venerdì 8 maggio 2026

Monte San Primo: tra crisi climatica e rilancio dello sci, la Regione resta ambigua


La vicenda del Monte San Primo continua a sollevare interrogativi sempre più urgenti. Dopo mesi di mobilitazione e il confronto istituzionale avvenuto nell’audizione del 15 ottobre 2025, è arrivata la risposta ufficiale della Regione Lombardia all’interpellanza presentata dai consiglieri regionali. Una risposta che, tuttavia, non scioglie i nodi centrali e che ha suscitato la dura reazione del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”.

Proponiamo qui un’analisi della posizione regionale, affiancata da ampi stralci del comunicato stampa del Comitato, che mettono in luce le contraddizioni di un progetto sempre più contestato.

Il documento regionale ricostruisce con precisione il quadro degli investimenti, che supera complessivamente i 5 milioni di euro tra fondi regionali e finanziamenti ministeriali, destinati alla cosiddetta “riqualificazione e tutela ambientale” del compendio. In questa cornice trovano spazio interventi diversi tra loro: dalla manutenzione della sentieristica al recupero di edifici e parcheggi, fino però anche a opere chiaramente legate alla pratica dello sci, come l’innevamento artificiale, i tapis roulant e la sistemazione delle piste.

La Regione richiama inoltre la propria strategia di adattamento climatico, riconoscendo esplicitamente “la diminuzione della copertura nevosa stagionale” e la conseguente riduzione della redditività degli impianti sciistici. Eppure, da questa consapevolezza non deriva alcuna scelta conseguente. La risposta evita accuratamente di chiarire se la componente sciistica verrà rivista o meno e si limita a segnalare che “è in corso un confronto con il progettista per definire alcuni aspetti della procedura”.

Resta quindi inevasa la domanda centrale: ha ancora senso investire nello sci a bassa quota?

Durissima la replica del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, che in un comunicato denuncia l’assenza di una presa di posizione politica. “Incredibilmente nella risposta all'interrogazione, la Giunta Regionale non risponde a nessuno dei quesiti posti […] In pratica il Pirellone non assume alcuna posizione e pertanto il rischio è che ora l’iter proceda verso la progettazione definitiva ed esecutiva.”

Il punto è chiaro: per il Comitato, il silenzio equivale a un via libera implicito al progetto.

Uno dei passaggi più significativi del comunicato riguarda proprio il tema climatico: “La Regione cita […] la diminuzione della copertura nevosa […] e la riduzione della redditività delle stazioni sciistiche. Da queste premesse, però, non trae alcuna conseguenza operativa.”

Il paradosso è evidente. Da un lato si riconosce che lo sci a bassa quota è sempre meno sostenibile; dall’altro si continuano a finanziare infrastrutture dedicate. Il Comitato lo sottolinea con forza: “Come se la realizzazione di impianti per lo sci, di un bacino per l’innevamento artificiale a 1.200 metri fosse coerente con un’offerta turistica annuale e con gli obiettivi di adattamento.”

Altro punto critico sollevato riguarda la quota del progetto. Nel 2016 la stessa Giunta Regionale aveva approvato un documento decisivo, in cui si legge che: “Gli scenari climatici tenderebbero ad escludere che impianti con prevalente sviluppo al di sotto dei 1.500 metri possano rivelarsi economicamente fruttuosi.”

Eppure, le piste del Monte San Primo si collocano tra i 1.100 e i 1.200 metri. Qui la contraddizione diventa ancora più concreta: non si tratta solo di una tensione teorica, ma di un possibile errore di pianificazione rispetto agli stessi indirizzi regionali.

Nonostante la narrazione sulla “destagionalizzazione”, il Comitato evidenzia come una parte rilevante delle risorse sia ancora orientata allo sci: “Un piano da oltre 5 milioni di euro […] che destina circa la metà degli investimenti a opere sciistiche e di innevamento programmato.”

E aggiunge un elemento spesso trascurato: “In un’area dove i dati storici registrano pochissimi giorni di neve naturale e dove il consumo di acqua ed energia […] si scontra con la stessa crisi idrica regionale.”

Il Coordinamento, che riunisce 39 associazioni, avanza una proposta alternativa netta: “Stralcio integrale della componente sciistica del progetto: rinuncia all’invaso per la neve artificiale, ai tapis roulant, alla sistemazione delle piste e ai nuovi parcheggi.”

Parallelamente indica una direzione diversa per l’utilizzo delle risorse pubbliche, puntando su riqualificazione ambientale, manutenzione della sentieristica, mobilità dolce e fruizione sostenibile della montagna.

