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venerdì 11 settembre 2026

Monte San Primo: "Diventare Bosco", il 20 settembre l'ultimo appuntamento con la rassegna alla Colma di Sormano


Si avvia alla conclusione la fortunata rassegna "Piccole storie per una Grande montagna", l'iniziativa culturale e ambientale promossa dal Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo' per far scoprire e valorizzare la bellezza e la fragilità del territorio montano. Il terzo e ultimo appuntamento del ciclo si terrà domenica 20 settembre, a partire dalle ore 9.45, nella suggestiva cornice della Colma di Sormano.

L'evento, intitolato "Diventare Bosco", propone una passeggiata nella natura ricca di attività dedicate ai più piccoli e alle loro famiglie. Immersi tra i boschi e i prati del Monte San Primo, i partecipanti saranno guidati in un percorso esperienziale che unisce il benessere del movimento alla magia della parola.

A condurre la mattinata saranno due figure di riferimento: Massimo Lozzi, insegnante di Yoga, che curerà i momenti di gioco yoga all'aperto, e Marta Stoppa, narratrice, che incanterà il pubblico con i suoi racconti di storie e leggende locali.


Dettagli dell'evento:     
        

  • Ritrovo: Ore 09:45 presso il Vecchio Osservatorio – Colma di Sormano (CO). Il rientro è previsto entro le ore 13:00.
  • A chi è rivolto: Bambini dai 4 anni in su e rispettive famiglie.
  • Percorso: Facile, accessibile a tutti e con dislivello minimo.
  • Cosa portare: Scarpe comode da ginnastica o da cammino, abbigliamento comodo a strati, un telo o stuoia per sedersi sul prato, borraccia d'acqua e merenda per i bimbi.

La partecipazione è gratuita, ma l'iscrizione è obbligatoria poiché i posti sono limitati a un massimo di 20 partecipanti, al fine di garantire la qualità dell'esperienza e il rispetto dell'ambiente circostante. In caso di maltempo, l’evento sarà annullato.

Con questo terzo incontro, il Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo' chiude un ciclo di appuntamenti che ha saputo coniugare con successo la sensibilizzazione sul rispetto dell'ambiente montano e il contatto con la natura, l'importanza di tutelare il prezioso patrimonio naturale del Monte San Primo.

Per informazioni e iscrizioni:  

lunedì 31 agosto 2026

Una serata sotto le stelle per un altro futuro del Monte San Primo

Grande partecipazione alla serata promossa dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, che attraverso la cultura propone un modello diverso di valorizzazione del territorio.


Circa 200 persone hanno preso parte, sabato 29 agosto, all’evento svoltosi negli spazi dell’Osservatorio di Sormano, sotto il cielo del San Primo e con la luna piena a fare da suggestiva cornice. Una partecipazione che conferma la forte mobilitazione e l’attenzione del territorio verso la tutela dell’ambiente montano.


L’iniziativa era inserita nella rassegna “Piccole storie per una Grande montagna”, organizzata dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” nell’ambito della mobilitazione contro il progetto “OltreLario”, promosso dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio, che prevede nuovi impianti sciistici e sistemi di innevamento artificiale. La rassegna intende proporre un modello alternativo di valorizzazione del territorio, fondato su cultura, natura e fruizione sostenibile.


La serata ha proposto un suggestivo viaggio tra narrazione scientifica e letture liberamente ispirate alle “Cosmicomiche” di Italo Calvino, sotto il cielo del San Primo. Protagonisti dell’incontro sono stati le attrici Pia Mazza e Arianna Pollini, l’astrofisico Emilio Novati, Gigi Manara e Maurizio Lietti, insieme a Daniele Brioschi, docente presso la scuola media di Carimate, e ai suoi giovani astrofili.

Il prossimo appuntamento della rassegna è in programma domenica 20 settembre alle ore 10, ai piedi del San Primo, alla Colma di Sormano, con “DIVENTARE BOSCO”, una passeggiata nella natura tra racconti e attività di gioco e yoga, rivolta a famiglie e bambini dai 4 anni in su.

L’evento è gratuito, con posti limitati a un massimo di 20 partecipanti. È richiesta l’iscrizione obbligatoria via e-mail all’indirizzo info@bellagiosanprimo.com

sabato 1 agosto 2026

La Delegazione FAI di Como aderisce al Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo"


La Delegazione FAI di Como ha aderito ufficialmente al Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo", condividendone l'appello a tutela della montagna del Triangolo Lariano. Con questo ingresso, il Coordinamento raggiunge quota 40 associazioni aderenti, rafforzando ulteriormente la rete di realtà impegnate nella tutela e nella valorizzazione del Monte San Primo.

L'adesione nasce dalla piena sintonia con la missione del FAI, che da oltre quarant'anni opera per la salvaguardia del patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano, in coerenza con l'articolo 9 della Costituzione. Tra le sue attività rientrano anche iniziative di sensibilizzazione sui temi ambientali, come la campagna #FAIperilClima, dedicata alla crisi climatica, una delle principali sfide del nostro tempo.

Proprio alla luce dei cambiamenti climatici in corso e delle evidenze scientifiche disponibili, il FAI ritiene opportuno riconsiderare alcuni interventi previsti dal progetto "Oltre Lario" per il Monte San Primo, affinché le risorse pubbliche siano orientate verso azioni di tutela, conservazione e valorizzazione del territorio, capaci di promuovere una fruizione sostenibile dell'area.

In particolare, desta perplessità la scelta di destinare parte dei finanziamenti alla riqualificazione e al ripristino delle piste da sci denominate "Baby Pianone" e "Baby Park". La loro collocazione altimetrica, infatti, non appare più idonea a garantire una pratica sciistica sostenibile né a giustificare la realizzazione o il mantenimento di impianti di innevamento artificiale, considerati gli effetti ormai evidenti del cambiamento climatico.

Il Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo" accoglie con grande soddisfazione l'adesione della Delegazione FAI di Como, che rappresenta un importante riconoscimento della necessità di tutelare uno dei luoghi simbolo del Triangolo Lariano attraverso un modello di sviluppo rispettoso dell'ambiente e del paesaggio.

Nell'ambito di questa collaborazione, il Coordinamento intende inoltre promuovere la candidatura del compendio del Monte San Primo al censimento dei "Luoghi del Cuore" del FAI, il più importante programma nazionale di partecipazione civica dedicato alla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico. L'obiettivo è coinvolgere cittadini e istituzioni in un percorso condiviso di salvaguardia e valorizzazione di un territorio di straordinario valore naturalistico.

Delegazione FAI di Como  
Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo"

mercoledì 15 luglio 2026

Arte e natura si incontrano al Monte San Primo: parte "Piccole storie per una grande montagna"

Alla Colma di Sormano un laboratorio gratuito di sketchbook con l'illustratrice Anna Canavesi (Bic Indolor), primo appuntamento della rassegna promossa dal Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo".


SORMANO (CO) – Unire la passione per l'arte alla bellezza della natura, per imparare a guardare il paesaggio montano con occhi nuovi. È questo l'obiettivo di "La vita illustrata, o come il disegno ti cambia la vita", il primo appuntamento del ciclo "Piccole storie per una grande montagna", la rassegna di eventi promossa dal Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo".

L'appuntamento è fissato per sabato 25 luglio alle ore 10.00 sui prati della suggestiva Colma di Sormano, alle pendici del Monte San Primo. Uno dei punti panoramici più suggestivi del Triangolo Lariano farà da scenario naturale a un laboratorio di sketchbook all'aria aperta.


A guidare i partecipanti sarà Anna Canavesi, in arte Bic Indolor, illustratrice, textile designer e ceramista. Dopo una breve passeggiata immersa nel paesaggio, seguirà un momento di sperimentazione collettiva. Circondati dalla vista del Palanzone, dei Corni di Canzo, del Monte Resegone e delle Grigne, i partecipanti si cimenteranno nel disegno dal vero en plein air, sperimentando tecniche per trasformare il proprio taccuino in un diario illustrato personale.

