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mercoledì 9 settembre 2026

Seregno, dal Piano Clima alle scelte del nuovo PGT. La città che ci protegge dal caldo è quella che non distrugge il verde


Un recente articolo di Swissinfo racconta una situazione che potrebbe sembrare lontana dalla Brianza, ma non lo è affatto. Anche in Svizzera le ondate di calore stanno diventando più frequenti e intense e diverse città hanno cominciato a introdurre rifugi climatici, sistemi di allerta e interventi per rendere gli spazi urbani più vivibili durante le giornate più calde. Ma, osserva Swissinfo, manca ancora una strategia complessiva: le iniziative sono spesso frammentarie e non tutte le persone più esposte riescono a beneficiarne.

La domanda che dovremmo porci è allora molto semplice: quanto sono preparate le nostre città?

Prendiamo Seregno. Non è necessario partire da zero. Nel 2024 il Comune ha presentato un Piano Clima, nato anche dalla necessità di rispondere agli eventi estremi che avevano colpito il territorio nell'estate precedente. Il piano contiene indicazioni precise: più alberi, meno superfici impermeabili, maggiore capacità di trattenere l'acqua, spazi ombreggiati e l'individuazione di veri e propri «rifugi climatici». Sono tutte cose ragionevoli. Il problema è un altro: quanto di tutto questo sta realmente cambiando la città?

Negli scorsi giorni è stato annunciato il primo intervento importante collegato al Piano Clima: la depavimentazione del grande piazzale davanti alle scuole Cadorna. Si tratta di un intervento significativo, perché riguarda circa 4.000 metri quadrati oggi impermeabilizzati e prevede di restituire spazio al suolo, alla vegetazione e alla capacità di assorbire l'acqua piovana. È difficile sostenere che sia una cattiva idea. Ma proprio per questo vale la pena porsi una domanda diversa: piazza Cadorna è il luogo dove era più urgente intervenire? Non è una critica al progetto. È una questione di metodo. Seregno ha piazze e spazi pubblici completamente mineralizzati, esposti al sole e con pochissima ombra. In alcune di queste aree, durante una giornata estiva, la possibilità di trovare un luogo dove fermarsi al fresco è praticamente nulla.

Se le risorse per adattare la città al cambiamento climatico sono limitate, non sarebbe allora necessario stabilire prima quali sono i luoghi più caldi e più vulnerabili, e intervenire partendo da quelli? Una vera politica di adattamento dovrebbe partire da una mappa delle isole di calore, individuare le aree maggiormente esposte e costruire una graduatoria degli interventi. Solo dopo dovrebbero arrivare i progetti. Altrimenti si rischia di fare una cosa buona, ma di farla semplicemente dove è più facile intervenire, anziché dove sarebbe più urgente.

Recentemente, in occasione di una passeggiata, abbiamo visto un cartello con una frase che merita di essere ripresa: «La casa della salute c'è già: è il parco!» È uno slogan, certo. Ma contiene una verità molto concreta. Quando parliamo di adattamento climatico, la prima cosa da fare non dovrebbe essere costruire qualcosa di nuovo. Dovrebbe essere tutelare ciò che già abbiamo. Un albero adulto, un'area agricola, un prato, un bosco, un corridoio verde non sono spazi vuoti. Sono già infrastrutture ambientali: assorbono acqua, contribuiscono a mitigare il calore, offrono biodiversità e rendono più vivibile il territorio. Eppure continuiamo troppo spesso a ragionare al contrario: prima si individua un'area verde e poi si cerca una buona ragione per costruirci sopra.

A Seregno questo tema è particolarmente evidente anche nella discussione sulla proposta di realizzare un nuovo polo ospedaliero nella zona del Dosso, su un'area oggi agricola e verde. La domanda dovrebbe essere inevitabile: se stiamo cercando di rendere la città più resiliente al caldo, ha senso consumare nuovo suolo verde per costruire nuove infrastrutture? Prima di trasformare un'area agricola, dovremmo verificare seriamente se esistano alternative attraverso il recupero di aree dismesse, la rigenerazione urbana e l'utilizzo di spazi già urbanizzati. Non perché un ospedale non sia un'opera pubblica importante. Ma proprio perché lo è, dovrebbe essere sottoposto allo stesso principio che vale per qualsiasi altra trasformazione: prima si utilizza ciò che è già costruito, poi, solo se non esistono alternative praticabili, si valuta il consumo di nuovo suolo.

Qui arriviamo a un'altra questione che merita di essere affrontata senza ipocrisie. Siamo ormai abituati a leggere documenti nei quali un intervento che occupa nuovo terreno agricolo viene definito, per ragioni normative, come intervento che «non determina consumo di suolo». La legislazione lombarda prevede effettivamente fattispecie e criteri per stabilire cosa debba essere contabilizzato come consumo di suolo e cosa no. Ma una definizione amministrativa non modifica la realtà fisica. Possiamo anche scrivere per legge che la Terra è piatta. La Terra resterà tonda.

Se oggi abbiamo un prato, un campo agricolo o un'area verde e domani su quella superficie realizziamo un edificio, una strada, un parcheggio o le relative infrastrutture, quella superficie avrà perso la sua funzione naturale, indipendentemente da come la contabilizziamo in una tabella. È proprio questa distinzione che dovrebbe entrare nel dibattito sul nuovo PGT. Il consumo di suolo non dovrebbe essere soltanto quello che una norma decide di conteggiare. Dovrebbe essere valutato anche per quello che realmente produce sul territorio. E in una città che vuole prepararsi alle ondate di calore, perdere verde e suolo permeabile è esattamente la direzione opposta a quella che il Piano Clima indica.

Il problema, quindi, non è la mancanza di parole. Di piani, strategie, linee guida e dichiarazioni sul cambiamento climatico ne abbiamo già molte. Il problema è trasformarle in decisioni. 
Seregno ha già fatto un passo importante elaborando il Piano Clima. Ora ha davanti un'occasione ancora più importante: la revisione generale del Piano di Governo del Territorio. Il nuovo PGT dovrà decidere che cosa potrà essere costruito, dove, con quali criteri e a quale prezzo per il territorio. Il Comune presenta il PGT come lo strumento attraverso il quale orientare lo sviluppo urbano, tenendo insieme crescita, tutela ambientale e qualità della vita. È proprio questo il momento nel quale verificare se quelle parole hanno un significato concreto. 

  • Non soltanto dichiarare che servono più alberi, ma proteggere quelli che già esistono.
  • Non soltanto parlare di riduzione del consumo di suolo, ma evitare di consumare nuovo terreno.
  • Non soltanto progettare nuove aree verdi, ma impedire che quelle esistenti vengano progressivamente frammentate.
  • Non soltanto parlare di «rifugi climatici», ma fare in modo che ogni quartiere abbia davvero luoghi freschi e facilmente raggiungibili.

Il cambiamento climatico obbliga a cambiare il modo in cui pensiamo lo spazio urbano.

  • Un parcheggio completamente asfaltato è una grande superficie che accumula calore.
  • Una piazza senza alberi può diventare inutilizzabile durante un'ondata di calore.
  • Un cortile scolastico impermeabilizzato è un'occasione perduta per creare ombra e suolo permeabile.
  • Un'area agricola trasformata in edificabile è una superficie naturale che non potrà più svolgere le funzioni che svolgeva prima.

Per questo la risposta non può essere soltanto «bere molta acqua e non uscire nelle ore più calde».

La salute delle persone dipende anche dalla città nella quale vivono. E la città più resiliente non è necessariamente quella che costruisce più infrastrutture per adattarsi al cambiamento climatico. È quella che conserva le infrastrutture naturali che già possiede.

