Visualizzazione post con etichetta Italia Nostra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italia Nostra. Mostra tutti i post

sabato 24 agosto 2024

La storia del Parco Ovest Milano

Cascina Melghera, Milano. Immagine tratta dal web

di Enrico Fedreghini

La cittadinanza attiva è da sempre il motore dei cambiamenti. Ed è utile, ogni tanto, ricordare i risultati che l’azione di cittadini attenti al “bene comune” ha prodotto. Perchè non è vero che “tanto non cambia niente…”.

Pensate ad esempio che proprio nella zona Ovest di Milano c'era un gruppo di simpatici e strambi utopisti abitanti del Gallaratese (Mauro, Luca, Vittorio, Gigi, Alberto, Loredana e altri) insieme ai quali amavo lottare contro i mulini a vento. Spesso riuscivamo a cogliere l’obiettivo: avevamo inventato il Parco Pertini ripulendolo da rifiuti e degrado; avevamo lanciato la mobilitazione per fermare la superstrada nel parco di Trenno (via Mafalda di Savoia, nel tracciato originario, tagliava a metà il parco). Allora i mulini a vento erano rappresentati soprattutto da un potentissimo palazzinaro, il grande Palazzinaro originario di Paternò, che possedeva quasi tutte le aree agricole della periferia di Milano: le acquistava per poche lire e subito dopo – non ho mai capito per quale particolare congiunzione astrale – quelle stesse aree si trasformavano in aree edificabili, grazie a una puntuale variante del Piano Regolatore comunale, al Gallaratese come in via Ripamonti e in via dei Missaglia.

Sta di fatto che il nostro sgangherato gruppo era diventato una sorta di presidio di tutela a servizio del territorio e degli abitanti del Nord Ovest Milanese. Nell’aprile 1990 avevamo addirittura ottenuto l’inclusione di tutte le aree agricole, del Parco Trenno e degli impianti ippici nel neo-costituito Parco Agricolo Sud Milano. Inimicandoci per sempre il grande Palazzinaro.

Succede un giorno che entriamo in contatto con i “barbudos” di Italia Nostra: Sergio e Silvio, agronomi del Centro di Forestazione Urbana in grado di strappare al degrado una discarica a cielo aperto della periferia ovest, trasformandola in quella modello ambientale e paesaggistico oggi noto al mondo come Bosco in Città. “Occhio” ci avvertono Sergio e Silvio “il Palazzinaro ha acquistato tutti i terreni agricoli attorno alla Cascina Melghera. Probabilmente ha in mente qualcosa di grosso, pare voglia realizzare anche una piattaforma di atterraggio per elicotteri…”. Ci avvertono loro, i barbudos di Italia Nostra; non gli agricoltori, purtroppo.

Cascina Melghera è un classico edificio rurale lombardo, in mezzo a campi e risaie, dove venivano ospitati stagionalmente i braccianti. Agricoltura di qualità, in piena città. Arriva il Palazzinaro: compra tutto e non rinnova più il contratto agricolo con il mezzadro, rinnovandolo anno per anno, confidando sulla rapida dismissione dell’area e sulla conseguente, puntuale variante urbanistica per renderla edificabile.

E’ la stessa tecnica che il Palazzinaro usa in quegli anni contro gli agricoltori di Cascina Campazzo, nel Parco Ticinello: comprare l’area agricola e provocare la dismissione dell’attività agricola; ma lì si trova di fronte un gruppo di agricoltori coraggiosi, gente che non piega la testa per convenienza o altro: come ricorda l’amico Aldo Ugliano, memoria storica e difensore ammirevole di quei luoghi, il Palazzinaro andava in auto ogni mattina a perlustrare le proprietà agricole di Cascina Campazzo, con atteggiamenti minacciosi verso chi testardamente continuava a fare il proprio lavoro di contadino. Ma quegli agricoltori resistono, rischiano, e alla fine vincono.

A Trenno la storia è diversa: la cascina viene abbandonata all’incuria e al degrado, nel silenzio accomodante di troppi. Il Palazzinaro sa quindi di poter agire nell’ombra, attendendo il momento opportuno.

