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venerdì 17 luglio 2026

Torrenti dell'Oggionese in difficoltà a causa della siccità

Il Gandaloglio a Ello

a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

La siccità degli ultimi mesi sta mettendo in difficoltà i torrenti dell'Oggionese, anche se la situazione non è, finora, allarmante.
Nello specifico, il torrente Bevera, a monte di Molteno, e il torrente Gandaloglio a monte di Oggiono, sono in una situazione di scarsità di acqua, ma non di totale secca. Il deflusso delle acque nei due torrenti è ad un livello molto basso, sebbene al momento, fortunatamente, non si registra una situazione di secca, anche in conseguenza degli acquazzoni delle ultime settimane.

È il risultato del monitoraggio dei torrenti dell'Oggionese, realizzato nei giorni scorsi - come avviene periodicamente - dai volontari del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", associazione da sempre attenta alla situazione dei corsi d'acqua del territorio. 

La Bevera zona Moiacchina

Entrando nel dettaglio, il torrente Bevera dalla zona della Moiacchina di Castello Brianza e fino a Molteno, passando per Sirone, vede un deflusso basso. Stessa situazione per il Gandaloglio, da Marconaga di Ello e fino a Molteno, passando per Dolzago e Oggiono. 
Resta invece sempre critica la situazione nelle zone in cui il letto e gli argini dei torrenti sono stati, negli scorsi decenni, cementificati, in particolare per il Bevera nel centro di Molteno e per il Gandaloglio nell'area urbana di Dolzago. 

La Bevera a Molteno

Commenta Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi": "Dalle nostre verifiche abbiamo notato una situazione critica dei torrenti Bevera e Gandaloglio, conseguente alla siccità degli ultimi periodi. La situazione non è, finora, di allarme, come invece era avvenuto nel periodo compreso tra il 2022 e il 2023, quando si era verificata una prolungata siccità che aveva portato i due torrenti in una situazione di secca totale. Ora, abbiamo verificato, vi è comunque un minimo di deflusso delle acque nei due torrenti.
Invece resta purtroppo elevata la criticità nei tratti artificializzati dei due corsi d'acqua: nel tratto urbano di Dolzago - lungo la via Parini di fronte al municipio - il Gandaloglio 'scompare', mentre nell'area abitata di Molteno - dalla zona del supermercato e di via Roma - il Bevera è ridotto ad un rigagnolo nel letto di cemento!".

Il Gandaloglio a Dolzagi, via Parini

L'auspicio del nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" è che la situazione dei torrenti non peggiori ulteriormente, a causa della scarsità delle precipitazioni e in conseguenza degli interventi di artificializzazione. Con questi ultimi che possono e devono essere evitati per il futuro!

martedì 30 giugno 2026

Circolo Ambiente: "I lavori per la vasca del Gandaloglio cancellano l'area umida!"


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi


Proseguono, purtroppo senza sosta, i lavori per la realizzazione della nuova pista di accesso alla vasca di laminazione del Gandaloglio, che ha cancellato un'area umida al confine tra Oggiono e Sirone. Prosegue quindi anche la nostra denuncia pubblica - come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" - per i lavori commissionati dal Parco Valle Lambro che, anziché aiutare la naturalità dei luoghi, hanno comportato la distruzione di un habitat ecologico per la fauna e soprattutto per molte specie di uccelli, tra cui aironi.
 
Le ruspe stanno continuando anche in queste settimane a riportare terreno, con cui è stata riempita l'area umida in località Rettola a Oggiono al confine con Sirone. 


Lavori - quelli per la realizzazione della vasca di laminazione - che la nostra associazione ha definito da subito inutili e dannosi. Inutili poiché la vasca di laminazione non aiuterà a risolvere i problemi derivanti dalle esondazioni naturali del torrente Gandaloglio. Lavori dannosi poiché comportano la compromissione ambientale di alcuni ambiti di naturalità, come appunto le zone umide. E, ancor più paradossale, è che questi lavori siano stati previsti e commissionati dal Parco Valle Lambro su un territorio che, seppur non compreso dentro i confini del parco, conserva comunque importanti elementi di naturalità degli habitat, in particolare per anfibi e uccelli.
 
Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" abbiamo più è più volte denunciato l'inutilità di questi lavori per la costruzione della vasca di laminazione sul Gandaloglio. Lavori i cui costi arriveranno a quasi 10 milioni di euro di fondi pubblici, senza la sicurezza che la vasca possa funzionare correttamente in caso di forti piogge. Ma con la certezza della compromissione della naturalità del torrente e delle aree umide!

giovedì 28 maggio 2026

Oggiono: cancellata un'area umida per far posto alla vasca del Gandaloglio

Gandaloglio (Oggiono): area umida Rettola a confine con Sirone

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

A Oggiono stanno cancellando l'area umida delle Rettola, a confine con Sirone, per far posto alla vasca di laminazione per il torrente Gandaloglio. E' quanto abbiamo purtroppo verificato come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" da alcuni giorni, da quando cioè le ruspe hanno iniziato a realizzare una delle piste di accesso legate alla realizzazione della vasca di laminazione, in località Rettola a confine tra Oggiono e Sirone (per la precisione dietro all'azienda Italforge). Quello che si sta verificando è un pesante danno ambientale, ovvero il riempimento con terra e ghiaia di quella che fino a poche settimane fa era una splendida area umida, che includeva un canneto. Nella stessa area, nei numerosi sopralluoghi da noi eseguiti - come volontari del Circolo Ambiente - avevamo avuto modo di vedere alcuni esemplari di aironi cenerini e guardabuoi. Ora quell'area è stata cancellata per far posto ad una parte della pista di accesso alla vasca di laminazione!

Il cantiere della pista per realizzare la vasca di laminazione del Gandaloglio al confine con Sirone

Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" avevamo già messo in guardia il Parco Valle Lambro - che ha commissionato i lavori per la vasca di laminazione - ed anche il Comune di Oggiono, onde evitare in tutti i modi la compromissione o addirittura la cancellazione di questa area umida a confine con Sirone. Il Parco non ci ha risposto nel merito alla nostra sollecitazione, ma si è limitato a trasmetterci alcuni contenuti dello Studio di Impatto Ambientale condotto dai tecnici incaricati, che - paradossalmente - sottolineava proprio l'importanza naturalistica delle aree umide e, pertanto, di porre in essere tutte le soluzioni per evitare la compromissione di tali zone.

Il progetto della pista per realizzare la vasca di laminazione

Nello Studio ambientale si attestava che l'area di cantiere vede "la presenza di ambienti umidi di elevato interesse naturalistico, con vegetazione acquatica e ripariale ben sviluppata condizioni idrologiche che favoriscono la formazione di habitat diversificati. Tali ambienti ... svolgono un ruolo fondamentale come area di rifugio, alimentazione e sosta per I'avifauna, in particolare per le specie migratrici. La presenza di canneti, superfici temporaneamente allagate ed ecotoni terra-acqua contribuisce a elevare la biodiversità complessiva dell'area, rendendola particolarmente sensibile a pressioni antropiche".
Lo Studio proseguiva confermando che "le componenti più vulnerabili rispetto alla realizzazione di opere risultano: vegetazione acquatica e palustre, che costituisce habitat prioritario e contribuisce alla qualità ecologica del sito; avifauna acquatica e migratoria, che utilizza l'area per nidificazione, sosta e alimentazione; assetto idrologico locale, determinante per il mantenimento degli habitat umidi, continuità ecologica, in relazione ai collegamenti con altri ambienti naturali circostanti".

Altra immagine del cantiere in corso

Nel medesimo Studio è stata eseguita anche un'analisi degli impatti del cantiere, attestando che "durante la fase di realizzazione delle opere, gli impatti principali sono riconducibili a: disturbo temporaneo all'avifauna, ..., con possibile allontanamento delle specie; alterazione localizzata della vegetazione e degli habitat, soprattutto nelle aree direttamente interessate dai lavori; incremento del disturbo antropico in un contesto ecologicamente sensibile".  
Il paradosso è che questo Studio ambientale - che, ricordiamo, è stato commissionato dal Parco Valle Lambro - è, di fatto, diventato carta straccia, poiché il Parco stesso non ne ha tenuto conto, tant'è che da alcuni giorni si sta appunto procedendo con la cancellazione di una porzione dell'area umida della Rettola, a confine tra Oggiono e Sirone. Il tutto per creare una pista in ghiaia, legata all'inutile e dannosa vasca di laminazione, opera la cui realizzazione sta causando gravi impatti ambientali sulle zone umide, che il Parco stesso avrebbe dovuto tutelare evitando la compromissione coi nuovi cantieri! 

Nelle foto: l'area umida della Rettola, prima dei lavori e durante il cantiere avviato nei giorni scorsi. 

martedì 26 maggio 2026

Molteno: pesante consumo di suolo e costi triplicati per il bypass idraulico dei torrenti Bevera-Gandaloglio


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Il progetto del bypass idraulico Bevera-Gandaloglio a Molteno triplica i costi e, insieme alla tangenzialina di Raviola, cementificherà quasi 1 ettaro di terreni agricoli.

