domenica 23 giugno 2024
Trenord criticata per la sostituzione dei treni con autobus. Coinvolte alcune linee in Brianza
L'inizio dell'estate porta con sé una serie di disagi per pendolari e turisti a causa delle soppressioni dei treni gestiti da Trenord, sostituiti da autobus. Secondo Europa Verde, questa sostituzione è stata gestita in modo illegittimo, violando le norme vigenti.
Durante l'estate, verranno chiusi quasi contemporaneamente 600 km di binari per lavori di manutenzione straordinaria, interessando 13 linee, che costituiscono oltre il 30% della rete regionale. Queste chiusure comporteranno un significativo aumento dei tempi di viaggio e disagi per pendolari e turisti.
Le chiusure più prolungate riguarderanno la Monza-Lecco (45 km), la Colico-Sondrio-Tirano (67 km), la Como-Lecco (42 km), la Gallarate-Domodossola (64 km), e la Pavia-Mortara-Vercelli (67 km), che resteranno inattive per tre mesi. Altre tratte saranno chiuse per due mesi, tra cui la Milano Lambrate-Milano San Cristoforo (13 km). Le linee Cremona-Treviglio (65 km) e Cremona-Fidenza (34 km) saranno ferme a giugno, mentre in agosto toccherà a Brescia-Cremona (52 km), Gallarate-Luino (32 km), Pavia-Torreberetti-Alessandria (65 km) e Laveno Mombello-Gallarate (30 km).
Dario Balotta, responsabile trasporti di Europa Verde, denuncia l'illegittimità delle modalità di sostituzione dei treni con autobus. Secondo Balotta, Trenord ha violato le norme europee, che prevedono la messa a gara dei servizi sostitutivi se la spesa supera i 443 mila euro. Trenord avrebbe affidato il servizio in house a un consorzio controllato dalla stessa azienda, una pratica ritenuta illecita dall'Antitrust in una lettera inviata alla Regione lo scorso marzo.
La sostituzione dei treni con autobus comporterà inevitabilmente disagi, sia per i tempi di viaggio prolungati che per la difficoltà di gestione di centinaia di corse sostitutive. Balotta critica la scelta di concentrare i lavori nella sola stagione estiva, un periodo in cui è più difficile organizzare e gestire tali sostituzioni. Inoltre, molte delle linee interessate sono cruciali per i pendolari e i turisti, come quelle sui laghi di Como e Maggiore e in Valtellina. Anche il trasporto merci subirà una forte penalizzazione a causa delle interruzioni, con un conseguente aumento dell'uso di Tir per il trasporto alternativo.
giovedì 29 febbraio 2024
Area agricola di Scarenna. Le associazioni ambientaliste lanciano un appello per la tutela del territorio
Il Circolo Ambiente Ilaria Alpi, il Gruppo Naturalistico della Brianza e Legambiente Lombardia stanno alzando la voce contro il progetto di una nuova strada lungo il Lambro, minacciando l'area agricola di Scarenna (tra Asso e Caslino d'Erba). In risposta, hanno richiesto un'audizione presso la Commissione Territorio, infrastrutture e mobilità in Regione Lombardia.
Un coordinamento composto da 9 associazioni opera da anni per la salvaguardia dell'area agricola minacciata, sostituendosi, con iniziative di informazione al territorio, a una mancanza di attenzione da parte delle istituzioni, in particolare dalla Comunità Montana Triangolo Lariano, promotrice del progetto.
La richiesta iniziale di essere ascoltate nella passata seduta del 26 febbraio è rimasta inascoltata, ma nonostante ciò, le associazioni continuano a chiedere di essere coinvolte nel dibattito il prima possibile. La loro preoccupazione è che la mancanza di ascolto possa portare a incontri frammentati e duplicati, rallentando una trattazione compiuta del tema.
Le associazioni intendono sottolineare alla Commissione Regionale che il territorio in questione non è uno spazio vuoto da riempire con una strada, ma un'area agricola con un potenziale turistico inespresso. La conservazione di questa zona è fondamentale per la creazione di un percorso ciclopedonale che, seguendo la rete ferroviaria Trenord, attraversi la valle da Erba, portando alla riscoperta di Asso e delle sue frazioni.
Già oggi, l'area libera dalle automobili è ampiamente frequentata da camminatori e ciclisti locali, evidenziando il suo potenziale turistico. A 14 anni dalla frana, le prospettive stanno cambiando, come evidenziato dall'approvazione del progetto "Borgo Ospitale" da parte della Comunità Montana.
Un punto cruciale sollevato dalle associazioni è l'importanza di comprendere le prospettive a lungo termine del territorio, anziché limitarsi a trovare un progetto per ottenere finanziamenti. La richiesta è di creare un quadro completo della situazione, ascoltando diversi punti di vista e correggendo informazioni lacunose o tecnicamente errate fornite durante la passata seduta.
