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martedì 14 febbraio 2023

Rifiuti pericolosi nel Bosco della Moronera: il caso arriva in parlamento

Fonte immagine: AssoTV

Dopo il reportage trasmesso da AssoTV e l'interessamento dei Verdi comaschi e lombardi la questione dei rifiuti abbandonati nel Bosco della Moronera approda in Parlamento.

Elisabetta Patelli, storica esponente ambientalista del comasco, ha dichiarato: “70 ettari di  Bosco della Moronera trasformati in una discarica a cielo aperto, anche di rifiuti pericolosi. Si tratta di una delle poche aree verdi in una delle zone più urbanizzate d’Europa, nel sud della Provincia di Como e a pochi chilometri dalla periferia milanese. Quest’area forestale, compresa tra i residui agricoli dei Comuni di Turate, Cirimido e Lomazzo, è un tipico bosco dell’alta pianura insubre, originato dalla foresta primordiale che copriva l’Europa. In questo contesto territoriale. La Moronera è la più vasta e omogenea zona alberata nelle frammentate campagne sulla direttrice che da Milano porta a Como e costituisce un anello nella rete del risicato asse verde pedemontano”.

 

 

Ora, grazie a Devis Dori, deputato dell'Alleanza Verdi e Sinistra, il caso approda in Parlamento. Qui sotto trovate il testo dell'interrogazione.

 

Interrogazione al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'interno, al Ministro della salute.

Premesso che:

  • il Bosco della Moronera, con un'estensione di 70 ettari, rappresenta una delle poche aree verdi rimaste in una delle zone più urbanizzate d'Europa, nel sud della provincia di Como, a pochi chilometri dalla periferia milanese;
  • quest'area forestale, compresa tra i residui agricoli dei comuni di Turate, Cirimido e Lomazzo, è un tipico bosco dell'alta pianura insubre, originato dalle antiche brughiere che sostituirono già in epoca storica e per opera dello sfruttamento umano, l'Urwald, la foresta primordiale che copriva l'Europa;
  • in questo contesto territoriale, la Moronera in particolare è la più vasta e omogenea zona alberata nelle frammentate campagne sulla direttrice che da Milano porta a Como e costituisce un anello nella rete, spesso interrotta, dei corridoi ecologici del risicato asse verde pedemontano;
  • nonostante il Bosco della Moronera sia un «luogo del cuore» del Fai, Fondo ambiente italiano, da tempo è stato trasformato in una vera discarica a cielo aperto, con cumuli di detriti;
  • la società Pedemontana Lombarda si era impegnata con le sue opere di compensazione ambientale a realizzare intorno a Pedemontana «il più esteso progetto ambientale mai sviluppato in Italia»;
  • a margine della strada si trovano materiali edili e materiali di sgombero, sicuramente scaricati da camioncini a cassone, oltre a sacchi di rifiuti civili col marchio dei comuni di Lomazzo e Turate;
  • vi sono inoltre rifiuti pericolosi, soprattutto eternit, esposti alle intemperie quindi altamente pericolosi se dispersi nell'aria e nella falda;
  • ai sensi dell'articolo 309 del decreto legislativo n. 152 del 2006, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, ove ve ne sia espressa richiesta, ha la facoltà di intervenire con autonomi e diretti poteri, al fine di impedire il verificarsi di danni ambientali, salva ogni discrezionalità sulle misure più opportune da intraprendere e sui provvedimenti da assumere conseguentemente;
  • l'estrema urgenza di un intervento è determinata dalla possibile presenza di sostanze pericolose potenzialmente in grado di arrecare un danno irreversibile all'ambiente e alla salute dei cittadini.

Si chiede:

  • se i Ministri interrogati siano al corrente dei fatti esposti in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intendano adottare a tutela dell'ambiente e a garanzia della salute dei cittadini, anche promuovendo una verifica da parte del nucleo operativo ecologia dei Carabinieri, al fine di accertare quali materiali e sostanze siano presenti all'interno e in prossimità del Bosco della Moronera e restituirlo alla sua vocazione ecologica naturale.

martedì 11 marzo 2014

Fermare Pedemontana è necessario per evitare ulteriore danni ad ambiente e territorio

Il pubblico in sala

Riuscita l'assemblea di Insieme in Rete a Lentate Sul Seveso per informare e discutere sulla tratta B1 dell'autostrada pedemontana, delle sue criticità e dell'impatto ambientale e viabilistico sul territorio.
Agli inviti inoltrati da Insieme in Rete, hanno risposto alcuni Sindaci e Assessori, Consiglieri Regionali e Consiglieri Provinciali con cui il coordinamento, da tempo, si rapporta.

