sabato 6 settembre 2025
Como, presidio contro il “DDL Caccia”: associazioni e movimenti uniti per difendere la fauna
Domenica 7 settembre, dalle 15 alle 18 in Piazzale Somaini a Como, si terrà il presidio “No DDL Caccia”, promosso dal MoVimento 5 Stelle di Como e Varese con l’adesione di associazioni ambientaliste e forze politiche come Rifondazione Comunista, Alleanza Verdi & Sinistra, Lipu, WWF, Legambiente, Enpa, FIAB e Fridays for Future.
Il presidio nasce in opposizione al disegno di legge presentato dai senatori Malan, Romeo, Gasparri e Salvitti, che modifica la legge 157/1992 sulla fauna. Il testo amplia poteri e privilegi dei cacciatori: più specie cacciabili e usabili come richiami vivi, caccia anche di notte o sulla neve, estensione degli appostamenti e trasferimento di competenze dalle autorità scientifiche alle Regioni.
Secondo gli organizzatori, il DDL apre la strada a un “turismo venatorio” e mette a rischio ambiente, sicurezza e biodiversità. “La fauna è patrimonio indisponibile dello Stato, non una risorsa economica”, ha dichiarato Silvia Alberici (M5S Como). Critiche sono arrivate anche da AVS, Rifondazione Comunista e dalla XII Commissione Tutela e Diritti Animali, che lo ritengono in contrasto con la Costituzione e con le direttive europee.
domenica 24 ottobre 2021
Cacciatori contro l'Arma dei Carabinieri, mai si era assistito ad un attacco frontale agli Organi dello Stato
Comunicato stampa delle Associazioni: Cabs, Cai , Enpa, Gaia, Gol, Gruppo intervento giuridico, Lac, Legambiente, Vittime della caccia, Wwf
Non c’è solo la connotazione negativa che li distingue da sempre, ovvero il tasso impressionante di episodi di illegalità che emerge dalla loro attività: i cacciatori bresciani riescono a primeggiare a livello lombardo, e probabilmente nazionale, anche per la determinazione con la quale, da decenni, perseguono l’impunità. Sono forse gli unici al mondo che da un lato affermano che sì, i controlli venatori devono esserci, aggiungendo però che no, le auto e gli abiti civili degli agenti di polizia giudiziaria non vanno bene.
Nel frattempo, l’attività di prevenzione e repressione del bracconaggio giustamente condotta con mezzi e modalità adatte a individuare i comportamenti illeciti, ha già portato in queste ultime settimane a decine e decine di denunce (sono oltre un centinaio i cacciatori e i bracconieri denunciati nel mese di ottobre) per abbattimento di fauna protetta - 10 episodi in due ore, domenica scorsa - e trappolaggio, nella quasi totalità dei casi riconducibili proprio a cacciatori con regolare licenza.
Negli scorsi giorni è stata indetta una manifestazione, che riteniamo vergognosa, contro l'Arma dei Carabinieri, per protestare soprattutto contro i controlli sugli anellini identificativi dei richiami vivi, che mira del tutto legittimamente a fermare un traffico illecito che si calcola valga oltre 15 milioni di euro e vede coinvolte reti criminali italiane ed estere. Le principali associazioni venatorie invece di impegnarsi affinché i loro associati non abbattano specie particolarmente protette , utilizzino richiami elettroacustici, mettano reti e trappole hanno deciso di appoggiare, incredibilmente, una manifestazione che attacca palesemente le Forze dell’Ordine.
L'operato dei Carabinieri Forestale, non sono solo è del tutto legittimo, ma anche doveroso visto che la provincia di Brescia è inserita all'interno del Piano di azione nazionale contro il bracconaggio come "blackspot", cioè un'area prioritaria per la lotta alle pratiche illegali.
Solo grazie all'attività dei Militari che da oltre vent'anni sono impegnati nell'Operazione denominata "Pettirosso" c'è un minimo argine al bracconaggio a Brescia, che altrimenti graverebbe sui pochi Agenti e volontari presenti sul territorio.
Ma poiché i cacciatori evidentemente non sanno più che pesci pigliare, è di ieri la notizia della richiesta alla Regione Lombardia di una Sanatoria per legalizzare ciò il cui possesso costituisce reato: richiami illecitamente detenuti e bracconati.
Addirittura viene spacciato come esistente un provvedimento similare che la Regione Liguria avrebbe approvato: vera e propria falsità visto che un provvedimento sulle fascette da apporre a richiami è stato sì approvato, ma subito impugnato dal Governo e successivamente ritirato dalla stessa Regione Liguria.
