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giovedì 28 novembre 2024

Meno cemento, più natura: ripensare le aree di laminazione sul Seveso

Progetti di laminazione nel bacino della Roggia Vecchia-Terrò: le posizioni del Comitato Parco Groane-Brughiera


L’argomento dei progetti di laminazione previsti nel bacino della Roggia Vecchia-Terrò-Tarò-Certesa è stato recentemente discusso in seno al Direttivo del Comitato Parco Groane-Brughiera, durante il quale sono state condivise preoccupazioni e proposte alternative. Le aree interessate dai progetti, inseriti nel programma d’azione del Contratto di Fiume Seveso approvato il 26 ottobre dal Comitato di Coordinamento, hanno una rilevanza paesaggistica significativa, ma rischiano di essere compromesse da interventi considerati troppo invasivi.

Nel corso della riunione del Direttivo, i membri del Comitato hanno sottolineato la necessità di ripensare i progetti con un approccio meno ingegneristico e più orientato alla naturalità del territorio. Una strategia che, oltre a ridurre il consumo di suolo e l’uso del cemento, potrebbe liberare risorse economiche da destinare a interventi diffusi di manutenzione idraulico-forestale e di messa in sicurezza arginale nei diversi comuni del bacino.

Gianni Del Pero, geologo e membro attivo del Comitato, ha evidenziato l’importanza di preservare il valore paesaggistico delle aree coinvolte. "Queste zone hanno una rilevanza ambientale unica: interventi meno invasivi potrebbero tutelare il paesaggio e, al contempo, risultare economicamente più vantaggiosi per l’intero bacino", ha dichiarato.

Si è fatto riferimento, in particolare, a esempi positivi come le schede progettuali già presentate dai comuni di Meda e Cabiate, che propongono soluzioni di laminazione più piccole e integrate nel paesaggio, in contrasto con le grandi vasche previste nei progetti attuali.


Dettagli dei Progetti

Area di Laminazione sul torrente Roggia Vecchia



Il progetto principale si concentrerebbe in un avvallamento naturale a nord della ferrovia Como-Lecco, nei pressi della stazione di Brenna Alzate, nel comune di Alzate Brianza. Questa opera prevede un volume complessivo di 200.000 m³ e mira a mitigare gli allagamenti nei centri abitati di Carugo, Mariano Comense, Cabiate, Meda e Seveso.

Le principali caratteristiche progettuali includono:
  • Un manufatto di controllo in calcestruzzo armato con una luce di dimensioni 2,5 x 2,0 metri.
  • Interventi paesaggistici come l’abbassamento del letto di 1,5 metri e l’allargamento dell’alveo fino a 30 metri, con l’obiettivo dichiarato di ottenere un andamento più naturalistico per il torrente.
Su questo punto, Del Pero ha osservato: "Parlare di 'naturalizzazione' del torrente ampliandone la sezione a 30 metri non ha molto senso. È necessario ripensare il progetto per garantire una vera integrazione con l’ambiente circostante".

Area di laminazione sul torrente Terrò


Un secondo progetto, in località Cascina Bice a Mariano Comense, prevede la realizzazione di due invasi in linea, rispettivamente di 50.000 e 25.000 m³. Anche qui è previsto un manufatto di controllo in calcestruzzo armato, simile a quello del progetto sulla Roggia Vecchia.

Il Comitato ha espresso forte preoccupazione per l’impatto ambientale di interventi così invasivi, che potrebbero invece essere realizzati in modo meno impattante. Queste osservazioni sono state anche anticipate durante la recente presentazione del progetto Connecting Seveso, che punta a connettere le aree verdi lungo i torrenti del bacino.

Nei prossimi mesi, il Comitato prevede di partecipare attivamente ai tavoli regionali e sovracomunali per proporre modifiche ai progetti, con l’obiettivo di bilanciare le esigenze di sicurezza idraulica con la tutela del paesaggio. Inoltre, è stata avanzata l’idea di inviare una comunicazione ufficiale a tutti i comuni del bacino per ribadire l’importanza di un approccio più sostenibile e condiviso.