La serata si è svolta al Centro Civico Terragni di Camnago (Lentate sul Seveso) con circa un centinaio di partecipanti . 
Al tavolo dei relatori Giuseppe Grassi, dell’Associazione La Puska di Lentate sul Seveso, Gemma Beretta, portavoce di Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile e Presidente del Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, Alberto Colombo, di Sinistra e Ambiente di Meda, Gianni Del Pero, consigliere regionale del WWF . Dopo una rapida presentazione della storia e dell’attività di Insieme in Rete  costituitosi nel 2007 con l’obiettivo vigilare sull’avanzare dell’opera Pedemontana, la cui realizzazione era già stata decisa con il consenso della maggior parte delle amministrazioni locali e di cui il territorio non conosceva  alcunché.I lavori sono proceduti con l’esposizione dello stato dell’arte dell’avanzamento dell’opera nella tratta A nelle province di Varese e Como e nella successiva Tratta B1 che, da Lomazzo, arriva fino a Lentate sul Seveso. Alberto Colombo ha illustrato i molti punti critici dell’opera già realizzata nella tratta A, con particolare attenzione sull’impatto pesantissimo sull’area del Bosco della Moronera di Lomazzo, devastato dallo svincolo autostradale e alla omissione delle opere di compensazione ambientale che dovrebbero fare parte del progetto. Ben più grave, per altro, la situazione che si prospetta per la Tratta B1, per la quale è stato presentato il progetto esecutivo e al contempo è stato annunciato che – non essendoci tempo e soldi – esso verrà realizzato solo in parte, escludendo tutte le opere di viabilità complementare e accessoria. In altri termini la Tratta B1 consisterà in un nastro di asfalto destinato a collegare Lomazzo con Lentate sul Seveso per immettere il traffico che arriva da Malpensa sull’attuale superstrada Milano-Meda.
I relatori: da sx, G. Grassi -La Puska Lentate, G. Del Pero - WWF Groane, 
G. Beretta -Legambiente Seveso, A. Colombo -Sinistra e Ambiente Meda tutti di Insieme in rete
E’ stato quindi Gianni Del Pero a sottolineare che la posizione di Insieme in Rete, davanti a questa situazione, continua a essere quella che ha caratterizzato il coordinamento in tutti questi anni: una ferma insistenza a segnalare le criticità che rendono inqualificabile l’opera e che chiedono una attenzione particolare dal territorio, come fu il caso del Bosco delle Querce, nel progetto definitivo - poi superato da una variante approvata nel 2011, destinato a essere sbancato e oggi quasi completamente salvaguardato, e prima ancora con l’eliminazione dell’inutile e dannosa “strada di arroccamento”. Con lo stesso fermo atteggiamento Insieme in Rete guarda allo sviluppo dell’opera in questo momento e afferma l’opportunità che l’opera si fermi lì dove ora è arrivata, per evitare ulteriori danni ad ambiente e territorio. 
R. Clerici - Immagina Lomazzo
Nella seconda parte della serata molti e qualificati gli interventi dal pubblico, a partire dagli ospiti invitati dal  coordinamento. In primo luogo il presidente dell’Associazione Immagina Lomazzo, Riccardo Clerici. Un intervento accorato che ha illustrato la situazione drammatica in cui si trova la cittadina di Lomazzo, punto terminale della Tratta A:  dove all’autostrada è stato sacrificato il Bosco della Moronera, bosco secolare che un viaggiatore da Rimini alla Svizzera incontrava dopo centinaia di chilometri  di immersione nel cemento.
Il dramma di questa situazione comporta che ormai la popolazione non vuole sentire parlare di stop a Pedemontana, nel timore che a Lomazzo si concentrino tutti i gravi problemi di viabilità che ora si sono creati. 
In verità la questione è proprio questa: non che l’opera proceda ma che vengano affrontati debitamente i danni che sono stati creati dal suo stesso arrivo sul territorio.

R. Rivolta Sindaco di Lentate
E’ stata quindi la volta dei Sindaci e di altri amministratori. Rosella Rivolta, Sindaco di Lentate sul Seveso ha illustrato la sua solitudine rispetto agli altri  Sindaci della Tratta B1, il cui comportamento si caratterizza per una sostanziale delega senza riserve alla società Pedemontana, nella completa noncuranza dell’impatto dell’opera sul territorio: addirittura, diversamente da quanto esposto dal presidente di Immagina Lomazzo i Sindaci della Tratta B1 hanno illustrato le vasche di laminazione del Lura come un’opera di straordinaria perizia tecnica. Migliore  la situazione con i Sindaci della Tratta B2, con i quali è forte il collegamento e intenso lo scambio. Questi amministratori è stata mantenuto un carteggio con Pedemontana e Regione Lombardia. La Rivolta  ha poi illustrato la lettera di risposta dell’Assessore Del Tenno a questi amministratori. 
C. Monti Cons Com 
Cermenate
La lettera ribadisce che la Tratta B1 verrà realizzata in modo graduale per via della situazione finanziaria e che l’obiettivo di Regione Lombardia è realizzare l’opera nella sua interezza. Nella lettera si menziona anche la questione diossina e si dà rassicurazione relativamente alla caratterizzazione del livello di contaminazione da  TCDD  e dell’ottemperanza della prescrizione del CIPE N. 3. 
Staremo a vedere.
   
La situazione di mancanza di informazioni negli altri Comuni della Tratta B1 è stata confermata dal consigliere Claudio Monti del Comune di Cermenate intervenuto in sala accompagnato da alcune cittadine di Cermenate.
R. Leuratti Vicesindaco di Barlassina
Leuratti, vicesindaco di Barlassina, ha ribadito e confermato quanto affermato dalla Sindaca di Lentate sul Seveso per il fatto che l’opera stia mostrando “il fondo di bottiglia”; ritiene molto grave che si sia cominciata un’opera di queste dimensioni senza la certezza del finanziamento. I Sindaci si opporranno alla realizzazione dell’opera oltre Lomazzo e lo faranno per via istituzionale.