Molti cacciatori lombardi sono meglio di coloro che li rappresentano e sono stanchi di strategie tese solo a difendere una parte estremista e allergica alle regole.
Mai si era arrivati ad attaccare frontalmente gli organi dello Stato e ribadiamo il nostro appello alle Istituzioni a mantenere dritta la barra della legalità.
venerdì 28 maggio 2021
Il Piano territoriale del Parco delle Groane Brughiera slitterà di un (ulteriore) anno
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| La carta del Parco (cliccare qui) |
di Gianni Del Pero, Presidente Delegato WWF Lombardia
Con la prima legge di revisione ordinamentale 2021, Regione Lombardia ha approvato il 18 maggio 2021 un lungo elenco di provvedimenti di cui alcuni discutibili e altri decisamente negativi per l'Ambiente e il Territorio. Dall'introduzione della pistola al peperoncino a quella della stargun (un teaser "nostrano" anche se in inglese, pistola stellare!...boh?) alle nuove non-regole per agevolare la caccia indiscriminata con norme in contrasto con il diritto comunitario e i provvedimenti giudiziari.
"Illuminante" il commento del Consigliere Regionale Massardi: "In questo contesto mi è stato possibile portare avanti numerose istanze provenienti dal mondo venatorio. Si tratta di importanti conquiste, ottenute con non poche difficoltà, a tutela della nostra amata passione: la caccia".
Si prevede di regolamentare la logistica...con il contenimento del consumo di suolo (?!?), di favorire l'agricoltura sostenibile e di intervenire sul dissesto idrogeologico. Termini antitetici che, accostati, ci lasciano perplessi e preoccupati.
Per quanto ci riguarda più da vicino, la legge prevede la proroga del termine di adozione della variante al Piano territoriale di coordinamento del Parco del Groane, che slitta di un (ulteriore) anno rispetto al termine del 30 giugno 2021! Questo provvedimento dovrebbe servire a non far scadere le norme di salvaguardia ma la Regione inviterà il Parco a elaborare la propria variante in tempi più celeri, prevedendo anche l'accorpamento al Parco Regionale del Bosco delle Querce.
Vedremo...
venerdì 21 maggio 2021
Caccia: in Regione Lombardia dettano legge le doppiette
Approvata l’ennesima norma che rende impossibili i controlli favorendo il bracconaggio.
Il 18 maggio scorso nella seduta del Consiglio Regionale della Lombardia è stata approvata la “legge di revisione ordinamentale 2021” che prevede modifiche alla legge regionale sulla caccia: veri regali al popolo delle doppiette che riducono i livelli di tutela della fauna selvatica.
Ormai è acclarato che in Regione Lombardia la caccia sia considerata una priorità. L’influenza del mondo venatorio nei corridoi del Pirellone è tale da far letteralmente scrivere ai cacciatori le norme che regolano la propria attività. Ciò accade grazie all’impegno costante di assessori e consiglieri regionali che non mancano di manifestare pubblicamente la loro vicinanza al mondo venatorio postando trionfalistici selfie mentre imbracciano fucili e promettono di far sparare sempre di più, rinunciando a ogni forma di dialogo con le associazioni di protezione ambientale.
La Lombardia è tristemente famosa a livello mondiale per il numero di reati commessi contro la fauna selvatica e in particolare contro gli uccelli, catturati illegalmente per farli diventare “richiami vivi”, condannati a passare tutta la vita in minuscole gabbie e costretti a cantare incessantemente per richiamare i propri simili verso la morte, continuamente trasportati e sottoposti al frastuono dei fucili.
Per impedire la cattura illegale di uccelli da richiamo la legge nazionale vieta l’uso di richiami “che non siano identificabili mediante anello inamovibile” (art. 5 L. 157/1992). Ma da oggi in Lombardia non sarà più consentito verificare l'inamovibilità degli anelli, in quanto la nuova legge regionale stabilisce che l'attività di vigilanza e controllo sugli anellini utilizzati per gli uccelli da richiamo dovrà essere svolta verificando unicamente la presenza dell’anellino sull’esemplare. Tale gravissima e illegittima limitazione è ipocritamente giustificata dalla necessità di rispettare il benessere animale (di animali che, lo ricordiamo, vivono in gabbie minuscole per tutta la vita) che sarebbe compromesso dalla manipolazione effettuata da parte del personale di controllo. Peraltro, sarà consentito utilizzare anche anelli di materiali plastici.
