Visualizzazione post con etichetta ACLI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ACLI. Mostra tutti i post

mercoledì 24 settembre 2025

Seregno, la città che rischia di diventare solo per ricchi


A Seregno, la questione dell’area ex Dell’Orto non è soltanto un dibattito urbanistico o immobiliare: è uno specchio, forse doloroso, di che città abbiamo deciso di essere. Il progetto proposto - residenze di lusso, volumetrie elevate, poco verde pubblico, standard sociali ridotti e processi partecipativi deboli - disegna un futuro che rischia di allontanare chi questa città la abita davvero: le giovani coppie, le famiglie dei lavoratori, chi non se lo può permettere.

Prendendo spunto dal dossier delle Acli, dal parere del Politecnico e dai post che abbiamo pubblicato, questi sono i fatti principali:

  • Il piano prevede oltre 41.000 metri cubi edificati, con un indice edificatorio di circa 5 m³/m², molto più alto rispetto ad altri comparti simili in Seregno.
  • È prevista una torre di 14 piani su via San Rocco.
  • Gli appartamenti previsti sono circa 160, il che potrebbe comportare un incremento di popolazione nell’area ex Dell’Orto di circa 450-500 persone. Un numero importante per comprendere l’impatto complessivo.
  • Le dotazioni pubbliche (verde, spazi sociali, servizi) sembrano limitate o monetizzate, spesso ridotte a spazi condominiali e frammentati.
  • Manca un’offerta significativa di edilizia convenzionata o accessibile: il progetto è pensato per fasce medio-alte.
  • Il coinvolgimento della cittadinanza è stato minimo: i dossier e le proposte arrivano soprattutto “dal basso”, non da percorsi partecipativi istituzionali.

Abbiamo ricevuto diverse sollecitazioni da cittadini che pongono interrogativi concreti e molto rilevanti:

  • Quanti dei nuovi appartamenti saranno davvero accessibili per chi non ha redditi elevati? Se solo pochi - una decina o poco più - significa che la trasformazione serve soprattutto a valorizzare l’investimento privato, non a rispondere ai bisogni della popolazione locale.
  • Qual è il prezzo medio previsto? E il target reale: ceto medio, o una fascia ancora più alta?
  • Qual è il rapporto tra gli alloggi di lusso e quelli in edilizia convenzionata/sociale? In città “virtuose” si garantisce anche il 30%.
  • Come cambierà la dinamica commerciale del quartiere? A Milano la costruzione di case extra lusso ha portato con sé locali esclusivi, affitti più cari e la chiusura di negozi familiari. Seregno rischia lo stesso destino.
  • Quali saranno gli impatti su servizi, mobilità, traffico? Un aumento di 450-500 abitanti non è banale: scuole, trasporti, parcheggi, verde e inquinamento ne risentiranno.

Il rischio è una città a doppia velocità:

  • Un centro (o alcune zone) elegante, ben curato, costoso, destinato a chi può permetterselo.
  • Quartieri periferici o meno centrali che restano con meno investimenti, meno servizi, più costi sociali.
  • Una città forse bella, ma sempre più divisa, meno inclusiva, meno comunitaria.
Per evitare che Seregno diventi solo per ricchi, servono azioni chiare:
  • Pubblicare tutti i dati reali: quanti alloggi, a quale prezzo, a quali fasce sociali destinati, quale quota di edilizia convenzionata.
  • Fissare regole chiare e vincolanti, non solo linee guida.
  • Garantire almeno una quota significativa di edilizia sociale/convenzionata, senza monetizzare gli standard.
  • Assicurare verde pubblico vero, non solo giardini condominiali.
  • Incentivare formule alternative: edilizia popolare, cooperative, canoni calmierati.
  • Avviare processi partecipativi seri e tempestivi, che consentano ai cittadini di incidere davvero.

Il modo in cui abitiamo la città determina chi siamo. Se ogni grande intervento diventa solo occasione di profitto privato, senza ricadute collettive in termini di accessibilità e qualità della vita, Seregno diventerà un bene di lusso.

Seregno è davanti a un bivio: essere una città-vetrina, destinata a pochi, oppure una città giusta, in cui le trasformazioni urbanistiche servano l’intera comunità. L’area ex Dell’Orto non è solo un cantiere: è il simbolo del futuro che ci attende.

Se si costruisce solo per chi può pagare, se si valorizza il profitto più del bene comune, rischiamo di perdere la nostra comunità, la nostra storia e la speranza che tutti - non solo i ricchi - possano sentirsi a casa a Seregno.

lunedì 22 settembre 2025

Le Acli di Seregno presentano il dossier sull’area ex Dell’Orto


Martedì 23 settembre alle ore 21, presso la Casa della Sinistra – Sala Coop "Libertà", in via Leonardo da Vinci 30, Seregno, il Circolo Acli "Leone XIII" di Seregno presenta il dossier:

“Area ex Dell'Orto. Rigenerare spazi, costruire comunità”

Sarà un’occasione per approfondire un tema che nelle ultime settimane ha animato il dibattito politico cittadino e su cui ci siamo già occupati con diversi approfondimenti:

