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venerdì 12 aprile 2024

Ambiente e territorio a Villasanta. Proposte per la salvaguardia del consumo di suolo e la riqualificazione dell'area ex Lombarda Petroli


Il Coordinamento Ambientalista "Osservatorio PTCP" di Monza e Brianza si è da tempo impegnato nella monitoraggio del consumo di suolo nella provincia, intervenendo nelle fasi di pianificazione comunale per suggerire proposte e osservazioni. Recentemente, a Villasanta, il coordinamento insieme a Legambiente Monza ha presentato delle osservazioni alla variante del Piano di Governo del Territorio (PGT) accompagnate da suggerimenti volti alla valorizzazione delle aree dismesse.


Una delle proposte chiave riguarda la valutazione precisa del fabbisogno abitativo, che consideri non solo la domanda attuale ma anche il patrimonio edilizio esistente non utilizzato. Questo approccio mira a evitare una sovrastima del fabbisogno abitativo, riducendo così la pressione sull'espansione urbanistica e favorendo invece la riqualificazione delle aree già urbanizzate e la creazione di spazi verdi pubblici.


Per quanto riguarda l'area ex Lombarda Petroli, si sollecita a non accettare le richieste di incremento volumetrico avanzate dalla curatela fallimentare che ne gestisce l'area. Si propone invece di destinare una maggiore superficie a "bosco urbano", consentendo solo attività compatibili con questa destinazione, come la bonifica del terreno attraverso tecniche di fitodepurazione e fitorimedia. Si auspica inoltre la creazione di un accordo di programma tra enti pubblici per restituire l'area al pubblico e riqualificarla per un uso collettivo.


Si suggerisce anche l'inclusione di diverse aree libere nel Parco Regionale Valle Lambro al fine di preservarne la natura e la biodiversità. Questo comprende le aree limitrofe al centro commerciale "Il Gigante", le aree agricole al confine con il Comune di Arcore e le aree nelle adiacenze della Rovagnati. Inoltre, si propone di inserire due piste ciclopedonali esistenti nella tavola cartografica del parco, garantendo così una maggiore fruibilità e valorizzazione del territorio.

Altre osservazioni riguardano l'adeguamento del Quadro Conoscitivo e Ricognitivo del Piano di Governo del Territorio con i dati del Censimento Istat 2021 e lo stralcio di una norma di attuazione potenzialmente obsoleta o non più necessaria.

Queste proposte mirano a promuovere una pianificazione territoriale sostenibile, che tenga conto delle esigenze ambientali, sociali ed economiche della comunità locale, favorendo la conservazione del paesaggio e migliorando la qualità della vita dei cittadini.

 

[Per scaricare le osservazioni in formato pdf cliccare qui]

venerdì 22 marzo 2024

Presidio a Villasanta: un NO deciso alla speculazione sull'ex Lombarda Petroli


Il 23 marzo 2024 segnerà un momento cruciale per la comunità di Villasanta, dove cittadini, organizzazioni civiche e istituzioni locali si uniranno per respingere energicamente ogni forma di speculazione sull'area ex Lombarda Petroli. Organizzato dal movimento "Cittadini per Villasanta", il presidio si terrà alle ore 10 del mattino presso il parcheggio di via Raffaello Sanzio.

La preoccupazione scaturisce da recenti dichiarazioni riportate dalla stampa locale, che sembrano minimizzare i livelli di inquinamento presenti nella zona. In un contesto in cui i curatori fallimentari e il Comune sono da tempo coinvolti in una querelle legale, il Comune ha sempre manifestato una ferma determinazione nel tutelare la salute dei suoi cittadini. La sua volontà di preservare l'ampia area verde centrale dell'ex raffineria, trasformandola in un bosco urbano accessibile, è nota e condivisa.


Tuttavia, resta irrisolto il problema del sottosuolo, gravemente compromesso dagli anni di attività petrolifera e da sversamenti illeciti. Grazie alle opportunità offerte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), potremmo finalmente assistere a una svolta significativa in questa vicenda.

Ma, nonostante le speranze riposte nel PNRR, si registrano continui tentativi di deviazione da parte di alcune parti coinvolte. Alcune forze politiche locali, in particolare, sembrano ambigue nel loro giudizio, proponendo sviluppi incompatibili con la salvaguardia ambientale, come insediamenti di logistica pesante o centri di produzione di idrogeno. La Lista "Cittadini per Villasanta" ribadisce che la priorità assoluta rimane garantire la salubrità dell'area e eliminare i rischi per la salute della popolazione e dell'ecosistema circostante.


Il presidio del 23 marzo rappresenta un'opportunità unica per manifestare un deciso NO a ogni forma di speculazione, difendere la salute dei cittadini di Villasanta e proteggere il territorio comunale. L'invito è esteso a tutti i cittadini, i partiti, i comitati, le organizzazioni ambientaliste e coloro che condividono questi valori fondamentali. La partecipazione di tutti è essenziale per far sentire forte e chiaro il messaggio: la salute e l'ambiente non sono negoziabili.

 


 

mercoledì 31 gennaio 2024

Difendiamo l'area verde di rigenerazione naturale nell'ex Lombarda Petroli di Villasanta


a cura di

Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di MB
Comitato Oasi del Sole Villasanta


Sull’area ex Lombarda Petroli di Villasanta, pari a 150mila metri quadri, da cui si originò nel 2010 uno dei più gravi disastri ambientali in Italia, poi accertato dalla Magistratura essere di natura dolosa, è nata e perdura una complicata vicenda che val la pena illustrare.
Siamo in presenza di un fallimento con un curatore cui è stato demandato il compito di gestire la procedura e amministrare il patrimonio dell’imprenditore fallito, i cui creditori sono in gran parte enti pubblici.


Sinora la curatela del fallimento non è riuscita o non ha voluto procedere nel mettere all'asta il patrimonio, come si fa normalmente in queste situazioni, per poi ricompensare con il ricavato i creditori.

É presumibile supporre che non lo abbia fatto perché il valore attuale dell'area è inferiore alle somme da risarcire ai creditori e abbia perciò preferito tentare di valorizzare l'area per farle acquisire un valore nominale superiore.
Per ottenere questo risultato, ha sollecitato a più riprese una diminuzione di 28 mila mq della superficie libera, chiedendo che tale superficie vada ad ampliare il comparto edificabile con 20 mila mq.


In questa intricata situazione sono stati poi avviati una serie di ricorsi legali, uno vertente proprio sull'area non trasformabile.
Nel complesso si tratta di circa a una ventina di contenziosi giudiziari in corso, alcuni dei quali creati al solo scopo di rallentare l’iter di bonifica che il Comune è riuscito ad avviare, tramite complesse relazioni con Regione Lombardia.


Per la bonifica vi sono risorse economiche complessive che possono arrivare fino a 7 milioni di euro, comprensive di fondi del PNRR.
C’è però opposizione da parte della curatela fallimentare poiché con la bonifica fatta dalla Regione, quest’ultima ha la facoltà di addebitare i costi alla proprietà. Proprietà che però non può far fronte al pagamento e che conseguentemente potrebbe incorrere in una procedura di esproprio per il valore corrispondente.
La strategia della curatela è dunque quella di ricercare l’aumento del valore immobiliare del comparto ex Lombarda Petroli, da ottenere con la riduzione degli oltre 60000 mq di terreno non trasformabile previsti dal PGT di Villasanta e con il contemporaneo  aumento della superficie e delle volumetrie dell’edificabile.
Questa operazione, per noi incondivisibile, è ritenuta necessaria per trovare un operatore che acquisterebbe l'area, accollandosene anche gli oneri di bonifica.
 

