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domenica 15 settembre 2024

Berizzi non è solo: Seregno isola Forza Nuova e difende i valori antifascisti

Il numeroso pubblico alla presentazione del libro di Paolo Berizzi

Durante la presentazione del libro di Paolo Berizzi "Il ritorno della bestia", tenutasi ieri presso la Sala Gandini di Seregno con la partecipazione di circa 120-130 persone, si è inevitabilmente parlato della concomitanza con il banchetto informativo di Forza Nuova, autorizzato nella vicina Piazza Italia. Se da un lato le autorità hanno cercato di difendere la propria posizione, dall’altro, la cittadinanza ha dato una risposta chiara, isolando completamente i 3 o 4 militanti neofascisti presenti e portando il proprio sostegno a Berizzi.

Da sinistra a destra: Paolo Berizzi, Roberto Galliani (presidente del Comitato Antifascista) e Alberto Rossi (Sindaco di Seregno)

Il Sindaco di Seregno, Alberto Rossi, ha chiarito la posizione del Comune, dichiarando che l’autorizzazione al banchetto di Forza Nuova era stata concessa in precedenza rispetto all'organizzazione dell'evento con Berizzi. In base alle norme vigenti, il Comune ha inoltrato la richiesta alla Questura, responsabile dell'ordine pubblico, che non ha sollevato obiezioni sulla coesistenza dei due eventi, disponendo i relativi servizi di vigilanza.

Rossi ha sottolineato inoltre che la dichiarazione necessaria per ottenere il permesso di occupazione del suolo pubblico – inclusiva del ripudio del fascismo e del nazismo – è stata firmata dai richiedenti. Un paradosso che evidenzia, ancora una volta, come le norme e la burocrazia possano essere aggirate persino da movimenti neofascisti come Forza Nuova.

Paolo Berizzi e Roberto Galliani

Lo stesso Berizzi, durante la presentazione, ha espresso il proprio disappunto per la concomitanza degli eventi, lamentando l'assenza di sensibilità da parte delle istituzioni. "Un segno di riguardo lo avrei gradito", ha dichiarato. Ma la sua vera preoccupazione è stata un'altra: il significato simbolico dell'autorizzare Forza Nuova a manifestare proprio in concomitanza con un incontro in cui si discute del ritorno della destra neofascista. Per Berizzi, questo episodio passa un messaggio inquietante: che Forza Nuova possa "fare i fascisti in democrazia", perpetuando quel progetto di sovversione che storicamente cerca di sfruttare le libertà democratiche come "cavallo di Troia" per far rivivere ideologie che la storia ha già condannato.

Berizzi ha evidenziato come concedere l’autorizzazione a una formazione neofascista, proprio durante un evento in cui si discute di come queste forze stiano riemergendo, rappresenti un grave errore. "La Bestia", come la definisce nel suo libro, è proprio il simbolo di quel rigurgito fascista che movimenti come Forza Nuova cercano di legittimare.

Firmacopie al termine della presentazione

Mentre le autorità si sono limitate a giustificare la propria posizione con motivazioni di carattere burocratico, la cittadinanza ha dimostrato di avere le idee chiare. I pochi militanti di Forza Nuova presenti in piazza Italia sono stati completamente isolati, ignorati dai cittadini e confinati in una sorta di bolla d’invisibilità. Al contrario, l’evento con Berizzi ha riempito la Sala Gandini, dimostrando un forte senso di solidarietà nei confronti del giornalista, l’unico in Europa a vivere sotto scorta per le minacce ricevute dai gruppi neofascisti.

È evidente che la comunità ha compreso l'importanza del messaggio di Berizzi, portando avanti quei valori antifascisti che costituiscono il fondamento della nostra democrazia. La scelta di dare spazio a chi, pur di ottenere un permesso, ha persino firmato un assurdo impegno a dichiararsi antifascista e antinazista, dimostra quanto il cinismo e la burocrazia possano essere manipolati per fini propagandistici.

I ringraziamenti di Paolo Berizzi

Resta il fatto che, grazie alla compatta reazione della cittadinanza, l’iniziativa di Forza Nuova si è risolta in un clamoroso fallimento. Ancora una volta, è stato dimostrato che la vera forza risiede nella partecipazione attiva della comunità, che ha saputo isolare i neofascisti e proteggere chi, come Paolo Berizzi, continua a denunciare con coraggio le pericolose derive di una galassia politica che non ha mai smesso di minacciare la nostra democrazia.

