Visualizzazione post con etichetta No Pedemontana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta No Pedemontana. Mostra tutti i post

domenica 13 settembre 2026

Trentacinque anni dopo, quel grido sulla Pedemontana è ancora attuale

Un vecchio scatolone in cantina, alcune carte dimenticate e un opuscolo del 1991. Basta sfogliarlo per scoprire che, su un tema come la Pedemontana, il tempo sembra essersi fermato. A volte basta aprire un vecchio scatolone. Questo era riposto in cantina da chissà quanti anni. Dentro, carte, documenti, volantini, pubblicazioni che avevo conservato e poi dimenticato. I primi risalgono all'inizio degli anni Novanta. Li guardo distrattamente, poi ne prendo in mano uno.


È un opuscolo pubblicato come supplemento a «L'Esagono» del 30 marzo 1991. Ha più di trentacinque anni, ma a prima vista sembra appena uscito dalla tipografia. Il titolo è quasi profetico: «Questo potrebbe essere il futuro». Sulla copertina, un disegno mostra una rotonda autostradale invasa dalle automobili che attraversa un centro abitato. Sotto, un logo verde con la scritta «Qualità della vita, sì grazie» e una grande V formata da due braccia, con un tondino nero al posto della testa. Più sotto, inequivocabile, la scritta: «No alla Pedemontana». Sedici pagine. Sedici pagine dedicate a un'infrastruttura che allora era ancora soprattutto un progetto, una minaccia annunciata, qualcosa contro cui mobilitarsi prima che diventasse cemento, asfalto, svincoli e cantieri.


Poi arrivo al paginone centrale. E qui il salto nel tempo diventa ancora più sorprendente. In alto, occupando due pagine, una grande scritta: «La Brianza ha ancora un polmone verde». Sotto, una carta geografica mostra la Brianza colorata di verde. Una grossa linea nera, l'autostrada, la attraversa e la taglia in due. E subito sotto un'altra frase: «Ma un cancro la sta minacciando». Il linguaggio è quello, inevitabilmente più duro, della mobilitazione ambientale di quegli anni. Ma il concetto è chiarissimo: il territorio non è uno spazio vuoto sul quale tracciare liberamente nuove infrastrutture. È un sistema già densamente abitato, fatto di città, campagne, boschi, aree agricole, corsi d'acqua e spazi aperti sempre più preziosi.

Sfoglio le altre pagine. Ci sono le ragioni della contrarietà alla Pedemontana. E soprattutto ci sono i numeri di quella mobilitazione: 20 Comuni e 44 associazioni che sottoscrivono le proprie ragioni contro l'opera.


Trentacinque anni fa. E viene spontaneo chiedersi: quanto è cambiato davvero da allora? La Pedemontana, nel frattempo, ha cambiato percorso. Si è spostata più a sud, diventando, per certi versi, un po' meno «pedemontana» rispetto a quella immaginata e contestata allora. Sono cambiate le carte, i tracciati, i progetti, le denominazioni e le argomentazioni con cui l'opera è stata presentata.

Ma soprattutto è cambiata la realtà. Nel 1991 la Pedemontana era ancora un progetto da contrastare, una trasformazione temuta e rappresentata sulla carta. Oggi non è più soltanto una linea tracciata su una mappa: è un'opera che sta prendendo forma e che sta già trasformando profondamente il territorio brianzolo, consumando suolo, interrompendo continuità agricole e ambientali e modificando paesaggi che per decenni erano stati considerati parte del patrimonio della Brianza.

Quello che allora veniva indicato come il possibile futuro oggi lo possiamo vedere con i nostri occhi. E proprio per questo quelle vecchie pagine fanno ancora più impressione..


E così quel vecchio opuscolo, trovato in uno scatolone, smette di essere un documento del passato. Diventa uno specchio. Non serve essere d'accordo con ogni parola usata allora, né idealizzare una stagione nella quale le infrastrutture venivano raccontate con slogan che oggi possono apparire lontani. Ma è difficile non riconoscere l'attualità di una domanda fondamentale che quelle pagine ponevano: quanto territorio siamo disposti a consumare per realizzare nuove infrastrutture? E quanto vale, invece, ciò che ancora rimane?

La Brianza del 1991 non è più quella di oggi. Nel frattempo sono aumentate le strade, le abitazioni, gli insediamenti produttivi, i centri commerciali e le superfici impermeabilizzate. Gli spazi liberi sono diventati ancora più preziosi. E proprio per questo quelle parole acquistano un significato diverso. Quel «polmone verde» di cui parlava l'opuscolo non è una fotografia immobile di trentacinque anni fa. È ciò che resta oggi di quel territorio e che ancora possiamo decidere di preservare, collegare, rendere accessibile, restituire alla natura e alle persone.


Nel 1991 si denunciava il rischio che una nuova autostrada potesse compromettere quel poco di territorio ancora libero che rimaneva in Brianza. Trentacinque anni dopo, quelle ragioni non sono venute meno. Sono diventate, se possibile, ancora più forti.

Perché nel frattempo la Brianza ha continuato a consumare suolo, a espandersi, a perdere campi, spazi aperti e continuità ambientali. Quello che allora appariva come il rischio di un'ulteriore ferita oggi si inserisce in un territorio già profondamente trasformato e sempre più fragile.

Ed è proprio questo che rende impressionante ritrovare, dopo tanti anni, quel vecchio opuscolo. Le parole sono cambiate, il tracciato è cambiato, il progetto è cambiato. Ma le ragioni per dire no a una nuova autostrada in un territorio già così densamente urbanizzato non solo sono ancora lì: oggi pesano ancora di più.

Nel 1991 quella mobilitazione cercava di impedire che il futuro della Brianza fosse deciso attraverso altro asfalto e altro consumo di suolo. Oggi, mentre la Pedemontana sta concretamente trasformando il territorio, quelle preoccupazioni non appartengono più soltanto al mondo delle ipotesi.

Sono davanti ai nostri occhi.

E forse è proprio questo il significato di quelle vecchie carte ritrovate in uno scatolone: trentacinque anni dopo, il «No alla Pedemontana» non è un pezzo di storia da archiviare. È una posizione che, di fronte al progressivo consumo della Brianza, conserva intatte le sue ragioni e acquista ancora più forza.

sabato 1 agosto 2026

La torrida estate di Pedemontana


Comunicato congiunto di

  • Coordinamento No Pedemontana Usciamone vivi,
  • Comitato NO Pedaggio Pedemontana Milano-Meda,
  • Comitato Suolo libero Desio,
  • Comitato per la difesa del territorio Lissone,
  • No Pedemontana Lesmo Camparada Arcore,
  • Associazione Colli Briantei,
  • Circolo Legambiente Gaia Usmate Velate,
  • Comitato Ferma Ecomostro Tratta D-Breve.


