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domenica 26 aprile 2026

Parco GruBrìa: tra nuove minacce e segnali positivi


Negli ultimi mesi il nostro blog ha dedicato diversi approfondimenti alla situazione del Parco GruBrìa, mettendo in evidenza le criticità e i rischi crescenti che insistono su uno dei pochi sistemi verdi rimasti in un territorio fortemente urbanizzato come quello della Brianza.

I segnali di pressione sul Parco sono molteplici e, in alcuni casi, già concretamente visibili.

Abbiamo raccontato degli impianti fotovoltaici previsti nei territori di Bovisio e Desio, interventi che sollevano interrogativi importanti sul consumo di suolo e sulla coerenza con la funzione stessa di un’area protetta. Abbiamo poi segnalato la pesante trasformazione in atto tra Desio e Seregno, dove una porzione significativa del Parco è stata compromessa per la realizzazione del grande deposito della metrotranvia.

Un’infrastruttura che, paradossalmente, rischia di nascere già monca: restano infatti forti dubbi sulla reale possibilità di completare l’intero tracciato, vista la mancanza di risorse economiche. Si fa sempre più concreta l’ipotesi che la linea possa fermarsi a Nova Milanese, rendendo ancora più evidente la sproporzione tra l’impatto ambientale già prodotto e l’utilità effettiva dell’opera.

A questi elementi si aggiungono altri progetti critici: la tangenziale Meda–Seregno che interessa il Parco del Meredo e la proposta – a dir poco discutibile – di realizzare un nuovo ospedale all’interno del Parco, in zona Dosso a Seregno. Un’ipotesi che, se confermata, rappresenterebbe un ulteriore consumo di suolo in un contesto che dovrebbe invece essere preservato e valorizzato.

Di fronte a questo quadro, non mancano però segnali che vanno nella direzione opposta e che meritano di essere evidenziati.

È di questi giorni la notizia che i consigli comunali di Giussano, Meda e Cesano Maderno hanno deliberato l’adesione al futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, evoluzione dell’attuale Parco GruBrìa. Un passaggio importante nel percorso di regionalizzazione del Parco, che prosegue quindi con l’ingresso di nuovi comuni.

Si tratta, è bene dirlo, di aree non particolarmente estese. Tuttavia il loro valore non va misurato solo in termini di superficie: queste adesioni contribuiscono a rafforzare quella rete di connessioni ecologiche e corridoi verdi che rappresentano un elemento fondamentale in un territorio caratterizzato da un’altissima densità abitativa e infrastrutturale.

In contesti come quello brianzolo, infatti, la continuità ecologica è spesso più importante dell’estensione stessa delle singole aree: piccoli tasselli possono fare la differenza nel mantenere un minimo di equilibrio ambientale.

Il quadro che emerge è quindi, ancora una volta, contraddittorio: da un lato pressioni sempre più forti e interventi che rischiano di compromettere definitivamente porzioni di territorio; dall’altro, tentativi – ancora parziali ma significativi – di rafforzare gli strumenti di tutela e pianificazione.

Torneremo nei prossimi giorni ad approfondire nel dettaglio i singoli interventi e le evoluzioni in corso, perché ciò che accade oggi nel Parco GruBrìa non riguarda solo alcune aree verdi, ma il futuro ambientale complessivo del nostro territorio.

venerdì 10 aprile 2026

Seregno: quale futuro per l'ospedale di via Verdi?

«...dobbiamo garantire un futuro al presidio di via Verdi, per evitare che diventi un palazzo abbandonato». Nell'immagine (ns. elaborazione): come potrebbe diventare l'attuale ospedale se lasciato in stato di abbandono.

Mentre si discute della possibile realizzazione di un nuovo ospedale al Dosso, resta aperta una questione altrettanto rilevante: quale sarà il futuro dell’attuale presidio sanitario di via Verdi?

Sul punto sono significative le dichiarazioni diffuse nei giorni scorsi da Asst Brianza. Il direttore generale Carlo Alberto Tersalvi, sul Giornale di Seregno del 7 aprile 2026, ha spiegato che è stato richiesto uno studio per la «ricollocazione del vecchio stabile», con l’obiettivo di «garantirne il futuro ed evitare che diventi un edificio abbandonato».

Anche il sindaco Alberto Rossi è intervenuto, sottolineando che l’attuale presidio «non deve diventare un’altra clinica Santa Maria». Il riferimento è a una vicenda ancora pesante per Seregno: quella dell’ex clinica rimasta inutilizzata per decenni, passata di mano senza un vero recupero e solo di recente oggetto di una riqualificazione complessa e onerosa.

Ma forse la domanda più concreta è un’altra: è davvero necessario costruire un nuovo ospedale? Non si potrebbe invece valorizzare l’esistente o fare sistema con i presidi già presenti a pochi chilometri da Seregno? Se comunque ci si deve spostare fino al Dosso, al confine con Albiate, il tema dell’accessibilità e della reale utilità dell’intervento diventa inevitabile.

Per questo, mentre si discute ancora se e dove costruire, è fondamentale affrontare in parallelo anche il destino dell’attuale ospedale, senza rimandare una scelta che incide direttamente sul futuro sanitario e urbano della città.

giovedì 9 aprile 2026

Seregno. Ospedale al Dosso, progetto avanti o ancora fermo? Le versioni non coincidono


Il progetto del nuovo ospedale di riabilitazione al Dosso prende forma oppure è ancora alle fasi iniziali? A leggere le dichiarazioni di Asst Brianza e del sindaco Alberto Rossi apparse su "Il Giornale di Seregno" del 7/04/2026, emergono ricostruzioni non del tutto coincidenti sullo stato dell’iter e sul livello di confronto in corso.

Da un lato, il direttore generale di Asst Brianza, Carlo Alberto Tersalvi, parla di un percorso già avviato. «Con lo studio, qualche mese fa, abbiamo visto una prima ipotesi di layout che è servita a illustrare il progetto a Regione Lombardia», spiega, aggiungendo che si sta lavorando a una «release 2.0» del progetto «in accordo con il sindaco».

Parole che fanno pensare a un livello di elaborazione già concreto, anche alla luce dell’incarico da circa 170mila euro affidato a uno studio di architettura per sviluppare ulteriori approfondimenti progettuali.

Di segno diverso, però, la lettura del Comune. «Non è uno studio di fattibilità» precisa il sindaco Alberto Rossi, sottolineando come «non c’è nessuna procedura tecnica avviata» e che, ad oggi, «non è ancora stato richiesto da Asst un incontro con i tecnici del Comune su questo aspetto».

Una distanza che si riflette anche sul tema del confronto istituzionale. Se da un lato Asst parla di un lavoro che procede «in accordo con il sindaco», dall’altro il primo cittadino afferma che «con Asst non ci sono state interlocuzioni recenti».

Un elemento che solleva interrogativi sul reale livello di coordinamento tra i due enti, soprattutto in una fase che, almeno secondo Asst, avrebbe già prodotto una prima ipotesi progettuale utilizzata anche per interlocuzioni con Regione Lombardia.

Altro punto di possibile divergenza riguarda la localizzazione. Asst fa riferimento esplicito all’area del Dosso, all’interno del Parco Grubria, mentre il Comune mantiene una posizione più aperta: «Siamo disponibili a valutare tutte le ipotesi», spiega Rossi, citando anche possibili alternative, dalle aree dismesse private ad altre soluzioni nel perimetro del parco.