Il blog Brianza Centrale esprime la sua piena solidarietà a Paolo Berizzi, riconoscendo il suo fondamentale ruolo di sentinella contro il pericolo neofascista. Continuare a raccontare con tenacia ciò che molti vorrebbero nascondere è un servizio prezioso non solo per la libertà di stampa, ma per la salute democratica del nostro Paese.

 

Estratto Delibera di Giunta Comunale di Seregno n. 114 del 3/10/2023

DELIBERA
...
di prescrivere che in tutte le richieste di autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico sussista l'obbligo di allegare alla domanda di concessione - oltre ai dati e alle informazioni già richiesti - una dichiarazione esplicita che contenga i seguenti impegni del beneficiario:
a) di riconoscersi nei principi e nelle norme della Costituzione italiana e di ripudiare il fascismo e il nazismo;
b) di non professare e non fare propaganda di ideologie neofasciste e neonaziste, in contrasto con la Costituzione e la normativa nazionale di attuazione della stessa;
c) di non perseguire finalità antidemocratiche, esaltando, propagandando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la Costituzione e i suoi valori democratici fondanti;
d) di non adottare comportamenti o manifestazioni esteriori inneggianti o univocamente riconducibili alle ideologie fasciste e/o naziste. 
 
Maglietta in vendita sul sito di Forza Nuova

 

Immagini tratte dal web

sabato 14 settembre 2024

Seregno: allarme per la concomitanza tra evento antifascista e banchetto neofascista autorizzato dal Comune


Oggi pomeriggio, alle ore 17, presso la Sala Gandini di Seregno, si terrà la presentazione del libro "Il ritorno della bestia" di Paolo Berizzi, un giornalista noto per le sue inchieste sul neofascismo e costretto a vivere sotto scorta dal 2019 a causa di minacce ricevute proprio per il suo lavoro di denuncia. L’evento, organizzato dal Comitato Unitario Antifascista nell’ambito della rassegna "Il Sabato antifascista", è patrocinato dal Comune di Seregno e rappresenta un importante momento di riflessione sulla preoccupante recrudescenza delle ideologie neofasciste in Italia.

Tuttavia, ciò che desta stupore e preoccupazione è la concomitante autorizzazione, nello stesso giorno e a pochi passi dalla Sala Gandini, di un banchetto informativo di Forza Nuova, movimento di estrema destra neofascista. Questo "banchetto", che si terrà dalle 14.30 alle 18 in piazza Italia, promuove parole d'ordine allarmanti come "Stop al degrado. Prima gli italiani, no al gender e sì alla famiglia naturale", in aperto contrasto con il Brianza Pride, evento che si terrà a Seregno sabato 21 settembre.


La presenza di Forza Nuova a così breve distanza dalla presentazione del libro di Berizzi non è solo una grave provocazione, ma solleva interrogativi inquietanti sull’autorizzazione concessa dal Comune di Seregno. Come può essere giustificato il permesso di occupazione del suolo pubblico a un gruppo che, per la sua stessa natura e storia, non si riconosce nei principi costituzionali su cui si fonda la nostra Repubblica? Ricordiamo che, nel 2017, alcuni militanti di Forza Nuova si resero protagonisti di un blitz intimidatorio con fumogeni sotto diverse sedi del quotidiano La Repubblica, in aperto contrasto con le inchieste sul neofascismo condotte da Berizzi e altri giornalisti.

L'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI) di Seregno, appresa la notizia dell’iniziativa di Forza Nuova, ha subito avvertito il Sindaco dei rischi potenziali per l'ordine pubblico e, soprattutto, per la sicurezza di Berizzi, già nel mirino di minacce neofasciste. La scelta del Comune di autorizzare una tale iniziativa sembra, a dir poco, incomprensibile. Il regolamento comunale impone che chi richiede il permesso di occupazione del suolo pubblico dichiari di riconoscersi nei principi della Costituzione italiana, la stessa che ripudia il fascismo e il nazismo. Com'è possibile che Forza Nuova, che esplicitamente si richiama a valori neofascisti, abbia ottenuto questa autorizzazione?