Una ulteriore gravissima novità consiste nella possibilità di segnare sul tesserino l’animale ucciso non subito dopo l’abbattimento ma dopo il recupero dell’animale stesso. Questo impedirà al personale di controllo di verificare quanti animali sono stati realmente abbattuti e favorirà chi intenderà abbattere animali in numero superiore rispetto a quanto consentito dalla legge.
Questi sono solo alcuni dei numerosi provvedimenti approvati.
“Siamo di fronte all’ennesimo fallimento della politica lombarda rispetto alla tutela dell’ambiente - dichiara Alessandra Prampolini, Direttore Generale del WWF Italia – È incomprensibile come in una regione in cui esiste un altissimo livello di illegalità e di bracconaggio, invece di adottare ogni strumento idoneo ad arginarlo si approvino invece provvedimenti che indeboliscono il sistema di protezione della biodiversità. Il WWF Italia denuncerà alle autorità italiane ed europee quest’azione di riduzione dei livelli di tutela ambientale reiterata e incostituzionale, che espone il Paese (tutti, non solo i cacciatori) al rischio di pesanti e costose procedure di infrazione”.
domenica 18 aprile 2021
WWF Lecco: le doppiette non risolvono il problema cinghiali, anzi lo aumentano
| Immagine tratta da resegoneonline.it |
a cura dell'Associazione WWF Lecco
Rileviamo sulla stampa locale la dichiarazione del Presidente interprovinciale di Como e Lecco di Coldiretti, Fortunato Trezzi, circa le sue preoccupazioni per la presenza di cinghiali sui territori provinciali.
Riteniamo certo veritiero affermare che questa specie selvatica abbia esteso l'areale della sua distribuzione anche nel nostro territorio, ciò è innegabile. Ma contestiamo radicalmente l'approccio che la sua Associazione propone come soluzione del problema. Il cinghiale è ormai specie radicata ed è entrato a far parte della nostra fauna anche grazie ad una politica di gestione delle popolazioni di tipo utilitaristico, che comparti quali quelli del mondo venatorio hanno attuato e stanno portando avanti da oltre un decennio, affiancati da decisioni politiche assai discutibili.
Quello che oggi viene definito uno squilibro ambientale è in realtà il risultato di ben precise scelte gestionali che hanno trasformato il cinghiale in una specie selvatica su cui assicurare ed impostare quella continuità di prelievo venatorio necessaria a ridare vigore a un comparto, quello appunto della caccia, che ha mostrato un drastico calo nel numero dei praticanti sin dai primi anni 2000. Gli stessi piani di prelievo approvati dagli uffici deputati alla gestione faunistica non hanno mai avuto come fine quello di portare alla estinzione locale del cinghiale ma, anzi, quello di rendere la sua presenza quanto più redditizia in termini di numero e di tipologia di capi prelevabili. In pratica è stata data una precisa risposta ad una domanda di mercato. Ne sono prova i dati statistici relativi alle classi di età degli esemplari, che ancora oggi vengono preferite dai cacciatori nella scelta del capo da abbattere. Se a questa esplicita strategia aggiungiamo le caratteristiche biologiche della specie in termini di frugalità e di strategia riproduttiva dell'animale, il risultato è quello che possiamo osservare oggi sotto i nostri occhi.
A riprova di questa distorsione nella gestione del cinghiale, in cui si predilige il mantenimento dello stock piuttosto che la sua eliminazione, va letta anche la notizia che una amministrazione comunale locale è dovuta arrivare ad elargire un incentivo economico ai cacciatori pur di condizionarli nelle loro scelte di abbattimento di cinghiali verso capi giovani e piccoli invece che adulti, per ottenere, alla fine, una riduzione più efficace della popolazione presente sul suo territorio.
Il prelievo ormai è diffusamente guidato più dalla ricerca del miglior trofeo o del capo più grosso, piuttosto che verso giovani riproduttori, con il risultato che la popolazione non decresce ma, anzi, si espande.
Sarebbe auspicabile che si cambiasse una volta per tutte la rotta nella gestione di questa specie attraverso serie campagne di contenimento, basate su dati scientifici certi, là dove la presenza è veramente problematica, finendola di nascondersi dietro inefficaci azioni dettate solo da opportunismo. Ancora più significativo per dimostrare un cambiamento di mentalità e il conseguimento di maturità, sarebbe poter vedere riconosciuto da categorie, come quelle degli agricoltori ed allevatori, il ruolo che il lupo, animale in grado di dominare anche in ambiti territoriali promiscui, possono avere per regolare la presenza del cinghiale in Italia, piuttosto che lanciare falsi allarmismi.