  1. Rigenerazione ex Dell’Orto a Seregno: tra opportunità e criticità, il monito del Politecnico
  2. Seregno, il caso ex Dell’Orto: le Acli chiedono trasparenza, la politica si defila
  3. Area ex Dell’Orto: è questa la rigenerazione che Seregno merita?
  4. Area ex Dell’Orto (Seregno): il dossier delle Acli e il destino della città
  5. Città vetrina o città giusta? Il contributo delle Acli di Seregno sull’area ex Dell’Orto

domenica 21 settembre 2025

Rigenerazione ex Dell’Orto a Seregno: tra opportunità e criticità, il monito del Politecnico

Dopo la presentazione del dossier delle Acli, si è aperta a Seregno una discussione pubblica sulla trasformazione dell’area ex Dell’Orto, di cui abbiamo dato spazio sul nostro blog. Qui vogliamo esaminare la relazione della professoressa Elena Granata, docente del Politecnico di Milano e consulente del Comune, per cogliere le criticità evidenziate, che potete trovare nella scheda di approfondimento.


La rigenerazione dell’area ex Dell’Orto rappresenta un passaggio cruciale per il futuro urbanistico della città. La relazione mette in luce potenzialità e criticità del progetto presentato da Anedo srl ed EffeEffeArchitects.

L’area, oggi abbandonata e impermeabilizzata, richiede un profondo intervento di bonifica e restituzione alla città. Il piano prevede residenze, verde, servizi, parcheggi e spazi pubblici, ma non mancano i nodi da sciogliere.

Tra le criticità principali segnalate dalla professoressa Granata emergono:

  1. Contesto storico delicato – L’area è nel cuore del centro storico, con cortine continue e isolati compatti. Gli interventi devono rispettare e valorizzare il carattere storico, evitando soluzioni dirompenti.
  2. Densità e volumetrie – Le volumetrie previste sono elevate per un contesto già densamente urbanizzato. La normativa regionale lascia margini ampi alla proprietà, ma la relazione sottolinea l’importanza di armonizzare edifici e spazi pubblici.
  3. Altezza degli edifici – La proposta di torri rischia di alterare lo skyline e la proporzione del centro storico, generando preoccupazione tra i residenti. La relazione invita a trovare un equilibrio tra esigenze di sviluppo e inserimento armonioso nel contesto.
  4. Qualità del verde e sostenibilità – Il verde non deve essere solo ornamentale ma ecosistemico: alberature, ombra, suoli drenanti e mitigazione delle isole di calore, in linea con il Piano Clima comunale.
  5. Spazi pubblici e privati – La gestione degli spazi comuni e la privacy delle residenze deve essere ponderata, evitando chiusure eccessive che compromettano la fruizione pubblica.
  6. Funzioni sociali e mix urbano – La presenza di edilizia convenzionata, servizi per famiglie e attività commerciali è fondamentale per un insediamento equilibrato e integrato nel quartiere.
  7. Mobilità e parcheggi – L’attenzione è rivolta a parcheggi interrati per non gravare sul traffico locale e alla valorizzazione di vie pedonali come via San Rocco, connessa alla chiesetta e agli spazi pubblici.
  8. Partecipazione della comunità – La relazione sottolinea l’importanza di avviare un percorso partecipativo con cittadini e comunità locale per garantire trasparenza e co-progettazione, vista la rilevanza dell’intervento.

La rigenerazione dell’area ex Dell’Orto rappresenta dunque un’opportunità per Seregno, ma richiede attenzione, equilibrio e capacità progettuale. Solo un intervento calibrato potrà trasformare un comparto industriale dismesso in uno spazio urbano di qualità, rispettando la storia, la comunità e l’ambiente.

Scheda / Criticità emerse dalla Relazione


sabato 20 settembre 2025

Seregno, il caso ex Dell’Orto: le Acli chiedono trasparenza, la politica si defila

Area ex Dell'Orto: rendering del grattacielo di 14 piani previsto su via San Rocco

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato diversi post riprendendo il dossier partecipato sull’area ex Dell’Orto, promosso dalle Acli di Seregno. Un documento nato non per trattare con l’amministrazione, ma – come ribadito dagli stessi promotori – come «atto di responsabilità pubblica e di partecipazione democratica, nato per rendere i cittadini e i corpi intermedi più consapevoli delle scelte che plasmeranno il futuro della città».

Nel comunicato stampa diffuso in questi giorni, per rispondere ad alcune affermazioni dell’amministrazione comunale, le Acli precisano che «il dossier non è un esercizio accademico, ma un lavoro documentato che prende le mosse dalla Delibera di Giunta n. 163/2024 e dall’intero Progetto esecutivo presentato nel 2025 da Anedo Srl, attuale proprietaria dell’area. Tutti i principali strumenti di pianificazione comunale – dal PGT al Piano Clima, dal Piano Urbano del Traffico all’Agenda Seregno 2030 – sono stati messi a confronto con il progetto per verificarne la coerenza».