"Dobbiamo far capire che un approccio meno invasivo non è solo possibile, ma anche necessario per garantire un equilibrio tra sicurezza e tutela del nostro patrimonio naturale", ha concluso Del Pero.

L’impegno del Comitato Parco Groane-Brughiera rappresenta un esempio di partecipazione attiva e responsabilità verso un territorio che merita attenzione e rispetto, anche nelle scelte legate alla gestione idraulica.

giovedì 14 marzo 2024

Il contributo del WWF Insubria alle aree di laminazione sul torrente Lura

Abbiamo ricevuto dal WWF Insubria alcune considerazioni sulle aree di laminazione lungo il torrente Lura tra Lomazzo e Bregnano. Secondo l'associazione ambientalista, le intense piogge degli ultimi giorni hanno attivato queste aree, contribuendo a ridurre il rischio di alluvioni a valle. Il WWF ricorda che la progettazione di queste aree, inizialmente concepita nel 2009 come una grande struttura di cemento di oltre 300.000 metri cubi, è stata realizzata grazie alla collaborazione tra diverse entità, tra cui l'Autorità di Bacino, la Regione Lombardia, il Parco Lura, il Comune di Lomazzo e altri comuni del Parco.

In particolare, viene citato l'approccio dell'amministrazione di Lomazzo dell'epoca, aperta ai suggerimenti delle varie associazioni. L'Associazione locale Immagina Lomazzo, con l'aiuto del WWF Groane (ora Insubria), ha cercato il confronto per influenzare la fase di progettazione, con l'obiettivo di garantire la sostenibilità del progetto.

Per fornire un quadro completo, il WWF Insubria cita le Osservazioni alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) delle Vasche, che hanno richiesto l'istituzione di una Commissione Straordinaria per l'Ambiente, e una mozione presentata al Consiglio Regionale da Gianmarco Corbetta, che ha menzionato il contributo tecnico del WWF nel 2013.

Sempre secondo il WWF, l'istituzione di un Gruppo di Accompagnamento alla Progettazione ha giocato un ruolo cruciale nel trasformare l'originale progetto in una serie di aree di laminazione integrate nel paesaggio della Valle. Questo approccio ha garantito la funzionalità idraulica del sistema e ha contribuito alla sostenibilità ambientale. Per il WWF Insubria, le aree di laminazione di Lomazzo sono state un esempio di visione a lungo termine e sono ora considerate un modello da seguire, con progetti simili in corso lungo altri corsi d'acqua nell'area nord milanese, come il Seveso e il Lambro, che spesso minacciano alcune aree della città di Milano durante le piene. Nonostante le critiche iniziali da parte di alcuni durante la fase di progettazione, queste aree sono ora citate come un esempio di buona pratica amministrativa e di gestione del territorio.

Nostro commento

La collaborazione nella progettazione delle vasche di laminazione sul Lura ha consentito di rivedere il progetto originale, evitando la costruzione di enormi strutture di cemento dannose per l'ambiente, il che è senz'altro positivo. Tuttavia, è importante notare che le amministrazioni locali continuano a favorire lo sviluppo edilizio in zone già congestionate, mettendo a rischio l'efficacia delle misure di mitigazione. Sebbene le aree di laminazione possano ridurre efficacemente il rischio di alluvioni, è essenziale integrarle in una strategia più ampia di pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile, tenendo conto delle esigenze ambientali e sociali delle comunità coinvolte.

mercoledì 21 ottobre 2020

La vasca di laminazione di Varedo tra problemi e dovere civico


Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato da parte di un gruppo di cittadini di Varedo seguito da un nostro commento.