P. Butti Sindaco di Seveso
Paolo Butti, Sindaco di Seveso, ha illustrato la criticità della diossina presente nel territorio contaminato nel 1976 e ha sottolineato l’assurdità e il grosso punto interrogativo rispetto al procedimento adottato per la caratterizzazione del terreno contaminato. 

M. Longhin Pres. 
Cons. Com. di Cesano
Questo aspetto è stato ulteriormente riproposto da Maurilio Longhin, Presidente del Consiglio comunale di Cesano Maderno, il quale ha anche voluto ringraziare il coordinamento per il lavoro di mettere insieme associazioni e istituzioni e per aver dato l’allarme su temi rilevanti come quello della presenza di diossina nella terra ove è previsto il passaggio di Pedemontana in un momento in cui questa vicenda non era stata affatto presa in considerazione.


D. Guerriero Cons. PD 
Prov. di MB
Domenico  Guerriero (PD), Consigliere Provinciale di MB ha definito la Pedemontana  un progetto propaganda rispetto alla quale è sempre più necessario un’operazione verità, dovere principe delle Istituzioni. Guerriero ha anche annunciato che Lentate sul Seveso sarà ospite di un consiglio provinciale esteso a tutti gli amministratori del territorio.
M Gatti Cons. PRC 
Prov di MI
Importante la presenza anche di Massimo Gatti (PRC), Consigliere della Provincia di Milano, che ha esposto tra l’altro l’intervento in Consiglio Provinciale dell’avv. Agnoloni di APL, sostenitore della , ottusa determinazione della Regione a portare a termine l’opera, pur in assenza delle risorse economiche adeguate e con le poche disponibilità proveninti solo dal settore pubblico e non dal privato .

Gli interventi istituzionali si sono conclusi con le parole di Gianmarco Corbetta (M5S) e di Laura Barzaghi (PD), entrambi Consiglieri Regionali. Il primo ha ricordato la sua mozione, presentata n Cons. Regionale il 4/03/014, per chiedere il voto sullo stop a Pedemontana a Lomazzo e ha rimproverato il PD regionale per non aver preso una chiara posizione a riguardo.
G. Corbetta Cons M5S 
Reg. Lombardia

La seconda  ha richiamato il ruolo importante delle istituzioni in questo momento: se gli ambientalisti hanno il compito di tenere insieme, informare, proporre e fare le dovute pressioni, gli amministratori devono governare, ma in questo senso si è creato un vulnus nei confronti delle amministrazioni locali che sono state ignorate e bypassate dalla Regione e da Pedemontana. Barzaghi ha quindi lanciato la sfida importante di creare una strategia comune per ribadire il no all’avanzare dell’opera in una cornice in cui è certo che Regione Lombardia non vuole retrocedere di un millimetro. 
L. Barzaghi Cons. PD 
Reg. Lombardia


Dopo altri interventi da parte dei presenti alla serata (Garofalo, Galimberti, Consigliera Comunale  di Meda, Campi del Comitato ambientale di Lentate sul Seveso,  Radice e Grassi di Copreno, Davide Biggi del coord Nopedemontana) e  dopo due brevi precisazioni di Paolo Butti e Maurilio Longhin, Gianni Del Pero ha richiamato la posizione di Insieme in Rete rispetto alla complessa situazione che si prospetta: lavorare insieme entrando nel merito delle questioni progettuali critiche aperte affiancando e sostenendo il processo istituzionale che porti alla conclusione dei lavori per Pedemontana a Lomazzo e alla cura del territorio devastato, nonché alla soluzione dei gravi problemi di traffico che rimarranno aperti e senza soluzione se non adeguatamente affrontati.

Rassegna stampa: 

Il Giornale di Seregno - 11/3/2014
Il Cittadino - 7 marzo 2014

domenica 9 febbraio 2014

Pedemontana: pronto il progetto esecutivo dalla tratta B1, ma...


Comunicato stampa di Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile

Il progetto esecutivo della Tratta B1 dell'autostrada Pedemontana è stato consegnato alle Amministrazioni che saranno attraversate dal tracciato in oggetto.
La tratta B1 va dal già realizzato svincolo di Lomazzo per la connessione con la A9 sino all'inizio dell'attuale superstrada SS35 Milano-Lentate, per un totale di circa 6,5Km.
Ma .....

Il progetto, formalmente è comprensivo di una serie di opere di connessione ma .........

Ma i soggetti deputati alla realizzazione dell'infrastruttura, hanno comunicato alle amministrazioni che, per arrivare in tempo con l'apertura dell'Expo, verrà realizzato entro il 2015 il solo tracciato relativo all'autostrada vera e propria, cioè senza le connessioni previste nell'esecutivo verso il resto della rete stradale. Per queste opere, si prevede l'apertura dei cantieri nel 2016.
Rispetto al progetto esecutivo completo, non verrà quindi realizzato il tratto di connessione con la Novedratese.

Questo significa che il tronco autostradale arriverà solo a collegarsi con la SS35 (Superstrada Milano-Lentate) e la viabilità verso la Novedratese rimarrà con l'attuale calibro e che non verrà cantierizzata nè la TRC011 da Cermenate a Rovello Porro nè la tangenziale di Lazzate.