«Non è importante saper disegnare» spiegano gli organizzatori, «basta avere voglia di guardarsi attorno e iniziare un percorso di osservazione della natura e di espressione personale». L'invito è aperto a tutti a partire dai 16 anni: l'unico requisito è portare con sé un diario o un taccuino da personalizzare.

L'iniziativa si inserisce nel più ampio calendario di "Piccole storie per una grande montagna", nato per valorizzare il territorio del Monte San Primo e sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di tutelarne l'integrità e la bellezza naturale.

Informazioni utili

  • Data e ora: sabato 25 luglio, ore 10.00
  • Luogo: prati della Colma di Sormano (CO)
  • Destinatari: evento aperto a tutti a partire dai 16 anni
  • Cosa portare: un diario o un taccuino personale
  • Partecipazione: posti limitati, iscrizione obbligatoria. La partecipazione è gratuita. In caso di pioggia l'evento sarà annullato.


Contatti

giovedì 9 luglio 2026

Piccole storie per una Grande montagna: al via gli incontri d'estate del Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo'


a cura del Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com 


Mentre le istituzioni regionali e locali confermano la volontà di investire circa 2 milioni di euro di fondi pubblici nel progetto "OltreLario" finalizzato anche alla realizzazione di nuovi impianti sciistici e di innevamento artificiale sotto i 1.500 metri di quota sul Monte San Primo, il Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo' risponde con la cultura, la sensibilizzazione e la valorizzazione del territorio.

Nasce così la rassegna "Piccole storie per una Grande montagna", un ciclo di tre incontri culturali estivi e gratuiti che si terranno nei prati della Colma di Sormano, alle pendici del Monte San Primo. L'iniziativa punta a dimostrare come sia possibile una fruizione alternativa, dolce e sostenibile di questo prezioso habitat del Triangolo Lariano, in contrapposizione a opere anacronistiche e dall'elevato impatto ambientale.

Sono in programma tre appuntamenti tra luglio e settembre:

  1. Sabato 25 Luglio (ore 10): "La vita illustrata o come il disegno ti cambia la VITA". Un workshop silvestre di Sketchbook per adulti (dai 16 anni in su) guidato dall'artista Anna Canavesi, in arte Bic Indolor. I partecipanti, muniti del proprio diario, potranno cimentarsi nel disegno dal vero all'aria aperta tra betulle e pascoli, riscoprendo la natura attraverso l'arte. I posti sono limitati a un massimo di 20 partecipanti con iscrizione obbligatoria.
  2. Sabato 29 Agosto (ore 21): "La distanza della Luna". Una serata speciale aperta a tutti e dedicata alle storie al chiaro di Luna al Planetario di Sormano. Immaginazione letteraria, animazione teatrale e narrazione scientifica per un momento suggestivo di condivisione e racconti liberamente ispirati alle Cosmicomiche di Italo Calvino, sotto il cielo stellato del San Primo illuminato dalla Luna. Un viaggio sospeso tra terra e cielo, orizzonti capovolti, l'incanto del volo, la meraviglia dello stellato e della Luna, con le attrici Pia Mazza e Arianna Pollini e la partecipazione di Emilio Novati, astrofisico, Gigi Manara, Maurizio Lietti e Daniele Brioschi, docente presso la Scuola Media di Carimate, con i suoi giovani astrofili.
  3. Domenica 20 Settembre (ore 10): "Diventare bosco". Un appuntamento pensato per i bambini dai 4 anni in su e per le loro famiglie, una passeggiata nella natura guidata da racconti e gioco yoga, volta ad avvicinare i più piccoli alla scoperta dell'ambiente montano, degli alberi, degli animali e delle erbe, per provare a sentirsi parte del bosco. Anche in questo caso il limite è di 20 partecipanti con iscrizione obbligatoria. Con Massimo Lozzi, insegnante di Yoga e Marta Stoppa, narratrice.

«Il nostro obiettivo rimane proteggere la montagna e dimostrare che il turismo del futuro non ha bisogno di neve artificiale o di impianti destinati al fallimento per la mancanza di nevicate», spiegano i rappresentanti del Coordinamento, che unisce quasi 40 associazioni civiche e comitati della zona. «Vogliamo interventi di reale ripristino ambientale - aggiungono - ovvero sentieri curati e trasporti efficienti, non opere che snaturano l'ambiente montano e che non tengono conto della crisi climatica».

Tutti gli eventi sono gratuiti (verranno annullati in caso di pioggia). Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie per il primo e il terzo incontro) è possibile scrivere a info@bellagiosanprimo.com o visitare il sito internet ufficiale bellagiosanprimo.com

lunedì 22 giugno 2026

Monte San Primo: occorre stralciare gli impianti sciistici dal progetto!


a cura del Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com 


Il Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo' torna a ribadire con forza la richiesta di stralcio della parte sciistica dal progetto di rilancio turistico della località San Primo di Bellagio.

E lo ribadisce anche a seguito di quanto emerso nel corso dell'audizione dello scorso mercoledì 17 giugno dei promotori del progetto 'OltreLario' (Comunità Montana Triangolo Lariano e Comune di Bellagio), presso le Commissioni Ambiente e Territorio della Regione Lombardia. Nel corso dell'audizione sono state fornite indicazioni fuorvianti rispetto all'effettiva consistenza del progetto, in termini di dati e costi. Infatti, a fronte dei 5 milioni di euro dell'intero progetto, i costi effettivi della parte sciistica ammontano a oltre 2 milioni, includendo la sistemazione delle piste baby, l'installazione dei 3 tapis roulant (ciascuno con un costo da 150 mila euro!) e dei cannoni sparaneve, la realizzazione del laghetto artificiale. Quest’ultimo in particolare è indicato dai promotori per più usi: antincendio, abbeveramento bestiame e innevamento artificiale, dimenticando però di precisare che queste 3 funzioni sono totalmente incompatibili tra loro. Oltretutto l’utilizzo di acqua per la neve artificiale rappresenta uno spreco insostenibile della risorsa, in un compendio già ora in sofferenza per la carenza idrica.  

Il nostro Coordinamento esprime rammarico per il sostegno al progetto da parte dei consiglieri di maggioranza (fatta eccezione per il consigliere Zamperini, oltre che per il consigliere Rosati della minoranza che ha chiesto una sostanziale revisione del progetto) e dell'assessore Fermi il quale, nelle proprie dichiarazioni, ha affermato che a guidare la scelta del ripristino degli impianti sciistici all'Alpe Borgo non sono stati i dati scientifici sull'andamento climatico, quanto una sorta di 'operazione nostalgia'.

Noi riteniamo che la base delle scelte politiche debba essere la scienza; chiediamo pertanto che il progetto per il ripristino dello sci al San Primo venga affiancato - cosa mai fatta finora dalle Istituzioni - da uno studio climatico che tenga conto degli scenari attuali e futuri connessi al riscaldamento globale. Ad oggi l'unico studio condotto sul tema è quello realizzato dal professor Mauro Guglielmin (UniInsubria)  - su incarico del nostro Coordinamento - che ha evidenziato in maniera inequivocabile, con le misure disponibili sul posto, la scarsità dei giorni adatti per l’innevamento artificiale e quindi la non sostenibilità economica dell’impianto sciistico al San Primo.

A tale scopo sottolineiamo ancora una volta che l’intero intervento non definisce le ricadute sul piano economico: mancano una stima dei costi di gestione, una valutazione dei flussi e un vero business plan, soprattutto per la parte relativa allo ski park.

