giovedì 28 maggio 2026

Oggiono: cancellata un'area umida per far posto alla vasca del Gandaloglio

Gandaloglio (Oggiono): area umida Rettola a confine con Sirone

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

A Oggiono stanno cancellando l'area umida delle Rettola, a confine con Sirone, per far posto alla vasca di laminazione per il torrente Gandaloglio. E' quanto abbiamo purtroppo verificato come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" da alcuni giorni, da quando cioè le ruspe hanno iniziato a realizzare una delle piste di accesso legate alla realizzazione della vasca di laminazione, in località Rettola a confine tra Oggiono e Sirone (per la precisione dietro all'azienda Italforge). Quello che si sta verificando è un pesante danno ambientale, ovvero il riempimento con terra e ghiaia di quella che fino a poche settimane fa era una splendida area umida, che includeva un canneto. Nella stessa area, nei numerosi sopralluoghi da noi eseguiti - come volontari del Circolo Ambiente - avevamo avuto modo di vedere alcuni esemplari di aironi cenerini e guardabuoi. Ora quell'area è stata cancellata per far posto ad una parte della pista di accesso alla vasca di laminazione!

Il cantiere della pista per realizzare la vasca di laminazione del Gandaloglio al confine con Sirone

Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" avevamo già messo in guardia il Parco Valle Lambro - che ha commissionato i lavori per la vasca di laminazione - ed anche il Comune di Oggiono, onde evitare in tutti i modi la compromissione o addirittura la cancellazione di questa area umida a confine con Sirone. Il Parco non ci ha risposto nel merito alla nostra sollecitazione, ma si è limitato a trasmetterci alcuni contenuti dello Studio di Impatto Ambientale condotto dai tecnici incaricati, che - paradossalmente - sottolineava proprio l'importanza naturalistica delle aree umide e, pertanto, di porre in essere tutte le soluzioni per evitare la compromissione di tali zone.

Il progetto della pista per realizzare la vasca di laminazione

Nello Studio ambientale si attestava che l'area di cantiere vede "la presenza di ambienti umidi di elevato interesse naturalistico, con vegetazione acquatica e ripariale ben sviluppata condizioni idrologiche che favoriscono la formazione di habitat diversificati. Tali ambienti ... svolgono un ruolo fondamentale come area di rifugio, alimentazione e sosta per I'avifauna, in particolare per le specie migratrici. La presenza di canneti, superfici temporaneamente allagate ed ecotoni terra-acqua contribuisce a elevare la biodiversità complessiva dell'area, rendendola particolarmente sensibile a pressioni antropiche".
Lo Studio proseguiva confermando che "le componenti più vulnerabili rispetto alla realizzazione di opere risultano: vegetazione acquatica e palustre, che costituisce habitat prioritario e contribuisce alla qualità ecologica del sito; avifauna acquatica e migratoria, che utilizza l'area per nidificazione, sosta e alimentazione; assetto idrologico locale, determinante per il mantenimento degli habitat umidi, continuità ecologica, in relazione ai collegamenti con altri ambienti naturali circostanti".

Altra immagine del cantiere in corso

Nel medesimo Studio è stata eseguita anche un'analisi degli impatti del cantiere, attestando che "durante la fase di realizzazione delle opere, gli impatti principali sono riconducibili a: disturbo temporaneo all'avifauna, ..., con possibile allontanamento delle specie; alterazione localizzata della vegetazione e degli habitat, soprattutto nelle aree direttamente interessate dai lavori; incremento del disturbo antropico in un contesto ecologicamente sensibile".  
Il paradosso è che questo Studio ambientale - che, ricordiamo, è stato commissionato dal Parco Valle Lambro - è, di fatto, diventato carta straccia, poiché il Parco stesso non ne ha tenuto conto, tant'è che da alcuni giorni si sta appunto procedendo con la cancellazione di una porzione dell'area umida della Rettola, a confine tra Oggiono e Sirone. Il tutto per creare una pista in ghiaia, legata all'inutile e dannosa vasca di laminazione, opera la cui realizzazione sta causando gravi impatti ambientali sulle zone umide, che il Parco stesso avrebbe dovuto tutelare evitando la compromissione coi nuovi cantieri! 

Nelle foto: l'area umida della Rettola, prima dei lavori e durante il cantiere avviato nei giorni scorsi. 

Seveso, 50 anni dopo: raccogliere i ricordi per non dimenticare


A quasi cinquant’anni dal disastro della diossina che ha segnato profondamente il territorio della Brianza, c’è ancora una storia da raccontare. Non una storia fatta solo di dati, perimetri e ordinanze, ma una trama viva di ricordi, emozioni, paure e gesti quotidiani. Una storia che appartiene a chi c’era, ma anche a chi ne ha ereditato i racconti attraverso le parole di genitori, nonni, vicini di casa.

È da questa consapevolezza che nasce l’iniziativa promossa dall’Associazione Seveso Memoria di Parte: un percorso di ricerca “dal basso” che punta a ricostruire quel periodo attraverso le testimonianze dirette e indirette di chi lo ha vissuto. Un invito aperto alla cittadinanza a contribuire a una memoria collettiva che non sia solo archivio, ma anche riconnessione con i luoghi e con le persone.

L’appuntamento è per sabato 30 maggio 2026, dalle ore 10 alle 13, al mercato di Seveso in via Redipuglia, di fronte al bocciodromo. Un luogo quotidiano, familiare, scelto non a caso: è proprio nella quotidianità che si annidano i ricordi più autentici. Qui sarà possibile condividere frammenti di vita, episodi, immagini, sensazioni legate a quei giorni e a ciò che è seguito.

Ricostruire questa memoria significa anche provare a ridare una geografia ai ricordi. Non solo le “zone” ufficiali, ma una mappa fatta di esperienze personali: dove si viveva, cosa si vedeva, cosa si temeva. In questo senso, emerge anche il valore degli strumenti storici dell’epoca, come la mappa realizzata dall’Ufficio Speciale per Seveso con l’indicazione dei livelli di TCDD nei diversi punti di rilevazione. Un documento prezioso, oggi difficile da reperire, ma che rappresenta un tassello fondamentale per comprendere l’impatto reale e percepito della contaminazione sul territorio.

C’è chi ricorda di averne vista una copia affissa nell’atrio del Comune di Seveso, chi ipotizza che sia conservata negli archivi regionali, e chi, con un pizzico di rammarico, racconta di averne posseduta una copia poi ceduta molti anni fa. Anche queste tracce, apparentemente marginali, fanno parte della memoria collettiva che si cerca di ricostruire.