Non bisogna essere dei geni della trasportistica per rendersi conto dei problemi aggiuntivi per il territorio che verrà caricato di volumi di traffico non sopportabili, con una superstrada già ora intasata quale unico sbocco.

Delle compensazioni ambientali, si può solo dire: progetto non pervenuto.
La realizzazione, pure incompleta, della tratta B1 ha, in pratica, il solo fine di dimostrare di aver fatto "qualcosa" in vista di Expo.

L'incapacità gestionale, la mancanza di fondi, l'assurda logica di continuare a pensare solo a progetti autostradali inutili, il non considerare minimamente l'impatto ambientale e viabilistico, ci portano ancora una volta a chiedere che la realizzazione della Pedemontana si fermi alla sola tratta A, pressochè terminata, peraltro con un impatto ambientale pesante visto che per il megasvincolo con la A9 s'è sacrificato il Bosco della Moronera. 

Considerando che Il territorio ha già pagato un prezzo elevato, si devono concretizzare quanto prima i progetti delle previste Compensazioni Ambientali. 

sabato 16 novembre 2013

Pedemontana: così scompare il bosco della Moronera

Lo svincolo d'interconnessione con la A9  della Pedemontana
Tratto da Sinistra e Ambiente - Meda

La dove c'era un bosco ora c'è.........

Pubblichiamo e vi proponiamo una serie di foto degli amici dell'Associazione Immagina Lomazzo sui cantieri della Tratta A e inizio B1 dell'Autostrada Pedemontana.
A Lomazzo si sta costruendo uno svincolo enorme di collegamento con la A9 . Quest'inutile autostrada ha sventrato un bosco secolare, quello della Moronera.

Ma non è finita qui.

Nella tratta lomazzese sono pure previste una serie di vasche di laminazione e un canale di gronda di raccolta delle acque.
E poi e poi ..... un devastante progetto dal costo di 8 milioni di euro che prevede altre vasche di laminazione per contenere le piene del LURA (leggi qui e qui).

Il progetto delle vasche di laminazione per le "piene" del Lura

venerdì 14 giugno 2013

Passeggiata nella valle del Lura per conoscere l'impatto delle Vasche di Laminazione


Dopo l'eliminazione del Bosco della Moronera, nella bassa comasca cala dall'alto l'ennesimo attacco all'ambiente, camuffato da "oasi naturale": la valle del Lura sta per essere stravolta dall'enorme progetto delle Vasche di Laminazione del torrente Lura (che finirà per contenere anche le acque della Pedemontana...).

Il tutto senza aver coinvolto minimamente la popolazione!

Per conoscere l'impatto ambientale di questo nuovo progetto, Immagina Lomazzo partecipa alla :

Passeggiata nella valle del Lura per conoscere l'impatto delle Vasche di Laminazione

domenica 16 giugno 2013

ritrovo ore 10:00 piazza IV Novembre (monumento)
rientro ore 12:00 in tempo -per chi vuole- per pranzare all'area feste
Habemus Festam (pranzo previa prenotazione al 339 3115719)

Attenzione! Persino una di queste ragioni varrebbe DA SOLA l'interessamento della popolazione!
  1. Grande cambiamento del paesaggio della Valle del Lura da naturale ad artificiale.
  2. Stravolgimento di un'area che era già individuata come corridoio ecologico strategico.
  3. Sbancamento totale dell'ultima area naturale agroboschiva rimasta a Lomazzo dopo la Moronera, oggi distrutta.
  4. Sbancamento per 36 campi da calcio: l’intera valle da lato a lato, anziché piccole polle di piccolo impatto.
  5. Superficie dell’invaso ampia come 15 campi da calcio. Possibile inquinamento del suolo al ritiro delle acque.
  6. Vasche per mezzo milione di metri cubi di acque inquinate candidamente spacciate per "golene naturali".
  7. Proroga di 15 anni per iniziare qualunque tentativo di ripulire il Lura. Contro il volere europeo e contro il buon senso.
  8. Abbruttimento della valle con un grande Viadotto Autostradale presso le vasche, senza mitigazioni naturali.
  9. Due maxi progetti confinanti, incredibilmente costruiti a comparti stagni, senza valutazione comune dell'impatto.
  10. Scarichi autostradali di 10km di Pedemontana riversati nel Lura. Raddoppio della portata idrica del torrente.
  11. Ben 8 milioni di euro dei contribuenti destinati a un progetto ingigantito e paesaggisticamente frettoloso.
  12. Nessun prospetto preventivo di gestione e manutenzione, col rischio che le spese gravino sulle comunità locali.
  13. Lomazzesi e Bregnanesi pagano il conto di anni di speculazione a Saronno/Lainate/Rho/Pero. Senza benefici!?
  14. Un’opera immensa rinata frettolosamente per timori di piogge durante l’Expo 2015. Senza contropartite!?
  15. LA TUA OSSERVAZIONE su questo progetto così enorme calato dall'alto e sul quale -incredibile!- la popolazione non è stata consultata in sede progettuale.
Non approviamo tutto «così com'è» passando ogni cosa nel silenzio. Vieni con la tua famiglia per vedere il progetto e finalmente poter esprimere la tua opinione: il territorio è dei nostri figli. L’opera può e deve essere migliorata. Insieme abbiamo voce.