Paradossalmente nel corso dell'audizione i proponenti hanno inoltre affermato che il progetto comprenderebbe la 'sistemazione dei boschi', cosa invero non contemplata nel progetto 'OltreLario', se non per la parte di bosco che verrà tagliata per fare spazio ai nuovi parcheggi e in particolare di quello denominato 'Genzianella'. Il tutto, quindi, con un forte impatto ambientale.

In definitiva chiediamo che la Regione e le Istituzioni locali (Comunità Montana e Comune di Bellagio) ritornino sui loro passi e stralcino le opere più impattanti del progetto, ovvero: sistemazione piste baby, cannoni sparaneve, tapis roulant, laghetto artificiale, parcheggi. Per la parte sciistica - come detto più volte anche nella precedente audizione in Regione dello scorso 15 ottobre 2025 - il progetto non risulta economicamente sostenibile e non tiene conto in alcun modo della crisi climatica e, pertanto, non avrebbe alcun senso, sia in relazione alla situazione attuale sia, soprattutto, rispetto agli scenari futuri connessi alla crisi climatica.

venerdì 8 maggio 2026

Monte San Primo: tra crisi climatica e rilancio dello sci, la Regione resta ambigua


La vicenda del Monte San Primo continua a sollevare interrogativi sempre più urgenti. Dopo mesi di mobilitazione e il confronto istituzionale avvenuto nell’audizione del 15 ottobre 2025, è arrivata la risposta ufficiale della Regione Lombardia all’interpellanza presentata dai consiglieri regionali. Una risposta che, tuttavia, non scioglie i nodi centrali e che ha suscitato la dura reazione del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”.

Proponiamo qui un’analisi della posizione regionale, affiancata da ampi stralci del comunicato stampa del Comitato, che mettono in luce le contraddizioni di un progetto sempre più contestato.

Il documento regionale ricostruisce con precisione il quadro degli investimenti, che supera complessivamente i 5 milioni di euro tra fondi regionali e finanziamenti ministeriali, destinati alla cosiddetta “riqualificazione e tutela ambientale” del compendio. In questa cornice trovano spazio interventi diversi tra loro: dalla manutenzione della sentieristica al recupero di edifici e parcheggi, fino però anche a opere chiaramente legate alla pratica dello sci, come l’innevamento artificiale, i tapis roulant e la sistemazione delle piste.

La Regione richiama inoltre la propria strategia di adattamento climatico, riconoscendo esplicitamente “la diminuzione della copertura nevosa stagionale” e la conseguente riduzione della redditività degli impianti sciistici. Eppure, da questa consapevolezza non deriva alcuna scelta conseguente. La risposta evita accuratamente di chiarire se la componente sciistica verrà rivista o meno e si limita a segnalare che “è in corso un confronto con il progettista per definire alcuni aspetti della procedura”.

Resta quindi inevasa la domanda centrale: ha ancora senso investire nello sci a bassa quota?

Durissima la replica del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, che in un comunicato denuncia l’assenza di una presa di posizione politica. “Incredibilmente nella risposta all'interrogazione, la Giunta Regionale non risponde a nessuno dei quesiti posti […] In pratica il Pirellone non assume alcuna posizione e pertanto il rischio è che ora l’iter proceda verso la progettazione definitiva ed esecutiva.”

Il punto è chiaro: per il Comitato, il silenzio equivale a un via libera implicito al progetto.

Uno dei passaggi più significativi del comunicato riguarda proprio il tema climatico: “La Regione cita […] la diminuzione della copertura nevosa […] e la riduzione della redditività delle stazioni sciistiche. Da queste premesse, però, non trae alcuna conseguenza operativa.”

Il paradosso è evidente. Da un lato si riconosce che lo sci a bassa quota è sempre meno sostenibile; dall’altro si continuano a finanziare infrastrutture dedicate. Il Comitato lo sottolinea con forza: “Come se la realizzazione di impianti per lo sci, di un bacino per l’innevamento artificiale a 1.200 metri fosse coerente con un’offerta turistica annuale e con gli obiettivi di adattamento.”

Altro punto critico sollevato riguarda la quota del progetto. Nel 2016 la stessa Giunta Regionale aveva approvato un documento decisivo, in cui si legge che: “Gli scenari climatici tenderebbero ad escludere che impianti con prevalente sviluppo al di sotto dei 1.500 metri possano rivelarsi economicamente fruttuosi.”

Eppure, le piste del Monte San Primo si collocano tra i 1.100 e i 1.200 metri. Qui la contraddizione diventa ancora più concreta: non si tratta solo di una tensione teorica, ma di un possibile errore di pianificazione rispetto agli stessi indirizzi regionali.

Nonostante la narrazione sulla “destagionalizzazione”, il Comitato evidenzia come una parte rilevante delle risorse sia ancora orientata allo sci: “Un piano da oltre 5 milioni di euro […] che destina circa la metà degli investimenti a opere sciistiche e di innevamento programmato.”

E aggiunge un elemento spesso trascurato: “In un’area dove i dati storici registrano pochissimi giorni di neve naturale e dove il consumo di acqua ed energia […] si scontra con la stessa crisi idrica regionale.”

Il Coordinamento, che riunisce 39 associazioni, avanza una proposta alternativa netta: “Stralcio integrale della componente sciistica del progetto: rinuncia all’invaso per la neve artificiale, ai tapis roulant, alla sistemazione delle piste e ai nuovi parcheggi.”

Parallelamente indica una direzione diversa per l’utilizzo delle risorse pubbliche, puntando su riqualificazione ambientale, manutenzione della sentieristica, mobilità dolce e fruizione sostenibile della montagna.

La risposta della Regione lascia aperti tutti gli scenari, ma proprio questa ambiguità rappresenta oggi il nodo politico principale. Da un lato si riconosce la crisi dello sci a bassa quota e si parla di diversificazione e turismo sostenibile; dall’altro si continua a investire in infrastrutture sciistiche senza assumere una posizione chiara.

Come sottolinea il Comitato: “Continueremo le iniziative di mobilitazione […] fino al ritiro della parte sciistica del progetto.”

Il caso del Monte San Primo non è solo una questione locale. È un banco di prova per capire se le politiche pubbliche sapranno davvero adattarsi alla crisi climatica oppure continueranno a inseguire modelli del passato.

Oggi più che mai, la domanda resta aperta: ha senso investire nello sci a 1.200 metri nel 2026?

La risposta, per ora, la Regione non l’ha data.

COMUNICATO STAMPA


Monte San Primo: la Regione persevera nel pessimo progetto per lo sci!
La Giunta Regionale non risponde nel merito all’interrogazione e conferma di fatto un progetto in contrasto con i propri stessi documenti sul clima


BELLAGIO (CO)  -  Sulla questione del Monte San Primo la Regione Lombardia sceglie il silenzio politico e conferma il pessimo progetto per il rilancio dello sci, progetto voluto dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio! 
Incredibilmente nella risposta all'interrogazione, la Giunta Regionale non risponde a nessuno dei quesiti posti dai consiglieri Onorio Rosati e Angelo Orsenigo. In pratica il Pirellone non assume alcuna posizione e pertanto il rischio è che ora l’iter proceda verso la progettazione definitiva ed esecutiva, ignorando le perplessità espresse in audizione anche da consiglieri della maggioranza, che avevano chiesto un approfondimento e una possibile revisione della parte sciistica.

La Regione cita a supporto della propria posizione la nuova Strategia Integrata Regionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico, riconoscendo il rischio per il turismo invernale legato alla “diminuzione della copertura nevosa stagionale nelle aree montane lombarde” e alla “riduzione della praticabilità degli impianti sciistici e della operatività e redditività delle stazioni sciistiche”. Da queste premesse, però, non trae alcuna conseguenza operativa per il caso concreto: il progetto del Monte San Primo viene ricondotto sotto la generica voce “destagionalizzazione e diversificazione delle attività”, come se la realizzazione di impianti per lo sci, di un bacino per l’innevamento artificiale a 1.200 metri fosse coerente con un’offerta turistica annuale e con gli obiettivi di adattamento.