Con oltre 1000 firme raccolte contro la nuova strada e un sostegno significativo da parte degli abitanti locali contrari all'incremento del traffico di attraversamento nella frazione, le associazioni invitano la Commissione regionale a considerare attentamente la complessità della situazione prima di prendere decisioni cruciali.
giovedì 13 luglio 2023
Una trovata Lucente: la tessera che complica la vita ai pendolari di Trenord
di Dario Balotta, responsabile trasporti Europa Verde
Qualche giorno fa il neo assessore ai trasporti della lombardia, Franco Lucente, aveva dichiarato che andava migliorato rapidamente il servizio di Trenord per i pendolari lombardi. Ora ci si domanda se è stato informato dalla sua azienda Trenord della pessima modifica del sistema tariffario, proponendo la nuova tessera al portatore in vigore dal 4 luglio scorso.
La nuova tessera che solo per ora non costa nulla, permette di caricare solo i biglietti e solo per una direttrice (il contrario dell'integrazione dell'area usata in ogni altro sistema europeo). Deve essere convalidata, ma in molte stazioni mancano le apparecchiature di convalida. Inoltre, se ad esempio una comitiva di 10 persone ha bisogno di comprare i biglietti vanno emesse 10 tessere e vanno fatte 10 ricariche distinte allungando i tempi di acquisto.
Negativo è anche il fatto che con la nuova tessera non si possano accumulare biglietti perché scadono nel giorno della ricarica, costringendo a ripetere l'operazione ogni giorno. Inoltre viene emessa la ricevuta cartacea (quindi il biglietto non è sparito). La nuova tessera vale solo per una zona, quindi se il pendolare effettua viaggi su più zone, ha bisogno di più tessere (una per Varese, una per Brescia, una per Cremona e così via). Disagi in arrivo anche per gli abbonati. Con il nuovo apparecchio distribuito alle biglietterie/edicole/tabaccherie/bar, gli abbonamenti possono essere caricati sulle tessere ordinarie solo a partire dal giorno di decorrenza.
Quindi, ad esempio, il settimanale si può fare solo dal lunedì e non dalla domenica prima penalizzando chi si recava in anticipo in biglietteria per evitare le code. Ai treni in ritardo, alle soppressioni e ai prossimi aumenti tariffari del 4% ora si aggiunge una nuova fatica di Sisifo per i pendolari: quella dell'acquisto del biglietto.
mercoledì 19 gennaio 2022
Trenord: ritardi, soppressioni e costo chilometrico più alto d'Italia. Europa Verde chiede alla Regione di risolvere il contratto di servizio
di Dario Balotta, Europa Verde
Per mettere fine ai disservizi subiti quotidianamente dai pendolari lombardi Europa Verde chiede la risoluzione del contratto di servizio. Ci sono tutte le condizioni affinché Regione Lombardia applichi l’articolo 39 del contratto di servizio 2015-2020 che recita: "la Regione potrà comunicare a Trenord la propria intenzione di risolvere il contratto per inadempimento, specificandone le cause". Ciò anche per attuare la direttiva europea che raccomanda una netta separazione tra il programmatore dei servizi di trasporto pubblico e il gestore degli stessi (la Regione Lombardia). Una separazione che sarebbe stata garantita se si fosse assegnato il servizio tramite gara (come avviene in Europa) e non attraverso l'affidamento diretto.
Dalla sua nascita nel 2011 Trenord ha avuto parecchie crisi gestionali con lunghi periodi di disservizi, ritardi e piani di soppressioni per fronteggiare l’emergenza. Nel dicembre 2012 fu l’introduzione del nuovo sistema informatico per la gestione del personale “Goal rail” ha provocare la peggior Caporetto della storia delle ferrovie italiane (quel costoso sistema non è ancora stato ancora applicato, anzi è ancora oggi motivo di un incredibile conflitto tra sindacati ed azienda che ha portato a 5 scioperi nel 2021 per questo motivo ed il sesto è programmato per il 30 di gennaio). Furono una decina di giorni di blackout durante i quali sono stati soppressi migliaia di treni e i pendolari lombardi hanno vissuto i loro tempi peggiori. Da allora una inenarrabile sequenza di disservizi. La seconda settimana nera arrivò dal 9 al 16 dicembre del 2013 quando vennero i soppressi quasi 1.500 treni. Nel 2014 esplose la vicenda degli straordinari gonfiati, stipendi "normali" che diventavano maxi fino a 5mila euro al mese. Anche in questa occasione la Regione fece orecchie da mercante. Nel 2015 un nuovo piano d’emergenza colmo di soppressioni di treni sostituiti (parzialmente) da autobus, stessa cosa nel novembre del 2018. Il piano (oltre 150 corse giornaliere soppresse) doveva essere solo invernale ed invece è durato fino all’estate del 2019.
I già bassi indici della puntualità sono scesi dall’87,5% del 2015 all’80% del 2019, sono crollati nonostante la riduzione dell'offerta, e l'emergenza Covid ha mascherato le storiche soppressioni dei treni per disfunzioni tecniche e organizzative. Sono invece aumentati i costi di produzione raggiungendo il record di 20 euro per km percorso, costo quasi doppio del resto della rete ferroviaria nazionale. Alle soppressioni e ai ritardi si sono aggiunte composizioni limitate, aria condizionata non funzionante, porte guaste, inadeguata se non assente informazione all'utenza e treni non sanificati.
mercoledì 6 gennaio 2021
Meda vuole spostare il torrente Tarò/Certesa ma la proposta fa acqua da tutte le parti
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| Area del proposto sottopasso - Esondazione 1976 |
Il 17 dicembre 2020 il Consiglio Comunale di Meda ha deliberato di spostare il torrente Tarò/Certesa. Contro la contestata opera, in area a rischio alluvionale, si è mosso il WWF Lombardia invitando Regione Lombardia, Ferrovie Nord, Autostrada Pedemontana, Concessioni Autostradali Lombarde e Comune di Meda a non sottoscrivere un accordo che fa acqua da tutte le parti.
