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martedì 31 dicembre 2013

La Brianza alla guerra dei rifiuti

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di Gianmarco Corbetta, Consigliere Regionale M5S 

Oggi in Brianza è in corso una guerra, che coinvolge il settore dei rifiuti. E’ una guerra che si combatte su più fronti e per varie ragioni, ma, come in ogni guerra, il rischio è che a farne le spese siano soprattutto i cittadini. In ballo ci sono investimenti milionari e la sopravvivenza di una classe di dirigenti di società pubbliche vecchia e arretrata, spalleggiata da una classe di politici locali altrettanto vecchi e arretrati. Sono coinvolte varie amministrazioni dei nostri Comuni e due delle principali società del settore: Gelsia Ambiente (raccolta) e Bea (smaltimento tramite inceneritore). Come andrà a finire questa guerra nessuno lo può dire, ma alla fine di questo lungo scritto cercherò di fare qualche previsione.

UN PO’ DI STORIA
Nella parte di Brianza in cui operano queste due società pubbliche (la parte ad ovest di Monza), il servizio di raccolta differenziata e quello di incenerimento del rifiuto residuo hanno convissuto abbastanza pacificamente per molti anni. Il motivo era semplice: la capacità del forno inceneritore di Desio, ovvero il “fabbisogno del combustibile” non era tale da ostacolare lo sviluppo della raccolta differenziata. Per quanto quest’ultima crescesse in percentuale, il forno poteva comunque contare sul suo “approvvigionamento”.
E quando la raccolta differenziata dei Comuni soci di Bea ha cominciato a raggiungere percentuali tali da sottrarre rifiuti all’inceneritore di Desio, la società che lo gestisce, Bea, non ha fatto altro che allargare via via la platea dei Comuni serviti, anche a Comuni fuori provincia (es: Senago). Una vera beffa per i cittadini dei Comuni soci: più diventavano bravi a fare la raccolta differenziata e più Bea si rivolgeva all’esterno del circuito dei soci per mantenere invariata la quantità dei rifiuti da bruciare, con tutte le ben note conseguenze in termini di impatti ambientali e sanitari sulla zona.

LE DISPOSIZIONI DELLA REGIONE
Oggi però le cose si sono complicate parecchio per Bea. In primo luogo perché Regione Lombardia, con il nuovo Piano Rifiuti, ha certificato che anche su base regionale la raccolta differenziata sta togliendo la terra sotto i piedi ai 13 inceneritori attualmente presenti in regione: si prevede addirittura che tra soli 6 anni sarà necessario bruciare la metà dei rifiuti che si bruciano oggi! La regione ha quindi assunto l’impegno a redigere un piano per la progressiva dismissione degli impianti col maggiore impatto ambientale (e Desio è tra i primi che andrebbero dismessi considerando questo parametro).
Bea però ha ottenuto il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale da parte della Regione – per altri 6 anni, con facoltà di aumentare la capacità di smaltimento fino a quasi 100 mila tonnellate/anno – poco prima che venisse pubblicato il Piano Rifiuti, venisse approvata una moratoria per la realizzazione di nuovi impianti/ampliamento degli esistenti e venisse approvata la risoluzione della progressiva dismissione di cui sopra. E forte di questo rinnovo autorizzativo ha approvato un piano industriale che prevede l’investimento di 15 milioni di euro nel vecchio impianto per tirare avanti con l’attività per altri 18 anni.

PER BRUCIARE QUALI RIFIUTI??
Ma se mancheranno sempre più i rifiuti da bruciare in Lombardia, che senso ha il piano di Bea? E dove pensa di trovare i rifiuti che servono per alimentare l’impianto per altri 18 anni? Due sono le strategie messe in atto da Bea: da un lato mira a stabilizzare nel tempo il quantitativo di rifiuti conferito dai Comuni soci e dall’altro vuole andare a reperire monnezza da bruciare “sul mercato”.

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I RIFIUTI DA FUORI REGIONE
Cominciamo ad analizzare questo secondo intendimento: se la società andrà in cerca di rifiuti all’interno della regione, dovrà scontrarsi con colossi del settore che gestiscono impianti da 500/700 mila tonnellate, per di più in un contesto di sempre più accentuata scarsità di rifiuti da bruciare… praticamente un suicidio!
A Bea non resta che rivolgersi al di fuori dei confini regionali: l’idea di tenere in vita l’inceneritore di Desio per altri 18 anni (è attivo dal 1976…) grazie a rifiuti provenienti da Napoli, da Roma o da Firenze è semplicemente folle e del tutto insostenibile sul piano politico. Senza contare che i cittadini di Desio, Bovisio, Varedo, Limbiate e Cesano Maderno sono già pronti a scendere in piazza nel caso si realizzasse una simile eventualità!

LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE: I RIFIUTI DEI SOCI
I dirigenti di Bea non sono stupidi e lo sanno. Per questo puntano quantomeno a stabilizzare i quantitativi conferiti dai soci ed evitare che nuovi passi in avanti della raccolta differenziata erodano ulteriormente la base certa e “politicamente accettabile” dei rifiuti da bruciare.
Difatti hanno da prima messo in atto un tentativo maldestro, con il primo piano industriale dell’anno scorso, di obbligare i comuni soci a conferire una quantitativo prestabilito di rifiuti da bruciare per ben 20 anni! E se il Comune fosse stato così virtuoso da ridurre la produzione di rifiuti o aumentare la raccolta differenziata, sarebbe stato per contratto passibile di penalizzazioni!
Fallito miseramente questo tentativo con conseguente perdita secca di credibilità da parte del management di Bea (ma non agli occhi dei sindaci che l’hanno nominato), ecco spuntare il secondo piano industriale, quello recentemente approvato dalla risicata maggioranza dei soci di centro sinistra (Desio escluso), in cui quest’obbligo di conferimento non c’è più ma si insiste sul fatto che una quota cospicua di rifiuti sia inevitabilmente da bruciare.