Va inoltre rilevato che la Regione omette di richiamare un proprio documento decisivo, approvato dalla Giunta nel 2016, in cui si legge che “allo stato attuale, gli scenari climatici tenderebbero ad escludere che impianti con prevalente sviluppo al di sotto dei 1.500 metri possano rivelarsi economicamente fruttuosi”. Un’indicazione che il progetto sul Monte San Primo, con piste comprese tra i 1.100 e i 1.200 metri, contraddice in modo palese!

Mentre l’audizione del 15 ottobre 2025 aveva fatto emergere la necessità di rivedere la componente sciistica del progetto, la risposta della Regione si limita a comunicare che “è in corso un confronto con il progettista per definire alcuni aspetti della procedura” di individuazione dell’area sciabile, senza alcun riferimento alle criticità ambientali, climatiche ed economiche evidenziate dal nostro Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo" e da numerosi consiglieri. Si rischia così di confermare, di fatto, un piano da oltre 5 milioni di euro di risorse pubbliche che destina circa la metà degli investimenti a opere sciistiche e di innevamento programmato, in un’area dove i dati storici registrano pochissimi giorni di neve naturale e dove il consumo di acqua ed energia per l’innevamento si scontra con la stessa crisi idrica regionale.

Il nostro Coordinamento, che riunisce 39 associazioni, ribadisce la richiesta di stralcio integrale della componente sciistica del progetto: rinuncia all’invaso per la neve artificiale, ai tapis roulant, alla sistemazione delle piste e ai nuovi parcheggi che comporterebbero anche il taglio di un’area boschiva. Chiediamo che le risorse pubbliche siano riorientate verso interventi di riqualificazione ambientale, manutenzione della sentieristica, mobilità dolce e fruizione sostenibile della montagna, in coerenza con la stessa pianificazione regionale di adattamento al cambiamento climatico. Continueremo le iniziative di mobilitazione, informazione e pressione istituzionale fino al ritiro della parte sciistica del progetto.

Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com 

mercoledì 6 maggio 2026

Monte San Primo: interrogazione in Regione sul progetto sciistico, si chiede una revisione sostenibile


Il futuro del Monte San Primo torna al centro del dibattito politico regionale. Nelle scorse settimane è stata infatti presentata in Regione Lombardia un’interrogazione dai consiglieri Onorio Rosati e Angelo Orsenigo, con cui si chiede alla Giunta di valutare una revisione del progetto previsto per l’area.

Al centro della richiesta vi è la possibilità di escludere la realizzazione di nuovi impianti sciistici a bassa quota, orientando invece le risorse pubbliche verso interventi di riqualificazione ambientale, mobilità sostenibile, sviluppo della sentieristica e promozione del turismo lento.


L’interrogazione arriva a distanza di mesi dall’audizione del 15 ottobre 2025, quando il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” – composto da 39 associazioni – era stato ascoltato dalle Commissioni Ambiente e Territorio. In quella sede erano state evidenziate numerose criticità legate al progetto, in particolare rispetto agli impatti ambientali, climatici ed economici derivanti dalla costruzione di nuovi impianti sciistici tra i 1.100 e i 1.200 metri di quota.

Tra i punti più discussi, l’utilizzo dell’innevamento artificiale e la realizzazione di un bacino idrico dedicato, elementi considerati problematici in un contesto di crescente scarsità di risorse idriche e di cambiamento climatico. Il progetto complessivo prevede un finanziamento pubblico superiore ai 5 milioni di euro, circa la metà dei quali destinati proprio alle infrastrutture sciistiche.

Nel testo dell’interrogazione si sottolinea come la realizzazione di nuovi impianti comporterebbe interventi invasivi sul territorio, tra cui movimentazione del suolo, consumo di acqua ed energia e costruzione di infrastrutture di servizio, con potenziali ricadute negative sull’equilibrio ambientale dell’area.

Già durante il dibattito seguito all’audizione, diversi consiglieri regionali – inclusi esponenti della maggioranza – avevano espresso perplessità sulla sostenibilità del progetto nella sua componente sciistica, evidenziando la necessità di ulteriori approfondimenti e di una possibile revisione. In quella fase era emersa anche la disponibilità ad avviare nuovi momenti di confronto con la Giunta e gli assessorati competenti.

A sei mesi di distanza, Rosati e Orsenigo tornano quindi a sollecitare una presa di posizione chiara da parte della Regione, chiedendo se si intenda promuovere una revisione progettuale coerente con le politiche di adattamento climatico e con una visione di sviluppo sostenibile delle aree montane.

L’attenzione si concentra ora sulla risposta della Giunta regionale, attesa nei prossimi giorni, che potrebbe segnare un passaggio decisivo per il futuro del Monte San Primo e per il modello di sviluppo turistico del territorio.

giovedì 12 marzo 2026

Nevediversa 2026: Legambiente torna a criticare il progetto sciistico sul Monte San Primo


Il nuovo report “Nevediversa 2026” di Legambiente è stato presentato ieri a Milano. Come di consueto, il documento analizza la situazione del turismo sulle montagne italiane, raccogliendo e studiando scientificamente i dati aggiornati all’ultimo anno, alla luce delle tendenze più generali e di lungo periodo.

Nonostante l’aumento delle temperature, la fusione dei ghiacciai e una neve naturale che fatica sempre più ad arrivare, Legambiente stima che il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano continui a sostenere il turismo invernale, lasciando solo briciole di risorse alla riconversione degli impianti abbandonati e alla destagionalizzazione del turismo.

Intanto, su Alpi e Appennini salgono a 273 gli impianti sciistici dismessi. La Lombardia è la seconda regione in Italia per impianti sciistici abbandonati, con 51 località dismesse. In tutta la Penisola risultano 106 quelli chiusi temporaneamente e 98 quelli operativi a singhiozzo, mentre 231 sopravvivono per “accanimento terapeutico”. Gli altri impianti mantengono l’attività solo grazie a bacini artificiali e cannoni spara-neve, con un notevole dispendio di acqua ed energia.

Purtroppo, i riusi e gli smantellamenti restano casi molto sporadici: solo 37 quelli finora conteggiati.

Negli approfondimenti sulla realtà lombarda, il dossier punta di nuovo il dito sul contestato progetto “OltreLario”, che prevede lo sperpero di 5 milioni di euro di fondi pubblici, dei quali circa la metà (2,3 milioni di euro) destinati a riportare lo sci con innevamento artificiale sul Monte San Primo, presso la località Alpe del Borgo, posta a un’altitudine di circa 1.200 metri.

Secondo numerose analisi climatiche, proprio a queste quote si prevede che nevicherà sempre meno e in modo sempre più frammentario, a causa degli effetti del cambiamento climatico.

Considerazioni avvalorate anche dallo studio di analisi climatica condotto dal prof. Mauro Guglielmin, docente di Geografia fisica e Geomorfologia dell’Università degli Studi dell’Insubria, commissionato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”. Lo studio conferma, sulla base degli scenari climatici previsti per i prossimi decenni, che il progetto per riportare lo sci sul San Primo risulta assolutamente sconsigliabile e antieconomico.

Nei giorni scorsi il Coordinamento, formato da 39 associazioni, ha trasmesso lo studio alle Commissioni Ambiente e Territorio della Regione Lombardia, chiedendo al Pirellone di rivedere il progetto e di stralciare proprio la parte relativa allo sci.