Riguardo infine al rischio sanitario che il cinghiale rappresenta quale vettore per la diffusione dei malattie infettive, ci preme ricordare che in Italia sono allevati in modo intensivo circa 9.500.000 maiali all'interno di allevamenti in cui il controllo sanitario è assicurato soltanto grazie ad un impiego, altrettanto intensivo, di antibiotici e farmaci ad uso veterinario. Lo abbiamo visto e compreso recentemente che sono proprio le condizioni di allevamento degli animali a costituire il vero problema su cui si incardina il rischio sanitario, e a seguire economico, per le relative categorie produttive.
Con gli attuali sistemi di allevamento sono a rischio la salute degli animali e dell'uomo, la resistenza degli ecosistemi, la capacità di recupero in caso di danni ambientali e, di conseguenza, derivano sempre maggiori ripercussione economiche in caso di epidemie.
Per ridimensionare efficacemente questo rischio, basterebbe ridurre il consumo di carne e tutti, sul nostro pianeta, saremmo molto più in salute.
martedì 3 novembre 2020
Emergenza pandemia: WWF, LIPU e LEGAMBIENTE chiedono al Governo di sospendere l’attività venatoria
Condividiamo una lettera inviata al Presidente del Consiglio ed altre autorità con la richiesta di sospendere le attività venatorie, in considerazione dell’attuale grave situazione della pandemia e delle modalità di caccia che non garantiscono un adeguato rispetto delle regole “anticovid”, da parte di chi svolge attività di caccia in questo periodo (ad es. le “braccate” per i cinghiali o l’utilizzo degli “appostamenti fissi”).
L’istanza è firmata dai Presidenti nazionali di WWF, LIPU e Legambiente (le tre associazioni ambientaliste che fanno parte del tavolo presso il Ministero dell’Ambiente sul “Piano antibracconaggio”).
Illustrissimi Presidente e Ministro,
l’approvazione del DPCM 24 ottobre 2020 “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19»” ha posto in evidenza l’urgenza, laddove fosse ancora necessario, di porre le massime attenzioni, prevenzioni e raccomandazioni, alle modalità di svolgimento di ciascuna attività, lavorativa e ricreativa, valutando e bilanciando divieti e autorizzazioni per non mettere ulteriormente in pericolo il primario diritto alla salute previsto dall’art. 32 Cost. e il futuro stesso del Paese.
A tal fine sono state compiute al livello nazionale scelte dolorosissime per attività lavorative e commerciali di ogni genere, culturali e ricreative, fino al ripristino dell’obbligo della didattica a distanza per il 75% dei giovani delle Scuole medie superiori, giovanissimi che più di ogni altra fascia d’età soffrono per la rinuncia allo sviluppo di relazioni sociali.
Orbene in questo drammatico contesto non sono state invece introdotte misure mirate a prevenire la diffusione del contagio durante lo svolgimento di un’attività meramente ludico-sportiva qual è l’attività venatoria. Si tratta di un’attività praticata da una popolazione costituita da circa 500.000 cittadini, oltre l’80% dei quali ha più di 50 anni di età e ben il 30% sono ultrasettantenni. La maggior parte di costoro rientra, quindi, nella fascia di popolazione più fragile ed esposta ad essere vittima del virus e/o a subirne gravi conseguenze, con maggiori rischi di ospedalizzazione e conseguente aggravio di tutto il sistema sanitario.
Va evidenziato, infatti, che l’insieme del numero dei titolari di concessione di licenza di caccia, nell’ordine di decine di migliaia di persone in ciascuna regione, la loro ampia mobilità tra province e regioni e il fatto che tale attività sia svolta in larghissima misura in forme collettive, come la caccia in braccata e la caccia al capanno, che portano in queste settimane all’assembramento di decine di migliaia di persone, sono tali da essere potenzialmente molto pericolose. Basti descrivere succintamente, per valutare il rischio di diffusione del contagio, l’attività di caccia da appostamento fisso, che viene svolta in capanni chiusi dotati solo di piccole feritoie da cui i cacciatori sparano agli uccelli migratori. Generalmente la dimensione è di pochi metri quadrati. In tali ambienti, privi di un efficace ricambio di aria, più cacciatori permangono insieme per numerose ore, talvolta insieme ad accompagnatori privi di licenza di caccia e, come più volte rilevato dal nostro personale di vigilanza volontaria, spesso senza indossare gli obbligatori dispositivi di protezione individuale.