Il tema, naturalmente, non riguarda soltanto Seregno. Lissone, Monza, Desio e gli altri Comuni brianzoli hanno problemi molto simili: alta densità urbana, grandi superfici impermeabilizzate, traffico, scarsità di ombra in molte aree e una crescente pressione sulle aree verdi. Il caldo, del resto, non conosce i confini comunali. Sarebbe quindi interessante che i Comuni della Brianza cominciassero a confrontarsi su una strategia comune: mappe delle isole di calore, rete dei luoghi freschi, alberature urbane, depavimentazione, tutela del suolo e recupero delle aree dismesse prima di qualsiasi nuovo consumo di territorio. Non servono necessariamente grandi opere. Servono molte scelte piccole, coerenti tra loro, e soprattutto una gerarchia delle priorità.

Il nuovo PGT di Seregno sarà quindi un banco di prova. Il Piano Clima ha già detto, in buona parte, che cosa bisognerebbe fare. Adesso bisogna capire dove, quando e con quali priorità. E soprattutto se quelle indicazioni entreranno davvero nelle regole con cui nei prossimi anni verrà trasformata la città. Perché alla prossima ondata di calore non servirà l'ennesimo documento. Servirà una città che sia già stata preparata.

E forse la prima scelta da fare è anche la più semplice: non distruggere le infrastrutture verdi che abbiamo già.

Prima di costruire un «nuovo ospedale», chiediamoci allora se non sia il caso di prenderci cura della casa nella quale viviamo già. Perché il parco, il bosco, il campo, l'albero adulto non sono il contrario di un'infrastruttura. Sono infrastrutture. E spesso sono quelle che non abbiamo bisogno di costruire.

lunedì 27 luglio 2026

La stazione della fantasia sbarca a Lissone: quando un hub ferroviario diventa una semplice banchina

C'è una nuova frontiera della comunicazione politica: costruire le opere pubbliche prima nella grafica e poi, eventualmente, nella realtà. A Lissone è stata annunciata con grande enfasi una nuova fermata ferroviaria sulla linea Seregno-Carnate, nel territorio di Santa Margherita. La proposta è stata presentata dalla Lega come frutto del lavoro del centrodestra unito e approvata all'unanimità dal Consiglio comunale. Fin qui nulla da eccepire: chiedere più trasporto pubblico e più collegamenti ferroviari è una cosa positiva. Anzi, in un territorio soffocato dal traffico e dal consumo di suolo, investire sulla mobilità collettiva dovrebbe essere una priorità. Il problema nasce quando dalla politica dei trasporti si passa alla politica delle immagini.


Per accompagnare l'annuncio è stata pubblicata una grafica che mostra una moderna stazione ferroviaria, con edifici, sistemazioni esterne, parcheggi e servizi. Un'immagine che trasmette immediatamente l'idea di un'opera pronta, definita, quasi già costruita. 

 


Poi, di fronte alle osservazioni sul consumo di suolo, arriva la precisazione: tranquilli, si tratta solo di una "semplice banchina per la fermata". E qui qualcosa non torna. Perché il testo della stessa comunicazione parla di "un nuovo hub ferroviario" e indica tra gli obiettivi la "riqualificazione dell'area con servizi e parcheggi". Ora, un hub ferroviario non è esattamente una banchina con due lampioni e una panchina. Un nodo di interscambio, se vuole funzionare davvero, richiede spazi e infrastrutture: accessi pedonali, collegamenti ciclabili, fermate degli autobus, aree di sosta, parcheggi, sistemi di sicurezza e servizi per i viaggiatori.

I pendolari, infatti, hanno un piccolo difetto: non si materializzano direttamente sul marciapiede ferroviario. Devono pur arrivarci.

Per questo viene spontanea una domanda: l'immagine è "solo illustrativa" oppure illustra davvero l'idea progettuale? Perché se rappresenta ciò che si vuole realizzare, allora non stiamo parlando di una semplice banchina. Se invece non rappresenta nulla di concreto, allora diventa difficile capire quale sia il suo scopo: forse quello di far immaginare ai cittadini una stazione che oggi non esiste. Una sorta di rendering a geometria variabile: grande abbastanza per convincere, piccolo abbastanza per non sollevare obiezioni.

Il punto non è contestare una proposta di miglioramento del trasporto ferroviario. Il punto è la distanza tra il messaggio comunicato e la complessità reale dell'opera. Una mozione è un indirizzo politico, non un progetto esecutivo. Per trasformare una richiesta in una vera infrastruttura servono valutazioni tecniche, finanziamenti, accordi con RFI e Regione Lombardia, tempi e risorse. E soprattutto serve discutere apertamente di tutte le conseguenze, compreso l'eventuale consumo di suolo. Perché una stazione, o un hub che dir si voglia, non arriva dal nulla. Occupa spazio.

Forse la dicitura più corretta non era "immagine a scopo illustrativo". Forse bisognava scrivere: "comunicazione a scopo illustrativo". Perché, per ora, più che una nuova stazione ferroviaria sembra una fermata provvisoria della prossima campagna elettorale.

venerdì 17 aprile 2026

Pedemontana, caos senza preavviso: le prescrizioni CIPE non sono un optional


Negli ultimi giorni, a Lissone, si è materializzato quello che molti cittadini temevano da tempo: un primo assaggio concreto dei disagi legati ai lavori della Pedemontana. Code interminabili, viabilità paralizzata e una sensazione diffusa di disorganizzazione e mancanza di rispetto verso chi vive quotidianamente il territorio.

Le segnalazioni arrivate dai residenti parlano chiaro. Via Santa Margherita completamente bloccata, senso unico alternato attivato senza preavviso, impossibilità per molti di uscire di casa negli orari di punta. “Stamattina non si esce da Santa Margherita”, scrive qualcuno. E ancora: “Anche da Bareggia stessa coda ferma”. Parole che restituiscono un disagio reale, concreto, che incide sulla vita quotidiana delle persone.


Ciò che più colpisce, tuttavia, non è solo il disagio in sé - inevitabile quando si affrontano opere di questa portata - ma il modo in cui questo disagio viene gestito, o meglio, non gestito. Durante una recente commissione urbanistica, alla presenza del sindaco, degli assessori competenti e dei dirigenti, non è stata fatta alcuna comunicazione preventiva rispetto ai lavori che avrebbero impattato pesantemente sulla viabilità il giorno successivo. Eppure, come emerge da documenti ufficiali pubblicati sull’albo pretorio, l’occupazione del suolo pubblico era già stata autorizzata.

È difficile credere che nessuno fosse a conoscenza di quanto sarebbe accaduto. Ed è ancora più difficile accettare che nessuno abbia ritenuto necessario informare tempestivamente i cittadini.


La risposta fornita dal Comune tramite l’app Municipium, che parla di “modifiche temporanee alla circolazione” e di “inevitabile disagio”, appare insufficiente e, per certi versi, distante dalla realtà vissuta. Perché qui non si tratta semplicemente di un disagio inevitabile, ma di un disagio aggravato dalla mancanza di comunicazione e pianificazione condivisa.

È importante chiarire un punto fondamentale: le prescrizioni del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) riguardano direttamente i lavori della Pedemontana. Non sono indicazioni astratte, ma condizioni vincolanti poste proprio per la realizzazione di questa infrastruttura.