Per conoscere i contenuti del report “Nevediversa 2026”:

Informazioni sul progetto “OltreLario” per il Monte San Primo: https://bellagiosanprimo.com/

Lo sci dei 15 giorni: il paradosso del Monte San Primo


Il cambiamento climatico sta trasformando profondamente il futuro del turismo invernale sulle Alpi. Un recente approfondimento pubblicato da tvsvizzera.it mostra come anche in Svizzera – uno dei Paesi simbolo dello sci alpino – molte stazioni stiano ripensando il proprio modello di sviluppo a causa della progressiva riduzione dell’innevamento.

Questa riflessione appare particolarmente significativa se letta in parallelo con il dibattito in corso sul Monte San Primo, sopra Bellagio, dove è stato approvato un progetto di fattibilità per il ripristino degli impianti sciistici. Un’idea che però si scontra con le conclusioni di uno studio scientifico coordinato dal professor Mauro Guglielmin, docente dell’Università degli Studi dell’Insubria, secondo cui lo sci in quell’area sarebbe ormai climaticamente ed economicamente insostenibile.

Guardando proprio all’esperienza svizzera emergono alcuni elementi che possono aiutare a leggere il caso del San Primo.

Uno dei punti centrali dell’analisi pubblicata da tvsvizzera.it riguarda la sostenibilità degli investimenti nelle infrastrutture sciistiche. Gli studi utilizzati dalle stazioni svizzere indicano che, per essere economicamente redditizia, una pista dovrebbe poter contare su almeno 100 giorni di neve con uno spessore minimo di circa 30 centimetri.

Per questo motivo molti investimenti si stanno concentrando nelle località d’alta quota, dove le condizioni climatiche garantiscono ancora una stagione sciistica relativamente stabile. Al contrario, sotto la soglia critica dei circa 1600 metri di altitudine, la situazione diventa molto più incerta.

Il Monte San Primo si colloca proprio in questo scenario di fragilità climatica. Lo studio del professor Guglielmin, basato sui dati disponibili nell’area dell’Alpe Borgo e su rilevazioni dell’ARPA Lombardia, evidenzia infatti un aumento progressivo delle temperature invernali nel Triangolo Lariano e una diminuzione della durata dell’innevamento. Secondo l’analisi, anche ipotizzando un innevamento artificiale, la copertura sciabile potrebbe ridursi a circa 15–17 giorni nel mese di gennaio, rendendo l’impianto «assolutamente antieconomico».

Proprio nelle località a quote più basse, molte stazioni svizzere stanno cercando di ridurre la dipendenza dallo sci. Sempre secondo l’analisi di tvsvizzera.it, alcune destinazioni hanno iniziato a puntare su attività che richiedono meno neve e meno costi di gestione: escursioni invernali, ciaspolate, turismo lento, esperienze naturalistiche o attività sportive alternative.

In alcuni casi si è arrivati a scelte ancora più radicali: località come il Monte Tamaro in Ticino hanno abbandonato completamente lo sci, concentrandosi su un turismo diverso, più legato alla natura e alla fruizione del paesaggio. Questo approccio punta ad attrarre visitatori durante tutto l’anno, riducendo la dipendenza da una stagione invernale sempre più incerta.

Infine, l’esperienza svizzera mostra anche una realtà spesso poco raccontata: molti piccoli impianti hanno semplicemente chiuso. Decine di skilift di villaggio, un tempo molto frequentati, sono ormai inattivi a causa della cronica mancanza di neve. In molti casi restano sul territorio infrastrutture dismesse, difficili e costose da smantellare. È proprio questo scenario che il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, formato da 39 associazioni e sostenuto dallo studio scientifico commissionato all’associazione Simbio, teme possa ripetersi anche sopra Bellagio.

Lo studio coordinato dal professor Guglielmin conclude che le condizioni climatiche attuali e quelle previste nei prossimi 15 anni non consentiranno un innevamento artificiale efficace né la preparazione di piste da sci con le tecnologie attuali.

Il confronto con quanto sta accadendo in Svizzera suggerisce quindi una domanda di fondo: se molte località alpine stanno riducendo gli investimenti nello sci alle quote più basse e diversificando l’offerta turistica, ha ancora senso puntare sul ritorno dello sci in un’area dove gli studi scientifici indicano una stagione sempre più breve?

lunedì 16 febbraio 2026

Monte San Primo: dalla neve che non c’è più a un nuovo turismo possibile


Riceviamo e pubblichiamo


Sabato 21 febbraio 2026, alle ore 15.45, presso la Sala Civica di Piazza Martignoni a Camnago Volta, si terrà l’incontro “Quale turismo per il Triangolo Lariano? San Primo e non solo…”.

L’incontro sarà occasione per riflettere sui modelli turistici da adottare in un territorio montano in cui è necessario coniugare il rispetto della natura con la fruibilità dei luoghi e le attività delle comunità locali.

Verrà presentato il libro “Monte San Primo. Una montagna straordinaria. Un progetto da riconsiderare”, alla presenza dell’autrice Nunzia Rondanini.

Il volume nasce a seguito del vivace dibattito, ripreso anche a livello nazionale e perfino internazionale, iniziato nell’autunno del 2022, quando il Comune di Bellagio e la Comunità Montana del Triangolo Lariano annunciarono la disponibilità di circa 5 milioni di euro per “rilanciare il turismo” nel territorio del Monte San Primo. Si tratta di finanziamenti provenienti in parte dalla stessa Comunità Montana, in parte dalla Regione e in parte dal Ministero degli Interni (tre milioni di euro).

Quando si prese visione del primo progetto di fattibilità tecnica ed economica, relativo alla prima tranche del finanziamento, emerse però che il “rilancio turistico” prevedeva, tra i vari interventi, il ripristino di un comprensorio sciistico in un’area dove la neve cade ormai solo per pochi giorni all’anno, oltre a nuovo consumo di suolo legato alla realizzazione di ampi parcheggi.

Si levarono così numerose voci critiche, fino alla formazione di un coordinamento denominato “Salviamo il Monte San Primo”, che annovera oggi ben 39 associazioni e gruppi: alcuni di valenza regionale, come Legambiente, WWF, CAI, Lipu, Federazione Speleologica Lombarda, e altri attivi da anni a livello locale, come il Circolo Ambiente Ilaria Alpi o il Gruppo Naturalistico della Brianza.

Nunzia Rondanini è membro di questo comitato; di professione architetta, è un’attenta e appassionata conoscitrice di questi luoghi fin dall’infanzia, nei quali è tornata a vivere dopo periodi trascorsi all’estero. Nel libro descrive le bellezze naturali di questo scrigno di biodiversità, ripercorre la storia del Monte San Primo e racconta come sia cambiata nel tempo la vita delle persone che lo animano.

L’autrice riassume quindi i contenuti del progetto contestato, mettendone in luce criticità, rischi e incongruenze, per arrivare a elencare le proposte alternative elaborate negli ultimi anni dal coordinamento, attraverso il confronto con le comunità locali e con esperti di diverse discipline.

Nel corso dell’incontro si discuterà dunque della possibilità di sviluppare un turismo sostenibile senza snaturare luoghi che, negli ultimi anni, sono stati interessati da profondi cambiamenti climatici, capaci di modificarne sempre più la fruibilità e di accentuarne la fragilità.

Introdurrà i temi dell’incontro Marzio Marzorati, di Legambiente Lombardia, presidente del Parco Nord Milano e responsabile del Centro di Educazione Ambientale Primalpe di Canzo, da anni impegnato nella diffusione di una cultura ecologica.

Verrà inoltre proiettato il breve cortometraggio “The Last Skiers”, di Veronica Ciceri, che esplora con uno sguardo antropologico il modo di vivere la montagna lariana nel passato, nel presente e nel possibile futuro. Il film è stato selezionato in diversi concorsi cinematografici, in particolare in Inghilterra, e ha vinto il premio “Miglior regista emergente” al Bergfilm-Festival di Tegernsee, in Germania.