Ma non ha fatto i conti con alcuni abitanti di Trenno e con gli ingenui e strambi utopisti del Gallaratese.

Erano anni in cui di “pianificazione urbanistica” pare se ne occupassero sono due categorie di persone: i palazzinari e gli utopisti, su fronti opposti ovviamente… Capiamo che occorre agire, e presto. Chiediamo (e otteniamo!) l’estensione del perimetro del Parco Agricolo Sud Milano fino a Cascina Melghera, Bosco in Città e Ippodromo di San Siro; grazie a Italia Nostra Milano otteniamo anche il vincolo monumentale sull’intero Ippodromo del Galoppo (1.500.000 mq di verde e scuderie sottratti per sempre alla speculazione edilizia); riusciamo infine ad impedire che l’area di Cascina Melghera venga trasformata definitivamente in eliporto urbano grazie ad un esposto accolto dall’Enac: il Palazzinaro aveva iniziato ad usare quest’area agricola come base personale di decollo e atterraggio dei velivoli, e solo grazie ad alcuni abitanti di Trenno la cosa era emersa e riuscimmo a risolverla.

Il resto è storia recente. L’impero immobiliare del decaduto Palazzinaro viene ripartito fra banche, finanziarie e immobiliari; emergono mancati versamenti di oneri di urbanizzazione per lottizzazioni effettuate negli anni ’90 in via Ripamonti, in cambio dei quali la nuova proprietà cede al Comune di Milano l’area agricola di 528.900, proprio davanti a Cascina Melghera: l’eliporto mancato del grande Palazzinaro.

Il cerchio si chiude: l’attività agricola di Trenno è definitivamente salva e garantita per sempre, grazie all’inclusione di tutte le aree agricole di Trenno nel perimetro del Parco Sud Milano ottenuta su iniziativa di quattro strambi utopisti del Gallara insieme agli abitanti di Trenno; il Bosco in Città non deve più temere per i propri confini, anzi può pensare più in grande essendo diventato un'Oasi Faunistica Protetta.

Ed ora proprio lì, nel luogo dove qualcuno fino a non molto tempo fa voleva rimpiazzare l’agricoltura col cemento realizzando anche un eliporto privato, prende forma un nuovo progetto di tutela e rilancio dell’agricoltura urbana di qualità, senza veleni, con un rapporto diretto produttore-consumatore.

Ogni tanto le favole hanno un lieto fine, anche là dove torneranno a osare le rane, una volta liberate dai diserbanti chimici.
 

sabato 25 luglio 2020

GruBrìa Restart: un patto per rilanciare il parco


Il 22 luglio scorso la Provincia di Monza e Brianza ha chiamato a raccolta i principali rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni di categoria, dei sindacati, dei rappresentanti della sanità, del welfare, del terzo settore e della scuola e formazione per promuovere il progetto Brianza Restart.

Il patto (cliccare qui) è stato sottoscritto, fra gli altri, dalle associazioni ambientaliste WWF, Italia Nostra, FAI e LIPU.

Gianni Del Pero, presidente del WWF Lombardia, da noi interpellato sulle possibili ricadute riguardanti il Parco GruBrìa, ci ha dichiarato: "Su questa questione abbiamo avuto l'opportunità di chiedere a tutti gli Enti presenti al 'Patto' (dalla Provincia ai singoli Comuni, Sindaco di Monza compreso) che i Parchi della Provincia diventassero nodi della rete della mobilità sostenibile, a partire dal Parco GruBrìa nella sua interezza (cioè con Monza presente e protagonista).  Usando e migliorando il PUMS (piano urbano per la mobilità sostenibile) in variante al PTCP. Con Arturo Lanzani, presidente del Parco, e alcuni amministratori locali abbiamo prospettato nuove direttrici di collegamento oltre ai 5 interventi già previsti nel PUMS, con l'ampliamento del GruBria ai Comuni di Meda, Seveso e Cesano Maderno."