A dicembre 2023, è poi arrivata la sentenza del Consiglio di Stato in merito alla causa intentata dalla curatela fallimentare contro l’amministrazione di Villasanta proprio sulla quantificazione di 90mila metri quadrati a standard, ossia a usi collettivi, tra i quali figurano i noti 60 mila mq non trasformabili.
Anche se non viene adeguatamente chiarito ed è invece opportuno qui rimarcarlo, la sentenza lascia comunque intatta la facoltà dell’amministrazione di determinare questa destinazione chiedendone una “adeguata motivazione”, cosa che il Comune sta provvedendo a fare, essendo in corso la variante al Pgt.

 

Dopo quest’ultimo accadimento, la curatela, in assonanza con altri incauti soggetti, ha pensato bene di sostenere la realizzazione di un fantomatico hub ferroviario, con un contorno di altre mirabolanti ipotesi.

Nell’arena si gettano suggerimenti senza valutarli seriamente, senza stimarne l’utilità e la redditività, senza considerare il complesso iter e la necessità di una verifica di fattibilità e senza un approfondito e mirato studio di viabilità e traffico merci che un simile progetto richiederebbe, dovendo essere contemplato in un piano d'area con il coinvolgimento di enti, azienda ferroviaria, istituzioni e investitori, tenendo nel dovuto peso anche l’opinione della cittadinanza.
Una proposta del resto non nuova e del tutto simile a quella fatta nel 2004 dalla Ex Dogana di Concorezzo e ora come allora priva di fondamento operativo.


I gruppi firmatari del presente comunicato, ritengono che sia prioritario e indispensabile procedere da subito alla bonifica del comparto e che sia necessario tutelare il verde della rinaturalizzazione attualmente già spontaneamente in atto come risarcimento ambientale per il disastro subito dalla comunità nel 2010.
Sottolineano inoltre che le soluzioni proposte per le altre porzioni del comparto vadano perseguite con necessari, inevitabili e seri approfondimenti per poterne valutare la reale fattibilità.

Nell’area ex Lombarda Petroli va confermata una robusta aliquota di recupero a verde, evitando una cementificazione sconsiderata. La trasformazione in un parco di cintura urbana, proprio a partire dalla porzione a verde attualmente lì prevista dal PGT comunale, consentirebbe altresì di ampliare il corridoio ecologico in essere.



Rassegna stampa


venerdì 7 febbraio 2020

Lombarda Petroli, chi è stato?



A dieci anni dal sabotaggio al deposito della Lombarda Petroli di Villasanta (MB)

Il 23 febbraio 2020 alle ore 20.30
in Arci Sottovento
Via Monte Grappa 4/a
Monza

presentazione del libro inchiesta

LOMBARADA PETROLI
chi è stato?

Saranno presenti l'autore Marco Fraceti e Vittorio Agnoletto curatore della prefazione.

domenica 23 settembre 2012

Processo Lombarda Petroli: Sit-in degli ecologisti il 25 settembre davanti al tribunale di Monza "perchè chi ha inquinato paghi"



Comunicato stampa di "Ecologisti e Reti Civiche - Verdi Europei di Monza Brianza"

A oltre due anni e mezzo dai fatti, si terrà a Monza il 25 settembre la prima udienza del processo contro i titolari della ditta Lombarda Petroli, che le indagini svolte dalla Magistratura hanno portato a ritenere responsabili dell’impressionante disastro ambientale causato dallo sversamento di una grande quantità di idrocarburi nel fiume Lambro avvenuto il 23 febbraio 2010 le cui immagini fecero il giro del mondo.

Al fine di rendere evidente che sensibilità ambientale e sdegno dei cittadini per questo abnorme gesto criminale contro l’ambiente e l’uomo non sono diminuiti, per sostenere il lavoro della Magistratura e per ribadire il concetto che “chi inquina paga”, l'associazione degli Ecologisti Reti Civiche - Verdi Europei della provincia di Monza Brianza, con l'adesione di altre realtà lombarde di verdi ed eco civici e del coordinamento nazionale, organizza alle ore 11,30 del 25 settembre 2012 un sit-in davanti al Tribunale di Monza in p.zza Garibaldi.

L’associazione locale di Monza Brianza, che è parte del movimento nazionale degli Ecologisti Reti Civiche - Verdi Europei, da tempo ha chiesto all’Amministrazione Comunale di Monza di costituirsi parte civile. Questo in ragione del fatto che i primi effetti del danno, ambientale e morale subito dalla comunità si sono avuti proprio a Monza / S.Rocco.

Alcune settimane dopo i fatti il Comitato dei Cittadini del fiume, assieme ai docenti di alcune scuole primarie e secondarie di primo grado di Monza, Cologno Monzese e Sovico, condusse un’inchiesta, attraverso un questionario, interviste e disegni, che riguardò un campione di circa 500 studenti. La ricerca, validata nella sua metodologia da scienziati di livello internazionale, quale il professor Kaj Noschis, docente di psicologia dell’ambiente al Politecnico di Losanna, rilevò come allora bambini e ragazzi provarono una significativa sofferenza psichica di fronte a quanto avvenuto.

Per questo chiediamo che il processo, insieme al danno ecologico e patrimoniale, consideri anche il danno morale e che quindi il doveroso risarcimento sia destinato anche a iniziative di educazione ambientale, che possano riportare tra le giovani generazioni e i cittadini fiducia in un futuro dove l’ambiente sia rispettato perché noi stessi di questo siamo parte. Iniziative di cui il Comune di Monza in particolare si dovrebbe fare carico.

Ecologisti e Reti Civiche - Verdi Europei di Monza Brianza
ecologicivicimonza@libero.it

lunedì 7 novembre 2011

WWF: "Impianti a rischio lungo il Po e i fiumi attraversati dalla piena. Il caso eclatante dell'area Lambro Olona Seveso"


Dalla ‘Lombarda Petroli’ lungo il Lambro ai depositi di scorie nucleari sulla Dora Baltea fino al distretto conciario sulle rive dell’Arno: viaggio nei fiumi che scorrono lungo il pericolo.

Azzerati i fondi per la messa in sicurezza nella Finanziaria 2012.

“La temuta ondata di piena del Po preoccupa per le possibili esondazioni ma anche perché  fa riemergere altre paure nei confronti degli impianti a rischio collocati nel suo bacino che nel febbraio 2010 si materializzarono con lo sversamento di 2600 tonnellate di idrocarburi dalla “Lombarda Petroli” di Villasanta sul Lambro”. Lo afferma il WWF Italia ricordando le situazioni di rischio per la presenza di attività pericolose o inquinanti localizzate troppo a ridosso dei nostri principali corsi d’acqua a cominciare dal Po. “Fatti ben conosciuti  - spiega l’associazione ambientalista - su cui si dovrebbe investire urgentemente in maniera mirata sulla base di un Piano strategico Nazionale di priorità per rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico, quale quello istituito con la Legge Finanziaria del 2008, che nel 2009 ha visto lo stanziamento di 265 milioni di euro, e che ora viene azzerato con la Legge di Stabilità 2012”.

IMPIANTI A RISCHIO NEL BACINO DEL PO: I CASI PIU’ ECLATANTI.

