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lunedì 17 giugno 2013

Il ciclo idrico brianzolo: insieme per la tutela della legittimità

Riceviamo e pubblichiamo

6 GIUGNO 2013: DAL CONSIGLIO COMUNALE DI DESIO UNA BELLA LEZIONE DI DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE ATTIVA PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI E DELLA LEGALITA'
 
Il Consiglio Comunale aperto, tenutosi a Desio il 6 giugno 2013, ha rappresentato un momento di grande partecipazione democratica e di discussione, mai realizzato fino ad ora, sul ciclo idrico integrato.
Il Consiglio Comunale di Desio, finalmente, ha potuto esercitare la sua funzione istituzionale perché, prima di esser chiamato ad esprimersi su una proposta di delibera per la retrocessione delle quote del proprio patrimonio idrico e il loro conferimento in una società che non possiede i requisiti previsti dalla legge, ha potuto ascoltare anche la voce di chi dissente da questo progetto.

Va dato atto che l'Amministrazione Comunale di Desio ha dimostrato ampia sensibilità democratica, garantendo alle parti di poter esporre i diversi percorsi possibili per dotare la Brianza di un unico soggetto che gestisca il Ciclo Idrico Integrato.

Gruppi ristretti di potere, invece, pretendono che i Consigli Comunali votino a scatola chiusa dispositivi così importanti, immiserendo il ruolo dei Consigli Comunali che, per conto dei cittadini e per diritto costituzionale, devono esercitare il controllo nella gestione dei Beni Comuni.

Le ragioni espresse dall'ATO sono apparse confuse, contradditorie e omissive.

Appare assurdo il teorema sostenuto dall’ATO secondo il quale un’operazione non può essere considerata illegittima finché l’autorità giudiziaria non si è espressa a riguardo. Non è accettabile che ci si esprima in questi termini di fronte a un Consiglio Comunale! Non è così che si alimenta la cultura della legalità, tanto più in un territorio devastato dalle infiltrazioni criminali! Le istituzioni devono, prima di ogni altra cosa, garantire la legalità e la trasparenza. La legge è l’elemento su cui si fonda il vivere civile e non può essere considerata un ostacolo al raggiungimento di obiettivi più o meno legittimi.

I rappresentanti dell’ATO, poi, hanno apertamente dichiarato che il percorso intrapreso è illegittimo ma da perseguire in quanto unica “strada obbligata”. Hanno poi dichiarato che il dibattito svoltosi a Desio è tardivo e quindi non ci sono altre possibilità, che si è avviata la strada dell'affidamento a Brianzacque perché non c'erano alternative e mai nessuno ha avanzato proposte diverse.

Ma la tardività del dibattito è da ascriversi esclusivamente a una politica fatta solo di logiche di potere, quindi estranee agli interessi dei cittadini, che ha tentato di evitare il confronto, ben sapendo delle difficoltà in esso insite. L’esito referendario e i Comitati per l’acqua pubblica sono esempi di questa volontà di discussione che i partiti hanno deciso di evitare per poter gestire le ingenti risorse idriche per i loro interessi personali, anzichè della collettività.  Il dibattito non è tardivo; forse lo è per loro, in quanto hanno fallito e non vogliono arretrare. Ma è ovviamente ancora possibile intraprendere un percorso legittimo e strategico: la fusione delle patrimoniali che possiedono i requisiti, ALSI e Idra, le quali, con un percorso di gestione unitaria a norma di legge, possono dar vita a un processo di fusione per incorporazione del segmento idrico delle altre Patrimoniali: AEB-GELSIA-ASML-SIB-GSD.

Il Vice presidente dell'ATO ha poi palesemente omesso un dato incontrovertibile, dicendo che non c'è stata mai una proposta alternativa, mentre nella prima decade di luglio 2010, l'allora neo eletto C.d.A di ALSI propose un percorso di fusione delle patrimoniali, in ossequio alla normativa. Tale percorso fu bloccato dal C.d.A di Brianzacque, in accordo con la Provincia e l'ATO di MB. Fu bloccato perché la ristretta cerchia di potenti comandava contestualmente in Brianzacque e in Idra e il processo fu liquidato per meri interessi partitocratici.
Veniamo, ora, alle tesi dell'Avvocato, consulente dell'ATO di MB. Esse appaiono flebili e contradditorie, in particolare sulle sentenze della Corte Costituzionale relative alla valenza delle patrimoniali costituite prima del 2008 e la proprietà dei beni demaniali. Il patrimonio detenuto da Brianzacque non ha la qualifica di inalienablità e incedibilità e cioè non gode della particolare tutela garantita alle patrimoniali costituite prima del 2008.