Per scaricare il documento in formato PDF - 281 KB cliccare su ⇒ Brianza Restart. Un patto per Economia, Welfare, Formazione, Mobilità

mercoledì 24 giugno 2020

Brianza: le istanze del WWF e degli ambientalisti per la ripartenza post-Covid

Nei giorni scorsi la Provincia di Monza e della Brianza ha organizzato un tavolo interistituzionale "Verso gli Stati Generali della Brianza per la ripartenza" con l'obbiettivo di "condividere insieme problemi, soluzioni, opportunità che l’emergenza COVID ha fatto emergere".

Tra gli invitati erano presenti  WWF, Legambiente, Italia Nostra e FAI.

Al termine della giornata, Gianni del Pero, Presidente del WWF Lombardia ci ha dichiarato: "Al cospetto del Presidente e del Vicepresidente, con i due Dirigenti Infosini e Zoppè abbiamo avuto la possibilità di ribadire le istanze che in questi anni abbiamo avanzato: PTCP e Aree Agricole Strategiche con verifica dell'applicazione in ambito comunale delle linee di indirizzo. Rigidissimo controllo sul consumo di suolo. Parchi come gestione ottimale del territorio, a partire dal consolidamento anche in Monza del GruBria. Mobilità sostenibile e archiviazione di Pedemontana.

Abbiamo presentato il "Manifesto per un Futuro Sostenibile in Lombardia" elaborato da Italia Nostra, Legambiente e WWF che ha ricevuto un plauso dagli Amministratori che lo hanno condiviso nella sua articolazione considerando un ottimo punto di partenza per un confronto sulle azioni che ci siamo impegnati a garantire."

martedì 5 maggio 2020

Manifesto per un futuro sostenibile in Lombardia al tempo del Covid 19


Un manifesto per un futuro sostenibile in Lombardia, da sostenere anche attraverso una petizione su change.org: è quello che chiedono Legambiente, WWF ed Italia Nostra. Tre associazioni che si sono unite in un appello, perchè lo slogan della quarantena, "andrà tutto bene" si potrà concretizzare solo se non sarà tutto come prima, se verranno adottate politiche più green, a partire da un rapporto più equilibrato di reciprocità tra ambiente e umani. Misure concrete, come investire nella scuola e nella sanità pubblica e territoriale, incentivare l'agricoltura e l'allevamento biologico, tutelare la biodiversità, investire nei beni culturali e nel paesaggio, realizzare una vera riconversione energetica e molto altro.

"L'emergenza Coronavirus ci ha insegnato che è necessaria una riflessione sul modello di sviluppo fin qui adottato e questo riteniamo sia il momento propizio per cambiare rotta
- si legge nel manifesto - Massicci investimenti verranno mobilitati per contrastare la forte crisi che succederà alla pandemia, un flusso di risorse economiche verrà messo in disponibilità a singoli, società, aziende ed enti pubblici. Queste ingenti risorse, che serviranno per la ripresa, non dovranno essere utilizzate per far crescere ancora i consumi, gli sprechi e la distruzione di risorse naturali e società umane col conseguente incremento di squilibri e nuove criticità ambientali".

SCARICA IL MANIFESTO COMPLETO

Firma la petizione

Serena Longaretti - Italia Nostra Lombardia
Gianni Del Pero  - WWF Lombardia
Barbara Meggetto - Legambiente Lombardia

domenica 16 giugno 2019

Italia Nostra: No ai fanghi di rifiuto dei depuratori nei nostri campi. Non vogliamo rischi sulle nostre tavole!


Nelle maglie di una legislazione vetusta, basata sulle limitate conoscenze scientifiche di 40 anni fa, i fanghi dei depuratori delle fognature urbane, anziché essere smaltiti come rifiuto, vengono sparsi sui suoli dove si pratica l’agricoltura. Il “Decreto Genova” varato a seguito del crollo del Ponte Morandi, conferma questa situazione e all’art. 41 fissa limiti assai elevati per alcuni parametri che genericamente includono anche sostanze pericolose per la salute umana e per l’ambiente. I fanghi dei depuratori potrebbero rendere i suoli contaminati e compromettere la qualità degli alimenti, mentre controlli adeguati sono realisticamente impossibili. Tutto questo per permettere di ridurre le spese alle società che gestiscono i depuratori.