Quello di Villasanta in particolare  è solo uno dei tanti impianti a rischio nel bacino del Po e in particolare in quella che un tempo era chiamata  l’area a rischio Lambro-Seveso–Olona, interessata nel 1988 da un costoso e fallimentare piano di recupero ambientale. Ma lungo questi tre corsi d’acqua. nelle provincie di Milano e Monza-Brianza, vi sono numerosi impianti a rischio come la “Galvaniche Ripamonti” a Cologno Monzese lungo il Lambro, o le aziende chimiche lungo il Guisa, come la  “Azko Chemicals “(Arese) o la “Brenntag” (Bollate); lungo il Bozzente vi sono la “Arotech” e la “Galim” (Lainate); lungo l’Olona c’è la “Pharmacia e Upjohn” (Nerviano) o sul Sevevo la “Clariant” : tutte trattano sostanze chimiche, alcune particolarmente pericolose. Ma tutto il bacino del Po è interessato da impianti e depositi di stoccaggio pericolosi ubicati a pochi metri dagli alvei, come nel caso di Saluggia, sulla Dora Baltea, vergognosamente canalizzata fin dalla valle d’Aosta, dove  vi sono ben due depositi di stoccaggio di scorie nucleari lambiti già dall’alluvione del 2000.
Lungo il Po troviamo anche discariche di amianto, come quella di Albaredo Arnaboldi (Pavia), piuttosto che la raffineria Tamoil di Cremona, già protagonista di sversamenti in fiume e posta tra il Po e la città, fino ad arrivare al delta dove incombe la centrale termoelettrica di Porto Tolle, dopo essere passati da Ostiglia con la centrale Enel a ridosso dell’argine maestro.

DA NORD A SUD, FIUMI CHE SCORRONO LUNGO IL PERICOLO.


Il problema è diffuso in tutta Italia coinvolgendo fiumi piccoli e grandi e, spostandosi al centro e poi a sud,  a ridosso del Marecchia (Rimini) vi sono impianti per il gas, mentre il Panaro è interessato da aree a rischio elevato in comune di Marano sul Panaro.
Vi sono anche aree rischio attraversate dai fiumi come nel caso dell’Arno che passa nel  distretto conciario, che comprende la zona di S. Croce sull'Arno, dove si concentrano molte aziende di cui ben 400 industrie conciarie, con problemi di sfruttamento della falda e di immissione in Arno dei reflui che, anche dopo la depurazione, contengono ancora non trascurabili carichi inquinanti. Vi sono poi le aree indicate come “siti d’interesse nazionale per le bonifiche” come lungo il Tavo- Saline in Abruzzo o la val Basento in Basilicata interessata da una pericolosa area industriale, manifatturiera e centrale del gas.

LE SOLUZIONI PER LA MESSA IN SICUREZZA. 

“Tutte le misure necessarie per la messa in sicurezza di questi impianti dovrebbero essere inserite nel cosiddetto Piano strategico Nazionale di priorità per rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico, i cui fondi però sono stati azzerati nella Finanziaria 2012”, spiega Andrea Agapito, Responsabile Acque del WWF Italia. “Attualmente diverse Regioni hanno completato i catasti degli impianti a rischio, ora è necessario agire  per aggiornarli ma anche per avviare campagne di informazione e protocolli di sicurezza che riducano al minimo il rischio. L’azione migliore però è la delocalizzazione, che il WWF chiede da almeno 10 anni, ma mancano i fondi. E’, però, urgente mettere in sicurezza tutte queste situazioni; è indispensabile fornire indicazioni per cercare di limitare i danni ed evitare la dispersione, durante le piene, di materiali pericolosi”.

“Per questo è necessario – conclude Agapito - che tutti gli impianti lungo i fiumi siano dotati di sistemi  dry-proof, finalizzati ad impedire o minimizzare l’ingresso dell’acqua negli edifici (infissi a tenuta stagna; posizionando barriere mobili in corrispondenza di porte e finestre che possono non impedire l’ingresso dell’acqua ma ritardandolo consentono di allontanarsi o di mettere al sicuro mobili ed oggetti di valore ) e/o wet-proof, mirati ad aumentare la resistenza una volta che l’acqua sia entrata (elevazione delle apparecchiature, come quelle elettriche, su piedistalli o piattaforme o istallazione nei piani superiori; protezione delle apparecchiature con sistemi di ancoraggio o a tenuta stagna…)”.

martedì 22 febbraio 2011

Disastro Lambro, un anno dopo

articolo di
Erica Sirgiovanni
Terra Milano


AMBIENTE. Ancora nessun colpevole per lo sversamento di idrocarburi nel fiume. In 12 mesi, altri 7 allarmi per scarichi industriali.



E' passato un anno dal disastro ambientale del febbraio 2010, quando 2.600 tonnellate di idrocarburi  provenienti dalla ex raffineria Lombarda Petroli di Villasanta, furono sversati nel tratto brianzolo del fiume Lambro, provocando uno dei peggiori disastri ecologici che la regione ricordi. Ad oggi, l’indagine giudiziaria è ancora aperta ma non c’è nessun colpevole. Le condizioni del fiume che lambisce Milano per arrivare al Po è da sempre critica e continua a preoccupare, ma sono soprattutto i continui scarichi industriali ad aggravare una situazione già di per sé compromessa. Solo nell’ultimo anno, l’allarme è scattato ben sette volte.

L’ultimo episodio risale solo a un mese fa, quando l’allarme scattò dopo il rinvenimento di alcuni residui di nafta, provenienti probabilmente dal lavaggio di una cisterna. A denunciarlo è ancora una volta Legambiente durante il convegno, organizzato ieri mattina a Milano, per fare il punto della situazione e presentare i risultati delle analisi effettuate dall’Arpa lungo il corso del fiume. Secondo i dati presentati, gli effetti dello sversamento dello scorso febbraio sono solo attenuati, ma la situazione complessiva non è migliorata. Su 42 depuratori nel bacino Lambro - Seveso - Olona , 20 non sono conformi alla norma. I casi più critici sono quelli dei depuratori di Varedo, che scarica nel Seveso, e di Monza, che scarica nel Lambro, determinando la morte biologica del tratto fluviale a valle.

A conti fatti, secondo Legambiente, nell’intero bacino del Lambro, che comprende anche Olona e Seveso con i relativi affluenti, solo il 60% degli scarichi civili e industriali passano attraverso un depuratore, tutto il resto, finisce nei fiumi senza alcun trattamento. Un dato addirittura peggiore di quello medio regionale, che stima nel 78% la percentuale di acque di scarico che subiscono un trattamento depurativo. Motivo per il quale la Lombardia è esposta a ben due procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea. Versa in gravissime condizioni anche il sistema di collettori e fognature che risalgono addirittura a 150 anni fa. Secondo Damiano Di Simine, Presidente di Legambiente Lombardia, «è proprio questa una delle strade per cui deve passare il risanamento del bacino. Si è resa oramai necessaria anche l’organizzazione di una governance strutturata fra i vari enti per la gestione delle acque, a iniziare dal “Contratto di fiume” che dovrebbe prendere il via tra pochi mesi, coinvolgendo tutti i Comuni interessati».

venerdì 18 febbraio 2011

Lambro: un anno dopo - incontro sul luogo più colpito dal disastro

Il 23 febbraio 2011 la Provincia Monza e Brianza fa il punto della situazione, partecipano Paola Brambilla Presidente WWF Lombardia e Damiano di Simine Presidente Legambiente Lombardia.