Su questo tema si inseriscono anche le osservazioni del presidente del Parco Grubria, Arturo Lanzani, che ha espresso perplessità sulla collocazione al Dosso. Una posizione che il sindaco richiama indirettamente quando parla della necessità di valutare opzioni diverse, mentre Asst tende a ricondurre il dibattito a un confronto tra opinioni.

Non mancano, tuttavia, elementi di convergenza. Comune e Asst condividono l’obiettivo di non perdere il presidio sanitario sul territorio.
«La soluzione peggiore è perdere il presidio», ribadisce Rossi, evidenziando l’importanza di mantenere un servizio pubblico considerato strategico a livello sovracomunale.

Resta però da chiarire un punto centrale: il progetto è già in una fase avanzata, come lasciano intendere le parole di Asst, oppure è ancora agli inizi, come sostiene l’amministrazione comunale?

sabato 4 aprile 2026

Pasqua di coscienza: basta sacrificare il Parco


Nel lontano 2009 siamo nati con un obiettivo chiaro: sostenere l’ampliamento del Parco Brianza Centrale. Il nome del nostro blog lo dice senza ambiguità. Da lì siamo partiti, ma nel tempo abbiamo scelto di allargare lo sguardo, raccontando non solo il Parco ma anche le realtà e i territori della Brianza e oltre, per diffondere esperienze positive e segnalare criticità.

Lo abbiamo fatto anche con un’altra ambizione: mettere in contatto persone, gruppi e progetti, contribuendo alla costruzione di un sapere diffuso sulle questioni ambientali della Brianza. Non sappiamo quanto bene ci siamo riusciti, ma una cosa è certa: lo abbiamo fatto, con costanza e convinzione.

In questi anni il Parco Brianza Centrale si è evoluto, arrivando a fondersi con il Parco del Grugnotorto e del Villoresi, anche grazie alla visione del suo Presidente Arturo Lanzani. Un passaggio importante, che sembrava rafforzare la tutela di un territorio già fortemente segnato dalla presenza umana.

Oggi però, a distanza di tanti anni, vediamo profilarsi un pericolo concreto per il Parco. E proprio in questi giorni di Pasqua, che richiamano i temi della rinascita e della responsabilità, sentiamo ancora più forte il bisogno di una presa di coscienza.

In un’area così densamente antropizzata, difendere gli ultimi spazi verdi dovrebbe essere un principio condiviso. E invece c’è sempre qualcuno che pensa che ci sia “qualcosa di meglio”: l’autostrada Pedemontana, il deposito della Metrotranvia, un nuovo ospedale… sempre all’interno del Parco.

Il problema non è solo nelle opere in sé, ma nell’assenza di domande fondamentali: servono davvero? Si possono realizzare altrove? E, se proprio necessarie, come ridurne al minimo l’impatto? Manca una visione responsabile del futuro.

Così accade che si faccia propaganda con piani sulla carta condivisibili, mentre nei fatti si sostengono scelte che vanno in direzione opposta. È in questo scarto tra dichiarazioni e azioni che si consuma il rischio più grande.

La Pasqua dovrebbe essere anche questo: un momento per fermarsi, riflettere e scegliere da che parte stare. Un tempo di verità.

Per questo rivolgiamo un invito chiaro a chi ha responsabilità politiche e amministrative: fermatevi e fatevi un esame di coscienza. Chiedetevi se le scelte che state sostenendo vanno davvero nell’interesse del territorio e delle comunità che lo abitano, oggi e domani. Perché difendere gli ultimi spazi verdi non è un’opzione tra le tante: è una responsabilità.

Senza questa consapevolezza, non c’è alcuna rinascita possibile.

E così, passo dopo passo, si rischia di distruggere la Brianza Centrale e il suo Parco.

Fotovoltaico tra Desio e Bovisio, l’allarme di Lanzani: “Rischio disastro per il Parco GruBrìa”

Bovisio. Terreno agricolo dove è stato proposto uno degli impianti di fotovoltaico

Negli ultimi mesi il Parco Grubria è finito al centro di una crescente pressione: con la Pedemontana già in fase di realizzazione e le relative opere in corso, con i progetti di impianti fotovoltaici a terra tra Desio e Bovisio in fase avanzata di valutazione, e con la proposta di un nuovo ospedale a Seregno in località Dosso che inizia a delinearsi — interventi che, già presi singolarmente, risultano fortemente impattanti e difficilmente compatibili con un’area di così alto valore ambientale; considerati nel loro insieme, rischiano di diventare semplicemente insostenibili, compromettendo uno degli ultimi grandi spazi aperti della Brianza centrale.

A riportare con forza l’attenzione su questo scenario è anche Arturo Lanzani, presidente del Parco GruBrìa, che proprio in questi giorni, intervenendo sui progetti di impianti fotovoltaici a terra, ha lanciato un chiaro allarme, richiamando istituzioni e amministrazioni locali alla responsabilità di non compromettere un patrimonio territoriale di valore strategico.

Bovisio. Terreno agricolo dove è stato proposto uno degli impianti di fotovoltaico

L’area compresa tra Desio e Bovisio Masciago rappresenta infatti uno dei pochissimi corridoi verdi ancora esistenti tra il Parco delle Groane e quello della Valle del Lambro. Un sistema aperto che, già oltre vent’anni fa, era stato individuato come ambito prioritario per interventi di rinaturalizzazione, con la creazione di prati, boschi e percorsi fruibili. Tuttavia, a fronte dell’attività dell’inceneritore, le compensazioni ambientali previste non hanno mai trovato piena attuazione, lasciando incompiuto un progetto fondamentale per il territorio.

Oggi, proprio su queste aree, si concentrano nuove pressioni.

Il caso più evidente riguarda i progetti di impianti fotovoltaici a terra. Le ipotesi in campo coinvolgono superfici molto estese, comprese aree agricole ancora integre e zone interne al Parco. Si tratta di interventi che, per dimensioni e localizzazione, comportano un consumo diretto di suolo e una trasformazione profonda del paesaggio.

Bovisio - Desio: localizzazione di massima degli impianti di fotovoltaico

Il nodo non è la contrarietà alle energie rinnovabili, ma la loro collocazione. In un territorio già segnato da impermeabilizzazione diffusa, isole di calore e scarsità di spazi aperti, coprire ulteriori superfici con impianti a terra significa aggravare criticità ambientali esistenti: aumento delle temperature locali, perdita della capacità drenante del suolo, sottrazione di aree agricole e riduzione degli spazi fruibili dai cittadini.

Per questo, la posizione espressa dal Parco non è un rifiuto ideologico, ma una richiesta precisa: evitare l’utilizzo di suolo agricolo e aree di valore ecologico, privilegiando invece ambiti già compromessi. Una linea che consentirebbe di conciliare produzione energetica e tutela del territorio.

Ma il quadro complessivo è ancora più complesso.

Alla pressione degli impianti fotovoltaici si aggiungono infatti il progetto della Pedemontana, con compensazioni ambientali ancora da definire, e le prospettive legate all’inceneritore, tra ipotesi di ampliamento e aumento delle attività connesse. Elementi che, sommati, contribuiscono a un carico ambientale già oggi molto elevato.