Stiamo parlando di un bypass che - secondo gli ingegneri idraulici e il comune di Molteno - dovrebbe servire come 'compensazione' idraulica legata alla costruzione della nuova tangenzialina di Raviola, col paradosso - si scopre adesso - che il bypass costerebbe più della stessa tangenzialina. Infatti i costi della nuova strada potrebbero raggiungere quasi 2 milioni di euro, mentre i costi del bypass sono già lievitati a 2 milioni e 300 mila euro.



Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" ribadiamo la nostra totale contrarietà alle due opere, sia per i danni ambientali sia per i costi pubblici.  

Si ricorda che, da progetto, la tangenzialina di Raviola dovrebbe correre in parallelo al corso del Bevera, rischiando così di ridurre la capacità di esondazione naturale del torrente in caso di forti piogge. La pessima soluzione trovata dal comune di Molteno e dai tecnici idraulici è quella del bypass Bevera-Gandaloglio, con la funzione proprio di compensare l'effetto di arginatura causato dalla nuova strada.
Nel frattempo la somma dei costi del bypass e della tangenzialina sta lievitando oltre i 4 milioni di euro. Questi costi, uniti ai circa 10 milioni per la vasca di laminazione sul Gandaloglio, determinano un dispendio incredibile per il nostro territorio. Ma quello che è peggio è che tutte queste opere - tangenzialina, bypass e vasca di laminazione - rischiano di danneggiare l'equilibrio ecologico dei torrenti Bevera e Gandaloglio. Oltretutto come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" nutriamo forti dubbi sull'effettivo funzionamento delle opere di regimazione: infatti secondo il progetto ipotizzato, le acque di piena del torrente Bevera dovrebbero deviare nel bypass, facendo una curva a 90 gradi. Però non è sicuro che il Bevera, essendo un torrente naturale e non un canale artificiale, in caso di forti piene riesca a deviare ad angolo retto, anziché esondare a monte o a valle del bypass stesso! Il rischio è quindi che, una volta danneggiato il territorio con la tangenzialina e col bypass, il sistema di deviazione delle acque di piena non funzioni a dovere.

Oltretutto il bypass, paradossalmente, rischia di consumare più suolo rispetto alla tangenzialina: infatti in base ai rispettivi progetti, la strada avrebbe una larghezza di circa 8 metri per una lunghezza di circa 350 metri, mentre il bypass - realizzato con argini in cemento - avrebbe una larghezza media di 16 metri (!) per una estensione di oltre 400 metri. In totale - tra tangenzialina e bypass - avremmo una cementificazione di quasi 10 mila metri quadri: circa 1 ettaro di terreni agricoli verrebbe impermeabilizzato, nel comune che già oggi è di gran lunga il più cementificato della provincia di Lecco.

Per tutti questi motivi - costi economici, dubbi sul funzionamento del sistema idraulico, consumo di suolo agricolo - chiediamo agli Enti interessati, in primis al Comune di Molteno e alla Regione Lombardia, di abbandonare i nefasti progetti della tangenzialina di Raviola e del bypass idraulico sui torrenti Bevera e Gandaloglio.

giovedì 16 aprile 2026

Circolo Ambiente: “Vasca di laminazione sul Gandaloglio, il Parco conferma le criticità ambientali”


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”


Dopo le nostre segnalazioni, come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, sui lavori per la realizzazione della vasca di laminazione per il torrente Gandaloglio, in corso a Oggiono, il Parco Valle Lambro ci ha risposto, riconoscendo almeno in parte la fondatezza delle nostre preoccupazioni di carattere ambientale.

Cominciamo dalla segnalazione relativa all’utilizzo di macerie edili depositate sul fondo delle piste di cantiere, tra cui sono presenti anche frammenti di plastica.
La risposta inviataci dal Parco Valle Lambro conferma pienamente le nostre preoccupazioni, ma al tempo stesso ci lascia fortemente perplessi. Scrive infatti il Parco: “L’impresa appaltante ha fornito le certificazioni relative al materiale riciclato utilizzato, che risultano conformi alle norme vigenti. [...] La Direzione Lavori ha effettuato alcune verifiche a seguito della segnalazione ed ha chiesto all’appaltatore di recuperare, al termine di ogni giornata lavorativa, oggetti o parti di oggetti in plastica o metallo eventualmente presenti e visibili sulla superficie per smaltirli separatamente”.


In pratica, il Parco ammette che, nonostante le certificazioni (almeno sulla carta), tra le macerie possono essere effettivamente presenti pezzi di plastica. Sarebbe stato opportuno evitare l’utilizzo di tali materiali, vista la delicatezza naturalistica dell’area.