Il 23 febbraio 2010, nelle prime ore del giorno, ignoti aprono dolosamente le saracinesche delle cisterne alla Lombarda Petroli di Villasanta. Un'onda nera di oltre 2.600 tonnellate di gasolio e olio combustibile si riversa sul terreno e precipita in fognatura fino a raggiungere il depuratore di San Rocco: unita alle piogge dei giorni precedenti, tracima oltre gli sfioratori d'ingresso dell'impianto e si riversa nel Lambro.
L'azione della Provincia congiuntamente a quella dei tecnici di Brianzacque, azienda che gestisce il depuratore, riesce a trattenere nelle vasche primarie oltre 1200 tonnellate di materiale inquinante ma il danno al fiume è comunque immenso; la melma oleosa ne devasta l'intero corso fino al Po dove viene fermata dalla protezione civile all'altezza della diga di Isola Serafini.
Ad un anno dal disastro si fa il punto della situazione, con i monitoraggi compiuti da Arpa Lombardia, gli interventi di messa in sicurezza, le prime opere di bonifica ma anche guardando in prospettiva al recupero ambientale con le azioni del contratto di fiume e il piano d'ambito territoriale ottimale.

Ne parlano gli amministratori ed i tecnici tornando sul luogo più colpito dal disastro, il grande depuratore di San Rocco, che tratta le acque nere di buona parte della Provincia di Monza e della Brianza.

Ore 9.30 ALSI SpA Depuratore Monza S.Rocco, tangenziale nord uscita Monza S.Alessandro, via Enrico Fermi 105

 Programma completo

Leggi sul sito del WWF le news sul disastro

lunedì 14 febbraio 2011

Disastro Lambro un anno dopo: quali risposte dalle istituzioni? I cittadini domandano.

Ad un anno dal disastro Lambro / Lombarda Petroli il Comitato dei cittadini del fiume organizza una serata di confronto con le istituzioni.

22 febbraio 2011 - ore 21,00

Auditorium di Villa Camperio, Via Confalonieri 55, Villasanta (MB)

Programma

ore 21 - proiezione del filmato-reportage "Un Po di petrolio" (2011) di Nicola  Angrisano.

ore 21,30 - Tavola rotonda / dibattito

Sono stati invitati:
- l'Assessore all'Ambiente della Regione Lombardia Marcello Raimondi;
- il Presidente della VI Commissione del Consiglio Regionale G. Frosio;
- il Presidente di ARPA Lombardia Enzo Lucchini;
- il Presidente della Provincia di Monza / Brianza Dario Allevi;
- Il Sindaco del Comune di Villasanta Emilio Merlo.

Presiede:  Roberto Albanese - Coordinatore Comitato cittadini del fiume.

Verranno raccolte proposte di cittadini e associazioni (WWF ­ Legambiente - Italia Nostra) al Comitato dei cittadini del fiume.

Domande ai relatori

Dopo il disastro quali sono stati i programmi predisposti dall'Istituzione da Lei rappresentata, le iniziative realizzate e con quali risultati? In particolare relativamente a:
  • Monitoraggio delle conseguenze sull'ecosistema e sulla catena alimentare nonché risanamento del danno ambientale al fiume (con bonifica, recupero a verde ed uso sociale delle aree ex industriali).
  • Risarcimento del danno ambientale e anche del danno morale, in particolare subito dalle giovani generazioni.
  • Ammodernamento del depuratore di Monza.
  • Revisione della modalità di gestione della direttiva Seveso, dimostratasi deficitaria.
  • Ampliamento del sistema delle aree protette verso la media e bassa valle del Lambro.
  • Utilizzo degli interventi riparativi come occasione per creare un tessuto imprenditoriale di economia verde durevole.
  • Programmi continuativi di informazione, e di formazione all'ecocittadinanza e di esercizio della democrazia partecipativa al fine di favorire il protagonismo dei cittadini (cittadinanza attiva).

Comitato dei cittadini del fiume

Per contatti: info@greenman.it

giovedì 10 febbraio 2011

Disastro del Lambro. C’è il rischio impunità

articolo di Giorgio Mottola - Terra News

EMERGENZE. Il governo non ha recepito la direttiva europea sulla responsabilità amministrativa nei reati ambientali. E ora i colpevoli dello scarico illegale nel fiume potrebbero passarla liscia.

La buona notizia è che la Procura di Monza ha raccolto prove sufficienti a carico dei presunti responsabili dello scarico illegale nel Lambro di oltre tremila tonnellate di idrocarburi. La cattiva è che con molta difficoltà il capo di imputazione potrà essere il disastro ambientale. Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, titolari della Lombarda Petroli colpevole dello sversamento, potrebbero essere rinviati a giudizio solo per irregolarità fiscali e reati ambientali minori. La beffa è dovuta al mancato accoglimento da parte del governo della direttiva europea sulla normativa ambientale che avrebbe introdotto la responsabilità amministrativa.

Il ministro Angelino Alfano l’aveva indicata come una priorità nella lotta alle ecomafie: «Insieme al ministero dell’Ambiente recepiremo nel più breve tempo possibile la direttiva comunitaria al fine di elidere l’evidente asimmetria che esiste tra la pervasività criminale e l’efficacia della normativa vigente», aveva detto all’inizio del 2010 a un convegno sul ciclo integrato dei rifiuti. Nonostante fosse considerata prioritaria, la direttiva 99 del 2008 non è mai stata recepita. La scadenza era stata fissata per il 26 dicembre del 2010. Ma sia Alfano che la Prestigiacomo si sono dimenticati di portarla in Consiglio dei ministri. Quindi nel codice penale italiano non c’è traccia di responsabilità amministrativa per i reati ambientali. «Per questo motivo», spiega Sergio Cannavò vice presidente di Legambiente in Lombardia, «nella vicenda del Lambro ai Tagliabue potrà essere imputata soltanto la responsabilità omissiva, dal momento che la giurisdizione italiana non prevede nulla di specifico per questa fattispecie di reati».

Per i magistrati di Monza lo sversamento a fiume non fu un incidente. Scaricando nel Lambro oltre tremila tonnellate di oli minerali e idrocarburi, i titolari della Lombardia Petroli avevano l’intenzione di nascondere reati fiscali. Anni prima, allo scopo di far cancellare la loro azienda dall’elenco dei siti a rischio, si erano adeguati alla cosiddetta direttiva Seveso (adottata negli anni ’80 dai paesi dell’Unione europea dopo il disastro avvenuto nel ’76 nel comune brianzolo), che consente di stoccare nei depositi materiale inquinante non superiore alle duemila cinquecento tonnellate. I Tagliabue, sebbene avessero abbandonato l’attività da molti anni, continuavano a conservare all’interno dei loro capannoni quantità di oli e idrocarburi gran lunga maggiori. Non solo violavano la direttiva europea, ma in questo modo avrebbero evitato di pagare al fisco svariati milioni di euro di accise sugli oli minerali. Perciò lo scorso 23 febbraio avrebbero deciso di svuotare i serbatoi della propria azienda, scaricando nel Lambro gli idrocarburi in eccesso.

