giovedì 28 maggio 2026
Seveso, 50 anni dopo: raccogliere i ricordi per non dimenticare
A quasi cinquant’anni dal disastro della diossina che ha segnato profondamente il territorio della Brianza, c’è ancora una storia da raccontare. Non una storia fatta solo di dati, perimetri e ordinanze, ma una trama viva di ricordi, emozioni, paure e gesti quotidiani. Una storia che appartiene a chi c’era, ma anche a chi ne ha ereditato i racconti attraverso le parole di genitori, nonni, vicini di casa.
È da questa consapevolezza che nasce l’iniziativa promossa dall’Associazione Seveso Memoria di Parte: un percorso di ricerca “dal basso” che punta a ricostruire quel periodo attraverso le testimonianze dirette e indirette di chi lo ha vissuto. Un invito aperto alla cittadinanza a contribuire a una memoria collettiva che non sia solo archivio, ma anche riconnessione con i luoghi e con le persone.
L’appuntamento è per sabato 30 maggio 2026, dalle ore 10 alle 13, al mercato di Seveso in via Redipuglia, di fronte al bocciodromo. Un luogo quotidiano, familiare, scelto non a caso: è proprio nella quotidianità che si annidano i ricordi più autentici. Qui sarà possibile condividere frammenti di vita, episodi, immagini, sensazioni legate a quei giorni e a ciò che è seguito.
Ricostruire questa memoria significa anche provare a ridare una geografia ai ricordi. Non solo le “zone” ufficiali, ma una mappa fatta di esperienze personali: dove si viveva, cosa si vedeva, cosa si temeva. In questo senso, emerge anche il valore degli strumenti storici dell’epoca, come la mappa realizzata dall’Ufficio Speciale per Seveso con l’indicazione dei livelli di TCDD nei diversi punti di rilevazione. Un documento prezioso, oggi difficile da reperire, ma che rappresenta un tassello fondamentale per comprendere l’impatto reale e percepito della contaminazione sul territorio.
C’è chi ricorda di averne vista una copia affissa nell’atrio del Comune di Seveso, chi ipotizza che sia conservata negli archivi regionali, e chi, con un pizzico di rammarico, racconta di averne posseduta una copia poi ceduta molti anni fa. Anche queste tracce, apparentemente marginali, fanno parte della memoria collettiva che si cerca di ricostruire.
Raccogliere testimonianze oggi non è solo un esercizio di ricordo: è un atto politico e culturale. Significa dare voce a esperienze spesso rimaste ai margini della narrazione ufficiale, restituire complessità a un evento che ha segnato il territorio, e trasmettere alle nuove generazioni una consapevolezza più profonda di ciò che è stato.
Perché la memoria, se condivisa, diventa strumento di comprensione e, forse, anche di trasformazione.
Chi ha qualcosa da raccontare è invitato a partecipare. Anche un piccolo ricordo può contribuire a ricostruire una storia più grande.
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