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mercoledì 9 settembre 2026

Seregno, dal Piano Clima alle scelte del nuovo PGT. La città che ci protegge dal caldo è quella che non distrugge il verde


Un recente articolo di Swissinfo racconta una situazione che potrebbe sembrare lontana dalla Brianza, ma non lo è affatto. Anche in Svizzera le ondate di calore stanno diventando più frequenti e intense e diverse città hanno cominciato a introdurre rifugi climatici, sistemi di allerta e interventi per rendere gli spazi urbani più vivibili durante le giornate più calde. Ma, osserva Swissinfo, manca ancora una strategia complessiva: le iniziative sono spesso frammentarie e non tutte le persone più esposte riescono a beneficiarne.

La domanda che dovremmo porci è allora molto semplice: quanto sono preparate le nostre città?

Prendiamo Seregno. Non è necessario partire da zero. Nel 2024 il Comune ha presentato un Piano Clima, nato anche dalla necessità di rispondere agli eventi estremi che avevano colpito il territorio nell'estate precedente. Il piano contiene indicazioni precise: più alberi, meno superfici impermeabili, maggiore capacità di trattenere l'acqua, spazi ombreggiati e l'individuazione di veri e propri «rifugi climatici». Sono tutte cose ragionevoli. Il problema è un altro: quanto di tutto questo sta realmente cambiando la città?

Negli scorsi giorni è stato annunciato il primo intervento importante collegato al Piano Clima: la depavimentazione del grande piazzale davanti alle scuole Cadorna. Si tratta di un intervento significativo, perché riguarda circa 4.000 metri quadrati oggi impermeabilizzati e prevede di restituire spazio al suolo, alla vegetazione e alla capacità di assorbire l'acqua piovana. È difficile sostenere che sia una cattiva idea. Ma proprio per questo vale la pena porsi una domanda diversa: piazza Cadorna è il luogo dove era più urgente intervenire? Non è una critica al progetto. È una questione di metodo. Seregno ha piazze e spazi pubblici completamente mineralizzati, esposti al sole e con pochissima ombra. In alcune di queste aree, durante una giornata estiva, la possibilità di trovare un luogo dove fermarsi al fresco è praticamente nulla.

Se le risorse per adattare la città al cambiamento climatico sono limitate, non sarebbe allora necessario stabilire prima quali sono i luoghi più caldi e più vulnerabili, e intervenire partendo da quelli? Una vera politica di adattamento dovrebbe partire da una mappa delle isole di calore, individuare le aree maggiormente esposte e costruire una graduatoria degli interventi. Solo dopo dovrebbero arrivare i progetti. Altrimenti si rischia di fare una cosa buona, ma di farla semplicemente dove è più facile intervenire, anziché dove sarebbe più urgente.

Recentemente, in occasione di una passeggiata, abbiamo visto un cartello con una frase che merita di essere ripresa: «La casa della salute c'è già: è il parco!» È uno slogan, certo. Ma contiene una verità molto concreta. Quando parliamo di adattamento climatico, la prima cosa da fare non dovrebbe essere costruire qualcosa di nuovo. Dovrebbe essere tutelare ciò che già abbiamo. Un albero adulto, un'area agricola, un prato, un bosco, un corridoio verde non sono spazi vuoti. Sono già infrastrutture ambientali: assorbono acqua, contribuiscono a mitigare il calore, offrono biodiversità e rendono più vivibile il territorio. Eppure continuiamo troppo spesso a ragionare al contrario: prima si individua un'area verde e poi si cerca una buona ragione per costruirci sopra.

A Seregno questo tema è particolarmente evidente anche nella discussione sulla proposta di realizzare un nuovo polo ospedaliero nella zona del Dosso, su un'area oggi agricola e verde. La domanda dovrebbe essere inevitabile: se stiamo cercando di rendere la città più resiliente al caldo, ha senso consumare nuovo suolo verde per costruire nuove infrastrutture? Prima di trasformare un'area agricola, dovremmo verificare seriamente se esistano alternative attraverso il recupero di aree dismesse, la rigenerazione urbana e l'utilizzo di spazi già urbanizzati. Non perché un ospedale non sia un'opera pubblica importante. Ma proprio perché lo è, dovrebbe essere sottoposto allo stesso principio che vale per qualsiasi altra trasformazione: prima si utilizza ciò che è già costruito, poi, solo se non esistono alternative praticabili, si valuta il consumo di nuovo suolo.

Qui arriviamo a un'altra questione che merita di essere affrontata senza ipocrisie. Siamo ormai abituati a leggere documenti nei quali un intervento che occupa nuovo terreno agricolo viene definito, per ragioni normative, come intervento che «non determina consumo di suolo». La legislazione lombarda prevede effettivamente fattispecie e criteri per stabilire cosa debba essere contabilizzato come consumo di suolo e cosa no. Ma una definizione amministrativa non modifica la realtà fisica. Possiamo anche scrivere per legge che la Terra è piatta. La Terra resterà tonda.

Se oggi abbiamo un prato, un campo agricolo o un'area verde e domani su quella superficie realizziamo un edificio, una strada, un parcheggio o le relative infrastrutture, quella superficie avrà perso la sua funzione naturale, indipendentemente da come la contabilizziamo in una tabella. È proprio questa distinzione che dovrebbe entrare nel dibattito sul nuovo PGT. Il consumo di suolo non dovrebbe essere soltanto quello che una norma decide di conteggiare. Dovrebbe essere valutato anche per quello che realmente produce sul territorio. E in una città che vuole prepararsi alle ondate di calore, perdere verde e suolo permeabile è esattamente la direzione opposta a quella che il Piano Clima indica.

Il problema, quindi, non è la mancanza di parole. Di piani, strategie, linee guida e dichiarazioni sul cambiamento climatico ne abbiamo già molte. Il problema è trasformarle in decisioni. 
Seregno ha già fatto un passo importante elaborando il Piano Clima. Ora ha davanti un'occasione ancora più importante: la revisione generale del Piano di Governo del Territorio. Il nuovo PGT dovrà decidere che cosa potrà essere costruito, dove, con quali criteri e a quale prezzo per il territorio. Il Comune presenta il PGT come lo strumento attraverso il quale orientare lo sviluppo urbano, tenendo insieme crescita, tutela ambientale e qualità della vita. È proprio questo il momento nel quale verificare se quelle parole hanno un significato concreto. 

  • Non soltanto dichiarare che servono più alberi, ma proteggere quelli che già esistono.
  • Non soltanto parlare di riduzione del consumo di suolo, ma evitare di consumare nuovo terreno.
  • Non soltanto progettare nuove aree verdi, ma impedire che quelle esistenti vengano progressivamente frammentate.
  • Non soltanto parlare di «rifugi climatici», ma fare in modo che ogni quartiere abbia davvero luoghi freschi e facilmente raggiungibili.

Il cambiamento climatico obbliga a cambiare il modo in cui pensiamo lo spazio urbano.

  • Un parcheggio completamente asfaltato è una grande superficie che accumula calore.
  • Una piazza senza alberi può diventare inutilizzabile durante un'ondata di calore.
  • Un cortile scolastico impermeabilizzato è un'occasione perduta per creare ombra e suolo permeabile.
  • Un'area agricola trasformata in edificabile è una superficie naturale che non potrà più svolgere le funzioni che svolgeva prima.