Un’altra nostra richiesta riguardava le valutazioni e gli accorgimenti adottati in relazione alla presenza delle aree umide e della garzaia, in cui nidificano diverse specie di uccelli, tra cui aironi bianchi maggiori e cenerini.
Il Parco Valle Lambro ha risposto che le valutazioni richieste sono contenute nello Studio di Impatto Ambientale a firma dell’architetto Moris Lorenzi.

Nello studio si evidenzia come l’area della Poncia sia caratterizzata dalla presenza di ambienti umidi di elevato interesse naturalistico, con vegetazione acquatica e ripariale ben sviluppata, che svolgono un ruolo fondamentale come area di rifugio, alimentazione e sosta per l’avifauna, in particolare per le specie migratrici. La presenza di canneti e superfici temporaneamente allagate contribuisce inoltre ad accrescere la biodiversità complessiva, rendendo l’area particolarmente sensibile alle pressioni antropiche.

Lo stesso studio individua tra le componenti più vulnerabili la vegetazione acquatica e palustre e l’avifauna acquatica e migratoria, che utilizza l’area per nidificazione, sosta e alimentazione. Per quanto riguarda la valutazione complessiva degli impatti, viene sottolineato come la sensibilità dell’area resti elevata, rendendo necessaria un’attenta gestione delle attività.

Di conseguenza, lo studio prevede precise misure di mitigazione e tutela, tra cui il mantenimento di adeguate fasce di rispetto rispetto alle aree umide e ai canneti, nonché la limitazione delle attività di cantiere nei periodi di nidificazione e migrazione dell’avifauna.

Anche in questo caso, dunque, il Parco - tramite lo Studio di Impatto Ambientale - conferma le nostre forti preoccupazioni: l’area della Poncia è una delle più delicate dal punto di vista ecologico, per la presenza di habitat umidi frequentati da numerose specie tutelate di uccelli migratori.

Nonostante quanto riportato nello studio, dalle nostre verifiche risulta che i lavori di realizzazione delle piste di cantiere per la vasca di laminazione siano proseguiti anche nel periodo compreso tra gennaio e marzo, ovvero in una fase che coincide con la nidificazione di molte specie. Perché il Parco non ha previsto l’interruzione delle attività in un periodo così delicato?

In definitiva, ribadiamo che, come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, il progetto della vasca di laminazione sul Gandaloglio non ci convince, né sotto il profilo dell’efficacia idraulica né per quanto riguarda l’impatto ambientale sulle aree umide di rilevanza ecologica.
Resta quindi il nostro giudizio: un progetto inutile e dannoso.

martedì 10 marzo 2026

Vasca di laminazione del Gandaloglio: piste di cantiere nell’area umida


a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Nei giorni scorsi il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" ha visionato il prosieguo dei lavori per la realizzazione della vasca di laminazione del torrente Gandaloglio a Oggiono, dove al momento sembrano essere state realizzate soprattutto le piste di accesso, tramite lo spargimento sul terreno di materiale che, in teoria, dovrebbe essere inerte, come ghiaia.


Invece sembrerebbe – come si vede nelle allegate – che il fondo sia stato realizzato con materiali di demolizione (per lo più laterizi, piastrelle e anche pezzi di plastica, tra cui tubi corrugati). A tal proposito abbiamo già chiesto una verifica al Parco Valle Lambro (che ha commissionato i lavori di costruzione della vasca di laminazione) e all'Ufficio Tecnico e alla Polizia Locale di Oggiono, il cui territorio è interessato dai lavori in corso.


Oltretutto, una parte del tracciato delle nuove piste di accesso alla vasca di laminazione ha invaso parzialmente la delicata area umida nella zona a confine con la Poncia di Annone Brianza. Questa area umida è caratterizzata dalla presenza di avifauna tutelata, tra cui numerosi esemplari di aironi: airone bianco maggiore, cenerino e guardabuoi, oltre ad altre specie di uccelli migratori. La stessa zona umida vede inoltre la presenza di anfibi di diverse specie.

Come già evidenziato, una porzione dell'area umida è stata invasa dalla nuova pista di accesso, con il rischio di un pesante danno ecologico.


Esiste inoltre un’altra zona umida a confine con il territorio di Sirone, sulla quale è prevista (ma non ancora avviata) la realizzazione di una pista di accesso alla vasca di laminazione, tramite il riempimento di una porzione del piccolo stagno.

È un grave danno compromettere – con i lavori di costruzione delle piste e degli argini della vasca – queste zone umide che, di per sé, svolgono un naturale lavoro di mitigazione idraulica e di salvaguardia degli spazi biologici. Tali aree umide devono essere tutelate in quanto rappresentano uno scrigno di biodiversità, vegetale e faunistica, e pertanto non devono essere intaccate dai lavori per la realizzazione dell’opera.