ARRIVANO I RINFORZI: IL POLITECNICO, IL CENTRO STUDI MATER E IL CONSORZIO LEAP
E per convincere i soci di questa loro “verità assoluta” hanno pensato bene di chiamare i rinforzi: ed ecco il Professor Giuliano del Politecnico di Milano presenziare ad una assemblea dei soci per spiegare che non c’è alternativa all’incenerimento del 30/40% dei rifiuti urbani prodotti:

Giuliano

Ma per assicurare tutti sulla propria buona volontà e “mantenere una costante attenzione alle innovazioni di processo che dovessero rendersi disponibili nel settore del trattamento della frazione residua dei rifiuti solidi urbani”, ecco Bea aderire al Consorzio Leap e al Centro Studi Mater!
Peccato che questi soggetti, nell’ambiente degli esperti del settore, abbiano una credibilità prossima allo zero. Da sempre considerati (non solo in Italia, ma a livello mondiale) quelli che puntano forte sull’incenerimento, quelli pronti a denigrare qualunque strategia alternativa, seguono le evoluzioni del sistema di gestione dei rifiuti con 10/15 anni di ritardo.
Quando si cominciò a discutere della possibilità di raccogliere separatamente l’umido, loro dicevano che non si poteva fare; poi sostennero che più del 50% di raccolta differenziata non era possibile fare; ora dicono che si può fare il 65% (previsto per legge) “ma di più non conviene, e comunque il rifiuto residuo è meglio che sia incenerito”. I riferimenti economici, tecnici, operativi e legali a smentita delle loro tesi esistono in abbondanza.
Certo, per sostenere la tesi della sopravvivenza e rilancio dell’inceneritore di Desio per altri 18 anni sono perfetti! E difatti Bea si è rivolta a loro riuscendo a convincere i sindaci soci della bontà delle loro tesi!

UN PERICOLO MORTALE PER BEA: LA TARIFFA PUNTUALE DI GELSIA AMBIENTE
Come se non bastassero tutti i problemi che Bea deve affrontare per portare avanti la sua insostenibile politica di potenziamento e ammodernamento del vetusto impianto, ecco all’orizzonte profilarsi un pericolo mortale! Negli ultimi mesi la società pubblica Gelsia Ambiente, titolare del servizio di raccolta differenziata di molti comuni brianzoli, tra cui vari soci Bea, ha avviato in un quartiere di Lissone, grazie al lungimirante appoggio del sindaco Monguzzi, la sperimentazione di un innovativo sistema di raccolta del rifiuto residuo, basato sul principio della tariffa puntuale (“chi meno inquina meno paga”).
Grazie ad un avanzato sistema elettronico (RFID), Gelsia è in grado di applicare una tariffa diversa ad ogni singolo utente a seconda del quantitativo di rifiuti residui (quelli cioè da mandare all’inceneritore) prodotti. Pratica innovativa in Brianza, ma già ben sperimentata in altre parti d’Italia, si tratta di un potente strumento per incentivare i cittadini a fare bene la raccolta differenziata. E difatti a Lissone i risultati non si sono fatti attendere! Con l’introduzione del nuovo sistema la raccolta differenziata è passata dal 64 al 78% in pochissimi mesi! Un incredibile salto di ben 14 punti percentuale!!
Un grandissimo risultato per i cittadini di Lissone, non solo in termini di difesa dell’ambiente e della salute ma anche economici: si abbattono i costi di smaltimento del rifiuto residuo (leggi costi di incenerimento) e aumentano gli introiti derivanti dalla vendita dei materiali separati ai vari consorzi della filiera Conai!

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A questo punto finalmente anche in Brianza c’è la “prova provata” di quanto vado ripetendo da 5 anni: una raccolta differenziata fatta come si deve può arrivare a sfiorare l’80% e portare benefici economici alle esangui casse dei Comuni e quindi dei cittadini! Ora che finalmente un sindaco ha accettato la sfida della tariffa puntuale e l’ha vinta alla grande, è facile prevedere l’effetto emulazione da parte della altre amministrazioni brianzole, in particolare quelle servite da Gelsia.
Ma non è tutto: in Gelsia stanno facendo anche delle prove di recupero di materia dal rifiuto residuo, producendo tramite estrusione un granulato a base plastica da rivendere alle aziende del settore dello stampaggio plastico, emulando di fatto le innovazioni del famoso Centroriciclo di Vedelago. In questo modo il rifiuto residuo si trasforma da costo (di smaltimento) a ricavo (dalla vendita del materiale) per i Comuni! Si tratta quindi di altro combustibile e altre risorse economiche sottratte all’inceneritore!

plastica_vedelagoEd è proprio questo il rischio insopportabile per Bea: l’evoluzione virtuosa del sistema di gestione dei rifiuti in Brianza condanna a morte l’inceneritore di Desio. Già sarà dura per Bea trovare rifiuti da bruciare e se anche li trova fuori regione l’operazione rischia fortemente di fallire perché politicamente insostenibile. In più ora ci si mette pure Gelsia a levarle la terra sotto i piedi in casa sua, in Brianza, smentendo con i fatti le basi concettuali (quelle sostenute dal Politecnico, Mater, Leap e compagnia cantante) su cui si regge tutta l’operazione di rilancio del forno… operazione che assume sempre più le sembianze di un fragile castello di carte destinato a cedere in breve tempo.

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO
Ed è proprio qui che comincia la guerra, una poco gloriosa guerra per il forno, che per i nostri cari sindaci illuminati di centro sinistra deve sopravvivere, nonostante tutto e tutti. E nonostante ai cittadini che amministrano non convenga affatto economicamente!
Fino qui abbiamo parlato poco delle responsabilità dei politici e degli amministratori locali. Abbiamo ricordato che il piano industriale di Bea è passato grazie al voto favorevole dei sindaci di centro sinistra (Desio esclusa), capitanati da Gigi Ponti di Cesano Maderno, seguito a ruota dal sindaco di Limbiate, Raffaele De Luca. Non a caso sulle poltrone del Consiglio di Amministrazione di Bea siedono dei nominati dal centro sinistra brianzolo e di Nova Milanese in particolare (mentre su quelle di Gelsia sono rappresentati principalmente la Lega e l’ex Pdl).
E chissà se è un caso che proprio a Cesano Maderno e Limbiate si sia messa in discussione l’approvazione del nuovo piano industriale di Gelsia Ambiente, che prevede tra le varie cose l’individuazione di un partner privato per lo smaltimento dei rifiuti. Si tratta di fatto di un piano industriale difficilmente compatibile con quello di Bea.
La prospettiva è che Cesano e Limbiate non rinnovino il contratto con Gelsia ed affidino ad un altro soggetto la raccolta differenziata. Chissà, magari un soggetto meno orientato alla gestione virtuosa del servizio e quindi meno incline a rompere le scatole a Bea.