A questo scenario si affianca la proposta di realizzare un nuovo ospedale a Seregno, in località Dosso, anch’essa interna al sistema del Parco: un intervento che comporterebbe un’ulteriore sottrazione di suolo in un’area già sottoposta a forti pressioni.

Il rischio, evidenziato con chiarezza, è quello di continuare a procedere per interventi separati, senza una valutazione complessiva degli effetti. Una modalità che porta inevitabilmente a una progressiva frammentazione ecologica e alla perdita di continuità degli spazi aperti.

Da qui la richiesta di un cambio di passo: serve un piano unitario, condiviso tra Parco GruBrìa, Provincia, Comuni ed enti coinvolti, capace di guardare al lungo periodo. Un piano che recuperi finalmente l’idea originaria di questo territorio: un grande sistema verde fatto di prati, boschi e percorsi ciclopedonali, in grado di restituire qualità ambientale e vivibilità.

La posta in gioco non riguarda solo la tutela del paesaggio, ma la salute e la qualità della vita dei cittadini. In un’area densamente urbanizzata come la Brianza centrale, ogni spazio aperto ha un valore strategico e non sostituibile.

Il Parco GruBrìa non può diventare il punto di accumulo di interventi incompatibili. La scelta è ormai evidente: o si investe davvero nella sua tutela e valorizzazione, oppure si accetta il rischio concreto di perderlo, pezzo dopo pezzo.

martedì 31 marzo 2026

Nuovo ospedale nel Parco GruBrìa: è arrivato il momento di aprire un vero confronto civico pubblico

L'area agricola all'interno del Parco GruBrìa, dove si ipotizza di costruire il nuovo ospedale

Il dibattito sul nuovo ospedale di Seregno continua ad arricchirsi di riflessioni e preoccupazioni legittime. Significa che il tema è sentito e che i cittadini non intendono restare spettatori di una scelta che avrà effetti profondi e duraturi sul territorio.

Come già evidenziato su questo blog, la prospettiva di realizzare il nuovo presidio sanitario all’interno del Parco GruBrìa solleva criticità rilevanti, sia sul piano ambientale sia su quello urbanistico. Parliamo di uno degli ultimi ambiti agricoli continui della Brianza centrale, in un contesto che ha già superato il 54% di suolo consumato. Una trasformazione di questa scala non può essere considerata una scelta come le altre.

Ma proprio perché la posta in gioco è così alta, il punto oggi non è soltanto ribadire le ragioni del “no” a una localizzazione nel Parco. È fare un passo ulteriore: chiedere che il processo decisionale sia all’altezza della complessità del tema.

Ad oggi, il confronto pubblico appare limitato. Le alternative vengono presentate in modo non pienamente equilibrato, mentre l’ipotesi del Dosso sembra già accompagnata da una visione progettuale più avanzata. Allo stesso tempo, restano sullo sfondo questioni fondamentali: il reale fabbisogno sanitario, il rapporto con le strutture esistenti, le possibili soluzioni a scala sovracomunale, gli impatti infrastrutturali e viabilistici.

Non si tratta semplicemente di scegliere “dove” costruire. Si tratta di decidere quale modello di sanità e quale idea di territorio vogliamo per i prossimi decenni.

Per questo riteniamo che sia arrivato il momento di aprire un vero confronto civico pubblico, promosso dall’Amministrazione comunale, capace di coinvolgere tutti i soggetti interessati.

Un percorso trasparente e strutturato che metta intorno allo stesso tavolo:
  • il Comune
  • l’ASST
  • i progettisti
  • il Parco GruBrìa
  • le principali associazioni del territorio (ACLI, Legambiente, Amici del Parco GruBrìa, ecc.)
  • cittadini, operatori sanitari e portatori di interesse
Non un semplice momento informativo, ma un processo di confronto reale, basato su dati, scenari alternativi e valutazioni comparate.

Una proposta di questo tipo non rappresenta un ostacolo alle decisioni, ma un’opportunità.

Le risorse in gioco sono pubbliche. L’impatto sul territorio sarà permanente. Le conseguenze riguarderanno non solo Seregno, ma un’area ben più ampia della Brianza.

Per queste ragioni, riteniamo che una decisione così rilevante non possa essere percepita come già definita, né ridotta a un’alternativa tra accettare una soluzione o rischiare di perdere tutto.

Aprire un confronto civico oggi significa prendersi il tempo per decidere meglio.
Significa evitare divisioni domani.
Significa, soprattutto, rispettare il territorio e la comunità che lo abita.

Su una scelta di questa portata, non restare inattivi non vuol dire solo prendere posizione.
Vuol dire costruire le condizioni perché la decisione sia davvero pubblica, consapevole e condivisa.

domenica 29 marzo 2026

Nuovo ospedale di Seregno: una scelta coerente con il programma elettorale?

Fonte immagine: Wikipedia

Nel dibattito in corso sulla realizzazione del nuovo ospedale di Seregno emerge una questione che finora è rimasta sullo sfondo, ma che merita attenzione: la coerenza di questa scelta con il programma amministrativo presentato agli elettori nel 2023 (per scaricarlo cliccare qui).

Nel documento con cui l’attuale maggioranza si è presentata alle elezioni non compare alcun riferimento alla costruzione di un nuovo presidio ospedaliero. Al contrario, sul piano urbanistico e ambientale vengono indicati alcuni indirizzi molto chiari, più volte ribaditi nel testo.

Tra questi, in particolare, l’obiettivo del “consumo di suolo zero” e la priorità della rigenerazione delle aree dismesse, indicata come modalità privilegiata per rispondere ai bisogni della città senza ulteriore espansione urbana.

Si tratta di principi che non hanno un valore meramente tecnico, ma rappresentano un orientamento politico preciso: contenere l’uso di nuovo suolo, valorizzare il patrimonio esistente e limitare l’impatto delle trasformazioni sul territorio.

Alla luce di questi indirizzi, l’ipotesi di realizzare un nuovo ospedale su un’area agricola, per di più all’interno del Parco GruBrìa, introduce una evidente tensione tra quanto dichiarato nel programma e le scelte che oggi sembrano prendere forma nel dibattito pubblico.

Non si tratta di una questione formale, ma sostanziale. Una decisione di questo tipo non è neutra: implica consumo di suolo, trasformazione permanente di un’area libera e incide su uno degli ambiti più delicati del territorio.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento. Proprio perché il nuovo ospedale non era tra gli interventi esplicitamente indicati nel programma, gli elettori non si sono espressi su questa specifica scelta.

Questo non mette in discussione la legittimità dell’amministrazione, ma pone un tema di metodo. Quando emergono decisioni così rilevanti e non previste nel mandato elettorale, diventa ancora più importante costruire momenti di confronto pubblico ampi e strutturati.

Assemblee, percorsi partecipativi, occasioni di approfondimento: strumenti che permettono di discutere nel merito le alternative, valutare gli impatti e rendere trasparenti le motivazioni delle scelte.

L’ampio consenso elettorale ottenuto dal sindaco rappresenta una base solida per governare, ma non esaurisce la necessità di costruire condivisione su decisioni specifiche che non erano contenute nel programma e che incidono in modo significativo — e non reversibile — sul futuro della città.

Per questo, il tema della coerenza non riguarda solo il passato, ma anche il modo in cui si costruiscono le decisioni nel presente.