 

URGENTE appuntamento Mercoledì 21 ottobre ore 7.15 del mattino con Rai 3 - Varedo non è una discarica

Dopo aver risolto il problema del depuratore il nostro territorio subisce un altro affronto ancora più grave: una enorme vasca di due milioni e duecentomila metri cubi andrà a posizionarsi sull'argine del Seveso, sul confine con Palazzolo Milanese. Una costruzione più grande dello stadio di San Siro che dovrebbe raccogliere le acque del Seveso in piena.

Risolviamo i problemi di Milano e condanniamo il nostro territorio.

Quali garanzie avremo per quanto riguarda la pulizia di questa enorme discarica di liquami?
Quale convenienza ne avremo noi, le nostre abitazioni, la nostra salute?

MERCOLEDÌ 21 OTTOBRE ALLE ORE 7.15 troviamoci IN VIA NINO BIXIO a Palazzolo Milanese per dire *NO ALLE VASCHE DI LAMINAZIONE* davanti ai microfoni della Rai.

Diciamo no a qualsiasi Vasca senza un progetto di riqualificazione e bonifica del fiume Seveso, diciamo no senza un progetto di invarianza idraulica sovraccomunale.

Bisogna essere presenti anche a questo appuntamento per difendere il futuro della nostra comunità, il futuro dei nostri figli e nipoti, l'ambiente, la salute pubblica e la pubblica sicurezza.

Varedo non deve diventare una discarica di rifiuti, come qualcuno ha già provato a fare nelle aree Snia.

Non deve diventare una fogna a cielo aperto.

Non deve essere luogo di riciclaggio, di malaffare, di spaccio.

I cittadini di Varedo

 

Commento
 

Il nostro territorio è, purtroppo, fortemente antropizzato; dopo aver costruito di tutto e di più diventa difficile contrastare le vasche per la raccolta delle acque. La realizzazione di aree di laminazione è l'unica soluzione, magari facendogli svolgere anche attività di fitodepurazione. Come ad esempio a Lomazzo sul Lura, dove si sono ottenuti eccellenti risultati idraulici e di rinaturalizzazione, o più in piccolo a Capiago e Cermenate. Dobbiamo tenere presente che le vasche / aree si riempiono solo durante le piene e quindi gli inquinanti presenti vengono grandemente diluiti. Al contrario se non fossero "laminati in massa" si potrebbero infiltrare verso la falda acquifera. Qualche metro cubo di liquame diluito in milioni di metri cubi di piena non dovrebbero creare alcun problema ambientale. Impedire che inondino le città, invece, è un dovere civico.

sabato 16 maggio 2020

Un nuovo percorso protetto per il Bosco delle Querce di Meda e Seveso

Bosco delle Querce. La collina di Meda
Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto da Polo Design Lab di Meda, associazione per la promozione dell'artigianato brianzolo, una interessante proposta per la realizzazione di un nuovo percorso protetto all'interno delle aree del Bosco delle Querce.

Sull'argomento intervengono Enrico Radice, imprenditore artigiano settore arredamento, Gian Luigi Vitali, architetto progettista opere edili e Gianni Del Pero, geologo e Presidente WWF Lombardia

Coronavirus e nuovi modelli di socialità
 
di Enrico Radice, imprenditore artigiano settore arredamento

Già nel 2012 nel Bosco delle Querce di Meda e Seveso la prima “green way”, grazie a Robert Baden Powell, fondatore dello scoutismo. Oggi la proposta di un nuovo percorso protetto.
 
Oggi, e per un periodo temiamo ancora molto lungo, il Coronavirus ci impone protezioni individuali, distanziamento sociale e attenzioni da adottare. All’imposizione “restiamo a casa” se possiamo, sopravviene la libertà condizionata a passeggiate vicine alle nostre abitazioni, ma da effettuare in piena sicurezza.

Gli oltre 23 mila abitanti della città del design si stanno chiedendo se sia possibile fare una piacevole camminata, una piccola escursione per ritrovare spazi urbani fruibili in sicurezza e godere della natura in città a due passi da casa. Noi riteniamo di si!

