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sabato 7 novembre 2015

Pedemontana: tutto quello che non vi hanno detto all'inaugurazione della tratta B1


a cura del Coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

Il 5 novembre 2015 è stata inaugurata la  Tratta B1 della Pedemontana, la cosiddetta variante EXPO, che arriva a compimento  però ora che EXPO è terminata da qualche giorno. Dunque  una grottesca commedia all’italiana in cui, ancora una volta ci troviamo ad assistere a un taglio di nastro per inaugurare un  “pezzo” dell’autostrada Pedemontana. Un pezzo  di autostrada privo di opere di connessione e che si immetterà su una superstrada Milano  - Meda, già satura, con due possibili scenari: o si aggravano  per il territorio le già critiche condizioni di viabilità locale per i flussi aggiuntivi o i volumi di traffico in uscita dall’autostrada, replicando quelli scarsissimi della tratta A, non incidono. In questo caso però si dimostra la totale inutilità dell’autostrada.

Così, mentre i Sindaci del territorio si sfilano dall’inaugurazione e finalmente alzano la voce per dissentire da quanto sta avvenendo, Regione Lombardia e Pedemontana continuano a diffondere proclami sulla bontà e sull’utilità di questa autostrada e lo fanno con arroganza, continuando ad ignorare la realtà dei fatti.
Fatti che invitano ad un ripensamento, a  dire che “non si deve andare avanti” perché:
  • Il progetto del completamento è insostenibile dal punto di vista economico per la totale mancanza dei finanziatori privati che erano stati previsti con il “project  financing”;  i 3 miliardi di euro necessari proprio non ci sono, anche perché, non credendo più nella redditività di questo progetto, banche e privati si tengono lontano dai bandi di ricerca fondi di Autostrada Pedemontana Lombarda.
  • L’unica risorsa economica certa (1,2 miliardi di euro) è stata utilizzata per realizzare la tratta A, le tangenziali di Como e Varese e la B1. L’intera autostrada doveva invece essere realizzata con apporto di capitali privati a completamento dell’unica risorsa certa, quella pubblica appunto, così come pubbliche saranno le risorse derivanti dalla defiscalizzazione per 349 milioni di euro.
  • Sulle tratte in esercizio i volumi di traffico si sono rivelati totalmente insufficienti pure nel periodo di “gratuità” della percorrenza, dimostrando l’inutilità di quest’autostrada rispetto all’effettiva domanda. Questa “gratuità” è stata pagata con altri soldi pubblici da Regione Lombardia con 60 milioni di Euro, una vera e propria sovvenzione ad APL.
  • I pedaggi previsti sono i più alti in Italia tant’è che APL, in modo goffo, ha tentato di correre ai ripari con “sconti” che però, in un circolo vizioso, aggraveranno proprio la situazione dell’ammortamento delle tratte e della creazione di nuove risorse per proseguire nei lavori.
  • Il costo realizzativo è elevatissimo: circa 40 milioni di euro a km con sperpero evidente!
C’è poi il bilancio ambientale che è pesantissimo per la Brianza.
Intere aree agricole, verdi e boschive (Rugareto, Moronera, Battù) spazzate via o compromesse dal passaggio dell’infrastruttura e dai suoi enormi svincoli.
La realizzazione delle Compensazioni Ambientali che è ancora al palo e la prevista greenway  che addirittura rischia di non essere mai realizzata perché vincolata  al completamento dell’intera infrastruttura.

Nel lungo elenco – un vero e proprio “cahier de doleance”,  non può mancare la criticità DIOSSINA sulla tratta B2, fino a poco tempo fa volutamente sottovalutata e che solo ora, dal marzo 2015, ha avuto attenzione grazie alle pressioni continue dei gruppi ambientalisti, fatte poi proprie da alcuni Sindaci, con almeno un piano di caratterizzazione dei suoli per verificare il livello di contaminazione da TCDD e decidere come agire, non risolvendo comunque l’incognita e i rischi collegati ad una bonifica.

Ecco, è questo un elenco  sintetico e sommario di tutte le cose che non vengono dette durante le “inaugurazioni”.

Sono motivi che certificano sia il fallimento del programma dell’infrastruttura “autostrada pedemontana” sia la necessità di fermarsi per l’incompatibilità ambientale di quel che si vuole realizzare.

Vignetta di Kap tratta da "Il Cittadino MB"  
 

domenica 5 luglio 2015

Missaglia: "Nutrire il pianeta. Un grande passo verso la pace"


Il 3 e 4 luglio 2015 presso l’Ex Convento della Misericordia di Missaglia si sono svolte due giornate di condivisione, riflessioni e progettazione sul tema “Nutrire il pianeta. Un grande passo verso la pace”  a cura del Consorzio Brianza che Nutre e con il patrocinio di Expo 2015.

Sabato 3 luglio dopo il saluto di benvenuto del Sindaco di Missaglia Bruno Crippa, ha aperto il convegno Rosadele Galbiati,  presidente del Consorzio Brianza Che Nutre “Alcuni dati ci dicono che 800 milioni di persone nel mondo non hanno cibo a sufficienza, questo sta a significare che le politiche di sviluppo a livello internazionale hanno mancato l’obiettivo. Il Cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, per otto anni alla guida di Caritas Internationalis sostiene  che <> e che la fame si vincerà con i piccoli agricoltori cui mancano risorse (terra, semi, tecniche, prestiti, accesso ai mercati) perché stiamo assistendo allo spettacolo delle multinazionali del cibo che firmano contratti con i Governi dei paesi più poveri, si accaparrano le terre costringendo la gente ad abbandonare le campagne e a rifugiarsi nelle favelas delle città. Di contro finora nel cosiddetto mondo occidentale il mondo dell'economia ha preferito creare un bisogno di consumismo sfrenato e di spreco vergognoso, infatti un recente studio dell’Università di Milano Bicocca e della Federazione medici pediatri della Lombardia rivela che il 30% dei bambini brianzoli tra i 6 e gli 11 anni supera i limiti di peso per l’età, che il 20% è in netto sovrappeso e il 6% è obeso.”