Nel Supplemento ordinario n. 34 alla Gazzetta Ufficiale del 18 febbraio 2010, sono stabiliti obblighi precisi che devono essere rispettati durante la cantierizzazione della Pedemontana. Tra questi:

  • Prescrizione n. 135: deve essere garantita un’adeguata informazione alla popolazione interessata riguardo allo svolgimento, alla tempistica e alla durata delle attività di cantiere.
  • Raccomandazione n. 17: devono essere predisposti piani dettagliati di circolazione dei mezzi d’opera, con indicazione di percorsi, orari, volumi di traffico e misure di mitigazione.
  • Prescrizione n. 159: devono essere adottate misure per il contenimento dell’inquinamento atmosferico durante i lavori.
  • Prescrizione n. 162: devono essere previsti piani di emergenza chiari e comunicati, soprattutto in contesti urbani sensibili.

Non si tratta quindi di buone pratiche facoltative, ma di obblighi specifici legati a quest’opera.


Vogliamo essere chiari: siamo contrari alla realizzazione della Pedemontana, per le sue ricadute ambientali, territoriali e sociali. Tuttavia, quanto sta accadendo in questi giorni pone un tema che va oltre questa posizione. Qui non si tratta, in questo caso, di essere “contro” o “a favore” dell’opera. Si tratta di pretendere il rispetto delle regole, delle prescrizioni e dei diritti dei cittadini. Anche chi sostiene l’infrastruttura dovrebbe chiedere che venga realizzata nel rispetto delle norme e con la massima trasparenza. Perché il diritto all’informazione, alla sicurezza e alla vivibilità del proprio territorio non può essere sacrificato o gestito con superficialità.

Quello che si è visto in questi giorni a Lissone e Bareggia rischia di essere solo un piccolo anticipo di ciò che accadrà nei prossimi mesi e anni. E proprio per questo è fondamentale intervenire subito, correggere il metodo e ristabilire un rapporto di fiducia con la cittadinanza.

Informare non è un favore. È un obbligo preciso. E ignorarlo significa alimentare non solo il disagio, ma anche la rabbia e la sfiducia di un’intera comunità.

lunedì 16 marzo 2026

Pedemontana e il parco che scompare


C’è un’immagine che racconta più di molte parole lo stato delle cose.
In primo piano un cartello indica l’ingresso di un’area del Parco GruBrìa. Subito dietro, una recinzione delimita un cantiere. Oltre la rete, il terreno appare scavato, spianato, trasformato. Dove il cartello parla di parco, la realtà mostra un paesaggio di lavori e terra smossa.


È una fotografia scattata domenica durante una delle iniziative organizzate dai comitati NO Pedemontana sul territorio di Desio. I cittadini hanno chiamato l’iniziativa “Operazione Umarell”: una visita collettiva ai cantieri per osservare direttamente lo stato dei lavori e documentare ciò che sta accadendo.


L’immagine è diventata una delle più emblematiche della giornata. Il contrasto tra la segnaletica che indica un’area protetta e la trasformazione fisica del territorio restituisce con immediatezza la preoccupazione che da anni anima i comitati locali: la progressiva erosione di uno dei pochi corridoi verdi rimasti nella Brianza centrale.


La visita ai cantieri arriva a pochi giorni da un’assemblea pubblica molto partecipata, organizzata venerdì 13 marzo 2026 all’oratorio di Santa Margherita (Lissone). L’incontro ha riunito cittadini, attivisti e amministratori locali per fare il punto sulla situazione dell’infrastruttura e sulle iniziative future.

Secondo gli organizzatori, la serata ha rappresentato un momento importante di informazione e confronto. Diversi interventi hanno affrontato le criticità legate al progetto dell’autostrada Pedemontana, con particolare attenzione ai ricorsi amministrativi e agli impatti ambientali.


Tra i temi discussi c’è stato il ricorso al TAR sulla tratta breve e le difficoltà organizzative del progetto, che secondo alcuni interventi potrebbero riaprire spazi di opposizione all’opera. Al centro del dibattito anche la questione dei pedaggi sulla Milano-Meda e la possibilità di iniziative legali con associazioni di consumatori.

Uno dei punti più sentiti riguarda però la qualità dell’aria. Durante l’assemblea sono state raccolte firme per chiedere al Comune di Macherio una maggiore trasparenza sui dati della centralina installata presso la scuola Rodari.

La richiesta avanzata dai cittadini è chiara: pubblicazioni mensili dei dati sugli inquinanti, accessibili attraverso i canali istituzionali del Comune, con confronti rispetto ai limiti di legge, alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e ai dati delle altre centraline della provincia.


Secondo i promotori, il monitoraggio continuo è fondamentale per comprendere l’evoluzione della qualità dell’aria durante le diverse fasi dei cantieri. Una singola rilevazione, spiegano, non è sufficiente: solo una serie storica di dati può restituire un quadro reale dell’impatto ambientale.

Un altro tema emerso durante l’assemblea riguarda il consumo di suolo. Nei prossimi mesi i comitati intendono promuovere un incontro dedicato alla rigenerazione del terreno e alla cosiddetta “depavimentazione”, cioè la rimozione di superfici asfaltate o cementificate per restituire permeabilità e funzioni ecologiche al suolo.

Parallelamente, resta alta l’attenzione sulle politiche urbanistiche locali. A Lissone l’amministrazione comunale ha dichiarato che il prossimo piano urbanistico non prevederà nuovi insediamenti commerciali, industriali o civili. I comitati intendono vigilare affinché questo impegno venga effettivamente mantenuto.

venerdì 13 marzo 2026

Pedemontana sotto osservazione: cittadini tornano nei cantieri con l’Operazione Umarell 2


Domenica 15 marzo 2026 torna l’Operazione Umarell. Dopo la prima iniziativa organizzata a gennaio, che aveva richiamato cittadini e attivisti davanti ai cantieri della Pedemontana per osservare e documentare ciò che sta accadendo sul territorio, l’appuntamento si rinnova con una seconda edizione.

L’iniziativa, ribattezzata Operazione Umarell 2, si terrà alle ore 10 alla rotonda tra via Mazzini e via Carlo Alberto Dalla Chiesa a Lissone. A promuoverla sono il Comitato NO Pedemontana, il Comitato Suolo Libero e il M.U.LO.Movimento Umarell in Lotta, che invitano cittadini e cittadine a partecipare per monitorare insieme l’avanzamento dei cantieri e documentare le trasformazioni che stanno interessando il territorio della Brianza.

Il riferimento ironico alla figura dell’“umarell” – il pensionato che osserva i lavori nei cantieri – è diventato negli ultimi mesi un modo per trasformare uno stereotipo in un gesto di cittadinanza attiva. L’obiettivo non è semplicemente guardare, ma osservare con attenzione, raccogliere informazioni, fotografare, segnalare. In altre parole, esercitare una forma di controllo civico su opere che stanno producendo impatti profondi sull’ambiente e sul paesaggio.

La prima Operazione Umarell, svoltasi a fine gennaio, aveva proprio questo intento: dimostrare che, anche quando i cantieri sono già aperti e il territorio appare ormai segnato, non è necessario rassegnarsi. Restare presenti, documentare ciò che accade e condividere le informazioni con la comunità significa continuare a prendersi cura del proprio territorio.

Secondo gli organizzatori, il monitoraggio dal basso è oggi più che mai fondamentale. In questo senso l’Operazione Umarell 2 non vuole essere soltanto un momento simbolico, ma un invito a una pratica costante di attenzione civica. Osservare e documentare diventa così una forma di protesta pacifica: un modo per non distogliere lo sguardo, per rendere visibili le trasformazioni in corso e per ricordare che il territorio non è uno spazio astratto, ma il luogo in cui vive una comunità.

sabato 7 marzo 2026

Pedemontana: assemblea pubblica a Lissone


Il dibattito sul futuro della Autostrada Pedemontana Lombarda torna al centro dell’attenzione con un’assemblea pubblica aperta ai cittadini. L’incontro si terrà venerdì 13 marzo 2026 alle ore 21.00 presso l’Oratorio di Santa Margherita di Lissone. L’evento è promosso dal Comitato per la difesa del territorio – No Autostrada Pedemontana con l’obiettivo di informare la cittadinanza sugli sviluppi più recenti legati all’infrastruttura e alle ricadute sul territorio della Brianza.