Di seguito pubblichiamo la lettera del WWF Lombardia.
Spett.le Regione Lombardia, Direzione Generale Infrastrutture, trasporti e mobilità sostenibile, Territorio e Protezione Civile
Spett.le Ferrovienord S.p.A.
Spett.le Autostrada Pedemontana Lombarda S.p.A.
Spett.le Concessioni Autostradali Lombarde S.p.A.
e p.c. Spett.le Comune di Meda
Con riferimento alla bozza di Convenzione tra Ferrovienord spa e Comune di Meda, approvata dal Consiglio Comunale di Meda nella seduta del 17/12/2020, relativa alla “progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di realizzazione del sottopasso ferroviario lungo le vie Seveso e Cadorna per la chiusura del passaggio a livello lungo la linea ferroviaria FNM Milano-Asso e del nuovo ponte lungo la via Cadorna sul torrente Certesa” per le opere in progetto qui sotto elencate:
- Sottopasso veicolare collegante via Seveso e Cadorna posto alla progr km 21+666 della ferrovia Milano Bovisa – Erba – Asso in territorio comunale di Meda.
- Nuovo ponte sul tratto “deviato”del torrente Certesa lungo via Cadorna in territorio comunale di Meda.
visto lo schema di Accordo approvato nella medesima seduta del Consiglio Comunale di Meda, da stipularsi ai sensi dell’art. 15 della legge 241/1990, tra Comune di Meda, Regione Lombardia, Ferrovienord S.p.A., Autostrada Pedemontana Lombarda S.p.A. e Concessioni Autostradali Lombarde S.p.A., per la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di realizzazione del sottopasso ferroviario lungo le vie Seveso e Cadorna, in comune di Meda, per la chiusura del passaggio a livello lungo la linea ferroviaria FNM Milano - Asso, e del nuovo ponte lungo la via Cadorna sul torrente Certesa;
con la presente si segnala:
- che l’area individuata per la realizzazione del sottopasso ferroviario, di cui alla Convenzione ed all’Accordo sopra richiamati, appartiene ad un ambito classificato a RISCHIO MOLTO ELEVATO nel Piano di Gestione Rischio Alluvioni (PGRA), strumento operativo previsto dal d.lgs. n. 49 del 2010 in attuazione alla Direttiva Europea 2007/60/CE, e con scenario di PERICOLOSITA’ di MEDIA PROBABILITA’ con ALLUVIONI con Tempo di Ritorno T = 100-200 anni.
In tali aree, per la d.g.r. X/6738 del 19/06/2017, trovano applicazione le “Disposizioni regionali concernenti l’attuazione del Piano di Gestione del Rischio di Alluvione nel settore urbanistico e di pianificazione dell’emergenza, ai sensi dell’art. 58 delle Norme di Attuazione del Piano stralcio per l’assetto idrogeologico (PAI) del bacino del Po, integrate dalla Variante adottata con Deliberazione n. 5 del 7.12.2016 dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Po”; ai sensi dell’art. 59 delle N.d.A. del PAI i Comuni devono adeguare gli strumenti urbanistici conformandoli alla normativa sopraindicata tenendo specificatamente conto che:
“La normativa preesistente è prioritariamente orientata a guidare le nuove trasformazioni urbanistiche verso aree a pericolosità bassa o nulla; la gestione del rischio sul patrimonio esistente è oggi affidata sia alla pianificazione urbanistica che alla pianificazione di emergenza. La Direttiva 2007/60/CE e il D. Lgs. 49/2010 mettono in evidenza che il rischio di alluvioni si gestisce mettendo in campo misure di prevenzione, protezione, preparazione e ripristino correlate e coordinate tra loro e che devono riguardare non solo le nuove trasformazioni ma, soprattutto, le aree già edificate attraverso entrambi gli strumenti pianificatori. Le aree già edificate esposte al rischio sono le aree classificate come, nel nostro caso, R4. Su tali aree l’amministrazione comunale è tenuta a valutare con maggior dettaglio le condizioni di pericolosità e di rischio alla scala locale con le metodologie riportate negli Allegati alla d.g.r. IX/2616/2011”.
Tale valutazione ha le seguenti finalità:
- individuare la necessità di mettere in opera interventi locali di riduzione del rischio (della vulnerabilità, dell’esposizione o di entrambe) nonché di ripristino provvisorio delle condizioni di sicurezza degli edifici esistenti e prioritariamente sulle infrastrutture per la gestione dell’emergenza, in particolare… viabilità di collegamento;
- guidare le ulteriori trasformazioni urbanistiche in modo che non subiscano danni significativi in caso di evento alluvionale; individuare le aree ove favorire la delocalizzazione degli insediamenti esistenti;
- individuare le aree da assoggettare a eventuali piani di demolizione e di rinaturalizzazione;
- definire specifici scenari di rischio e relativi modelli d’intervento nel Piano di Emergenza Comunale ai fini della salvaguardia della popolazione esposta al rischio alluvione.