Flavio Domenico Ronzoni, storico, docente e giornalista,  ha tracciato un ponte ideale  Expo 1906 e 2015 attraverso la figura di Ernesto Teodoro Moneta, unico Premio Nobel italiano, personaggio dimenticato e purtroppo trascurato,  sepolto a Missaglia, sostenitore della costruzione del Padiglione della Pace in contrapposizione a quello delle armi e dei cannoni. Un padiglione utopistico perche già iniziava la corsa agli armamenti. Otto anni più tardi sarebbe scoppiata la prima guerra mondiale. “Moneta partecipò all’Unione Lombarda per la Pace con un’attività trentennale fatta di congressi, conferenze, pubblicazioni, con messaggi antimilitaristi e pacifisti, nella convinzione che i libri e i giornali fossero strumenti di educazione per i popoli.“

Vittorio Mariani, docente di pedagogia presso l’Università Cattolica a Milano e presidente nazionale del Movimento Laicale Guanelliano ha sviluppato il rapporto tra fame e pace in tre punti partendo dall’attualità di Pacem in Terris, Lettera Enciclica di Giovanni XXIII del 1963. Innanzitutto parlando di diritti, quelli veri, come il diritto all’esistenza, all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, al riposo, alle cure mediche, ai servizi sociali e alla sicurezza.  “Oggigiorno assistiamo ad una confusione totale e all’oblio di questi fondamentali diritti e l’affermarsi sempre più dell’edonismo.” Ha poi sviluppato i temi della verità, giustizia, amore, libertà e di quanto essi siano diventati valori vuoti, senza sostanza. E per concludere ha discusso dello sviluppo integrale della persona, dall’educazione motoria a quella dell’intelletto, da quella affettiva a quella religiosa. Per formare uomini e donne che sappiano godere di una libertà autentica fatta di educazione al dialogo, alla solidarietà, alla cooperazione, al senso di giustizia.

E’ intervenuto in chiusura Padre Kizito Sesana, con una panoramica sulla sua Africa. “Un paese per essere indipendente deve essere in grado di produrre il cibo altrimenti si crea una pericolosa dipendenza da terzi. Purtroppo in Africa si è verificato uno sviluppo di progetti fondati su economie sbagliate, perché non basate sulla produzione alimentare. Come in Zambia, paese con un enorme potenziale agricolo, ma che al contrario, ha investito risorse economiche nell’estrazione del zinco e con il crollo dei mercati si è ritrovato in ginocchio.“
“La guerra arruola gli affamati” prosegue il missionario lecchese “Al-Shabaab in lingua somala Movimento di Resistenza Popolare nella Terra delle Due Migrazioni» (MRP), è un gruppo insurrezionalista islamista attivo in Somalia. Recluta ragazzini, poco più che bambini, per un piccolo pasto al giorno. L’alternativa è la fame, la malattia, la morte. Non solo la guerra strumentalizza il cibo. Anche il Movimento di Liberazione usava la distribuzione del cibo per condizionare la gente e portarla dalla propria parte, così come alcune organizzazioni internazionali facevano ‘politica’ aiutando le fazioni per simpatie e somministrando cibo là dove c’erano i capi che obbedivano alle loro direttive, mentre altre zone restavano dimenticate. Le guerre e le rivolte nascono perché lo stato confisca le terre, fonte di alimentazione, e le stesse sono anche obiettivo di bombardamenti continui  proprio per impedirne la coltivazione e diffondere terrore. Anche l’acqua è mal distribuita e quindi motivo di conflitto, pensate che l’Egitto in virtù di un vecchio trattato è ancora l’unico utilizzatore delle acque del Nilo mentre gli stati confinanti con il lago Victoria ne hanno il divieto.
In Africa, si stanno sempre più diffondendo coltivazioni di terre acquistate e gestite da compagnie cinesi o arabe, che utilizzano le terre fertili per produrre ed esportare direttamente tutto il raccolto nei loro paesi. Nairobi con i suoi sei milioni di abitanti versa in una povertà assoluta e molte famiglie non possono dare da mangiare ai loro figli. I ragazzi e le ragazze di strada sono circa 150.000 dormono sui marciapiedi, lasciano la famiglia volontariamente perché si rendono conto di essere un peso per i genitori che non hanno cibo a sufficienza per tutti i figli. Appena raggiungono la consapevolezza di questa triste realtà, si rendono autonomi, vivendo alla giornata, tra la dipendenza alla colla e alla benzina, le malattie come l’ Aids, il degrado, e spesso non raggiungono i 30 anni.
La ridistribuzione del cibo è davvero la condizione per avere un mondo più giusto per tutti. Le comunità africane vivevano fondamentalmente in armonia con le altre comunità e la natura. La struttura sociale della tribù è stata distrutta e sostituita dalle regole occidentali, lo stato è visto come qualcosa di esterno, che non fa parte di loro.”


Al termine del convegno è seguita la cena povera, con un menù ispirato alla semplicità e sobrietà, alla quale hanno partecipato un’ottantina di persone, cenando con i prodotti del territorio del Consorzio Brianza che Nutre. Il ricavato è stato devoluto a favore di Padre Kizito.

La tavola rotonda del 4 luglio è stata dedicata alla costruzione di un’iniziativa benefica a favore della popolazione africana dove è già attivo l’impegno del missionario lecchese, che ha parlato della sua comunità  e dei suoi 450 ragazzi, molti disabili, provenienti dalla strada. Lui li accoglie, li sfama, provvede alla loro educazione e formazione scolastica e professionale, per renderli autosufficienti e garantire loro un futuro.
“Nairobi è un cimitero di progetti avviati ed abbandonati. E’ importante che in Africa i progetti una volta realizzati siano seguiti e curati, con  il trasferimento di know how, quindi conoscenze e competenze, a medio termine.”