Ci siamo accorti, che a Meda nulla è stato fatto sul tema dei “percorsi (per la) vita” e con un piccolo intervento possiamo recuperare alla fruizione collettiva il Bosco delle Querce collegandolo all’ambito delle Attività Sportive di Meda, con un percorso che attraversando il Tarò ci porti nel Cuore del Parco nei luoghi della Memoria dell’incidente “Diossina” dell’Icmesa.

Alla creazione del nuovo percorso vorremmo affiancare anche un Ambiente Naturale, un laghetto naturalistico all’interno di un’Area di Laminazione del Tarò.

I cittadini ricordano l’annuncio del 06/03/2020 dell’Amministrazione Comunale della volontà di aprire la porzione di Meda del Bosco delle Querce con “l’installazione di un parapetto in legno sul torrente Tarò”. Noi vorremmo andare oltre …

Breve cronistoria


Il percorso vita ora dimenticato, così come gli accessi per la fruibilità del Bosco delle Querce di Meda e Seveso, fu realizzato nel 2012 con l’impianto del campo scout regionale di S. Giorgio del gruppo CNGEI di Cesano Maderno, che iniziò la sua attività nel 1956, proprio nella porzione del bosco di Meda, esattamente in via Certosa (una piccola via laterale di via Vignazzola, che noi vogliamo chiamare Via Certesa come uno dei nomi del nostro Torrente, di fronte al parcheggio del limitrofo Pub) insediandosi sin d’allora nel capannone della ex fabbrica medese di confezioni Encol.

Il percorso vita per Meda c’è, basta “riscoprirlo”


La citata via Certosa è un bel viale alberato il cui accesso è controllato da un cancello gestito da Enti e Associazioni (Protezione Civile Seveso, Scout CNGEI, Ersaf/Azienda Forestale Regionale, ecc.) che occupano il lato sinistro del viale. Lo spazio a destra della strada pubblica e il piazzale libero ben già si prestano all’accesso previa dotazione di rastrelliera per biciclette, fontanina d’acqua potabile, distribuzione gratuita di depliant illustrativo, ecc. Così come l’attività specifica di Ersaf (Ente Regionale dei servizi all’agricoltura e alle foreste) garantisce manutenzione del verde, pulizia del bosco e sfalcio erba, atte alla fruibilità dell’intera superficie boschiva.

Disposizioni e organizzazione - Il progetto



Il progetto e la grafica dell’arch. Gianluigi Vitali individuano 5 ingressi/uscite, che consentono la fruizione di un nuovo e completo percorso vita verso entrambe le porzioni del Bosco delle Querce di Seveso e Meda. Le distanze percorribili consentono percorsi per oltre 2 km sia a Meda che per altri 2 km a Seveso.

A collegare senza interruzioni le due aree con ingresso dal parcheggio (40 posti auto) prospiciente al Pub, ha provveduto nel 2012 il gruppo scout CNGEI, con l’intelligente   realizzazione e titolazione del sentiero a Baden Powell. Con l’occasione della realizzazione del    percorso intendiamo proporre anche una Oasi Naturalistica con Fitodepurazione e un’Area di Laminazione, quali servizi ecosistemici per riqualificare l’ambito degradato del vallone adiacente alle FS.

Predisposizioni e opere necessarie


Con le nostre note vogliamo contribuire alla “rimessa in moto” del Bosco delle Querce di Meda con il collegamento con Seveso, che riteniamo possibile in tempi molto brevi perché non dobbiamo inventare nulla ma solo collegare quello che già abbiamo.
Una riorganizzazione degli accessi controllati, noi ne proponiamo 5, la definizione di un percorso ciclopedonale, anche in calcestre, una buona segnaletica, la realizzazione tra sponde già consolidate di una ponte/passerella sul torrente Tarò al cuore della porzione medese del Bosco e all’angolo della Memoria da conservare, un servizio di assistenza/sorveglianza, affidata anche ad associazioni di volontariato, possano realizzare un’opera indispensabile a servizio dei cittadini. Inoltre vorremmo aggiungere anche un laghetto naturalistico nell’area di laminazione, che abbiamo ipotizzato nel vallone sottostante il rilevato delle Ferrovie che attraversano il tracciato del Tarò.

