Le associazioni ambientaliste lanciano un appello alle istituzioni in occasione della visita del Presidente della Repubblica: il simbolo della rinascita e della memoria non può essere sacrificato dagli interventi della Pedemontana.
COMUNICATO CONGIUNTO
ALBERI MONUMENTALI BRIANZA – COMITATO CIVICO AMBIENTE – ENPA – FONDO FORESTALE ITALIANO – GREENPEACE Gruppo Locale Milano – LAC – LAV – LEGAMBIENTE Seregno – LIPU Sezione di Milano – PRO PARCO NOSTRI AMICI ANIMALI – SUOLO LIBERO
Il Bosco delle Querce è un ecosistema di valore storico, naturalistico e ambientale che merita di essere integralmente preservato.
In vista della visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, prevista per la giornata del 10 luglio in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro Icmesa, riteniamo doveroso richiamare l'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica sul futuro del Bosco delle Querce, oggi minacciato dai lavori della Pedemontana Lombarda.
La porzione di bosco interessata dal progetto non è costituita da vegetazione marginale o da semplici arbusti. Si tratta di oltre 3.200 alberi maturi che fanno parte di un ecosistema complesso, sviluppatosi in quasi cinquant'anni di evoluzione naturale e di interventi di rinaturalizzazione successivi al disastro del 1976. A certificare l’eccezionale valore dell'area sono i recenti e prestigiosi riconoscimenti istituzionali: la Commissione Europea ha infatti insignito il parco del Marchio del Patrimonio Europeo (European Heritage Label), celebrandolo come primo sito lombardo simbolo di resilienza, scienza e memoria comune. Al contempo, Regione Lombardia ha inserito nell'elenco ufficiale degli Alberi Monumentali d'Italia il "Grande Pioppo", un pioppo nero (Populus nigra) di circa settant'anni, alto 30 metri e con una circonferenza di 4,5 metri, ultimo testimone vivente sopravvissuto al disastro del 1976 e oggi tutelato da rigidi vincoli di salvaguardia.
Questa fascia boschiva, collocata lungo il margine della Milano-Meda, rappresenta inoltre un'area di particolare importanza faunistica. Essendo meno frequentata dall'uomo, costituisce un habitat favorevole alla nidificazione di numerose specie di rapaci e di altri uccelli forestali. Il volume scientifico Avifauna del Bosco delle Querce conferma la presenza di numerose specie tipiche dei boschi maturi, a testimonianza dell'elevato valore ecologico raggiunto da questo ecosistema. Tali evidenze sono supportate anche dai monitoraggi realizzati dall'ornitologo Mirko Galuppi, che documentano la nidificazione e l'ottimo successo riproduttivo di specie di particolare interesse conservazionistico come lo Sparviere (Accipiter nisus), il Gufo comune (Asio otus) e il Lodolaio (Falco subbuteo), oltre alla presenza di Gheppio e Civetta.
La perdita di questo settore del bosco determinerebbe un'ulteriore frammentazione della rete ecologica brianzola, già fortemente compromessa dall'espansione urbanistica e infrastrutturale.
Secondo il Rapporto ISPRA sul consumo di suolo, la provincia di Monza e Brianza continua a registrare il più elevato livello nazionale di artificializzazione, con circa il 41% del territorio ormai consumato. Negli ultimi anni abbiamo già assistito alla distruzione di importanti aree naturali lungo il tracciato della Pedemontana, dal Parco dei Colli Briantei al Parco Grugnotorto Villoresi e Brianza Centrale (GruBrìa), fino ai boschi di Bernate. Interventi che hanno comportato l'abbattimento di migliaia di alberi, la perdita di habitat e la compromissione di corridoi ecologici fondamentali per la fauna selvatica.
Gli interventi normativi di mitigazione e compensazione non possono sostituire una foresta matura. Un albero appena piantato non equivale a un esemplare adulto e i nuovi impianti non sono in grado di rigenerare la complessa rete biologica — formata da relazioni pluridecennali tra alberi, funghi, insetti impollinatori, microorganismi del suolo e fauna selvatica — che caratterizza un ecosistema consolidato.
Il Bosco delle Querce non rappresenta soltanto un patrimonio ambientale. È il simbolo della rinascita dopo una delle più gravi tragedie ambientali del nostro Paese. Oggi rappresenta anche uno dei più importanti esempi italiani di ricostruzione ecologica e di rinaturalizzazione di un'area contaminata, un patrimonio riconosciuto ben oltre i confini della Brianza. Proprio per questo riteniamo che esso debba essere preservato nella sua integrità.
Il Weizmann Institute of Science ha evidenziato come oggi meno del 6% della biomassa dei mammiferi sia costituita da animali selvatici, mentre la restante parte è rappresentata dagli esseri umani e dagli animali allevati. Questo dato testimonia la drammatica riduzione della biodiversità causata dalle attività umane e richiama tutti, istituzioni comprese, alla responsabilità di arrestare l'ulteriore perdita di habitat naturali.
La conservazione della biodiversità non può essere considerata un elemento accessorio nella pianificazione delle infrastrutture. Essa costituisce un interesse pubblico primario, riconosciuto dall'articolo 9 della Costituzione, che tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni.
Per queste ragioni chiediamo che il Bosco delle Querce venga integralmente preservato e che ogni decisione riguardante quest'area tenga conto non soltanto degli aspetti infrastrutturali, ma anche del suo valore ecologico, storico, paesaggistico e culturale. La tutela del Bosco delle Querce non riguarda soltanto il territorio di Seveso e Meda. Riguarda il modello di sviluppo che vogliamo costruire, il rispetto della memoria del disastro Icmesa e la responsabilità che abbiamo nei confronti delle generazioni future.
Difendere il Bosco delle Querce significa difendere un patrimonio costruito in cinquant'anni di storia, memoria, biodiversità e rinascita.





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