Nelle due giornate del convegno le stanze dell’Ex Convento hanno ospitato la mostra “Le tredici sedie mai dipinte nell’Ultima cena di Leonardo”.

mercoledì 13 maggio 2015

Dare un'anima al cibo


Venerdì 22 maggio 2015, ore 21 si terrà a Seregno (Via XXIV Maggio, Sala Mons. Gandini ) un interessante incontro dal titolo "IL CIBO...buono da pensare - Riflessioni sull’ Economia Solidale e sulla Sovranità alimentare". L'incontro vedrà la presenza del dottor Vergani, del Distretto Economia Solidale della Brianza, e la sig.ra Cappellini, dei Gruppi di Acquisto Solidale (G.A.S.) di Giussano.

Stefano Dosio, Presidente dell'Associazione Culturale "Dare un'anima alla città" nel presentare l'iniziativa ha dichiarato: "Abbiamo accettato l’invito della Consulta Cultura ad organizzare una conferenza che parlasse del CIBO vista la vicinanza e l'attenzione riguardo a EXPO 2015. Questo non significa rinunciare a dichiararsi estremamente perplessi e contrari alla spettacolarizzazione di tutto quanta riguarda la commercializzazione del cibo (e di quale cibo!). Noi affronteremo con validi oratori il problema irrisolto della sperequazione nella distribuzione del cibo nel mondo e valuteremo luci ed ombre nel fenomeno del commercio solidale. Ma non ci fermeremo qui. Partendo da un’analisi geo-politica dagli anni ’90 a tutt’oggi parleremo del rapporto tra i paesi del cosiddetto ricco occidente e i paesi del terzo mondo arrivando a teorizzare ed esporre concetti nuovi e rivoluzionari come la Sovranità Alimentare e l’Autodeterminazione dei Popoli."

Un altro mondo è possibile 2015


“La terra elargisce i suoi frutti,
e questi non verranno mai a mancare se solo saprete riempirvene le mani.
E’ nello scambio di beni della terra che troverete l’abbondanza e sarete saziati.
Tuttavia se lo scambio non viene fatto con amore e generosa giustizia
condurrà alcuni all’avidità ed altri alla fame.”
(Gibran Kahlil Gibran – Il Profeta)


Vincenzo Vizioli, romano di nascita e umbro di adozione, è un agronomo laureato all’Università di Perugia e ricopre la carica presidente dell’AIAB Associazione Italiana Agricoltura Biologica e della Firab Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica. Ha fondato la cooperativa Sol.Eco, società di servizi per l’agricoltura biologica. Opera come libero professionista fornendo assistenza tecnica ad aziende che producono col metodo biologico ed è consulente della facoltà di agraria dell’Università di Perugia per quanto riguarda la gestione col metodo biologico dell’azienda agricola dell’università. E’ autori di diverse pubblicazioni scientifiche nella specifica materia. Si considera un tecnico prestato alla politica associativa. Segue con particolare cura gli aspetti sociali legati all'invasione degli alimenti geneticamente modificati, i rischi di contaminazione dei prodotti tradizionali e il problema della sovranità alimentare. Togliere spazio all'agricoltura familiare e tradizionale vuol dire impoverire milioni di persone e arricchire un oligopolio.

Lorenzo Berlendis vive e lavora a Pontida (Bg). Ha iniziato la sua attività in campo sociale nel 1993 nel primo Comitato Italiano di Accoglienza Profughi della ex Jugoslavia. In seguito ha coordinato gruppi su mobilità sostenibile ed educazione ambientale dedicatosi poi alla costruzione di progetti di valorizzazione in senso sostenibile dei territori e dei saperi delle comunità locali. Entra il Slow Food nel 2006 dove inizia a occuparsi del progetto Presidi locali. Nel mandato del 2010-2014 è responsabile del Progetto Terra Madre di Slow Food Lombardia. Nell’ottavo congresso di Slow Food Italia è eletto Vice Presidente Nazionale dove, nel Comitato Esecutivo, assume la delega per Expo 2015 per l’area biodiversità e acque. A giugno 2014 entra nel C.d.A. di Altreconomia e nel Comitato Scientifico di Comieco Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base di cellulosa

Per contatti: Pierluigi Cogliati 3356700766 thomas.sankara@davide.it

sabato 30 agosto 2014

Un ecomostro si aggira per le campagne del comasco e sta per aggredire anche la Brianza monzese

Bosco della Moronera
Legambiente lo definisce "Un ecomostro si aggira per le campagne del comasco e sta per aggredire anche la Brianza monzese". Si tratta del cantiere della Pedemontana, tratta B1 che collegherà la A9 con la SS35. Pedemontana spiega che si tratta di una tratta autostradale di soli 7,5 km, ma per gli ambientalisti del Cigno Verde «viene da chiedersi chi mai sarà disposto a pagare un pedaggio per percorrere un nastro d'asfalto che collega due arterie parallele che collegano entrambe Milano con Como». Appartiene poi ai misteri della fede il fatto che un collegamento di interesse squisitamente locale abbia potuto essere classificato 'opera prioritariamente connessa a EXPO 2015', evento con cui francamente non si coglie il nesso.


