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domenica 24 settembre 2017
Quando semplificare aiuta a consumare il suolo: la nuova variante al PTCP della Provincia di Monza e Brianza
a cura di
Coordinamento OSSERVATORIO PTCP di MB
SALVIAMO IL PAESAGGIO
Esclusioni, scorciatoie e decisioni concentrate nelle mani del solo Presidente.
Con le modifiche proposte alle norme del piano si rischia di indebolire le tutele e di disattendere l’obiettivo di limitare il consumo di suolo.
Dopo le osservazioni presentate a luglio in occasione dell’adeguamento del Piano Territoriale Regionale il coordinamento ambientalista OSSERVATORIO PTCP di MB ha protocollato lo scorso 15 settembre le osservazioni alla variante normativa al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e Brianza.
Ecco una sintesi dei contenuti delle osservazioni (che puoi trovare in versione integrale qui) presentate con l’intento di perfezionare il nuovo testo normativo, adottato con DCP n. 15 del 31 maggio 2017.
Secondo la Provincia di MB e gli uffici proponenti, la variante dovrebbe semplificare alcune procedure del piano, in particolare nei casi d’intesa per le aree ricadenti in Ambiti d’Interesse Provinciale (AIP) o in Rete Verde. In realtà le modifiche introdotte indeboliscono di fatto i livelli di tutela previsti nella classificazione delle aree e aumentano il rischio di consumo di suolo invece di contenerlo.
Nel dettaglio le osservazioni proposte dal Coordinamento ambientalista puntano, in primo luogo, a mantenere le tutele esistenti sui corridoi ecologici (che non devono essere in nessun caso ridotti o interrotti), sugli elementi geomorfologici e sui Parchi Locali di Interesse Comunale (PLIS).
Per questi ultimi ogni modifica deve essere vietata a meno che non si tratti di ampliamenti.
In più si ribadisce che è importante che le richieste di variante siano di competenza del Consiglio Provinciale e discusse con possibilità di presentare osservazioni.
Con la variante invece tutto il potere decisionale sarebbe in mano al solo Presidente.
Così come è opportuno che le richieste d’intesa avanzate dai comuni vengano formulate con Delibera di Consiglio Comunale al fine di rendere edotti e consapevoli tutti i livelli Istituzionali e non tramite la sola iniziativa del Sindaco e della sua Giunta.
Non sono inoltre accettabili esclusioni al confronto (tramite il passaggio facilitato da variante ordinaria a semplificata) per quei casi genericamente liquidati come errori materiali, modifiche su aree di completamento o interventi di piccola entità.
E’ fondamentale riconoscere come suolo consumato solo quello collegato a piani attuativi approvati e vigenti a tutti gli effetti di legge e non considerare ormai perse le aree interessate da piani semplicemente adottati.
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domenica 9 luglio 2017
Quattro comuni della Brianza uniti dal cemento
Biassono (MB): al centro della provincia del cemento, c’è chi vuole consumare ancora
di Luca D’Achille, tratto da Salviamo il paesaggio
Trascurare la realtà e negare l’evidenza per consumare ancora il territorio. A cavallo di quattro dei comuni della provincia più urbanizzata d’Italia si propone un referendum consultivo per fermare l’impatto devastante ed irreversibile di un nuovo insediamento produttivo e commerciale.
Nei giorni in cui l’ISPRA conferma con i numeri del rapporto 2017 sul consumo di suolo, che la Provincia di Monza e Brianza è sempre maglia nera d’Italia, arriva un altro duro colpo al territorio ferito. In un’area di confine tra i comuni di Biassono, Monza, Vedano al Lambro e Lissone avanza la proposta di una nuova edificazione: capannoni ad uso produttivo industriale, commerciale e terziario direzionale, due torri di 10 piani e complessivi 429.700 mq di nuovo cemento.
Non contano i tanti capannoni sfitti, non bastano gli evidenti effetti, ambientali ed economici dovuti in particolare all’impermeabilizzazione del suolo: il progetto avanza ma le anime ecologiste presenti tra i politici e nelle associazioni locali si mobilitano, per informare e coinvolgere la cittadinanza. Come già fatto in altre realtà, la proposta è quella di un referendum consultivo.