LA GRANDE FREGATURA DELL’OPERATORE UNICO DEL “CICLO INTEGRATO”
Oppure Cesano e Limbiate stanno cercando di ostacolare il piano industriale di Gelsia per tenere in vita una strategia che sempre più sta prendendo piede nel centro sinistra brianzolo: la creazione di un’unica grande società pubblica per la gestione del cosiddetto ciclo integrato dei rifiuti in Brianza, tramite la fusione di Bea e Gelsia.
Innanzitutto quando sento parlare di “ciclo integrato” mi viene da mettere mano alla pistola! è semplicemente ridicolo parlare di “ciclo integrato”, visto che nel bruciare rifiuti di “ciclico” non c’è nulla. Si tratta di un processo lineare (estraggo materie prime dall’ambiente, produco oggetti e dopo l’uso li incenerisco) che distrugge risorse, materiali post consumo, invece che riciclarli come madre natura ci insegna. L’unico vero ciclo possibile è quello della strategia Rifiuti Zero (ovvero del riciclo totale dei rifiuti).

pd meda

Ma veniamo al sodo: unire la società che fa la raccolta differenziata e quella che fa lo smaltimento è un errore clamoroso e lo capirebbe anche un bambino di 5° elementare. Questi due servizi devono essere posti “in concorrenza” tra loro: tanto meglio lavora la prima, tanto meno lavora la seconda! Non a caso la proposta di legge nazionale di iniziativa popolare Rifiuti Zero prevede un preciso obbligo di separazione tra i soggetti che raccolgono e quelli che smaltiscono. Con la fusione dei due servizi non potrà mai esserci innovazione ed evoluzione virtuosa del sistema! Ma ve l’immaginate una società che fa sia raccolta che smaltimento sperimentare la tariffa puntuale (come ha fatto Gelsia a Lissone)? E perché mai dovrebbe farlo? A quale pro? E’ così difficile da capire?
O forse è fin troppo facile da capire… forse è proprio per questo che il centro sinistra brianzolo insiste sulla fusione tra Gelsia e Bea… l’unica a trarne vantaggio sarebbe Bea (per la serie il miglior modo per combattere un nemico è farselo amico!). Per Gelsia non sarebbe altro che un abbraccio mortale, anche in considerazione degli enormi rischi finanziari che il piano industriale di Bea comporta… se non trovano un quantitativo sufficiente di rifiuti da bruciare per i prossimi 18 anni, come faranno a rientrare degli investimenti fatti dal socio privato previsto dal piano? Sempre che riescano a trovare un socio privato tanto pazzo o sprovveduto da entrare nell’assetto societario di Bea.

IL RUOLO (INSIGNIFICANTE) DELLA PROVINCIA
Sullo sfondo di questa intricata vicenda c’è la Provincia di Monza e Brianza. In qualità di socia di maggioranza relativa di Bea, con l’assesore Monti ha fatto finta di opporsi al rilancio del forno, per poi attestarsi su una comoda posizione di astensione al momento di votare il piano industriale.
Intanto sta per essere approvato il Piano Rifiuti Provinciale, che non fa altro che prendere atto e avvallare il piano industriale di Bea. Peccato che il Piano Rifiuti Provinciale, per quanto riguarda gli assetti impiantistici della gestione dei rifiuti, non ha alcun valore, come candidamente ammettono gli stessi estensori del documento:
piano rifiuti prov mb


LA POLITICA SORDA E INCOMPETENTE
Ma tornando ai sindaci che hanno approvato questo strampalato piano industriale di Bea, c’è da chiedersi come hanno giustificato questa loro decisione. Le motivazioni sono sempre le solite baggianate: la difesa del patrimonio pubblico rappresentato da Bea, l’ineludibilità dell’incenerimento dei rifiuti, la tutela dei posti di lavoro (peccato che la stessa attenzione ai posti di lavoro non ci sia quando si mette in discussione l’affidamento del servizio a Gelsia…) e via discorrendo.
Sulla necessità di bruciare abbiamo già detto tutto; bisogna invece soffermarsi sulla presunta volontà di difendere l’azienda e i posti di lavoro. In realtà è del tutto evidente da quanto abbiamo detto sopra che questo piano industriale è il modo migliore per distruggere l’azienda. I politici che sostengono a spada tratta le scelte di Bea non capiscono che la strada scelta porterà al fallimento della società.

UNA EXIT STRATEGY C’E’ MA NESSUNO LA VUOLE
Non capiscono che Bea avrebbe davanti a sé un futuro luminoso se solo cambiasse politica industriale: uscire il prima possibile e con il minor danno dall’incenerimento, riconvertire l’impianto al recupero di materia dal rifiuto residuo seguendo l’esempio della Fabbrica dei Materiali di Reggio Emilia, puntare sulla creazione di un impianto di compostaggio per il trattamento dell’umido.
Certo, riconvertire l’impianto non è un’operazione a basso costo. Ma è l’unica strada percorribile per salvare l’azienda. Si può studiare un piano finanziario di medio termine per la copertura dei costi tramite gli introiti derivanti da un sistema di gestione dei rifiuti veramente innovativo (tariffa puntuale e vendita dei materiali ricavati dalla lavorazione del rifiuto residuo). Ma tutto questo i sindaci non lo sanno o non lo capiscono. Anche perché si tratterebbe, come prima cosa, di mandare a casa l’attuale management di Bea, che loro stessi hanno nominato e sostenuto strenuamente fino ad oggi, e sostituirlo con uno nuovo, capace di guardare al futuro e all’innovazione del sistema. E si tratterebbe anche di dare ragione ai quei grillini, sporchi, brutti e cattivi, che queste cose in Brianza le ripetono da 5 anni.
Se non lo faranno, Bea andrà a sbattere. Su questo non c’è alcun dubbio. Si tratta di capire i tempi e i modi: sarà la Regione a imporre lo stop all’impianto, in modo graduale e meno traumatico possibile oppure sarà il mercato, sempre più piccolo e competitivo, a mandare Bea con le gambe all’aria?
Ma a quel punto saranno dolori per tutti: Comuni soci, lavoratori e cittadini.

Tratto da: http://gianmarcocorbetta.it/2013/12/la-brianza-alla-guerra-dei-rifiuti/  

Leggi anche:

sabato 2 novembre 2013

Desio: incontro pubblico sull'inceneritore!


Mercoledì 6 novembre, ore 21:00 presso l'aula consiliare del Comune di Desio (Piazza Giovanni Paolo II)

Archiviato prima il progetto di realizzare un nuovo impianto e poi il piano per ammodernare il vecchio forno per farlo funzionare altri 20 anni, ora siamo alle prese con un nuovo piano industrale di BEA (Brianza Energia Ambiente), che vorrebbe continuare a bruciare rifiuti per 15 anni investendo nel vecchio forno 15 milioni di euro e aumentando la capacità di smaltimento.

Il tutto proprio quando le evidenze scientifiche dei danni alla salute umana provocate dalle nano polveri prodotte dai processi di combustione ad alte temperature sono sempre più solide. Tutto questo è semplicemente inaccettabile.