I magistrati della Procura di Monza Emma Gambardella e Donata Costa, che tra un mese dovrebbero depositare gli atti, hanno quindi definitivamente escluso la pista della ‘ndrangheta, che inizialmente era stata chiamata in causa. L’operazione di svuotamento dei serbatoi è stata infatti compiuta da una mano esperta. Gli idrocarburi sono stati prima riscaldati allo scopo di renderli più liquidi e i bocchettoni sono stati aperti secondo la procedura abituale. Solo qualcuno che lavorava nell’azienda poteva dunque essere in grado farlo. «Sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta bisogna però tenere gli occhi aperti», dice la senatrice del Pd Daniela Mazzucconi, componente della Commissione Ecomafie. Villasanta, il comune in cui è avvenuto lo sversamento nel Lambro è appena a 20 chilometri da Desio, dove secondo i magistrati si trova la più antica ndrina lombarda. «Qui - segnala la senatrice- con l’Expo e la Pedemontantana i clan potrebbero fare affari d’oro».

martedì 8 febbraio 2011

Lambro: l'onda nera dei petrolieri

Sono due gli indagati per la marea nera che nel febbraio scorso infestò le acque del Lambro. Si tratta di Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, 54 e 49 anni, titolari della Lombarda Petroli di Villasanta. L'accusa, per il disastro ambientale che portò 2 mila e 600 tonnellate di idrocarburi, prima nel Lambro e poi nel Po, sarebbe di sottrazione all'accertamento o al pagamento dell'accisa sugli oli minerali. Ma non solo, visto che i due sono sospettati anche di aver favorito lo sversamento, con la collaborazione di alcuni operai. Gli inquirenti si stanno concentrando sui vari passaggi che sarebbero stati necessari perché gli idrocarburi finissero nelle acque. Troppi per essere un incidente. I sospetti che aleggiano per i due riguarderebbero la dismissione dell'impianto, ma soprattutto la zona residenziale che sarebbe dovuta nascere sui quei terreni, costruita dal gruppo Addamiano e che, scherzo del destino, si sarebbe chiamata Ecocity. In vista di questo passaggio, la Lombarda Petroli, era passata da 300 operai a poco più di 10, anche se il ridimensionamento non era avvenuto completamente. Le quantità di idrocarburi stoccate erano sempre di ingenti dimensioni, anche se non venivano segnate nei registri contabili non risultano tasse versate per quella quantità di carburanti o oli industriali. Troppo costosa la bonifica? Per questo i pubblici ministeri di Monza, Emma Gambardella e Donata Costa, continueranno negli interrogatori. A un anno dal disastro, che portò il materiale inquinante fino al mare Adriatico, si fanno sempre più pressanti i dubbi avanzati prima della vicenda dagli ambientalisti. Secondo alcune loro relazioni, datate 2010, si leggerebbero rassicurazioni eccessive da parte delle istituzioni locali e ritardi nei soccorsi (sversamento alle 2.30, segnalazione alla sala operativa della Protezione civile regionale alle 10.25). Inoltre, Giuseppe Tagliabue, era già stato sotto inchiesta per aver violato la legge. In particolare la normativa Seveso, che consente di stoccare un massimo di 2.500 tonnellate di materiale inquinante. I due imprenditori, difesi dall'avvocato Giuseppe Bana, si sono comunque dichiarati innocenti, anzi vittime di quanto accaduto la notte tra il 23 e il 24 febbraio del 2010.

Fonte: Piacenza24 

Partecipa alla conferenza/dibattito "Il lambro, un fiume in agonia"
Giovedì 10 Febbraio 2011, ore 21, a Veduggio con Colzano, Via Piave, 2 presso la Biblioteca Comunale

Il Lambro, un fiume in agonia?

L’inquinamento industriale del Lambro verificatosi nella notte tra il 22 e il 23 febbraio dello scorso anno nel deposito idrocarburi “Lombarda Petroli” di Villasanta non è che uno dei tanti attentati a questo fiume che attraversa la nostra Brianza. Ma il Lambro è ancora in grado di reagire? Cosa possiamo fare per salvarlo? Quali sono i progetti delle Istituzione? Quali iniziative educative possiamo organizzare per costruire una cultura di rispetto del Lambro?

Parliamone con:
- Nik Albanese, Segretario dell’Associazione Greenman
- Luciano Erba, Ecologista e ricercatore del fiume Lambro

Giovedì 10 Febbraio 2011 – ore 21,00

Veduggio con Colzano - Biblioteca Comunale - Via Piave, 2

Organizza: Veduggio Domani

venerdì 12 novembre 2010

Lambro: l'emergenza dimenticata

di Sirio Valent
tratto da Terra News del 10/11/2010

Nel fiume Lambro sono stati rinvenuti valori di policlorobifenili superiori alla norma. A 9 mesi dal disastro della raffineria della ex Lombarda petroli, la bonifica procede con grande ritardo. E i fondi sono ancora fermi.

L'emergenza Lambro non è finita. A 9 mesi di distanza dal disastro dell’onda nera, i suoi sedimenti restano carichi di sostanze tossiche, gravemente inquinanti per il territorio e minacciose per l’uomo. Mentre gli interventi di bonifica tardano ad arrivare. Lo ha rilevato l’Arpa Lombardia, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, che da febbraio monitora mensilmente le acque del fiume. Lungo il corso d’acqua sono stati rilevati accumuli di sedimenti particolarmente nocivi: non solo perché contengono alte concentrazioni di metalli pesanti (come cromo, piombo, stagno), ma per i composti Pcb, i policlorobifenili. Queste sostanze, molto stabili a livello molecolare, si accumulano nei tessuti organici (anche umani, in seguito a contatto o ingestione) e hanno effetti simili alla diossina. L’Agenzia internazionale per le ricerche sul cancro (Iarc) di Lione li ha classificati come probabili agenti cancerogeni per l’uomo.

Dal 1999 sono banditi dallo Stato italiano, che ne ha decretato la dismissione completa. Le concentrazioni rilevate dall’Arpa nel Lambro non sono affatto trascurabili, a detta degli esperti: al 26 settembre, i sedimenti contenevano 0,407 mg/kg di pcb nei pressi di Cologno Monzese (Mi). Solo due mesi prima, al 21 luglio risultavano essere addirittura 2,852 mg/kg. Non va meglio a Orio Litta, vicino alla foce del Lambro nel Po, a Peschiera Borromeo, o a San Zenone: i valori restano compresi tra 0,677 e 0,556 mg/kg. Tutti valori al di sopra del livello massimo previsto per le aree residenziali. Non va meglio per i metalli, come spiega bene anche la professoressa Silvia Canepari, dell’Università di Roma La Sapienza: «I valori riportati sono abbastanza alti e sicuramente inadatti ad un uso agricolo». L’esondazione dello scorso weekend del fiume Lambro, insieme al Seveso, ha risvegliato l’allarme per la zona. Dal punto di vista scientifico, i sedimenti pericolosi potrebbero non essersi mai mossi dal letto del fiume.

«Bisogna capire quale quantità di sedimenti contaminati si è effettivamente depositata sui terreni agricoli, durante queste esondazioni», sottolinea la professoressa Sabrina Saponaro, docente del Dipartimento Ambientale del Politecnico di Milano. «Sicuramente i pcb sono sostanze molto pericolose, ma si muovono pochissimo. E non sono solubili in acqua. Quindi, dove sono, restano». Una caratteristica che ne rende estremamente complessa, e costosa, la bonifica. Per ripulire un terreno dalla presenza di pcb, infatti, si può ricorrere soltanto al bulldozer per asportare la terra, collocarla in discariche “sicure” (posto che esistano) e intervenire con trattamenti termici che volatilizzano le sostanze in altre, biodegradabili. Tutto questo costa. E richiede, oltre ad approfondite indagini sui suoli, anche una volontà politica precisa per rintracciarli. Come sottolinea da mesi Lorenzo Baio, responsabile Legambiente, «il Lambro è stato dimenticato. Non c’è stata ancora nessuna bonifica, al di là della prima emergenza per frenare gli idrocarburi: e tutte le sostanze nocive che la Lombarda Petroli ha sversato si sono depositate su rive e fondali».