Al di là dei dubbi sull'utilità dell'opera Legambiente spiega perchè «la qualifica di ecomostro ci sta tutta, vedendo quali devastazioni si riescono ad inanellare in soli 7,5 chilometri in cui i cantieri hanno già raso al suolo il rigoglioso bosco d'alto fusto della Moronera, tagliato in due la valle fluviale del Parco del Lura, fatto terra bruciata del querceto del Battù, immerso nella piana agricola tra Lazzate e Bregnano. E tra gli impatti più problematici c'è proprio la trincea profonda in cui scorrerà l'autostrada, che inciderà l'altopiano argilloso delle Groane intercettando acque di pioggia e drenaggi urbani del basso comasco per deviarli nel Lura, un torrentello che finisce la sua corsa confluendo nell'Olona a ridosso della piastra di Expo dopo aver attraversato i centri di Saronno e Rho». Secondo l'associazione «la 'bomba d'acqua' che in caso di violente precipitazioni dovrà essere smaltita dal Lura corrisponde ad un volume impressionante, 30 mc al secondo, in pratica una portata superiore a quella del Naviglio Grande, che la trincea di Pedemontana riverserà nella valle del torrente: un nuovo problema idraulico destinato ad investire l'area milanese già alle prese con Seveso e Lambro, per il quale Legambiente nei mesi scorsi ha preventivamente allertato le autorità di protezione civile e i prefetti».


Poi ci sarebbe la grande incognita delle compensazioni, ma il condizionale è d'obbligo, perchè di fronte alla riconosciuta entità delle opere per la realizzazione dell'autostrada la società Pedemontana si era impegnata a realizzare altrettanto importanti opere compensative: «Mentre il cantiere è già lì da vedere, delle compensazioni per ora si sono perse le tracce, e sarà difficile ritrovarle nel dissesto finanziario che affligge la grande opera che complessivamente costa oltre cinque miliardi di euro. - concludono seccamente gli ambientalisti - tutti aspetti su cui Legambiente vorrebbe vederci chiaro: per questo l'associazione ha chiesto a CAL, l'autorità regionale in materia di concessioni autostradali, di vedere le carte, facendo quello che dovrebbe essere consentito a qualsiasi cittadino nei confronti di un ente pubblico: una istanza di accesso agli atti. Ma CAL, ente pubblico "sui generis" (è costituita pariteticamente da Regione Lombardia attraverso Infrastrutture Lombarde e da ANAS), con una missiva a firma dell'amministratore delegato Paolo Besozzi, ha risposto niet. Deducendo, dalle motivate richieste di prendere visione di documenti pubblici, che Legambiente avesse l'ardire di voler intraprendere 'un controllo generalizzato sull'operato dell'Amministrazione'».

Le promesse non mantenute...
"E se anche fosse? - replicano Damiano Di Simine, presidente lombardo di Legambiente - Un ente pubblico con le carte a posto dovrebbe ringraziare un'associazione di cittadini che consulta i propri atti, e non sbattere la porta in faccia ad una richiesta di trasparenza non solo legittima, ma anche tutelata come sacrosanto diritto di cittadinanza in tutti i Paesi dell'Unione Europea. Un atteggiamento di simile opacità è del tutto incomprensibile, anche e soprattutto alla luce dei clamorosi episodi giudiziari che hanno costellato negli ultimi mesi le cronache dei grandi cantieri della Lombardia di Expo».

Per questo oggi l'associazione ha preso carta e penna e ha inviato a CAL una diffida, rinnovando la richiesta di visione degli atti e informando anche le autorità vigilanti, ovvero il Ministero dell'Ambiente e l'unità operativa speciale 'Expo 2015' dell'autorità anti corruzione, circa l'opacità che avvolge grandi opere che sconvolgono il territorio lombardo e la vita di migliaia di cittadini e di imprese insediate lungo i tracciati. E se la società dovesse intestardirsi nel negare l'accesso alla documentazione, l'associazione ambientalista è pronta a rivolgersi all'Autorità Giudiziaria per far far valere il diritto dei propri iscritti e di tutti i cittadini di conoscere il progetto di questa inutile quanto devastante infrastuttura.

Fonte: Varese News

mercoledì 16 luglio 2014

Expo 2015: un viaggio nelle vie d'acqua fantasma


Speciale di Telecolor e Primarete Lombardia dedicato al fallimentare progetto delle vie d'acqua di Expo 2015. Il giornalista Vladimiro Poggi, accompagnato dal Presidente della Commissione Ambiente della Zona 8, Enrico Fedrighini, visita per noi i cantieri inquinati ed abbandonati dell'Esposizione Universale che si terrà a Milano nel 2015.

venerdì 9 maggio 2014

Il progetto possibile del Comitato Difendiamo Arese


di Sara Belluzzo, presidente del Comitato Difendiamo Arese

Per evitare un’alterazione irreversibile del territorio, qualche anno fa si è formato il Comitato Difendiamo Arese che con l’aiuto di molti concittadini ha portato a conoscenza degli abitanti quello che sarebbe stato il futuro per Arese. Contestualmente all’attività di informazione è stata proposta una raccolta firme per una petizione che individuava, oltre all’invito a non lasciar insediare una grande struttura di vendita, ritenuta inutile e dannosa per il territorio, alcuni punti fermi:
  1. la richiesta di non realizzare la “tangenzialina” che avrebbe distrutto un territorio agricolo strategico dal punto di vista ambientale e non avrebbe risolto il problema del traffico indotto dagli insediamenti commerciali dell’area: solo il 3% del traffico richiamato da tali insediamenti , dagli studi fatti dallo stesso operatore arriverà dalla zona di Terrazzano/Mazzo, mentre il grosso del flusso, assai oltre il 50% arriverà da est, nord est
  2. la richiesta di un collegamento tra l’area ex Alfa Romeo e il polo fieristico Rho-Pero mediante percorso cittadino di una tramvia leggera con proseguimento verso la stazione Groane Ferrovie Nord, affiancata da una pista ciclabile
  3. la richiesta di realizzare un terrapieno verde con funzione di barriera acustica lungo l’autostrada, per mitigare l’impatto acustico delle aree residenziali aresine ad essa limitrofe 
  4. la richiesta di non realizzare il grande parcheggio previsto dal progetto Expo nelle aree agricole dietro alla villa di Valera
Negli anni successivi è risultato evidente che, se a livello locale le circa 4000 firme raccolte paiono molte, i vincoli a cui devono sottostare le istituzioni sono spesso difficilmente superabili. Il Comitato ha sempre cercato di interagire con gli amministratori e persino con i commissari proponendo alternative plausibili, coinvolgendo anche i cittadini dei comuni limitrofi nel gruppo di coordinamento area ex-Alfa. Grazie a questa azione concertata si sono raggiunti alcuni risultati; dapprima la rimozione del ‘peduncolo’ in fondo a viale Sempione e poi di tutta la tangenzialina: essa infatti non serve ad alleggerire il pesante carico in termini di traffico attratto dal centro commerciale, danneggia irreparabilmente un ultimo lembo di territorio e rischia di essere una pericolosa alternativa all'autostrada.

