Zerai!)

Adua
ricorre due volte nella storia coloniale italiana: la prima fu il 1° marzo 1896 quando un corpo di spedizione comandato dal generale Oreste Baratieri fu distrutto dalle forze etiopi del negus Menelik II; la seconda quasi quaranta anni più tardi: la volontà di vendicare la sconfitta del 1896 è stato uno dei motivi che hanno indotto Mussolini a intraprendere l’invasione dell’Etiopia nel 1935. Il 2 ottobre iniziò l’attacco al paese e il 6 ottobre venne conquistata Adua, un evento ovviamente esaltato dalla propaganda del regime. 


Il Popolo di Monza, 1937


Macallè
fu occupata dagli italiani all'inizio della Guerra di Abissinia, nell'Ottobre 1895. Dopo la sconfitta subita da Pietro Toselli nella battaglia dell'Amba Alagi (7 dicembre 1895) fu ordinato il ripiegamento di tutte le forze italiane comandate dal generale Giuseppe Arimondi su Macallè. Il primo assedio di Macallè, durante la guerra di Abissinia tra il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia, durò dal 15 dicembre 1895 al 22 gennaio 1896, fino a quando la guarnigione coloniale italiana resistette all’esercito etiope guidato dal negus Menelik II in persona. Un affronto che fu lavato l’8 novembre del 1935 dalle truppe fasciste e dagli ascari eritrei e somali che, dopo aver assediato, bombardato con l’iprite e avvelenato col gas Macallè, la unirono all’effimero impero africano italiano che entro pochi anni sarebbe stato spazzato via dagli inglesi e dagli abissini.

Cascina Abissinia, dal nome evocativo, rimanda direttamente alla conquista coloniale.

Ivo Oliveti, figura politica e militare, trovò la morte ad Axum durante la guerra d'Etiopia nel 1936. Eroe della prima guerra mondiale, segretario federale del Partito Nazionale Fascista e giudice del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, Oliveti fu insignito della Medaglia d'oro al valore militare alla memoria per il suo sacrificio nel tentativo di salvare l'equipaggio del suo aereo in fiamme.

Foto de "La Disperata" regalata agli studenti del Liceo Zucchi di Monza, 1936

Dalmazio Birago, aviatore della squadriglia di volo "La Disperata", caduto sul campo il 20 novembre 1935. Ferito in azione due giorni prima sull’Amba Alagi/Macallè è stato il primo caduto decorato di medaglia d’oro per la campagna d’Etiopia.

 


In un contesto più ampio, via Bottego e via Toselli richiamano le campagne coloniali precedenti all'invasione dell'Etiopia, portando alla memoria figure come Vittorio Bottego, che nonostante fossero esploratori sotto il vessillo della scoperta, perpetrarono violenze su popolazioni indigene, espropriando terre e imponendo la loro egemonia.


L'Ala d'Italia, Maggio 1936 (Fonte Google Books)

È importante notare che il podestà dell'epoca dedicò anche altre vie a militari che combatterono in Africa Orientale, come Tito Minniti (oggi la denominazione della strada è divisa tra Gramsci e Collodi). Questa scelta rifletteva l'atteggiamento celebrativo dell'era fascista nei confronti delle gesta coloniali e militari. In questa tessitura di ricordi, una via traversa di via Bottego omaggia Gaetano Casati, geografo ed esploratore italiano, un altro tassello nel mosaico delle imprese coloniali.

 

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