Diverse notizie stanno punteggiando l’estate di Pedemontana.

Il giorno 22 luglio, in relazione al ricorso al TAR presentato dai Sindaci del Vimercatese, è stato reso noto che il Tribunale obbliga Concessioni Autostradali Lombarde a consegnare ai Comuni tutta la documentazione richiesta sul nuovo percorso dell’autostrada, la tratta D-breve che cambia completamente il progetto originale. Un passaggio importante, un primo risultato a favore delle Amministrazioni ricorrenti e che dimostra quanto sia fondamentale opporsi con fermezza alla cattiva condotta di chi confonde la responsabilità di governare un processo con l'arroganza del potere, spesso in spregio alle più basilari norme di leale collaborazione.

Di pochi giorni prima è l’ennesima bocciatura dello stato economico-finanziario di Pedemontana da parte della Corte dei Conti. La relazione della Corte è molto ampia e articolata.

Alcuni semplici elementi danno però un'idea chiara della realtà. 
Con sei esercizi consecutivi in negativo, Pedemontana ha oggi accumulato perdite per 101,1 milioni di euro. Inoltre, ben il 93% del “Fondo perdite società partecipate” della Regione, per complessivi 56,21 milioni di euro, è dovuto a Pedemontana.
È la certificazione dell’insostenibilità economica e finanziaria dell’opera, nel quadro di un indebitamento miliardario che continuerà a pesare sulle generazioni future.
Infine, la conferma, anzi la confessione, è arrivata fresca fresca dalla stessa Pedemontana, che ha chiesto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un aumento dei pedaggi dell’8%: richiesta per ora respinta.

Questo ci dice due cose. Innanzitutto, che Pedemontana economicamente non sta in piedi e che è quindi costantemente costretta a chiedere l’intervento della politica per evitare di andare a gambe all’aria; in secondo luogo, che la gratuità della Milano-Meda sarebbe possibile solo rinunciando definitivamente a Pedemontana e mantenendo quindi l’attuale Superstrada gratuita. Pedemontana è un'opera insostenibile da tutti i punti di vista, compreso quello finanziario.

Il ricorso al TAR dei Sindaci del Vimercatese ha segnato un punto e i conti della società APL continuano ad essere traballanti. Se a tutto questo si aggiunge il pesante ritardo accumulato rispetto a ogni previsione, destinato ad aggravare ulteriormente una situazione economico-finanziaria già estremamente critica, diventa sempre più evidente che il completamento di questo ecomostro è tutt'altro che garantito. Tutto ciò conferma la necessità di continuare ad opporci ad un'opera insensata e devastante, che peserebbe sui territori anche sul piano ambientale e sociale.

La mobilitazione contro quest’opera scellerata deve continuare!
Il futuro non è ancora scritto.
La differenza possiamo farla noi tutti e tutte!

 


 

venerdì 17 luglio 2026

Pedemontana, il Bosco delle Querce e la nuova frontiera della matematica ambientale


C'è una nuova frontiera della matematica ambientale: non si aggiunge un ettaro, si cambia il suo indirizzo.
Succede al Bosco delle Querce, dove nel dibattito sulla tratta B2 della Pedemontana è comparso un numero destinato a far discutere: tre ettari di bosco in più. La concessionaria della nuova autostrada spiega che il bilancio finale sarà positivo: una parte del bosco verrà interessata dai lavori, ma il territorio riceverà una superficie maggiore destinata al parco. Il conto è semplice: meno 1,7 ettari, più 4,7 ettari, risultato finale più 3 ettari.

C'è però un piccolo dettaglio: quei 4,7 ettari non sembrano essere comparsi dal nulla. Non sono spuntati grazie a una magia forestale, né sono stati strappati al cemento per diventare verde. Sono aree che il verde lo hanno già. La vera novità, quindi, non sarebbe la nascita di nuovo territorio naturale, ma la sua inclusione in un sistema di tutela pubblica. Ed è una differenza non proprio marginale. Perché acquisire aree verdi al patrimonio del parco è un fatto positivo: significa proteggerle, sottrarle a possibili future trasformazioni urbanistiche e garantire una gestione pubblica. Ma dire che il verde aumenta di tre ettari è un'altra cosa. È un po' come dire che una persona è aumentata di peso perché ha cambiato l'abito: forse cambia qualcosa nella sua estetica, ma il corpo resta quello.

Il punto contestato dagli ambientalisti è proprio questo: il confine tra più tutela e più superficie verde. Nel linguaggio amministrativo le due cose possono finire nello stesso bilancio. Nel territorio, però, sono elementi diversi. Il terreno non cresce perché viene disegnato con un nuovo perimetro. Un prato non nasce nuovamente perché entra in una mappa del parco. Una zona boscata non raddoppia perché cambia categoria. Anzi, se si guarda alla trasformazione fisica del territorio, il saldo racconta anche un'altra storia: per realizzare l'infrastruttura saranno occupate aree, realizzate opere accessorie, costruite vasche, rotatorie e collegamenti. Per Pedemontana quei tre ettari rappresentano un guadagno ambientale. Per i comitati e le associazioni ambientaliste rappresentano soprattutto una maggiore tutela di aree già verdi, mentre il territorio perde comunque superfici naturali per fare spazio all'infrastruttura.

Forse il punto sarebbe più semplice se si usassero parole altrettanto semplici: non nasce un nuovo bosco di tre ettari, ma vengono protetti tre ettari di verde già esistente. Ed è una differenza piccola nei comunicati stampa, ma enorme quando si parla del futuro del territorio.

mercoledì 15 luglio 2026

Comitati No Pedemontana: "La memoria non è una commemorazione"


Sabato 18 luglio 2026, dalle 10.00 alle 12.30, al Mercato di Seveso (davanti al bocciodromo), l'Associazione Seveso Memoria di Parte invita la cittadinanza a partecipare a un'iniziativa dedicata alla ricostruzione della memoria storica del territorio.

Durante la mattinata sarà possibile visitare la mostra "Non si è trattato di un incidente", che ripercorre responsabilità, conseguenze e testimonianze del disastro del 1976, e conoscere "La mappa ritrovata", un documento che contribuisce a ricostruire la storia di quei giorni e il loro impatto sul territorio.


L'iniziativa vuole raccogliere anche le testimonianze di chi ha vissuto direttamente o indirettamente quegli eventi, nella convinzione che la memoria non sia una semplice commemorazione, ma un processo continuo e partecipato, fondamentale per comprendere il passato e affrontare con maggiore consapevolezza le scelte che riguardano il futuro del territorio.

giovedì 9 luglio 2026

Comitati No Pedemontana: "Seveso 10 luglio, la nostra storia. Dobbiamo esserci"


Riceviamo e pubblichiamo il seguente appello.
A cura dei Comitati NO Pedemontana e Suolo Libero


A Seveso, la mattina del 10 luglio sarà presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme al Presidente della Regione e alle autorità locali, per un evento in occasione del 50º anniversario del disastro ICMESA del 1976.