Anche l’assurdo parcheggio Expo nei campi agricoli di Valera è stato evitato; le barriere fonoassorbenti sono ora previste e l ’area agricola che separa Arese dall’autostrada è stata riconosciuta come strategica dal piano territoriale provinciale.

Notizie recenti ci riportano a temi simili: con una forzatura il commissario per l’Expo ha deciso che i lavori per la quinta corsia vengano sviluppati in due tempi, prima e dopo l’esposizione universale, vanificando così le attese di Lainate. Inoltre sono stati concentrati nell’area molti dei parcheggi remoti Expo che prima erano distribuiti in altri territori. Sembra che sia stato alterato anche l’accordo di programma ex-Alfa poiché l’area destinata a parcheggio non è più in zona “multipiano” bensì coinvolge il territorio di Garbagnate.
Su questo il comitato ha potuto confrontarsi nei giorni scorsi con il sindaco di Arese Palestra e il vicesindaco Ioli durante un incontro che ha delineato le possibili prospettive dopo l’intervento del commissario per Expo.

Rispetto ai nuovi scenari la proposta del Comitato DifendiamoArese è di collegare la presenza dei 10000 posti auto alla garanzia del completamento della variante varesina e, possibilmente, all’utilizzo senza pedaggio del tratto autostradale da e per Milano, azioni assai utili a evitare il traffico di attraversamento della città nei sei mesi della manifestazione.

Ora che il progetto di viabilità interna è in fase di validazione il Comitato si augura che l’amministrazione comunale e in particolar modo il sindaco Palestra e l’assessore Ioli possano ricevere supporto dalla cittadinanza per far sì che Arese non resti passivo spettatore ai tavoli sovracomunali di concertazione come negli anni scorsi invece è spesso accaduto. Molti dei vincoli presenti oggi sia nell’Accordo Alfa Romeo sia per Expo sono stati fissati anni fa dalle precedenti amministrazioni aresine e non possono essere rimossi; un’amministrazione sostenuta dai propri cittadini può avere un peso maggiore ai tavoli di trattativa. Anche chi si ritiene politicamente all’opposizione dovrebbe comprendere che nei progetti intercomunali l’unione fa la forza.

Vogliamo ricordare che l’annullamento del parcheggio previsto per Expo dietro alla villa di Valera è stato possibile proprio grazie al voto unitario di maggioranza e opposizione del consiglio comunale.


mercoledì 30 aprile 2014

Pedemontana c'entra con Expo come i cavoli a merenda: nessun flusso di traffico diretto a Expo viene intercettato da questa infrastruttura

Pedemontana nel Bosco della Moronera (fonte immagine)

''Sono assolutamente contrario che si prosegua sulla Pedemontana''. L'opera autostradale è uno ''spreco'' tanto da essere ''di fatto in default''. ''E' un pezzo autostradale assolutamente non necessario né per Expo, né per il post Expo''.
Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, ai microfoni di Radio Popolare
 
Nel giorno in cui il CIPE dovrebbe decidere se elargire un bonus fiscale da 500 milioni di euro a favore di Pedemontana nonostante i pareri sfavorevoli dei tecnici del Governo, Pisapia ha detto le parole che molti lombardi pensano e che nei giorni scorsi erano state oggetto anche di preoccupate interrogazioni parlamentari, presentate al Senato da Loredana De Petris (cliccare qui) e alla Camera dagli Onorevoli Ermete Realacci e Chiara Braga (cliccare qui): Pedemontana è un ingiustificato spreco di risorse, finora ora quasi interamente pubbliche, per un'opera che produce una utilità assolutamente non commisurata nè ai costi (stimati in 5,8 miliardi di euro lordi) nè alle devastazioni ambientali destinate ad abbattersi su un territorio che ha sì bisogno di migliori collegamenti e servizi di mobilità, ma non certo di una gigantesca autostrada di attraversamento, peraltro con pedaggi salatissimi.

L'opera, drammaticamente in cerca di finanziamenti e bonus pubblici dopo che le banche creditrici hanno fatto capire di non essere disposte a finanziare ulteriormente un investimento che si preannuncia in perdita, ha già spolpato i bilanci della ex gallina dalle uova d'oro, Serravalle Spa, azionista di riferimento, portando la concessionaria a una situazione di esposizione che rischia di risultare incompatibile con la tenuta dei bilanci aziendali: colpa di un progetto affetto da gigantismo e gonfiato da previsioni di traffico non verosimili. A dirlo non sono più solo gli ambientalisti, ma sempre più sindaci brianzoli solo in teoria 'beneficiati' dal passaggio dell'infrastruttura e, in ultimo, anche il sindaco di Milano che ha capito che quell'opera rischia di diventare una voragine finanziaria in grado di dirottare risorse per interventi molto più urgenti, anche in vista di Expo.