Alla luce di tutto ciò, il Sindaco e la Giunta di Desio hanno dovuto prendere atto che la complessità della materia e le diverse posizioni in campo necessitano di opportuni approfondimenti.

Vale la pena evidenziare la posizione del Sindaco Corti che ha sostenuto che in Brianza qualunque operazione finalizzata a un affidamento diretto del servizio idrico sarebbe illegittima. Questo, a suo parere, perché nel nostro territorio non esisterebbe alcun soggetto “in house”, visto che nessuno applica correttamente quello che dovrebbe essere il principio del controllo analogo. Al di là del legittimo dubbio di non essere in uno stato di diritto, così come della certezza del disprezzo che la Casta dell’Acqua nutre per la legge, va sottolineato che non può essere confuso il piano della corretta amministrazione delle società pubbliche con quello della corretta modalità di affidamento del servizio idrico. Non è giusto e non è intellettualmente onesto fare di ogni erba un fascio per nascondere le magagne di Brianzacque.
Dato che ogni decisione deve essere ponderata per queste ragioni la delibera di retrocessione delle quote è stata ritirata e, probabilmente, verrà riproposta al Consiglio comunale.

Ora, acclarato che il percorso di Brianzacque è illegittimo e pericoloso per il patrimonio pubblico, esponiamo la soluzione possibile e immediatamente percorribile, priva di ostacoli di natura tecnica e giuridica. Gli unici ostacoli sono di natura politica, e in quanto tali, devono essere rimossi.

  1. Riconvocazione urgente dell'assembla dei soci Alsi per il ritiro della delibera votata il 22 maggio 2013 che prevede la fase di “studio” di smembramento della patrimoniale stessa, richiesta delle dimissioni dell'amministratore unico, rielezione di un nuovo C.d.A autorevole che, viceversa  abbia la missione di ottenere l’affidamento in house e di elaborare un piano industriale strategico che preveda la fusione per incorporazioni delle altre patrimoniali minori.
  2. Convocazione urgente dell'assemblea dei soci di Idra per bloccare il processo unilaterale di scissione dei comuni soci della Provincia di Milano e contestuale avvio di una fase di studio e di trattativa con il Cap per attuare in simultanea il concambio la cessione dei comuni della provincia di Milano, in cambio dei comuni ricadenti nella Provincia di Monza e Brianza, ora detenuti dal Cap.
  3. Creazione di un comitato garante dell'operazione, i cui componenti siano scelti nei Consigli comunali, previa presentazione di curricula attestanti conoscenze nel campo idrico, tra personalità di provata rettitudine che rappresentino la società civile e i comitati che da anni sono impegnati nella difesa dei Beni Comuni. Le finalità e il ruolo di questo comitato dei garanti deve essere tale da garantire la massima trasparenza, validità legale e industriale del nuovo iter.
  4. Il patrimonio e la liquidità finanziaria di Alsi devono essere inviolabili e di conseguenza non utilizzati per ripianare la enorme massa di debiti di Brianzacque.
  5. Nomina del nuovo Cda di Brianzacque, in base a quanto stabilito dalla legge.
  6. Immediata attuazione di un piano di rientro dei debiti che Brianzacque ha nei confronti di Alsi e di altri enti.
  7. Organizzazione di Consigli Comunali aperti, con le stesse modalità di quello organizzato a Desio il 6 giugno 2013.

Ora che in Brianza si presenta questa grande possibilità di cambiamento nel segno della trasparenza, è necessario ridare dignità alla gestione dei servizi pubblici, sfruttando l'opportunità per elaborare un progetto di accorpamento in un'unica grande azienda pubblica brianzola.
Molti sono al corrente che nel settembre del 2007 tra i Presidenti di alcune patrimoniali brianzole che si occupano della gestione di servizi pubblici, tra i quali i servizi di igiene ambientale, e i Sindaci dei Comuni soci di tali patrimoniali fu firmato un Protocollo di intesa che prevedeva l'aggregazione di tali patrimoniali per la gestione congiunta dei servizi.