Durante la serata verranno affrontati diversi punti cruciali.

Ricorso al TAR contro la D-Breve
I sindaci di Vimercate hanno presentato ricorso al TAR per fermare l’approvazione della cosiddetta D-Breve, una delle varianti progettuali legate al completamento dell’autostrada. Il tema sarà approfondito insieme a Francesco Facciuto, consigliere provinciale.

No al pedaggio sulla Milano-Meda
Uno dei nodi più discussi riguarda il possibile pedaggio sulla superstrada Milano‑Meda, collegamento fondamentale tra Milano e Meda. Il comitato ribadisce la richiesta che la strada resti pubblica e completamente gratuita, senza nuovi costi per i cittadini.

Il silenzio del Comune di Lissone
Un altro punto della discussione sarà il ruolo delle amministrazioni locali e, in particolare, la posizione del Comune di Lissone. Su questo tema interverrà Luca De Vincentis, consigliere comunale.

Monitoraggio ambientale a Macherio
Infine verrà presentata una proposta per il Comune di Macherio riguardante la situazione della centralina di monitoraggio dell’aria presso la scuola Rodari, attualmente priva di dati pubblici.

venerdì 19 dicembre 2025

Il Parco GruBrìa guarda al futuro: avviato il percorso per il Parco regionale


Nelle ultime settimane sono arrivati segnali incoraggianti sul futuro del Parco GruBrìa: il percorso per il suo riconoscimento come Parco regionale appare ormai avviato.

Un passaggio decisivo è rappresentato dalle deliberazioni approvate dai Consigli comunali di Lissone, Paderno Dugnano, Muggiò, Varedo, Nova Milanese, Bovisio-Masciago, Seregno e Desio, che hanno votato a favore dell’istituzione del nuovo parco regionale. Un’adesione ampia e convinta, che testimonia una visione condivisa e una crescente consapevolezza del valore ambientale, paesaggistico e sociale del GruBrìa.

È vero che alcuni Comuni hanno compiuto scelte diverse. Cinisello Balsamo, come già noto, entrerà a far parte del Parco Nord a partire dal 1° gennaio 2026, mentre Cusano Milanino sembra orientato verso la stessa direzione. Una decisione che appare comprensibile e di buon senso, considerando la sua posizione territoriale, che lo vedrebbe altrimenti intercluso tra Cinisello e il Parco Nord e di fatto staccato dal GruBrìa.

Tuttavia, a fronte di queste uscite, il percorso del Parco GruBrìa potrebbe essere rafforzato da nuovi ingressi. Cesano Maderno, infatti, ha già avviato un iter di adesione, dimostrando interesse e attenzione verso questo progetto di tutela e valorizzazione del territorio. Un segnale importante, che conferma come il Parco continui a essere attrattivo e riconosciuto come un’opportunità strategica.

Va inoltre ricordato che il Consorzio del Parco si era già espresso favorevolmente all’avvio del processo di regionalizzazione e, con ogni probabilità, si è già attivato per predisporre la richiesta formale alla Regione nel più breve tempo possibile.

In chiusura d’anno, questa sequenza di notizie rappresenta senza dubbio un motivo di soddisfazione e di fiducia. L’auspicio è che il percorso possa proseguire senza ostacoli e concludersi rapidamente, magari entro il 2026, regalando al territorio un Parco regionale forte, riconosciuto e capace di tutelare l’ambiente, migliorare la qualità della vita e rafforzare l’identità condivisa delle comunità coinvolte.

domenica 16 novembre 2025

Lissone “Comune a zero suolo”


Zero consumo di suolo? No grazie.
A Lissone, comune già primatista provinciale con oltre il 71% di suolo consumato, l’amministrazione ha deciso che fermarsi sarebbe… troppo. E infatti la petizione promossa dal Comitato per la difesa del territorio di Lissone - sostenuta da 1331 cittadini - venerdì scorso è stata respinta in Consiglio comunale.

Luigi De Vincentis, del Comitato, lo racconta così: «Venerdì in consiglio comunale a Lissone si è discussa e votata la petizione promossa dal Comitato e sottoscritta da 1331 cittadini/e. Manco a dirlo! La petizione è stata respinta…»

Insomma, zero consumo di suolo? Giammai. Come spiega De Vincentis: «La motivazione principale della maggioranza, utilizzata per respingere la petizione, è stata che lo zero consumo di suolo impedirebbe la costruzione persino di una rotonda viabilistica e di altri servizi necessari alla comunità.»

In effetti nel comune più cementificato della Brianza, fermarsi forse risulterebbe innaturale come proporre una dieta detox durante il cenone di Natale.
Per fortuna il Comitato prova a ricordare un concetto semplice semplice: «Per il Comitato invece lo zero consumo di suolo non impedisce la costruzione di servizi, purché a un utilizzo di suolo necessario corrisponda altrettanto suolo da depavimentare…»

Un’idea modernissima: consumi un metro, ne liberi uno.
Pare però che per la maggioranza l’unico “saldo zero” auspicabile sia quello della partecipazione dei cittadini.

E l’assessore? De Vincentis riferisce: «L’assessore Rossati dice che apprezza il “senso” della petizione, “grazie”, ma respingendola si tiene le mani libere… E con ciò non si può escludere che in quel poco spazio libero rimasto possa crescere altro cemento.»

In fondo, si sa: se c’è una cosa che a Lissone non dev’essere limitata, è la creatività edilizia.
Il problema, semmai, è lo spazio rimasto.

Intanto il Comitato rilancia: depavimentare, ripensare il territorio, restituire spazi verdi.
Un’idea rivoluzionaria, quasi sovversiva: far crescere il verde invece dei parcheggi.

Chissà, magari un giorno a Lissone capiremo che fermare il consumo di suolo non significa impedire lo sviluppo, ma evitare di trasformarlo nell’ennesimo “Comune a zero suolo” - obiettivo che, a quanto pare, qualcuno sembra desiderare più dello “zero consumo di suolo”.

lunedì 10 novembre 2025

Parco GruBria: un polmone verde assediato dal cemento

I dati ISPRA 2024 mostrano una Brianza che continua a consumare suolo anche dentro e intorno al Parco GruBria.

Area agricola all’interno del PLIS GruBria (Seregno, località San Salvatore), oggi minacciata da una proposta di realizzazione di un nuovo ospedale.

Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS) Grubria si estende tra le province di Monza e Brianza e Milano, comprendendo i comuni di Lissone, Seregno, Desio, Bovisio-Masciago, Nova Milanese, Varedo, Muggiò, Cusano Milanino, Paderno Dugnano e Cinisello Balsamo.
Quest’ultimo, tuttavia, uscirà dal Parco a partire dal 1° gennaio 2026, riducendo così la componente metropolitana del PLIS.

Il Parco nasce per tutelare i residui spazi agricoli e naturali in un’area fortemente urbanizzata. Ma i dati ISPRA 2024 mostrano come il territorio attorno al Parco sia ormai quasi saturo: una media del 60,8% di suolo consumato, ben al di sopra della media brianzola (circa 40%).