Se davvero si ritiene che la realizzazione di un nuovo ospedale — eventualmente anche su suolo agricolo — sia la scelta più corretta, è necessario dirlo con chiarezza e motivarlo pubblicamente, spiegando perché questa opzione sia compatibile, o eventualmente debba prevalere, rispetto agli obiettivi di consumo di suolo zero e rigenerazione urbana indicati nel programma.

Solo così il confronto può diventare reale e le decisioni realmente condivise.

venerdì 27 marzo 2026

Nuovo ospedale di Seregno: affidati gli studi preliminari mentre resta aperto il nodo della localizzazione

Seregno, zona Dosso: la possibile localizzazione del nuovo ospedale

Mentre il dibattito pubblico sulla localizzazione del nuovo ospedale di Seregno è ancora aperto, l’ASST della Brianza compie un primo passo operativo concreto: con la determina n. 227 del 13 marzo 2026 è stato affidato un incarico per la redazione degli studi preliminari dell’opera.


Si tratta di un servizio di supporto tecnico-specialistico finalizzato alla definizione delle basi progettuali del nuovo presidio di riabilitazione specialistica, inserito nella programmazione regionale con un investimento complessivo di 72 milioni di euro per il periodo 2025–2031.

L’incarico è stato aggiudicato alla società Chorus srl, con sede a Torino, per un importo complessivo di 171.288 euro (comprensivo di oneri e IVA). La procedura, svolta tramite piattaforma Sintel, ha visto l’invito di un unico operatore economico, individuato sulla base di esperienze pregresse.


Dal punto di vista formale si tratta di una fase preliminare, che non coincide né con la progettazione definitiva né, tantomeno, con l’avvio dei lavori. Tuttavia, è proprio questo passaggio che segna l’ingresso del progetto in una dimensione operativa.

Ed è qui che emerge un elemento di interesse: mentre restano aperti nodi fondamentali — a partire dalla localizzazione dell’ospedale — il percorso amministrativo procede.

Nei precedenti interventi abbiamo evidenziato come, nel dibattito pubblico, l’ipotesi di realizzare il nuovo presidio nell’area agricola del Dosso, all’interno del Parco GruBrìa, venga presentata in modo sempre più concreto, a fronte di alternative legate alla rigenerazione di aree dismesse descritte invece come difficilmente praticabili.

Per leggere l'articolo pubblicato sul Giornale di Seregno cliccare qui

Le recenti prese di posizione, tra cui quelle del presidente del PLIS GruBrìa Arturo Lanzani, hanno ulteriormente rafforzato le criticità ambientali e territoriali di questa scelta, sottolineando come la tutela degli spazi aperti e la qualità dell’ambiente siano parte integrante della salute pubblica.

In questo contesto, l’avvio degli studi preliminari rappresenta un ulteriore tassello che suggerisce come il progetto stia progressivamente prendendo forma, al di là del confronto pubblico ancora in corso.

Un aspetto che merita attenzione riguarda anche le modalità di affidamento dell’incarico. La procedura ha previsto l’invito di un solo operatore economico, una modalità consentita dalla normativa in determinate condizioni, ma che riduce inevitabilmente il confronto competitivo.

Al di là degli aspetti procedurali, è però il significato complessivo di questo passaggio a risultare rilevante. L’avvio delle attività tecniche produce infatti anche un effetto meno visibile: consolida il percorso progettuale. Con il progredire degli studi, degli incarichi e degli investimenti, la possibilità di rimettere in discussione scelte di fondo — come quella della localizzazione — tende progressivamente a ridursi.

La determina, va sottolineato, non entra nel merito di questo nodo, che resta formalmente aperto. Ed è proprio su questo punto che si concentra il dibattito sviluppatosi negli ultimi mesi: costruire un nuovo ospedale su suolo agricolo, all’interno di un parco locale, oppure privilegiare soluzioni di riuso e rigenerazione urbana.

A ciò si aggiunge una questione più ampia, già emersa nel confronto pubblico: è davvero necessario realizzare una nuova struttura, oppure le criticità del sistema sanitario locale riguardano soprattutto la carenza di personale e il potenziamento dei presidi esistenti?

Proprio per questo, mentre il progetto entra in una fase operativa, diventa ancora più urgente chiarire in modo trasparente alcuni punti essenziali:
  • dove si intende localizzare l’opera;
  • perché eventuali alternative vengono considerate non praticabili;
  • quale sia il bilanciamento tra esigenze sanitarie e tutela del territorio;
  • se la costruzione di un nuovo presidio rappresenti davvero la risposta più efficace ai bisogni di cura. 
Il rischio, altrimenti, è che una scelta complessa e ad alto impatto venga progressivamente consolidata attraverso atti tecnici, senza che si sia sviluppato fino in fondo un confronto pubblico consapevole sulle sue implicazioni.

giovedì 19 marzo 2026

Seregno. Nuovo ospedale al Dosso: una scelta sbagliata, ora lo conferma anche il Parco

L'area del Parco dove è stato proposto di costruire il nuovo ospedale.

Il dibattito sulla possibile realizzazione del nuovo presidio ospedaliero nell’area del Dosso a Seregno sta facendo emergere un elemento sempre più evidente: la crescente convergenza tra analisi e posizioni che, da tempo, mettono in guardia da una scelta ritenuta sbagliata sotto molteplici punti di vista.

Nel nostro precedente post "Nuovo ospedale di Seregno: una scelta già scritta dentro il Parco GruBrìa?" pubblicato lo scorso 20 febbraio sottolineavamo come l’ipotesi di edificare al Dosso rappresenti un consumo di suolo ingiustificato, in contrasto con i principi di rigenerazione urbana e con la necessità, ormai ampiamente riconosciuta, di preservare gli ultimi spazi aperti.

Il Giornale di Seregno. Richiamo in prima pagina. 17/03/2026

Le recenti dichiarazioni di Arturo Lanzani, presidente del PLIS Grubria, pubblicate sul Giornale di Seregno di martedì 17 marzo scorso (leggi qui), vanno esattamente nella stessa direzione, rafforzando e legittimando ulteriormente queste preoccupazioni. Non si tratta di una semplice coincidenza, ma del segnale di una valutazione condivisa che attraversa competenze e ruoli diversi.

Lanzani parla apertamente di “gravissimo attentato alla salute pubblica”, introducendo un elemento fondamentale: la salute non può essere ridotta alla sola presenza di strutture sanitarie, ma comprende anche la qualità dell’ambiente, la vivibilità urbana e l’equilibrio del territorio. È esattamente il quadro in cui si inseriva anche la nostra analisi: costruire un ospedale sacrificando suolo agricolo e spazi aperti significa indebolire, e non rafforzare, il benessere complessivo della comunità.

Un primo punto di convergenza riguarda il consumo di suolo. L’area del Dosso rappresenta uno degli ultimi ambiti liberi e permeabili, già sottoposto a forti pressioni. La sua trasformazione appare in netta contraddizione con gli obiettivi di contenimento dell’espansione urbana. È lo stesso tema già evidenziato: continuare a costruire su aree libere, anziché intervenire sul patrimonio esistente, significa perpetuare un modello superato.