Moderatore dell’incontro sarà Sergio Baccilieri, giornalista del quotidiano La Provincia.

La partecipazione è libera.

Circolo “Angelo Vassallo” – Legambiente APS Como


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mercoledì 11 febbraio 2026

Monte San Primo: ripensare il turismo per difendere la montagna


Nel cuore del Triangolo Lariano, territorio di straordinaria ricchezza paesaggistica e naturalistica, si apre un momento di riflessione pubblica sul futuro del turismo e della montagna. Sabato 21 febbraio 2026, presso la Sala Civica di Piazza Martignoni a Camnago Volta, si terrà l’incontro “Quale turismo per il Triangolo Lariano? San Primo e non solo…”, un appuntamento che pone al centro il rapporto tra sviluppo, tutela ambientale e comunità locali.

Il Monte San Primo, simbolo identitario del territorio e scrigno di biodiversità, diventa il punto di partenza per interrogarsi su modelli turistici sostenibili, capaci di valorizzare il paesaggio senza snaturarlo. In un contesto segnato da crisi climatica, consumo di suolo e crescente pressione antropica sulle aree montane, l’iniziativa intende offrire strumenti critici per ripensare le politiche di promozione turistica, superando logiche estrattive e stagionali.

L’incontro sarà introdotto da Marzio Marzorati, presidente del Parco Nord Milano e responsabile del Centro di Educazione Ambientale Prim’Alpe di Canzo, da anni impegnato nella diffusione di una cultura ecologica fondata sulla conoscenza dei territori e sulla partecipazione attiva dei cittadini. Il cuore dell’evento sarà la presentazione del libro “San Primo – Una montagna straordinaria, un progetto da riconsiderare” di Nunzia Rondanini, che analizza in modo documentato e critico le trasformazioni previste per il massiccio, mettendo in luce i rischi ambientali e le alternative possibili.

Attraverso il contributo dell’autrice e del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, l’iniziativa si propone come spazio di confronto aperto, in cui ambientalisti, amministratori e cittadini possano dialogare su un’idea di turismo lento, rispettoso degli ecosistemi e coerente con le vocazioni naturali della montagna. A moderare l’incontro sarà Sergio Baccilieri, giornalista de La Provincia, garantendo un dibattito informato e accessibile.

In un’epoca in cui le scelte sul territorio determinano il futuro delle comunità e degli equilibri naturali, l’appuntamento rappresenta un’occasione preziosa per riaffermare che la montagna non è una risorsa da sfruttare, ma un bene comune da custodire.

Scenari climatici sul Monte San Primo: lo studio che boccia il progetto sciistico

Studio scientifico mette in discussione il ritorno dello sci nel Triangolo Lariano


“E’ assolutamente sconsigliabile l’attuazione di un impianto sciistico per così pochi giorni all’anno”
. Possiamo riassumere così i risultati di uno studio condotto dal prof. Mauro Gugliemin (UniInsubria), commissionato dall’associazione Simbio, in accordo col Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’, formato da 39 associazioni.  

Nell’autorevole studio scientifico viene evidenziato come risulti insensata e insostenibile la proposta di progetto per ripristinare gli impianti sciistici sul monte San Primo.

Attraverso i dati disponibili di Alpe Borgo - seppur riferiti a periodi limitati - e a quelli di due stazioni ARPA, lo studio del prof. Mauro Guglielmin, docente Ordinario di Geografia Fisica e Geomorfologia dell'Università degli Studi dell’Insubria, effettua una previsione degli scenari climatici per la località sciistica dismessa e, prendendo in considerazione le scarse precipitazioni nevose degli ultimi anni, valuta anche la possibilità di innevamento artificiale.

Nell’analisi si attesta l’aumento progressivo delle temperature, soprattutto in inverno, anche nel territorio del Triangolo Lariano.  

Ecco un passaggio dell’analisi del prof. Guglielmin: “Si può rilevare come sia assolutamente sconsigliabile l’attuazione di un impianto la cui possibile durata di innevamento programmato potrebbe - anche solo con uno scenario moderato come questo - essere ridotta a non più di 15-17 giorni nel mese di Gennaio che renderebbe assolutamente antieconomico…”.

Molto chiara la chiosa dello studio condotto dal prof. Gugliemin: “In conclusione si ritiene che le condizioni climatiche attuali e ancor più quelle future nei prossimi 15 anni e ancor più dopo, non consentano l’innevamento artificiale né la preparazione di piste da sci almeno con le tecnologie tradizionali attuali”.


Lo studio evidenzia inoltre come ci sia solo una ridotta quantità di dati affidabili disponibili, segnale di una scarsa conoscenza del territorio e approssimazione nell'investire fondi pubblici: a tal proposito è paradossale che all'Alpe di Borgo - ovvero la località in cui si intendono realizzare impianti di innevamento artificiale - la Comunità Montana Triangolo Lariano sia proprietaria di una stazione meteorologica che potrebbe fornire dati di qualità, ma che è guasta da ormai 18 anni! Il progetto di fattibilità - approvato dalla Comunità Montana e dal Comune di Bellagio – che vorrebbe riportare lo sci sul San Primo, non fa menzione della stazione meteorologica e delle previsioni climatiche future, per questo come Coordinamento San Primo chiederemo alla Regione di utilizzare lo studio scientifico commissionato da Simbio per una revisione del progetto, economicamente non sostenibile e anacronistico.  

Infatti, facendo seguito all’audizione dello scorso ottobre, nei prossimi giorni il Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’ trasmetterà alle Commissioni Ambiente e Territorio della Regione Lombardia lo studio realizzato dal prof. Guglielmin, chiedendo al Pirellone di rivedere il progetto per lo sci sul monte San Primo.  

Per maggiori informazioni: 

martedì 13 gennaio 2026

Monte San Primo, lo sci artificiale sfida i dati sul clima che cambia


Il 2025 si conferma come uno degli anni più caldi mai registrati in Lombardia. A certificarlo è ARPA Lombardia, l’ente tecnico regionale, che nel suo bilancio climatico colloca l’anno appena trascorso al quarto posto tra i più caldi in assoluto, con temperature medie superiori di 1,25 gradi rispetto al periodo di riferimento 1991-2020. Un dato che, seppur leggermente inferiore al 2024, si inserisce in una tendenza ormai consolidata: dal 1991 la temperatura media regionale cresce di circa 0,7 gradi ogni dieci anni.

Numeri che parlano chiaro e che descrivono un cambiamento climatico evidente anche in Lombardia. Il 2025 ha visto mesi eccezionalmente caldi come giugno e dicembre, con scarti positivi di circa 3 gradi, e ondate di calore estive con temperature fino a 38 gradi in diverse località della regione. Allo stesso tempo, il clima si mostra sempre più estremo, come dimostrano gli eventi meteorologici intensi concentrati in brevi periodi, tra cui l’esondazione del Seveso del 22 settembre, quando in 24 ore sono caduti fino a 220 millimetri di pioggia nella zona nord di Milano.

È in questo contesto che torna al centro del dibattito il Monte San Primo, nel Triangolo Lariano, dove è stato proposto un progetto per riportare lo sci alpino attraverso l’uso di innevamento artificiale. Un’ipotesi che appare sempre più in contrasto con la realtà climatica descritta dai dati ufficiali.

A sottolinearlo è Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" e portavoce del Comitato Salviamo il Monte San Primo, che richiama direttamente le conclusioni di ARPA Lombardia: «Il 2025 è stato uno degli anni più caldi mai registrati in Lombardia, confermando una tendenza che ormai si ripete da tempo».

Secondo Fumagalli, ignorare questo scenario significa perseverare in una visione ormai superata della montagna: «Eppure c’è chi continua a far finta di nulla – osserva – proponendo un progetto assurdo per riportare lo sci sul Monte San Primo, basato sull’innevamento artificiale, come se il riscaldamento globale non esistesse».