I comuni del Parco Grubria rappresentano uno dei casi più emblematici di consumo di suolo in area periurbana.
Secondo ISPRA 2024, i valori più elevati si registrano in:

  • Lissone – 71,48 %
  • Cusano Milanino – 65,72 %
  • Paderno Dugnano – 62,39 %
  • Muggiò – 62,01 %
  • Cinisello Balsamo – 60,87 %

A seguire, Varedo (59,07 %), Nova Milanese (58,87 %), Bovisio-Masciago (54,23 %), Seregno (54,09 %) e Desio (50,86 %) chiudono un quadro già fortemente compromesso.
In pratica, la totalità dei comuni del Parco ha superato la soglia critica del 50% di territorio impermeabilizzato.

Comune Incremento 2023–2024 (ha) Suolo consumato 2024 (ha) Suolo consumato 2024 (%)
Lissone0,9663,871,48
Cusano Milanino*0,34202,2465,72
Paderno Dugnano*4,03879,7862,39
Muggiò-0,14339,1762,01
Cinisello Balsamo* (uscita dal Parco 2026)1,6773,6560,87
Varedo1,4286,0459,07
Nova Milanese2,05343,7458,87
Bovisio-Masciago0,75267,9654,23
Seregno2,07704,8554,09
Desio1,7750,2950,86

*Comuni appartenenti alla Città Metropolitana di Milano.

 

Nel solo anno 2023–2024, nove comuni su dieci hanno aumentato ulteriormente il consumo di suolo.
Solo Muggiò ha registrato un lieve recupero (-0,14 ettari).

Tra gli incrementi più significativi:

  • Paderno Dugnano +4,03 ha,
  • Seregno +2,07 ha,
  • Nova Milanese +2,05 ha,
  • Desio +1,7 ha,
  • Varedo +1,4 ha,
  • Cinisello Balsamo +1,6 ha.

Un andamento che conferma quanto la pressione urbanistica continui anche nelle aree dove la disponibilità di suolo naturale è ormai residuale.

Il consumo di suolo nel Parco Grubria dimostra quanto sia urgente cambiare approccio alla pianificazione urbana: meno espansione edilizia, più rigenerazione e recupero del costruito.

giovedì 7 agosto 2025

Rumori all’alba dal cantiere Pedemontana: “Lavori già alle 5:30 del mattino”


Un residente del quartiere Bareggia di Macherio, esasperato dai rumori provenienti dal cantiere della Pedemontana al confine con Lissone, ha denunciato sui social che le attività iniziano regolarmente già dalle 5:30 del mattino, impedendo di fatto il riposo notturno alla popolazione locale.

    “È dalle 5:30 che stanno facendo rumore nel cantiere della Pedemontana e non riusciamo a dormire. Ma per legge non dovrebbero iniziare più tardi?” ha scritto sui social Alberto, un cittadino esasperato.

Cosa prevede la normativa?


Nel caso specifico della Pedemontana Lombarda, i lavori sono regolati da un corposo insieme di prescrizioni tecniche e ambientali riportate nella Gazzetta Ufficiale – Supplemento ordinario n. 34 del 18 febbraio 2010, tra cui due in particolare risultano pertinenti:

📌 Prescrizione 17

Obbliga il concessionario a predisporre un piano di circolazione dei mezzi d’opera, con valore contrattuale, contenente:

  • orari e calendario dei transiti dei mezzi;
  • percorsi alternativi in caso di necessità;
  • salvaguardia di edifici sensibili nelle aree urbanizzate.

📌 Prescrizione 135

  • Impone lo svolgimento di un monitoraggio acustico in corso d’opera con particolare attenzione alle attività più rumorose e ai recettori sensibili (come case, scuole, ecc.).
  • Richiede inoltre che la popolazione sia informata circa durata, orari e localizzazione delle attività maggiormente impattanti.

Cosa può fare un cittadino?

I cittadini hanno diritto a:

  • ricevere informazioni preventive se sono previste attività rumorose fuori dagli orari ordinari;
  • chiedere di verificare il rispetto del piano cantieri e degli orari di lavoro;
  • segnalare formalmente il disturbo al Comune o all’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale).

Un possibile passo è inviare una richiesta formale al Comune, chiedendo:

  • Se è stato approvato un piano con orari specifici per le attività;
  • Se è in corso un monitoraggio acustico;
  • Quali azioni si intendano intraprendere per mitigare l’impatto sulla popolazione residente.

mercoledì 30 luglio 2025

Esposto al Sindaco di Lissone: Cittadini in prima linea contro l’inquinamento ambientale legato ai cantieri Pedemontana


Nove cittadini lissonesi hanno firmato e protocollato un esposto indirizzato alla Sindaca Laura Borella per segnalare il rischio di inquinamento ambientale nella zona di Bareggia e Santa Margherita, dove sono in corso i lavori per la realizzazione dell’autostrada Pedemontana.

A farsi portavoce dell'iniziativa è Luigi De Vincentis, attivista del Comitato per la Difesa del Territorio - No Pedemontana di Lissone, che insieme ad altri otto firmatari chiede all’amministrazione comunale un intervento urgente a tutela della salute pubblica.

Nel documento si sollecita il Sindaco, in quanto autorità sanitaria locale e figura responsabile della sicurezza pubblica, a verificare lo stato dell’aria e dell’ambiente nelle aree interessate dai cantieri, e, se necessario, a installare centraline ARPA per il rilevamento dei livelli di inquinamento atmosferico.

    “Chiediamo che il Sindaco si accerti che l’aria sia respirabile, non contaminata e non pericolosa. Ha 30 giorni di tempo per intervenire. Staremo a vedere. Non si molla nulla!”, dichiara De Vincentis.

L’esposto elenca in dettaglio i disagi e i potenziali pericoli legati ai lavori:

  • Movimentazione intensa di terra;
  • Aumento esponenziale del traffico pesante (camion);
  • Inquinamento dell’aria e acustico;
  • Rischi per la sicurezza stradale, soprattutto per ciclisti e pedoni;
  • Presenza di scuole, abitazioni e luoghi sensibili in prossimità dei cantieri.

I firmatari richiamano anche i principi costituzionali e le responsabilità previste dalla legge (art. 32 della Costituzione, L. 267/2000 - TUEL), sottolineando che la salute è un diritto fondamentale che il Comune ha il dovere di tutelare.

L’esposto non si limita a denunciare la situazione, ma chiede interventi puntuali:

  • Accertamenti ufficiali sullo stato ambientale delle zone interessate;
  • Adozione di provvedimenti anche urgenti e contingibili;
  • Collaborazione tra il Comune di Lissone e quello di Macherio.

Questa iniziativa si inserisce nel più ampio movimento di cittadinanza attiva contro il progetto Pedemontana, già oggetto di critiche da parte di comitati, associazioni e residenti preoccupati per le conseguenze ambientali e sociali dell'opera.

Il messaggio è chiaro: i cittadini vogliono essere ascoltati, informati e tutelati. E sono pronti a vigilare sull’operato delle istituzioni affinché non si trascuri la qualità dell’aria, della vita e del territorio.

venerdì 27 giugno 2025

Pedemontana, polveri e scavi: a Lissone la qualità dell’aria è fuori dal Comune


Si è acceso il dibattito ieri sera in Consiglio comunale a Lissone sulla mozione presentata dal Comitato Difesa Territorio, sostenuta da Vivi Lissone, Listone e Partito Democratico, per chiedere l’installazione di una centralina per il rilevamento della qualità dell’aria in zona Santa Margherita, tra scuole, asilo e oratorio.

La richiesta nasce dalla preoccupazione legata al futuro trasporto, movimentazione e stoccaggio di terre provenienti dagli scavi della Pedemontana, destinati a occupare aree sempre più estese lungo via Edison, ben oltre quelle già esistenti vicino alla scuola Rodari.