Per questo la risposta non può essere soltanto «bere molta acqua e non uscire nelle ore più calde».

La salute delle persone dipende anche dalla città nella quale vivono. E la città più resiliente non è necessariamente quella che costruisce più infrastrutture per adattarsi al cambiamento climatico. È quella che conserva le infrastrutture naturali che già possiede.

Il tema, naturalmente, non riguarda soltanto Seregno. Lissone, Monza, Desio e gli altri Comuni brianzoli hanno problemi molto simili: alta densità urbana, grandi superfici impermeabilizzate, traffico, scarsità di ombra in molte aree e una crescente pressione sulle aree verdi. Il caldo, del resto, non conosce i confini comunali. Sarebbe quindi interessante che i Comuni della Brianza cominciassero a confrontarsi su una strategia comune: mappe delle isole di calore, rete dei luoghi freschi, alberature urbane, depavimentazione, tutela del suolo e recupero delle aree dismesse prima di qualsiasi nuovo consumo di territorio. Non servono necessariamente grandi opere. Servono molte scelte piccole, coerenti tra loro, e soprattutto una gerarchia delle priorità.

Il nuovo PGT di Seregno sarà quindi un banco di prova. Il Piano Clima ha già detto, in buona parte, che cosa bisognerebbe fare. Adesso bisogna capire dove, quando e con quali priorità. E soprattutto se quelle indicazioni entreranno davvero nelle regole con cui nei prossimi anni verrà trasformata la città. Perché alla prossima ondata di calore non servirà l'ennesimo documento. Servirà una città che sia già stata preparata.

E forse la prima scelta da fare è anche la più semplice: non distruggere le infrastrutture verdi che abbiamo già.

Prima di costruire un «nuovo ospedale», chiediamoci allora se non sia il caso di prenderci cura della casa nella quale viviamo già. Perché il parco, il bosco, il campo, l'albero adulto non sono il contrario di un'infrastruttura. Sono infrastrutture. E spesso sono quelle che non abbiamo bisogno di costruire.

sabato 4 luglio 2026

Caldo record in Brianza: il Parco GruBrìa rilancia l'allarme. Difendere il verde significa difendere la salute

Rilevazione alle ore 16:00 del 29/06/2026 - (fonte MeteoRed Italia)

Le temperature eccezionali che stanno investendo la Brianza non rappresentano più un'anomalia, ma l'anticipazione di un futuro già iniziato. Giornate con picchi vicini ai 40 gradi, notti tropicali sempre più frequenti, lunghi periodi di siccità alternati a nubifragi violenti: il cambiamento climatico sta modificando profondamente il territorio brianzolo e impone un ripensamento delle politiche urbanistiche e ambientali.

È il messaggio che il Parco GruBrìa lancia con forza attraverso un articolato comunicato dedicato alle recenti ondate di calore. Un appello che Brianza Centrale condivide pienamente, perché mette al centro una questione spesso sottovalutata: la tutela del verde non è un tema paesaggistico né un lusso per ambientalisti, ma una vera politica di salute pubblica e di adattamento climatico.

Il Parco ricorda come boschi, prati, alberature e suoli permeabili costituiscano una vera e propria infrastruttura naturale capace di mitigare gli effetti delle ondate di calore. Nelle aree ricoperte da asfalto e cemento, infatti, le temperature superficiali possono raggiungere i 50 °C, mentre nei prati e nei boschi il terreno mantiene valori vicini alla temperatura dell'aria. Una differenza di oltre venti gradi che incide direttamente sul benessere delle persone.

Ma gli ecosistemi fanno molto di più: raffrescano l'aria attraverso l'evapotraspirazione, assorbono anidride carbonica, migliorano la qualità dell'aria, favoriscono l'infiltrazione delle acque piovane e contribuiscono alla conservazione della biodiversità. Sono servizi ecosistemici indispensabili proprio mentre il clima rende sempre più frequenti sia le ondate di calore sia gli eventi meteorologici estremi.

Il comunicato richiama anche i dati più recenti dell'Osservatorio meteo-climatico di BrianzAcque, che confermano una tendenza ormai evidente.

Dopo un aprile più caldo di circa due gradi rispetto alla media climatica e caratterizzato da precipitazioni dimezzate, il mese di maggio ha registrato temperature eccezionali, culminate con i 34 °C misurati a Seregno il 27 maggio e una notte tropicale record con una minima di 22,9 °C. Il calore accumulato si è poi trasformato, nei primi giorni di giugno, in violenti temporali con oltre 100 millimetri di pioggia caduti in poche ore in alcune zone, mentre per tutto giugno le centraline di ARPA Lombardia hanno registrato temperature ben superiori alle medie stagionali, con punte prossime ai 40 °C.

Una situazione aggravata da un altro dato strutturale: la Brianza è una delle aree più urbanizzate d'Italia. Nei comuni del Parco GruBrìa oltre la metà del suolo risulta ormai consumata, riducendo drasticamente la capacità del terreno di assorbire l'acqua e aumentando sia il rischio di allagamenti sia l'effetto "isola di calore" nelle aree urbane.

Per il Parco la risposta non può limitarsi alla conservazione di ciò che rimane. Occorre una vera rigenerazione ecologica del territorio: più forestazione urbana, nuovi boschi, incremento delle alberature, recupero dei prati, rafforzamento dei corridoi ecologici e una diffusa deimpermeabilizzazione delle superfici artificiali.

Una strategia perfettamente coerente con gli indirizzi europei e con gli obiettivi della Strategia di Transizione Climatica aGREENment, che individua proprio nelle infrastrutture verdi uno degli strumenti principali per adattare i territori ai cambiamenti climatici.

Particolarmente significativo è il richiamo del presidente del Parco GruBrìa, Arturo Lanzani, che sintetizza con chiarezza la posta in gioco.

"La crisi climatica ci impone un cambio di paradigma. Le immagini delle temperature registrate in questi giorni dimostrano con evidenza quanto il sistema dei parchi e delle aree verdi rappresenti una vera infrastruttura climatica per l'intera Brianza."

Lanzani invita ad abbandonare una visione del verde come semplice elemento decorativo.

"Il verde non è un elemento accessorio del territorio, ma una componente essenziale della salute pubblica. Salvaguardare e ampliare il capitale naturale significa costruire comunità più sicure, più resilienti e più vivibili."

E individua con precisione le priorità per il futuro.

"Oggi non basta più difendere il verde esistente: occorre ridurre il consumo di suolo, aumentare la forestazione urbana e restituire permeabilità alle nostre città, affinché siano in grado di affrontare sia le ondate di calore sia gli eventi meteorologici estremi che il cambiamento climatico rende sempre più frequenti."

Le parole del presidente del Parco GruBrìa dovrebbero entrare stabilmente nel dibattito pubblico brianzolo. Per troppo tempo il verde è stato considerato un ostacolo allo sviluppo o una risorsa sacrificabile di fronte a nuove urbanizzazioni e infrastrutture. Oggi la crisi climatica dimostra esattamente il contrario.