On line:  Bosco delle Querce di Seveso e Meda: l’integrazione urbana
“…come area ricreativa si ritiene, che il Bosco debba essere raggiunto da percorsi ciclabili e pedonali e debba integrarsi al territorio circostante…..si propone la creazione di una rete di percorsi ciclopedonali (già in parte realizzata) e un generale ripensamento del Bosco delle Querce in un contesto territorialmente più vasto.” 

Con i nuovi accessi verrebbero attivate le fruizioni dal centro Meda, dai Quartieri Polo e San Pietro, Baruccana e Meredo e sarebbe così dimostrata l’insostenibilità del percorso previsto nel progetto Pedemontana, che dalla ciclopedonale Polo-centro Meda, scenderebbe nel vallone parallelo alla FS, con arrivo su via Busnelli per un inutilizzabile collegamento con il Centro Sportivo “Città di Meda” e il Bosco delle Querce. Diversamente necessaria, a supporto, collegamento e servizio della mobilità dolce delle comunità di Seveso, Meda, Bosco delle Querce, Baruccana, Meredo, Parco Brianza Centrale e stazione di interscambio di Seregno, la realizzazione della ciclopedonale di via Vignazzola da via S. Carlo/Milano a via Meredo/De Nicola, a suo tempo prevista dal progetto Pedemontana.

Attivare “la mobilità dolce” con vantaggi reciproci per le due aree

Il sentiero Baden Powell con il collegamento consente agli abituali fruitori delle porzioni di Seveso e di Meda, l’accesso alle opere, impianti e servizi (campetti da calcio, tennis, piscine, due bar/ristoro, servici igienici, Centro visite, laghetto) e alle attività culturali (concerti e spettacoli all’aperto), didattiche, visite guidate e del tempo libero, che solo una così vasta area boschiva e verde, ricca di flora e fauna di pregio, possono offrire.

Criteri di progettazione percorso vita

di Gian Luigi Vitali, architetto e progettista opere edili

Le aree su cui realizzare con la massima urgenza un percorso vita medese, sono ubicate nel Bosco delle Querce di Meda e di Seveso così come nel Centro Sportivo Città di Meda nel quartiere San Pietro. Le aree sono pienamente disponibili e caratterizzate da vaste piantumazioni per circa 500,000 mq. L’accesso è facilitato dalla compresenza all'esterno di vie di comunicazione interregionali (SS Milano-Meda) e vie intercomunali tra Meda e Seveso, quali la via Vignazzola, via Busnelli e via San Carlo di Seveso.


Tale compresenza di destinazioni e funzioni, quali il Bosco delle Querce e il Centro Sportivo “Città di Meda” sono successive alla bonifica dell' area dopo l'evento Icmesa del 1976.
A quarantaquattro anni di distanza, urge l’integrazione delle funzioni ludico/sportive, con lo scopo di assolvere a più esigenze nascenti sul territorio e alle necessità determinate dalla pandemia Coronavirus del 2020:
  • attività all'area aperta;
  • valorizzazione del patrimonio verde ed ecologico;
  • incremento e promozione dell'educazione a muoversi senza mezzi a motore, integrata con pratiche di lavoro a domicilio (“smartworking”).