Rendering delle aree interne

«Il compito di un’Amministrazione
– scrivono le Acli – non è registrare le intenzioni di un investitore, ma guidare le trasformazioni secondo una visione di città giusta, sostenibile e inclusiva». Se da un lato viene riconosciuto come positivo il richiamo all’edilizia convenzionata, alla sostenibilità e alle pedonalizzazioni, dall’altro si sottolinea che «le quote di edilizia convenzionata sono troppo limitate, la sostenibilità non è garantita da criteri vincolanti, la viabilità rischia di spostare i problemi senza risolverli».

Viene inoltre ricordato l’impegno a preservare «la memoria storica della fabbrica Dell’Orto» e viene condivisa «la recente raccomandazione del circolo culturale 'Seregn de la memoria' che riguarda la presenza della chiesetta dell’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano, edificio vincolato e prezioso segno della storia religiosa e civile di Seregno. Rigenerare significa valorizzare, non oscurare o marginalizzare questi luoghi».

Una parte del comunicato è dedicata anche a sgomberare il campo da equivoci circa i rapporti personali e politici: «Essere soci Acli non equivale a rappresentare l’associazione, che parla solo tramite il Presidente e il Consiglio direttivo». Le Acli rivendicano così l’autonomia associativa, prendendo le distanze da interpretazioni giornalistiche o politiche che rischiano di confondere piani distinti.

Nella parte finale del comunicato, le Acli insistono sul bisogno di trasparenza: «Se i cosiddetti “paletti” esistono davvero devono essere messi a conoscenza della comunità. Una vera sintesi non può maturare solo in un confronto riservato tra Comune e soggetto privato».

Il dossier – ribadiscono – «non nasce per alimentare contrapposizioni, ma per offrire una base di confronto pubblico serio e orientato all’interesse generale». Alle istituzioni locali viene chiesto un passaggio di chiarezza: se la visione proposta è condivisa, deve essere tradotta in scelte concrete; se non lo è, occorre dirlo con trasparenza alla comunità.

Il dossier completo – interamente dedicato al Progetto esecutivo presentato da Anedo Srl – è disponibile a questo link: Dossier partecipato Acli.

Nostro commento: Ex Dell’Orto, la politica che abdica al suo ruolo


Quanto sta avvenendo a Seregno attorno al destino dell’area ex Dell’Orto ci ha richiamato alla memoria un’intervista rilasciata alcuni mesi fa ad Avvenire da Giancarlo Consonni, professore emerito di Urbanistica al Politecnico di Milano e direttore dell’archivio Piero Bottoni. In quelle parole, dense e radicali, rivolte in particolare alle vicende milanesi, ritroviamo molti dei nodi che anche la nostra città sta vivendo: il vuoto della politica, la rinuncia a guidare i processi urbani.

Le vicende dell’area ex Dell’Orto a Seregno non possono essere lette come una questione locale o tecnica. Esse si collocano dentro un vuoto che, prendendo a prestito le parole di Consonni, riguarda la politica stessa: «Non c’è una strategia, una linea ferrea, determinata sul tema della città. Alla fine il modo in cui viene gestita è quello di un’azienda, ma senza princìpi sociali».

Seregno non fa eccezione. L’operazione proposta da Anedo Srl e la reazione dell’amministrazione comunale rivelano la stessa dinamica che altrove ha consegnato pezzi di città alla logica degli operatori privati. La politica rinuncia a guidare i processi, limitandosi a registrare intenzioni, promesse o vincoli indefiniti, e lascia che il mercato determini le forme dello spazio urbano. Ma così facendo abdica al suo compito: quello di garantire che la città sia giusta, inclusiva, viva.


Consonni ricordava che altre città europee – Vienna, Copenaghen, Barcellona – hanno accompagnato gli interventi di grande impatto con misure compensative: Vienna e Copenaghen destinando quote ad alloggi popolari; Barcellona lavorando, con Oriol Bohigas, a progetti che rinsaldassero il tessuto urbano e le relazioni di prossimità. Lì la politica ha guidato le trasformazioni, mettendo al centro la vita collettiva. A Seregno, invece, l’ex Dell’Orto rischia di diventare l’ennesimo “non luogo”, privo di anima e destinato a svuotarsi di vita sociale.

Se un’area così significativa viene trattata come un affare tra Comune e investitore, senza un vero confronto pubblico, il problema non è solo urbanistico: è politico. «Se non agisci sul mercato – ammonisce Consonni – lasci la città in mano agli operatori privati». E così crescono disuguaglianze, quartieri ricchi contrapposti a quartieri poveri, spazi anonimi che di sera diventano deserti.

La posta in gioco, a Seregno come altrove, non è un semplice progetto immobiliare ma l’idea stessa di città: se sarà luogo di convivenza o terreno di speculazione. L’ex Dell’Orto potrebbe diventare occasione di rigenerazione urbana e sociale, restituendo centralità alla memoria e vitalità alla comunità. Oppure ridursi a un’operazione “mordi e fuggi”, senza futuro.