Ne abbiamo parlato con Alberto Caspani, consigliere comunale e capo gruppo della Lista per Biassono, partendo quindi proprio dal comune che pagherà il costo maggiore in termini di consumo.
Cominciamo da una prima riflessione sull’origine e l’impatto del progetto. Ce n’è proprio bisogno? E’ stata valutata la presenza di strutture vuote e/o sfitte?
“Nonostante le ripetute richieste in consiglio comunale affinché l’amministrazione di Biassono produca uno studio dettagliato, o lo richieda all’operatore del Masterplan a integrazione della documentazione sinora prodotta, non esiste alcuna mappatura circa gli edifici aziendali abbandonati nel tempo, né in merito agli edifici tuttora vuoti. La crisi economica di questi anni si è però fatta sentire anche nel comparto aziendale biassonese, tant’è che numerosi edifici ubicati nell’area industriale non mostrano segni d’attività o presentano cartelli per affitto/vendita. Siamo ben lungi, dunque, dall’aver esaurito le potenzialità dell’esistente”.
Sono state considerate le realtà esistenti da aiutare?
“Non è mai stato organizzato un incontro pubblico o un’iniziativa di confronto con le aziende presenti sul territorio, affinché si adottino politiche di coordinamento, orientamento strategico, o partnership. Proprio per questo motivo, a settembre Lista per Biassono proporrà un evento pubblico nella sala civica di Villa Verri che coinvolga non solo le aziende del territorio, ma anche l’Associazione degli industriali di Monza e Brianza: ci si focalizzerà sull’attuale situazione di mercato, sui rapporti pubblico-privato in campo produttivo-aziendale, sulle nuove strategie di sviluppo sostenibile ed economia circolare”.
Eppure la situazione è critica da tempo: a Biassono, già consumato per più della metà del territorio, ci sarà l’impatto maggiore. A Monza, Vedano al L. e Lissone (quest’ultimo consumato per oltre il 70%) altro consumo. Come mai vengono trascurati i costi derivati?
“Il problema è che il Masterplan, per com’è stato presentato, non prende assolutamente in considerazione fattori quali le conseguenze dovute all’impermeabilizzazione del suolo, i maggiori costi energetici, l’alterazione del microclima per la scomparsa delle aree boschive, una valutazione dell’inquinamento prodotto, così come dei flussi di traffico generati. Ha un’impostazione unidimensionale, basata su previsioni soggettive e lacunosa anche dal punto di vista di dettagli tecnici essenziali per il calcolo dell’impatto ambientale (ad esempio, non ci sono indicazioni sull’altezza massima degli edifici, col rischio di produrre volumetrie in grado di raggiungere il milione di metri cubi). Manca di fatto una fondata valutazione di carattere ambientale-paesaggistico”.
Secondo ISPRA, negli ultimi anni monitorati (2012-2015) le perdite economiche sono considerevoli: Monza ha perso fino a 180.000 €. Intorno ai 10.000 euro Biassono e Vedano. Sono valori sottostimati perchè calcolai sulle aree libere perse, pr sapendo che gli effetti negativi vanno ben oltre. Si vedono le conseguenze?
“Biassono ha da anni problemi di smaltimento delle acque meteoriche, solo in parte attutiti da recenti lavori di sostituzione e ampliamento dei dotti, per altro concentrati nel centro storico. L’area al confine con Macherio resta tuttora a rischio, ma fenomeni di allagamento si sono verificati anche nella zona industriale verso il confine con Lissone, proprio per l’eccesso di impermeabilizzazione del suolo. La siccità di questi ultimi anni ha solo reso meno visibile il problema”.
In più: “Sorgendo su un territorio di naturale canalizzazione delle acque meteoriche, oltre ai rischi d’intensità meteorica, a Biassono si aggiungo quelli di carattere idro-morfologico. Un tempo il sistema delle rogge aiutava a scaricare ampi quantitativi d’acqua verso il territorio del Parco di Monza: ora gli stessi finiscono invece per allagare le strade del paese secondo un preciso disegno convergente verso piazza S. Francesco, nel centro storico”.