Un evento esclusivo, blindato, a cui si accede solo tramite invito. Un evento che chiude degnamente un lungo periodo di "commemorazione" istituzionale caratterizzato da ipocrisia e reticenze, in cui il disastro di Seveso (e di altri quattro Comuni) viene narrato come un "incidente chiuso", buono per la retorica del "non accada più".

IL 10 LUGLIO NON È MAI FINITO

Ma la realtà è molto diversa. La bonifica di allora fu gestita cercando di minimizzare i costi delle bonifiche stesse, dei risarcimenti e, soprattutto, l'allarme sociale e le critiche al modello di sviluppo economico e industriale che l'evento di Seveso aveva generato. E così si limitò il più possibile l'area su cui intervenire, mentre le altre zone contaminate (l'allora zona B) furono considerate non pericolose e la diossina venne lasciata dov'era e dove, in buona parte, è rimasta fino a oggi.

Ecco perché ancora oggi, per la realizzazione di Pedemontana, la società realizzatrice (APL) è costretta a effettuare una "bonifica" che, ancora una volta, è ridotta al minimo di legge e comunque non a rischio zero.

PEDEMONTANA: IL NON DETTO DELLA CELEBRAZIONE

Sul territorio incombe la realizzazione di un ecomostro chiamato Pedemontana, che impatterà sui terreni lasciati così com’erano, pieni di diossina, e che, se realizzata, danneggerà lo stesso Bosco delle Querce, costruito su una parte della zona bonificata e del quale verrebbero distrutti 3.200 tra alberi e piante.

Un patrimonio ambientale, ma soprattutto un luogo di memoria collettiva, realizzato dopo le proteste di una popolazione che respinse attivamente scellerati progetti come il forno inceneritore. Un ecomostro che ha già cominciato a devastare molte zone della Brianza.

IL BOSCO FERITO

Proprio il Bosco, sul quale, zitti zitti, sono di fatto già iniziati i primi piccoli interventi, sarà lo sfondo della scenografia in cui Regione e istituzioni locali, cercando la benedizione del Presidente della Repubblica, celebreranno l'ipocrisia della favola rassicurante e falsa di un passato chiuso, nel quale la memoria viva di quei giorni e le preoccupazioni per il presente non avranno spazio.

FACCIAMO IN MODO CHE LA VOCE DEL TERRITORIO SI SENTA

Lanciamo un appello a esserci a Seveso la mattina del 10 luglio, anche con la sola presenza all'esterno del Bosco delle Querce, in contemporanea con la celebrazione ufficiale, a partire dalle 9.30, per testimoniare che c'è una popolazione che ha memoria.

Noi ci saremo per volantinare, incontrarci e parlarci.

Aggiornamenti su: https://www.facebook.com/share/p/1M8q1kTe6E/

 

INFORMAZIONI UTILI

Domattina via Redipuglia (la strada di accesso al Bosco delle Querce, dove il sabato si tiene il mercato) e diverse vie circostanti saranno chiuse al traffico. Sarà quindi necessario lasciare l'auto più lontano e raggiungere il Bosco a piedi: conviene muoversi per tempo. Le limitazioni alla circolazione sono previste per consentire lo svolgimento della cerimonia istituzionale.

Per l'elenco completo delle modifiche alla viabilità predisposte dal Comune di Seveso: Commemorazione ICMESA – tutte le modifiche alla circolazione (Comune di Seveso) 

sabato 4 luglio 2026

Seveso, cinquant'anni dopo: una serata per riflettere su salute, lavoro e memoria


A cinquant'anni dal disastro dell'ICMESA, Seveso continua a interrogarsi sul significato di quella tragedia e sulle sue conseguenze, non solo ambientali ma anche sociali e sanitarie. Nel quadro delle iniziative promosse per il cinquantesimo anniversario dell'incidente del 10 luglio 1976, Seveso Memoria di parte e i gruppi No Pedemontana organizzano un incontro pubblico dal titolo "Il disastro dell'Icmesa e la difesa della salute ieri e oggi", in programma mercoledì 8 luglio 2026 alle ore 21 in Piazza Cardinal Confalonieri a Seveso.

L'iniziativa intende riportare al centro una prospettiva spesso trascurata nel racconto del disastro: quella delle lavoratrici e dei lavoratori dell'ICMESA, protagonisti delle battaglie per la sicurezza nei luoghi di lavoro e contro la nocività industriale. A portare questa testimonianza saranno Amedeo Argiuolo e Gabriele Romanò, ex operai dello stabilimento, che racconteranno dall'interno la realtà della fabbrica prima e dopo il 10 luglio 1976, ricordando il ruolo del movimento operaio nella conquista di maggiori tutele per la salute.

Accanto alle testimonianze dirette, la serata offrirà uno sguardo più ampio sull'evoluzione della sanità pubblica italiana grazie all'intervento, in collegamento da Roma, della storica Chiara Giorgi, docente di Storia contemporanea all'Università La Sapienza e autrice del volume La salute per tutti. Storia della sanità dal dopoguerra ad oggi (Laterza, 2024).

Il libro di Giorgi ripercorre il lungo cammino che ha portato alla costruzione del diritto universale alla salute in Italia, mostrando come le conquiste del Servizio sanitario nazionale siano state il risultato di mobilitazioni sociali, battaglie sindacali e scelte politiche che hanno posto al centro l'uguaglianza nell'accesso alle cure. In questo percorso, vicende come quella dell'ICMESA rappresentano uno spartiacque fondamentale: il disastro di Seveso contribuì infatti a rendere evidente il legame inscindibile tra salute, ambiente e condizioni di lavoro, alimentando una crescente domanda di prevenzione, controllo pubblico e tutela delle comunità esposte ai rischi industriali.

L'incontro si propone quindi non solo come momento di commemorazione, ma come occasione di confronto sul presente. Le domande che animano la serata restano infatti di grande attualità: quale era la realtà dell'ICMESA dal punto di vista dei lavoratori? Come si è sviluppato il dibattito sulla salute e sulla normativa sanitaria in Italia? E quali insegnamenti lascia oggi il disastro di Seveso di fronte alle sfide ambientali e sanitarie contemporanee?

Nel cinquantesimo anniversario dell'incidente, guardare alla memoria significa interrogarsi sulle responsabilità del passato e sulle scelte del presente. La vicenda dell'ICMESA continua infatti a ricordare come la tutela della salute non possa essere separata dalla difesa dell'ambiente, dalla sicurezza sul lavoro e dalla partecipazione dei cittadini alle decisioni che riguardano il territorio.

lunedì 8 giugno 2026

Seveso 50 anni dopo: la lezione di “Sapere” tra memoria e controinformazione


A quasi cinquant’anni dal disastro del 10 luglio 1976, la città di Seveso si prepara a una serie di appuntamenti che intendono non solo commemorare, ma anche rileggere in chiave critica uno degli eventi più drammatici della storia industriale italiana. L’iniziativa è promossa da Seveso Memoria di parte insieme ai gruppi No Pedemontana, realtà da tempo impegnate nel mantenere viva una memoria attiva e consapevole del territorio.