Un secondo elemento condiviso è quello dell’accessibilità. Lanzani evidenzia come un presidio sanitario debba essere integrato nel tessuto urbano e ben servito dal trasporto pubblico. La localizzazione al Dosso, invece, rischia di accentuare la dipendenza dall’auto privata. Anche in questo caso, la coincidenza con quanto già espresso è evidente: un ospedale deve essere facilmente raggiungibile da tutti, non solo da chi dispone di un mezzo proprio.

Altro punto centrale è la presenza di alternative. Lanzani richiama studi di fattibilità che individuano soluzioni meno impattanti, interne al tessuto urbano. Si tratta di un passaggio decisivo, perché dimostra che la contrarietà all’ipotesi del Dosso non è una posizione “contro”, ma una posizione “per”: per scelte più razionali, più sostenibili e più coerenti con una visione contemporanea della pianificazione.

Questa convergenza tra quanto già emerso nel dibattito pubblico e le parole del presidente del Parco assume oggi un valore particolare. Non siamo di fronte a opinioni isolate, ma a un quadro sempre più solido di valutazioni tecniche e culturali che indicano la stessa direzione.

Per questo, la tutela dell’area del Dosso non può essere liquidata come resistenza al cambiamento. Al contrario, rappresenta una richiesta chiara: orientare le scelte pubbliche verso soluzioni che tengano insieme salute, ambiente e qualità urbana.

In un momento in cui le decisioni sul futuro della sanità territoriale sono cruciali, ignorare questa convergenza sarebbe un errore. Ascoltarla, invece, significa costruire politiche più lungimiranti e realmente orientate all’interesse della collettività.

martedì 24 febbraio 2026

Seregno e il paradosso del vecchio ospedale

L'Ospedale di Seregno in una cartolina d'epoca

Il confronto sul futuro della sanità a Seregno si è finora concentrato quasi esclusivamente sulla possibile localizzazione del nuovo ospedale riabilitativo nell’area agricola del Dosso, all’interno del Parco GruBrìa. Ma i commenti e le osservazioni arrivate in questi giorni mostrano con chiarezza che le questioni centrali sono altre, e restano in gran parte senza risposta.

Dalle dichiarazioni dell’Amministrazione emerge che la ristrutturazione dell’attuale ospedale di via Verdi costerebbe circa 31 milioni di euro, mentre la costruzione di un nuovo presidio arriverebbe a 72 milioni.
Una differenza enorme, soprattutto se si considera che:
  • ristrutturare costa meno della metà,
  • non comporta nuovo consumo di suolo,
  • mantiene una funzione pubblica in un’area già urbanizzata,
  • evita nuovi carichi viabilistici e infrastrutturali.
Eppure questa opzione viene rapidamente accantonata, quasi fosse tecnicamente irrilevante.
La domanda allora è inevitabile: perché una soluzione più economica e meno impattante non viene seriamente discussa?

Il vecchio ospedale, inoltre, non può semplicemente essere “dimenticato”: dovrà comunque essere messo in sicurezza o rifunzionalizzato.
Ma per farne cosa?
Su questo punto il dibattito pubblico è sorprendentemente silenzioso.

Dai commenti di operatori sanitari ed ex lavoratori del presidio di Seregno emerge un’altra riflessione cruciale: un ospedale riabilitativo ha senso se è isolato dai principali servizi ospedalieri?

Dopo la chiusura del presidio seregnese, i servizi riabilitativi sono stati progressivamente integrati negli ospedali di Desio e Vimercate.
L’integrazione ha comportato criticità iniziali, ma anche vantaggi importanti:
  • maggiore accesso a specialisti,
  • migliore gestione delle emergenze,
  • più tutele per i lavoratori,
  • migliore presa in carico complessiva dei pazienti.
Costruire un nuovo polo riabilitativo separato rischia invece di riproporre problemi già noti: isolamento funzionale, difficoltà di gestione delle urgenze, ulteriore pressione su un personale sanitario che oggi è la vera risorsa scarsa, molto più degli edifici.

Un commento ha giustamente richiamato la necessità di superare una logica puramente comunale e pensare i servizi a scala più ampia, evitando duplicazioni e puntando sulla qualità. Un ragionamento condivisibile, che rafforza una considerazione di fondo: non è detto che la risposta migliore consista nel costruire un nuovo edificio, soprattutto se esistono strutture già operative e integrabili.

Tutto questo mentre l’area individuata per il nuovo ospedale ricade all’interno del Parco GruBrìa, uno dei pochi grandi spazi agricoli continui rimasti in Brianza centrale.

Consumare nuovo suolo in un’area protetta appare ancora meno comprensibile se:
  • esiste un ospedale da ristrutturare,
  • esistono presidi vicini già funzionanti,
  • il problema principale segnalato dagli operatori è la carenza di personale, non di metri quadrati.
Alla luce di tutto questo, il dibattito sul “dove costruire” appare incompleto se prima non si risponde a domande molto più semplici:
  • perché la ristrutturazione del vecchio ospedale viene scartata senza un vero confronto?
  • quale futuro si immagina per l’area di via Verdi?
  • un centro riabilitativo isolato migliora davvero la qualità delle cure?
  • ha senso consumare suolo agricolo quando esistono alternative meno costose e più razionali?
Finché queste domande resteranno senza risposta, la costruzione di un nuovo ospedale continuerà ad apparire non come una necessità inevitabile, ma come una scelta politica precisa, ancora tutta da spiegare.

venerdì 20 febbraio 2026

Nuovo ospedale di Seregno: una scelta già scritta dentro il Parco GruBrìa?

L'area agricola di San Salvatore - Dosso, dove si ipotizza di costruire il nuovo ospedale

L’assemblea di quartiere di San Salvatore Dosso, raccontata dalla stampa locale, ha riportato al centro del dibattito pubblico una questione decisiva per il futuro della città: la localizzazione del nuovo ospedale di Seregno.

Le dichiarazioni del sindaco Alberto Rossi e degli assessori presenti meritano però una lettura attenta, perché al di là delle parole formali emergono orientamenti politici già piuttosto chiari, anche se non dichiarati apertamente.

L’Amministrazione comunale afferma di valutare due possibilità:
  1. il riuso di aree dismesse all’interno del tessuto urbano,
  2. la costruzione del nuovo presidio sull’area agricola del Dosso, di proprietà di ASST.
Ma il modo in cui queste alternative vengono presentate non è affatto neutro.
Le aree dismesse vengono subito descritte come troppo piccole (circa 15.000 mq), frammentate, private e con tempi lunghi di acquisizione. Un elenco di limiti che le rende, di fatto, un’opzione poco credibile.

Sull’area del Dosso, al contrario, il racconto si fa concreto: concept già immaginato, modello “scandinavo”, aumento dei posti letto, inserimento nel verde. Tutti elementi che indicano che la progettazione mentale è già partita da lì.

Planimetria dell'area dove si propone di costruire il nuovo ospedale

Un passaggio particolarmente significativo delle dichiarazioni è quello in cui si evoca lo scenario peggiore: la possibilità che il nuovo ospedale venga realizzato in un altro Comune.

Questo argomento introduce una forte pressione politica: la scelta non viene presentata come il risultato di un confronto tra alternative, ma come una decisione obbligata. Accettare il Dosso o rischiare di perdere un presidio fondamentale di sanità pubblica.