La dichiarazione da firmare per chiedere il permesso di occupazione suolo

Questo episodio solleva seri interrogativi sulla gestione dello spazio pubblico e sulla tutela dei valori democratici in una città che dovrebbe porsi come baluardo contro qualsiasi rigurgito neofascista. Concedere spazio a formazioni dichiaratamente estremiste, che minacciano i diritti fondamentali e la sicurezza di persone come Paolo Berizzi, rappresenta un atto gravissimo, che rischia di legittimare una visione distorta e pericolosa della nostra storia e del nostro presente.

Seregno oggi si trova di fronte a un bivio: da un lato, l’impegno civile e antifascista, incarnato da figure come Berizzi e dalle associazioni come il Comitato Antifascista e l’ANPI, che lottano per la memoria e la difesa dei valori democratici. Dall'altro, il tentativo di normalizzare forze oscure che si richiamano a un passato di odio e intolleranza. La comunità democratica deve interrogarsi e reagire con fermezza per impedire che il fascismo, anche sotto le sue nuove forme, possa ancora trovare spazio e legittimità nel nostro Paese.

lunedì 18 marzo 2024

Guida alla Seregno coloniale

Cartina dell'Africa Orientale Italiana, 1936


Diverse strade seregnesi ricordano il nostro passato coloniale. Sono distribuite in diversi quartieri anche se la parte del leone la fa il Quartiere Lazzaretto con via Macallè, via Ivo Oliveti e via Dalmazio Birago. Nel Quartiere Sant'Ambrogio troviamo via Pietro Toselli e via Bottego. Nel Quartiere Consonno troviamo via Adua, mentre nel Quartiere di San Salvatore troviamo Cascina Abissinia.

Localizzazione dei toponimi coloniali a Seregno (mappa elaborata da Viva Zerai!)

Adua
ricorre due volte nella storia coloniale italiana: la prima fu il 1° marzo 1896 quando un corpo di spedizione comandato dal generale Oreste Baratieri fu distrutto dalle forze etiopi del negus Menelik II; la seconda quasi quaranta anni più tardi: la volontà di vendicare la sconfitta del 1896 è stato uno dei motivi che hanno indotto Mussolini a intraprendere l’invasione dell’Etiopia nel 1935. Il 2 ottobre iniziò l’attacco al paese e il 6 ottobre venne conquistata Adua, un evento ovviamente esaltato dalla propaganda del regime. 


Il Popolo di Monza, 1937


Macallè
fu occupata dagli italiani all'inizio della Guerra di Abissinia, nell'Ottobre 1895. Dopo la sconfitta subita da Pietro Toselli nella battaglia dell'Amba Alagi (7 dicembre 1895) fu ordinato il ripiegamento di tutte le forze italiane comandate dal generale Giuseppe Arimondi su Macallè. Il primo assedio di Macallè, durante la guerra di Abissinia tra il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia, durò dal 15 dicembre 1895 al 22 gennaio 1896, fino a quando la guarnigione coloniale italiana resistette all’esercito etiope guidato dal negus Menelik II in persona. Un affronto che fu lavato l’8 novembre del 1935 dalle truppe fasciste e dagli ascari eritrei e somali che, dopo aver assediato, bombardato con l’iprite e avvelenato col gas Macallè, la unirono all’effimero impero africano italiano che entro pochi anni sarebbe stato spazzato via dagli inglesi e dagli abissini.

Cascina Abissinia, dal nome evocativo, rimanda direttamente alla conquista coloniale.

Ivo Oliveti, figura politica e militare, trovò la morte ad Axum durante la guerra d'Etiopia nel 1936. Eroe della prima guerra mondiale, segretario federale del Partito Nazionale Fascista e giudice del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, Oliveti fu insignito della Medaglia d'oro al valore militare alla memoria per il suo sacrificio nel tentativo di salvare l'equipaggio del suo aereo in fiamme.

Foto de "La Disperata" regalata agli studenti del Liceo Zucchi di Monza, 1936

Dalmazio Birago, aviatore della squadriglia di volo "La Disperata", caduto sul campo il 20 novembre 1935. Ferito in azione due giorni prima sull’Amba Alagi/Macallè è stato il primo caduto decorato di medaglia d’oro per la campagna d’Etiopia.

 


In un contesto più ampio, via Bottego e via Toselli richiamano le campagne coloniali precedenti all'invasione dell'Etiopia, portando alla memoria figure come Vittorio Bottego, che nonostante fossero esploratori sotto il vessillo della scoperta, perpetrarono violenze su popolazioni indigene, espropriando terre e imponendo la loro egemonia.


