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venerdì 12 luglio 2024

Seregno in fiore (o quasi): un'avventura tra tagliaerba e biodiversità

Esempio taglio a sfalcio ridotto. Fonte immagini: Comune di Milano

Negli ultimi anni, la pratica dello sfalcio ridotto dell'erba ha guadagnato sempre più attenzione nelle città italiane, tra cui Milano, grazie ai numerosi benefici ambientali ed ecologici che comporta. Questa tecnica, già diffusa in molti Paesi europei, consiste nella riduzione della frequenza di taglio dell'erba, permettendo alle piante di completare il loro ciclo vegetativo fino alla fioritura e alla produzione di seme. Questo approccio non solo favorisce la biodiversità, ma apporta anche notevoli vantaggi alla qualità del suolo, all'aria e al risparmio di risorse.

I benefici dello sfalcio ridotto


Salvaguardia della biodiversità:

  • La crescita naturale dell'erba crea un habitat ideale per api, insetti impollinatori, uccelli e piccoli mammiferi. Questi organismi svolgono un ruolo cruciale nell'ecosistema urbano, contribuendo alla diversità biologica e alla salute generale dell'ambiente.

Risparmio di risorse e riduzione dell’impronta ecologica:

  • Ridurre la frequenza degli sfalci significa anche diminuire l'uso di carburante per le macchine da taglio, l'acqua per l'irrigazione e i fertilizzanti. Questo porta a una gestione più sostenibile delle risorse, riducendo l'impatto ecologico complessivo della città.

Miglioramento della qualità del suolo:

  • L'erba alta protegge il terreno dall'erosione e dagli effetti delle alte temperature, conservando al contempo più materiale organico. Questo migliora la struttura e la fertilità del suolo, rendendolo più resistente e produttivo nel tempo.

Miglioramento della qualità dell’aria:

  • Le aree con erba più alta aiutano a ridurre gli inquinanti atmosferici, contribuendo a una migliore qualità dell'aria nelle aree urbane.

Mitigazione dei cambiamenti climatici:

  • Le superfici erbose non tagliate frequentemente aiutano a mitigare gli effetti delle ondate di calore estivo, fornendo un ambiente più fresco e confortevole.

Il caso di Milano


Il Comune di Milano ha adottato con successo la pratica dello sfalcio ridotto in 54 aree verdi, coprendo una superficie di 1,3 milioni di metri quadri. Questa iniziativa ha portato alla crescita spontanea di specie autoctone, arricchendo i prati di biodiversità e garantendo una maggiore fornitura di servizi ecosistemici. La scelta agronomica di effettuare sfalci selettivi ha favorito la conservazione delle specie locali e la protezione del suolo.

Un’opportunità per Seregno

Nonostante i benefici evidenti, la pratica dello sfalcio ridotto non è ancora diffusa ovunque. Nella chat di Legambiente Seregno, alcuni cittadini hanno lamentato la ripresa dei tagliaerba nonostante le belle fioriture e la presenza di rifiuti sminuzzati dall’erba alta. Questi commenti evidenziano la necessità di un cambio di approccio anche a Seregno.

Adottare lo sfalcio ridotto a Seregno potrebbe apportare gli stessi vantaggi osservati a Milano. Ridurre la frequenza degli sfalci non solo favorirebbe la biodiversità locale, ma migliorerebbe anche la qualità del suolo e dell'aria, contribuendo a una gestione più sostenibile delle risorse. Inoltre, sensibilizzare i cittadini sui benefici di questa pratica potrebbe ridurre le lamentele e aumentare la consapevolezza ambientale.

giovedì 28 marzo 2024

Arese. Le biodiversità del territorio


Le biodiversità del territorio

Come tutelarle e perchè e necessario farlo
Domenica 7 aprile 2024, dalle 15.30 alle 19.00
Centro civico Agorà, Via Monviso 7, Arese


Programma

  • Ore 15.30 - Apertura mostra con esposizione attrezzi per apicoltura e trappole usate da bracconieri
  • Ore 16.00 - Proiezioni di immagini e filmati con relazione e dibattiti
  • Saluti istituzionali di Andrea Antolini, Assessore alla Sostenibilità ambientale, e apertura degli interventi.
  • Ore 16.15 - Apis mellifera e insetti pronubi
  • Interviene:
  • Mario Moro, Apicoltore
  • Ore 17.00 - Avifauna, anfibi e rettili
  • Intervengono:
  • Riccardo Trevisani, Fotografo naturalista esperto in avifauna
  • Marco Polonioli, Roberto Musumeci, Fotografi naturalisti esperti in avifauna
  • Riccardo Tucci, Dottore forestale e esperto anfibi
  • Ore 18.00 - Tutela della biodiversità: le guardie del WWF nella lotta al bracconaggio
  • Interviene: Giovanni Gottardi, Ornitologo e Guardia WWF

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

giovedì 15 giugno 2023

Aree a sfalcio ridotto: una buona pratica che vorremmo vedere anche in Brianza

Fonte immagine: Comune San Lazzaro di Savena

Sono sempre di più i comuni che stanno avviando buone pratiche per favorire la biodiversità floristica e faunistica nelle aree urbane. Una di queste pratiche consiste nella creazione di aree a sfalcio ridotto in aree verdi e parchi pubblici, ovvero zone a bassa manutenzione.