Secondo i conti della Protezione civile, furono 400 le tonnellate disperse nel fiume nei ultimi giorni di febbraio. I fondi sono ancora fermi: dopo i 250mila euro messi a disposizione dal Governo per gli interventi della prima ora (conclusi già con la prima settimana di marzo), sono stati previsti 20 milioni di euro per interventi di medio e lungo periodo attraverso il Contratto di Fiume. Il documento, che prevede la collaborazione di diverse autorità locali per la tutela e il miglioramento dei bacini fluviali, è stato da poco ratificato. I tempi di bonifica, comunque, restano lunghi. è certamente necessario un monitoraggio sulle rive del Lambro: ma, come sottolinea bene Baio, «non basta fare rilevamenti, servono interventi concreti».

martedì 7 settembre 2010

Lambro: non si sa ancora cosa contenevano veramente i serbatoi della Lombarda Petroli

Sabato scorso si è svolto a Monticelli (PC) il convegno "Salviamo il Po" dove amministratori locali e confinanti del cremonese, lodigiano e parmense hanno discusso su come salvare il Po dai problemi dell'inquinamento, della navigabilità e dello spettro di un ritorno al nucleare.

Tra gli intervenuti il presidente di Legambiente Lombardia che ha parlato delle drammatiche conseguenze degli sversamenti del Lambro dello scorso marzo, quando 600mila litri di petrolio sono fuoriusciti da una raffineria nei pressi di Milano a causa di un’azione di sabotaggio e hanno pervaso il Po fino alla provincia di Parma.

“L'indagine sulle cause e le responsabilità è ancora in corso - ha dichiarato Damiano Di Simine -, ma il fatto oltremodo allarmante è che non si sa ancora oggi cosa contenevano veramente i serbatoi della Lombarda Petroli. Di sicuro idrocarburi di caratteristiche fisiche corrispondenti a gasolio e olio combustibile ma non si sa se si trattava di prodotti per la commercializzazione o di scarti e residui da riprocessare. Nel secondo caso, si sarebbero quindi riversati in Po componenti chimici altamente pericolosi, metalli pesanti e prodotti cancerogeni. Sappiamo – informalmente – che sarebbero state disposte da Regione Lombardia nuove analisi sui campioni di residui prelevati dai serbatoi. Il 3 settembre Arpa Lombardia ha presentato un ultimo rapporto dove emergono dati inquietanti, che occorre sottolineare sia sulla presenza di PCB sia di idrocarburi. Per quanto riguarda i PCB le analisi dei sedimenti effettuate a valle della Lombarda Petroli a marzo e aprile mostrano valori compresi tra 0,033 e 0,535 mg/Kg. Valori altissimi. L'8 luglio sono stati effettuati prelievi nel Po a monte e a valle della confluenza del Lambro. Per i PCB i valori riscontrati sono compresi tra 0,000455 e 0,01953, ad eccezione dei punti in prossimità della foce del Lambro dove, in un caso, si è riscontrato un valore pari a 0,67 mg/Kg”. Dei campioni di sedimenti prelevati a luglio in Lambro non sono ancora disponibili. In ogni caso, quell’acqua è servita ad irrigare i campi. Sono invece disponibili i dati sui campioni di sedimenti effettuati in prossimità di foce Lambro, che presentano concentrazioni rispettivamente di 453 e 615 mg/kg. “Dai dati presenti – conclude Di Simine - è possibile ipotizzare verosimilmente che lo sversamento di febbraio si è aggiunto con i suoi carichi di idrocarburi e PCB ed altro ancora ad una situazione di inquinanti pesante già presente, pur mancando le analisi dei sedimenti precedenti ed il tutto si riversa nel Po ed è soprattutto il tratto Piacentino ad esserne coinvolto. Ancora oggi mancano le analisi degli idrocarburi e PBC dei sedimenti fino ad Isola Serafini e questo è un fatto grave, come grave è il ritardo nella bonifica e la mancanza di fondi destinati a ciò”.

Fonte: Piacenza Sera

L'immagine sotto il titolo è tratta dal programma del convegno.

sabato 10 luglio 2010

Ad Agliate il “grande tuffo” nel Lambro

Domenica 11 luglio torna il Big Jump nei fiumi della Lombardia: un grande tuffo che avrà luogo contemporaneamente in tutti i grandi bacini idrografici europei. Per l'occasione i volontari di Legambiente stanno preparando un bagno collettivo nel fiumi Lambro, Olona, Ticino, Adda e Serio. Alla stessa ora tutti i partecipanti d'Europa si tufferanno e nuoteranno per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla qualità delle acque e sul recupero della balneabilità nei grandi corsi d'acqua. Era il 1995 quando lungo un tratto della Loira una moltitudine di persone si tuffavano per una nuotata simultanea. Da allora l'Europa non si è fermata e nel 2002 sempre l'ERN, l'European Rivers Network, promotore della prima iniziativa, inaugura un evento a misura di continente, il Big Jump. Un grande salto, dunque, per riportare i fiumi europei ad un buon stato ecologico ed alla balneabilità entro il 2015, così come prevede la Direttiva Europea sull'acqua.

L'evento principale lombardo si svolgerà sul Lambro, il fiume che solo qualche mese fa ha subito lo sversamento di oltre 2600 tonnellate di idrocarburi fuoriusciti dalla Lombarda Petroli di Villasanta a Monza. E che le condizioni del Lambro continuino ad essere critiche lo dimostra anche la moria di pesci che ha investito il fiume solo qualche giorno fa. Per tenere accesi i riflettori su questo corso d'acqua Legambiente ha organizzato il Grande Tuffo per le 12.30 di domenica 11 luglio a Carate Brianza. Costume pronto per il bagno collettivo anche a Malnate dove i volontari testeranno le acque dell'Olona e a Pavia per nuotare nel Ticino. IL Big Jump si svolgerà anche sull'Adda e a Villa di Serio.

Gli appuntamenti in Lombardia:

Carate Brianza (MB) - Fraz. Agliate. Legambiente, Amici della Natura, Associazione Le Contrade e Commissione Cultura Alternativa, in collaborazione con Contratto di Fiume di Regione Lombardia e Parco Valle Lambro, organizzano un festa sul fiume Lambro in prossimità del ponte di Agliate: vi saranno stand delle associazioni e laboratori/giochi per bambini. Alle ore 10.00 è prevista, per i coraggiosi, una discesa in canoa dalla zona Lamplast ad Agliate. Alle ore 11.30 ci sarà la visita guidata alla Basilica di San Pietro di Agliate e al Battistero. Infine, alle ore 12.30 il vero Big Jump nel fiume Lambro cui seguirà un piccolo rinfresco.

Imbersago (LC) in prossimità del traghetto di Leonardo da Vinci Legambiente di Merate organizzano il tuffo nell'Adda.

Malnate (VA). Il circolo Legambiente Varese organizza il “Salto nell'Olona” per le 11.30. Previsti aperitivi e laboratori per bambini.