Il primo incontro, in programma il 18 giugno 2026 in piazza Cardinal Confalonieri, apre ufficialmente il percorso verso questo importante anniversario.

La serata sarà dedicata alla rivista Sapere e al ruolo fondamentale che essa ebbe nel raccontare il disastro dell’Icmesa senza attenuarne la gravità. In un contesto in cui molte narrazioni tendevano a ridimensionare l’accaduto, Sapere si distinse per un approccio rigoroso e indipendente, offrendo un esempio di controinformazione scientifica che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento.

Al centro dell’incontro, la presentazione del volume “Una rivista che viene dal futuro. L’esperienza di ‘Sapere’ sotto la direzione di G.A. Maccacaro (1974-1977)”, edito da Mimesis nel 2026. Attraverso il contributo dei curatori, Vittorio Morfino e Gianluca Pozzoni, il pubblico potrà approfondire il contesto culturale e politico in cui la rivista operò, nonché il suo impegno nel ricostruire con precisione il processo produttivo dell’Icmesa e nell’individuare le responsabilità del disastro.

La rivista ebbe infatti un ruolo cruciale nel promuovere una consapevolezza critica, dimostrando come la scienza non sia mai neutrale, ma profondamente intrecciata con le dinamiche sociali, economiche e politiche. Una lezione che conserva tutta la sua attualità, soprattutto in un’epoca segnata da nuove sfide ambientali e industriali.

L’appuntamento del 18 giugno rappresenta solo l’inizio di un percorso più ampio. Il calendario proseguirà l’8 luglio con un incontro che vedrà protagonisti gli ex lavoratori dell’Icmesa insieme alla storica Chiara Giorgi dell’Università La Sapienza di Roma, offrendo uno sguardo diretto e documentato sulle condizioni di lavoro e sulle conseguenze del disastro. Il 10 luglio, data simbolica dell’anniversario, sarà invece dedicato allo spettacolo teatrale “Sette domeniche”, che restituirà attraverso il linguaggio scenico la memoria di quei giorni.

lunedì 18 maggio 2026

Bosco delle Querce: tra celebrazioni e ruspe, la denuncia del comitato No Pedemontana

L'annuncio del Comune di Seveso

Negli ultimi giorni, dopo i nuovi riconoscimenti attribuiti al Bosco delle Querce – dal Marchio di Patrimonio Europeo alla celebrazione di un albero monumentale – il comitato No Pedemontana è intervenuto sulla sua pagina Facebook con parole dure, denunciando quella che definisce una profonda contraddizione tra narrazione istituzionale e realtà sul territorio.

Mentre istituzioni e rappresentanti politici continuano a esaltare il valore simbolico del bosco come presidio di memoria e sostenibilità, secondo il comitato sarebbero già in corso interventi che ne compromettono l’integrità. Lavori di bonifica ai margini dell’area, accessi contestati e primi segni di danneggiamento vengono indicati come segnali concreti di un attacco già iniziato, in gran parte ignorato nel dibattito pubblico.


Al centro della denuncia vi è ancora una volta il progetto della Autostrada Pedemontana Lombarda, ritenuto responsabile di una trasformazione pesante e irreversibile del territorio. Il rischio, evidenziato dagli attivisti, è quello di arrivare al taglio di migliaia di alberi, compromettendo un luogo simbolo per l’intera Brianza, già segnato dalla sua storia ambientale.


Per rompere quello che viene definito “quasi totale silenzio”, il comitato ha quindi organizzato un’iniziativa pubblica per sabato 23 maggio a Seveso. L’appuntamento è alle ore 10.00 presso il mercato cittadino con un banchetto informativo, seguito alle 11.00 da una passeggiata nei luoghi del bosco interessati dai danni segnalati. Un momento pensato non solo per informare, ma anche per mobilitare cittadini e cittadine, rendendo visibile ciò che – secondo il comitato – sta già accadendo sotto gli occhi di tutti.

martedì 24 marzo 2026

Pedemontana? Bocciata: a Bernate un pomeriggio tra gioco e denuncia


Nel cuore della Brianza, dove il paesaggio raccontava fino a poco tempo fa una storia fatta di campi, filari e comunità, si prepara un’iniziativa dal tono volutamente leggero ma dal significato profondamente politico. I comitati che da anni si oppongono alla costruzione dell’autostrada Pedemontana lombarda lanciano un nuovo appuntamento pubblico, scegliendo l’ironia come strumento per denunciare quello che definiscono uno “scempio ambientale” ancora in corso.

Sabato 28 marzo, a partire dalle ore 15:30, il ritrovo è fissato in Piazza Durini, a Bernate di Arcore. L’invito è semplice: trascorrere insieme un pomeriggio nei luoghi segnati dai cantieri dell’infrastruttura, osservando da vicino le trasformazioni del territorio e condividendo un momento di socialità e consapevolezza.

Il titolo dell’iniziativa — “Bocciamo Pedemontana” — gioca su un doppio significato tanto immediato quanto efficace. Da un lato, “bocciare” nel senso di respingere un progetto ritenuto dannoso; dall’altro, il richiamo al gioco delle bocce, simbolo di convivialità e tradizione. Proprio su questo doppio binario si sviluppa il programma della giornata: alle 16:30 prenderà il via un torneo amatoriale di bocce, aperto a tutti, con l’obiettivo dichiarato di “bocciare insieme Pedemontana”.

L’ironia diventa così una forma di resistenza, capace di coinvolgere anche chi si avvicina per curiosità o per trascorrere qualche ora all’aria aperta. “Se costruiranno Pedemontana la useremo per giocare a bocce”, recita provocatoriamente uno degli slogan dell’evento, trasformando un’opera contestata in un paradossale campo da gioco.

A seguire, dalle 18:00, la giornata proseguirà con un dj set e la presenza di cibo, a rafforzare l’idea di una comunità che si ritrova e si riconosce anche attraverso momenti informali. Ma dietro la leggerezza dell’iniziativa resta ben chiaro il messaggio: riportare l’attenzione pubblica sugli impatti ambientali e sociali di un’infrastruttura che continua a dividere il territorio.

lunedì 16 marzo 2026

Pedemontana e il parco che scompare


C’è un’immagine che racconta più di molte parole lo stato delle cose.
In primo piano un cartello indica l’ingresso di un’area del Parco GruBrìa. Subito dietro, una recinzione delimita un cantiere. Oltre la rete, il terreno appare scavato, spianato, trasformato. Dove il cartello parla di parco, la realtà mostra un paesaggio di lavori e terra smossa.