Vi è da notare che le citate patrimoniali che firmarono l'intesa, per la quasi totalità, sono proprietarie di quote di Brianzacque e che i Sindaci firmatari, sempre per la quasi totalità, rappresentano Comuni soci di ALSI.
Costituire una grande azienda speciale brianzola del ciclo idrico metterebbe al riparo il settore da qualsiasi pretesa di privatizzazione, porrebbe il patrimonio idrico al riparo degli interessi della speculazione finanziaria con i relativi rischi di default, di assorbimento da parte di Cap Holding e della conseguente sottrazione della titolarità delle reti ai Comuni brianzoli. La sinergia con le altre aziende pubbliche firmatarie del Protocollo garantirebbero le economie di scala necessarie al sostenimento degli investimenti.
Il presente comunicato è sottoscritto dalle forze politiche e sociali democratiche che avversano l’illegittimo affidamento a Brianzacque e che sono disponibili al confronto democratico per un nuovo percorso aggregativo nel rispetto della Legge.
  • Piergiorgio Borgonovo Consigliere Comunale di Seregno e Presidente Ordine degli Ingegneri di Monza e Brianza
  • Paolo Di Carlo Consigliere Comunale di Desio
  • Nicola Emanuele Fuggetta Consigliere Comunale di Monza
  • Tiziano Garbo Consigliere Comunale di Desio
  • Gianmarco Novi Consigliere Comunale di Monza
  • Comitato Beni Comuni di MB

sabato 1 giugno 2013

Le acque della Brianza sono sempre più torbide


Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa del Comitato Beni Comuni  Monza e Brianza

L’ennesima omissione, l’ennesimo oltraggio alla trasparenza sono stati compiuti dall’ATO di Monza e Brianza e dai vertici di Brianzacque.
Il 3 maggio 2013 l’AGCM (Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato) ha inoltrato la terza comunicazione ai vertici dell’ATO e di Brianzacque.

Questa comunicazione, di cui alleghiamo copia, è molto importante poiché assegna termini perentori e non differibili (30 giugno 2013) entro i quali Brianzacque deve necessariamente ottenere i requisiti stabiliti dalla normativa relativa all’in house providing, completando tutte le operazioni, non solo relative alla modifiche statutarie, ma anche quelle che dovrebbero portare la società ad essere direttamente partecipata dagli Enti locali. In assenza, l’AGCM fa presente che non tollererà ulteriori atti di proroga che saranno suscettibili di impugnazione tramite Avvocatura dello Stato (art 21 bis della L. n. 287/1990).

Alla luce dei contenuti della comunicazione e della evidente impossibilità di portare a termine le necessarie operazioni entro il termine assegnato, nascono alcuni inquietanti interrogativi.
Per esempio, è stato un caso il rinvio dell’Assemblea di ALSI avvenuto il 16 maggio, la sua convocazione il 22 maggio dopo la riunione dei Sindaci in Provincia, la delibera di avviare uno studio per la fusione completa di ALSI in Brianzacque e la nomina di un Amministratore Unico?
I Sindaci, in particolare quelli che hanno partecipato all’incontro in Provincia e che hanno poi presenziato all’Assemblea di ALSI, erano edotti della comunicazione dell’AGCM?
Le patrimoniali socie di Brianzacque, nonché il Comune di Monza, fresco socio di Brianzacque dopo l’acquisizione delle quota di Agam, erano al corrente di tale comunicazione?
L’AGCM ha ricevuto tutte le informazioni del caso, visto che nel comunicato non vengono citate problematiche relative alla presenza in Brianzacque di realtà quali IDRA, ASML, GSD?

Tutta l’operazione è nata nel segno dell’illegittimità e la situazione, con le ultime decisioni che sono state prese, viene ad aggravarsi sempre più per i motivi che non ci stancheremo di ripetere.
Per quanto riguarda la proprietà di reti e impianti giova ricordare che, alla luce della sentenza n. 320/2011, le uniche legittimate a detenerla sono le patrimoniali costituite precedentemente all’entrata in vigore del D.L. n. 112/2008, mentre Brianzacque, che patrimoniale non lo è mai stata, non potrà mai averla. Per inciso, la cosa non è indifferente in quanto in Brianzacque hanno già evidenti tendenze a cedere alle sirene del privato, come la vicenda delle Case dell’Acqua evidenzia.