Raccogliere testimonianze oggi non è solo un esercizio di ricordo: è un atto politico e culturale. Significa dare voce a esperienze spesso rimaste ai margini della narrazione ufficiale, restituire complessità a un evento che ha segnato il territorio, e trasmettere alle nuove generazioni una consapevolezza più profonda di ciò che è stato.

Perché la memoria, se condivisa, diventa strumento di comprensione e, forse, anche di trasformazione.

Chi ha qualcosa da raccontare è invitato a partecipare. Anche un piccolo ricordo può contribuire a ricostruire una storia più grande.

martedì 26 maggio 2026

Molteno: pesante consumo di suolo e costi triplicati per il bypass idraulico dei torrenti Bevera-Gandaloglio


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Il progetto del bypass idraulico Bevera-Gandaloglio a Molteno triplica i costi e, insieme alla tangenzialina di Raviola, cementificherà quasi 1 ettaro di terreni agricoli.

Stiamo parlando di un bypass che - secondo gli ingegneri idraulici e il comune di Molteno - dovrebbe servire come 'compensazione' idraulica legata alla costruzione della nuova tangenzialina di Raviola, col paradosso - si scopre adesso - che il bypass costerebbe più della stessa tangenzialina. Infatti i costi della nuova strada potrebbero raggiungere quasi 2 milioni di euro, mentre i costi del bypass sono già lievitati a 2 milioni e 300 mila euro.



Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" ribadiamo la nostra totale contrarietà alle due opere, sia per i danni ambientali sia per i costi pubblici.  

Si ricorda che, da progetto, la tangenzialina di Raviola dovrebbe correre in parallelo al corso del Bevera, rischiando così di ridurre la capacità di esondazione naturale del torrente in caso di forti piogge. La pessima soluzione trovata dal comune di Molteno e dai tecnici idraulici è quella del bypass Bevera-Gandaloglio, con la funzione proprio di compensare l'effetto di arginatura causato dalla nuova strada.
Nel frattempo la somma dei costi del bypass e della tangenzialina sta lievitando oltre i 4 milioni di euro. Questi costi, uniti ai circa 10 milioni per la vasca di laminazione sul Gandaloglio, determinano un dispendio incredibile per il nostro territorio. Ma quello che è peggio è che tutte queste opere - tangenzialina, bypass e vasca di laminazione - rischiano di danneggiare l'equilibrio ecologico dei torrenti Bevera e Gandaloglio. Oltretutto come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" nutriamo forti dubbi sull'effettivo funzionamento delle opere di regimazione: infatti secondo il progetto ipotizzato, le acque di piena del torrente Bevera dovrebbero deviare nel bypass, facendo una curva a 90 gradi. Però non è sicuro che il Bevera, essendo un torrente naturale e non un canale artificiale, in caso di forti piene riesca a deviare ad angolo retto, anziché esondare a monte o a valle del bypass stesso! Il rischio è quindi che, una volta danneggiato il territorio con la tangenzialina e col bypass, il sistema di deviazione delle acque di piena non funzioni a dovere.

Oltretutto il bypass, paradossalmente, rischia di consumare più suolo rispetto alla tangenzialina: infatti in base ai rispettivi progetti, la strada avrebbe una larghezza di circa 8 metri per una lunghezza di circa 350 metri, mentre il bypass - realizzato con argini in cemento - avrebbe una larghezza media di 16 metri (!) per una estensione di oltre 400 metri. In totale - tra tangenzialina e bypass - avremmo una cementificazione di quasi 10 mila metri quadri: circa 1 ettaro di terreni agricoli verrebbe impermeabilizzato, nel comune che già oggi è di gran lunga il più cementificato della provincia di Lecco.

Per tutti questi motivi - costi economici, dubbi sul funzionamento del sistema idraulico, consumo di suolo agricolo - chiediamo agli Enti interessati, in primis al Comune di Molteno e alla Regione Lombardia, di abbandonare i nefasti progetti della tangenzialina di Raviola e del bypass idraulico sui torrenti Bevera e Gandaloglio.

venerdì 22 maggio 2026

Seregno e Desio, sempre più cittadini ai presidi contro l’indifferenza


Continua a crescere in Brianza la partecipazione ai presidi silenziosi promossi per richiamare l’attenzione sulla drammatica situazione in Medio Oriente. Dopo il buon riscontro registrato la scorsa settimana a Desio, anche Seregno ha visto una significativa adesione: nella serata di giovedì 21 maggio, quasi quaranta persone si sono ritrovate in Piazza Concordia per un’ora di testimonianza civile, confermando una sensibilità diffusa sul territorio.


L’iniziativa, nata spontaneamente da un gruppo di cittadini tra Seregno e Desio, si propone di contrastare l’assuefazione e l’indifferenza verso il conflitto, mantenendo alta l’attenzione sulle sofferenze delle popolazioni civili di Gaza e del Libano. Un impegno che si traduce in una presenza discreta ma determinata: un presidio in piedi, in silenzio, con cartelli che chiedono il rispetto dei diritti umani e la cessazione delle ostilità.


Al centro della mobilitazione vi è la volontà di ricordare la realtà quotidiana di quei territori: i bombardamenti continui, la distruzione di abitazioni, scuole e ospedali, lo sfollamento forzato di intere famiglie private dei servizi essenziali, fino alla perdita di vite umane tra medici e soccorritori. Una situazione che, per molti partecipanti, non può essere ignorata né considerata distante.


L’esperienza si ispira al presidio quotidiano di Milano, in Piazza Duomo, e sta progressivamente radicandosi anche in Brianza. “La risposta registrata a Seregno e, prima ancora, a Desio dimostra che esiste una forte sensibilità sul territorio”, sottolineano i promotori. “Restare in piazza, in silenzio, è il nostro modo per dialogare con le città e ricordare che non possiamo restare spettatori passivi di questa tragedia”.


La mobilitazione proseguirà nelle prossime settimane con nuovi appuntamenti aperti alla cittadinanza: giovedì 28 maggio a Desio, in Piazza Conciliazione; giovedì 4 giugno a Seregno, in Piazza Concordia; e giovedì 11 giugno ancora a Desio. L’invito è rivolto a tutti: singoli cittadini, associazioni e chiunque avverta il bisogno di reagire all’indifferenza.


Partecipare, spiegano gli organizzatori, è semplice: basta un cartello, la propria presenza o anche solo un’ora del proprio tempo. Un gesto essenziale ma significativo, per ribadire che Seregno, Desio e l’intera Brianza non intendono voltarsi dall’altra parte.

Legambiente Seregno: "Proteggere la biodiversità significa proteggere noi stessi"


Il 22 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Biodiversità, un’occasione per riflettere su quanto la ricchezza di specie, ecosistemi e patrimoni genetici sia fondamentale per la vita sulla Terra - e per il nostro stesso futuro.