La scelta è tutta politica. E qui sta l’urgenza: la politica deve tornare a occuparsi della città, con coraggio e competenza. Perché, come ricorda Consonni, «se rompi il nesso tra come trasformi la città e come la vivi», il risultato non è solo degrado urbanistico: è una crisi profondamente politica, che mina la convivenza civile stessa.

lunedì 8 settembre 2025

Area ex Dell’Orto (Seregno): il dossier delle Acli e il destino della città

L'area ex Dell'Orto, corso Matteotti ang. via Cavour

Le Acli di Seregno hanno recentemente prodotto un Dossier partecipato dedicato all’ex area Dell’Orto. Si tratta di un documento articolato e prezioso, che merita di essere conosciuto e discusso perché non riguarda solo un progetto edilizio, ma la qualità del futuro della città.

L’argomento è decisivo: non si tratta soltanto delle volumetrie e delle scelte proposte da un privato, ma soprattutto del modo in cui l’operazione è stata (o meglio, non è stata) gestita dall’Amministrazione comunale.

Il dossier mostra con chiarezza come i processi partecipativi siano stati deboli, quasi inesistenti, e come manchi del tutto una vera visione di città. Si procede “a spot”, con progetti isolati e scollegati, senza un disegno complessivo capace di orientare le trasformazioni urbane.

Il rischio è che, al momento della redazione del nuovo PGT, ci si trovi con progetti impattanti già avviati, che condizionano e limitano la possibilità di pensare a una Seregno più giusta, equilibrata e sostenibile.

Per questo crediamo sia necessario ribadire un principio semplice ma fondamentale: meglio fare meno ma bene, piuttosto che tanto ma male.


Ex area Dell’Orto: un progetto senza visione pubblica

Il piccolo parcheggio su via Cavour

L’area ex Dell’Orto è una delle ultime grandi occasioni di rigenerazione urbana per Seregno. Ma il progetto oggi sul tavolo – con una torre di 14 piani, volumetrie sproporzionate e verde frammentato – rischia di trasformarsi in una mera operazione immobiliare. Il dossier partecipato delle Acli parla chiaro: «Non si costruisce città, si occupa spazio».

Piazza Mons. Ratti, davanti all'Oratorio dei SS: Rocco e Sebastiano

Il dossier ricorda che l’ex Dell’Orto non è un semplice comparto edilizio, ma un nodo strategico per il futuro di Seregno. L’operazione in corso, presentata come piano di recupero, in realtà appare come una trasformazione a guida privata, priva di una visione pubblica. La città, spiegano le Acli, dovrebbe porsi una domanda di fondo: vogliamo una città costruita a misura di investitori o una città coesa e inclusiva?

Il progetto visto da via San Rocco

Il piano prevede un grattacielo di 14 piani, con oltre 41.000 metri cubi edificati e un indice pari a 5 m³/m², molto più alto rispetto ad altri quartieri cittadini. Una volumetria che muta radicalmente il profilo urbano, senza un disegno che ne spieghi l’utilità collettiva.

Le dotazioni pubbliche risultano marginali: la promessa di un asilo nido non trova conferme e la quota minima di standard (6%) è stata monetizzata, rinunciando a spazi verdi e sociali autenticamente collettivi.

Pianta delle aree pubbliche

Il verde proposto è frammentato e condominiale, senza connessioni ecologiche e senza valore sociale. La viabilità si fonda su una nuova rotatoria e su parcheggi destinati soprattutto alla mobilità privata, in aperto contrasto con gli obiettivi del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) e del Piano Clima.

Inoltre, il progetto non prevede alcuna edilizia sociale: l’offerta immobiliare è pensata per fasce medio-alte, contribuendo ad aumentare le disuguaglianze.

L'edificio ex Dell'Orto in via San Rocco

Secondo le Acli, la criticità principale sta nella mancanza di una visione pubblica. L’Amministrazione comunale ha il dovere di guidare le trasformazioni urbane, orientandole verso l’interesse collettivo. Rinunciare a questo ruolo significa abdicare alla propria responsabilità.

Il progetto, così com’è, si presenta come un’operazione immobiliare più che come una rigenerazione urbana. Non c’è un piano per integrare l’intervento nel tessuto cittadino, né un coinvolgimento della cittadinanza.

Chi ci guadagna? Impatti sociali, ambientali ed economici

Ogni trasformazione urbana produce valore. La domanda è: a chi va questo valore? Nel caso dell’ex Dell’Orto, il dossier mostra come la rendita generata sia quasi interamente concentrata nelle mani del privato, mentre gli impatti sociali, ambientali ed economici ricadono sulla collettività.

Via D'Azeglio, ang. via San Rocco

Il piano proposto concentra i vantaggi su chi realizza l’intervento, senza redistribuirne i benefici. La monetizzazione delle dotazioni pubbliche è un esempio lampante: invece di creare nuovi spazi collettivi, si preferisce un contributo economico che lascia intatto il problema della scarsità di servizi e aree verdi.

Questa scelta priva la città di opportunità di crescita inclusiva e riduce la rigenerazione a una semplice occasione di profitto.

Il progetto rischia di escludere le fasce più fragili della popolazione: giovani, famiglie monoreddito, anziani. L’assenza di edilizia sociale e di spazi civici alimenta disuguaglianze e concentra l’offerta abitativa su chi dispone di maggiori risorse.