Immagina Lomazzo

venerdì 28 settembre 2012

Pedemontana Lombarda: la lunga strada dei lavori e la mobilitazione dei comitati

Bosco della Moronera
Articolo di Luca D'Achille, tratto da Salviamo il Paesaggio

Quattro domande a Paolo Conte, Portavoce di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, sulla Pedemontana e sull’attività delle associazioni che si battono per dire NO alla PEDEMONTANA e al suo devastante impatto.

Parliamo del progetto della nuova autostrada Pedemontana. Qual’è il punto della situazione sull’opera?

Dopo che nel novembre 2009 è stato approvato il progetto definitivo, a cui la corte dei conti nel gennaio 2010 ha dato il via libera, si assiste ad una accelerazione dell’intero progetto.

 Si organizza in pompa “magna” il 6 febbraio 2010, l’inaugurazione del cantiere della tratta A a Cassano Magnano. Successivamente la Società ha ugualmente messo a gara il bando per l’affidamento della progettazione esecutiva dell’opera, nonostante le molte, e a volte pesanti, prescrizione date dal CIPE, non tutte recepite da un progetto sempre meno convincente anche dal punto di vista autostradale e non solo ambientale.

Inaugurazione del 1° cantiere di Pedemontana
Tale bando nel luglio del 2011, viene aggiudicato alla Costituenda ATI con capogruppo Strabag Spa (mandanti Grandi Lavori Fincosit Spa – Impresa Costruzioni Giuseppe Maltauro Spa – Adanti Spa), a scapito della Costituenda ATI con capogruppo Impregilo Spa (mandanti CCC Società Cooperativa – Astaldi Spa – Impresa Pizzarrotti & C. Spa – Itinera Spa) che, arrivata seconda, nell’ottobre dello stesso anno fa ricorso con richiesta di sospensiva, bloccando temporaneamente l’opera.

E’ quanto meno curioso la velocità degli eventi che accadono dopo: nella mattinata di venerdì 17 febbraio arriva l’annuncio della sentenza del Tar, che boccia il ricorso del consorzio guidato da Impregilo, negando la sospensiva contro l’aggiudicazione. Alle 12,35 di sabato 18 febbraio (il giorno dopo!) il Consiglio di Stato ribalta velocissimamente la sentenza accogliendo il ricorso di Impregilo. In 24 ore quindi la quarta sezione «accoglie l’istanza di misura provvisoria in sede di appello contro l’ordinanza del Tar» e aggiunge che «sorprende il mancato esame di alcuni motivi da parte del Tar in sede cautelare».

Lo svincolo di Cesano - Bovisio
Una bacchettata al tribunale amministrativo e una decisione lampo. Ma la società Pedemontana è stata ancora più veloce e già nel primo pomeriggio di venerdì 17 (e poi si dice che porta sfortuna…) firma il contratto di affidamento da 1,7 miliardi dell’autostrada all’ATI guidata dall’austriaca Strabag. In ogni caso «la sospensione o l’annullamento dell’affidamento non comporta la caducazione del contratto già stipulato, e il risarcimento del danno eventualmente dovuto avviene solo per equivalente».

Simulazione di autostrada
In pratica, qualora il Consiglio di Stato dovesse dar ragione a Impregilo, al consorzio andrebbe un risarcimento del 10%, ma il contratto non si potrebbe toccare (Fonte: Milano Finanza (MF), “Pedemontana, il Consiglio di Stato dà ragione a Impregilo. Ma forse è troppo tardi”, 22/02/2012).

Questa fase rimane comunque ancora ipotecata dalle pesanti prescrizioni che il CIPE ha rilevato sul progetto definitivo e che rimangono ancora oggi sospese sul territorio – e sulla progettazione esecutiva dell’opera – come indefinite spade di Damocle che una Pedemontana – nel pieno di una crisi economica mondiale – ancora priva di più della metà dei finanziamenti necessari per concludere i lavori, non ha ancora ottemperato.

Quali sono gli ultimi aggiornamenti?

Notizia recentissima, inoltre, è quella delle dimissioni dell’Amministratore delegato di Pedemontana Soresina, uscito di scena, sembra, a causa dell’estrema difficoltà nel reperire finanziamenti dai privati per finanziare TEM e appunto Pedemontana. Una tesi giornalistica, certo, alla quale però non facciamo fatica a credere. Tradotto in altri termini significa che quelli che prima avrebbero investito ad occhi chiusi sul nastro d’asfalto contando sugli introiti dei futuri pedaggi, oggi si tirano indietro; infatti è un po’ difficile immaginare flussi di traffico in crescita con le industrie che chiudono, la benzina che aumenta, i capannoni sfitti, le case invendute ed i giovani che emigrano all’estero in cerca di lavoro.

Desio - Area di servizio nei pressi dell'ospedale
Certo la politica può sempre metterci del suo e cercare di peggiorare ancora la situazione. Recente la proposta dell’ass. Raffaele Cattaneo di Regione Lombardia (è la terza volta che ci prova) che, invece di farsi latore di un serio piano d’area per Pedemontana per impedire che la Brianza venga intasata da urbanizzazioni selvagge lungo il nastro autostradale, va esattamente in direzione opposta, ovvero cerca di consentire ai privati la realizzazione di opere “lato autostrade” e questo per cercare di “invogliare” i privati  “improvvisamente dileguatisi” ad investire nelle infrastrutture pesanti.