Pavia (PV). Il Coordinamento Salviamo il Ticino, Legambiente Turbigo e Legambiente Pavia organizzano una giornata sul Ticino. Alle ore 10.00 ritrovo presso il Lido di Pavia e trasferimento al Ponte di Barche di Bereguardo. Ore 11.00 partenza discesa dal Ponte di Barche di Bereguardo. Alle 14.00 arrivo al Lido di Pavia. Dalle ore 14.30 apertura stand coordinamento salviamo il Ticino e Parchi. E infine alle 15.00 Big Jump nel Ticino.

martedì 1 giugno 2010

Liberafiumi 2010 - Parte 7° - Inquinamento e impianti a rischio

Parte 7 di 12
A cura di Andrea Agapito Ludovici, WWF Italia

Il disastro della Lombarda Petroli del 23 febbraio 2010, dolosamente provocato da mani ancora ignote, e che ha interessato il Lambro ed il PO, ha riportato alla luce il problema degli “insediamenti a rischio” in “aree a rischio”, quali sono le fasce di esondazione fluviale. Il problema si era posto anche durante le piene del Po del 1994 e del 2000 che avevano interessato numerosi depositi di sostanze pericolose, come il comprensorio nucleare di Saluggia (Vercelli) a meno di 200 metri dalla Dora Baltea, dove sono stoccati i due terzi dei rifiuti radioattivi di tutta l'Italia.
Anche durante il censimento del 2 maggio sono stati fotografati diversi insediamenti industriali vicini ai fiumi e che destano non poca preoccupazione, come lungo l’Adda, l’Arno, il Magra.

A sx: Lungo l’Adda (Lombardia) A dx: Magra, impianti a gas
Arno, Ponte Buriano

Magra, scarico Arcola Petrolifera

Parte 8° - Discariche e deposititi

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mercoledì 10 marzo 2010

Dalla Brianza al Po: effetti, ragioni e responsabilità del disastro Lambro

DISASTRO LAMBRO: EFFETTI, RAGIONI, RESPONSABILITA’

ASSEMBLEA PUBBLICA
Venerdì 12 marzo 2010 - ore 21
Villasanta (MB) - Via Confalonieri 55 - Sala congressi di Villa Camperio

Programma dei lavori:

Saluto delle autorità locali

Introduzione, presentazione del Comitato dei cittadini del fiume, lancio della giornata di mobilitazione interregionale dalla Brianza al Po del 21 marzo 2010
Roberto Albanese – Coordinatore del comitato e Segretario Istituto Green Man

Interventi:
  • Lambro, cronaca del disastro - Gabriele Cereda – giornalista “La Repubblica”
  • Il caso Lombarda Petroli e la gestione del rischio industriale - Piero Fabris – ingegnere impiantista
  • Effetti del disastro su ecosistema e catena alimentare - Alessia Sacchetti - WWF Lombardia
  • Il futuro remoto dell’area ex Lombarda Petroli - Silvia Beretta – Italia Nostra Monza
  • Il movente criminale: l’ipotesi ecomafia - Sergio Cannavò – Legambiente Lombardia
Dibattito pubblico

Aderiscono al comitato: Associazione fontanili (CR), Associazione parchi vimercatese (MB), Associazione parco medio Lambro Cologno M.se (MI), Circolo Legambiente Monza (MB) Comitato Parco di Monza A.Cederna (MB), Commissione cultura alternativa Carate Brianza (MB), Istituto Green Man (MB), Il Cuculo laboratorio delle idee Sovico (MB), La rivista che vorrei (www.vorrei.org) (MB)

Con il sostegno di: Lista per Villasanta, Partito Democratico Monza e Brianza, Sinistra e libertà Monza e Brianza, Verdi Lombardia, Verdi Cremona, Verdi Pavia, Verdi Piacenza, Verdi Sesto S.Giovanni, Verdi Emilia Romagna

Durante la serata le persone interessate potranno dare l’adesione al Comitato dei cittadini del fiume.

Per contatti: info@greenman.it

Leggi anche: Petrolio nel Lambro, i motivi nascosti. Intervista a Guido Battistini, ex assessore all'urbanistica di Villasanta

martedì 2 marzo 2010

CNR: "L'interruzione del depuratore ALSI di Monza avrà un impatto inevitabile sull'ecosistema dell'Adriatico"

Il Fiume Lambro rappresenta da decenni una delle principali sorgenti di inquinamento antropico lungo il corso del Fiume Po. Gli studi condotti dall’Istituto di Ricerca Sulle Acque (IRSA)-CNR fin dalla metà degli anni settanta hanno contribuito prima ad identificare e poi a quantificare il fenomeno, fissando per il Lambro in circa il 30% il contributo al carico totale di inquinanti che viene veicolato dal grande fiume padano nel Mare Adriatico.

La pressione urbana, industriale ed agricola di uno dei territori più sviluppati dell’Europa sono la causa dello stato di degrado elevato delle acque, che nei recenti due decenni ha visto crescere l’attenzione degli Enti gestori anche a seguito dell’adeguamento normativo alla Direttiva Quadro sulle Acque, adeguamento a cui l’IRSA ha fornito un contribuito rilevante per lo sviluppo delle metodologie per la classificazione della qualità ecologica.

Nel tratto a monte della città di Milano a partire dalla metà degli anni ottanta prima il depuratore di San Rocco, della attuale ALSI (Alto Lambro Servizi Idrici), poi il depuratore di Merone, dell’ASIL (Azienda Servizi Integrati Lambro), hanno contribuito a determinare un recupero significativo delle acque del Fiume Lambro, con presenza di fauna ittica, miglioramento della biodiversità della fauna bentonica e ad un aspetto visivo più accettabile delle acque.
Un analogo sforzo gestionale è stato realizzato in quest’ultimo decennio anche a valle di Milano, con la costruzione/ampliamento degli impianti di depurazione di Nosedo, Milano San Rocco e di Peschiera Borromeo, raggiungendo nel 2005 l’obiettivo di trattare la totalità delle acque reflue della metropoli lombarda.

La situazione alle soglie del secondo decennio di questo secolo dava segnali di speranze positive rispetto alla situazione di massimo degrado delle acque raggiunto nel passato, nonostante le difficoltà a raggiungere ancora livelli qualitativi accettabili. In questo contesto si viene ora a inquadrare il problema dello sversamento nel Lambro di una notevole quantità di petrolio e di oli combustibili verificatosi lo scorso 23 Febbraio.

Nonostante che l’impatto sull’ecosistema fluviale sia stato in parte attenuato dall’aver “sacrificato” l’impianto di depurazione dell’ALSI, in cui è stata trattenuta una parte rilevante dei prodotti petroliferi pervenuti attraverso il collettore consortile, la grande quantità di idrocarburi in gioco determinerà un significativo impatto per un certo tempo sulla fauna fluviale. Una situazione solo in parte alleviata dalle portate del fiume in queste settimane, dovute al lungo periodo piovoso che caratterizza questo inverno. In un corso d’acqua, infatti, portate elevate determinano la mobilizzazione degli oli pesanti eventualmente depositatisi sul fondo, mentre quelli più leggeri vengono maggiormente dispersi incrementando i problemi alle biocenosi acquatiche sensibili alla tossicità degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), degli idrocarburi alifatici e degli altri inquinanti più o meno solubili largamente presenti nei prodotti petroliferi riversati nel Lambro. La situazione idrologica attuale del Po può quindi favorire l’attenuazione del fenomeno acuto, ma non necessariamente attenua il problema dell’impatto a lungo termine sull’ecosistema. L’accumulo di idrocarburi nei sedimenti, infatti, potrà rappresentare una sorgente di esposizione a sostanze tossiche per un periodo molto lungo.