In questa ricorrenza, Legambiente Seregno ha condiviso i primi due episodi del progetto Azioni per il Clima, una serie di podcast pensata per studenti e cittadini. L’obiettivo è chiaro: rendere accessibili temi complessi e stimolare una maggiore consapevolezza ambientale.

Come sottolineato nel messaggio diffuso dall’associazione: “Due podcast pensati per studenti e cittadini per capire meglio quanto la varietà della vita sia fondamentale per il nostro futuro… e quanto sia importante proteggerla.”

I due episodi affrontano il tema della biodiversità da prospettive complementari:
Il primo introduce il concetto generale, esplorando il ruolo degli ecosistemi, delle specie e delle interazioni naturali.
Il secondo si concentra sulla biodiversità vegetale, approfondendo l’importanza delle piante, delle sementi e delle cosiddette banche dei semi.

🎧 Episodio 1 – Biodiversità
Guarda il video

🎧 Episodio 2 – Biodiversità vegetale
Guarda il video

Il percorso proposto è un vero e proprio viaggio tra natura e scienza, che mette in luce un aspetto cruciale: la perdita di biodiversità è strettamente legata alla crisi climatica. Parlare di biodiversità non significa solo parlare di natura “lontana”, foreste tropicali o specie rare. Significa parlare del nostro cibo, dell’aria che respiriamo, della qualità della vita nei territori in cui viviamo — inclusa la Brianza. Come ricorda il messaggio: “Perché parlare di biodiversità significa parlare anche di noi.”

Erba, il Circolo Ambiente contro il ricorso del Comune sul vincolo di via Battisti


a cura del Circolo Ambiente


La Giunta comunale di Erba ha deciso di avviare un’azione legale contro il vincolo posto dalla Soprintendenza a tutela degli edifici storici nella parte sud della frazione di Villincino, incluso il giardino privato di via Battisti che il Comune vorrebbe asfaltare per costruirvi l’ennesimo parcheggio.

Come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” riteniamo che l’impugnazione legale decisa dalla Giunta sia un’azione negativa, oltre che un vero paradosso: una parte dello Stato che si oppone a un’altra articolazione dello Stato, e contro la tutela dell’ambiente. A differenza della Giunta di Erba, noi siamo totalmente d’accordo con l’apposizione del vincolo ambientale e paesaggistico sulla frazione.

Per questo esprimiamo sconcerto per la decisione assunta dalla Giunta comunale, che ha scelto di impugnare legalmente il vincolo posto dalla Soprintendenza. Il ricorso appare ancora più paradossale se si considera che è finalizzato a “difendere” un progetto impattante: la realizzazione di un nuovo parcheggio in uno storico giardino privato in via Battisti.


Questo il commento di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”:
“Il Sindaco e la Giunta di Erba confermano ancora una volta di voler riempire di cemento e asfalto un territorio già fortemente urbanizzato, tra i più cementificati della provincia di Como. Ora l’Amministrazione arriva persino a opporsi al vincolo posto dalla Soprintendenza, e tutto questo per realizzare l’ennesimo parcheggio: una nuova distesa di asfalto che cancellerebbe un bellissimo giardino e orto storico in via Battisti.

Non ci sono parole per commentare ulteriormente queste scelte urbanistiche, che qualificano negativamente l’operato dell’Amministrazione comunale. Erba non ha bisogno di altro cemento, ma di una maggiore tutela delle aree verdi del centro urbano.

L’impugnazione legale per difendere il progetto di via Battisti arriva dopo la decisione, altrettanto discutibile, di autorizzare la costruzione di un parcheggio e di una palazzina nel parco privato di via Volta, dove nelle scorse settimane sono stati abbattuti numerosi alberi di alto fusto.

Non sazi, ora il Sindaco e la Giunta vorrebbero procedere con l’asfaltatura del giardino di via Battisti.

Noi sosteniamo il vincolo deciso dalla Soprintendenza, a salvaguardia degli edifici storici a sud del borgo di Villincino e del giardino di via Battisti”.

mercoledì 20 maggio 2026

Festa delle Api 2026: parole in volo fino a luglio, riapre il Premio “Emily Dickinson”

Prorogato al 1° luglio il termine per il concorso letterario "Emily Dickinson" legato alla 'Festa delle Api' 2026 di Ponte Lambro


C'è ancora tempo fino al 1° luglio per inviare gli elaborati per la seconda edizione del premio letterario "Emily Dickinson" di poesia e racconti brevi, legato alla 'Festa delle Api' di Ponte Lambro.
Per partecipare al concorso dal titolo "Basta un sogno", serve compilare il form all'indirizzo https://forms.gle/Uo32giAixkfXwMfq7, entro e non oltre il primo di luglio (non più giugno).

Ricordiamo che le categorie previste sono le seguenti:

  • Categoria 1 - Poesia under 10 (partecipanti che non abbiano compiuto il decimo anno d'età)
  • Categoria 2 - Poesia over 10 (partecipanti che non abbiano compiuto il diciottesimo anno d'età)
  • Categoria 3 - Poesia (partecipanti di tutte le età)
  • Categoria 4 - Racconti brevi (per tutte le età, lunghezza massima 5000 caratteri spazi inclusi)

Una giuria di qualità valuterà i testi e permetterà ad autrici e autori di esibirsi in uno slam di premiazione durante la 'Festa delle Api' (che avrà luogo il 26 e il 27 settembre a Ponte Lambro negli spazi di Villa Guaita). Autrici e autori dei primi 6 testi classificati di ogni categoria poetica, e dei primi 4 testi classificati nella categorie racconti brevi, si esibiranno davanti a un pubblico votante, che aggiungerà il proprio giudizio a quello della giuria di qualità per decretare la classifica di ogni categoria. Chi finisce sul podio, si aggiudica premi assortiti di beni di produzione artigianale legati all'apicoltura, ma anche buoni acquisto per libri e altro ancora.


Il Concorso letterario "Emily Dickinson" è organizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” e dall'associazione Tic Tac, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Ponte Lambro.

Galbiate: arriva “TRAME”, l’evento swap di WWF Lecco e Parco Monte Barro


A Villa Bertarelli si scambiano cultura e stile: arriva “TRAME”, l’evento swap di WWF Lecco e Parco Monte Barro.

Sabato 23 maggio un pomeriggio a Galbiate all'insegna della sostenibilità e della lettura: porta un libro o un abito e prendine un altro. Partecipazione gratuita.



Un armadio pieno di vestiti che non mettete più? Una libreria che straripa di volumi già letti? Sabato 23 maggio 2026, questi “tesori dimenticati” possono trovare nuova vita grazie a “TRAME Book & Look Swap”, l’innovativo evento gratuito organizzato da WWF Lecco e Parco Regionale Monte Barro.