Il nodo centrale non è solo ambientale, ma anche economico e culturale. In un territorio di media quota, sempre più esposto a inverni miti e a precipitazioni irregolari, puntare su impianti sciistici e neve artificiale comporta consumi elevati di acqua ed energia, oltre a un impatto significativo sul paesaggio. Una scelta che rischia di risultare insostenibile nel medio-lungo periodo, proprio mentre i dati climatici indicano la necessità di ripensare radicalmente il rapporto tra turismo e montagna.

lunedì 5 gennaio 2026

Un nuovo libro sulla vicenda del Monte San Primo


Un nuovo libro - da poco uscito in libreria - descrive la storia e la bellezza del monte San Primo - la montagna più alta del Triangolo Lariano -, ma parla anche del contestato progetto che prevede il ripristino dello sci a bassa quota nella località San Primo di Bellagio. Il libro si intitola San Primo – una montagna straordinaria, un progetto da riconsiderare (Chimera Editore); l’autrice è l’architetto Nunzia Rondanini, membro attivo del Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’.

Nel libro l’autrice riporta la sua esperienza personale, avendo frequentato fin da bambina la stessa località San Primo. La zona è nota fin dalla metà del secolo scorso come località sciistica, poi progressivamente caduta in abbandono, soprattutto a causa della crisi climatica che - dall’inizio degli anni 2000 - ha determinato una sicura diminuzione dell'innevamento naturale sul San Primo, fino a giungere alla definitiva chiusura dei vecchi impianti sciistici, oggi in stato di totale abbandono. Nella seconda parte il libro racconta del nuovo progetto - ipotizzato a partire dal 2022 - che prevede di riportare lo sci e l’innevamento artificiale sul San Primo. Come noto, il progetto è fortemente contrastato dal Coordinamento ‘Salviamo Il Monte San Primo’,  - formato da 39 associazioni – che ha raccolto oltre 4 mila firme contro il progetto stesso.

Di seguito la presentazione del nuovo libro.

Il monte San Primo è la cima più alta del Triangolo Lariano. Il monte e l’area a esso circostante costituiscono un ambiente di unica bellezza molto caro agli amanti della natura e dei paesaggi prealpini. Nel libro San Primo – una montagna straordinaria, un progetto da riconsiderare (Chimera Editore), l’autrice Nunzia Rondanini evoca vivacemente il mondo del San Primo, dai primi riferimenti storici agli anni del dopoguerra, fino ai tempi recenti.

Il libro descrive poi il contestato progetto - promosso dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio - inteso a “promuovere lo sviluppo” dell’area. Questo progetto include interventi altamente invasivi per l’ambiente montano, che altererebbero profondamente la natura dei luoghi. Tra l’altro, il piano prevede di realizzare tre piste sciistiche con relativi impianti di innevamento, che non solo danneggerebbero l’ambiente, ma, date le condizioni climatiche, non avrebbero alcuna sostenibilità economica a 1200 metri di altitudine.  

Rondanini riassume poi proposte alternative per il monte San Primo e del suo borgo che siano rispettose dell’ambiente ed economicamente viabili, ottimizzando il suo potenziale come luogo di rifugio naturale e di godimento escursionistico. Queste proposte alternative riflettono l’impegno del Coordinamento ‘Salviamo Il Monte San Primo’, un gruppo costituito da ben 39 associazioni della società civile che si sono mobilitate per riorientare una iniziativa sconsiderata. Il Coordinamento ha lanciato un appello che ha raccolto più di 4 mila firme certificate e recentemente ha presentato le proprie istanze alle Commissioni Territorio e Ambiente della Regione Lombardia.

San Primo – una montagna straordinaria, un progetto da riconsiderare”  è un libro chiaro e agile che interesserà gli amanti del San Primo e tutti coloro che auspicano uno sviluppo armonioso e responsabile delle nostre straordinarie montagne.

sabato 13 dicembre 2025

San Primo, la montagna che chiede futuro: cosa ci insegna il nuovo rapporto FAO


Il Monte San Primo, il più alto dei rilievi del Triangolo Lariano, è tornato al centro dell’attenzione. Non solo per il progetto — molto discusso — di nuovi impianti sciistici, ma perché il suo destino racconta qualcosa di più grande: come le montagne italiane stanno cambiando e come dovremmo cambiare con loro.

Da anni, sul San Primo la neve è sempre meno. Le stagioni si accorciano, l’inverno assomiglia sempre più a una lunga mezzastagione. Eppure qualcuno continua a immaginare un futuro fatto di tapis roulant e innevamento artificiale, mentre un fronte ampio di associazioni ambientaliste prova a ricordare l’evidenza: la montagna non è più la stessa.

Non è solo una battaglia locale. Lo conferma il recente rapporto della FAO, dedicato alle soluzioni per l’adattamento climatico nelle regioni montane. Un documento che parla di catene montuose lontane e vicine, dall’Himalaya alle Ande, ma che descrive con sorprendente precisione proprio ciò che sta accadendo sulle nostre Prealpi.

Per scaricare la pubblicazione cliccare qui.

Il rapporto FAO mostra un quadro chiaro: i cambiamenti climatici stanno alterando profondamente gli ecosistemi montani, con conseguenze su acqua, vegetazione, suoli e turismo. In particolare, alle quote moderate come quelle del San Primo, la neve è destinata a ridursi drasticamente nei prossimi decenni.

In questo contesto, investire ancora nel vecchio modello dello sci di massa rischia di essere — come scrivono gli esperti — un esempio di maladattamento: soluzioni costose che non rispondono alla crisi ma la amplificano.

Al contrario, i territori che scelgono di diversificare l’offerta, puntando su turismo non dipendente dalla neve, sulla tutela dei paesaggi e sulle attività outdoor tutto l’anno, stanno già mostrando una maggiore resilienza.

La pagina del rapporto FAO che analizza il caso del Parco del Gran Paradiso

Tra i casi analizzati dalla FAO c’è anche quello del Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove allevatori, ricercatori e amministratori stanno lavorando insieme per capire come adattare la gestione dei pascoli alle nuove condizioni climatiche. Non investono più in infrastrutture rigide, ma in soluzioni flessibili: sistemi idrici migliorati, gestione attiva del territorio, percorsi condivisi con le comunità locali.

Sulle Prealpi — San Primo compreso — queste indicazioni valgono doppio. Qui non servono tappeti mobili e cannoni sparaneve, ma visioni capaci di interpretare la montagna che cambia.

Le associazioni ambientaliste che sono scese in campo non chiedono immobilismo. Al contrario, propongono un modello alternativo che coincide con le indicazioni della FAO: un turismo leggero, diffuso, tutto l’anno.

Un San Primo fatto di:

  • sentieri, percorsi didattici, itinerari naturalistici;
  • valorizzazione dei prati e delle antiche attività agro-pastorali;
  • salvaguardia paesaggistica e faunistica, anche tramite l'istituzione di un Parco di tutela;
  • recupero ambientale e tutela degli spazi aperti;
  • educazione al clima e alla biodiversità.

Un modo di vivere la montagna che ne rispetta i ritmi, e che può generare economia senza compromettere ciò che rende il San Primo unico: la sua natura.

Il San Primo oggi è un simbolo. Una piccola montagna che ci costringe a una domanda grande: vogliamo continuare a inseguire un passato che non tornerà, o vogliamo costruire un futuro resiliente?