Via D'Azeglio, vista da corso Matteotti

Inoltre, l’arrivo di nuovi residenti aumenterà la pressione su servizi pubblici già carenti, senza che siano previsti investimenti compensativi.

Il verde è insufficiente, chiuso entro spazi condominiali, e non garantisce connessioni ecologiche. Non sono previste compensazioni ambientali né interventi che riducano l’impatto della densificazione edilizia. Al contrario, il rischio è di aumentare traffico, inquinamento e consumo di risorse.

I costi indiretti dell’intervento – dall’adeguamento delle reti idriche e fognarie all’aumento della domanda di servizi – ricadranno sulla collettività. Non esiste un’analisi costi-benefici che dimostri la sostenibilità economica dell’operazione nel medio-lungo periodo.

La città si trova così a sopportare gli oneri senza ricevere in cambio vantaggi significativi.

Il progetto cancella la memoria industriale dell’area, trasformandola in un “non-luogo”. Nessun richiamo alla storia produttiva, nessun percorso di valorizzazione culturale.

A questo si aggiunge l’assenza di processi partecipativi: non sono stati attivati strumenti di confronto pubblico, né valutazioni di impatto sociale. Una trasformazione così rilevante è stata decisa senza un vero coinvolgimento della cittadinanza.

Per una rigenerazione giusta e partecipata

Una città giusta non nasce dal silenzio, ma dalla partecipazione consapevole. Il dossier propone sette assi strategici per invertire la rotta sull’ex Dell’Orto: più dotazioni pubbliche, edilizia accessibile, mobilità sostenibile, standard ambientali vincolanti e un tavolo civico permanente.

Il punto è chiaro: vogliamo una città costruita a misura di investitori o una città coesa e inclusiva? Delegare ai privati la regia urbana significa rinunciare al ruolo politico dell’Amministrazione.

L'edificio ex Dell'Orto su corso Matteotti

Le Acli lo sottolineano: l’Amministrazione ha il potere, il dovere e la responsabilità di guidare le trasformazioni urbane.

Le sette proposte:
  • Incrementare le dotazioni pubbliche: più spazi verdi e sociali collettivi.
  • Garantire casa accessibile: introdurre edilizia sociale o cooperativa, superando la logica della monetizzazione.
  • Integrare il progetto nella mobilità sostenibile: percorsi ciclabili e pedonali, riqualificazione dell’asse Cavour–Matteotti, piano del verde urbano.
  • Istituire un tavolo civico permanente: monitoraggio partecipato per un intervento che durerà anni.
  • Vincolare a standard ambientali elevati: certificazioni energetiche, materiali ecologici, patti di manutenzione.
  • Applicare davvero la L.R. 12/2005, art. 8 bis: rigenerazione significa inclusione, verde e servizi, non solo costruzione.
  • Rinegoziare l’accordo urbanistico: riequilibrare interesse pubblico e privato, con convenzioni trasparenti e vincolanti.

Il dossier propone di andare oltre il singolo caso: istituire un Osservatorio Civico Permanente sul PGT, promuovere tavoli di coprogettazione pubblica, definire criteri chiari di valutazione delle trasformazioni (utilità collettiva, giustizia urbana, sostenibilità ambientale, redistribuzione del valore).

L’ex Dell’Orto diventa così simbolo di una sfida più ampia: costruire una città capace di coniugare memoria, giustizia e innovazione.

Contornata in rosso: l'area ex Dell'Orto

Rigenerare non significa solo costruire, ma costruire meglio. Significa creare spazi che rafforzino la comunità, che riducano le disuguaglianze, che rispettino l’ambiente e la storia.

Il dossier partecipato delle Acli è un invito alla cittadinanza e alle istituzioni: fare dell’ex Dell’Orto un’occasione di giustizia urbana, non di speculazione. Perché una città giusta non si misura in metri cubi, ma nella qualità delle relazioni e della vita che ospita.

domenica 7 settembre 2025

A Seregno un incontro per la Giornata Internazionale della Pace: memoria, impegno e speranza


Il prossimo 21 settembre 2025, in occasione della Giornata Internazionale della Pace, il Circolo ACLI Leone XIII di Seregno propone un momento di riflessione e confronto dal titolo “Per una pace giusta, disarmata e disarmante”. L’appuntamento, che si terrà alle ore 10 presso la Sala Mons. Gandini di via XXIV Maggio a Seregno, rientra nelle celebrazioni per l’80° anniversario di fondazione del Circolo.

L’incontro vedrà la partecipazione di personalità del mondo politico, sociale ed economico. Tra gli ospiti, Marco Tarquinio, Parlamentare Europeo, Gianni Alioti dell’Osservatorio The Weapon Watch e Teresa Masciopinto della Fondazione Finanza Etica.

Particolarmente attesa sarà la testimonianza di Tommaso Lanzani, giovane seregnese impegnato a Gaza, che offrirà un racconto diretto e umano sulle ferite del conflitto e sulle possibili strade di riconciliazione e convivenza. A coordinare i lavori sarà Marco Viganò, del Circolo ACLI Leone XIII.

A concludere la mattinata interverrà Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle ACLI, che porterà il suo contributo sul significato e sull’attualità dell’impegno per la pace.