È una fotografia scattata domenica durante una delle iniziative organizzate dai comitati NO Pedemontana sul territorio di Desio. I cittadini hanno chiamato l’iniziativa “Operazione Umarell”: una visita collettiva ai cantieri per osservare direttamente lo stato dei lavori e documentare ciò che sta accadendo.


L’immagine è diventata una delle più emblematiche della giornata. Il contrasto tra la segnaletica che indica un’area protetta e la trasformazione fisica del territorio restituisce con immediatezza la preoccupazione che da anni anima i comitati locali: la progressiva erosione di uno dei pochi corridoi verdi rimasti nella Brianza centrale.


La visita ai cantieri arriva a pochi giorni da un’assemblea pubblica molto partecipata, organizzata venerdì 13 marzo 2026 all’oratorio di Santa Margherita (Lissone). L’incontro ha riunito cittadini, attivisti e amministratori locali per fare il punto sulla situazione dell’infrastruttura e sulle iniziative future.

Secondo gli organizzatori, la serata ha rappresentato un momento importante di informazione e confronto. Diversi interventi hanno affrontato le criticità legate al progetto dell’autostrada Pedemontana, con particolare attenzione ai ricorsi amministrativi e agli impatti ambientali.


Tra i temi discussi c’è stato il ricorso al TAR sulla tratta breve e le difficoltà organizzative del progetto, che secondo alcuni interventi potrebbero riaprire spazi di opposizione all’opera. Al centro del dibattito anche la questione dei pedaggi sulla Milano-Meda e la possibilità di iniziative legali con associazioni di consumatori.

Uno dei punti più sentiti riguarda però la qualità dell’aria. Durante l’assemblea sono state raccolte firme per chiedere al Comune di Macherio una maggiore trasparenza sui dati della centralina installata presso la scuola Rodari.

La richiesta avanzata dai cittadini è chiara: pubblicazioni mensili dei dati sugli inquinanti, accessibili attraverso i canali istituzionali del Comune, con confronti rispetto ai limiti di legge, alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e ai dati delle altre centraline della provincia.


Secondo i promotori, il monitoraggio continuo è fondamentale per comprendere l’evoluzione della qualità dell’aria durante le diverse fasi dei cantieri. Una singola rilevazione, spiegano, non è sufficiente: solo una serie storica di dati può restituire un quadro reale dell’impatto ambientale.

Un altro tema emerso durante l’assemblea riguarda il consumo di suolo. Nei prossimi mesi i comitati intendono promuovere un incontro dedicato alla rigenerazione del terreno e alla cosiddetta “depavimentazione”, cioè la rimozione di superfici asfaltate o cementificate per restituire permeabilità e funzioni ecologiche al suolo.

Parallelamente, resta alta l’attenzione sulle politiche urbanistiche locali. A Lissone l’amministrazione comunale ha dichiarato che il prossimo piano urbanistico non prevederà nuovi insediamenti commerciali, industriali o civili. I comitati intendono vigilare affinché questo impegno venga effettivamente mantenuto.

venerdì 13 marzo 2026

Pedemontana sotto osservazione: cittadini tornano nei cantieri con l’Operazione Umarell 2


Domenica 15 marzo 2026 torna l’Operazione Umarell. Dopo la prima iniziativa organizzata a gennaio, che aveva richiamato cittadini e attivisti davanti ai cantieri della Pedemontana per osservare e documentare ciò che sta accadendo sul territorio, l’appuntamento si rinnova con una seconda edizione.

L’iniziativa, ribattezzata Operazione Umarell 2, si terrà alle ore 10 alla rotonda tra via Mazzini e via Carlo Alberto Dalla Chiesa a Lissone. A promuoverla sono il Comitato NO Pedemontana, il Comitato Suolo Libero e il M.U.LO.Movimento Umarell in Lotta, che invitano cittadini e cittadine a partecipare per monitorare insieme l’avanzamento dei cantieri e documentare le trasformazioni che stanno interessando il territorio della Brianza.

Il riferimento ironico alla figura dell’“umarell” – il pensionato che osserva i lavori nei cantieri – è diventato negli ultimi mesi un modo per trasformare uno stereotipo in un gesto di cittadinanza attiva. L’obiettivo non è semplicemente guardare, ma osservare con attenzione, raccogliere informazioni, fotografare, segnalare. In altre parole, esercitare una forma di controllo civico su opere che stanno producendo impatti profondi sull’ambiente e sul paesaggio.

La prima Operazione Umarell, svoltasi a fine gennaio, aveva proprio questo intento: dimostrare che, anche quando i cantieri sono già aperti e il territorio appare ormai segnato, non è necessario rassegnarsi. Restare presenti, documentare ciò che accade e condividere le informazioni con la comunità significa continuare a prendersi cura del proprio territorio.

Secondo gli organizzatori, il monitoraggio dal basso è oggi più che mai fondamentale. In questo senso l’Operazione Umarell 2 non vuole essere soltanto un momento simbolico, ma un invito a una pratica costante di attenzione civica. Osservare e documentare diventa così una forma di protesta pacifica: un modo per non distogliere lo sguardo, per rendere visibili le trasformazioni in corso e per ricordare che il territorio non è uno spazio astratto, ma il luogo in cui vive una comunità.

sabato 7 marzo 2026

Pedemontana: assemblea pubblica a Lissone


Il dibattito sul futuro della Autostrada Pedemontana Lombarda torna al centro dell’attenzione con un’assemblea pubblica aperta ai cittadini. L’incontro si terrà venerdì 13 marzo 2026 alle ore 21.00 presso l’Oratorio di Santa Margherita di Lissone. L’evento è promosso dal Comitato per la difesa del territorio – No Autostrada Pedemontana con l’obiettivo di informare la cittadinanza sugli sviluppi più recenti legati all’infrastruttura e alle ricadute sul territorio della Brianza.

Durante la serata verranno affrontati diversi punti cruciali.

Ricorso al TAR contro la D-Breve
I sindaci di Vimercate hanno presentato ricorso al TAR per fermare l’approvazione della cosiddetta D-Breve, una delle varianti progettuali legate al completamento dell’autostrada. Il tema sarà approfondito insieme a Francesco Facciuto, consigliere provinciale.

No al pedaggio sulla Milano-Meda
Uno dei nodi più discussi riguarda il possibile pedaggio sulla superstrada Milano‑Meda, collegamento fondamentale tra Milano e Meda. Il comitato ribadisce la richiesta che la strada resti pubblica e completamente gratuita, senza nuovi costi per i cittadini.

Il silenzio del Comune di Lissone
Un altro punto della discussione sarà il ruolo delle amministrazioni locali e, in particolare, la posizione del Comune di Lissone. Su questo tema interverrà Luca De Vincentis, consigliere comunale.