Dalle 15:00 alle 18:00, presso Villa Bertarelli, si terrà infatti un pomeriggio dedicato all’economia circolare e alla condivisione.


Il meccanismo è semplice: ogni partecipante potrà portare libri (di ogni genere) e capi d’abbigliamento (in buono stato, con alcune limitazioni che potete trovare nel regolamento pubblicato al link https://wwf.lecco.it/news/swap-party-2026), per scambiarli liberamente con quelli portati da altri. Un modo intelligente e divertente per rinnovare il proprio guardaroba e la propria biblioteca a costo zero.

“L'obiettivo è duplice,” spiegano gli organizzatori, “da un lato, vogliamo promuovere un approccio al consumo più consapevole e sostenibile, dimostrando come il riuso possa essere una valida alternativa all’acquisto, con benefici tangibili per l’ambiente. Dall’altro, intendiamo incentivare la lettura e la circolazione della cultura, rendendo i libri accessibili a tutti in modo gratuito e informale”.


L’iniziativa si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso la sostenibilità e rappresenta una risposta concreta e partecipata alla cultura dello spreco.

L’invito è quindi esteso a tutta la cittadinanza lecchese e non solo. Un’occasione unica per socializzare, scoprire nuove storie da leggere e nuovi stili da indossare, contribuendo attivamente a un futuro più sostenibile.

L’appuntamento è per sabato 23 maggio 2026, dalle ore 15:00 alle 18:00, a Villa Bertarelli, Galbiate (LC). La partecipazione è libera e gratuita.

lunedì 18 maggio 2026

La strada più bella è un sentiero: il valore delle aree verdi del GruBrìa


“Il piacere di tornare a casa da scuola con sentiero direttissimo nel GruBrìa”.

Un’immagine semplice, quotidiana: una bambina che percorre un sentiero immerso nel verde del Parco GruBrìa, circondata dalla natura, silenzio, aria pulita. Non è solo una scena tenera: è la rappresentazione concreta di cosa significhi vivere in un territorio che ha saputo difendere, almeno in parte, i propri spazi naturali.

Le aree verdi protette non sono un lusso. Sono infrastrutture vitali, anche se non compaiono nei bilanci come strade o autostrade. Offrono salute, qualità della vita, equilibrio. Permettono ai più piccoli di crescere in un ambiente meno ostile, agli adulti di respirare, alle comunità di ritrovarsi. Sono luoghi dove il tempo rallenta e il territorio torna ad avere un senso.

Eppure, proprio questi spazi sono oggi sotto pressione. Anche realtà come il Parco GruBrìa non sono immuni da progetti che ne minacciano l’integrità, frammentando habitat, consumando suolo, erodendo lentamente quel patrimonio verde che ancora resiste nella Brianza.

Il rischio è che immagini come quella della bambina sul sentiero diventino sempre più rare, quasi eccezioni. Che il “sentiero direttissimo” venga sostituito da strade, cantieri, barriere. Che il ritorno a casa non passi più attraverso il verde, ma lungo margini sempre più artificiali e rumorosi.

Per questo la tutela delle aree verdi non può essere considerata un tema secondario o rinviabile. Difendere questi luoghi significa difendere un’idea di territorio vivibile, a misura di persona. Significa opporsi a una visione che sacrifica il lungo periodo per guadagni immediati, spesso irreversibili.

La sfida è tutta qui: fare in modo che quella scena resti normale. Che una bambina possa continuare a tornare a casa attraversando un parco, e non ricordarlo un giorno come qualcosa che c’era, prima.

Bosco delle Querce: tra celebrazioni e ruspe, la denuncia del comitato No Pedemontana

L'annuncio del Comune di Seveso

Negli ultimi giorni, dopo i nuovi riconoscimenti attribuiti al Bosco delle Querce – dal Marchio di Patrimonio Europeo alla celebrazione di un albero monumentale – il comitato No Pedemontana è intervenuto sulla sua pagina Facebook con parole dure, denunciando quella che definisce una profonda contraddizione tra narrazione istituzionale e realtà sul territorio.

Mentre istituzioni e rappresentanti politici continuano a esaltare il valore simbolico del bosco come presidio di memoria e sostenibilità, secondo il comitato sarebbero già in corso interventi che ne compromettono l’integrità. Lavori di bonifica ai margini dell’area, accessi contestati e primi segni di danneggiamento vengono indicati come segnali concreti di un attacco già iniziato, in gran parte ignorato nel dibattito pubblico.


Al centro della denuncia vi è ancora una volta il progetto della Autostrada Pedemontana Lombarda, ritenuto responsabile di una trasformazione pesante e irreversibile del territorio. Il rischio, evidenziato dagli attivisti, è quello di arrivare al taglio di migliaia di alberi, compromettendo un luogo simbolo per l’intera Brianza, già segnato dalla sua storia ambientale.


Per rompere quello che viene definito “quasi totale silenzio”, il comitato ha quindi organizzato un’iniziativa pubblica per sabato 23 maggio a Seveso. L’appuntamento è alle ore 10.00 presso il mercato cittadino con un banchetto informativo, seguito alle 11.00 da una passeggiata nei luoghi del bosco interessati dai danni segnalati. Un momento pensato non solo per informare, ma anche per mobilitare cittadini e cittadine, rendendo visibile ciò che – secondo il comitato – sta già accadendo sotto gli occhi di tutti.

giovedì 14 maggio 2026

Ai piedi del Campanone: la Brianza che si racconta camminando


Nel cuore della Brianza più autentica prende forma una nuova occasione per riscoprire il territorio passo dopo passo. Domenica 24 maggio 2026, l’associazione ARCI Macherio propone “Ai piedi del Campanone”, un’escursione che attraversa paesaggi collinari, borghi storici e sentieri immersi nel verde, offrendo uno sguardo inedito sulla Brianza.

L’iniziativa si inserisce nello spirito di una narrazione lenta e consapevole del territorio: non solo una camminata, ma un’esperienza capace di intrecciare natura e storia. Il percorso si sviluppa lungo il Monte di Brianza, con partenza da Santa Maria Hoè e arrivo a Brianzola, toccando luoghi ricchi di fascino come Villa Semezza, Piecastello, Colle Brianza e Ravellino. Un itinerario che alterna antiche mulattiere, strade di paese e tratti panoramici, restituendo ai partecipanti una Brianza spesso poco conosciuta.

Con i suoi circa 9 chilometri e un dislivello positivo di 345 metri, la camminata è pensata per escursionisti allenati, ma ripaga lo sforzo con scorci suggestivi, campi aperti e boschi ombreggiati. È un invito a rallentare, osservare e riconnettersi con un paesaggio che conserva ancora tracce profonde della sua identità rurale.