Riteniamo altresì importante sottolineare che la caccia, attività ludico-sportiva, non può né deve essere confusa con le esigenze di gestione della fauna, patrimonio indisponibile dello Stato, o dei danni alle attività antropiche ad esso correlati, in quanto la vigente legislazione nazionale assegna espressamente e opportunamente, con l’articolo 19 della Legge 157/92, esclusivamente alla diretta responsabilità delle Regioni e degli Enti gestori delle aree protette tali funzioni, da svolgere, laddove necessario, tramite l’appropriata redazione, approvazione e realizzazione di specifici piani di controllo faunistico.
Tutto ciò sinteticamente premesso, nell’interesse della Collettività, della primaria tutela del diritto ex art. 32 Cost. e nel rispetto dell’art. 191 TFUE, le scriventi Associazioni chiedono alle S.S. V.V. ill.me di sospendere tutte le forme collettive con cui può essere espletata l’attività venatoria, attività ludico-ricreativa.
Consapevoli dell’urgenza e importanza di agire senza indugi per rallentare la diffusione della pandemia in atto, con l’occasione rivolgiamo i più distinti saluti.
Stefano Ciafani, Presidente Legambiente onlus
Aldo Verner, Presidente LIPU onlus
Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia onlus.
mercoledì 26 novembre 2014
La storia del falco sparato due volte
E’ il simbolo dell’accanimento dei bracconieri contro le nostre specie protette la storia del falco pellegrino colpito nel marzo del 2013 da fucilate in piena stagione di silenzio venatorio, recuperato dal WWF, operato presso il Centro dell’Oasi di Valpredina e liberato dopo un delicato intervento di trapianto di penne danneggiate dai pallini. Lo sfortunato animale, che aveva probabilmente scelto per nidificare l’area delle cave di Zandobbio (provincia di Bergamo), nei giorni scorsi è stato di nuovo colpito dai colpi di veri e propri ‘rambo’ armati che frequentano da tempo la zona industriale del Comune di Zandobbio e la Frazione Selva. Le analisi radiografiche eseguite dai veterinari del WWF hanno impietosamente riscontrato, oltre alle decine di pallini da caccia in tutto il corpo, fratture multiple ad entrambe le ali (foto 1 allegata), con una diagnosi di irrecuperabilità. Ogni intervento per mantenerlo in vita è risultato vano e il falco è deceduto dopo due giorni. Un vero e proprio crimine di natura dato che si tratta di una specie particolarmente protetta.
Proprio in questi giorni il WWF ha chiesto di inasprire le sanzioni per i reati contro la fauna protetta con una proposta innovativa di modifica del Codice Penale che introduca la categoria giuridica di "fauna selvatica protetta" da tutelare con specifiche figure delittuose, anziché di mere contravvenzioni oggi in vigore. In Italia i reati contro la fauna selvatica protetta rappresentano il 22% del totale del reati ambientali. La proposta legislativa del WWF, già sottoscritta da oltre 55mila cittadini, è uno dei passaggi della Campagna Crimini di Natura per la quale chiede il sostegno di tutti: l’invito è quello di aiutare le centinaia di Ranger, Guardie e volontari del WWF, attivi in Italia e nel mondo, per dotarle di attrezzature tecnologiche, medicine, fuoristrada, gps, camera-traps, binocoli, radiotrasmittenti e altri equipaggiamenti indispensabili a monitorare il territorio per sorprendere bracconieri e trafficanti.
Sul sito http://criminidinatura.wwf.it/ chiunque può informarsi sul fenomeno e sostenere la campagna del WWF con una donazione libera; diffondere a sua volta le informazioni e sottoscrivere la petizione “Sanzioni più severe contro chi uccide specie selvatiche”.
Per sostenere la Campagna è attivo anche il NUMERO VERDE 800.990099.
venerdì 22 febbraio 2013
L'encomiabile lavoro della Guardie WWF in Lombardia. Resoconto attività 2012
Terminata la stagione di caccia è tempo di bilanci
Per le Guardie WWF Lombardia il 2012 è stato un anno ricco di soddisfazioni e con ottimi risultati. Ricordiamo innanzitutto, dopo tanti anni, il blocco della caccia in deroga ai piccoli uccelli!
Impegnativo il lavoro di vigilanza che ha portato alla denuncia di 114 cacciatori, a dimostrazione che il bracconaggio purtroppo è ancora molto radicato nella nostra regione; in particolare nella provincia di Brescia.
Altro aspetto importante è l’ottima collaborazione con le forze dell’ordine a conferma della professionalità con cui operano le guardie volontarie del WWF.