È una strategia comunicativa evidente: non si dichiara apertamente la scelta, ma la si costruisce come inevitabile.

Sul tema del consumo di suolo, il sindaco ha sostenuto che Seregno sarebbe il Comune della provincia con il più basso tasso di crescita. Ma i dati ISPRA aggiornati a fine 2025 raccontano un quadro meno consolante.

Seregno ha già superato il 54% di suolo consumato, collocandosi tra i Comuni più urbanizzati della Brianza. In un territorio già così saturo, ogni ulteriore consumo – soprattutto di suolo agricolo – ha un peso ambientale enorme, anche se l’incremento percentuale annuo appare contenuto.

Parco GruBrìa. L'area agricola vista dal Dosso

C’è poi un aspetto cruciale che nel dibattito pubblico viene appena sfiorato, se non del tutto omesso: l’area agricola del Dosso fa parte del Parco GruBrìa.

Il GruBrìa è un Parco Locale di Interesse Sovracomunale nato per tutelare gli ultimi suoli agricoli continui della Brianza centrale, contrastare la frammentazione territoriale e offrire una funzione ecologica, climatica e paesaggistica in una delle aree più urbanizzate d’Italia.

Costruire un grande polo ospedaliero all’interno del perimetro del Parco significa mettere in discussione il senso stesso dello strumento di tutela, aprendo un precedente che rischia di svuotare di significato ogni vincolo ambientale.

Mentre questo dibattito è in corso, emerge però un’ulteriore considerazione, sollevata anche da operatori sanitari: è davvero necessario costruire un nuovo polo ospedaliero?

Dopo la chiusura del presidio seregnese, molti servizi sono stati redistribuiti e assorbiti dagli ospedali di Desio e Vimercate, che sembrano averli integrati senza particolari criticità strutturali.

Questo apre uno scenario diverso da quello raccontato: forse il problema principale non è la mancanza di edifici, ma la carenza cronica di personale sanitario e di risorse umane, una questione che nessun nuovo ospedale – per quanto moderno e “immerso nel verde” – può risolvere da sola.

Se con una parte dei fondi disponibili fosse possibile potenziare e qualificare le strutture esistenti, migliorando dotazioni e organici, avrebbe senso consumare nuovo suolo agricolo – per di più dentro un Parco – per realizzare un nuovo edificio?

A questo punto il nodo diventa duplice:
  • territoriale, perché si propone di costruire su suolo agricolo protetto in una città già oltre il 54% di consumo di suolo;
  • sanitario, perché non è affatto scontato che la risposta ai bisogni di cura passi necessariamente da una nuova struttura.
Il rischio è che la costruzione di un nuovo ospedale diventi una risposta edilizia a problemi che sono invece organizzativi, gestionali e di personale.

Se davvero si ritiene inevitabile costruire un nuovo ospedale dentro il Parco GruBrìa, lo si dica chiaramente, spiegando:
  1. perché non bastano le strutture esistenti,
  2. perché la rigenerazione urbana non è praticabile,
  3. perché il consumo di suolo agricolo sarebbe un prezzo accettabile.

lunedì 3 novembre 2025

Brianza Centrale: 16 anni di resistenza verde contro la cementificazione

L'immagine di copertina del nostro blog. Foto G. Casiraghi

Tra pochi giorni festeggeremo sedici anni dalla nascita del Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale.
Era il 9 novembre 2009 quando tutto è cominciato: un gruppo di cittadini, tanta passione e un’idea semplice ma potentissima, quella di difendere e far crescere le aree verdi della Brianza.

Una delle prime riunioni del Comitato. Anno 2009

Da allora, questo blog è stato – e continua a essere – la voce del Comitato, il luogo dove raccontiamo le nostre battaglie, le nostre proposte e le nostre speranze per un territorio più equilibrato, più verde e più vivibile.
In questi sedici anni ci siamo battuti con determinazione non solo per l’ampliamento del Parco, ma anche per proteggere le aree che già ne fanno parte, difendendole dai continui tentativi di erosione e consumo di suolo.

Convegno del marzo 2009 promosso da "Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile", gruppo da cui siamo nati

Troppo spesso, ancora oggi, il verde viene visto come uno “spazio vuoto”, un luogo in attesa di essere riempito. È un errore culturale profondo.
La natura non è un vuoto: è una presenza viva e indispensabile.
I terreni agricoli, le aree permeabili, i boschi, i prati e la biodiversità che li abita sono elementi fondamentali dell’equilibrio ecologico e della qualità della vita. Sono difese naturali contro le alluvioni, filtri per l’aria, rifugi per la fauna, spazi di benessere e di bellezza per tutti.

Riunione per illustrare il nuovo parco GruBrìa, anno 2019

Nel corso di questi anni, abbiamo dato vita a campagne informative, passeggiate per far conoscere il territorio, e presentato innumerevoli osservazioni ai Comuni facenti parte del Parco e anche a quelli confinanti, per proporre ampliamenti e soluzioni di tutela.
Col tempo, l’idea – di cui non rivendichiamo la primogenitura, ma rivendichiamo con orgoglio la difesa e la diffusione – di un grande Parco verde della Brianza Centrale è diventata un patrimonio condiviso e riconosciuto da molti.

Una delle iniziative contro la cementificazione delle aree verdi

Eppure, non possiamo dare nulla per scontato.
Gli attacchi alla cementificazione sono sempre in agguato, a volte anche da chi non ci si aspetterebbe.
È il caso del Comune di Seregno, che nel 2024 ha presentato con orgoglio il proprio Piano Clima, nel quale tra le azioni prioritarie figurano la difesa del suolo e persino la decementificazione. Eppure, proprio da lì oggi arriva una proposta che va nella direzione opposta: realizzare un nuovo ospedale su un’area agricola del Parco, nel quartiere San Salvatore di Seregno, al confine con Albiate, in zona Dosso.

Un articolo del Giornale di Seregno, anno 2014. Un titolo ancora attuale

Non vogliamo negare la possibile necessità di un nuovo ospedale – un tema complesso e importante – ma riteniamo inaccettabile che si scelga di costruirlo sacrificando un’area agricola del Parco. Esistono alternative: aree già urbanizzate, dismesse o da riqualificare, che meriterebbero di essere valutate prima di consumare nuovo suolo.

L'area agricola del parco dove è stata proposta la localizzazione del nuovo ospedale

Quella zona ci sta particolarmente a cuore: nel 2012, grazie ad alcune osservazioni al PTCP della Provincia di Monza e Brianza, riuscimmo a ottenerne la tutela.
Oggi vederla minacciata ci ricorda che la difesa del territorio è un impegno continuo, che non conosce pause né traguardi definitivi.

Ottobre 2025. Riunione degli Amici del Parco GruBrìa

In questo contesto, una buona notizia: in queste settimane, un gruppo di cittadini si sta riunendo per costituire una nuova associazione dedicata alla difesa e alla valorizzazione del Parco GruBrìa, di cui il Parco Brianza Centrale oggi fa parte.
L’obiettivo è quello di far conoscere meglio il Parco, proporne l’ampliamento, sostenere la sua trasformazione in Parco Regionale e, naturalmente, difenderlo da chi lo vorrebbe sacrificare ad altri interessi.