Per saperne di più leggi il report:
“Documento sullo spandimento dei fanghi derivanti dagli impianti di depurazione biologici delle acque reflue urbane in Italia”
(a cura di Giovanni Damiani per Italia Nostra)

Fermiamo lo smaltimento sul suolo agricolo di questi fanghi pericolosi.

Vai su: https://www.change.org/p/giuseppe-conte-no-fanghi-di-rifiuto-dei-depuratori-nei-nostri-campi-no-rischi-sulle-nostre-tavole

ITALIA NOSTRA chiede l’emendamento dell’art. 41 del c.d. Decreto Genova che pone seri rischi ambientali per quanto riguarda la qualità dei suoli agricoli, e quindi degli alimenti e della salute umana e animale. Si sottolinea anche la possibilità di bioaccumulo nei vegetali e dell’aumento delle concentrazioni che si può produrre attraverso le catene alimentari.

ITALIA NOSTRA esprime inoltre il timore che lo smaltimento di tali rifiuti in agricoltura, alle concentrazioni consentite dal “Decreto Genova” compromettano suolo e acque sotterranee al punto di produrre siti potenzialmente contaminati e rientranti nella severa normativa delle bonifiche.

ITALIA NOSTRA ritiene che, anche in considerazione del fatto che l’Unione Europea ha in revisione la propria disciplina in materia, in questi casi estremamente delicati vadano applicati i principi di prevenzione e di precauzione.

ITALIA NOSTRA è favorevole al compostaggio e impiego in agricoltura dei soli fanghi di origine controllata e sicura, come quelli derivanti dall’industria degli alimenti, nell’ottica di strategie di economia circolare.

Fonte: Italia Nostra
.

lunedì 11 marzo 2013

Monza: i concerti rock nel Parco probabilmente non si faranno

In rosso l'area che era stata individuata per i concerti rock
 Non vi è ancora nulla di certo, ma voci di corridoio escludono i paventati concerti rock nel Parco di Monza.

Sarebbe la Vivo s.r.l., la società organizzatrice del gruppo Warner, ad avere receduto dal progetto, in considerazione del ritorno di immagine negativo testimoniato dalle molte espressioni contrarie di cittadini, associazioni, comitati e forze politiche.

Inoltre Vivo avrebbe scartato l’opzione dell’autodromo, perché non interessata, ed anche lo stadio Brianteo, perché non in grado di ospitare un numero sufficiente di spettatori, che Vivo ha indicato dovere essere almeno 30.000 per raggiungere il punto di pareggio in bilancio.

Siamo lieti di apprendere che questo ennesimo attentato all’integrità del Parco sarebbe stato scongiurato; ma non lo saremmo per il modo col quale vi si sarebbe giunti.

Riteniamo infatti grave che il Consiglio di Gestione del Consorzio abbia dato il via preliminare all’operazione con ben due delibere ed il direttore si sia espresso con un parere di regolarità tecnica, in contrasto, a nostro avviso, con lo statuto stesso del Consorzio, che prevede la salvaguardia dei beni conferiti.

Ci auguriamo naturalmente che le voci di corridoio diventino ufficiali, poiche’ il nostro obiettivo è quello di ottenere l’ annullamento dei concerti rock nel Parco di Monza, e quindi delle relative delibere.

(in ordine alfabetico)
Comitato Basta Cemento, betta.eli06@libero.it
Comitato Beni Comuni Monza e Brianza, benicomunimb@gmail.com
Comitato per il Parco A. Cederna, parcomonzainfo@gmail.com
Comitato “La Villa Reale e’ anche mia”, parcomonzainfo@gmail.com
Italia Nostra, Monza, maurizio-oliva@maurizio-oliva.com
Legambiente, Monza, atos.scandellari@tiscali.it
Lista Civica Citta’ Persone, cristina.sello@alice.it
Movimento 5 Stelle Monza, misco@email.it