Ogni bosco preservato, ogni prato salvato dal cemento, ogni nuovo albero piantato rappresentano un investimento sulla salute collettiva, sulla sicurezza delle città e sulla qualità della vita. In un territorio tra i più densamente urbanizzati d'Europa, il sistema dei parchi non è un lusso, ma un'infrastruttura strategica capace di offrire servizi che nessuna opera artificiale può sostituire con la stessa efficacia.

martedì 20 gennaio 2026

aGREENment: il Parco GruBrìa al centro della transizione climatica della Brianza urbana

Muggiò. Vista sul Resegone

Nel cuore di uno dei territori più urbanizzati della Lombardia, il Parco GruBrìa compie un passo decisivo verso il futuro climatico della Brianza. Con l’avvio ufficiale di aGREENment, la nuova Strategia di Transizione Climatica sostenuta da Fondazione Cariplo, il Parco si afferma non solo come infrastruttura verde, ma come attore politico, ambientale e sociale centrale nella risposta locale alla crisi climatica.


La Strategia nasce nell’ambito della quarta edizione della Call for Ideas “Strategia Clima”, promossa dal programma F2C – Fondazione Cariplo per il Clima, che ha selezionato aGREENment come una delle quattro nuove strategie finanziate a livello lombardo. Un riconoscimento di grande rilievo, che porta a dodici il numero complessivo di Strategie di Transizione Climatica sostenute dal 2020, per un investimento totale di quasi 18 milioni di euro.

Elemento distintivo di aGREENment è il ruolo del Parco GruBrìa come ente capofila, affiancato dai Comuni di Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano e Seregno, con la collaborazione di WWF Insubria e di una rete ampia di partner territoriali. In un contesto amministrativo spesso frammentato, la scelta di affidare il coordinamento a un parco locale assume un valore politico e simbolico forte: riconosce al GruBrìa la funzione di cerniera ecologica e istituzionale tra comuni, cittadini e territorio.

Il Parco GruBrìa, nato per tutelare e valorizzare uno dei pochi sistemi verdi continui della Brianza centrale, diventa così il luogo fisico e concettuale da cui far partire una strategia climatica integrata, capace di superare i confini comunali e affrontare problemi che, per loro natura, non conoscono barriere amministrative.

Nova Milanese. Piana del Novale

La Strategia si sviluppa su un’area di quasi 40 km², abitata da circa 150.000 persone, collocata nella fascia nord dell’area metropolitana milanese e nella provincia di Monza e Brianza. È un territorio segnato da criticità ambientali profonde e stratificate: consumo di suolo elevato, frammentazione ecologica, perdita di biodiversità, qualità dell’aria compromessa, problemi idraulici e idrici, isole di calore urbane sempre più intense, presenza di attività ad alto impatto energetico.

Gli effetti del cambiamento climatico non sono più una proiezione futura, ma una realtà quotidiana: eventi meteorologici estremi, allagamenti ricorrenti, ondate di calore che colpiscono in modo particolare anziani, bambini e persone fragili. In questo scenario, il Parco GruBrìa rappresenta una delle principali infrastrutture di resilienza territoriale, un presidio verde capace di mitigare gli impatti climatici e di offrire benefici ecosistemici fondamentali.

Allo stesso tempo, il territorio conserva importanti potenzialità: aree verdi periurbane, spazi agricoli residuali, una tradizione amministrativa dinamica e un tessuto sociale sempre più sensibile ai temi ambientali. aGREENment nasce proprio da questo equilibrio tra fragilità e risorse, con l’obiettivo di trasformare il Parco in motore di rigenerazione ecologica e sociale.

Il primo atto operativo della Strategia è la costituzione dell’Alleanza per il Clima del Parco GruBrìa, uno strumento di governance multilivello e partecipata, aperto a istituzioni pubbliche, terzo settore, imprese e cittadini. Non un semplice tavolo di confronto, ma un dispositivo pensato per rafforzare la capacità di azione collettiva del territorio e per ampliare progressivamente il partenariato, a partire dal coinvolgimento del Comune di Desio.

Attraverso questa Alleanza, il Parco GruBrìa si propone come spazio di coordinamento permanente, in cui politiche ambientali, sociali ed energetiche possano essere progettate e attuate in modo integrato.

Paderno Dugnano. Oasi dei Gelsi

La Strategia aGREENment si articola in 16 azioni, organizzate attorno a quattro assi strategici: mitigazione delle emissioni, adattamento climatico, sostenibilità dello sviluppo territoriale e rafforzamento della capacità di autosviluppo del sistema locale. Il valore complessivo degli interventi è di 3,13 milioni di euro, di cui oltre 1,54 milioni finanziati da Fondazione Cariplo, mentre la parte restante è garantita dal partenariato pubblico e dai soggetti coinvolti.

Entro il 2030, aGREENment punta a:
  • rafforzare la resilienza urbana e territoriale;
  • avviare Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali;
  • incrementare in modo significativo le superfici verdi e il capitale naturale;
  • migliorare l’efficienza energetica degli edifici pubblici;
  • adattare spazi pubblici e scolastici agli impatti climatici;
  • promuovere una nuova strategia per il territorio agricolo, orientata alla sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Molte di queste azioni trovano nel Parco GruBrìa il loro ambito naturale di sperimentazione, in particolare per quanto riguarda forestazione urbana, gestione delle acque, depavimentazione e connessione ecologica.

Seregno. Parco del Meredo

Come ha sottolineato il presidente del Parco GruBrìa, Arturo Lanzani, aGREENment non è soltanto un progetto ambientale, ma una vera e propria scelta politica e amministrativa, che mette al centro la cooperazione tra enti e la responsabilità verso le generazioni future. Il sostegno di Fondazione Cariplo rafforza la credibilità del percorso intrapreso e conferma la capacità del Parco di tradurre una visione climatica in azioni concrete.

Anche i sindaci dei Comuni coinvolti hanno evidenziato il valore strategico di un approccio sovracomunale, capace di integrare politiche ambientali, sociali ed energetiche e di incidere realmente su un territorio complesso come quello della Brianza centrale.

L’inserimento di aGREENment nella rete regionale delle alleanze climatiche promosse da Fondazione Cariplo colloca il Parco GruBrìa all’interno di un laboratorio lombardo della transizione ecologica, fatto di visione di lungo periodo, governance innovativa e interventi tangibili.

aGREENment rappresenta un passaggio cruciale: dimostra che anche in uno dei territori più urbanizzati d’Italia è possibile costruire politiche climatiche strutturate, a partire dal verde esistente e dal ruolo strategico dei parchi locali. Il GruBrìa non è più soltanto uno spazio da difendere, ma diventa un’infrastruttura chiave per immaginare e costruire un futuro climatico più giusto, resiliente e condiviso.

domenica 4 gennaio 2026

Clima, città e interesse pubblico: una lezione dal passato per l’urbanistica climatica di oggi


Quando oggi parliamo di città spugna, di depavimentazione e di adattamento climatico, pensiamo spesso a politiche nuove, nate dall’urgenza della crisi climatica contemporanea. Eppure, la relazione tra clima, salute pubblica e forma urbana ha radici profonde. Un esempio sorprendentemente attuale ci viene dalla Milano tra Sette e Ottocento, come mostra il saggio "Clima e pubblica utilità. Raccolta delle acque meteoriche e costruzione dello spazio urbano nella Milano napoleonica" di Romain Iliou pubblicato da Edizioni Casagrande.