L'Ala d'Italia, Maggio 1936 (Fonte Google Books)

È importante notare che il podestà dell'epoca dedicò anche altre vie a militari che combatterono in Africa Orientale, come Tito Minniti (oggi la denominazione della strada è divisa tra Gramsci e Collodi). Questa scelta rifletteva l'atteggiamento celebrativo dell'era fascista nei confronti delle gesta coloniali e militari. In questa tessitura di ricordi, una via traversa di via Bottego omaggia Gaetano Casati, geografo ed esploratore italiano, un altro tassello nel mosaico delle imprese coloniali.

 

Leggi su questo blog:

 

 

venerdì 15 marzo 2024

Via Dalmazio Birago: epicità coloniale e caos stradale a Seregno

Una delle due Via Dalmazio Birago a Seregno (laterale di Via Pasubio)
La seconda Via Dalmazio Birago (laterale di Via Maccalè)

Ecco a voi la magnifica Via Dalmazio Birago a Seregno, un omaggio senza tempo all'eroe nazionalista che tutti avevamo dimenticato, il cui contributo eccezionale alla conquista coloniale fascista è stato immortalato non in una, ma in ben due strade. Una per ogni lato del quartiere Lazzaretto, perché, naturalmente, Seregno ha bisogno di un po' di caos stradale per mantenere alto il livello di emozione.

Le due vie Birago nel quartiere Lazzaretto

Queste due gemme stradali, una laterale di Via Pasubio e l'altra di Via Maccalè, sono la ciliegina sulla torta del disorientamento stradale seregnese, un vero e proprio labirinto per coloro che non sono del posto, ma chi se ne frega? Dopotutto, navigare in questo caos è il modo più esaltante di trascorrere il proprio tempo.

Due vie e quattro diverse targhe

E per aggiungere un tocco di mistero, le targhe stradali sono un festival di varianti: "Via Birago", "Via Dalmazio Birago", "Via D. Birago"  e la chicca finale, "Via Dalmazio Birago Medaglia d'oro Guerra 15-18". Ma la medaglia d'oro è per la guerra coloniale in Africa Orientale e non per la Prima Guerra Mondiale!

 

Mentre giriamo per le strade di Seregno, il sito La federazione delle Resistenze ci ricorda che talvolta le "medaglie d'oro" brillano come stelle arroganti. Tra le tante, ci ricorda, una delle medaglie ai caduti della guerra di Etiopia, Dalmazio Birago. Ma incredibile agli occhi la lettura della motivazione con cui decorarono il sergente Birago che si legge sul sito della presidenza della Repubblica: “conservava sino all’estremo cosciente fermezza e virile coraggio invocando i nomi del Re, del Duce e dell’Italia. Cielo di Amba Alagi – Macallè, 18 novembre 1935“. Invocare il nome del Duce in punto di morte non si addice a una medaglia d’oro.

 

Dalmazio Birago, Medaglia d'Oro V.M., sergente della squadriglia aerea "La Disperata"

La sua foto, con un'espressione fiera e tenebrosa, ci mostra il simbolo della sua adorata squadriglia di volo, La Disperata, che si è distinta nell'invasione dell'Abissinia. Tra i compagni di volo di Birago troviamo Galeazzo Ciano, Roberto Farinacci, Bruno e Vittorio Mussolini, Ettore Muti, ovviamente, non proprio esempi luminosi di virtù.

 

Il 19 febbraio 2024, in Etiopia, è stata commemorata una data di grande rilevanza nel calendario civile, il Yekatit 12, paragonabile al nostro 25 aprile. Questa giornata commemora il massacro subito dal popolo abissino per mano degli invasori italiani fascisti. Per sottolineare l'importanza di questo evento storico, a Milano, qualcuno ha provocatoriamente apposto delle "nuove targhe stradali" sotto quelle ufficiali della città.

Via Dalmazio Birago a Milano. Foto tratta dal web

Lo scopo dell'iniziativa, denominata Operazione Pirite, era rendere le nuove targhe stradali un mezzo visibile per informare i cittadini sulla storia e sulle lotte affrontate da diverse culture nel corso del tempo. Simboli tangibili come questi possono contribuire a promuovere la consapevolezza storica, stimolare la riflessione critica e rafforzare l'unità nella diversità.