E il Comune di Meda, coerentemente alle normative sovraordinate, ha elaborato un Piano di Emergenza che perimetra lo scenario di rischio idraulico della Città (fig.1) e conferma che l’ambito di Via Seveso-Via Cadorna appartiene ad ambito con rischio molto elevato.
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| Figura 1 - Piano di Emergenza Comune di Meda |
La Provincia di Monza, in sede di VAS alla Variante del proprio PTCP, riprende la cartografia del PGRA (fig. 2) che indica l’area di Via Seveso-Via Cadorna come a rischio molto elevato (si sottolinea la rilevanza e specificità della situazione, la più estesa area a rischio molto elevato del bacino del Seveso nella Provincia di Monza).
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| Figura 2 - Mappa del rischio del PGRA – da PTCP Provincia di Monza |
In adeguamento alle norme soprarichiamate d.g.r. IX/2616/2011, Direttiva 2007/60/CE, D. Lgs. 49/2010 e seguenti il Comune di Meda ha provveduto ad adeguare il proprio strumento urbanistico a seguito degli approfondimenti di dettaglio condotti. Il risultato che ne è conseguito è l’elaborazione della “componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio (PGT)” redatta in conformità ai criteri dell’art. 57 della l.r. n. 12 del 2005, approvati con d.g.r. n. 2616 del 2011 e integrati con s.m.i” (fig. 3).
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| Figura 3 - Estratto cartografia e norme geologiche PGT Meda |
L’area di Meda tra la Vie Seveso e la Via Cadorna, indicata per la prima volta nel “progetto definito 2009” elaborato da Autostrada Pedemontana Lombarda quale soluzione per consentire l’attraversamento delle Ferrovie Nord (e la chiusura del Passaggio a livello), viene inserita nel 2016 nella classe di fattibilità geologica 3 dall’estensore dello Studio della componente geologica (fattibilità con consistenti limitazioni) nella quale per la prevenzione del rischio idraulico sono previsti specifici divieti (fig.3): sono vietate nuove costruzioni,nuove parti interrate, l’incremento delle superfici impermeabili, elementi allungati che possano costituire ostacolo al deflusso e sono fornite altre prescrizioni con la medesima finalità.
L’ultimo aggiornamento degli studi geologici di supporto al PGT risale all’Ottobre 2016 e quindi restano da recepire i contenuti della d.g.r. X/6738 del 19/06/2017 che, come detto, assegnano l’area in esame a Zone con Livello di Rischio Idraulico Molto Elevato R4.
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| Figura 4 - Aree a Rischio Significato PGRA Revisione 2019 |
Con due estratti dal Geoportale Regione Lombardia si documenta la cartografia del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA), PGRA, elaborata dalla Regione Lombardia in conformità della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE che mostra, lo scenario di PERICOLOSITA’ di MEDIA PROBABILITA’ (fig. 4) con ALLUVIONI con Tempo di Ritorno = 100-200 anni e il RISCHIO IDRAULICO MOLTO ELEVATO R4 (fig. 5) per l’area in esame.
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| Figura 5 - Mappa del Rischio Idraulico PGRA Regione Lombardia |
Tra le opere indicate nel “progetto definito 2009”, approvato dal CIPE prima dell’entrata in vigore di tutte le norme sopra richiamate per la prevenzione del rischio idraulico, era previsto “lo spostamento” di un tratto dell’elemento del reticolo principale denominato Tarò_Terrò_Certesa. Tale intervento è citato nelle premesse all’Accordo tra gli Enti e le Società ma non figura tra quelli oggetto della convenzione tra Comune e Ferrovienord. Ci auguriamo che ciò sia dovuto alla valutazione della assoluta insostenibilità di tale opzione in un ambito a Rischio Idraulico Molto Elevato, con due gravi episodi alluvionali nel 2014 e varie altre esondazioni negli anni tra cui quelle del 1951, 1976, 1997 e 2007, solo per ricordare le più devastanti.
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| Evento alluvionale in Meda 1951 |
La direttrice via Seveso-Via Cadorna costituisce inoltre un complicato nodo idraulico: vi scorre interrato, infatti, il “Sevesetto”- Roggia Traversi che dopo avere costituito per secoli un elemento idrografico derivato in Cantù dal Torrente Seveso, alimentando la cosiddetta “Valle dei Mulini” sino a Meda, per poi recapitare le proprie acque a Desio. Il torrente è stato prima tombinato e, in seguito ma solo in parte, collettato e intubato all’interno di collettore fognario, sottodimensionato ai carichi idraulici e quindi con scolmatore sempre attivo e, infine, interrato. Numerose misure piezometriche condotte in Via Seveso e limitrofe attestano, inoltre, la presenza di una falda sospesa oscillante tra 2,5 e 4 m. dal piano campagna, alimentata dal deflusso sotterraneo da Ovest lungo Via Seveso della Roggia e da Nord lungo le direttrici di drenaggio di Via C. Colombo, Via Orsini, Via Verdi, Mazzini e limitrofe (rilevamenti in Via Dante, Via Roma, e Via Donizetti).