L’iniziativa è riservata ai tesserati ARCI, con iscrizione obbligatoria (posti limitati - 30 persone). È previsto un contributo di 5 euro comprensivo di ristoro finale.

  • Ritrovo ore 8.20 presso il sagrato Chiesa della B.V. Addolorata, via Corsia Mercato, Santa Maria Hoè (LC).
  • Termine escursione ore 14 circa presso il sagrato Chiesa Sussidiaria di San lorenzo, via Montecassino, Brianzola (LC)

Per iscrizioni:
📧 cultura@arcimacherio.it
📞 335 632 8590 (Augusta)

Per informazioni:
📞 339 844 6553 (Gianni)

Come da consuetudine, gli organizzatori non si assumono responsabilità per eventuali incidenti o danni a persone e/o cose.

Organizzazione: ARCI Macherio
In collaborazione con: Associazione Monte di Brianza

mercoledì 13 maggio 2026

Strutture d’Acqua: alla scoperta del territorio tra Brenna e Alzate Brianza


Sabato 16 maggio 2026 si terrà un’interessante escursione guidata promossa dagli amici del Circolo Legambiente Cantù – Green Station Brenna-Alzate Brianza, un’iniziativa pensata per valorizzare e far conoscere da vicino il nostro territorio.

L’appuntamento rientra nel ciclo di Itinerari Guidati, percorsi nati per accompagnare cittadini e appassionati alla scoperta di luoghi ricchi di storia, natura e identità. Il tema scelto per questa uscita, “Strutture d’Acqua”, invita a osservare il paesaggio con uno sguardo nuovo, seguendo il filo conduttore dell’acqua: elemento fondamentale che nel tempo ha modellato l’ambiente, influenzato gli insediamenti umani e dato vita a forme e strutture ancora oggi visibili.

Durante la passeggiata, i partecipanti avranno l’opportunità di percorrere sentieri che si ricollegano al Sentiero Pedemonte, attraversando un territorio fortemente caratterizzato dalla presenza di corsi d’acqua. Un contesto naturale affascinante, dove la relazione tra uomo e ambiente si manifesta in modo evidente, raccontando una storia fatta di equilibrio, trasformazioni e adattamenti.

Si tratta di un territorio riconoscibile, dalla forte identità, che continua a sorprendere per la bellezza dei suoi paesaggi e per la complessità delle relazioni che lo attraversano. L’escursione rappresenta quindi non solo un momento di svago, ma anche un’occasione per comprendere meglio le dinamiche che hanno costruito e continuano a definire questi luoghi.

La partecipazione è a iscrizione obbligatoria: tutte le indicazioni per registrarsi sono disponibili tramite il modulo Google accessibile dal QR code presente nella locandina. È inoltre previsto un contributo a sostegno delle attività della Green Station. Per chi lo desidera, sarà possibile organizzare il pranzo o un rinfresco in stazione, segnalando la preferenza nel modulo di iscrizione. Su richiesta, saranno disponibili anche mappe tematiche del percorso.

Seveso 1976–2026: a Bovisio Masciago una mostra per non dimenticare


A cinquant’anni dal disastro dell’Icmesa, la Brianza torna a fare i conti con una delle pagine più drammatiche della sua storia. Dal 16 al 31 maggio, a Villa Erba Odescalchi Scotti, sarà ospitata la mostra “Seveso 1976–2026. La Brianza oltre i veleni”, promossa da Il Giorno.

L’esposizione raccoglie immagini e documenti inediti provenienti dall’archivio storico del quotidiano, offrendo uno sguardo diretto su quanto accadde nel 1976, quando una nube tossica di diossina contaminò il territorio tra Meda e Seveso, segnando profondamente comunità e ambiente.

L’inaugurazione è prevista per sabato 16 maggio alle ore 11.30. Interverranno il sindaco di Bovisio Masciago, Giovanni Sartori, il vicedirettore de Il Giorno Guido Bandera, Bruno Galimberti – già assessore a Seveso nel 1976 – e Amedeo Argiuolo, ex lavoratore Icmesa. L’incontro sarà moderato dalla giornalista Monica Guzzi.

Parco P.A.N.E., un museo a cielo aperto che la Pedemontana rischia di distruggere


Una giornata per riscoprire il territorio, la sua storia e il suo valore ambientale, ma anche per riflettere su ciò che rischia di andare perduto. È questo lo spirito dell’iniziativa promossa dal Comitato Ferma Ecomostro D Breve insieme al Parco Agricolo Nord Est.

Sabato 23 maggio, dalle ore 9.00 alle 17.00, il Parco P.A.N.E. si trasformerà in un vero e proprio percorso esperienziale dal titolo “In viaggio nel tempo – il Parco attraverso la storia”, con visite guidate e attività tematiche aperte a tutti (accesso libero senza iscrizione).

Attraverso cinque percorsi tematici, i partecipanti potranno attraversare diverse epoche storiche, immergendosi in un paesaggio che racconta la relazione tra uomo e ambiente:

  • Epoca glaciale – La geologia, con ritrovo a Vimercate
  • Epoca romana – L’antica via di Trezzo, con partenza da San Rocco
  • Dal 1600 al 1800 – Paesaggi manzoniani, con ritrovo a Ornago
  • Dal 1800 al 1900 – La bachicoltura, con attività informative a Ornago
  • Oggi – L’agricoltura nel Parco, con visite ad aziende locali e percorsi educativi

Il programma si articola nell’arco dell’intera giornata, con attività distribuite tra mattina e pomeriggio e possibilità di partecipare a più momenti, esplorando così le trasformazioni del territorio nel tempo.

L’iniziativa rappresenta non solo un’occasione di conoscenza e partecipazione, ma anche un momento di consapevolezza: il Parco Agricolo Nord Est è infatti un patrimonio ambientale e culturale diffuso, un vero museo a cielo aperto che il progetto della Pedemontana tratta D breve rischia di compromettere in modo irreversibile.

Il progetto nasce grazie alla collaborazione con il Parco, che ha sostenuto e creduto nell’iniziativa, pensata come un dono alle comunità locali e come possibile appuntamento ricorrente negli anni futuri.

Un ringraziamento va a tutte le realtà coinvolte: Associazione Artù, l’architetto Francesco Stucchi, Azienda Agricola Frigerio, Fattoria didattica La Chiave di Sol, il Gruppo di Cammino Bellusco e le Guardie Ecologiche Volontarie del Parco.