***

Leggi anche: Seregno, una via dedicata alla camicia nera Ivo Oliveti


sabato 18 marzo 2023

Nascita di una dittatura. Monza e la Brianza in opposizione all'ascesa del fascismo


3 conferenze e 1 lettura scenica
dal 18 marzo al 15 aprile 2023
Sala Maddalena, via S. Maddalena 7, Monza
Ingresso libero.

 

Organizzazione: Associazione Culturale Mnemosyne in collaborazione con il Comune di Monza ed Energie Nuove - Circolo Culturale per una Rivoluzione Liberale, con il patrocinio oneroso della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza Onlus e con il patrocinio della Provincia MB.

 

Nascita di una dittatura
Monza e la Brianza in opposizione all'ascesa del fascismo 

 
Il 1923 fu un anno cruciale per la presa del fascismo in Italia. Con la marcia su Roma, avvenuta il 28 ottobre 1922, l'Italia si avviava a precipitare nel ventennio più tragico della sua Storia. Le elezioni amministrative del 21 gennaio 1923 furono le ultime votazioni locali prima della dittatura. Moltissimi cittadini e organizzazioni sociali del territorio di Monza e della Brianza si resero pienamente conto dell'incombente pericolo che lo Stato e le sue istituzioni stavano correndo.


LE CONFERENZE

Divise in due momenti: il primo con proiezione di filmati dell'istituto Luce, su testi di Renzo De Felice e Pietro Scoppola on la regia dl Folco Quilici.
La seconda parte affidata all'introduzione di Ettore Radice e all'intervento di un docente universitario e di giovani storici che approfondiranno anche i fatti accaduti a Monza e in Brianza.

Sabato 18 marzo ore 17
La rivoluzione Impossibile (Il biennio rosso) e l'opposizione cattolica al fascismo
interviene Edoardo Bressan, docente di Storia Contemporanea Università di Macerata

Sabato 25 marzo ore 17
Reazione fascista e crisi dello Stato liberale
interviene Federico Taddei, dottore in Scienze Politiche

Sabato 1 aprile ore 17
Il fascismo al potere
interviene Adalberto Spadari, dottore in Storia
lettura di documenti storici con Paola Perfetti

LETTURA SCENICA
incentrata sul carteggio tra Piero Gobetti e Ada Prospero

Sabato 15 aprile ore 21
Nella tua breve vita... Piero Gobetti e Ada Prospero
Piero e Ada, marito e moglie, di cultura liberale, avversarono apertamente il regime fascista che si stava affermando, pagandone conseguenze altissime.
Voci recitanti: Alessandro Baito, Paola Perfetti 

Violoncello: M° Claudia Notarstefano
Testo a cura di Ettore Radice

La refrattarietà di Monza e della Brianza al fascismo si manifestò alle elezioni amministrative del 21 gennaio 1923, quando vinse il Partito Popolare, a scapito della lista fascista e dei socialisti unitari (socialisti e comunisti).
Il Comune di Monza passò cosi ai popolari, dopo un lungo periodo a guida socialista, con le giunte capeggiate dai sindaci Ezio Riboldi ed Enrico Farè.
Venne eletto Sindaco dal nuovo Consiglio Comunale, tra cui sedeva anche don Luigi Talamonl, (futuro beato) il popolare Antonio Mascheroni. I popolari diventarono il principale obbiettivo delle provocazioni e aggressioni fasciste, mentre a una a una cadevano in Brianza le amministrazioni di sinistra e gran parte dei dirigenti sindacali e politici socialisti comunisti venivano arrestati o costretti all'esilio. 

Ritenendo i cattolici più malleabili dei "sovversivi" socialisti, i fascisti passarono a metodi politici più sottili, ma non meno pericolosi, proponendo a molte giunte popolari alleanza e cogestioni.
Inviti che furono rifiutati, provocando l'ira dei fascisti che tomarono alla prassi dell'assalto ai municipi, esplicito o mascherato da inesistenti motivi di ordine pubblico.
Cosi come era già accaduto a Desio. nel luglio del '22, quando squadracce di Camice nere, calate da Milano, per punire la Giunta Comunale che aveva condannato il pestaggio degli operai socialisti e cattolici in sciopero, avevano assalito il Municipio, ma erano stati respinti da tutti gli abitanti e cacciati fuori dalla cittadina.
 