Monitoraggio ambientale a Macherio
Infine verrà presentata una proposta per il Comune di Macherio riguardante la situazione della centralina di monitoraggio dell’aria presso la scuola Rodari, attualmente priva di dati pubblici.

venerdì 27 febbraio 2026

Grandi eventi, grandi danni: cosa resta dopo le Olimpiadi


Venerdì 27 febbraio alle ore 21, alla Sala Pertini di via Gramsci a Desio, arriva Il Grande Gioco – Milano-Cortina, il rovescio delle medaglie, un film collettivo che mette in discussione la narrazione trionfalistica delle Olimpiadi invernali 2026.

Prodotto dal laboratorio Off Topic insieme al Comitato Insostenibili Olimpiadi, il film racconta cosa si nasconde dietro i grandi eventi sportivi: consumo di suolo, opere invasive, montagne artificiali di debito pubblico e territori sacrificati in nome dello “sviluppo”.

Un tema che riguarda da vicino anche la Brianza, dove infrastrutture e grandi opere continuano a minacciare ambiente, salute e beni comuni. Non a caso, la serata prevede l’intervento di Silvio La Corte, autore del libro La bolla olimpica, e il Coordinamento No Pedemontana, da anni impegnato contro un modello di sviluppo insostenibile.

L’iniziativa è promossa dall’associazione Disabili Pirata e sostenuta da Desio Bene Comune, con l’adesione di realtà locali attente alla giustizia ambientale e sociale.

lunedì 2 febbraio 2026

Olimpiadi invernali 2026: anche in Brianza si spegne la fiaccola dell’ipocrisia

Immagine tratta dal web

In occasione del passaggio della Fiamma Olimpica ad Arcore e Lesmo, previsto per martedì 3 febbraio, diverse realtà ambientaliste e civiche del territorio brianzolo hanno diffuso un comunicato congiunto per denunciare l’impatto economico, ambientale e sociale delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

A promuovere l’iniziativa sono Legambiente – Circolo Gaia Usmate Velate, AssoColli – Associazione Parco dei Colli Briantei e il Comitato No Pedemontana Arcore Camparada, attivi da anni nella difesa del territorio e del paesaggio locale.

Le associazioni chiariscono fin da subito che la contestazione non è rivolta allo sport o ai valori olimpici, bensì al modello di sviluppo che l’evento sta imponendo ai territori ospitanti: «Contestare il passaggio della fiaccola non è un attacco alle Olimpiadi in quanto tali, ma un desiderio di difendere il loro significato e valore intrinseco di rispetto, pace, amicizia fra i popoli e spirito sportivo».

Uno dei punti centrali del comunicato riguarda i costi economici delle opere connesse ai Giochi. Secondo le associazioni, la spesa complessiva ha già superato di oltre un miliardo di euro le previsioni iniziali, senza garantire benefici duraturi per la collettività: «Soldi che verranno presi dalle nostre tasse per realizzare infrastrutture non strutturali, che non danno benefici alla collettività sul lungo periodo».

A preoccupare è anche lo stato di avanzamento dei lavori: oltre la metà delle opere non sarà pronta per l’inizio dei Giochi e molte verranno completate anni dopo, alcune addirittura oltre il 2030.

La corsa contro il tempo ha portato, secondo il comunicato, a una semplificazione delle procedure di appalto, con una riduzione dei controlli su sicurezza, trasparenza e legalità: «Il ritardo ha portato a una riduzione dei controlli sulla sicurezza dei lavoratori e ad un aumento del pericolo di infiltrazioni mafiose».

A questo proposito viene citato anche il lavoro di Libera, che nei suoi report segnala il rischio concreto di assegnazioni opache e di dirottamento di ingenti risorse pubbliche.

Particolarmente duro è il giudizio sull’impatto ambientale delle Olimpiadi invernali. Le Alpi, già duramente colpite dalla crisi climatica, stanno subendo una nuova ondata di infrastrutturazioni invasive: «Le infrastrutture volute per questo evento hanno aumentato la pressione su un territorio già fragile; il rischio concreto è che queste opere siano una pietra tombale per le comunità montane e il loro ambiente».

Tra gli esempi citati figurano la pista da bob di Cortina, realizzata con l’abbattimento di centinaia di larici secolari, e il bacino artificiale sopra Livigno, costruito per garantire l’innevamento artificiale: «Lo stravolgimento del paesaggio serve a sostenere un modello di sviluppo che ha fatto il suo tempo».

Secondo il report Open Olympics 2026, inoltre, i dati sulle emissioni climalteranti legate ai Giochi risultano ancora oggi difficilmente reperibili.

Il comunicato affronta anche il tema dell’impatto sociale e delle contraddizioni etiche legate ai grandi sponsor dell’evento: «Il percorso della fiaccola sarà accompagnato da aziende che cercano di ripulirsi l’immagine, pur essendo coinvolte in azioni di devastazione climatica su larga scala».

Vengono citate esplicitamente Eni e Coca-Cola, accusate di pratiche incompatibili con i valori di sostenibilità e pace che le Olimpiadi dovrebbero rappresentare. Le associazioni denunciano inoltre la presenza ai Giochi di Stati coinvolti in conflitti armati, senza alcuna sanzione, in contrasto con lo spirito olimpico: «Un chiaro tradimento dei valori di pace e rinuncia alla guerra che le Olimpiadi dovrebbero rappresentare».

Il messaggio conclusivo è un invito alla cittadinanza a non limitarsi alla celebrazione simbolica, ma a riflettere criticamente sul significato reale dell’evento: «La fiamma porta con sé guerra, corruzione, spreco e devastazione ambientale».

Per questo Legambiente Circolo Gaia Usmate Velate, AssoColli – Associazione Colli Briantei e il Comitato No Pedemontana Arcore Camparada invitano a una presenza critica durante il passaggio della fiaccola ad Arcore: «Invitiamo la cittadinanza a spegnere la fiaccola dell’ipocrisia».

L’appuntamento è fissato per martedì 3 febbraio, tra le 12.30 e le 13.00, in via Roma ad Arcore, per ribadire che difendere l’ambiente e i territori significa anche rimettere al centro il senso autentico dei valori olimpici.

Olimpiadi Milano-Cortina: quale eredità per i territori?

Presentazione del libro
“Oro colato. L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano Cortina”
di Luigi Casanova e Duccio Facchini

Un’occasione di approfondimento e confronto pubblico sui costi nascosti, gli impatti ambientali e sociali e le contraddizioni del modello olimpico contemporaneo.