Con questo progetti, l’ambiente e il paesaggio sarebbero modificati in modo permanente: suolo eroso, perdita nella produzione agricola, diminuzione della qualità degli habitat. Questa zona è sempre stata “risparmiata” o c’erano già stati tentativi di destinarla ad edificazione? Sono differenti le posizioni assunte dalle amministrazioni comunali coinvolte?
“I terreni a destinazione agricola e strategica sono stati ripetutamente mortificati nel corso degli ultimi 30 anni, 25 dei quali a conduzione leghista a Biassono. Gli stessi agricoltori di Biassono, raccolti sotto il Comitato Fiera San Martino, sono i primi oggi a lamentarsi per la perdita di territorio agricolo e per il frazionamento dei pochi lotti rimasti, ormai inutilizzabili per produzioni redditizie. L’area al confine con Lissone è stata destinata a espansione industriale sin dai tempi del Piano regolatore generale, impostato quando l’amministrazione era ancora a conduzione democristiana. La Lega Nord ha recepito le linee di sviluppo e concretizzato la spinta urbanizzante, trasformando la destinazione agricola in industriale/produttiva, senza valutare alcuna possibilità di coinvolgere i proprietari privati in progetti di cinture verdi strategiche, o parchi urbani da inserire nei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS) esistenti. Benché sia oggi possibile trarre benefici economici da soluzioni “green”, il dibattito a Biassono è del tutto assente e impensato”.
Il traffico indotto: si parla anche dell’ipotetica Strada Provinciale 6, opera connessa alla realizzazione dell’autostrada Pedemontana Lombarda: qual è l’aggiornamento su quella tratta dell’opera (la C)? si farà? con quali impatti sul territorio?
“Al di là dei proclami di rito, senza fondi per Pedemontana è altamente improbabile che il progetto di giunzione venga realizzato per intero e già questo dovrebbe rappresentare un freno alle mire della giunta leghista: il successo del Masterplan viene fatto dipendere dagli inevitabili vantaggi strategici dell’unione bretellina-Pedemontana. Generando più traffico, miracolosamente le due opere attirerebbero aziende altamente specializzate a Biassono. Un dogma, non supportato da alcuno studio strategico reale”.
“Al momento i lavori della futura SP6 sono in corso fra la rotatoria della Birona di Monza e via Nobel, dunque ancora al confine fra Monza e Lissone: la conclusione prevista è fissata per novembre 2017. L’arrivo a Biassono, sempre che la sostenibilità finanziaria dell’opera regga e i lavori proseguano senza intoppi, è da prevedere eventualmente per il prossimo bienno. Il Masterplan ha in programma due fasi di sviluppo: la prima di 40.000 metri quadrati di superficie coperta, la seconda di 50.000, condizionata però dall’arrivo di Pedemonta”.
Con quali impatti sul territorio?
Il rischio, dunque, è che si avvii comunque un piano d’espansione senza poter far leva sulle “ipotetiche” potenzialità di una rete di collegamento e trasporto pienamente sviluppata, generando solo un appesantimento del traffico, senza effettivi benefici economici, oltre a creare blocchi industriali del tutto inutili rispetto alle potenzialità attuali. Se Pedemontana dovesse arrivare mai a Biassono, avrebbe un effetto altamente impattante non solo per l’area al confine con Lissone, ma anche e soprattutto per gli ultimi terreni liberi in prossimità del Lambro: sono previsti due svincoli giganti che divorerebbero anche buona parte del territorio libero a est (oggi sotto tutela del Parco Valle Lambro).
E’ un progetto di carattere sovra-comunale. I cittadini vogliono ambiente pulito e salute, non solo quelli di Biassono. C’è l’appoggio e coinvolgimento di associazioni o esponenti degli altri comuni coinvolti?