E in questo quadro di penuria finanziaria anche le (sacrosante, ma comunque insufficienti, data la situazione territoriale di partenza) compensazioni ambientali rischiano di restare solo sulla carta. A riprova di questa confusionaria situazione, la società incaricata di redigere il progetto esecutivi è molto in ritardo nella consegna degli elaborati che si prevede possano essere visionabili – se non ci sono ulteriori rinvii – entro la fine di ottobre 2012.

Come si inserisce la manifestazione in questa situazione?

Il 30 settembre 2012 a Desio (MB) a partire dalle ore 14 si svolgerà una manifestazione NO PEDEMONTANA promossa dal Comitato Beni Comuni che, figlio del Comitato per l’Acqua Pubblica vittorioso ai referendum dello scorso anno, sta raccogliendo sempre più composite e numerose adesioni di associazioni, gruppi e comitati che si ritroveranno per la prima volta insieme sotto questo denominatore comune.

Scarica qui il volantino
Lo riteniamo un risultato già ora estremamente positivo e che speriamo sia l’inizio di un fecondo confronto fra tutte le realtà che animeranno tale giornata. Tutti, infatti, desideriamo una Lombardia diversa, sostenibile e maggiormente rispettosa dell’uomo e del suo ambiente, tutto l’opposto di quanto Regione Lombardia sta facendo ora.

Il coordinamento di INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE dal 2007, prima in solitudine, e poi con sempre maggiore interesse e cercando di coinvolgere il maggior numero di forze sociali e politiche attente ed attive, si è misurato con parole e fatti (convegni, incontri, osservazioni, azioni legali, manifestazioni, carovane informative, assemblee pubbliche, comunicati stampa, ecc.) contro quest’opera occupandosi nel merito dei gravissimi rischi che essa porta con sé. In uno dei maggiori periodi di crisi economica del nostro Paese, in un’Italia completamente cambiata rispetto agli anni del boom economico in cui l’opera è stata concepita, questo progetto non risolverà i problemi legati alla mobilità, mentre sicuramente devasterà ulteriormente il nord Milano consumando ulteriore preziosissimo suolo – fra autostrada, opere viarie complementari e connesse e nuovi edifici in massima parte inutili e figli di logiche speculative spesso opache – dove invece la tendenza dovrebbe essere quella opposta.

Desio - L'area di via Molinara (arrivo della manifestazione)
Aderiamo quindi alla manifestazione del 30 settembre con principi concreti che hanno caratterizzato le nostre proposte e il nostro costante lavoro sul territorio e perché vogliamo continuare con maggiore forza le nostre battaglie che hanno contribuito a rendere l’opera meno impattante di quanto non sarebbe stata, senza il nostro impegno continuo ed attento:

1. Vogliamo che si ripensi al sistema generale della mobilità lombarda perché non sarà un’autostrada a pagamento a risolvere i problemi di viabilità che affliggono la Brianza, ma solo un miglioramento ed un efficientamento delle viabilità ordinaria e del trasporto pubblico ed in particolare per quello su ferro, realizzando inoltre sistemi accessori di viabilità lenta (piste ciclopedonali). Questo però richiede la responsabilità per nuove scelte politiche da parte della classe dirigente di questo Paese, a cui facciamo appello, ma che al momento però non vediamo.

2. Vogliamo che Regione Lombardia realizzi un Piano d’Area per Autostrada Pedemontana con un unico articolo: “nessuna nuova costruzione dovrà essere costruita lungo l’asse di Pedemontana”. Inoltre che le compensazioni ambientali che abbiamo difeso, seppure assolutamente insufficienti, devono essere non solo realizzate ma ampliate ancora ed ancora, perché GIA’ ORA – anche senza questa autostrada – sono necessarie, visto l’alto grado di urbanizzazione dell’area pedemontana

Svincolo nel Bosco delle Querce
3. Vogliamo che questo nuovo rinascimento ambientale parta proprio dal coinvolgimento dei territori e degli attori sociali che, come i gruppi del nostro coordinamento, si impegnano per ed in esso in un ottica di rete sovralocale, che aspirano a guidare e a suggerire nuove forme sostenibili di governo del territorio basati su pochi ma chiari capisaldi:

- no al consumo di suolo, si alla fruizione degli spazi aperti anche con nuove forme di imprenditoria agricola che vedano insieme fra loro produttori e consumatori locali;

-no alla distruzione selvaggia del paesaggio urbano antico residuo, si all’efficienza energetica e al recupero delle aree dismesse anche agevolando nuove politiche dell’abitare nonché la loro restituzione per un uso a verde pubblico;

-no alla riduzione degli spazi aperti, si alla creazione di nuovi parchi regionali nella Brianza Centrale, nel Vimercatese e nella Brughiera Briantea e all’estensione dei parchi regionali esistenti (Groane, Valle del Lambro e Adda Nord) che porti ad una federazione dei parchi regionali e dei PLIS lombardi che realizzi concretamente e non solo sulla carta, la rete ecologica regionale in un ottica di un nuovo patto sociale e di nuova fruizione consapevole e corresponsabile da parte delle comunità locali.