"Su un totale di 114 persone denunciate - ha affermato Antonio Delle Monache, coordinatore delle Guardie WWF Lombardia - in ben 93 casi abbiamo ricevuto “supporto”dagli organi di polizia (Polizia Provinciale, Carabinieri e Forestali). Per i restanti 21 abbiamo proceduto in autonomia presentando denunce ai tribunali competenti."
Importante anche il lavoro svolto dal WWF Lombardia nel monitoraggio costante delle normative regionali inerenti l’attività venatoria e dei piani faunistici della provincia di Milano e Bergamo.
Fondamentale il lavoro dei CRAS (Valpredina e Vanzago) che hanno svolto il fondamentale compito di curare e rimettere in libertà (quando possibile) tutta la fauna viva sequestrata.
"L’attività di vigilanza contro il bracconaggio - ha dichiarato sempre Antonio delle Monache - oltre a richiedere molto tempo, nel 2012 sono state svolte circa 2400 ore sul “campo” ma molte altre sono quelle propedeutiche alla vera vigilanza, risulta molto onerosa economicamente. Benzina, pedaggi autostradali, riparazioni meccaniche sono le spese maggiori, ma molte altre sono le necessarie per svolgere con efficacia la vigilanza. Da parte nostra, come sempre fatto, oltre all’entusiasmo e dedizione mettiamo i denari ed anche il materiale (binocoli, macchine fotografiche, canocchiali, auto private, ecc.) ma un vostro piccolo contributo ci sarebbe sicuramente di aiuto."
martedì 18 dicembre 2012
Le ossevazioni del Parco del Molgora al Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Monza e della Brianza
La richiesta alle province di una politica più coerente per i PLIS, per conciliare la cresente domanda di fruizione dei percorsi da parte dei cittadini
Forse ai più sembrerà strano, ma in Lombardia la caccia nei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, e persino in alcuni Parchi Regionali, è consentita senza alcuna limitazione che derivi direttamente dalla loro istituzione; lo stabilisce la normativa regionale sulla caccia che però impone alle province di tutelare una porzione compresa tra il 20 e il 30% del proprio territorio non urbanizzato.
“Una disposizione che speriamo la Provincia di Monza e della Brianza voglia attuare al massimo della misura consentita, - si auspica il Presidente del Parco del Molgora, l’arch. Luigi Villa - e non come invece espresso nella proposta di Piano Faunistico Venatorio solo nella misura del 20,2%.”
In tal senso si è espresso il Consiglio di Amministrazione del Consorzio Parco del Molgora, inviando specifiche osservazioni al Piano nelle quale si chiede di attuare una diversa politica venatoria nei PLIS, e richiedendo inoltre l’istituzione di un’oasi di protezione nel Parco del Molgora, che attualmente è completamente privo di ogni forma di tutela reale per quanto riguarda la caccia. Con lo stesso atto è stata chiesta la verifica dei calcoli della superficie agricola e boscata, in quanto i dati riportati per ottenere tale superficie, portano ad un totale diverso da quanto asserito: a seguito di questo “errore” la tutela risulterebbe applicata solo al 16,8% del territorio non urbanizzato, al di sotto quindi del minimo di legge.
Altra questione posta all’attenzione provinciale è la presenza dei 5 appostamenti fissi per la caccia, tutti posti in vicinanza dei percorsi didattici individuati dal Parco nei comuni di Carnate, Vimercate e Ronco Briantino; per essi si propone di valutare la chiusura o, in subordine, una ricollocazione a distanza di sicurezza dai percorsi presenti nel Parco.
“Conciliare la fruizione e la valorizzazione dei PLIS e la presenza della caccia, - prosegue l’arch. Villa - è un problema non certo recente, che si manifesta tutti gli anni tra settembre e gennaio. Il Piano Faunistico Venatorio, il primo della Provincia di Monza e Brianza, avrebbe dovuto trovare una più serena convivenza tra il mondo venatorio e la gran parte dei cittadini residenti nei comuni consorziati al Parco. Pare un controsenso, oltre ad uno spreco di risorse, che le Province, che sovrintendono l’istituzione dei PLIS e finanziano e promuovono interventi per la loro fruizione e salvaguardia, non attuino una coerente politica per quanto riguarda la caccia nei PLIS, oggettivo fattore che disincentiva la fruizione e che può creare situazioni di pericolo.”