Analizzando il problema dell’impatto nel contesto del bacino idrografico padano, le preoccupazioni devono però distinguersi in effetti ecologici sul Po ed effetti sanitari per l’uso potabile delle acque nella parte terminale del suo percorso. Se è difficile, in questo momento in cui l’emergenza è ancora in atto, identificare tutte le differenti e possibili conseguenze ambientali, perché ciò richiederebbe una definizione della reale distribuzione dell’onda di idrocarburi lungo il corso del Po, che non è ancora disponibile, vi è comunque un aspetto che richiede attenzione perché sarà un impatto inevitabile per il Mare Adriatico, l’ecosistema recettore finale. L’interruzione per alcune settimane della operatività dell’impianto ALSI di San Rocco determinerà, infatti, lo sversamento non depurato dei reflui urbani di circa settecentomila abitanti, con la formazione di un carico in eccesso di nutrienti che giungeranno alla foce del Fiume Po in un momento, l’inizio della primavera, durante il quale si hanno le prime fioriture algali, generalmente diatomee, che danno inizio ai naturali cicli stagionali. Esiste quindi una certa possibilità che si possano verificare situazioni di fioriture al di fuori della norma, con conseguenze anche sull’ecosistema marino prospiciente la foce del Po.

Come si vede, le conseguenze di un atto criminale come quello avvenuto a Villasanta, nella provincia di Monza e Brianza, cioè in posizione centro occidentale del bacino idrografico del Po, avrà conseguenze complessive su tutto l’ecosistema sulla cui portata c’è ancora molto da capire.

Si possono invece fin da ora considerare le conseguenze a livello sociale, poiché rovesciare intenzionalmente quella quantità di petrolio nel fiume Lambro è più di un reato, è una tragedia culturale ben difficilmente sanabile.

Web-site:
- IRSA - CNR
- ALSI

Nella foto (tratta dal web) il depuratore ALSI di Monza

venerdì 26 febbraio 2010

Villasanta: parte la mobilitazione dei cittadini del fiume

Eco-city sull'area della Lombarda Petroli (Progetto CMR)

MOBILITIAMOCI COME CITTADINI DEL FIUME
presidio presso la Lombarda Petroli di Villasanta
Sabato 27 febbraio 2010 - ore 15

I "cittadini del fiume" manifestano tutto il loro sdegno, per un sistema di protezione ambientale che si è dimostrato solo cartaceo, in quanto non ha retto nell'emergenza e non ha fatto prevenzione, ma anche dichiarano tutta la loro voglia di non arrendersi.

Green Man rivolge un appello ad associazioni ambientaliste e singoli cittadini a trovarsi sabato 27 febbraio ore 15 davanti alla Lombarda Petroli a Villasanta, dove programmeremo le manifestazioni da sviluppare successivamente costituendo il COMITATO DEI CITTADINI DEL FIUME .

L'obiettivo è istituire una catena di iniziative, da Villasanta a Piacenza, entro le prime due settimane di marzo, che caratterizzino tutta l'asta del fiume Lambro sino al Po, con una mobilitazione che segua lo stesso percorso fatto dall'onda nera. Sarà una ideale catena umana di solidarietà perchè la gente non si senta impotente e senza speranza di fronte a quanto successo e non perda la voglia di battersi per la difesa dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile.

Crediamo importante dimostrare che, di fronte ad un sistema che non funziona, si pone invece una società civile sempre attiva e propositiva. In particolare Green Man lancia
sin da ora la proposta che si costituisca una task force condivisa, istituzioni e cittadini, che lavori a definire una lista di priorità di intervento lungo il percorso del fiume, via via individuate da chi in questa zona vive.

GREEN MAN - Monza
Istituto per la democrazia partecipativa e la cittadinanza europea
info@greenman.it

Legambiente: "Sul Lambro inteventi approssimativi e intempestivi!"

Sono passati 3 giorni da quando, in un surreale deposito di idrocarburi a Villasanta, tra serbatoi arrugginiti e muri scrostati, una ignota ma esperta mano criminale ha attivato valvole e pompe per far defluire gasolio e olio combustibile nelle fogne. Per ore i liquami petroliferi sono colati intasando e mettendo ko l'impianto che depura gli scarichi di 800.000 brianzoli, e da lì nel Lambro, senza che nessuno intervenisse per fermare quella che si è trasformata in marea nera, che ha raggiunto il Po ed ora minaccia il delta del grande fiume e gli approvvigionamenti idropotabili di intere città come Ferrara. Sulla 'mano criminale' si sono spesi fiumi di dichiarazioni di giusto sdegno. Cosa guidasse quella mano resta un mistero: il gesto di un folle? Una vendetta? Un avvertimento mafioso? Per ora sappiamo solo che la magistratura sta indagando sui contorni poco chiari della vicenda, che includono gli interessi legati alla trasformazione urbanistica del sito industriale ed anche sospetti di interessi da parte della criminalità organizzata.

Ma quello che appare nella sua sconcertante evidenza, fin d'ora, è la totale mancanza di dispositivi di sicurezza e l'inadeguatezza della reazione da parte delle istituzioni: se la colata è potuta durare per ore, è perchè nessun sistema di allarme si è attivato. Come ciò sia stato possibile in un sito industriale che accoglie migliaia di tonnellate di combustibili, è un mistero. Lombarda Petroli è una delle 287 industrie lombarde classificate 'a rischio di incidente rilevante', come tale obbligata a possedere e notificare un piano di emergenza. Per meglio dire: era una industria a rischio, in quanto esattamente un anno fa essa ha dichiarato di non detenere più gli ingenti quantitativi di idrocarburi da cui deriva la condizione di rischio. Gli interrogativi su cui dovrà indagare la magistratura sono relativi alla veridicità della dichiarazione e, soprattutto, all'assenza di controlli, in primo luogo da parte di Regione Lombardia.

Le vicende successive allo sversamento hanno poi messo in luce un incredibile livello di approssimazione e intempestività degli interventi, a fronte di un disastro che avrebbe dovuto richiedere l'immediata attivazione della protezione civile nazionale, non solo per dichiarare uno stato di emergenza ma anche, e soprattutto, per l'efficace coordinamento degli interventi: proprio la palpabile assenza di regia ha fatto sì che un grave atto di sabotaggio si trasformasse in catastrofe. Ma evidentemente la protezione civile e i poteri speciali, invocati per l'organizzazione di grandi eventi come Expo 2015, vengono invece tenuti alla porta quando si tratta di mettere in atto immediate azioni di contenimento di un danno grave per il più grande bacino fluviale italiano.

Molti cittadini sono ora giustamente indignati per l'accaduto, e chiedono a gran voce che il Lambro torni ad essere un fiume:

Abbracciamo il Lambro
Appuntamento sabato 27 alle ore 11.30 nel Parco Lambro di Milano.

Ingresso via Feltre (MM2 Udine):

Indignati per la selvaggia aggressione al fiume e al suo prezioso ecosistema stringiamo in un abbraccio simbolico il Lambro con una lunga catena umana.

Partecipate!

Firmate l'appello per chiedere che ci sia restituito il fiume curato e pulito!




Per approfondire leggi:
- Lambro, il mistero di quelle cinque ore trascorse dal sabotaggio fino all'allarme
- Ne è passato di gasolio sotto i ponti: le undici domande sul Lambro
- Lambro, specialisti rivelano: «Quegli assorbenti non servono»