Il megasvincolo di Desio
4. Vogliamo tutelare gli ultimi boschi pedemontani come il Bosco della Moronera, i boschi di Arcore ed, in particolare, salvare definitivamente il Bosco delle Querce di Seveso – monumento e sacrario mondiale della tragedia sociale ed ambientale legata alla diossina fuoriuscita dall’ICMESA nel 1976 – dallo sbancamento che provocherà la costruzione di Pedemontana, in barba alle prescrizioni del CIPE. Perché se il nostro impegno, anche tramite un legale, ha avuto come effetto la forte riduzione degli ettari sbancati dall’opera, non lo ha certo definitivamente scongiurato, e questo è un grave scandalo per l’Italia. Dopo aver infatti speso milioni di euro (e prima di lire) nella sua bonifica, ora svende (grazie all’ennesima legge regionale deroga) questo monumento vegetale, che era inedificabile, perché d’inciampo al “progresso”.

Proposte per tutelare il Bosco delle Querce
5. Vogliamo che la tratta B2, colpita nel 1976 dalla nube tossica dell’ICMESA, non venga nuovamente sconvolta con scavi all’interno delle ex aree A e B che, come testimoniato dai prelievi Certificati da ARPA eseguiti nell’aprile/giugno 2008, mostrano ancora una consistente presenza di diossina. Evidenziamo quindi la nostra preoccupazione derivante dal fatto che l’attuale progetto definitivo, ancora non ottempera alle vincolanti prescrizioni del CIPE e sul fatto che ci paiono sottovalutati i pericoli che possono derivare dalla movimentazione di terreno ancora CONTAMINATO da TCDD (diossina), nonché di altri terreni su cui il tracciato insiste dove nel tempo si sono evidenziate la presenza di discariche di rifiuti (talune delle quali abusive) che non ci capisce come si vogliano affrontare in un’ottica di trasparente tutela della salute pubblica.

Quali saranno le prossime mosse del comitato?

Premesso che INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, pur partecipando alla manifestazione del 30 non ha ancora aderito al Comitato per i Beni Comuni di MB, auspica, per non dissipare l’energia positiva che questa manifestazione sta generando e che sta riavvicinando tutti noi, si facciano immediatamente dopo gli Stati Generali fra tutte le componenti sociali che stanno dando vita alla manifestazione del 30 e che, dopo un confronto paritario fra tutti i partecipanti, possano far nascere delle parole d’ordine condivise, chiare, concrete e con progetti alternativi reali all’attuale modello di sviluppo che partano dal dato di realtà, dall’uomo e dall’ambiente che egli abita.

Manifestazione davanti alla Regione
Speriamo inoltre che la Politica (quella vera), che può e deve avere un ruolo diverso da quello del Comitato, si faccia finalmente attrice di tale nuovo modello che viene proposto, perché Pedemontana, se è un problema, non è che la punta dell’iceberg di una difficoltà che riveste il suolo ed il suo scriteriato consumo. Questa nuova energia, in ogni caso, ci troverà ancora maggiormente impegnati nel diffondere e nel difendere le idee e le battaglie nelle quali crediamo ed in cui siamo stati e saremo impegnati, fra le persone comuni che come noi, sempre più numerose, sono impegnate nella difesa attiva del proprio ambiente di vita.

E questo lo faremo tanto dal punto di vista legale, se sarà necessario, oltre che culturale e politico. Noi tutti saremo infatti chiamati sempre di più ad interrogarci su quale stile di vita adottare per contribuire a tale rinascimento.

Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile

martedì 11 settembre 2012

Insieme in rete per dire: "NO PEDEMONTANA"


Comunicato di Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile

Il 30 settembre 2012 a Desio (MB) a partire dalle ore 14 si svolgerà una manifestazione NO PEDEMONTANA promossa dal Comitato Beni Comuni che, figlio del Comitato per l’Acqua Pubblica vittorioso ai referendum dello scorso anno, sta raccogliendo sempre più composite e numerose adesioni di associazioni, gruppi e comitati che si ritroveranno insieme sotto questo denominatore comune.

Il nostro coordinamento dal 2007, prima in solitudine, e poi con sempre maggiore interesse e cercando di coinvolgere il maggior numero di forze sociali e politiche attente ed attive, si è misurato con parole e fatti (convegni, incontri, osservazioni, azioni legali, manifestazioni, carovane informative, assemblee pubbliche, comunicati stampa, ecc.) contro quest’opera occupandosi nel merito dei gravissimi rischi che essa porta con sé. In uno dei maggiori periodi di crisi economica del nostro Paese, in un’Italia completamente cambiata rispetto agli anni del boom economico in cui l’opera è stata concepita, questo progetto non risolverà i problemi legati alla mobilità, mentre sicuramente devasterà ulteriormente il nord Milano consumando ulteriore preziosissimo suolo – fra autostrada, opere viarie complementari e connesse e nuovi edifici in massima parte inutili e figli di logiche speculative spesso opache – dove invece la tendenza dovrebbe essere quella opposta.
Aderiamo quindi con principi concreti che hanno caratterizzato le nostre proposte e il nostro costante lavoro sul territorio e perché vogliamo continuare con maggiore forza le nostre battaglie che hanno contribuito a rendere l’opera meno impattante di quanto non sarebbe stata, senza il nostro impegno continuo ed attento.