“Lista per Biassono sta informando sui rischi di cementificazione del proprio territorio ormai da molti anni: il Piano di Governo del Territorio è stato approvato (col nostro voto contrario) nel 2013, a seguito di ripetuti banchetti e iniziative di sensibilizzazione per evitare il peggio. Con la giunta leghista, all’epoca guidata dal sindaco Piero Malegori, non è stato possibile alcun dialogo costruttivo, né mediazione, nonostante fossero state prodotte 13 osservazioni critiche e propositive al PGT. Il ricorso al Tar che Lista per Biassono ha poi intrapreso rispetto al documento approvato, è stato interamente finanziato dalla lista, senza alcun aiuto da parte di altre forze di minoranza. Abbiamo anche prodotto un libretto informativo distribuito a tutti gli elettori di Biassono, organizzando diversi incontri pubblici. Oggi ci ritroviamo a combattere la battaglia interna al Comune da soli, visto che l’altra forza di minoranza in consiglio comunale ha declinato la proposta di lavorare insieme all’indizione di un referendum consultivo per chiedere alla giunta la sospensione dei progetti di cementificazione del territorio. Al contrario, abbiamo avviato un’ottima collaborazione con altre liste civiche esterne a Biassono: LabMonza e Lissone Bene Comune, entrambe contrarie a un consumo di territorio che interesserebbe i loro stessi spazi di confine, nonché con tutte le associazioni afferenti all’Osservatorio del PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) di Monza e Brianza. Vorremmo che il Comitato referendario recentemente costituito funzioni come aggregatore di tutte le realtà locali che hanno a cuore la difesa di una Brianza più verde e sostenibile. L’obiettivo comune è d’indire quanto prima il referendum consultivo a Biassono: in caso di esito contrario ai disegni della giunta, potrebbero infatti esserci conseguenze anche sui piani d’espansione previsti negli altri Comuni interessati dal Masterplan provinciale (in particolare Vedano al Lambro e Lissone)”.
Il tavolo di discussione avviato in Provincia, può rendere più lungo e complicato l’iter di approvazione? Può al tempo stesso rendere più difficile il controllo da parte dei soggetti interessati alla difesa del suolo?
“Dipende tutto dall’orientamento che assumeranno le giunte coinvolte nel Masterplan provinciale. Al momento, ad esempio, Monza e Lissone sono contrarie a ulteriore consumo di suolo, mentre Vedano e Biassono spingono per l’attuazione dei propri ambiti. Questa spaccatura potrebbe allungare i tempi di accordo e rallentare dunque le spinte speculative. Al contrario, la ricreazione di un blocco politico uniforme nei Comuni coinvolti potrebbe rappresentare il colpo di grazia per la battaglia contro la cementificazione della Brianza meridionale“.
Veniamo infine alla proposta di un referendum consultivo: è la prima volta che viene usato? quali speranze può dare? quanto può influire un’iniziativa di carattere comunale su un progetto sovra-comunale?
“A Biassono la possibilità d’indire un referendum consultivo è prevista nello Statuto comunale sin dal 2004, ma come strumento concreto di democrazia diretta non è mai stato utilizzato. Non a caso, manca tuttora il regolamento applicativo previsto per disciplinare la raccolta delle firme e lo svolgimento del referendum stesso: Lista per Biassono ha elaborato un testo apposito che sarà in approvazione nel prossimo consiglio comunale. Essendo di carattere consultivo, il referendum non ha valore vincolante rispetto alle scelte della maggioranza, ma può manifestare oggettivamente il dissenso popolare verso il suo operato: nelle ultime elezioni amministrative, sia Lista per Biassono che il secondo gruppo di minoranza entrato in consiglio comunale avevano nel proprio programma l’imperativo di non consumare più territorio a Biassono. Dal momento che i voti dei rispettivi elettorati risultano superiori rispetto a quelli della Lega Nord, che ha però vinto le elezioni con una maggioranza relativa, la scelta di quest’ultima circa l’opportunità di dar seguito al Masterplan in area industriale e agli altri ambiti di trasformazione del PGT è ormai problematica. Occorre necessariamente una consultazione per capire quale sia l’effettiva volontà popolare: il rischio è che si attuino progetti invisi alla maggioranza dei biassonesi, causando una compromissione del territorio comunale poi irreversibile”.