A breve i soci di Bea (la provincia di Monza e Brianza e vari Comuni brianzoli) dovranno esprimersi su questo insensato piano industriale. Per questo motivo varie componenti del Consiglio Comunale di Desio hanno organizzato per mercoledì 6 novembre un incontro pubblico dal titolo "Forno inceneritore di Desio: quale futuro?". E' di fondamentale importanza partecipare tutti a questo incontro, per ribadire ancora una volta che i cittadini brianzoli ne hanno pieni i polmoni dell'inceneritore!

Comitato per l'alternativa all'inceneritore di Desio

martedì 8 gennaio 2013

Comitato per l’Alternativa all’inceneritore di Desio: "Archiviamo un anno pieno di soddisfazioni!"

di Gianmarco Corbetta, Comitato per l’Alternativa all’inceneritore di Desio

Come ormai da tradizione, approfitto dell’inizio del nuovo anno per fare il punto della nostra battaglia. A differenza degli anni scorsi, il 2012 è stato un anno davvero importante e ricco di grandi soddisfazioni!

Dopo un lungo silenzio da parte delle istituzioni, a luglio è stata diffusa la notizia dell’abbandono definitivo del progetto di costruzione del nuovo forno inceneritore da 160/170 mila tonnellate annue. E’ stata per noi una vittoria clamorosa che ci ha ripagato di anni di impegno e di perseveranza! E’ stata inoltre la riprova che ci avevamo visto giusto, fin dal lontano 2008, quando avevamo cominciato a sostenere che dei danni – economici e sanitari - provocati dal nuovo inceneritore se ne poteva fare a meno e che il futuro della gestione dei rifiuti andava costruito con modalità ben diverse dall’incenerimento!

Purtroppo non c’è stato nemmeno il tempo di festeggiare che i signori di Bea Brianza Ambiente Energia (la società pubblica che gestisce il vecchio forno e che si proponeva di costruire quello nuovo) hanno avanzato un piano industriale che prevede la completa ristrutturazione del vecchio impianto (con relativo aumento della capacità di incenerimento dalle attuali 60.000 a 90.000 tonnellate) e l’ingresso di un socio privato nella gestione dell'impianto stesso per i prossimi 20 anni.

Questo piano è stato sciaguratamente approvato dai Comuni soci di Bea, con la positiva eccezione del Comune di Desio che (è notizia di questi giorni) farà ricorso al TAR contro questo piano industriale.

Quindi, tirando le somme di questo 2012, il bilancio è sicuramente positivo: la terrificante prospettiva di un nuovo inceneritore da 170.000 tonnellate, che fino a qualche tempo fa sembra certa, è stata definitivamente abbandonata. E questo è un punto fermo da cui non si torna indietro. Ora si tratta di continuare la nostra battaglia fino a quando non verrà abbandonata anche l’idea di ammodernare e tenere in funzionamento per altri 20 anni il vecchio impianto.

Insieme agli amici del Comitato Beni Comune Monza Brianza, continueremo con la nostra opera di sensibilizzazione e informazione alla cittadinanza, come abbiamo fatto in questi 5 anni di attività (anche nel 2012 abbiamo dato vita ad incontri pubblici a Cesano Maderno, Monza, Sesto San Giovanni e Cusano Milanino).

Grazie a tutti voi per il sostegno che ci avete dato in tutti questi anni e tanti auguri di buon 2013!

Fonte immagine

domenica 9 dicembre 2012

Inceneritore di Desio. "Che gli amministratori traggano insegnamento dagli errori del passato per non commetterli in futuro!"


di Gianmarco Corbetta,  del Comitato per l'Alternativa all'inceneritore di Desio

In merito agli ultimi sviluppi della tormentata vicenda del forno inceneritore di Desio (convocazione urgente dell’Assemblea dei Soci per rispondere alle richieste di Unieco di procedere con la costruzione), riteniamo assolutamente irrealistica l’ipotesi di ritorno al progetto di realizzazione del nuovo impianto, non fosse altro per il fatto che già oggi in Lombardia c’è una sovracapacità di incenerimento che ha portato all’abbandono del progetto di costruzione di un nuovo inceneritore in Provincia di Milano (quello famigerato che doveva sorgere nel Parco Sud). Un nuovo inceneritore a Desio da 170 mila tonnellate non avrebbe di che bruciare e non starebbe in piedi sul piano economico/finanziario.

Se ci saranno delle penali da pagare, sarebbe bello che le pagassero tutti quei sindaci che negli anni scorsi hanno creduto, senza un minimo di spirito critico, a chi gli propinava la favoletta del nuovo inceneritore.

E sarebbe anche l’ora di mandare a casa, una buona volta, il presidente di Bea, imbullonato alla sua poltrona da quindici anni, il primo tra i ferventi sostenitori della favoletta, ancora fino a pochi mesi fa.

La speranza è che i nostri amministratori traggano lezione dagli errori del passato: invece di dismettere un impianto vecchio e inutile, stanno assecondando la volontà di Bea di rinnovarlo per partecipare alla folle corsa all’accaparramento dei rifiuti in giro per la Lombardia. Stanno passando dalla padella del nuovo inceneritore alla brace del revamping del vecchio impianto... e come sempre a pagarne le conseguenze saranno i cittadini.

Immagine tratta dal sito Qui Lecco libera

mercoledì 28 novembre 2012

Rifiuti zero in Brianza: si può e si deve fare

di Gianmarco Corbetta, del Comitato per l'Alternativa all'inceneritore di Desio

Sabato 1 dicembre, ore 9.30/18.00
Monza, Circolo Libertà, Via Liberta, 33


Il Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza organizza una giornata di informazione sulla corretta gestione dei rifiuti a cui parteciperanno ospiti di altissimo livello.


Avremo un tecnico come Enzo Favoino, di fama internazionale e tra i maggiori esperti al mondo di progettazione di sistemi di gestione dei rifiuti.

Due amministratori pubblici che dimostrano che fare a meno di discariche e inceneritori "si può".

Alessio Ciacci è l'assessore all'ambiente del primo comune d'Italia ad aver aderito alla strategia rifiuti zero entro il 2020.

Mirko Tutino è l'assessore all'ambiente della prima provincia d'Italia ad aver chiuso un inceneritore per dare vita ad un "fabbrica dei materiali".

Senza dimenticare il dottor Federico Balestreri, membro del Comitato Scientifico dall'Associazione Internazionale dei Medici per l'Ambiente, che parlerà con grande competenza della relazione tra le emissioni degli inceneritori e l'incidenza di vari tipi di malattie.

Ingresso libero.