La domanda che molti cittadini si pongono è semplice: cosa respireremo quando questi lavori prenderanno il via, giorno e notte?

La maggioranza che guida il Comune ha però risposto che non servono nuove centraline, perché “gli strumenti di monitoraggio esistono già” e i dati possono essere scaricati dal sito di Pedemontana.

Peccato, osservano i proponenti, che le centraline esistenti si trovino a Monza, Vimercate, Lesmo e Cesano, dunque non forniscono dati specifici sul territorio lissonese, quello che sarà direttamente interessato dalle attività legate agli scavi.

In più, chi consulta il sito https://www.sit.pedemontana.com/ non trova dati relativi alle polveri sottili (PM10), ma soltanto informazioni su rumore e vibrazioni.


La mozione, dunque, è stata respinta, lasciando il timore che Lissone dovrà fare affidamento su rilevazioni non locali per capire la qualità dell’aria nei prossimi mesi e anni.

Per ora, chi vuole sapere se l’aria a Lissone è pulita, dovrà guardare i dati… degli altri Comuni.

 

Aggiornamento / Riceviamo e pubblichiamo

a cura di Giacomo Mosca
 
Un consiglio comunale importante quello di ieri a Lissone. Cosa è emerso? 

🔴 La qualità dell'aria a #santamargherita e a #bareggia è a rischio per le attività dei cantieri di pedemontana 

🔵 Ad oggi non esiste un monitoraggio della qualità dell'aria nelle zone di cantiere 

🟢 Nonostante ciò l' Amministrazione comunale ha rifiutato la nostra proposta di richiedere un'immediata installazione di centraline per il controllo della qualità dell'aria nelle vie circostanti il cantiere 

Perché si rifiutano di fare un qualcosa che sarebbe di semplice buon senso❓

Per disinteresse? Per incapacità? Perché la proposta è arrivata dal nostro Comitato che da sempre è in prima linea per il no a pedemontana ? 

Ognuno dia la sua risposta. Nel frattempo nessuno conosce se l'aria che respiriamo è nei limiti di legge.

Qui il video del consigliere comunale Luca De Vincentis che racconta il consiglio comunale di ieri.
 

sabato 14 giugno 2025

Lissone e Macherio, Pedemontana sfiora scuole e case: chiesto il monitoraggio dell’aria


Il Comitato per la Difesa del Territorio di Lissone ha lanciato un forte appello alle amministrazioni locali di Lissone e Macherio per garantire un costante monitoraggio della qualità dell’aria nelle aree adiacenti ai cantieri della Pedemontana. L’iniziativa nasce dalla crescente preoccupazione per i rischi ambientali e sanitari connessi all’impatto dei lavori infrastrutturali in corso, che interessano zone densamente abitate e frequentate da minori e cittadini fragili.

Secondo quanto denunciato nel comunicato diffuso dal Comitato, la situazione tra Lissone e Macherio appare particolarmente allarmante: i cantieri si trovano a ridosso della scuola primaria “Rodari”, del cimitero di Bareggia, dell’oratorio di Santa Margherita e di quello di Bareggia. A queste criticità si aggiunge l’imminente incremento del traffico pesante e il massiccio movimento terra previsto per i prossimi mesi, con una durata stimata ufficialmente in 1.000 giorni ma che potrebbe protrarsi ben oltre.

Il Comitato si è rivolto formalmente ai sindaci Laura Borella (Lissone) e Franco Redaelli (Macherio), chiedendo loro di attivarsi come autorità responsabili della salute pubblica e della tutela ambientale. In particolare, le richieste avanzate sono chiare e concrete:

  • Verifica della presenza di centraline ARPA per il monitoraggio della qualità dell’aria nelle aree interessate dai cantieri;
  • Diffusione mensile dei dati rilevati, in un’ottica di trasparenza e accessibilità per tutta la cittadinanza;
  • Installazione urgente di nuove centraline presso la scuola Rodari (Macherio) e in via Santa Margherita (Lissone), qualora non siano presenti monitoraggi attivi;
  • Chiarezza sulle eventuali prescrizioni ambientali già a carico di Pedemontana e obbligo di rendere pubblici i relativi dati.

L’azione civica è sostenuta da realtà del territorio come Vivi Lissone, Il Listone e Partito Democratico Lissone, oltre che da singoli attivisti come Luca De Vincentis. L’iniziativa è già stata formalizzata al Comune di Lissone e si estenderà nei prossimi giorni anche a Macherio.

Il messaggio del Comitato è netto: “La qualità dell’aria che respiriamo è parte imprescindibile del nostro benessere”. In un contesto urbano già stressato da traffico, inquinamento e cementificazione, la mancata vigilanza sulla salute pubblica sarebbe, secondo i promotori dell’iniziativa, non solo grave ma eticamente inaccettabile. Un silenzio istituzionale su questi temi equivarrebbe a una complicità nei confronti di un danno ambientale che può segnare a lungo la qualità della vita delle comunità locali.

venerdì 13 giugno 2025

Mobilitazione al Parco dei Pompieri di Lissone: "Basta Pedemontana, basta cemento"


Prosegue la mobilitazione civica a Lissone per fermare il consumo di suolo e contrastare la realizzazione della Pedemontana Lombarda. Ieri, giovedì 9 giugno, dalle 17:30 alle 19:30, il Parco dei Pompieri ha ospitato un appuntamento promosso dal Comitato locale impegnato nella tutela del territorio.

Al centro dell’incontro, la petizione “Basta Cemento a Lissone”, che chiede l’introduzione della clausola “zero consumo di suolo” nel prossimo PGT (Piano di Governo del Territorio) comunale. Un gesto concreto per preservare il verde urbano e fermare nuove colate di cemento che rischiano di cancellare le ultime aree libere della città.


Durante l’evento è stato anche possibile tesserarsi al Comitato e ritirare la maglietta #nopedemontana, simbolo della campagna contro l’autostrada Pedemontana, ritenuta incompatibile con uno sviluppo sostenibile della Brianza.

Non è mancato un momento di cura concreta del territorio: i presenti hanno raccolto i piccoli rifiuti presenti lungo la recinzione del parco, in un’attività di pulizia simbolica ma significativa. “Non è una grande operazione – hanno spiegato gli organizzatori – ma serve a ribadire che ci prendiamo cura della nostra città, anche nei gesti più semplici. Se non fosse ancora chiaro, a noi Lissone sta a cuore”.

L’iniziativa ha rappresentato anche un’occasione per informare i cittadini sulle prossime azioni in programma contro il consumo di suolo e contro la Pedemontana, e ha ribadito la volontà di costruire un’alternativa dal basso, fondata sulla partecipazione e sull’amore per il territorio.

Una Lissone più verde e più giusta passa anche da qui: dalla voce dei suoi cittadini.

lunedì 9 giugno 2025

Presidio al Parco dei Pompieri di Lissone: il Comitato per la Difesa del Territorio denuncia il greenwashing di Pedemontana


A quasi due anni dal violento nubifragio che nel luglio 2023 devastò il Parco dei Pompieri (Lissone), causando la morte di una cittadina e la distruzione di numerosi alberi, i cittadini tornano a mobilitarsi. Il "Comitato per la Difesa del Territorio" ha indetto un presidio per giovedì 12 giugno 2025 alle ore 17.30 proprio presso il Parco dei Pompieri, in via San Francesco 127, per denunciare quella che definiscono una grave contraddizione ambientale.

Secondo il Comitato, i fondi destinati alla ricostruzione del parco provengono dalle compensazioni ambientali di Pedemontana, un'opera infrastrutturale che, paradossalmente, è responsabile della distruzione di decine di migliaia di alberi in tutta la Brianza. «Con una mano distruggono, con l’altra fingono di rimediare. Qualcosa non torna», affermano i promotori dell'iniziativa.