📍 Milano
🗓 Martedì 3 febbraio 2026
🕡 Ore 18.30
📚 Feltrinelli Librerie, viale Sabotino 28

Intervengono:
  • Duccio Facchini, direttore di Altreconomia e co-autore del saggio
  • Paolo Pileri, professore di Usi del suolo ed effetti ambientali – Politecnico di Milano
  • Lucia Tozzi, studiosa di politiche urbane
Modera:
  • Nicola Villa, editor di Altreconomia
👉 In collaborazione con Feltrinelli Librerie

lunedì 26 gennaio 2026

Operazione Umarell e Pedemontana: osservare, documentare, non voltarsi dall’altra parte


Ieri, domenica 25 gennaio 2026, si è svolta l’Operazione Umarell, un’iniziativa volutamente ironica ma dal messaggio molto serio: attirare l’attenzione dei cittadini su ciò che sta accadendo nei cantieri di Pedemontana e sulle devastazioni ambientali che stanno segnando il territorio della Brianza.


L’idea era semplice e dichiarata fin dall’inizio: guardare, osservare da vicino, documentare. Con quello spirito un po’ da “umarell”, certo, ma senza alcuna rassegnazione. Come ricordato anche dal Comitato NO Pedemontana, il fatto che i territori siano ormai invasi dai cantieri non significa accettare passivamente ciò che sta avvenendo. È il territorio in cui viviamo, e non possiamo – e non vogliamo – girarci dall’altra parte.


Dalla pagina Facebook del Comitato sono state riprese alcune foto e una dichiarazione che va dritta al punto: il disastro procede, ma proprio per questo è necessario stare addosso ai cantieri, monitorare, segnalare, continuare a essere cittadine e cittadini attenti. Già a dicembre, ad esempio, era stata sollevata la questione dei sacchi contenenti amianto lasciati nell’area di cantiere di via Mazzini: un episodio che dimostra quanto sia indispensabile un controllo costante dal basso.


L’Operazione Umarell non era pensata come un gesto isolato o episodico, ma come un atto simbolico per invitare tutte e tutti a presidiare il territorio nel tempo, giorno dopo giorno. Osservare e documentare quanto sta accadendo è giusto e doveroso: è un modo concreto per contrastare ciò che sta avvenendo oggi e per impedire che simili deturpazioni si ripetano in futuro. Rassegnarsi non è un’opzione; continuare, con attenzione e determinazione, sì.

venerdì 23 gennaio 2026

Pedemontana vista da vicino: l’Operazione “Umarell” per difendere il territorio


In Brianza, si sa, i cantieri non passano mai inosservati. C’è sempre qualcuno che si ferma, guarda, commenta, scuote la testa. È una figura ormai entrata nell’immaginario collettivo: l’umarell, il cittadino-attento-per-definizione, mani dietro la schiena e sguardo fisso oltre la recinzione arancione.

Da questa figura ironica, ma profondamente reale, nasce Operazione “Umarell”, l’iniziativa che si terrà domenica 25 gennaio 2026, con appuntamento alle ore 10.00 all’angolo tra via Bassi e via Briani, nel quartiere San Giorgio a Desio.

L’idea è semplice e insieme molto seria: monitorare insieme i cantieri e documentare la devastazione del territorio in corso. Senza slogan urlati, senza gesti eclatanti. Solo occhi aperti, presenza, attenzione. Perché osservare è già un atto politico, e testimoniare è il primo passo per difendere ciò che resta del nostro suolo.

L’ironia dell’“umarell” serve ad abbassare le difese, a rendere l’iniziativa accessibile e persino sorridente. Ma dietro la battuta – “Ussignur… rieccoli”, “Se fa no inscì” – c’è una consapevolezza profonda: la Brianza continua a perdere pezzi di territorio, spesso nel silenzio generale. Cantieri che avanzano, alberi che spariscono, suolo che viene consumato irreversibilmente.

Operazione “Umarell” non è una protesta tradizionale, ma un’azione di testimonianza collettiva. Stare lì, guardare, fotografare, raccontare. Creare memoria. Perché ciò che non viene visto e documentato, molto facilmente viene dimenticato.

L’iniziativa è coordinata da No Pedemontana, Suolo Libero e in collaborazione con il M.U.LO – Movimento Umarell in Lotta. Un’alleanza che unisce ambientalismo, cittadinanza attiva e quel pizzico di autoironia che rende più forte anche le battaglie più serie.

Invitiamo chiunque abbia a cuore il territorio, chi ama questa Brianza già troppo sfruttata, e anche chi semplicemente vuole “dare un’occhiata”, a partecipare. Perché a volte, per difendere il futuro, basta fermarsi un attimo e guardare con attenzione.

Con le mani dietro la schiena, se volete. Ma con gli occhi ben aperti.

domenica 11 gennaio 2026

Difendere i boschi: il Comitato NO Pedemontana proietta "Pompoko"


Il Comitato NO Pedemontana organizza un evento dedicato alla difesa della natura, con la proiezione del film Pompoko di Isao Takahata. La pellicola racconta la storia dei Tanuki, creature della foresta che lottano per proteggere il loro ambiente, in un parallelo simbolico con le battaglie per la salvaguardia dei boschi e delle valli in tutta Italia.

«Come a Gallarate la difesa del bosco, in Val di Susa la difesa della valle, e in molti altri territori, anche qui in Brianza diciamo: siamo la vita che avete tolto ai boschi!», affermano gli organizzatori.

L’iniziativa si terrà in collaborazione con F.O.A. Boccaccio a Monza, in viale Libertà 33, giovedì 15 gennaio 2026, con inizio alle ore 20.30. È previsto un aperitivo benefit a partire dalle 20.00.

martedì 2 dicembre 2025

Pedemontana: quando un lenzuolo fa più paura di una ruspa


Sabato 29 novembre 2025 i cantieri di Pedemontana si sono svegliati con un’aria diversa: non il solito frastuono di mezzi pesanti, ma una protesta pacifica e silenziosa organizzata dai comitati NO Pedemontana.
Niente megafoni, niente cortei, niente slogan gridati: solo lenzuoli. Semplici drappi bianchi, appesi alle recinzioni, su cui campeggiavano parole di amore per il territorio e grida di dolore per ciò che sta subendo.

Un gesto gentile, quasi poetico. E, come spesso accade con la poesia, ha fatto più rumore di mille urla.


In questo post riportiamo alcune delle fotografie circolate sui social: immagini che hanno viaggiato veloci, rimbalzando tra gruppi, storie e chat, diventando simbolo di una protesta che non ha bisogno di alzare la voce per essere chiarissima.


Ma oggi… puff! I lenzuoli sono spariti.

Non perché li abbiano rimossi gli stessi attivisti. No.
E non può essere stato il vento o la pioggia: qualcuno deve aver deciso che quei lenzuoli fossero diventati improvvisamente troppo ingombranti.
La loro sparizione è avvenuta con una rapidità degna delle operazioni più efficienti: un intervento silenzioso, preciso, quasi chirurgico.