Con questo appuntamento, le ACLI di Seregno intendono trasformare la Giornata della Pace in un segno concreto di unità, speranza e testimonianza collettiva, rafforzando il valore della rete associativa e l’impegno condiviso per un futuro più giusto e disarmato.

venerdì 5 settembre 2025

Città vetrina o città giusta? Il contributo delle Acli di Seregno sull’area ex Dell’Orto

Il Circolo Acli Leone XIII di Seregno ha diffuso nei giorni scorsi una nota di sintesi che accompagna il “Dossier Partecipato PII area ex Dell’Orto”, un documento che intende offrire un contributo politico, civico e tecnico al futuro di una delle aree più delicate della città.

Copertina del documento presentato dalle ACLI di Seregno

Le Acli chiariscono subito il senso dell’iniziativa: «L’area ex Dell’Orto non è una questione tecnica, ma un nodo strategico per il futuro di Seregno. Le ACLI di Seregno scelgono di intervenire con un contributo documentato e propositivo, dentro una dialettica democratica che valorizza i corpi intermedi e rilancia la partecipazione».

L'area dell'ex Dell'Orto, oggetto dell'intervento

La sintesi non risparmia critiche al progetto presentato. Le parole sono nette: «In sintesi: non si costruisce città, si occupa spazio». Tra i principali punti critici evidenziati troviamo:

  • volumetrie eccessive (14 piani, oltre 41.000 m³), con un indice edificatorio molto superiore ad altri comparti cittadini;
  • assenza di dotazioni pubbliche significative, con il rischio che gli standard vengano monetizzati anziché tradotti in spazi collettivi;
  • verde frammentato e condominiale, privo di vere connessioni ecologiche e sociali;
  • viabilità incoerente, orientata all’uso dell’auto e non alla mobilità sostenibile;
  • nessuna edilizia sociale, con un’offerta destinata solo a fasce medio-alte;
  • processo chiuso e senza confronto pubblico, che priva la cittadinanza di strumenti partecipativi.

Secondo le Acli, i rischi sono molteplici: esclusione sociale, impatti ambientali e costi indiretti per la collettività, fino a un indebolimento della stessa qualità democratica del dibattito pubblico.

Il Piano di Intervento presentato (vista da via San Rocco)

Il nodo, spiegano dal Circolo, è eminentemente politico: «Vogliamo una città costruita a misura di investitori o una città coesa e inclusiva? Accettiamo di delegare ai privati la regia urbana, rinunciando a una visione collettiva?».

La responsabilità ricade sull’Amministrazione comunale, che – sempre secondo le Acli – ha «il potere, il dovere e la responsabilità di guidare le trasformazioni: rinunciare significa abdicare al proprio ruolo».

Il documento non si limita alle critiche, ma avanza sette assi strategici per “invertire la rotta”:

  • Incrementare le dotazioni pubbliche.
  • Garantire alloggi accessibili e forme di edilizia sociale.
  • Integrare il progetto nella mobilità sostenibile.
  • Istituire un tavolo civico permanente.
  • Vincolare a standard ambientali elevati.
  • Applicare davvero la normativa regionale sulla rigenerazione.
  • Rinegoziare l’accordo urbanistico per riequilibrare gli interessi.

Un approccio che punta a «una nuova visione condivisa», in cui il futuro della città non sia appaltato agli interessi privati ma «costruito con visione, giustizia e partecipazione».

Il Circolo Acli Leone XIII, proprio nell’anno del suo 80° anniversario, ribadisce così la volontà di giocare un ruolo attivo nel dibattito civico: «Studiare, spiegare, condividere e dialogare per un governo del territorio giusto, trasparente e democratico».

Nei prossimi giorni torneremo su questo tema, entrando nel merito dei diversi aspetti politici, urbanistici e sociali sollevati dal Dossier partecipato sull’area ex Dell’Orto, per contribuire a un confronto pubblico più consapevole e inclusivo.

martedì 5 agosto 2025

Seregno è pronta all’impatto della tangenziale di Pedemontana?

Gli interventi previsti dal PUT di Seregno su via Cadore. Come si può vedere dalla planimetria, la tangenziale di Pedemontana non è stata considerata.

“In seguito all'arrivo del cantiere di Pedemontana, lo studio del traffico diventa di fondamentale importanza.”

Così la vicesindaca di Desio, Jennifer Moro, dichiara oggi, 5 agosto 2025, a Il Giorno. Una frase che suona come un avvertimento anche per Seregno, dove le preoccupazioni per l’impatto della nuova tangenziale su via Cadore erano già state sollevate nel 2022 da diverse associazioni seregnesi.

Le osservazioni al PUT di Seregno presentate nel 2022 da diverse associazioni seregnesi

Già allora, le associazioni avevano denunciato l’assenza nel Piano Urbano del Traffico (PUT) della previsione di un peduncolo di accesso alla Pedemontana su via Cadore, chiaramente indicato nella documentazione di valutazione ambientale. Un’opera che, si leggeva nelle osservazioni, avrebbe portato “flussi di traffico sicuramente rilevanti” nella zona ovest della città, con impatti tali da mettere in dubbio la riclassificazione di via Cadore.
Tra le richieste figuravano: aggiornamento delle mappe del PUT, revisione della classificazione stradale, inserimento di misure di mitigazione, modifica del tracciato della tangenziale per ridurne l’impatto ambientale e realizzazione di percorsi ciclo-pedonali e fasce boscate protettive.