“Il Parco del Molgora è, finalmente, fruito da migliaia di persone mediante i percorsi di valenza pubblica che ogni anno il Parco mantiene sfalciati e puliti e che le stesse province hanno contribuito a completare con la dotazione di cartellonistica direzionale e la stampa di cartine. Il Parco su questi percorsi organizza ogni anno escursioni didattiche per circa 3000 studenti durante i giorni feriali ed oltre 1000 cittadini nei fine settimana; a questi utenti bisognerebbe poi aggiungere le migliaia di cittadini, sportivi e non, che fruiscono regolarmente in maniera libera dei percorsi del Parco, specialmente nei fine settimana.”
Sono stati da poco pubblicati anche i documenti del Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Milano, sui quali il Consiglio d’Amministrazione del Parco del Molgora intende fare osservazioni della stessa natura: infatti, pur non essendo presenti appostamenti fissi per la caccia entro i confini del Parco, nella porzione ricadente in Provincia di Milano, non è prevista alcuna zona protetta a fronte della percentuale di territorio provinciale che si intende tutelare che non si scosta dal minimo consentito del 20,0%.
venerdì 19 ottobre 2012
Parco Brianza Centrale. Vietato l’ingresso ad uccelli ed altri animali
L'interpellanza presentata dalla consigliera comunale Giusi Minotti (capogruppo FdS) in merito al capanno da caccia posto all'interno del Parco Brianza Centrale (leggi qui) ha ricevuto in questi giorni la risposta da parte del Sindaco e dell'assessore Sambruni.
Dalla risposta, molto scarna, che riprende una nota del Direttore del Settore caccia e pesca della Provincia MB si apprende che: "L'appostamento fisso di caccia a Seregno frazione Meredo è regolarmente autorizzato con atto dirigenziale scadente il 11-09-2022. Inoltre, si informa che non è prevista la possibilità di inibire l'attività venatoria nei PLIS come prescritto dalla L. 157/92, L.R. 26/93 e dal P.F.V. vigente"
Regole relative agli appostamenti fissi per la caccia
L’appostamento fisso non può essere collocato a distanza inferiore di:
• metri 400 dai confini delle oasi di protezione, delle zone di ripopolamento e cattura nonché dei parchi nazionali e riserve naturali;
• metri 200 da altro appostamento fisso preesistente;
• metri 100 da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro;
• metri 50 da vie di comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali ed interpoderali;
L'appostamento fisso:
• non può essere ricavato da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro;
• non può sparare da distanza inferiore a 150 metri in direzione di immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro, di vie di comunicazione ferroviaria e di strade carrozzabili, eccettuate quelle poderali ed interpoderali;
• non può essere collocato in un fondo rustico chiuso da muro o da rete metallica o da altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a metri 1,20 o da corsi o da specchi d’acqua perenni il cui letto abbia profondità di almeno 1,50 e la larghezza di almeno 3 metri;
(...)
Il proprietario del fondo deve sottoscrivere il consenso all'occupazione decennale stabile del terreno di proprietà o di affitto.
venerdì 14 settembre 2012
Il capanno da caccia nel Parco Brianza Centrale
Riceviamo dalla consigliera Giuseppina Minotti la sottostante interpellanza riguardante la presenza di un capanno da caccia all'interno del Plis Brianza Centrale. Aggiungiamo solo che recentemente le associazioni ambientaliste hanno lanciato un appello per sospendere la caccia in quanto, quest'anno, sarebbe particolarmente devastante sulla fauna già stremata da una gravosa siccità.
Capanno da caccia: ovvero come vietare l’ingresso al parco ad uccelli ed altri animali.
Signor sindaco,
il 5 settembre 2012, alle ore 10 am, in via alla Porada tra Seregno e Cabiate (poco prima dell'Eurospin) mio marito ha visto uno scoiattolo comune (rigorosamente autoctono, non si sa mai) attraversare la strada da Est a Ovest. E’ sembrato un buon segno.
Ieri invece vengo informata che è stato riattivato un capanno da caccia in zona Meredo ovvero all’interno del PLIS con relativa pulizia del bosco di robinie al fine di garantire la massima visibilità degli sventurati uccelli che decidessero di transitare da quelle parti.
Come si può vedere dalle fotografie, il capanno è a 100 metri dal nuovo sentiero ecologico ed il sentiero che si dirama verso nord è nel suo campo di tiro.
A parte l’evidente contraddizione tra la caccia ed il parco (peraltro già evidenziata a suo tempo quando venne concesso all’associazione cacciatori un locale del Centro Servizi Ambientali) si aggiunge il fatto che esiste un pericolo anche per le persone che frequentano numerose i predetti sentieri.
Chiedo che l’Amministrazione precisi quali siano le sue intenzioni circa il problema sollevato.