Tra età asburgica e periodo napoleonico, il clima non era considerato solo un fenomeno naturale, ma un elemento governabile attraverso norme, architettura e infrastrutture. Seguendo la lezione di Montesquieu, si riteneva che le leggi dovessero “uniformarsi al fisico del clima” e, se necessario, correggerne gli effetti nocivi.

Come scrive Antonio Genovesi nel XVIII secolo, citato da Iliou, «il Governo può correggere gli effetti del clima».

La città diventava così uno strumento politico e tecnico per migliorare la salute collettiva, soprattutto attraverso il controllo dell’aria e dell’acqua.

Il cuore della riflessione riguarda la raccolta delle acque meteoriche. Nel 1808 un decreto reale impose ai proprietari l’obbligo di convogliare l’acqua piovana dai tetti verso canali sotterranei, costruiti a spese del Comune. L’obiettivo era chiaro: asciugare l’atmosfera urbana, evitare ristagni, cattivi odori e malattie.

La salubrità dell’aria, allora, era valutata soprattutto in base agli odori: governare la città significava garantire “una buona ventilazione con un’aria deodorizzata o, come si diceva, disinfettata” 

Strade più larghe, pendenze regolari, piazze aperte e fognature efficienti erano strumenti di politica sanitaria prima ancora che di decoro urbano.

Queste trasformazioni non furono indolori. Il principio di pubblica utilità giustificò espropri, riallineamenti e profonde modifiche dello spazio urbano. Le leggi napoleoniche sancirono il diritto dello Stato a sacrificare la proprietà privata in nome dell’interesse collettivo, purché con indennizzo.

La città veniva così ripensata come macchina climatica: un sistema tecnico capace di ventilare, drenare e rendere produttivo l’ambiente urbano.

Ed è qui che emerge un paradosso affascinante. Le politiche attuali del Piano Aria e Clima del Comune di Milano (2021) puntano a obiettivi quasi opposti rispetto a quelli ottocenteschi: ridurre l’afflusso di acqua piovana nelle fognature, aumentare la permeabilità del suolo, favorire l’evapotraspirazione.

Come osserva Iliou, le strategie contemporanee “contravvengono a quelle del decreto reale dell’11 agosto 1808”.

Ieri si voleva asciugare la città; oggi vogliamo restituirle acqua, ombra e umidità per contrastare le isole di calore.

La lezione che possiamo trarre è chiara: il clima è sempre stato una questione politica e urbana. Cambiano le conoscenze scientifiche e le priorità, ma resta centrale il ruolo dello spazio pubblico come strumento di adattamento ambientale.

Rileggere queste esperienze storiche ci aiuta a capire che le scelte urbanistiche non sono mai neutrali. Anche oggi, come due secoli fa, progettare strade, piazze e infrastrutture significa decidere che tipo di clima vogliamo abitare.

Fonte:
Romain Iliou, Clima e pubblica utilità. Raccolta delle acque meteoriche e costruzione dello spazio urbano nella Milano napoleonica, in Costruire, trasformare, controllare. Legal transfer e gestione dello spazio nel primo Ottocento, Edizioni Casagrande, 2022, pp. 122–146 

lunedì 3 novembre 2025

Brianza Centrale: 16 anni di resistenza verde contro la cementificazione

L'immagine di copertina del nostro blog. Foto G. Casiraghi

Tra pochi giorni festeggeremo sedici anni dalla nascita del Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale.
Era il 9 novembre 2009 quando tutto è cominciato: un gruppo di cittadini, tanta passione e un’idea semplice ma potentissima, quella di difendere e far crescere le aree verdi della Brianza.

Una delle prime riunioni del Comitato. Anno 2009

Da allora, questo blog è stato – e continua a essere – la voce del Comitato, il luogo dove raccontiamo le nostre battaglie, le nostre proposte e le nostre speranze per un territorio più equilibrato, più verde e più vivibile.
In questi sedici anni ci siamo battuti con determinazione non solo per l’ampliamento del Parco, ma anche per proteggere le aree che già ne fanno parte, difendendole dai continui tentativi di erosione e consumo di suolo.

Convegno del marzo 2009 promosso da "Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile", gruppo da cui siamo nati

Troppo spesso, ancora oggi, il verde viene visto come uno “spazio vuoto”, un luogo in attesa di essere riempito. È un errore culturale profondo.
La natura non è un vuoto: è una presenza viva e indispensabile.
I terreni agricoli, le aree permeabili, i boschi, i prati e la biodiversità che li abita sono elementi fondamentali dell’equilibrio ecologico e della qualità della vita. Sono difese naturali contro le alluvioni, filtri per l’aria, rifugi per la fauna, spazi di benessere e di bellezza per tutti.

Riunione per illustrare il nuovo parco GruBrìa, anno 2019

Nel corso di questi anni, abbiamo dato vita a campagne informative, passeggiate per far conoscere il territorio, e presentato innumerevoli osservazioni ai Comuni facenti parte del Parco e anche a quelli confinanti, per proporre ampliamenti e soluzioni di tutela.
Col tempo, l’idea – di cui non rivendichiamo la primogenitura, ma rivendichiamo con orgoglio la difesa e la diffusione – di un grande Parco verde della Brianza Centrale è diventata un patrimonio condiviso e riconosciuto da molti.

Una delle iniziative contro la cementificazione delle aree verdi

Eppure, non possiamo dare nulla per scontato.
Gli attacchi alla cementificazione sono sempre in agguato, a volte anche da chi non ci si aspetterebbe.
È il caso del Comune di Seregno, che nel 2024 ha presentato con orgoglio il proprio Piano Clima, nel quale tra le azioni prioritarie figurano la difesa del suolo e persino la decementificazione. Eppure, proprio da lì oggi arriva una proposta che va nella direzione opposta: realizzare un nuovo ospedale su un’area agricola del Parco, nel quartiere San Salvatore di Seregno, al confine con Albiate, in zona Dosso.

Un articolo del Giornale di Seregno, anno 2014. Un titolo ancora attuale

Non vogliamo negare la possibile necessità di un nuovo ospedale – un tema complesso e importante – ma riteniamo inaccettabile che si scelga di costruirlo sacrificando un’area agricola del Parco. Esistono alternative: aree già urbanizzate, dismesse o da riqualificare, che meriterebbero di essere valutate prima di consumare nuovo suolo.

L'area agricola del parco dove è stata proposta la localizzazione del nuovo ospedale

Quella zona ci sta particolarmente a cuore: nel 2012, grazie ad alcune osservazioni al PTCP della Provincia di Monza e Brianza, riuscimmo a ottenerne la tutela.
Oggi vederla minacciata ci ricorda che la difesa del territorio è un impegno continuo, che non conosce pause né traguardi definitivi.

Ottobre 2025. Riunione degli Amici del Parco GruBrìa

In questo contesto, una buona notizia: in queste settimane, un gruppo di cittadini si sta riunendo per costituire una nuova associazione dedicata alla difesa e alla valorizzazione del Parco GruBrìa, di cui il Parco Brianza Centrale oggi fa parte.
L’obiettivo è quello di far conoscere meglio il Parco, proporne l’ampliamento, sostenere la sua trasformazione in Parco Regionale e, naturalmente, difenderlo da chi lo vorrebbe sacrificare ad altri interessi.