Le delibere del Consiglio di Gestione del Consorzio sono visibili sul sito del Comitato Parco A. Cederna alle pagine:
- DCG n.25 17.09.2012
- DCG n.30 26.11.2012

martedì 4 dicembre 2012

5 dicembre 2012 - Giornata Mondiale del Suolo


MESSA IN SICUREZZA DEL PAESE:
SIAMO IN STATO DI EMERGENZA PERMANENTE

Oggi si stanzia solo il 2,6% delle risorse ritenute necessarie

L’iniziativa: Una Carta di intenti tra le sei maggiori associazioni ambientaliste


Siamo in uno stato permanente di ordinaria emergenza che dura da 3 anni (nell’ottobre 2009 il disastro di Giampilieri e Scaletta Zanclea, nel novembre 2012 l’allagamento della Maremma) e devasta l’ambiente, la convivenza civile, le economie locali e distrugge affetti e memoria delle persone e delle famiglie: partendo da queste considerazioni una coalizione delle sei principali associazioni ambientaliste (Club Alpino Italiano, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF),  a cui aderiscono complessivamente un milione di iscritti,  sottoscrive, alla vigilia della Giornata mondiale del Suolo del 5 dicembre, una Carta di intenti per “La messa in sicurezza ambientale dell’Italia” chiedendo a gran voce, tra l’altro, che venga istituito un tavolo di confronto permanente, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, tra le Amministrazioni competenti, le organizzazioni della società civile e le associazioni scientifiche e professionali perché siano garantiti fondi adeguati per le attività di prevenzione e di intervento sull’emergenza, il coinvolgimento delle popolazioni e il coordinamento degli interventi.

Le sei maggiori associazioni ambientaliste, notando un’insostenibile disparità tra gli impegni annunciati dalle istituzioni e quelli effettivi, hanno chiesto in questi giorni un incontro con il Ministro dell’Ambiente, della tutela del Territorio e del Mare, Corrado Clini, a seguito della lettera che il Ministro ha inviato il 19 novembre scorso al Commissario europeo sul Clima, Connie Hedegaard, e al Commissario Europeo per l’Ambiente, Janez Potocnik, per chiedere di portare fuori del Patto di Stabilità i 40 miliardi di euro che dovrebbero servire per attuare la “Strategia Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici e la Sicurezza del Territorio”, che dovrebbe essere approvata in CIPE entro il dicembre 2012.

Nel chiedere questo primo incontro le associazioni ambientaliste rilevano che, a fronte di un impegno di 2,6 miliardi di euro l’anno per raggiungere in 15 anni i 40 miliardi di euro previsti per finanziare la Strategia di largo respiro annunciata dal Ministro Clini, nella Legge di Stabilità 2013, non ci sono nemmeno i soldi sufficienti per gestire le emergenze: al Fondo per la Protezione Civile il prossimo anno vengono destinati 79 milioni di euro, con un  taglio di 100 milioni di euro rispetto a quanto stanziato nel 2009 (anno di inizio dell’emergenza permanente). Una cifra che costituisce solo il 2,6% dei 2,6 miliardi di euro l’anno che si ritengono necessari per fare interventi urgenti preventivi di manutenzione del territorio e di adattamento ai fenomeni estremi, sempre più frequenti.

Ma non si tratta solo di agire sull’emergenza o adattarsi alla nuova situazione, nella Carta d’intenti le sei maggiori associazioni ambientaliste italiane chiedono che: “la messa in sicurezza, sia considerata la vera, più grande opera pubblica a garanzia del futuro del Paese. (…) La migliore risposta alla necessità di un rilancio economico e occupazionale dell’Italia. Solo così si avrebbe sicuramente un intervento diffuso sul territorio, ad alta intensità occupazionale, oltre che ad elevata qualificazione professionale”.

Occorrono interventi che sappiano coniugare prevenzione, informazione e coordinamento, perché il rischio idrogeologico riguarda l’82% (6.633) dei Comuni italiani, come documentato nell’indagine “Ecosistema a rischio 2011” di Legambiente e della Protezione Civile, che raccoglie le risposte di 1500 Comuni sulle attività di prevenzione: l’82% ha risposto di avere Piani di emergenza, ma solo il 33% svolge attività di informazione e il 29% esercitazioni di protezione civile che coinvolgano la popolazione.