Anche a Monza avevano dato l'assalto al Palazzo Comunale, l'occupazione però era durata soltanto due giorni, poiché la reazione dei monzesi fu dura ed esplicita.
I fascisti se ne erano andati in sordina.
Per loro Monza, come scriveva Carlo Maria Maggi, il loro capo, "restava una città inespugnata".

A Cesano Mademo, il 17 gennaio 1923, nella notte, un gruppo di squadristi fece irruzione nelle case dei consiglieri comunali e del Sindaco Enrico Donghi, picchiandoli brutalmente e costringendoli a firmare le dimissioni.
 

Qualche mese dopo, sempre a Cesano Maderno, il 20 maggio, durante una processione, nacque un acceso alterco tra i giovani dell'Azione Cattolica e le Camicie nere che, provocatoriamente, disturbavano il corteo.
 

I tumulti proseguirono tutto il giorno e degenerarono quando i fascisti spararono sulla folla uccidendo il ventiquattranne Narciso Mangani e ferendo gravemente altri quattro giovani.
Nella notte tra il 12 e il 13 luglio, a Monza, venne distrutta dai fascisti la Tipografia Sociale e scoppiarono disordini in Consiglio Comunale.
All'uscita dal Comune vennero aggrediti dai fascisti sindaco e assessori.
Ad agosto la Giunta Mascheroni fu costretta a dimettersi.
Caddero cosi le giunte anche a Seregno, Albiate, Carate Brianza e Vimercate in una escalation di violenza che giunse al culmine nella campagna elettorale del 1924.
 

In queste, che furono le ultime elezioni politiche libere prima della dittatura, sul piano nazionale la lista con il fascio littorio conquistò il 60% dei voti (ma alle urne andò soltanto il 63% degli italiani uomini), mentre in Brianza ebbe un misero 18%, terza dopo Partito Popolare e Partito Socialista Unitario.
A Monza la lista fascista si ferrnò al 16% dei voti.
Il deludente risultato brianzolo suonò per Benito Mussolini come una bruciante sconfitta, poiché portava alla luce un antifascismo di massa.
E la reazione non si fece attendere...

 

giovedì 14 gennaio 2021

Firma anche tu! Mai più fascismo e nazismo


 

Da anni assistiamo impassibili al proliferare dell’esposizione ovunque, di simboli che richiamano a fascismo e nazismo, frutto di anni di sottovalutazione del fenomeno del ritorno di queste ideologie che mai come oggi sono pericolose. Il 'Rapporto Italia 2020' dell’Eurispes ci dice che dal 2004 ad oggi è aumentato il numero di chi pensa che la Shoah non sia mai avvenuta: erano solo il 2,7% oggi sono il 15,6%, mentre sono in aumento, sebbene in misura meno eclatante, anche coloro che ridimensionano la portata della Shoah dall'11,1% al 16,1%. Inoltre, secondo l'indagine, riscuote nel campione un "discreto consenso" l'affermazione secondo cui "Mussolini sia stato un grande leader che ha solo commesso qualche sbaglio" (19,8%). Con percentuali di accordo vicine tra loro seguono "gli italiani non sono fascisti ma amano le personalità forti" (14,3%), "siamo un popolo prevalentemente di destra" (14,1%), "molti italiani sono fascisti" (12,8%) e, infine, "ordine e disciplina sono valori molto amati dagli italiani" (12,7%). In compenso secondo la maggioranza degli italiani, recenti episodi di antisemitismo sono casi isolati, che non sono indice di un reale problema di antisemitismo nel nostro Paese (61,7%).

Per meno della metà del campione (47,5%) gli atti di antisemitismo avvenuti anche in Italia sono il segnale di una pericolosa recrudescenza del fenomeno. Per il 37,2%, invece, sono bravate messe in atto per provocazione o per scherzo.

Nella scorsa legislatura solo un ramo del Parlamento aveva approvato una proposta di legge che sanzionava coloro che propagandavano le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco.