In tal senso abbiamo già richiesto al Parco Valle Lambro quali valutazioni ambientali siano state effettuate in occasione del progetto e prima dell’avvio dei lavori; attendiamo ora precise risposte dal Parco.

sabato 7 marzo 2026

Circolo Ambiente: "Dieci milioni per opere inutili sui torrenti oggionesi"


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Continuano ad aumentare esponenzialmente i costi per la realizzazione delle opere idrauliche sui torrenti Bevera e Gandaloglio, tra Oggiono e Molteno. Tanti, troppi soldi pubblici per opere idrauliche che rischiano di trasformare i torrenti naturali in canali artificiali!

Ci riferiamo al progetto per la realizzazione – già in corso – della vasca di laminazione sul torrente Gandaloglio, nell'area compresa tra Oggiono e Molteno. E anche al nuovo progetto del bypass tra i torrenti Bevera e Gandaloglio nella zona di Raviola, a monte dell'abitato di Molteno.


Come detto, c'è da considerare il fortissimo aumento dei costi, che ora ammonterebbero in totale a quasi 10 milioni di euro: poco meno di otto milioni per la vasca e circa 1,5 per il bypass.

Ma le nostre principali preoccupazioni, con conseguente contrarietà, sono anzitutto legate alle ricadute ambientali.
I due interventi in discussione, la vasca e il bypass, sono opere inutili e dannose, che rappresentano un palliativo rispetto all'obiettivo di prevenire i problemi conseguenti alle esondazioni dei torrenti. Le esondazioni sono fenomeni assolutamente naturali, le cui ricadute sulle aree abitate sono però causate dall'eccessiva cementificazione del territorio e dei torrenti stessi, avvenuta nei decenni passati.

La vasca di laminazione e il bypass sono entrambi progetti idraulici che considerano – erroneamente – i corsi d'acqua come se fossero canali artificiali. Invece i torrenti sono elementi naturali, che hanno disegnato il loro alveo e la conformazione del territorio nel corso dei secoli e, come tali, vanno preservati e, laddove cementificati, rinaturalizzati.

Manteniamo i nostri forti dubbi sulla futura efficacia idraulica della vasca di laminazione – una volta completata – e se possa realmente funzionare come un artificioso circuito idraulico. Ovvero se, in caso di forti piogge, l'acqua in eccesso dal Gandaloglio entri effettivamente nel bypass e riempia la vasca, anziché allagare, come ha sempre fatto, le aree di esondazione naturale che in passato erano costituite per lo più da campi agricoli, oggi però in parte occupate dai capannoni e dalle villette del Mognago di Oggiono.


Le stesse perplessità le abbiamo sull'efficacia funzionale del bypass tra il Bevera e il Gandaloglio, opera “inventata” solo per sbloccare la realizzazione della devastante nuova tangenzialina di Raviola!

Resta sempre insoluto l'unico vero nodo idraulico che andrebbe risolto in quella zona, ovvero la confluenza tra il Bevera e il Gandaloglio, che oggi avviene sotto la soletta dello stabilimento dell'ex Segalini. Purtroppo su questo non leggiamo alcuna previsione di intervento, quando sarebbe la prima e unica opera idraulica da realizzare. Si tratterebbe cioè di concordare con la nuova proprietà – o di procedere con l'esproprio, trattandosi di area demaniale – la demolizione della soletta e la conseguente rinaturalizzazione dell'area della confluenza tra i due torrenti che, come detto più volte, è oggi il vero problema idraulico.

Invece Regione, AIPO, Parco Valle Lambro e i comuni di Oggiono e Molteno preferiscono spendere quasi 10 milioni di euro di fondi pubblici per interventi inutili e devastanti per la naturalità dei torrenti.

domenica 14 dicembre 2025

Oggiono, al via la rimozione dei detriti dal torrente Gandaloglio. Il Circolo “Ilaria Alpi” chiede attenzione all’ambiente


Sono in fase avanzata a Oggiono le operazioni di rimozione dei detriti dal letto del torrente Gandaloglio. I lavori, avviati già da alcuni giorni, si concentrano nella zona della cascina Bergamina, dove sono entrate in azione le ruspe incaricate dell’intervento.

Si tratta di un tratto del torrente che, come più volte segnalato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, conserva ancora elementi di naturalità. Non a caso, durante uno dei sopralluoghi effettuati dall’associazione, è stata osservata la presenza di un esemplare di airone bianco lungo la riva del corso d’acqua, a poca distanza dal cantiere. Un segnale, secondo il Circolo, di come “la natura tenti comunque di resistere all’opera invasiva dell’uomo”, anche in contesti sottoposti a forti pressioni.