La controdeduzione dell'amministrazione comunale

Il Comune, nelle controdeduzioni, aveva risposto che il progetto della tangenziale era “ancora in evoluzione” e quindi non recepibile nel PUT.
Oggi, però, il quadro è cambiato: la rotatoria della tangenziale su via Cadore si farà.

Per questo chiediamo all’Amministrazione comunale di chiarire subito:

  • È stato avviato l’aggiornamento del PUT per includere i nuovi scenari di traffico generati dalla tangenziale?
  • Sono già in corso progetti per mitigare l’impatto su via Cadore, prima che l’opera entri in funzione?

Il tempo delle attese è finito: la realizzazione della tangenziale non è più un’ipotesi. Senza un piano di gestione e mitigazione del traffico, il rischio è di compromettere la vivibilità di un intero quartiere.

venerdì 5 luglio 2024

Seveso - la Chernobyl italiana: una serata di riflessione

In occasione del disastro di Seveso del 10 luglio 1976, quando la fabbrica ICMESA rilasciò una nube di diossina, il Circolo ACLI di Meda organizza una serata di approfondimento. Durante l'evento interverranno Matteo Luzzi e Niccolò Martin, autori del podcast "Seveso - La Chernobyl d’Italia".

La serata avrà luogo venerdì 12 luglio 2024 alle ore 21, presso il Bosco delle Querce (Via Ada Negri) a Seveso, nei luoghi dove si verificò il disastro.

domenica 3 aprile 2022

Seregno. Voci da ogni tempo per dire NO alla GUERRA


 

Domenica 10 aprile 2022 - ore 17
Sala Mons. Gandini, via XXIV Maggio - Seregno


NO alla GUERRA
voci da ogni tempo


Testi di:
Genesi, Tucidide, Albio Tibullo, Publio Cornelio Tacito, Dù Fŭ, Erasmo da Rotterdam, Lev Nikolàevič Tolstòj, Trilussa, Edgar Lee Masters, Tahar Ben Jalloun, Salvatore Quasimodo, Gino Strada, Primo Levi, Norberto Bobbio, Don Tonino Bello

Voci: Chiara Consonni e Chicca Russo

Ingresso gratuito

I testi che verranno letti sono stati raccolti in un fascicolo che verrà distribuito in occasione dell'evento. Tutte le donazioni raccolte verranno devolute alla Casa della Carità di Seregno a favore delle vittime di tutte le guerre.

Dalla prefazione:

La storia della “civiltà” e del “progresso” è, purtroppo una storia di guerre, tanto più violente e atroci quanto più le risorse dell'intelligenza umana hanno approntato allo scopo perverso della distruzione strumenti e tecniche sempre più potenti. Fin da quando l'agricoltore (Caino) aggredì il pastore (Abele), il sangue del fratello ucciso grida dalla terra. E nelle odierne guerre che vengono dal cielo, sempre più innocenti sono ignobilmente sacrificati alle divinità più crudeli.
C'è anche una cultura che tutto questo giustifica, c'è stato chi ha osato chiamare la guerra “igiene del mondo”, e sappiamo quali frutti ha dato tale aberrazione del pensiero. Ma lungo tutta la storia della nostra cultura molto più alte e numerose sono le voci che si sono levate a condannare il seme della violenza, dell'avidità, del disprezzo per la vita propria e altrui, per la dignità e la libertà cui tutti gli esseri umani hanno diritto, l'odio che nutre ogni guerra.
Oggi che si profila il rischio di uno scontro il cui esito sarebbe apocalittico, non possiamo che tornare ad ascoltare e meditare quelle voci, e solo esse, rifiutando l'idea che la pace sia un'utopia, mentre sono la ragione e il realismo a dimostrare che in essa è l'unica possibilità di sopravvivenza per il genere umano.
Soccorrere le vittime di questa, come di tutte le guerre, deve servirci come motivo di rifiuto per la causa di tante sofferenze, senza che questo ci induca a cadere nella logica del conflitto, scegliendo un nemico per odiarlo e combatterlo, seppure da lontano. E se questo sembra impossibile, ascoltare queste voci potrà forse convincerci che si tratta invece dell'unica strada davvero percorribile.

martedì 7 aprile 2020

Seregno. Modificata la viabilità del comparto commerciale PAc-1

Il Comune di Seregno ha pubblicato, lo scorso 2 aprile 2020, la notizia riguardante l'approvazione, da parte della Giunta, di un atto di indirizzo che ha apportato alcune modifiche alla viabilità di contorno al comparto commerciale PAc-1 di via Milano.

Pac1 - Modifica della viabilità in via Toselli
Da quanto si apprende verrà allargata via Toselli con la creazione di corsie di accumulo per favorire la svolta a sinistra. Verrà inoltre mantenuto il doppio senso di marcia nelle vie Milano, allo Stadio e Toselli. Ridisegnata anche l'intersezione a sud in corrispondenza del distributore di benzina.