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| Alluvione 15 Novembre 2014 |
Per tutto quanto sopra si invitano gli Enti e le società in indirizzo a non sottoscrivere ne l’Accordo ne la Convenzione ed a rivalutare l’ipotesi di realizzare un sottopasso ferroviario in area a rischio idraulico molto elevato, con molteplici criticità idrogeologiche e idrauliche, in un ambito che la pianificazione regionale e comunale, nel rispetto della normativa comunitaria recepita, escludono da qualsiasi livello di fattibilità.
Gianni Del Pero, Geologo, Presidente Delegato WWF Italia per la Lombardia
mercoledì 2 dicembre 2020
Circolo Ambiente: "Sollecitiamo l’elettrificazione della ferrovia Como-Lecco"
di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”
Ben vengano le rivendicazioni delle associazioni dei pendolari svizzeri del Canton Ticino, che sollecitano l’elettrificazione della ferrovia Como-Lecco (oggi servita con convogli a trazione diesel), che avrebbe anche lo scopo di favorire i collegamenti tra la Brianza e la Svizzera [leggi qui]. Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" sosteniamo queste richieste, che del resto abbiamo sempre proposto, a fianco del Comitato Pendolari della Como-Lecco.
L’elettrificazione della Como-Lecco è sicuramente auspicabile, superando il rimpallo di responsabilità (a mo’ di scaricabarile), a cui stiamo assistendo, tra Governo e Regione Lombardia: le Istituzioni si devono mettere al tavolo e pianificare l’attuazione del progetto. Così come è da attuare la nuova linea “Regio Express” tra Erba e Como, passando per lo snodo di Merone.
L'elettrificazione della linea, insieme alla creazione della Regio Express, rappresenterebbero passaggi importanti per il rilancio e il potenziamento della ferrovia Como-Lecco, che oggi versa in condizioni pietose soprattutto a causa del pessimo servizio svolto da Trenord sulla linea stessa. Per questo chiediamo che, da subito, Governo, Regione e Trenord si attivino per il miglioramento delle attuali condizioni: servono più corse, più puntualità, insomma un servizio efficiente da subito! È notorio, infatti, che sulla linea ci sono troppe poche corse e, in modo assurdo, non ci sono corse nei giorni festivi e per tutto il mese di agosto: insomma superiamo parole, promesse, comunicazioni: quello che serve è un servizio ferroviario efficiente sulla Como-Lecco!
venerdì 2 ottobre 2020
Onlit: troppi disservizi, il contratto Regione - Trenord va risolto
In una lunga lettera inviata oggi al Presidente della Regione Lombardia e al Presidente dell'Autorità Regolazione Trasporti (Torino) il presidente dell’Osservatorio Trasporti (ONLIT) Dario Balotta chiede l’applicazione dell’art.39 che prevede la risoluzione contratto applicazione Contratto di Servizio Regione Lombardia-Trenord 2015-2020.
“Non è bastata l’adozione del piano di emergenza varato da Trenord nel dicembre del 2018, che prevedeva la soppressione di 150 corse giornaliere, per togliere dallo stato di collasso le ferrovie regionali lombarde. Il piano doveva cessare a fine giugno ma è stato prorogato sine die. Una situazione frutto di un modello organizzativo che non è mai diventato unitario dopo la fusione di Lenord e Trenitalia: basti pensare che l’unificazione dei turni del personale di scorta e condotta, a 9 anni dalla fusione, non è ancora stata adottata" si legge nella lettera dell’Onlit.
“Gli indici della puntualità sono crollati nonostante la riduzione dell’offerta, e l’emergenza Covid ha mascherato le - storiche - soppressioni dei treni per disfunzioni tecniche e organizzative. Per rendersene conto basta vedere il “bollettino di guerra” dei disagi denunciati dai pendolari in queste ultime settimane. Soppressioni, ritardi, composizioni limitate, aria condizionata non funzionante, porte guaste, inadeguata se non assente informazione all’utenza e treni poco puliti sono la realtà quotidiana di gran parte dei treni e delle linee gestite da Trenord” continua la missiva.