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lunedì 23 dicembre 2013
In Brianza azioni locali per la grande battaglia in difesa del territorio
Grazie alle osservazioni al piano provinciale, le associazioni ottengono più tutela per il territorio anche se qualche amministrazione comunale continua ad alimentare la cementificazione. Sullo sfondo crescono le proposte di nuovi parchi: 4 vicende dalla provincia più urbanizzata d’Italia.
Dopo che il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Monza e Brianza è diventato operativo con la pubblicazione sul BURL (Bollettino Ufficiale Regione Lombardia) lo scorso ottobre, in diversi comuni si valuta l’esito delle molte osservazioni presentate in primavera.
Grande era la distanza tra le associazioni, coordinate dall’Osservatorio PTCP, che chiedevano la salvaguardia degli ultimi spazi verdi della provincia più urbanizzata d’Italia,
e qualche amministrazione locale. Quest’ultime infatti in molti casi si
sono aggiunte alle richieste di soggetti privati chiedendo lo stralcio
delle aree tutelate per consentire nuova cementificazione.
Questa distanza c’è ancora. A Bernareggio c’è soddisfazione nei comitati per l’accoglimento di buona parte delle osservazioni presentate a
tutela dell’area del Paleoalveo e dell’area agricola a est del centro
abitato. Zone agricole di connessione a ovest e aree cuscinetto in
corrispondenza di un’opera stradale connessa all’autostrada Pedemontana
ad est sono state inserite nelle Aree Agricole Strategiche e saranno più
tutelate.
Al contrario non sono state accolte le
richieste di stralcio presentate dall’Amministrazione Comunale in
contrasto con gli ambiti di trasformazione previsti nel Piano di Governo
del Territorio comunale. Ma le aree sono ancora in pericolo:
pochi giorni fa la Giunta ha promosso un ricorso al TAR per contestare
il piano provinciale considerandolo “gravemente lesivo degli interessi
comunali”.
Situazione che si ripresenta in altri comuni. Anche il comitato + Limbiate – Cemento con la sua azione ha raggiunto importanti risultati. Le
osservazioni presentate per questo comune sono state accolte e numerose
aree sono state inserite nelle Aree Agricole Strategiche.
Anche qui però non è per tutti un lieto fine: potrebbero esserci
ulteriori tentativi per rimettere in gioco gli interessi economici e
ridare spazio all’edificazione in aree ancor più appetitose perché in
vicinanza del centro abitato.
Primi passi per la formazione di due nuovi parchi
Il Comune di Lissone invece segue altri comuni della provincia tra cui Desio, Macherio, Sovico e la stessa Monza, e chiede alla Regione di istituire il nuovo parco regionale della Brianza Centrale.
L’Amministrazione comunale ha dato mandato ai parchi locali del Grugnotorto-Villoresi e della Brianza Centrale per costituire un unico parco, prima fase per la formazione della nuova grande area tutelata. Un progetto per creare collaborazione e mettere in relazione le risorse considerando le opportunità di sviluppo e le esigenze di salvaguardia di un territorio fortemente urbanizzato.
Poco distante nasce anche la proposta di un parco lineare sul tratto di ferrovia dismessa Seregno-Saronno. Legambiente Saronno sta raccogliendo le firme per
promuovere il progetto ricordando che sono molti gli esempi al mondo di
riconversione naturali di ferrovie dismesse. Un’opera che sarebbe
importantissima per la creazione di un collegamento naturalistico e per
dare spazio alla mobilità ciclabile in un’area dominata dal traffico
veicolare.
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sabato 9 febbraio 2013
Censimento del cemento: in Brianza solo 7 comuni rispondono all'appello
| Fonte immagine: earthobservatory.nasa.gov |
Monza e Brianza: nonostante gli appelli, il territorio è ancora inascoltato
di Luca D’Achille, tratto da Salviamo il paesaggio del 4/2/2013
La Provincia di Monza e Brianza, secondo il rapporto di Legambiente Lombardia presentato a dicembre, ha un territorio cementificato all’84%. Poche le risposte al Censimento del Cemento. Manca la volontà di arginare il problema nonostante la criticità della situazione.