Proprio per questo il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” solleva interrogativi sull’impatto complessivo dell’intervento in corso, chiedendosi se, nel progetto di dragaggio del torrente, “siano stati adeguatamente considerati gli aspetti di impatto naturalistico sulle acque, sulla vegetazione spondale, sulla fauna fluviale e sull’avifauna”.

Sui lavori interviene in modo critico Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”: «Ma davvero pensano di poter risolvere i problemi degli allagamenti nella zona del Mognago attraverso il dragaggio del Gandaloglio? È un intervento palliativo, che serve solo a spendere soldi pubblici, rovinando il letto del torrente!»


Secondo Fumagalli, il problema va affrontato con una strategia completamente diversa: «Come abbiamo detto più volte, sono altre le tipologie di provvedimenti da mettere in atto. Servirebbe una tutela assoluta delle aree di esondazione naturale del torrente, ovvero dei prati agricoli su entrambe le sponde, individuandoli come “aree di laminazione naturale”, che sono cosa ben diversa dalle vasche di laminazione e che non necessitano di alcuna opera artificiale».

Il presidente del Circolo sottolinea inoltre che la soluzione sarebbe già insita nella dinamica naturale del corso d’acqua: «È sufficiente favorire, in caso di forti piogge, l’esondazione naturale del torrente nei prati circostanti, prevedendo ovviamente un indennizzo economico per le aziende agricole, per l’eventuale perdita del raccolto in occasione delle piene. Invece qui ci si illude di risolvere il problema degli allagamenti solo con l’intervento delle ruspe: un danno ecologico, unito allo spreco di denaro pubblico».


Il Circolo ricorda inoltre che tutta la zona del Mognago è già classificata dal Piano di Governo del Territorio di Oggiono come “area potenzialmente interessata da alluvioni frequenti”, e che in tale perimetro rientra anche l’area industriale.

Su questo punto Fumagalli conclude: «Ecco dove sta il vero problema degli allagamenti: l’aver permesso, nei decenni passati, la costruzione dei capannoni nelle aree di esondazione naturale del Gandaloglio. Questa pessima scelta urbanistica non si cancella di certo con il dragaggio del torrente».

E aggiunge: «Occorre trovare soluzioni urbanistiche prima che interventi sull’incolpevole torrente: niente chiuse, arginature artificiali, vasche di laminazione e dragaggi, bensì un piano paesistico che tenga conto anzitutto dei problemi di incompatibilità ambientale e urbanistica».

 


 

sabato 22 novembre 2025

Oggiono, il Circolo Ambiente contro il dragaggio del Gandaloglio: “Rischio di danni ecologici”

Gandaloglio, esondazione Oggiono (ottobre 2024)

Il progetto del Comune di Oggiono (LC) per rimuovere i detriti dal letto del torrente Gandaloglio solleva critiche da parte del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”. Secondo l’associazione, l’intervento previsto — che prevede il passaggio delle ruspe in diversi tratti del torrente — rischierebbe di alterare l’equilibrio ecologico di uno degli ultimi corsi d’acqua ancora in buona parte naturali della zona.

Per il Circolo Ambiente, i depositi di ghiaia e sedimenti non sarebbero un problema da eliminare, ma un elemento naturale della dinamica fluviale. «Il trasporto di detriti è un processo fisiologico dei torrenti — spiega il presidente Roberto Fumagalli —. Rimuoverli significa intervenire su un equilibrio naturale che si ripristinerà comunque e che, se alterato, può arrecare più danni che benefici».

L’associazione chiede in particolare che non vengano toccati gli ultimi tratti rimasti naturali, in cui il torrente può espandersi nei prati limitrofi. Si tratta della porzione a valle della SP51, tra cascina Bergamina e cascina Altobello, fino al collegamento con il canale diretto verso la futura vasca di laminazione.
«È in queste aree — sostiene il Circolo — che il Gandaloglio deve poter mantenere la sua capacità di esondare in modo naturale».

Più accettabile, secondo gli ambientalisti, sarebbe intervenire solo nei tratti ormai fortemente artificializzati, come quello a monte del ponte della Santa, dove l’alveo è stretto tra recinzioni e edifici industriali.

Alla base del progetto comunale ci sarebbero anche gli allagamenti verificatisi nel 2024 e nel 2025 nella zona del Mognago, prima del tratto destinato alla futura vasca di laminazione della Redaella. Secondo l’associazione, gli episodi dimostrerebbero che il Gandaloglio non si comporta come un canale artificiale, come ipotizzato in fase di progettazione della vasca, ma è soggetto a variazioni naturali del proprio letto.