Prevenzione significa anche porre un limite al consumo del suolo che, ai ritmi attuali, fagociterà 75 ettari al giorno nei prossimi 20 anni, in una situazione peculiare del nostro Paese nel quale,  come documentato nel dossier “Terra rubata” del FAI e WWF, non si può tracciare un cerchio di 10 km senza intercettare un insediamento urbano. E contrastare severamente ogni forma di abusivismo edilizio, viste le cifre impressionanti che emergono  dai 3 condoni del 1984, 1994 e 2003 che hanno fatto emergere dal 1948 ad oggi 4,6 milioni di abusi edilizi - 75mila l’anno e 207 al giorno - e registrare la costruzione di ben 450mila edifici abusivi, per un totale di 1,7 milioni di alloggi abusivi abitati da circa 6 milioni di abitanti.
Carta d'Intenti

mercoledì 1 febbraio 2012

Parchi - Ambientalisti: appello per fermare una riforma inutile e dannosa

Parco della Brughiera
Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Mountain Wilderness,  LIPU-BirdLife Italia  e WWF Italia lanciano insieme un appello per fermare la riforma della legge 394 sulle aree protette che rischia di stravolgere i parchi Nazionali.

Gli aspetti più pericolosi della riforma avviata dalla Commissione Ambiente del Senato interessano essenzialmente tre aspetti della gestione delle nostre aree protette che per i loro contenuti rischiano di stravolgere alcuni dei principi fondamentali che hanno motivato la creazione dei Parchi e delle Riserve naturali non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Nei prossimi mesi per fermare questa riforma inutile e dannosa della Legge quadro sulle aree naturali protette le nostre Associazioni lavoreranno insieme, cercando il supporto del mondo scientifico, degli intellettuali, dei rappresentanti della cultura e dell’ampia maggioranza dell’opinione pubblica che ha a cuore la sorte dei nostri Parchi Nazionali e della natura che devono proteggere.
E' solo rispettando le finalità di tutela che i parchi possono rappresentare un forte richiamo per il turismo nazionale e internazionale con ricadute positive sull'occupazione.

La riforma contestata vuole mettere in discussione il delicato equilibrio raggiunto nella gestione dei parchi tra rappresentanti del Ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, del mondo scientifico, delle Associazioni ambientaliste e dei rappresentanti degli Enti Locali, nel rispetto della Costituzione che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di tutela degli ecosistemi proprio per ribadire l’interesse nazionale della conservazione della natura. Le proposte di modifica intendono spostare questo delicato equilibrio a vantaggio di coloro che rappresentano interessi locali e di settore con una maggioranza dei rappresentanti degli Enti Locali e l’introduzione di un rappresentante delle Associazioni agricole nel Consiglio  direttivo degli Enti Parco. Allo stesso tempo verrebbero eliminati i rappresentanti del mondo scientifico e ridotta la presenza delle Associazioni ambientaliste.
Queste modifiche, insieme alle nuove procedure previste per la nomina dei direttori dei parchi, non farebbero che aumentare la politicizzazione degli Enti Parco.
Una maggiore efficienza nella gestione degli Enti Parco, in particolare per la valorizzazione delle identità locali dei territori e lo sviluppo della “green economy”, sarebbe la motivazione principale dei sostenitori della riforma, ma questo può essere perseguito da diversi Enti pubblici nell’ambito delle loro ordinarie funzioni. Le aree naturali protette nascono per la conservazione della natura, se gli Enti Parco si trasformano in grandi Pro loco o agenzie di sviluppo locale finiscono per diventare inutili doppioni di Enti che oggi in molti vorrebbero tra l’altro cancellare.
Come secondo punto critico si aprirebbe la possibilità di cacciare nelle aree protette con la scusa del controllo delle specie aliene,  quando soluzioni efficaci sono possibili anche con l’attuale normativa ed organizzazione dei Parchi.
Terzo aspetto è il meccanismo di finanziamento degli Enti Parco con l’introduzione della riscossione di una royalty o di canoni su alcune attività ad elevato impatto ambientale (la coltivazione di idrocarburi, gli impianti idroelettrici, impianti a biomasse, oleodotti ed elettrodotti fuori terra, le attività estrattive, posti barca ecc)  che determinerebbero un pesante condizionamento delle decisioni di un Ente Parco che in prospettiva sarebbe a larga maggioranza controllato dai rappresentanti dei Comuni.