Noi, nel nostro piccolo, sosteniamo convintamente questa nuova associazione e invitiamo i lettori del blog ad aderire.
Nei prossimi giorni pubblicheremo tutte le informazioni per chi vorrà partecipare e contribuire attivamente.

Perché il verde non è uno spazio vuoto.
È un bene comune, una ricchezza viva, un’eredità da custodire e tramandare.
E perché, anche dopo sedici anni, il nostro impegno continua — con la stessa convinzione e la stessa speranza di quel 9 novembre 2009.

domenica 3 agosto 2025

Seregno: il Piano Clima esiste, ma non si vede

Riqualificazioni urbane e coerenza climatica. Una riflessione oltre le polemiche

Immagini tratte da Facebook

Il sindaco Alberto Rossi ha annunciato sulla sua pagina Facebook l’avvio dei lavori di riqualificazione di via Umberto I, nel pieno centro di Seregno. Un intervento sostenuto anche da fondi regionali, che prevede la posa di una nuova pavimentazione “di pregio” per valorizzare esteticamente l’area.

Il post ha subito suscitato reazioni contrastanti: da un lato, critiche sull’attenzione riservata (ancora una volta) al centro storico rispetto alle periferie; dall’altro, chi ha difeso l’iniziativa, affermando che "qualunque cosa si faccia, qualcuno si lamenta".

A noi non interessa alimentare questa contrapposizione. Vogliamo spostare lo sguardo: non sulla scelta del luogo, né sul tipo di materiale utilizzato, ma sul significato più ampio che dovrebbe accompagnare ogni intervento urbano oggi. In particolare, su quanto tali interventi siano coerenti con gli impegni climatici che la città si è data ufficialmente solo un anno fa.

Piano del Clima, Comune di Seregno

Il Piano del Clima di Seregno, frutto della collaborazione con il Politecnico di Milano, pone obiettivi ambiziosi ma imprescindibili per il futuro urbano: ridurre la vulnerabilità agli eventi climatici estremi, contenere il consumo di suolo, aumentare il verde urbano e favorire superfici permeabili. Si legge, ad esempio:

    “La sola rimozione di asfalto e cemento e la sostituzione con pavimentazioni drenanti, con materiali freddi o vernici termoriflettenti, può incidere in modo determinante sul nostro benessere psico-fisico, riuscendo ad abbattere drasticamente le temperature.”

E ancora:

    “Intervenire sulle isole di calore, anno dopo anno, con piani di mitigazione che riducano le superfici impermeabili e aumentino quelle verdi è oggi una priorità per la sopravvivenza di tutti.”

Alla luce di queste linee guida, ci colpisce che l’unico elemento evidenziato dal sindaco sia il carattere “di pregio” della nuova pavimentazione, senza alcun riferimento alla sostenibilità, alla permeabilità del suolo, alla gestione delle acque o all’ombreggiamento. Non abbiamo visto il progetto, ma è difficile immaginare che contenga elementi coerenti con il Piano Clima se nemmeno un accenno è stato ritenuto meritevole di comunicazione pubblica.

Piano del Clima, Comune di Seregno

E questo è un punto su cui vale la pena fermarsi. Non per accusare, ma per chiedere una maggiore responsabilità politica e culturale: è tempo che le parole “transizione ecologica” diventino criteri guida nei progetti, non slogan nei documenti.

Un centro storico riqualificato può – e dovrebbe – essere anche un laboratorio di adattamento climatico, un esempio visibile di come una città possa conciliare estetica, funzionalità e sostenibilità. Perché la crisi climatica non è un argomento da convegno, ma una sfida concreta che attraversa anche le scelte più quotidiane, come la riqualificazione di una via.

Seregno ha gli strumenti e le conoscenze per essere un esempio virtuoso. Ma serve coerenza tra piani e progetti, tra impegni pubblici e interventi reali. Altrimenti rischiamo di costruire il futuro su una superficie bella, sì, ma impermeabile – in tutti i sensi.

🌡️ ISOLE DI CALORE URBANE

Piano del Clima, Comune di Seregno

Dove il caldo si fa più estremo
  • In estate, una piazza asfaltata può essere da 5 a 8°C più calda rispetto a un'area verde con alberi e acqua.
  • Le isole di calore non sono eccezioni, ma effetti strutturali dell’urbanizzazione.
  • I quartieri più colpiti a Seregno (secondo il Piano Clima): Centro, San Rocco, Ceredo, Lazzaretto.
  • Pavimentazioni compatte (come pietra, asfalto, cemento) contribuiscono in modo diretto a questo surriscaldamento urbano.
Le conseguenze non sono solo termiche, ma sanitarie: colpiscono anziani, bambini, persone fragili e a basso reddito.

    “Le città sono malate: ondate di calore, alluvioni improvvise, inquinamento. Serve agire sulle superfici, riportare suolo libero, piantare alberi.” – Piano del Clima, Comune di Seregno

martedì 22 luglio 2025

Manti stradali freschi: una strada possibile anche in Brianza

Immagini tratte dalle relazioni pubblicate dal National Centre for Climate Services NCCS

L’aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico e il crescente numero di giornate di canicola pongono le città della Brianza di fronte a sfide sempre più pressanti. L’effetto “isola di calore urbano”, causato dalla presenza estesa di superfici asfaltate scure che assorbono e trattengono il calore, sta diventando un pericolo per la salute pubblica, in particolare per le fasce più vulnerabili della popolazione.

Ma un’alternativa concreta esiste e arriva dalla Svizzera. Nell’ambito del Programma pilota per l’adattamento ai cambiamenti climatici, il progetto «Manti stradali freschi» ha sperimentato diverse tecnologie per ridurre il surriscaldamento delle superfici stradali, con risultati promettenti. Le città di Berna e Sion hanno ospitato due tratti di strada test, con ben 18 varianti di pavimentazioni sviluppate per riflettere maggiormente i raggi solari e favorire il raffreddamento, sia di giorno che di notte.

Immagine del drone con carta bianca e nera per determinare l'albedo

La chiave è l’albedo, ovvero la capacità di una superficie di riflettere la radiazione solare. Le superfici chiare, rispetto a quelle scure, assorbono meno calore e rimangono sensibilmente più fresche. Alcune tecnologie testate prevedono:

  • Sostituzione dell’aggregato con materiali più chiari;
  • Spargimento superficiale di pietrisco chiaro su asfalto appena steso;
  • Verniciatura di manti esistenti con pitture ad alta riflettanza;
  • Pigmentazione diretta del conglomerato bituminoso.

Durante l'estate 2020 e i monitoraggi successivi, le superfici fresche hanno mostrato una riduzione della temperatura fino a 12,6 °C rispetto agli asfalti convenzionali durante i picchi di calore. Anche in profondità, le differenze sono significative: le strutture porose e trattate contribuiscono a un migliore raffreddamento notturno.


Non solo: alcune soluzioni si sono rivelate efficaci anche per la riduzione del rumore da traffico, come i manti semidensi trattati con idrogetto o levigati. Un duplice beneficio, quindi, per le città: meno calore e meno rumore.