A riguardo, il Ministero dell’Ambiente sul ricorso presentato dal Comitato Beni Comuni si esprime in questi termini: “La Corte Costituzionale, con sentenza 320/2011 del 24 novembre 2011, ha affermato il principio della incedibilità, a soggetti privati, delle infrastrutture a rete del servizio idrico integrato, comprendenti acquedotti, fognature, depuratori e relative infrastrutture pertinenziali;”…“Il conferimento in proprietà delle reti idriche, ad una società per azioni, anche se a capitale interamente pubblico (n.d.r. Brianzacque nemmeno lo è!), trasformerebbe le reti medesime in patrimonio aziendale privato e le renderebbe pertanto soggette a trasferimento in favore di un terzo o ad azioni esecutive, con violazione degli artt. 822, 823 e 824 del codice civile. La sola partecipazione pubblica, ancorché totalitaria, in società di capitali non vale a mutare la disciplina della circolazione giuridica dei beni che formano il patrimonio sociale e la loro qualificazione”.
La tutela dei beni pubblici, a noi tanto cara e ben delineata dal Prof. Rodotà, impone che la proprietà pubblica dei beni comuni non possa essere trasferita ad una società che, pur avendo la totalità delle quote nelle mani degli enti, è un organismo di diritto privato e non può essere proprietaria delle reti che sono demaniali e inalienabili. Il rischio di trasferirle a Brianzacque è che in ipotesi di dissesto i beni possano finire nelle mani di un privato, magari quotato in Borsa. L’ipotesi non è così peregrina, visti i precedenti degli amministratori di Brianzacque, con licenziamenti di dipendenti pubblici e società privatizzate (impianto di Truccazzano e Idra Fanghi).

Vale poi la pena ricordare che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva già segnalato che: “l’affidamento in house a Brianzacque è avvenuto in assenza dei necessari requisiti per tale forma di affidamento”, “questi ultimi, infatti, devono logicamente essere integrati dalla società a ciò individuata, al momento stesso in cui le viene conferito l’affidamento del servizio senza che il possesso integrale degli stessi possa essere rimandato ad un momento successivo nel tempo”. Della stessa opinione il Ministero dell’Ambiente “E’ altresì condivisibile quanto sostiene il ricorrente, con il secondo motivo del ricorso, in ordine alla mancanza, da parte di Brianzacque s.r.l., dei requisiti giuridici per essere affidataria diretta della gestione del servizio idrico integrato”.

Sono quindi chiaramente illegittimi tutti gli atti con i quali i Comuni procedano alle operazioni finalizzate a partecipare direttamente in una società che ha ottenuto un affidamento definito illegittimo dall’AGCM e dal Ministero dell’Ambiente.
Ma è possibile che nessuno si renda conto che il tentativo di riorganizzare il servizio idrico secondo il progetto della Provincia è ormai fallito e che insistere su questa strada non può che peggiorare la situazione? Perché non si prende atto che questa strada, proprio perché illegittima, risulta irta di ostacoli pressoché insormontabili?
L’unico modo credibile per riorganizzare il servizio idrico, che possa scongiurare il pericolo di perdere, a favore del CAP, un’azienda brianzola con la quale rispondere in modo più efficace alle esigenze della cittadinanza è quello di affidarlo alla grande patrimoniale brianzola che nascerebbe a seguito delle varie operazioni di incorporazione tra quelle storicamente esistenti sul territorio. Ancora più proficuo sarebbe accorpare il ciclo dei rifiuti e quello dell’acqua, visto che le patrimoniali brianzole già gestiscono i due servizi.
Al termine di questo percorso si potrebbe quindi finalmente creare, questo deve essere il vero obiettivo, una grande azienda speciale consortile, Ente pubblico che finalmente gestirà il servizio idrico e il ciclo dei rifiuti al servizio dei cittadini e nella massima trasparenza, mettendo al riparo i beni comuni dalle logiche di un mercato perverso.

