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| Il consumo di suolo a Monza. Immagine tratta dal web. |
Il Comune di Monza dichiara di voler ridurre il consumo di suolo e tutelare il suolo libero. Ma nelle osservazioni alla variante del PTCP provinciale chiede di modificare alcune delle tutele che potrebbero ostacolare nuove trasformazioni. Dalla Cascinazza alla Rete Verde, passando per via Sant’Anastasia: ecco cosa emerge dai documenti.
C'è una questione che merita di essere discussa con attenzione nel dibattito sulla nuova pianificazione urbanistica di Monza: quanto è realmente vincolante l'obiettivo di ridurre il consumo di suolo quando, contemporaneamente, si chiede di rendere più flessibili alcune delle tutele che proteggono il suolo libero?
La domanda nasce dalla lettura delle osservazioni che il Comune di Monza ha presentato alla variante del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e della Brianza.
Il documento comunale parte da una premessa che, almeno nelle intenzioni, va nella direzione auspicata da chi da anni si batte contro il consumo di suolo. Il Comune ricorda infatti che la variante al proprio PGT, avviata nel 2023 e attualmente all'esame del Consiglio comunale, è finalizzata all'adeguamento alla legge regionale sul consumo di suolo e al perseguimento di una «consistente riduzione del consumo di suolo» rispetto al PGT vigente. Tra gli obiettivi dichiarati vengono indicati anche la tutela del suolo libero e la valorizzazione delle componenti ambientali e paesaggistiche. Fin qui, nulla da eccepire. Il problema nasce quando si passa dalle dichiarazioni generali alle richieste specifiche formulate alla Provincia.
Cascinazza: tutelare il suolo, ma non tutto
Uno dei casi più significativi riguarda la Cascinazza, attraverso l'ambito di trasformazione AT18. Il Comune chiede alla Provincia di stralciare dall'individuazione come Ambito destinato all'attività agricola di interesse strategico (AAS) una porzione di territorio compresa nel perimetro dell'AT18, così da poter garantire l'attuazione dell'ambito di trasformazione per l'intera superficie del complesso cascinale. La richiesta viene motivata anche con un'altra operazione che, nelle intenzioni dell'amministrazione, dovrebbe produrre un importante beneficio ambientale: per l'attuazione dell'AT18 il Comune prevede la cessione di oltre 240.000 metri quadrati di aree esterne all'ambito, situate tra il Lambro e via Rosmini, da destinare alla creazione di un parco agricolo attrezzato con percorsi ciclopedonali e alla realizzazione della vasca di espansione del Lambro prevista dal Piano Territoriale Regionale.
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| Via Adda |
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| Viale Sicilia |
È una scelta che pone però una domanda inevitabile. La tutela di oltre 24 ettari di territorio può essere considerata una compensazione sufficiente per rendere possibile la trasformazione urbanistica di un'altra area oggi sottoposta a tutela agricola? Non è una domanda retorica e non significa mettere in discussione il valore del parco agricolo proposto o della vasca di espansione. Significa chiedersi se la tutela del territorio debba essere valutata soltanto in termini quantitativi, sommando metri quadrati protetti da una parte e metri quadrati trasformati dall'altra. Per chi si batte contro il consumo di suolo, il tema è centrale: un'area agricola o libera non è necessariamente intercambiabile con un'altra area libera situata altrove. Il valore ambientale, paesaggistico, ecologico e territoriale di un luogo dipende anche dalla sua posizione e dalle relazioni che intrattiene con il territorio circostante.
La Rete Verde: meno vincoli dove possono diventare scomodi
Ancora più significativa è la parte delle osservazioni dedicata alla Rete Verde di Ricomposizione Paesaggistica (RVRP) del PTCP. La Rete Verde è uno degli strumenti attraverso i quali il PTCP individua una struttura territoriale destinata alla tutela e alla valorizzazione del paesaggio, con una funzione anche di rete ecologica. Il Comune di Monza chiede però di rivederne il disegno, escludendo le aree che costituiscono pertinenze di insediamenti esistenti e quelle che risultavano già impermeabilizzate alla data di adozione del PTCP, il 22 dicembre 2011.