Pedemontana è infatti la più grande delle opere pubbliche connesse ad Expo 2015: da sola assorbe l'85% dei costi di tutte le opere inserite in 'priorità 1' dal DPCM che finanzia Expo. Peccato che anche un somaro in geografia, guardando i tracciati di progetto, capirebbe che Pedemontana c'entra con Expo come i cavoli a merenda: nessun flusso di traffico diretto a Expo viene intercettato da questa infrastruttura.

"E' ora di finirla di gettare soldi in un'opera sbagliata - dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - la Lombardia e anche l'Expo hanno ben altre priorità su cui investire. Questa volta Maroni dia retta a Pisapia e non perseveri nell'errore voluto dal suo predecessore e dall'allora assessore Cattaneo. Fermiamo i cantieri subito, senza aspettare il default di Serravalle, e progettiamo gli interventi per la mobilità che servono ai cittadini e alle imprese della Lombardia. Molti danni ambientali sono già stati causati dai primi cantieri dell'infrastruttura, ma curare le ferite del territorio costerà infinitamente meno che completare un'opera inutile di queste proporzioni".

Comunicato stampa di Legambiente Lombardia

mercoledì 28 agosto 2013

La Metrotranvia Milano-Seregno scippata da Expo 2015?

Il percorso della metrotramvia nel Comune di Seregno
 Riceviamo e pubblichiamo

Signor Sindaco,

come al solito le decisioni importanti vengono anticipate dalla stampa nella più completa disinformazione del Consiglio Comunale. Così vengo a sapere che Antonio Acerbo, che ricopre le funzioni di garanzia e controllo dell’andamento delle opere essenziali e delle opere connesse ad Expo 2015, comunica, attraverso la stampa locale (Il Cittadino di Sabato 24 Agosto 2013), la decisione di bloccare la Metrotranvia Milano - Seregno all'altezza di Paderno».

Così Expo 2015, per bocca di un suo rappresentante autorevole, butta a mare un'opera attesa da anni che è il risultato della partecipazione degli enti locali interessati al tracciato, che è quasi interamente finanziata e che è ormai nella fase della progettazione esecutiva (a Novembre ci sarà la presentazione ai comuni del progetto esecutivo).

Il pretesto è una sua inutilità (secondo Acerbo la Metrotranvia addirittura "ruberebbe terreno all'agricoltura") la motivazione reale è invece, secondo il mio parere, la necessità di dirottare quanto più denaro possibile verso Expo 2015 anche a discapito di opere di importanza strategica per il nostro territorio.

In conclusione chiedo quali iniziative intenda intraprendere l'Amministrazione Comunale, anche contattando gli altri comuni interessati, per contrastare le intenzioni di Expo 2015.

Giuseppina Minotti, capogruppo della FdS di Seregno


Leggi anche:
- Il percorso della Metrotramvia a Seregno
- Metrotramvia a Seregno: un intervento invasivo 
- Metrotramvia: "Che fine farà il filare di platani davanti all'ospedale di Desio?"

lunedì 11 marzo 2013

Le proposte di Expo dei Popoli in Fiera a Fà la Cosa Giusta 2013

In occasione della Fiera nazionale sul consumo critico e gli stili di vita sostenibili Fà la cosa giusta 2013, Expo dei Popoli incontra la città di Milano e la società civile per rilanciare le proposte verso il Forum dei Popoli del 2015.

Sabato 16 marzo 2013, ore 10.00-12.00, alla Sala Lea Garofalo della Fiera di Milano, Expo dei Popoli insieme ad alcuni esperti e rappresentanti degli agricoltori, produttori locali e della società civile italiana, si confronta su modelli virtuosi di produzione e uso del territorio da promuovere, per garantire uno sviluppo sostenibile ed equilibrato in vista di Expo 2015.

Expo 2015 è alle porte e la definizione dei progetti sui temi dell’esposizione è ancora troppo vaga e poco conosciuta dai cittadini.

Diventa quindi necessario per la società civile coinvolta nel percorso di Expo 2015 proporre e creare spazi e momenti di discussione sui percorsi virtuosi di sviluppo locale che si possono attuare per assicurare “equità nel rapporto nord-sud del mondo” – dalle condizioni di lavoro, alla compatibilità ambientale, al rispetto delle legislazioni locali e dei diritti umani.
Si parte quindi dalle esperienze locali dei GAS e DESR per riflettere anche sulla prospettiva globale e di cooperazione che caratterizzerà l’Expo di Milano 2015 “Nutrire il Pianeta Energia per la vita”.

Partecipazione libera.
Per informazioni: Segreteria Comitato Expo dei Popoli, 329 0299991

domenica 26 agosto 2012

Expo 2015: un binario di troppo tra Rho e Parabiago



Nuovo binario per Expo, cittadini fanno ricorso al Tar. 
Ma la regione non ci sta.

articolo di Francesca Martelli, animazioni di Pierpaolo Balani 
tratto da Il Fatto Quotidiano del 24 agosto 2012

Dopo una battaglia durata tre anni, il comitato civico Rho-Parabiago è riuscito a impedire la partenza dei lavori di un nuovo binario ferroviario lungo alcuni paesi dell’hinterland milanese (Parabiago-Vanzago-Rho): “Il potenziamento dell’opera è essenziale per permettere un collegamento con Expo 2015“, sostiene Regione Lombardia. Differente il parere dei cittadini: “Il quarto binario tra Rho e Parabiago riguarda una tratta così breve che non risolve i problemi dei pendolari che lavorano a Milano, e le case lungo il tracciato verranno espropriate o si vedranno costruire davanti un muro fono-assorbente alto 7 metri”.