Alla luce di quanto esposto chiediamo:
1) l’immediata convocazione di un’Assemblea straordinaria di ALSI per:
  • - revocare la delibera con la quale, per l’amministrazione della Società, è stata scelta la figura dell’Amministratore Unico (il soggetto nominato, oltretutto, risulta essere uno dei maggiori artefici del fallimentare progetto finora portato avanti);
  • - nominare  con scrutinio segreto un C.d.A. autorevole in grado di veicolare il processo di aggregazione con le altre patrimoniali (IDRA, AEB/GELSIA, ASML, SIB, GSD);
  • - revocare la delibera con la quale si è avviato lo studio per la fusione di ALSI in Brianzacque
2) l’immediata convocazione della Conferenza dei Sindaci della Brianza per:
  • - sostituire il CdA dell’ATO;
  • - revocare tutti gli atti preordinati e conseguenti all’illegittimo affidamento del servizio a Brianzacque;
  • - confermare la gestione del servizio con le modalità antecedenti la Delibera n. 85, nelle more dei processi di accorpamento tra le patrimoniali.

lunedì 22 aprile 2013

Chi è il soggetto preposto a finanziare e investire per realizzare le case dell'acqua in Brianza?

Dopo la pubblicazione del post relativo alla vicenda della casa dell'acqua a Seregno abbiamo ricevuto il sottastante intervento di Biagio Catena Cardillo, referente Comitato Beni Comuni di MB, che volentieri pubblichiamo.

Le Case dell’Acqua rappresentano il progetto che consente al cittadino di approvvigionarsi direttamente di acqua dell’acquedotto e, nello stesso tempo, riduce i consumi di plastica.

Trattandosi di investimento connesso, ovviamente, al servizio di acquedotto, gli investimenti relativi alle Case dell’Acqua risultano di competenza del gestore del servizio idrico, ovvero del soggetto al quale, a norma dell’art. 150 del codice dell’Ambiente, viene affidato il servizio idrico integrato.

In Italia, infatti, a partire dall’entrata in vigore della Legge Galli (L. n. 36/1994), è stato introdotto il principio della copertura completa dei costi e degli investimenti tramite tariffa; quest’ultima, riscossa dal gestore, viene quindi utilizzata per realizzare tutti gli investimenti del servizio idrico.

Attualmente in Brianza, il gestore unico del servizio è stato individuato nella società Brianzacque che, pertanto, dovrebbe farsi carico degli investimenti relativi alle case dell’Acqua,  secondo il provvedimento di affidamento del SII da parte dell’Ato di MB, per altro ritenuto illegittimo da parte dell’AGCM.

Brianzacque incassa direttamente tutta la tariffa, spogliando le patrimoniali del ruolo di gestori e quindi di soggetti preposti alla programmazione degli investimenti, compreso le case dell’acqua.

Per tanto, Brianzacque  e tutti i gestori d’Italia devono accantonare obbligatoriamente il 42% della tariffa incassata da parte dei cittadini e investirli.

Le inadempienze di Brianzacque e dell’Ato sono macroscopiche, vergognose, e inaccettabili, come sono inaccettabili  i soliti valzer che tendono al palleggio delle responsabilità.

Il tentativo maldestro di Brianzacque di privatizzare le case dell’acqua è miseramente fallito, grazie alle nostre pronte e legittime denunce  e questo ennesimo episodio sulle case dell’Acqua dimostra che Brianzacque non è affidabile.

Abbiamo il fondato sospetto che l’atteggiamento dilatorio, volto a ritardare la programmazione e la costruzione delle case dell’acqua, sia dettato dal fatto che il progetto milionario di privatizzazione delle case dell’Acqua, non sia mai stato abbandonato da parte della casta dell’Acqua e quindi il tentativo di ritardare faccia parte di una strategia ben  studiata al fine di riproporre quel piano in spregio all’Acqua pubblica.

Costoro devono investire quanto previsto per legge e, che non ci si venga a raccontare favole, di altri e improbabili investimenti,(che ci dimostrino dove finiscono i soldi provenienti dalla tariffa).