La richiesta non si ferma qui. In alternativa allo stralcio delle aree dalla Rete Verde, il Comune propone di modificare l'articolo 31 delle Norme di Piano, in modo da rendere possibile anche l'attuazione di opere di impermeabilizzazione già previste dagli strumenti urbanistici comunali alla data di adozione del PTCP, anche indipendentemente dalla specifica destinazione urbanistica successivamente attribuita alle aree. Ed è proprio questo passaggio a meritare particolare attenzione. Perché cosa succede se un'area che un tempo era destinata alla trasformazione urbanistica viene successivamente destinata a verde e, anni dopo, torna ad essere considerata urbanizzabile? La proposta del Comune sembra voler evitare che la successiva modifica della destinazione urbanistica cancelli definitivamente il peso delle precedenti previsioni edificatorie. In altre parole, una vecchia previsione urbanistica potrebbe continuare a produrre effetti anche quando quella previsione non è più vigente? È un principio che merita un confronto pubblico, soprattutto in un territorio come la Brianza, dove la disponibilità di suolo libero è sempre più ridotta.
Via Sant'Anastasia: il caso che spiega tutto
Il Comune porta nelle proprie osservazioni un esempio concreto: l'area di via Sant'Anastasia/viale Libertà. L'area è oggi compresa nella Rete Verde ed è di proprietà comunale. Nel PGT vigente alla data di adozione del PTCP, nel 2011, era inserita in un ambito di trasformazione destinato prevalentemente a servizi SAP. Successivamente, con il PGT del 2017, una parte dell'area è stata ridestinata a verde. Ora, nella variante al PGT attualmente in corso, il Comune propone nuovamente una destinazione a servizi che comporterebbe l'impermeabilizzazione del suolo oggi libero. L'area è infatti stata inserita tra quelle considerate «urbanizzabili» nella Carta del Consumo di Suolo. È un esempio particolarmente significativo perché rende concreto il problema.
Un'area che oggi è libera e in parte destinata a verde potrebbe essere nuovamente impermeabilizzata sulla base di una previsione urbanistica che risale a quindici anni fa. La proposta avanzata dal Comune alla Provincia consentirebbe infatti di considerare sufficiente il fatto che il PGT vigente nel 2011 prevedesse già un intervento comportante impermeabilizzazione, anche se quella destinazione è stata successivamente modificata. È questo il modo in cui vogliamo affrontare la riduzione del consumo di suolo? Oppure dovremmo considerare un'area per quello che è oggi, chiedendoci se sia davvero necessario trasformarla, anziché considerare come una sorta di diritto acquisito una vecchia previsione urbanistica?
Via Baradello e via Tagliamento
Le osservazioni riguardano anche altre aree. Per via Baradello, il Comune chiede lo stralcio dalla Rete Verde di un'area verde di proprietà comunale prospiciente edifici residenziali ALER. La motivazione è legata a un progetto di rigenerazione urbana e sociale del quartiere, con la previsione di nuove destinazioni a servizi e parcheggi. In questo caso è necessario evitare semplificazioni: rigenerare un quartiere e migliorare la qualità degli spazi pubblici non equivale automaticamente a consumare nuovo suolo. Ma proprio per questo sarebbe importante capire nel dettaglio quale sarà il rapporto tra la nuova destinazione dell'area e la sua attuale funzione di spazio verde.
Analoga richiesta riguarda un'area comunale tra via Tagliamento e via Generoso, interessata dalla presenza di uno svincolo di accesso alla SS36. Anche in questo caso il Comune chiede lo stralcio dalla Rete Verde. Si tratta di casi diversi tra loro e non è corretto metterli tutti sullo stesso piano. Ma nel loro insieme mostrano un problema generale: quando la tutela ambientale entra in conflitto con una scelta urbanistica, la direzione che il Comune propone alla Provincia è quella di rendere più flessibile la tutela.