A sorpresa, come ha confermato Roberto Nava, uno dei sindaci dei paesi attraversati dalla ferrovia, il comitato civico ha vinto il ricorso al Tar, che parla di un “insanabile contrasto” tra il progetto preliminare (che come da prassi ha ricevuto la valutazione di impatto ambientale) a tre binari, e quello definitivo (a quattro binari) tale da decretare “l’illegittimità dell’operato della pubblica amministrazione”.

Ma la Regione non ci sta e annuncia di voler fare ricorso al Consiglio di Stato: “La decisione del tribunale amministrativo appare approssimativa”, sostiene Raffaele Cattaneo, assessore regionale alla Mobilità che punta anche sul “difetto di legittimazione attiva del comitato”, come rilevato dal Tar che lo considera un’associazione nata con lo scopo di contrastare l’opera. Il tribunale amministrativo ha fatto invece eccezione per i singoli che hanno presentato ricorso. Ora i cittadini, che si erano auto-finanziati in precedenza, si preparano a raccogliere nuovi fondi nel caso in cui il Consiglio di Stato dia ragione alle istituzioni regionali e faccia partire i lavori per il quarto binario: un’opera che, indipendentemente da questo ricorso, non sarebbe stata pronta in tempo per l’esposizione universale

sabato 24 settembre 2011

La colata di cemento intorno ad Expo


Mille ettari di verde spariti in 8 anni

L'allarme del Politecnico nella ricerca promossa dalla Fondazione Cariplo. "Urbanizzato il 60 per cento del territorio, bisogna difendere quel che resta"

di ALESSIA GALLIONE - tratto da La Repubblica - Milano del 22 settembre 2011

Mille ettari di verde spariti in 8 anni la colata di cemento intorno a Expo
Su quel triangolo irregolare di sterpaglie aggrappato alla Fiera, fra un mese, entreranno le ruspe. Dovranno iniziare a sradicare tralicci elettrici, spianare strade, deviare torrenti: il viaggio verso il 2015 comincerà. Ma il milione di metri quadrati su cui sorgeranno i padiglioni di Expo è soltanto un pezzo. Un tassello, fondamentale, di un mosaico più vasto che comprende in tutto 31.500 ettari di territorio: è la corona disseminata su 16 comuni a nord ovest di Milano, già urbanizzata per il 60 per cento. È lì che bisogna andare a ricomporre un puzzle composto da 125 frammenti di terra simili a quelli dell’Esposizione: spazi ancora aperti, agricoli.

Isole verdi che in tutto misurano ancora 11.600 ettari e che sono disperse in un mare di capannoni, case, strade, metropolitane, ponti e binari. Di più: rischiano di scomparire, proprio in nome del grande evento, accelerando un processo che negli ultimi anni ha già cancellato troppi spazi. È questa l’analisi e, insieme, l’allarme che lancia uno studio promosso dalla Fondazione Cariplo e condotto dal dipartimento di Architettura e pianificazione del Politecnico. Un messaggio chiaro: «Non toccate queste campagne, sono tutto ciò che ci resta».

È un viaggio attraverso il territorio che circonda il sito Expo, quello fatto dal Politecnico. Uno studio sul consumo di suolo, realizzato anche attraverso un lunghissimo reportage fotografico (diventerà una mostra aperta da domani fino al 9 ottobre alla Triennale, e un volume di Electa) per capire cosa sia successo attorno al futuro sito 2015. Ogni giorno in Lombardia si perdono quindici ettari di spazi agricoli aperti: in nove anni (dal ’99 al 2008) la superficie urbanizzata è cresciuta del 17 per cento, 48.942 ettari in più. Anche nella “corona nordovest” vicina ai terreni di RhoPero, secondo i ricercatori, in otto anni (dal 1999 al 2007) sono stati urbanizzati più di 1.000 ettari di spazi aperti. Ne rimangono, appunto, solo 12.700 ancora liberi. «E ci auguriamo  spiega Paolo Pileri, docente di Ingegneria del territorio del Politecnico che ha coordinato i lavori  che nel 2015 siano ancora tali». Il senso è chiaro: «Abbiamo già perso molte aree rurali attorno alla città. Dobbiamo essere consapevoli e fermarci in tempo» dice il presidente di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti


Pileri parte da una considerazione: «Gli spazi aperti sono un bene comune. Perché, proprio in nome di Expo, non pensiamo a un destino agricolo e verde per le aree limitrofe? Attorno ai grandi eventi si sprigionano grandi appetiti o grandi occasioni per correggere rotte che non hanno più senso, se non quello di ipotecare quote di futuro». La «paura» è quella. Anche Elena Jachia, direttore dell’area Ambiente della Fondazione Cariplo, la esplicita: «C’è il timore che Expo possa creare un effetto domino che metterebbe in gioco una grande quota di suolo. Rischiamo di veder nascere parcheggi, strutture ricettive, altri capannoni. E, invece, la riflessione che proponiamo agli amministratori è un’altra: guardiamo a quei frammenti come a una zona unitaria da valorizzare in altro modo, pensiamo a un’Expo diffusa».

Sui destini del post 2015 la ricerca non entra. Anche se Pileri si augura che anche il milione di metri quadrati rimanga il più possibile libero. In generale, secondo il professore, bisognerebbe «rivedere le politiche urbanistiche, perché i Comuni pensano solo ai loro confini perdendo la visione d’insieme»: un’urbanistica «miope e legata alle esigenze di bilancio». È attorno all’area di Expo che 12 ricercatori, impegnati per due anni, hanno fotografato e mappato l’esistente: sono quei 125 frammenti verdi, alcuni con orti o fontanili. Rarità, guardando i numeri. Perché il consumo di suolo, in questa zona, è stato forte. Mille ettari di verde perso che, in termini ambientali, si calcola corrispondano a 316.800 tonnellate di anidride carbonica in più.