La risposta della Regione lascia aperti tutti gli scenari, ma proprio questa ambiguità rappresenta oggi il nodo politico principale. Da un lato si riconosce la crisi dello sci a bassa quota e si parla di diversificazione e turismo sostenibile; dall’altro si continua a investire in infrastrutture sciistiche senza assumere una posizione chiara.

Come sottolinea il Comitato: “Continueremo le iniziative di mobilitazione […] fino al ritiro della parte sciistica del progetto.”

Il caso del Monte San Primo non è solo una questione locale. È un banco di prova per capire se le politiche pubbliche sapranno davvero adattarsi alla crisi climatica oppure continueranno a inseguire modelli del passato.

Oggi più che mai, la domanda resta aperta: ha senso investire nello sci a 1.200 metri nel 2026?

La risposta, per ora, la Regione non l’ha data.

COMUNICATO STAMPA


Monte San Primo: la Regione persevera nel pessimo progetto per lo sci!
La Giunta Regionale non risponde nel merito all’interrogazione e conferma di fatto un progetto in contrasto con i propri stessi documenti sul clima


BELLAGIO (CO)  -  Sulla questione del Monte San Primo la Regione Lombardia sceglie il silenzio politico e conferma il pessimo progetto per il rilancio dello sci, progetto voluto dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio! 
Incredibilmente nella risposta all'interrogazione, la Giunta Regionale non risponde a nessuno dei quesiti posti dai consiglieri Onorio Rosati e Angelo Orsenigo. In pratica il Pirellone non assume alcuna posizione e pertanto il rischio è che ora l’iter proceda verso la progettazione definitiva ed esecutiva, ignorando le perplessità espresse in audizione anche da consiglieri della maggioranza, che avevano chiesto un approfondimento e una possibile revisione della parte sciistica.

La Regione cita a supporto della propria posizione la nuova Strategia Integrata Regionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico, riconoscendo il rischio per il turismo invernale legato alla “diminuzione della copertura nevosa stagionale nelle aree montane lombarde” e alla “riduzione della praticabilità degli impianti sciistici e della operatività e redditività delle stazioni sciistiche”. Da queste premesse, però, non trae alcuna conseguenza operativa per il caso concreto: il progetto del Monte San Primo viene ricondotto sotto la generica voce “destagionalizzazione e diversificazione delle attività”, come se la realizzazione di impianti per lo sci, di un bacino per l’innevamento artificiale a 1.200 metri fosse coerente con un’offerta turistica annuale e con gli obiettivi di adattamento.

Va inoltre rilevato che la Regione omette di richiamare un proprio documento decisivo, approvato dalla Giunta nel 2016, in cui si legge che “allo stato attuale, gli scenari climatici tenderebbero ad escludere che impianti con prevalente sviluppo al di sotto dei 1.500 metri possano rivelarsi economicamente fruttuosi”. Un’indicazione che il progetto sul Monte San Primo, con piste comprese tra i 1.100 e i 1.200 metri, contraddice in modo palese!

Mentre l’audizione del 15 ottobre 2025 aveva fatto emergere la necessità di rivedere la componente sciistica del progetto, la risposta della Regione si limita a comunicare che “è in corso un confronto con il progettista per definire alcuni aspetti della procedura” di individuazione dell’area sciabile, senza alcun riferimento alle criticità ambientali, climatiche ed economiche evidenziate dal nostro Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo" e da numerosi consiglieri. Si rischia così di confermare, di fatto, un piano da oltre 5 milioni di euro di risorse pubbliche che destina circa la metà degli investimenti a opere sciistiche e di innevamento programmato, in un’area dove i dati storici registrano pochissimi giorni di neve naturale e dove il consumo di acqua ed energia per l’innevamento si scontra con la stessa crisi idrica regionale.

Il nostro Coordinamento, che riunisce 39 associazioni, ribadisce la richiesta di stralcio integrale della componente sciistica del progetto: rinuncia all’invaso per la neve artificiale, ai tapis roulant, alla sistemazione delle piste e ai nuovi parcheggi che comporterebbero anche il taglio di un’area boschiva. Chiediamo che le risorse pubbliche siano riorientate verso interventi di riqualificazione ambientale, manutenzione della sentieristica, mobilità dolce e fruizione sostenibile della montagna, in coerenza con la stessa pianificazione regionale di adattamento al cambiamento climatico. Continueremo le iniziative di mobilitazione, informazione e pressione istituzionale fino al ritiro della parte sciistica del progetto.

Coordinamento ‘Salviamo il Monte San Primo’
https://bellagiosanprimo.com/
info@bellagiosanprimo.com 

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