Pedemontana B2, bonifica ancora lontana dalla conclusione

Abbiamo ricevuto da Sinistra e Ambiente di Meda un comunicato relativo all’incontro del Tavolo Permanente sulla bonifica da diossina lungo la tratta B2 di Pedemontana, con aggiornamenti sullo stato dei lavori, le criticità emerse e le modalità di gestione degli interventi.
Ne pubblichiamo di seguito ampi stralci per offrire un’informazione il più possibile completa e documentata.



Bonifica da diossina Pedemontana: ritardi, criticità e scarsa trasparenza


Il
 6 maggio 2026 si è tenuto, presso la sede dell’ARPA di Monza, l’incontro del Tavolo Permanente sui lavori della bonifica da diossina sulla tratta B2 di Pedemontana.
La convocazione del tavolo era stata espressamente richiesta dai gruppi ambientalisti e dalle liste civiche che ne fanno parte, per ottenere un aggiornamento sullo stato degli interventi e per evidenziare una situazione di mancata trasparenza e comunicazione in tempo reale da parte di Pedemontana.

Folta la partecipazione: ambientalisti e liste civiche, la società Autostrada Pedemontana Lombarda con il direttore generale Sabato Fusco e lo staff tecnico e della comunicazione, la società Pedelombarda Nuova assegnataria dei lavori, ARPA – Dipartimento Bonifiche (presente anche Perfumi, nuovo responsabile ARPA Monza e Brianza, ora accorpata a Lecco e Sondrio), il coordinatore dei sindaci della tratta B2 nonché sindaco di Cesano Maderno Bocca, il presidente della Provincia di Monza e Brianza e sindaco di Meda Santambrogio, la dott.ssa Bozzi, viceprefetto di MB, e alcuni amministratori.

Sinistra e Ambiente–Impulsi di Meda, Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano, Altra Bovisio, Comitato Ambiente Bovisio e Cittadini per Lentate hanno introdotto l’incontro con una comunicazione che evidenzia l’insoddisfazione per i lunghi tempi di risposta alle proprie richieste e per contenuti informativi ritenuti incompleti.

Nel documento presentato sono state evidenziate:

  • incongruenze nelle tardive risposte ricevute da Autostrada Pedemontana Lombarda (APL), dove alcune aree sorgenti vengono considerate bonificate pur in assenza dei dati di collaudo ARPA;
  • criticità e carenze informative sui piani di smaltimento del terreno contaminato, in particolare per l’utilizzo di impianti di stoccaggio temporaneo (VITER srl di Saronno), senza indicazione della destinazione finale;
  • la prescrizione di ARPA ai laboratori di parte di uniformarsi al metodo di calcolo Medium Bound (leggi qui);
  • il mancato aggiornamento dei dati dei campionatori di polveri e diossina e delle analisi di collaudo sul sito Pedemontana;
  • la situazione precaria del nuovo cantiere di bonifica in prossimità del Bosco delle Querce, con possibili criticità di accessibilità.

Criticità e opacità informative

Il direttore generale Fusco ha ammesso una lacuna nella comunicazione, impegnandosi a fornire in futuro risposte più tempestive.

Secondo Pedemontana, i ritardi nei collaudi sono dovuti anche all’iniziale disallineamento dei laboratori di parte rispetto al metodo di calcolo prescritto da ARPA per la sommatoria di diossine e furani. Tale criticità sarebbe stata superata dopo l’incontro del 26-1-2026, con la rielaborazione dei rapporti di prova.

Esempio di applicazione sulla sommatoria dei congeneri di diossine e furani del criterio Mediumbound.

I nuovi dati risultano in linea con i precedenti: solo 5 casi mostrano valori oltre la CSC, che si aggiungono alle non conformità già rilevate.
ARPA ha confermato la necessità di nuove certificazioni e, per gestire il carico analitico, ha coinvolto laboratori di altre regioni, con conseguente allungamento dei tempi.

Piani di smaltimento

APL e Pedelombarda Nuova hanno utilizzato e probabilmente utilizzeranno ancora VITER srl di Saronno come sito di stoccaggio temporaneo, poiché alcune discariche non sarebbero più disponibili a ricevere terreno contaminato da diossina.

I tecnici hanno precisato che non sempre è possibile conoscere la destinazione finale del rifiuto tramite l’impianto intermedio. APL si è dichiarata disponibile a comunicarla qualora ne venga a conoscenza.

In assenza di tali informazioni, la destinazione finale potrà essere ricostruita solo tramite interlocuzione con la Provincia competente, in questo caso quella di Varese.

Stato della bonifica

Per quanto riguarda i teli di copertura danneggiati dal vento, APL ha dichiarato di essere intervenuta dopo le segnalazioni, riconoscendo tuttavia criticità nella comunicazione.

I dati dei campionatori atmosferici, non ancora pubblicati, indicano valori di diossina compresi tra 2,3 e 5 fg/m³, senza superamenti del limite di 150 fg/m³ anche durante l’evento ventoso.

Permangono però ritardi negli interventi di ripristino su alcune aree minori.

Situazione per lotti

Lotto 1 – Meda

 


Alcune celle non hanno raggiunto gli obiettivi di bonifica (100 ng/kg per uso industriale e 10 ng/kg per uso residenziale). Diverse aree sono ancora in attesa di validazione ARPA o di avvio dei lavori.

Lotti 2 e 2A – Seveso

 


Situazione complessa, con numerose non conformità e molte aree in attesa di completamento del contraddittorio con ARPA.

Lotto 3 con varianti – Cesano Maderno

 


Quadro particolarmente critico, con numerose celle non conformi già dai dati di parte. Il numero potrebbe aumentare con gli esiti ARPA.
Sono inoltre presenti aree ancora da scavare e altre per cui è prevista la sola messa in sicurezza con geotessuto.

Lotti 4, 5 e 6 – Cesano Maderno
 


In generale, risultati parziali e ancora in attesa delle validazioni ARPA per confermare il raggiungimento degli obiettivi di bonifica.

Prosecuzione degli interventi

In caso di esito conforme del contraddittorio tra Pedelombarda Nuova e ARPA, si procederà alla validazione e successiva certificazione di avvenuta bonifica da parte della Provincia.

In presenza di non conformità:

  • sul fondo scavo si procederà con ulteriori rimozioni a step di 20 cm;
  • sulle pareti si interverrà con scavi orizzontali di 50 cm o, se non possibile, con confinamento tramite geotessuto.

Conclusioni

Le associazioni ribadiscono l’importanza di un’informazione completa e verificata, evitando sintesi affrettate o percentuali di “bonifica completata” che non rispecchiano la reale situazione.

Allo stato attuale, la bonifica risulta ancora in itinere, con numerose criticità e la necessità di ulteriori interventi su molte celle.
Inoltre, sono ancora attesi numerosi esiti ARPA necessari per completare il collaudo.