Il percorso vita, è un incentivo a promuovere le attività all'aperto, con integrazione alle strutture già esistenti. Il progetto prevede:
  1. Percorso che si snoda all'interno del Bosco delle Querce, con ingresso da via Vignazzola/via Certosa di Meda, attraversa il Torrente Tarò, con l’ipotesi di una passerella pedonale su di esso, accede al Bosco, vi ritorna e prosegue all'interno del Centro Sportivo “Città di Meda”, fino a Via Busnelli, percorre il perimetro del ciclodromo, transita sul piazzale all’aperto del Bar Sport, ritorna sul percorso parallelo ai campi sportivi e/o, abbreviando, esce su via Certosa per il parcheggio o per il Bosco delle Querce di Seveso.
  2. Da via Certosa con attraversamento pedonale, collegamento per il Bosco delle Querce di Seveso, attraverso l'ingresso pedonale, ubicato a fianco del Torrente e già segnalato e dedicato al Fondatore degli Scout Baden Powell.
  3. Realizzazione di pista sterrata del calibro di circa mt. 2,50, con pavimentazione in rilevato rispetto al piano  di campagna per isolarlo ad eventuali residui di diossina, e finitura in calcestre con dotazione di attrezzature ginniche, protezioni in legno da esterni, lungo il Torrente Tarò e ove necessario lungo il percorso. Interessante è la presenza del Torrente Tarò, che come la maggior parte dei secondari corsi d'acqua lombardi, che attraversano territori di forte urbanizzazione e antropizzazione, è poco valorizzato nei suoi aspetti paesaggistici e naturalistici.
  4. Il percorso ha uno sviluppo di circa 2 km. Lo stesso si può collegare attraverso la Porta Baden Powell, al percorso esistente nella porzione di Bosco in Comune di Seveso, incrementandone di altri 2 km. lo sviluppo, per un totale di 4 km.
Per concludere, con la pandemia in corso, dobbiamo riflettere sulla necessità di utilizzare appieno il patrimonio naturalistico e del “costruito”, in una sinergia di compresenza di tutte le funzioni esistenti per ridurre l'impatto antropico con l'ambiente.                                 

Servizi ecosistemici: area di laminazione con oasi naturalistica. Contributi geologici e ambientali

di Gianni Del Pero, geologo e Presidente WWF Lombardia

Vogliamo anche cogliere l’occasione di questo progetto per offrire qualcosa in più a servizio del territorio e dell’Ambiente. Abbiamo pensato, che la realizzazione del percorso potesse essere accompagnato dalla realizzazione di un’area di laminazione delle acque del Torrente Tarò: Meda contribuirebbe a contenere gli effetti delle inondazioni del nostro torrente, ignorato e trascurato da sempre fino a quando dobbiamo fare i conti con le piene.


Un servizio ecosistemico offerto a tutti i comuni del Bacino del Seveso-Tarò con il recupero di un’area marginale, anche degradata, da realizzare nel vallone parallelo alle Ferrovie. L’area potrà ricevere anche le acque del drenaggio urbano e delle azioni di invarianza idraulica che la recente normativa pone a carico dei nuovi interventi edilizi. In una porzione dell’area di laminazione potrà essere realizzata un’oasi Naturalistica, incentrata su un laghetto con canneto e altre essenze vegetali per svolgere funzioni di fitodepurazione, che potrà anche essere attrezzata con spazi ricreativi e di sosta sulle sponde con adeguate misure di protezione.

Misure di protezione che riguarderanno l’intero percorso nei punti di affaccio al torrente con staccionata in pali di castagno, in particolare nei pressi dell’attraversamento del Tarò che sarà realizzato in lamellare e posato in opera.

Per prevenire interferenze con i terreni dove recenti indagini hanno posto in evidenza la presenza di diossina residuale, in concentrazioni inferiori a quelle che richiederebbero la bonifica, si dovranno escludere scavi e tutti gli interventi dovranno essere in rilevato (ciclopedonale e percorso) o con apporto di materiali certificati (Oasi e area di laminazione e altri interventi sulle superfici).

domenica 12 giugno 2016

Avanzano i lavori delle vasche di laminazione del bacino del Seveso nei territori delle Groane e della Brughiera

La vasca di Lentate sul Seveso
di Gianni Del Pero, geologo

Condivido un aggiornamento sullo stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione delle vasche di laminazione nel bacino del Seveso che interessano i territori di Groane e Brughiera.