Una minore frequenza degli sfalci comporta anche una riduzione delle emissioni climalteranti e inquinanti in atmosfera, contribuendo al miglioramento della qualità dell’aria urbana. Secondo uno studio portato avanti dall’ Orto botanico del Comune di Bergamo in un prato di erba non sfalciata, rispetto al «green» di un campo da golf vengono percepiti almeno cinque gradi di calura in meno.

Fonte immagine: Comune San Lazzaro di Savena

In genere i comuni decidono di avviare la sperimentazione in aree marginali e a minor fruizione per poi coinvolgere l'intera area urbana. Nelle zone inviduate, appositamente delimitate e/o indicate da cartellonistica, l’erba viene sfalciata con una minore frequenza per lasciare spazio alla fioritura spontanea di un numero maggiore di piante. Questo permette di offrire uno spettacolo cromatico notevole per i cittadini ma soprattutto di fornire un maggiore sostentamento agli insetti impollinatori e di dare rifugio per la microfauna.

Gli interventi su queste aree vengono, di solito, anche arricchite da siepi, piantumazioni e/o rifugi per impollinatori (i cosiddetti “bee-hotel”) e per la fauna selvatica, rendendo queste aree delle vere e proprie oasi di biodiversità. Vengono poi creati appositi sentieri sfalciati per rendere fruibili le aree più grandi, favorendo il passaggio ai cittadini.

Fonte: Comune San Lazzaro di Savena

martedì 30 novembre 2010

La conservazione della natura nelle aree metropolitane

In occasione dell' "Anno Internazionale della Biodiversità", il 3 dicembre 2010 si svolgerà a Milano, alle ore 9.45, presso la sala affreschi della Provincia di Milano, Palazzo Isimbardi, via Vivaio, 1 l'incontro dal titolo: "Il Parco Agricolo Sud Milano nell'anno della biodiversità - La conservazione della natura nelle aree metropolitane".

Il programma prevede, tra gli altri, i seguenti interventi:
  • Biodiversità: siamo tutti coinvolti - Danilo Mainardi
  • Presentazione del Progetto: Biodiversità, la chiave del futuro per l’area metropolitana Lipu - Claudio Celada
  • Atlante della flora del Parco Agricolo Sud Milano - Fabrizio Scelsi
  • Piani di gestione dei Siti di Importanza Comunitaria e progetto Europeo ’’Periurban’’ Maria Pia Sparla

venerdì 5 marzo 2010

Biodiversità urbana

di Marco Dinetti (*)

Il recente rapporto delle Nazioni Unite in tema di popolazione mondiale ci dice che dal 2008 le città stanno ospitando più del 50% degli abitanti del Pianeta. Le aree urbane influenzano l’ecosistema globale (cambiamenti climatici, inquinamento) ma al tempo stesso ospitano anche una certa biodiversità.

Se la biodiversità è la “diversità della vita”, in parole più semplici l’insieme degli habitat, piante ed animali, la biodiversità urbana è la natura selvatica ospitata dalle nostre città. Ad uno sguardo frettoloso e disattento potrebbe apparire che gli unici esseri viventi – oltre noi umani – che si muovono nelle metropoli sono gli animali domestici quali cani e gatti, gli onnipresenti piccioni, qualche passero, oltre ai pochi alberi che resistono alla costante espansione urbanistica (oggi definita urban sprawl).

La realtà, per fortuna, è ben diversa, in quanto c’è ancora un mondo di vita attorno a noi. Per dare qualche numero in proposito, a Roma ci sono 1285 specie di piante spontanee, mentre a Berlino sono 1243. Nel territorio comunale di Torino nidificano 90 specie di uccelli, mentre a Firenze sono 86. Gran parte di questi animali e piante sono “ospiti graditi” e pertanto portano colore e suoni nel deserto di cemento e asfalto. Alcune specie possono diventare “problematiche” perché interferiscono con attività quali i trasporti e l’agricoltura, mentre altre ancora sono “aliene” in quanto introdotte da altri continenti.
Anche gli habitat sono variegati, basti pensare ai monumenti, agli stessi palazzi, a parchi e giardini, alle sponde dei fiumi, gli orti e gli appezzamenti coltivati delle periferie, gli aeroporti. Ciascun ambito mostra precise caratteristiche ecologiche ed ospiti particolari.