Dopo gli appelli, si contano presenti e assenti
Ad inizio 2013 questa è la situazione delle risposte al Censimento del Cemento proposto da Salviamo il Paesaggio per la Provincia di Monza e Brianza, la più urbanizzata d’Italia.
Su 55 comuni 7 questionari consegnati con 2 risposte giudicate positive e complete (Mezzago e Vimercate) e ben 5 valutate parziali (Agrate Brianza, Biassono, Camparada, Lentate sul Seveso e Seveso).
A distanza di 4 mesi dal precedente punto della situazione e dopo qualche sollecito inviato direttamente ai comuni da associazioni e singoli individui che hanno compreso l’importanza del tema, l’aumento di risposte è comunque limitato a solo 4 schede consegnate.
Tra le assenze spicca soprattutto il capoluogo, Monza. Qui dopo le elezioni dello scorso anno, che hanno portato un cambio alla guida della città, non sono mancate le polemiche su scelte fatte in termini di tutela del territorio.
Lo spostamento previsto di un centro commerciale che verrà chiuso e riaperto ancora più grande, con palazzi per uffici, su un’area agricola, a poca distanza da un altro centro commerciale esistente ha suscitato molta discussione.
Le associazioni, che più delle amministrazioni hanno compreso la gravità della situazione, speravano che le priorità e le scelte dell’amministrazione fossero altre.
Mancano all’appello tanti comuni del vimercatese, tra cui Bernareggio, da tempo protagonista in negativo. A dicembre è scoppiata la polemica a seguito dell’adozione di un PGT (Piano di Governo del Territorio) che, nonostante il notevole sviluppo urbanistico degli anni passati, prevede ulteriore consumo di suolo. Rimangono inascoltati gli appelli per tutelare il territorio e per non essere più l’unico comune che non aderisce a nessun Parco locale.
Anche dalla fascia ovest della Provincia, fortemente cementificata, in cui il degrado ambientale, misurato attraverso il progetto ACI (Antropentropia Comuni Italiani), fa segnare i risultati più elevati e preoccupanti, sono arrivati pochi riscontri.
Vedano al Lambro (cementificata al 90% secondo il già citato rapporto di Legambiente), Lissone, Bovisio-Masciago, Muggiò, Verano Brianza e Villasanta fanno registrare valori molto alti di alterazione dell’ambiente a causa dell’edificazione.
Considerando che il valore massimo della misura dell’alterazione è 1, in tutti questi comuni siamo oltre lo 0,9.
Nonostante questo non si agisce e ancor peggio, non si vuole affrontare il tema neanche tramite la compilazione del censimento.
Chi ha risposto cosa dice
Apriamo i questionari e diamo una prima ed indicativa lettura dei dati che saranno ovviamente oggetto di analisi più dettagliate.
Cominciamo da Mezzago, comune che da subito si è dimostrato sensibile al problema con il tentativo di riunire più amministrazioni in una sorta di carta d’intenti per la tutela del paesaggio. A Mezzago questa è la situazione : su 1576 unità immobiliari di qualsivoglia destinazione risultano vuote o non utilizzate 121. Nello specifico per le unità abitative risultano non occupate 93 su 1482. Si apprende inoltre che sono 52 gli ettari di verde in previsione rispetto ai 45 già presenti.
Vimercate, uno dei comuni più grandi della provincia, comunica invece questa situazione: su 29701 unità immobiliari di diversa destinazione sono 677 quelle vuote. Per le unità abitative invece le non occupate sono più di 2000 sulle 13000 totali circa.
Restando nel vimercatese, questa è la situazione ad Agrate Brianza: non è disponibile il dato delle non occupate, ma si apprende che sono ancora da costruire 317063 mq di superficie lorda già prevista dal PGT (Piano di Governo del Territorio) di cui 33078 mq a destinazione abitativa. In aumento le aree a verde già previste: 52,42 ettari rispetto a 31,77 già disponibili. Si rileva anche che 1,58 ettari di superficie sono utilizzati per fotovoltaico “a terra”.