“Già da tempo sono maturate le condizioni affinché Regione Lombardia applichi l’articolo 39 del contratto di servizio 2015-2020 che recita: "la Regione potrà comunicare a Trenord la propria intenzione di risolvere il contratto per inadempimento, specificando le cause di inadempimento ed assegnando a Trenord un termine non inferiore a 30 giorni per porre rimedio a detto inadempimento. Decorso inutilmente tale termine la regione potrà risolvere il presente contratto” una occasione da non perdere vista la grave situazione conclude il presidente Dario Balotta
Presidente Attilio Fontana Regione Lombardia (Milano)
Presidente Andrea Camanzi Autorità Regolazione Trasporti (Torino)
Presidente Organismo regionale per le attività di Controllo (Milano)
epc. Rappresentanti dei viaggiatori alla conferenza regionale del TPL
Oggetto: Applicazione Contratto di Servizio regione Lombardia-Trenord 2015-2020, art.39 (risoluzione contratto)
Non è bastata l’adozione del piano di emergenza varato da Trenord nel dicembre del 2018, che prevedeva la soppressione di 150 corse giornaliere, per togliere dallo stato di collasso le ferrovie regionali lombarde. Il piano doveva cessare a fine giugno ma è stato prorogato sine die. Le successive riduzioni dell’offerta dovute al lockdown (una diminuzione del 50% delle corse, con però la garanzia degli stessi contributi pubblici) non sono bastate all’azienda per avviare una profonda quanto attesa riorganizzazione aziendale, sia nel settore della manutenzione che in quello della produzione dei servizi ferroviari. Una situazione frutto di un modello organizzativo che non è mai diventato unitario dopo la fusione di Lenord e Trenitalia: basti pensare che l’unificazione dei turni del personale di scorta e condotta, a 9 anni dalla fusione, non è ancora stata adottata.
Le blande modalità tecniche di contenimento della diffusione del Covid, contenute nelle linee guida riguardanti il settore ferroviario di cui al Dpcm del 9 luglio 2020, non hanno avuto effetti negativi sui servizi e la regolarità del trasporto ferroviario pendolare delle altre regioni italiane: la forte riduzione della domanda ha consentito una gestione in sicurezza della ripresa delle attività, comprese quelle scolastiche. Chi invece è sempre ancora alle strette è Trenord. Gli indici della puntualità sono crollati nonostante la riduzione dell’offerta, e l’emergenza Covid ha mascherato le - storiche - soppressioni dei treni per disfunzioni tecniche e organizzative. Per rendersene conto basta vedere il “bollettino di guerra” dei disagi denunciati dai pendolari in queste ultime settimane. Soppressioni, ritardi, composizioni limitate, aria condizionata non funzionante, porte guaste, inadeguata se non assente informazione all’utenza e treni poco puliti sono la realtà quotidiana di gran parte dei treni e delle linee gestite da Trenord.
Va inoltre ricordato che la nascita di Trenord, a differenza di quanto affermato per giustificare la fusione con Trenitalia, non ha ridotto la conflittualità sindacale: al contrario l’ha estremizzata, se si pensa che per anni si è raggiunto il numero di quasi uno sciopero al mese. E anche l’obiettivo della riduzione dei costi è rimasto solo sulla carta. Già da tempo, di conseguenza, sono maturate le condizioni affinché Regione Lombardia applichi l’articolo 39 del contratto di servizio 2015-2020 che recita: "la Regione potrà comunicare a Trenord la propria intenzione di risolvere il contratto per inadempimento, specificando le cause di inadempimento ed assegnando a Trenord un termine non inferiore a 30 giorni per porre rimedio a detto inadempimento. Decorso inutilmente tale termine la regione potrà risolvere il presente contratto”.
In particolare, ad essere violato sistematicamente è l’articolo 5 del contratto (che riguarda le prestazioni di Trenord). Notiamo che Regione Lombardia tende a giustificare e minimizzare, senza successo, le disfunzioni dell’operatore ferroviario: probabilmente anche per il fatto che Trenord è al 50% in mano a FNM (controllata al 57% dalla regione), mentre l’altra meta è di Trenitalia. Non solo: anche in quanto acquirente dei servizi di Trenord, c’è da chiedersi come mai la Regione insista a pagare a peso d’oro i servizi di Trenord, il cui costo km/treno (quasi 20 euro) è il più caro di tutte le altre regioni d’Italia.
Ci sentiamo di invocare la risoluzione del contratto, infine, anche per attuare la direttiva europea che raccomanda una netta separazione tra il programmatore dei servizi di trasporto pubblico e il gestore degli stessi. Una separazione che sarebbe stata garantita se si fosse assegnato il servizio tramite gara europea e non attraverso affidamento diretto. Superfluo ricordare che altrove in Europa, dove si è proceduto alle gare i servizi esprimono una migliore qualità, il traffico è aumentato e la produttività è superiore di almeno 20 punti. Riteniamo che per il ruolo e l’importanza della Regione Lombardia debba essere rapidamente superato questo gap negativo con le altre regioni d’Europa, e che non si possa ulteriormente offrire un servizio così inefficiente da ridurre l'utenza pendolare ben oltre gli effetti derivanti dalla crescita del lavoro a casa.
Dario Balotta, Presidente ONLIT (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture e Trasporti)
lunedì 3 febbraio 2020
Linea S11 Trenord: una rondine non fa primavera
L’entrata in servizio del nuovo treno “Caravaggio” da lunedì 3 febbraio 2020 sulla linea S11 Rho-Milano-Monza-Como non è la soluzione dei gravi problemi gestionali di Trenord, come invece appare dall’ottimismo sparso a piene mani dall’azienda. Una rondine non fa primavera.
Non basta un nuovo treno per far ripartire Trenord e avere un servizio ferroviario decente: servirà attendere l’arrivo di alcune decine di treni e verificarne la piena affidabilità. Ciò è vero soprattutto alla luce del fatto che i treni precedenti - i TAF e i TSR costruiti da Ansaldo Breda (ora Hitachi) - sono stati consegnati con enormi ritardi rispetto ai programmi e hanno presentato diversi problemi tecnici all’inizio della loro attività, nonostante gli alti prezzi di vendita.