Possibilità di pranzare con ottimi cibi locali a 12 euro (bevande escluse), prenotazione anticipata all'indirizzo mail: corfox1@gmail.com

lunedì 19 novembre 2012

Quando espandere il teleriscaldamento diventa follia


Riflessioni sul teleriscaldamento

di Paolo Di Carlo, M5S Desio

Il recupero di energia da incenerimento di rifiuti (produzione di energia elettrica prima e teleriscaldamento poi) è di fatto una pezza introdotta grazie ad incentivi statali: "dato che dobbiamo bruciare i rifiuti, almeno recuperiamo una parte dell'energia". Ora sappiamo che non c'è alcuna necessità di bruciare: esistono le alternative per recuperare e trattare meglio i materiali post consumo.

"Ma noi dobbiamo garantire il funzionamento del teleriscaldamento!"

Eh, no! Troppo facile! Incenerire è un errore. Teleriscaldare (da incenerimento) è una pezza che copre l'errore senza correggerlo. E' assurdo pensare di dover perseverare nell'errore per garantire il funzionamento della pezza, nonché la sua continua espansione!!!
Oltretutto il teleriscaldamento mette una pessima pezza anche sul versante edilizio: anziché ridurre i consumi energetici degli edifici, si è preferito collegarli al tubo dell'acqua calda: così le grasse bollette del gas sono diventate grasse bollette del teleriscaldamento.

Invece di legare a doppio filo i due problemi (rifiuti ed energia) lucrandovi e ingessandoli, occorre separarli e risolverli singolarmente con le migliori pratiche e tecnologie disponibili.
Sul fronte rifiuti: strategia rifiuti zero, riduzione, riuso, riciclo, trattamento a freddo del residuo, e via discorrendo.
Sul fronte riscaldamento edifici: riqualificazione energetica degli edifici e adozione diffusa di energia rinnovabile.

In teoria, se spengo l'inceneritore e rendo quasi autosufficienti gli edifici dal punto di vista energetico, il teleriscaldamento non mi serve più, né a monte e né a valle.

Certo, avendo una rete esistente si può valutare l'utilità di una eventuale sostituzione della fonte di energia. Il metano rischia di essere troppo costoso, anche perché la rete ha una lunghezza notevole (30km) e quindi dispersioni di calore non trascurabili: dispersioni che oggi sembrano non interessare, dato che il calore è gratis e il suo utilizzo è incentivato. Usando il metano forse potrebbe avere senso spezzare la rete in più parti, realizzando impianti di cogenerazione più piccoli, a misura di quartiere. Da capire se ne vale la pena.

Di una cosa sono certo: finché non si trova un modo alternativo e sensato di utilizzare la rete di teleriscaldamento, è follia continuare ad espanderla... cosa che purtroppo sta avvenendo.

Foto tratta dal web

sabato 27 ottobre 2012

Inceneritore di Desio: vince la Brianza che guarda indietro e rinuncia al futuro


Piano industriale di BEA approvato

di Gianmarco Corbetta, del Comitato per l'alternativa all'inceneritore di Desio

E' passato il Porcellum di Bea.

Questa è una sconfitta per tutta la Brianza, quella Brianza che vent'anni fa per prima ha saputo scommettere su una gestione virtuosa dei rifiuti (il primo comune d'Italia ad introdurre il porta a porta è brianzolo). Quella Brianza che ha insegnato la strada del riciclo alle altre zone d'Italia.

Quella stessa Brianza che però già oggi è rimasta indietro rispetto ad altri, che si è fatta superare in intelligenza e lungimiranza nella raccolta dei rifiuti, oggi definitivamente rinuncia al progresso, rinuncia al futuro.

Desio e la Brianza pagano pegno alla presenza di un forno inceneritore minacciato a morte dal potenzialmento della raccolta differenziata e dalla diminuzione dei rifiuti in corso da tempo. E così in Brianza per 20 anni si congela il progresso. Si nega l'evidenza, e cioè che i sistemi di gestione dei rifiuti sono in costante evoluzione, in costante miglioramento e vincolarsi per altri 20 anni a bruciare è una scelta retrograda, frutto della totale inadeguatezza culturale, ancor prima che politica, dei nostri politici locali.

Un'ultima considerazione sul Partito Democratico. Un partito grande all'interno del quale si trova di tutto. Dalle persone più illuminate come Mirko Tutino (assessore all'Ambiente della provincia di Reggio Emilia) che ha spento il forno inceneritore locale e ha dato vita al progetto della "Fabbrica dei Materiali"  (qua sotto la mail che mi ha gentilmente inviato) o come Laura Puppato che ha iniziato il suo percorso politico con la battaglia contro il forno di Montebelluna, fino alle persone più retrograde come Matteo Renzi, che insulta in diretta tv un medico che parla dei danni alla salute provocati dagli inceneritori o Pierluigi Bersani che minaccia di denuncia l'Ordine dei Medici dell'Emilia Romagna per la loro richiesta di una moratoria contro i forni.

Spiace constatare che, ad esempio, il sindaco di Cesano Maderno faccia pienamente parte di quest'ala più becera del partito.

Di contro, va rivolto un caloroso ringraziamento al sindaco Corti, che ha votato contro questa follia chiamata Piano Industriale Bea.

Spero che il comune di Desio adesso coerentemente esca da Bea e conferisca i rifiuti altrove. E poi mi auguro che possa fare ostruzionismo attraverso controlli e autorizzazioni. Chissà se la polizia locale di Desio passerà più spesso a controllare i camion che entrano ed escono dal forno, magari nottetempo.

E- mail ricevuta da Mirko Tutino:

Buongiorno Gianmarco
sono Mirko Tutino, Assessore all'Ambiente della Provincia di Reggio Emilia.
Ho letto con piacere che ha citato la nostra esperienza in un recente intervento pubblico a Cesano Maderno. In questi mesi, oltre a decine di assemblee di presentazione del nostro piano in provincia di Reggio Emilia, ho presentato la nostra esperienza a Genova, Vercelli, Napoli ed in diverse realtà italiane. Conosco bene la situazione lombarda attraverso l'amico Pippo Civati, che con me condivide l'idea che l'unico inceneritore buono è quello spento.
E Reggio è una delle poche città ad aver spento un impianto.
Le inoltro un link, ancora non divulgato (ma lo sarà a giorni), che racchiude tutti gli elementi della nostra esperienza. Sono a disposizione qualora volesse organizzare nel suo territorio un'iniziativa/evento pubblico sui temi che ho citato.
Buona giornata e di nuovo grazie della citazione.
Mirko Tutino


www.lafabbricadeimateriali.it
Mirko Tutino
Assessore Pianificazione Cultura Paesaggio Ambiente
Provincia di Reggio Emilia

domenica 21 ottobre 2012

Martedì 23 ottobre a Cesano Maderno consiglio comunale sull'inceneritore

di Gianmarco Corbetta 
Comintato NoInc di Desio

Martedì 23 ottobre sarà una data importante nella nostra pluriennale lotta all'inceneritore di Desio.