La bonifica appare quindi ben lontana dalla conclusione e richiede un costante monitoraggio, anche sul piano della trasparenza e dell’accesso alle informazioni per la cittadinanza.

1976–2026 | Disastro diossina | 4. L'evacuazione dei residenti, l'arrivo dei militari, la mappatura delle zone contaminate


Nel 2026 ricorre il 50° anniversario del disastro della diossina dell’ICMESA di Meda, una ferita ancora aperta nella storia ambientale, sociale e sanitaria della Brianza.

Il 10 luglio 1976 una nube tossica contenente TCDD (diossina) si diffuse su Seveso, Meda e nei comuni limitrofi, segnando per sempre il territorio e la vita di migliaia di persone.

Quel disastro non fu però un evento improvviso né imprevedibile, ma il punto di arrivo di decenni di inquinamenti, omissioni e controlli insufficienti. Ricostruire ciò che accadde prima del 1976 è quindi essenziale per comprenderne il significato.

Con questa serie di pubblicazioni, Brianza Centrale avvia un percorso di memoria storica e civile. Le prime tre puntate riprendono il lavoro dello storico sevesino Massimiliano Fratter (Seveso. Memorie da sotto il Bosco, 2006), mentre dalla quarta la ricostruzione si basa direttamente sulla documentazione d’archivio raccolta da Sinistra e Ambiente di Meda.

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Quarta Puntata
L'evacuazione dei residenti, l'arrivo dei militari, la mappatura delle zone contaminate.
a cura di Sinistra e Ambiente, Meda


Una nuova puntata sul disastro Diossina dell'ICMESA di Meda, fabbrica del gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche.

Una puntata che è parte dell'impegno e del lavoro di ricerca di Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda basato su documenti e testi in suo possesso per ricostruire gli eventi affinchè si rinnovi, senza annacquarla, la Memoria di un disastro colpevole che ha segnato la collettività.

LA PRIMA DEFINIZIONE DELLE AREE PIÙ CONTAMINATE,  
LA DECISIONE DI EVACUARE LA POPOLAZIONE, L'ARRIVO DEI MILITARI.
 
Il 23 luglio 1976, dopo una riunione a Lugano, sulla base dei risultati delle analisi chimiche per definire le concentrazioni e la tipologia dei contaminanti ricaduti sul territorio circostante la fabbrica ICMESA e tenendo in considerazione anche i rapporti relativi ad altri incidenti avvenuti precedentemente in Inghilterra e in Germania, (ne abbiamo scritto qui) i responsabili dell'Icmesa, d'accordo con il Dottor Vaterlaus, responsabile dei laboratori di ricerca Givaudan, presentarono all'ufficiale sanitario le loro conclusioni e raccomandazioni, e, anche in questo caso, CERCARONO DI MINIMIZZARE scrivendo di quantità di esposizione inferiore a quelle di altri incidenti e di sintomi clinici moderati sempre rispetto a quelli di altri incidenti.
Suggerirono comunque, per evitare contatti con le sostanze tossiche fuoriuscite e favorire la decontaminazione, di procedere con l'evacuazione temporanea della zona interessata assicurando un rigoroso controllo per evitare il consumo di prodotti vegetali e mantenendo un programma di sorveglianza sanitaria.
 
 
Il 24 luglio, quattordici giorni dopo la fuoriuscita della nube tossica, la verifica incrociata delle analisi chimiche effettuate dalle strutture sanitarie italiane con quelle dei laboratori Givaudan, confermò una alta concentrazione di Diossina TCDD in un'area dalla fabbrica verso sud con una superficie di circa 15 ettari e una profondità di circa 750 metri. 
Sempre il 24 luglio con due rispettive ordinanze, i comuni di Seveso e Meda imposero, entro il successivo lunedì 26 luglio, l'evacuazione degli abitanti rientranti in quella che venne classificata come "zona A", la più contaminata e con un'estensione iniziale di circa 15 ettari, poi espansa a più riprese
I sindaci di Seveso Francesco Rocca e di Meda Fabrizio Malgrati vietarono altresì di asportare dalle abitazioni arredamenti e oggetti di qualsiasi genere e di portare con sé animali da cortile alla cui alimentazione avrebbe provveduto il personale degli uffici veterinari.
Oltre ad evacuare la popolazione, si decise di recintare la zona e vietarne l´accesso. 

 
Il 26 luglio 1976 per delimitare e isolare la Zona A, arrivò l'Esercito.
I militari, inizialmente senza particolari dispositivi di protezione individuale, stesero il filo spinato posizionando i cavalli di frisia per sbarrare l'accesso alle strade. 
Rimasero anche a presidiare stabilmente e a sorvegliare con ronde armate per evitare che le persone evacuate tentassero di rientrare o che materiali contaminati venissero trafugati.

L'EVACUAZIONE DEI RESIDENTI
 
 
La prima evacuazione coinvolse 213 persone (176 di Seveso e 37 di Meda) che vennero alloggiate nell'allora residence Leonardo da Vinci di Bruzzano e al motel Agip di Assago.
L´Amministrazione Comunale versò ad ogni capo-famiglia la somma di L. 100.000 e L. 50.000 per ogni familiare a carico.
La Regione diede loro dei buoni benzina per andare al lavoro e un'assicurazione contro i furti per le case abbandonate.
L'Icmesa mise a disposizione 100 milioni di lire "per alleviare i disagi della popolazione"
Nell'immediato, per l'aggravarsi della situazione, il Comune di Seveso evacuò altre 19 persone, di cui 3 bambini, inviati presso la colonia medico-psico-pedagogica di Cannobbio.
Dopo il primo nucleo si rese subito necessario provvedere ad un'ulteriore evacuazione di 114 famiglie, corrispondenti a 398 persone, di cui 86 bambini poichè i risultati di altre analisi chimiche avevano ampliato la Zona "A", la cui profondità fu portata a circa 1600 metri.
A questo primo ampliamento ne seguì un altro con un aumento della profondità a 2200 metri e conseguente altra evacuazione. 