Il rapporto FAO indica chiaramente la direzione: innovare, adattarsi, ascoltare le comunità, proteggere i paesaggi.
È un invito valido per le Alpi come per le nostre Prealpi. E il San Primo, con la sua bellezza e le sue fragilità, potrebbe diventare un modello positivo: un luogo dove il cambiamento climatico non diventa una condanna, ma una spinta a immaginare un nuovo modo di vivere la montagna.

venerdì 12 dicembre 2025

Giornata della Montagna: il CAI Calco sceglie il San Primo, simbolo dell’ambiente da salvaguardare


In occasione della Giornata Internazionale della Montagna 2025, il CAI – Sezione di Calco ha scelto il Monte San Primo, vetta più alta del Triangolo Lariano con i suoi 1686 metri, per una camminata dal forte valore simbolico. L’iniziativa, svoltasi ieri 11 dicembre, è stata pensata come un momento di riflessione condivisa sulla crescente fragilità degli ecosistemi montani.


Il tema indicato dalla FAO per l’edizione di quest’anno, Glaciers matter for water, food and livelihoods in mountains and beyond, ha posto l’accento sul rapido arretramento dei ghiacciai e sulle ripercussioni della crisi climatica. Un contesto che, secondo il CAI Calco, richiede una frequentazione più consapevole delle montagne e politiche efficaci per la tutela degli ambienti d’alta quota.


Negli ultimi anni il Monte San Primo è finito al centro del dibattito pubblico per via di progetti turistici considerati poco sostenibili. Proprio per questo è diventato un simbolo della necessità di preservare l’autenticità dei territori alpini, riconoscendone il valore ambientale, paesaggistico e culturale.


L’escursione, guidata da un’operatrice TAM (Tutela Ambiente Montano) della Sezione, ha coinvolto soci e cittadini in un clima di partecipazione e responsabilità. Un gesto semplice ma significativo, volto a ricordare che la montagna è un patrimonio comune che richiede impegno e attenzione quotidiani. Come ribadiscono i promotori, proteggerla oggi è più urgente che mai.

lunedì 10 novembre 2025

Un bel weekend dedicato al Monte San Primo


Il weekend appena trascorso è stato dedicato al tema del Monte San Primo, la montagna più alta del Triangolo Lariano, grazie a due iniziative organizzate dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”.


Nella serata di venerdì 7 novembre a Erba si è tenuto l’incontro dal titolo “Ombre sul San Primo: le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e il progetto del Monte San Primo. Gli impianti sciistici che fanno male alla montagna”. Relatore l’ambientalista Luigi Casanova che, in dialogo con Luca Rota, ha presentato il proprio libro “Ombre sulla neve”, in cui affronta i temi dello spreco di denaro pubblico e degli impatti ambientali legati alla realizzazione degli impianti e delle opere connesse alle imminenti Olimpiadi invernali.
Nel corso della serata, Roberto Fumagalli – a nome del Coordinamento, formato da 39 associazioni – ha fatto il punto della situazione sulla vertenza contro la costruzione dei nuovi impianti sciistici in località San Primo, sulla base del progetto voluto dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio.


Le iniziative sono proseguite nella giornata di domenica 9 novembre, con un doppio evento dal titolo “Ascoltare la montagna: il San Primo tra sentieri e musica”: al mattino una camminata lungo un tratto del Sentiero Italia, che ha portato i partecipanti a scoprire alcuni versanti del San Primo con splendide visuali sul lago di Como; nel pomeriggio si è tenuto un momento di intrattenimento musicale con il gruppo Flûtes en vacances e il duo acustico Tou e la Vale.

Il gruppo Flûtes en vacances
Il duo acustico Tou e la Vale

Con queste iniziative il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” ha voluto ancora una volta far conoscere le peculiarità ambientali e paesaggistiche del Monte San Primo, una montagna che avrebbe bisogno di essere ulteriormente salvaguardata, ad esempio attraverso l’istituzione di un parco di tutela, rinunciando nel contempo al progetto degli impianti sciistici e di innevamento artificiale.

Altre informazioni e foto sul sito web del Coordinamento: https://bellagiosanprimo.com

giovedì 6 novembre 2025

Ascoltare la montagna: il San Primo tra sentieri e musica. Un doppio evento per domenica 9 novembre


Il Coordinamento 'Salviamo il Monte San Primo' invita al doppio evento: Camminata + Evento musicale “Ascoltare la montagna: il San Primo tra sentieri e musica”​

Domenica 9 novembre 2025

Al mattino: 

  • 'Camminata sul ‘Sentiero Italia’ - Monte San Primo'
  • Ritrovo alle ore 9,00 al parcheggio della stazione di Canzo, per la condivisione della auto, per poi spostarci in loc. San Primo di Bellagio alle ore 9,30.
  • La camminata ha una durata di 3 ore circa, adatta a chi ha un discreto allenamento in montagna; percorso 7 km circa, dislivello 450 m.
  • Si raccomandano scarponcini e abbigliamento da montagna.

Dalle ore 13 alle ore 14: Pranzo al sacco (in autonomia)
  
Al pomeriggio:

  • 'Musica per il Monte San Primo'​
  • Ritrovo alle ore 14,00 nei pressi dell’Alpe Borgo di Bellagio (loc. San Primo)
  • Evento musicale con i gruppi:
  • - Tou e la Vale, duo acustico
  • - Flûte en vacances
  • - La forma delle nuvole       


La partecipazione a ciascuno dei 2 eventi è libera.
È consigliata la prenotazione via email a info@bellagiosanprimo.com
In caso di maltempo, la camminata e l’evento musicale saranno annullati.
L’organizzazione declina ogni e qualsiasi responsabilità per incidenti o danni a persone o cose durante l’iniziativa.
Per informazioni e per condividere le auto (carpooling) dalla stazione di Canzo, potete scrivere a info@bellagiosanprimo.com;  altre info:  bellagiosanprimo.com.   

venerdì 31 ottobre 2025

Monte San Primo e Olimpiadi Milano-Cortina: quali analogie? Se ne parla il 7 novembre a Erba


Cosa accomuna le imminenti Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 con il progetto per il Monte San Primo?  Di questo tema se ne parlerà venerdì 7 novembre a Erba, in occasione dell'incontro pubblico dal titolo "Ombre sul San Primo: le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e il progetto del Monte San Primo: gli impianti sciistici che fanno male alla montagna"
L'incontro - organizzato dal Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’ -  vedrà la partecipazione come relatore di Luigi Casanova, che per l'occasione presenterà il suo libro “Ombre sulla neve: Milano-Cortina 2026, il «libro bianco» delle Olimpiadi invernali" (ed. Altreconomia). Luigi Casanova è presidente di Mountain Wilderness Italia, è stato custode forestale nelle Valli di Fiemme e Fassa, ed è una voce storica dell'ambientalismo in Italia. 
​L'incontro sarà moderato da Luca Rota, scrittore e blogger, esperto di montagna. 

Nel corso della stessa serata del 7 novembre, i referenti del Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’ presenteranno gli aggiornamenti sulla vertenza contro il progetto che riguarda la loc. San Primo. Si ricorda che lo scorso 15 ottobre il Coordinamento è stato ricevuto in audizione presso le Commissioni Ambiente e Territorio della Regionale Lombardia; in tale occasione i rappresentanti del Coordinamento - formato da ben 39 associazioni - hanno avuto modo di ribadire le criticità del progetto che prevede il ritorno dello sci sul San Primo, attraverso la realizzazione di nuove piste con innevamento artificiale. Il tutto in un contesto di crisi climatica che determinerà sempre meno innevamento naturale e temperature sempre più elevate anche d'inverno. I Consiglieri regionali presenti all'audizione - di diversi schieramenti politici di maggioranza e opposizione - hanno sostenuto la necessità di rivedere il progetto, soprattutto per la parte che riguarda gli impianti sciistici. 

​L'appuntamento è per Venerdì 7 novembre 2025 ore 20:45 , presso la Sala “Isacchi” di Ca’ Prina – piazza Prina 5 - Erba. L'invito alla partecipazione è rivolto a tutta la cittadinanza, ingresso libero. 

Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com