di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"
Da ieri pomeriggio - 13 agosto - il monte Goi sta bruciando sopra la città di Como.
Si tratta del secondo grave incendio che ha colpito il territorio delle Prealpi tra Como e Lecco, dopo il devastante rogo che dalla scorsa settimana sta interessando il monte Moregallo, nella zona di Valmadrera.
Il nostro ringraziamento va ai Vigili del Fuoco, a tutto il personale e ai volontari impegnati nel difficile lavoro di spegnimento delle fiamme.
Le cause di questi incendi - sovente dolose o colpose - dovranno essere indagate dalle Forze dell'Ordine e dall'Autorità Giudiziaria.
Si tratta però - di certo - di eventi da connettere alla fragilità del nostro territorio, fragilità resa ancora più grave dalla crisi climatica, che sta presentando il conto.
Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" siamo molto preoccupati di questa situazione, che nei prossimi anni e decenni è destinata purtroppo a peggiorare: periodi di siccità sempre più prolungati, uniti alle elevate temperature, creano le condizioni 'ottimali' per il propagarsi degli incendi boschivi: comportamenti colposi (falò incontrollati) o, peggio, dolosi (piromani), possono causare l'innesco di vasti incendi, con pesanti ripercussioni su ambiente e salute pubblica.
Come stiamo vedendo nei recenti episodi, le conseguenze dei roghi sono gravi, con famiglie evacuate (come nel caso del monte Goi) e danni alla biodiversità vegetale e animale: centinaia di ettari di boschi andati in fumo e animali selvatici morti o costretti a spostarsi dai loro territori. Per non parlare dell'inquinamento atmosferico, con la dispersione di polveri sottili e non, che non fanno che peggiorare la qualità dell'aria, già fortemente compromessa, come attestano gli elevati livelli di ozono, giunti quest'estate - anche nei nostri territori pedemontani - a superare i livelli di guardia per la salute pubblica.
In uno scenario simile la politica e le Istituzioni non devono limitarsi alla doverosa gestione delle emergenze, ma devono, in aggiunta, fare più prevenzione e soprattutto pianificare una diversa politica di governo dei territori, con la massima attenzione alla tutela degli ambiti naturali - sia della montagna che della pianura - e al necessario adattamento alla crisi climatica.



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