venerdì 5 marzo 2010

Lambro: l'inquinamento evidente

Lambro: una "Seveso d'acqua" già prima del petrolio. Questa la constatazione di Italia Nostra che chiede al Governo di assumere l'inquinamento del Lambro come emergenza nazionale in quanto esercita i suoi effetti ben oltre i confini della Lombardia.

Tra le varie richieste quella di rendere più stringenti le norme che perseguono l'inquinamento idrico nel nostro paese, cominciando dal riconsiderare la stolta depenalizzazione degli scarichi contenuta nella recente legge sulla "Disciplina sanzionatoria dello scarico di acque reflue": una “legge Lambro”, che abbia lo stesso valore simbolico e culturale per l'ambiente della “Direttiva Seveso”.

Italia Nostra chiede inoltre di dare risorse adeguate e priorità assoluta alla bonifica dell'area “Lambro-Seveso Olona”, compresa per legge nelle 57 aree ad alto rischio ambientale del Paese. La bonifica, di fatto ferma, deve prevedere la costruzione di depuratori e la messa in sicurezza dei 287 impianti industriali ad alto rischio, vere bombe ecologiche che costeggiano il fiume, di cui nulla sa la cittadinanza.

Secondo un'indagine recente dell'IRSA-CNR (1), passata nella disattenzione generale, il Lambro determina il passaggio della produttività trofico-algale da “alta” a “molto alta” del Po, e da “moderata” a “moderata-alta” dell'Adriatico. Di tutti gli affluenti del Po, il Lambro è di gran lunga il più inquinante: al punto che, sempre secondo il CNR, “il trasporto dei metalli del Lambro (cadmio, piombo, arsenico, cromo, nichel, ecc.) contribuisce fino al 50% dei metalli trasportati dal Po”.

Salvare il Lambro significa dunque risanare il Po e l'Adriatico.

Dalle sorgenti (Maglio) alla confluenza nel Po (Orio Litta), gli effetti tossici sugli organismi aumentano di 5 volte. E tra le sostanze tossiche non si contano solo metalli ma anche sostanze organiche come i PCB, dai pericolosi effetti cancerogeni e di alterazione endocrina. Questi veleni si accumulano nei pesci che vengono pescati dalle popolazioni rivierasche. Non si può dire, quindi, che la qualità delle acque del Lambro, usate per la pesca, l'agricoltura e l'orticoltura, non abbiano rilevanti conseguenze sanitarie. Il Lambro è, a tutti gli effetti, una “Seveso d'acqua”.

L'inquinamento del Lambro diventa gravissimo a valle di Monza fino a Brugherio – dove scaricano senza controllo fognature e industrie. Peggiora di poco a valle di Milano - che nei primi anni Duemila si è dotata di depuratori - per poi toccare il culmine nei pressi di Sant'Angelo Lodigiano. Fino a iniettare nel Po 40 metri di veleni al secondo: il 60% dell'azoto dagli scarichi civili, il 40% di tutto il piombo e cadmio, il 15% di tutto il cromo e l'arsenico.

(1) Romano Pagnotta, IRSA-CNR: “Qualità delle acque del Lambro ante operam”, 23 aprile 2008)

Fonte: Italia Nostra

Leggi, su questo blog:
- CNR: "L'interruzione del depuratore ALSI di Monza avrà un impatto inevitabile sull'ecosistema dell'Adriatico"
- L'onda nera del Lambro minaccia l'ecosistema del Po

Leggi anche: “Lambro, un disastro evitabile. Le contromisure prese in ritardo”