«I fiumi non sono tubi idraulici in cui basta impostare pendenze e sezioni per controllare il flusso — ribadisce Fumagalli —. Adattarsi alla loro natura significa lasciare spazio alle esondazioni e ridurre l’impermeabilizzazione del suolo».

Gandaloglio al Mognago di Oggiono (novembre 2025)

L’associazione lega il problema non solo agli interventi idraulici, ma soprattutto alle trasformazioni urbanistiche degli ultimi decenni. A Oggiono, come in altri comuni attraversati dal Gandaloglio, le zone storicamente destinate alle esondazioni naturali — in particolare tra Peslago e Mognago — sarebbero state progressivamente occupate da capannoni e villette.

Per il Circolo Ambiente, questo avrebbe aggravato gli episodi di dissesto idrogeologico, rendendo il territorio più vulnerabile alle piogge intense.
La ricetta proposta dall’associazione è opposta alla logica delle opere idrauliche: stop al consumo di suolo, rinaturalizzazione delle sponde, restituzione di spazi vitali ai corsi d’acqua e rispetto del loro ecosistema.

In attesa che l’amministrazione comunale definisca tempi e modalità degli interventi di dragaggio, la discussione sulla gestione del Gandaloglio rimane aperta. Da un lato le esigenze di sicurezza idraulica, dall’altro la richiesta degli ambientalisti di adottare un approccio più vicino alla natura del torrente e meno basato sulla movimentazione meccanica dei sedimenti.

Il confronto tra Comune, tecnici e associazioni potrebbe diventare l’occasione per ripensare il rapporto tra urbanizzazione, fiumi e rischio idrogeologico in un territorio che, negli ultimi anni, ha mostrato tutta la sua fragilità.

mercoledì 17 luglio 2024

Salvaguardare il torrente Gandaloglio: la diffida del Circolo 'Ilaria Alpi'

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” invita la Comunità Montana Lario Orientale - Valle San Martino a non realizzare le opere di ‘difesa spondale’ sul torrente Gandaloglio: una diffida contro i lavori di sistemazione delle sponde!


Una diffida contro i lavori di ‘sistemazione spondale’ sul torrente Gandaloglio. Ad inviarla nei giorni scorsi alla Comunità Montana Lario Orientale - Valle San Martino è stato il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, che periodicamente monitora lo stato ecologico del torrente Gandaloglio, rilevandone in particolare i rischi connessi alla perdita di naturalità, conseguenti a interventi di artificializzazione. Già lo scorso aprile, insieme ad altre associazioni ambientaliste, era stato denunciato il pesante taglio di alberi lungo il percorso del torrente nei territori di Dolzago, Ello e Colle Brianza.

Stavolta il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” si è attivato dopo aver letto la delibera della Giunta Esecutiva della Comunità Montana, approvata lo scorso aprile, avente per oggetto “Interventi urgenti e prioritari per la difesa del suolo e la mitigazione dei rischi idrogeologici del territorio lombardo - Rimodellazione versante e posizionamento di sistema di drenaggio acque, consolidamento e realizzazione nuove difese spondali al piede sul torrente Gandaloglio - Lotto 1”, lavori per i quali sono stati stanziati 800.000 euro.

La preoccupazione del Circolo ambientalista è che il letto e le sponde del torrente vengano deturpati dal punto di vista naturalistico, molto più e in maniera più profonda di quanto causato dal taglio della vegetazione della scorsa primavera. Per questo è partita una diffida nei confronti della Comunità Montana, in cui il Circolo chiede appunto di evitare ogni intervento che possa interessare l’alveo e le sponde del torrente, visto che la delibera prevede la “realizzazione nuove difese spondali al piede sul torrente Gandaloglio”.

In particolare, il Circolo scrive che “devono essere evitati tutti i lavori che prevedano:

  • la presenza – già dalla fase di cantiere – di mezzi meccanici (escavatori, camion, ecc.) nell’alveo del torrente;
  • la modifica dell’alveo e delle sponde, per lo più naturali, del torrente Gandaloglio, con qualsiasi intervento di rettifica, escavazione del letto e/o delle sponde.

I rischi, ben evidenti, sono infatti quelli di perdere la naturalità dell’ecosistema del torrente. Gli interventi di sistemazione idraulica tengono infatti conto solo dell'aspetto idraulico e non considerano gli aspetti ecologici quali la naturalità delle acque, la flora, la fauna e la microfauna, ovvero il cosiddetto ‘ecosistema fluviale’.