Per lasciarsi davvero alle spalle i problemi legati a ritardi, soppressioni di treni, aria condizionata o riscaldamento guasti, porte rotte, sistemi di vendita dei biglietti inadeguati e iniqui quando non funzionanti, ciò che occorre davvero è un cambio di passo nella gestione di Trenord: una nuova gestione che la proroga del contratto di servizio (con affidamento diretto) per altri 10 anni non assicurerà.
Per quanto riguarda la consegna dei 100 treni Caravaggio ordinati a Hitachi, è lo stesso fornitore ad aver affermato di avere una capacità produttiva fino a 2 treni al mese per la commessa di Ferrovie Nord: è pertanto realistico pensare che le consegne di tutti convogli possano avvenire in 6 anni e 2 mesi, cioè, se tutto va bene, entro febbraio del 2026.
mercoledì 8 gennaio 2020
Europa Verde: "La Regione vuole proseguire con l'affidamento diretto dei disservizi Trenord. Ridicola la presunta penale di 7 milioni; la Regione pagherebbe a se stessa"
Con la nascita di Trenord, dieci anni fa, la Regione aveva promesso un servizio migliore, pace sindacale, sicurezza dei viaggi, economie di scala e risparmi di spesa. Invece è successo tutto il contrario: soppressioni, ritardi, disservizi, scioperi record, incidenti ferroviari, diseconomie di scala (i grandi agglomerati di addetti sono ingestibili nel settore dei servizi) - il tutto mentre i contributi pubblici e le tariffe sono sempre in aumento.
Ora la regione vorrebbe proseguire in questa gestione fallimentare con l’affidamento diretto della concessione a Trenord per altri 15 anni (10+5), confermando il meccanismo infernale che ha portato a sempre maggiori disservizi nonostante il continuo (e assai costoso) cambio di amministratori e manager.
In tutta Europa si è seguito un altro modello: sono state bandite delle gare vere che hanno cambiato volto al trasporto regionale, e così negli ultimi 20 anni i passeggeri sono cresciuti a ritmi elevati, il comfort del trasporto è migliorato, la puntualità e la sicurezza sono cresciute e l’ambiente ne ha tratto giovamento.
In Lombardia, invece, la Regione veste troppe parti in commedia per permettersi di sganciarsi dal controllo politico e consociativo di Trenord: è azionista dell’azienda, compratore dei servizi e programmatore degli stessi. Ecco perché sono ridicole le presunte penali di 7 milioni che Trenord dovrebbe pagare alla regione, cioè al suo stesso azionista.
martedì 24 dicembre 2019
Trenord: Babbo Natale porta i treni ma il suo viaggio durerà quasi 10 anni
di Dario Balotta, Europa verde
La presentazione del nuovo treno “Caravaggio” realizzato da Hitachi per Trenord è stata più una parata che l’annuncio di un serio programma di ammodernamento della flotta delle Ferrovie Nord di cui la Regione detiene il 50% delle azioni. “È partita la rivoluzione” ha detto il presidente regionale Attilio Fontana con sprezzo del ridicolo e dei disagi che mettono ogni giorno a dura prova la capacità di sopportazione dei pendolari lombardi. Nonostante dal 2002 al 2008 siano entrati in servizio ben 78 treni TSR (Ansaldo Breda) previsti dal precedente (e costoso) piano di ammodernamento della flotta, le condizioni del materiale rotabile sono ancora al collasso. Ora, con il nuovo piano partito due anni fa dovrebbero arrivare 161 nuovi convogli: 100 treni Hitachi (ex Ansaldo Breda), 31 Alstom e 30 Stadler (ibridi diesel-elettrici). Ma la presentazione in pompa magna del primo treno Hitachi di qualche giorno fa non basta per assicurare un rapido rinnovo della flotta.
Complessivamente, l’ex fabbrica Ansaldo Breda di Pistoia, da poco ceduta ai giapponesi di Hitachi, ha una capacità produttiva di due convogli al mese. Oltre ai 100 treni ordinati da Regione Lombardia ne deve produrre altri 105 per conto di Trenitalia, che li destinerà al trasporto regionale di 5 regioni (4 per la Toscana, 17 per il Lazio, 39 per l’Emilia Romagna, 47 per il Veneto e 28 per la Liguria). Le consegne avverranno quindi, se tutto va bene, in 9 anni e otto mesi, e solo nel 2028 sarà ultimata la distribuzione dei 205 treni in costruzione.
È stata proprio la Regione, dieci anni fa, a voler creare la joint Venture di Trenord (il famoso "federalismo ferroviario") e di conseguenza a stabilire che i treni se li sarebbe comprata da sola: e da allora la situazione non ha fatto che peggiorare.
mercoledì 28 agosto 2019
Trenord: settembre pioggia di bonus sulle linee lombarde
di Dario Balotta, Europa Verde
Trenord ha reso noto che settembre sarà un mese di pioggia di bonus per i pendolari lombardi. Sono infatti ben 26 linee su 37 che nel mese di giugno non hanno raggiunto lo standard minimi di affidabilità. Pertanto i pendolari del 70 % delle linee lombarde potrà acquistare l’abbonamento mensile con lo sconto del 30%, nel caso di abbonamento annuale potranno richiedere il Bonus alla scadenza dell’abbonamento.