I due consiglieri comunali di Cesano Maderno del Movimento 5 Stelle, Sergio Mazzini e Walter Mio, sono riusciti (a gran fatica) ad ottenere un confronto pubblico sul nuovo piano industriale di Bea (la società che gestisce il forno) che prevede che l'inceneritore funzioni per altri vent'anni, grazie ad una profonda ristrutturazione a carico dei privati.

Martedì prossimo è in programma un consiglio comunale speciale, dedicato esclusivamente al tema inceneritore, dove sono stati invitati a parlare due uomini Bea e un esperto, contrario al progetto, designato dall'opposizione (al momento si stanno attendendo le disponibilità di alcuni esperti no-inc).

Purtroppo solo i consiglieri comunali potranno prendere parola e fare domande agli esperti (evidentemente hanno valutato troppo rischioso dare la parola ai cittadini) ma è DAVVERO FONDAMENTALE la presenza di tutti i cittadini per far capire a chi ci governa che con questa storia dell'inceneritore CI HANNO VERAMENTE ROTTO I POLMONI!!!!

Quindi vi aspettiamo martedì 23, ore 20.30, presso l'Aula Magna della Scuola Media Salvo D'Acqusito, Piazza Duca D'Aosta, Cesano Maderno!

A martedì!

lunedì 8 ottobre 2012

Serata Rifiuti Zero con Paul Connet a Sesto San Giovanni

Domenica 14 Ottobre 2012 alle ore 21.00 presso la Sala del Camino di Via Puricelli Guerra 24 a Sesto San Giovanni

SERATA RIFIUTI ZERO

Un'ottima occasione per conoscere/approfondire la Strategia Rifiuti Zero: un incontro pubblico con Paul Connet, professore emerito di Chimica Ambientale e Tossicologia dell’Università Saint Lawrence di Canton (New York).

Personalità unica nel suo genere, “guru” della “Strategia Rifiuti Zero” che sta prendendo sempre più piede in varie parti del mondo, Paul Connet è impegnato da tempo nello sviluppo e nella diffusione di strategie sostenibili per il problema rifiuti.

Nel 2009 era stato ospite del "Comitato per l'Alternativa al nuovo inceneritore di Desio"  in una serata indimenticabile a Cesano Maderno; ora Connet sarà ospite del Movimento 5 Stelle di Sesto San Giovanni.

Il Professor Connet, nelle sue conferenze, possiede la singolare capacità di abbinare il massimo del rigore scientifico ad uno stile brillante e “fuori dagli schemi” che vi conquisterà! Se pensate alla solita noiosa conferenza di un professore universitario, siete fuori strada!

giovedì 27 settembre 2012

Il "porcellum" di BEA

di Gianmarco Corbetta, del Comitato per l'alternativa all'inceneritore di Desio

Non c’è stato nemmeno il tempo di festeggiare per essere riusciti a fermare il folle progetto di costruzione di un nuovo inceneritore da 150/170 mila tonnellate di rifiuti, che subito i signori di Bea (Brianza Energia Ambiente SpA) sono partiti con il Piano B: far ammodernare radicalmente il vecchio impianto da 80 mila tonnellate/anno dai privati e darlo in gestione (agli stessi privati) per 20 anni. Di vecchio rimarrebbero solo i muri e poco più.

Questa è la proposta che Bea sta sottoponendo all’attenzione dei Comuni soci. Un vero e proprio porcellum.

Si tratta di un meccanismo aberrante perché costringerebbe le amministrazioni comunali a "garantire" per contratto un flusso continuativo di rifiuti da bruciare per due decenni, al fine di ripagare gli investimenti e gli oneri di gestione al privato!

Inutile sottolineare che tale situazione ucciderebbe sul nascere qualsiasi evoluzione virtuosa del sistema di gestione dei rifiuti della nostra zona e di conseguenza impedirebbe qualsiasi risparmio economico per le tasche dei cittadini: il flusso di denaro e di rifiuti da incenerire va garantito per tutta la durata del contratto! Addio incentivi alle buone pratiche di riduzione dei rifiuti, addio al potenziamento della raccolta differenziata, addio sistemi puliti ed economici di gestione a freddo dei rifiuti residui... E se la produzione di rifiuti continuasse a diminuire, come già sta accadendo? inevitabilmente si comincerà ad importare rifiuti da altre zone d'Italia o a bruciare rifiuti industriali! E' questa la volontà dei Comuni azionisti di Bea? D'altronde già oggi i Comuni soci non producono 80.000 tonnellate di rifiuto residuo...

Bruciando 80 mila tonnellate all’anno, l’inceneritore emetterebbe 1.486.000 metri cubi di fumi al giorno pari a 14.860.000 picogrammi di diossina, equivalenti alla dose tollerabile giornaliera di 109.390 adulti; nell’arco di 20 anni verrebbero bruciati 1.600.000 tonnellate di rifiuti, producendo all’incirca 320.000 tonnellate di ceneri pesanti e 45.000 tonnellate di ceneri leggere, residui pericolosi… dove li mettiamo?

Si punterebbe pesantemente sull'incenerimento quando ormai è chiaro che gli orientamenti dei paesi più virtuosi e della stessa Unione Europea vanno in tutt'altra direzione. Il Parlamento Europeo si è recentemente pronunciato per il divieto di incenerimento dei rifiuti riciclabili o compostabili (praticamente quasi tutti i rifiuti solidi urbani) entro il 2020 e noi cosa facciamo? ci vincoliamo a bruciare fino al 2034?

Inoltre questo progetto appare palesemente in contrasto con la volontà popolare (che con la vittoria al referendum del 2011 si è espressa contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali) oltre che con lo spirito di una recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 199/2012).

Tutto questo è semplicemente inaccettabile.

Chiediamo ai Comuni soci di Bea di respingere con forza questo assurdo progetto, di riconvertire il forno in un impianto di gestione a freddo del rifiuto residuo dando così finalmente vita ad una seria politica di gestione dei rifiuti rispettosa dell’ambiente, della salute e delle tasche dei cittadini.

Chiediamo inoltre che le stesse amministrazioni comunali provvedano a sfiduciare il Consiglio di Amministrazione di Bea. Il solo fatto di aver formulato questa proposta è gravissimo. Questi signori, perseverando nella loro battaglia di retroguardia a favore del fuoco, si sono dimostrati inadeguati a ricoprire il loro ruolo: devono essere mandati a casa.

Con questo progetto l'inceneritore avrebbe una vita prevista dal 1976 al 2034... cioè sarà in funzione per sessanta anni!!! Non si è mai visto un impianto così longevo! Ma cosa hanno fatto di male i cittadini brianzoli per meritarsi altri 20 anni di inceneritore?