Giuseppina Minotti, capogruppo della FdS
lunedì 5 dicembre 2011
Gravissimi episodi di bracconaggio scoperti dalla Guardie Giurate del Wwf Italia nelle province di Milano e Brescia
A Milano cacciatore abbatte uno sparviere, a Brescia due porti d'arma abusivi e caccia da autoveicolo scovati dalle guardie WWF.
Disponibile un numero per segnalazioni.
A farne le spese, la scorsa settimana, in provincia di Milano un esemplare di sparviere, specie particolarmente protetta.
Le guardie venatorie del Wwf durante il servizio di vigilanza nel comune di Mediglia all'interno del Parco Agricolo Sud di Milano hanno sorpreso un cacciatore del luogo che aveva abbattuto ed incarnierato il rapace, severamente tutelato dalla Legge 157/92 in quanto elencato tra le specie particolarmente protette. Il pronto intervento degli agenti della Polizia Provinciale di Milano ha permesso il sequestro dell'arma e dell'animale.
"L'episodio di domenica scorsa dimostra che il bracconaggio è un fenomeno tutt'altro che debellato anche nelle campagne milanesi" sottolinea Filippo Bamberghi coordinatore delle guardie Wwf Milano " e necessita di una più costante attenzione da parte di tutti i soggetti addetti alla vigilanza".
"Utilizzo di mezzi vietati di caccia, abbattimento di specie protette e superprotette, caccia nelle oasi di protezione e nelle aree di ripopolamento e cattura sono all'ordine del giorno e rischiano di mettere ancora più a rischio la fauna selvatica".
"Auspichiamo da parte della Provincia di Milano adozione di un regolamento provinciale, per attivare provvedimenti disciplinari destinati a tutti i trasgressori delle vigenti leggi del settore venatorio, come già fatto intelligentemente e con senso di responsabilità dalla Provincia di Bergamo. Il bracconiere cosi sorpreso potrebbe avere una sospensione temporanea o permanente del tesserino venatorio regionale e non potrà più praticare la caccia"
Invece nella Provincia di Brescia interventi in pianura. Nel comune di Manerbio le Guardie Wwf procedevano al controllo di un appostamento temporaneo per la caccia ai piccoli uccelli: dopo aver constatato l'abbattimento di 4 verdoni (specie protetta) il giovane armato che occupava il capannino risultava privo di licenza di porto fucile. Veniva pertanto denunciato dalla Polizia Provinciale, intervenuta sul posto, per porto abusivo e abbattimento di specie protette e denunciato anche il padre proprietario dell'arma per omessa custodia.
Nel comune di Chiari invece persona con licenza di caccia scaduta da alcuni anni veniva sorpresa mentre cacciava da autoveicolo, percorrendo a bassa andatura un strada sterrata. Sparava in direzione di piccoli uccelli utilizzando un richiamo manuale per attirare i passeriformi e al momento dell' intervento delle Guardie Wwf imbracciava nell'autoveicolo un sovrapposto calibro 12 carico. Intervento immediato dei Carabinieri della Stazione di Castrezzato che procedevano al sequestro dell'arma. In questo caso oltre al porto abusivo d'arma il bracconiere verrà denunciato anche per caccia da autoveicolo, comportamento vietato dalla legge sulla caccia.
In entrambi i casi elevata una sanzione amministrativa di oltre mille euro per il mancato versamento delle tasse e la mancata stipula dell'assicurazione.
"La sinergia tra vigilanza volontaria e gli organi di polizia hanno permesso negli ultimi mesi innumerevoli azioni antibracconaggio, che mirano alla tutela della fauna selvatica, patrimonio dell'intera comunità."
giovedì 28 gennaio 2010
Vergogna: la caccia no limits passa al Senato
E’ stato approvato l’emendamento del senatore del PdL Santini alla Legge Comunitaria. Per le Regioni si apre la possibilità di approvare una stagione venatoria senza limiti. Se il testo venisse approvato anche alla Camera, la stagione venatoria si allungherebbe ai mesi delicatissimi di febbraio e agosto, con un danno grave alla natura e l’aggravarsi del disturbo e dei rischi arrecati alle persone.Il WWF e le altre associazioni non abbassano la guardia, la battaglia continua. Il testo dovrà tornare alla Camera, e non potrà non pronunciarsi l’Unione Europea.
Gli autori di questa proposta scandalosa contano sul fatto che nessuno se ne accorga... Aiutaci a farli fallire!
Per impedire che questa legge sia approvata in maniera definitiva, diffondi più che puoi questa informazione:
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