Tra i Comuni in cui questo processo è stato più forte c’è Rho, dove la superficie urbanizzata è cresciuta del 27 per cento in otto anni. L’altra faccia della medaglia, naturalmente, è quella dei suoli adatti all’agricoltura che se ne sono andati. In tutta la Regione (dal ‘99 al 2008) sono 39mila ettari; 905 (dal ’99 al 2007) nella “corona nordovest” presa in esame. Di questi, 83 erano «molto adatti alle coltivazioni». Le proposte in chiave 2015 ci sono: pensare a progetti per coltivare gli spazi liberi attorno a Expo, e a una mobilità “lenta” con percorsi che colleghino l’area di RhoPero a cascine, corsi d’acqua e Parco Sud.

Foto di Gianni Casiraghi

martedì 13 settembre 2011

Spazi Aperti. Un paesaggio per Expo


"Spazi Aperti. Un paesaggio per Expo"

mostra curata da Paolo Pileri, Christian Novak e Alessandro Giacomel
Triennale di Milano - dal 23 settembre al 9 ottobre 2011
Inaugurazione 23 settembre 2011-  ore 17,30
Ingresso libero.

Christian Novak ha così presentato la mostra: "E' l'esito di un lavoro di ricerca sugli spazi aperti attorno all'area che ospiterà Expo 2015, un territorio complesso, ricco di sorprese e contraddizioni, che abbiamo osservato e fotografato, cercando di coglierne l'essenza, le potenzialità e le miserie. Spero che possa essere un piccolo saggio di osservazione di un territorio, frammentato, sconosciuto ai più, pur essendo dietro l'angolo, un vuoto pieno di pratiche, di scarti, di resistenze, di umanità."

venerdì 4 giugno 2010

La via d'acqua di Expo 2015 arriverà da Bollate

La settimana scorsa Bollate, rappresentato dall'assessore Carlo Vaghi ha partecipato, insieme ad altri comuni, alla riunione indetta dalla Società Expo 2015.

Nella riunione, tra le altre cose, si è parlato della "Via d'acqua", progetto legato a Expo 2015. Il canale che circonderà – con acqua pulita – i padiglioni, arriverà da Bollate. Il progetto prevede che l'acqua sia convogliata dal Canale Secondario Villoresi (per intenderci, le 7 Cascate di Castellazzo), attraverso un nuovo tratto di canale adiacente allo Scolmatore, tra Bollate e Arese.

La Società Expo ha rassicurato Bollate e i comuni presenti comunicando che per "allagare" l'Expo non serve una grande quantità d'acqua. Il canale di Castellazzo non dovrà quindi essere allargato ne ricostruito, né verrà compromessa l'Oasi WWF adiacente allo Scolmatore. Semmai, sarà l'occasione di riqualificare – con fondi Expo – il percorso storico delle 7 Cascate, con la sistemazione delle sponde, del sentiero, e la creazione di itinerari ciclopedonali e turistici.

L'assessore Vaghi ha poi dichiarato: "Bollate crede nell'Expo, è orgogliosa che uno degli angoli più belli del nostro territorio diventi l'acqua dell'Expo, che potrà essere conosciuta dai visitatori nel 2015 e regalata ai cittadini per il futuro".

Fonte: QuiBollate

Commento:

Che l'acqua per l'Expo venga intercettata prima dell'Oasi WWF Caloggio ha i suoi vantaggi e svantaggi. I vantaggi sono che non si corre il rischio che il canale dove costeggia l'oasi sia snaturato cementificandolo estirpando la vegetazione ripariale. Lo svantaggio è che data la notevole quantità di acqua necessaria al sito Expo, dopo non ne rimanga più nel canale per l'oasi e fontanili.

Comunque è un bene che, per questo canale secondario si sia trovato un uso alternativo all'agricoltura, poichè con la perdita continua di terreni agricoli necessari di irrigazione correva il rischio di essere soppresso.


Importante la menzione dell'Oasi WWF ed il riconoscimento pubblico che quello è uno dei luoghi più belli di Bollate!

Una vera riqualificazione del sentiero delle 7 Cascate di cui l'Oasi WWF del Caloggio è il suo naturale inizio non fa che confermare la lungimirante impostazione data all'oasi 15 anni fa come porta nel parco.

mercoledì 5 maggio 2010

Expo 2015 e Canale Villoresi

In occasione di Expo 2015 verranno realizzate numerose infrastrutture che avranno bisogno di una notevole quantità di acqua pulita, (specchi d'acqua, canali ecc. ecc) e l'unico modo per procurarsela è quella di derivarla dal Canale Villoresi.

Nel progetto a suo tempo presentato dal Consorzio Villoresi è prevista l'utilizzazione di due canali secondari: i deviatori di Parabiago e di Garbagnate. Quest'ultimo, in particolare costeggia l'Oasi WWF del Caloggio. Con una previsione di spesa (per ogni canale) di ben 5.700.000 €.

Maurizio Minora, uno dei volontari del WWF Groane che cura l'Oasi, ha così espresso la sua preoccupazione: "Dubito che questo importo sia disponibile, però una cosa è certa, l'acqua per l'expo passerà anche dal secondario del Caloggio con quale impatto per l'oasi sarà tutto da verificare. Il progetto del Villoresi prevede l'aumento della portata e la completa cementificazione del fondo e delle sponde e anche se include delle compensazioni ambientali tutte da verificare, sarebbe molto impattante e certamente l'oasi perderebbe molto dal punto di vista naturalistico. A breve avremo un incontro con un tecnico del Villoresi per problemi sorti durante la manutenzione delle sponde dell'oasi e cercheremo di istaurare una collaborazione anche per poter verificare meglio questa nuova problematica sorta."

In alto, immagine tratta da: I progetti ETVILLORESI per EXPO 2015