Noi, nel nostro piccolo, sosteniamo convintamente questa nuova associazione e invitiamo i lettori del blog ad aderire.
Nei prossimi giorni pubblicheremo tutte le informazioni per chi vorrà partecipare e contribuire attivamente.

Perché il verde non è uno spazio vuoto.
È un bene comune, una ricchezza viva, un’eredità da custodire e tramandare.
E perché, anche dopo sedici anni, il nostro impegno continua — con la stessa convinzione e la stessa speranza di quel 9 novembre 2009.

martedì 29 luglio 2025

Un nuovo ospedale a Seregno? Una scelta politica, non sanitaria


Il Consiglio regionale lombardo ha approvato una mozione che invita la Giunta a “definire un progetto di rilancio dell’ospedale di Seregno”. L’indirizzo è chiaro: costruire un nuovo polo riabilitativo moderno nella zona di San Salvatore, su un’area attualmente verde e a destinazione agricola.

L’operazione, presentata come urgente e necessaria, è stata salutata da alcuni come un passo avanti. Ma è davvero così?

A quanto pare no, almeno stando alle parole di chi quell’ospedale lo conosce bene. Un lavoratore della struttura di via Verdi ci ha contattato per esprimere un punto di vista che raramente trova spazio nel dibattito pubblico:

    “La necessità di un nuovo presidio non è mai partita dagli operatori sanitari. Gli spazi interni dell’attuale struttura sono belli, funzionali e perfettamente adatti all’attività riabilitativa. Il problema è politico, non sanitario.”

Un’affermazione che fa riflettere, soprattutto se si considera un altro elemento che continua a rimanere nell’ombra: cosa si intende fare dell’attuale sede ospedaliera, situata nel cuore di Seregno, in una zona dalla forte appetibilità immobiliare.

Perché questo aspetto, centrale nella valutazione dell’intera operazione, non viene chiarito? Perché, come spesso accade, quando si lancia un grande progetto non ci viene detto tutto?

E poi c’è il terreno. L’area di San Salvatore è un polmone verde, una zona agricola ancora integra in un territorio ormai martoriato da decenni di consumo di suolo. È lì che si vorrebbe costruire un nuovo ospedale, sacrificando spazi naturali che andrebbero invece valorizzati e protetti – perché sono questi gli ambienti che davvero favoriscono la salute, non solo fisica, ma anche ambientale e collettiva.

A questo si aggiunge un altro dato, tutt’altro che secondario: ristrutturare la struttura esistente costerebbe circa la metà rispetto alla costruzione di un nuovo ospedale. In un momento in cui le risorse pubbliche sono limitate, è davvero saggio scegliere la strada più onerosa, che per di più prevede il sacrificio di un’area agricola preziosa?

Un ospedale moderno non può essere solo un contenitore tecnologico calato dall’alto. Deve inserirsi in una rete territoriale pensata per il benessere complessivo della popolazione, non per valorizzare economicamente le aree centrali a scapito di quelle agricole.

Il blog Brianza Centrale è nato proprio per dare voce a chi questi temi li vive e li difende ogni giorno. E continueremo a farlo.
Perché la salute non si costruisce sul cemento. Si difende con scelte giuste, trasparenti e, soprattutto, lungimiranti.


Aggiornamento 05/08/2025

72 MILIONI DI EURO PER IL FUTURO DELL’OSPEDALE DI SEREGNO
di Alberto Rossi, Sindaco di Seregno (tratto da Facebook)

Una bella, bellissima notizia.
L’assessore regionale Bertolaso ha annunciato che la Giunta regionale ha approvato una delibera sugli investimenti pluriennali 2025–2031 per le strutture sanitarie lombarde.
Tra questi, è stato inserito un finanziamento da 72 milioni di euro per l’ospedale di Seregno, nella voce “sostituzioni edilizie e nuovi presidi”.
Con Asst Brianza da quasi due anni come amministrazione abbiamo condiviso ragionamenti e approfondimenti sul futuro del presidio di riabilitazione pubblica seregnese, che si sono dimostrati preziosi e utili una volta sopraggiunta l’emergenza che ha portato alla chiusura della degenza.
Ci sarà tempo e modo per approfondire tutto e per aggiornare su tutti i passaggi futuri. Oggi voglio però soprattutto ringraziare pubblicamente tutti i consiglieri comunali di Seregno, e tutti i consiglieri provinciali e regionali, di tutte quante le forze politiche, per il lavoro corale costruito in questi mesi. Abbiamo portato da subito questa istanza su tutti i tavoli, e abbiamo subito trovato terreno fertile in ogni luogo: all’ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio comunale seregnese a inizio maggio sono seguiti due ordini del giorno analoghi del consiglio provinciale a fine maggio e del consiglio regionale a fine luglio, sempre approvati all’unanimità.
Sono certo che questa visione comune d’intenti, che sappiamo bene essere tutt’altro che scontata, e il coinvolgimento del territorio abbiano contribuito in maniera determinante alla notizia di oggi. Ciascuno, per la propria parte e nel proprio ruolo, ha contribuito a costruire un percorso condiviso e concreto: una bella dimostrazione di come la politica che lavora per gli interessi del territorio possa ottenere risultati importanti e preziosi.

 

Nostro commento 
Accogliamo con cautela il plauso del sindaco.
Un nuovo ospedale può essere importante, ma perché costruirlo su una zona verde in una città già tra le più cementificate della Brianza? E perché investire 72 milioni quando la ristrutturazione dell’attuale struttura sarebbe costata meno della metà?

E soprattutto: che destino avrà il vecchio ospedale? Temiamo la solita operazione immobiliare, mentre mancano medici, infermieri e le liste d’attesa restano infinite.
 

venerdì 4 luglio 2025

Pedemontana e ospedale, la Seregno che avanza (senza dire dove va)

Il Giorno, ed. Monza - 2 luglio 2025

Nei giorni scorsi, sulle pagine locali de Il Giorno, è apparso in bella evidenza un articolo piuttosto allarmante sull’avvio dei lavori della Pedemontana a Seregno. Diversi Comitati di Quartiere hanno chiesto ufficialmente al sindaco Alberto Rossi un incontro, seguito da un’assemblea pubblica, per informare la cittadinanza sui lavori della Pedemontana che potrebbero avere impatti diretti e indiretti sul territorio comunale.

Ma se le ruspe rombano, l’amministrazione comunale, per ora, tace. E qui entra in gioco il nuovo motto che serpeggia tra cittadini e comitati: “Pedemontana, non se ne parla!

Il bello (si fa per dire) è che questa frase funziona su due livelli: da una parte, c’è chi la pronuncia con tono deciso, quasi a dire “non vogliamo quest’opera”; dall’altra, c’è chi la dice sospirando, perché dal Comune non arriva nemmeno mezza parola.

Nelle ultime settimane, gli sbancamenti sono ben visibili nei comuni vicini e anche a Seregno, dove sta prendendo forma la famigerata “tangenziale sud di Meda”, senza dimenticare la zona Stadio, dove è prevista una galleria. E guai a illudersi che Seregno possa cavarsela con poco: tra cantierizzazioni, viabilità impazzita e traffico pronto a riversarsi sulle strade locali, la città è già parte in causa.