Questa proposta di legge riprende quelle finalità e aggiunge alcune ulteriori aggravanti per l’esposizione di simboli fascisti e nazisti nel corso di eventi pubblici.
Qualcosa sta accadendo: i media trasudano da anni di notizie che era giusto considerare allarmanti, vi era e persiste una crescente diffusione di razzismi e di appelli a trovare soluzioni autoritarie. Oggi riteniamo fondamentale che dal basso si riparta per riparlare dei valori della nostra Costituzione e attualizzarli: la Costituzione con la sua XII disposizione transitoria vieta la ricostituzione sotto ogni forma del disciolto partito fascista. E’ necessario, di fronte all’esposizione, la vendita di oggetti di simboli che si richiamano a quella ideologia che la normativa non lasci spazi di tolleranza verso chi si cela dietro le libertà democratiche per diffondere attraverso la propaganda, l’esposizione, la vendita di oggetti di nuovo i simboli di quel passato tragico.
Ripartiamo da una iniziativa popolare dal basso per difendere la nostra Costituzione e i suoi valori.




Legge di iniziativa popolare proposta da Maurizio Verona, sindaco di Stazzema. Per firmare bisogna prendere appuntamento telefonando presso il proprio Comune. 

 

Art. 1.
1. Nel capo II del titolo I del libro secondo del codice penale, dopo l’articolo 293 è aggiunto il seguente:
«Art. 293-bis. – (Propaganda del regime fascista e nazifascista). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi eversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici.
La pena di cui al primo comma è altresì aumentata di un terzo se il fatto è commesso con modalità ed atti espressivi dell’odio etnico o razziale.
All’articolo 5, primo comma, della legge 20 giugno 1952, n. 645, le parole: «sino a» sono sostituite dalle seguenti: «da sei mesi a».

Art. 2
1. Al Decreto Legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito in Legge 25 giugno 1993, n. 205, recante “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa” all'art. 2 dopo il comma 1 aggiungere il seguente:
"1-bis. Qualora in pubbliche riunioni di cui al comma 1, l’esposizione riguardi emblemi o simboli riconducibili al partito fascista o al partito nazionalsocialista tedesco, la pena di cui all’art. 2 comma 1, è aumentata del doppio.

Maggiori informazioni sul sito: anagrafeantifascista.it

 

Indicazioni per il Comune di Seregno:  
  • telefonare al numero 0362 263333;
  • fissare appuntamento;
  • recarsi presso l'ufficio della Segreteria Generale che si trova nella stradina a fianco al Palazzo Municipale di piazza Martiri della Libertà.

 

martedì 17 marzo 2020

Seregno: una via dedicata alla camicia nera Ivo Oliveti


A Seregno, nel quartiere Lazzaretto, dietro l'Abbazia Olivetana si trova una via, la via Oliveti, che molti pensano sia dedicata al complesso religioso.

In realtà la via è stata intitolata alla fine degli anni '30 dello scorso secolo ad Ivo Oliveti, che si meritò nei cieli d'Africa la medaglia d'oro al valor militare alla memoria (di fianco la copertina dell'Illustrazione Italiana del 5 aprile 1936 dove Mussolini appunta la medaglia sul petto della figlia di Ivo Oliveti).
 

Ma Ivo Oliveti, prima di compiere azioni di guerra in Etiopia, fece parte anche del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, organo composto da magistrati  e giudici in camicia nera reclutati tra gli squadristi.
 

Mimmo Franzinelli lo cita diverse volte nel suo volume "Il tribunale del duce. La giustizia fascista e le sue vittime (1927-1943)". Ne riportiamo di seguito alcuni stralci.


Pag. 57:
Dalla scialba accolita dei comprimari in toga e camicia nera si distingue Ivo Oliveti, squadrista forlivese assegnato il 18 settembre 1928 al Tribunale speciale. Fautore della pena di morte, in alcune occasioni ha la soddisfazione di decretarla, per esempio nel settembre 1930, a Trieste.

Pag. 145:
Il primo processo coinvolge 18 imputati ed è gestito dal presidente Cristini, coadiuvato dai "duri" Lussorio Cau e Ivo Oliveti.
...
Il 5 settembre 1930 vengono emesse quattro sentenze capitali...
...
La notte dal 6 al 7 settembre Cristini, per nulla turbato dalle imminenti fucilazioni da lui ordinate, la passa con una prostituta procuratagli da due colleghi. Lo rivela l'informativa al capo della polizia del fiduciario 137 (Carmelo Landonio): "Giova sapere che quando il Tribunale si trasferì a Trieste e concluse le note fucilazioni... la notte che intercorse tra la sentenza e l'esecuzione S.E. Cristini passò il suo tempo con una donna che fu a lui offerta da Mojo e Oliveti."