Lo facciamo:

1.    Perché vogliamo continuare a dire con chiarezza a Regione Lombardia e ad Autostrada Pedemontana Lombarda, che le compensazioni ambientali che abbiamo difeso, seppure assolutamente insufficienti, devono essere non solo realizzate ma ampliate ancora ed ancora, perché GIA’ ORA – anche senza questa autostrada – sono necessarie, visto l’alto grado di urbanizzazione dell’area pedemontana.

2.    Perché vogliamo che Regione Lombardia realizzi un Piano d’Area per Autostrada Pedemontana con un unico articolo: “nessuna nuova costruzione dovrà essere costruita lungo l’asse di Pedemontana”. Altrimenti il paesaggio della Milano-Venezia da evocazione e spauracchio usato strumentalmente da alcuni politici, si trasformerà in realtà. Anche perché, a parte alcune isolate e recenti eccezioni, se lasciato ai nostri Sindaci il nostro territorio sarà svenduto per rimpinguare temporaneamente le casse comunali incassando gli oneri di queste inutili nuovi edifici che per lo più rimarranno sfitti, quando invece è dal suolo che dà nutrimento ed energia che si deve ripartire per rimettere in moto questo paese.

3.    Perché vogliamo che questo nuovo rinascimento ambientale parta proprio dal coinvolgimento dei territori e degli attori sociali che, come i gruppi del nostro coordinamento, si impegnano per e in esso in un ottica di rete sovralocale, che aspirano a guidare e a suggerire nuove forme sostenibili di governo del territorio basati su pochi ma chiari capisaldi: no al consumo di suolo, si alla fruizione degli spazi aperti anche con nuove forme di imprenditoria agricola che vedano insieme fra loro produttori e consumatori locali; no alla distruzione selvaggia del paesaggio urbano antico residuo, si all’efficienza energetica e al recupero delle aree dismesse anche agevolando nuove politiche dell’abitare nonché la loro restituzione per un uso a verde pubblico; no alla riduzione degli spazi aperti, si alla creazione di nuovi parchi regionali nella Brianza Centrale, nel Vimercatese e nella Brughiera Briantea e all'estensione dei parchi regionali esistenti (Groane, Valle del Lambro e Adda Nord) che porti ad una federazione dei parchi regionali e dei PLIS lombardi che realizzi concretamente e non solo sulla carta, la rete ecologica regionale in un ottica di un nuovo patto sociale e di nuova fruizione consapevole e corresponsabile da parte delle comunità locali.

4.    Perché vogliamo tutelare gli ultimi boschi pedemontani come il Bosco della Moronera, i boschi di Arcore ed, in particolare, salvare definitivamente il Bosco delle Querce di Seveso – monumento e sacrario mondiale della tragedia sociale ed ambientale legata alla diossina fuoriuscita dall’ICMESA nel 1976 – dallo sbancamento che provocherà la costruzione di Pedemontana, in barba alle prescrizioni del CIPE. Perché se il nostro impegno, anche tramite un legale, ha avuto come effetto la forte riduzione degli ettari sbancati dall’opera, non lo ha certo definitivamente scongiurato, e questo è un grave scandalo per l’Italia. Dopo aver infatti speso milioni di euro (e prima di lire) nella sua bonifica, ora svende (grazie all’ennesima legge regionale deroga) questo monumento vegetale, che era inedificabile, perché d’inciampo al “progresso”.

5.    Perchè non vogliamo che la tratta B2, colpita nel 1976 dalla nube tossica dell’ICMESA, venga nuovamente sconvolta con scavi all’interno delle ex aree A e B che, come testimoniato dai prelievi Certificati da ARPA eseguiti nell’aprile/giugno 2008, mostrano ancora una consistente presenza di diossina. Evidenziamo quindi la nostra preoccupazione derivante dal fatto che l’attuale progetto definitivo, ancora non ottempera alle vincolanti prescrizioni del CIPE e sul fatto che ci paiono sottovalutati i pericoli che possono derivare dalla movimentazione di terreno ancora CONTAMINATO da TCDD (diossina), nonché di altri terreni su cui il tracciato insiste dove nel tempo si sono evidenziate la presenza di discariche di rifiuti (talune delle quali abusive) che non ci capisce come si vogliano affrontare in un’ottica di trasparente tutela della salute pubblica.


6.    Perché si prendano subito provvedimenti radicali e innovativi in materia di infrastrutture. Se ci sono soldi, questi dovrebbero essere spesi per costruire – ORA e subito – quelle infrastrutture come ad esempio IL TRASPORTO SU FERRO (Pedemontana ferroviaria) E L’INTERSCAMBIO FERRO-GOMMA che permettano di mantenere stili di vita dignitosi in situazioni critiche: quindi occorrerebbe impegnarsi a migliorare il trasporto pubblico rendendo meno appetibile la macchina privata realizzando sistemi accessori di viabilità lenta (piste ciclabili).


7.    Perché in un momento di crisi economica come questo, tagliare o ridimensionare le grandi opere inutili è fondamentale, ed è fondamentale reinvestire questi fondi in tante piccole opere utili a questo paese ed alla sua economia capillare e diffusa che nella green economy sta vedendo uno dei pochi settori con segno positivo.


Per tutto questo noi ci siamo, perché la partecipazione nella gestione dei beni comuni è necessaria.

Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile


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