La Brianza, con la sua elevata urbanizzazione e i crescenti episodi di caldo estremo, potrebbe trarre grande vantaggio dall'adozione di questi manti stradali innovativi. Pensiamo ai marciapiedi dei centri urbani, alle piste ciclabili, ai parcheggi pubblici o alle aree pedonali: superfici dove il traffico veicolare è moderato e l’efficacia dei manti freschi può essere massimizzata con costi contenuti.

Sebbene da sempre contrari alla Pedemontana Lombarda, non possiamo ignorare l’occasione di chiedere che eventuali nuove infrastrutture prendano almeno in considerazione le evidenze scientifiche in merito all’impatto climatico. Se la Pedemontana dovrà esistere, che sia realizzata con criteri climaticamente responsabili, usando materiali ad alta albedo e a ridotto impatto acustico. Una richiesta di buon senso e responsabilità, quantomeno verso le generazioni future.

venerdì 4 luglio 2025

Pedemontana e ospedale, la Seregno che avanza (senza dire dove va)

Il Giorno, ed. Monza - 2 luglio 2025

Nei giorni scorsi, sulle pagine locali de Il Giorno, è apparso in bella evidenza un articolo piuttosto allarmante sull’avvio dei lavori della Pedemontana a Seregno. Diversi Comitati di Quartiere hanno chiesto ufficialmente al sindaco Alberto Rossi un incontro, seguito da un’assemblea pubblica, per informare la cittadinanza sui lavori della Pedemontana che potrebbero avere impatti diretti e indiretti sul territorio comunale.

Ma se le ruspe rombano, l’amministrazione comunale, per ora, tace. E qui entra in gioco il nuovo motto che serpeggia tra cittadini e comitati: “Pedemontana, non se ne parla!

Il bello (si fa per dire) è che questa frase funziona su due livelli: da una parte, c’è chi la pronuncia con tono deciso, quasi a dire “non vogliamo quest’opera”; dall’altra, c’è chi la dice sospirando, perché dal Comune non arriva nemmeno mezza parola.

Nelle ultime settimane, gli sbancamenti sono ben visibili nei comuni vicini e anche a Seregno, dove sta prendendo forma la famigerata “tangenziale sud di Meda”, senza dimenticare la zona Stadio, dove è prevista una galleria. E guai a illudersi che Seregno possa cavarsela con poco: tra cantierizzazioni, viabilità impazzita e traffico pronto a riversarsi sulle strade locali, la città è già parte in causa.

Sono già passate due settimane da quando i Comitati di Quartiere - inizialmente quelli delle zone più coinvolte, come Ceredo, Sant’Ambrogio, Lazzaretto-San Giuseppe e San Carlo - hanno chiesto con urgenza di incontrare il sindaco Rossi. I temi sul tavolo non sono certo dettagli da tecnici:

  • le opere di mitigazione ambientale, cruciali per salvare il Parco agricolo del Meredo;
  • il destino del tunnel previsto dietro l’ospedale e quello del passaggio a livello di San Giuseppe;
  • la viabilità cittadina, già al limite in vie come Cadore e Wagner, dove i camion rischiano di diventare più numerosi degli alberi.

Segno evidente che la Pedemontana non è faccenda “da quartiere”: anche i Comitati di Santa Valeria e del Centro hanno deciso di farsi sentire. Ormai è chiaro a tutti che un’autostrada di queste dimensioni non si limita a scavare buche nel terreno, ma rischia di scavare solchi profondi nella qualità della vita cittadina.

Ma non è solo la Pedemontana a sollevare domande sul futuro urbanistico di Seregno.

La pagina Facebook del Sindaco Rossi - 3 luglio 2025

Mentre il sindaco sembra non trovare il tempo per parlare con i Comitati sul tema Pedemontana, lo trova invece per schierarsi a favore della costruzione di un nuovo ospedale, non su un’area dismessa o riqualificabile, ma su terreni agricoli vergini. Una scelta che stride apertamente con quanto dichiarato dallo stesso Comune nel Piano Clima, dove si auspica il consumo di suolo zero e la tutela delle aree verdi residue.

È una contraddizione che non sfugge a chi osserva la città: da un lato, si denuncia l’impatto della Pedemontana sui quartieri e sull’ambiente; dall’altro, si propone di costruire un’opera enorme come un ospedale su terreno verde, invece di dare priorità al recupero delle tante aree dismesse esistenti.

Il racconto distopico da noi pubblicato - “La salute non si costruisce sul cemento. L’Ospedale di Seregno e il costo del nuovo: una lezione urbanistica per la Brianza” - fotografa con chiarezza il problema: la salute dei cittadini si tutela con una città vivibile, verde, con aria respirabile e servizi accessibili. Non con muri e cemento.

Il vero nodo è la mancanza di una visione strategica. La consiliatura Rossi, dopo 7 anni, non ha ancora varato un nuovo Piano di Governo del Territorio, e si procede a colpi di interventi spot: un rendering qui, una pista ciclabile lì, un’inaugurazione altrove. Senza però un disegno complessivo su come Seregno dovrà essere tra dieci o vent’anni.

Nel frattempo, il silenzio sulla Pedemontana diventa sempre più rumoroso. Come dicono con sarcasmo alcuni cittadini, «fa più baccano dei camion che attraversano il Ceredo».

I Comitati e molti cittadini, però, non hanno alcuna intenzione di mollare. Sono convinti che il momento per parlare sia adesso, perché più passa il tempo, più le questioni rischiano di diventare ingovernabili. Anche perché una città senza visione rischia di trovarsi, presto, con molto cemento e pochissima salute.

mercoledì 19 marzo 2025

Densificazione, mobilità e clima: il futuro di Seregno al centro del dibattito

Isole di calore e consumo di energia degli edifici | Dati Provincia Monza e Brianza 2021
Estratto Piano Clima

Il Comune di Seregno ha recentemente pubblicato il documento delle linee strategiche per la costruzione del nuovo Piano di Governo del Territorio. Un testo che affronta tematiche cruciali per il futuro della città, dal consumo di suolo alla rigenerazione urbana, dalla sostenibilità ambientale alla mobilità dolce.

I punti chiave del documento:

  • La necessità di fermare il consumo di nuovo suolo e puntare sulla densificazione e rigenerazione urbana
  • Un approccio che integra ambiente, salute e qualità della vita
  • La volontà di trasformare spazi pubblici inutilizzati in servizi per la comunità
  • L’importanza del Piano Clima, con azioni per contrastare il riscaldamento urbano e migliorare la qualità dell’aria
  • Strategie per affrontare il problema della casa e dell’accesso alle abitazioni per le fasce più deboli


Per approfondire questi temi, l’amministrazione comunale ha organizzato un’assemblea pubblica dal titolo "Emergenza CLIMA? Serve un PIANO", che si terrà lunedì 24 marzo 2025 alle ore 21 presso la sala Mons. Gandini di via 24 Maggio a Seregno.

Interverranno:

  • Giuseppe Borgonovo, assessore alla pianificazione territoriale
  • Elena Granata, urbanista e docente al Politecnico di Milano
  • Enrico Boerci, presidente di BrianzAcque
  • Alessandro Ceppi, meteorologo

Coordinerà l’incontro Alberto Rossi, Sindaco di Seregno.