Fonte immagine: http://www.beabrianza.it

Leggi anche (su Infonodo): Cesano Maderno - 5 stelle: riflessioni e domande sui servizi gestiti da BEA

lunedì 23 luglio 2012

Il nuovo inceneritore di Desio non si farà! "SI! SI! SI! ABBIAMO VINTO!!!"


di Gianmarco Corbetta
Comitato per l’Alternativa al nuovo inceneritore di Desio
http://blog.libero.it/NoIncDesio/


Dopo quattro anni di battaglia, siamo lieti di comunicare che il nuovo inceneritore di Desio NON si farà!
E’ ufficiale. Lo prevede il piano di Bea S.p.A. (la società pubblica che gestisce il vecchio inceneritore e che voleva costruire il nuovo) illustrato mercoledì scorso all'Assemblea dei soci e che sarà approvato a breve.

Il Comitato per l’Alternativa al nuovo inceneritore di Desio accoglie la notizia con immensa gioia e soddisfazione! E’ una grande vittoria dei cittadini, principalmente di Desio, Bovisio Masciago, Varedo e Cesano Maderno, che hanno chiaramente manifestato la loro contrarietà al progetto.

E’ stato un lungo percorso cominciato nell’ormai lontana primavera del 2008, quando i gruppi “Meetup Amici di Beppe Grillo” di Desio, Monza, Carate Brianza e Saronno hanno dato vita al Comitato e cominciato a fare i primi banchetti informativi.

All’epoca aveva tutta l’aria di essere una lotta contro i mulini a vento. Il raddoppio del forno era già previsto, messo nero su bianco nel Piano Rifiuti della Provincia di Milano; i bandi per la progettazione dell’opera erano già stati indetti; i politici locali, quasi tutti schierati a favore,  organizzavano assemblee pubbliche con i vertici di Bea per spiegare ai cittadini quanto fosse bello avere un nuovo inceneritore (pardon , termovalorizzatore) in casa.

Noi ci siamo opposti a questo scellerato progetto con le unghie e con i denti. Da allora ad oggi di acqua sotto i ponti ne è passata tanta: decine di migliaia di volantini distribuiti, 53 comunicati stampa, migliaia di firme raccolte, 8 incontri pubblici, 2 audizioni in Provincia, decine di banchetti informativi, 691 post e 38583 visualizzazioni sul blog http://blog.libero.it/NoIncDesio/, l’intervento di 400 cittadini in un consiglio comunale aperto, decine di lettere inviate ai medici di base, la presa di posizione dell’Ordine dei Medici di Monza e Brianza, la campagna “striscione sul balcone” e una quantità incalcolabile di ore di impegno.

La speranza si era accesa quando la nuova amministrazione comunale di Desio si era dichiarata contraria al nuovo forno... e oggi, alla fine, la forza della ragione ha prevalso!

Ringraziamo tutti coloro che ci sono stati vicini, per primo tutti gli esperti che ci hanno aiutato a comprendere il tema rifiuti e sono intervenuti nei nostri incontri pubblici: da Enzo Favoino (Scuola Agragria di Monza) a Carlo Maria Teruzzi (Ordine dei Medici Monza e Brianza) da Marco Caldiroli (Medicina Democratica) a Federico Valerio (Istituto Tumori Genova), da Gianluigi Salvador (WWF Veneto) a Federico Balestreri (Associazione Medici per l’Ambiente), da Paul Connet a Massimo Cerani.

Il lavoro non è finito: la strada verso la riduzione e il riciclo totale dei rifiuti in Brianza è ancora lunga. Il vecchio inceneritore (che si avvia verso i 40 anni di attività!) è ancora lì a bruciare.
Continuano a rattopparlo e a cambiare i pezzi per tenerlo in vita il più a lungo possibile. Basta con questo accanimento terapeutico! E’ ora di mandarlo definitivamente in pensione e riconvertire il sito al trattamento meccanico biologico dei rifiuti indifferenziati residui.

Ed è ora che le amministrazioni pubbliche si impegnino seriamente nella riduzione alla fonte dei rifiuti e nel potenziamento della raccolta differenziata… A Bovisio Masciago e Varedo già oggi la raccolta differenziata si aggira attorno al 70%... a quanto si arriverebbe se le amministrazioni comunali si impegnassero seriamente?
Ma oggi godiamoci questa enorme vittoria. Il nuovo inceneritore non si farà più. Questo è un punto fermo da cui non si torna indietro!!!

mercoledì 9 maggio 2012

Proiezione film "Sporchi da morire" a Seregno


Giovedì 10 maggio 2012, ore 21
presso Movie Studio Cineclub
via Gandhi, 10 - Seregno MB

verrà proiettato il film "SPORCHI DA MORIRE" sul tema dei danni alla salute provocati dalle emissioni di nanopolveri da parte degli inceneritori (http://www.sporchidamorire.com/).

Interviene il Comitato per l'Alternativa al nuovo inceneritore di Desio.

Trailer del film http://youtu.be/BV_ZPzvaNZg

mercoledì 18 aprile 2012

Cesano Maderno: Tutto quello che avreste dovuto sapere sull'inceneritore e nessuno vi ha mai detto


Venerdì 20 aprile 2012 - ore 21,00
Sala Consiliare di Cesano Maderno, Via Duca D'Aosta.

Programma della serata:
Inceneritore: rischi per la salute, impatto ambientale, alternative sostenibili.
Il punto sul progetto di costruzione del nuovo inceneritore e sul Piano Rifiuti provinciale: in che fase siamo? chi è ancora a favore del mostro? chi finalmente è contro? come sarà il nuovo Piano Rifiuti della Provincia di Monza e Brianza? Quanti milioni di euro di soldi pubblici si butteranno via costruendo il nuovo forno? Arriveranno i rifiuti da tutta la Provincia? E il vecchio inceneritore funziona ancora?

Durante la serata verranno proiettati dei video su alcune esperienze virtuose in tema di rifiuti.

Info: Comitato per l'alternativa al nuovo inceneritore di Desio

martedì 6 settembre 2011

Ma Bea c'è o ci fa?

Immagine tratta dal sito di Bea
di Gianmarco Corbetta
del Comitato per l'Alternativa al Nuovo Inceneritore di Desio

In merito a quanto emerso sulla stampa locale relativamente alla richiesta fatta da Bea ai consiglieri regionali Carugo e Brambilla di procedere con la costruzione del nuovo inceneritore di Desio, spiace constatare l'insistenza con la quale i gestori di Bea portino avanti le loro posizioni di retroguardia.