Dai Comuni alla Provincia: è fondamentale capire il territorio prima di decidere
Queste situazioni locali si incrociano con quanto sta succedendo ad un livello di pianificazione più alto, quello provinciale. Questo incrocio evidenzia ancor di più la notevole distanza tra associazioni e politica.
Nelle osservazioni al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P) sono tante infatti le richieste di nuova edificazione presentate da privati e dalle stesse amministrazioni comunali, in direzione totalmente contraria a quelle presentate dalle associazioni che chiedono disperatamente di scegliere la tutela del territorio.
Per quest’ultime sembra veramente un’impresa disperata quella di far superare gli interessi e le diverse priorità che la politica, provinciale e non solo, continua ad avere e che continuano a prevalere.
Proprio i Comuni, l’ente che dovrebbe essere più vicino alle richieste della cittadinanza e attento nella gestione di un bene pubblico così prezioso, chiedono di edificare ancora nonostante la crisi del mercato immobiliare, la disponibilità di case sfitte e la possibilità di recuperare aree dismesse.
Le entrate provenienti dagli oneri di urbanizzazione ingolosiscono ancora troppo le casse delle amministrazioni locali che continuano così a scegliere il cemento peggiorando ulteriormente la situazione.
Manca ancora la consapevolezza, o peggio, la volontà di trovare quella convergenza di intenti tra la difesa dell’interesse pubblico e la corretta scelta politica che rappresenta l’unica possibilità di salvezza per il nostro territorio.
Leggi anche:
- Censimento sul cemento a Seregno: smentiamo l'assessore Mazza
- Perchè il comune di seregno non ha risposto al censimento sul cemento?
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martedì 11 dicembre 2012
Sesto S. Giovanni: luci ed ombre sull'area Falk
Riceviamo e diffondiamo l'invito del Comitato Salviamo il Paesaggio e di Legambiente in merito alla serata del 12 dicembre a Sesto San Giovanni. Evidenziamo la presenza come relatore del prof. Crosignani, eminente esperto di malattie respiratorie legate all'inquinamento atmosferico.
Il Comitato Salviamo il Paesaggio di Sesto San Giovanni invita tutti i cittadini a partecipare ad una serata d'informazione inerente alla città della salute.
A pochi mesi dalla caduta della Giunta Regionale, travolta da scandali sanitari ed urbanistici, alla luce delle ultime inchieste riguardanti le infiltrazioni 'ndranghetiste sul territorio lombardo (anche a Sesto) e viste le limitazioni alla spesa sanitaria imposte con la spending review del Governo Monti, è importante chiarire tutti i punti legati all'ennesimo progetto urbanistico che approda a Sesto San Giovanni.
Si decide di farlo con chi lavora nei presidi ospedalieri del Besta e dell'Istituto dei Tumori, perchè è doveroso partire dalle esigenze di chi opera nel campo della ricerca per costruire un polo sanitario d'eccellenza. L'unico modo di dare un futuro alla città passa attraverso l'ascolto ed il dialogo e non certo nelle stanze chiuse di qualche partito quindi vi aspettiamo numerosi.
Il Comitato Salviamo il Paesaggio di Sesto San Giovanni invita tutti i cittadini a partecipare ad una serata d'informazione inerente alla città della salute.
A pochi mesi dalla caduta della Giunta Regionale, travolta da scandali sanitari ed urbanistici, alla luce delle ultime inchieste riguardanti le infiltrazioni 'ndranghetiste sul territorio lombardo (anche a Sesto) e viste le limitazioni alla spesa sanitaria imposte con la spending review del Governo Monti, è importante chiarire tutti i punti legati all'ennesimo progetto urbanistico che approda a Sesto San Giovanni.
Si decide di farlo con chi lavora nei presidi ospedalieri del Besta e dell'Istituto dei Tumori, perchè è doveroso partire dalle esigenze di chi opera nel campo della ricerca per costruire un polo sanitario d'eccellenza. L'unico modo di dare un futuro alla città passa attraverso l'ascolto ed il dialogo e non certo nelle stanze chiuse di qualche partito quindi vi aspettiamo numerosi.
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lunedì 22 ottobre 2012
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