Un’occasione per approfondire il futuro della città e confrontarsi su strategie e prospettive.


sabato 8 marzo 2025

Un respiro in più per Seregno: al via la piantumazione di 262 alberi


La città di Seregno continua il suo percorso verso un futuro più verde e sostenibile con la piantumazione di 262 nuovi alberi. Un'azione concreta che dimostra l'impegno dell'amministrazione nel migliorare la qualità dell'ambiente urbano.

Nei giorni scorsi sono iniziati i lavori per mettere a dimora 112 alberi in diverse aree della città, tra cui via allo Stadio e via Milano (20 alberi), piazza Roma (1), piazza Libertà (1), via Rovereto (13), via Brecht (23), via Nazioni Unite (48) e nelle scuole Rodari (4). A questi si aggiungeranno presto 150 nuove essenze forestali nella zona della Porada, consolidando il percorso di rimboschimento cittadino.

La scelta delle specie piantate è particolarmente attenta alla biodiversità e alla sostenibilità: tra le varietà selezionate ci sono Carpinus Orientalis, Liriodendron, Liquidambar, Prunus Subhirtella, Ulmus Pumila, Lagerstroemia, Kelreuteria, Magnolia, Ginkgo e Crataegus. Questi alberi non solo arricchiranno il paesaggio urbano, ma contribuiranno anche a migliorare la qualità dell'aria, offrire maggiore ombreggiatura e rendere gli spazi pubblici più accoglienti per i cittadini.


L'investimento di circa 30.000 euro per questa fase del progetto si inserisce in una strategia più ampia legata al Piano Clima, che negli ultimi anni ha già portato alla messa a dimora di oltre 5.000 alberi. Questo progetto rappresenta un passo importante nella valorizzazione del verde pubblico, dimostrando che ogni albero piantato è un investimento per il futuro della comunità.

Tuttavia, va ricordato che sul Piano Clima, a suo tempo, era stato promesso un confronto aperto con la città, un momento di dialogo che purtroppo non è ancora avvenuto. Sarebbe auspicabile che tale confronto si svolgesse a breve, per permettere ai cittadini di esprimere opinioni e proposte su un tema così cruciale per il futuro di Seregno.

 

Fonte immagini: pagina Facebook del Sindaco Alberto Rossi 

 

martedì 31 dicembre 2024

Seregno e il Piano Clima al contrario: l'ennesima ferita al verde urbano


Lo scorso giugno, il sindaco di Seregno aveva presentato la bozza del Piano Clima, un progetto che si proponeva di contrastare la calura estiva e migliorare la vivibilità urbana attraverso interventi mirati, tra cui la piantumazione di nuovi alberi. Tuttavia, le recenti azioni dell'amministrazione sembrano andare in una direzione opposta, come denuncia Antonello Dell'Orto, figura di spicco di Legambiente Seregno e da sempre attento alla tutela del verde.

Dell'Orto è intervenuto con dure parole per condannare l'ennesima potatura aggressiva che ha colpito i tigli di via Wagner, definendola uno "scempio" che lascia spazio solo a "lacrime e rabbia". Nella sua denuncia, pubblicata nella chat di Legambiente a poche ore dalla fine dell'anno, sottolinea l'amarezza di chi lotta per un rapporto più equilibrato tra la natura e la città.


"Avremmo voluto auguraci un fine 2024 ed inizio 2025 all'insegna della speranza per un miglior rapporto con la Natura in città, ma purtroppo proprio nell'ultimo giorno dell'anno registriamo questo scempio che sta avvenendo a danno dei bellissimi tigli di via Wagner a Seregno"
, scrive Dell'Orto, evidenziando come l'intervento rappresenti "una ferita irreparabile inferta a questi poveri esseri viventi che hanno solo la colpa di darci ossigeno, un po' di ombra nelle estati torride e nascondere un po' il cemento e l'asfalto imperante".


La critica di Dell'Orto si estende all'amministrazione comunale guidata dal sindaco Rossi, definita "la peggiore di sempre nella storia di Seregno per la gestione del verde pubblico". In particolare, accusa l'amministrazione di decisioni errate che continuano a infliggere danni al patrimonio arboreo della città.

Questa potatura, come molte altre denunciate in passato da Legambiente e cittadini sensibili al tema, pone interrogativi sulla coerenza tra le politiche dichiarate e quelle realmente attuate. Se piantare alberi è una delle priorità dichiarate per combattere le isole di calore urbane, azioni come queste rischiano di vanificare qualsiasi progresso.


Conclude Dell'Orto: "Con amarezza diciamo grazie all'ennesimo sbaglio più o meno voluto dell'Amministrazione Rossi". L'appello è chiaro: riflettere sul valore delle piante urbane e fermare queste operazioni prima che il verde cittadino subisca danni irreparabili.

 

Rassegna stampa

Il Giornale di Seregno, 7 gennaio 2025

 

martedì 17 dicembre 2024

Raffrescare la Brianza: il futuro delle nostre città passa dal verde e dall’azzurro


Parlare di come raffrescare le città della Brianza a dicembre, quando le temperature sono rigide e l’inverno è nel pieno, potrebbe sembrare fuori luogo. Tuttavia, è proprio ora, lontano dalle emergenze estive, che dobbiamo ragionare in prospettiva e pianificare interventi per affrontare le sfide del riscaldamento globale. A Seregno, lo scorso giugno, è stata presentata la bozza del Piano del Clima, un passo importante per il futuro del territorio. Ma, nonostante le buone intenzioni, la pianificazione urbanistica è rimasta invariata, ignorando il potenziale delle infrastrutture verdi e blu (GBI, Green and Blue Infrastructure), ovvero parchi, alberi, aree d’acqua e superfici permeabili che possono mitigare il calore urbano.

È chiaro che non possiamo più rimandare: è tempo di agire subito. Seregno ha tutte le carte in regola per diventare un modello per l’intera Brianza, mostrando come l’integrazione di GBI possa trasformare le città, rendendole più vivibili, fresche e sostenibili. Raffreddare le città attraverso interventi strutturali di questo tipo non è solo una risposta al cambiamento climatico, ma una scelta strategica per migliorare la qualità della vita dei cittadini e preservare l’ambiente per le generazioni future.

Un modello sviluppato da ricercatori australiani, TARGET (The Air-temperature Response to Green/blue-infrastructure Evaluation Tool), sta rivoluzionando il modo di affrontare la progettazione urbana. TARGET è uno strumento semplice ed efficiente che permette di simulare e prevedere come le temperature urbane potrebbero cambiare implementando diverse proporzioni di GBI. Utilizzando dati di base come altezza degli edifici, materiali di copertura e larghezza delle strade, TARGET genera previsioni affidabili delle temperature superficiali e atmosferiche.


Schema del canyon urbano nel modello TARGET. Tac è la temperatura dell'aria vicino al suolo, tra gli edifici, mentre Tb è la temperatura dell'aria sopra i tetti, uguale per tutta l'area. Wroof è la larghezza del tetto, Wtree la larghezza degli alberi, e W la larghezza complessiva del canyon (spazio tra gli edifici). Si considera che il terreno sotto gli alberi rappresenti il suolo del canyon.