Sono già passate due settimane da quando i Comitati di Quartiere - inizialmente quelli delle zone più coinvolte, come Ceredo, Sant’Ambrogio, Lazzaretto-San Giuseppe e San Carlo - hanno chiesto con urgenza di incontrare il sindaco Rossi. I temi sul tavolo non sono certo dettagli da tecnici:

  • le opere di mitigazione ambientale, cruciali per salvare il Parco agricolo del Meredo;
  • il destino del tunnel previsto dietro l’ospedale e quello del passaggio a livello di San Giuseppe;
  • la viabilità cittadina, già al limite in vie come Cadore e Wagner, dove i camion rischiano di diventare più numerosi degli alberi.

Segno evidente che la Pedemontana non è faccenda “da quartiere”: anche i Comitati di Santa Valeria e del Centro hanno deciso di farsi sentire. Ormai è chiaro a tutti che un’autostrada di queste dimensioni non si limita a scavare buche nel terreno, ma rischia di scavare solchi profondi nella qualità della vita cittadina.

Ma non è solo la Pedemontana a sollevare domande sul futuro urbanistico di Seregno.

La pagina Facebook del Sindaco Rossi - 3 luglio 2025

Mentre il sindaco sembra non trovare il tempo per parlare con i Comitati sul tema Pedemontana, lo trova invece per schierarsi a favore della costruzione di un nuovo ospedale, non su un’area dismessa o riqualificabile, ma su terreni agricoli vergini. Una scelta che stride apertamente con quanto dichiarato dallo stesso Comune nel Piano Clima, dove si auspica il consumo di suolo zero e la tutela delle aree verdi residue.

È una contraddizione che non sfugge a chi osserva la città: da un lato, si denuncia l’impatto della Pedemontana sui quartieri e sull’ambiente; dall’altro, si propone di costruire un’opera enorme come un ospedale su terreno verde, invece di dare priorità al recupero delle tante aree dismesse esistenti.

Il racconto distopico da noi pubblicato - “La salute non si costruisce sul cemento. L’Ospedale di Seregno e il costo del nuovo: una lezione urbanistica per la Brianza” - fotografa con chiarezza il problema: la salute dei cittadini si tutela con una città vivibile, verde, con aria respirabile e servizi accessibili. Non con muri e cemento.

Il vero nodo è la mancanza di una visione strategica. La consiliatura Rossi, dopo 7 anni, non ha ancora varato un nuovo Piano di Governo del Territorio, e si procede a colpi di interventi spot: un rendering qui, una pista ciclabile lì, un’inaugurazione altrove. Senza però un disegno complessivo su come Seregno dovrà essere tra dieci o vent’anni.

Nel frattempo, il silenzio sulla Pedemontana diventa sempre più rumoroso. Come dicono con sarcasmo alcuni cittadini, «fa più baccano dei camion che attraversano il Ceredo».

I Comitati e molti cittadini, però, non hanno alcuna intenzione di mollare. Sono convinti che il momento per parlare sia adesso, perché più passa il tempo, più le questioni rischiano di diventare ingovernabili. Anche perché una città senza visione rischia di trovarsi, presto, con molto cemento e pochissima salute.

martedì 1 luglio 2025

La salute non si costruisce sul cemento. L’Ospedale di Seregno e il costo del nuovo: una lezione urbanistica per la Brianza

Area boschiva nel "Parco di Riconquista Naturale della Brianza", 2137

🚀 Cronache dal futuro (2137)
A cura del dott. Renzo L. Valgrana, Istituto per le Memorie Urbane dell’Alta Brianza - Anno 2137

Nel vasto archivio delle scelte urbanistiche compiute in Brianza durante il XXI secolo, la vicenda dell’Ospedale di Seregno occupa un posto emblematico, esempio plastico di come l’urgenza del “nuovo” abbia spesso prevalso sulla logica del riuso e sulla tutela del suolo.

Nel 2025, la comunità locale si trovò davanti a due opzioni: ristrutturare il vecchio ospedale al costo stimato di 30 milioni di euro, oppure edificare una nuova struttura ex novo per 70 milioni.[1][2]

L’ipotesi di costruire il nuovo ospedale si collocava nell’area sud-orientale di Seregno, in zone prevalentemente agricole prossime all’asse della Valassina, sebbene la localizzazione precisa non fosse stata ufficialmente definita nei documenti pubblici disponibili all’epoca.

Prevalsero le istanze di innovazione, efficienza e prestigio legate al concetto di “ospedale moderno”. Tuttavia, la decisione di costruire su suolo vergine significò sottrarre terreno agricolo, cancellare aree di biodiversità e contribuire a incrementare il fenomeno delle isole di calore, già all’epoca riconosciuto come una delle criticità ambientali più gravi per la Brianza.[3]

Già nel primo quarto del XXI secolo, l’evidenza scientifica era chiara: il verde urbano contribuisce a mitigare le temperature, ridurre l’inquinamento atmosferico e migliorare la salute mentale e fisica dei cittadini. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolineava come la presenza di spazi verdi sia associata a una riduzione della mortalità prematura, a minori tassi di obesità e ad effetti benefici sulla salute mentale.[4]

La Brianza, nel frattempo, si trovava tra le aree a più alto consumo di suolo d’Italia. Secondo l’ISPRA, nel 2024 il consumo di suolo in Lombardia aveva raggiunto il 12,8% del territorio regionale, contro una media nazionale dell’8,6%.[5] In un simile contesto, ogni metro quadrato cementificato aveva un costo ambientale elevatissimo.

La storia fu anche segnata da un paradosso sanitario. Tra il 2060 e il 2090, il sistema sanitario italiano virò decisamente verso modelli di assistenza territoriale, domiciliare e tecnologicamente integrata.[6] I grandi ospedali monolitici divennero strutture sovradimensionate, troppo costose da gestire e in gran parte inutilizzate.

Così accadde anche a Seregno: l’ospedale nuovo, inaugurato nel 2032, entrò in crisi già verso il 2085. Nel 2102, la Regione Lombardia deliberò la sua definitiva chiusura e l’area fu destinata a interventi di rinaturalizzazione, finanziati dal Fondo Europeo per la Rinaturalizzazione Urbana.[7]

Oggi, nel 2137, su quello stesso suolo crescono boschi planiziali e prati stabili, parte integrante del Parco di Riconquista Naturale della Brianza. È un luogo dove la cittadinanza cammina, respira aria pulita e ricorda, non senza amarezza, le scelte del passato.

La vicenda dell’Ospedale di Seregno lascia insegnamenti chiari:
  • Ristrutturare è spesso meglio che costruire. Il riuso dell’esistente riduce costi economici e ambientali e garantisce maggiore resilienza.
  • Il suolo è una risorsa non rinnovabile. Una volta impermeabilizzato, non si rigenera facilmente e il danno si riverbera sul clima, sulla biodiversità e persino sulla salute pubblica.
  • Salute ambientale e salute umana sono due facce della stessa medaglia. Non si può progettare sanità senza considerare l’ecosistema in cui vive la popolazione.[8][9]
Seregno pagò un prezzo alto: circa 40 milioni di euro in più per un ospedale che visse meno di sessant’anni e un consumo di suolo di cui si continuano a pagare le conseguenze. Tuttavia, la natura ha lentamente ripreso possesso di quei terreni, restituendo alla città un nuovo equilibrio che forse, seppure tardi, ha insegnato che la salute si costruisce anche proteggendo la terra sotto i nostri piedi.

Riferimenti bibliografici