L'incenerimento dei rifiuti era una pratica innovativa 30 anni fa, oggi rappresenta il vecchio; le politiche più innovative in tema di gestione dei rifiuti non prevedono inceneritori. E' ora di uscire dall'età del fuoco, i signori di Bea se ne facciano una ragione.

L'ha già capito la Provincia di Lucca, che ha definitivamente chiuso i due inceneritori locali e ha adottato una strategia di riciclo totale della materia. L'ha già capito la Provincia di Benevento, che nel suo Piano Rifiuti prevede la costruzione di impianti di trattamento a freddo (trattamento meccanico biologico) al posto degli inceneritori.

I signori di Bea quanto tempo ancora ci metteranno a capirlo?

Perché buttare al vento 220 milioni di euro (minimo) di soldi pubblici per costruire un nuovo inceneritore, quando si potrebbe optare per un impianto di trattamento a freddo da 30 milioni? Perché non risparmiare sui costi di gestione del sistema, ottimizzando la raccolta differenziata? Proprio uno studio di Regione Lombardia certifica che all'aumentare della raccolta differenziata si abbassano i costi del servizio per i cittadini: una città come Novara (100 mila abitanti) è al 72% di raccolta differenziata, mentre Monza è ferma al 53%! E hanno la faccia tosta di dire che bisogna costruire un nuovo inceneritore...

Il Comune di Desio non lo vuole, i cittadini non lo vogliono, l'Ordine dei Medici di Monza e Brianza si è schierato contro, la Lega Nord di Nova Milanese è contraria, in Provincia non si decidono a dire se lo voglio o no, celando probabilmente mille contrasti... e questi di Bea insistono!

Ma Bea è o non è una società pubblica al servizio dei cittadini e delle amministrazioni locali?

venerdì 31 dicembre 2010

Inceneritore Desio: il punto sulla situazione

di Gianmarco Corbetta
del Comitato per l'alternativa al nuovo inceneritore di Desio

Anche nel 2010, così come per il 2009, l'iter autorizzativo per la costruzione del nuovo inceneritore non ha fatto alcun passo avanti. Sarà sicuramente un caso, ma da quando ha preso vita il nostro Comitato, nell'ormai lontana primavera del 2008, l'iter è fermo. Agli inizi era sorto il problema del ricorso al Tar da parte di un'azienda che aveva partecipato, senza successo, al bando per la progettazione dell'impianto. Successivamente il passaggio del nostro territorio dalla Provincia di Milano a quella di Monza e Brianza ha determinato la necessità di formulare un nuovo piano rifiuti provinciale, tutt'ora in via di definizione, da cui pare dipendano le sorti del nuovo inceneritore.

In assenza di informazioni ufficiali da parte delle istituzioni, che da tempo si sono chiuse a riccio su questo argomento, non è chiaro se il piano economico finanziario dell'opera stia ancora in piedi o debba essere rivisto, così come non si capisce se, oltre ai comuni che storicamente bruciano i rifiuti a Desio, si debbano aggiungere "solo" gli altri comuni della Brianza Ovest (incluso giganti come Monza, Lissone e Seregno) oppure se il cancrovalorizzatore servirà tutta la provincia.

A questa situazione di incertezza, si aggiungono le recenti dichiarazioni dell'assessore provinciale all'ambiente, secondo il quale non è scontato che venga costruito un nuovo inceneritore a Desio o in un altro comune della provincia. Leggendo tra le righe, sembrerebbe che l'assessore punti a far bruciare i nostri rifiuti fuori provincia, soluzione che naturalmente non ci vedrebbe affatto soddisfatti, visto che il nostro obiettivo non è mai stato quello spostare il problema sui cittadini di altre zone, bensì di affrontarlo in casa nostra in modo totalmente diverso da come vorrebbero fare i nostri politici.

Nel frattempo sono state sostituite le caldaie del vecchio forno, dando così ancora respiro ad un impianto stravecchio. Pare che con queste nuove caldaie il vecchio inceneritore possa tirare avanti altri dieci anni, prospettiva per noi del tutto inaccettabile.

In attesa degli sviluppi della vicenda, da parte nostra non possiamo che ripetere quanto avevamo detto un anno fa: li aspettiamo al varco, con gli occhi ben aperti. Nel caso si sbloccasse la situazione, faremo sentire la nostra/vostra voce forte e chiaro.

Per quanto riguarda le attività del Comitato, questo 2010 è stato un anno importante. Dopo aver impiegato tutto il 2008 e il 2009 ad informare i cittadini tramite raccolte firme e incontro pubblici, quest'anno abbiamo deciso di muoverci in maniera più "diplomatica".

Grazie al preziosissimo lavoro di Paolo Di Carlo, membro "storico" del comitato e consigliere comunale di Desio 5 Stelle (fino a quando, poche settimane fa, la Giunta Comunale di Desio non è caduta a causa delle note vicende di 'ndrangheta), abbiamo cercato di sensibilizzare i decisori politici.

Paolo innanzitutto è riuscito a far passare in Consiglio Comunale, all'unanimità, un ordine del giorno che impegna la Giunta, entro giugno 2011, a commissionare sia un'analisi dei terreni circostanti l'inceneritore per verificare la presenza di inquinanti quali diossine e metalli pesanti, sia un'indagine epidemiologica sulle popolazioni residenti nei dintorni.

Non solo: poche settimane dopo abbiamo portato una delegazione di politici desiani di tutti i partiti in provincia di Treviso, in visita all'innovativo Centro Riciclo di Vedelago.

Infine, notizia di pochi giorni fa, di cui non vi avevo ancora parlato, a metà dicembre abbiamo organizzato un incontro a Desio, riservato ai rappresentanti politici della zona (presenti anche consiglieri e assessori di Varedo e Bovisio), con il dottor Enzo Favoino delle Scuola Agraria del Parco di Monza, consulente della Commissione Europea, uno dei maggiori esperti a livello internazionale sul tema rifiuti, che ha spiegato come i nostri livelli di raccolta differenziata possano essere migliorati e il rifiuto residuo possa essere trattato con impianti a freddo, senza fare ricorso all'incenerimento, confermando di fatto le cose che noi stiamo ripetendo da tre anni.

Come sempre non ci facciamo illusioni, però la speranza che accompagna questo lavoro diplomatico è che le forze politiche finalmente capiscano che, in presenza di una volontà politica forte, si potrebbe benissimo mettere in campo delle strategie alternative all'incenerimento, utili alla salute e alle tasche dei cittadini.

Insomma, come avete letto, la situazione è tutt'altro che definita: le sorti del nuovo inceneritore sono tutt'altro che scritte. Noi in ogni caso non molliamo la presa.

Foto tratte dal sito del Comitato