L’efficacia del modello è stata recentemente testata in Svizzera dall’Istituto per la ricerca sulle acque (Eawag), parte dei Politecnici Federali. I ricercatori hanno applicato TARGET a un’area di 29 km² a Zurigo, includendo il centro città e zone boscose limitrofe, durante un’ondata di calore nell’estate del 2023. I risultati hanno dimostrato una corrispondenza notevole tra le previsioni e le temperature reali, confermando che TARGET è uno strumento affidabile per stimare l’impatto delle GBI sulle temperature urbane.

Lo studio svizzero ha evidenziato che un aumento delle aree verdi e blu può ridurre significativamente la temperatura dell’aria e della superficie. Secondo il modello, passando da uno scenario urbano privo di spazi verdi a una città con il 60-80% di GBI, la temperatura dell’aria può scendere di circa 1,2°C. Una foresta urbana, invece, porterebbe a una riduzione ulteriore di 4°C.

Nonostante un calo di 1,2°C possa sembrare modesto, gli esperti sottolineano che i benefici delle GBI vanno oltre il raffreddamento. Questi spazi migliorano la gestione delle acque piovane, aumentano la biodiversità e contribuiscono al benessere generale dei cittadini.

Le nostre città, con la loro elevata urbanizzazione e la scarsità di spazi verdi nei centri urbani, sono perfette candidate per l’adozione di TARGET come strumento di pianificazione. I benefici di questa strategia sono già visibili in contesti come Zurigo, dove interventi mirati su parchi, aree alberate e zone d’acqua hanno mostrato un notevole impatto sulla qualità della vita urbana.

Adottare TARGET significa poter simulare scenari di trasformazione urbana e prendere decisioni informate su dove e come implementare spazi verdi e blu. Dai piccoli comuni alle aree più densamente popolate, pianificare ora significa mitigare gli effetti delle ondate di calore future e garantire città più vivibili.

I ricercatori di Zurigo concludono che TARGET è uno strumento utile per pianificare interventi su scala globale. È ora che anche le nostre città italiane sfruttino questi strumenti innovativi per migliorare il proprio territorio. Con un approccio proattivo, possiamo rendere le città più fresche, sostenibili e resilienti ai cambiamenti climatici.

martedì 26 novembre 2024

Piano Clima di Seregno: ora coivolgiamo i cittadini, non abbiamo tempo da perdere!

Riceviamo e pubblichiamo.

(dc) - Seregno incassa un altro riconoscimento per il suo Piano Clima e può certamente festeggiare. Dopo il premio ricevuto a Padova poche settimane fa, il progetto ha conquistato anche il Premio Nazionale Innovazione e Sviluppo Next Generation 2024, organizzato da ANCI Piemonte sotto il prestigioso patrocinio del Parlamento Europeo, di ministeri italiani e della RAI. Insomma, una sfilata di medaglie che brilla di successo.


Il sindaco Alberto Rossi, giustamente soddisfatto, ha condiviso il momento su Facebook, ricordando come tutto sia nato dalla necessità di reagire agli eventi estremi del 2023: la grandinata e la tromba d’aria che hanno scosso la città. L’orgoglio c’è, la visione pure. Ma manca ancora un elemento fondamentale: il confronto pubblico e partecipato, annunciato mesi fa e rimasto per ora solo sulla carta.

In un’intervista su LinkedIn, Rossi ha descritto le ambiziose misure previste dal Piano Clima: depavimentazioni per migliorare il drenaggio, aree allagabili per contrastare le inondazioni e piantumazioni per mitigare le isole di calore. Un modello di progettazione urbana avanzata, combinato con l’intento di sensibilizzare e coinvolgere la comunità. Parole che suonano bene e che giustamente hanno attirato l’attenzione dei giudici dei premi.

Eppure, qualcosa non torna. Le presentazioni pubbliche, promesse durante l'incontro iniziale dello scorso giugno, non si sono ancora tenute. I cittadini, teoricamente il cuore pulsante di un piano così inclusivo, non hanno avuto modo di partecipare, ascoltare, proporre o sentirsi davvero parte del progetto.


Il sindaco rassicura: alcune attività partiranno presto, soprattutto nelle scuole, e il bilancio 2024 prevede risorse destinate alle prime azioni concrete. Bene, anzi benissimo. Ma l’impressione è che i premi abbiano viaggiato più veloci delle attività sul campo.

In fondo, il Piano Clima è un’opera tanto necessaria quanto innovativa. Merita il successo, ma ancor di più merita di essere vissuto dai cittadini di Seregno. Tra un premio e un altro, la vera vittoria sarà portare il progetto nelle piazze, nei quartieri e, perché no, sui tavoli delle discussioni partecipative promesse.

Per ora, Seregno può lucidare i suoi trofei. Ma chissà, forse è il caso di spolverare anche le agende per fissare qualche data di incontro con i suoi abitanti.

sabato 17 agosto 2024

Seregno, tra sostenibilità e sviluppo: nuove aree tecnologiche al Parco Meredo e vasca di laminazione in via Sicilia

Parco del Meredo (Plis GruBrìa), Seregno

Lo scorso 21 giugno 2024 si è riunita la Commissione Consiliare "Pianificazione Territoriale ed Edilizia Privata" affrontando diversi temi cruciali, tra cui le linee strategiche per la resilienza climatica e la gestione del consumo di suolo.

L'Assessore alla Pianificazione Territoriale, Giuseppe Borgonovo, ha illustrato il "Piano Clima", un documento redatto dal consorzio CISE del Politecnico di Milano, che analizza le condizioni climatiche locali e propone strategie per affrontare i rischi ambientali. Uno dei temi centrali è il consumo di suolo, definito come la transizione di terreni agricoli o naturali in aree urbane, che a Seregno ha raggiunto il 54% del totale. Il piano suggerisce di limitare al massimo questa pratica, favorendo un'urbanistica che protegga il suolo agricolo e prevenga fenomeni di degrado e desertificazione.

La Commissione ha inoltre discusso della necessità di migliorare la resilienza delle infrastrutture energetiche e idriche della città, con particolare attenzione alla rete elettrica e fognaria. Sono stati proposti interventi come la creazione di una nuova cabina elettrica nella parte ovest della città (per permettere tale opera sarà necessario prevedere nella variante generale di PGT un ambito a servizi tecnologici in prossimità della linea ad alta tensione in zona Parco Meredo) e la realizzazione di vasche di laminazione per gestire le acque durante eventi atmosferici estremi (una di queste vasche è prevista in via Sicilia ed è in una fase progettuale avanzata mentre da circa due anni è stata installata la vasca posizionata sotto la piazza della stazione che ha impedito un possibile allagamento durante gli eventi di luglio 2023).

Il Presidente della Commissione, Renato Minotti, ha sottolineato che il documento presentato rappresenta un'importante base conoscitiva per la futura variante del Piano di Governo del Territorio (PGT), che dovrà coniugare sostenibilità ambientale ed economica. Durante la discussione, il consigliere Samuele Pallavicini ha auspicato che le strategie proposte si traducano in azioni concrete e non rimangano solo sulla carta.

La riunione si è conclusa con l'approvazione del verbale della seduta precedente e la presentazione del terzo punto all'ordine del giorno relativo al piano d'azione per la gestione del rumore ambientale lungo gli assi stradali principali della città.