Il doppio binario del consumo di suolo
Ed è proprio qui che si trova, a nostro avviso, la questione politica più interessante. Da una parte Monza dichiara di voler ridurre il consumo di suolo e tutelare quello libero.
Dall'altra, nelle osservazioni al PTCP, chiede:
- di stralciare una porzione dell'AT18 Cascinazza dagli ambiti agricoli strategici;
- di rivedere il perimetro della Rete Verde;
- di escludere alcune aree dalle sue tutele;
- oppure, in alternativa, di modificare le norme provinciali per consentire nuove impermeabilizzazioni sulla base di previsioni urbanistiche già esistenti nel 2011;
- di rendere quindi più facilmente attuabili alcune trasformazioni che oggi incontrano maggiori ostacoli per effetto delle tutele ambientali e paesaggistiche.
Questo non significa che la variante al PGT di Monza sia complessivamente una variante "cementificatoria". Il documento comunale sostiene esplicitamente il contrario e sarebbe scorretto ignorarlo. Ma proprio per questo le singole scelte contenute nelle osservazioni meritano di essere discusse. Perché la vera questione non è soltanto quanti metri quadrati di suolo verranno formalmente sottratti alle trasformazioni rispetto al passato. La domanda è anche quali aree vengono considerate sacrificabili e quali strumenti di tutela siamo disposti a indebolire per poterle trasformare.
Il suolo libero non è una riserva da utilizzare quando serve
Da anni, in Brianza, assistiamo a un fenomeno che conosciamo bene: ogni singola trasformazione viene spesso presentata come eccezionale, necessaria, compensata o legata a un interesse pubblico. Il risultato, però, si misura alla fine sul territorio reale. Un pezzo alla volta, un'area dopo l'altra, la superficie libera diminuisce e quella impermeabilizzata aumenta. Per questo riteniamo che la discussione sul nuovo PTCP e sulla variante al PGT di Monza debba partire da un principio semplice: il suolo libero non dovrebbe essere considerato una riserva da utilizzare quando emerge una nuova esigenza urbanistica. E soprattutto una vecchia previsione edificatoria non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un lasciapassare per una nuova impermeabilizzazione. Se una previsione non è stata realizzata per quindici anni, e nel frattempo quell'area è stata destinata a verde, forse la domanda da porsi non dovrebbe essere come recuperare il vecchio diritto a trasformarla. Dovrebbe essere: abbiamo ancora davvero bisogno di trasformarla?
La Provincia dovrà scegliere quale idea di territorio sostenere
Ora la parola passa anche alla Provincia di Monza e Brianza, che dovrà valutare le osservazioni presentate dai Comuni nell'ambito della variante al PTCP. È un passaggio importante perché non si tratta soltanto di decidere il destino di alcune aree monzesi. Si tratta di stabilire quanto deve essere forte e coerente una politica provinciale di tutela del suolo e della Rete Verde. Come blog Brianza Centrale abbiamo sempre sostenuto che la Brianza non abbia bisogno di altro consumo di suolo, ma di recuperare e riqualificare ciò che è già stato urbanizzato. Per questo non ci interessa attribuire etichette o fare processi alle intenzioni. Ci interessa porre una domanda molto semplice, alla quale sarebbe utile che amministratori e pianificatori rispondessero con altrettanta chiarezza:
- se davvero vogliamo ridurre il consumo di suolo, perché dovremmo rendere più facile trasformare proprio quelle aree che gli strumenti urbanistici sovracomunali hanno individuato per essere protette?
La sfida della nuova pianificazione urbanistica dovrebbe essere quella di consumare meno suolo, non quella di trovare nuove eccezioni per poterlo consumare.







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