Chiediamo a tutti i sindaci della Brianza di farsi promotori di iniziative volte a pretendere la programmazione di investimenti per la costruzione delle case dell’Acqua: è un atto dovuto da parte di chi incassa la tariffa idrica.

domenica 21 aprile 2013

Che fine ha fatto la casa dell'acqua a Seregno?

Casa dell'acqua - Viganò Brianza

La vicenda della casa dell'acqua a Seregno è abbastanza vecchia. Risale infatti al 2008 una interpellanza della consigliera Giuseppina Minotti che, facendo propria una proposta di Adiconsum Brianza, chiedeva all'amministrazione comunale  se non avesse intenzione di installare anche a Seregno una casa dell'acqua.

L'allora assessore alle politiche ambientali Alioli rispondeva che aveva "attivato già da alcuni mesi un percorso con Brianza Acque e Università di Pavia”.

Da allora un lungo silenzio fin quando, nell'aprile 2012, il Comune di Seregno chiede all'ATO MB di partecipare alla selezione per la realizzazione delle case dell'acqua dei Comuni della Provincia di MB (leggi qui).

Nel giugno 2012, su questo blog appare un intervento di Christian Brambilla, nostro lettore e collaboratore,  che chiede lumi sulla vicenda. L'assessore Sambruni risponde prontamente (leggi qui) dichiarando che "la casetta dell'acqua non è caduta nel dimenticatoio" e anzi ne conferma, a breve, la realizzazione.

Nel settembre 2012, in seguito alla pubblicazione sul sito di Brianzacque di un bando di gara sull'affidamento in concessione della fornitura e gestione di case dell’acqua,  il Comitato Beni Comuni MB prende una  posizione critica sull'affare delle case dell'acqua in Brianza (leggi qui).

La consigliera Giuseppina Minotti propone quindi una nuova interpellanza (leggi qui) dal titolo emblematico: "Casa dell'acqua: pubblica o privatizzata?", chiedendo quali siano le intenzioni dell'amministrazione seregnese al riguardo.

Anche se l'interpellanza risulta a tutt'oggi inevasa siamo in grado di aggiornare i nostri lettori sulla vicenda.

Il giorno 6 febbraio 2013 l'ATO MB scrive ai sindaci vincitori del bando (tra cui quello di Seregno) informandoli che in seguito al bando promosso dall'ATO MB "da un'analisi effettuata da BA (Brianzacque) emerge che tale progetto richiede l'impegno di ingenti risorse finanziarie per ciò che concerne la gestione delle casette. BA quindi propone di appaltare la realizzazione e la gestione delle stesse ad un soggetto privato per un totale di 6 anni con restituzione successiva del bene. Il soggetto privato scelto mediante gara avrà il compito di costruire 13 casette dell'acqua, una per ogni comune che aveva partecipato al suddetto bando e di gestirle completamente."



Tale procedura, evidentemente, risulta dubbia anche all'ATO che, nella stessa e-mail, afferma: "Tuttavia affidare ad un soggetto privato la costruzione e la gestione delle casette potrebbe provocare critiche e contestazioni da parte dei comitati per l'acqua pubblica" ed invita i sindaci a "mostrarmi eventuali osservazioni sul percorso."

Prontamente arriva la risposta del Comune di Seregno: "Non condividiamo ... la vostra proposta di affidare la realizzazione e la gestione della casa dell'acqua ad una ditta privata che introiterebbe i proventi della vendita dell'acqua per sei anni e che al termine della concessione potrebbe smantellare il manufatto, dopo che lo stesso è stato ampiamente pagato dai cittadini con l'acquisto dell'acqua." L'assessore Sambruni, firmatario della lettera, prosegue invitando l'ATO a "rivedere la proposta affinché la gestione delle case dell'acqua che verranno installate nei diversi comuni siano gestiti direttamente da una società pubblica e non da una società privata. In caso contrario l'Amministrazione si riserva la facoltà di rinunciare al Vostro contributo e di procedere autonomamente alla realizzazione della casa dell'acqua."

A questa lettera, datata 15 febbraio 2013, fanno seguito ulteriori 2 solleciti (15 e 26 marzo 2013) del Comune di Seregno per invitare l'ATO a dare una risposta, sinora non pervenuta, in modo da poter anche evadere l'interpellanza della consigliera Minotti.