In cima alla classifica delle linee peggiori calcolate sui ritardi, le soppressioni e la riduzione di carrozze ci sono quelle con origine o destinazione Milano che ammontano a 15 tratte. La seconda provincia è Brescia con 5 linee su 5 che interessano la città della Leonessa. Numerose però sono anche le linee (11 che) non interessano il capoluogo ma le aree periferiche della regione, tra queste entra per la prima volta la Brescia Iseo Edolo.
E pensare che il piano emergenziale annunciato dall’a.d. e direttore generale Marco Piuri a dicembre scorso doveva tamponare il collasso dell’azienda. Nonostante la soppressione di ben 150 treni giornalieri e la promessa solenne che grazie ai tagli di 150 nel 2019 ci sarebbero stati treni più affidabili e regolari, Trenord (50% FNM e 50% FS) è ancora al collasso.
La crisi si è invece aggravata nella gestione inefficiente dei turni del personale di scorta (capi treni) e di condotta (macchinisti), nella manutenzione dei convogli nonostante le costose esternalizzazioni e la riorganizzazione denominata (deposito esteso).
I treni nuovi arrivano con il contagocce ed il personale diminuisce anziché crescere come promesso. A ciò va aggiunto che la rete gestita da RFI (gruppo FS) e FNM è sempre malfunzionante e causa anch’essa disservizi. Con le risorse pubbliche trasferite a Trenord e la crisi climatica in una regione come la Lombardia ci si aspetterebbero ben altri servizi.
Le linee sottoposte a bonus del mese di Giugno comunicata da Trenord:
- 15 collegamenti interessanti Milano
- 5 collegamenti Brescia
- 11 collegamenti regionali (esclusa Milano)
- Domodossola - Gallarate - Milano
- Luino - Gallarate - Milano
- Chiasso - Como - Monza - Milano
- Tirano - Sondrio - Lecco - Milano
- Chiavenna - Colico
- Lecco - Molteno - Como
- Lecco - Bergamo - Brescia
- Bergamo - Carnate - Milano
- Seregno - Carnate
- Bergamo - Treviglio
- Bergamo - Pioltello - Milano
- Verona - Brescia - Treviglio - Milano
- Brescia - Piadena - Parma
- Brescia - Cremona
- Mantova - Cremona - Lodi - Milano
- Piacenza - Lodi - Milano
- Stradella - Pavia - Milano
- Alessandria - Mortara - Milano
- Mortara - Novara
- Pavia - Torreberetti - Alessandria
- Pavia - Mortara - Vercelli
- Voghera - Piacenza
- Asso - Seveso - Milano
- Mariano/Camnago - Seveso - Milano
- Brescia - Iseo - Edolo
- Lecco - Carnate - Milano
venerdì 26 luglio 2019
Snaturare Trenord per salvare Pedemontana?
Trenord, la principale controllata di Ferrovie Nord Milano (FNM), si sta sciogliendo sotto il caldo estivo provocando pesanti disagi ai pendolari lombardi, ma la capogruppo sembra avere altro a cui pensare, ovvero un nuovo cambio di proprietà dell’autostrada Serravalle. Gallina dalle uova d’oro prima dell’ acquisizione del 79 per cento della super indebitata Pedemontana (che deve 350 milioni di euro ai suoi creditori), la Serravalle è dunque pronta a un ennesimo cambio di mano, dalla Regione a una sua controllata, FNM quindi ancora a se stessa. Definita perfino su Wikipedia “azienda che tradizionalmente garantisce, con grande puntualità e generosità, consulenze e poltrone agli amici del presidente di turno”, Ferrovie Nord ora parla di un obiettivo “roboante” quanto indefinito, la costituzione del primo polo integrato della mobilità ferroviaria e stradale in Lombardia.
In realtà, dietro questa acquisizione non si nasconde altro che la lunga crisi di Pedemontana, con i lavori fermi da 5 anni, con 200 milioni di debiti con le banche, 50 milioni con la Serravalle, 100 milioni con il comune di Milano (l’equivalente del valore delle azioni restituite), e soprattutto la mancanza in cassa degli oltre 500 milioni previsti dalla Convenzione firmata con lo Stato.
Una mancanza che dovrà essere coperta dal nuovo socio di maggioranza (FNM) entro 9 mesi, sperando così di ottenere in cambio i 2 miliardi di prestito necessari ad avviare il completamento dell'opera. Se l’appuntamento verrà mancato, salterà la defiscalizzazione e l'opera sarà defunta.
L’acquisizione della maggioranza di Serravalle sarebbe una scelta di campo che snaturerebbe Ferrovie Nord, il cui core business non sarebbe più il trasporto ferroviario ma quello stradale, senza contare le conseguenze che avrebbe sul titolo di FNM in Borsa il tentativo di recuperare 850 milioni per un'avventura autostradale impossibile.




