 
Complessivamente furono allontanate 736 persone (676 di Seveso e 60 di Meda) per un totale di 204 famiglie e la zona evacuata e recintata interessò una superficie di 108 ettari, con uno sviluppo perimetrale di 6 chilometri. 
Tra gli sfollati, soltanto quelli delle sub-zone A6 e A7, pari al 67% del totale, poterono tornare alle loro abitazioni alla fine del 1977 mentre 41 famiglie pari a circa 200 persone delle sub-zone da A1 ad A5, non tornarono nelle loro case d'origine perchè queste vennero abbattute e le abitazioni ricostruite altrove negli anni seguenti.
Rispetto alla effettiva localizzazione dei luoghi dove si erano depositati i composti tossici e alle aree sgomberate, venne deciso di applicare un criterio "ponderato" poichè si scelse di evacuare solo i nuclei a più elevato rischio, optando per il mantenimento in loco della popolazione dove l'inquinamento risultava inferiore a quello registrato nella zona A, esponendola comunque al rischio di entrare in contatto con la diossina. 
Addirittura l'intero nucleo delle "case Fanfani" a Seveso, sulla linea di demarcazione della zona A, non venne evacuato.
Una azienda agricola, 37 imprese artigiane, 10 esercizi commerciali e 3 industrie furono costrette a sospendere l´attività per un totale di 252 addetti. 
 
LA MAPPATURA DELLE AREE CONTAMINATE
 
Sulla base degli effetti tossici iniziali, della direzione prevalente del vento e delle analisi chimiche preliminari, nell'immediatezza e nei mesi successivi alla fuoriuscita degli inquinanti fu definita una prima mappa del territorio dove sì erano depositate le sostanze tossiche, suddividendo l'area colpita in tre zone, A, B, R, con grado di contaminazione del suolo decrescente.
 

 

I comuni che risultarono ricadere nella mappatura furono Meda, Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio, ma quello che subì gli effetti più gravi fu, senza alcun dubbio, Seveso.
Le analisi chimiche allora effettuate applicarono la metodologia di campionatura con l'estrazione di una "carota" di 7x7 cm di terreno, riportandone la concentrazione di diossina misurata a valori espressi in µg (microgrammi) su m2 (metro quadro) - µg/m2. 
La misurazione del deposito sullo strato superficiale del terreno si modificherà nel corso del tempo con lo sprofondamento del tossico laddove risulterà protetto dalla degradazione per effetto della luce, fattore rilevato nelle campagne del 1976, 1977 e 1979 salvo poi a volte riapparire in superficie per i ribaltamenti del terreno causati da arature programmate. 

 

 
Nella zona A, suddivisa in sottozone A1, A2, A3, A4, A5, A6, A7 e inizialmente anche con A8 a est della superstrada Milano-Meda, poi entrata a far parte della zona B,  i valori di contaminazione andavano da un minimo di 17,09 µg/m2 fino ad un massimo di 1227,91 µg/m2.  
Le sub-zone A6 e A7 furono successivamente declassate e aggregate alla "zona B".
 
 
 
 
Nella zona B le concentrazioni di diossina avevano valori tra un minimo di 5 µg/m2 e un massimo di 50 µg/m2.
La zona R registrava valori da un minimo di 0,75 µg/m2 e un massimo di 5 µg/m2.
I confini tra zona A e B erano fissati al limite dei 50 µg/m2 e tra B ed R al limite dei 5 µg/m2.
All'interno della zona B erano comunque presenti punti con valori più alti e disomogenei, assimilabili ad alcuni trovati nella zona A così per la zona R v'erano risultati analitici sparsi prossimi ai valori riscontrati nella zona B.
Secondo l'ufficialità, il quantitativo di Diossina TCDD dispersa, fu compresa tra 0,5-5 kg ma da stime successive si ipotizzò un quantitativo distribuito sul territorio di 5/8 volte superiore alle indicazioni ufficiali, comunque attorno ai 30 kg se non oltre.
 

I LIMITI DELLA MAPPATURA 
 
La rigidità con cui vennero mappate le zone contaminate si scontrò con delle evidenze macroscopiche che costituirono degli ostacoli per i gestori dell'emergenza su cui vennero attuate scelte dubbie o non condivisibili.
Di un'area densamente popolata di Seveso cui non fu applicata lo stesso approcio cautelativo dell'evacuazione abbiamo già scritto.

 
Anche l'attuale superstrada Milano-Meda, pressochè al centro della mappatura della contaminazione e allocata tra la zona A, la zona B e la R, per evidenti fattori economici e di collegamento non venne chiusa, diventando un asse di trasporto della diossina, movimentata dal passaggio degli automezzi.
Solo un blando avviso evidenziava la precauzione di tenere i finestrini chiusi a chi lì transitava.
 

LE MAPPE BIOLOGICHE
 
Uno degli elementi che non venne preso in adeguata considerazione fu quello dell'interpolazione delle mappe per valutare sia il livello di contaminazione chimica sia la moria di animali nonchè i casi di cloracne/dermolesioni.
Gli indicatori biologici di esposizione al tossico, avrebbero dovuto essere correlati con le mappe chimiche al fine di individuare gruppi di popolazione omogenea per rischio e consentire ulteriori analisi chimiche d'approfondimento.
Fu questa un'osservazione avanzata dagli appartenenti al Comitato Tecnico Scientifico Popolare, (di cui scriveremo ancora prossimamente) organismo di base che vedeva la collaborazione tra strutture sindacali (consiglio di Fabbrica ICMESA compreso), tecnici, chimici, medici, studiosi e attivisti, la cui espressione era riportata anche dalla rivista SAPERE, diretta da Giulio Maccaccaro, purtroppo deceduto il 15-1-1977.
 

 
Continua.
 
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martedì 12 maggio 2026

Nel Bosco delle Querce, a 50 anni da Seveso: escursione tra memoria e natura


Domenica 17 maggio 2026 il Gruppo Naturalistico della Brianza propone un’escursione aperta anche ai non soci nel Bosco delle Querce, in occasione dei 50 anni dal disastro dell’ICMESA di Meda.

L’iniziativa rappresenta un momento di riflessione e conoscenza su uno dei più gravi incidenti ambientali italiani: nel 1976 una nube tossica contaminò il territorio, portando all’evacuazione della popolazione nella cosiddetta “zona A”, poi sottoposta a bonifica. Proprio su quell’area, dieci anni più tardi, è nato il parco del Bosco delle Querce, simbolo di recupero ambientale e memoria collettiva.

Il ritrovo è previsto alle ore 9.45 presso il parcheggio di Viale Redipuglia, vicino al cimitero di Seveso. Il percorso, semplice e pianeggiante, si svolge tra strade asfaltate e tratti sterrati ed è adatto a tutti; si consiglia l’uso di scarpe comode. È previsto pranzo al sacco.

Nel pomeriggio, per chi lo desidera, sarà possibile partecipare anche all’assemblea del Gruppo Naturalistico della Brianza, in programma presso la sede del CAI di Seveso.

Prenotazione raccomandata entro martedì 12 maggio alla Segreteria Soci: Lena Cavallo cell. 348.8837134 (dalle 18 alle 20 da lunedì a venerdì); soci@grupponaturalisticobrianza.it.