È ampiamente dimostrato che gli scavi in alveo determinano notevoli problematiche ambientali e idrogeologiche. I fenomeni di erosione che questi scavi provocano, si propagano sia a monte che a valle per diversi chilometri. Sono difatti accertate in letteratura le seguenti problematiche:
aumento della vulnerabilità delle opere fondate in alveo (ad esempio i ponti);

  • modifica delle pendenze naturali dei corsi d’acqua;
  • degrado dell’ecosistema fluviale, perdita di zone umide o a falda subaffiorante, modifica degli ambienti golenali, riduzione delle biomasse dei pesci e della densità degli invertebrati.

Nel caso in cui non venisse dato seguito alla diffida e pertanto venissero intrapresi nuovi provvedimenti ed azioni per l’esecuzione dei lavori sul torrente, il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” verificherà se rivolgersi ad autorità superiori per evidenziare i possibili rischi segnalati. Infatti, la diffida è emessa, anche a futura memoria, in relazione ai possibili rischi, anche futuri, connessi alle specifiche caratteristiche del territorio afferente il torrente Gandaloglio, dal punto di vista sia delle possibili ricadute ambientali sia del possibile danno a persone o cose.

La diffida è stata inviata per conoscenza anche alla Regione Lombardia (che ha finanziato i lavori) e ai sindaci dei Comuni di Dolzago, Ello e Colle Brianza.

mercoledì 27 marzo 2024

Perplessità del Circolo Ambiente sul nuovo progetto per i torrenti Bevera e Gandaloglio a Molteno

Ipotesi di tracciato del nuovo bypass tra i torrenti Bevera e Gandaloglio a Molteno.

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Siamo perplessi sulla proposta di un nuovo progetto per i torrenti Bevera e Gandaloglio a Molteno, per il quale si prevede uno stanziamento economico di 800 mila euro da parte della Regione.   
Lo diciamo in merito all'esito dell'incontro, reso pubblico dal sindaco di Molteno, il quale si sarebbe visto coi tecnici di Regione Lombardia per la possibilità di realizzare un by-pass tra i torrenti Bevera e Gandaloglio, per la protezione del nucleo abitato di Molteno.

Noi continuiamo a ribadire le nostre perplessità sulla logica con cui si vuole affrontare la gestione dei torrenti e dei rischi di allagamento. La realizzazione di un by-pass risponde solo alla solita logica, puramente idraulica ed ingegneristica, di spostare l'acqua da un punto all'altro, senza risolvere le vere cause all'origine dei rischi derivanti dalle esondazioni, cause che invece vanno cercate nell'eccessiva cementificazione del territorio, soprattutto nelle aree vicine ai corsi d'acqua. Purtroppo la stessa logica, di natura solo idraulica, la si sta applicando con le vasche di laminazione in località Redaella sul torrente Gandaloglio.
Invece la vera soluzione passa anzitutto dal porre un vincolo urbanistico per mantenere libere (cioè non edificabili) tutte le zone di esondazione naturale dei torrenti, attraverso lo stop al consumo di suolo. Cosa che non vediamo negli strumenti urbanistici dei comuni del territorio e in particolare di Molteno che, lo ricordiamo, ha il record di cementificazione in provincia di Lecco e il cui PGT vigente prevede ulteriori edificazioni anche in aree prossime ai torrenti!

La confluenza dei torrenti Bevera e Gandaloglio nel tratto 'coperto' in corrispondenza dello stabilimento ex Segalini.

Se poi si deve ragionare in termini di priorità negli interventi di 'messa in sicurezza', se Regione Lombardia ha dei soldi da stanziale, ebbene questi li si potrebbero utilizzare per risolvere il vero e unico nodo idraulico sui torrenti, ovvero l'area della ex Segalini, costruita proprio sopra la confluenza tra i torrenti Bevera e Gandaloglio. Con quello stanziamento economico si potrebbe acquisire o espropriare quella porzione della ex Segalini, per poi procedere con la demolizione della parte di capannone liberando l'area di confluenza tra i due torrenti in modo che venga rinaturalizzata, creando un'area verde a cielo aperto proprio in corrispondenza della confluenza a 'Y'.
Invece qui ci sembra che si stia pensando - ancora una volta - alla soluzione apparentemente più 'comoda': scavare un nuovo canale artificiale - oltretutto tagliando in due una preziosa area agricola - con un by-pass che, ripetiamo, non si capisce come potrebbe risolvere il problema degli allagamenti. Infatti col nuovo by-pass, le acque di piena del Bevera, anziché continuare nello stesso torrente verso il centro di Molteno, verrebbero fatte confluire nel Gandaloglio (il cui tratto finale passa altrettanto vicino ad alcune abitazioni di Molteno), dove però lo stesso volume di acqua verrebbe 'fermato' dalla soletta del capannone della ex Segalini. Quindi, col by-pass, avremmo una 'non' soluzione definitiva del problema, ma solo lo spostamento delle acque da un punto ad un altro.