E naturalmente, tra gli attivisti, l’ironia non è mancata:

  • «Al cantiere di S. Margherita tolti ... gli striscioni contro Pedemontana che circondavano il cantiere. Evidentemente danno più fastidio gli striscioni, piuttosto che le ruspe che devastano il territorio.»
  • «I cartelli/lenzuola messi ieri a Desio… li hanno tolti tutti. Non ce più niente.»
  • «Anche lì! Come a S. Margherita e Macherio… non ci chiuderanno la bocca…»
  • «Sì, li ho visti ieri mattina passando. Stamattina alle 9 non c’erano più.»

Quando un lenzuolo invita a pensare, qualcuno inizia a preoccuparsi


C’è una cosa che questa vicenda è riuscita a rendere evidente: una protesta silenziosa, fatta di stoffa e di parole, può fare improvvisamente paura.
Forse perché non urla, ma invita a pensare.
Forse perché non cerca lo scontro, ma apre gli occhi a chi passa.
Forse perché la rassegnazione fa comodo – e togliere quei lenzuoli significa tentare di rimetterla al suo posto.

Ma è difficile, ormai.
Perché chi li ha visti, anche solo per qualche ora, li ha letti.
E una volta che hai letto… il pensiero comincia a muoversi da solo.


I lenzuoli non ci sono più, è vero.
Ma il messaggio – quello no – non lo togli con un gesto censorio.
E continua a circolare, a domandare, a disturbare quella finta normalità fatta di recinzioni, polvere e cantieri infiniti.

domenica 30 novembre 2025

Il Meredo si sveglia tra i lenzuoli: la protesta gentile che svela lo scempio della Tangenziale di Pedemontana


C’è un modo di protestare che non urla, non blocca strade, non accende polemiche. Un modo che parla al cuore prima che alle orecchie: stendere un lenzuolo bianco e lasciare che la sua semplicità diventi un messaggio inequivocabile.


È ciò che è accaduto ieri, sabato 29 novembre 2025, lungo le transenne del cantiere della futura tangenziale Meda–Seregno. All’improvviso, in una mattina che sembrava uguale a tutte le altre, quelle transenne che stringono il Parco del Meredo e le vie di Meda e Seregno si sono trasformati in un libro aperto, dove ogni lenzuolo era una pagina, ogni frase una ferita e al tempo stesso un atto d’amore.


Frasi semplici, dirette, impossibili da ignorare:

  • “No pedemontana. Salviamo il territorio.”
  • “Tangenzialina: ennesimo disastro ambientale.”
  • “Innamorati della vita, non del profitto.”
  • “Tangenzialina brucia natura & soldi.”
  • “Suolo libero.”
  • “Ne abbiamo pieni i polmoni.”
  • “Compensa qui, compensa là, ma l’asfalto non se ne va.”

Parole che oscillavano nel vento, come un coro silenzioso rivolto a chi passa distratto, a chi pensa che l’ennesima strada sia inevitabile, a chi ha smesso di credere che la bellezza valga la fatica di difenderla.


Chi ha appeso quei lenzuoli non è un gruppo di estremisti. Sono persone comuni: famiglie, giovani, pensionati, cittadini che hanno visto il loro quartiere trasformarsi in un corridoio di cantiere, che respirano polvere invece che aria, che assistono impotenti alla distruzione di un territorio che per decenni ha custodito prati, sentieri, biodiversità.


Sono cittadini che non si rassegnano.
Che chiedono una cosa semplice: essere ascoltati.

E proprio per questo la loro protesta è così disarmante: non urla, non insulta, ma mette a nudo l’assurdità di un’opera che divora terra mentre il mondo intero invoca il contrario.

 


 

martedì 18 novembre 2025

Lenzuoli contro l’autostrada. Territorio ostaggio dei cantieri: il 29 novembre la risposta dei No Pedemontana


Dopo la pubblicazione del nostro precedente articolo dedicato alla “Lenzuolata No Pedemontana”, arriva ora un nuovo tassello che chiarisce meglio spirito, obiettivi e contesto dell’iniziativa. Il volantino diffuso dai comitati mostra infatti in modo netto la linea della mobilitazione: denunciare l’ennesimo anno trascorso senza reali avanzamenti del cantiere e, soprattutto, senza un progetto che convinca i territori interessati.

Il materiale diffuso ricorda che i cantieri della Pedemontana hanno aperto a dicembre 2024, ma già oggi – novembre 2025 – accumulano 500 giorni di ritardo sulla tabella di marcia. La conclusione dei lavori, prevista inizialmente per settembre 2027, è stata posticipata al novembre 2028: un incremento del 50% sui tempi previsti, quando ancora non si è entrati nella fase più complessa dell’opera.


Una situazione giudicata dai promotori non solo preoccupante, ma addirittura indicativa di un cantiere che procede “in tragico ritardo, con mille difficoltà, che sta solo distruggendo il nostro territorio”, come si legge nella parte testuale del volantino.

Le contestazioni non si limitano ai ritardi. I gruppi No Pedemontana denunciano:

  • promesse disattese sull’utilità dell’autostrada;
  • un impatto crescente sul territorio, ritenuto sproporzionato rispetto ai presunti benefici;
  • dubbi sulle risorse effettivamente disponibili per completare l’opera;
  • il rischio concreto di un cantiere “più che decennale”, che lascerebbe comunità e paesi ostaggio dei lavori.

Il tono è netto: “Ora l’unica opzione possibile è fermare Pedemontana. Costerebbe meno fermarla adesso che portare a termine l’opera”.

Il volantino ufficializza anche modalità e appuntamento della protesta. Sabato 29 novembre, alle ore 14, i cittadini sono invitati a raggiungere il cantiere più vicino e appendere un lenzuolo di dissenso alle recinzioni o anche dalle finestre delle proprie abitazioni.

L’obiettivo è trasformare il territorio in un mosaico visibile e capillare di protesta: “Copriamo di dissenso tutte le recinzioni. Scegli il cantiere vicino a te e appendi uno striscione”. Nel volantino compaiono anche esempi di messaggi già esposti, che evidenziano un tema centrale: la percezione che il progetto non risponda ai bisogni reali dei pendolari e delle comunità locali.

La Lenzuolata si inserisce in una mobilitazione che, come ricordato dagli organizzatori, prosegue dalla manifestazione del 4 ottobre a Monza e promette di intensificarsi nei prossimi mesi. La scelta di una protesta decentralizzata, visibile e facilmente replicabile vuole raggiungere proprio coloro che vivono quotidianamente l’impatto del cantiere.

Comunque la si pensi sull’autostrada, è chiaro che la partita politica e territoriale attorno alla Pedemontana resta tutt’altro che chiusa. La diffusione di questo nuovo volantino – diretto, confrontativo e ricco di dati – indica che il fronte del dissenso è in crescita.