Ricordo che sono in fase di realizzazione le vasche di Senago (nel bacino del Lura le vasche di Lomazzo_Bregnano sono già in costruzione), mentre sono in fase di avanzata progettazione quelle previste a Milano Parco Nord, Paderno_Varedo e Lentate.

Il “piano” complessivo prevedeva un sistema di vasche per il contenimento di 4,5 milioni di m³ di acque del Seveso, oltre a quella di Senago il cui volume è ancora “ballerino” attorno al milione di metri cubi, Lentate (1 mil m³, Jolanda come siamo messi ora?); Paderno (1 mil. m³) e Varedo (1,5 mil m³)  di cui è prevista l’unificazione nell’area dismessa della ex SNIA di Varedo.

A livello di progettazione preliminare sono previste anche altre vasche, tra le quali una a Cantù Asnago, il potenziamento di quella di Carugo e, con qualche volo pindalico, qualcosa anche ad Alzate.

Più in dettaglio su quello che sta succedendo a Senago, per il quale si è appena tenuta una riunione del Gruppo di Lavoro istituito presso il Comune di Senago.

Simulazione delle fasi di invaso nella vasca di Senago
E' prevista per il giorno 24 Giugno l'immissione in possesso delle aree che saranno interessate dall'intervento, passaggio fondamentale dell'esproprio intervenuto. Il progetto esecutivo è in fase di redazione ma, come tutte le più belle opere "pubbliche" ....pubblico non lo è. Ma il solco è tracciato. L'opera verrà fatta, nella versione rivista con innalzamento della quota di fondo di 5 metri per evitare interferenze con la falda, nonostante l'opposizione dei comuni di Bollate e Senago, e le riserve del Parco delle Graone. Tenuto conto del periodo estivo si ritiene che i cantieri saranno aperti all'inizio di Settembre.

Restano aperti diverse questioni. Da quella idraulica, dato che la realizzazione della sola vasca di Senago non metterà in sicurezza dalle esondazioni di Niguarda, anche per quanto riguarda l'aspetto del dimensionamento (la riduzione operata nell'invaso di Senago, oltre a nuove valutazioni sugli effetti dei fenomeni atmosferici che incrementano la portata massima di piena attesa, comporterà un incremento delle vasche nel restante bacino e in Brughiera. A quelle ambientali, la decantazione dei fanghi nelle vasche li arricchisce di sostanze contaminanti che, una volta essiccati possono essere aerodispersi se la manutenzione non fosse tempestiva.

Riporto, inoltre, alcune considerazioni fornite dall'Ing. Mille di AIPO (soggetto responsabile della gestione del reticolo idrico e delle opere di pertinenza) per il quale il coinvolgimento di ANAC (relativo a presunti illeciti amministrativi riferiti alla gara d'appalto ed alla procedura d'esproprio) non comporterà ne annullamenti del procedimento ne rinvii (norme dai decreti governativo recenti consentono di andare immediatamente oltre, laddove di debba modificare l'aggiudicatario o gli importi di gara). E, informazione, che ci può interesse in termini generali, ANAC non ha alcun termine entro il quale esprimersi e non comunica, comunque, l'archiviazione di eventuali procedimenti.

Per l'intervento nel Parco Nord, irrililevante a livello idraulico ma devastante a livello ambientale, nonostante la forte opposizione di comitati locali, così come per l'unificazione degli interventi di Varedo e Paderno (caldeggiata anche da Legambiente e dal Presidente del Parco del Grugnotorto), la fattibilità in sede regionale è già stata verificata e la progettazioni definitiva sarebbe in fase di completamento.