L'accusa è chiara: si tratta di una strategia di greenwashing, che tenta di mascherare con piccoli interventi di recupero il pesante impatto ambientale di un’autostrada che, con oltre 30 milioni di metri quadrati di cemento, contribuisce attivamente al cambiamento climatico. Un cambiamento che, come dimostrato dai fenomeni estremi degli ultimi anni, tra cui il nubifragio che colpì Lissone nel 2023, ha già conseguenze tragiche e concrete per il territorio e i suoi abitanti.

Durante il presidio sarà possibile firmare la petizione "BASTA CEMENTO A LISSONE", con l’obiettivo di inserire nel prossimo Piano di Governo del Territorio (PGT) la clausola del "zero consumo di suolo". Per il Comitato, infatti, la vera soluzione per contrastare la crisi climatica passa da una politica urbanistica responsabile e dalla tutela del verde pubblico esistente.

venerdì 6 giugno 2025

Il Comitato difesa del territorio di Lissone si mobilita contro Pedemontana: “Con la salute non si scherza”

Assemblea partecipata a Santa Margherita: al centro la salute, la viabilità e la mobilitazione contro Pedemontana


Si è tenuta ieri sera, giovedì 5 giugno, presso il Centro Civico di via Savio 33 a Santa Margherita di Lissone, un’assemblea pubblica promossa dal Comitato per la difesa del territorio - NO Pedemontana. Numerosi i partecipanti, a testimonianza della crescente preoccupazione per gli impatti ambientali e sociali legati ai cantieri dell’autostrada.

Durante l’incontro, molto sentito e partecipato, si è discusso di temi cruciali per la comunità locale: dalla viabilità alle opere di compensazione ambientale (tra cui il "naufragato" progetto del Parco tra Macherio e Lissone), passando per il nodo fondamentale della qualità dell’aria.

I cantieri della Pedemontana, come ricordato dal Comitato, si trovano a pochi metri da luoghi sensibili come la scuola Rodari, il cimitero di Bareggia e gli oratori di Santa Margherita e Bareggia. Una situazione che solleva forti interrogativi sulla tutela della salute pubblica.

Per questo motivo è stata lanciata una richiesta chiara ai Sindaci di Lissone e Macherio: sollecitare ARPA Lombardia all’installazione immediata di una centralina per il monitoraggio della qualità dell’aria nei pressi dei cantieri. "La qualità dell’aria è un diritto – è stato ribadito – e con la salute non si scherza."


L’assemblea è stata anche l’occasione per rilanciare le prossime iniziative del Comitato: un nuovo incontro il 12 giugno al Parco dei Pompieri di Lissone e una grande manifestazione provinciale prevista per il 4 ottobre, che vedrà la partecipazione di tutti i comitati contro la Pedemontana.

Non sono mancati anche momenti più leggeri, con l'annuncio della partecipazione del comitato ai tornei dell’oratorio di Santa Margherita, al via martedì sera. Inoltre, è stato rilanciato il tesseramento per il 2025 e la possibilità di acquistare le magliette del comitato: “Tesserarsi significa credere nelle idee e nelle battaglie del comitato, contribuendo a sostenerne le attività.”

A conclusione della serata, il Comitato ha rivolto un appello a tutta la cittadinanza: andare a votare domenica 8 e lunedì 9 giugno ai referendum. “La lotta contro Pedemontana – hanno ricordato – si fa anche difendendo i valori della partecipazione democratica e l’estensione dei diritti dei lavoratori.”

 


 

domenica 1 giugno 2025

Due appuntamenti per dire NO a Pedemontana: mobilitazioni ad Agrate e Lissone

Il mese di giugno si apre con due importanti iniziative promosse dai comitati locali impegnati nella difesa del territorio contro la costruzione della Pedemontana, un progetto autostradale fortemente contestato per il suo impatto ambientale e sociale.


Domenica 1 giugno, dalle 9:30 alle 16:30
, il Comitato Ferma Ecomostro invita la cittadinanza a recarsi presso l’Oasi naturalistica Vasca Volano, in via delle Industrie 73 ad Agrate Brianza, per partecipare a una raccolta firme contro la realizzazione del tratto autostradale. L’evento si svolge nell’ambito della Fest’Oasi 2025, un’occasione per scoprire un’area verde preziosa e riflettere sull'importanza di tutelarla da interventi invasivi. Lo slogan dell’iniziativa è chiaro: “Vieni a firmare. No alla tratta D breve di Pedemontana”.


A seguire, mercoledì 5 giugno, sarà la frazione di Santa Margherita di Lissone a ospitare un’assemblea pubblica organizzata dal Comitato per la Difesa del Territorio No Pedemontana. L'incontro si propone di informare i residenti e stimolare il dibattito su diversi aspetti critici legati al progetto:
🔵 come cambierà la viabilità locale?
🔴 i cantieri peggioreranno la qualità dell’aria?
🟢 cosa si nasconde dietro le cosiddette compensazioni ambientali?
🔵 quali saranno le prossime mobilitazioni?


Con il messaggio forte e chiaro “Quando si costruisce un’autostrada a 8 corsie tra le case, il silenzio non è un’opzione”, il comitato invita tutta la popolazione a partecipare attivamente e a non restare indifferente davanti a un’opera considerata distruttiva per il territorio e la qualità della vita dei cittadini.

venerdì 30 maggio 2025

Pedemontana? No, grazie. Maglia rosa al dissenso: il Giro d’Italia incontra la protesta


Durante la giornata di ieri, alcuni membri del Comitato No Pedemontana hanno preso parte al passaggio della 18° tappa del Giro d’Italia con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto del progetto Pedemontana. In occasione dell’importante evento sportivo, gli attivisti hanno esposto striscioni di protesta ai margini del percorso, senza ostacolare in alcun modo la circolazione né arrecare disturbo alla manifestazione.


Nonostante la natura dichiaratamente pacifica dell’iniziativa, le forze dell’ordine sono intervenute per identificare i manifestanti e raccoglierne le generalità, come già accaduto in altri tratti del Giro con attivisti che manifestavano per cause differenti, come quella palestinese.


Il Comitato ha definito l’accaduto come un episodio grave per un Paese democratico, sottolineando come l’identificazione dei manifestanti rappresenti, a loro avviso, una forma di intimidazione del dissenso. Secondo il gruppo, si inserisce in un contesto nazionale sempre più critico per quanto riguarda la libertà di espressione pubblica e le forme di protesta non violente.

Nonostante le difficoltà, il Comitato ha ribadito la propria determinazione a continuare la mobilitazione contro quella che definisce “un’opera inutile”, attraverso manifestazioni, flashmob, affissione di striscioni e assemblee pubbliche.


Due appuntamenti sono già stati fissati: il 5 giugno si terrà un’assemblea pubblica per rilanciare il confronto e organizzare le iniziative future. Il 12 giugno, invece, è previsto un presidio al Parco dei Pompieri di Lissone, area simbolica colpita due anni fa dagli effetti del cambiamento climatico e ora inserita tra le compensazioni previste dal progetto Pedemontana.

 


martedì 20 maggio 2025

Disboscamenti per Pedemontana: una ferita al territorio che colpisce tutti


Negli ultimi giorni, i cittadini della Bareggia, tra Lissone, Macherio e Sovico, hanno assistito con sgomento al disboscamento di una vasta area verde. Uno spazio prezioso - frequentato da famiglie, sportivi, bambini, anziani - è stato spazzato via per far posto a un deposito temporaneo di terre di riporto per i lavori della Pedemontana.



Ma la ferita va ben oltre il progetto stradale: ciò che si sta distruggendo è un ecosistema, un patrimonio collettivo, un luogo della memoria affettiva di intere generazioni.

"Mi piange il cuore", scrive Laura, ricordando i giorni del lockdown, quando quei prati erano l’unico sfogo per chi vive in città.
"Diventeremo isole di case in mezzo all’asfalto", denuncia Giovanni, preoccupato per il futuro ambientale dei figli.
Lorenzo racconta con malinconia le passeggiate con il figlio a osservare le lepri nei campi. Ora, dice, "cosa mostreremo ai nostri nipoti? Solo cemento?".
Max si chiede con rabbia: "È possibile che si possa abbattere così un intero ecosistema?". E aggiunge: "In Brianza manca una massa critica, la maggioranza resta in silenzio".

Ma il silenzio non appartiene a tutti.

Il Comitato No Pedemontana di Lissone non si arrende: organizza incontri, presidi, partecipazioni pubbliche. "Ci troverete all’assemblea di Santa Margherita, al presidio al Parco dei Pompieri, alla manifestazione unitaria dei comitati. E sì, anche ai tornei dell’oratorio con le squadre No Pedemontana - perché la difesa del territorio passa anche dal ritrovarsi, dal fare comunità", scrive Luigi.

E Franco rilancia il tema della responsabilità politica e civica: "Chi invita a non votare contribuisce a rafforzare questo sistema opaco, dove le ditte agiscono senza vero controllo. I problemi di sicurezza nei cantieri sono già evidenti, anche ad Arcore e Lesmo".

Questo non è progresso. È consumo di suolo senza visione, è devastazione mascherata da sviluppo.

mercoledì 16 aprile 2025

Flash mob “NO Pedemontana” a Lissone: la giunta evita il confronto e scappa


Nella serata di ieri, durante la seduta del Consiglio comunale di Lissone, un gruppo numeroso di cittadini ha dato vita a un flash mob silenzioso ma carico di significato. Seduti tra il pubblico, i manifestanti hanno sollevato cartelli identici con la scritta: "NO PEDEMONTANA. NESSUNA COMPENSAZIONE VALE QUESTO DISASTRO!". Un gesto pacifico e composto che ha però avuto un impatto immediato sullo svolgimento della seduta.


Di fronte alla protesta silenziosa, il presidente del Consiglio comunale ha deciso di sospendere temporaneamente i lavori. Contestualmente, la sindaca e la giunta comunale hanno lasciato l’aula. Dopo pochi minuti, il gruppo di cittadini ha abbandonato spontaneamente la sala consiliare, consentendo la ripresa dell’attività amministrativa.


L’iniziativa è stata promossa dal Comitato per la difesa del territorio – NO Pedemontana di Lissone, che ha poi diffuso un comunicato stampa in cui ribadisce la propria contrarietà al progetto autostradale e, in particolare, alla logica delle cosiddette “compensazioni ambientali” previste per mitigarne l’impatto.


Luigi De Vincentis
, portavoce del Comitato, ha espresso rammarico per la reazione dell’amministrazione: «La sindaca e la giunta, invece di ascoltare i propri cittadini, hanno preferito voltare le spalle e uscire dall’aula», ha dichiarato.

Nel comunicato, il Comitato critica aspramente la sproporzione tra il valore complessivo del progetto – circa 5 miliardi di euro – e le compensazioni destinate a Lissone, pari a circa 1,4 milioni. Un divario definito inaccettabile: «Ai signori del cemento una valanga di denaro, ai cittadini le briciole».


Particolarmente dura la denuncia sul destino del Parco dei Pompieri, danneggiato gravemente da un nubifragio nel 2023 che causò la morte di una cittadina. Il Comitato contesta il fatto che, a due anni di distanza, si preveda di sistemare il parco proprio con fondi legati alle compensazioni di Pedemontana: «Un cortocircuito quasi da ridere, se non si trattasse delle nostre vite».

Nel mirino anche Regione Lombardia, il presidente Attilio Fontana, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, e tutti gli amministratori locali che - secondo il Comitato - hanno appoggiato o ignorato il progetto per ragioni politiche. Non è mancata una critica diretta alla sindaca di Lissone, esponente della Lega, accusata di «scaricare le responsabilità» sull’ente regionale, dimenticando che la sua stessa forza politica governa proprio in Regione.


In chiusura, il Comitato ha lanciato un appello affinché gli scavi vengano bloccati e i fondi pubblici destinati a opere utili per i cittadini: «I 5 miliardi di Pedemontana sono soldi nostri. Destiniamoli al bene comune, non ai profitti dei soliti noti».

Un messaggio forte, che si unisce alle iniziative già avviate in altri territori, come nel vicino Vimercatese, dove 11 sindaci di diverse appartenenze politiche si stanno preparando a una battaglia legale per fermare l’opera.

Il comunicato stampa del Comitato per la difesa del territorio - NO Pedemontana di Lissone


Oggi siamo qui per dire che lo scempio di pedemontana non si può compensare.
Samo qui per dire che le "compensazioni" odorano fortemente di fregatura. È il vocabolario della lingua italiana a spiegarcelo.  Il verbo "compensare" viene così definito: "controbilanciare ristabilendo un rapporto di equilibrio o di parità, equilibrare".

Se questo è il significato del verbo "compensare", la domanda sorge spontanea: i progetti di compensazione previsti da Regione Lombardia ristabiliscono un "equilibrio" e una "parità" rispetto al danno dato ai nostri territori? La risposta è ovviamente NO. Ad esempio a Lissone le compensazioni valgono 1 milione e 400 mila euro, complessivamente pedemontana vale quasi 5 miliardi. In breve: ai signori del cemento una valanga di denaro, ai cittadini le briciole.

A Lissone poi il tema compensazioni rischia di assumere tratti grotteschi. Con le briciole delle compensazioni si vuole sistemare il parco dei Pompieri. Ricordiamo cosa è successo ? Nel luglio 2023 un nubifragio ha distrutto il parco e ucciso una nostra concittadina, la prima tragica manifestazione del cambiamento climatico in Brianza. Ora cosa si fa? Con due anni di ritardo lo si sistema con le briciole di Pedemontana, che, asfaltando  milioni di  metri quadrati di suolo, aggraverà pesantemente la crisi climatica in atto. Un cortocircuito quasi da ridere se non si trattasse delle nostre vite.

Siamo qui anche per chiamare per nome i responsabili di tutto questo: Regione Lombardia, Fontana e il Ministro delle infrastrutture Salvini, e a cascata tutti quegli amministratori locali che hanno difeso l'opera per disciplina di partito o, peggio, hanno taciuto lavandosene le mani. Tra questi amministratori complici la  Sindaca di Lissone, Sindaca della Lega, dichiara ai giornali "che non si tratta di un opera comunale ma regionale", come se in Regione non fosse il suo stesso partito a volere fortemente quest'opera. Sono sempre gli stessi, che un giorno decidono di devastate il nostro territorio, il giorno dopo si fanno belli con la fregatura delle compensazioni.  
Intanto a pochi km di distanza, nel Vimercatese 11 sindaci (di ogni orientamento  politico) si apprestano a una battaglia legale per fermare pedemontana, dando a tutti una lezione su come interpretare il ruolo di Sindaco.

Chiediamo che gli scavi vengano bloccati, e soprattutto chiediamo che si inverta la rotta su come spendere i nostri soldi. I 5 miliardi di pedemontana sono soldi pubblici, quindi nostri. Destiniamoli ai bisogni dei cittadini, non ai profitti dei soliti noti