Comprendere questa biodiversità ha un valore culturale e soprattutto scientifico, se si considerano gli ormai numerosi filoni di ricerca che si occupano di capire come gli organismi si adattano, si insediano e sopravvivono in questi ecosistemi continuamente in trasformazione che sono le città. Ecco che i ricercatori hanno coniato il concetto di “gradiente urbano-rurale” in cui i fattori di impatto si spalmano partendo dal centro storico (dove la pressione antropica è più pressante) fino alle periferie e alle zone periurbane (dove in genere si va affermando una presenza maggiore di spazi aperti e zone verdi).

Altri studiosi tentano di individuare i “winners” ed i “losers”, vale a dire quali sono le specie che hanno più o meno successo nel fenomeno dell’inurbamento. Ma ci sono molti aspetti in cui animali e piante funzionano da indicatori di qualità e sostenibilità dell’ecosistema urbano: prendiamo ad esempio la bioacustica, che ci mostra come gli uccelli siano sensibili al rumore provocato dal traffico, oppure l’attuale fenomeno del declino dei passeri nelle città, che viene collegato all’inquinamento atmosferico e alla riduzione delle aree verdi.

Occuparsi di biodiversità urbana, un tema finora sottovalutato, soprattutto nel nostro Paese, ha anche dei risvolti gestionali, basti pensare alla gestione del verde urbano (urban forestry). Se il tema dei cambiamenti climatici è così attuale e importante a livello planetario, una valida risposta è sfruttare la innata capacità che le piante hanno di sottrarre carbonio dall’atmosfera e di produrre ossigeno.

Senza dubbio il ventaglio di figure che va dai politici e amministratori degli enti pubblici, ai tecnici, agli operatori impiegati nel settore privato – che in forme diverse gestiscono gli ecosistemi urbani – è molto ampio. Il loro operato incide sulla pianificazione urbanistica e la progettazione, fino alle fasi di realizzazione di edilizia, infrastrutture e verde pubblico. Il ruolo di queste figure è determinante al fine di configurare gli scenari urbani e, in definitiva, ciò che si configura come paesaggio urbano.

In tutte queste fasi non si dovrebbe mai prescindere dal considerare il ruolo della biodiversità urbana. Ecco perchè, accanto alle reti infrastrutturali occorre progettare reti ecologiche: utili per connettere spazi verdi con diverse funzioni e dimensioni, si possono configurare anche come greenways per favorire la mobilità non motorizzata dei cittadini (piste pedonali, ciclabili, ecc.).

Ma qual è la percezione dei cittadini nei confronti della biodiversità urbana? In questo ambito sono state effettuate diverse ricerche, non solo in Paesi europei ed americani, ma anche in Italia. Le esigenze sono diverse a seconda delle categorie sociali (anziani, giovani, ecc.) ma, sempre, viene espressa una forte richiesta di aree verdi dove incontrarsi, rilassarsi, giocare, svolgere attività sportive e ricreative. Un punto cruciale è che tali spazi siano facilmente raggiungibili.

Il nostro stile di vita, sempre più frenetico e virtuale, sta pesantemente compromettendo il mantenimento di un contatto quotidiano con la natura, da cui discende un atteggiamento corretto e rispettoso verso l’ambiente. E’ quindi una vera salvezza che si stia moltiplicando la realizzazione di sentieri-natura nei parchi pubblici, ma anche quella di parchi ecologici ed “oasi urbane”, in cui viene facilitato l’incontro tra il cittadino e la natura.

Non dimentichiamoci che il 2010 è l’anno internazionale dedicato alla biodiversità, quindi un’occasione speciale per riconciliarsi con la natura. E’ evidente infatti come sia più facile considerare qualcosa che possiamo toccare con mano quotidianamente. Questo è il valore principale di parlare di biodiversità urbana.

(*) Marco Dinetti è Direttore Scientifico della rivista “Ecologia Urbana” e Responsabile Nazionale Ecologia Urbana di LIPU/BirdLife Italia. Autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche e divulgative sui temi dell’ornitologia e della conservazione e gestione della biodiversità è Coordinatore per l’Italia della rete internazionale IENE – Infra Eco Network Europe che si occupa dei problemi della biodiversità in rapporto alle infrastrutture di trasporto.
Il libro “Biodiversità Urbana” (presentazione di Fulco Pratesi, 293 pp., Pontedera, 2009, 25 euro + spese di spedizione) si rivolge sia agli amministratori cittadini che agli appassionati del tema e può essere ordinato alla redazione di Ecologia Urbana all’indirizzo e-mail: robin.marco@tiscalinet.it.


Nella foto (archivio WWF Seregno): Airone cinerino a San Carlo, Seregno