Pac1 - Il nuovo progetto riguardante l'intersezione a sud tra le vie Milano, allo Stadio e Cascina Ida
In sostanza si mangiano un po' di suolo e tutto diventa, forse, più scorrevole: speriamo! A parte lo spostamento della pista ciclabile a nord di via Toselli, nulla si dice riguardo ai percorsi pedonali e ciclabili, con isole salvagente per gli attraversamenti e un minimo di continuità oltre la zona. Rendere più sicura e agevole per tutti la mobilità dolce sembrava nei programmi di questa Amministrazione (Vedi Delibera di Giunta n°35 del 26/03/19).

La notizia pubblicata dall'Amministrazione Comunale

Viabilità Pac1, sarà modificato il progetto


Il nuovo comparto commerciale progettato nella zona di via Stadio – via Toselli – via Milano (il cosiddetto “Pac1”) si farà, ma con un assetto viabilistico che ridurrà di circa un terzo l’impatto sul traffico e sull’inquinamento ambientale. Questo il senso di un atto di indirizzo approvato alla fine del mese di marzo dalla Giunta Comunale.

La vicenda del Pac1 è nota. Il Piano Attuativo è stato approvato dalla precedente Amministrazione nel 2017. Sin dal momento della sua approvazione, il Pac1 ha indotto cittadini, associazioni ambientalistiche, operatori commerciali e Comitati di Quartiere ad avanzare preoccupate osservazioni circa l’impatto negativo che il nuovo insediamento potrebbe apportare alla viabilità dell’area. Preso atto che non è possibile revocare il Piano, in quanto ciò lederebbe i diritti acquisiti da parte della proprietà dell’area (con conseguenti contenziosi legali nei quali il Comune risulterebbe certamente soccombente), l’Amministrazione in carica, già nei primi mesi dopo il proprio insediamento, aveva assunto l’impegno di individuare possibili ed eventuali margini di miglioramento dell’assetto viabilistico del Pac1.

Per dare attuazione a quell’impegno formale, era stato conferito all’ingegner Dario Vanetti l’incarico di redigere uno studio viabilistico che potesse rappresentare il presupposto per una nuova fase progettuale. Partendo dall’analisi della viabilità attuale e dall’assetto derivante dal Piano Attuativo approvato (assetto, quest’ultimo, che prevede l’istituzione di una sorta di “Grande Anello” a senso unico lungo le vie Toselli, Stadio e Milano), lo studio ha prima di tutto approfondito la possibilità di ottimizzare il Grande Anello eliminando il semaforo tra via Toselli e via Milano e modulando in maniera differente il semaforo tra via Toselli e via Stadio. Questa soluzione, però, non apporterebbe un significativo miglioramento dei dati sull’intasamento da traffico.

Si è quindi approfondita la possibilità di una soluzione che partisse dalla viabilità attuale. Ne è scaturita la proposta di mantenere il doppio senso di marcia su via Milano – via allo Stadio e via Toselli, con allargamento della sezione di via Toselli per consentire una corsia dedicata alla svolta a sinistra in prossimità degli incroci, con il conseguente spostamento della pista ciclabile a nord di via Toselli e una modificazione delle geometrie dell’intersezione tra via Milano e via allo Stadio.

Con questo nuovo assetto, si prevede – rispetto alla viabilità proposta nel Piano Attuativo – un miglioramento di circa un terzo sia dei parametri di congestione del traffico (in un anno complessivamente verranno risparmiate 16 mila ore per liberare gli incroci) sia degli indicatori ambientali (la variante rispetto al progetto approvato comporterà un risparmio di circa 50 mila litri di carburante e di circa 120 mila chilogrammi di anidride carbonica). Inoltre, la nuova sagomatura del tratto via Milano – via Stadio – via Cascina Ida migliorerà il livello di sicurezza, in quanto verrà aumentato l’angolo di manovra per i veicoli provenienti da via Milano.

La soluzione individuata verrà ora messa a punto con la proprietà dell’area, che nelle interlocuzioni già intraprese si è mostrato disponibile a collaborare per il perseguimento di un miglioramento complessivo della viabilità dell’ambito sia in termini di sicurezza degli utenti, di accessibilità e fruibilità degli spazi e mitigazione dell’impatto ambientale.

Alberto Rossi, sindaco: “Rispetto al progetto del Pac1 abbiamo raccolto e fatto nostre le preoccupazioni espresse dai cittadini. E partendo da questo, abbiamo condotto un’analisi progettuale di notevole rilevanza. Con la variante dell’assetto viabilistico siamo convinti di aver individuato la soluzione che, rispetto all’area indicata, riduce il più possibile l’impatto negativo sul traffico. A questo punto della vicenda, quella individuata è la soluzione che maggiormente contempera le esigenze di tutti gli attori in gioco. Abbiamo conseguito un risultato che non è mai stato per nulla scontato e per il quale esprimo per intero la soddisfazione di tutta la Giunta e mia personale”.

Rimandiamo per ulteriori approfondimenti a questi link: